L’auditorium dei Musei di Strada Nuova di Palazzo Rosso ospita dal 9 giugno all’8 luglio la mostra fotografica di Maria Passano “Tatto e Luce”.
La mostra nasce dall’incontro tra GenovaFotografia, Lidia Schichter, da anni impegnata in progetti di integrazione ed accessibilità alla cultura da parte di persone disabili in particolare non vedenti, e la fotografa Maria Passano, che dal 2006 collabora con l’Istituto David Chiossone.
Per anni Maria accompagna i suoi amici non vedenti nei loro viaggi per la città, spesso proprio con Lidia: insieme visitano i musei, i palazzi storici, le mostre.
Lidia racconta, i non vedenti ascoltano e conoscono attraverso le loro mani; Maria li guarda e, grazie alla sua macchina fotografica, cerca di fermare e di comunicare a noi tutti i tempi, i modi e le emozioni di quei percorsi.
La presentazione ufficiale della mostra con successivo rinfresco offerto da Nuovi Profili è in programma venerdì 8 giugno insieme all’autrice, alla curatrice e a Elisabetta Papone, direttrice del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte, l’Immagine di Genova, ideatrice e responsabile di GenovaFotografia, Eugenio Saltarel, presidente Unione Italiana Ciechi Onlus – Genova, Claudio Cassinelli, presidente Istituto David Chiossone Onlus, Stefano Bigazzi, giornalista.
In occasione della mostra, martedì 19 giugno alle ore 17.30 è in programmala proiezione del film documentario Altri occhi (ingresso libero), mentre venerdì 27 giugno all ore 17 si tiene la visita guidata gratuita (con biglietto del museo Chiossone) insieme ai ragazzi di Dialogo nel Buio
Il centro sociale Buridda ospita venerdì 8 e sabato 9 giugno il festival delle autoproduzioni “If the bomb falls” vol.3: a partire dalle 18 fino a notte fonda sono organizzate mostre, distribuzione di dischi, fumetti, vestiti, creme cruelty free, cibo, cinema con documentari e corti d.i.y. stand gastronomici, free paint; il cui comune denominatore di tutti questi eventi è l’autoproduzione, l’autorganizzazione e la voglia di comunicare passioni, idee e progetti, sono reali alternative ad un’esistenza in crisi.
Per entrambi i giorni è in esposizione al mostra “Poster Invasion”, con 35 locandine di concerti realizzate da 22 artisti italiani e stranieri tra cui: Alberto Valgimigli, Sergio Masala, Fabio Ramiro Rossin, Marco About Bevivino, Finger Prints, Dario Maggiore, Francesco Marrello, Damien Tran, Vittore Baroni e molti altri.
Ecco nel dettaglio il programma delle due giornate:
Venerdì 8 giugno
alle 19 workshop: “le piante commestibili del nostro territorio: trovarle e riconoscerle”
alle 20.30 workshop: “Impariamo la serigrafia con Corpoc – Bergamo:se vuoi partecipare portati una maglia su cui stampare!”
alle 22.30 Concerto Peggioklasse – rap disagio locale, Casa Degli Specchi and friends – il meglio dell’hip hop imperiese, Seele Brent – ricerca pesante dal levante, Infarto – chaotic screamo da Bergamo, Lo-fi sucks! – gli alfieri diy genovesi, CRTVTR – il ritorno a Genova e altre guest
Sabato 9 giugno
dalle 14 workshop: “Arte multimediale interattiva con Tom Shofield” a cura di Suite-Case
alle 19 workshop: “DIY in che senso? capirlo e praticarlo” con Cesare CRTVTR
alle 22.30 Pira 666 e Mat 64 – cervellomeccanico records, Spot – 8bit champion, Useless Idea – Eves music, Merckx – dark-psy locale, Vortex Klub – technoshamanmuzak! da Bologna, Port-Royal – il meglio elettronico da Genova/Berlino e altre guest.
Domenica 20 maggio in occasione del ventennale del Porto Antico inaugura la mostra Pinocchio: in esposizione le opere più rappresentative dedicate al burattino eseguite del maestro Luzzati, dalle tavole per il libro edito da Nuages (1996), ai bozzetti, alle acqueforti, i teatrini, gli elementi scenici dello spettacolo prodotto dal Teatro della Tosse (1995) e alcune rarità e opere inedite provenienti da collezioni private. Ad esse sono affiancate 57 opere dell’artista pop americano Jim Dine e quelle di Flavio Costantini, che presenta per la prima volta le sue 12 tavole sul famoso personaggio di Collodi.
La mostra apre straordinariamente il 20 maggio per partecipare ai festeggiamenti dedicati al Porto Antico, ma poi inaugurerà definitivamente il 6 giugno presso i Magazzini del Cotone, per poi proseguire presso il Museo Luzzati e in altri spazi sino al 13 gennaio 2012.
A Porta Siberia saranno esposte tavole di Jacovitti, illustrazioni de Lo zoo di Pinocchio di Filippo Sassòli, disegni di Lorenzo Mattotti per il film d’animazione diretto da Enzo D’Alò, serigrafie di Ugo Nespolo, grafiche originali a colori di Mimmo Paladino, il Pinocchio cattivo di Stefano Grondona, i figurini dello scenografo e costumista Guido Fiorato, tavole originali eseguite da Roland Topor per la strenna natalizia della Fondazione Olivetti (1972), e alcuni lavori di Andrea Rauch, Roberto Innocenti e Guido Scarabottolo.
In contemporanea sarà pubblicato il libro – catalogo con interventi, tra gli altri, di Mario Serenellini, Goffredo Fofi, Antonio Faeti e Roberto Denti.
L’Officina didattica del Museo Luzzati darà ampio spazio al tema Pinocchio, ai suoi personaggi e ambientazioni per sperimentare nei laboratori proposti a scuole e famiglie le tecniche pittoriche degli artisti in mostra e approfondire la storia anche dal punto di vista visivo.
PINOCCHIO biennale 2012 – mostre, film e incontri
Evento in progress nato da un’idea di Flavio Costantini
6 giugno 2012 – 13 gennaio 2013
Museo Luzzati (e in altre sedi nel Porto Antico di Genova)
Dal martedì al venerdì 10-13 e 14-18, sabato e domenica 10-18, lunedì chiuso.
opere di Flavio Costantini – Jim Dine – Jacovitti – Emanuele Luzzati – Ugo Nespolo – Mimmo Paladino – Roland Topor
Taxi Driverr e DisorderDrama, in collaborazione con il laboratorio di serigrafia The Giant’s Lab, organizzano a Genova la mostra di poster e il workshop di un ospite d’eccezione: Chuck Sperry, uno dei maestri della serigrafia contemporanea.
