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  • Progetto Basamenti, Palazzo Ducale: gli autori di “Riflessioni in piazza”

    Progetto Basamenti, Palazzo Ducale: gli autori di “Riflessioni in piazza”

    basamenti-palazzo-ducale-liberato-aliberti-roberta-pacelliProsegue il progetto di Sala Dogana “Basamenti“, che vede protagonisti i piedistalli in marmo di Piazza Matteotti, quelli che un tempo ospitavano le statue di Andrea e Gio Andrea Doria e che oggi si stagliano, solitamente vuoti, ai lati dello scalone d’accesso a Palazzo Ducale. Fino al 29 settembre è possibile vedere esposta la seconda delle tre opere vincitrici del concorso artistico nazionale indetto dal Comune di Genova: un’installazione dal titolo “Riflessioni in piazza“, firmata dai due architetti ed artisti napoletani Liberato Aliberti e Roberta Pacelli. Si tratta di due strutture in metallo identiche tra loro e completamente ricoperte di cd: mossi dal vento, i ben 768 compact disc si agitano nell’aria riflettendo in ogni direzione la luce che li colpisce. Ecco cosa i due artisti raccontano a proposito della loro opera.

     

    Il titolo suggerisce il doppio significato di “riflessioni” come luce che si riflette sulla superficie dell’opera e come riflessione stimolata dall’opera stessa in chi la guarda. In questo senso, quali riflessioni vi augurate che nascano dall’osservazione del vostro lavoro?             

     «Sicuramente auspichiamo che l’opera possa indurre le persone a riflettere sulla condizione di “overspending” dell’uomo contemporaneo, sulla sua troppo grande impronta ecologica,  sui rifiuti prodotti e  sullo spreco; sull’uso smisurato delle risorse naturali insomma. Ci piacerebbe fosse uno strumento che rendesse palesi le potenzialità delle risorse rinnovabili, nella facti species il sole ed il  vento che di fatto animano  la nostra installazione. E poi c’è la questione del “super-uso”, del riutilizzo creativo di oggetti di rifiuto per altri fini, invitando a guardare con creatività gli oggetti destinati a rifiuto per scoprirne i possibili e potenziali riutilizzi».

    Come siete giunti a trarre elementi d’ispirazione proprio dalla tribù Hopi e in che modo essa ha a che fare con l’opera? Ad un primo sguardo infatti l’installazione è quanto di più lontano si possa pensare dalla natura e dalla cultura delle tribù di nativi americani.

    «Più che di ispirazione parleremmo di riferimento ex post. Il rimando alle tribù Hopi è  relativo  al loro essere un esempio di comunità organiche che ritenevano la vita umana – spirituale ma anche e soprattutto biologica – strettamente connessa ed interdipendente agli equilibri cosmici. Le cerimonie Hopi erano riti atti ad invocare i cicli naturali (solstizi ed equinozi) oltre che le piogge e i venti;  l’entità Natura veniva chiamata a presenziare la cerimonia attraverso il suo rendersi palese nei fenomeni meteorologici. Era questo un modo per celebrare le funzioni ecologiche e se l’ecologia è la scienza delle relazioni, noi attraverso questa opera abbiamo voluto esaltare le relazioni della piazza con il sistema ambientale, sole e vento. Purtroppo la modernità,  sventolando altre bandiere, ha via via sminuito l’importanza delle interconnessioni tra uomo e natura; in questa sua ultima fase, già da decenni denominata “post-moderna”, spetta a noi lanciare dei messaggi critici e spiragli immaginifici per il futuro; noi ci proviamo!».

    basamenti-palazzo-ducale-liberato-aliberti-roberta-pacelli-4Avete utilizzato materiale di riciclo ma ciò non significa necessariamente un aspetto “usato” o povero dell’opera, anzi i cd hanno qualità visive ed estetiche notevoli: la forma perfetta e la capacità di riflettere la luce in tutti i colori dell’iride….sembra quasi abbiate voluto mettere in evidenza una sorta di bellezza estetica e morale dell’atto di riciclare. E’ così?

    «Nonostante la resa formale fosse per noi cosa importantissima non possiamo dire che l’estetica del riuso fosse per noi un obiettivo di concetto. Nonostante il riciclo creativo sia cosa auspicabile ancora meglio sarebbe ridurre  al minimo il consumo di materiali inquinanti.

    Nonostante sia chiara la gravità della situazione ambientale a livello globale, molti se ne fregano totalmente: niente riciclo, niente attenzione all’ambiente, e come tutte le estati le spiagge si popolano di rifiuti di ogni genere. Secondo voi perché è un atteggiamento così diffuso, nonostante le accortezze per fare la propria parte siano alla portata di tutti? Se non bastano le campagne di sensibilizzazione, pensate che un’opera come la vostra possa realmente stimolare l’attenzione verso questi temi?

    «Non pensiamo ma forse un po’ ci speriamo nella misura in cui se “l’etica libera la bellezza” la  bellezza libera l’etica».

    Liberato: hai lavorato all’estero, hai trovato più rispetto per la terra che qui da noi?

