Risultati della ricerca per: “rifiuti”

  • Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Le associazioni dei consumatori, in particolare il Movimento Difesa del Cittadino, da lungo tempo sostengono la necessità di conoscere con chiarezza l’origine del pescato attraverso un’etichettatura dettagliata con il luogo d’origine messo ben in evidenza, ad esempio pescato nel Mar Ligure” piuttosto che “allevato nel Mar delle Filippine”. Adesso, grazie ad un’interrogazione promossa dal capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Edoardo Rixi, tale problematica sarà affrontata dalla Regione Liguria.

    «Si tratta di una richiesta sacrosanta, dal momento che i prodotti ittici dei nostri mari sono un’eccellenza alimentare che soffre la concorrenza del pesce a più buon mercato, proveniente da altre parti del mondo – spiega Rixi – Tuttavia, se è naturale che il mercato detti le sue regole, è altresì giusto che la superiore qualità dei nostri prodotti venga evidenziata. Da un’azione del genere trarrebbero vantaggio sia i consumatori, che disporrebbero così di un importante dato in più prima di scegliere i loro acquisti, sia i pescatori liguri, che stanno attraversando un momento quanto mai difficile».

    Un altro problema che richiede urgente soluzione «È quello riguardante i cittadini che vivono intorno al Porto e che soffrono per i fumi, le polveri ed i miasmi – continua Rixi – Una delle cause di questi disagi è l’assenza di collegamenti ai pozzetti per effettuare subito gli scarichi dei liquami dalle navi grandi e piccole, in modo da non inquinare le acque del porto e spargere odori nauseanti nella zona circostante».

    «Siamo molto lieti che il consigliere regionale della Lega Nord, Edoardo Rixi, abbia preso in seria considerazione quanto sostenuto da molto tempo dal Movimento Difesa del Cittadino per quanto riguarda gli inquinamenti dei porti le problematiche della pesca – sottolineano Vittorio Bigliazzi e Felice Mammoliti, MDC Genova e LiguriaCi auguriamo che anche altri Consiglieri (e non solo della Regione) prendano a cuore questi problemi e contribuiscano a sollecitare l’impegno delle autorità regionali provinciali e comunali e della stessa Autorità del porto di Genova».

    «Da poco tempo sono finite le operazioni di approfondimento del fondale del porto per far entrare navi ancora più grosse di quelle attuali – continuano Bigliazzi e Mammoliti –  Ottima cosa dal punto di vista del commercio e del lavoro, ma si aggrava ed espande l’inquinamento (specie dei fumi) anche alla cerchia delle abitazioni più in alto di quelle attualmente interessate ai vari aspetti degli inquinamenti portuali: acustici, polveri, fumi, “odori”. Pertanto un intervento serio per risolvere questi problemi è auspicabile sia intrapreso da tutti i responsabili in modo da cominciare subito a elettrificare le banchine del porto di Genova e collegare le navi ai pozzi di raccolta di rifiuti e liquami per impedire lo sversamento degli scarichi navali nel porto».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Val Polcevera, Certosa: orti urbani in via Piombelli

    Val Polcevera, Certosa: orti urbani in via Piombelli

    Stop alla cementificazione in via Sergio Piombelli, un’angusta strada che si inerpica sulle alture di Certosa, in una zona popolosa e già ampiamente urbanizzata. Il Consiglio del Municipio Valpolcevera, nell’ultima seduta svoltasi il 19 dicembre scorso, ha espresso, all’unanimità, parere favorevole alla riqualificazione della zona – l’area Mantero, nella parte alta di via Piombelli – su cui da decenni incombe lo spettro di un’edificazione selvaggia.
    Diversi progetti si sono susseguiti nel tempo – a partire da fine anni ’80 – ma hanno dovuto fronteggiare la strenua opposizione dei residenti, riunitesi nel comitato spontaneo di via Piombelli, capaci di mettere in luce i problemi di viabilità e soprattutto quelli idrogeologici, da sempre presenti nell’intera collina.
    Nel 2009 la Giunta comunale ha rigettato definitivamente qualunque ipotesi di nuova costruzione. Infine, con la deliberazione del 21 marzo 2012, il Consiglio comunale ha approvato una variante al P.U.C. per l’approvazione del progetto di demolizione di un edificio produttivo incongruo e la ricostruzione di un edificio residenziale a Teglia, con l’esecuzione, in via Piombelli, delle opere di urbanizzazione connesse.

    «Oggi, anche grazie a quest’ultimo atto del Consiglio municipale, l’area Mantero sarà destinata a orti urbani e verranno realizzati altri interventi fondamentali per migliorare la viabilità di un’irta via di collina priva di sbocco veicolare e gravata da pesanti servitù pubbliche – spiega Patrizia Palermo, attualmente Assessore del Municipio Valpolcevera, ma per lungo tempo membro del comitato – Via Piombelli è stretta tra due viadotti dell’autostrada, delimitata dai ponti della ferrovia i cui binari l’attraversano anche in sotterranea (galleria Bersaglio), è stata negli anni fortemente cementificata e aggredita anche dall’inciviltà di una grande discarica abusiva di rifiuti tossici, ancora presente anche se messa parzialmente in sicurezza, che ha inquinato le nostre vite per decenni».

    «È una decisione importante per l’impulso che darà alla riqualificazione della zona – spiega Davide Ghiglione, consigliere del Municipio Valpolcevera (Federazione della Sinistra) – per quel che concerne la risistemazione della strada, la creazione di alcuni parcheggi e soprattutto degli orti urbani».

    Il parere favorevole espresso dal Consiglio municipale è stato sottoposto alle seguenti condizioni: il tratto di via Piombelli in cui è previsto l’ampliamento del sedime stradale sia interessato da un ulteriore potenziamento delle caditoie; nella parte sinistra dell’area, verso il circolo Arci “Pigna”, venga creata un’area permeabile destinata a parcheggio; l’area sia ceduta interamente al pubblico e destinata a orti urbani.

    «In virtù del ruolo di assessore che attualmente ricopro in Municipio non svolgo più l’attività di membro del Comitato di via Piombelli ma non posso che guardare con estremo favore a questa lunga vicenda che per anni mi ha visto direttamente coinvolta – conclude Patrizia Palermo – È stato un esempio di impegno civile dei cittadini del comitato e di serio svolgimento dei compiti istituzionali da parte del Municipio e del Comune che sono stati attenti alle richieste avanzate nel corso del tempo».

     

    Matteo Quadrone

  • California: Los Angeles, San Francisco e il Sequoia National Park

    California: Los Angeles, San Francisco e il Sequoia National Park

    Golden Gate Bridge, San FranciscoCalifornia Dreamin’, così titolava una famosa canzone dei The Mamas & the Papas negli anni ’60, scritta da Papa John Philips durante un periodo di permanenza in un rigido inverno di New York, descrivendo le foglie gialle, il cielo grigio e un predicatore amante del freddo , lui sognava la California, il caldo di Los Angeles e il cielo blu, dove quasi come un sogno premonitore, vi morì nel 2001.

    Morire in California deve essere un esperienza affascinante, a me è andata male e mi sono limitato a visitarla decidendo di comprare un biglietto aereo soltanto due settimane prima della partenza, non sapendo dove andare mi sembrava una destinazione originale e forse non essendomi organizzato al meglio avrei vissuto una vacanza avventurosa come in un film di Oliver Stone.

    Sono atterrato in California dopo tre scali e quasi 24 ore di volo, fuori dall’aeroporto di San Diego un vento caldo mi ha accolto facendosi largo tra le palme e le collane di fiori che i ragazzi portavano al collo. Ho dedicato la mattina al vicino porto militare visitando un vascello pirata molto simile a quello del porto antico di Genova e un bellissimo sommergibile russo poco adatto ai claustrofobici. Dalle banchine si potevano scorgere gli alti grattacieli tipici delle città americane e attratto da loro ho raggiunto il centro per un un pomeriggio spensierato tra shopping e fotografie.

    Il giorno successivo ecco la Old Town, il primo insediamento spagnolo della città restaurato per i turisti; permette di fare un balzo indietro nel tempo e passeggiare tra suonatori gitani e abitazioni dell’età coloniale gustando una tortillas nei ristorantini delle vie del centro. Ho preso un’auto a noleggio, una Ford Taurus con l’assetto ad altezza strada e un color porpora metallizzato, la radio passava “I Heard it throught the Grapevine” nella cover dei Creedence Clearwater Revival, undici minuti e sei secondi in cui la band di Fogarty esprime una delle loro migliori performance, l’ideale per iniziare il viaggio nella West Coast americana.

