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  • Palazzo Verde: la mostra aMARcord su moda e riciclo

    Palazzo Verde: la mostra aMARcord su moda e riciclo

    È aperta al pubblico fino a domenica 21 ottobre 2012 la mostra aMARcord, organizzata dall’associazione culturale ART Commission in collaborazione con il Comune di Genova e AMIU: negli spazi di Palazzo Verde in via del Molo esporranno tredici artisti del gruppo Discaricarts, ispirate al tema che suggerisce il titolo: il ricordo e, con esso, il riciclo di cose ma anche immagini, pensieri e parole legati al mare.

    Questi gli artisti in mostra: Ginko Guarnieri, Santino Mongiardino, Guido De Marchi, Adriana Desana, Ester Negretti, Mauro Benatti, Virginia Monteverde, Maria Luisa Gravina, Domenica Laurenza, Barbara Rizzo, Maria Capellini, Marina Furlanis, Stefano Bigazzi.

    aMARcord è aperta al pubblico da mercoledì a domenica, dalle 11.30 alle 17.

  • Luiso Sturla, opere brevi: mostra alla Galleria Cristina Busi

    Luiso Sturla, opere brevi: mostra alla Galleria Cristina Busi

    ChiavariSarà aperta al pubblico fino a domenica 9 dicembre 2012 la mostra Luiso Sturla. Opere brevi presso la galleria d’arte Cristina Busi di Chiavari.

    Nato a Chiavari nel 1930, Luiso Sturla ha studiato al Liceo Barbino di Genova. Con altri artisti chiavaresi ha fondato il gruppo d’arte astratta “I pittori del Golfo”, mentre nel 1953 ha aderito al MAC (Movimento Arte Concreta) entrando in contatto con i più importanti pittori astratti dell’area milanese. Nel 1960 è a New York dove ha modo di approfondire la conoscenza dell’arte e degli artisti americani, nel 1962 si trasferisce a Milano. Oggi vive e lavora a Chiavari e Milano.

    La mostra è aperta al pubblico con ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.30. Chiusa lunedì (tutto il giorno) e martedì mattina.

  • Galleria Studio 44 Genova: installazione di Paolo Lorenzo Parisi

    Galleria Studio 44 Genova: installazione di Paolo Lorenzo Parisi

    galleria studio 44 paolo lorenzo parisi installazioneL’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (strage di 560 civili avvenuta nel 1944) e le fiabe dei fratelli Grimm: due ambiti apparentemente lontanissimi, che l’artista genovese Paolo Lorenzo Parisi ha interpretato a suo modo in un’installazione allestita sul portone della Galleria Studio 44, che dopo l’opening collettivo Start 2012 ha inaugurato una mostra nata dal gemellaggio fra Genova e Zugo.

    A questa è affiancata l’opera di Parisi, che “dalla fiaba alla provocazione” propone un’installazione costituita da pagine strappate da un’edizione delle favole dei fratelli Grimm (una pagina per ogni lettera che compone le parole Sant’Anna di Stazzema) e affisse sul portone della Galleria, che resteranno esposte fino a quando il tempo, gli agenti atmosferici o la volontà dell’uomo non le distruggeranno.

  • Galleria Studio 44 Genova: mostra itinerante “Torno subito”

    Galleria Studio 44 Genova: mostra itinerante “Torno subito”

    Galleria Studio 44Sabato 13 ottobre alle 17 la Galleria Studio 44 (vico Colalanza) presenta una mostra itinerante che si richiama alla collaborazione fra Genova e la città svizzera di Zugo, già presentata lo scorso venerdì nel corso di Start 2012.

    La mostra Torno subito è un percorso itinerante di arte contemporanea attraverso le edicole votive del centro storico, in particolare quelle che hanno sofferto maggiormente le ingiurie del tempo e lo stato di degrado: le opere saranno esposte al pubblico fino a domenica 28 ottobre 2012.

    Gli artisti in mostra sono: Quido Sen, Nina Stähli, Eugen Jans, Johanna Näf, Michel Kiwic ,Nano Valdes, Alfredo Zamorica, Francesca Bellati, Paolo Lorenzo Parisi e Reto Bärtschi.

  • Salone Nautico Genova 2012: mostra nei chiostri del centro storico

    Salone Nautico Genova 2012: mostra nei chiostri del centro storico

    Cattedrale S.LorenzoFino a domenica 14 ottobre si può ammirare uno degli eventi collaterali del Salone Nautico 2012, che abbraccia alcuni dei luoghi più suggestivi del centro storico di Genova: ContemplArte, evento a cura dell’associazione Art Commission, è una rassegna d’arte contemporanea che attraverso l’opera di cinque artisti si pone l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico e architettonico genovese.

    Attraverso installazioni, performance e musica la mostra anima alcuni dei chiostri più belli dei caruggi, che gli artisti hanno interpretato con le loro installazioni ideate e realizzate per essere inserite in questo particolare contesto. Gli artisti di ContemplArte sono: Luisa Mazza (Chiostro di San Matteo), Giovanni Giulianelli (Chiostro dei Canonici di San Lorenzo), Marilena Vita (Chiostri di Santa Maria di Castello), Giuliano Galletta (Chiostri di Santa Maria di Castello), Fabrizio Duilio Merkel (Chiostro del Museo di San’Agostino).

