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  • Prà, Fascia di Rispetto: progetti sbagliati, a rischio la riqualificazione

    Prà, Fascia di Rispetto: progetti sbagliati, a rischio la riqualificazione

    PraIl progetto di riqualificazione della Fascia di Rispettoa partire dal 2008 promesso alla popolazione in tutte le campagne elettoralirischia seriamente di saltare. E con esso 15 milioni di euro di finanziamento, di cui 9 messi a disposizione dalla Comunità europea. Stiamo parlando di un ampio programma di interventi definito come “Progetto integrato Prà Marina” che è stato riconosciuto idoneo di cofinanziamenti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (F.E.S.R. 2007-2013) relativamente all’Obiettivo “Competitività Regionale e Occupazione” – Programma Operativo Regione Liguria (P.O.R. Liguria 2007/2013) – Asse 3 “Sviluppo urbano”.
    L’intervento è destinato a cambiare radicalmente il volto della delegazione attraverso la ridefinizione dell’asse viabilistico, pedonale e veicolare, attorno al quale si organizzeranno una serie di operazioni di riqualificazione e integrazione tra le diverse parti del tessuto urbano. In particolare si provvederà al completo restyling della via Aurelia (via Prà) al fine di traslare la stessa, ove possibile (sedime ferroviario abbandonato), a maggior distanza dall’edificato storico del quartiere.

    Il progetto, tramite una gara ad evidenza pubblica, è stato affidato allo Studio Sibilla Associati. Già approvato in tutte le sedi competenti, oggi è pronto per l’appalto. «E adesso scopriamo che non si può fare a causa di un imprevisto aumento dei costi (il 23% in più) dovuto ad alcuni errori tecnici – spiega Ginetto Parodi, presidente del Consorzio Prà Viva che gestisce la Fascia di Rispetto insieme al Comune – il problema principale riguarda la viabilità che non sarebbe funzionale. A fine agosto durante una riunione con il vice sindaco Stefano Bernini e gli assessori Gianni Crivello e Anna Maria Dagnino, mi hanno annunciato che il progetto dovrà subire diverse variazioni. Mi chiedo come sia possibile che in 4 anni non siano mai state fatte delle verifiche progettuali. A questo punto rischiamo di perdere i finanziamenti. Il bando stabilisce il termine del 31 dicembre 2015, quale data del completamento del progetto».

    Strettamente correlata c’è la questione amianto, la cui presenza è stata rilevata nei cumuli di terra e rifiuti accumulati ormai da lungo tempo nell’area di levante della Fascia di Rispetto, tra la ex-pizzeria San Pietro e l’isola ecologica, in una zona frequentata quotidianamente dai residenti per prendere le barche, fare jogging o recarsi al punto Amiu.
    «La Provincia ha chiesto di preparare l’area con interventi propedeutici all’avvio del progetto – spiega Ginetto Parodi – Una ditta privata ha analizzato i cumuli di terra e ha trovato amianto in misura superiore alla soglia consentita dalla legge. Arpal, incaricata della certificazione delle analisi, non ha confermato i risultati. Il Comune ha affidato l’indagine ad un’altra ditta privata che, al contrario, ha nuovamente rilevato la presenza di amianto».
    L’attendibilità dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Liguria è messa in forte discussione. Il rischio per la salute pubblica, infatti, è ribadito da un’ordinanza del Sindaco, datata 13 settembre 2012, la quale ordina l’immediata rimozione e lo smaltimento dei cumuli di terra. «Vista la pericolosità del rifiuto e delle lavorazioni connesse allo smaltimento la rimozione deve essere effettuata con procedure d’urgenza», sottolinea il documento firmato da Marco Doria. Il Comune per l’intera operazione – che dovrebbe partire a breve – spenderà 600 mila euro, a fronte della spesa ipotizzata inizialmente, pari a circa 40 mila euro.
    Ma non è tutto «L’amianto è stato ritrovato anche nel vecchio sedime ferroviario – sottolinea Parodi – Quest’ultimo è stato acquistato dall’amministrazione comunale con una spesa di 2 milioni e 600 mila euro. Questa decisione frettolosa è stata dettata da meri interessi elettorali, insomma per mettersi in mostra di fronte ai cittadini. Peccato però che sarebbe stato possibile acquisirlo ad un costo simbolico, grazie all’accordo di programma con Trenitalia per la realizzazione del Nodo ferroviario di Genova».

    «Nessun componente dell’amministrazione è ancora venuto a Prà per spiegare alla popolazione le intenzioni di Palazzo Tursi – continua Parodi – Quali sono le prospettive future? Qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità. Recentemente ho avuto un incontro in Regione con il sindaco Marco Doria e il presidente Claudio Burlando e da quello che è emerso, ci sono serie probabilità di perdere il finanziamento».
    Il 13 ottobre, presso il Centro Remiero sulla Fascia di Rispetto di Prà, le numerose associazioni di cittadini, i comitati, le realtà eterogenee che da sempre si battono per migliorare la vivibilità del quartiere, per l’ennesima volta manifesteranno tutto il loro disappunto.
    «Chiediamo di sapere, attraverso dei documenti ufficiali, qual è la reale percentuale di amianto presente nelle terre rimosse – spiega Nicola Montese del Comitato per Prà – Per quanto riguarda la riqualificazione della Fascia di Rispetto vogliamo chiarimenti sullo stato del progetto. Qualcuno deve pagare i suoi errori anche con le dimissioni. Su questo progetto tutti i partiti di maggioranza hanno fondato le loro campagne elettorali».
    I comitati chiederanno l’istituzione di un tavolo tecnico-operativo all’interno del Municipio Ponente con rappresentanti dei cittadini e del Comune, al fine di ripensare il progetto.
    «È inutile che i rappresentanti istituzionali vadano in giro a raccontare che i progetti sono stati condivisi – conclude Montese – Noi sappiamo che non è vero. Se il 13 ottobre qualche componente dell’amministrazione di Palazzo Tursi venisse a raccontarci come stanno realmente le cose, sarà ben accetto. Le realtà associative di Prà stanno riempiendo il vuoto lasciato dalla politica che si è dimostrata irresponsabile. I cittadini, al contrario, hanno dimostrato di essere responsabili e chiedono rispetto. Da troppo tempo non ci sentiamo rappresentati da questi amministratori pubblici. Noi non protestiamo, né urliamo contro il sistema, noi vogliamo parlare e desideriamo condividere, partecipare al processo decisionale».

     

    Matteo Quadrone

  • Quezzi, Pedegoli: via del Molinetto senza accesso da quasi un anno

    Quezzi, Pedegoli: via del Molinetto senza accesso da quasi un anno

    Una quarantina di famiglie che per entrare ed uscire di casa sono costrette ad affrontare una scalinata di pietra; un ponte medioevale – uno dei pochi non completamente spazzati via dall’alluvione del novembre scorso – dichiarato inagibile e mai sostituito: il risultato finale è un’antica “crêuza”, via del Molinetto, dal difficile accesso, in particolare per anziani e disabili, ormai da quasi un anno. Nel mezzo il rimpallo di responsabilità, decisioni poco limpide ed una gestione degli interventi di somma urgenza che desta alcune perplessità.

    Sono gli ingredienti di una storia di quartiere che arriva da Pedegoli, in Val Bisagno, dove scorrono il Rio Molinetto ed il Rio Finocchiara che uniscono le loro rapide acque all’altezza di piazzetta Pedegoli, per poi confluire nel torrente Fereggiano.

