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  • Consiglio comunale, mozione per l’intitolazione di una strada a San Salvador. Polemiche in aula

    Consiglio comunale, mozione per l’intitolazione di una strada a San Salvador. Polemiche in aula

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Nella giornata in cui viene definitivamente ufficializzata la spaccatura nella maggioranza sul tema Gronda, la cui delibera di parere favorevole al tracciato definitivo verrà discussa in aula nella prima seduta del nuovo anno prevista per martedì 13 gennaio, in Consiglio comunale c’è spazio anche per qualche polemica sulla gestione di lavori dell’aula.

    Tra gli argomenti messi in calendario all’ordine del giorno, nonché quello che probabilmente ha suscitato il maggior numero di interventi da parte dei consiglieri in una seduta piuttosto rapida e dal clima quasi natalizio, destava molta curiosità la mozione presentata da Sel e due consiglieri di Lista Doria (Nicolella e Gibelli) per opporsi all’intitolazione di una via a Robert D’Aubuisson nella città di San Salvador. Che cosa c’entra l’America centrale con il Consiglio comunale di Genova? Apparentemente molto poco. «Può suonare strano che si discuta di una cosa sviluppata decenni fa in un Paese molto lontano – ammette Antonio Bruno, Fds – ma nel mondo globalizzato di oggi dobbiamo avere coscienza che i diritti umani e sociali sono diritti di tutti».

    «Poco tempo fa – ha ricordato il consigliere Enrico Chessa, Sel – il sindaco ha dovuto ricordare che Genova è medaglia d’oro della resistenza a persone che un po’ farsescamente avevano richiamato la parola dittatura riferendosi al modo di gestire la città (erano stati i lavoratori di Amt, ndr). Ma ci sono stati Paesi e città che feroci dittature le hanno vissute davvero: una delle più feroci ha riguardato proprio El Salvador, devastata da una guerra civile, e nella cui capitale adesso si vuole dedicare una via a Robert D’Aubuisson, l’organizzatore degli squadroni della morte e il mandante dell’assassinio di monsignor Romero».

    Quella chiesta a tutti i consiglieri era dunque un’azione puramente simbolica a sostegno di chi si oppone a questa operazione a dir poco inopportuna: «Sicuramente – ha sottolineato il sindaco Marco Doria dichiarando l’appoggio della Giunta alla mozione – siamo di fronte a un atto di valore puramente simbolico, di principio e di richiamo al rispetto della dignità della persona. Ma è importante che si faccia in quest’aula e su questo tipo di documenti la giunta non farà mai mancare il proprio sostegno».

    Non è certo la prima e non sarà l’ultima volta in cui in Consiglio comunale si discute di questioni non strettamente inerenti la città. Eppure solitamente queste votazioni si concludono con il parere favorevole espresso all’unanimità. Non questa volta, però. Va registrato, infatti, una sorta di voto di protesta del Pdl risultato presente non votante: «Questa mozione – ha spiegato il capogruppo Lilli Lauro – chiarisce molto bene come a Genova la maggioranza e la sinistra piuttosto che fare qualcosa di concreto per la città, per il commercio, per gli alluvionati preferisca riempirsi la bocca di parole che riguardano l’altra parte del mondo. È vergognoso che mozioni come questa arrivino in aula dopo neanche una settimana dalla loro presentazione mentre per altri documenti proposti dalle opposizioni si aspetta anche oltre un anno, nonostante si tratti di questioni che riguardano direttamente il nostro mandato: non dobbiamo dimenticare che siamo stati eletti per fare qualcosa per Genova e non per El Salvador».

    La risposta arriva dal capogruppo del M5S, Paolo Putti: «Questa cosa mi riguarda come mi riguarda quello che succede al mio vicino di casa, nel mio posto di lavoro. Ognuno ha le sue priorità… magari qualcun altro può fare una mozione per chiedere un collarino nuovo a Dudù e noi invece ne facciamo una in memoria della lotta di monsignor Romero».

    Certo, le elezioni regionali iniziano ad avvicinarsi e toni della rappresentante del Pdl possono apparire un po’ esagerati. Va detto, a onor del vero, che sempre nell’ordine del giorno odierno erano state inserite due interpellanze del Pdl presentate rispettivamente il 31/10/2013 e il 07/11/2013 e riguardanti la richiesta di chiarimenti agli assessori competenti sull’assunzione temporanea di personale esterno in Comune e il sostegno economico all’Accademia Ligustica di Belle Arti: possibile che in oltre un anno non si siano trovati 10 minuti di spazio per inserire questi documenti di iniziativa consiliare?

    Se questa domanda (retorica) è destinata a restare senza risposta, una spiegazione invece può essere trovata a un altro quesito che sorge spontaneo dalla discussione in aula: perché solo ieri è venuto fuori questo malessere quando da anni quasi tutte le sedute del Consiglio comunale sono aperte con la votazione di cosiddetti ordini del giorno fuori sacco, dedicati a temi non strettamente collegati alla delibere in discussione?

    La motivazione va ricercata in realtà in una modifica della prassi per la presentazione di documenti. Fino a poco tempo fa, infatti, qualsiasi gruppo consiliare poteva presentare ogni settimana un ordine del giorno fuori sacco: con parere favorevole della Conferenza dei Capigruppo, il documento sarebbe stato discusso nella prima seduta utile; in caso di maggioranza semplice, invece, si sarebbe dovuto attendere una settimana di più.

    Adesso, invece, per tentare di porre un primo argine ad alcune pratiche ostruzionistiche, è venuta meno la seconda possibilità: in caso di mancata unanimità tra i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari, l’unico modo per vedere discusso e messo in votazione un ordine del giorno fuori sacco è trasformarlo in mozione. A questo punto, però, la messa in discussione all’ordine del giorno spetta al presidente del Consiglio e al suo ufficio.

    È stato questo il caso della mozione su El Salvador e lo sarà anche la prossima settimana per un documento che impegna il sindaco Marco Doria a sottoscrivere e promuovere la proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento del diritto di voto all’estero per i giovani temporaneamente domiciliati all’estero negli Stati membri dell’Unione Europea, per motivi di lavoro o di studio. Pure in questo caso, il testo proposto da Lista Doria è stato bocciato dal Pdl ma trattandosi pur sempre di una mozione condivisa da tutta la maggioranza, e non solo, troverà facilmente corsia preferenziale nell’ordine dei lavori e verrà posta in discussione la prossima settimana.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    Villa Gentile, luci e ombre sulla concessione: il Comune risparmia, ma il giardino rimane chiuso

    villa-gentile (16)Due anni per riaprire un cancello. Potrebbe essere sintetizzato così l’oggetto del contendere tra il Comitato cittadino Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio che ha in gestione l’impianto sportivo di Villa Gentile con annessi alcuni spazi circostanti, tra cui i giardini pubblici che costeggiano la zona sud della pista di atletica. Ed è proprio la chiusura un po’ arbitraria di tre dei quattro accessi all’impianto ad aver scatenato i cittadini del quartiere che hanno raccolto oltre mille firme per chiederne la riapertura. I cancelli in questione sono quelli di via dei Mille e via Era che consentirebbero l’ingresso diretto ai giardini e che sono stati chiusi dalla società concessionaria del bene (vinto con gara pubblica nel 2011 e assegnato nel luglio 2012) per motivi di sicurezza, in attesa del completamento della riqualificazione dell’area.

    «Villa Gentile – ricorda l’assessore allo Sport, Pino Boero, introducendo il sopralluogo dei Consiglieri comunali alla struttura – è entrata pienamente nelle competenze del Comune dal primo aprile. Prima di quella data il complesso era di competenza di Sportingenova ma già da due anni erano sorti i problemi relativi alla gestione del giardino». Nel passato ciclo amministrativo, infatti, il presidente del Municipio IX Levante, Franco Carleo (all’epoca Pdl), aveva chiesto che all’interno del bando di concessione dell’impianto sportivo venisse aggiunto anche il giardino pubblico perché l’amministrazione non era in grado di farsi carico dei necessari interventi di manutenzione, pulizia e guardianaggio. «Nel momento in cui Quadrifoglio ha cominciato a bonificare le struttura – prosegue Boero – i cittadini si sarebbero aspettati l’apertura dei giardini anche da via Era e via dei Mille. Ma così al momento non è. E l’equivoco è nato dal fatto che si parla di un giardino pubblico all’interno di una struttura che è stata data in concessione. Da parte nostra – prosegue l’assessore – senza dover necessariamente arrivare a un contezioso legale che potrebbe rimettere in discussione non solo questo tipo di concessione ma quella di molti altri impianti sportivi cittadini, ci auguriamo che possa essere trovata al più presto una soluzione per restituire pienamente lo spazio al quartiere già a partire da questa estate».

    Secondo quanto previsto dal progetto risalente al 2011 i giardini dovrebbero essere organizzati in modo tale da ospitare bambini, ragazzi e anziani offrendo diversi servizi. “Ogni intervento – è specificato nei documenti – tende a essere il meno invasivo possibile, sfruttando le strutture e le pavimentazioni già esistenti. Il chiosco bar in struttura prefabbricata sarà posato su una delle piazzette preesistenti. Lo spazio verde intorno viene utilizzato per posizionare tavoli e sedie. Una porzione di prato è destinata alla realizzazione di una pista di bocciofila […] il resto delle aree verdi sono destinate ai bambini”. Inoltre, viene previsto l’allestimento di pareti attrezzate per l’arrampicata sportiva sui muri di cemento armato che già delimitano gli spazi della struttura. Una serie di interventi ben dettagliata ma non particolarmente complessa che la stessa società Quadrifoglio annunciava nel 2012 sul proprio sito parlando di “un aspetto innovativo” che si sarebbe aggiunto al progetto di riqualificazione di Villa Gentile. “Unitamente all’impianto sportivo – si legge in un lungo comunicato stampa risalente al marzo di due anni fa – viene assegnato anche il parco pubblico contiguo alla pista di atletica, con il precipuo scopo di riqualificare tale spazio sia da un punto di vista ambientale, ma soprattutto sul piano sociale e umano. Lo spazio del giardino pubblico, nel nostro progetto di gestione, diventerà un tutt’uno con la pista da cui sarà direttamente accessibile”.

