Mese: Ottobre 2012

  • L’importanza della pronuncia nello studio della lingua inglese

    L’importanza della pronuncia nello studio della lingua inglese

    Introducendo la Received Pronunciation nelle precedenti puntate, abbiamo spostato la nostra attenzione sulla pronuncia dell’inglese. “Or incomincian le dolenti note a farmisi sentire,” direbbe Dante Alighieri…

    Eh sì. Perché non si capisce bene per quale motivo, ma troppo spesso l’insegnamento e il conseguente apprendimento dell’inglese tralascia la componente fonologica, ovvero relativa ai suoni della lingua, a vantaggio di quella grammaticale e lessicale.

    Eppure, la fonologia dell’inglese meriterebbe davvero di essere approfondita. Infatti, per ragioni di storia della lingua, spesso spelling e pronuncia non corrispondono. Prendiamo per esempio le parole: doubt e debt (“dubbio” oppure “dubitare” e “debito”). In entrambi i casi la “b” è muta, nonostante sia stata mantenuta nella grafia in ossequio ai termini latini originari, dubitare e debitum. Il suono /b/ risulta assente anche in  thumb e bomb (“pollice” e “bomba”), così come in tomb , che si legge:   /tuːm/ e forse manderà in crisi alcuni di voi che hanno sempre letto il titolo del famoso gioco e poi film Tomb Raider in un modo molto distante da quello corretto.

    Potremmo poi parlare della “k” muta nei vocaboli che iniziano per “kn-“ quali know, knowledge, knee (“conoscere/sapere”, “conoscenza”, “ginocchio”); oppure della “p” che non si pronuncia in psychology, psychiatry, psycho (quest’ultimo ha il significato di “folle” e “psicopatico” oltre a essere il titolo di un celebre film di Hitchcock) e di diversi altri esempi.

    Ma perché è così importante conoscere la pronuncia di ogni singola parola? Si tratta forse di una fissazione di alcuni insegnanti particolarmente severi o, per dirla con un termine inglese, nitpicking, “pignoli”? Non è soltanto un discorso relativo a ciò che noi stessi riusciamo o non riusciamo a comunicare. Il nostro interlocutore, infatti, visto il contesto, sarà presumibilmente in grado di capirci se sbaglieremo la pronuncia di una parola all’interno di un intero discorso articolato.

    Conoscere la pronuncia corretta è invece quanto mai utile se la direzione della comunicazione va nel senso opposto, ovvero dal nostro interlocutore a noi. Se veniamo colti impreparati e siamo sorpresi di fronte alla pronuncia di alcune parole, potremo tendere a perdere anche il senso più generale del discorso, specialmente se si tratta di parole chiave.

    Pensate per esempio a quanto importante può essere la mancata comprensione della sopracitata parola “debt” all’interno di un intervento di carattere economico – e attualmente quante volte si sente parlare di sovereign debt!

    Se l’intento è quello di perfezionare sempre di più la conoscenza dell’inglese, l’impegno dovrà quindi andare nello sviluppo di una “coscienza fonetica” oltre che di uno sforzo teso all’arricchimento del vocabolario o a una comprensione più approfondita delle strutture grammaticali. “Che noia e che barba”, potrete pensare: “La vita è già dura e ci mancava solo la “coscienza fonetica” a rendere più difficile lo studio dell’inglese.”

    Nonostante la presenza di diversi venditori di fumo – in inglese si definiscono cheats – che invadono il mercato dell’insegnamento dell’inglese con titoli come “Easy English”, “L’inglese veloce”, “Imparare l’inglese senza sforzi”, ecc. l’apprendimento dell’inglese, così come di ogni disciplina, prevede invece grandi sforzi e un costante desiderio di migliorare… Il processo sarà forse lento, magari costellato di ostacoli e difficoltà, ma proprio per questo alla fine darà enormi soddisfazioni e risultati garantiti e molto più duraturi.

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Veicoli elettrici: a Sestri Ponente inaugura un nuovo stabilimento

    Veicoli elettrici: a Sestri Ponente inaugura un nuovo stabilimento

    moto elettricaLa green economy – nell’attuale situazione economica segnata da una crisi senza fine – può essere un volano in grado di contribuire in maniera significativa al rilancio del sistema produttivo ed occupazionale del nostro Paese. La conferma arriva dai buoni risultati ottenuti dalla Ecomission, azienda genovese leader assoluta, in Italia, per quanto riguarda il mercato della mobilità elettrica su due ruote.

