Una delle cose migliori di Genova sono le sorprese; in ogni angolo, in ogni vicolo, in ogni piazza si possono scovare dettagli incredibili: e incredibile è quello che si può scoprire in piazza delle Erbe. Da qualche giorno, nella piazza fulcro della movida genovese, sono comparsi decine di piccoli adesivi, rotondi, che riportano un QR-code, cioè quella sorta di “codice a barre” che se fotografato con uno smartphone, diventa un collegamento ipertestuale ad una pagina web.
Detto fatto: conquistati da una “palette” decisamente invitante, ecco che il codice ci apre il mondo di “Tapullo, la rete costruita a brettio”. La pagina che si apre invita a connettersi gratuitamente alla rete wi-fi omonima, attraverso la quale si accede a questa nuova frontiera della socialità condivisa: uno spazio virtuale, un contenitore, fatto da tante stanze tematiche, dove i visitatori possono comunicare tra loro seguendo o creando discussioni. Fin qui nulla di nuovo, forse, ma il bello sta nella “fisicità” del connettersi: la rete Tapullo è fruibile solo stando in loco, creando un circolo virtuoso reale-virtuale-reale, aprendo una via nuova alla socialità condivisa degli spazi “vissuti”.
Benvenuti in Tapullo
«Questa rete è un esperimento di socialità condivisa. Funziona solo qui e da nessun’altra parte, vuole mettere in contatto le persone che occupano questo spazio fisico tramite l’uso di uno spazio virtuale locale. Quando vuoi registrarti, usa pure una mail finta, non ci interessano i tuoi dati». Questo il disclaimer che accoglie l’utente in Tapullo, e che dice tutto: un’idea nata in termini sperimentali, puntando a potenziare le condivisione dello spazio reale attraverso una via virtuale anonima, veloce e aperta a tutti.
Per iscriversi basta un minuto, e poi si può incominciare a comunicare; diverse sono le sezioni, le“stanze”, già impostate, in cui si possono aprire, o seguire, delle discussioni: dalle classiche “mangiare”, “bere”, “eventi”, a quelle più social, come “Giochi” e “Persone”. Quest’ultima prevede delle sotto sezioni dai nomi esplicativi: “jam”, “Chiacchiere” e “ammore”; ed proprio in questa, che si preannuncia come la più gettonata, che troviamo le prime prove di socialità 3.0: una ragazza infatuata si rivolge ad un bel giovane che «beve una birra vicino alla siepe, posso offrirti un altro giro?». Come sarà andata a finire? Su Tapullo, inoltre, possiamo trovare anche le sezioni dedicate al baratto, ai giochi e ai “passaggi”: «sei sobrio e in auto? Sei sbronzo e/o a piedi? Parlatevi». Più chiaro, e utile, di così?
La rete costruita “a brettio”
Tra le pagine di discussione, si trova anche una stanza dove si parla tecnicamente della rete, e dove si possono trovare tutte le informazioni per chi volesse contribuire alla “causa”, aumentando la portata della rete, nella logica delle “wireless mesh network” cioè quelle reti “a maglie”, senza fili, cooperative e costituite da nodi (i router) che funzionano contemporaneamente da ricevitori, trasmettitori e ripetitori. Esattamente all’opposto dell’infrastruttura classica, e commerciale, che porta la connessione singolarmente nelle case di ognuno di noi. A pagamento. Forse è da qui che nasce il nome dell’esperimento: lo stringente pragmatismo del dialetto genovese, che restituisce l’idea della rimedio arguto, costruito senza imposizioni, schemi e governance di sorta.
Non si sa chi sia l’artefice di Tapullo, non si sa chi ci abbia messo il router, e dove questo sia stato collocato: non ci sono credits, contatti, sponsor e patrocini vari. Connettendosi alla rete wi-fi dedicata si può solo accedere alla piattaforma condivisa, senza poter navigare per il web. Sta forse qua la genialità della “pensata”: aver predisposto uno spazio di comunicazione puro, dove i contenuti sono solo quelli di chi la “abita”, e per abitarla bisogna vivere uno spazio reale come quello della piazza.
Un gioco? Probabilmente molto di più. Sicuramente una voce fuori dal coro, che scommette sulla libera comunicazione tra le persone, e la libera fruizione degli spazi, sia virtuali che reali.
Amanti della birra, quello alle porte è decisamente il vostro weekend: da venerdì 21 a domenica 23 ottobre, infatti, torna a Villa Bombrini il Genova Beer Festival. Un’edizione che quest’anno celebra i vent’anni della birra artigianale in Italia proponendo cento diverse spine, quindici tra i migliori birrifici, otto street food e cucine d’autore. Da non perdere nella giornata di sabato – rispettivamente alle 17 e alle 21 – le degustazioni guidate dagli esperti Simone Cantoni e Lorenzo “Kuaska” Dabove e la conferenza “Bevo quindi sono: l’alcol e i suoi effetti”a cura di Scientificast, sempre sabato alle 16. Domenica 23 tre nuovi birrifici liguri nati presenteranno i loro prodotti e alcuni ristoratori genovesi proporranno un piatto in abbinamento a una birra presente (ingresso a pagamento € 5, ore 17). Alle 19 chiusura d’antan con i racconti dei pub pionieri che hanno movimentato la scena genovese dagli anni ‘80 in poi.
Per i più “nerd”, invece, l’appuntamento da segnare con un circoletto rosso è il Linux Day di sabato, la principale manifestazione italiana dedicata al software libero, alla cultura aperta e alla condivisione. All’ombra della Lanterna l’iniziativa è organizzata dall’associazione Open Genova in collaborazione con Condiviso, network multidisciplinare con sede alla Darsena in Calata Andalò di Negro 16, dove dalle 10 alle 18 si susseguono sette relazioni con esperti, una tavola rotonda ed un corso di coding per bambini. Durante l’intera giornata ci sarà la possibilità di approfondimento e networking.
A chi ha un debole per i vicoli consigliamo, invece, di fare un salto al N° 10 di piazza Lavagna, dove nella serata di venerdì inaugura la mostra fotografica di Diego Arbore, “L’uomo con la valigia”, che mette insieme un anno di scatti nei caruggi, ma anche a Righi, Foce e Nervi.
Sabato sera, poi, Stefano Benni ci riprova: alle ore 21 al Teatro Modena di Sampierdarena va in scena “Ballate”, lo spettacolo rinviato la settimana scorsa a causa dell’allerta meteo, interamente intessuto sui testi dello scrittore bolognese. Siamo sempre nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni dell’Archivolto e a salire sul palco saranno gli ex Broncoviz Marcello Cesena, Mauro Pirovano, Carla Signoris; Angela Finocchiaro, Marina Massironi, Gabriella Picciau, Giorgio Scaramuzzino e, naturalmente, lo stesso Stefano Benni, accompagnto dalla giovane Dacia D’Acunto.
Restando sul palcoscenico, proseguono fino a domenica al Teatro della Tosse le repliche di “Tropicana” e, fino al 9 novembre, de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il secondo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dedicato a “Shakespeare e La tempesta” con Masolino d’Amico, Giuliana Manganelli. Letture di Franco Branciaroli.
«Diamo una seconda vita ai libri abbandonati – racconta Giorgio Boratto, esponente del bookcrossing di Genova – Li leggiamo e scambiamo idee e opinioni». Sono i bookcrosser, coloro che amano talmente tanto la lettura da volerla sempre condividere con gli altri. Sono i lettori che non prestano i propri libri, ma li “liberano” per farli arrivare a più persone possibili.
L’idea è molto semplice, i bookcrosser s’innamorano di un testo tanto da offrirgli una seconda vita. «A Genova il bookcrossing nasce nel 2002, sull’onda del movimento americano – racconta Boratto – inizialmente eravamo una trentina e, come in America, utilizzavamo un forum on-line per la condivisione dei libri abbandonati». Trenta persone di ogni età, sesso e ognuno con una professione diversa s’iscriveva al sito, creava un’identità digitale, inventava un nickname e poteva cominciare con la condivisione di libri. Oggi il movimento dei bookcrosser genovesi ha cambiato veste ed è passato all’offline. Basta nickname e log nella piattaforma digitale, si passa direttamente agli incontri per lo scambio reale di libri. E così, ogni secondo martedì del mese gli appassionati di lettura s’incontrano al bar Vittoria di Genova, in Piazza della Vittoria, per condividere testi, scambiarsi idee e soprattutto stare insieme. Il bar addirittura ha di recente comprato una libreria che serve da deposito per i libri cosiddetti “abbandonati”.
«Preferiamo gli incontri reali allo scambio di idee attraverso lo schermo del computer – aggiunge Giorgio – Per noi il bookcrossing è un modo per condividere una passione, per stare insieme e magari stringere delle amicizie». Il gruppo genovese, nonostante abbia abbandonato la parte digitale rimane ben saldo e sempre aperto a nuovi partecipanti. «Siamo ancora una ventina di bookcrosser a Genova, e devo dire che lo scaffale del bar Vittoria è sempre bene fornito. – conclude Boratto – E’ un bel modo per stare insieme e mantenere viva la lettura che via via sta morendo».