    Un’intenzione che al momento sembra essere rimasta solo sulla carta. Vero è che i giardini sono stati ripuliti – anche se gli alberi dal fusto più alto avrebbero necessità ancora di qualche cura – ma la chiusura dei tre accessi diretti rendono la zona sostanzialmente inarrivabile. Secondo i residenti, addirittura chi prova a passare dall’unico ingresso sul fronte opposto della struttura per raggiungere il parco pubblico verrebbe bloccato per non intralciare gli allenamenti sulla pista che, per forza di cose, deve essere costeggiata. Quadrifoglio, invece, sostiene che l’accesso sia libero e motiva la chiusura degli atri tre cancelli per questioni di sicurezza.

    La verità, come spesso accade, probabilmente sta nel mezzo. Il parco sarebbe anche aperto ma nessuno ci va perché il percorso per raggiungerlo dissuaderebbe anche i più volenterosi. Un residente in piazza Sturla, infatti, dovrebbe risalire tutta via Era, entrare dall’ingresso atleti e costeggiare un’intera corsia della pista prima di giungere ai giardini: risultato, poco meno di un chilometro di percorso. «Questi accessi sono stati chiusispiegano i responsabili di Quadrifoglioperché nonostante i quattro dipendenti che abbiamo a servizio della struttura non riusciamo a tenere sotto controllo l’ingresso ai giardini dal momento che non sono nettamente separati dalla pista». In realtà, una barriera di separazione tra la pista di atletica e gli spazi pubblici, seppur naturale, in origine esisteva: si trattava di un aiuola alta circa 2 metri, con alcuni pitosfori che la società concessionaria del bene ha asportato assieme alla recinzione che teneva in piedi il verde. L’intervento, che non è ancora chiaro se sia stato autorizzato o meno dagli uffici comunali, è stato compiuto proprio con l’intenzione di creare continuità tra i due spazi e, a livello progettuale, prevedrebbe l’installazione di due rampe di collegamento tra i giardini e la pista in modo da creare, da un lato, un anello esterno per il riscaldamento degli atleti, dall’altro, un accesso immediato e sicuro al parco che attualmente è possibile solo scavalcando un muretto che, nella parte più bassa è comunque meno esteso di un gradino.

    «Avevamo anche già stanziato le somme per farci carico noi della realizzazione di quest’opera – spiega l’assessore municipale Michele Raffaelli – ma la società ha nicchiato. Ora però non è più possibile aspettare. Bisogna aprire anche i cancelli chiusi affinché si possa godere dell’impianto e del giardino in maniera adeguata e in sicurezza. In una prima fase di sperimentazione, finché non si realizza la passerella e non viene ripristinata la rete di suddivisione degli spazi, possiamo anche aprire il giardino solo negli orari di servizio dell’impianto sportivo. Poi, eventualmente, apporteremo i necessari correttivi». In proposito, il Municipio sta cercando anche di chiudere un accordo con i Carabinieri in pensione per assicurare un servizio di presidio anche nelle ore più scomode.

    villa-gentile-sport-atleticaQuadrifoglio, però, ritiene che a fronte dei contributi elargiti da Tursi (27500 euro il primo anno, fino a un massimo di 40 mila euro all’anno per tutta la restante durata della concessione che scade a giugno 2029 e richiede un canone irrisorio di 2240 euro ogni 12 mesi) e degli investimenti sostenuti dalla società (nel 2012 si parlava di 350 mila euro) l’onere di sorveglianza anche sul giardino sia eccessivo e, soprattutto, che il contratto non sia così chiaro sulla necessità che l’area verde resti di funzione pubblica.

    La società si è resa in ogni caso disponibile a restituire i giardini al Comune, che grazie alla concessione risparmia circa 650 mila euro all’anno rispetto a quando Villa Gentile era gestita direttamente da Sportingenova: «Siamo assolutamente convinti che la cittadinanza debba avere il miglior servizio possibile – affermano i concessionari – e se questo non potessimo assicurarlo noi è corretto che il Comune si riprenda i giardini e ci scarichi però della parte di manutenzione che è comunque faticosa e onerosa». Una situazione che se si dovesse verificare porterebbe, però, inevitabilmente all’aumento del canone a carico di Quadrifoglio o quantomeno alla diminuzione dei contributi pubblici.

    Gestione degli impianti sportivi comunali >> l’approfondimento

    La questione ora verrà approfondita dall’avvocatura e dagli uffici tecnici del Comune e la speranza è che nel giro di un mese possa essere riconvocata una Commissione che possa dirimere definitivamente tutti i nodi.

    Altro aspetto che interessa direttamente i giardini e per cui è assolutamente necessario il ripristino di una condizione di sicurezza riguarda le vie di fuga dei quattro istituti scolastici che si affacciano su Villa Gentile. Nel piano di evacuazione originale, infatti, è prevista proprio il deflusso di alunni, docenti e personale attraverso i giardini ed eventualmente l’impianto sportivo. Attualmente bambini e ragazzi, invece, devono trovare rifugio nei locali della parrocchia situata sul lato opposto della strada, con un possibile rischio per l’attraversamento. Secondo quanto assicurato dal Municipio, questo capitolo dovrebbe essere sistemato entro l’estate: «È già tutto pronto per predisporre due maniglioni antipanico che verranno bloccati e sbloccati dal personale scolastico alla sera e al mattino – dice Raffaelli –  ma per consentire il deflusso prima nel giardino e poi nel campo è necessario che Quadrifoglio metta in sicurezza tutto il percorso, magari ripristinando la recinzione che è stata rimossa».

    Ma la contesa tra cittadini e Quadrifoglio non riguarda solo il giardino. C’è, infatti, un altro punto delicato che necessita di un intervento dell’avvocatura di Tursi e interessa la gestione di un parcheggio pubblico lungo via Era anch’esso inserito tra i beni previsti dalla concessione. In passato, questa ventina di stalli era utilizzata sia come parcheggio del campo e punto sopraelevato di osservazione nelle giornate di gara sia dai residenti del quartiere. Adesso lo spazio è stato privatizzato, chiuso con apposito cancello e affittato ai palazzi circostanti: un introito sicuramente prezioso per i concessionari, resta da capire però quanto legittimo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Genova vs Forte dei Marmi. Gli ambulanti genovesi al Comune: cacciate i colleghi foresti

    Genova vs Forte dei Marmi. Gli ambulanti genovesi al Comune: cacciate i colleghi foresti

    marina-aeroporto-d3Genova contro Forte dei Marmi. Lo scontro tra gli operatori mercatali ambulanti per l’occupazione delle aree del Porto Antico e della Marina di Sestri ponente è andato in scena anche in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 un po’ sui generis che ha dato spazio per gli interventi non solo ai numerosi consiglieri proponenti l’interrogazione a risposta immediata ma anche a un rappresentate per ogni gruppo consigliare. Il tutto, con una massiccia presenza sugli spalti della Sala Rossa di operatori genovesi chiamati alle armi dall’Aval (Associazione venditori ambulanti liguri), solo una delle rappresentanze sindacali del settore (le altre sono Confesercenti e Ascom), ma sicuramente la più numerosa.

    La richiesta degli ambulanti genovesi è sostanzialmente quella di non concedere più al cosiddetto mercato Forte dei Marmi, gli spazi della Marina di Sestri ponente e del Porto Antico di Genova che periodicamente ospitano i banchetti provenienti da fuori città, e di favorire in cambio appositi appuntamenti riservati agli operatori mercatali residenti tra le mura amiche.

    «A parte il fatto che di operatore di Forte dei Marmi ce n’è realmente uno solo – sostiene Giuseppe Occhiuto, da sempre in prima linea nelle rivendicazioni degli ambulanti genovesi – ci troviamo di fronte a una situazione che doveva essere una tantum e, invece, è diventata una semper. E ogni volta in cui vengono ospitati questi mercatini, il nostro fatturato nel corso degli altri appuntamenti nei giorni antecedenti e successivi cala mediamente del 40/50%».

    «Gli operatori dei mercati merci varie – ha detto nel suo intervento in Sala Rossa Gianni Vassallo, consigliere Pd ed ex assessore al Commercio del Comune di Genova – pongono un problema vero e lo fanno in maniera seria. La nostra risposta deve essere altrettanto certa e seria, cioè da amministratori. Stiamo parlando di una categoria che non può mettersi sotto mutua, che deve aprire la propria attività con la pioggia o con il sole. Non basta dire che li dobbiamo sostenere e poi dimenticarcene. Non hanno bisogno di solidarietà ma di sentirsi dire “questo si può fare e lo faccio, questo non si può fare”. Pongono un problema che va al cuore della nostra capacità amministrativa. Se è vero che tutti i detentori di licenza possono svolgere attività in tutti i Comuni di Italia, è anche vero che noi come amministratori del Comune di Genova abbiamo doveri diversi nei confronti di chi abita e paga le tasse qui».

    foto porto antico dall'altoQuestione delicata, che secondo le stime circolate oggi potrebbe in qualche modo ripercuotersi su circa 700 ambulanti che normalmente operano sui 36 mercati settimanali o bisettimanali organizzati in città. Da un lato, dunque, l’opportunità di valorizzare il lavoro dei genovesi, dall’altro però la necessità di non chiudere le frontiere seguendo logiche autarchiche medievali. Difficile trovare il giusto mezzo, soprattutto quando è necessario fare i conti anche con contrasti sindacali interni che, ad esempio, non hanno consentito agli operatori che oggi rivendicano gli stessi spazi di rispondere alla disponibilità che in questo senso l’assessore Oddone aveva già mostrato prima di Natale.

    «Porto Antico è sempre stata disponibile a trovare una soluzione – assicura l’assessore allo Sviluppo economico – tanto che a dicembre avevo l’ok per la sostituzione del mercatino di Forte dei Marmi con i banchi degli operatori locali, per 8 domeniche all’anno, a partire già dal 15 dicembre. Sono gli ambulanti genovesi che non sono riusciti a mettersi d’accordo».

    «Ma ora – assicura Occhiuto – siamo pronti a sostituirci al mercatino di Forte dei Marmi in qualsiasi momento».