    Oggi alle ore 18:00, a Sestri Ponente, in via Buccari n.21 sarà inaugurata, alla presenza del presidente della Regione, Claudio Burlando, la nuova linea di assemblaggio dello scooter elettrico made in Italy “Ecojumbo”, realizzato da Ecomission.
    In uno scenario generale in cui, ogni giorno, si ha notizia di aziende che fuggono dall’Italia per approdare in nuovi lidi dove “delocalizzare” la produzione, a discapito di migliaia di lavoratori italiani e genovesi, la scelta di puntare forte su Sestri, rappresenta una netta, quanto lodevole, inversione di tendenza.

    «Siamo molto fieri di essere, al momento, i primi in questa nicchia di mercato secondo i dati Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) – spiega Walter Pilloni, amministratore delegato di Ecomission, ramo aziendale di Teknit – ma, soprattutto, siamo fieri di essere uno dei primi esempi di delocalizzazione “al contrario”, visto che abbiamo deciso di implementare le linee di montaggio a Genova». E sempre nella nostra città, l’azienda sta portando avanti un progetto per la realizzazione di una ventina di colonnine di ricarica per scooter elettrici in altrettante scuole.

    La nuova linea, lunga 25 metri, ha una capacità produttiva di 12 scooter per la costruzione di 2 modelli al giorno. L’obiettivo di Ecomission è realizzare 50 mezzi elettrici al mese.
    «Lo stabilimento di Sestri Ponente consente, per dimensioni e tecnologia, di accogliere la crescente domanda che suscita questo prodotto – continua Pilloni – Una richiesta che è in aumento viste le eccezionali prestazioni di questo mezzo, del tutto identiche a quelle dei modelli a benzina e visti i prezzi dei carburanti tradizionali. Un confronto in cui non possiamo che uscirne vincenti in termini economici ed ecologici».

    Venerdì 5 ottobre 2012, sempre alle ore 18, sarà possibile per tutti i cittadini accedere liberamente agli impianti e toccare con mano la nuova idea di mobilità ideata da Ecomission. L’amministratore delegato, Walter Pilloni, sarà a disposizione del pubblico per presentare e far provare agli ospiti il suo Ecojumbo.

     

    Matteo Quadrone

  • Villa Raggio: il Ministero Beni Culturali chiede approfondimenti

    Villa Raggio: il Ministero Beni Culturali chiede approfondimenti

    Villa Raggio, AlbaroL’estate scorsa Italia Nostra e l’Associazione Dimore Storiche Italiane inviarono un esposto al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per denunciare presunte irregolarità nell’iter di approvazione dei lavori di ristrutturazione e ampliamento di Villa Raggio nel quartiere di Albaro, per chiedere un intervento a tutela della villa, con la speranza di poter stoppare l’intervento in atto.

    La società immobiliare proprietaria del complesso monumentale, infatti, aveva ottenuto i permessi a costruire il 7 dicembre 2011, appena poche ore prima dell’approvazione del nuovo Piano Urbanistico che, per quell’area, prevede una norma di salvaguardia.

    Oggi arriva la risposta del Ministero che accoglie le istanze delle 2 associazioni e con una lettera chiede alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria di riesaminare la vicenda. La missiva, firmata dal direttore del servizio Tuela del Patrimonio architettonico della direzione generale del Ministero, Stefano D’Amico, invita la Soprintendenza ad eseguire gli accertamenti necessari e poi inviare un riscontro al Ministero.

    Nel frattempo i lavori a Villa Raggio stanno proseguendo ed i vertici della Soprintendenza sono cambiati, ma questa risposta è comunque un passo avanti nel tentativo di fermare dei lavori che rischiano di stravolgere per sempre un patrimonio culturale della città.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Fiera vintage a Genova per beneficenza: donate i vostri vestiti

    Fiera vintage a Genova per beneficenza: donate i vostri vestiti

    barattoVintage a Palazzo Ducale: da venerdì 12 a domenica 14 ottobre 2012 si terrà la mostra-mercato “Un pasto al giorno“, che mette in vendita abiti e accessori usati per beneficenza: il ricavato andrà infatti ai bambini ospitati nei campi profughi di Mai Haini, in Etiopia.