Liguria terra di libri
Questa pratica, negli anni, si è diffusa anche a macchia di leopardo in tutto il tessuto cittadino: dalle prime condivisioni di testi in alcune scuole, alle ex cabine telefoniche di piazza Tommaseo, ripensate oggi come luogo di scambio dei libri; guardando le statistiche, però, non ci sarebbe da stupirsi: la Liguria, infatti, è la terra dei libri. Secondo i dati Istat 2015, infatti, la nostra regione detiene il primato italiano della percentuale più alta di famiglie che in casa hanno più cento libri: poco più del 37%, mentre il dato nazionale si ferma al 25%. A seguirci il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. No, non è come si potrebbe pensare, la grande quantità di anziani non fa la differenza: nello stesso report statistico, infatti, viene analizzata anche la “voracità” di lettura differenziata in base all’età: a sorpresa, i giovani leggono di più. Secondo lo studio, infatti, il picco di lettura per gli uomini è nell’età scolastica, per poi lentamente scendere durante la maturità; per le donne si ha ugualmente il massimo nell’età degli studi, ma la quantità di lettura si stabilizza fino circa ai sessant’anni, per poi scendere. Nello studio non sono ipotizzate motivazioni, e sicuramente tanti sono i fattori che incidono su questo dato: ma se pensiamo al piacere di un buon libro, magari sugli scogli a due passi dalle onde, sotto il sole piacevole di giugno o ottobre, durante la pausa pranzo, o durante lo studio quotidiano, ecco che il quadro è più chiaro. Il contesto nazionale, però, non è così esaltante: secondo una stima Ocse sulla capacità di comprendere un testo (la cosidetta Literacy, calcolata sulla media di tempo giornaliero speso a leggere testi scritti) l’Italia è tra i fanalini di coda dell’Eurozona.
Ma il patrimonio dei lettori liguri resiste è sicuramente ha facilitato la nascita della pratica del bookcrossing: tanti lettori, e tanti libri nelle case, il binomio perfetto per far nascere questa pratica di scambio della carta rilegata.
La novità dei bookcrosser genovesi
Oggi il bookcrossing genovese si rinnova e lancia l’incontro a tema: “hai scritto qualcosa? Leggilo qui!“. «A molti di noi, oltre alla lettura, piace anche scrivere – dice Giorgio – così abbiamo pensato di dare una trama comune da sviluppare a casa e di leggerla poi durante il nostro incontro». Per l’occasione vengono invitate note firme e alcuni rappresentanti di case editrici genovesi che daranno ai testi scritti, un giudizio del tutto informale e in amicizia. Ad ascoltare e a dire la loro sui testi scritti sono anche tutti coloro che parteciperanno alla lettura pubblica. «Anche questo è un modo per condividere idee. – dice Giorgio – Una novità pensata per invogliare a scrivere. In tanti senza trama o senza una data di consegna non avrebbero l’occasione di comporre testi». L’ultimo meetup, con tanto di aperitivo, si è svolto martedì 13 settembre, come di consueto al bar Vittoria. «E’ stata un’occasione divertente per riprendere i contatti dopo la pausa estiva di agosto – conclude Boratti – un interessante prologo per i nuovi appuntamenti ».
Bookcrossing buona pratica
«L’idea del riuso dei testi è nata in America nel 1999 – spiega Giorgio – quando alcuni ragazzi hanno cominciato a lasciare libri per strada o nei giardini, nella speranza che qualcuno li raccogliesse e li leggesse». In questo modo, però, non si poteva mai sapere se l’abbandono del libro a scopo benefico andasse a buon fine, o se invece il testo venisse gettato via. Così nei primi anni del 2000 l’americano Ron Hornbaker ha pensato di seguire il tragitto di ogni libro abbandonato applicando a ognuno un numero di serie e registrandolo poi su un sito creato appositamente. E’ così che nasce il movimento del bokcrossing cresciuto fino a raggiungere dimensioni globali grazie a internet. Oggi si contano più di 660 mila bookcrosser nel mondo e oltre 20 mila in Italia.
Con l’arrivo dell’autunno inauguriamo un nuovo appuntamento che speriamo possa diventare un piccolo punto di riferimento per chi ama o è costretto a passare i weekend a Genova. Per inviare suggerimenti, proposte, eventi e segnalazioni scrivete a redazione@erasuperba.it
Ultimi scampoli di Salone Nautico e Oktoberfest nel weekend appena iniziato: la 56ª edizione dell’esposizione internazionale dedicata al mondo della nautica, come ormai consuetudine degli ultimi anni, esce dai confini della Fiera per abbracciare la città con una serie di eventi fuori salone, mentre la festa della birra cederà idealmente il passo alla parata dei “distinti gentiluomini”.
Proprio in piazza della Vittoria, infatti, domenica mattina alle 10 è previsto il raduno della Distinguished Gentlemans Ride, una sfilata in motocicletta per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il cancro alla prostata: l’evento, che si svolge in contemporanea in tutto il mondo, mette insieme vendrà migliaia di motociclisti salire in sella alla loro moto con capelli, baffi e barbe impomatati, camicie di seta, cravatte o papillon, tutto rigorosamente in stile vintage.
Decisamente di altro tenore è la due giorni di “Mura – Movimento Urbano Rete Artisti”, seconda edizione del busker festival genovese in scena nei vicoli venerdì e sabato, con concerti, performance, laboratori e mercatini da piazza Sarzano alla Maddalena, passando angoli più o meno noti della città vecchia e per il Repessin di San Bernardo e Canneto il Lungo, un mercatino dell’usato aperto a tutti gli abitanti del quartiere e ai bambini.
Sul fronte degli appuntamenti più istituzionali, questo weekend segna anche l’inizio delle Giornate Pertiniane: una settimana di celebrazioni per i 120 anni della nascita del presidente più amato degli italiani che si articolerà tra Genova, Savona e Stella, il piccolo comune dell’entroterra in cui si trova la casa natale di Sandro Pertini, i cui lavori di restauro saranno inaugurati proprio domenica alla presenza dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Allo statista scomparso ormai 26 anni fa è dedicata anche una mostra sui suoi anni di direzione del Lavoro, alla Sala Liguria di Palazzo Ducale fino al 2 ottobre.
Sempre a proposito di mostre, a Castello d’Albertis ha appena inaugurato “Polaroid ad arte”, dedicata ai lavori della fotografa genovese Giuliana Traverso ispirati ai segni dell’artista Attilio Mangini, scomparso nel 2004. Proseguono anche le mostre dedicate agli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e ad Helmut Newton, ancora a Palazzo Ducale dove, giovedì prossimo, Francesco De Gregori a “A passo d’uomo”, libro scritto a quattro mani con Antonio Gnoli.
TED (http://www.ted.com) è una piattaforma online che raccoglie “idee che vale la pena diffondere“. Un percorso iniziato nel 1984 negli Stati Uniti con una conferenza in cui tecnologia, intrattenimento e design (Technology, Entertainment and Design) erano i temi portanti. Oggi TED è un’organizzazione no-profit che organizza giornate convegno dedicate a molti argomenti in più di 100 lingue. I video degli interventi vengono poi caricati online sul sito. Dal 2009 è possibile organizzare gli eventi TED in tutto il mondo, convegni indipendenti che aiutano a condividere idee raccolte.
Cosa ha a che fare una storia made in Usa con l’Italia, Genova e il Porto Antico? L’idea è di due fratelli genovesi Davide e Giulia Pignone, che hanno deciso di organizzare il TEDxPortoAntico. «Siamo partiti noi due e poi si è organizzato il team di lavoro, abbiamo creato un’associazione non profit. Abbiamo lanciato una call-to-action via Facebook per vedere chi aveva voglia di darci una mano e così si è creato il gruppo di lavoro», racconta Davide.
TEDxPortoAntico, di cosa si tratta?
La formula è la medesima delle conferenze sul modello statunitense: una giornata in cui i relatori si alternano sul palco avendo a disposizione al massimo 18 minuti ciascuno per esporre la propria idea. Ma le regole da rispettare sono rigide, come ci racconta Davide «Ci sono una marea di regole da seguire nel formulare la richiesta, prima di tutto per organizzare un evento locale è necessario chiedere una licenza all’organizzazione ufficiale indicando il nome che si vuole utilizzare, a quel punto sta a loro rilasciare o meno la licenza. Alcune domande del formulario sono incentrate sulle competenze in possesso di chi chiede di poter organizzare l’evento, poi è necessario inquadrare il tema e un’indicazione di massima sui relatori. È importante partire con le idee chiare, insomma… Una volta ottenuta la licenza si ha a disposizione un anno per realizzare l’evento. Noi ci abbiamo lavorato con più intensità da maggio di quest’anno». La richiesta è stata fatta ad ottobre 2014 e accettata a gennaio 2015.
Dunque una serie di relatori che si alterneranno sul palco della Sala Montecucco presso il Circolo Autorità Portuale di Genova dalle 10.00 alle 18.00 del 17 ottobre prossimo.
Chi può intervenire ad un TED? «Quando si è saputo che stavamo organizzando un TED a Genova, quasi chiunque ti scrive per proporsi, la maggior parte li selezioni tu o il team – approfondisce Pignone – nel nostro caso alcuni relatori sono stati scelti da me altri proposti di comune accordo con l’intero team di lavoro. ll TED ufficiale mette veti su tante cose ad esempio gli speech non devono essere di natura politica o religiosa».
La nostra città, dove nella maggior parte dei casi ognuno ama farsi i fatti propri protetto dal calore delle mura amiche, non sembra il palcoscenico adatto per un evento del genere. Cosa vi aspettate da Genova?
«Siamo partiti con poche aspettative, la cosa bellissima è che abbiamo trovato molta apertura in aziende che hanno risposto e si sono complimentate per l’iniziativa; abbiamo trovato sponsor, persone che ci dessero una mano, è stata una sorpresa – continua Davide – la vendita sta andando bene, anche se abbiamo a disposizione solo 100 biglietti, questo è dovuto alla licenza di primo livello concessa dal TED ufficiale che non permette di avere più di 100 persone live durante il convegno».
