Mese: Ottobre 2012

  • Centro storico, GhettUp Tv: la città e i suoi abitanti si raccontano

    Centro storico, GhettUp Tv: la città e i suoi abitanti si raccontano

    Stasera alle ore 20 in Piazza Princesa del Ghetto, appuntamento con le proiezioni dei filmaker di GHETTUPTV, un’attività realizzata nell’ambito del progetto della Casa di Quartiere GhettUp.

    LA CITTA’ E I SUOI ABITANTI SI RACCONTANO:

    Uno sguardo fatto di immagini in libertà insofferenti, scomode, nervose, irriducibili alle tesi precostituite. Ma anche tenere, fragranti, poetiche. Immagini che non temono di guardare in faccia la realtà.

    PROGRAMMA:

    La vita degli altri di Aatif Mostafa (GhettUp Tv)

    Software libero_ Società libera a cura di Lanterna Digitale Libera

    Dec: derive e cantieri di Pascal Bernhardt (GhettUp Tv)

    L’Italia sono anch’io di Pascal Bernhardt (GhettUp tv)

    Palestinese di Riccardo Navone (2003)

    Racconti dai territori occupati della Palestina a cura di Maria Di Pietro

    Vagonero (venditore ambulante) di Javier Sanchez presentato da Ehecatl Sanchez

    Il matrimonio di Pascal Bernhardt e Gianfranco Pangrazio (GhettUp tv)

    Summertime di Gianfranco Pangrazio (2003)

    Sbirri in action di Lollo Navone (2003)

    Pane Miele Sartoria di Maddalena Bartolini e Alessandro Diaco (Laboratorio di sociologia visuale)

    Il notiziario di GhettUp tv

     

     

     

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Joan Mirò a Genova: a Palazzo Ducale la mostra “Poesia e luce”

    Joan Mirò a Genova: a Palazzo Ducale la mostra “Poesia e luce”

    «Palma di Maiorca è per me poesia e luce»: sono queste le parole dell’artista Joan Mirò che hanno dato il titolo alla mostra inaugurata ieri a Palazzo Ducale (giovedì 4 ottobre, ndr), e che rimarrà aperta al pubblico fino al 7 aprile 2013.

    Proprio nel periodo in cui Mirò è vissuto sull’isola, che corrisponde agli ultimi trent’anni della sua vita, sono state realizzate le opere che si possono vedere nella mostra: sono oltre 80 fra quadri a olio, acquerelli e sculture, che rappresentano questa fase della vita e della carriera di Mirò e che culminano con una ricostruzione dello studio in cui lavorava, i cui arredi originali sono stati portati a Genova grazie alla Fundaciò Pilar i Joan Mirò, costituita mentre lui era ancora in vita (tre anni prima di morire ha donato infatti alla cittadinanza parte delle sue opere) e che ha contribuito alla realizzazione della mostra.

    È qui che incontriamo la curatice Maria Luisa Lax Cacho, una delle maggiori esperte di Mirò a livello internazionale, che ci spiega il rapporto che l’artista aveva con il suo lavoro e con la sua terra. Nato a Barcellona e vissuto poi a Palma di Maiorca, Mirò ha avuto da sempre un legame molto profondo con la terra e con il mare, elemento che caratterizza anche Genova, che proprio con la Spagna condivide il fatto di essere affacciata sul Mediterraneo.

    Joan Mirò Genova

    Che cosa spera che questa mostra lascerà a Genova e ai genovesi?
    «Spero che attraverso questa mostra i genovesi scoprano un Mirò molto più sconosciuto al pubblico in generale, legato soprattutto all’ultima tappa della sua vita, al periodo della maturità, dove vediamo un artista molto più “violento e aggresstivo”, nel senso che si sentiva molto più libero di creare quello che veramente voleva, indipendentemente dal fatto che piacesse o meno, anche se al tempo stesso ha avuto interesse a creare un’arte accessibile al pubblico».

    Mirò è nato a Barcellona e vissuto a Palma di Maiorca: due città si mare, così come Genova. Si può parlare di un legame tra la nostra città e il mondo dell’artista?
    «Certo, secondo me Mirò sarebbe stato molto felice in questa città. Qui ci sono elementi a lui molto cari, come il mare, il cielo e la natura, perciò penso che a Genova Mirò si sarebbe sentito come a casa sua».

    C’è un’opera in particolare che si possa definire più bella e più significativa, tra tutte quelle esposte nella mostra?
    «Ognuno ha le sue preferenze, che non sono per forza le stesse per tutti. Ci sono in particolare tre opere, appartenenti al periodo del 1959, realizzate in inchiostro e guazzo e legate alla collezione delle costellazioni, che sorprenderanno molto il pubblico. Abbiamo anche tele molto grandi che hanno un senso molto diverso: appartengono al periodo in cui Mirò decide di iniziare la sua “antipittura”, ossia rompere la tradizione e utilizzare elementi non tradizionali. In questa mostra possiamo dunque vedere due tendenze molto diverse nell’opera di Mirò: una molto più poetica e una molto più aggressiva».

    Le opere che vediamo nel museo caratterizzano una fase non tanto di “maturità artistica”, quanto di “purificazione dell’opera“. «Sono una pianta che cresce»: così definiva se stesso, ed era infatti solito realizzare ogni opera con tempi molto lunghi, perché ogni giorno dedicava molto tempo a riflettere su quanto aveva fatto e su come poteva proseguire. In questi anni Mirò riprende in mano alcune sue vecchie tele e ci ridipinge sopra, in una sorta di rivisitazione da zero del suo processo creativo. Ripensa la materia, raccogliendo oggetti abbandonati e collezionandoli nel suo studio in attesa di trovare un modo creativo per “combinarli”. Realizza dipinti-collage dove la base per la pittura è fatta di ritagli di giornale, compensato, cartone o altri materiali da riciclo. Arriva infine a stendere il colore con i pugni, con i piedi (camminando sulla tela) e con i capelli, perché tutto il suo corpo partecipasse alla realizzazione dell’opera: al termine della mostra, i visitatori sono invitati a porre la propria mano in una vasca di colore e a imprimerla su una tela alla parete, per sperimentare in prima persona quanto hanno osservato nel percorso.

    Sono anche gli anni in cui Mirò dipinge grandi opere site specific per luoghi pubblici e visibili a tutti (e riprodotte nella mostra tramite immagini fotografiche), dal Terrace Plaza Hotel di Cincinnati alla sede delle Nazioni Unite a New York.