    Oltre alle installazioni, in tutti i chiostri sarà allestita la mostra fotografica Percorsi visivi, un percorso per immagini attraverso i particolari dei luoghi stessi grazie agli scatti di Diana Lapin e Daniele Libero Campi Martucci.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Salone Nautico Genova 2012 e Villa Croce: mostra di design navale

    Salone Nautico Genova 2012 e Villa Croce: mostra di design navale

    Villa CroceIl Salone Nautico non è solo un’occasione per ammirare (e comprare, chi può permetterselo) i modelli più recenti e avanzati di barche, ma è anche l’occasione per scoprire il lato più creativo e artistico del design navale.

    A questo scopo, il museo di arte contemporanea di Villa Croce ha organizzato proprio alla Fiera di Genova – più precisamente nel padiglione B – una mostra dal titolo Love Boats, barche come capolavori di design contemporaneo, che sarà visibile al pubblico per tutta la durata del Salone.

    Questi i progetti che sono esposti in Fiera: Virtuelle di Andrea Vallicelli e Philippe Starck (1997), Wally Power 18 di Lazzarini & Pickering (1999-2003), Ghost di Luca Brenta & Co e Piero Lissoni (2003), Esense Wally 143’ di Odile Decq (2006), B60 sloop di Luca Brenta & Co e John Pawson (2007), Aquariva di Marc Newson (2010), Z Boat di Zaha Hadid (2012).

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sono cavalcato da una strega? Mostra di arte svizzera a Camogli

    Sono cavalcato da una strega? Mostra di arte svizzera a Camogli

    Prosegue fino al 10 febbraio 2013 la mostra Sono cavalcato da una strega? alla Fondazione Remotti di Camogli, inaugurata lo scorso 29 settembre per omaggiare gli svizzeri Peter Fischli e David Weiss, che dal 1979 hanno costituito un duo artistico che si è sempre espresso su diversi fronti – dalla scultura all’installazione, dalla fotografia alla video arte – e che hanno ricevuto il Leone D’Oro alla Biennale di Venezia del 2003.

    La mostra è costituita da oltre 50 opere, tutte provenienti da collezioni italiane. Al piano superiore della Fondazione, vengono parallelamente allestite due mostre di artiste contemporanee: la personale di Paola Anziché, dal 29 settembre al 25 novembre 2012, e a seguire quella di Marta Dell’Angelo, dal 1 dicembre 2012 al 10 febbraio 2013.

    L’orario di apertura è sabato e domenica dalle 16 alle 19, gli altri giorni su appuntamento.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Start 2012, l’apertura collettiva delle gallerie d’arte di Genova

    Start 2012, l’apertura collettiva delle gallerie d’arte di Genova

    La mostra nella galleria d'arteAnche quest’anno l’associazione Start, che riunisce le gallerie genovesi d’arte moderna e contemporanea, ha organizzato l’apertura collettiva che ha dato il via alla stagione espositiva 2012-1013. Le gallerie aderenti all’iniziativa sono state 22, la maggior parte di esse situate nel centro storico e quindi visitabili tutte in una sera, passeggiando da un vicolo all’altro a scoprire gli splendidi spazi espositivi nascosti nelle pance degli edifici storici; colonne, volte ribassate, conci grezzi e rampe di scale medievali che fanno da quinta teatrale a opere contemporanee, con effetti di contrasto incredibilmente suggestivi. Abbiamo curiosato anche noi tra le varie gallerie e parlato con artisti e galleristi in questa notte all’insegna dell’arte.

    La galleria Il Vicolo espone una collettiva di nove artiste che hanno lavorato sul tema “Beauty Case”, titolo stesso dell’esposizione: ce ne parla Francesca Gattoni, curatrice, insieme a Martina Gagliardi, gallerista: «Volevamo presentare, per Start, una mostra al femminile, un po’ anche per celebrare la tradizione della galleria che è matriarcale, e abbiamo deciso di presentare artiste che avessero indagato nel loro lavoro il tema della bellezza, declinato nelle tecniche proprie di ognuna di loro. Abbiamo scelto il tema del beauty-case perché è legato al viaggio e Genova è da sempre città di scambi culturali, quindi c’era l’idea di fare arrivare artiste di un’altra città che idealmente portassero il loro “bagaglio” fino a qui».
    Tecniche particolari come quella utilizzata da Francesca Gagliardi, che crea le sue opere mettendo insieme trucchi per il viso e ricoprendoli con una fusione in ceramica. La sua serie “Home”, incentrata sulla casa-gabbia, è affrontata con mezzi differenti, dal disegno, alla carta forata, ai rossetti, usati come piccoli pali a dar vita a case d’oro e d’argento, di cui si intende l’intima fattura solo a un’analisi molto attenta: «C’è l’idea del doppio, una gabbia che si riflette in uno specchio e che rimanda al prezzo che bisogna pagare per apparire belle… e c’è tutta una serie di trucchi che fanno da prigione, da gabbia dorata appunto». Miss Paka, writer, usa invece mezzi completamente diversi: «Qui cambiamo completamente genere – dice Francesca – con una gestualità più immediata e meno ricercata ma con un’identica profondità riflessiva, perché la bambina protagonista delle sue opere (che è poi il suo alter ego) si distacca dalla massa – rappresentata dai fogli di giornale usati come sfondo del quadro – e gioca con una palla rossa al di sopra dello scorrere troppo veloce degli eventi intorno a noi».