Chi sono i relatori di TEDxPortoAntico?
Dall’agricoltura alla robotica, passando per la musica, dai gamer fino agli storyteller questi gli 11 speaker di TEDxPortoAntico. La maggior parte sono genovesi ed è questa la bella scoperta: «Cercando speaker nell’ambito di Genova ci siamo accorti che ci sono molte realtà anche piccole, che si stanno dando da fare, peccato è che non siano coordinate, magari c’è l’azienda che sta facendo il pezzetto di A e non sa che l’altra azienda ha un altro pezzetto della stessa A».
L’Ateneo di Genova verso le votazioni per nominare il successore dell’attuale “magnifico” Giacomo Deferrari sulla poltrona di rettore. Il primo turno alle urne è previsto per mercoledì 18 e giovedì 19 giugno, mentre il secondo sarà la settimana successiva, nelle giornate di 25 e 26 giugno. I quattro candidati, Paolo Comanducci, Maurizio Martelli, Aristide Massardo e Alessandro Verri, provengono da background in alcuni casi piuttosto diversi, in altri affini. Le idee che caratterizzano la loro campagna elettorale sono eterogenee. Siamo andati a conoscerli nel corso di un incontro pubblico, per cercare di capire quali sono le posizioni in merito ai “temi caldi”, che coinvolgono non solo la gestione dell’Ateneo (il calo degli iscritti, lo scarso prestigio dell’Università genovese, le spese per le sedi distaccate regionali, la didattica e l’accoglienza: qui l’approfondimento di Era Superba) ma tutta la città, dagli Erzelli al nuovo nodo ferroviario fino alla logistica cittadina.
I candidati
I candidati in un flash – Per meglio comprendere le intenzioni dei singoli candidati e sintetizzare le idee contenute nel programma: – Verri: “Importante puntare sull’efficacia dell’amministrazione, ridare un ruolo centrale ai singoli dipartimenti, intavolare un dialogo intenso con le scuole superiori per attirare nuovi studenti”. – Massardo: “Mi sono candidato perché voglio portare le ‘best practices’ acquisite altrove a Genova. Dobbiamo diventare competitivi nell’ambito di formazione, ricerca e strutture, all’interno di una visione condivisa tra docenti e studenti, dall’alto verso il basso ma anche viceversa”. – Comanducci: “Mi candido per interpretare un disagio diffuso tra studenti, docenti, personale tecnico per come sono andate le cose negli ultimi anni, non solo all’interno dell’Ateneo ma anche a livello locale: l’università è stata attaccata troppo e non si è sufficientemente difesa. Dobbiamo fare un atto di orgoglio collettivo, rialzare la testa e rivendicare la nostra dignità”. – Martelli: “Abbiamo le carte in regola per giocare la nostra partita nella competizione nazionale e internazionale. Metto a disposizione la mia esperienza e disponibilità per lavorare – assieme a una squadra di valore e all’amministrazione civica – sulle punte di eccellenza”.
I candidati possono essere obbligatoriamente solo professori di prima fascia, assunti a tempo indeterminato presso una università italiana. Tutte le candidature sono pervenute entro il 5 maggio 2014, termine ultimo. I quattro professori in questione sono tutti personalità di spicco all’interno del mondo accademico genovese e vantano un curriculum di tutto rispetto. Provengono quasi tutti dal mondo scientifico, pur con diversi ambiti di interesse ma, cosa interessante, manca un candidato proveniente dalla Facoltà di Medicina, in rottura con la tradizione segnata da Deferrari e dal predecessore Gaetano Bignardi.
I quattro nomi in corsa sono: Paolo Comanducci, docente di Filosofia del Diritto e dal 2012 Preside della Scuola di Scienze Sociali; il pisano Maurizio Martelli, professore di Informatica all’interno del dipartimento DIBRIS – Informatica, Biologia, Robotica, Ingegneria dei Sistemi e anche pro rettore vicario; Aristide Massardo, ordinario di Sistemi per l’Energia all’interno della Facoltà di Ingegneria e anche Preside della Scuola Politecnica dal 2012; infine Alessandro Verri, laureato in Fisica che vanta collaborazioni niente meno che con il MIT e che dal 2012 è vice-direttore del DIBRIS.
Il vincitore resterà in carica per 6anni, invece dei consueti 4.
Le nomine non hanno mancato di suscitare polemiche e pettegolezzi: su una testata giornalistica locale si legge che la nomina di Martelli, che sarebbe considerato “il delfino di Deferrari, che lo sta sostenendo e sponsorizzando come il suo successore ideale”, potrebbe essere in discussione dopo l’entrata di Verri all’interno della competizione, anche lui proveniente dalla Facoltà di Ingegneria e dallo stesso dipartimento, il DIBRIS, di cui Martelli è direttore e Verri è stato vice nel 2013. Ma si potrebbe prospettare uno scenario di corsa a tre in cui si unirebbe anche Massardo. Sempre voci di corridoio darebbero come meno probabile la nomina del Preside di Scienze Sociali Comanducci, che avrebbe perso sostenitori dall’area di Medicina forse per le sue posizioni sul caso Erzelli, di rottura rispetto a quelle dell’attuale rettore.
Come funzionano le elezioni dell’ Università di Genova
Sono chiamati al voto docenti, rappresentanti degli studenti nel Senato Accademico, quelli del CdA e dei consigli delle Scuole, nonché dei Dipartimenti; inoltre, ricercatori, dirigenti e tecnici amministrativi, tutti se assunti a tempo indeterminato e con voto con valore pari al 20%. Le votazioni si svolgono in due turni, nel mese di giugno. Se nessuno dei quattro candidati otterrà la maggioranza assoluta, ci sarà un ballottaggio finale a luglio (9 e 10).
L’incontro pubblico in via Balbi: dal tema Erzelli sino all’accoglienza
Ieri, 21 maggio 2014, alle ore 16 nell’Aula Magna di Balbi 5 si è svolto un confronto diretto tra i candidati sulle tematiche più salienti di questa campagna. L’incontro pubblico è stato organizzato dall’associazione studentesca Idee Giovani UniGe in collaborazione con l’Ateneo. “Si tratta di un’iniziativa unica nel suo genere in Italia – commentava il presidente di Idee Giovani UniGe, Simone Botta, nel comunicato stampa – non mi risulta che in alcun altro Ateneo gli studenti abbiano organizzato qualcosa di simile. Lo scopo è riportare l’Università vicina alla gente e agli studenti, che in larga maggioranza non conoscono la dinamicità dell’organismo-Ateneo, che è vivo e da ossigeno alla comunità e al territorio”. Nel corso dell’evento, l’introduzione ai programmi elettorali dei candidati e un dibattito animato.
Sedi distaccate
Tra i punti salienti, a lungo si è discusso dei poli decentrati all’interno della Regione, dalla Spezia a Imperia, passando per Savona. Si tratta di un pratica in voga qualche anno fa e ormai un po’ obsoleta. All’epoca era stata una novità accolta positivamente da molti atenei italiani (uno su tutti, il caso di Torino), ma poi ci si è resi conto che l’apertura di nuove sedi, non specializzate ma equivalenti come offerta formativa alle proposte della sede centrale, era solo un dispendio di fondi ed energie. In Liguria ogni provincia ha una sua sede “forte” in uno specifico settore didattico: La Spezia ha puntato sulla nautica, Savona su energia e comunicazione e Imperia sul turismo. Nonostante la qualità, si tratta di realtà nate nel 2005 e da regolare nuovamente, alla luce della situazione attuale dell’Ateneo (la mancanza di fondi, il calo degli iscritti, la decrescita ecc.). In generale tutti i candidati sono concordi, senza colpi di scena, sull’idea di mantenere le sedi favorendo una specializzazione maggiore, diversificando l’offerta rispetto a quella della sede centrale. In particolare, la necessità è quella di rafforzare gli accordi con i partner provinciali per farli diventare competitivi, evitare che creino accordi con altri atenei limitrofi (già scongiurato il pericolo alla Spezia, dove esistevano fino a pochi anni fa corsi di informatica mutuati dall’Ateneo pisano, e c’erano accordi con Parma) e attirare studenti da fuori Regione.
Verri, nel suo programma il Progetto Unige2020 stilato apposta per le elezioni, illustra alcune linee giuda: «Importante partire dalla Regione Liguria per aprirsi all’Europa: la Regione deve diventare interlocutore privilegiato per fare evolvere questi centri e migliorarli. Abbiamo il dovere di investire su questo perché, anche se il nostro polo universitario è in calo, dobbiamo attrarre anche dai territorio vicini».
Scarso appeal, pochi servizi, accoglienza da migliorare
Altro tema sul banco, la scarsa attrattiva di Genova sui giovani: durante l’incontro c’è chi ha affermato che Genova in realtà è una città giovane, c’è chi invece non è d’accordo. Fatto sta che se già la percentuale nazionale di iscritti all’università non è esaltante (attorno al 30%), il capoluogo ligure registra un trend particolamente negativo: si deve migliorare l’accoglienza, ad esempio rendendo più allettante la pagina web, dialogare con la scuola superiore per incentivare iscrizioni, cercare una sinergia con le istituzioni locali. Come sottolinea Comanducci: «Ad esempio a Pisa, il rapporto studenti-popolazione è molto alto, mentre per noi il dato scende sensibilmente, rasentando la soglia di Palermo. Dobbiamo diventare in grado di attrarre da fuori, oltre che di far restare qui gli studenti liguri».