    Marta Traverso

  • Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Eravamo tutti pronti a seguire il dibattito sulle linee programmatiche del Sindaco, ed invece ieri a Palazzo Tursi la politica si è dovuta fermare. Lo ha fatto innanzitutto per l’irruzione nella Sala Rossa dei lavoratori della Polizia Municipale sul piede di guerra per il piano di tagli ipotizzato dall’amministrazione e poi per la lunga discussione procedurale che ha preceduto il dibattito sul documento presentato da Marco Doria.
    Vista la delicatezza del tema e la natura tecnica di molti degli interventi dei consiglieri, vale la pena cercare di spiegare ai lettori cosa sono le linee programmatiche del Sindaco e in che modo esse dovrebbero essere  presentate ai consiglieri. Si tratta di un documento in cui viene definito il programma che l’amministrazione intende portare a termine nei 5 anni di mandato, individuando degli obiettivi generali e degli interventi specifici che ne permettano la realizzazione. Diversamente da ciò che si potrebbe pensare non è solo una pura formalità, visto che su queste basi verranno stabiliti i finanziamenti per progetti e opere pubbliche all’interno del Comune.
    La norma di riferimento è il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) introdotto nel 2000, il quale prevede che “Entro il termine fissato dallo statuto, il sindaco o il presidente della provincia, sentita la Giunta, presenta al consiglio le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato”. Vi è quindi un rimando allo Statuto di ogni Comune per la definizione specifica della norma. La Statuto del Comune di Genova si esprime su questa materia con l’articolo 39, in cui si possono ritrovare tre principi fondamentali:

    • Il Sindaco neoeletto, sentita la Giunta, entro due mesi dalla proclamazione e comunque non oltre il 15 settembre, presenta al Consiglio le linee programmatiche relative ai progetti che intende intraprendere e alle azioni che intende realizzare nel corso del mandato;
    • Le linee programmatiche del Sindaco costituiscono la base per la formazione dei bilanci preventivi annuale e pluriennale nonché per i relativi assestamenti;
    • Il Consiglio partecipa alla definizione delle linee programmatiche presentate dal Sindaco mediante discussione ed eventuali proposte di emendamento. Tali proposte vengono valutate congiuntamente al Sindaco e di comune accordo sono inserite in modo organico nelle linee.

    Questo, in estrema sintesi, è il quadro normativo di riferimento, che abbiamo pensato di presentare al lettore anche per aiutarlo a farsi un’opinione informata sulla discussione avvenuta in Consiglio Comunale. Un quadro di riferimento piuttosto chiaro, che, tuttavia, ha provocato un duro scontro tra maggioranza e opposizione.
    Tutto ha avuto inizio con la dichiarazione di inammissibilità di alcuni ordini del giorno presentati da esponenti della minoranza (Campora, Lauro e Baroni del Pdl) perché depositati oltre la scadenza prefissata (giovedì alle ore 11, ndr). Tale limite massimo era stato stabilito durante una commissione dei capigruppo di tutte le forze politiche comunali, su proposta del capogruppo del Pd Farello. La decisione comunicata in aula dal presidente Guerello non è stata digerita dagli esponenti del Pdl che si sono appellati proprio allo statuto e al regolamento per difendere l’ammissibilità dei propri ordini del giorno. In particolare non hanno ritenuto corretto che la decisione di fissare un limite sia stata assunta dai capigruppo a maggioranza invece che all’unanimità, come accade di norma. In questo modo, spiega Lilli Lauro, «ci impediscono di lavorare in commissione capigruppo oltre che in aula» poiché il centrosinistra dispone del maggior numero di rappresentanti anche in tale organo. E poi, precisa il consigliere Campora, lo stesso Sindaco ha formalmente presentato le proprie linee programmatiche oltre il tempo massimo previsto dallo statuto (15 settembre).

    E di puntiglio in puntiglio si è proseguito a discutere per più di un’ora. Perché per consentire ai consiglieri di intervenire più a fondo sulle sue linee di indirizzo, Marco Doria aveva anche previsto, in modo effettivamente irrituale, che gli ordini del giorno – ovvero le modifiche o aggiunte al documento proposte dai consiglieri – fossero sottoposti a votazione. In caso di approvazione a maggioranza questi odg sarebbero entrati a far parte del testo definitivo. Anche nelle precedenti amministrazioni venivano accolti degli ordini del giorno dei consiglieri, nonostante la norma, riconoscendo le linee programmatiche come un documento proprio del Sindaco, stabilisca che solo lui possa decidere se accettarli o respingerli.

    Su queste basi i consiglieri del Pdl hanno cercato di sottolineare che solo al Sindaco poteva spettare, quindi, la  facoltà di non ammettere i loro odg, a prescindere dalla scadenza prefissata.
    Né gli interventi della segreteria generale, né il tentativo del capogruppo del Pd Farello di spiegare che la sua proposta di porre un limite di tempo voleva essere una garanzia perché tutti leggessero attentamente le proposte di modifica dei consiglieri, sono riuscite e riportare la calma in aula. E lo scontro è culminato con l’abbandono dell’Aula del Pdl, che ha annunciato anche un esposto al Prefetto per accertare se vi sia stata una violazione del regolamento del consiglio comunale.

    Il dibattito è proseguito anche in serata quando, in un’aula ormai priva dell’attenzione dei giornalisti, verso la mezzanotte è finalmente arrivata la parola fine alla seduta più lunga della neonata “era Doria”con Idv e Pd a un passo dallo strappo quando il sindaco ha deciso di accogliere alcuni ordini del giorno presentati dall’opposizione (Movimento 5 Stelle e Lega Nord). Ma andiamo con ordine: innanzitutto Doria  ha chiesto al Consiglio, come gli consente il regolamento, che non fossero votate direttamente le linee programmatiche; i documenti della minoranza che avevano fatto esplodere il caos nella maggioranza, alla fine sono stati accolti come “raccomandazioni” e quindi votati in blocco. Per quanto riguarda la maggioranza, è stato approvato un ordine del giorno del centrosinistra di adesione generale alle linee programmatiche. Il documento in questione si limita esclusivamente a fissare alcune priorità come la città metropolitana, il Puc, il welfare, il delicato tema delle società partecipate e la sicurezza idrogeologica.

    Il rispetto delle regole non è di certo un aspetto secondario e lo stanno dimostrando i vari scandali che coinvolgono diversi Consigli Regionali e i loro membri. Al tempo stesso lo scontro di oggi ha probabilmente impoverito il dibattito sul merito delle proposte del Sindaco, lasciando parzialmente in ombra il vero significato della seduta del Consiglio.

    La definizione delle linee di indirizzo per la crescita e lo sviluppo della città, soprattutto nella delicata fase che stiamo vivendo, avrebbe potuto – e forse dovuto – essere un’occasione per trovare punti di contatto tra le forze politiche perché il bene di Genova dovrebbe essere l’obiettivo comune di maggioranza e opposizione. Resta quindi un po’ di delusione nel constatare  come da nessuna delle parti sia giunto uno stimolo per cercare di ricomporre il conflitto e si sia consentito, invece, che una polemica su 6 ordini del giorno depositati alle 13 invece che alle 11 di giovedì u.s. potesse di fatto monopolizzare gran parte della seduta.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Diventare attore a Genova: incontri al Teatro della Gioventù

    Diventare attore a Genova: incontri al Teatro della Gioventù

    Fuori Scena, spettacolo al teatro della gioventùNon è una scuola di recitazione. Il titolo scelto da Eleonora D’Urso nel presentare Tkc Playing Comedy, nuovo progetto del Teatro della Gioventù, è Caruggi, Creuze e Ciasse di recitazione: tre tipi di corso, tre strade possibili che un aspirante attore può percorrere.