    Centro storico di GenovaArte moderna e contemporanea a Genova

     

     

     

     

     

     

     

    La galleria Guidi&Schoen presenta invece un confronto tra artisti italiani e americani, tutti molto giovani: «Il titolo è “Face to Face – dice Chico Schoen – perché la mostra vuole mettere faccia a faccia questi giovani artisti che lavorano attraverso la pittura in due continenti diversi. Noi abbiamo aperto dieci anni fa lavorando con artisti giovani, alcuni di loro continuano la loro collaborazione con noi, ma abbiamo anche l’esigenza di volgerci al nuovo e inserire nuovi nomi, ricominciare un percorso. Cerchiamo regolarmente perciò nuove voci». Guglielmo Castelli, uno degli artisti in mostra: «Questi ultimi lavori che ho fatto sono stati pensati ad hoc per questo progetto. Io parto come illustratore per l’infanzia, quindi il rapporto tra titolo e immagine, laddove il titolo aiuta l’immagine e viceversa, per me è fondamentale. Nel mio lavoro cerco di contrapporre un’idea di caduta e fallimento a toni cromatici molto leggeri. Tutte le mie figure sono ritratte di schiena o si coprono l’una con l’altra in modo che ci si possa identificare in ognuna di loro. Per me il fallimento è intrinseco alle cose e non per forza è qualcosa di negativo perché significa esperienza».

    Arte moderna e contemporanea

    Arte moderna e contemporanea, mostra Face to Face

     

     

     

     

     

     

    Dell’artista Vitaliano è invece “Reflex”, la personale ordinata alla galleria Cerruti Arte: «Vitaliano ha una grande tecnica pittorica – dice Edgardo Cerruti – a cui ha in qualche modo rinunciato in nome di una grande sintesi. Nelle tele esposte la perfezione scultorea diventa umana, c’è una Nike di Samotracia che diventa donna, e la trasformazione porta con sé tutte le imperfezioni dell’essere umani. Di qui è arrivato alle ultime opere, ombre cinesi quasi, dove toglie tutti i particolari per lasciare solo le forme scure: questo per evitare che le persone si fermino alla superficie, che guardino solo la tecnica, il disegno, venendo distratte dal significato». L’artista presenta anche una serie di “Piccoli”, gocce della nostra società li descrive il gallerista: questi non vengono venduti in blocco o con l’esposizione proposta, ma ciascuno può scegliere quelli che preferisce creandosi la propria composizione, la propria storia.

     

    La mostra di VitalianoCerruti Arte, Vitaliano

     

     

     

     

     

     

    Enrico Macchiavello, ViolaboxUna mostra alla galleria d'arte Violabox

     

     

     

     

     

     

     

    La galleria Violabox infine propone le irriverenti e divertenti opere di Enrico Macchiavello (già noto al grande pubblico per avere creato la serie di personaggi animati che per diverso tempo è stata protagonista dell’advertising della birra Ceres): con lo stile disegnativo che lo contraddistingue ha realizzato una serie di peepshows – da cui il titolo della mostra – scatole all’interno delle quali si sbircia (to peep significa sbirciare) grazie ad un foro che ci mostra immagini infinitamente ricche di particolari minuziosamente curati: «Il peepshow era un oggetto in uso nell’Ottocento come divertissement da salotto, e attraverso un’illusione ottica ricrea un ambiente dove l’occhio a causa della visione monoculare viene ingannato, e aumenta la sensazione di immersione nell’immagine. Io l’ho adattato al mio stile disegnando ambientazioni grottesche. La scelta di usare solo il bianco e nero aumenta l’effetto ottico di straniamento e concentra l’attenzione sul segno». Ecco quindi Peeping the Circles, in cui ogni immagine concentrica all’altra illustra un girone dantesco con le varie pene, Pino Peephole che ci mostra letteralmente il colon di Pino popolato di omini-batteri e….non solo!, Peeping the Reactor, in cui uomini e mostri da radiazioni nucleari si muovono all’interno di un reattore, o Peeping the Ocean che ci porta sempre più giù nel mare fino a tritoni, sirene e pesci abissali. Dice di lui Viola Gailli, gallerista: «Ho scelto lui perché mi ha davvero impressionata il suo lavoro particolarissimo, le immagini sono ricche di dettagli che si colgono uno alla volta e che bisogna andare a cercare osservando da vicino, ogni volta che si guarda dallo spioncino si vede un particolare in più, una storia diversa».

    Le esposizioni attualmente in essere proseguono per un mese circa e possono essere visitate con gli orari specifici di ogni galleria, reperibili sui relativi siti.

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Joan Mirò a Genova: a Palazzo Ducale la mostra “Poesia e luce”

    Joan Mirò a Genova: a Palazzo Ducale la mostra “Poesia e luce”

    «Palma di Maiorca è per me poesia e luce»: sono queste le parole dell’artista Joan Mirò che hanno dato il titolo alla mostra inaugurata ieri a Palazzo Ducale (giovedì 4 ottobre, ndr), e che rimarrà aperta al pubblico fino al 7 aprile 2013.