    «In generale direi di no; ovunque le persone sembrano affannarsi per rincorrere altri valori dimostrando una forte  miopia su questo tema. Sono purtroppo pochi i casi,che io conosco, di singole persone, gruppi associati o comunità che lottano per difendere l’ecologia del proprio territorio o esplorano modi alternativi ed equilibrati di “abitare la Terra”. Ho cercato di imparare molto da queste realtà minori: recentemente infatti, grazie ad una borsa di studio ho trascorso sei mesi ad Auroville in India, un ecovillaggio dove da decenni vengono sperimentate pratiche sostenibili ed ecologiche, in maniera olistica abbracciando tutta la sfera delle attività umane, dall’agricoltura alle costruzioni; credo che da questi pionieri si debba imparare».

    basamenti-palazzo-ducale-liberato-aliberti-roberta-pacelli-2Il riciclo fa venire subito in mente anche le ecomafie e le gravi negligenze da parte delle autorità sui temi legati all’ambiente: avete pensato anche a questo nella realizzazione del lavoro?

     «Non ci aspettiamo alcun cambiamento da parte delle autorità sui temi ambientali. Spesso tali autorità non sono altro che un ostacolo ad un’evoluzione sostenibile e libertaria della società, un esempio lampante è  l’impedimento dell’autogestione dell’energia e dei rifiuti. Nella nostra opera abbiamo utilizzato CD di un polimero potenzialmente riciclabile;  purtroppo il nostro Paese nel recepire la direttiva europea in materia di raccolta differenziata e riciclaggio non menziona tali supporti come riciclabili. Purtroppo la nostra fiducia nei governi – vari ed eventuali, locali e nazionali – è ai minimi storici e le città che ci hanno dato i natali non aiutano in questo. Le nostre posizioni politiche sono abbastanza dissimili e motivo di discussioni piuttosto avvampate. Il riferimento  al marciume che sta soffocando Napoli non c’è; questa è cosa altra».

    Una volta smessa l’installazione, la riposizionerete altrove o sarà smantellata?

    «L’installazione è site-specific, cioè appartiene ai Basamenti di Palazzo Ducale; nonostante questo non escludiamo un reimpiego dei pezzi. Nei tre mesi che passeranno i CD saranno inutilizzabili per lo stesso fine perché il sole ne degraderà l’effetto iridescenza, pertanto stiamo pensando di impiegarli per creare degli oggetti di design sperimentando così una formula di “super-super-uso”».


    Claudia Baghino

  • Musei di Genova: aperture straordinarie a Ferragosto

    Musei di Genova: aperture straordinarie a Ferragosto

    Via GaribaldiGiovedì 15 agosto numerosi musei di Genova restano aperti al pubblico: un’occasione unica per scoprire il patrimonio artistico-culturale della città e per passare un Ferragosto tra mostre e capolavori d’arte.

    Ecco nel dettaglio i musei aperti e i rispettivi orari.

    Musei di Strada Nuova: dalle ore 10 alle 19
    Museo di Storia Naturale “G. Doria: dalle ore 10 alle 19
    Castello D’Albertis: dalle ore 13 alle 22
    Musei di Nervi, Raccolte Frugone: dalle ore 10 alle 19
    Musei di Nervi – Galleria d’Arte Moderna: dalle ore 10 alle 19
    Musei di Nervi – Wolfsoniana: dalle ore 10 alle 18
    Mu.MA – Galata Museo del Mare: dalle ore 10 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18)
    Mu.MA – Museoteatro della Commenda di Prè: dalle ore 10 alle 19
    Emporio-museo Viadelcampo29rosso: ore 10.30-12.30/14-19

    Galleria Nazionale di Palazzo Spinola è aperta al pubblico nei giorni feriali con orario 8.30-19.30 – giovedì 15 e domenica 18 agosto 2013 apertura dalle ore 13.30 alle ore 19.30

    A Palazzo Ducale è invece possibile visitare gratuitamente il Palazzo, la torre Grimaldina, le mostre Cartelami e Roberto Ciaccio Lucematrice

    Per le mostre Stanley Kubrick fotografoGeishe e Samurai è previsto l’ingresso a pagamento con biglietto ridotto.

    Gli altri musei restano chiusi.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Andrea Pazienza: 100 tavole in mostra al Museo Luzzati

    Andrea Pazienza: 100 tavole in mostra al Museo Luzzati

    andrea-pazienzaHa inaugurato lo scorso 26 luglio e rimarrà aperta al pubblico fino a lunedì 7 ottobre 2013 la mostra antologica – ospitata al Museo Luzzati nel Porto Antico – che raccoglie oltre 100 tavole di Andrea Pazienza.

    Le opere seguono il percorso cronologico della carriera dell’artista e spaziano dalle storie in slang di Pentothal a quelle perfide di Zanardi, alla struggente poesia di Pompeo, all’affettuosa ironia di Pert, dedicata a Sandro Pertini. La mostra è curata da Marina Comandini, vedova dell’artista scomparso nel 2002.

    Il museo è aperto ogni giorno con orario 10-13 e 15-19. Ingresso 5 € (gratuito per i bambini fino a 6 anni).

