Mese: Dicembre 2011

  • Usura in Liguria: un reato che cancella aziende e lavoro

    Usura in Liguria: un reato che cancella aziende e lavoro

    L’usura costringe a chiudere cinquanta aziende al giorno e ha bruciato, nel corso del 2010, almeno 130 mila posti di lavoro. Cifre impressionanti emerse dal rapporto curato da Confesercenti, “No usura day” che, giunto alla seconda edizione, torna a fare il punto su un fenomeno circondato da un silenzio assordante nonostante sia in continua crescita.

    La persistente crisi economica ha reso più difficili le condizioni di vita, la qualità, il potere d’acquisto di cittadini e imprenditori, allargando il bacino potenziale del mercato usurario. E per il futuro le previsioni sono assai cupe. Ormai si parla apertamente di recessione, ne è sicura Confindustria che stima per il 2012 un prodotto interno lordo in calo dell’1,6% e lo teme anche l’Abi. L’associazione bancaria fa una previsione meno negativa – segnalando per l’anno prossimo un pil in diminuzione dello 0,7% – ma la sostanza non cambia.
    In un contesto simile aumentano esponenzialmente le fasce di cittadinanza coinvolte nello stato di impoverimento generale. Lo certifica anche la Banca d’Italia che, nel rapporto sulla stabilità finanziaria del novembre 2011, avverte “Le imprese stanno risentendo dell’indebolimento dell’attività economica. I sondaggi presso le aziende segnalano aspettative di un peggioramento dei livelli di attività e delle condizioni di acceso al credito. Qualora queste aspettative si materializzassero, nel 2012 le condizioni finanziarie potrebbero peggiorare per molte imprese”.
    Commercianti e piccoli imprenditori, già gravati dalla crisi potrebbero subire dunque ulteriori contraccolpi dall’accesso al credito. Mentre l’indebitamento delle imprese ha raggiunto i 180 mila euro, raddoppiando nell’ultimo decennio.

    In Liguria, come nel resto d’Italia, c’è stata una diminuzione drastica delle erogazioni da parte degli istituti bancari sia alle imprese che ai privati – spiega Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova – alcuni istituti sono quasi fermi a causa della forte crisi di liquidità. Ovviamente con la crisi è cambiata anche la qualità dell’indebitamento delle imprese, che mentre prima finanziavano investimenti, adesso finanziano ristrutturazioni del debito e soprattutto liquidità”.

    Anche i fallimenti sono cresciuti vorticosamente: +26,6% nel 2009, + 46% secondo i dati del primo trimestre 2010. A pagare il prezzo più alto è il piccolo commercio – si legge nel dossier di Confesercenti – Nell’ultimo triennio sono infatti 242 mila i commercianti al dettaglio che hanno cessato l’attività a cui bisogna aggiungere oltre 300 mila imprese artigiane.

    A Genova – secondo i dati della camera di Commercio – dopo un 2009 disastroso, che aveva visto crescere il valore complessivo dei mancati pagamenti dell’85% e il numero dei fallimenti del 50%, il 2010 vede il crollo del valore dei protesti (-43%) e un forte rallentamento della corsa dei fallimenti (+ 7,9%). Il dato genovese è ancor più incoraggiante se si pensa che a livello nazionale il valore dei protesti è sceso solo del 17,7% mentre i fallimenti continuano a crescere del 20%. Nei primi 5 mesi del 2011 il valore complessivo dei titoli protestati (assegni, cambiali e tratte) è sceso ancora rispetto allo stesso periodo del 2010, del 27,4%.
    Purtroppo i fallimenti sono tornati a crescere in questo terzo trimestre in modo esponenziale. Nei primi 9 mesi del 2011 a Genova sono stati 112 (nello stesso periodo del 2010 erano 86). 33 sono attività commerciali e 23 le imprese artigiane.

    Tornando al quadro nazionale la forte fase di instabilità economica ha determinato una ripresa incontrollabile del fenomeno usurario. “Oggi i gangli del credito illegale strangolano chiunque: non solo i clienti abituali come i giocatori d’azzardo, famiglie a basso reddito o imprenditori incapaci di gestire complicate situazioni economiche ma anche operai, impiegati e professionisti – scrive Confesercenti –Accanto all’usura strettamente intesa sta infatti emergendo una vasta area di sovraindebitamento che colpisce soprattutto le famiglie di medio reddito”.
    Stimare il mercato dell’usura è un’operazione complicata, perché parliamo di un fenomeno sommerso. È possibile però, in base alle informazioni in possesso di Sos impresa e ai diversi sportelli di aiuti presenti in tutta Italia, indicare il numero dei commercianti coinvolti. Si tratta di almeno 200 mila unità e visto che ciascuno si indebita con più strozzini, le posizioni debitorie sono stimate in oltre 600 mila. Di queste almeno 70 mila sono con associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura.
    “Alle aziende coinvolte vano aggiunti gli altri piccoli imprenditori, artigiani soprattutto ma anche dipendenti pubblici, operai e pensionati, facendo giungere ad oltre 600 mila le persone invischiate in patti usurari”.
    La cifra media del prestito iniziale è relativamente bassa, nel 40% dei casi non supera i 5 mila euro, e un altro 39% arriva a 20 mila. “I tassi di interesse oscillano mediamente tra il 120% ed il 240% annui (10-20% mensili) e cresce il capitale richiesto e gli interessi restituiti – si legge nel rapporto – nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno, a causa di questa lievitazione, si aggira in non meno di 20 miliardi di euro”. La scelta del ricorso al prestito usurario per molti imprenditori e commercianti si rivela fatale “Nel 30% dei casi determina la fine della propria attività”. E tra le cause della cessazione emerge un sostanzioso 12% di espropri da parte degli usurai.