    A complicare la situazione, il fatto che le aree contese non sono direttamente nella disponibilità del Comune di Genova. Marina di Sestri Ponente è, infatti, proprietà del Demanio marittimo e gestita da Autorità portuale che ha rilasciato le opportune autorizzazioni per iniziative commerciali: i soggetti organizzatori devono solo comunicare i nomi dei partecipanti che, naturalmente, devono essere in possesso di permesso per il commercio in aree pubbliche.  Diversa la situazione per il Porto Antico, che è di Autorità portuale data in concessione alla Società Porto Antico spa, con il Comune come azionista di maggioranza. «In questo caso – sottolinea Guido Grllo, Pdl – non possiamo allargare le braccia ma dobbiamo dare indicazioni dure a Porto Antico per privilegiare l’imprenditorialità genovese. Il problema non è tanto che al Porto Antico non ci vada il mercato di Forte dei Marmi – anche se la richiesta di Asal è proprio questa – quanto che ci possano andare anche i nostri venditori».

    Gli ambulanti genovesi contestano all’amministrazione di non far seguire fatti concreti alla disponibilità mostrata solo a parole: «Non è vero che il Comune non può fare nulla. Per quanto riguarda Sestri – spiega Mauro Lazio, presidente Aval – la legge regionale vieta la realizzazione di mercati in aree di proprietà demaniale salvo specifica autorizzazione del Comune. Per le zone del Porto Antico, invece, il Comune può sfruttare il fatto di essere azionista di maggioranza per favorire da subito il nostro subentro ai banchetti che vengono da fuori Regione».

    Ma la legge dice anche che chiunque sia in possesso di regolare permesso per attività ambulante nella Comunità europea, possa esercitare la professione su tutto il territorio nazionale.

    L’assessore allo Sviluppo economico Francesco Oddone, che assieme al sindaco ha incontrato i rappresentanti di Asal a margine dei lavori del Consiglio comunale, è parso comunque assolutamente possibilista per il futuro. «Come andiamo proponendo dall’autunno scorso – sottolinea l’assessore – abbiamo nuovamente convenuto che in un futuro prossimo queste attività vengano effettivamente svolte da operatori genovesi. Speriamo che si possano organizzare adeguatamente per sostituire, a livello quantitativo e qualitativo, chi adesso viene da fuori. Porto Antico ha l’esigenza di organizzare eventi che fungano da volano per la propria area ma è sempre stata disponibile ad accogliere le istanze degli operatori locali. Per cui bisogna fare in modo che i nostri operatori siano più bravi e più propositivi rispetto a chi al momento occupa l’area. Questo significa anche organizzarsi in modo unitario e non dare sponda a quelle divisioni che all’interno delle categorie di settore troppo spesso si vedono in questa città».

    A ribadire la disponibilità dell’amministrazione a trovare una soluzione è stato anche il sindaco Marco Doria, costretto a intervenire per sedare gli animi durante la discussione in Sala Rossa: «Non sono in campagna elettorale e non vi racconto delle balle perché voglio prendere l’applauso» ha detto il primo cittadino, perdendo per un istante il suo impeccabile aplomb. «Rispetto alla situazione del Porto Antico siamo disponibili a confrontarci e continueremo a farlo, come d’altronde ha fatto finora l’assessore Oddone che ha tutto il titolo a parlare a nome della Giunta perché le cose che dice sono condivise e concordate. E questa amministrazione non è certo favorevole alla concorrenza selvaggia tra gli operatori».

    Difficile, in ogni caso, che la situazione venga sbloccata già entro domenica prossima, quando è in programma proprio nell’area di Porto Antico un nuovo appuntamento con il mercatino di Forte dei Marmi: «Noi dovremmo fare uno sforzo per sostituirci agli operatori che vengono da fuori – ha dichiarato Mauro Lazio – ma se entro sabato prossimo non cambia la situazione, abbiamo già le autorizzazioni per scendere in piazza domenica mattina a manifestare in modo civile ma determinato». Come dimostra anche un cartello esposto dagli stessi operatori sulle tribune dell’aula consigliare: “O vanno via o scateniamo un conflitto sociale”.

    «È una situazione paradossale – chiosa Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria – perché chi si lamenta degli operatori che arrivano da fuori non dovrebbe allora neppure andare a fare il mercatino ad Arenzano. L’eccesso di leghismo ti porta ad avere paradossi di questo genere, legati comunque alla crisi e alla paura di perdere quei potenziali clienti che in realtà sia al Porto Antico sia alla Marina di Sestri non avresti perché, almeno finora, in quelle zone alla domenica non era stato organizzato nessun altro mercatino. Nessuno mette in discussione che ci siano delle difficoltà ma non credo che sia il caso di mettersi a fare una guerra tra poveri».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Via delle Campanule, la riqualificazione opera dei volontari e la polemica con il Municipio

    Via delle Campanule, la riqualificazione opera dei volontari e la polemica con il Municipio

    Campanule giardini GenovaTempo fa avevamo pubblicato la notizia del bando “Ser.Vo.con.te” promosso dal Municipio IX Levante in collaborazione con Legambiente Liguria Onlus. Una bella iniziativa per il coinvolgimento dei giovani – del quartiere ma non solo – in una serie di interventi di ripristino ambientale in aree in stato di semi abbandono all’interno del territorio levantino. Nello specifico,  la zona di via delle Campanule, a due passi dal casello autostradale di Genova Nervi e ai piedi della collina di Quarto Alto. Per i partecipanti, era previsto un contributo di 300 euro da parte del Municipio, rimborso che alla fine – a distanza di mesi – si è trasformato in “buoni spesa” suscitando il malcontento dei partecipanti e una lettera di spiegazioni divulgata dall’ente municipale. Ma andiamo con ordine.

    Il complesso di via delle Campanule

    Si tratta di un complesso costruito più di vent’anni fa grazie a un consorzio di cooperative della zona, oltre 20.000 metri quadri di spazi verde per il quartiere, con campi da tennis e da calcetto. I lavori per il completamento dell’area sono proseguiti a rilento fino al 1998, anno in cui alcune cooperative del consorzio fallirono decretando di fatto la sospensione dei lavori. Dopo una serie di vicissitudini l’intera area diventa proprietà del Comune di Genova, ma la sostanza non cambia e per oltre dieci anni l’intera area rimane in stato di abbandono nell’incuria e nel degrado. Solo nel 2011, il Municipio decide di muovere i primi passi verso la riqualificazione affidando l’area all’associazione composta dagli abitanti della zona “Si può fare”, che si è messa subito all’opera ripulendo in parte l’area, ridipingendo i muri, recuperando i campi da tennis, la palestrina e il terreno circostante. Ai lavori dell’associazione si sono aggiunti, alla fine del 2013, quelli dei giovani partecipanti al progetto del Municipio coordinati da Legambiente.

    Le attività svolte dai giovani per il quartiere

    cento giovani selezionati per partecipare a Ser.Vo.con.te, tutti residenti nel Comune di Genova e di età compresa tra i 18 e i 30, hanno prima partecipato a una formazione specifica sul rischio idrogeologico a cura di Arpal e solo a quel punto, armati di rastrelli, zappe, cesoie e carriole, ha preso il via l’attività di recupero dell’area di via delle Campanule. Divisi in gruppi (due giornate da otto ore l’una per ognuno dei partecipanti), hanno lavorato con grande impegno, estirpando erbacce, rovi e canneti, piantando agavi e alberi, progettando un giardino roccioso e delle aiuole, pitturando i muri e ripulendo da rifiuti e sporcizia, pietre e tutti i materiali ‘non identificati’ presenti sottoterra. Un lavoro notevole, condotto sempre con un grande spirito di iniziativa e voglia di contribuire al miglioramento della propria città. Anche perché, i responsabili del Municipio IX Levante, nel corso del primo incontro conoscitivo legato al progetto, avevano espressamente manifestato l’intenzione di iniziare un percorso duraturo con i volontari per il mantenimento e il miglioramento delle aree verdi del Levante cittadino. Ma la linea comune si è spezzata presto.

    La “sorpresa finale”, le polemiche e la lettera del Municipio Levante

    Per tutti i volontari del progetto Ser.vo.con.te era previsto un contributo di 300 euro per il lavoro svolto; tutti i ragazzi avevano compilato e firmato un foglio indicando la preferenza sul metodo di pagamento (bonifico o contanti). A quattro giorni dall’incontro finale del progetto e del saldo dei 300 euro, il Municipio avvisa Legambiente, e in seguito i ragazzi, che il saldo avverrà tramite dei voucher, forma di pagamento mai nominata nel corso degli incontri presso la sede di via Pinasco. Ma le sorprese non sono finite, perché nel corso dell’incontro i ragazzi scoprono che i 300 euro sono pagati con buoni della spesa da 10 euro l’uno (My Voucher), utilizzabili in alcuni supermercati e negozi di elettronica.

    La reazione dei ragazzi non si è fatta attendere, dai social network alle email, arrivano copiose le critiche al Municipio per la scarsa chiarezza e la scorrettezza nel comunicare con colpevole ritardo questa inversione di rotta. I ragazzi lamentano soprattutto la mancanza di professionalità da parte del Municipio, al di là della questione economica, che è comunque importante e non va dimenticata soprattutto perché i partecipanti sono perlopiù giovani studenti, disoccupati, stagisti o tirocinanti.

    La sensazione di essere stati presi in giro e il disarmo di fronte a un comportamento poco ortodosso non hanno contribuito e non contribuiranno di certo a migliorare l’opinione di questi giovani verso il Municipio e non potranno essere la base per iniziare una proficua collaborazione per il miglioramento della città.

    Il Municipio, dal canto suo, si difende con una comunicazione ufficiale del 17/2/2014 firmata dal presidente Farinelli: “Il Municipio non era a conoscenza di tutti i dettagli del percorso del progetto che ebbe inizio con il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali che sottoscrisse con il Comune di Genova in un protocollo d’intesa prendendo spunto dall’esperienza di solidarietà ed impegno, definiti ‘angeli del fango’, durante l’alluvione che colpì Genova nel settembre 2011″, si legge nella lettera inviata dal presidente del Municipio IX Levante. “L’idea era quella di dare continuità a quell’esperienza da realizzare nei tre territori che erano stati vittime dell’alluvione attraverso bandi che avrebbero dovuto individuare associazioni di promozione sociale interessate a presentare progetti per la realizzazione di attività rivolte ai giovani. La Giunta e il sottoscritto si limitarono ad individuare l’area oggetto della riqualificazione e ad approvare il relativo bando che fu vinto da Legambiente”.