    Il 4 novembre 2011 la furia dell’acqua danneggiò il ponte di accesso a via del Molinetto, da allora non più ripristinato, condannando gli abitanti della crêuza a fare i conti con una vera e propria barriera architettonica e cancellando per sempre l’unico passaggio pianeggiante.
    L’amministrazione comunale, intervenuta immediatamente dopo i tragici eventi alluvionali, nel corso del tempo ha prospettato diverse ipotesi di collegamento alternativo al ponte, ma finora nella realtà dei fatti non si è visto nulla. Una cronaca raccontata con dovizia di particolari nel blog “Pedogli dalla Gabbri” (http://dallagabbri.blogspot.it/), curato da Giuseppe Pittaluga, consigliere di Rc (Rifondazione Comunista) nel municipio Bassa Valbisagno, il quale denuncia «Bisogna ridare l’accesso alla via. Sarebbe anche illegale tenere isolate 40 famiglie, ostaggio di una barriera architettonica».

    Ma andiamo con ordine. In primis gli operai intervenuti sul posto optarono per la soluzione più pragmatica, ovvero la costruzione di una pedana provvisoria che, senza toccare l’alveo del rio e il ponte sottostante, permetteva il passaggio. I tecnici comunali però, imposero di smontare il tutto e decisero di avviare, attraverso la Soprintendenza, l’iter per mettere i vincoli di tutela al manufatto medioevale. Oggi l’iter è ancora in via di svolgimento, motivo per cui il ponte non si potrà più toccare.

    Eppure, secondo gli abitanti, con un’operazione veloce e dal costo di poche migliaia di euro, sarebbe stato possibile ripristinare il collegamento esistente.
    Ormai però quest’ipotesi è stata definitivamente scartata, come spiega Giuseppe Pittaluga «Oltre alla questione dei vincoli di tutela, infatti, occorre verificare il “franco idraulico”, vale a dire la distanza tra il ponte e l’altezza dell’acqua. Serve una perizia ordinata dal Tribunale che ancora non è stata eseguita».

    E poi c’è l’ostacolo più importante, quello dei soldi che mancano «Non avendo svolto l’intervento con i fondi di somma urgenza, abbiamo perso l’occasione propizia perché il Comune ci ha detto chiaramente di non avere nessuna disponibilità economica per fare altri lavori», sottolinea Pittaluga.
    I Fondi della somma urgenza sono stati utilizzati per rifare parte della fognatura e soprattutto per ricostruire gli spessi muretti di cemento che fiancheggiano via del Molinetto, nonostante gli abitanti chiedessero delle ringhiere considerato che la crêuza – recentemente asfaltata e con pochi tombini – si allaga di continuo (un aspetto fondamentale che vedremo in seguito), in maniera tale che l’acqua potesse fluire più agevolmente nel letto del rio.
    «Abbiamo scritto a tutti gli enti locali, alla fine ci siamo rivolti anche alla Procura della Repubblica – racconta la signora Marina, abitante in via del Molinetto – Io oltre al danno ho subito anche la beffa. Con i lavori di somma urgenza, infatti, hanno posizionato i tubi della fogna in una porzione del mio terreno, doveva essere una cosa temporanea, invece sono ancora lì».

    Arriviamo alla calda estate 2012, quando finalmente qualcosa si muove e viene annunciata un’operazione risolutiva: la costruzione di una rampa carrabile alternativa al ponte che garantirebbe l’accesso diretto alla via, realizzata abbattendo quattro vecchi e piccoli edifici privati. La regia del progetto è della Regione Liguria mentre Coopsette eseguirà tutti i lavori compreso l’acquisto degli immobili in questione, il tutto a costo zero per il Comune perché l’azienda dovrebbe essere pagata grazie alla disponibilità di fondi europei.
    «Saranno acquisiti e demoliti 4 magazzini, 1 dei quali abusivo, sito proprio all’interno dell’alveo del Rio Molinetti – spiega Pittaluga – ovviamente ci sarà una trattativa privata tra Coopsette ed i proprietari. Alcuni di loro però non sono molto convinti perché questi spazi rappresentano un valore aggiunto rispetto ad abitazioni di ridotte dimensioni».

    Il problema principale è che l’amministrazione comunale aveva promesso un percorso di partecipazione che finora non è stato attivato «Noi chiediamo il coinvolgimento delle 40 famiglie interessate – continua Pittaluga – vogliamo vedere il progetto in modo da fare le necessarie valutazioni ed eventualmente esporre le nostre critiche. Il Municipio sta facendo pressioni verso la Regione e il Comune affinché si sblocchi la situazione».
    Gianni Crivello, assessore comunale ai Lavori Pubblici risponde «Fortunatamente abbiamo l’opportunità di sfruttare la disponibilità di un’azienda che volontariamente ha voluto fornirci il suo aiuto, di conseguenza dobbiamo attendere i tempi necessari. Pochi giorni fa ho avuto un incontro in Regione per sollecitare l’avvio del percorso di partecipazione».

    In fin dei conti, secondo il consigliere del Municipio Bassa Valbisagno, le demolizioni sono un fatto positivo perché consentono di eliminare del cemento dalla crêuza.
    Però l’approccio al problema continua ad essere completamente sbagliato «Con il vecchio ponte le automobili non potevano passare – spiega Pittaluga – al contrario, con una rampa, la crêuza viene trasformata in una strada carrabile». Via del Molinetto, invece, è un antico percorso pedonale che dovrebbe essere valorizzato come, d’altra parte, tutto il territorio circostante, riacquisendo la sua vocazione agricola e naturalistica originaria.
    «Le crêuze mattonate garantivano un certo grado di permeabilità – conclude Pittaluga – oggi la tendenza è quella di asfaltarle ed ampliarle (è successo ad esempio in via del Molinetto, via Finocchiara, via Mottachiusura, ecc.), un’operazione pericolosa perché in caso di forti piogge, senza un minimo drenaggio, queste vie si trasformano in canali impermeabili, com’è accaduto nel novembre 2011, quando la massa d’acqua che precipitava dalle fasce, raggiungendo una velocità folle, ha sfondato i muretti scaricandoli nel letto del rio, insieme a detriti lamiere, motorini e cassonetti».

    Matteo Quadrone

  • Consiglio regionale: rimborsi d’oro per gli spostamenti, senza rendiconti

    Consiglio regionale: rimborsi d’oro per gli spostamenti, senza rendiconti

    Consiglio regionale LiguriaFare attività sul territorio, coltivare il rapporto con gli elettori, stare vicini alla gente sono parole d’ordine per i politici nostrani, a tutti i livelli. E si comprende bene il motivo, considerando alcuni rimborsi d’oro per viaggi e spostamenti, ufficialmente istituzionali, degli amministratori pubblici.
    Il caso è esploso ieri in Regione Liguria grazie all’intervento del consigliere della Lista Biasotti, Lorenzo Pellerano che, a margine della seduta consigliare, ha mostrato la viacard ricevuta il giorno del suo insediamento «Io un piccolo passo per ridurre le spese l’ho fatto fin da subito – ha affermato Pellerano – mi hanno consegnato viacard e telepass per pagare l’autostrada, ho tenuto solo la prima restituendo immediatamente il telepass».
    «Quando viaggio per motivi personali pago di tasca mia – ha aggiunto il consigliere della Lista Biasotti – sennò per spostamenti di lavoro uso la viacard intestata al Consiglio regionale».

    «Per quanto riguarda il rimborso delle spese non ci possiamo lamentare in quanto riceviamo circa 2000 euro al mese per gli spostamenti all’interno dei confini regionali», ha sottolineato Pellerano.
    In realtà il compenso forfettario che ogni rappresentante dell’assemblea regionale porta a casa mensilmente parte da un minimo di 2800 euro per chi risiede a Genova ad un massimo di 4500 euro per chi abita ad oltre 80 km dal capoluogo, in tutti i casi parliamo di cifre al netto.