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Colore e Dispositivo, Villa Croce: le opere di Gintaras Didžiapetris

    Colore e Dispositivo, Villa Croce: le opere di Gintaras Didžiapetris

    villa-croce-Photograph-by-Paul-Kuimet-copiaSarà inaugurata domani 9 luglio alle ore 18 nelle sale del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce la mostra dal titolo Colore e Dispositivo, dell’artista lituano Gintaras Didžiapetris. Visitabile fino all’8 settembre 2013 (martedì-venerdì, dalle 9 alle 19; sabato e domenica 10-19), la mostra porta per la prima volta in Italia -iniziando proprio da Genova- l’intera trilogia di Didžiapetris girata in 16mm: Optical Events (2010), A Byzantine Place (2011) e Transit (2012). Disponibile anche il catalogo della mostra, realizzato grazie ai contributi del Lithuanian Culture Support Foundation e del Programma Culturale dell’Unione Europea.

    Colore e Dipositivo è stata già presentata fuori dall’Italia nel 2007 –in una diversa versione, che prendeva il nome di “From Time to Time”- nella capitale lituana, al CAC – Contemporary Art Center di Vilnius. Presto verrà riproposta all’Objectif Exhibitions di Antwerp (autunno 2013), ma per la prima volta Genova è riuscita ad accaparrarsela grazie alla perizia e all’attenzione verso il panorama culturale internazionale dei curatori del Museo e della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale. Ma perché visitare questa mostra?

    gintaras-villa-croceInnanzitutto, all’interno dell’esposizione sarà possibile ammirare i lavori del giovane artista Didžiapetris, classe 1985: già in Italia nel 2011, quando ha esposto i suoi lavori alla Biennale di Venezia, nella mostra genovese l’artista esporrà fotografie, film, installazioni, in una continua ricerca anacronistica e fuori dal tempo, in una sospensione astratta e atemporale. Nello specifico, tra tre i film di Didžiapetris, uno –prodotto proprio con il sostegno e l’aiuto del Museo di Villa Croce- è presentato in anteprima assoluta a Genova. I film, originariamente nati in pellicola, sono qui trasformati in versione digitale: si tratta di film muti che raccolgono immagini, ricordi, spezzoni di vita, affiancati l’uno all’altro in una successione all’apparenza causale e incomprensibile. Come se stessimo ritrovando per caso un vecchio filmino di famiglia, girato dal nonno tanti anni fa, con scene di vita quotidiana che possiamo provare a ricostruire, a seconda della nostra personale sensibilità. Questa la strategia di Didžiapetris, che non da linee guida per l’interpretazione delle sue opere ma che invece ci mette davanti a cose, immagini, installazioni che ciascuno di noi dovrà interpretare a suo modo e caricare di diversi significati. Oltre ai film, opere fotografiche, installazioni, sculture, elementi sospesi nel vuoto: immaginarsi delle storie dietro alle immagini, ricostruire percorsi, lasciare libera la fantasia, senza le rigide istruzioni dell’artista, ma piuttosto trasformando in artista ogni spettatore che, guardando le opere, creerà i suoi percorsi interpretativi personali. In un mondo in cui narrazione e memoria si intrecciano, un mondo mentale portatore di un misticismo ipnotico.

    A-Byzantine-Place-villa-croceColore e Dispositivo è una mostra che già nel titolo racchiude l’idea fondamentale che l’astrazione è parte della vita quotidiana, che l’immagine è fatta di dettagli, che i colori non sono altro che macchine che servono per giungere alle emozioni. È il caso della stanza completamente blu creata dall’artista, e di altre opere fortemente caratterizzate dalla presenza di colori intensi: il colore, appunto, come macchina e come dispositivo che permetta di fare un salto dal dato reale al mondo astratto dei sentimenti e della vita interiore.

    Ma chi è questo misterioso, giovane artista, nel nostro paese ancora poco conosciuto ai più? Lituano, nato a Vilnius 28 anni fa, Gintaras Didžiapetris già vanta un curriculum degno di un professionista dall’attività pluri-decennale: il più giovane artista ad essere stato presentato con una personale dal CAC, ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2011 ed è presente anche nell’edizione del 2013, apertasi qualche settimana fa. Inoltre, numerose collettive tra cui: A Geographical Expression, per la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2011), Rearview Mirror, Power Plant (Toronto, 2011), Exhibition, al Castello di Rivoli nel 2010, Index Off, al Palais de Tokyo (Parigi, 2010), Paper Exhibition, all’Artists Space di New York nel 2009.

     

    Elettra Antognetti

     

    Gintaras Didžiapetris – Colore e Dispositivo

    Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce

    Dal 9 luglio al 8 settembre 2013

    Mar-ven ore 9-19; sab-dom 10-19

    Inaugurazione: martedì 9 luglio ore 18:30

    Genova Palazzo Ducale 
Fondazione per la Cultura

  • Genova per Don Gallo: mostra benefica e Mi hanno rubato il prete

    Genova per Don Gallo: mostra benefica e Mi hanno rubato il prete

    Don GalloMartedì 2 luglio 2013 due iniziative a Genova per ricordare Don Andrea Gallo.

    Anzitutto la festa Mi hanno rubato il prete!, che per il settimo anno consecutivo anima piazza del Carmine: una giornata che ricorda le manifestazioni popolari avvenute nel luglio 1970, quando Don Gallo fu allontanato dalla parrocchia del Carmine. Il titolo richiama la frase di un bambino, che in quei giorni piangeva per strada e che spiegò a un vigile “Piango perché mi hanno rubato il prete”.

    La giornata (inizio manifestazione alle 17.45) prevede interventi a ricordo di Don Gallo, morto lo scorso 25 maggio, seguito da letture e interventi musicali (Leggi il programma).