    L’Associazione Gandhi, che si occupa di organizzare l’evento, ha preso contatto con stilisti di fama che hanno donato abiti di qualità firmati o vintage, accessori, abiti da sposa e da cerimonia e così via.

    Inoltre si stanno cercando pacchi dono di abiti e accessori che le persone non usano più e che potranno essere venduti nel corso della fiera: chi volesse dare il proprio contributo può rivolgersi ai negozi Bulgaro, via Albaro 53r (010 363220); Funny Shop, via Fieschi 9r (010 590604); Lipstick, via XXV Aprile 62r (0102474256); Sempreinmoda, via Cipro 44r (010 565571).

    Marta Traverso

  • Settimana del baratto 2012: idee per vacanze low cost e solidali

    Settimana del baratto 2012: idee per vacanze low cost e solidali

    Siviglia, orto del Re Moro

    Dal 19 al 25 novembre 2012 torna in tutta Italia la Settimana del baratto: un evento che coinvolge decine di bed and breakfast, che ospiteranno i clienti senza chiedere denaro, ma prodotti o servizi.

    Qualche esempio: siete abili nell’usare il computer? Ci sono strutture a cui serve il sito, una pagina Facebook, qualche lezione su come si usano i software più comuni. Sapete cucinare? Potete portare conserve, salse, dolci e molto altro. Siete dei tuttofare? Allora potete soggiornare gratis in cambio di riparazioni, imbiancature, giardinaggio e così via. Volete sperimentare le attività della campagna? C’è per voi l’opportunità di dare una mano a coltivare l’orto, raccogliere le olive, piantare alberi da frutto.

    Su Era Superba abbiamo spesso dato spazio a temi che riguardano il baratto: tra gli swap party e il successo di siti web come Reoose Persoperperso e del gruppo Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo“, passando per iniziative imprenditoriali come il negozio Passamano a Bolzano, fino a progetti più vicini a noi come quello di Silvia e Luana, che barattano saponi creati da loro con prodotti alimentari biologici.

    L’elenco delle strutture aderenti è consultabile sul sito settimanadelbaratto.it: ci sono molti bed and breakfast anche a Genova e in Liguria, per chi non vuole andare troppo lontano. Come abbiamo detto anche in altre occasioni, si tratta di iniziative molto importanti per sostenere l’economia del dono e al tempo stesso dare una mano a piccole realtà che cercano di mantenersi attive nonostante la crisi.

    Marta Traverso

  • Critica in MOVimento: concorso per recensioni di teatro e danza

    Critica in MOVimento: concorso per recensioni di teatro e danza

    Arte Immagine scuola e corsi di danzaAmi il teatro e la danza, non ti perdi uno spettacolo e ti piacerebbe lavorare come critico? Se apparire in video non ti spaventa, puoi partecipare al concorso organizzato da Studio28 Tv in collaborazione con Fondazione Cariplo.

    Critica in MOVimento è un bando destinato a persone di età superiore ai 18 anni, che abbiano assistito in prima persona a uno spettacolo di danza o teatro in qualsiasi luogo del mondo. Per partecipare è necessario realizzare un video lungo fino a 10 minuti, in cui recensire lo spettacolo secondo lo stile e il metodo che l’autore preferisce (anche con interviste, backstage ecc).

    Non è prevista quota di partecipazione e si può partecipare con uno o più video, senza limiti di numero, purché rispettino il tema del concorso. L’iscrizione avviene postando il video sulla pagina Facebook “Critica in MOVimento” entro il 31 ottobre 2012.

    I video saranno votati dagli utenti di Facebook: i 20 video che avranno ottenuto il maggior numero di “Mi piace”, saranno successivamente valutati da una giuria composta dai membri di Rete Critica, che unisce i principali siti e blog italiani di informazione e critica teatrale.

    L’autore del video vincitore avrà un premio di 1.000 € che saranno consegnati durante la cerimonia di premiazione (data e luogo ancora da stabilire).

  • Aeroporto e pericolo gabbiani: il problema è la discarica di Scarpino

    Aeroporto e pericolo gabbiani: il problema è la discarica di Scarpino

    Le hanno provate davvero tutte per eliminarli, ma loro, irriducibili non ci pensano neppure a sloggiare. Parliamo di gabbiani, migliaia di esemplari che hanno adottato l’aeroporto Cristoforo Colombo, costruito proprio a ridosso del mare, quale luogo di residenza, a due passi dalla discarica di Scarpino dove abitualmente si recano per sfamarsi.