    Manuela Stella

  • Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    via-buozzi-san-teodoro-lavoriCi siamo già occupati del cantiere eterno di Via Buozzi (qui il punto della situazione risalente ad agosto) per la costruzione di un deposito sotterraneo per la metro e un parcheggio di interscambio in superficie. Il cantiere è stato aperto nel 2010 e la chiusura era prevista entro un paio d’anni. Dopo vari ritardi, da ultimo la fine dei lavori era prevista per marzo 2013, ma ancora nel mese di agosto l’Assessore alla Mobilità e Traffico del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino, prevedeva una proroga a inizio 2014. Oggi a che punto siamo?

    Allo stato attuale la situazione è più complicata del previsto. Infatti, la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., sarebbe da qualche mese in difficoltà e quindi costretta a fermare i lavori all’interno del cantiere, tra il disappunto dei cittadini e la perplessità delle istituzioni, che -dicono- a questo punto hanno “le mani legate”. Lo scorso novembre, la ditta avrebbe presentato al tribunale domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, con i dipendenti pronti per la cassa integrazione.

    Oggi il cantiere è bloccato: ce lo confermano i cittadini riuniti nel comitato di San Teodoro, i negozianti e l’assessore Anna Maria Dagnino: «La situazione al momento è ferma per motivi concernenti la ditta Carena e non è più un nostro problema. Per ora non si sa quali saranno le prospettive future: prima di parlare di risarcimento o di un cambio dell’impresa appaltatrice, bisogna attendere che si svolga l’iter legale intrapreso dalla Carena e che ci sia una pronuncia del Tribunale».

    Tutto fermo, dunque, con l’accumularsi del ritardo nella chiusura del cantiere e con l’impazienza dei genovesi alle stelle. I lavori, infatti, avrebbero dovuto alleggerire il traffico nel nodo di San Benigno e giovare alla zona di San Teodoro, nonché a tutto il Ponente. La realizzazione di un parcheggio (con circa 200 posti, tra auto e moto) in una zona strategica come quella compresa tra Di Negro e San Teodoro, potrebbe favorire sia chi arriva dal casello autostradale e si dirige verso il centro città (turisti e residenti), sia i commercianti della zona, fortemente penalizzati in questi anni dal lungo cantiere. Inoltre, il progetto prevede addirittura la realizzazione di una passerella pedonale che colleghi da un lato parcheggio e Passeggiata Imperiale, fino alla Stazione Marittima, per collegarsi così direttamente alla Lanterna; dall’altro, parcheggio e centro città, verso Caricamento. Inoltre, anche il collegamento tra park e sottostante livello ferroviario.

    Così commenta Dagnino: «Un ulteriore ritardo che non ci voleva: ero pronta a far inserire la fermata AMT provvisoria che i cittadini chiedevano da tempo, in sostituzione di quella soppressa (servita da ben 8 linee, ndr) a causa dell’apertura del cantiere».

    Inoltre, nel corso di #EraOnTheRoad siamo stati sul posto e ne abbiamo parlato con i residenti. Qui, molto sentita la problematica legata alla diminuzione del passaggio in zona: non ci sono parcheggi, non c’è spazio per la sosta, la zona non è servita dai bus. E tutto ciò ha finito, come già accennato, per penalizzare drasticamente i commercianti, molti dei quali sono stati costretti alla chiusura, mentre quelli ancora in vita resistono a prezzo di forti sacrifici. «Questi cantieri infiniti sono nati allo scopo di riqualificare il territorio ma si trasformano in pietre al collo per cittadini e operatori commerciali della zona – commenta Aurora Mangano portavoce del comitato cittadino di San Teodoro –  Non migliora la mobilità, come era stato promesso, e ne conseguono piuttosto problemi economici e il blocco inspiegabile della mobilità per mesi e mesi».

    Elettra Antognetti

  • Lavori sul rio Fegino: tensione alle stelle in assemblea pubblica

    Lavori sul rio Fegino: tensione alle stelle in assemblea pubblica

    Fegino. rio1Dopo un’ora di tensioni e toni accesi, in un clima a dir poco avvelenato, gli assessori si alzano dalla sedia e se ne vanno. L’assemblea pubblica ieri pomeriggio non è neppure cominciata: interrotta da fischi e grida della maggioranza più rumorosa tra i partecipanti, mentre una parte di cittadini, accorsi nel salone parrocchiale di Sant’Ambrogio di Fegino – forse troppo piccolo per accogliere tutti, visto che alcuni sono rimasti fuori – per la presentazione dei lavori sul rio Fegino, tornano a casa senza aver ascoltato una parola.

    Gli animi fin, dal principio, sono apparsi esasperati. In particolare quelli dei residenti di Borzoli che da mesi sono ai ferri corti con l’amministrazione comunale per la questione viabilità. L’assemblea, però, era stata convocata per discutere degli interventi di messa in sicurezza del torrente Fegino, alla presenza del presidente del Municipio Valpolcevera, Ioele Murruni e di molti consiglieri, del vicesindaco, Stefano Bernini, degli assessori comunali Gianni Crivello (Lavori Pubblici) e Anna Maria Dagnino (Traffico) e dell’ingegnere Stefano Pinasco (Direzione manutenzione infrastrutture e verde pubblico).

    Il confronto con gli abitanti – va detto – è tardivo, considerando che gli interventi sono già stati decisi, tuttavia neanche i rappresentanti istituzionali si aspettavano una simile accoglienza. La partenza non è delle migliori: l’ingegnere Pinasco si prodiga nell’illustrare i lavori ma la sua voce, senza l’ausilio di un sistema di amplificazione, non raggiunge i numerosi presenti. Poi, con l’aiuto del parroco, si provvede a recuperare microfoni e casse, però la situazione è ormai degenerata e, nonostante ripetuti tentativi, l’incontro finisce in un flop, senza aver trasmesso uno straccio di informazione utile. Le parole si perdono in una sala che rumoreggia sempre più e qualsiasi tentativo di dialogo – affinché sia possibile almeno mitigare l’impatto di lavori che per 2 anni interesseranno una zona perennemente congestionata da un forte traffico – naufraga miseramente.

    Il mantra è il solito, quello che contraddistingue un periodo particolarmente difficile per le casse comunali: “se ci fossero i soldi potremmo...ma visto che non ci sono bisogna arrangiarsi come si può.
    L’ingegnere Pinasco, nel marasma generale, riesce a ribadire un solo concetto «Dal punto di vista idraulico, l’amministrazione sta agendo correttamente». Ossia partendo con gli interventi da valle e risalendo, nonostante tra i residenti sia opinione comune che le criticità stiano a monte (come evidenziato nella nostra inchiesta).
    «Dal ponte di via Ferri verso la foce del torrente abbiamo già abbassato l’alveo di 1,5- 2 metri – sottolinea Pinasco – Se togliamo il “tappo” a monte e contestualmente non lo facciamo a valle non miglioriamo la situazione, anzi la peggioriamo. Certo, disponessimo delle risorse necessarie si potrebbe fare un appalto unico. Ma non le abbiamo. Dunque, siamo obbligati a partire da valle e via via abbassare il letto del corso d’acqua in direzione monte. La Provincia non autorizzerebbe interventi a partire da monte perché i Piani di Bacino lo vietano».

    Alcuni residenti di Borzoli, esasperati da anni di convivenza con il traffico di mezzi pesanti contestano lo scopo dei lavori che, a dir loro «Serviranno soltanto a migliorare il passaggio dei camion con l’allargamento del ponte di via Ferri, facendo un favore ai privati, mentre la sicurezza dei cittadini, evidentemente non interessa al Comune».

    Alla fine l’incontro si risolve in un nulla di fatto: vicesindaco e assessori, a questo punto, hanno gioco facile ad alzare i tacchi e andarsene. Così è impossibile continuare, la giustificazione è plausibile. I toni sono fin troppo coloriti anche fra gli stessi cittadini, divisi tra chi pensa che non far parlare gli altri sia un metodo profondamente sbagliato oltreché controproducente e chi, al contrario, ritiene di esser già stato preso in giro a sufficienza.
    Insomma un vero e proprio dialogo tra sordi che non serve a nessuno e chiama in causa tutti, ognuno per la sua parte di responsabilità. Non è la prima volta che capita in simili assemblee sul territorio. Questa volta, però, si è superato il limite: quello che emerge con maggiore evidenza è lo scollamento totale delle istituzioni dal territorio che dovrebbero rappresentare. Il clima avvelenato, probabilmente, è il frutto malsano di una politica che a tutti i livelli – dal locale al nazionale – è vista dai cittadini come il fumo negli occhi. Se davvero le istituzioni intendono riprendere il filo del discorso, innanzitutto occorre che esse recuperino la credibilità persa in questi anni, spesso segnati da una scellerata gestione della cosa pubblica.

     

    Matteo Quadrone

  • Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiComparsa nei giorni scorsi sulle prime pagine dei quotidiani locali a causa di un’esplosione che, oltre a una grande paura, non ha comportato particolari gravi conseguenze, via Luccoli è interessata in questi mesi da ingombranti lavori di manutenzione ad opera di Genova Reti Gas. Nel vicolo che conduce da piazza Fontane Marose a piazza Soziglia sono in via di sostituzione le vecchie tubature in ghisa con i nuovi condotti di polietilene. Un’opera che, nel complesso, coinvolge la città per almeno 50 km di scavi all’anno. Ma, come spesso accade per interventi invasivi di questa portata, il pensiero va immediatamente ai disagi che abitanti ed esercenti della zona dovranno subire e alle modalità e alla cura con cui verrà ripristinata la strada occupata dai cantieri.