    Inoltre è aperta alla Loggia di Banchi la mostra e lotteria benefica A forza di essere vento – Artisti per Don Gallo: le opere pittoriche sono visibili sia in Loggia sia sul sito web e con un contributo di 150 € (destinato interamente alla Comunità di San Benedetto al Porto) se ne potrà avere una in sorte.

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  • Prima Luce: Sala Dogana, mostra fotografica di artisti under 35

    Prima Luce: Sala Dogana, mostra fotografica di artisti under 35

    sala-dogana-ducale5-DIVenerdì 28 giugno 2013 alle 18 inaugura nella Sala Dogana di Palazzo Ducale la seconda edizione di Prima Luce, mostra fotografica frutto dell’omonimo concorso a cura dell’Associazione Profondità di Campo, presieduta da Angela Ferrari.

    Un percorso fotografico che vuole coinvolgere le realtà genovesi che si occupano di questa disciplina artistica, e al tempo stesso valorizzare l’opera di giovani artisti e professionisti emergenti. Le undici opere esposte sono state scelte da una commissione formata da Elisabetta Papone, Direttrice del Centro di Documentazione per la Storia l’Arte l’Immagine di Genova e docente di Storia della Fotografia presso l’Università degli Studi di Genova; Paola Valenti, ricercatrice in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Genova; Federica De Angeli, fotografa.

    In attesa di poter ammirare le opere, da questa sera fino a domenica 14 luglio 2013, rileggi la nostra intervista ai partecipanti di Prima Luce 2012.

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    [foto di Diego Arbore]

  • Il lavoro dell’artista: intervista a Nicola Bucci

    Il lavoro dell’artista: intervista a Nicola Bucci

    nicolabucci2Genovese, classe 1961, definisce se stesso «un’anima anfibia» fino a metà degli anni Ottanta, ossia quando decide di porre la cesura tra il suo percorso artistico e quello della ricerca filosofica, prediligendo la seconda. Le sue opere, insieme a quelle di altri artisti genovesi, sono state esposte a Palazzo Ducale nella mostra Il lavoro dell’artista. Un percorso genovese 1977 – 1989 (le opere su www.lavorodellartista.it)

    Com’è nata l’idea di questa mostra?

    Tutto è partito dalla personale postuma a Rolando Mignani, allestita nel 2011 a Villa Croce. Rolando, morto nel 2006, è stato una delle figure più importanti nella fase di sperimentazione tra arte e scrittura visuale, avvenuta negli anni Settanta – Ottanta. Non lo classifico come “artista” perché a quei tempi si voleva prendere le distanze dal concetto di “arte” in senso critico e accademico: si preferiva l’espressione “operatori culturali”. Non eravamo un collettivo, ma artisti di diverse generazioni – dei quali io sono il più giovane – uniti da una costellazione di valori comuni. Oltre alla mia opera e a quella di Rolando, sono qui esposti Gianni Brunetti, Italo Di Cristina, Giuliano Galletta, Vincenzo Lagalla e Piero Terrone.

    Di quali valori stiamo parlando?

    Ciò che accomuna le opere presenti in questa mostra, e in generale il nostro percorso di ricerca, è una riflessione metalinguistica sull’arte. Ovvero: non solo realizzare opere, ma utilizzare le opere come strumento di riflessione sull’arte, sui suoi linguaggi, sul rapporto fra l’opera e il suo pubblico. La mia opera esposta, realizzata nel 1981, è una sinestesia di diversi linguaggi: disegno, fotografia, fotocopia, “fotografia della fotografia”. Un preludio a quella che oggi si chiamerebbe multimedialità. L’immagine ha una funzione concettuale: esprime in forma visuale le teorie espresse da Jacques Lacan, Walter Benjamin, Guy Debord e altri.

    Descrivici meglio la tua opera.

    Si tratta della prima mia opera che è stata esposta in una mostra personale, all’epoca avevo vent’anni. La premessa è la teoria di Lacan, secondo cui l’uomo è spettatore di se stesso. Non è più lo spettatore a guardare l’opera, ma l’opera che afferra lo spettatore. In questo caso vi sono diverse tavole, che partono dall’obiettivo fotografico per indagare le dimensioni stratificate dello sguardo: la persona ritratta che guarda in macchina, poi che guarda la propria immagine fotografata, il riflesso nello specchio e così via. Nell’opera originaria, si terminava proprio con una cornice vuota, contenente uno specchio: lo spettatore, dopo aver guardato la sequenza di tavole (o meglio, “essere stato guardato” dal soggetto ritratto che lo fissa), avrebbe concluso il percorso guardando se stesso. Il riferimento è anche a un’opera di Giulio Paolini del 1967, dal titolo Giovane che guarda Lorenzo Lotto, e al fatto che in quegli stessi anni – nel cinema – Jean-Luc Godard ha sovvertito per la prima volta la regola del “non guardare la macchina da presa”.

    Come mai il titolo “Il lavoro dell’artista”?

    Gli anni in cui sono state realizzate queste opere sono immediatamente seguenti al Sessantotto: dopo la critica attiva dei sistemi sociali si registra la centralità del lavoro culturale, non più come una parte del settore produttivo ma come suo fondamento. Si tratta della base del postfordismo, dove il lavoro intellettuale e la tecnologia prendono il sopravvento rispetto alla produzione industriale di massa. Le nuove rifessioni sulla società, e di conseguenza su arte e cultura, partono proprio da questo cambiamento di paradigma economico.