    Ho seguito le indicazioni del navigatore direzione nord, destinazione Los Angeles. Il giorno volgeva al termine emi sono fermato in un motel di fortuna a Dana Point, un piccolo centro abitato situato sulla sommità di una collina a strapiombo sul Pacifico. Una cena molto simile a quelle di Arnold’s di Happy Days un ottimo hamburger con patatine fritte ascoltando gli Eagles che fuoriuscivano da un vecchio Juke Box.

    Il giorno dopo ho trovato una Los Angeles caotica, dispersiva ma affascinante, il centro città mimetizzato tra i grattacieli e i quartieri alternavano sobborghi pericolosi e sporchi a moderne costruzioni e attività commerciali. Ho soggiornato a Santa Monica, una delle località balneari più belle di L.A., dove spiagge di sabbia gialla sembravano invitarmi a prendere il sole insieme a giovani di ogni sesso e nazionalità. Santa Monica è una dei luoghi più belli e noti in California e proprio per questo motivo è stato difficile trovare un motel libero, ma per la modica cifra di 17 dollari ne ho scelto uno dentro un’autofficina, il mio vicino di stanza era un Pastore Tedesco e tra un motore rotto e una batteria da cambiare il gestore mi faceva vedere la stanza… Un ambiente spoglio e sporco, con tracce organiche tra le lenzuola, sicuramente mai cambiate con  bruciature di sigarette e un mozzicone spento al loro interno, la televisione aveva probabilmente trasmesso l’allunaggio di Armstrong nel 1969 e la doccia si distingueva da una cannetta per l’acqua solo per la tenda.

    Non ho accettato e sono riuscito a sistemarmi solo nel pomeriggio, comunque in tempo per un bagno nell’oceano freddo e per sdraiarmi a fianco a una dozzina di foche che si scaldavano al sole. Uno spettacolo indimenticabile, soprattutto per chi come me ama la natura e gli animali. Verso sera le spiagge si riempivano di surfisti intenti ad accendere bracieri per grandi grigliate mentre lungo i moli di legno decine di persone pescavano e vendevano ai ristoranti guadagnando qualche dollaro per vivere la giornata successiva.

    Nei giorni successivi, dopo aver visto le celebri “lettere sulla montagna” e visitato gli Universal Studios di Hollywood,  ho raggiunto Santa Barbara dedicando una giornata al mare e allo shopping, in un negozio dell’usato ho trovato alcuni vinili di Neil Young e i Crazy Horse, manifesti pubblicitari degli anni ’60 e la giacca di pelle di Fonzie, almeno così diceva l’etichetta. Santa Barbara è una famosa cittadina di villeggiatura, nota per le sue spiagge e per aver dato il nome a un noioso telefilm degli anni ’80; lungo le vie che portano al mare fiori colorati sui muri intervallano negozi alla moda incastonati in costruzioni che riportano alla mente lo stile coloniale ispanico.

    Proseguendo in direzione nord ho incontrato Monterey, un motel immerso nel verde mi ha permesso di ricaricare le batterie per il giorno successivo, 200 km mi separavano dalla mitica San Francisco. Prima di partire, dopo una lauta colazione, ho fatto il pieno di benzina perché avevo letto che la strada sarebbe stata praticamente priva di rifornimenti… non volevo rischiare di spingere la Taurus. Lungo i 200 km di strada solo oceano e natura, distese di sabbia frequentate da foche e gabbiani, e un saliscendi asfaltato che si perde in prossimità dei promontori, la classica foto da cartolina delle Highway americane.

    Ho incontrato anche un ciclista,  un homeless, uno dei numerosi senzatetto americani… Si riposava con la bicicletta al fianco, stremato per la fatica e il pensiero dei km ancora da percorrere. Questo incontro di lavoro è rimasto impresso nella mia mente per una frase che mi ha detto quell’uomo “L’America tanto ti dà, tanto ti toglie”, e detta da una persona che come casa ha una bicicletta, inevitabilmente porta a riflettere.

     

    La baia di San Francisco mi aspetta agitata, in una giornata grigia e ventosa che non toglie nulla al fascino delle cartoline o di quei poster colorati che vendono all’Ikea insieme alla cornice. Quello con la foto del Golden gate, il ponte sospeso più grande del mondo… mi sono deciso a scattarla personalmente attraversandolo in entrambe le direzioni per cogliere le varie angolazioni.

    Già dopo i primi passi in città mi sembrava di essere in un film, San Francisco, proprio quella  dei ripidissimi saliscendi con persone di ogni tipo che appaiono e scompaiono al volo dalle Cable Cab per tornare a casa o andare al lavoro; Chinatown, uno dei quartieri cinesi più grandi al mondo, il porto , dove ho mangiato un granchio appena pescato e degli ottimi gamberoni fritti al Bubba Gump, si proprio quello di Forrest Gump.

    “Se stai andando a San Francisco mettiti dei fiori nei capelli”, così cantava Scott Mc Kenzie negli anni 60 e anche se i fiori non ci sono più , un’aria di libertà si respira ancora passeggiando per la città anche solo osservando l’abbigliamento delle persone o ascoltando la musica che passa la radio o suonata da musicisti di strada. La sera ho cenato in uno dei centinaia di ristoranti italiani che invadono il centro e il giorno dopo ho raggiunto alla storica prigione di Alcatraz.

    Alcatraz si trova nel bel mezzo della baia di San Francisco, pochi km da attraversare con un traghetto che approda sull’isola di massima sicurezza in venti minuti di traversata. Il carcere si presenta allo stato attuale come era nei trent’anni in cui è stato aperto, ovvero lugubre, freddo e ventoso , un luogo dove evadere è l’unico pensiero per un detenuto e le possibilità praticamente nulle, solo pochi ci sono riusciti, ma di loro nessuno conosce la sorte, se hanno resistito alle gelide acque dalla baia o se hanno cominciato una nuova vita sotto falso nome. Solo 1500 detenuti hanno soggioranto nelle scomode e strette stanze di Alcatraz, il più celebre è sicuramente Alphonse Gabriel Capone, meglio conosciuto come Al Capone, il gangster di origine italiana più famoso al mondo, sicuramente non un vanto per il nostro paese.

    Ritornato dall’isola ho attraverso lustrascarpe e band musicali agli incroci delle strade, uomini in carriera con abiti firmati e senzatetto che frugavano nei rifiuti alla ricerca di qualcosa di utile. Come accennato in precedenza, i senzatetto sonoveramente tanti in America… nelle grandi città e nei piccoli centri, nel deserto e nei boschi, un carrello e una montagna di abiti e oggetti in equilibrio instabile rappresenta la loro casa.

    Ho abbandonato la baia dopo aver pranzato su uno dei numerosi moli del porto, con rammarico e con la promessa di ritornare presto a riassaporare il brivido del vento e delle piccole scosse telluriche che accompagnano le giornate di una delle più belle città degli States.

    San Francisco è il giro di boa della California, abbandonato il turismo classico fatto di shopping e visite guidate, ho deciso di ripiegare verso l’interno e attraversare il cuore dello stato. La prima città che ho incontrato è Fresno, calda come l’inferno e brutta come il peccato, l’unica attrazione un cinema anni 50 con i cartelloni e l’insegna immutata nel tempo. Ho incontrato scoiattoli grossi come gatti, un culturista che posava dentro una fontana e diverse persone che presumibilmente dormivano su panchine o aiuole. I negozi erano chiusi e quei pochi erano in lingua spagnola tanto da ricordare, come gli stessi abitanti, una siesta messicana.

    Ho pensato che non sarebbe stato il posto ideale dove passare la notte e mi sono spinto sino alla tappa successiva, Sequoia National Park. La strada Da Fresno non è breve, guadagnavo il monte mentre il sole iniziava a calare e rendere i colori più caldi e la temperatura più fresca. Ho pagato l’accesso al parco, e con la cartina ho cercato i pochissimi villaggi con letto disponibili, ma il parco è immenso e la luce ormai era un vago ricordo, solo gli abbaglianti mi facevano strada tra i grandi alberi che coprivano il cielo. Il mio sogno di dormire immerso nella natura si era fatto realtà quando anche l’ultimo villaggio mi aveva chiuso la porta in faccia costringendomi a passare la notte in macchina… Se decidete di dormire nel Sequoia Park sarebbe opportuno prenotare da casa o tramite agenzia la camera, in alternativa sceglietevi una comoda macchina.