    Ma qual è la situazione in Liguria?
    Nel documento si segnalano 5700 commercianti coinvolti, il 12% di quelli attivi, per un giro d’affari di circa 600 mila euro. “Ma – avverte Dameri – questi dati vanno trattati con estrema cautela. Parliamo di una stima ricavata dall’incrocio di indicatori statistici. Per essere chiari non esiste un riscontro oggettivo rispetto al fatto che in Liguria ci siano 5700 imprese vittime di usura. Personalmente tutte le volte che – anche a seguito di fatti di cronaca eclatanti come le indagini in Valbisagno o a Certosa – siamo intervenuti sui territori interessati ed abbiamo chiesto ai presidenti di Civ o ai nostri soci storici se erano a conoscenza diretta o indiretta di episodi di usura o estorsione, ci è sempre stato risposto con un netto diniego, senza alcuna esitazione. Ovviamente questo non significa che il fenomeno usura non interessi la Liguria, anzi se incrociamo i dati relativi a protesti, fallimenti, cessazioni di attività e li incrociamo per esempio con i dati relativi alle indagini ed ai procedimenti aperti in tema di usura, emerge un forte rischio per il nostro territorio”.

    Per quanto riguarda i privati cittadini, abbiamo chiesto lumi alla Fondazione antiusura S. Maria del soccorso, l’unico ente del genere presente in Liguria, nata 15 anni fa su iniziativa dell’allora Arcivescovo di Genova, Dionigi Tettamanzi.
    “Noi operiamo soprattutto sul versante della prevenzione dell’usura – spiega il dott. Montani, responsabile della Fondazione – cercando di avvicinare tutte le persone a rischio”. Quindi famiglie in difficoltà e cittadini alle prese con problemi economici.
    “Ma a noi si rivolgono anche persone che ammettono di essere cadute nella rete dell’usura – continua Montani – su circa 1200 – 1300 casi all’anno, 20 sono riferibili all’usura. Siamo sotto al 2% del totale”.
    In situazioni simili la fondazione invita sempre a denunciare e fornisce la necessaria consulenza.
    Fra gli usurati c’è una fascia di stranieri in particolare latino – americani – racconta Montani – Si tratta di una comunità in cui l’usura è presente in misura maggiore rispetto ad altre. È un problema culturale e di mentalità. Può capitare ad esempio di indebitarsi per riuscire ad attuare un ricongiungimento famigliare. Parliamo di un’usura con interessi che si attestano sul 10% al mese”.
    Per fortuna in Liguria, rispetto a 10 anni fa, è aumentata la percezione del pericolo. “Fino a qualche anno fa c’era chi finiva nelle braccia dello strozzino per la comunione del figlio – spiega Montani – Oggi, nonostante il periodo di crisi, registriamo un calo di casi grazie alla maggiore consapevolezza del rischio”.

    Chi sono gli usurai? E soprattutto quanti sono?
    Se nel 2000 le stime parlavano di circa 25 mila prestatori illegali in attività, oggi siamo saliti ad oltre 40 mila. Tra questi si inserisce anche una cosiddetta usura di mafia, ovvero gestita dalla criminalità organizzata che, nell’arco di soli 10 anni, ha ampliato e di molto la sua influenza. Secondo i dati di Sos Impresa le operazioni censite che hanno coinvolto esponenti della criminalità organizzata sono aumentate in tre anni del 52,5%.
    A fronte di questi numeri, il numero delle denunce registrate appare davvero risibile: 375 nel 2008 e 369 nel 2009. Particolarmente indicativo risulta invece l’aumento delle persone denunciate che – secondo il Ministero dell’Interno – nel primo semestre 2010, sono state 640.
    “Il dato indica inequivocabilmente un allargamento del giro usuraio e soprattutto il fatto che l’usura diventa un reato sempre più associativo – scrive Confesercenti – Il 65% degli usurai consuma il reato in concorso con altri, un 25% agisce all’interno di un associazione a delinquere (16%) o mafiosa (9%)”.
    “E se al sud l’usura è il frutto dell’evoluzione di una carriera criminale, nell’Italia centro settentrionale presenta caratteristiche più vicine ad un’attività finanziaria degenerata piuttosto che di un’attività criminale vera e propria”. Ciò non vuol dire che sia meno pericolosa, anzi: “la crescita dei reati associativi, maggiore al nord, è un segnale che conferma come il reato di usura stia sempre più evolvendo verso una dimensione associativa”.
    In Liguria tra 2008 e 2010 si sono svolte 23 operazioni antiusura per un totale di 58 indagati. Anche nella nostra regione si conferma un aumento dei soggetti coinvolti (gli indagati erano 9 nel 2009 a fronte di 5 operazioni, sono diventati 32 nelle 7 operazioni censite nel 2010).