    Ci parli del testo Considerazioni inattuali?

    Anzitutto voglio precisare che non si tratta di un catalogo della mostra: è un saggio prodotto per questa occasione, ma lo ritengo piuttosto un insieme di riflessioni che contestualizzano quanto esposto qui. La si può definire una “archeologia del presente”: siamo così immersi nella nostra contemporaneità che non la vediamo, il salto nel passato è qui un paradigma per comprendere meglio l’oggi. Il ‘77 è stato un anno cruciale per la riflessione artistica, da cui è partito il percorso che tra gli anni ‘80 e ‘90 è arrivato fino a oggi. L’opera contiene altri due testi, Attualità di Marx e No future, stralci di saggi scritti subito dopo il G8 del 2001. Il saggio sarà edito da De Ferrari, ma è anche possibile leggerlo in formato digitale sul sito della mostra.

     

    Marta Traverso

  • Questo è amore: il video anti omofobia al museo di Villa Croce

    Questo è amore: il video anti omofobia al museo di Villa Croce

    video-omofobiaDa venerdì 14 giugno 2013 una nuova installazione permanente al Museo di Villa Croce a Genova: si tratta del video Questo è amore – This is love, presentato a Palazzo Ducale in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia 2013.

    L’evento di inaugurazione vede la presenza dei relatori:
    Francesca Biasetton (Artista e Calligrafa);
    – Ilaria Bonacossa (Curatrice delle Attività Espositive di Villa Croce);
    – Luca Borzani (Presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura);
    – Carla Sibilla (Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Genova);
    – Nicla Vassallo (Professore Ordinario di Filosofia Teoretica)

    Ingresso libero fino a esaurimento posti.

    Guarda il video.

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  • Fratelli Grimm: fiabe in mostra all’Accademia di Belle Arti

    Fratelli Grimm: fiabe in mostra all’Accademia di Belle Arti

    grimm archivolto genovaDa martedì 11 a venerdì 28 giugno 2013 è aperta al pubblico presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti la mostra Grimmland: sulle tracce di Hansel e Gretel, realizzata dagli allievi in collaborazione con il Goethe-Institut Genoa.

    La mostra è la tappa del progetto Grimmland, che celebra in tutta Italia con numerosi eventi i duecento anni dalla pubblicazione della prima raccolta di fiabe di Jacob e Wilhelm Grimm.

    Sono esposte opere create con le più svariate tecniche artistiche: pittura, video arte, grafica, installazione e così via. Agli studenti sono stati proposti sollecitazioni e spunti lasciando assoluta libertà di interpretazione delle fiabe, sia nelle tecniche che nelle scelte tematiche, anche attraverso forme di attualizzazione delle fiabe nel presente.

    L’orario di apertura della mostra è dal martedì al venerdì 14.30-18.30.

     

  • Stanley Kubrick: i sei film migliori al cinema City

    Stanley Kubrick: i sei film migliori al cinema City

    full-metal-jacketLunedì 10 giugno 2013 si svolge al Cinema City di Genova la prima proiezione di una rassegna cinematografica dedicata a Stanley Kubrick, che prosegue ogni giorno fino al 30 giugno.

    Saranno proiettati i film Full metal jacket, Barry Lyndon, Eyes wide shut, Shining, Arancia meccanica e 2001 Odissea nello spazio (consulta date e programma della rassegna Stanley Kubrick). L’orario degli spettacoli è 17.30 e 21.15, il biglietto costa 6 €.

    La rassegna è organizzata in concomitanza con la mostra Stanley Kubrick fotografo, allestita a Palazzo Ducale fino a domenica 25 agosto 2013.

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  • Centri di formazione per adulti: l’attività didattica in una mostra

    Centri di formazione per adulti: l’attività didattica in una mostra

    fotografia-concorso-foto-DILunedì 3 giugno 2013 (ore 15.30) inaugura a Palazzo Ducale la mostra fotografica di Sabrina De Polo, che documenta l’attività didattica dei Centri di Formazione Territoriale.

    Il titolo dell’esposizione è Dialogo e conoscenza per abbattere i muri: la fotografa ha seguito per un anno gli insegnanti e gli studenti impegnati durante le lezioni e le attività formative nei centri della provincia di Genova.

    La mostra rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 16 giugno 2013.

    [foto di Diego Arbore]

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  • Lidia Giusto: la fotografa genovese selezionata per il bando Creart

    Lidia Giusto: la fotografa genovese selezionata per il bando Creart

    lidia-giusto-creartCreArt è un progetto europeo rivolto a giovani artisti, approvato nel marzo 2012 dalla Commissione Europea e che prevede l’impegno di 12 città partner in tutta Europa (tra cui Genova) coordinate da Valladolid.

    Tra le varie iniziative in campo, è in programma una Mostra Itinerante Europea “Più reale del reale” che, percorrendo diverse città, mostrerà il lavoro di 17 artisti selezionati in rappresentanza del proprio Paese. Scopo del progetto è incentivare la mobilità degli artisti e la circolazione delle loro opere.