    Proprio nel periodo in cui Mirò è vissuto sull’isola, che corrisponde agli ultimi trent’anni della sua vita, sono state realizzate le opere che si possono vedere nella mostra: sono oltre 80 fra quadri a olio, acquerelli e sculture, che rappresentano questa fase della vita e della carriera di Mirò e che culminano con una ricostruzione dello studio in cui lavorava, i cui arredi originali sono stati portati a Genova grazie alla Fundaciò Pilar i Joan Mirò, costituita mentre lui era ancora in vita (tre anni prima di morire ha donato infatti alla cittadinanza parte delle sue opere) e che ha contribuito alla realizzazione della mostra.

    È qui che incontriamo la curatice Maria Luisa Lax Cacho, una delle maggiori esperte di Mirò a livello internazionale, che ci spiega il rapporto che l’artista aveva con il suo lavoro e con la sua terra. Nato a Barcellona e vissuto poi a Palma di Maiorca, Mirò ha avuto da sempre un legame molto profondo con la terra e con il mare, elemento che caratterizza anche Genova, che proprio con la Spagna condivide il fatto di essere affacciata sul Mediterraneo.

    Joan Mirò Genova

    Che cosa spera che questa mostra lascerà a Genova e ai genovesi?
    «Spero che attraverso questa mostra i genovesi scoprano un Mirò molto più sconosciuto al pubblico in generale, legato soprattutto all’ultima tappa della sua vita, al periodo della maturità, dove vediamo un artista molto più “violento e aggresstivo”, nel senso che si sentiva molto più libero di creare quello che veramente voleva, indipendentemente dal fatto che piacesse o meno, anche se al tempo stesso ha avuto interesse a creare un’arte accessibile al pubblico».

    Mirò è nato a Barcellona e vissuto a Palma di Maiorca: due città si mare, così come Genova. Si può parlare di un legame tra la nostra città e il mondo dell’artista?
    «Certo, secondo me Mirò sarebbe stato molto felice in questa città. Qui ci sono elementi a lui molto cari, come il mare, il cielo e la natura, perciò penso che a Genova Mirò si sarebbe sentito come a casa sua».

    C’è un’opera in particolare che si possa definire più bella e più significativa, tra tutte quelle esposte nella mostra?
    «Ognuno ha le sue preferenze, che non sono per forza le stesse per tutti. Ci sono in particolare tre opere, appartenenti al periodo del 1959, realizzate in inchiostro e guazzo e legate alla collezione delle costellazioni, che sorprenderanno molto il pubblico. Abbiamo anche tele molto grandi che hanno un senso molto diverso: appartengono al periodo in cui Mirò decide di iniziare la sua “antipittura”, ossia rompere la tradizione e utilizzare elementi non tradizionali. In questa mostra possiamo dunque vedere due tendenze molto diverse nell’opera di Mirò: una molto più poetica e una molto più aggressiva».

    Le opere che vediamo nel museo caratterizzano una fase non tanto di “maturità artistica”, quanto di “purificazione dell’opera“. «Sono una pianta che cresce»: così definiva se stesso, ed era infatti solito realizzare ogni opera con tempi molto lunghi, perché ogni giorno dedicava molto tempo a riflettere su quanto aveva fatto e su come poteva proseguire. In questi anni Mirò riprende in mano alcune sue vecchie tele e ci ridipinge sopra, in una sorta di rivisitazione da zero del suo processo creativo. Ripensa la materia, raccogliendo oggetti abbandonati e collezionandoli nel suo studio in attesa di trovare un modo creativo per “combinarli”. Realizza dipinti-collage dove la base per la pittura è fatta di ritagli di giornale, compensato, cartone o altri materiali da riciclo. Arriva infine a stendere il colore con i pugni, con i piedi (camminando sulla tela) e con i capelli, perché tutto il suo corpo partecipasse alla realizzazione dell’opera: al termine della mostra, i visitatori sono invitati a porre la propria mano in una vasca di colore e a imprimerla su una tela alla parete, per sperimentare in prima persona quanto hanno osservato nel percorso.

    Sono anche gli anni in cui Mirò dipinge grandi opere site specific per luoghi pubblici e visibili a tutti (e riprodotte nella mostra tramite immagini fotografiche), dal Terrace Plaza Hotel di Cincinnati alla sede delle Nazioni Unite a New York.

    Marta Traverso

  • Mostra a Sestri Levante: “Immaginando” di Nicoletta Mignone

    Mostra a Sestri Levante: “Immaginando” di Nicoletta Mignone

    Domenica 30 settembre inaugura al Coffeebook di Sestri Levante (via XXV Aprile 146) la mostra personale di Nicoletta Mignone, illustratrice genovese che attraverso le sue opere racconta il “volo di fantasia del bambino che c’è in noi”.

    Tema di Immaginando, esposizione composta da 20 tavole raffiguranti un personaggio di nome Marina e un gruppo di animali, è appunto l’empatia tra i bambini e la natura in un’atmosfera onirica e surreale.