    I corsi inizieranno lunedì 15 ottobre 2012 e dureranno otto mesi, ciascuno con cadenza settimanale. Scopo degli incontri sarà imparare a divertirsi e far divertire, attraverso le parole dei più importanti autori comici del teatro internazionale (Alan Ayckbourn, Neil Simon, Michael Frayn e così via), scoprendo il lavoro dell’attore, vivendo al tempo stesso il palcoscenico, fino a provare la messa in scena. Al termine degli otto mesi i partecipanti saranno infatti coinvolti in una messa in scena presso il TKC Teatro della Gioventù, una sorta di “saggio di fine per-corso”.

    La prima lezione di lunedì 15 ottobre sarà gratuita e aperta a tutti, mentre i corsi veri e propri (a pagamento e a numero chiuso) inizieranno da lunedì 29 ottobre.

    Chi desidera maggiori informazioni potrà partecipare a uno dei tre incontri introduttivi, che si terranno lunedì 8, martedì 9 e mercoledì 10 ottobre con orario 19.30-20.30.

    Costi TKC Playing Comedy:
    Iscrizione annuale € 35,00
    Caruggio: € 90,00 mensili
    Creuza: € 110,00 mensili
    Ciassa: € 110,00 mensili
    La quota mensile andrà pagata il 29 di ogni mese.

    Orari e giorni:

    Il Caruggio di recitazione
    Fascia d’età 14-18
    Lunedì dalle 16:00 alle 18:00

    La Creuza di recitazione
    Fascia d’età 18-30
    Lunedì dalle 19:00 alle 21:00

    La Ciassa di recitazione
    Fascia d’età 30 in poi
    Lunedì dalle 21:30 alle 23:30 (o in alternativa 21:00-23:00)

    [foto di Daniele Orlandi]

  • I colori e i significati dell’elemento “acqua” nel giardino

    I colori e i significati dell’elemento “acqua” nel giardino

    forme dell'acquaCome abbiamo avuto modo di vedere nel corso di queste ultime settimane, l’acqua si estrinseca nel giardino nelle forme più diverse: è talvolta immobile e stagnante, talaltra scorre nelle fontane e nei torrenti, è silenziosa o fragorosa, può produrre un effetto di calma o attirare invece, con il suo gorgoglio, l’attenzione dell’osservatore. L’acqua è poi azzurra, se riflette il cielo, grigia se le pietre di un palazzo storico, verde se la vegetazione circostante.

    Forme dell'acqua

    L’acqua è poi duttile e scintillante in estate o algida e rigida, se ghiacciata durante la stagione invernale. L’acqua è infine uno sfondo e parte integrante dello stesso paesaggio a Blenheim Palace o forse è essa stessa il paesaggio, è opera d’arte tra le opere d’arte al Paul Getty Museum di Los Angeles, è quasi un mero “status symbol” (dati, all’epoca, i costi di gestione e di suo incanalamento) nelle peschiere delle ville cinquecentesche, o, al limite, è il semplice contenuto in una moderna piscina!Fontana
    Abbiamo però avuto anche occasione di sottolineare nel corso di questi articoli che questo, più di molti altri elementi, concorre a decretare il successo o meno di un giardino, sia esso piccolo o di grandi dimensioni.
    Infatti, l’acqua se zampilla nelle fontane o è lasciata scorrere, gorgoglia e dà vita al paesaggio, se ferma nelle vasche riflette il cielo, gli edifici e la natura, movimentando il contesto circostante. Infine, se vi si piantano essenze acquatiche essa diventa un vero e proprio giardino nel giardino.Forme dell'acqua
    Tanto rilevante è poi stata, da sempre, ritenuta l’acqua che l’intero parco di Versailles (uno dei più celebri esempi di giardino classico) ruota intorno a tale elemento.
    Proprio l’acqua è infatti la protagonista assoluta dell’insieme e fornisce, grazie ad un ingegnoso sistema di pompe e di sorgenti, uno spettacolo che doveva apparire all’uomo dell’epoca, per la sua complessità ed estensione, davvero inimmaginabile e quasi surreale.
    Ad un osservatore attento appare infatti chiaro che, in tale parco, il verde dei prati è, in realtà, solo sfondo all’azzurro dell’acqua, che riempie vasche e fontane, che scorre e si propaga nei numerosi rivoli e canali presenti sul terreno. Anche le imponenti alberature ed i boschi sono qui solamente cortine vegetali che delimitano, sottolineano e fanno da sfondo all’articolato complesso delle fontane. Tutto ruota intorno all’acqua ed è stato ideato e progettato al solo scopo di esaltare tale prezioso e sempre mutevole elemento.

    La piantina di VersaillesVersailles

    Volutamente stupefacente doveva pertanto essere lo spettacolo, specie la sera ed alla luce delle torce, per l’ignaro osservatore dell’epoca quando lo scorrere delle acque e lo zampillare dell’intricato gioco delle innumerevoli fontane veniva teatralmente azionato, con tempismo studiato e perfetto, al solo passare del re e della sua corte!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Rifiuti«Amiu è un’azienda del Comune e noi facciamo quello che dice l’amministrazione. Se si vuole portare la raccolta differenziata al 65% in un anno, si può fare, ma servono più risorse e più persone». Questa la risposta di Pietro D’Alema, amministratore delegato di Amiu, alle critiche dei consiglieri comunali in merito ai risultati ottenuti dalla raccolta differenziata nella nostra città. Mercoledì 3 ottobre, presso la commissione Sviluppo economico a Palazzo Tursi, D’Alema ha fatto il punto della situazione e ha illustrato il piano con gli impegni futuri per migliorare il servizio.
    L’assessore all’Ambiente, Valeria Garrotta ha ricordato «A Genova la raccolta differenziata ha raggiunto il 32%. L’obiettivo di legge per il 2012 è il 65%, mentre l’Unione Europea parla di avvio al riciclo del 50% dei rifiuti entro il 2010».
    Sono sufficienti questi semplici dati per confermare Genova quale città fuorilegge. Ma sarebbe pretestuoso chiedere un balzo in avanti del genere – vale a dire il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata (RD) nel giro di un anno – ma almeno gli obiettivi dovrebbero essere più ambiziosi del 50% entro il 2016, prospettato da Pietro D’Alema.
    «Genova è la città che negli ultimi anni ha fatto i passi avanti più lunghi – ha affermato l’a.d. di Amiu – nel 2006 eravamo all’11,9%, nel 2011 siamo arrivati al 31%, il 130% in più. Le altre grandi città non sono tanto più avanti: Torino è al 42% e Milano al 33,8%».
    Poi ha sottolineato «Tutta la nostra RD finisce al riciclo: ricaviamo 3,5 milioni all’anno ma ne spendiamo 14».