    Se il fenomeno è sommerso gli attori criminali sono personaggi pubblici. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone già note all’autorità giudiziaria.
    La figura dell’usuraio classico (di strada, di quartiere, sul posto di lavoro) è destinata ad esaurirsi per lasciare spazio ad un usuraio organizzato, ben collegato agli ambienti professionali e che si avvale di connivenze con professionisti di alto livello – scrive Confesercenti – Un usura dalla faccia pulita i cui attori protagonisti, imprenditori, commercialisti, avvocati, notai, bancari, funzionari ministeriali e statali, conoscono bene, per professione, i meccanismi del credito legale e spesso conoscono perfettamente le condizioni economiche delle proprie vittime”.

    Nella tipologia degli usurai dal volto pulito rientrano innanzitutto le Società di intermediazione o di servizi finanziari “in preoccupante espansione negli ultimi anni, rappresenta una delle più insidiose forme d’illegalità economica perché gioca sulla fiducia che può nutrire una persona bisognosa nei confronti di una struttura apparentemente legale ed impersonale, visibilmente pubblicizzata sui mezzi d’informazione”.
    In Liguria – secondo i dati della Camera di Commercio – sono presenti 108 società che svolgono varie attività creditizie e servizi finanziari, 82 solo a Genova.
    “I prestiti non sono mai di grossa entità e i tassi d’interesse iniziale abbastanza tollerabili, il meccanismo di usura o truffa scatta sul tasso d’interesse che non è mai a scalare, ma fisso o sull’obbligo d’acquisto di un servizio tanto inutile quanto oneroso”.

    Ma forse il fronte più pericoloso, in particolare per Genova, è rappresentato da tutti quei mondi borderline – quelli delle aste giudiziarie e dei tribunali delle esecuzioni, dei compro oro, delle agenzie di scommesse – attorno a cui ruotano personaggi ambigui che maneggiano parecchio denaro. Qui prospera l’humus ideale per l’espansione del prestito a nero.
    Preoccupa ad esempio la fortissima impennata relativa all’apertura di Sale scommesse. Sono già 63 fra Genova e Provincia. Ma non solo. È visibile ad occhio nudo anche l’espansione dei Compro oro, difficilmente quantificabili perché rientrano in una più ampia categoria che comprende oreficerie ed altre attività.

    Occorre infine non dimenticare mai che, a fronte di facili guadagni, si è notevolmente abbassato il rischio di essere denunciati. In pratica l’usura è un reato depenalizzato.
    Il primo dato che salta all’occhio riguarda le persone che denunciano potendo contare sull’assistenza legale, il più delle volte fornita dalle stesse associazioni antiusura presenti sul territorio. Ebbene “solo un 10% dei denuncianti può godere di un’assistenza in grado di garantirlo durante tutto l’iter giudiziario”. Un dato che influenza fortemente l’esito finale della denuncia. Solo nel 9% si arriva, entro due anni, alla chiusura dell’inchiesta e al rinvio a giudizio; nella stragrande maggioranza dei casi (91%) l’indagine si trascina per almeno 4 anni. E di queste un buon 70% vengono archiviate.
    Una percentuale così irrisoria di assistiti è un fallimento della legge 108 che prevedeva una capillare informazione per quanto riguarda l’assistenza alle vittime di usura. Ma la realtà è ben diversa. Le vittime ignorano o ricevono informazioni del tutto errate, un atteggiamento negativo che spesso le spinge a recedere dalla denuncia”.
    Dei casi analizzati solo il 9% produce un rinvio a giudizio entro due anni e ancora meno (5%) una sentenza di primo grado. Il 49% ha un’attesa di due o tre anni per il rinvio a giudizio e ben il 36% attende oltre i 4 anni per giungere ad una sentenza di primo grado.
    Quando l’inchiesta non viene archiviata è la lentezza con cui i processi arrivano alla sentenza a provocare una serie di conseguenze: la caduta in prescrizione del reato per decorrenza dei termini (18%), oppure l’archiviazione (11%). Nel 22% dei casi la sentenza finale è di assoluzione e solo nel 49% il processo si è concluso con una condanna che oscilla fra una pena minima di 8 mesi e una pena massima di oltre 7 anni, ma solo nel caso particolare in cui oltre all’usura sono contestate anche associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati gravi quali l’estorsione i danneggiamenti, minacce e violenze.

     

    Matteo Quadrone

  • Count Basie Jazz, gli appuntamenti del weekend

    Count Basie Jazz, gli appuntamenti del weekend

    Jam session jazzGiovedì 22 dicembre

    H 21.30  Happy jazz – Jam Session Jazz  Massimiliano Rolff – Contrabbasso Daviano Rotella – Batteria Gianluca Tagliazucchi.

    Ogni giovedì il Count Basie Jazz Club offre agli appassionati di jazz l’atmosfera delle “amicizie musicali” delle jam session: le performance di improvvisazione che furono leggendarie negli anni quaranta a New York City e che significano proprio “insieme in concerto”.
    Ingresso libero con tessera arci

    Venerdì 23 Dicembre 

    H 21.30  Enjoy the blues Stefano Ronchi Quartet + Jam Session Blues. Gli appassionati di blues si incontrano al Count Basie jazz club con le performance trascinanti della serata “Enjoy the blues”: ogni venerdì è più che mai “insieme in concerto. Ingresso libero con tessera arci

    Sabato 24 Dicembre

    H 21.30  Concerto Max di Lullo, voce –  Fabrizio Trullu al Pianoforte. Nell’intensa attività artistica del jazzista Max di Lullo, sono numerose sono le esibizioni ed i progetti artistici che lo hanno visto protagonista nei migliori live club d’Italia con svariate formazioni; le sue collaborazioni come vocalist lo hanno portato a calcare palchi prestigiosi come il Blu Note di Milano, il Forum di Assago, l’Arena di Verona e l’Olimpico di Roma. Ha collaborato come vocalist in studio e dal vivo con artisti dell’ambito pop, tra i quali: Articolo 31 e Gemelli DiVersi. Collaborazioni professionali anche nell’ambito jazzistico, tra le quali: Giorgio Gaslini, Giampaolo Casati & Conte Big Band e Arrigo Cappelletti.