    La settimana scorsa un aereo della British Airways partito da Genova e diretto a Londra è stato costretto a rientrare in pista subito dopo il decollo a causa dell’impatto con uno stormo di gabbiani. Per fortuna non ci sono state conseguenze per i passeggeri, ma il fatto è tutt’altro che casuale. Il fenomeno si chiama “bird strike”, ovvero l’impatto tra volatili e aerei. L’aeroporto di Genova si conferma uno dei più a rischio in Italia, insieme a Palermo, anch’esso uno scalo costiero. Nel 2010 secondo il rapporto annuale dell’Enac, l’ente che vigila sulla sicurezza degli aeroporti, gli episodi di “bird strike” al Cristoforo Colombo sono stati 19. Nel 2011 si è scesi a 10, mentre quest’anno siamo già arrivati a quota 8.

    Dalle pagine del “Secolo XIX” apprendiamo che l’aeroporto di Genova spende ogni anno 400 mila euro per fronteggiare l’emergenza volatili. Per allontanarli ed evitare il ripetersi di incidenti che potrebbero anche trasformarsi in tragedie, sono stati utilizzati ultrasuoni, cannoncini a gas, registrazioni di gabbiani in agonia, con squadre attive giorno e notte. Risultato: zero assoluto, grazie alla loro intelligenza gli animali, dopo breve tempo, comprendono che si tratta di falsi allarmi e ritornano a planare sulle piste aeroportuali.
    «Da soli non ce la facciamo – dichiara al “Secolo XIX” il direttore dell’aeroporto, Paolo Sirigu – abbiamo bisogno d’aiuto altrimenti perderemo la battaglia». Sono circa 6 mila gli animali osservati ogni mese, fino a 80 mila l’anno, spiega l’ornitologo Alessandro Montemaggiori, consulente ingaggiato per risolvere la situazione, che aggiunge «Operiamo in una condizione ambientale difficile: di fronte abbiamo la diga foranea, il luogo dove dormono, a fianco le acciaierie Ilva e il letto del Polcevera, dove stazionano e dietro c’è Scarpino dove vanno a mangiare».

    Per risolvere definitivamente la situazione una soluzione in realtà ci sarebbe.

    Come spiega dalle pagine del suo blog “Scienziato preoccupato” (http://federico-valerio.blogspot.it/), il professore Federico Valerio, esponente dell’associazione Italia Nostra, per anni ha diretto il Servizio di Chimica Ambientale dell’Istituto Italiano Tumori.

    «Al mattino presto, migliaia di gabbiani si alzano in volo e si dirigono verso la discarica del monte Scarpino, a pochi chilometri dalla costa, dove, da oltre 40 anni, mandiamo la rumenta dei genovesi. L’ora della partenza dei gabbiani non è affatto casuale, coincide esattamente con l’arrivo del primo camion carico di rifiuti. Prima che, come previsto, la rumenta spianata, sia ricoperta con uno strato di terra, i gabbiani fanno piazza pulita degli scarti organici e, una volta satolli, ritornano tranquilli al mare, sui prati dell’aeroporto e sui moli che lo proteggono».

    Eppure «sarebbe sufficente una conoscenza elementare di ecologia per risolvere alla radice il problema – sottolinea Valerio – eliminare totalmente l’alimentazione artificiale e costringere i gabbiani a ritornare ai loro antichi sistemi di sussistenza: pescare faticosamente pesci e crostacei. Meno cibo, meno gabbiani: elementare Watson!».
    Senza dimenticare che «In base a normative europee, da anni sarebbe vietato conferire scarti organici e biodegradabili in discarica – precisa Valerio – norma che elimina ben più gravi e costosi problemi, quali la produzione di eluato e il conseguente inquinamento di falde, di corsi d’acqua, del mare».
    Ma nonostante ciò «Nel nostro Bel Paese questa norma è regolarmente elusa, con continue deroghe – continua Valerio – basterebbe ridurre la produzione di rifiuti organici, eliminando gli sprechi di cibo (gli esempi ci sono: Banco Alimentare, Last Minute Market), organizzare su tutta la città una capillare raccolta differenziata dell’organico, da trasformare in buon compost da vendere ed incentivare il compostaggio domestico da parte di tutte le famiglie che hanno giardini, orti, terrazzi e poggioli fioriti».
    Così facendo, tra l’altro, si potrebbe realizzare una seria raccolta differenziata Porta a Porta degli altri scarti. «Ma a questo punto, con una raccolta differenziata superiore al 65%, cosa si darebbe da bruciare all’inceneritore/ gassificatore? – è la domanda retorica che si pone Federico Valerio – Che fine farebbero i previsti lauti guadagni? E i dividendi per il maggiore azionista ovvero il Comune?».