Mercoledì 6 e giovedì 7 giugno presso il Taxi Driver Record Store di Via Macelli di Soziglia e lo Spazio Cernaia ospitano l’esposizione dei poster di Sperry (Psyck Italia) e un workshop gratuito a cura dello stesso artista.
La mostra Psyck Italia e il workshop gratuito di serigrafia sono inseriti all’interno del progetto MAED, a cura di ARCI Liguria e Disorderdrama.
Ecco il programma completo:
Mercoledì 6 giugno
presso Spazio Cernaia 10R, (vicino a via della Maddalena)
-dalle ore 18 inaugurazione della mostra di poster Psyck Italia di Chuck Sperry (ingresso gratuito)
alle ore 19.00: live set acustico di Kepi Ghoulie (cantante e fondatore dei Groovie Ghoulies, storica band punkrock di Sacramento, USA)
– presso il Circolo Arci Belleville di Vico Calvi 6r
meet & greet with Chuck Sperry
ore 21 concerto di Kepi Ghoulie
Giovedì 7 giugno
presso Spazio Cernaia 10R, (vicino a via della Maddalena)
dalle ore 10 mostra di poster Psyck Italia di Chuck Sperry (ingresso gratuito)
ore 14-17 e ore 21-23.45 Workshop gratuito di serigrafia, con dimostrazione di stampa di un poster, a cura di Chuck Sperry
A cinquant’anni dalla morte di Yves Klein, Teatri Possibili Liguria organizza una mostra incentrata sul judo e sul teatro dedicata alla poetica dadaista del grande artista francese.
L’esposizione, nata da un’idea di Sergio Maifredi, uomo di teatro e cintura nera di judo, e del critico d’arte Bruno Corà, inaugura il 6 giugno per proseguire poi sino al 26 agosto,
Klein è considerato uno dei protagonisti della storia dell’arte del ventesimo secolo: con le sue opere ha sorpreso, incantato e scandalizzato l’Europa e l’America. Judo e teatro, entrambi fatti di dinamismo e contatto fisico, si intrecciano e si amalgamano nella sua opera: la tela bianca stesa sul pavimento, sulla quale si posano i corpi delle modelle, diviene al contempo superficie dell’opera, area del combattimento e luogo della rappresentazione. L’impronta della modella sulla tela è l’impronta del judoka che cade sul tatami, mentre intorno l’orchestra suona, gli spettatori osservano e il regista Klein, in smoking, dirige o forse arbitra l’incontro.
In mostra sono presenti documenti, oggetti, immagini e video-testimonianze inedite provenienti dagli Archivi Klein di Parigi e da gallerie private. Presso Palazzo Ducale si terranno nel corso della mostra alcuni eventi collaterali, come la conferenza scientifica sulle arti marziali e gli sport da combattimento, in programma dall‘8 al 10 giugno, e l’evento “Omaggio a Yves Klein: Blu Blu Blu – Teatro Fisico” con spettacoli dedicati al tema della mostra aVilla Bombrini.
Orario: 11/19 da martedì a domenica,
chiuso lunedì. Ingresso: intero 6 euro – ridotto 5 euro
Con Torre e carceri e mostre fotografiche 9 euro
Giovedì 7 giugno inaugura a Castello D’Albertis “People and Places”, una mostra fotografica di circa 40 immagini scattate dai partecipanti ai corsi di fotografia di ritratto ambientato e paesaggio sacro tenuti da Clelia Belgrado, che nascono dal progetto “La Ricerca della Visione…” (Vision Quest…), iniziato nel 2010 con la mostra di Douglas Beasley “Sacred Landscape”e la donazione di 11 immagini, che hanno permesso al Museo delle Culture del Mondo di aprire una nuova sezione permanente del museo dedicata al paesaggio sacro nordamericano.
Durante il corsi i partecipanti sono stati invitati a rivedere, rivalutare e stravolgere il loro modo di fare fotografia, a ripensare luoghi, persone e cose fotografandole con un approccio che gradualmente si allontanava dalla visione stereotipata dell’immagine per ricercare nella persona, luogo o cosa l’essenza.
Ognuno dei partecipanti ha rivisitato luoghi, persone e cose nella propria città ed alcuni lo hanno fatto nel viaggio/workshop nelle Badlands (South Dakota), sotto la guida di Douglas Beasley.
Il tema People and Places è affrontato anche attraverso lo sguardo del Capitano D’Albertis, con una piccola selezione di immagini dal suo archivio fotografico, che si inserisce all’interno delle vetrine dell’esposizione, affiancandole, con un evidente displacement temporale, attraverso ritratti e paesaggi di persone e luoghi da lui visitati a cavallo tra ‘800 e ‘900.
I fotografi in mostra sono Paolo Alonsi, Giulia Avvenente, Ettore Chernetich, Flora Geerts, Gianluigi Gurgigno, Carlo Mazza, Antonietta Preziuso, Laura Rossi, Rosanna Sperlinga, Roberta Veruggio.
La mostra resta in esposizione sino al 16 settembre
Entro il 15 giugno 2012 è possibile iscriversi al concorso fotografico “Prima Luce”, riservato a fotografi under 35 (nati dopo il 22/07/1977) e organizzato dall’associazione culturale Profondità di Campo. Scopo del concorso è una mostra collettiva in Sala Dogana, spazio dedicato alla creatività giovane a Palazzo Ducale, che ospiterà le migliori opere selezionate da una giuria.
Al concorso sono ammessi tutti i progetti che, partendo dalla fotografia, si sviluppino utilizzando i suoi diversi e molteplici linguaggi: dall’analogico al digitale, dal bianco e nero ai colori, dalla stampa tradizionale alle composizioni fotografiche, dai video alle installazioni artistiche al fotoritocco. Il tema del concorso è libero. Ogni progetto deve raccontare una storia o sviluppare un tema preciso, definito dal concorrente stesso e indicato nella scheda di partecipazione.