    Per quanto riguarda via Luccoli, la questione è stata affrontata nell’ultima seduta del Consiglio comunale, nello spazio riservato agli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata durante le quali uno o più consiglieri chiedono alla giunta di fare luce su alcune problematiche della città. L’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni, Gianni Crivello, ha sottolineato come, in questo caso, il Comune e gli enti coinvolti nei lavori siano stati parecchio sensibili alle istanze dei cittadini: «Prima di procedere con la sostituzione delle tubature vetuste come imposto dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas – ha detto Crivello in Sala Rossa – abbiamo avuto una lunga fase preparatoria dell’intervento in via Luccoli, concordando il cronoprogramma con tutti i soggetti coinvolti, dal Municipio ai Civ, dalle associazioni di cittadini alla Polizia Municipale». Per non gravare eccessivamente sulle attività economiche della zona, evidentemente ostacolate dai lavori di manutenzione, la Civica amministrazione ha deciso di strutturare i lavori in due lotti tra loro separati nel tempo. Il primo, iniziato a fine maggio e attualmente in corso, interessa un tratto di circa 170 metri, da piazzetta Luccoli fino a piazza Soziglia, e si concluderà a settembre. «A questo punto – spiega Crivello – i lavori saranno sospesi per non ostacolare i commercianti con l’avvicinarsi del periodo natalizio». Il secondo tratto, che da piazzetta Luccoli sale fino all’incrocio con piazza Fontante Marose per circa un centinaio di metri, riprenderà a fine gennaio 2014 e dovrebbe terminare entro il mese di aprile. «Per entrambi i lotti – assicura l’assessore – gli scavi non saranno mai più lunghi di 15 metri per tratto, in modo da limitare i disagi allo stretto indispensabile. Inoltre, se per gli scavi si interviene in ore diurne, il ripristino della pavimentazione avverrà dalle 19 alle 24, per non impedire il passaggio dei pedoni, dei mezzi di servizio Amiu e di soccorso, nonché dei rifornimenti merci».

    Dopo via Garibaldi, torna la polemica sulla pavimentazione

    pavimentazione-vicoli-d5Pavimentazione nel Centro Storico

     

     

     

     

     

     

     

    I problemi non finiscono qui. I consiglieri Carattozzolo (Pd), Lauro (Pdl) e Rixi (Lega) hanno mostrato una forte preoccupazione per il ripristino del selciato originario, parte integrante del prestigio di via Luccoli. Attualmente, infatti, terminati gli scavi e la sostituzione delle tubature, la copertura sta avvenendo con una colata di cemento. «Ma figuriamoci se lasciamo via Luccoli con una colata di calcestruzzo» ha tuonato Crivello. «Si tratta naturalmente di un passaggio transitorio che garantisce la calpestabilità, in attesa che si assesti il terreno per poter procedere con il ripristino delle lastre storiche. Operazione che, tra l’altro, inizierà a breve. Naturalmente con la sostituzione di quelle in cattivo stato o accidentalmente danneggiate durante i lavori. Prima di dare il via all’ennesima polemica, certi consiglieri dovrebbero informarsi e capire che tutti i lavori di manutenzione in strade di interesse storico come via Luccoli sono assolutamente vincolati dal parere della Soprintendenza per i beni architettonici, che ha concesso il nulla osta di legge per l’intervento e che controlla costantemente l’evolversi dei cantieri». Come a dire: se si dovesse perpetrare qualche danno all’aspetto originale della via, interverrebbero subito sanzioni e vincoli al ripristino.

    Ma a scaldare gli animi è stata soprattutto la questione della pavimentazione di via Luccoli. Il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, ha ricordato, infatti, come il danno irreparabile fosse già stato fatto negli anni ’90 dalla giunta Pericu: «Durante i lavori per le Colombiane del ’92 si decise di sostituire le storiche lastre di pietra corsa del 1700 con falsi storici in cemento». Ma c’è di più: «I blocchi storici sono poi stati regalati nel ‘97 da Pericu al Comune di Pontremoli, dove ancora oggi è possibile trovare la targa di ringraziamento a Genova per la preziosa donazione. Peccato che, negli anni a venire, per recuperare una pavimentazione di valore in piazza De Ferrari si è dovuto spendere 1,5 milioni di lire al metro quadro. Una spesa folle e assolutamente evitabile, magari proprio con il selciato originario di via Luccoli. Mi sembra, allora, doveroso capire come si interverrà adesso».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Piazza della Meridiana, cicloposteggi: pasticcio amministrativo

    Piazza della Meridiana, cicloposteggi: pasticcio amministrativo

    Piazza della Meridiana Genova

    L’eterna diatriba tra costruttori e ambientalisti si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta i protagonisti sono, da una parte, il circolo Fiab Amici della Bicicletta, dall’altra, Davide Viziano; in mezzo, Comune e Municipio Centro Est. Il luogo del contendere, suo malgrado, è piazza della Meridiana, piccola gemma del centro storico genovese, incastonata tra i gioielli di via Cairoli e via Garibaldi, già martoriata dalla sgradevole consuetudine di una sosta, merci e privata, pressoché selvaggia.

    A scatenare la polemica sono stati i cicloamatori genovesi che accusano Viziano di aver, più o meno deliberatamente, spostato quattro nuovi posteggi per le bici, per fare spazio a un gazebo destinato al locale che si affaccia sulla piazza.

    «Una falsità assurda – replica Vizianocome assurdo sarebbe costruire un gazebo in quella piazza. Il bar, tra l’altro, può già usufruire dei tavolini all’aperto, per i quali ha ottenuto tutte le autorizzazioni del caso». Secondo il costruttore, nonché presidente dell’associazione Amici di Palazzo della Meridiana, il motivo dell’intervento è di tutt’altra ragione: «Il vecchio posizionamento dei cicloposteggi rischiava di ostacolare l’accesso per i disabili all’ascensore riservato per raggiungere il palazzo, che consente di bypassare scalinata San Francesco. Dopo aver ricevuto un paio di segnalazioni e averle girate a vigili e Municipio, la situazione era diventata estremamente urgente per l’apertura della Mostra (“Nel Mezzo del Novecento – Genova e la collezione Della Ragione”, NdR). Così, in accordo con l’ispettore Cocco di Palazzo Tursi e previo avvertimento del presidente del Municipio Leoncini, ho provveduto a sistemare il problema con il mio personale».

    cairoli-libreria-bozziPochi metri di trasloco, dall’area antistante la galleria per l’ascensore di Castelletto allo slargo in cima a via Cairoli, che, tuttavia, cambiano radicalmente le cose, secondo gli Amici della Bicicletta. Non si tratta solamente di una questione di principio, come tiene a sottolineare l’architetto Giorgio Ceccarelli: «Gli stalli per le bici, tra l’altro pensati con un design tale che bene si sposi con l’arredo del nostro centro storico, hanno una triplice funzione in piazza della Meridiana. Prima di tutto sono una piattaforma funzionale di interscambio modale con l’ascensore che conduce a Castelletto. Poi, servono da efficaci dissuasori della sosta selvaggia. Ma, soprattutto, svolgono un prezioso servizio per la scuola Daneo e per la città: vedere parcheggiate alcune biciclette per bambini è un valido sprone alla mobilità sostenibile per tutti i genovesi». Un triplice servizio che viene meno con la nuova, forzata collocazione. «Arricchire Genova con i cicloposteggi è un atto di civiltà che ci avvicina a esempi di altre città europee di qualità. Com’è possibile che un privato possa deliberatamente mettere mano a un bene pubblico, per il proprio interesse, e per di più contro il volere dell’amministrazione?», si chiede Ceccarelli.

    Già, perché come confermato anche dall’assessore a Mobilità e Traffico, Anna Maria Dagnino, sia tecnici del Comune che del Municipio avevano dato parere negativo allo spostamento.

    «Ed è naturale che fosse così – tuona l’architetto del circolo Amici della Bicicletta – perché l’intralcio non esiste, è un pretesto».

    divieto-sosta-accesso-disabiliDello stesso parere anche il vicepresidente del Municipio, Fabio Grubesich: «La motivazione di Viziano è priva di fondamento, senza considerare che un’operazione del genere non può essere effettuata solo con il consenso della Polizia Municipale. D’altronde, anche i cartelli di divieto di sosta, che attualmente sono stati posizionati nell’area, non hanno alcun significato né dal punto di vista oggettivo né da quello normativo».

    Per quale motivo, allora, il presidente del Municipio Leoncini avrebbe dato l’ok allo spostamento? «Le cose – spiega Grubesich – sono andate diversamente. Al presidente è solo giunta un’informativa vocale da parte di Viziano, una cosa tipo “allora siamo d’accordo per lo spostamento”. Evidentemente, Leoncini pensava che gli uffici comunali avessero dato il via libera».

    Viziano, naturalmente, non è d’accordo: «Dopo alcuni sopralluoghi effettuati congiuntamente, è stato lo stesso Leoncini a pregarmi di intervenire perché nell’imminenza della mostra, l’amministrazione non era in grado di garantire soldi e forze per spostare i cicloposteggi». E per testimoniare i buoni propositi che lo hanno spinto ad agire, il costruttore ci mostra copia di un documento, inviato alla direzione Mobilità del Comune di Genova, al Gabinetto del sindaco, al nucleo di Polizia Municipale di stanza a Palazzo Tursi e agli uffici tecnici del Municipio, in cui vengono ripercorse tutte le tappe della questione.

    «Mi sembra che ci sia proprio la voglia di scatenare una tempesta in un bicchier d’acqua», ribatte Viziano, «l’accessibilità per le biciclette non è stata assolutamente modificata e gli stalli sono stati spostati solo pochi metri più in giù. Sono stufo di questa caccia alle streghe che si scatena in città ogni volta che ognuno cerca di fare qualcosa. L’amministrazione dovrebbe piuttosto preoccuparsi di far mantenere completamente pedonale un’area ormai intasata da parcheggi abusivi».

    Pasticcio amministrativo, furberia del costruttore o semplice incomprensione che sia, a questo punto è necessario trovare una soluzione. La richiesta degli “Amici della Bicicletta” è molto semplice: i cicloposteggi devono tornare alla loro sede ordinaria, naturalmente a spese di chi li ha traslocati. «Al di là del fatto che stiamo ancora aspettando di vedere la comunicazione ufficiale da parte dei vigili per dare il via al trasloco – aggiunge Ceccarelli – per quanto ci riguarda, gli stalli in cima a via Cairoli possono anche rimanere al loro posto. L’importante è che ne vengano sistemati altri in piazza della Meridiana».

    E questo sembra essere proprio l’orientamento dell’assessore Dagnino, che promette l’installazione di quattro nuovi sostegni per ripristinare la situazione originale, fatte salve le necessarie verifiche sulla questione dell’accesso ai disabili sollevata da Viziano.

    L’operazione rientrerà in un più dettagliato piano di realizzazione di cicloposteggi diffusi su tutto il territorio comunale: si parla di circa 400 stalli, per un totale di 800 posti che nei prossimi mesi troveranno spazio in tutti i municipi della città. «La speranza – conclude Ceccarelli – è di poter festeggiare degnamente i nuovi cicloposteggi con qualche evento ad hoc durante la Settimana della mobilità sostenibile, dal 16 al 22 settembre prossimi».