    I disegni sono realizzati a mano con matite e inchiostri e colorati in digitale abbracciando, le gamme dei blu e degli azzurri e giocando sulle trasparenze di luci e ombre che caratterizzano i fondali marini.

    La mostra sarà aperta al pubblico fino a lunedì 15 ottobre.

  • Sampierdarena: riparte la mobilitazione dei cittadini

    Sampierdarena: riparte la mobilitazione dei cittadini

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925A Sampierdarena non sfiorisce la voglia di partecipazione dei cittadini intenzionati a cambiare lo stato delle cose. La realtà associativa apolitica e trasversale “Officine Sampierdarenesi“, nata nel giugno scorso, invita gli abitanti del quartiere a riprendere la mobilitazione e Sabato 29 settembre a partire dalle ore 14:30 annuncia la sua presenza in via Rolando.

    Le richieste rivolte alle istituzioni locali sono sempre le stesse: maggiore prevenzione sul territorio da parte delle forze dell’ordine, in particolare nei punti più critici della delegazione; azioni in favore del rilancio del commercio e dei negozi di vicinato. E poi uno stop permanente alla concessione di ulteriori autorizzazioni per nuove aperture di sale gioco.

    Gianfranco Angusti, presidente delle Officine Sampierdarenesi, annuncia una raccolta di firme per chiedere un posto di Polizia tra piazza Vittorio Veneto e piazza Masnata «Un camper che sia sempre strategicamente in uno di questi luoghi». E rilancia la lotta alle sale giochi «perché Sampierdarena non è La Vegas».

     

    Nel frattempo al Campasso, una mostra fotografica inaugurata domenica scorso sta riscuotendo un grande successo. Dal titolo “Come eravamo – Quartiere Campasso“, l’esposizione propone una splendida raccolta di immagini dal 1900 al 1980.

    Ottant’anni di storia ricostruiti grazie alla collaborazione di tutti gli abitanti del quartiere che hanno cercato in cassetti, armadi e bauli i ricordi di un tempo e li hanno messi volentieri a disposizione «Sono 94 immagini inserite in cornici a giorno che vanno dai primi del ’900 sino agli anni ’80 circa – spiega il Comitato Campasso – Documentano i profondi mutamenti della zona, e richiamano alla mente, soprattutto di chi non è più giovanissimo, gli insediamenti talvolta prestigiosi di un tempo come la famosa Gina del Campasso, nel cui ristorante si riunivano anticamente i dirigenti del Genoa dopo gli allenamenti della squadra nella famosa piazza d’armi e che contava tra i suoi clienti più affezionati l’allora sindaco di San Pier d’Arena Mario Bettinotti e personaggi come Federico Giolitti e Gabriele D’Annunzio».

    Tra i reperti, anche i testi di due canzoni: “Zena e Sampedaenn-a” del 1926 firmata da Cappello e Margutti, autori della famosa “Ma se ghe penso“, e “La canzone della Gina” firmata da Attilio Margutti e Giovanni Maria Sala.

    La mostra, promossa dal Municipio Centro Ovest, ospitata presso i locali di via Pellegrini 11/r. sarà aperta fino al 29 settembre, con orari 9:30-12:30 e 15-18:30.

    «Ci auspichiamo che in futuro questa esposizione possa trovare una collocazione permanente a disposizione di quanti, giovani soprattutto, abbiano desiderio di documentarsi sul passato di un Quartiere che, ci auguriamo prosegua sulla strada di una positiva riqualificazione», conclude il Comitato Campasso.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Genova Sestri: mostra fotografica “Paesaggi, passaggi e parole”

    Genova Sestri: mostra fotografica “Paesaggi, passaggi e parole”

    Inaugura sabato 22 settembre 2012 a Sestri la mostra fotografica Paesaggi, passaggi e parole: venti scatti realizzati dal fotografo freelance Alberto Marubbi, che saranno visibili fino a venerdì 28 settembre 2012.

    Si tratta di una mostra itinerante: come un cantante può modificare la scaletta dei brani dei propri concerti, così Marubbi esporrà foto sempre diverse ogni volta, con la presenza di alcuni “classici” della sua opera. I titoli delle fotografie sono giochi di parole legati all’immagine rappresentata: in particolare, verrà dato risalto a quello che è il leitmotiv delle opere dell’autore, ossia il foto arredo: sostituire un quadro con una foto d’autore che si sposi con l’ambiente in cui si vive.

    Curatori: Laura Alunno e Fabio Caltabiano.

    La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, presso la saletta del Municipio VI Medio Ponente (via Sestri 57r).

    [foto di Diego Arbore]

  • Trenino Genova Casella, “Viaggiare Lento”: la mostra fotografica

    Trenino Genova Casella, “Viaggiare Lento”: la mostra fotografica

    Trenino Genova-CasellaDal 27 settembre al 27 ottobre il bar della stazione di Manin, quella del tanto famoso quanto vilipeso trenino di Casella, ospiterà la mostra fotografica Viaggiare Lento della scuola di Sandro Ariu e Federica De Angeli. Le immagini degli allievi del corso avanzato, selezionate dai due insegnanti, approfondiranno il tema del viaggio in tutte le sue sfaccettature. «Ogni volta, sia nei miei lavori sia in quelli che proponiamo agli allievi, tentiamo di concentrare l’attenzione su realtà in bilico. Mondi, cioè, che sono oggetto di cambiamento e che un giorno potrebbero non esistere più», dice Federica De Angeli.