    Ingresso 10 euro con tessera arci

  • Capodanno brasiliano nel centro storico di Genova

    Capodanno brasiliano nel centro storico di Genova

    BrasilianaIl centro storico di Genova si tinge dei colori verdeoro nella giornata del capodanno: a partire dalla mattina le coreografie sonore dei ritmi afro-brasiliani invaderanno i vicoli, grazie alla parata itinerante del neonato “Bloco 2012”. 

    Dalle ore 11-alle 18 si svolgerà un workshop di percussioni aperto a tutti, dai sambisti esperti a chi si vuole unire per la prima volta: ovviamente con frasi e metodologia distinta per diversi livelli , ma compatibili e sinergici per aumentare la forza sonora del gruppo, nel quale si affronteranno i ritmi che verranno proposti nella super-parata di mezzanotte

    Dalle ore 19 inizierà la cena a buffet, seguita dai festeggiamenti per il nuovo anno fino all’alba.

    Per info su luogo di ritrovo e prenotazioni, contattare Andrea Trabucco
    mail: andrea.trabucco@hotmail.com

     

  • Marina Pugliese, è genovese la direttrice del Museo del 900 di Milano

    Marina Pugliese, è genovese la direttrice del Museo del 900 di Milano

    Marina PuglieseIl 6 dicembre 2011 il Museo del 900 di Milano ha compiuto il suo primo anno di vita. Abbiamo intervistato la direttrice Marina Pugliese, genovese, storica dell’arte e conservatore responsabile delle collezioni di arte del XX secolo per il Comune di Milano.

    Lavorare a Milano è stata una scelta libera o obbligata?

    Né libera né obbligata. Laureata a Genova ho vinto una borsa di studio dell’Accademia dei Lincei che comportava la presenza a Milano. Sono così diventata milanese adottiva e ne sono fiera. Resto però sempre legata a Genova per affetti familiari ed amicizie.

    La situazione delle sedi espositive genovesi è bivalente: da un lato musei in crisi come il Museo dell’Accademia Ligustica, il polo museale nerviese (Luxoro-Gam-Wolfsoniana) o il Museo Navale di Pegli, che con poche migliaia di visite l’anno rischiano la chiusura, dall’altro esempi come Palazzo Ducale col successo di mostre come “Mediterraneo” o “Van Gogh e il viaggio di Gauguin” proprio adesso. Come interpreta questa situazione e una così diversa risposta di pubblico?

    Genova ha sempre un certo ritardo ad accogliere le novità perché i genovesi sono conservatori di indole quindi voi state vivendo adesso il fenomeno delle mostre con grossi nomi basate più sull’immagine che sul contenuto, fenomeno che in altre città ha attecchito da anni per poi dimostrarsi diseducativo e comunque antieconomico. Non scorderei però il successo dei musei di Strada Nuova dovuto alla professionalità di studiosi come Piero Boccardo e Raffaella Besta.

    In linea generale il pubblico non informato mostra di attribuire più autorevolezza e credibilità all’arte non contemporanea. Di solito si sente dire “le cose contemporanee non mi piacciono, non le capisco, mi sembrano stupidaggini” passando per l’immancabile “questo lo saprei fare anch’io” che delegittima totalmente il valore dell’opera e demolisce quella fiducia e quel rispetto che il fruitore porta invece all’opera d’arte più antica. Possibile che non si riesca a colmare questo vuoto comunicativo nel rapporto artista-opera-pubblico?

    L’Italia ha rinunciato da anni ad investire sulla contemporaneità, in assoluto non solo nell’arte. La fuga dei cervelli è la fuga di chi vuole fare ricerca e portare innovazione e non lo può fare in un paese che non riconosce il valore dell’investimento sul futuro. L’arte contemporanea appartiene a questa sfera. Se i nostri musei arrivano solitamente all’arte del XIX secolo e i visitatori non hanno confidenza, come invece succede in Inghilterra, Francia e Germania, con l’arte delle avanguardie, come possono capire i fenomeni più recenti? Inoltre, non tutto ciò che viene proposto è interessante ma per operare delle distinzioni si devono avere strumenti che né la scuola né il sistema museale nazionale sono in grado di fornire in modo diffuso. Tutto questo nonostante l’inventiva italiana sia molto forte anche in questo ambito, basti pensare che il modello, oggi diffuso in tutto il mondo, della Biennale d’Arte è stato inventato a Venezia nel 1895.

    A Genova Sala Dogana mette a disposizione gratuitamente spazi espositivi e strumentazione per incentivare progetti di giovani artisti e curatori. Quali altri iniziative porterebbe avanti per muovere l’arte se dipendesse da Lei?