Ogni concorrente può partecipare con un solo progetto. Il progetto potrà essere composto da una o più fotografie, dovrà avere una dimensione minima di m 1 di larghezza e una dimensione massima complessiva di m 2,5 x 2,5. Il tema scelto potrà quindi essere sviluppato attraverso una sola fotografia di grande formato, oppure attraverso una serie di fotografie, una composizione, un’installazione, un video o altro.
Per partecipare è necessario inviare la scheda di iscrizione compilata e firmata, con immagini descrittive o bozzetto del materiale fotografico, all’indirizzo mailfestival@profonditadicampo.com indicando nell’oggetto “iscrizione Prima luce”.
La premiazione del concorso e la contestuale inaugurazione della mostra avranno luogo giovedì 12 luglio 2012 alle ore 18.00. La mostra sarà aperta dal 12 al 22 luglio, dal martedì alla domenica con orario 15-20.
Cospe, in collaborazione con il Comune di Genova, organizza l’incontro ‘L’integrazione in prima pagina – Media e territori in rete per un’informazione plurale’. L’iniziativa nasce dalla necessità di comunicare diversamente le tematiche relative all’integrazione, affinché sui media non si senta parlare solo di immigrazione nella cronaca nera, ma perché si parli anche della quotidianità e dell’inserimento nella società dei cittadini immigrati.
L’ iniziativa ‘L’integrazione in prima pagina’ si terrà giovedì 7 Giugno 2012, dalle 09.30 alle 13.00, presso la Sala di Rappresentanza della Regione Liguria, in Via Fieschi 15, a Genova.
Proprio nell’ambito di questo progetto, Cospe valorizza prodotti editoriali realizzati da giornalisti e fotografi di origine straniera a seguito dei corsi tenuti dalla stessa associazione che opera per il dialogo interculturale, lo sviluppo equo e sostenibile, i diritti umani, la pace e la giustizia tra i popoli. Uno di questi progetti riguarda un reportage fotografico sulle giovani madri di origine straniera, a cura della fotografa Zoila Bajaña.
Oltre le gravidanze precoci
Quindici gli scatti dove mamme e bambini si ritrovano attraverso le diverse storie di vita. Tutte però hanno avuto qualcosa in comune: una gravidanza precoce e la nazionalità ecuadoriana. Nel momento in cui hanno dato alla luce una nuova vita hanno fatto i conti con una maternità precoce o sotto i vent’anni, ma oggi posano fiere con i loro trent’anni magari al terzo o quarto figlio.
Questo fotoreportage nasce da una ricerca di mesi di investigazione – tra Genova, Quito e Guayquil – per costruire una tesi di laurea triennale in servizio sociale. L’intento è quello di mostrare come la maternità precoce non sia mai casuale ma spesso voluta e anelata per compensare una carenza d’affetto. È emerso infatti come le giovani vadano a colmare quel vuoto e l’assenza dei genitori con l’amore ed il desiderio di avere una creatura da coccolare e mimare. Probabilmente le cose non sono quello che sembrano, dietro ogni gravidanza precoce troviamo una vita che si ritrova a vivere in anticipo esperienze che dovrebbe fare con calma nel corso dell’esistenza. Un’ esperienza sconvolgente e colorita, che segna un passo verso la perdita dell’adolescenza. Crescere saltando le tappe diventa disastroso e incredibilmente faticoso, sia per le responsabilità che per la parte psicologica ed emozionale verso cui si va incontro.
Ogni numero delle statistiche sulle gravidanze precoci, nasconde una storia vera fatta di relazioni complicate e ulteriori problematiche. Jhomaira, Jhuliana, Virginia, Erika, Carolina, Juana con i loro trent’anni ricordano la prima gravidanza come un’esperienza bellissima, inaspettata ma desiderata al tempo stesso. Il sapore della seconda o della terza gravidanza è del tutto diverso, si godono i nove mesi con maggior relax e senza i pensieri del primo figlio. Cynthia, Katty e Kimberly non hanno ancora raggiunto la maggiore età e si sentono delle giovani donne pronte a difendere con tenacia i loro ideali. Maria Fernanda, Gema, Gloria, Irina da poco nella fase dei vent’anni si sentono gioiose e orgogliose della scelta fatta e si riscoprono delle mamme apprensive e piene di vita. Melina e Tatiana sono prossime ai diciotto anni e vivono la maternità con un dolce sorriso sulle labbra che non le scompone neanche perun momento.
Zoila Bajaña è una fotografa di origine ecuadoriana nata nel 1986. Questo fotoreportage è stato concluso a maggio del 2012. Ha partecipato inoltre al corso di formazione per giornalisti all’interno del progetto “L’integrazione in prima pagina. Media e territori in rete per un’informazione plurale”, finanziato dal Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi Terzi dell’ Unione Europea e del Ministero dell’ Interno.
OLTRE LE GRAVIDANZE PRECOCI
Le ragazze che hanno partecipato sono: Tatiana, Gema, Gloria, Erika, Virginia, Jhulissa, Carolina, Irina, Maria Fernanda, Melina, Katty, Juana, Kimberly,Cynthia, Patricia.
Jhuliana Vargas
Sono rimasta incinta all’età di 15 anni e una volta saputa la notizia ho desiderato insieme a mio marito questa creatura con tutta me stessa. La bambina è arrivata a sorpresa subito dopo il nostro felice matrimonio che abbiamo celebrato poco tempo dopo esserci conosciuti.All’inizio della gravidanza coccolavo l’idea di avere un maschietto ma per la gioia di mio marito è arrivata la femminuccia.
La gioia che nostra figlia ha portato nei nostri cuoi è senza paragone e ci siamo veramente goduti quei momenti come se fossero gli ultimi, infatti, poco tempo dopo mio marito è stato colpito da una pallottola vagante e son rimasta vedova. Siamo rimaste io e il frutto del nostro amore intenso e profondo, oggi, siamo inseparabili: dovunque vada l’una va l’altra. Anche la migrazione l’abbiamo affrontata insieme, siamo come due sorelle gemelle che non si staccano nonostante i litigi e le incomprensioni che ci possono essere soprattutto ora che è iniziato il periodo del adolescenza.