    Per il consigliere della Lista Biasotti «È giusto che un consigliere riceva un rimborso quando si sposta per motivi legati alla carica ma credo che le spese dovrebbero essere pagate presentando un rendiconto». Cosa che oggi non avviene «Un conto se vado a Ventimiglia per una riunione o un incontro di lavoro – spiega Pellerano – un altro discorso se vado in Trentino in vacanza. Non sono sicuro che il Consiglio regionale a fine anno controlli i percorsi e si premuri di chiedere al singolo consigliere il rimborso delle spese personali. So che, invece, molte aziende private lo fanno».

     


     

  • Genova, Piano delle città: così non si mette in sicurezza il Bisagno

    Genova, Piano delle città: così non si mette in sicurezza il Bisagno

    Cinquanta milioni di euro per la Val Bisagno è il finanziamento che il Comune di Genova chiederà al Governo nell’ambito del Piano delle città. La notizia è apparsa su tutti i quotidiani venerdì scorso, dopo che la Commissione Territorio, guidata dal vice Sindaco Stefano Bernini, ha illustrato ai consiglieri di Palazzo Tursi i progetti che verranno presentati.
    Genova ha deciso di concentrarsi su un unico territorio, i soldi che arriveranno saranno in gran parte destinati ad opere sul Bisagno, propedeutiche alla realizzazione dell’asse di trasporto pubblico locale.
    Entro il 5 ottobre la Giunta dovrà approvare la delibera con i progetti da inviare a Roma per la richiesta di finanziamenti. I fondi, rispetto alle previsioni iniziali, si sono drasticamente ridotti – il Piano delle città contenuto nel Decreto Sviluppo del Governo Monti è infatti sceso da oltre 2 miliardi di euro agli attuali 224 milioni per tutta l’Italia – quindi Genova potrebbe ottenerne solo una piccola parte.
    La somma più consistente riguarda l’asse protetto: 24,5 milioni per realizzare gli argini sulla sponda destra del Bisagno nel tratto mancante, fra Staglieno e Gavette, la demolizione di 5 ponti (a rischio Feritore, Guglielmetti, Bezzecca, Veronelli e lo storico Ponte Carrega) e la ricostruzione di due di questi, con l’allargamento di circa 3 metri della sede stradale in via Piacenza per consentire il transito di un sistema di tpl in sede protetta.
    Altri 20 milioni, invece, serviranno per un lotto funzionale di rifacimento della copertura del Bisagno da Brignole alla Foce, per l’ampliamento del parcheggio di Genova est, la messa in sicurezza del rio dell’Olmo, la realizzazione di 30 alloggi di edilizia residenziale pubblica in una parte dell’area ex Boero ceduta al Comune e altri 60 appartamenti a canone moderato, interventi per aumentare l’efficienza energetica negli edifici di proprietà pubblica in piazzale Adriatico.

    In sede di commissione le uniche perplessità sono state espresse dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra Ecologia e Libertà, che hanno sottolineato come sarebbe stato più utile concentrare gli sforzi sull’emergenza più stringente, ovvero un intervento immediato sul Fereggiano. I tecnici del Comune, però, hanno obiettato che per chiedere il finanziamento i progetti devono essere immediatamente cantierabili e prevedere anche dei finanziamenti privati. Di conseguenza lo scolmatore del Fereggiano (costo stimato in circa 250 milioni di euro) – l’unica soluzione definitiva per fronteggiare il rischio idrogeologico – per ora resta nel cassetto.

    Ponte CarregaPonte Carrega, Valbisagno

     

     

     

     

     

     

    Le voci più critiche si levano dal mondo ambientalista, per nulla convinto della bontà dell’operazione.
    «Così non si mette in sicurezza il Bisagno – è il lapidario commento di Vincenzo Cenzuales, esponente della sezione genovese del WWF – è uno spreco di denaro pubblico che non risolverà i problemi idraulici». Secondo il WWF, infatti, questi interventi lasceranno la situazione sostanzialmente invariata.
    «Agire su un fiume è un’operazione molto delicata – spiega Cenzuales – Le arginature fatte con il cemento armato ad angolo retto hanno sì una valenza idraulica ma il torrente in pratica diventa un “tubo”; l’acqua scorre meglio e più velocemente ma, nel caso specifico, non si ottiene un miglioramento della status quo».
    Il letto del Bisagno verrà ristretto di circa 3 metri in zona Gavette dove «Saranno cancellati tutti i parcheggi ed è prevista la costruzione di un muro alto 2 metri e mezzo proprio di fronte alle case – continua Cenzuales – questo gli abitanti lo devono sapere».
    «Se l’alveo si restringe e l’argine si alza, la quantità d’acqua è la stessa – sottolinea l’esponente del WWF – insomma, dal punto di vista idrogeologico, non si  capisce l’utilità di questi interventi, considerando l’ingente spesa che essi comportano». Il WWF ha chiesto che la perizia idraulica eseguita in fase progettuale sia resa pubblica ma finora non ha ottenuto risposta.
    Inoltre, per allargare il sedime stradale non è sufficiente alzare l’argine, occorre abbattere i ponti sul Bisagno. «Bisogna eliminare gli impedimenti idrodinamici, ovvero le pile dei ponti – spiega Cenzuales- Una volta abbattuti 5 ponti storici ne saranno ricostruiti 2, con una sola pila centrale». Un’operazione dai costi significativi che comporterà inevitabili disagi per tutta la zona interessata dai cantieri. «Sarebbe stato più logico investire sulla copertura del Fereggiano, un progetto esistente già da 10 anni – conclude Cenzuales – Costa troppo? in realtà parliamo di una cifra dello stesso ordine di grandezza dell’intervento alle Gavette (siamo sotto i 20 milioni di euro) e ha dei tempi di realizzazione analoghi se non inferiori (max due anni)».

    Anche Legambiente manifesta la sua contrarietà «Per l’ennesima volta si tratta di cementificare – afferma Andrea Agostini  – Lo scopo di questi progetti è l’allargamento della strada e non la messa in sicurezza del torrente. La nuova cementificazione, dal punto di vista idraulico, è un fattore negativo. Al contrario, Legambiente condivide la linea dell’Unione Europea che va in direzione della rinaturalizzazione dei fiumi».

    Molassana, Valbisagno

    Il secondo nodo critico è proprio quello del trasporto pubblico locale che, insieme alla sicurezza idraulica, è un requisito fondamentale per ottenere il finanziamento.
    «È sbagliato l’approccio al problema – spiega Cenzuales – Non serve rubare spazio al fiume per migliorare il tpl in Val Bisagno. La corsia protetta non è un totem. La prima scelta è eliminare il traffico privato. Se ciò non è possibile, per una serie di motivi, allora si realizza una corsia dedicata al tpl. In zona Gavette non è necessaria la sede protetta. Sarebbe stata sufficiente un’adeguata riorganizzazione della viabilitàIl WWF aveva presentato un progetto (all’interno del Percorso di Partecipazione sulla tranvia in Valbisagno organizzato dal Comune di Genova) per un tpl di qualità che avrebbe permesso ad Amt di risparmiare almeno 1 milione di euro all’anno. Ma è stato bocciato per una visione politica che francamente, stento a comprendere».

    Il Partito Democratico con questa operazione si gioca una buona fetta di consensi nella vallata. E non intende calpestare determinati interessi locali. Alcuni comitati, già un paio di anni fa, hanno contestato il progetto tranvia-busvia ipotizzato dal Comune. Il problema, all’epoca, era la prevista interdizione al traffico privato in alcune zone. Secondo i commercianti questa scelta avrebbe comportato una diminuzione del volume di affari. «Eppure dove esistono aree pedonali oppure riservate ai mezzi pubblici, le attività commerciali funzionano – aggiunge l’esponente del WWF – E forse ottengono risultati migliori rispetto ai negozi ubicati lungo strade congestionate dal traffico, con le conseguenti difficoltà per trovare un parcheggio, spesso a pagamento».