    Non conosco bene la situazione e non posso quindi dare suggerimenti puntuali. In assoluto però partirei da una scuola di eccellenza. Gli studenti hanno un potere trainante e dalla scuola potrebbe arrivare molta energia.

    Claudia Baghino

  • Jam session al Teatro Hops Altrove di Piazzetta Cambiaso

    Jam session al Teatro Hops Altrove di Piazzetta Cambiaso

    Teatro Hops altroveDal prossimo mercoledì 28 dicembre si inaugura al Teatro Hop Altrove in piazzetta Cambiaso 1,  la prima serata di Jam Session.
    L’idea è quella di creare un appuntamento fisso ed uno spazio dove musicisti di vario livello e provenienti da percorsi disparati possano confrontarsi e conoscersi.
    L’obiettivo primario non è dimostrare le nostre capacità, ma piuttosto accrescere la nostra capacità di ascolto e magari trovare nuovi spunti e idee per il proprio bagaglio musicale.

    L’appuntamento, stando alle ultime indicazioni del teatro, è per le 2230.

  • Scrivere di economia: un concorso web-letterario in tempi di crisi

    Scrivere di economia: un concorso web-letterario in tempi di crisi

    scritturaAssicurazioni, banche e carte di credito, energia, mutui e prestiti, telefonia e pay tv. Fin dai temi trattati si intuisce che questo non è un concorso letterario per tutti: vuoi perché argomenti come questi sono spesso ostici a chi ha seguito la propria vocazione umanistica, vuoi perché di questi tempi non sono proprio le cose di cui fa più piacere parlare.

    Fatto sta che il sito web Super Money, in collaborazione con 77Academy, ha lanciato un concorso a metà fra il letterario e il giornalistico per il miglior testo (articolo, racconto, intervista, ecc) su uno dei temi di cui sopra.

    Gli organizzatori hanno messo a disposizione 3.000 Eu per far emergere nuovi talenti della scrittura sul web: 1.000 Eu al primo classificato e due premi da 500 Eu ciascuno e quattro da 250 Eu ciascuno per le sei opere che avranno ottenuto maggiore popolarità sul web. Non solo: Super Money offrirà una proposta di collaborazione agli autori dei testi ritenuti più interessanti.

    L’articolo può essere pubblicato sul proprio blog personale, su una testata o nello spazio web che più si ritiene opportuno, allegando una dicitura che indica la partecipazione al concorso (il testo esatto è consultabile sul regolamento). La pubblicazione andrà poi comunicata a Super Money scrivendo una mail a nuovi-talenti@supermoney.eu. C’è tempo fino al 31 gennaio 2012.

    Marta Traverso

  • Solstizio d’inverno: il giorno più corto, la notte più lunga

    Solstizio d’inverno: il giorno più corto, la notte più lunga

    Notte per innamorati quella appena trascorsa, il 21 dicembre, la più lunga da passare al chiaro di luna o la più gradita ai licantropi, vecchi mostri desueti che, sotto sembianze lupesche, amavano vagare alla luce del nostro astro d’argento; notte magica ricca di valenze simboliche; notte in cui la natura ha sospeso il suo respiro quasi soverchiata dalle tenebre che trionfano sulla luce; notte che è finita esattamente alle ore 5h30m28s nel solstizio (dal latino “solis statio”) d’inverno, momento in cui il sole, nel suo apparente cammino lungo l’eclittica, raggiungendo il punto più basso nel cielo,  sembra fermarsi per poi, lentamente, ricominciare a prevalere sul buio.

    Da oggi, infatti, le giornate incominceranno, gradualmente, ad allungarsi per traghettarci verso un’altra primavera. Questa data ha evocato, da sempre, misteri ed arcani rituali che si perdono tra le pietre megalitiche di Stonehenge o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan (Iran), ricorrenza citata da Eraclito di Efeso (560/480 a.C) così come da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide), festa glorificata dai Gallo-Celti (“Alban Arthuan”= rinascita del dio Sole), dai Germani (“Yulè”=la ruota dell’anno), dagli Scandinavi (“Jul”=ruota solare), dai Finnici (“July”=tempesta di neve), dai Russi (“Karatciun”=il giorno più corto) etc.

    In questo connubio tra notte più lunga e giorno più breve, tutte le culture hanno celebrato liturgie che, con diverse modalità, avevano come matrice comune il tema della morte e della rinascita. In particolare, nella versione cristiana, questa data, spostata al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352), trasfigura nella nascita di Cristo, il risorgere di un “sole” portatore di pace e giustizia. Condividono la natalità, in questo periodo, tante altre divinità legate a religioni molto distanti tra loro: il dio Horo e Osiride(antico Egitto), Freyr, figlio di Odino (Nord Europa), Buddha (Asia), Zaratustra (Azerbaigian), Krishna (India), Scing-Shin (Cina) per citare solo i più importanti. Reminiscenze pagane di queste antichi cerimoniali sono sopravvissute fino ai giorni nostri anche se le ripetiamo senza conoscerne l’origine.

    Il baciarsi sotto il vischio o semplicemente regalarlo, ad esempio, implica augurare fortuna, fertilità e amore ma perché? Presso i Druidi questa pianta, simbolo del solstizio d’inverno, era ritenuta discendere direttamente dagli dei, in quanto figlia del fulmine, ed era reputata incarnazione di vita per le sue perlacee bacche assomiglianti allo sperma maschile.