    Per quanto riguarda il piano di sviluppo, questo si dipana in tre fasi e non contempla la raccolta porta a porta, giudicata troppo difficoltosa nel contesto genovese.
    «La nostra linea è quella di individuare sistemi di multi raccolta mettendo vicino i cassonetti dell’indifferenziata e della differenziata – ha spiegato D’Alema – Adesso, solo nel 36% delle postazioni ci sono cassonetti per tutti i materiali».
    La prima fase prevede il completamento delle postazioni nelle strade principali, la seconda l’inclusione di vie secondarie e vicoli, la terza l’estensione della raccolta dell’organico. Mentre il numero delle isole ecologiche, attualmente 4, dovrà aumentare.
    «Il recupero dell’organico è il più costoso, per questo lo lasciamo all’ultimo – ha concluso l’a.d. di Amiu – non ha senso puntare su tutto subito».

    Peccato però che, come spiega Enrico Pignone, consigliere della Lista Doria ed esponente degli Amici del Chiaravagna, associazione che ha sviluppato il progetto pilota di RD a Sestri Ponente «Sulla raccolta dell’umido bisogna puntare immediatamente per mettere in sicurezza la discarica di Scarpino, riducendo la quantità di rifiuti putrescibili. Il piano di Amiu si pone degli obiettivi che sono fuorilegge».
    In merito ai costi, Pignone sottolinea «Bisogna aggiungere un altro fattore: a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi, il Comune paga sanzioni alla Regione Liguria per circa 2 milioni all’anno».

    Ma come si spiega una tale ritrosia nei confronti della raccolta dell’umido? Parliamo di un elemento essenziale affinché la RD diventi veramente efficace. Solo questa frazione, infatti, rappresenta almeno il 30% in peso degli scarti prodotti in ambito urbano. Trattandola in maniera differenziata si abbatterebbe l’impatto ambientale della discarica di Scarpino, eliminando le dannose emissioni o eluati derivanti dalla frazione umida.
    La risposta è semplice: da ormai 2 anni, l’organico viene trattato in un impianto di compostaggio dell’alessandrino perche Genova e tutta la sua provincia sono prive di un sito dedicato. Gli eventi alluvionali dell’ottobre 2010 hanno reso impossibile l’utilizzazione dell’impianto Amiu ricavato da una cava dismessa sulle alture di Pegli, in Valvarenna. Da allora e tutt’oggi, Amiu è costretta a smaltire i rifiuti fuori dalla Liguria, presso una struttura privata in Provincia di Alessandria, con un costo significativo – circa 1 milione di euro all’anno – per le casse dell’azienda controllata dal Comune e di conseguenza per le tasche dei cittadini (leggi l’inchiesta di Era Superba).

    «Siamo all’anno zero per la differenziata perché manca la politica – ha commentato dalle file dell’opposizione, Lilli Lauro, consigliere Pdl – quello che fa Amiu non è quello che sta scritto nel programma del Sindaco».
    Mentre per la maggioranza, Stefano Anzalone, consigliere Idv, ha chiesto chiarimenti sugli indirizzi politici e sul futuro impianto di compostaggio.
    Purtroppo non c’è ancora nessuna risposta sulla localizzazione del futuro sito dedicato al trattamento della frazione umida e così Amiu continuerà a spendere soldi pubblici per il suo conferimento fuori dai confini regionali.

     

    Matteo Quadrone

  • Genova, Fnac: sciopero dei dipendenti in difesa del posto di lavoro

    Genova, Fnac: sciopero dei dipendenti in difesa del posto di lavoro

    Oggi i dipendenti italiani della catena mondiale Fnac scioperano per difendere il proprio posto di lavoro, messo a repentaglio dalle scelte del gruppo proprietario Ppr, che non intende più investire sull’Italia ed è alla ricerca di un compratore interessato ai suoi 8 punti vendita presenti nel nostro Paese (due a Torino, poi a Milano, Verona, Genova, Firenze, Roma e Napoli).

    Nel frattempo online si è attivata anche una raccolta firme all’indirizzo http://firmiamo.it/salviamo-fnac

    «NE ABBIAMO IL DIRITTO E IL DOVERE:
    SALVIAMO FNAC, FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE ONLINE SU firmiamo.it BASTA UN MINUTO PER CONTRIBUIRE ATTIVAMENTE ALLA CAUSA DI MOLTISSIMI DIPENDENTI: COSA ASPETTI?»

  • Shard of Beauty

    Shard of Beauty

    Shard of BeautyConcepiamo la cura della nostra bellezza ed il benessere psicofisico come un’unica cosa; utilizziamo fitocosmetici perchè pensiamo che la natura ci sia amica e vogliamo rispettarla, scegliendo aziende che non testano su animali e sfruttano le qualità delle piante, da secoli conosciute in cosmetologia.

    Vogliamo che la cura del viso e del corpo sia alla portata di tutte, e per questo abbiamo redatto un nostro listino “democratico”!

    Crediamo che l’estetica non sia un qualcosa di futile, ma un valore aggiunto che può migliorare significativamente la qualità della vita di una persona, attraverso il miglioramento oggettivo della sua immagine e, di conseguenza, della percezione che la persona ha di essa.

    Tutto questo e molto di più è Shard of Beauty.

    Shard of Beauty

    Indirizzo: Via Piero Pinetti 96, 16144 Genova

    Info e prenotazioni: 010 3046741 / 3347307071

    Mail: shard.beauty@gmail.com

  • Polizia Municipale: no al taglio degli stipendi, la protesta degli agenti

    Polizia Municipale: no al taglio degli stipendi, la protesta degli agenti

    Questo pomeriggio, intorno alle 14, dopo appena cinque minuti dall’inizio del consiglio comunale che avrebbe dovuto discutere le linee programmatiche del sindaco, la seduta è stata interrotta per l’irruzione nella sala rossa dei lavoratori della polizia municipale.

    La causa principale che ha spinto i lavoratori comunali a far sentire la propria voce (negli ultimi anni il malcontento all’interno della categoria è cresciuto a dismisura) è la notizia di un taglio in busta paga di circa 100 euro sino alla fine del 2012.

    Il presidente Guerello ha quindi convocato una commissione capigruppo per fare il punto della situazione con i rappresentanti dei lavoratori (presenti Cisl, Uil, Diccap) e il sindaco Marco Doria. I rappresentanti delle sigle sindacali hanno espresso in modo unanime la loro indignazione per il taglio previsto dal comune, sottolineando che vi erano stati degli impegni, sia da parte della giunta precedente sia da parte della giunta attuale, a non rendere troppo pesante la riduzione delle retribuzione in considerazione della particolare delicatezza del lavoro svolto, soprattutto  se confrontato con le altre categorie di lavoratori alle dipendenze del Comune di Genova.