    La Ford Taurus era scomoda oltre che brutta, ma almeno aveva un tetto e il riscaldamento a portata di mano, mi chiusi all’interno in compagnia delle patatine al mais “Guerrero” ascoltando una raccolta rock acquistata in una specie di autogrill americano. I rami degli alberi creavano un fitta trama che rendeva impossibile scorgere le stelle, rumori sinistri e fruscii tra le foglie mi inquietavano e feci fatica a prendere sonno.

    Quando un timido chiarore si è poi fatto largo attraverso i tronchi, ho sgranato gli occhi e guardato l’ora, erano le sei del mattino… Acceso il riscaldamento, sono rimasto a guardare per qualche minuto fuori dalla macchina, pensando di scendere per svolgere le funzioni primarie, ma qualcuno me lo impedì… un orso con tre cuccioli stavano trafficando tra i cespugli alla ricerca di cibo; ho preferito non essere io la loro colazione.

    Dopo una colazione nella mensa di un camping, sono partito alla ricerca della foresta Gigante; sono rimasto estasiato davanti agli alberi più grandi del mondo, sono passato con la macchina sotto una galleria scavata nel tronco di una sequoia abbattuta e le pigne erano tre volte più grandi del mio 45 di piede. Per non parlare della Generale Shermann, la sequoia più grande del parco e una delle piante più grandi del mondo, 83 mt di altezza, oltre 1400 mt cubi di volume e circa 30 mt di circonferenza, al suo cospetto è facile sentirsi degli gnomi.

    Sono sceso fino alla Death Valley dove il caldo del deserto strozza l’aria condizionata della macchina e nelle strade polverose è facile trovare animali morti sul ciglio della strada, si percepivano almeno circa 50 gradi dei 42 segnalati sul termometro e la paura di un guasto alla macchina mi costrinse a sostare nel primo centro popolato più vicino, Calico Ghost Town. Il nome non prometteva nulla di buono ma ho scoperto poi esser un vecchio paese costruito alla fine del ‘800 per sfruttare una miniera d’oro. Una volta esaurito il prezioso materiale il paese è stato abbandonato così come era, in perfetto stile Western, con tanto di saloon, ufficio dello Sceriffo, prigioni e spazio a sufficienza per uno scontro all’ok corral. Ho acquistato un cappello da Cow Boy, utilissimo per ripararsi dal sole , e ho ripreso a viaggiare lasciandomi la California alle spalle sino a superare il confine con l’Arizona, ma questa è un’altra storia, un’altra avventura…

     

    Diego Arbore

  • Made-in-No: moda etica e sostenibile a Genova

    Made-in-No: moda etica e sostenibile a Genova

    barattoDa poco più di un anno è aperto a Genova, presso l’ex Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente, un “emporio etico”: uno spazio commerciale, culturale e sociale che offre l’opportunità di conoscere e praticare uno stile di vita improntato sul consumo responsabile e sul rispetto delle risorse ambientali, delle tipicità locali e delle condizioni di chi lavora.

    Manifattura Etica non è solo un negozio, ma anche un luogo dove è possibile informarsi sulla filiera di produzione e distribuzione di ciascun articolo, sulle pratiche di consumo responsabile e di come ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività quotidiane: risparmio energetico, riduzione dei rifiuti e utilizzo di prodotti ecocompatibili sono alcuni dei temi chiave dell’emporio.

    In particolare Fair, la cooperativa di riferimento di Manifattura Etica, ha ideato e messo in vendita una linea di abbigliamento coerente con i principi di cui l’emporio si fa portavoce. Made-in-No è la prima linea in Italia di intimo bio-equo, creata in collaborazione con l’Associazione Cristiana Casagrande e con il sostegno della Provincia di Novara, della Fondazione Culturale Responsabilità Etica e grazie al contributo dei Gruppi di Acquisto Solidale.

    Made-in-No valorizza i piccoli produttori artigiani e le cooperative che hanno scelto di basare la loro attività secondo regole di equità, trasparenza e sostenibilità lungo tutta la filiera produttiva. Un ruolo di primo piano è svolto appunto dai GAS, che per primi hanno sostenuto il progetto prefinanziandolo, partecipando alla realizzazione e sostenendo la domanda aggregata: in questo modo è stato avviato il lavoro di Justa Trama, una rete di circa 800 tra produttori e lavoratori brasiliani, organizzati in cooperative e associazioni, che le cui attività vanno dalla coltivazione del cotone al prodotto finito.

    A seguire, piccole imprese artigiane italiane che la delocalizzazione e la crisi del mercato aveva portato a svolgere attività di terzista, grazie a Made-in-No hanno puntato nuovamente a una produzione in proprio e al mercato locale, ma con uno sguardo attento all’ambiente e alla solidarietà.

    Nei primi anni di attività Made-in-No ha raggiunto centinaia di GAS italiani, numerose Botteghe del Mondo del commercio equo e solidale, negozi di prodotti biologici ed ecologici, varie fiere di settore e mercati locali.

    I capi Made-in-No sono realizzati in cotone puro al 100%, utilizzato in maniera pura al 100% nei capi in colore neutro, che non sono né tinti né sbiancati. Quindi il prodotto non subisce nessun tipo di trattamento chimico. Per quanto riguarda i capi colorati, Made-in-No utilizza coloranti chimici a basso impatto ambientale, certificati dallo standard GOTS (Global Organic Textile Standard). Il cotone è certificato come “ecologico” dall’Istituto di Certificazione Brasiliana IBD e come “equo e solidale” da FLO (Fair Trade Labelling Organization).

    Presso l’emporio si possono avere informazioni non solo sulle qualità del singolo prodotto, ma anche sulle caratteristiche di produzione, sui produttori stessi, sulla filiera distributiva, sul packaging e sul prezzo.

    Manifattura Etica si trova presso l’ex Manifattura Tabacchi, un edificio storico in cui fino al 1981 ha avuto sede una fabbrica molto importante per l’economia sestrese, le cui operaie hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta antifascista. Collocata in una zona di forte passaggio – vicina al Municipio, alla Biblioteca e alla centrale via Sestri – è facilmente raggiungibile sia in auto, sia con il treno e i mezzi pubblici.

    Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito web www.made-in-no.com e la pagina Facebook “Made in No”.

  • Concorso moda etica 2013: il bando di Artigianauti

    Concorso moda etica 2013: il bando di Artigianauti

    modaGli Artigianauti, sito web dedicato alla promozione dell’artigianato contemporaneo e del Made in Italy, ha indetto un bando di concorso di moda etica per designer, stilisti e creativi: concepire un capo di abbigliamento o un accessorio con attenzione alla filiera produttiva, scegliendo tessuti e tinture naturali o utilizzando scarti e rifiuti in modo creativo e innovativo.

    L’obiettivo è creare una rete di professionisti del settore che operino secondo questi valori.

    Tema del concorso è il bianco ed è suddiviso in quattro sezioni:
    – abbigliamento
    – accessori moda
    – bijoux e gioielli
    – tessile

    Ogni partecipante dovrà inviare entro il 31 marzo 2013 la domanda di partecipazione, i materiali del proprio progetto e la ricevuta della quota di partecipazione (60 €) via mail a info@gliartigianauti.com.

    Le opere selezionate parteciperanno alla settimana della Moda a Firenze, che avrà luogo a giugno 2013: in quei giorni si terrà un evento dedicato al concorso per proclamare i vincitori di ciascuna categoria.

    Ognuno dei quattro vincitori avrà in premio un  uno shooting fotografico, la creazione di un catalogo digitale, l’invio di una newsletter agli oltre 13.000 contatti di Artigianauti.

    Inoltre, questi i premi in palio per le singole sezioni:
    – Abbigliamento e Accessori Moda: spazio vendita presso Eco fashion store
    – Bijoux e Gioielli: esposizione presso Abilmente Fiera (Vincenza)
    – Tessile: workshop formativo

    Verrà inoltre assegnato un Premio Speciale che consisterà nel poter creare 3 pezzi inediti all’interno della collezione Misael, distribuita in tutto il mondo.