    Immortalità e rigenerazione, dunque, presente anche in un’antica leggenda in cui si narra della dea anglosassone Freya e del figlio Balder, ucciso dal fratello con un dardo di vischio. Le lacrime della disperata madre, al contatto con la freccia, fecero nascere, sullo sterile legno, delle piccole bacche che ridiedero vita allo sfortunato giovane. Per ringraziamento, da allora, la dea decise di baciare chiunque passasse sotto questa magica pianta. Un bacio che le ragazze innamorate sperano di ricevere sotto il complice sguardo dell’arbusto galeotto perché, come recita la tradizione, avranno la certezza di sposarsi entro l’anno.

    Adriana Morando

  • Lavorare giocando ai videogame? Sul web da oggi è possibile

    Lavorare giocando ai videogame? Sul web da oggi è possibile

    videogiocoDa quando esistono i videogiochi è nata una categoria professionale molto interessante chiamata beta tester: persone che vengono pagate per sperimentare videogame non ancora usciti sul mercato e scovare eventuali errori, una vera pacchia per chi vuole arrotondare i guadagni e non può fare a meno dell’amata consolle.

    Il web ha ampliato notevolmente le possibilità in questo senso, tanto che un tizio americano di nome Justin Kan ha creato nel 2006 un sito web che trasmette partite ai videogiochi in diretta streaming. Ovvero: invece del solito film o di un programma di ricette potete accedere a Twitch.tv – Il nome deriva dai giochi twitch, ossia quelli che richiedono velocità e prontezza di riflessi – una web tv che nel suo palinsesto ha solo partite di videogiochi, che si stanno svolgendo proprio in quel momento da qualche parte nel mondo.

    Twitch.tv è stato lanciato un paio di mesi fa e ha raggiunto l’impressionante numero di 8 milioni di visitatori / spettatori. Tanto che il suo creatore ha deciso di ampliare l’offerta, e di creare un team di videogiocatori pagati per giocare e farsi mandare in onda in diretta sul web. Tutto questo grazie ai profitti delle entrate pubblicitarie trasmesse prima e dopo ogni partita.

    Insomma, con l’avvento delle nuove tecnologie anche giocare può diventare un lavoro.

    Marta Traverso

  • Discoteche, se hai bevuto troppo c’è il servizio riaccompagno

    Discoteche, se hai bevuto troppo c’è il servizio riaccompagno

    Quando si va in discoteca è meglio andarci per ballare e divertirsi – ma se per caso hai bevuto un po’ troppodal 25 dicembre puoi chiamare un numero verde e farti accompaganare a casa in totale sicurezza.

    Con il nuovo Servizio Riaccompagno – prima esperienza del genere in italia – realizzato all’interno delle Iniziative 2011/2012 del Progetto Alcol Iceberg promosso con il contributo del Comune di Genova in collaborazione con Assoutenti Liguria e il Sindacato dei Locali da Ballo SILB / FIPE, dal 25 dicembre fino al 31 maggio 2012, ogni venerdì e sabato, gli utenti delle discoteche genovesi che – spontaneamente o invitati dai gestori – si sottoporanno all’alcol test risultando non idonei alla guida, potranno usufruire di un servizio totalmente gratuito.

     

     

     

     

  • Capodanno piccante con il Gran Galà Burlesque a La Claque

    Capodanno piccante con il Gran Galà Burlesque a La Claque

    BurlesqueDopo la mezzanotte del 31 dicembre, a La Claque propone una serata piccante tra ammiccanti spogliarelli, sketch esilaranti e musiche travolgenti per salutare il nuovo anno con una festa d’altri tempi con il Gran Galà Burlesque.

    L’appuntamento è fissato nei primi minuti del 2012, quando gli spettatori verranno accolti con una bottiglia di champagne e si potranno immergere nelle atmosfere dei primi del 900 grazie allo spettacolo diretto dalla regista Elisa D’Andrea.

    Sul palco ci sarà anche Lisa Galantini, conosciuta dai palcoscenici genovesi, ed anche in tv, come protagonista de “La nuova squadra”, che insieme ad Alessandro Barbini, il nostro Silver Boy, condurrà la serata, con il sapore delle celebri coppie che hanno fatto la storia del cinema italiano, Monica Vitti e Alberto Sordi per fare un esempio.

    Altri ospiti speciali della serata i Gnu Quartet, quartetto genovese ormai noto per le più svariate collaborazioni da Gino Paoli agli After Hours, passando per i Subsonica, Teresa De Sio, Simone Cristicchi e molti altri, che con il loro sconfinato repertorio che spazia dal Jazz alla musica caraibica accompagneranno attori, attrici e cantanti in un vero e proprio tuffo nel vintage musicale e teatrale.

    Insomma dalle note della Parigi anni venti ma non solo, agli sketch di Jerry Lewis, alle piume e paillette degli act burlesque, con un gran finale a sorpresa che prevede un classico della tradizione burlesque generosamente interpretato da Lisa Galantini.

    I posti per capodanno sono limitati è meglio sbrigarsi e prenotare subito al 010 24 70793.