    La proposta del WWF supera questo aspetto e «Per garantire la regolarità del transito ai bus contiene l’indicazione di impedire il traffico di attraversamento (quindi estraneo alle destinazioni locali) bloccando il flusso all’altezza della rimessa Amt», precisa l’esponente dell’associazione ambientalista.

    «Quello che fa rabbia è che, come al solito, questi progetti calano dall’alto senza il necessario coinvolgimento della popolazione», conclude Cenzuales.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore e Daniele Orlandi]

  • Notte Bianca, il bilancio dei primi cinque anni

    Notte Bianca, il bilancio dei primi cinque anni

    IL PRECEDENTE

    15 settembre 2007
    Circa 350.000 genovesi e 150.000 turisti, 20.000 ingressi nei musei e quasi tutti i negozi del centro storico aperti fino a notte inoltrata. Questo il bilancio della prima Notte Bianca a Genova, un evento fortemente voluto dalla neo eletta Sindaco Marta Vincenzi, che per realizzarla si è affidata al superconsulente per la cultura Carlo Freccero.

    Lo scopo è creare intorno a Genova e al suo patrimonio culturale una risonanza analoga a quella del 2004, anno in cui la città è stata capitale della cultura, e al tempo stesso dare origine a un evento dove ospiti di rilievo nazionale attirino in città visitatori e turisti da ogni parte d’Italia.

    Il titolo della serata è Il mare, in una notte e gli appuntamenti principali sono stati il concerto di Tiziano Ferro e della Pfm e lo spettacolo di Maurizio Crozza.

    13 settembre 2008
    La seconda Notte Bianca è una notte a metà, perché la pioggia interrompe sul più bello parte dei festeggiamenti. Il nuovo consulente per i grandi eventi è Nando Dalla Chiesa, che quest’anno sceglie il nome Genova, città aperta. La serata parte dal Porto Antico con gli Mtv Days, evento musicale che per tutto il giorno fa alternare sul palco nomi di punta della scena pop, dai Baustelle ai Sonohra, radunando nei pressi dell’Acquario oltre 100.000 spettatori.

    La serata è occasione anche per la contro-Notte Bianca di Beppe Grillo, che al Cep di Prà anima la Notte grigio topo.

    12 settembre 2009
    Per il secondo anno consecutivo la Notte Bianca si abbina agli Mtv Days, che quest’anno si aprono alla musica internazionale portando a Genova gli Skunk Anansie.

    In programma come ogni anno spettacoli musicali ed eventi culturali di ogni genere per tutta la città, che culminano con lo spettacolo pirotecnico al Porto Antico dopo la mezzanotte.

    10 settembre 2010

    Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Patty Pravo sono i superospiti della Notte Bianca 2010, che porta a Genova oltre 300.000 persone tra cittadini e turisti. La Regione Liguria – in collaborazione con le Ferrovie dello Stato – stanzia 12.000 € per tre convogli straordinari dopo le due di notte, destinazione Savona, La Spezia e Arquata Scrivia.

    Il 2010 è anche l’anno della prima, grande polemica: Simone Di Maria, consigliere Pdl del Municipio Levante, obietta sul fatto che l’evento sia organizzato in concomitanza con l’11 settembre, anniversario dell’attentato al World Trade Center di New York.

    10 settembre 2011

    Il 17 luglio su Facebook viene creata la pagina “1.000.000 di NO alla Notte bianca 2011 di Genova“. Una serie di appelli in polemica all’evento, le cui ragioni sono molteplici. Anzitutto i soldi, centinaia di migliaia di euro investiti ogni anno per questa iniziativa, dai cachet dei superospiti (quest’anno, Antonello Venditti ed Edoardo Bennato) alla promozione in città come Torino e Milano.

    A seguire, l’apparente (?) indifferenza della Civica Amministrazione nei confronti di iniziative culturali “minori”, che per tutto l’anno cercano ugualmente di rendere viva la città, anche se non necessariamente tutti nella stessa notte.

    Per la prima volta, complice la crisi, anche tra i politici locali iniziano i primi “forse” pronunciati a mezzo stampa per obiettare su un dispendio così elevato di fondi per un solo evento.

    Nonostante le polemiche, la serata segna un altro record con 400.000 presenze.

    IL PRESENTE

    8 settembre 2012

    Niente Notte Bianca: lo stop ufficiale arriva dal neo Sindaco Marco Doria, attraverso il nuovo assessore alla Cultura Carla Sibilla. Una scelta difficile – dovuta anzitutto ai probabili tagli di tre milioni alla cultura che verranno decisi al varo del bilancio di emergenza – ma anche una riconsiderazione del rapporto fra ente pubblico e attività culturali: «Stiamo studiando nuovi modelli che creino valore per la città. La Notte Bianca com’era concepita, ormai è un evento anacronistico»: queste le parole dell’assessore, pronunciate lo scorso giugno per motivare la decisione.

    A inizio settembre, un po’ di sorpresa, arriva un primo assaggio dei “nuovi modelli” sopracitati: Genova Summer Night, un evento che si è tenuto lo scorso sabato e il cui timone è stato affidato quasi interamente ai Civ, che hanno animato il centro storico mentre in altre zone della città si inauguravano altre grandi iniziative, su tutte una nuova edizione dell’Expo Valpolcevera.

    Ancora nessun dato ufficiale su numeri e presenze, nessuna esultanza e (pare) nessuna polemica. Le uniche parole arrivano dal Sindaco Marco Doria, nell’ultimo video postato sul suo canale YouTube: “Ringrazio i Civ che hanno promosso e organizzato la Genova Summur Night: un insieme di iniziative che hanno animato il centro storico della nostra città. L’iniziativa è stata positiva e ha sostituito, tra virgolette, la Notte Bianca. Non siamo in grado di spendere soldi per grandi eventi, però vogliamo che la città ed il centro storico vivano”.

    Notte conclusa, in attesa di settembre 2013 una domanda a tutti i genovesi è d’obbligo: quali sono le vie, i caruggi, le gallerie d’arte, le associazioni culturali, i teatri, i cinema e i locali che vi impegnerete a sostenere nelle prossime 364 notti?

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Val Chiaravagna: la riqualificazione dell’area delle cave è a rischio

    Val Chiaravagna: la riqualificazione dell’area delle cave è a rischio

    La zona delle cave della Val Chiaravagna, una tra le numerose servitù a cui è sottoposto il Ponente genovese, dopo anni di mobilitazione dei cittadini attende ancora l’agognata riqualificazione con il definitivo superamento delle attività estrattive, il recupero ambientale e la trasformazione dell’area in un parco urbano. Oggi però, come denuncia l’Associazione Amici del Chiaravagna, un recente provvedimento della Regione Liguria, la Delibera di Giunta n. 1047 del 07/08/12 inerente le cave del Monte Gazzo ed il Terzo Valico, rischia di cancellare con un colpo di spugna, decenni di aspettative di risanamento.

    «Tale provvedimento è assolutamente disastroso per la val Chiaravagna e le valli limitrofe – dichiara l’associazione – E’ evidente l’intenzione di eliminare dei vincoli di tutela, faticosamente raggiunti in passato anche grazie all’incessante impegno della popolazione».
    Gli amici del Chiaravagna si riferiscono al piano territoriale di coordinamento paesistico (1990) con cui la Regione Liguria aveva sancito il superamento delle attività di cava. «A tal scopo era stato istituito con D.G.R. n. 8292 del 1.12.1994 uno specifico gruppo di lavoro – aggiunge l’associazione – ormai non più operativo da diverso tempo».
    Ma non solo, nel 1998 anche la Provincia di Genova, attraverso il piano di bacino del torrente Chiaravagna, dichiarava che “L’attività estrattiva non può proseguire oltre i termini fissati dall’art. 20 della L.R. n.63/93, tranne che per proroghe connesse alla redazione di progetti di revisione dei piani finalizzati ad una migliore sistemazione ambientale definitiva”. «Per la cava Gneo un nuovo progetto di coltivazione poteva essere ridefinito solo all’ interno dei limiti di coltivazione già autorizzati – sottolineano gli Amici del Chiaravagna – Per la cava Giunchetto erano ammesse solo modifiche che non comportassero aumenti di volume estraibile (ultima versione del Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava, Regione Liguria, 2008)».