  • Raccolta differenziata: richiesta di dimissioni per il presidente Amiu

    Raccolta differenziata: richiesta di dimissioni per il presidente Amiu

    Rifiuti raccolta differenziataDimissioni del presidente dell’Amiu, Riccardo Casale. Questa è la grave richiesta che arriva dai banchi dei consiglieri di opposizione che ieri – durante la consueta seduta del consiglio comunale, nel momento dedicato alla presentazione delle interrogazioni a risposta immediata (art. 54) – hanno aspramente criticato la gestione dell’Azienda Municipale di Igiene Urbana, biasimando le recenti dichiarazioni che lo stesso Casale avrebbe rilasciato a diversi organi di informazione.

    Il consigliere Stefano De Pietro (M5S) ha aperto la discussione «La nostra interrogazione fa riferimento all’ordine del giorno (o.d.g.) approvato recentemente in quest’aula in cui si impegnano Sindaco e Giunta a dare indicazioni ad Amiu affinché venga attivata la raccolta differenziata (RD) porta a porta in città. Vorrei ricordare che attualmente, presso la Commissione Bilancio del Senato, è in discussione un disegno di legge il quale ipotizza di applicare pesanti sanzioni ai comuni che non raggiungono i livelli prefissati di RD. Questo è l’indirizzo nazionale in materia. La nostra domanda è: che cosa ha fatto la Giunta in merito all’o.d.g. approvato in Sala Rossa?».

    Poi è stata la volta di Enrico Pignone, capogruppo della Lista Doria che ha ricordato il recente caso Recco «La Corte dei Conti ha rilevato un’inadempienza del Comune di Recco, citando in giudizio gli amministratori della città, per aver causato un danno erariale derivante dal mancato rispetto delle percentuali di RD. In caso di condanna i responsabili dovranno risarcire 1 milione e 200 mila euro. Il danno economico è originato dai maggiori tributi e dalle sanzioni per i quantitativi extra conferiti in discarica. Occorre sottolineare che nel periodo preso in esame, dal 2006 al 2010, il servizio di raccolta e conferimento era affidato alla stessa Amiu».
    Per quanto riguarda il Comune di Genova, anch’esso ben al di sotto delle percentuali di RD «Il giorno seguente il presidente di Amiu, Riccardo Casale ha rilasciato dichiarazioni tranquillizzanti, riassumibili così: “Nonostante la notevole capacità potenziale delle campane, esse rimangono vuote”».
    In sostanza, secondo Pignone, il presidente dell’Amiu avrebbe rovesciato i termini del problema, ovvero «La colpa di una RD deficitaria sarebbe dei cittadini genovesi, ostili, o comunque particolarmente restii alla raccolta differenziata. Quindi, secondo Casale, non sussisterebbero degli errori di progettazione del sistema da lui gestito. Noi, invece, pensiamo che le criticità siano causate proprio da una gestione non all’altezza della situazione».
    Inoltre «Casale ha aggiunto che le esperienze di raccolta porta a porta svoltosi negli anni scorsi a Pontedecimo e Sestri Ponente “Sono state un fallimento”. Sottolineo, al contrario, che in soli tre mesi è stata superata la quota del 50% di RD. E per finire Casale avrebbe anche affermato che è impossibile raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla legge. Io ritengo gravissimo che il presidente dell’Amiu rilasci tali dichiarazioni. Però mi domando se, per caso, è cambiato qualcosa rispetto all’impegno preso da Giunta e Consiglio in questa sede».

    Lilli Lauro, consigliere Pdl, è stata tranchant «Noi chiediamo le dimissioni di Casale. Lui afferma di non essere in grado di raggiungere i limiti di legge e allora mandiamolo a casa».

    Il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, ha concluso «Il presidente di Amiu ci dà lezioni di raccolta differenziata, però sembra non conoscere le leggi, l’azienda che guida e soprattutto non sa come attuare una raccolta porta a porta degna di questo nome. Quando un presidente di una società del comune afferma che Genova non è capace, che la città non è pronta e che la colpa è dei genovesi, forse è meglio che cambi mestiere».

    Ha risposto l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta «L’amministrazione si è impegnata ad estendere la raccolta differenziata. Genova, tra le grandi città, è partita in ritardo, ma registra gli incrementi di RD più rilevanti. Con il 32-33% di RD siamo in linea con altre realtà metropolitane. Detto ciò, siamo comunque insufficienti rispetto ai termini di legge».
    Per dare una svolta alla situazione «Abbiamo dato mandato ad Amiu di riprogettare il sistema di RD attraverso un modello cosiddetto di “raccolta industriale di prossimità”, ossia con il potenziamento delle postazioni dedicate ai diversi materiali. Bisogna mettere in condizione i cittadini di effettuare la RD nella maniera più agevole possibile».

    «Riteniamo che sia importante un sistema di premialità – continua l’assessore – Per questo sarà sperimentata l’installazione di una sorta di badge sui cassonetti dell’organico, in maniera tale da vincolare il contenitore a determinate famiglie, ben individuate. Di conseguenza, a seconda della quantità e qualità di RD conferita, esse saranno premiate. Inoltre, la cittadinanza deve essere coinvolta attraverso azioni di sensibilizzazione. 50 mila euro sono stati destinati ad iniziative di educazione in merito alla raccolta differenziata».
    Infine, per quanto riguarda la Corte dei Conti «Ci auguriamo che venga riconosciuto l’impegno dell’amministrazione nell’ampliare la RD», conclude Garotta.

    Il consigliere De Pietro ha replicato «Casale è andato in giro per convegni a sponsorizzare l’inceneritore, dunque non ci sembra la persona più adatta per aumentare la RD e chiediamo le sue dimissioni. Ricordo che, secondo le esperienze di chi la RD la fa davvero, con il sistema dei cassonetti stradali non si raggiunge oltre il 40%. Solo con il porta a porta è possibile superare quella quota. È necessario, infatti, un controllo costante e quotidiano in merito ai conferimenti che solo il porta a porta può garantire. Genova ha una difficile conformazione urbana. Tuttavia, in alcune zone la raccolta porta a porta è fattibile. La soluzione, secondo noi, potrebbe essere quella di un sistema misto».

    Enrico Pignone ha concluso «Ringrazio l’assessore che ci ha comunicato alcune importanti novità, innanzitutto l’attenzione alla responsabilizzazione degli utenti. È fondamentale individuare chi fa correttamente la RD e chi si ostina a non volerla fare, studiando delle forme di premialità per i primi. Una sorta di tessera-badge ritengo possa essere molto utile».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Diamante, Casa Ambientale: educazione alla sostenibilità

    Diamante, Casa Ambientale: educazione alla sostenibilità

    Nel febbraio scorso in via Maritano, nel quartiere Diamante a due passi dalla “Diga”, è stata inaugurata la Casa Ambientale (vedi l’approfondimento di Era Superba), uno spazio che il Municipio Valpolcevera intende destinare ad un progetto ampio e strutturato di educazione allo sviluppo sostenibile, fruibile dall’intera città di Genova.

    Dopo alcuni mesi di silenzio, finalmente, nei prossimi giorni partiranno le nuove attività. Venerdì 23 novembre, infatti, sarà presentata la mostra fotografica sugli orti urbani in Val Polcevera (visitabile fino al 20 dicembre con orari di apertura settimanali concordati con l’Associazione Diamante) e si svolgeranno alcuni laboratori didattici gratuiti sulla semina in serra, rivolti alle scuole.

    «La creazione di un laboratorio permanente di idee (seminari, convegni, tavole rotonde), esperienze dirette e di studio assume particolare significato in Val Polcevera e soprattutto nel quartiere Diamante – sottolinea Patrizia Palermo, assessore del Municipio Valpolcevera – Lo sviluppo industriale, urbano (quest’ultimo particolarmente incisivo) e sociale in tale porzione della città permette di avviare percorsi di riflessione importanti per un ripensamento di politiche non sempre rispettose del contesto ambientale e sociale locale. Il laboratorio è lo spazio della sperimentazione e il quartiere Diamante è l’emblema della necessità di sperimentare nuovi spazi fisici, architettonici e sociali».