La percezione è anche quella di un’Università lontana, in certi casi, dal mondo del lavoro. Si parla di internship durante il percorso accademico, ma sappiamo tutti che si sono rivelati nella maggior parte dei casi un flop: non regolati, non retribuiti e senza possibilità di futuro inserimento in azienda. Ci sono comunque spiragli di miglioramento, grazie ad accordi siglati con la Regione per regolare l’apprendistato, oggi in fase preliminare. Commenta Martelli: «Abbiamo siglato il programma Garanzia Giovani, cui hanno aderito circa 28 corsi di studio (soprattutto in ambito scientifico), e ora vediamo come reagiranno le aziende. Tuttavia, per essere competitivi serve una cultura a tutto campo, che sia anche umanistica e non solo tecnico-scientifica».
Gli Erzelli
Questione sicuramente spinosa, visto che la decisione di trasferire la ex Facoltà di Ingegneria sulla collina non avrà ricadute solo sul budget dell’Ateneo o sulla fama della Scuola Politecnica, bensì interesserà l’intera città. In genere i candidati tendono ad essere ancora cauti e a dire soprattutto che tale decisione non spetta al solo rettore, ma piuttosto al CdA dell’Ateneo. Come ricorda ancora Verri, si tratta di una faccenda datata: «Penso alla Facoltà di Architettura come esempio mirabile di progettualità genovese: c’era un progetto e un sogno da seguire che è diventato realtà. Si può fare la stessa cosa oggi agli Erzelli? Forse sì, ma ora l’idea di partenza è un po’ invecchiata e il progetto resta ancorato a un’epoca pre-internet. Non dico che non vada fatto, ma il mondo è cambiato e l’idea è obsoleta: ad esempio, lì si puntava molto e solo sulle competenze tecniche-ingegneristiche, mentre ora è richiesta sempre più l’integrazione con medici e umanisti».
Si tratta di un investimento molto oneroso e di un progetto che chiama in causa anche la ridefinizione della mobilità genovese e che chiede una serie di accorgimenti per permettere a un numero enorme di studenti di raggiungere e di vivere una zona oggi pressoché isolata.
Nonostante la generale cautela, il più duro è Massardo: «Nel luglio 2012 abbiamo detto no al trasferimento perché mancavano i fondi, però abbiamo lasciato aperti spiragli di dialogo e abbiamo proseguito, sperando di poter procedere ad ‘acquisto di cosa futura’, ed è stato un errore. Questa è una questione giuridica ed economica: ci avevano detto che si sarebbe fatta l’operazione a costo zero, poi la situazione è cambiata; ci siamo visti ridurre lo spazio a disposizione da 90 mila mq a 60; avremmo anche dovuto vendere Villa Cambiaso. Non dimentichiamo l’aspetto logistico: a lungo il problema è stato negato, in primis da Burlando. Ma finora nessuno risponde alla domanda su come sarà possibile trasferire così tante persone sulla collina. Venerdì 16 ho partecipato, in qualità di Preside della Scuola Politecnica, a un’assemblea pubblica per affrontare il nodo della logistica con i rappresentanti regionali, ma non abbiamo avuto riscontro».
Inoltre, altre perplessità riguardano il piano industriale: cosa ci sarà agli Erzelli? Per ora ci sono due divisioni di multinazionali in affitto, e la stessa Esaote, promotrice del progetto, ha di recente detto no al trasferimento. Una situazione complessa, ancor più se si pensa che a giugno si riunirà di nuovo il CdA d’Ateneo per affrontare il tema.
Un’iniziativa che nasce dalla necessità di far fronte al problema della disinformazione scientificache, a detta degli stessi organizzatori, è motivo di degrado sociale e culturale. Chi è senza peccato scagli la prima pietra: a quanti di noi è successo di trovarsi a parlare con amici e conoscenti e confrontarci su posizioni errate, sentite in tv o lette da qualche parte, senza ricordare dove? Il bombardamento informativo da parte dei media non specializzati genera ‘mostri’, false credenze, insomma ‘bufale’ cui crediamo e che adottiamo.
Per far fronte a questa tendenza e fornire una corretta informazione avvalorata da dati scientifici, in oltre 30 città italiane nel mese di maggio (nella settimana dal 19 al 24) si svolgeranno eventi in forma di conferenze, caffè scientifici, incontri in libreria o in piazza. Ogni città sceglierà 1-2 approfondimenti tematici(ad esempio sperimentazione animale, OGM, vaccini), e cercherà di spiegare ai partecipanti come stanno realmente le cose. A Genova si parte il 14 maggio, con un evento di anteprima, un aperitivo di raccolta fondi e presentazione del programma, al Beriocafè in Via del Seminario.
La sfida sarà cercare di rendere gli incontri non semplici lezioni frontali ma momenti di confronto stimolanti, coinvolgenti e alla portata di un pubblico di non esperti, spesso scettici. I dibattiti devono diventare, nell’ottica degli organizzatori, luoghi di discussione, proposta di diverse posizioni e crescita.
La Bufala è Servita, l’evento
Questa del 2014 è la seconda edizione di un’iniziativa per la promozione della corretta informazione scientifica: lo scorso anno l’evento ha preso il nome di “Italia Unita per la Corretta Informazione Scientifica” e si è svolto l’8 giugno in sedici città italiane. È nato tutto dalla rete di soci dell’associazione Pro-Test Italia e, seguito della manifestazione, visto il successo, è stato fondato proprio il gruppo Italia Unita Per La Scienza, che organizza la manifestazione di quest’anno. Nel nostro Paese ci sono realtà in fermento anche sotto il profilo scientifico, che continuano a crescere e a battersi non solo per la ricerca ma anche contro la disinformazione.
«L’obiettivo è far sorgere nei cittadini uno spirito critico, grazie al quale poter riconoscere notizie vere e false,specie per i temi scientifici più delicati – è il commento degli organizzatori – fornire gli strumenti per usare la razionalità, senza farsi abbagliare dall’emotività di ogni questione, è il modo più efficace di difendersi da truffe e imbrogli.Avere spirito critico non significa non considerare gli aspetti umani ed etici delle questioni, ma permette di compiere scelte oculate su temi fondamentali per il futuro del Paese che riguardano ricerca e scienza, e dunque anche salute, alimentazione e ambiente».
Italia Unita per la Scienza
Il gruppo “Italia Unita per la Scienza” è nato a fine Aprile 2013, specificamente dopo che un gruppo di ragazzi decisi a liberare cavie in gabbia, aveva preso d’assalto lo stabulario della Facoltà di Farmacologia di Milano danneggiando alcune attrezzature e vanificando ricerche, frutto degli investimenti di soldi pubblici e privati. Da qui, l’idea di ricercatori e studiosi di riunirsi e fondare questo gruppo: in meno di 24 ore è stata messa in piedi una manifestazione per il diritto degli scienziati di lavorare nella ricerca: «Pensiamo che quanto accaduto sia il frutto di una società nella quale si parla poco di scienza e di metodo scientifico; non solo nella vita quotidiana ma anche a scuola, nei giornali e nella politica», raccontano.
Il gruppo aveva organizzato una giornata per la corretta informazione scientifica su territorio nazionale l’8 Giugno 2013, che consisteva in una serie di conferenze e flash mob in varie città italiane. Nel tempo il progetto è cresciuto e, grazie ai social network, sono nate sezioni locali molto attive e distribuite capillarmente. A distanza di un anno dalla prima manifestazione, il gruppo ha organizzato l’evento del 2014, passando da una manifestazione di un giorno, a eventi distribuiti nell’arco di una settimana.
L’argomento è assolutamente attuale ed è facile trovare collegamenti con fatti avvenuti di recente: «Nell’ultimo anno il divieto da parte del Parlamento di coltivare mais810 (e quindi un rifiuto idiosincratico a usare la tecnologia OGM nel campo alimentare), le restrizioni del Parlamento italiano alla Direttiva 2010/63/UE che regola l’uso di animali di laboratorio e gli allevamenti, le pressioni causate da “specialisti” in omeopatia per far si che questa cura, senza alcuna base scientifica, sia finanziata anche dallo Stato, l’inganno del metodo Vannoni nell’uso terapeutico di cellule staminali e le proposte antivacciniste presentate in parecchie regioni d’Italia. La situazione è davvero preoccupante. Non si parla di semplice “disinformazione” della società, ma anche disinformazione da parte di chi deve prendere decisioni importanti nel nostro Paese. La cattiva informazione va a colpire in due modi il lavoro del ricercatore: prima di tutto screditandolo agli occhi del pubblico, poi danneggiandolo economicamente. La politica decide quali sono i settori strategici che devono essere finanziati e crea il terreno fertile necessario per attirare investimenti da privati e di altre istituzioni».
I giovani d’oggi: chi li capisce, chi li racconta? E poi, come si raccontano loro stessi? Due visioni compatibili o in contrasto? Il motivo dell’acuirsi di queste riflessioni, tra le altre cose, è stato lo scoppiare del caso letterario de “Gli sdraiati” di Michele Serra.
Serra, columnist di Repubblica, scrittore e autore televisivo, nella sua ultima fatica letteraria ha cercato di raccontare la generazione degli adolescenti di oggi con la sensibilità del padre che osserva il figlio. Il ritratto di Serra ha suscitato reazioni diverse: non sono mancate le polemiche (su Twitter, ad esempio, è impazzato il caso dell’account fake del “Figlio di Michele Serra”, creato qualche ora prima dell’intervista di Serra alle ‘Invasioni Barbariche’) per quella che per molti era solo una narrazione stereotipata che presentava ragazzi web-dipendenti, con il divano come seconda pelle, semi-lobotomizzati a causa della tv. Insomma, ragazzi indolenti che rimandano sempre a domani quel che possono fare oggi.