Virginia Lasluisas
Le mie quattro gravidanze hanno dato gioia, amore e allegria alla mia vita, donandogli un senso logico, arricchendo ogni mio respiro e singolo istante. Quando sono rimasta incinta la prima volta dovevo iniziare il primo anno di università ma il mio percorso formativo stava per prendere una piega diversa.La seconda e la terza gravidanza sono arrivate una dopo l’altra ma ogni volta provavo emozioni uniche e senza precedenti tanto da avere sempre voglia di dare alla luce una nuova vita. Da piccola sognavo una famiglia numerosa è per questo che ora anche se lontana dal mio paese ho deciso di portare avanti la mia quarta gravidanza, una splendida femminuccia che impegna la mia vita ma che l’ha trasformata in una dolce utopia.
Facendo il bilancio della mia vita posso dire di essere orgogliosa di ciò che sono, le gravidanze mi hanno resa forte e coraggiosa. Avere un figlio dopo i trenta ha un sapore diverso rispetto alla prima gravidanza avuta ai 19. La consapevolezza, l’esperienza e la maturità hanno reso la mia ultima gravidanza un’esperienza senza stress e preoccupazioni.Me la sono goduta di più perché arrivata a distanza di anni rispetto alle prime che erano tutte ravvicinate.
Cynthia Paredes
Ammirevole è stato il modo in cui i miei genitori hanno affrontato la notizia della mia prima gravidanza a sedici anni. Oggi sono alla seconda gravidanza e ho da poco compiuto diciassette anni. Ho abbandonato la scuola per dedicarmi a fare la mamma a tempo pieno e penso sia stata la decisione migliore. È meraviglioso donare amore ai miei piccini, mi sento invasa dalla gioia al pensiero di sapere che sono parte di me. A questo secondo giro avrei preferito la femminuccia ma sono felice ugualmente perché tra maschi c’è più complicità e se possono crescere insieme è importante che ci siano cose in comune.
Quando ho fatto la prima ecografia sono rimasta colpita da quell’esserino tanto piccolo e perfetto. Ho capito solo in quel momento di portare in grembo la magia e la forza della vita, mi sono resa conto di quanto siamo perfetti e della responsabilità che abbiamo come madri. Questi neonati quando vengono al mondo si affidano alle nostre cure e sono talmente piccoli che senza di noi non potrebbero farcela.
Erika Mora
Per tre mesi abbiamo cercato disperatamente di avere un bambino, io all’inizio sognavo una femminuccia, ma poi è risultato essere maschio. Avevo 18 anni quando sono rimasta incinta del primo figlio, per noi era una cosa normale farsi una famiglia a quell’età. Quando ho scoperto di essere incinta ho provato un emozione enorme soprattutto quando il piccolo ha iniziato a scalciare. Diventare mamma è il dono più bello che ci possa essere, si tratta di una benedizione senza uguali.
Alla seconda gravidanza desideravo un maschietto ed è risultata una bambina.La terza gravidanza è stata ben accolta da tutti, ci siamo vissuti i nove mesi godendo a pieno di ogni momento magico della gravidanza, è stato davvero interessante osservare come i bambini aiutavano. La mia sorpresa è che non ci sono state gelosie ne pianti dovuti al nuovo arrivato ma, al contrario, si sono adoperati per ritagliarsi un ruolo in funzione del più piccolo, è come se gli avessero fatto un po’ di spazio metaforico. Questo loro comportamento maturo mi rende orgogliosa dei miei figli e sono sicura che anche se decidessi di averne altri due il loro comportamento non sarebbe poi tanto diverso.
Tatiana Garcia
Avevo 17 anni quando mi sono sposata e sono rimasta incinta, la scelta di sposarmi è avvenuta come conseguenza della gravidanza. Quando ti trovi al bivio e non sai che strada percorrere, ragioni egoisticamente e se non te lo aspetti è solo riflettendo con cautela che riesci a fare chiarezza eagire nella maniera più giusta.Io ringrazio il cielo di avere una famiglia con i fiocchi che riesce sempre a guidarmi con dolcezza e senza intralciare le mie scelte finali. La mia dimestichezza con il più piccolo dei miei fratellini mi ha permesso di essere una mamma attenta e premurosa ai bisogni di mia figlia che è ad oggi la luce dei miei occhi. La gravidanza seppur inaspettata mi ha fatto crescere e maturare in fretta e se prima pensavo ad uscire ogni pomeriggio con le amiche oggi resto sveglia la notte per seguire con amore mia figlia. Devo dire che il signore mi ha fatto il dono di una famiglia con i fiocchi, mio marito mi affianca con amore e insieme seguiamo nostra figlia che è una bambolina sempre sorridente. Quando è nata ha avuto delle complicazioni di salute e per un mese non l’ho potuta portare a casa ne coccolare, sarà per questo che oggi siamo grati alla vita per la sua presenza e apprezziamo di più la sua presenza nella nostra quotidianità.
Melina Ramirez
I miei genitori mi hanno educata seguendo uno schema rigido e severo perciò puoi immaginare quale era la mia paura più grande. Quando è arrivato il momento di farlo sapere ai miei, il panico mi ha assalita, inizialmente non volevano saperne nulla ma successivamente, quando mi hanno vista determinata tutto si è risolto di buon grado. Oggi coccolano mia figlia come se fosse loro e trattandosi della prima nipote stravedono per lei. Io trabocco gioia da tutti i pori per me non c’è gioia più grande che essere mamma. Ai miei 17 anni non pensavo di rimanere incinta e mi vergognavo persino di andare a scuola con il pancione ma oggi frequento le lezioni con più serenità e affronto la vita a testa alta.
Credo che questa sia l’esperienza più meravigliosa e completa in assoluto. Il regalo di essere mamma ti riempie la vita ed il cuore, se mi chiedessero di tornare indietro non lo farei mai senza mia figlia che è la cosa più importante della mia vita. Quando è stata male subito dopo la nascita mi son sentita morire, è nata un mese prima della scadenza perché c’erano delle complicazioni gravi dovute a difficoltà respiratorie.
Irina Floril
All’età di 19 anni ho avuto il mio splendido bebè. Provavo un miscuglio di emozioni nel primi giorni di gravidanza, già il giorno dopo sapevo che sarei rimasta incinta, me lo diceva il mio sesto senso. Mia madre lo ha scoperto il mese dopo, quando le mestruazioni non bussavano più alla mia porta e lei come ogni mese si apprestava a fare la scorta di assorbenti; mi ha messa subito alle strette chiedendomi spiegazioni. Il mio rapporto con lei è sempre stato bellissimo fatto di fiducia, amore e comprensione che ha dimostrato specialmente in quei momenti per me più difficili. Dirlo a mio padre è stata davvero dura perché non si aspettava che la sua bambina rimanesse incinta.