     

    Matteo Quadrone

  • Come leggere numeri e lettere delle uova

    Come leggere numeri e lettere delle uova

    Le Uova di PasquaSe ci trovassimo in una biblioteca o in una libreria, lì troveremmo un invito alla lettura del libro del mese… Immaginiamo se un giorno, entrando in un supermercato, trovassimo un cartellone con la scritta. “Invito alla lettura… delle uova“.

    Ebbene sì, leggere le uova… Spieghiamoci meglio: i numeri e le lettere stampate sopra il guscio rappresentano l’etichetta di tracciabilità ovvero il codice che ci permette di conoscere la filiera dell’uovo per capire il tipo di allevamento, lo stato di produzione, il codice ISTAT del comune di produzione, la provincia di produzione, il nome e il luogo dove la gallina ha deposto l’uovo e per finire in basso la data di scadenza o di deposizione.

    Alcuni dati importanti prima di passare ad un esempio concreto con il nostro uovo; il primo numero è forse il più importante, esso ci indica la tipologia di allevamento ovvero:

    “0” uova da allevamento biologico: le galline sono nutrite con mangime biologico, allevate all’aperto;
    “1” uova da allevamento all’aperto: le galline possono razzolare per alcune ore all’aperto – sono previsti nidi, trespoli e lettiere;
    “2” uova da allevamento a terra: allevamento a terra ma senza accesso all’esterno in capannoni al chiuso – uova deposte in nidi o a terra;
    “3” uova da allevamento in gabbia: allevamento in batteria in ambiente ristretto (5 galline in una gabbia grande quando una cassetta per la frutta) e deposizione delle uova direttamente in macchina.

    Come avrete sicuramente intuito questo dato è importante per due motivi: il primo attiene a ragioni prettamente etiche, infatti, a seconda della tipologia che scegliamo con il nostro acquisto, rafforziamo ed invogliamo la tipologia di allevamento che abbiamo indicato con la nostra spesa. In altri termini, se compriamo la tipologia 3, tanto per essere chiari, invogliamo e rafforziamo un tipo di allevamento che lucra sulle sofferenze inflitte a quelle sfortunate galline che vengono allevate in gabbie dove non hanno lo spazio per sgranchirsi le ali, poggiano le zampe 24 ore al giorno su barre d’acciaio e muoiono per sfruttamento e nevrosi dopo una breve vita di tormenti.

    Il secondo motivo è squisitamente economico, infatti, più ci avviciniamo alla tipologia “0” più le uova saranno care, e il perché è facilmente intuibile, le galline con tipologia diversa dalla “3” infatti, hanno un costo di allevamento ovviamente più basso di quelle allevate all’aperto… tuttavia sono certo che adesso, dopo aver saputo, non vorrete più risparmiare qualche centesimo di euro sapendo che quei pochi spiccioli procurano una vita di segregazione e sofferenze a degli esseri viventi.

    Ora passiamo all’esempio pratico: supponiamo di avere tra le mani un uovo con la seguente scritta “2 IT 096 VR 078”.
    Come avrete intuito il primo numero, ossia “2”, identifica il tipo di allevamento, uova da allevamento a terra, secondo la tipologia sopra descritta; la sigla IT identifica lo Stato di produzione; “096” è la cifra che identifica il codice ISTAT del comune di produzione; “VR” sono la sigla che indica la provincia di produzione; “078” sono i numeri che ci indicano l’allevamento in cui è stato deposto l’uovo. Sotto queste sigle troviamo la data di scadenza.