    Biglietti 90 o 75 euro

  • 2099 D.C. Collettiva di arte e musica indipendente al Buridda

    2099 D.C. Collettiva di arte e musica indipendente al Buridda

    buriddaBuriddaCosa accadrà nel 2099 D.C.? Premesso che il mondo esista ancora (secondo i Maya mancano 364 giorni…) c’è chi ritiene che la tecnologia sarà entrata in modo sempre più pervasivo nelle nostre case e nei nostri corpi.

    Proprio i Giocattoli, Macchine Domestiche ed altre Diavolerie ormai diventati e/o che diventeranno parte integrante del nostro quotidiano sono il tema su cui molti artisti genovesi sono stati chiamati a ispirarsi tramite performance, disegni e installazioni per la collettiva 2099 D.C., che sarà presentata venerdì 23 dicembre (a partire dalle 18) presso il Buridda, uno degli ultimi appuntamenti in calendario prima del trasloco al Mercato del Pesce.

    Questi alcuni tra gli artisti presenti e il programma della serata:

    Alberto Valgimigli
    http://www.myspace.com/mikotoland

    c – e – t – u – s – s – s
    http://www.elvisss.com/

    teacher e
    http://www.evantsaidesign.com/

    égo_tek
    http://www.edizioniii.blogspot.com/

    Fabio Ramiro Rossin
    http://fabioramirorossin.blogspot.com/

    Adrià Fruitós
    http://adriafruitos.blogspot.com/

    Ketepo
    http://www.ketepo.blogspot.com/

    Ksenja Laginja
    http://ksenjalaginja.wordpress.com/

    Programma di 2099 D.C.
    Ore 18: inizio mostra – aperitivo

    Ore 20: My right of Frost, Circuit Bending, Theremin, sperimentazioni analogiche live & poetry noapple.

    Ore 22: Ader

    Ore 23: Useless Idea

    Marta Traverso

  • Trasporti: multe salate ai tir che viaggiano sovrappeso

    Trasporti: multe salate ai tir che viaggiano sovrappeso

    A partire da ieri i Tir che viaggiano in sovrappeso sulle autostrade italiane rischiano una multa salata. Autostrade per l’Italia, in collaborazione con il Codacons e con il Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori, ha realizzato infatti un sistema che permette la pesatura dinamica dei mezzi pesanti in movimento sulla rete, sfruttando la tecnologia del Tutor.

    “Grazie a questa importante innovazione, denominata “Overload Tutor” – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – verrà garantita maggiore sicurezza sia agli stessi autotrasportatori, sia agli automobilisti che circolano sulle autostrade. Si tratta di una novità clamorosa sul fronte della sicurezza stradale, dal momento che consente di conoscere il peso dei Tir quando essi sono in movimento, senza necessità di procedere al fermo del mezzo e alla sua pesatura su una postazione statica omologata”.

    “Di conseguenza – prosegue Rienzi – una volta individuato il mezzo pesante che supera il peso massimo consentito, l’autista del Tir subirà una contravvenzione. Grazie ad Overload Tutor, quindi, viene introdotto un ottimo deterrente verso comportamenti scorretti che danneggiano prima di tutto gli stessi autotrasportatori”.

  • Dissesto idrogeologico: case in zone a rischio nell’85% dei Comuni

    Dissesto idrogeologico: case in zone a rischio nell’85% dei Comuni

    Presentati i dati di “Ecosistema rischio 2011”, indagine realizzata da Legambiente con la collaborazione del Dipartimento della Protezione civile, che ha monitorato le attività di prevenzione realizzate da oltre 1.500 fra le 6.633 amministrazioni comunali italiane classificate a rischio idrogeologico potenziale più elevato.

    “Ben 1.121 tra i comuni intervistati (l’85%) rilevano la presenza sul proprio territorio di abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in zone a rischio frana”, si legge nel documento.

    Accanto a questi, sono “rilevanti le percentuali dei comuni che dicono di avere in zone a rischio fabbricati industriali (56%), interi quartieri (31%), strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali (20%) e strutture ricettive turistiche o commerciali (26%)”. In Liguria a rischio ci sarebbero ben 232 comuni, ovvero il 99%.

    A fronte di una situazione “di forte pericolo, che si stima riguardi oltre 5 milioni di persone”, sono ancora “poche le amministrazioni (29% di quelle interpellate) che affermano di essere intervenute in maniera positiva nella mitigazione del rischio idrogeologico”. In altri termini ci sono “ancora ritardi nella prevenzione e nell’informazione ai cittadini mentre troppo cemento invade fiumi, ruscelli e fiumare, come pure aree a ridosso di versanti franosi e instabili”.

    Segnali positivi emergono invece per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile: “L’82% dei comuni intervistati ha dichiarato di avere un piano di emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione – scrive Legambiente – anche se soltanto la metà lo ha aggiornato negli ultimi due anni”. Ingenti risorse sono state stanziate per il funzionamento della macchina dei soccorsi, per l’alloggiamento e l’assistenza agli sfollati, per supportare e risarcire le attività produttive e i cittadini colpiti e per i primi interventi di urgenza, ma “è evidente l’urgenza di maggiori investimenti in termini di prevenzione e manutenzione dei corsi d’acqua, di cui avrebbe sempre più bisogno l’Italia”.