    Vediamo nel dettaglio cosa prevede la delibera regionale del 7 agosto scorso “Approvazione Accordo di programma sui progetti relativi all’assetto definitivo delle cave del Monte Gazzo ed avvio della procedura di variante ai Piani territoriali regionali e PUC di Genova inerenti il Terzo Valico”.
    Il destino della zona della cave del Ponente genovese appare intrinsecamente legato alla realizzazione della contestata grande opera ferroviaria.
    il progetto definitivo “Terzo valico dei Giovi Linea AV/AC Milano Genova”, infatti, prevede che l’approvvigionamento dei materiali inerti per la realizzazione dell’opera avvenga, per quanto concerne il Comune di Genova, nelle cave della Val Chiaravagna. «A tale specifico scopo il progetto del terzo valico ferroviario comprende anche il progetto di adeguamento dell’asse viario posto a collegamento fra lo svincolo autostradale dell’Aeroporto, via Borzoli e via Chiaravagna, al fine di rinnovarlo pressoché integralmente, tramite la costruzione di tre nuove gallerie e l’allargamento quasi integrale delle esistenti tratte a cielo aperto, fino alla zona della cava Giunchetto, in modo che il consistente incremento del transito di veicoli pesanti non gravi ulteriormente sulla viabilità esistente, ad oggi palesemente inadeguata per caratteristiche geometriche», sottolinea la delibera regionale.
    La Regione ricorda che in data 21/12/2011 sono state sottoscritte delle apposite convenzioni, fra cui quella relativa alla val Chiaravagna che regola i rapporti fra la Regione Liguria, la Provincia di Genova, il Consorzio COCIV, il Comune di Genova, e le società Unicalce S.p.A e Cave Ghigliazza S.r.l.
    Questa convenzione, come spiega la delibera «Prevede un piano di coltivazione comune delle Cava Giunchetto e Cava Gneo al fine di consentire alle imprese, con l’ottenimento delle nuove autorizzazioni, la fornitura a COCIV degli inerti necessari per la costruzione del Terzo Valico e l’abbancamento di un quantitativo di materiale di circa 1.000.000 m³ per la riqualificazione della cava dismessa delle Vecchie Fornaci, posta in prossimità, attualmente esaurita e soggetta all’obbligo di riqualificazione, da destinarsi esclusivamente al deposito di parte del materiale di scavo proveniente dalle nuove gallerie, senza ulteriore asporto di materiale».
    «La Regione Liguria, in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 58 della l.r. 36/1997 e s.m., promuove la formazione di un Accordo di Programma, finalizzato ad approvare i progetti di coltivazione e sistemazione per le cave Giunchetto e Gneo, individuate per l’approvvigionamento del Terzo Valico Ferroviario e la sistemazione, tramite l’apporto di smarino proveniente dalla realizzazione delle gallerie, per la cava Vecchie Fornaci dal punto di vista urbanistico, ambientale paesistico e di autorizzazione all’attività estrattiva», afferma il provvedimento di Giunta.

    Per quanto riguarda il recupero ambientale dell’ex cava Vecchie Fornaci, gli Amici del Chiaravagna ritengono assurde le affermazioni della Regione «Ora si dice di volere riqualificare, quasi 25 anni dopo la chiusura, una delle poche cave della Liguria già gradonate e faticosamente rinverdite! Parliamo di un’area su cui è previsto un piano di recupero ambientale mediante accordo di programma per la realizzazione di un Parco dell’Area Carsica e per il mantenimento della biodiversità naturale, in considerazione del fatto che l’area del Monte Gazzo è sottoposta a stringenti vincoli imposti dall’essere riconosciuto quale Sito di Importanza Comunitaria».
    L’associazione aggiunge «Il Comune di Genova aveva chiesto che gli effetti dello scorporo dal piano cave diventassero operanti una volta raggiunto l’Accordo di Programma; nel 2005 sono stati effettivamente presentati i relativi piani di sistemazione ma sarebbe assurda, ed evidentemente contraria al recupero, una ulteriore ripresa di riporti». La sistemazione, secondo gli Amici del Chiaravagna «È solo un pretesto per ulteriori sfruttamenti legati ai movimenti di terra che annullerebbe 25 anni di riqualificazione delle vecchie Fornaci e, per giunta, non riqualificherebbe Gneo e Giunchetto. Ancora una volta, l’imposizione sui territori di scelte non condivise e di esigenze che non sono quelle dei cittadini sono foriere di stravolgimenti e devastazione. Fortunatamente la popolazione sta sempre più prendendo coscienza di questo stato di cose: dopo anni di silenziose sofferenze, oggi i cittadini vogliono capire e cresce la voglia di partecipare. È tempo per la politica di raccogliere questi stimoli e smetterla di imporre il saccheggio e la devastazione del territorio».

     

    Matteo Quadrone

  • Consorzio Sportivo Pianacci: concessione scaduta, attività a rischio

    Consorzio Sportivo Pianacci: concessione scaduta, attività a rischio

    Rischiano di fermarsi le attività del Consorzio Sportivo Pianacci di Genova Prà, attivo da molti anni e animato fino alla scorsa primavera da Carlo Besana, che si è dimesso a giugno in polemica con il Comune e con i cittadini del quartiere, in particolare dopo la bomba carta al Palacep dello scorso gennaio.

    «Noi gestiamo oltre 13 mila metri quadrati di area Pianacci in concessione dal Comune di Genova. Sarebbe normale, in un rapporto tra proprietario e concessionario, avere dei chiari punti di riferimento a cui rivolgersi anche nel caso di semplici problemi burocratici. (…) Noi svolgiamo una funzione come volontari e non possiamo impiegare le nostre energie per star dietro alle colpevoli carenze della burocrazia cittadina. Certo esistono alcune rare eccezioni, che mi fa piacere sottolineare, come quella dell’assessore Margini, sempre disponibile a darsi da fare, oppure l’assessore Vassallo che per la questione del supermercato è andato anche al di là delle sue competenze», aveva dichiarato l’ormai ex presidente del Consorzio nella nostra intervista.

    Ieri sul sito del Consorzio è stato pubblicato questo appello:

    Venerdì 31 agosto scade la concessione comunale, in uso al Circolo Pianacci, della cosiddetta Area Pianacci.

    Abbiamo sollecitato , via mail e con lettera raccomandata, la proroga della concessione , ma fino ad oggi, non ci è stato comunicato ancora nulla per iscritto.

    Siamo fiduciosi, ma se non riceveremo comunicazione scritta entro venerdì, dovremo necessariamente tenere chiusi i cancelli a partire da sabato 1 settembre, in quanto da quella data qualunque presenza e/o attività sarebbe considerata “abusiva”.

    La proroga della concessione e la stesura del successivo bando è in capo al Municipio VII Ponente.

    Stiamo parlandone con i soci per decidere le modalità di azione“.

    Entro domani, appunto venerdì 31 agosto, si conosceranno quindi le sorti definitive del Consorzio.