    Ma la scure della spending review non fa distinzione e colpisce tutti i dipendenti comunali… Nonostante gli orari notturni e il porto dell’arma fossero stati considerati elementi tali da consentire una particolare salvaguardia/tutela del lavoro della polizia municipale.

    Alcuni lavoratori sono intervenuti in modo del tutto personale esprimendo un forte disagio per la perdita di identità del loro corpo: «Non capiamo più quale sia il progetto di questa amministrazione per noi».

    I primi capigruppo ad intervenire esprimendo la loro solidarietà ai lavoratori sono Lauro (Pdl) e Rixi (Lega Nord). Poi interviene Anzalone (Idv) ritenendo grave che in consiglio non fosse mai giunta la notizia del taglio previsto e aggiunge che se l’avessero saputo avrebbero sicuramente cercato di modificare i capitoli di spesa per ripristinare il fondo destinato agli stipendi di questi lavoratori«Ci saremmo anche risparmiati un’invasione del consiglio».

    Infine, è intervenuto il sindaco che ha cercato di fare chiarezza sul processo in corso e sulle sue fasi di attuazione. Il tentato accordo con i sindacati, da cui era scaturita l’ipotesi di una decurtazione degli stipendi, era solo un primo tentativo di trovare una soluzione alla necessità di risparmiare anche sulle spese della Polizia Municipale. Gli stessi sindacati non si erano impegnati, avendo firmato un documento in cui si precisava che sarebbe stato necessario il parere positivo dei lavoratori per proseguire.

    Dopo la giorata di oggi nessuno avrà dubbi sul fatto che il parere positivo da parte dei lavoratori non arriverà, per cui si riprenderà a negoziare. Tuttavia, da parte dell’amministrazione, sottolinea Doria, «non c’è nessun comportamento scorretto o poco trasparente nei confronti dei lavoratori. Anzi c’è ampia disponibilità a discutere. Se aveste chiesto un incontro ve lo avremmo dato subito». Quello che invece il primo cittadino non ha accettato è che siano stati impediti i lavori del Consiglio Comunale e quindi il normale funzionamento degli organi democratici.

    Nonostante l’impegno del sindaco e degli assessori competenti (Lanzone e Fiorini) a continuare le trattative, i lavoratori non si sono dimostrati soddisfatti, anzi… «abbiamo ottenuto zero» dice qualcuno. E infatti dopo pochi minuti di dibattito in aula avviene una seconda interruzione a suon di fischietti e schiamazzi.

    Il Presidente Guerello decide una nuova sospensione della seduta e Doria, bersaglio privilegiato dei lavoratori, decide di recarsi sugli spalti dedicati agli ospiti per parlare con loro in prima persona. Il confronto è teso, qualcuno gli chiede di provare ad andare di pattuglia con loro una notte, per capire cosa succede e cosa si prova.

    Pur capendo il disagio della Polizia Municipale Doria sottolinea che si tratta di un momento di generale difficoltà, per tutti gli impiegati comunali «che di certo non sono dei privilegiati», tuttavia non può dare risposte certe ad eccezione del confermare che la trattativa riprenderà per esplorare nuove soluzioni.

    Federico Viotti

  • Loro Dentro: il documentario sul carcere di Marassi al ViaEmiliaDocFest

    Loro Dentro: il documentario sul carcere di Marassi al ViaEmiliaDocFest

    Il documentario “Loro Dentro”, realizzato l’anno scorso dalla videomaker Cristina Oddone e promosso dal Laboratorio di Sociologia Visuale dell’Università di Genova, è stato selezionato al Via Emilia Doc Festival. Il film racconta l’esperienza quotidiana e personale di dieci giovani uomini, italiani e stranieri, reclusi nel carcere genovese di Marassi, il penitenziario più affollato della Liguria.

    Nato nel 2010, ViaEmiliaDocFest è il primo Festival italiano online del cinema documentario, promosso da Pulsemedia, organizzato da Kaleidoscope Factory in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Emilia Romagna Film Commission, Solares-Fondazione delle Arti, Arci Ucca e con gli Assessorati alla Cultura del Comune di Modena e di Reggio Emilia.

    Ogni anno trenta tra le migliori produzioni documentaristiche in Italia vengono selezionate da una giuria di professionisti del settore per partecipare al concorso di ViaEmiliaDocFest, la visione online è gratuita per un mese. I film in concorso – per la maggior parte inediti – saranno visibili sia sul portale Viaemiliadocfest che sul canale dedicato YouTube di Via EmiliaDocFest e dovranno essere sottotitolati in inglese.

    È possibile vedere ed eventualmente votare “Loro Dentro” direttamente all’indirizzo http://www.viaemiliadocfest.tv/dett.php?par=53&definiz=0&titolo=Loro-Dentro.html

    Il panorama degli autori è vasto, comprende giovani registi emergenti e filmmakers già affermati. Le opere sono trasmesse online in alta definizione e votate per 1 mese dal pubblico del web che, previa iscrizione al sito, puo’ indicare fino a tre preferenze. Un mese per scoprire la vitalità e la ricchezza di un cinema che spesso è esclusiva dei circuiti festivalieri e cosiddetti indipendenti, ma che sempre più è espressione di un nuovo sguardo sul mondo, di inedite restituzioni della realtà, innovative e non convenzionali nelle forme narrative, linguistiche e produttive.           Al titolo più votato dagli utenti viene attribuito il “Premio del Pubblico Web”, mentre una Giuria qualificata composta da professionisti del settore, quali produttori, registi, autori, critici cinematografici e distributori, assegna il “Premio della Giuria ViaEmiliaDocFest”. Inoltre una giuria composta dalla redazione di www.cinemaitaliano.info conferirà il “Premio cinemaitaliano.info” al miglior documentario tra le trenta opere del Festival.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Il cammello della spesa: gruppo di acquisto prodotti bio a km zero

    Il cammello della spesa: gruppo di acquisto prodotti bio a km zero

    Prodotti BiologiciDi cosa parliamo quando parliamo di prodotti a km zero? La filiera corta è ormai un elemento molto importante per i nostri consumi quotidiani, perché da un lato consente di aiutare i produttori della zona in cui si vive, e dall’altro garantisce l’acquisto di prodotti con ingredienti naturali e che non hanno viaggiato per centinaia di chilometri prima di arrivare alle nostre tavole. Circa 3/4 delle merci in Europa sono infatti portate a negozi e supermercati attraverso i camion: un dettaglio da non sottovalutare, perché il trasporto non solo inquina, ma contribuisce anche ad aumentare il prezzo finale dei prodotti.

    Per questa ragione, sono sempre maggiori le iniziative che mirano a fare la spesa in modo sostenibile (e più economico): sono numerosi a Genova i gruppi d’acquisto solidale, e fra questi vi segnaliamo oggi un’iniziativa che da tempo è portata avanti dalla Cooperativa Sociale La Cruna. “Il cammello della spesa” è un servizio di consegna mensile della spesa a gruppi di almeno 5 persone, residenti a Genova, che potranno effettuare su Internet le loro ordinazioni (attraverso il sito ilcammellodellaspesa.it) e scegliere di farsi consegnare i prodotti nel luogo che preferiscono, che si tratti del condominio, l’ufficio o altro.