    Il 69% dei comuni interpellati dichiara di aver svolto regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica mentre il 70% afferma di aver realizzato opere per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua o di consolidamento dei versanti franosi. Tuttavia “questi interventi, se non eseguiti adeguatamente e sulla base di attenti studi per valutarne l’impatto su scala di bacino, rischiano in molti casi di accrescere la fragilità del territorio piuttosto che migliorarne la condizione, e di trasformarsi in alibi per continuare a edificare lungo i fiumi e in zone a rischio frana”.

    “Le delocalizzazioni procedono a rilento – si legge nel dossier “Ecosistema rischio 2011″ – soltanto 56 comuni intervistati (il 4%) hanno affermato di aver intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 2% dei casi si è provveduto con interventi analoghi su insediamenti o fabbricati industriali”.
    Eppure questi interventi rappresentano “una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio, anche attraverso interventi di rinaturalizzazione delle aree di esondazione naturale dei corsi d’acqua volti alla mitigazione del rischio”.

    Altra nota dolente riguarda l’informazione alla popolazione sui rischi idrogeologici, sui comportamenti da adottare in caso di pericolo, sui contenuti del piano d’emergenza e sulla formazione del personale. Purtroppo, “solo il 33% dei municipi” ha organizzato iniziative rivolte ai cittadini e “il 29% ha predisposto esercitazioni per testare l’efficienza del sistema locale di protezione civile”.

  • Capodanno al Teatro Politeama Genovese con la Baistrocchi

    Capodanno al Teatro Politeama Genovese con la Baistrocchi

    Compagnia BaistrocchiCome ogni anno, la compagnia goliardica Baistrocchi è pronta ad allietare il pubblico con lo spettacolo di Capodanno. Quest’anno la commedia dello storico gruppo genovese si intitola Si fa ma non si dice, ed è in scena dal 29 dicembre al 15 gennaio 2012.

    Si fa ma non si dice, il titolo di una famosa canzone degli anni ‘30, per raccontare il mondo dell’avanspettacolo e del varietà tra sketch, balletti e canzoni in puro stile “Bai”.

    Ad un anno dal fatidico Centenario, i mitici inni e gli straripanti can can, nel nuovo spettacolo della Baistrocchi. Quasi un secolo di satira, di irriverenza, di storia genovese.

    A partire dalle 21, il prezzo del biglietto varia da 16 a 22 euro.

  • Mangiare troppo invecchia il cervello: la medicina cerca soluzioni

    Mangiare troppo invecchia il cervello: la medicina cerca soluzioni

    Mangiare troppo invecchia il cervello. Questo è l’ultimo allarme che ci arriva dal mondo della medicina. Secondo una ricerca, pubblicata sulla rivista “PNAS”, dal team dell’Università Cattolica di Roma, coordinato da Giovambattista Pani in collaborazione con Claudio Grassi, una iperalimentazione inibirebbe una proteina, nome scientifico Creb1, deputata a mantenere dinamiche le sinapsi neuronali, centri strategici per il passaggio delle “informazioni” chimiche dal cervello–periferia o dalla periferia-cervello che servono a mantenere l’efficienza dell’intero organismo.

    Con l’avanzare dell’età, questa proteina va incontro ad una diminuzione fisiologica che innesca un processo progressivo di senescenza delle capacità cerebrali, non ultima quella della memoria, e che rende la nostra “centrale operativa” più esposta alle malattie tipiche della terza età quali demenza senile ed Alzheimer.

    Creb1 agisce modulando l’espressione di altri geni tra cui quelli delle molecole della longevità, le sirtuine e, a sua volta, può essere modulata da fattori di crescita chiamati neurotrofine, da alcuni farmaci e, persino, da caffè e tè ma ridurre, con una dieta parca, di circa il 30% l’apporto calorico, sembra il metodo più immediato ed efficace per attivarla e ripristinare il corretto funzionamento delle sinapsi.

    I risultati, emersi da sperimentazioni su topi, dimostrano, infatti, che animali sottoposti a restrizione calorica hanno migliori performance cognitive, sono meno aggressivi e non sviluppano, se non tardivamente, alterazioni simili a quelle della malattia di Alzheimer.

    L’azione di questo prezioso meccanismo si estrinseca, in modo particolare, sull’area prefrontale, dove risiedono le funzioni legate alla memoria, area che è soggetta, coll’avanzare dell’età, ad una diminuzione di peso e volume quantizzabile in un calo di circa il 15% in un ottuagenario.

    Nessun allarme per i buongustai nostrani: le industrie farmaceutiche sono già in moto alla ricerca di medicine in grado di sortire lo stesso effetto senza privarci del piacere della tavola, piacere a cui ci “sottopone” la nostra variegata cucina italiana, specialmente, in questo periodo dell’anno. Il fine, oltre a quello di fornire uno strumento per un benessere generale, è di migliorare malattie quali quelle legate a disordini metabolici come obesità e diabete.

    A tal proposito, in un articolo del luglio scorso, pubblicato su Nature, si individuava nella guanfacina uno dei composti più promettenti per ‘ringiovanire i neuroni‘, un farmaco approvato per il trattamento dell’ipertensione negli adulti e i deficit prefrontali nei bambini. Ma il cammino è ancora lungo: non ci rimane che moderare i pranzi pantagruelici in agguato tra Natale e Capodanno non senza rivolgere lo stesso consiglio alla nostra vetusta classe politica che ogni giorno ci dimostra come l’immunità parlamentale non si applichi alle funzioni fisiologiche delle loro menti “eccelse”.

    Adriana Morando