  • Le telecamere delle corsie gialle

    Le telecamere delle corsie gialle

    Esse amano fotografare soprattutto schiene, teste con casco, giubbotti e soprattutto le famigerate invasioni di campo nella corsia gialla la quale -per carità!- è rigorosamente riservata all’AMT, al fine di perfezionare un servizio già “eccellente, che propone mezzi puliti, comodi, nuovi, che arrivano in orario, che non si fanno aspettare delle ore perché sono numericamente la metà di quello che dovrebbero essere, ma permettono ai cittadini di muoversi con i mezzi pubblici per non dover poi essere costretti a girare ore per trovare un parcheggio oppure a pagare profumatamente un posteggio a ore, ma soprattutto contribuendo così a ridurre le emissioni alla luce di una maggiore civilizzazione e coscienza sociale comune”.

    Tra parentesi, se ci fosse un servizio così in molti sceglierebbero sicuramente di andare in autobus piuttosto che prendere ognuno, da solo, la sua macchina o il pericoloso motorino, soprattutto quando piove, per andare a lavorare ogni mattina, e si servirebbero volentieri di un comodo e veloce autobus o tratto di metropolitana come si verifica già in alcune moderne metropoli… A Londra i servizi di pubblico trasporto sono così sviluppati che un automobilista solitario con la sua vettura privata per avventurarsi in centro dovrebbe essere davvero ostinato e stupido.

    Di solito le telecamere sono posizionate preferibilmente in tratti nascosti (tipo dietro una curva e dove c’è qualche altro palo per mimetizzarle). La “motivazione-scusa” è disincentivare il transito di veicoli lungo la corsia riservata ad autobus e taxi, mentre il risultato più interessante è sicuramente quello di moltiplicare le entrate con multe salatissime per chi infrange questa appena nata, ma già suprema, legge del “se ti becco paghi”.

    Appena vengono introdotte, le telecamere, meglio note come piccole e quadrate macchine da soldi, hanno un successo incontrastato perché l’automobilista o motociclista medio, che solitamente non è un brillante osservatore dato che si sposta come una specie di automa per le strade cittadine, non nota gli oggetti nuovi e curiosi che da qualche giorno sono stati fissati sopra la sua ignara testa, e vrrr ci passa sotto invadendo parte della corsia gialla, peraltro sempre “stranamente” vuota, come ha sempre fatto e come, del resto, è ragionevole fare, al fine di rendere il traffico più scorrevole.

    Inoltre, per oliare ancor meglio il meccanismo, in fase di lancio del sistema, si fa in modo che le multe giungano con almeno tre mesi di ritardo così che i bietoloni motorizzati, nel frattempo, abbiano già collezionato almeno una decina di infrazioni prima che venga svelato l’arcano. A quel punto tutti i tipi di ortaggi al volante localizzano il nemico e, da quel momento, ogni volta che incontrano una telecamera, la vedono e la dribblano furbescamente.

    Quindi, ad oggi, a qualche anno dall’introduzione delle spie spilla-soldi, siamo giunti ad assistere a questo suggestivo spettacolo giornaliero: innumerevoli motorini, come sciami di api in volo, che invadono, uno di seguito all’altro, qualunque corsia dell’autobus (tranne quelle delimitate dai cordoli, gli unici deterrenti efficaci) e poi, magicamente, come richiamati da uno stesso istinto naturale, qualche metro prima della malefica “fotografa dall’alto”, si bloccano improvvisamente, con un fischio assordante di freni, rischiando ogni volta il maxi tamponamento a catena.

    Poi, appena superato lo spicchio di strada inviolabile, gli astutissimi motociclisti, a cavallo dei loro destrieri iper-inquinanti, rientrano in massa in corsia veicolare, infilandosi a forza tra una macchina e l’altra, rischiando anche qui innumerevoli incidenti per sé e per gli altri. Ma si sa, se occhio non vede cuore non duole e portafoglio non piange. Il corteo di furbacchioni resta entro la linea bianca (colore che già da solo evoca simbolicamente onestà, pudore, quanto c’è di più giusto) per il tempo strettamente necessario ad essere ormai fuori raggio spiante, per poter poi tornare a sfrecciare più forte di prima nella sensatissima e condivisibile illegalità quotidiana.

    I CONSIGLI DI CAFFÈ SCORRETTO
     
    Consiglio da guardare: il documentario Koyaanisqatsi, degli anni ‘70, un viaggio che inizia con la natura e si sviluppa con l’intervento dell’uomo che diventa sempre più invasivo, frenetico. Fondamentale la colonna sonora di Philip Glass che è un tutt’uno con le immagini e non fa rimpiangere neanche per un secondo la totale assenza di dialoghi.

    Consiglio web: “L’energia deve costare tanto“, Intervista a Beppe Grillo di qualche anno fa, ma ancora attuale oggi

    Consiglio da leggere: “Non è successo niente” di Tiziano Sclavi, l’autore di Dylan Dog. Un romanzo tenero, senza pretese, ma molto commovente e divertente.. Segnalo in particolar modo la divertente descrizione del problema con il traffico che ha uno dei protagonisti..

    Consiglio da stampare: Elenco delle strade monitorate nella nostra città, per tenersi aggiornati e stare attenti al fine non avere poi “sorprese” in futuro..

    Consiglio da studiare: Protocollo di Kyoto, per approfondire un obiettivo che ci coinvolge tutti.

    Linda Priario
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Stadio Luigi Ferraris, il bando sulla gestione

    Stadio Luigi Ferraris, il bando sulla gestione

    IL PRECEDENTE

    Una contesa che si protrae da alcuni anni sul rinnovamento dello stadio Luigi Ferraris di Marassi, che dopo il fallimento della società che lo aveva in gestione è in balia dei dubbi e della gara ad acquisirne le azioni.

    Facciamo un piccolo passo indietro: il Ferraris è al 100% di proprietà del Comune di Genova, che in questi anni lo ha gestito attraverso la società Sportingenova. Dopo il fallimento, l’amministrazione è in mano al liquidatore Adriano Anselmi, che svolge dunque le funzioni di amministratore delegato. Si parla da tempo di un nuovo bando per la gestione dello stadio, nel quale i principali soggetti interessati sono Genoa e Sampdoria, le due storiche squadre di calcio della città.

    12 luglio 2011: ultimatum a Genoa e Sampdoria perché accettino o rifiutino una volta per tutte la risposta di Anselmi sulla presa in gestione del Ferraris. Un passo che ha la benedizione del Comune e dell’Assessore con delega allo Sport Stefano Anzalone, ma sui cui le due società hanno tentennato per molti mesi. Il piano prevede che la nuova gestione resti in carica con un contratto quinquennale, e avrà la possibilità di cambiare nome all’impianto, affidarsi a sponsor commerciali (anche nella stessa denominazione, come avviene per esempio per il Palace sede di concerti accanto al Centro Commerciale Fiumara a Sampierdarena) e utilizzare lo stadio anche per visite guidate ed eventi extra sportivi, inclusi i matrimoni.

    C’è tempo una settimana per decidere sulla questione, al termine della quale si procederà all’apertura di un bando di gara, che farà svanire ogni possibilità di assegnazione diretta.

    IL PRESENTE

    Il bando è aperto: sette soggetti in gara per la gestione del Ferraris, Genoa e Sampdoria incluse. Il bando è scaduto lo scorso 31 maggio e l’identità degli altri cinque soggetti coinvolti non si conoscono, anche se le due società (che proprio un anno fa avevano rifiutato la proposta del liquidatore) hanno fatto ricorso al Tar – ciascuna singolarmente ma con gli stessi contenuti e motivazioni – per evitare che soggetti “esterni” possano condizionare in modo negativo la sorte di chi “materialmente” usufruisce dello stadio. Il tribunale si pronuncerà in merito a fine luglio.