Non stiamo qui a discutere se l’analisi dei detrattori sia corretta o meno, né cercheremo di fare una recensione critica del libro. Piuttosto ci concentriamo sulle reazione che il libro ha scatenato, con il pregio di essere riuscito quantomeno a riportare l’attenzione sul mondo degli adolescenti, suscitando discussioni critiche, oltre gli scandali, la cronaca, le baby prositute, le professoresse che seducono gli alunni, e viceversa.
Abbiamo partecipato all’incontro dal titolo “Sdraiati a chi? La scuola e le nuove generazioni: chi le conosce, chi le capisce, chi le racconta…” al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia lo scorso mercoledì 30 aprile (qui lo storify della diretta Twitter di #EraOnTheRoad). Abbiamo raccolto il pensiero di Lirio Abbate (L’Espresso), della ‘iena’ Mauro Casciari, Lella Mazzoli, docente di comunicazione all’Università di Urbino, e di Francesca Ulivi di MTV News, sul modo in cui i media oggi parlano dei e ai giovani: quali sono gli errori che commettono i giornalisti?
Gli sdraiati: stereotipo mediatico o realtà?
L’edizione del Festival Internazionale del Giornalismo 2014 si svolge dal 30 aprile al 4 maggio in varie location del centro di Perugia: oltre 200 eventi (tra workshop, panel, keynote speech, convegni, social event, premiazioni, rassegna stampa, presentazioni di libri, serate teatrali, incontri, documentari, data journalism, concerti, hacker’s corner, live con la puntata speciale del programma Gazebo in onda su Rai 3); quasi 400 speaker da tutto il mondo. Tra i temi principali dell’edizione, il ruolo crescente del lettore nell’era dell’open web, la ricerca di nuovi modelli di business, il futuro dei media in Africa, le donne e il giornalismo, gli effetti del caso Snowden (a partire dallo scoop del Guardian). Si tratta dell’edizione VIII del Festival, manifestazione iniziata nel 2007 per iniziativa di Arianna Ciccone e Chris Potter, i due professionisti hanno fortemente voluto questo festival che, già un successo dalla prima edizione, è andato crescendo costantemente. In questa edizione, per la prima volta, gli organizzatori hanno dato avvio a una campagna di crowdfunding, visto che è venuto loro a mancare il sostegno – economico e morale – delle istituzioni cittadine, che inspiegabilmente hanno scelto di non sostenere finanziariamente il Festival. Il crowdfunding è stato un successo: si chiedeva di raccogliere 100 mila euro per l’organizzazione, alla fine ne sono stati raccolti anche di più.
Come descrivereste i giovani d’oggi? Quanto sono diversi da genitori e nonni? Sono alcune delle domande che gli alunni del Liceo Galileo Galilei di Perugia, in aperto contrasto con Serra, hanno posto durante l’incontro per fare luce sui limiti degli adulti, giornalisti e comunicatori. Le reazioni sono varie, ma fondamentalmente concordi: gli adolescenti di oggi sono composti da identità diverse, e si può parlare per loro di transizioni fluide (nel senso usato da Bauman) che cambiano da contesto a contesto.
Se volessimo metterci a raccontare i quindicenni di oggi, in poche parole falliremmo. E penso che anche il più giovane di noi (neo-trentenne o quasi trentenne, o anche solo venticinquenne) avrebbe difficoltà nell’impresa (vana e che pecca di hybris). Per farlo, suggerisce Francesca Ulivi con una metafora, è fondamentale inginocchiarsi: impossibile raccontare il mondo di un bambino se si resta in piedi; possibile farlo solo se ci si inginocchia e ci si cala al suo livello. Viceversa, si pensa di raccontare il mondo altrui, ma in realtà si racconta soltanto il nostro modo di vedere l’altro.
Proprio questo, dice Ulivi, è l’approccio che usa MTV News nel cercare di parlare di giovani in modo anticonvenzionale e fuori dai soliti schemi: il canale ha creato un format in cui i ragazzi stessi si raccontano in prima persona senza l’intermediazione del giornalista, che scompare lasciando la parola al protagonista. I ragazzi vengono scelti soprattutto non perché esemplificano casi limite, soggetti particolari o stereotipo positivo/negativo (dal giovane responsabile e volenteroso a quello che “sabato in barca a vela, lunedì al Leoncavallo”, come cantavano gli Afterhours anni fa in una famosa canzone).
Commenta Ulivi: «La scelta è di raccontare la normalità con un approccio diverso, non i “fenomeni” (come ad esempio l’abuso di droghe chimiche e tutte le altre realtà di cui parlano spesso le cronache). Non una storia sola, ma tantissime storie raccontate da una generazione alla sua stessa generazione (il target di MTV è composto per eccellenza da adolescenti, n.d.r.), che messe insieme costituiscono l’universo della generazione stessa. Ad esempio, abbiamo raccolto la testimonianza di Brenda, ‘milanesissima’ ventiquattrenne, stagista per un’agenzia di moda perché ha trovato, come tanti, l’offerta sul sito dell’università. È solo una delle 650 storie scelte da noi: abbiamo neo-laureati in sociologia che scelgono storie sul territorio, non decidiamo a priori di parlare di chi fa tre lavori, ha il mutuo da pagare e vuole comprarsi la casa, ma è piuttosto una scelta a partire dal dato reale. Cerchiamo di raccontare in maniera normalizzante e non drammatizzante».
Ma perché queste storie ‘normali’ non trovano spazio su tv, giornali e media? Da un lato, il limite per eccellenza delle grandi redazioni (dettato in parte dai vincoli aziendali legati soprattutto agli accordi con i grandi inserzionisti) del dover scrivere quello che “fa vendere”, secondo un circolo vizioso per cui al giornalista è chiesto di scrivere quel che il lettore si aspetta, finendo per rinforzare stereotipi errati e non svelare una realtà più complessa.
Dall’altro, un limite del giornalismo soprattutto italiano: la tendenza a educare il lettore, a dare un parere, a moralizzare. Si dovrebbe partire dalla domanda su “come la pensi tu?”, ascoltare, stare in mezzo alla gente, “annusare la puzza delle notizie” (come dice Lirio Abbate, con una espressione fortunata che è stata una delle citazioni più riprese sui media del festival), raccontarle come le hai registrare senza fronzoli, superlativi o giudizi. Ma questo pare che il giornalismo italiano abbia in troppi casi difficoltà a farlo.
Chi sono “gli adolescenti”?
Ma chi sono i ragazzi che abbiamo davanti, qual è il loro rapporto con i media? Lella Mazzoli, docente universitaria, ha svolto due forum con i suoi studenti di Urbino, uno sui giovani e uno sull’informazione culturale di cui normalmente fruiscono. Quel che è emerso è che i ragazzi sono più attenti e selettivi di quanto si può pensare normalmente.
Racconta Mazzoli: «Abbiamo indagato su quali media usano i giovani per informarsi. È venuto fuori che la televisione non è del tutto ignorata, ma viene guardata in modo diverso. La rete, naturalmente, cresce in modo straordinario, soprattutto le visite a quotidiani e siti specializzati. C’è un ritorno ai media tradizionali, ma in modo più moderno e attento: i giovani sono diffidenti nei confronti dell’informazione, perché viene percepita come schierata; sono più critici e omofilici, ovvero seguono il consiglio di amici persone di fiducia che danno suggerimenti su cosa guardare tramite Facebook, ma non solo. Tuttavia, è emerso che, di pari passo con l’omofilia, che anche la tendenza a imbattersi in notizie inaspettate e c’è curiosità. Omofilia da un lato, dall’altro criticità e indipendenza nella scelta di contenuti dal basso».
Dallo studio di Mazzoli è emerso che i ragazzi che si informano con supporti mobile e cercano news, soprattutto su Facebook e Twitter, oggi sono l’84%, contro un 55% che dichiara di non farlo: gli adolescenti vivono in un contesto di mobilità stanziale, usano il second screen ora, mentre prima era appannaggio delle persone agé perché erano strumenti costosi. Inoltre, il 63% dei ragazzi usa app per avere accesso alle notizie.
Ormai dalla metà degli anni 2000 abbiamo capito che i nuovi adolescenti sono costituzionalmente diversi dagli adulti, perché compongono la generazione dei nativi digitali, con una prospettiva su vita e futuro diversa da quella delle generazioni precedenti data proprio dalla tecnologia. I ragazzi costruiscono un proprio ‘patchwork mediale’, una coperta mediale che compone il loro universo e che è costruita con tessere strane, non predisposte ma piuttosto messe insieme dal basso, grazie a internet e agli altri media. Quello che incuriosisce è che gli adolescenti sono molto critici nei confronti di internet: non si prende tutto quello che c’è, ma anzi si è molto selettivi.
Diretto da Carla Peiroleroe curato da Chance Eventi – Suq Festival e Compagnia,“Intercultura va a scuola” giunge alla quinta edizione. A partire dal 12 marzo e sino al 14 giugno, saranno i linguaggi espressivi e gli strumenti del teatro, attraverso laboratori teatrali, conferenze e spettacoli, il cuore di un percorso formativo che coinvolgerà 5000 studenti liguri fra scuole superiori e università contro il razzismo e per il dialogo fra culture.