    Su Il cammello della spesa si possono acquistare prodotti alimentari, per la casa e per l’igiene personale, tutti realizzati da aziende del territorio. L’ordine si effettua online, il pagamento è individuale (tramite bonifico o in contanti alla consegna) e i prodotti vengono portati a tutti i membri del gruppo nello stesso luogo e nello stesso giorno e ora, che sarà concordato preventivamente via mail.

    Per aderire si può inviare una mail a info@ilcammellodellaspesa.it o telefonare allo 010 8567170.

    Marta Traverso

  • Quezzi, Pedegoli: via del Molinetto senza accesso da quasi un anno

    Quezzi, Pedegoli: via del Molinetto senza accesso da quasi un anno

    Una quarantina di famiglie che per entrare ed uscire di casa sono costrette ad affrontare una scalinata di pietra; un ponte medioevale – uno dei pochi non completamente spazzati via dall’alluvione del novembre scorso – dichiarato inagibile e mai sostituito: il risultato finale è un’antica “crêuza”, via del Molinetto, dal difficile accesso, in particolare per anziani e disabili, ormai da quasi un anno. Nel mezzo il rimpallo di responsabilità, decisioni poco limpide ed una gestione degli interventi di somma urgenza che desta alcune perplessità.

    Sono gli ingredienti di una storia di quartiere che arriva da Pedegoli, in Val Bisagno, dove scorrono il Rio Molinetto ed il Rio Finocchiara che uniscono le loro rapide acque all’altezza di piazzetta Pedegoli, per poi confluire nel torrente Fereggiano.

    Il 4 novembre 2011 la furia dell’acqua danneggiò il ponte di accesso a via del Molinetto, da allora non più ripristinato, condannando gli abitanti della crêuza a fare i conti con una vera e propria barriera architettonica e cancellando per sempre l’unico passaggio pianeggiante.
    L’amministrazione comunale, intervenuta immediatamente dopo i tragici eventi alluvionali, nel corso del tempo ha prospettato diverse ipotesi di collegamento alternativo al ponte, ma finora nella realtà dei fatti non si è visto nulla. Una cronaca raccontata con dovizia di particolari nel blog “Pedogli dalla Gabbri” (http://dallagabbri.blogspot.it/), curato da Giuseppe Pittaluga, consigliere di Rc (Rifondazione Comunista) nel municipio Bassa Valbisagno, il quale denuncia «Bisogna ridare l’accesso alla via. Sarebbe anche illegale tenere isolate 40 famiglie, ostaggio di una barriera architettonica».

    Ma andiamo con ordine. In primis gli operai intervenuti sul posto optarono per la soluzione più pragmatica, ovvero la costruzione di una pedana provvisoria che, senza toccare l’alveo del rio e il ponte sottostante, permetteva il passaggio. I tecnici comunali però, imposero di smontare il tutto e decisero di avviare, attraverso la Soprintendenza, l’iter per mettere i vincoli di tutela al manufatto medioevale. Oggi l’iter è ancora in via di svolgimento, motivo per cui il ponte non si potrà più toccare.

    Eppure, secondo gli abitanti, con un’operazione veloce e dal costo di poche migliaia di euro, sarebbe stato possibile ripristinare il collegamento esistente.
    Ormai però quest’ipotesi è stata definitivamente scartata, come spiega Giuseppe Pittaluga «Oltre alla questione dei vincoli di tutela, infatti, occorre verificare il “franco idraulico”, vale a dire la distanza tra il ponte e l’altezza dell’acqua. Serve una perizia ordinata dal Tribunale che ancora non è stata eseguita».

    E poi c’è l’ostacolo più importante, quello dei soldi che mancano «Non avendo svolto l’intervento con i fondi di somma urgenza, abbiamo perso l’occasione propizia perché il Comune ci ha detto chiaramente di non avere nessuna disponibilità economica per fare altri lavori», sottolinea Pittaluga.
    I Fondi della somma urgenza sono stati utilizzati per rifare parte della fognatura e soprattutto per ricostruire gli spessi muretti di cemento che fiancheggiano via del Molinetto, nonostante gli abitanti chiedessero delle ringhiere considerato che la crêuza – recentemente asfaltata e con pochi tombini – si allaga di continuo (un aspetto fondamentale che vedremo in seguito), in maniera tale che l’acqua potesse fluire più agevolmente nel letto del rio.
    «Abbiamo scritto a tutti gli enti locali, alla fine ci siamo rivolti anche alla Procura della Repubblica – racconta la signora Marina, abitante in via del Molinetto – Io oltre al danno ho subito anche la beffa. Con i lavori di somma urgenza, infatti, hanno posizionato i tubi della fogna in una porzione del mio terreno, doveva essere una cosa temporanea, invece sono ancora lì».

    Arriviamo alla calda estate 2012, quando finalmente qualcosa si muove e viene annunciata un’operazione risolutiva: la costruzione di una rampa carrabile alternativa al ponte che garantirebbe l’accesso diretto alla via, realizzata abbattendo quattro vecchi e piccoli edifici privati. La regia del progetto è della Regione Liguria mentre Coopsette eseguirà tutti i lavori compreso l’acquisto degli immobili in questione, il tutto a costo zero per il Comune perché l’azienda dovrebbe essere pagata grazie alla disponibilità di fondi europei.
    «Saranno acquisiti e demoliti 4 magazzini, 1 dei quali abusivo, sito proprio all’interno dell’alveo del Rio Molinetti – spiega Pittaluga – ovviamente ci sarà una trattativa privata tra Coopsette ed i proprietari. Alcuni di loro però non sono molto convinti perché questi spazi rappresentano un valore aggiunto rispetto ad abitazioni di ridotte dimensioni».

    Il problema principale è che l’amministrazione comunale aveva promesso un percorso di partecipazione che finora non è stato attivato «Noi chiediamo il coinvolgimento delle 40 famiglie interessate – continua Pittaluga – vogliamo vedere il progetto in modo da fare le necessarie valutazioni ed eventualmente esporre le nostre critiche. Il Municipio sta facendo pressioni verso la Regione e il Comune affinché si sblocchi la situazione».
    Gianni Crivello, assessore comunale ai Lavori Pubblici risponde «Fortunatamente abbiamo l’opportunità di sfruttare la disponibilità di un’azienda che volontariamente ha voluto fornirci il suo aiuto, di conseguenza dobbiamo attendere i tempi necessari. Pochi giorni fa ho avuto un incontro in Regione per sollecitare l’avvio del percorso di partecipazione».