    Una nuova gestione è fondamentale per la messa in sicurezza e agibilità del Ferraris, questione molto grave per cui periodicamente Anselmi riceve da Roma sollecitazioni a procedere (l’ultima appena una settimana fa), pena il divieto per le squadre locali di giocare all’interno dello stadio.

    Una questione che si fa dunque sempre più urgente, anche perché il Comune è vicino ad approvare il progetto di metropolitana fino allo stadio, che una volta inaugurata la stazione di Brignole si spingerà fino a Marassi con un tratto aperto in concomitanza di piazza Martinez, dove si trova una linea ferroviaria in disuso. Dal dire al fare passeranno ancora diversi anni, almeno su questo fronte, ma è importante che la città sede della più antica squadra di calcio d’Italia abbia una sede sportiva degna di questo nome.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Nervi, piscina del porticciolo: oltre mille firme per dire no alla chiusura

    Nervi, piscina del porticciolo: oltre mille firme per dire no alla chiusura

    NerviLa piscina Mario Massa di Nervi – storico impianto intrinsecamente legato al quartiere levantino – dove a partire dagli anni ’60 si svolgono attività sportive capaci di coinvolgere numerosi residenti e non solo, è stata chiusa il 15 maggio scorso a causa degli insostenibili costi di gestione che hanno costretto la Sportiva Nervi, società che gestiva la struttura, a gettare la spugna.

    A partire da quella data i cittadini si sono mobilitati per protestare vivacemente contro questa decisione. Così è nata una pagina facebook “Salviamo la piscina Massa di Nervi” che ha raccolto l’adesione di diversi iscritti nel giro di pochi giorni e contemporaneamente è partita una raccolta firme.
    Per quanto riguarda le istituzioni locali, il giovane consigliere Udc, Federico Bogliolo ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere che «Questo nuovo ciclo amministrativo affronti la questione assumendosi le debite responsabilità».

    La chiusura è stata determinata da un aggravarsi delle condizioni tecniche dell’impianto, come ricorda Bogliolo «Le criticità legate all’impianto sportivo della piscina Mario Massa di Nervi, sono purtroppo note da parecchi mesi e la chiusura avvenuta il 15 maggio segna una profonda ferita nonché una delusione per chi in questo periodo ha cercato di evitare questo episodio davvero infelice. Ma sono altrettanto convinto che vada immediatamente cercata una soluzione che consenta e garantisca un nuovo programma di interventi mirati».
    Da un lato i minori contributi, dall’altra l’usura dovuta al trascorrere del tempo, hanno deteriorato il complesso sportivo che oggi necessita di interventi onerosi. «La piscina attualmente presenta diverse fenditure con conseguenti esose perdite d’acqua – spiega il consigliere del Municipio Levante – nel 2006 si spendeva per l’acqua intorno ai 10.251 euro, nel 2007 siamo passati a 23.154 euro e nel 2010 addirittura a 74.481 euro, questo anche perché, ad oggi, la piscina è priva di uno scolmatore per il riciclo e la depurazione delle acque».

    La raccolta firme si è rivelata un successo superando quota mille: i cittadini dicono No alla chiusura e richiedono un intervento del Comune di Genova. La petizione è stata consegnata al consigliere Bogliolo che a sua volta la girerà all’amministrazione comunale.
    «Le oltre 1000 firme, ottenute in un breve arco di tempo ed in maniera totalmente spontanea, testimoniano quanto la piscina Mario Massa sia nei cuori dei nostri cittadini – commenta Federico Bogliolo – Giustamente i cittadini fanno appello per salvare la piscina. Su questo punto è opportuno non solo intervenire attraverso operazioni di facciata ma mediante un intervento indirizzato al restauro completo dell’intero impianto. Sono troppe le criticità emerse, dovute sia all’usura, sia al non sempre effettivo interessamento delle precedenti amministrazioni locali che hanno preferito il “bagno delle parole” piuttosto che atti concreti».

    Dopo il disimpegno della Sportiva Nervi, la struttura è passata nelle mani del Comune che ora dovrà decidere quale sarà il suo destino.

    La notizia è che la piscina potrebbe riaprire, esclusivamente per la stagione estiva, grazie alla disponibilità dei dipendenti di Bagni Marina Genovese (società partecipata al 100% da Palazzo Tursi, si occupa della gestione degli impianti balneari comunali) che quest’anno non gestisce direttamente lo stabilimento di Vesima. Ma in fin dei conti si tratterebbe di una sorta di palliativo e non certo della soluzione definitiva.

    In pratica il Comune di Genova ha tre opzioni davanti a sè: investire una considerevole quantità di risorse economiche per riqualificare completamente l’impianto, chiuderlo definitivamente dando uno schiaffo alla delegazione di Nervi; oppure sperare in eventuali proposte da parte di soggetti privati interessati alla gestione della storica piscina.

    «Basta con la politica dei “tapulli”, non possiamo rimandare a un futuro non definito quello che avrebbe già dovuto esser fatto – conclude Bogliolo – Adesso è arrivato il momento che il Comune dica che cosa intende fare: chiudere la piscina oppure provare a salvarla. Ma non per l’estate, per sempre».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico di Genova, una contesa senza fine

    Terzo Valico di Genova, una contesa senza fine

    IL PRECEDENTE

    3 luglio 2011: a Genova si svolge una grande manifestazione di piazza che vede uniti imprenditori e pubblica amministrazione a sostegno del progetto di Terzo Valico. Nonostante il giorno precedente il comitato pendolari Genova – Milano abbia definito “opera fantasma” il progetto, difendendo ancora una volta l’idea che migliorare le linee già esistenti renderebbe superflua la costruzione di un nuovo valico, la Sindaco di Genova Marta Vincenzi è di parere opposto. “Senza il Terzo Valico Genova e il suo porto non saranno collegati a Milano, al Nordovest e all’Europa“, è l’opinione del primo cittadino.

    Il corteo è partito dalla sede della Regione in piazza De Ferrari (presente anche il governatore Claudio Burlando) ed è arrivato fino a Largo Lanfranco, dove i manifestanti – praticamente tutti i principali esponenti dell’economia genovese – hanno consegnato al prefetto una richiesta formale perché il Governo si impegni a sostenere l’avanzamento dell’opera.

    IL PRESENTE

    Riportare indietro di un solo anno la nostra macchina del tempo è decisamente poco per spiegare la portata della situazione: il Terzo Valico è una delle tante questioni spinose su cui pubblica amministrazione, imprese e cittadinanza dibattono da anni alla ricerca di una soluzione che metta d’accordo tutti ma che di fatto non arriva mai.

    Proviamo a fare il punto, ripercorrendo quanto è accaduto e sta accadendo negli ultimi mesi: l’anno appena trascorso era terminato con la quasi-certezza che i cantieri sarebbero partiti a gennaio, dato che nel passaggio dal governo Berlusconi al Governo Monti erano stati stanziati complessivamente un miliardo e 800 milioni di euro per il progetto.

    Di fatto è ancora tutto bloccato anche se sono stati mossi i primi passi per aprire i cantieri: la Valpolcevera è un cantiere a cielo aperto, che fra Terzo Valico, Gronda e inceneritore ha davanti a sé un futuro incerto e soprattutto la contrarietà degli abitanti a un progetto che mette a rischio la sicurezza e la vivibilità del quartiere, soprattutto nella zona di Trasta.

    Se  favorevoli e contrari difendono le loro posizioni senza muoversi di un millimetro, è allarmante la disinformazione generale sui contenuti e l’impatto del progetto, in un’analisi dei pro e dei contro che esca fuori da ogni logica di contestazione.
    Intanto, in questa inchiesta, trovate una spiegazione approfondita su cos’è il nodo ferroviario di Genova, quali sono le tempistiche dei lavori e quali prospettive future.