“Il progetto prevede tanti appuntamenti, a cominciare dai laboratori teatrali “Facciamo intercultura insieme”, che coinvolgeranno – in una serie di lezioni con gli artisti della Compagnia del Suq – studenti e docenti di tre istituti, per approfondire tecniche e strumenti della recitazione, della danza e della musica. I laboratori sono finalizzati allo spettacolo “Studenti in scena”, che il 14 giugno al Suq Festival al Porto Antico vedrà gli studenti protagonisti di una rappresentazione ispirata alle tematiche dell’educazione alla mondialità e alla non violenza”, si legge nella nota stampa.
Dodici appuntamenti sull’ Arte del Dialogo, con gli artisti della Compagnia del Suq che porteranno nelle Scuole superiori della regione la loro esperienza artistica, per spiegare l’importanza delle contaminazioni dei linguaggi espressivi. Inoltre, dal 15 aprile al 27 maggio, in programma quattro incontri della rassegna Suq&Università con l’obiettivo di approfondire il tema dei “luoghi” in cui oggi si vive il dialogo, o lo scontro, tra culture e generazioni. I primi tre incontri si svolgeranno presso la Sala Gradinata Informagiovani di Palazzo Ducale:
Martedì 15 aprile “Centri commerciali e outlet, nuove piazze di incontro?” con Marco Aime dell’Università di Genova e Davide Papotti dell’Università di Parma, dopo i saluti dell’Assessore Sergio Rossetti, del Presidente del Municipio 1 Centro Est, Simone Leoncini e del Direttore DISPO dell’Università di Genova, Giovanni Battista Pittaluga.
Martedì 6 maggio “Comunità in rete, le piazze virtuali” con Pino Bruno, direttore dell’edizione italiana di Tom’s Hardware, Mario Dossoni dell’Università di Pavia, Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano. it e il cantautore Federico Sirianni.
Martedì 20 maggio “Movimenti e rivoluzioni, le piazze della contestazione”Saranno Luca Borzani, storico e Presidente della Fondazione per la Cultura Genova Palazzo Ducale, e Alessandra Stefani dell’Ecole Des Hautes Etudes Sciences Sociales di Marsiglia.
Infine, Marco Aime e Carla Peirolero, direttrice del Suq Festival, intervisteranno il saggista e critico letterario e teatrale Goffredo Fofi nell’incontro “Le piazze e la cultura” previsto per martedì 27 maggio nell’Aula Magna dell’Università di Genova (Via Balbi 2).
Le scuole e gli artisti convolti nel percorso formativo:
I.T.C. Montale Genova, Fondazione C.I.F Formazione Genova, IPSSAR Nino Bergese, IIS Gastaldi – Abba Genova, Istituto Duchessa di Galliera Genova, ISSS Firpo – Buonarroti Genova, Liceo Artistico Klee-Barabino Genova, Liceo Linguistico Internazionale Grazia Deledda Genova, Liceo Collegio Emiliani Genova, Liceo Classico Colombo Genova, Ente Scuola Edile Savona, Liceo Calasanzio Carcare Savona, Villaggio del Ragazzo Chiavari, Liceo Costa La Spezia, DAMS Università Imperia.
Tra gli artisti coinvolti: Carla Peirolero (direzione progetto), Roberta Alloisio (coordinamento attività formative), Mohamed Ba, Enrico Campanati, Jo Choneca, Arianna Comes, Susanna Gozzetti, Mirna Kassis, Eyal Lerner, Olmo Manzano Andres Anorve, Fabrizio Matteini, Laura Parodi, Esmeralda Sciascia, Anahita Tcheraghali, Tatiana Zakharova (conferenze- spettacolo)
Aggiornamenti, calendario, commenti di studenti e docenti sul sito www.suqgenova.it
Poteva essere il tanto atteso faccia a faccia fra la politica e gli ambientalisti sul tema delle grandi opere e del consumo del territorio, per alcuni sarebbe potuto essere addirittura il giorno della presa di posizione del sindaco Doria sulla Gronda, e invece niente di fatto. Assenti sia il sindaco che l’assessore regionale alle infrastrutture Raffaella Paita, l’incontro pubblico “Liguria terra fragile” promosso da Legambiente e WWF con il patrocinio della Provincia, svoltosi ieri nella sale del consiglio della Provincia di Genova, ha perso molto della sua logica iniziale. Le associazioni ambientaliste hanno comunque lanciato un appello alla politica affinché abbandoni il “totem” grande opera in favore di una discussione fondata sul merito delle questioni.
«Usiamo la parola “fragile”, ma questo termine viene sovente utilizzato in maniera impropria come se la nostra regione fosse da sempre in questa situazione – sottolinea Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria – in realtà è l’intervento dell’uomo che ha reso via via più fragile il territorio, e questo fattore non deve essere mai dimenticato». A tal proposito «Bisogna rimettere in discussione le scelte del passato – continua Grammatico – in particolare quella relativa all’impermeabilizzazione sfrenata del suolo che dà luogo a disastri ai quali ormai siamo tristemente abituati. Un dato emblematico, estratto da un dossier di Uniontrasporti, ricorda come in Liguria siano presenti ben 98 Km di strade (comunali, provinciali, statali, autostrade, ecc.) che coprono complessivamente 300 Km quadrati di territorio. È evidente come la situazione sia satura, quindi è necessario investire sulla rete stradale esistente e non puntare sulla realizzazione di nuove opere che andrebbero a tagliare ulteriormente i versanti montuosi».
Oggi la discussione verte sulle “infrastrutture” e sul cemento necessario per costruirle, senza entrare quasi mai nel merito delle diverse questioni, magari con il supporto di analisi costi/benefici indipendenti. E il panorama ligure non si discosta più di tanto da quello nazionale. Questo il senso dell’appello lanciato dalle associazioni, come spiega Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente: «In Italia la vera questione è cambiare i termini del dibattito sulle opere infrastrutturali che, invece, sembra essere tuttora ancorato al contesto pre-crisi quando, a partire dal 2001, intorno alla Legge Obiettivo (Legge n. 443 del 2001, programma delle infrastrutture strategiche) si è costruita una bolla di sogni in cui tutto sembrava possibile, ed ogni realtà italiana ha provato a candidarsi, ciascuna con la sua grande opera, per entrare dentro quel percorso».
In questo momento in Italia si dovrebbero costruire ben 175 opere trasportistiche per un totale di circa 375 miliardi di euro. «Il Paese probabilmente non ha neppure 1/10 di tali risorse – continua Zanchini – Tra l’altro sono costi sottostimati perché, quasi nella totalità dei casi, si tratta di progetti preliminari. Tuttavia, sono opere che vanno avanti, perlomeno sulla carta. Evitando che la politica, a tutti i livelli, dai singoli Comuni al Governo, si assuma la responsabilità di dire “No quest’opera non si può fare, quest’opera non è concretamente finanziabile”. Tutto ciò è stato superato grazie alla Legge Obiettivo che permette di costruire per lotti costruttivi (ovvero intanto si apre il cantiere e poi si attendono le risorse per proseguire), è il caso di Gronda e Terzo Valico a Genova».
Per Stefano Lenzi del WWF Italia «La Legge Obiettivo è la più grande operazione clientelare portata a termine in Italia, in cui si realizza la connivenza tra gli studi di progettazione delle grandi società ingegneristiche e la politica. La Legge Obiettivo stato un macroscopico fallimento, è servita soltanto per mettere timbri su progetti dissennati, infilarli nel cassetto e nel frattempo soddisfare le clientele locali». Secondo Lenzi «Lo Stato ha abdicato alla sua capacità di pianificazione e programmazione. Oggi, secondo il rapporto del servizio studi della Camera, risultano effettivamente pagati per opere concluse soltanto 9 miliardi sul monte di 375 miliardi di euro, cioè il 2% del costo complessivo».
Ma quali sono le priorità sulle quali occorre al più presto concentrarsi? «Il tema delle città e della mobilità urbana, ad esempio, è completamente assente nella Legge Obiettivo – sottolinea Zanchini – Le linee dei tram e delle metropolitane, insomma, non hanno alcuna speranza di essere realizzate. Altro tema fondamentale è il trasporto merci. La politica pensa ai grandi collegamenti come la Tav in Val di Susa, il Valico del Brennero, il Terzo Valico, ecc., così il dibattito riguarda esclusivamente le infrastrutture a scapito dell’analisi sulle dinamiche del traffico merci. Prendiamo il caso del Terzo Valico che, nella migliore delle ipotesi, sarà completato tra 20 anni. Nel frattempo non si fa nulla di altro. La discussione dovrebbe concentrarsi sul sistema portuale genovese nel suo complesso (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), sulle strategie per semplificare entrata/uscita delle merci dai terminal portuali, sul rendere più efficiente la gestione del trasporto ferroviario all’interno dello scalo, ecc. E solo successivamente potremmo ragionare sulle linee di valico in un’ottica regionale e non solo genovese».
In occasione del giorno della memoriaPalazzo Ducale e il Centro Culturale Primo Levi organizzano domenica 26 gennaio alle ore 16.58 la lettura corale e pubblica Dall’alba al tramonto.
Il libro scelto per il reading sarà La notte di Elie Wiesel, il racconto della sua esperienza di prigioniero nei campi di concentramento di Auschwitz, Buna e Buchenwald.
A seguire, alle ore 18, è in programma La farfalla risorta, un reading musicale per metà incentrato sulle musiche klezmer- jazz ebraiche e per metà dedicato al racconto dell’esperienza unica del ghetto di Terezin, intervallato dalle letture del libro di Matteo Corradini, La repubblica delle farfalle(Rizzoli) e le musiche eseguite da tre musicisti professionisti, riarrangiate appositamente per lo spettacolo. L’intreccio tra parole lette e musica fa da filo conduttore.