    In fin dei conti, secondo il consigliere del Municipio Bassa Valbisagno, le demolizioni sono un fatto positivo perché consentono di eliminare del cemento dalla crêuza.
    Però l’approccio al problema continua ad essere completamente sbagliato «Con il vecchio ponte le automobili non potevano passare – spiega Pittaluga – al contrario, con una rampa, la crêuza viene trasformata in una strada carrabile». Via del Molinetto, invece, è un antico percorso pedonale che dovrebbe essere valorizzato come, d’altra parte, tutto il territorio circostante, riacquisendo la sua vocazione agricola e naturalistica originaria.
    «Le crêuze mattonate garantivano un certo grado di permeabilità – conclude Pittaluga – oggi la tendenza è quella di asfaltarle ed ampliarle (è successo ad esempio in via del Molinetto, via Finocchiara, via Mottachiusura, ecc.), un’operazione pericolosa perché in caso di forti piogge, senza un minimo drenaggio, queste vie si trasformano in canali impermeabili, com’è accaduto nel novembre 2011, quando la massa d’acqua che precipitava dalle fasce, raggiungendo una velocità folle, ha sfondato i muretti scaricandoli nel letto del rio, insieme a detriti lamiere, motorini e cassonetti».

    Matteo Quadrone

  • Pekakucha Night Vol. 4: bando per artisti e creativi di Genova

    Pekakucha Night Vol. 4: bando per artisti e creativi di Genova

    Torna a Genova Pekakucha Night, l’evento organizzato da Linkinart che permette ad artisti e creativi di condividere e far conoscere il loro progetto: la quarta edizione dell’evento si terrà venerdì 23 novembre 2012 presso la chiesa di Sant’Agostino e sono aperte le selezioni per partecipare.

    Il bando è rivolto a creativi di ogni settore: designer, architetti, grafici, fotografi, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, professionisti della comunicazione o editoria e così via.

    Per partecipare è necessario creare 20 slide Power Point di presentazione del progetto, ciascuna con durata massima 20 secondi (perciò durata massima della presentazione 6 minuti e 40 secondi). Un software gestirà automaticamente la sequenza delle immagini e dei creativi e non sarà possibile bloccare la sequenza. Le slide dovranno essere create secondo il modello scaricabile dal sito di Linkinart.

    Sarà poi necessario inviare entro domenica 4 novembre almeno 7 slide e la scheda di partecipazione all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com.

    La partecipazione è gratuita.

    Entro l’11 novembre i creativi selezionati riceveranno una mail di conferma.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Edmondo Romano, incontro con il musicista genovese

    Edmondo Romano, incontro con il musicista genovese

    Edmondo RomanoEdmondo Romano, musicista e compositore, classe ’69, ci accoglie nella sua casa nei caruggi per questa intervista. Grande esperienza maturata negli anni in progetti di varia natura, dal teatro alla composizione, passando per la partecipazione a progetti come le colonne sonore di note serie televisive (Distretto di Polizia, Giudice Mastrangelo), film per il cinema (Si può fare, protagonista Claudio Bisio), collaborazioni con altri artisti (Vittorio De Scalzi, Gian Piero Alloisio, Federico Sirianni).

    In una stanza adibita a studio di registrazione, circondati da una quantità di strumenti a fiato, parliamo della sua esperienza di musicista e del suo ultimo lavoro, recentemente pubblicato, “Sonno Eliso”, disco di composizioni strumentali in cui si fondono il mondo musicale contemporaneo alla musica etnica, la musica di ricerca e sperimentazione al minimalismo, grazie alla coesistenza di strumenti molto diversi tra loro (sax, zarb iraniano, fagotto classico, liuto arabo…). Il cd è stato prodotto in collaborazione con Pivio ed Aldo De Scalzi, ed è il primo, interamente composto da Edmondo, di una trilogia dedicata alla comunicazione tra diverse realtà.​

    Quando e quale strumento hai preso in mano la prima volta?​
    Il primo strumento che ho preso in mano è stato il violino, poi sono passato al clarinetto, che ho suonato in conservatorio per un po’ di anni, finché ho cominciato ad interessarmi alla musica etnica, folk, che negli anni ’90 era molto di richiamo: ho approcciato lo studio di diversi strumenti, dalla zurna turca al bansuri indiano… strumenti di diversi luoghi del mondo. ​

    Come hai sviluppato interesse per strumenti etnici, generalmente poco usati, così particolari? Hai imparato da solo a usarli? Cosa ti danno in più rispetto alla strumentazione classica?​
    La scelta degli strumenti è dettata dal tipo di brano che si compone, comunque non c’è stato un percorso preciso, la cosa è avvenuta naturalmente. Quando ho cominciato a studiare questi strumenti non esisteva internet come adesso, quindi per riuscire a imparare dovevi trovare qualcuno che sapesse suonare quello strumento o dei vinili che ti permettessero di ascoltarne il suono. Adesso se hai una certa base e vuoi imparare a tirar fuori due note dal duduk (flauto tradizionale armeno, n.d.r.) vai in rete e trovi come trattare l’ancia, come accordarlo, come soffiare; una volta questo non era possibile. Per esempio per imparare il mizmar africano me lo facevo portare da amici in viaggio e poi imparavo da solo attraverso i dischi reperibili appunto. Questo però mi ha permesso di sviluppare una tecnica personale, corretta ma più occidentale diciamo, in confronto a un musicista egiziano che lo suona in maniera diversa, più approssimativa volendo, ma – poiché facente parte della sua tradizione – anche più semplice ed istintiva. Tutto questo si palesa nel mio modo di esprimermi con gli strumenti: si è creato negli anni uno stile personale.​

    Tra gli strumenti che suoni ce ne sono alcuni la cui genesi risale al sesto secolo, mi sembra che il tuo sia un interesse di tipo etnoatropologico che va oltre il singolo strumento.​
    Non puoi essere interessato a uno strumento se non sei stimolato anche dalla cultura di quel popolo. La musica mediorientale, orientale e la musica classica indiana mi hanno sempre affascinato a partire dai suoni, passando per lo stile della danza indiana fino alla cinematografia. C’è qualcosa che mi attira naturalmente verso quei popoli. Il duduk di cui parlavo prima è uno strumento armeno da cui si è passati all’antenato del clarinetto, lo chalumeau, e da questo gradualmente si è arrivati al clarinetto classico che usiamo oggi. Non solo molta cultura o i numeri, ma anche tutti gli strumenti che noi utilizziamo vengono dal mondo arabo, orientale, che era molto più avanzato nella fattura degli strumenti (tolte eccezioni come l’Irlanda dove si sono sviluppati strumenti simili).​

    Coerentemente con la pluralità degli strumenti, le tue collaborazioni sono estremamente varie, dal gruppo yiddish a Vittorio De Scalzi…
    Si arriva a collaborare con persone così diverse perché ci si trova e si vede che si hanno gli stessi interessi. Non c’è una scelta metodica o razionale, semplicemente ci si scambia emozioni, esperienze… ho collaborato con tante realtà perché questa è la mia indole; ho affrontato negli anni anche tanti generi musicali diversi, quindi mi trovo a suonare – con tante persone diverse – tanti strumenti diversi ognuno in modo diverso: clarinetto in stile yiddish, flauto irlandese in stile irish…​