    Marta Traverso

  • Cinema Eden a Pegli: il Comune istituirà una commissione

    Cinema Eden a Pegli: il Comune istituirà una commissione

    «Ho già effettuato un sopralluogo insieme ai capigruppo e ai consiglieri interessati: gli uffici comunali stanno lavorando, a Pegli molti parcheggi realizzati sono ancora invenduti, è un fatto da approfondire».

    Con queste parole l’Assessore Francesco Oddone annuncia ufficialmente che verrà istituita una Commissione consiliare per accertare l’effettiva utilità e l’impatto ambientale del cantiere che porterà alla costruzione di 68 box auto al posto del cinema Eden di Pegli. Un progetto approvato un anno fa dalla precedente Amministrazione Comunale e che ha scatenato molte polemiche fra gli abitanti del quartiere, gli esercenti e lo stesso Municipio Ponente.

    Un gruppo di tecnici valuterà dunque tre punti critici del progetto: i rischi idrogeologici, il taglio degli alberi presenti nell’area (dodici platani sani) e i disagi connessi alla lunga durata del cantiere.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Notte Bianca, niente soldi per i prossimi anni e stop dal Sindaco

    Notte Bianca, niente soldi per i prossimi anni e stop dal Sindaco

    IL PRECEDENTE

    Giugno 2011: Tursi non ha soldi per la Notte Bianca. La manifestazione che ogni anno, il secondo sabato di settembre, porta a Genova numerosissime presenze e una forte attrattiva turistica, rischia questa volta di saltare.

    Nonostante le oltre 350.000 persone che nel 2010 hanno popolato le strade di Genova fra concerti, reading, spettacoli e superospiti, il Comune sembra non potersi più permettere di sostenere la spesa di un evento di così grande portata, circa 350.000 €.

    «Farò di tutto, comunque sia, perché la Notte Bianca si faccia», ha dichiarato il Sindaco Marta Vincenzi.

    IL PRESENTE

    Giugno 2012: sappiamo tutti com’è finita. La Notte Bianca c’è stata, la cifra di cui sopra è stata pagata interamente da sponsor e molte istituzioni culturali cittadine hanno protestato contro una spesa così eccessiva in un momento di crisi. Nonostante questo, il Sindaco Vincenzi ha difeso la sua scelta, anche perché la Notte Bianca porta alla città un indotto di diversi milioni di euro.

    A elezioni concluse, il vento però sembra cambiare: Marco Doria ha lasciato intendere che la Notte Bianca 2012 non si farà, a margine delle riunioni per sistemare il bilancio del Comune, dicendo «Alla promozione della città abbiamo potuto destinare 555.000 €, mentre le altre voci non sono notti bianche o follie strane. Cercheremo di costruire investimenti maggiori per il futuro». Uno dei fiori all’occhiello della giunta precedente, che il Sindaco Vincenzi aveva affidato prima a Nando Dalla Chiesa e poi a Margherita Rubino, sembra dunque tramontare per dare spazio a necessità ritenute in questo momento prioritarie.

    A margine, un’osservazione. Le notti nell’anno sono 365, 366 contando i bisestili. E di cultura a Genova ce n’è tanta, che ogni giorno e ogni notte si impegna per portare avanti iniziative interessanti.
    È proprio il caso di fare tanto rumore per una notte soltanto?

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Cinema Eden di Pegli: la denuncia della Compagnia Italiana di Prosa

    Cinema Eden di Pegli: la denuncia della Compagnia Italiana di Prosa

    PegliUna nuova testimonianza contro la recente chiusura del cinema Eden di Pegli, al posto del quale saranno costruiti dei parcheggi. A scriverci è Elena Siri, che dirige una compagnia teatrale che da tempo ha fatto della sala cinematografica la sua “base” per prove e spettacoli.

    Questa la sua testimonianza: “Io dirigo la Compagnia Italiana di Prosa, che ha sede a Genova e produce spettacoli di prosa che distribuisce in tutta Italia. Accanto a questa attività professionista organizziamo corsi di recitazione sul territorio di Genova con gruppi di animazione teatrale e corsi di recitazione per amatori e appassionati. Da 5 anni all’Eden di Pegli esiste questa attività culturale a cui hanno partecipato a oggi oltre 100 persone di diverse età e ceti sociali. Quest’anno a Pegli avevamo due gruppi di recitazione (in totale circa 30 persone) che si incontravano il giovedì (turno pomeridiano e serale) nel giorno di chiusura del cinema e stavano costruendo due spettacoli che erano previsti per essere rappresentati il 15 e il 17 giugno. Purtroppo l’ordine di sgombero è arrivato una settimana fa… Sfrattandoci hanno vanificato il lavoro di prove di un anno deludendo e ammareggiando tutti. Nessuna attenzione per la cultura in un quartiere dove l’offerta di attività è scarsa o assente“.

  • Parcheggi al posto del Cinema Eden: la mozione di Sinistra Europea

    Parcheggi al posto del Cinema Eden: la mozione di Sinistra Europea

    Non si placano le polemiche intorno alla costruzione di parcheggi al posto del Cinema Eden, una delle pochissime sale cinematografiche ancora attive fuori dal centro città. I lavori sono ufficialmente partiti lo scorso 28 maggio nonostante la protesta dei cittadini, culminata in una manifestazione che si è tenuta il 1 giugno.

    Questa la mozione di Sinistra Europea Genova, pubblicata sul loro sito web sinistraeuropeagenova.wordpress.com e che vede tra i suoi firmatari anche l’ex candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti.

    Qui il testo integrale della mozione, che pubblichiamo per diffondere sempre più la voce dei cittadini del quartiere di Ponente.

    premesso che è stato autorizzata la costruzione di 68 box in tre piani sotterranei sotto l’arena estiva del cinema Eden a Pegli;
    considerato che tale intervento prevede la chiusura per tutta la durata dell’intervento e forse anche nel futuro del cinema Eden, presidio culturale importante per la delegazione;
    considerate inoltre le legittime preoccupazioni dei residenti in ordine alla stabilità degli edifici prospicienti l’area;
    sottolineato come l’area oggetto dell’intervento contiene una pregevole area verde, in particolare 9 platani secolari;
    sottolineato inoltre come nel sottosuolo insista un piccolo corso di acqua;
    sottolineato infine come la circolazione nella zona sarà rivoluzionata per permettere ai mezzi pesanti di accedere all’area di cantiere congestionando la zona;
    ricordate le molteplici espressioni contrarie del Municipio e l’impegno assunto dalla precedente Giunta di esperire ulteriori sondaggi idrogeologici (a mia notizia mai effettuati), al fine di verificare la pericolosità dell’intervento;
    ricordati inoltre gli indirizzi contenuti nel nuovo Piano Urbanistico Comunale, nel regolamento del Verde Pubblico e Privato e, particolarmente, nel programma elettorale del Sindaco di Genova Marco Doria, che tendono a salvaguardare i territori e il verde pubblico e privato, evitare di consumare territorio, sviluppare la massima attenzione alla sicurezza idrogeologica;
    chiedono di sospendere i lavori in atto e approfondire gli argomenti espressi in premessa, al fine di avviare la procedura per la revoca del permesso a costruire.

    Firmatari: Antonio Bruno (Federazione della Sinistra), Paolo Gozzi (PD), Enrico Pignone, Pierclaudio Brasesco, Manuela Bartolini, Clizia Nicolella, Lucio Valerio Padovani, Marianna Pederzolli (Lista Doria), Gian Piero Pastorino, Leonardo Chessa (SEL), Andrea Boccaccio, Emanuela Burlando, Stefano De Pietro,Mauro Muscarà, Paolo Putti (Movimento Cinque Stelle).

    Marta Traverso