I mesi successivi sono stati fenomenali e stressanti al tempo stesso, tra alti e bassi, dovuti alla gravidanza a rischio. Il giorno del parto avevo il mio compagno accanto e quella è stata la mia forza, il travaglio è durato un’eternità e lui mi infondeva coraggio condolcezza e autorità. Sua è la frase: “spingi che manca poco!“anche se la testolina era solo all’inizio.
Carolina Ordoñez
Sono diventata mamma all’età di 17 anni, con mio marito è stato un colpo di fulmine, ero completamente persa e pazza di lui. La seconda gravidanza è arrivata in meno di un anno e la terza a distanza di vent’anni dal primo figlio. L’ultima gravidanza mi ha colta all’improvviso, non aspettavamo una creatura infatti l’ho scoperto all’ottavo mese. L’averlo saputo un mese prima non mi ha permesso di godere di tutti quei primissimi momenti, le prime ecografie, le prime voglie, i pianti di gioia o anche la scelta dei vestitini e tutto ilcorredino da scegliere con calma insieme alla mia famiglia per la sua cameretta.
Diventare mamma in un’ altro paese non è cosa facile, vieni assalita da mille dubbi e costretta a vivere in funzione del tuo lavoro. Vivere nella paura di poter perdere il lavoro non è un pensiero felice, ti costringe a crescere in una gabbia dorata perché se da una parte c’è il guadagno e le entrate, dall’altra c’è la questione del doversi trattenere per non stressarsi e vivere nella preoccupazione costante.
Gloria Grieco
Ho inseguito il sogno di un figlio per molti mesi, poi quando non ci speravo più, ha bussato alla mia porta sconvolgendo positivamente la mia vita. Durante i primi giorni di gravidanza la sintomatologia era estenuante: ero debole, avevo continui giramenti di capo mi sentivo svenire a tal punto da pensare in una forma di anemia di quelle già diagnosticate in famiglia. Poi è arrivato quel risultato degli esami del sangue che ha cambiato la mia vita rendendomi la donna più felice del pianeta. Mia mamma non vedeva l’ora di diventare nuovamente nonna ed io nonostante i miei 19 annicontinuavo a sognare ad occhi aperti.
Adoro il mio bambino e non vedo l’ora di dargli una compagna di giochi, spero di farlo entro i suoi primi cinque anni così dafarli crescere insieme. Altro sogno nel cassetto è quello di sposarmi alla presenza dei miei piccoli che mi portano le fedi all’altare.
Gema Toala
Diversamente dalle mie coetanee il cui primo pensiero è l’aborto, io ho subito deciso di tenerlo, prima ancora di dirlo a mamma. Il periodo più bello della mia vita è stato quello della gravidanza, in quei nove mesi puoi assaporare emozioni e sensazioni diverse tra di loro ma che viaggiano al unisono.Mio figlio è davvero la mia vita e senza di lui non saprei quale colorito avrebbero le mie giornate.
Quando ho scoperto di essere incinta andavo a scuola e provavo sentimenti contrastanti a causa del giudizio della gente. I genovesi mi hanno sempre criticata per essere una giovane mamma che insieme al suo compagno si godono il loro splendido bebè. Lo sguardo collettivo mi ha sempre dato fastidio, imparo solo con il mio bambino a voltarmi e fare orecchie da mercante.
Maria Fernanda Ayala
Quando all’ospedale mi hanno messo mio figlio tra le braccia non volevo che più nessuno me lo portasse via, mi sentivo come una leonessa forte e grintosa, pronta a scattare alla prima mossa di altri. Le emozioni che ho provato in quei mesi non hanno descrizione alcuna, i primi istanti sono stati di ansia e preoccupazione ma poi è subentrata la voglia di vederlo e me lo immaginavo ogni notte. Alla sua nascita i brividi assalivano il mio corpo al solo sfiorare il suo viso e quando mi soffermavo su quelle mani e su quei piedini sentivo in me una sensazione di gratitudine nei confronti dell’universo intero.
Le mie sorelle minori entrambe hanno avuto i figli molto giovani, una a quindici e l’altra a sedici e sono rimaste incinte nello stesso periodo tanto da partorire nell’arco della stessa settimana. Io in realtà aspettavo di crescere ancora un po’ ma poi alla fine è successo che sono riuscita a resistere solo fino al diciannovesimo anno. Sono contenta del mio percorso come mamma perché oggi alla mia seconda gravidanza a distanza di circa sette anni dalla prima posso dire di essere fiera di essere ciò che sono.
Katty Romero
Mio figlio è la mia vita! A 16 anni ho partorito il mio angioletto che oggi mi costringe spesso ad assentarmi da scuola perché si prende sempre il raffreddore. Mio figlio non è stato un impedimento alla mia carriera scolastica ma anzi è la forza che mi invoglia a lottare perdiplomarmi e frequentare l’accademia di moda.
Quando ho scoperto di essere incinta ho fatto difficoltà ad affrontare il discorso con i miei genitori, mi son fatta coraggio solo perché accanto a me c’era il padre di mio figlio che è l’uomo della mia vita che non vedo l’ora di sposare. Con lui e mamma ho vissuto i primi momenti dell’ecografia e scoperto l’universo materno, il giorno del parto è stato indimenticabile poiché avevo accanto a me le persone più importanti e sapevo che potevo far affidamento su di loro. Veder crescere mio figlio significa farlo insieme a lui passo dopo passo, ogni risata e pianto è un momento speciale da vivere fino in fondo.
Kimberly Vargas
Con i miei diciassette anni posso dirti di sentirmi una giovane donna che si affaccia alla vita con serenità e senza rimpianti. Non frequento più la scuola perché mi dedico anima e corpo a mio figlio ma sono felice così. Anche mio fratello è diventato padre sotto i diciotto anni e questo mi è di conforto in quanto non mi fa sentire sola ed esclusa. A Genova partorire in età adolescenziale è cosa insolita ma a me è venuto naturale e di certo non è stato una sorpresa quando ho scoperto di essere incinta.