Si va dal racconto della vita quotidiana nel ghetto ad alcuni episodi particolarmente duri nella storia della Shoah, alla scoperta del senso della verità, e su come la si possa cercare anche quando tutto intorno crolla. Anche quando la vita è in fortissimo pericolo. Parole e musica creano poco per volta un dialogo in crescendo, tra commozione e sorrisi
Infine, dal 26 gennaio al 9 febbraio le Prigioni della Torre Grimaldina ospitano la sesta edizione di Segrete, Tracce di Memoria, rassegna d’arte contemporanea ideata e curata da Virginia Monteverde per il Giorno della Memoria, in collaborazione con Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Ilsrec, presentazione a cura di Stefano Bigazzi.
Una serie di opere site specific per celebrare il sacrificio della Shoah e ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, una pagina della storia contemporanea che ha segnato in modo indelebile le vicende politiche e umane del secolo scorso. L’arte affida alla suggestione delle opere il compito di tramandare la memoria non attraverso una funzione didascalica, ma parlando direttamente al cuore e alla mente dei visitatori.
Nel corso dell’inaugurazione di sabato 25 gennaio, i visitatori avranno accesso al piano superiore della Torre Grimaldina dove potranno assistere alla performance Dentro la Violenza_Dietro la Notizia a curadalla Compagnia Filò con la partecipazione di Danilo Spadoni.
La mostra si avvale anche delle videotestimonianze di Luca Borzani – presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Piero Dello Strologo . presidente del Centro Culturale Primo Levi, Mino Ronzitti – presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
Anche quest’anno avrà una parte di rilievo la documentazione storica. I visitatori potranno per la prima volta “consultare” la mappa dei rifugi antiaerei utilizzati a Genova nel corso della Seconda Guerra Mondiale, grazie al progetto di ricerca di Carlo Cassan “Genova e i rifugi della Memoria: le gallerie dimenticate”
Orario: 10/13.30 – 15/18, chiuso il lunedì; apertura straordinaria lunedì 27 gennaio per il Giorno della Memoria. Per i giorni del 26 e 27 gennaio l’ingresso è gratuito
Sabato 25 e domenica 26 gennaio torna in tutte le città italiane YogaPorteAperte, la prima manifestazione nazionale interamente dedicata allo yoga e totalmente gratuita.
La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 14esima edizione, si tiene in tutta Italia ed è organizzata dall’associazione di insegnanti: nella scorsa edizione ha ottenuto numeri importanti, con oltre 100 centri partecipanti e un afflusso di oltre 5000 persone.
Obiettivo principale delal due giorni, quello di diffondere informazioni corrette sulla pratica yoga ed offrire opportunità gratuite per sperimentarla direttamente sotto la guida di insegnanti qualificati.
Ogni centro o insegnante aderente all’iniziativa, proporrà un programma di incontri aperti a tutti, con la possibilità per il pubblico interessato di partecipare a lezioni gratuite di prova, conferenze, dibattiti, proiezioni di video e altre iniziative.
Di seguito, il programma della due giorni a Genova
Sabato 25 gennaio
ore 10/11.30 Centro Yoga Verso il Sole (via Gianelli 31r) – Pratica di yoga per tutti
Referente Paola Bruschetta (349 4737340 – yogaversoilsole@gmail.com)
ore 10/11 Centro Yoga Mahima (via Cairoli 11/17) – Lezione di yoga con Alberto Ficarelli
Referenti Michaela Gamalero e Alberto Ficarelli (328 9282677 – 345 2729948 – info@yogamahima.net)
10/11.30 Accademia It. Shiatsu Do (vico della Casana 9/5) – La pratica di yoga nella vita quotidiana
Come migliorare il benessere e la comprensione coltivando la presenza mentale nella vita di tutti i giorni
Referente Pietro Thea (010 2467236)
ore 11.15 Accademia It. Shiatsu Do (vico della Casana 9/5) – Yoga Nidra, lo yoga del sonno: la via dello spazio e della gioia
Referente Patrizia Sannino (333 2508150)
ore 14/15.15 Ass di promozione sociale Nuovo CIEP (Via Allende, 48) – La Devi Danzante: un omaggio alle figure
del divino nello Hatha Yoga – pratica yoga condotta da Simona Mocci
Referente Simona Mocci (348 0864600)
ore 15.30 A.S.D. Il Melograno (via della Libertà 10a) – I 5 elementi cosmici (terra, acqua, fuoco,aria ed etere) nella pratica yoga
Referente Silvia Canevaro (345 6973959)
15.30/16.45 ore 14/15.15 Ass di promozione sociale Nuovo CIEP (Via Allende, 48) – La Devi Danzante: un omaggio alle figure del divino nello Hatha Yoga – pratica yoga condotta da Simona Mocci e Elisabetta Rossi
Referente Simona Mocci (348 0864600)
ore 15.30/17 Sala di Palazzo del Principe (Piazza del Principe, 4 Genova) – Dallo yoga per gli occhi alla visione e prospettiva in diversi asana, alla visualizzazione del rilassamento
Referente Corinna Nunneri (393 1498761)
ore 15.30 Centro Yoga Mahima (via Cairoli 11/17) –Il respiro degli dei – proiezione del documentario sullo yoga moderno del regista Jan Schmidt-Garre – introduzione di Michaela Gamalero
Referenti Michaela Gamalero e Alberto Ficarelli (328 9282677 – 345 2729948 – info@yogamahima.net)
ore 16/18 Centro Raja Yoga Fior d’Aliso (Via Bonifacio, 1/5) – Lezione di Raja Yoga: quando la pratica di asana incontra la meditazione
Referente Maurizio Angeloni – Adriana Sani (340 4825499 – fiordalisoyoga@libero.it – www.fiordalisoyogagenova.it)
ore 18 A.S.D. Il Melograno (via della Libertà 10a) – Le poesie del risveglio, performace di estetica del vuoto – concerto di musica meditativa abbinato alla lettura di Haiku – duo Karina Stieren e Akshan
Referente Silvia Canevaro (345 6973959)
Domenica 26 gennaio
ore 10.30 / 12 Palazzo Grimaldi (via Colombo 7/5) – La quiete del respiro
Referente Patrizia Sannino (333 2508150)
ore 10/11 Centro Yoga Mahima (via Cairoli 11/17) – Lezione di yoga con Alberto Ficarelli
Referenti Michaela Gamalero e Alberto Ficarelli (328 9282677 – 345 2729948 – info@yogamahima.net)
ore 11 Prana Yoga (via Fiasella 4/4) – Yoga a coppie: l’incontro con l’altro
Referente Silvia Canevaro (345 6973959)
ore 15/ 16 Ass di promozione sociuale ARCO IRIS (Via Vittorio Veneto, 58 Busalla GE) – Lezione di yoga
Referente Simona Mocci (339 4860713 – 348 0864600)
ore 16.45/18.15 Ass di promozione sociuale ARCO IRIS (Via Vittorio Veneto, 58 Busalla GE) – Conferenza Il sistema dei Chakra: prospettive a confronto – relatrici Simona Mocci
Referente Simona Mocci (339 4860713 – 348 0864600)
Per ogni informazione è possibile contattare la segreteria dell’Associazione:
tel: 02 8361288 – e-mail: informa@insegnantiyoga.it
Dal 21 gennaio al 25 febbraioPalazzo Ducale ospita il nuovo ciclo di incontri Com’è fatto il mondo? Un viaggio tra cielo e terra: sei appuntamenti con altrettantiesperti del settore per delineare le attuali conoscenze sul nostro sistema solare e in particolare sul nostro pianeta.
Si parlerà di nascita ed evoluzione del sole e di stelle analoghe, deriva dei continenti, formazione del sistema planetario, natura della crosta terrestre e la sua dinamica, atmosfera e mutazioni climatiche, magnetismo terrestre.
Ecco il calendario completo
-21 gennaio 2014, ore 17.45
Il nostro sistema solare: presente, passato, futuro Enrico Beltrametti
professore emerito, già docente di Fisica nucleare e di Fisica teorica, Università di Genova
-28 gennaio 2014, ore 17.45
La deriva dei continenti: l’evoluzione dell’area mediterranea Stani Giammarino
docente di Geologia, Università di Genova
La conferenza si propone di approfondire le modalità di strutturazione delle catene orogeniche perimediterranee (Alpi, Appennino, Pirenei, Cordigliera Betica, Rif, Atlante Telliano, Dinaridi); i motivi per cui il fondo del Mediterraneo si presenta come un mosaico crostale i cui bacini sono nella maggiore parte derivanti da recenti fasi distensive che hanno portato a creazione di nuovi ”spazi oceanici” e che solo in una sua parte orientale sia presente il residuo di quello che era stato un vasto antichissimo oceano, la Tethys (Tetide), che circa 200 milioni di anni fa separava un gruppo di continenti. Inoltre, è previsto un approfondimento su una serie di avvenimenti tra cui l’isolamento dall’Oceano Indo-Pacifico, il temporaneo isolamento dall’Atlantico con il disseccamento del Mediterraneo, il ruolo dello stretto di Gibilterra, l’evoluzione dell’arco Eoliano, le glaciazioni e le conseguenti variazioni del livello marino, la drammatica esplosione di Santorini, l’ attività sismica.