    Il centro di educazione ambientale sorge dalle ceneri di un’antica casa rurale a due piani completamente ristrutturata. La nuova costruzione è dotata di pannelli fotovoltaici e solare termico, una serra riscaldata ed un sistema di recupero dell’acqua, il tutto in uno spazio completamente coibentato. Gli altri locali, a breve, diventeranno sale per esposizioni e conferenze, aula didattica, biblioteca e zona lettura.
    Gli orti urbani collocati nei pressi della Casa, lungo le “fasce” che scendono verso valle, sono stati assegnati alla cittadinanza e la loro presenza permetterà di intraprendere un percorso educativo sulle tecniche di compostaggio e le tecniche di irrigazione tramite la raccolta dell’acqua piovana.

    L’evento organizzato dal Municipio Valpolcevera Venerdì 23 Novembre – con il patrocinio ed il contributo finanziario del Comune di Genova (Assessorato all’Ambiente) ed il patrocinio della Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO – si colloca nell’ambito della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile (19-25 Novembre 2012) dedicata quest’anno al tema Madre Terra: Alimentazione, Agricoltura ed Ecosistema. Un’occasione per condividere competenze, sensibilità e conoscenze per salvaguardare il nostro patrimonio naturalistico, culturale e sociale, nonché la nostra salute, grazie ad un’alimentazione basata su prodotti sani e coltivati direttamente in loco.
    Sono in programma anche azioni di riduzione dei rifiuti, con particolare riferimento all’utilizzo della compostiera, visto che la giornata è inserita nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre 2012).

    «L’iniziativa di venerdì ha una triplice finalità – spiega l’assessore Palermo – presentare la realtà positiva degli orti urbani in Val Polcevera; coinvolgere i bambini tramite il laboratorio sulla coltivazione e alimentazione; illustrare il progetto, di ampio respiro, inerente la creazione del laboratorio permanente di educazione allo sviluppo sostenibile».

    La realtà della Val Polcevera, collinare e con spazi rurali dedicati agli orti urbani «È idonea per intraprendere un percorso sulle future prospettive di approfondimento delle problematiche connesse all’educazione allo sviluppo sostenibile», sottolinea Palermo. I sistemi di produzione energetici presenti nella Casa ambientale e negli orti «Permettono un percorso visivo “dalla tradizione all’innovazione” nella coltivazione», spiega l’assessore.

    I prodotti della terra, quale risorsa per l’alimentazione sana, formeranno l’oggetto principale del laboratorio “Semino, raccolgo, mi alimento: dal basilico al pesto”, che si svolgerà con gli alunni durante la mattina del 23 novembre. «L’obiettivo è far vivere ai bambini l’esperienza della semina del basilico (in appositi vasetti), la raccolta di quello già coltivato e cresciuto, la preparazione del pesto al mortaio – racconta Patrizia Palermo – I vasi in cui verrà seminato il basilico verranno donati ai bambini in modo che questi ultimi possano assistere, a scuola oppure a casa, alla crescita delle piantine».

    Grazie al supporto del Comune di Genova (Assessorato all’ambiente) dal 26 novembre al 20 dicembre sono stati organizzati altri 4 laboratori didattici sulla semina in serra, indirizzati alla scuola dell’infanzia ed elementare. Esperienze teoriche e pratiche che metteranno al centro la terra ed i suoi organismi, il compost e le affinità con il bosco, i diversi tipi di semi e la realizzazione di vasetti per la semina con materiali di recupero.
    «L’osservzione diretta consente ai bambini di comprendere i fondamenti dell’educazione allo sviluppo sostenibile, volti ad incentivare un utilizzo più attento e rispettoso delle risorse naturali – conclude l’assessore Palermo – Ma non solo. Alimentarsi con ciò che è stato prodotto permetterà loro di comprendere l’importanza di mangiare prodotti sani e locali di cui si conoscono ingredienti e modalità di produzione».

     

    Matteo Quadrone

  • Palazzo Verde Genova: dai dinosauri alla tutela dell’ambiente

    Palazzo Verde Genova: dai dinosauri alla tutela dell’ambiente

    IL PRECEDENTE

    Novembre 2011: ha da poco inaugurato ai Magazzini dell’Abbondanza di via del Molo Palazzo Verde (noto anche come “Museo della Rumenta”), uno spazio che – come da comunicato ufficiale del Comune di Genova – si pone l’obiettivo di “sensibilizzare i cittadini genovesi sui temi ambientali e che permetterà di rivisitare il concetto di “rifiuto” mettendo in evidenza come lo stesso sia cambiato attraverso le epoche (…) un centro studi con sezioni di laboratorio e di didattica sarà di stimolo a produzioni artistiche ma soprattutto alla divulgazione di buone pratiche sul concetto di rifiuto e sul suo superamento (prevenzione, riduzione, rifiuti zero)“.

    A pochi metri dal museo, in piazza Cavour, viene inaugurata la scultura Rumentosauro, realizzata dall’artista belga Serge Van De Put utilizzando gomma di vecchi pneumatici dismessi e un cumulo di metalli “accartocciati” nella pancia del dinosauro, il cui peso corrisponde al peso medio dei rifiuti che ogni cittadino produce in un anno.

    IL PRESENTE

    Novembre 2012: a poco più di un anno dall’inaugurazione, Palazzo Verde non ha ancora trovato un vero e proprio spazio nel patrimonio museale cittadino. A differenza di quanto riportato sul sito web dei musei di Genova e sul relativo materiale informativo, il museo non ha un vero e proprio orario di apertura ma è accessibile solo in occasione di mostre ed eventi in esso organizzati (ultimo in ordine di tempo, Palazzo Verde è stata una delle sedi del Festival della Scienza).

    Lo spazio ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento sulla sostenibilità ambientale, un tema che sta prendendo sempre più campo non solo nei piccoli comportamenti quotidiani ma anche nell’economia locale nel suo insieme: progetti virtuosi come quello della raccolta differenziata a Bogliasco, Sori e Pieve Ligure mostrano come sia possibile per le amministrazioni locali orientarsi in un’ottica di sostenibilità e al contempo di risparmio (anche se per Amiu c’è ancora molta strada da fare), mentre la green economy anche in Liguria sta influenzando lo sviluppo dell’economia locale.

    Marta Traverso

  • Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Più di 1.500 partecipanti, circa 40 relatori, due ministri. Gli Stati Generali della Green Economyla due giorni dedicata all’economia verde – si sono conclusi ieri a Rimini Fiera e hanno indicato una “road map verso la sostenibilità” scandita dalle 70 proposte emerse dal lungo processo di partecipativo che ha visto coinvolti più di 1.000 esperti che hanno lavorato su 8 temi strategici.

    Promossi dal Ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, gli Stati Generali della Green Economy hanno confermato che in Italia la nuova economia verde costituisce il settore più innovativo che crea occupazione, contrasta la recessione ed è proiettato sui mercati internazionali.

    «Il successo degli Stati Generali della Green Economy – ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – per l’ampio coinvolgimento di diversi settori, organizzazioni e imprese, per l’efficacia della piattaforma unitaria di 70 proposte, per il consenso ampio raccolto negli interventi di esponenti politici, sindacali, imprenditoriali, apre in Italia una nuova fase. Mille rivoli si sono incontrati e hanno dato vita ad un fiume, il fiume della green economy che comincia a scorrere anche in Italia. Questo fiume non scomparirà, ma si farà vedere e sentire come forza reale per affrontare la crisi italiana e aprire nuove possibilità di sviluppo».

    Una delle 70 proposte, la tesi 46 che prevede di “promuovere un’azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche“, è diventata già oggi operativa con il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili termiche destinati alle famiglie e alla pubblica amministrazione come annunciato, nel corso della sessione finale degli Stati Generali della Green Economy, dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.

    «Il decreto ministeriale sul conto termico che porterà grandi benefici alle famiglie e alle aziende italiane, è un ottimo risultato – commenta il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – è significativo che l’annuncio dell’approvazione sia stato dato nel corso degli Stati Generali della Green Economy, che rappresentano un passo avanti verso la maturazione del Paese. Il decreto sulle rinnovabili termiche, nei prossimi anni, consentirà alle famiglie di risparmiare sulle bollette per il riscaldamento, generalmente le più esose, mentre le imprese potranno competere in modo più efficace. Senza dimenticare che questo provvedimento rappresenta anche una grandissima occasione per realizzare, finalmente, la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico. Grazie agli incentivi, infatti, sarà possibile intervenire sulle strutture e gli impianti spesso vetusti delle scuole italiane».