    Però, come abbiamo già avuto modo di rilevare, leggere le uova non è sempre semplice: le confezioni da sei uova, per esempio, spesso sono in cartone e non permettono la “lettura” del guscio. Inoltre, spesso le confezioni riportano la dicitura: uova biologiche e poi, una volta aperta la scatola, ecco che scopraimo che di biologico non vi è alcunchè…
    Insomma, se non impariamo a leggere le uova potremmo fare una bella frittata!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Alberto Terrile: corso di fotografia digitale e analogica al cinema Sivori

    Alberto Terrile: corso di fotografia digitale e analogica al cinema Sivori

    Alberto TerrileIl mondo della fotografia è quanto mai vario e complesso: dal primo dagherrotipo del 1839 all’ultimo modello di reflex digitale la strada fatta da questo straordinario mezzo è tantissima e infinite possibilità espressive si sono aperte lungo la via, mano a mano che tecnologie sempre più sofisticate sono progressivamente diventate alla portata del grande pubblico.

    Per gli appassionati che volessero approfondire le proprie conoscenze in merito, acquisendo nuove competenze, o per chi volesse cominciare ad avvicinarsi a questo mondo, giovedì 4 ottobre alle ore 18.30 presso il Cinema Sivori in Salita Santa Caterina si terrà la presentazione del corso semestrale di fotografia analogica e digitale tenuto da Alberto Terrile.

    Le lezioni, 16 in tutto tra teoria e pratica, inizieranno mercoledì 10 ottobre 2012 e proseguiranno fino a marzo 2013 con orario 18-20. Il corso base si propone di introdurre alla fotografia analogica e digitale, quindi non richiede capacità specifiche o attrezzature costose: «Per il base vanno bene una compatta, una bridge, una reflex analogica o digitale» dice Terrile. I temi affrontati saranno la ripresa e la realizzazione di immagini analogiche e digitali, la composizione ed il taglio, i generi fotografici. Le lezioni teoriche saranno corredate da proiezioni ed esempi provenienti dall’archivio personale del fotografo mentre le esercitazioni pratiche si faranno su set con luci professionali. Dopo la presentazione del corso si potrà fare l’iscrizione.

    Questa sera martedì 2 ottobre invece, sempre presso Sala Sivori, ore 18, Terrile presenterà il corso “Fotografare la scena”, corso specifico teorico e pratico sulla fotografia, appunto, di scena; verrà tenuta una lezione di prova gratuita e si potranno effettuare le iscrizioni. Per questo corso le lezioni sono 12, dal 2 ottobre al 18 dicembre sempre in Sala Sivori con orario 18-20.

    Attraverso esempi fotografici verranno spiegate le basi della fotografia di scena, le modalità operative,il rapporto che si instaura tra il fotografo e il teatro, la compagnia di danza o di artisti rock o jazz. Il corso prevede 4 esercitazioni dirette in scena (danza, musica e teatro). Si richiede una minima familiarità con l’apparecchio fotografico.
    «In entrambi i corsi è prevista la visione di autori; lavoro molto a feedback sulla classe – dice Terrile – ma di certo al “base” mostrerò Robert Doisneau, Richard Avedon, Arno Rafael Minkkinen, Robert Mapplethorpe, Diane Arbus, Ralph Gibson; per “Fotografare la scena” Jim Marshall, Annie Leibovitz, Baron Wolfman oltre a mostrare in entrambi i casi mie creazioni».

    Per il corso base inoltre Terrile specifica che ci saranno «2 set in studio e un’uscita (potrebbe essere un esercitazione di Street life o un lavoro sull’innalzamento della soglia di percezione del colore)» mentre per Fotografare la Scena le quattro prove pratiche consisteranno in «un’esercitazione su una prova generale della Compagnia Teatrale Palco Giochi al Teatro Garage (una mise en scene da Goldoni) più due prove di danza Afro con l’Associazione Dancing Baobabs di Vico Tana e un evento rock in via di definizione».
    «Gli allievi di tutti i miei corsi – continua il fotografo – vengono regolarmente invitati a partecipare a workshop e seminari che tengo durante l’anno».
    Al corso base seguirà, per chi desidera continuare, un modulo “intermedio”. Contestualmente alle presentazioni dei corsi, Sala Sivori ospita la mostra fotografica “Il corpo del paesaggio/il paesaggio del corpo” realizzata con i lavori degli allievi dell’anno 2011-12, visitabile fino al 26 dicembre negli orari di apertura del cinema. A questo proposito Terrile ricorda che la mostra di quest’anno attinge sia a elaborati del base che dell’intermedio.