    Tra gli artisti scelti dalla curatrice del progetto Ilaria Bonacossa, due italiane: Annalisa Macagnino di Lecce e Lidia Giusto di Genova (più precisamente, di Cogoleto).

    La sua attività artistica, basata su immagini in bianco e nero con una forte ricerca del chiaroscuro, ha trovato da tempo sua primaria fonte di ispirazione – come lei stessa spiega a introduzione del suo portfolio – è il «tema degli abbandoni industriali, civili. Si è posto di fronte ai miei occhi un nuovo modo di vedere, filtrandolo attraverso l’obiettivo e cercando di trasmettere sensazioni. Fotografia dell’abbandono, archeologia industriale e urbana, è per me una ricerca di tracce di ciò che un tempo era e che oggi ancora è (anche se a volte profondamente mutato nella sua struttura originaria) e di solito non viene osservato con consapevolezza. Il percorso che ho intrapreso sulla tematica dell’abbandono è un progetto di divulgazione visiva, il cui scopo è quello di comprendere come sia possibile riscoprire emozioni in luoghi dimenticati, ma allo stesso tempo vivissimi, con il fardello di storia importante che tutto ha dietro di sé».

    Lidia ha partecipato con le sue opere fotografiche a diverse mostre in città, personali e collettive, e ha collaborato con numerosi progetti artistici genovesi tra cui Vanuart e la casa editrice Cani dall’inferno.

    Chiediamo a Lidia di spiegare come è nata e com’è nata e come si è evoluta la sua ricerca artistica: «Ho iniziato a fotografare da bambina, con una Nikon analogica di mio padre. Intorno ai sedici anni ho preso coscienza del fatto che la macchina fotografica poteva essere il mezzo per esprimere sensazioni che avevo dentro, che non riuscivo a tirare fuori con le parole. La macchina fotografica è perciò diventata un mezzo di comunicazione più “interiore”: evidentemente avevo bisogno di far uscire delle cose da dentro di me, tirarle fuori, anche per stare meglio. Nelle mie immagini è sempre presente una parte malinconica, triste e dolorosa, anche se io non mi ritengo una persona altrettanto malinconica. Da qui la scelta del bianco e nero: buio e scuro come il mio lato triste e malinconico, in contrasto con la luce forte che rappresenta la ricerca di un benessere, una speranza. I luoghi abbandonati mi servono per riflettere su quello che mi circonda e su me stessa».

    La prima tappa della mostra sarà a Valladolid dal 21 giugno 2013, a seguire sarà allestita a Lecce (settembre – ottobre) e ad Arad, Romania (novembre – dicembre).

    [foto di Lidia Giusto]

  • Julieta Aranda a Villa Croce: intervista alla curatrice Ilaria Bonacossa

    Julieta Aranda a Villa Croce: intervista alla curatrice Ilaria Bonacossa

    ifabodyNei locali del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova è arrivata la mostra di Julieta Aranda. Dallo scorso 9 maggio, fino al prossimo 30 giugno sarà possibile visitare (da martedì a venerdì, con orario 9-18.30, e sabato e domenica dalle 10 alle 18.30) i lavori dell’artista messicana: un’indagine aperta sull’idea di tempo e sulle costruzioni sociali che articolano la nostra vita quotidiana. Proprio il 9 maggio si sarebbe dovuta tenere una cerimonia di inaugurazione e una conferenza stampa alla presenza dell’artista.

    Tuttavia, i festeggiamenti sono stati sospesi a causa dei tragici eventi che hanno colpito il Porto di Genova. La mostra è stata quindi aperta, ma senza clamore: così ha preferito sia l’artista che il team del museo. Per la prima volta in Italia con una personale, Julieta Aranda –artista contemporanea di fama internazionale- parte proprio da Genova la sua avventura nel nostro paese, con una mostra ad hoc costituita da opere create appositamente per la prima personale dell’artista in un museo italiano. Organizzata dal Settore Musei del Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, l’esposizione è stata fortemente voluta da Ilaria Bonacossa, curatrice del Museo di Villa Croce. Siamo andati a fare due chiacchiere proprio con lei e ci siamo fatti raccontare un po’ di retroscena sull’esposizione.

    Due parole sull’artista. Chi è Julieta Aranda?