    Secondo il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, i 70 punti indicati dal Programma di sviluppo di una green economy «Possono costituire una road map verso lo sviluppo sostenibile e la green economy in Italia può essere una chiave per uscire dalla crisi».

    L’economia verde in Italia sta mostrando già segnali positivi, nonostante permangano alcune debolezze. Secondo il Rapporto “Green Economy per uscire dalle due crisi” tra i risultati più green troviamo: i 193 corsi universitari in economia verde, i lavoratori nelle eco-industrie in crescita, il settore delle rinnovabili che impiega già oltre 108 mila lavoratori, le più di 4.500 aziende di agricoltura biologica il più alto numero in Europa – i costi di smaltimento dei rifiuti molto bassi nelle Regioni che hanno scelto la raccolta differenziata spinta.

    Gli 8 settori individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde sono: strumenti economici; ecoinnovazione, ecoefficienza, riciclo e rinnovabilità dei materiali; efficienza e risparmio energetico; fonti energetiche rinnovabili; tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi; filiere agricole di qualità ecologica; mobilità sostenibile.

  • Guido: il significato del nome italiano nell’inglese americano

    Guido: il significato del nome italiano nell’inglese americano

    Eventi recenti quali le devastazioni causate da Hurricane Sandy e le elezioni presidenziali del primo martedì di novembre  hanno riportato gli Stati Uniti sotto i riflettori. Sebbene in lento declino e destinati a essere affiancati – se non scalzati – dai BRICS (Brasil, Russia, India, China, South Africa), gli USA sono stati e sono ancora il punto di riferimento dell’Occidente e di diversi altri paesi.

    Hanno esportato – spesso con le cattive – il loro modello economico, ma non solo. Se l’inglese si è affermato come lingua franca globale, il merito è in primo luogo dell’Impero Britannico che ha piantato il seme dell’inglese in tutti e cinque i continenti, ma anche degli Stati Uniti, la superpotenza che ha dominato la scena internazionale a livello politico ed economico dal 1945 in poi.
    Oltre al capitalismo e alla lingua, gli USA hanno esportato la loro cultura. E’ impossibile racchiudere in un breve elenco i grandi esempi statunitensi dagli anni Cinquanta in poi in tema di diritti civili, letteratura, arte, cinema, scienza e tecnologia senza far torto a qualche illustre figura che verrebbe lasciata fuori. In campo linguistico, abbiamo citato la settimana scorsa Wiliam Labov, uno dei padri della sociolinguistica, e Noam Chomsky, non solo grande linguista ma anche attivista e politologo tra i più illuminati del nostro tempo.

    Oltre a questi modelli, però, gli Stati Uniti hanno esportato anche tonnellate di trash, ovvero “spazzatura”.  Non parlo ovviamente soltanto dei rifiuti in senso letterale, che tra l’altro in qualità di paese industriale gli USA hanno prodotto e continuano a produrre in grandi quantità. Con il trash portato al di là dell’Atlantico intendo anche la serie di film, telefilm e reality shows (ricordatevi se parlate in inglese di specificare il termine “shows”, altrimenti “reality” da solo vuole semplicemente dire “realtà”) che in italiano definiamo appunto “tv spazzatura”.

    Personalmente, non accendo la televisione in casa mia da un paio d’anni – la qualità della mia vita è migliorata di almeno cinque punti percentuali – ma cerco di seguire che cosa viene proiettato sui teleschermi giusto per non essere un totale pesce fuor d’acqua nelle conversazioni con amici e conoscenti su temi d’attualità. Scopro così che da qualche giorno è partita su MTV Italia l’ultima serie di Jersey Shore, il reality (show) principe nel presentare quanto di peggio in termini di stupidità l’essere umano sia in grado di produrre. Il cast di Jersey Shore è composto da otto giovani americani di origini italiane, che vengono seguiti dalle telecamere nelle loro scorribande diurne e notturne nel New Jersey, a Miami e a Firenze. Povero Renzi! Mi verrebbe da esclamare se non fosse invece impegnato in giro per l’Italia per la campagna elettorale…

    I protagonisti di Jersey Shore, quattro giovani uomini palestratissimi e quattro giovani donne truccatissime, sono ottimi esempi di individui che l’inglese americano definisce Guido (per i ragazzi) e Guidette (per le ragazze). Il termine Guido inizialmente veniva usato per designare in modo spregiativo gli italo-americani delle classi sociali più umili. In seguito si è evoluto, assumendo un significato più o meno equivalente al nostro “tamarro“: rimane quindi piuttosto lontano dall’essere un complimento.
    Questo è ciò che MTV propone: il fatto non stupisce, dato che quanto a programmi campioni di stupidità – vedi anche Jackass di qualche anno fa – cerca di giocarsela fino in fondo con Mediaset e RAI. Certo, a livello internazionale non fa onore all’immagine degli italiani essere associati a queste mal riuscite caricature dei gangster italo-americani di Goodfellas (“Quei bravi ragazzi”) di Martin Scorsese, già di per sé vagamente caricaturali nell’efferatezza dei loro crimini, esagerata quanto la loro passione per la cucina. “As far back as I can remember I always wanted to be a gangster,” esordiva nel film il protagonista interpretato da Ray Liotta (“Che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster”). “As far back as I can remember, I always wanted to be a Guido,” diranno invece su MTV.

    Daniele Canepa

  • Consumismo e società: pensieri di Epicuro, Pasolini, Terzani e Bauman

    Consumismo e società: pensieri di Epicuro, Pasolini, Terzani e Bauman

    Downshifting e decrescita rappresentano solo una parte di un movimento più ampio di critica alla società contemporanea le cui radici possono essere fatte risalire addirittura al IV secolo a.C.. Già nel pensiero del filosofo greco Epicuro ritroviamo il concetto di frugalità ripreso dalla teoria della decrescita. Nella lettera a Meneceo sulla felicità Epicuro scrive: «Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile. I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quando aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno. Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza.»

    Non vi sembra un manifesto della decrescita ante litteram? Avvicinandoci un po’ più ai giorni nostri ritroviamo nel pensiero di uno dei più grandi intellettuali del novecento, Pier Paolo Pasolini, un’aspra critica nei confronti della società dei consumi che era appena nata in Italia. Pasolini sosteneva che l’acculturazione e l’omologazione che il fascismo non era riuscito a ottenere erano state ottenute con una rapidità impressionante dalla società dei consumi il cui avvento aveva causato un vero e proprio genocidio culturale.

    Un altro grande intellettuale italiano, Tiziano Terzani, definiva così il capitalismo: «Oggi l’economia è fatta, per costringere tanta gente, a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che c’è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice, ed è contento, accontentarsi, uno che si accontenta è un uomo felice».

    Tra i pensatori contemporanei uno dei più attenti osservatori dei meccanismi del consumismo è sicuramente il sociologo polacco Zygmunt Bauman. Nelle sue  opere  Bauman analizza la società contemporanea usando le metafore di modernità liquida e solida. L’incertezza che attanaglia la società moderna, che lui definisce “modernità liquida”, deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. Nella nostra società l’esclusione sociale non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l’essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità.

    Il sociologo polacco si sofferma ad analizzare la condizione di chi non ha un’occupazione. Si è passati dal concetto di disoccupazione nel quale il prefisso “dis-” indicava un distacco dalla norma, al concetto di esubero nel quale non vi è nessun accenno all’anormalità, all’anomalia. Esubero suggerisce un’idea di permanenza, una forma nuova di normalità dove le cose sono destinate a restare come sono. Essere in esubero significa essere in soprannumero, non necessari, inutili, addirittura paragonabili a dei rifiuti. La destinazione dei disoccupati, cioè l’esercito di riserva del lavoro, era quello di venire richiamati in servizio attivo. La destinazione dei rifiuti è invece la discarica. Addirittura le persone in esubero sono un problema finanziario e, osserva Bauman, c’è chi si interroga: «Possiamo permetterceli?».