–4 febbraio 2014, ore 17.45
Acqua: questa sconosciuta Giulio Armando Ottonello
docente di Geochimica, Università di Genova
Dopo tutto Cartesio aveva ragione, e questa sorta di “astro incrostato” sul quale viviamo aveva ricevuto buona parte dell’acqua dal Cosmo, durante il suo accrescimento…. Ma cosa è questa “acqua” di cui tutti parlano senza nulla o quasi nulla conoscere? Da puristi potremmo dire che è il composto H2O nello stato di aggregazione liquido ma questa definizione è troppo arida e non trasmette per nulla il desiderio di conoscerne le straordinarie proprietà. L’acqua, sorgente e linfa di vita, è innanzitutto un solvente polare formidabile, in grado di dissolvere costituenti essenziali e trasportarli per lunghissime distanze a fornire nutrimento ad animali e vegetali. L’acqua non è affatto “comune” ed è piuttosto raro incontrarla nel Cosmo che conosciamo: sopravvive in un ristretto campo termico, che per comodità abbiamo rinchiuso in un centinaio di gradi (dal punto in cui a pressione ambiente scompare per dar luogo al ghiaccio di tipo I, al punto in cui si trasforma in gas) e che abbiamo definito appunto “centigradi”. Si decompone a dare gas ossigeno se il sistema in cui si trova è troppo ossidante o a dare gas idrogeno se è troppo riducente (in una scala di pochi Volts). Si decompone (in minima parte) in forma ionica a dare protoni ed idrossili che interagiscono rapidamente con le altre specie solute a formare i più svariati sali (quando la concentrazione è sufficientemente elevata) o a dissolverne altri. L’acqua non si “consuma”, si rinnova continuamente nel ciclo degli elementi, ma l’Uomo è in grado di alterare pesantemente le dinamiche di ricarica delle falde da cui si approvvigiona. Infine l’acqua ha “memoria” ma è una memoria puramente chimica ed attraverso questa ci racconta la sua storia pregressa, il percorso ed tempo trascorso nei meandri della Terra. Un tempo “geologico” che, per nostra immensa fortuna, poco ha a che fare con le effimere dinamiche cui siamo adusi.
11 febbraio 2014, ore 17.45
Il pianeta magnetico Emanuele Bozzo
docente di Geofisica applicata, Università di Genova
Il nostro Pianeta è sede di un campo magnetico che non si espande liberamente nello spazio interplanetario ma è confinato entro una precisa regione di spazio: la magnetosfera terrestre. Essa è la nostra protezione principale, è così importante per la nostra esistenza e la nostra evoluzione che ogni suo piccolo cambiamento deve essere studiato a fondo. E pur potendo arrivare a miliardi di chilometri di distanza nello spazio, gli studiosi non possono vedere il nostro campo magnetico. Esso è generato a circa 4mila chilometri di profondità nel nucleo esterno, un mare di ferro e nichel che circonda il nucleo interno di ferro solido, grande più o meno come la luna e caldo come la superficie del sole. Da lì lancia all’esterno una specie di bozzolo magnetico che avvolge l’intero pianeta, questo blocca il ” vento solare”, un bombardamento costante di particelle ad altissima energia sparate dal sole. Se non avessimo un campo magnetico la Terra verrebbe investita da costanti e pericolose radiazioni . Antico come la Terra stessa, il campo geomagnetico ha effetti sulle nostre comunicazioni e sulla navigazione, abbiamo dovuto adattare ad esso la nostra tecnologia: quella stessa tecnologia che esso difende da attacchi esterni. Gli scienziati stanno misurando il campo magnetico sin dal XVI° secolo.
18 febbraio 2014, ore 17.45
Dinamica del clima e processi del Sistema Terra Antonello Provenzale
ISAC Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima, CNR
Il clima del nostro pianeta è un sistema complicato e complesso. Complicato, perché è costituito da un grande numero di componenti diverse, come l’atmosfera, l’oceano, la criosfera, la biosfera. Complesso, perché queste componenti interagiscono fra loro in modo non lineare su tutte le scale di tempo e di spazio. Per questi motivi, la risposta del sistema climatico alle variazioni delle forzanti esterne (quantità di energia ricevuta dal Sole, carico di polveri vulcaniche, concentrazione di gas serra e aerosol di origine antropica, cambiamenti nelle caratteristiche del territorio) può riservare delle sorprese legate ai meccanismi di retroazione (feedback) stabilizzanti o destabilizzanti che vengono attivati.
In questo seminario viene discussa la nostra comprensione attuale del clima e del Sistema Terra, focalizzando l’attenzione su ciò che rende il clima del nostro Pianeta così speciale: la presenza di acqua in tutte le sue tre fasi (solida, liquida e di vapore) e la presenza della vita. Saranno illustrati i principali meccanismi di funzionamento del clima (equilibrio fra irraggiamento ed emissione, trasporto di calore verso i Poli) e i più importanti processi di feedback legati al ciclo idrologico e all’interazione clima-biosfera, introducendo in modo schematico i modelli matematici e numerici utilizzati per la descrizione della dinamica del clima. Il seminario si conclude con un ampliamento della prospettiva al caso degli altri pianeti, nel nostro e negli altri sistemi solari, e con una breve discussione delle ricerche sull’abitabilità planetaria.
25 febbraio 2014, ore 17.45
Il bel Paese: fragile Paolo Roberto Federici
già docente di Geografia fisica , Università di Pisa
Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Sopra ogni cosa. Il vangelo laico secondo De André nel testamento di un profeta è il libro scritto da Don Gallonegli ultimi mesi di vita, nato sulle ali dell’amicizia intrattenuta per anni con Fabrizio De Andrè.
Faber, ancora giovane liceale, stupì don Andrea con i suoi componimenti scolastici dai quali già traspariva l‘insofferenza verso il potere e l’intolleranza.
I due amici si trovavano spesso a parlare girando per i bassifondi di Genova, specialmente nel Ghetto, e da quel dialogo, affettuoso e schietto, il poeta cantastorie trasse ispirazione per molti dei suoi capolavori musicali, da Princesa, a Creuza de ma, Bocca di rosa e Via del Campo.
Per comporre il suo “vangelo laico” – contrappuntato dalle pungenti vignette di Vauro – don Gallo ha scelto dodici delle canzoni più amate di Faber per rilanciare quei valori che sono stati per lui ancor più imprescindibili e non negoziabili di quelli religiosi: «Perché il tessuto della laicità si fonda su princìpi condivisi che devono diventare patrimonio di tutti».
In questa Buona Novella, sacra e profana, soffi a quel vento libertario che ha percorso negli anni le parole appassionate di un grande profeta e i versi del più grande cantautore italiano del Novecento.
Il libro viene presentato venerdì 17 gennaio presso La Feltrinelli di Genova: intervengono Vauro Senesi, Liliana Zaccarelli e i ragazzi della Comunità di San Benedetto al Porto. Modera Laura Guglielmi. La cantautrice Giua accompagnerà la presentazione con un omaggio a Fabrizio De Andrè.
Il libro è in vendita nelle librerie a partire dal 14 gennaio
Da giovedì 16 a sabato 18 gennaio la web radio di Arci Liguria Radio Gazzarra festeggia il suo primo anno di vita con tre giorni di festa ed eventi al teatro Altrove della Maddalena, diventata nuova sede della redazione della radio.
Dirette non stop dalle 18.30 alle 24, concerti live, chiacchiere, ospiti e tanta musica per celebrare la web radio, nata all’interno del progetto Giovani in circolo grazie all’impegno di un piccolo gruppo di volontari e diventato realtà consolidata delc entro storico grazie alla nuova sede in piazzetta Cambiaso.
Si comincia giovedì 16 gennaio con un primo blocco di dirette dalle 18.30 alle 24 con tanti eventi dedicati alla lettura, al cinema e alla musica: Libro su libro (storie noir dalle novità librarie agli scaffali più antichi e polverosi; dai classici noir ai gialli, racconti e poesie lette ad alta voce con Mauro Paolis) , Volevamo fare del cinema (tre cinefili da bar che volevano fare del cinema ma si sono dovuti accontentare di amarlo smodatamente) e ancora Fruit Of The Doom (direttamente da Taxi Driver record store), il Club del disco della mitica Ida Tiberio, i Sodapop Fizz, il duo più frizzante della Gazzarra, il Pod-ista (o meglio i podisti) con il loro ritmo.
Dalle 22 concerto ad ingresso gratuito a cura di Disorderdrama con i To hide away, gruppo genovese dalle atmosfere e atmosfere pop acustiche e il country folk degli Slim river boys di La Spezia con preview musicale ed interviste degli artisti per radio Gazzarra.
Venerdì 17 gennaio proseguono le dirette dalle 18.30 alle 24: in programma un collegamento con RadioRimasto dal suo tour spagnolo, Steps, nuove avanguardie culturali della Gazzarra, Hello Bastards, i figli so piezz’hardcore (ovvero punk e rumori vari), Carbonara, viaggio attraverso il rock italiano del presente, Woodstock e dintorni, il meglio del rock internazionale fino massimo agli anni ’80.
Alle 21.30 musica live con Swingalong Electro Arena a cura del circolo Arci Belleville (ingresso a pagamento).
Sabato 18 gennaio dalle 10 alle 13 è previsto un workshop (per un massimo di 7 partecipanti) di gestione software per trasmissione radio- Sam Broadcaster. E’ possibile iscriversi mandando una mai a info@gazzarra.org
Dalle 16 alle 20 un pomeriggio di diretta con Chaltronismo ovvero il Salotto della Gazzarra, un programma improvvisato con ospiti e tante sorprese condotto dal presidente di Arci Liguria che racconterà i prossimi progetti dell’associazione sul territorio al presidente di A.ma associazione degli abitanti della Maddalena che nel pomeriggio animeranno il quartiere con il mercatino dei Repessin.
Gli eventi si possono ascoltare anche in diretta dal sito di www.gazzarra.org