    Nonostante le intenzioni di Tursi, la questione sembra ancora lontana da una sua conclusione. Restano, soprattutto, alcune domande a cui i diretti interessati non hanno fornito risposte soddisfacenti. Innanzitutto, perché un privato si sia mosso come sussidiario del Comune per procedere allo spostamento di un bene pubblico, senza nessuna autorizzazione degli uffici competenti, eccetto un nulla osta dei Vigili Urbani. E poi, per quale motivo Municipio e Comune non hanno impedito il trasloco se, come sembra, ne erano stati quantomeno informati da Viziano?

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto dell’autore]

  • Acqua pubblica: referendum due anni fa, l’appello del Comitato

    Acqua pubblica: referendum due anni fa, l’appello del Comitato

    acqua2IL PRECEDENTE

    12 e 13 giugno 2011: in Italia si vota per i referendum abrogativi sull’acqua pubblica, l’energia nucleare e il legittimo impedimento. Quattro quesiti, rispettivamente proposti dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua (una rete di numerose associazioni attive su tutto il territorio nazionale) e dal partito Italia dei Valori.

    I primi due temi oggetto dei referendum riguardano (1) modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e (2) determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

    Il quorum è stato raggiunto con il 54,8% dei voti. Tuttavia, fin dai primi mesi successivi il Forum nazionale e i singoli comitati territoriali hanno denunciato la mancata applicazione dei referendum.

    Gennaio 2012: il Comitato Acqua Bene Comune avvia una campagna di obbedienza civile, affinché i cittadini si autoriducano le bollette dell’acqua eliminando la voce relativa a “remunerazione del capitale investito”, abrogata dal referendum.

    Dicembre 2012: l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas approva con una delibera le nuove tariffe per il servizio idrico, che non tengono conto di quanto imposto dal secondo quesito referendario.

    IL PRESENTE

    A due anni dal voto, gli impegni sull’acqua pubblica sono stati mantenuti?

    Su tutto il territorio nazionale sono in corso assemblee, presidi e manifestazioni per spiegare i dettagli della mancata applicazione del referendum. Il Comitato Acqua Bene Comune di Genova intende, proprio in vista di questo anniversario, presenziare alla seduta del Consiglio Comunale di domani (martedì 11 giugno 2013), un’iniziativa a cui «la cittadinanza è invitata a partecipare».

    Come si legge nel comunicato sul loro sito web, «A due anni dal referendum sull’acqua pubblica il Comitato Acqua Bene Comune Genova ricorda che né il Governo, né gli Enti locali si sono adeguati alla legge, votata da 28 milioni di cittadini, che prevede la riduzione della bolletta dell’acqua per una quota pari alla remunerazione del capitale investito (a Genova corrisponde al 22% della bolletta). Dal 2011 a oggi i gestori del servizio idrico si sono appropriati indebitamente dei nostri soldi (68,6 mln di euro) pagati con le bollette, con l’appoggio della politica».

    Una posizione che si lega alle recenti disposizioni su Iren: nel ridisegnare lo statuto della società partecipata che si occupa del servizio idrico,

    Marta Traverso

  • Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    incontro-pubblico-contestazioneSi è svolta ieri pomeriggio (sabato 8 giugno) l’assemblea degli stati generali della giunta Doria, un’occasione che, almeno formalmente, sarebbe servita non solo a festeggiare il primo anno di insediamento, ma soprattutto a raccogliere appunti, ascoltare critiche e problematiche sollevate dai cittadini. Ma la giornata di ieri al Teatro della Tosse si è rivelata per il sindaco Doria un banco di prova più difficile del previsto.

    Durante i primi venti minuti tutto è filato in linea con il copione immaginato dagli organizzatori: un susseguirsi di interventi, più o meno tutti uguali, in cui diverse personalità e soggetti cittadini chiedevano a Doria maggiore chiarezza su alcuni punti ritenuti cruciali per la città: in primis l’annosa questione della “movida” del centro storico, considerata una condanna per gli abitanti della zona limitrofa alle Erbe. Qualcuno, inascoltato, ha provato a riconoscere il fatto che il baccano dei giovani è inversamente proporzionale al tasso di criminalità e di spaccio che certe zone del centro storico devono vivere quotidianamente. Ma dopo il quarto intervento in cui il problema movida catalizzava gli argomenti, lo scenario è cambiato improvvisamente: gli occupanti del laboratorio sociale Buridda, da qualche mese sotto reale minaccia di sgombero coatto, alcune famiglie con in una mano l’ordinanza di sfratto esecutivo e nell’altra i figli, accompagnate dallo Sportello per il diritto alla casa, i lavoratori precari di Amiu Bonifiche  hanno tentato di prendere parola, cercando di portare l’attenzione del Sindaco e della platea su problemi di calibro ben differente rispetto alla gioventù che il venerdì sera beve qualche bicchiere di troppo nei caruggi genovesi.

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    Dopo qualche minuto di parapiglia sul palco, i contestatori sono riusciti a esprimere quattro punti sui quali il sindaco è stato invitato a prendere posizione pubblica con altrettanta chiarezza: terzo valico, politiche abitative, spazi sociali autogestiti, precariato della pubblica amministrazione.

    «Se si danno certi modi di prendere la parola, che esulano dalle regole democratiche – ha premesso il Sindaco sottolineando l’irruenza delle manifestazioni di dissenso – posso decidere di rispondere, come di ignorarvi». Doria ha risposto alle critiche cercando di illustrare le difficoltà a procedere della macchina comunale per la mancanza di risorse, ma le considerazioni in merito ai contenuti non hanno placato l’ira dei contestatori: «Il terzo valico è una linea ferroviaria che collegherà il mare alla pianura padana, è utile e si farà – ha confermato il sindaco – per quanto riguarda gli spazi sociali autogestiti, siamo in continuità con la giunta precedente, c’è una trattativa che andrà a termine (leggi approfondimento, ndr) e stiamo pagando i lavori di ristrutturazione dello Zapata (su questo punto è arrivata la smentita di alcuni dei presenti in sala, ndr) e venderemo l’ex facoltà di Economia, dove ora c’è il Laboratorio Buridda, trasferendo le sue attività al Mercato del pesce, per ricavarne entrate sufficienti a risolvere le problematiche abitative

    Ad oggi le aste pubbliche per la vendita dell’ex Facoltà di Economia in via Bertani sono andate tutte deserte (il prezzo di vendita di partenza nel novembre 2011 era di 7,8 milioni), sicuramente l’eventuale vendita porterebbe indotto da reinvestire, ma vendere l’immobile a cifre di mercato non è affatto facile. Sulla questione dell’emergenza abitativa, i contestatori hanno puntato il dito contro «le 44mila case sfitte di proprietà del Comune, case che vengono murate per evitare che qualcuno le abiti abusivamente o case in condizioni talmente fatiscenti da non poter essere utilizzate». Lo sportello per il diritto alla casa nel frattempo, che stima più di 400 ordinanze di sfratti e sgomberi per il 2013, chiede fermamente una moratoria fino a data da destinarsi e si dichiara pronto a porre resistenza contro ogni sfratto esecutivo e ad occupare le case per tutti coloro che non possono permettersi un affitto e che, al contempo, risultano non idonei nelle graduatorie per gli alloggi popolari.

     

    Chiara Guatelli

    [foto dell’autore]

  • Sarzano e piazza Ninfeo: l’allarme dei commercianti del Centro Storico

    Sarzano e piazza Ninfeo: l’allarme dei commercianti del Centro Storico

    metro-sarzano-sant-agostinoCon i lavori del mercato coperto fermi da mesi, una serie di locali sfitti che non trovano acquirenti, il proliferare di cartelli “vendesi”/”affittasi” e la piazza Sarzano ormai ridotta a parcheggio, l’unica novità per questa zona del Centro Storico è l’inaugurazione dell’ennesimo discount alimentare, proprio a pochi passi dalla struttura di quello che sarebbe già dovuto diventare il nuovo mercato coperto, il volano per il rilancio del quartiere. Emblema di questa situazione non facile è la piccola piazza Ninfeo, all’incrocio con via della Fava Greca, il cui progetto di recupero, terminato tra il 2007 e il 2008, prevedeva un centro di aggregazione con negozi e luoghi di ritrovo, una sorta di grande cavedio a disposizione degli abitanti del quartiere e dei visitatori. Purtroppo però a distanza di cinque anni le cose non sono andate esattamente così.

    Siamo andati a parlare con chi nella zona di Sarzano vive e lavora e abbiamo riscontrato un’esasperazione e una frustrazione tale da non poter passare inosservata. Emblematiche le dichiarazioni di Barbara, responsabile della ludoteca Bim Bum Bam di Piazza Ninfeo, che ci ha rivelato: «Qui è difficile organizzare attività ludiche e eventi aperti a tutti perché mi rendo conto che c’è sempre una certa reticenza da parte dei residenti. Ad esempio, io stessa con le mie iniziative rivolte ai bambini spesso mi scontro con le polemiche e gli insulti di chi abita qui in Piazza Ninfeo. Io lavoro qui da 3 anni e mezzo e il restyling della Piazza era già avvenuto: risale a circa 5 anni fa ed era stato pensato allo scopo di rendere questa zona più attiva e di farne un centro commerciale, solo che adesso –a distanza di anni- qui ci sono solo io con Bim Bum Bam, un asilo nido e il circolo arci “Superba 1985”, niente di più. In Piazza ci sono appartamenti e condomini, e sotto a questi dei fondi e dei locali che restano sfitti da sempre ma che potrebbero tranquillamente essere adibiti a negozi, o anche ad uffici, vista la centralità della zona e l’eleganza degli edifici.