    Il fronte di critica alla nostra società è quindi piuttosto ampio e quelli che vi ho illustrato sono solo alcuni esempi. La politica, appiattita sull’accettazione incondizionata del modello esistente, ha ignorato per troppo tempo queste istanze, ma forse questa crisi può rappresentare finalmente un’occasione per riformare la nostra società e uscire da un meccanismo che appare ormai definitivamente guasto.

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • La “decrescita felice”: è possibile uscire dalla società dei consumi?

    La “decrescita felice”: è possibile uscire dalla società dei consumi?

    Spighe al tramontoAlle contraddizioni del modello capitalistico cosa propone in alternativa la decrescita? È veramente possibile uscire dalla società dei consumi senza ritornare al Medioevo? Innanzitutto è opportuno chiarire che la parola “decrescita”, come affermato più volte dallo stesso Latouche, rappresenta uno slogan per indicare la necessità di un’inversione di tendenza rispetto al modello economico dominante basato sulla crescita e sull’accumulazione illimitata di ricchezza. La decrescita non deve essere confusa né con la crescita negativa né con lo sviluppo sostenibile.
    La prima è quella che stiamo vivendo in questa crisi, cioè una riduzione della crescita in una società ancora basata su di essa che, per definizione, non può funzionare se non crescendo all’infinito. Lo sviluppo sostenibile è  invece un modello economico che cerca di far coesistere crescita infinita e risorse finite. La decrescita propone un modello di società basata sulla frugalità volontaria e che ha come presupposto quello di lavorare meno per vivere meglio, di consumare meno ma meglio, di produrre meno rifiuti, di riciclare di più e, di conseguenza, avere un’impronta ecologica sostenibile.

    Per prima cosa occorre ripensare lo spazio urbano. Le odierne megalopoli, pensate e strutturate in funzione dell’automobile, con gli spazi segregati, le zone industriali e i quartieri residenziali senza vita non hanno più senso. Il quartiere e il comune devono ridiventare il microcosmo dove la gente lavora, abita, si riposa, si istruisce e vive la propria vita in comune. In Europa sono già stati realizzati diversi progetti che si ispirano a questa nuova visione della città. Gli esempi più noti sono quelli del quartiere di Vauban di Friburgo e del quartiere BedZED (Beddington zero energy development) nella città di Sutton, a sud di Londra. All’interno di un unico spazio sono state integrate abitazioni, luoghi di lavoro, negozi e centri per il tempo libero riducendo drasticamente la necessità di ricorrere all’automobile. Il trasporto privato è stato in gran parte sostituito dall’utilizzo di mezzi pubblici o dal car sharing. L’impronta ecologica delle abitazioni è stata ridotta grazie all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (solare fotovoltaico, cogenerazione a bio-combustibile) e all’utilizzo di materiali isolanti che riducono i consumi per il riscaldamento. Infine, l’introduzione di orti urbani, oltre ad avere una funzione di aggregazione sociale, permette di produrre di produrre una parte del proprio cibo a chilometri zero.

    Corso Italia macchineUna volta riconquistato lo spazio dove viviamo è necessario riconquistare il nostro tempo. L’orario e i ritmi di lavoro a cui siamo sottoposti sono eccessivi e la nostra vita ne viene divorata. Le morti per eccesso di lavoro, indicate dalla parola giapponese Karōshi, e i numerosi suicidi di chi ha perso il proprio lavoro dovrebbero farci riflettere sull’assurdità di questo sistema. Per tutto ciò si propone una semplice soluzione: “Lavorare meno per lavorare tutti”. La drastica riduzione dell’orario di lavoro permetterebbe a tutti di avere di che vivere e, nel contempo, consentirebbe di avere più tempo da dedicare ad altre attività e uscire finalmente dalla gabbia dell’iperspecializzazione nella quale siamo stati rinchiusi per troppo tempo in nome dell’efficienza.

    Ritroveremmo il tempo per autoprodurre alcuni dei beni che consumiamo, riparare i nostri elettrodomestici e le nostre abitazioni, coltivare il nostro cibo e magari partecipare più attivamente e consapevolmente alla vita pubblica invece di delegare ogni cosa ad altri. Ritroveremmo il tempo per discorrere con i nostri figli, con nostri i genitori e riscopriremo il gusto degli altri. Avremmo finalmente la possibilità di coltivare tutte quelle attività che molta gente considera fonte delle più autentiche soddisfazioni: istruzione, arte, musica, letteratura, ecc.

    Per uscire dalla società dei consumi è necessario trovare nuove parole e, in particolare, dare un nuovo significato alla parola “sviluppo” che, nell’ideologia capitalistica, non è altro che l’espansione planetaria del sistema di mercato. Marco Aime, nella prefazione al libro “Il tempo della decrescita” di Serge Latouche sostiene che lo sviluppo non è un aspetto inevitabile della storia. Osservando il passato si possono riscontrare lunghissimi periodi quasi stazionari e probabilmente il particolare dinamismo della nostra era costituisce più un eccezione storica di quanto non rappresenti una norma dominante. L’idea che bisogna svilupparsi viene messa in crisi se si esce dal nostro guscio etnocentrico e ci si confronta con altre culture: presso molte società non esiste neppure un termine linguistico che definisca il concetto di sviluppo. Forse è il caso di cominciare a pensare che l’era dello sviluppo, così come è cominciata, potrebbe finire prima di quanto pensiamo.

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale, interruzioni e confusione: qualcosa dovrà cambiare

    Consiglio Comunale, interruzioni e confusione: qualcosa dovrà cambiare

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaAnche la seduta consiliare di ieri (23 ottobre 2012, ndr) è stata caratterizzata da una lunga interruzione di circa due ore per dare udienza ai rappresentanti di tre realtà locali che – insieme a molte altre – stanno subendo i colpi della crisi economica: le società appaltate dell’Iren, l’Ospedale San Carlo di Voltri e l’Amiu. Una crisi in cui si intrecciano le difficoltà dei privati e i tagli della spesa pubblica, avendo come effetto finale una probabile perdita di altri posti di lavoro.

     

    Non è di certo la prima volta dall’insediamento della nuova giunta che i lavoratori di aziende pubbliche o private fanno giungere il proprio grido d’allarme fino all’interno della sala consiliare. Era successo già a luglio, quando alcuni dipendenti dell’Amiu Bonifiche avevano fatto irruzione a Palazzo Tursi, raggiungendo persino i banchi dei consiglieri per protestare contro i licenziamenti di alcuni lavoratori stagionali. Era successo in modo plateale anche con la protesta dell’azienda dei trasporti AMT per l’ipotesi di privatizzazione avanzata dal Comune per evitarne fallimento. Infine, l’episodio più eclatante si è avuto poco più di due settimane fa quando – come testimoniano anche i nostri live tweet – i lavoratori della Polizia Municipale erano stati in grado di bloccare i lavori del Consiglio in due occasioni facendo terminare le attività consiliari solo a tarda notte.

    Leggi la diretta twitter del Consiglio Comunale

     

    In realtà nonostante l’importanza degli argomenti trattati ieri pomeriggio a Palazzo Tursi (l’inchiesta sui fatti dell’alluvione del 2011, la possibile vendita dell’Ansaldo e il trattamento finale dei rifiuti a Genova) la vera notizia è un’altra. Qualcosa non sta funzionando nello svolgimento regolare dei lavori del Consiglio Comunale. E non è tanto perché anche ieri – come in altre occasioni – dopo sei ore di seduta non si fosse ancora conclusa la discussione del primo punto all’ordine del giorno, ma perché molto spesso questi ritardi e interruzioni stanno impedendo di affrontare tutti gli argomenti previsti dallo stesso ordine del giorno. E allora qual è il valore di questa programmazione dei lavori se poi non viene rispettata? I temi che vengono rimandati ad una successiva riunione sono sempre rinviabili o ne possono derivare degli effetti negativi per i cittadini?