    “Sonno come affievolimento della vita, Eliso come rimozione o paradiso…” è una frase che compare nel disco.
    La tematica di Sonno Eliso è il maschile e il femminile: il “sonno” è un elemento che sento e noto fortemente in questo momento storico, trovo che ci sia una generale sonnolenza che ci sta pervadendo facendoci perdere il coraggio di dire ciò che pensiamo e proviamo, di esprimere quindi la voglia di un cambiamento. “Eliso” da elidere, quindi in qualche modo togliere la sonnolenza. Mi piacevano questi termini antitetici. Credo sia importante cominciare a risvegliarsi. Maschile e femminile perché sono i due elementi principali della comunicazione, è il primo rapporto che abbiamo col diverso, che poi nella vita può diventare diverso socialmente, etnicamente… se non si impara a dialogare col diverso ci si trascina un pesante bagaglio per tutta la vita. Per me, uomo, la donna è in realtà l’essere più vicino, quello a cui mi rapporto tutta la vita ma anche quello con cui a volte non riesco a comunicare; quindi il fulcro di tutto è questo: se davvero si riuscisse a instaurare un rapporto più completo, chiaro e sincero con l’altra metà sicuramente tutto il resto si allargherebbe, saremmo più completi. ​

    Parlando di rapporti tra persone, non si può non riflettere su come sia cambiata la comunicazione: compulsiva, frenetica e spesso superficiale su web, molte volte quasi assente dal vivo.​
    Già. Ma non è il mezzo ad essere il diavolo, è come lo si usa… c’è da dire anche che purtroppo stiamo vivendo in un paese che sta lentamente morendo, mi chiedo come possano le generazioni più giovani affrontare questa distruzione culturale che è avvenuta negli ultimi vent’anni, credo che non basterà una generazione per rimediare a ciò che è stato fatto, questo a mio avviso è il problema più grosso; i danni che sono stati fatti non consistono semplicemente nel tagliare o togliere: il problema è che quando si elimina una voce questa non esiste più, e ci vuole tantissimo per ricostruirla e ridarle spazio e valore. Chi fa musica in modo libero e non commerciale come me ha visto ridursi moltissimo gli spazi, perché essendo compositori e creativi che fanno ricerca, sperimentazione, non rientriamo in una categoria precisa. Questo è un discorso che vale anche in altri campi ovviamente.​

    Se questo primo lavoro riguarda la comunicazione tra l’universo femminile e quello maschile, cosa prepari per gli altri due capitoli di questa trilogia?​
    Il secondo lavoro riguarderà la comunicazione come verbo, quindi parola scritta o detta, il terzo riguarderà l’argomento a mio avviso più complesso, la religione. In quest’ultimo disco affronterò sicuramente anche il canto, mentre questo primo disco è totalmente strumentale. Per ogni lavoro mi avvalgo di diversi collaboratori, che non sono scelti con un ragionamento particolare, ma è la musica stessa via via che viene scritta a suggerirmi quello specifico musicista che conosco, e che con la peculiarità della sua espressione completa il brano. ​

    Questo disco è interamente composto da te… ​
    Fin dal ’91 ho sempre composto per diverse realtà musicali, per altri artisti, per cinema, teatro… questo però è il primo lavoro che porta il mio nome, ho avuto la possibilità di mettermi maggiormente in gioco, di esprimermi più liberamente, far uscire più forte quello che sento e che sono. Tutta la ricerca sulla tematica di Sonno Eliso non si sarebbe altrimenti sviluppata in modo così preciso. Di certo ciò ha comportato una maggiore responsabilità e devi dedicare quaranta volte tanto al lavoro, perché tutto dipende da te. Ma l’ho presa in modo molto positivo. Oggi il musicista non può essere più solo musicista, specialmente se compone qualcosa di proprio deve essere in parte anche tecnico del suono, saper curare l’immagine grafica del proprio lavoro, essere produttore artistico, arrangiatore… si va sempre di più incontro a una completezza dell’artista, non solo perché tecnologia e comunicazione ce lo permettono ma perché i rapporti con la conoscenza e la cultura che noi abbiamo acquisito negli ultimi anni è enorme rispetto a quella che si poteva avere in passato, perciò siamo in grado di avere un’ottima conoscenza dei vari aspetti che compongono il nostro lavoro. Io ho voluto curare e seguire tutto nel mio disco, dalla scrittura musicale alla confezione finale, cosa che mi ha permesso di offrire al fruitore esattamente il prodotto che io volevo fare.​

    Farai dei concerti con i pezzi di questo album?​
    Ho riscritto tutto il disco per una piccola formazione da camera, con violoncello, fagotto, pianoforte e violino e io ai vari fiati, un piccolo concerto che ripropone però tutti i temi del disco. Dal vivo inoltre i pezzi verranno anticipati da letture tratte da diversi autori, per esempio Frida Khalo, Jung, Freud, Michelangelo… tutti che dicono qualcosa di personale sui temi del disco. Ho cercato queste citazioni insieme a Simona (Fasano, attrice di teatro di prosa e teatro-danza, drammaturga, regista, sua compagna e collaboratrice, n.d.r.), sarei stato ipocrita a realizzare un album su maschile e femminile e non avere uno scambio con l’altra metà della mia vita, e il lavoro sarebbe stato incompleto: non riusciamo da soli a vedere tutto, in due si riesce ad avere una maggiore visione d’insieme, basta sapere ascoltarsi.

    Claudia Baghino

    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Festival del reportage ambientale: bando di concorso per video

    Festival del reportage ambientale: bando di concorso per video

    cinepresaDal 22 al 24 novembre 2012 si terrà presso il Muvita di Arenzano la quarta edizione di FIDRA – Festival Internazionale del Reportage Ambientale a cura dell’Associazione Culturale Cinematografica Daunbailò (organizzatrice anche del Genova Film Festival): a questo scopo è aperto un bando nazionale per documentari e reportage dedicati all’ambiente, prodotti dopo il 1 gennaio 2009.

    Il concorso è riservato ad autori nati o residenti in Italia e le opere non in lingua italiana dovranno essere sottotitolate in italiano. Le opere dovranno pervenire in dvd, unite alla scheda di iscrizione compilata e firmata, entro sabato 20 ottobre 2012 all’indirizzo: Associazione Culturale DAUNBAILÒ – Via Tavella 10R – 16136 Genova.

    Ogni DVD dovrà contenere una sola opera (pena l’esclusione dalle selezioni), ma ogni autore potrà partecipare con più opere. Per ogni lavoro presentato dovrà essere allegata l’apposita scheda d’iscrizione.

    La partecipazione al concorso è gratuita.

    Una giuria selezionerà le opere che parteciperanno a Fidra e il vincitore, che avrà un premio di 500 €.

    Gli autori delle opere selezionate verranno avvisati tempestivamente sull’esito del concorso e sull’eventuale programmazione della loro opera all’interno del Festival.