    «In questo caso, io e Sandro abbiamo optato per un argomento apparentemente banale qual è lo scorrere del tempo ma che assume molteplici significati se calato in un contesto concreto come quello del trenino. Tengo a precisare che non facciamo parte di nessun comitato e che la nostra iniziativa non ha un contenuto politico. Certo che a noi il trenino piace e non vorremmo che morisse!»

    La ragione per cui può essere utile immortalare luoghi che “tendono a sparire”, per citare le parole di Federica, è quella di creare anche solo idealmente una sorta di archivio storico. In altri termini, lo sviluppo urbanistico ignora il passato e induce a dimenticare, mentre la memoria va coltivata e apprezzata come un valore intrinseco.

    «Non si tratta di fare i nostalgici o di essere ostili al cambiamento. La vita di ogni essere umano subisce rivoluzioni piò o meno improvvise ed è normale che lo stesso valga per l’ambiente che ci circonda. Ma il cambiamento si capisce meglio se si conserva il ricordo di quel che c’era prima».

    Pur non facendo della malinconia una chiave di lettura della mostra, le foto saranno tutte in bianco e nero. «Anche nei miei lavori prediligo questa soluzione: ho la sensazione che i contorni delle figure siano meno netti quando subentra il colore», continua Federica.

    «La preparazione di Viaggiare Lento è stata lunga e ha richiesto un impegno non trascurabile da parte di tutti: abbiamo organizzato quattro sessioni di uscite in cui ogni allievo aveva un proprio compito da eseguire. Sono stati fatti spostamenti in auto con fermate nelle varie stazioni in modo da catturare il treno in momenti diversi: dal basso, dall’alto, fermo, in movimento. Il tutto è confluito in un lavoro che è rigorosamente di gruppo. Le foto, infatti, non sono firmate».

    Nella presentazione alla mostra, scritta dalla stessa Federica De Angeli, si paragona il trenino di Casella alla pellicola fotografica. In questo caso, più che la lentezza, il pensiero va alla magia insita nell’attesa: di un treno o dello sviluppo di una fotografia in una camera oscura. E se, come me, foste dei profani sull’argomento, potreste capire la verità di questa frase soltanto vedendo il viso di un esperto del settore (com’è Federica) distendersi per un attimo nel pronunciare la parola attesa. Non a caso, forse, lavora tutt’ora sia in digitale che in pellicola.

    Il 27 settembre alle ore 17,30 presso il bar della stazione, focaccia e vino bianco accompagneranno i presenti durante l’inaugurazione della mostra fotografica. «Anche questa è una tradizione di tutti gli eventi e workshop che organizziamo. D’altronde, siamo a Genova…». Giusto. Speriamo che certe tradizioni non cambino mai.

    Michele Archinà

  • Liguria, piste ciclabili: mostra alla Loggia di Piazza Banchi

    Liguria, piste ciclabili: mostra alla Loggia di Piazza Banchi

    turismoUna mostra sulle piste ciclabili in Liguria per illustrare una nuova modalità di fruire il territorio, a contatto con la natura e le bellezze liguri. Nell’ambito della Mobility week –  settimana europea dedicata alla bicicletta e alla promozione di mezzi di trasporto più sostenibili (vedi il programma completo) – sarà inaugurata lunedì 17 settembre alle ore 18 alla Loggia di Piazza Banchi alla presenza dell’assessore regionale alle infrastrutture, Raffaella Paita.

    Un’occasione per illustrare un progetto complesso che riguarda non solo la realizzazione di infrastrutture, ma tutte le attività che servono a favorire e migliorare l’utilizzo della bicicletta, sia per gli spostamenti urbani e quotidiani, sia per il turismo o lo sport. Punto di partenza del progetto di “Rete ciclabile ligure” è stata la proposta della federazione italiana Amici della bicicletta per la creazione di 5 grandi itinerari ciclabili che attraversino la Liguria e le consentano di essere inserita nelle reti ciclabili italiane ed europee.

    «La Regione Liguria – spiega l’assessore regionale alle infrastrutture Raffaella Paita – ha voluto investire in piste ciclabili in sede propria, creando 70 chilometri di piste che, partendo dal mare, consentono di scoprire i paesaggi dell’entroterra lungo percorsi di fondovalle o riutilizzando tracciati ferroviari dismessi. Una strada su cui intendiamo proseguire riconvertendo altri tracciati ferroviari di prossima dismissione tra Malpasso e Varigotti e tra S Lorenzo al Mare e Andora, oltre alla futura dismissione del tratto a binario unico tra Andora e Finale Ligure che consentirà di completare il più lungo percorso costiero dedicato ai ciclisti e ai pedoni».

    La mostra, con ingresso gratuito, proseguirà fino a sabato 22 settembre e sarà aperta tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 19.