    Per qualsiasi dettaglio aggiuntivo si può contattare direttamente Alberto Terrile all’indirizzo contact@albertoterrile.it, visitare il suo sito blog.albertoterrile.it o la pagina Wikipedia dedicata al fotografo e completa di biografia.

    Claudia Baghino
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: via ai lavori di riqualificazione

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: via ai lavori di riqualificazione

    Villa Duchessa di GallieraA breve partiranno i lavori per la riqualificazione del parco storico di Villa Duchessa di Galliera, polmone verde del quartiere di Voltri, un patrimonio naturalistico del Ponente genovese che tornerà all’antico splendore dopo anni difficili – segnati da una manutenzione ordinaria spesso carente e dalle ripetute incursioni dei vandali che hanno devastato la vegetazione e gli arredi della villa – nonostante il prezioso impegno profuso da numerosi volontari per garantire la cura del parco.

    Il programma di manutenzione straordinaria è stato diviso in due lotti per un investimento complessivo del Comune di Genova che supera i 2 milioni di euro. L’obiettivo è terminare i lavori entro il settembre 2013.
    Il primo lotto riguarda il restauro dei giardini all’italiana e quindi della vegetazione, dei vialetti e degli arredi per un totale di circa 460 mila euro. «Il progetto si ispira in parte all’impianto originale del 1872, in parte ai giardini francesi – spiega Matteo Frulio, responsabile dell’associazione amici di Villa Duchessa di Galliera e consigliere Pd del Municipio Ponente – L’opera sarà realizzata dalla Cooperativa Archeologia SCRL che, nell’agosto scorso, ha vinto la gara d’appalto».

    Per quanto riguarda il secondo lotto, l’assessore ai Parchi storici del Comune di Genova, Valeria Garotta, spiega «Stiamo ancora mettendo a punto gli ultimi dettagli, comunque gli interventi saranno diffusi su tutto il parco. I lavori dovrebbero finire in un anno, per i due lotti, infatti, abbiamo previsto un tempo di 180 giorni ciascuno».

    Ma sulla seconda fase dei lavori pesa una grande incognita «Il rischio, ancora presente, è quello di perdere i finanziamenti, 1.600.000,00 euro per il secondo lotto, se non si procederà in maniera celere alla progettazione definitiva e al contestuale bando per i cantieri nel bosco romantico – continua Matteo Frulio – Ci auguriamo che il tutto venga fatto in tempi stretti, dato che i cantieri devono essere liquidati entro la fine del 2013, pena il ritiro dei fondi per il restauro dei parchi».
    Questi interventi, insieme ad una attenta gestione «Potrebbe portare il nostro parco storico alla ribalta nazionale, con qualche prospettiva di lavoro», conclude Frulio.

    Nel prossimo futuro, per Villa Duchessa di Galliera, si profila un modello di gestione che seguirà, almeno in parte quello di Villa Serra di Comago nell’entroterra della Val Polcevera, gestito con successo da un consorzio che raggruppa tre comuni (Genova, Sant’Olcese, Serrà Riccò).
    «L’esempio di Villa Serra vale per alcuni aspetti e meno per altri – conferma l’assessore Valeria Garotta – Ma valuteremo tutto nei prossimi mesi».
    Nel frattempo alcune realtà associative si sono già fatte avanti «Su questo tema, alcuni mesi fa, era stata realizzata una delibera in consiglio comunale – conclude Garotta – Ne discuteremo con i soggetti che hanno manifestato interesse prima della fine dei lavori di ristrutturazione».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Cohousing a Genova: cos’è, come si può fare e dove cercare casa

    Cohousing a Genova: cos’è, come si può fare e dove cercare casa

    Danimarca, 1964: l’architetto Jan Gudmand-Hoyer raduna un gruppo di amici e propone loro di individuare uno spazio in cui andare a vivere tutti insieme, per ricreare “in piccolo” il clima di condivisione che nelle società antiche era tipico dei villaggi. Infatti, un tempo non esistevano né le grandi città di oggi né mezzi di trasporto che permettevano di arrivare rapidamente da un luogo all’altro: per questo, ogni singolo villaggio doveva badare da solo alla propria sussistenza. Inoltre, l’architetto voleva sperimentare un modo (quasi anacronistico, a ripensarci oggi) per contrastare l’assottigliarsi dei legami che la crescente globalizzazione ha portato nel vivere quotidiano delle persone.