Mia mamma voleva un futuro da laureata per almeno uno dei suoi due figli, ma non è ciò che volevo io. Ho sempre desiderato avere qualcuno a cui donare tutta me stessa, io amo mio figlio e al mondo non c’è niente di più bello che svegliarmi al mattino con un suo sorriso. Peril futuro mi auguro un secondo figlio ma tra qualche anno perché prima desidero godermi il mio piccino attimo dopo attimo.
Patricia Morales
A diciotto anni ho avuto la mia prima bambina e a distanza di pochi anni è arrivata la seconda gravidanza con uno splendido maschietto. Mia mamma non è stata felicissima della mia scelta, se i miei figli esistono è grazie alla mia testardaggine e grande forza d’animo, nonostante tutto io mi son sempre fatta coraggio e ho difeso le mie idee. Sono rimasta incinta casualmente ma non ho mai creduto che l’aborto fosse la soluzionee così ho accettato il mio destino e il dono di essere madre.
Le emozioni che oggi provo sono sensazionali e ripercorrere questo periodo con il solo pensiero per me è davvero emozionante. Mi sento mamma fin da quando giocavo con le bambole e stiravo i loro vestitini con la consapevolezza di una bambina che non sogna altro. I miei figli sono la mia gioia e la mia ragione di vita e non c’è giorno che non ringrazi il buon Dio di avermi regalato queste due tenere pesti.
Juana Rivera
A 19 anni sono rimasta incinta quando ancora frequentavo la scuola e la scelta è stata subito di portare atermine la gravidanza sacrificando i miei studi. Oggi ai miei trenta tre anni dopo una seconda gravidanza arrivata ai venticinque anni mi sento benedetta dalla vita per le mie due splendide figlie che crescono a vista d’occhio e si sentono delle giovani donne. La seconda gravidanza più matura e ragionata mi ha permesso di godere in maniera piena della gioia e dei dolori di quei nove mesi. Il mio compagno è davvero un uomo con i fiocchi e questo ha reso tutto più facile perché ho la possibilità di condividere ogni pensiero con lui e di renderlo partecipe di ogni aspetto della mia vita.
I bambini riempiono la tua vita e anche se la rendono impegnativa i sacrifici si fanno con piacere anche solo per un loro timido sorriso. Io lavoro tante ore ma quando torno a casa anche se stanca le mie figlie riescono a infondermi tutta l’energia di cui ho bisogno per riprendermi da una lunga e faticosa giornata.
Oggi, Venerdì 25 maggio, a partire dalle ore 16.30 presso la Loggia della Mercanzia in Piazza Banchi, inaugura la mostra Adotta un artista, una collettiva itinerante d’arte contemporanea che sino al 9 giugno colorerà gli esercizi pubblici della Maddalena.
Le opere esposte – dalla pittura alla ceramica, dalla fotografia all’illustrazione a singolari commistioni di materiali come il gum print – sono state selezionate fra i partecipanti dal bando promosso qualche mese fa dall’associazione Colorinscena sul sito www.genovacreativa.it, si tratta di artisti affermati e giovani esordienti, genovesi di nascita, d’adozione o a essa legati per storia o affinità elettive.
Per due settimane le botteghe del quartiere della Maddalena “adottano” le opere degli artisti mettendo a disposizione uno spazio del proprio esercizio – dalle vetrine agli interni – per consentire l’esposizione e creare un itinerario insolito nel cuore della città.
All’Urban Center della Loggia della Mercanzia di Piazza Banchi vengono esposti i lavori preparatori e gli schizzi degli artisti, una giornata arricchita anche dalla presenza della musica con l’esibizione di Takako Nagayama, cantante lirica accompagnata dal maestro Enrico Montobbio e dal maestro di pianoforte Davide Runcini.
GLI ARTISTI IN MOSTRA
Stefano Bucciero, Francesca Dainotto, Andrea Sessarego, Mihail Ivanov, Kamala HeArt, Valeria Caserza, Natalia Serrano, Zlatolin Donchev, Svilen Genov, Laura Rossi, Davide Battaglia, Elisa Boccedi, Ana Marìa Garcìa Ruiz, Maura Ghiselli, Sara Parodi, Kristina Kostova, Enrico Mortola, Laura Baldo, Luca Caridà, Resaldo Ajazi, Giulia Avvenente, Gabriele Antistress, Ksenja Laginja.
LE BOTTEGHE CHE ESPONGONO
In Scia Stradda, Il Botteghino delle Vigne, Datemi un Martello, Taverna di Colombo, Piccola Bottega Mamibella, Pub 4 Canti, Il Salotto Creativo, Artekne Novecento, Le Ceramiche del Grifo, Cantina Rosso Rubino, Exultate, Glo Glo Bistrot, Almanacco, La Berlocca, Melampo, La Chiocciola, Tele della Casana, Le Gramole, Taggiou, La Bottega del Gusto, Luccoli Bistrot, Andrea B. Pelletterie, Mielaus.
Formatosi presso l’Accademia di Belle Arti, l’artista genovese Marcello Mogni lavora ed espone nella sua città. Attualmente le sue opere sono in mostra alla MF Gallery (Vico dietro il Coro della Maddalena), dove presenta quadri ad olio su tela e tavola. Immagini forti e coinvolgenti, colori vividi e scenari post-apocalittici trasportano chi osserva in un mondo insieme surreale e possibile.
I lavori che presenti in galleria si dividono in due categorie: Periferia Chimica e Storie di Vicoli. Periferia Chimica ci mostra un mondo di ferro, tubi e scarichi tossici, cieli rossi e volti malati. È un tentativo di contribuire a scuotere le persone facendo prendere loro coscienza della direzione in cui stiamo andando, se ancora ce ne fosse bisogno, o una personale paura –peraltro fondata- di tutto questo, sfogata dandole forma in queste illustrazioni? Il primo ciclo è proprio dedicato agli effetti prodotti sull’ambiente dall’industria chimica e petrolchimica. Se parliamo di sfogo, penso che lo sfogo dell’artista sia comunque sempre comunicativo, perciò dovrebbe in qualche modo arrivare agli altri. Il mio è un realismo magico e in parte fantastico: i luoghi dei miei quadri non sono posti realmente esistenti o riconoscibili; prendo spunto da immagini fotografiche e poi assemblo liberamente gli elementi a seconda di come mi servono per creare i miei sfondi. Per esempio nel quadro che si trova anche in locandina, dal titolo “Cattedrale”, ho sistemato ciminiere e tubi in modo che ricordassero un po’ la facciata incombente di una cattedrale, mentre il personaggio in tuta bianca e maschera antigas è il sacerdote di questo tempio. C’è quindi anche una componente simbolica.