    centro-storico-vicoli-stradone-sant'agostino-d9Solo che sembra che a nessuno interessi questo stallo: perché le amministrazioni non promuovono la zona? Anziché fare ciò e cercare un’apertura all’esterno, le misure che hanno intrapreso sono state attivare le famose telecamere, chiudere Piazza Sarzano e chiudere anche la Piazzetta Ninfeo, il cui accesso è oggi delimitato da un cancello aperto in orario 8-20 (stessa strategia adottata anche nel vicino Passo delle Murette, subito dietro Piazza Ninfeo, anch’esso chiuso da un cancello e inaccessibile per chi non risiede qui, n.d.r.). Si tratta di una scelta dei condomini, i quali erano intimoriti da eventuali incursioni di vandali, visto che anni fa la zona era mal frequentata. Tuttavia, il cancello –pur chiuso- è rotto da oltre un anno e io stessa, quando mi capita di restare al lavoro fino a sera tardi, non ho mai percepito situazioni di pericolo e non ho mai visto entrare nessuno di sospetto. Anzi, non ho mai visto entrare proprio nessuno: l’eccessiva chiusura qui porta al collasso del quartiere su se stesso e bisogna arginare questa situazione. Io ci sto provando, organizzando ad esempio un centro estivo per bambini, che partirà quest’estate, dal 17 giugno, e cui possono aderire tutti i bambini tra i 5 e i 14 anni. Però è demoralizzante lavorare in queste condizioni. Ad esempio, qui in zona ci sono anche dei siti di interesse storico e reperti archeologici, ma pure i turisti scarseggiano perché non conoscono questa zona, poco promossa. Mi auguro che l’apertura del mercato inneschi un circolo virtuoso e richiami persone. C’è solo un evento di segno opposto e che sembra contraddire quanto detto finora: proprio pochi giorni fa mi è capitato di vedere l’imminente inaugurazione –prevista per il 4 giugno 2013- di un nuovo discount, Doro, proprio davanti ai banchi del futuro mercato. Che sia il primo segno di ripresa?».

    mercato-piazza-sarzano-2Sulla stessa linea il commento di Massimo Cudillo presidente del CIV di Piazza Sarzano: «Ancora di recente ci sono stati ulteriori rallentamenti sull’inaugurazione del mercato coperto dovuti alla questione delle telecamere: nella piazza sono state inserite telecamere che impediscono l’accesso ai non residenti e la zona è stata chiusa ad auto e moto, divenendo “a traffico limitato”. Questo ha incontrato le polemiche di molti e crea non pochi problemi al commercio della zona. Se da un lato le telecamere contribuiscono a rendere questa partedel Centro Storico più calma e vivibile, dall’altro boicottano i commerci e dissuadono chi non è residente dal venire appositamente a fare acquisti in Piazza Sarzano e Via di Ravecca. Tra l’altro, le vetture sono costrette a fermarsi sopra alla salita che porta a Carignano, in Via Ravasco, e ciò crea un bel disagio a chi volesse venire a fare acquisti qui: con le borse della spesa, ad esempio, il percorso non è agevole. Noi del CIV abbiamo provato a interagire con i responsabili municipali per arginare questa problematica e aprire la zona anche all’esterno, ma ad ora non ci sono risposte definitive. Questo problema resta poco sentito per gli amministratori e per una parte dei residenti –che preferiscono la chiusura del luogo-, ma in futuro la situazione rischia di degenerare e portare alla morte del quartiere. Già ora la bellissima Piazza Sarzano è poco più di un maxi-parcheggio, e questo è un grande spreco. Anche Via di Ravecca è morta, sempre a causa delle telecamere. La nostra proposta sarebbe quella di aprire il traffico per qualche ora al giorno, in modo da permettere a tutti di entrare agevolmente. La verità è che qui scorre tutto a rallentatore, nella massimo calma… troppa calma. A questo scopo, alcuni di noi stanno provando a organizzare iniziative per il recupero dei Giardini di Plastica e nel settembre 2013 vorremmo portare a Genova writers di fama nazionale per abbellire i muri e creare opere d’arte, coinvolgendo i giovani. Ci piacerebbe realizzare tutto questo in concomitanza con la prossima Notta Bianca di Genova, ma purtroppo non sappiamo ancora se sarà possibile».

     

    Elettra Antognetti

  • Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Palazzo Reale«Apriamo alla collaborazione del mondo del volontariato per migliorare la fruizione del patrimonio culturale durante la Notte dei Musei 2013. Per maggiori dettagli potete chiamare il numero di tel. 06….»: così si legge, in un post dello scorso 23 aprile (attualmente rimosso) sulla pagina Facebook del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

    E ancora: «È assolutamente impossibile che lo Stato abbia risorse sufficienti per ampliare l’offerta culturale senza ricorrere anche al sostegno dei volontari». Con queste parole, pubblicate sul suo blog, Ilaria Borletti Buitoni (deputata di Scelta Civica e sottosegretario al MiBAC) risponde alle polemiche legate all’impiego di volontari per tenere aperti molti fra i beni culturali che aderiscono alla Notte dei Musei 2013, svoltasi su tutto il territorio nazionale sabato 18 maggio.

    In risposta al post – una goccia che ha fatto traboccare un vaso aperto da tempo – l’archeologo Gabriele Gattiglia ha creato su Twitter l’hashtag #no18maggio: «Su Internet ho letto diverse voci che in maniera sparsa protestavano contro queste dichiarazioni. Ho creato l’hashtag per dare loro un filo conduttore, a seguire ho contattato diversi operatori culturali per sondare la loro disponibilità a dare voce a un’iniziativa comune. La risposta maggiore è arrivata dagli archeologi. Da lì sono nate altre forme di mobilitazione: #VolontarioAchi in cui molti archeologi si sono fotografati per testimoniare il loro essere professionisti; #generazionepro, allo scopo di trasformare le proteste in proposte; infine il flash mob #nottedeiprofessionisti».

    Come si legge sul sito della Confederazione Italiana Archeologi, che ha organizzato l’evento, la Notte dei Professionisti si è svolta a Roma lo scorso sabato – in concomitanza con la Notte dei Musei – ed è stata «una manifestazione indetta da professionisti e operatori della Cultura per affermare la necessità che il Governo Italiano assuma tra le sue priorità quella di elaborare un piano strutturale di riforma del settore culturale del nostro Paese, che parta dal riconoscimento dei professionisti ed il rilancio delle imprese. Al centro delle politiche per la cultura devono tornare ad essere il lavoro e le persone: i professionisti con il loro straordinario bagaglio di esperienze e conoscenze e le imprese sane che creano occupazione vera».

    Perché proprio gli archeologi hanno portato avanti questa campagna? Come spiega Gattigli «sono due le istanze principali: anzitutto non esiste alcun riconoscimento professionale degli archeologi, Albi o simili. Da qui la seconda istanza, ossia che sono attivi in molte Regioni italiane gruppi archeologici che – privi di specifici titoli o competenze – svolgono lo stesso lavoro dei professionisti in forma volontaria o a prezzi da “concorrenza sleale” (non essendoci un Albo né alcuna forma di tutela giuridica, non esiste neanche un tariffario minimo, ndr). Era già stata fatta una manifestazione, lo scorso 15 dicembre, per chiedere il riconoscimento professionale degli archeologi e il loro inserimento nel Codice Unico dei Beni Culturali, dove la parola “archeologo” non è nemmeno citata. È stata fatta a riguardo una proposta di legge da Marianna Madia (deputata PD) ma la caduta del governo Monti ne ha bloccato l’iter a un passo dall’approvazione in Parlamento. Gli archeologi hanno due associazioni di categoria (Ana e Cia) nate di recente, e che dunque – a differenza delle associazioni di categoria di altri settori della cultura – sono composte da professionisti che non hanno più una visione solo “statalista/ministeriale” dei beni culturali».

    Chi fa arte e cultura è anzitutto una persona che vuole lavorare: un mantra che a Era Superba abbiamo sentito spesso, da cosiddetti “giovani artisti” a cosiddetti “addetti ai lavori” che interpelliamo quotidianamente nel nostro lavoro. Ad approfondire questo concetto è la geoarcheologa Caterina Ottomano, che sui social network gestisce gli account Sos Via Garibaldi: «In Italia esistono diverse Facoltà universitarie di Beni Culturali, che formano persone e che ricevono fondi dallo Stato, ma quale collocazione professionale è offerta ai laureati? Non ci sono concorsi pubblici né assunzioni e l’assenza, né tantomeno un riconoscimento della figura professionale dell’archeologo che porti una tutela giuridica a questa figura. Un tema che porta anche contraddizioni. Mi spiego meglio: quando si inizia un opera pubblica è obbligatorio redigere uno studio di rischio archeologico preventivo, ossia una perizia che deve essere firmata da un professionista con una specializzazione o un dottorato in archeologia. La contraddizione emerge in due casi: da un lato perché, ad esempio, un geologo o altri professionisti hanno facoltà di firmare perizie se sono iscritti a un albo; la seconda è l’obbligo di specializzazione o dottorato, titoli accademici che gli archeologi nati negli anni Sessanta (ossia che operano da prima che la legge in merito fosse approvata) non possiedono, e che hanno dovuto conseguire re-iscrivendosi all’Università».

    Senza nulla togliere al prezioso contributo che le associazioni di volontariato forniscono in numerosi ambiti, incluso quello culturale, è importante ricordare che moltissimi operatori della cultura – con titoli quali laurea, master e iscrizione a Ordini professionali – sono disoccupati o ingabbiati in partite Iva che li portano a dividersi fra due, tre o più lavori sottopagati, spesso senza alcun riconoscimento ufficiale dalle stesse istituzioni in cui operano.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale dei Ragazzi: cittadinanza attiva nelle scuole

    Consiglio Comunale dei Ragazzi: cittadinanza attiva nelle scuole

    Porticato di Palazzo DucalePer il terzo anno Palazzo Ducale ha ospitato gli Stati Generali della Partecipazione, un evento in cui bambini e ragazzi provenienti da diverse scuole della Liguria mettono a confronto le loro esperienze di cittadinanza attiva nelle loro comunità locali.

    Si tratta dei CCR, acronimo di Consigli Comunali dei Ragazzi. L’incontro di Palazzo Ducale (svoltosi ieri, mercoledì 15 maggio 2013) ha visto partecipare circa 170 bambini dalle scuole di Imperia, Taggia, Sanremo, Vallecrosia, Cicagna, Recco, Casarza Ligure, Spotorno e Arenzano: ogni classe, nel proprio stand, illustrava proposte e delibere approvate nel proprio paese di provenienza. Pulizia delle spiagge, riqualificazione di aree verdi, promozione della raccolta differenziata e così via. Nell’ambito di un’assemblea plenaria, le diverse scuole confrontano modalità di lavoro e condividono progetti. Come spiega Valentina Sciutti di Arciragazzi, «l’aspetto più importante dei CCR è che spesso le “vere” istituzioni locali discutono e concretizzano le proposte dei ragazzi. Ogni anno ne monitoriamo l’attività in questo senso, perché i CCR abbiano una ricaduta positiva sulle aree in cui si realizzano, e il riscontro è sempre positivo. In occasione di questo incontro al Ducale, Arciragazzi raduna materiali e istanze prodotti dai singoli CCR e li propone a tutti, anche alle scuole oggi non presenti ma che al loro interno hanno un CCR».