    «Difficile riassumere in due parole il percorso di un’artista della sua portata. Sono davvero tante le cose da dire su una figura dalla personalità poliedrica e interessante come quella di Julieta. Ci legano un’amicizia e una conoscenza profonda, che hanno portato Julieta a Genova, proprio a Villa Croce. Nata a Città del Messico, Julieta Aranda vive fra Berlino e New York. Classe 1975, ancora giovane, ha già girato mezzo mondo, affermandosi come nome indiscusso nel panorama artistico contemporaneo e partecipando a numerose collettive e importanti manifestazioni internazionali d’arte contemporanea: dalla Biennale di Mosca nel 2007, a quella di Venezia nel 2011, passando per dOCUMENTA13, del 2012. Interessante in particolare un suo progetto, cui ha dato avvio assieme all’amico Anton Vidokle: i due dirigono dal 1999 e-flux, un progetto di network internazionale per la divulgazione artistica, un grande portale online che svolge funzione di informazione in campo artistico e che, partito in via sperimentale e più rudimentale, muove oggi flussi di 90 mila persone al giorno. e-flux ha attivato anche una newsletter che invia due comunicazioni al giorno ai suoi iscritti, informandoli su eventi e nuove tendenze in campo artistico. A e-flux hanno aderito negli anni anche altri artisti della cerchia di Aranda e Vidokle, che ora scrivono sul portale e permettono di gestire un flusso informativo costante e più che cospicuo. Si pensi che un annuncio su e-flux arriva a costare anche 800 euro: questo a dimostrazione dell’importanza assunta dal portale! Gran parte delle entrate degli annunci sono reinvestiti dagli artisti in altri progetti: ad esempio, è stato creato uno spazio espositivo a New York, una sorta di “banco dei pegni” (“pawn shop”) in cui gli artisti possono scambiare i loro lavori, e uno spazio per l’affitto e l´archivio di video tramite e-flux, che funziona anche come portale autogestito per la condivisione di progetti d´arte contemporanea. Si tratta dei progetti Time/Bank, Pawnshop ed e-flux video rental che, avviati nell’ e-flux storefront di New York, hanno fatto poi il giro del mondo. Nonostante i suoi impegni in giro per il mondo, Julieta è riuscita a essere a Genova in occasione dell’inaugurazione di If a Body Meet a Body, restando nella nostra città una settimana. Purtroppo adesso è tornata ai suoi impegni, ma le sue opere restano per fortuna qui, e sono visitabili ancora per tutto il mese di maggio e giugno».

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    Quali sono i temi affrontati dall’artista? C’è un “filo rosso” nella sua produzione?

    «Sicuramente, l’idea di tempo e le costruzioni sociali che articolano la nostra vita quotidiana. I suoi progetti spesso aspirano a riconfigurare i rapporti economici che regolano il mondo dell’arte, offrendo agli artisti la possibilità di diventare agenti attivi e non soggetti passivi di un’economia post-capitalista. Inoltre, tra i tanti lavori, significativo soprattutto il progetto You had no ninth of May! (Non avete avuto il nove maggio!), in cui analizza l’artificiale costruzione dell’idea di tempo, attraverso un archivio di mappe e fotografie scattata sulle isole di Kiribati, nel mezzo del Pacifico, il luogo geografico in cui nel 1995 si decise di spostare la posizione della linea internazionale della data, creando uno sfasamento temporale e passando da oggi a dopodomani». E nella personale di Genova? «Anche nella mostra genovese l’artista ripropone questi temi: dalla riflessione sulla trasformazione della dicotomia lavoro manuale-lavoro intellettuale nell’era della new economy, dei new media e dello strapotere tecnologico, con la formazione di un nuovo “semiocapitalismo” in cui sono le facoltà cognitive –e non più il lavoro fisico- ad essere asservite agli interessi del capitale. Da qui, il costante richiamo nelle opere esposte al rapporto e dicotomia testa-corpo».

    Come  nasce l’idea della mostra a Villa Croce?

    «Quando arrivò, tempo fa, a Villa Croce per fare una visita, Julieta rimase molto incuriosita dal fatto che in una stanza c’era una collezione di sole teste scultoree, opere appartenenti al museo e create da alcuni importanti artisti liguri (Guido Galletti, autore del Cristo degli Abissi di Portofino, Guido Micheletti e Savina Morra) nella metà del secolo scorso. Questo ha molto suggestionato Julieta, che già si interrogava sui rapporti testa-corpo, pensiero-forza fisica, lavoro manuale-attività intellettuale, e lo spettacolo che ha trovato a Villa Croce le ha dato l’input di cui necessitava per mettere a punto i suoi lavori e organizzarli in un tutto organico. L’artista, tra inquietudine e fascinazione, ha iniziato a interrogarsi su cosa pensassero quelle teste e cosa ci fosse dentro di esse, cosa nascondessero. Ma non solo questo: sempre presente il riferimento –peraltro molto attuale- ai nuovi percorsi economici che si sono venuti a delineare nel momento storico dello strapotere tecnologico e al crollo della consueta divisione testa-corpo. Crollata questa scissione, siamo giunti nell’era del web, in cui tutti lavoriamo con la testa e spesso non riconosciamo il nostro corpo. Colletti bianchi e tute blu non esistono più, o forse sono diventati la stessa cosa: anche i vestiti non sono più fattore di discrimine tra classi sociali e magari l’operaio sotto la tuta blu cela vestiti griffati, mentre Marchionne va in giro in maglioncino. Inoltre, qui a Genova è nata anche la riflessione sull’idea di commemorazione: le teste scultoree hanno richiamato in lei quest’idea, che poco dopo ritrovò in Giappone. Qui, Julieta ebbe la possibilità di visitare un museo di calligrafia, in cui vide statue rappresentanti calligrafi rappresentati con le mani mozzate e trovò suggestive somiglianze-contrasti con la collezione genovese».

    Ci racconti come si struttura l’esposizione.