  • Prima Luce, Sala Dogana: alla scoperta degli artisti selezionati

    Prima Luce, Sala Dogana: alla scoperta degli artisti selezionati

    Undici sono i lavori premiati nell’ambito della rassegna Prima Luce e presentati presso gli spazi di Sala Dogana durante l’inaugurazione di ieri; undici invece che quindici, quanti dovevano originariamente essere i vincitori scelti tra i numerosi artisti partecipanti, perché «è stato applicato come criterio imprescindibile per la scelta la qualità delle proposte, e inoltre sono stati privilegiati quei lavori che presentassero una caratteristica di progettualità» dice l’organizzatrice del concorso Angela Ferrari; «lo scopo di questa iniziativa è dare risalto e possibilità di esporre a giovani artisti che da soli incontrerebbero maggiori difficoltà ad emergere».

    «È stata davvero una scelta difficile – così Elisabetta Papone, direttrice del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine, docente di Storia della Fotografia presso l’Università di Genova e facente parte della commissione che ha decretato i vincitori (insieme a lei Paola Valenti, ricercatrice della stessa Università, e Federica De Angeli, fotografa) –  principalmente per due motivi: l’estrema libertà concessa ai concorrenti (il tema era libero) che ha reso complicato il giudizio perché lo si è dovuto dare su opere completamente differenti sia a livello concettuale sia a livello tecnico; e il fatto di dover giudicare avendo a disposizione il concept, il bozzetto, ma non l’opera allestita nella sua veste finita. Abbiamo premiato l’immediatezza espressiva, l’efficacia emotiva delle opere».

    Sette artisti selezionati per la sezione Foto, tre per la sezione Audiovisivi, una artista per la sezione Installazioni. Di seguito, le loro opere nelle parole scambiate con chi, tra loro, era presente all’inaugurazione.

    Christian Devincenzi presenta un’elaborazione digitale (still da video su fotografia analogica) cui dà il titolo di un’isola del nord dell’Inghilterra, Lindisfarne: «È un’isola che non ho mai visitato ma la cui storia mi ha colpito molto. È un’isola tidale, cioè raggiungibile solo in certi momenti della giornata a seconda della marea, e rappresenta quello che è per me un contrasto interiore, che consiste nel non riuscire a vivere con tanta tranquillità una modernità che si scontra con il mio vissuto: l’essere nato in un paesino di poche anime votato all’agricoltura, e l’essermi poi trasferito a vivere in città, cosa che rende difficile il ritorno a casa…sento questa cosa andare e venire come l’onda di una marea, non ho ben chiaro quale sarà la mia dimensione». Le immagini che compongono il collage sono foto fatte in Danimarca e frame tratti da video presi dal web, e rappresentano il contrasto protagonista dell’opera e caratterizzante anche la storia dell’isola, i cui monaci fuggirono cacciati dai Vichinghi per tornare solo duecento anni dopo: «È un po’ quello che prevedo per me, vivere la modernità difficile cui ci stiamo abituando e lentamente poi tornare alla modernità come la vorrei vivere io, fatta di una dimensione molto più familiare e rurale».

    Federica Tana presenta Stesi e Sospesi, sequenza di fotografie digitali in cui, appesi a un filo per stendere, appaiono gli oggetti più insoliti ordinatamente sistemate in brevi file colorate: «È iniziato tutto quando ho guardato fuori dal terrazzo di casa e i panni stesi, con i loro colori, facevano molto contrasto col cielo nuvoloso. Sono molto attratta dai dettagli, dalle cose colorate e da ciò che sfugge alla gente, perciò li ho subito fotografati. Poi ho pensato che le file di mollette sembravano uccellini col becco aperto rivolto al cielo, e ho continuato a scattare sul tema degli oggetti stesi, però sono oggetti strani: scarpe, asparagi….mi piace anche inventare quello che fotografo. Ho sistemato io gli oggetti per le foto, tranne nella prima, che è quella che mi ha dato il via e ha ispirato la serie».

    Emmanuele Panzarini porta in mostra Blue Sky Project, una serie fotografica realizzata tutta tramite smartphone, che ben si presta per approfondire il tema della diatriba, in atto ormai da alcuni anni, sul valore fotografico di immagini realizzate col cellulare o con fotocamere che – impostate in automatico – riducono il lavoro dell’autore al semplice clic e permettono buoni scatti anche al più inesperto amatore: «Ovviamente con l’avanzata delle nuove tecnologie la possibilità che le persone hanno di avvicinarsi alla fotografia è maggiore, e se da un lato questo crea più concorrenza, dall’altro giustamente si può dire che tutti si credono fotografi perché hanno la reflex digitale. Io la vedo diversamente: come fotografo e come artista mi interessa provare a utilizzare tutte le tecnologie che mi permettono di eliminare fisicamente la macchina fotografica, come l’Ipad o lo smartphone. Mi pongo una sfida, limitando moltissimo le possibilità esecutive perché non posso cambiare obiettivo e impostazioni come nella normale macchina, ma d’altro canto questo approccio mi fa avvicinare alle cose, agli oggetti, guardandoli in maniera diversa per poterli fotografare ugualmente anche senza fotocamera; inoltre se tutti possono più facilmente fotografare, spiccare è più difficile e bisogna avere davvero una buona idea. Non basta che lo scatto sia bello, deve emozionare, e questo aspetto oggi è fondamentale, molto più che in passato».