Alcune tra le tele più suggestive: il fantasma di un operaio vicino a una macchina in un enorme silo, e i ritratti di una Alice che non ha niente di allegro ed è tutto tranne che nel Paese delle Meraviglie. Puoi parlarcene?
L’immagine con l’operaio si intitola “Presenze nel vecchio cantiere”. Lo sfondo in questo caso viene da una foto di archivio storico, è un capannone delle acciaierie di Cornigliano. Io l’ho immaginato ormai abbandonato, di notte, mentre emergono i fantasmi degli operai che ci hanno lavorato. In “Alice nel petrolchimico delle meraviglie” ho ripreso precisamente nella composizione una delle illustrazioni originali fatte per il libro nell’ottocento, in cui Alice teneva in braccio un bambino che poi si trasformava in maialino. L’allusione è all’incubo delle pandemie –una delle ossessioni globali attuali- che si ripresenta a intervalli regolari, e in particolar modo all’epidemia di febbre suina di qualche anno fa.
In Storie di Vicoli i nostri caruggi sono strappati al classico punto di vista dolce-malinconico per diventare asfittici sfondi di volti emaciati, dagli occhi rossi e gli sguardi inquietanti. Perché hai scelto questa visione? Qual è il significato?
Qui volevo dare l’idea di quello che succede quando camminiamo, specialmente nei vicoli: i volti delle persone che camminano nel senso opposto al tuo ti vengono incontro per un attimo e sono un breve flash, che ti si para davanti agli occhi per un solo istante e poi svanisce. Ed ecco tutte le tipologie di personaggi: la vecchia signora, il ragazzo che ride, un uomo, una ragazza…
A cosa stai lavorando per il futuro?
Credo che continuerò a sviluppare questi due cicli che ho portato in mostra. Certe ispirazioni a volte ricorrono: è possibile che alcune cose del passato tornino.
Continuano le iniziative per festeggiare i 20 anni di attività di Palazzo Ducale: da martedì 22 maggio sino a domenica 19 agosto il sottoporticato del palazzo ospita la mostra fotografica Mario Giacomelli. Un maestro della fotografia del Novecento
Un’esposizione composta da circa 200 fotografie che ripercorrono il viaggio artistico di uno dei più importanti fotografi italiani.
Curate da Sergio Casoli con Ettore Buganza, le sezioni dell’esposizione riprendono i temi delle celebri serie del fotografo: dai primi scatti sulla spiaggia di Senigallia nel 1953 alle immagini dedicate all’Ospizio ( Verrà la morte e avrà i tuoi occhi ), dai “pretini” in festa nel seminario della città ( Io non ho mani che mi carezzino il volto ) a Lourdes, dalle atmosfere fuori dal tempo di Scanno ai contadini de La buona terra, fino alla storia quasi cinematografica di Un uomo, una donna, un amore .
Non mancano le suggestive immagini del paesaggio marchigiano che per tutta la vita ha ispirato l’arte di Giacomelli, insieme ad alcuni tra i suoi scattii più “materici”, dove la tensione tra le figure nere e il bianco di fondo si fa attesa drammatica, corposa, lirica.
Orario:
dalle ore 11 alle ore 19, tutti i giorni, lunedì chiuso
Il progetto fotografico collettivo Guardare | Maddalena, curato da Anna Positano, si è concretizzato in una mostra fotografica collettiva dal titolo Nuove tipografie ad altra fedeltà, aperta fino a sabato 26 maggio presso l’ex Nick Masaniello in via della Maddalena 52r a Genova e presso l’ex macelleria al 31r con orario 15-19.
La mostra è stata realizzata dall’ Associazione Culturale Disorderdrama con il contributo del Comune di Genova e del Municipio I Centro-Est e con il supporto del Patto per lo sviluppo locale della Maddalena.
La mostra rappresenta l’evento conclusivo dell’omonimo progetto vincitore del bando “Giovani X i Giovani” per il quale l’ Associazione Culturale DisorderDrama (www.disorderdrama.org) ha selezionato 8 giovani di età compresa tra i 18 e 29 anni che hanno partecipato gratuitamente ad un programma artistico-formativo da novembre 2011 fino ad aprile 2012.
Gli spazi in cui è allestita la mostra sono locali inutilizzati e in attesa di nuova vita di Via della Maddalena (l’ex macelleria e l’ex circolo Nick Masaniello) con l’auspicio che alzare le saracinesche possa essere un primo passo di presidio del territorio e di contrasto all’abbandono e al degrado.
I fotografi in mostra sono Laura Avarino, Giulia Flavia Baczynski, Daniel Campagne, Lisa De Bernardi, Stefano Pola, Nuvola Ravera, Marika Saonari, Alessio Vecchié.
Il Museo di Storia Naturale G. Doria ospita dal 18 al 27 maggio la prima parte della mostra Nobody´s Perfect, storie di ordinaria microscopia a cura dell’ associazione culturale Kairos.
Una fotografia scattata nell´ambito della ricerca scientifica può essere letta in modo soggettivo e fantasioso, migrando dal mondo della scienza a quello dell´arte. Questo il presupposto da cui parte la mostra, che ospita micrografie (fotografie acquisite al microscopio) di campioni biologici, che dapprima cercano di colpire esteticamente il pubblico, portandolo poi, attraverso l´interazione durante la mostra stessa con ricercatori e studenti dell´Università di Genova, ad avvicinarsi al fascino della ricerca scientifica e al reale significato delle immagini.
In particolare, quattro biologi del Distav, propongono una selezione di immagini scattate utilizzando microscopi (a luce trasmessa, con contrasto interferenziale, ad epifluorescenza, con focale laser ed elettronico) portando i visitatori nell´affascinante mondo dei protozoi, nell´intrigante biologia di crostacei primitivi, nell´incredibile varietà degli adattamenti dei pesci antartici e nei sorprendenti organi sensoriali degli squali.
Gli autori in mostra sono Andrea Amaroli, Sara Ferrando, Laura Ghigliotti e Lorenzo Gallus.