    «La mostra è multimediale: sculture, video, foto, disegni, installazioni. Per cominciare, Aranda ha reinstallato le teste delle collezione di Villa Croce, incrementandole e creando quella che si può definire “una collettività eterogenea fatta di sole teste”. In un’altra stanza, invece, ha inserito una serie di sole mani (dalle suggestioni ricevute dall’esposizione visitata in Giappone), che vogliono essere le mani di operai e, in contrasto con le teste, rappresentare il lavoro manuale, opposto a quello intellettuale. Poi, ha inserito anche video che esplorano il tema del pensiero: cosa pensano queste teste, quali meccanismi interiori celano, quali idee condividono? C’è anche un lavoro precedente, che Julieta ha pensato si inserisse bene nel contesto: “Tools for Infinte Monkeys”, una stanza intera le cui pareti sono coperte da una sorta di carta da parati dattiloscritta. Il titolo rimanda alla storia di cui si era parlato in Gran Bretagna, di alcune scimmie che, chiuse in una stanza e dotate di matita e macchina da scrivere, avrebbe mangiucchiato la matita e optato per la dattilografia. Le scimmie sarebbero riuscite a comporre circa 4, 4 pagine e mezzo, le stesse riprese da Aranda, ingrandite e usate per ricoprire le pareti. Nella stanza, anche una macchina da scrivere modificata, con la sola lettera f, che sembra essere quella più utilizzata dalle scimmie. Si era arrivati al paradosso di sostenere che le scimmie sarebbero state in grado di riscrivere le opere di Shakespeare, ma in realtà senza cognizione di causa gli animali premevano sempre i soliti tasti giusto per sentire il rumore prodotto dalla macchina. Julieta esplora anche questo territorio e osserva questi alter-ego umani, nel loro rapporto corpo-testa. Infine, dei disegni a parete fatti a vinile rappresentanti popolazioni acefale del ‘700, considerate selvagge e “senza testa”. Aranda, nella sua personale, comunica l’immagine violenta di una individualità contemporanea decapitata, smembrata e disarticolata nelle sue componenti essenziali».

    If a Body Meet a Body: da dove questo titolo?

    «Un titolo che incuriosisce e che, a ben guardare, è carico di rimandi colti. A partire dalla canzone scozzese scritta nel 1782 da Robert Burns, “Comin Thro’ the Rye” (ovvero all’incirca “Attraversando la Segale”), che dice proprio così: “Gin a body meet a body/Coming through the rye/Gin a body kiss a body/Need a body cry?”, se una persona incontra un’altra persona attraversando la segale; se una persona bacia un’altra persona, ha bisogno di piangere? La canzone è tanto comune e tanto conosciuta, da essere stata riprese nel celebre romanzo “Il Giovane Holden” di Salinger. Ma perché questa scelta? L’artista ha rivelato che il titolo fa riferimento soprattutto al testo di Salinger, in cui il protagonista, interrogandosi sul suo futuro, modifica inavvertitamente la strofa di una poesia ottocentesca trasformando il verso “if a body meet a body” in “if a body catch a body” (da cui il titolo originale del romanzo “The Catcher in the Rye”). Se il giovane Holden immagina che il suo destino sia quello di afferrare i corpi “prima che cadano nel burrone”, Julieta recupera l’importanza dell’incontro fra corpi, lasciando intendere che da esso possano scaturire infinite possibilità».

    Elettra Antognetti

  • Prima luce: concorso fotografico e mostra collettiva per under 35

    Prima luce: concorso fotografico e mostra collettiva per under 35

    sala-dogana-ducale-DISono aperte fino a giovedì 30 maggio 2013 le iscrizioni per la seconda edizione del concorso fotografico Prima Luce, organizzato da Profondità di campo e che prevede per i creativi under 35 selezionati una mostra collettiva in Sala Dogana dal 28 giugno al 14 luglio 2013.

    Il concorso Prima Luce mira a valorizzare tutti i progetti che, partendo dalla fotografia, si sviluppino utilizzando i suoi
    diversi e molteplici linguaggi, da quelli tradizionali ai più innovativi: dall’analogico al digitale, dal bianco e nero ai colori, dalla stampa tradizionale alle composizioni fotografiche, dai progetti audiovisivi alle installazioni artistiche. Obiettivo del concorso e della mostra è favorire la sperimentazione e lo sviluppo di nuove tendenze artistiche in campo fotografico, stimolando la giovane creatività.

    Il concorso è aperto ai giovani creativi italiani e stranieri under 36 che operano attraverso i linguaggi della fotografia. La partecipazione prevede la presentazione di un progetto fotografico a tema libero, che dovrà raccontare una storia o sviluppare un tema preciso. Ogni concorrente può partecipare con un solo progetto, composto da una o più fotografie.

    L’opera va inviata, senza alcuna quota di iscrizione, insieme alla scheda di partecipazione e una descrizione del progetto alla mail festival@profonditadicampo.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Accademia di Belle Arti: inaugura la mostra Non InfortunArti

    Accademia di Belle Arti: inaugura la mostra Non InfortunArti

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiMartedì 7 maggio 2013 (ore 11.30) inaugura all’Accademia Ligustica di Belle Arti la mostra collettiva Non infortunArti, che presenta le opere vincitrici del bando di concorso artistico a cura della direzione regionale Liguria di Inail organizzato lo scorso autunno.

    Alla cerimonia di inaugurazione partecipano Alessandra Lanza (Direttore Regionale INAIL Liguria) e Raimondo Sirotti Presidente dell’Accademia Ligustica.

    La mostra è aperta al pubblico da martedì a venerdì, ore 14.30-18.30, fino al 24 maggio 2013.

    Ingresso libero.

    [foto di Daniele Orlandi]