    Laura Baldo è presente con Voci del Quotidiano, un’installazione fatta di un parallelepipedo sui cui lati sono applicate quattro fotografie coloratissime in cui, immortalati sui vetri di negozi, si confondono riflessi della città: arredi urbani, fiori, autobus, tavolini, e persone, una moltitudine in perenne movimento. «Sono riflessi veri, solamente contrastati in postproduzione per accentuarne i colori e rendere più visibili l’interno e l’esterno, che rappresentano il duplice aspetto di una quotidianità in cui si incontrano spesso le stesse persone nei tragitti di ogni giorno senza però mai parlare con loro, quindi queste persone sono a un tempo sconosciute e conosciute».

    Antonio Buttitta espone J. Prévert – Per te Amore Mio/Pour Toi Mon Amour, installazione audiovisiva in cui alla voce di un attore che recita la celebre poesia di Prévert si accompagna una sequenza di immagini in un bianco e nero leggermente sporcato, a conferir loro un sapore antico: «Ho scelto Prévert perché è un poeta che mi piace molto, l’ho conosciuto da piccolo in uno tra i libri che erano in casa, e perché secondo me si presta ad essere “fotografato”, nel senso che i versi di questa poesia sono facilmente traducibili in immagini: quindi ho cominciato una ricerca, e ho elaborato l’opera con Federico Giani, voce narrante e attore diplomato allo Stabile di Genova, che mi ha suggerito attenzione per la componente “metallica” della poesia, che quindi ritorna in tutte le immagini attraverso la statua, gli anelli, la catena, le gabbie. Infine Prévert è molto conosciuto e amato da tanti, perciò mi sembrava che potesse essere di facile comprensione: lui cerca l’amore, facendoci capire che non si può contrattarlo, negoziarlo, comprarlo. L’amore avviene e basta».

    Giulia Flavia Baczynski presenta Limes/Limen, un lavoro sul concetto di limite come frontiera ma anche come soglia, e una riflessione sulla periferia-ghetto, separata dal resto della città proprio da una linea di confine: «Ho scelto la ferrovia della mia città, Mantova, per esprimere questo concetto di limite, perché Mantova già di per sé ha tanti limiti: nella parte superiore c’è l’acqua, che separa parte della città dal resto che sta oltre i laghi, e nella parte inferiore c’è la ferrovia, che se da un lato crea il collegamento est-ovest, dall’altro traccia una separazione netta nord-sud e il quartiere che sta sotto la ferrovia è completamente staccato dal resto della città, pur facendone parte, e ha dinamiche interne tutte sue: c’è la classica corte di campagna della pianura padana accanto all’edificio da dieci piani in costruzione, presenta problemi di tipo sociale essendo un quartiere da sempre malfamato proprio per il fatto di essere al di là della ferrovia, usato per mandarci tutte le persone che erano state sfrattate dalle loro case; mandandole oltre quel limite le si allontanava dalla vista e dal vissuto cittadino. Adesso si è un po’ ripreso ma resta un quartiere sul limite, con tanti immigrati e nessun locale o negozio, nemmeno uno. L’unica realtà viva è un circolo Arci». Tale fisionomia è facilmente applicabile ad almeno un quartiere in ogni città, cosa che rende quindi universale il racconto di Giulia: «Guardando le foto può sembrare una qualsiasi periferia di una qualsiasi città».

    Nuvola Ravera, con l’installazione audiovisiva Erbario Familiare, mette su schermo una profonda riflessione su spunti offerti dalla sua stessa vita: partendo dal suo vissuto, ragiona sui concetti di famiglia e di casa, sul fatto che tradizionalmente le due cose coincidano e come siano invece cambiate – nella società attuale – nella forma e nella sostanza, e cerca di spostarsi dall’esperienza soggettiva a quella collettiva: “L’anatomia della famiglia nella società attuale viene messa continuamente in discussione. […] In uno scenario di reiterato riposizionamento in risposta a condizioni ambientali date nascono nuove forme di occupazione dell’esistenza e dello spazio” così recita il testo che accompagna l’opera, medium fondamentale per comprenderne il significato, che l’artista vuole sia chiaro per il fruitore, al quale racconta, tramite le parole scritte, la storia della sua infanzia nomade, e come “ogni persona incontrata durante la mia crescita ha assunto la posizione di un nuovo familiare, ogni luogo è stato casa e nessuno al tempo stesso lo è stato davvero. […] Una tale posizione […] mi ha portato a interrogarmi parecchio sulla portata che hanno le scelte relazionali e abitative di una famiglia”. Dice: «Il titolo rimanda a questo archivio che mia nonna aveva quand’ero piccola, in cui collezionava erbe, piante e fiori che trovava nei campi; la connessione con l’opera è l’intento di ricostruire questa sorta di tassonomia, una presentazione di diverse “specie” che sono la mia famiglia. Questo è un progetto molto ampio che va avanti da anni ed è fatto di materiale fotografico, testi e oggetti. In questa occasione ho voluto unire il materiale fotografico in una specie di nostalgico slideshow di vecchie diapositive, che rappresentano il ricordo».

    Claudia Baghino