    Un’iniziativa lodevole, che però in questa edizione presenta anche un aspetto di polemica: «Di solito il convegno dura fino alle 15.30: quest’anno ci hanno praticamente “cacciati” prima, perché la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale doveva accogliere i giornalisti provenienti da fuori Genova per i funerali delle vittime del porto. Inoltre, mentre di solito i pullman che portano i materiali a noi necessari parcheggiano in piazza Matteotti, oggi è stata chiusa al traffico e transennata, così che abbiamo dovuto portare tutto a mano da piazza Dante». Valentina non ne sa il motivo, sono io a spiegarglielo. Piazza Matteotti ospiterà il maxischermo che tramuterà un lutto privato e cittadino in un grande evento mediatico. Ma questa è un’altra storia. Torniamo a parlare di questa bella iniziativa, per capirne qualcosa in più.

    Il CCR è un progetto nato con la legge 285/97 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza), che a sua volta si richiama alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (1991), che nell’articolo 12 dichiara “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
    A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale“.

    Come funziona, in pratica? Si costituisce all’interno delle classi di elementari, medie o superiori un Consiglio Comunale in tutto simile a quello “reale”. Un alunno viene eletto Sindaco, sono eletti gli Assessori, e periodicamente si svolgono le assemblee con l’aiuto di un facilitatore, che sia un insegnante o un “vero” membro del Consiglio Comunale cittadino. «Nei paesi più piccoli è più facile che Sindaco o Assessori trovino tempo e disponibilità per partecipare agli incontri, anche se gli impegni istituzionali spesso non lo rendono possibile».

    Arciragazzi organizza annualmente questo incontro in collaborazione con Yepp, che si occupa della documentazione audio-video. Fondazione Carige (i CCR sono parte del suo Progetto Giovani) mette ai disposizione i pullman che trasportano gratuitamente i ragazzi da/per le scuole di provenienza, mentre Celivo fornisce tutti i materiali necessari e numerose altre associazioni del territorio danno il loro contributo. Infine Comune di Genova, Clesc e Arci Servizio Civile sono patrocinatori dell’evento.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • I dieci anni del Buridda: no allo sgombero, protesta a oltranza

    I dieci anni del Buridda: no allo sgombero, protesta a oltranza

    Lsoa BuriddaIL PRECEDENTE

    Ottobre 2011: alcune aste pubbliche indette dal Comune di Genova vanno deserte, bloccando così la vendita di parte del patrimonio immobiliare necessaria a dare sollievo alle casse dell’ente pubblico. Tra questi, l’edificio di via Bertani (in cui un tempo vi era la Facoltà di Economica) dove dal 2003 è attivo il laboratorio sociale Buridda: uno spazio di 5.600 metri quadrati con una base d’acquisto di 7.800.000 €.

    Novembre 2011: ufficializzato il trasferimento del Buridda in piazza Cavour, nei locali dell’ex mercato del pesce. Promotore di una regolarizzazione di questo e degli altri centri sociali presenti in città è Don Andrea Gallo, che si è fatto tramite tra i gestori dei centri e il Comune affinché sia firmato un protocollo d’intesa che ne regolarizzi le attività.

    La firma del protocollo è fondamentale sia per ufficializzare l’occupazione degli spazi e le attività che in essi si svolgono, sia per garantire (soprattutto sul piano economico) gli opportuni lavori di ristrutturazione e di messa in sicurezza.

    Ottobre 2012: in piazza Cavour un primo passo verso il trasloco, con l’inaugurazione di un’area adibita a palestra per arrampicata. Si tratta dell’unico spazio attualmente agibile nell’area ex mercato, in attesa dei lavori che renda disponibile anche il resto.

    Dicembre 2012: un anno dopo la firma del protocollo d’intesa, abbiamo chiesto ai gestori dei centri sociali genovesi di fare il punto sulle promesse mantenute, soprattutto dopo il cambio di Sindaco e Giunta.

    Luciano, che opera nel Terra di Nessuno a San Teodoro, ci spiega che «l’amministrazione Doria ha confermato di voler proseguire sulla stessa traccia aperta dalla precedente, verificando lo stato degli accordi contenuti nel protocollo e riprendendo in mano i passaggi ancora mancanti».

    Febbraio 2013: mentre le trattative appaiono in stallo, si discute circa il futuro dell’area del Mercato del pesce. L’ipotesi più probabile è un trasferimento a Bolzaneto, dove già si trova da alcuni anni il mercato ortofrutticolo un tempo sito in corso Sardegna.

    IL PRESENTE

    Sgomberare il Buridda senza garanzie sulla nuova sede: questa è la voce circolante da qualche tempo, una comunicazione ufficiosa giunta dal Comune secondo cui la Procura ha già disposto – entro brevissimo tempo – l’allontanamento di chi gestisce lo spazio per indire una nuova vendita pubblica, senza attendere l’ufficialità del trasloco in piazza Cavour né la disponibilità immediata di un’eventuale altra sede temporanea.

    Da pochi giorni è stata creata la pagina Facebook Un polpo al cuore, nata per celebrare i dieci anni del Buridda e per sostenere lo stato di assemblea permanente deciso dallo staff. Inoltre Antonio Bruno, consigliere comunale di Federazione della Sinistra, ha presentato un’interrogazione per capire lo stato delle cose.

    Trascriviamo parte del messaggio con cui i quattro centri sociali di Genova si sono uniti per far fronte a questa emergenza: «Dieci anni di occupazione dell’ex Facoltà di Economia in via Bertani 1 hanno saputo restituire alla città spazi unici per la libera espressione, la creatività e l’aggregazione. (…) Il successo e il coinvolgimento della cittadinanza in questo percorso confermano la pratica dell’autogestione quale necessità e strumento in grado di garantire la libera fruizione degli spazi senza alcuna esclusione o limite di accesso. (…) Il Comune intende vendere l’immobile di Via Bertani 1 per coprire parte del suo enorme buco di bilancio; da subito il Laboratorio Buridda si è detto disponibile al trasferimento in altra sede se adeguata e se non avesse comportato l’interruzione delle attività che quotidianamente vivono in quegli spazi. (…) Per raggiungere tale obiettivo oggi il Comune blocca un percorso iniziato sei anni fa, ritrattando le condizioni raggiunte rispetto alla totale assegnazione del mercato del pesce (…). Ribadiamo che finché non avremo uno spazio adeguato alle nostre attività non cederemo il passo».

    Questo venerdì (10 maggio 2013, ndr) si svolge inoltre al Buridda Minimo Vol. 5, un evento dedicato alla musica e alle autoproduzioni artistiche. Un’occasione ulteriore per sostenere lo spazio e conoscere le ragioni della protesta dalla viva voce di chi da dieci anni mantiene attiva – grazie a eventi come Critical WineCritical BeerIf the bomb falls e altri – una delle realtà culturali più produttive in città.

    Marta Traverso

  • Silos Piazza Solari, il comitato informa gli abitanti di San Fruttuoso

    Silos Piazza Solari, il comitato informa gli abitanti di San Fruttuoso

    san fruttuoso 1Troppa disinformazione continua a circolare intorno al contestato progetto per la costruzione del maxi auto-silos tra Piazza Solari e via Amarena, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis. La denuncia arriva dal comitato dei residenti che – a due mesi dalla sua nascita – diffonde un volantino con l’intento di condividere tutte le informazioni raccolte, aiutando la cittadinanza a comprendere la verità dei fatti.
    A maggior ragione oggi, quando in poco più di un mese, 3 frane hanno colpito Genova. «Il nostro territorio ci sta inviando segnali forti di sofferenza, vogliamo continuare a fare i finti sordi?», si domandano, con una preoccupazione tangibile, gli abitanti di San Fruttuoso.

    A chi afferma che il progetto è ormai approvato e nulla si può fare per fermarlo, il comitato risponde così «L’iter approvativo non è completato, manca la firma del dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Genova al quale abbiamo presentato, forti di oltre 1500 firme, un formale atto di obiezione all’intervento».
    Lo scorso 17 aprile si è svolta una riunione con presidente e vicepresidente del Municipio Bassa Val Bisagno «In tale occasione abbiamo potuto esprimere le ragioni del nostro dissenso – racconta il comitato – Inoltre, ci è stato comunicato che il progetto è attualmente “congelato”, in attesa di nuove indagini da parte degli uffici competenti».

    san fruttuoso 5Nel frattempo gli abitanti della zona ritengono necessario controbattere ad alcune affermazioni non veritiere che hanno trovato spazio sugli organi di informazione.
    In particolare: “Non vi sono rivi ne sottosuolo come risulta dalle perizie idrogeologiche” (dichiarazione di Gianluigi Magaglio, direttore della Fondazione Contubernio D’Albertis, rilasciata a La Repubblica 21-03-2013).
    «Dalla relazione geologica esecutiva redatta il 22 ottobre del 2008 del dott. Montaldo, pag. 5: “La presenza di alcune impregnazioni idriche presenti nell’areale di intervento oltre all’individuazione di acque profonde constate durante la perforazione ed il monitoraggio all’interno dei tubi piezometrici testimoniano presenza di acqua nel sottosuolo».
    Il progetto fornisce tutte le garanzie di sicurezza” (sempre La Repubblica 21-03-2013).
    «Dalla stessa relazione sopracitata, pag. 37 verifica di stabilità: “Come si evince dal risultato, il fronte presenta una situazione di stabilità prossima all’equilibrio limite con un coefficiente di sicurezza che non soddisfa i coefficienti richiesti dalla normativa vigente”».
    Per quanto concerne la presunta donazione di un ascensore destinato ad uso pubblico, il comitato manifesta diverse perplessità «Nonostante le nostre richieste, ancora non ci è stato fornito un progetto definitivo dell’ascensore. Inoltre, Amt come gestore non dà al momento nessuna certezza».
    Infine la constatazione forse più amara «Nonostante il comitato citi testualmente frasi da documenti di supporto alla richiesta di autorizzazione al progetto di cementificazione, viene accusato di terrorismo e minacciato di querela per procurato allarme».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]