    La posizione del Sindaco Marco Doria su questo tipo di “emergenze” è nota, poiché in più occasioni ha ribadito che l’amministrazione comunale ha intenzione di dialogare con tutti e di aprire le proprie porte al disagio dei cittadini per evitare che la tensione, già elevata, aumenti ulteriormente. Al tempo stesso il primo cittadino ha anche spesso criticato quei comportamenti che hanno costretto ad interrompere il normale svolgimento dei lavori del Consiglio. Ieri, per la verità, nessuno ha fatto irruzione in aula e in nessun modo è stato impedito ai consiglieri e alla Giunta di proseguire nella discussione. Tuttavia, il tempo dedicato dai capigruppo ad incontrare i vari rappresentanti dei lavoratori ha obbligato a chiedere una sospensione dei lavori. Inoltre, come si è già verificato anche nelle occasioni precedenti, questi incontri non hanno prodotto risultati significativi, poiché, comprensibilmente, l’amministrazione non ha la possibilità di prendere decisioni o risolvere problemi seduta stante per rispondere alle ansie dei lavoratori. I problemi sono ben più complessi e, come sostiene spesso il Sindaco, vanno approfonditi. Spesso quindi le commissioni dei capigruppo che ricevono i lavoratori non possono fare molto di più di accogliere le motivazioni della protesta e promettere loro di analizzare nel dettaglio la situazione per trovare delle soluzioni. Ciò è dimostrato anche dal fatto che spesso le vertenze si ripetono nel tempo e che nella seduta di ieri i capigruppo non abbiano nemmeno relazionato in aula i temi toccati con i lavoratori né in che modo la politica comunale intenda affrontare le vertenze emerse.

    Il fatto che si stiano creando dei problemi di efficienza ed efficacia nella macchina Comunale – con ricadute negative su tutti i cittadini – appare ormai chiaro anche all’interno dello stesso Consiglio. E non si tratta solo di una critica mossa dall’opposizione verso la Giunta e la maggioranza, visto che lo stesso Presidente Guerello (Pd) ha ammesso la necessità di individuare un giorno alternativo a quello in cui si svolge il Consiglio Comunale per accogliere eventuali delegazioni di lavoratori.

    Se è condivisibile che la politica cerchi di essere il più possibile vicina alle esigenze e alle preoccupazioni dei cittadini, dobbiamo pensare però che difficilmente tutte le categorie potranno essere rappresentate presso gli organi istituzionali in modo equo. Per esempio i giovani precari, che non dispongono di alcuno strumento di persuasione nei confronti della politica cittadina – e nazionale -, difficilmente potranno svolgere un’azione come quella portata avanti da lavoratori pubblici o privati di medie e grandi aziende, dotati di una forte capacità di mobilitazione. Anche per questo è giusto che la politica sappia definire in modo più autonomo le proprie linee di intervento, dedicandosi alle emergenze, ma senza perdere di vista la globalità della propria azione.

    Ordine del Giorno (odg): nel diritto italiano l’ordine del giorno è un documento in cui vengono elencati gli argomenti che verranno trattati durante un’assemblea e viene definito anche il loro ordine di discussione. Secondo l’articolo 17 del Regolamento del Consiglio Comunale di Genova, questo documento viene predisposto dal Presidente, ma può essere modificato su proposta motivata dei consiglieri, della Conferenza Capigruppo e dal Sindaco. Il termine ordine del giorno viene utilizzato anche per indicare le proposte che, durante la discussione di una delibera, vengono avanzate dai consiglieri per impegnare la Giunta a svolgere una specifica azione collegata all’argomento della delibera in oggetto.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Acqua Bene Comune, videonotiziario sul referendum non rispettato

    Acqua Bene Comune, videonotiziario sul referendum non rispettato

    forme dell'acquaIl comitato genovese del movimento Acqua Bene Comune con l’uscita del numero zero del Video notiziario dell’acqua, che avrà cadenza mensile, intende aggiornare i cittadini con le ultime informazioni in merito alla mancata applicazione del referendum sull’acqua del 12-13 giugno 2011, a 14 mesi di distanza da quando 27 milioni di italiani votarono esprimendosi a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico.

    Il video è visibile sul canale youtube del comitato alla pagina http: //www.youtube.com/user/AcquaBeneComuneGe

    «Continua lo scandalo delle bollette illegalmente gonfiate –  ricorda il Comitato – infatti ancora oggi in bolletta paghiamo la remunerazione del capitale, abrogata dal 22 luglio 2011». Solo per farsi un’idea, a fine settembre di quest’anno i genovesi hanno pagato oltre 41 milioni di euro più del dovuto «un bel regalo per i gestori del servizio», sottolineano gli esponenti del movimento Acqua Bene Comune.

    Recentemente si è svolto un incontro tra il coordinamento dei comitati liguri e l’assessore all’ambiente della Regione Liguria, Renata Briano. In questa sede è stato affrontato il tema della definizione dei nuovi Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), ovvero le strutture pubbliche che governano il ciclo dell’acqua.  «Abbiamo fatto le nostre proposte – spiega il movimento nel videonotiziario – In sintesi i punti principali sono: separare l’ATO idrico dall’ATO dei rifiuti perchè si tratta di problematiche molto diverse; l’ATO idrico dovrebbe corrispondere ai distretti idrografici su base regionale; infine è necessaria una maggiore trasparenza, coinvolgendo cittadini e società civile nella gestione del servizio».

    Mentre ad Imperia la remunerazione del capitale è stata eliminata dall’assemblea dei sindaci «a Genova come in molte altre parti d’Italia, i cittadini sono costretti a promuovere la campagna di obbiendenza civile (pagando solo la parte legale della bolletta, ndr) per veder rispettato l’esito del referendum – spiega il videonotiziario – A Portofino, invece, è stato presentato il primo ricorso per ottenere il rimborso della quota di remunerazione del capitale».

    Tra fine agosto e settembre «due assemblee dei sindaci, non pubblicizzate nonostante gli impegni presi, hanno deciso un rimborso di 15 milioni di euro destinato al gestore del servizio idrico – denuncia il movimento per l’acqua bene comune – Chi pagherà questi soldi? Stiamo cercando di fare chiarezza ma non rinunciamo a protestare per chiedere che questi incontri siano aperti al pubblico».

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Prà, Fascia di Rispetto: non ci sono i soldi per smaltire l’amianto

    Prà, Fascia di Rispetto: non ci sono i soldi per smaltire l’amianto

    Quartiere di PràIeri pomeriggio in Consiglio Comunale si è parlato anche dei problemi che riguardano la realizzazione del Por di Prà per la riqualificazione della Fascia di Rispetto. Si parla della presenza di amianto, di errori progettuali, di fondi europei che potrebbero svanire se non si corregge in tempo l’intera operazione. Ben 4 consiglieri – Salvatore Caratozzolo e Paolo Gozzi (Pd), Lilli Lauro (Pdl), Antonio Bruno (Fds) – sono intervenuti con un’unica interrogazione a risposta immediata per chiedere conto alla Giunta sullo stato dell’arte del progetto.

    Chiamato nuovamente in causa l’assessore Crivello ha affermato: «In parte il percorso è stato avviato dalla giunta precedente ed alcuni interventi (riqualificazione Piazza Sciesa, parcheggi d’interscambio, approdo Nave Bus, ecc. ) sono già stati realizzati ma c’è ancora molta strada da fare». Poi in merito alla questione amianto ha aggiunto «Quando l’amministrazione comunale comprò il sedime ferroviario nelle analisi consegnate non risultavano rifiuti speciali pericolosi. Dunque non era necessario eseguire altre verifiche».

    Ma quando è arrivato il momento di preparare l’area di cantiere le analisi sono state fatte e – nonostante alcuni risultati contradditori – la presenza di amianto è stata confermata. Adesso il Comune dovrà sostenere dei costi significativi per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti che lo stesso Crivello ammette essere «oggi insostenibili».

    Per quanto riguarda gli errori nel progetto «è subentrata una richiesta di Iren che chiede la completa sostituzione delle tubature dell’acquedotto», precisa Crivello. Un intervento assai salato per le casse comunali che dovranno sobbarcarsi le spese per le opere civili. «La Giunta non ha intenzione di perdere il finanziamento – ha concluso Crivello – ci impegniamo insieme a Municipio, Consorzio Prà viva e cittadini affinchè siano apportate le opportune modifiche al progetto e si possano aprire i cantieri al più presto».

    Peccato però che non sia stata spesa una sola parola sulla tempistica prevista, visto che i tempi stringono ed i finanziamenti europei potrebbero saltare. E non è stato fatto alcun cenno neppure sulle presunte responsabilità: sia in merito all’inquinamento ambientale dovuto all’amianto sia per quanto riguarda gli estensori del progetto.

    Matteo Quadrone 
    [foto di Daniele Orlandi]