Museo di Storia Naturale G. Doria
Dal 18 al 27 maggio
Orario: da martedì a venerdì: 9-19; sabato e domenica: 10-19. Chiuso il lunedì
Dal 15 maggio al 20 luglio 2012 il FinecoCenter di Genova (via Petrarca 2/14, 6° piano) ospita la mostra fotografica La Genova di Bacci Pagano, che illustra attraverso gli scatti di Gianni Ansaldi e Patrizia Traverso le zone della città così come sono state scritte nei romanzi di Bruno Morchio.
La mostra è a ingresso libero ed è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 18.30.
Sono previsti due incontri con lo scrittore Bruno Morchio nelle seguenti date:
– martedì 15 maggio (ore 18.00): la Genova a colori
– giovedì 7 giugno (ore 18.00): la Genova in bianco e nero
Su quella collina (butte), che già in epoca gallica era consacrata a luogo di culto, si estende il quartiere di Montmartre che ospita la vita frivola di Parigi, una vera altura di 104 m sul livello della Senna, le cui vie più note, rue Fontaine, Banche, Pigalle, sono fiancheggiate da caffè, ritrovi, teatri , cinematografi, sale da ballo, sonnolenti locali che, al calar della sera, si animano di brillanti insegne luminose fino all’arrivo dell’alba. Sulla sommità, dietro l’imponente chiesa del Sacrè-Coeur, dove la rue Norvins incrocia Rue des Saules, si apre quello che, per antonomasia, è la culla della vita bohemiène di Parigi, Place du Tertre, punto pittoresco di ritrovo per poeti, mimi, ambulanti, pittori e per gli immancabili ritrattisti che, in pochi minuti, immortalano sulla tela i volti multietnici dei turisti: è il mondo dell’arte e della poesia. Per capire l’atmosfera che si respira basta ricordare che in questo universo fuori dalle regole e dal tempo, in questo cosmo di sogni e sentimenti dove l’unica norma ammessa è la libertà di espressione, sono transitati artisti impareggiabili come Degas, Cézanne, Van Gogh, Renoir. Quale cornice migliore, dunque, per ospitare opere di autori “eccentrici” che cercano nell’improbabile un modo per evadere dall’emarginazione e dal disagio sociale in cui la sorte li ha relegati?
“Banditi dell’Arte”, nome della mostra presente nelle sale della Halle Saint Pierre (fino al 6 gennaio 2013), è un omaggio agli artisti italiani rimasti ai “margini” del sistema della cultura ufficiale. Viene definita “Art Brut”, opere realizzate fuori dai canoni stilistici di altisonanti accademie e che fioriscono nelle strade, nei manicomi, nei ricoveri per indigenti o anziani, sulle panchine dei senzatetto, cioè tra coloro considerati “rifiuti” della società, estromessi dal mondo benpensante per quel “mal di vivere” montaliano che pervade la loro anima. Martine Lusardy e Gustavo Giacosa, (un italo-argentino che vive a Genova, in via Prè e lavora nella compagnia teatrale di Pippo Del Bono), hanno deciso di dare una chance di visibilità a tanti artisti italiani “hors normes” (fuori della norma), di ieri e di oggi, a partire da quello considerato il perno della mostra, Francesco Torris.
Costui, nel 1890, apprende dalla sua compagna di essere in attesa di un figlio, notizia sconvolgente per un carabiniere (vigevano norme restrittive severissime in proposito) che lo porterà tra le mura dell’Ospedale psichiatrico di Collegno, dove inizierà quel genere di scultura che chiamerà “Nuovo mondo”, fatta di allucinanti costruzioni realizzate con ossa di animali, recuperate dalla cucina della casa di cura. Non meno curiose appaiono le confezioni di chiffon di Giacomo Versino (altro ospite del Collegno) che ricordano i mantelli degli sciamani, o le opere cosmologiche, cariche di misticismo, di Mario Bertola, le architetture favoleggianti di Giuseppe Righi, le iconografie religiose, ricche di toni policromi, di Giovanni Battista Podestà, i peluche e le bambole imbrigliate in cavi elettrici o in tubi di plastica di Franco Bellucci, gli idoli smisurati, dal sapore felliniano, di Pietro Ghizzardi o di Giovanni Galli e i disegni ostentatamente lascivi di Francesco Borello. In questo cammino tormentato della spirito c’è anche un angolo della nostra città che appare come un’oasi di pace: sono i graffiti variopinti di Melina Riccio.
Un nome che si apre con un cuore ricavato dall’iniziale “M” e si conclude con una stella: questa è la firma di un’artista di strada contemporanea, genovese di adozione, che, quando parla, si esprime in rima e che qualcuno ha definito “una donna di fede che sogna di riempire il mondo di poesia” . Si potrebbe etichettarla superficialmente una ”disadattata” che vagabonda per le vie della città, “decorandola” di messaggi di pace e di collage inneggianti un amore cosmico per la salvezza della natura ma, se si si ha occasione di incontrarla, insieme ad un dono che sempre offre sia esso un fiore, un cuore di stagnola o un ritaglio di stoffa, regala un momento unico di comunicazione. Questa dolce signora di mezz’età, giocando col diminutivo del suo nome (Melina da Carmelina), si descrive come un piccolo pomo “mezzo marcio” e mezzo buono”, scartato dalla società in seguito ad un esaurimento nervoso, proprio come un frutto avariato. Ha, infatti, conosciuto la realtà del ricovero psichiatrico, in cui ha maturato un rigetto verso un mondo che, schiavo del denaro, non sa apprezzare le bellezze della vita e il lavoro delle persone. Lasciata la famiglia per inseguire quella che per lei è diventata una missione, proteggere la natura, si è dedicata alla sua particolare arte che estrinseca attraverso collage traboccanti di cuori, scritti murari, ritmiche strofe e, come già detto, modesti piccoli omaggi che elargisce, con un sorriso, in segno di fortuna e di pace.
Una mostra particolare, come si può ben evincere, che trasuda disagio, che scende nei meandri più inconsueti della mente, che coinvolge per la sua profonda umanità, una mostra che si sposterà a Bruxelles per poi approdare ad altri lidi, ancora da identificare, tra i quali, Giacosa, spera esservi anche Genova, città in cui, come ci insegna la storia, i sogni di “libertà” sono un bene da difendere ad ogni costo.