    Questo è il cohousing: un percorso di vita in comune fra un gruppo di persone che si sono “scelte” e hanno individuato un luogo – per esempio un condominio – dove ognuno ha diritto al proprio spazio privato, ma dove al tempo stesso domina una logica di scambio e condivisione, per esempio con servizi in comune quali aree verdi e orti, biblioteca, area per bambini, pannelli fotovoltaici e così via.

    In questi cinquant’anni il modello si è diffuso, e in tutto il mondo – Italia inclusa – esistono ottimi esperimenti di cohousing. Un modello di vita che a Genova ancora manca.

    Per questa ragione si è costituita nei mesi scorsi “GE-COH: Associazione per la promozione del Cohousing a Genova“: un’associazione che si pone lo scopo di fornire aiuto e supporto a chiunque voglia tentare questa esperienza nella nostra città.

    Questi i vantaggi principali del cohousing, così come illustrato sul manifesto dell’associazione:
    l’aumento delle opportunità di relazione e la riduzione di patologie legate alla vita in solitudine (ad esempio per persone anziane);
    – maggiori punti di riferimento nella crescita dei bambini (aiuto nei compiti, assistenza quando i genitori non ci sono, ecc);
    – la creazione di rapporti tra gli adulti, che possono trovare occasione di confronto e dialogo con persone diverse dal proprio nucleo familiare;
    – la riduzione dell’uso improprio delle strutture, impiego più razionale delle risorse, riduzione dei consumi e dei costi;
    – possibilità di sperimentare nuove soluzioni costruttive, per esempio la bio architettura o strumenti di risparmio energetico e di miglioramento dell’impatto ambientale;
    – la partecipazione individuale alle attività di progettazione, realizzazione e mantenimento della propria casa.

    L’associazione ha sede presso il Circolo Arci Zenzero di via Torti, dove periodicamente terrà riunioni allo scopo di illustrare i principi del cohousing e prendere contatto con chiunque voglia aderire. Per contattarli ci si può recare presso il circolo Arci Zenzero o scrivere presso la pagina Facebook “Cohousing Genova”.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Corso fotografia gratis a Genova: riparte Mass alla Maddalena

    Corso fotografia gratis a Genova: riparte Mass alla Maddalena

    Ripartono alla Maddalena i corsi di fotografia gratuiti a cura del gruppo Mass – Maddalena Art & Street Spaces: da martedì 16 ottobre il laboratorio di piazza Cernaia 10r sarà aperto a tutti, con lezioni e materiali didattici gratuiti messi a disposizione dall’associazione.

    Le lezioni si terranno il martedì e venerdì dalle 18 alle 20, nei mesi di ottobre e novembre.

    Questo il programma:
    – tecniche fotografiche base (primi elementi: la macchina, come costruire un’ immagine, la luce)
    – elementi di fotoritocco e postproduzione
    – storia della fotografia
    – approfondimenti sulla fotografia e il video nei linguaggi contemporanei
    – progetti individuali

    Le iscrizioni sono aperte e i posti sono limitati (massimo 20 persone): per partecipare bisogna contattare Francesco al numero 334 7566202 o all’indirizzo mail massgenova@gmail.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    IL PRECEDENTE

    4 ottobre 2010 – Alluvione a Genova:  per l’intera giornata la pioggia si abbatte sulla Liguria, colpendo diversi Comuni del Savonese e molte zone del capoluogo, soprattutto a Ponente. La zona più colpita è Sestri, dove il Chiaravagna ha esondato e ha provocato una vittima (l’operaio Paolo Marchini) allagamenti e detriti nell’area compresa tra via Merano e via Clavarino: il punto di partenza della piena sembra essere ancora una volta il civico 15 di via Giotto, un palazzo costruito sopra l’alveo del torrente.

    L’edificio è stato costruito nel 1953, è composto da 28 appartamenti su 4 piani. Scriviamo “ancora una volta” perché si parla della sua demolizione da quasi vent’anni, poiché durante l’alluvione del 1992 la strada aveva vissuto un’emergenza analoga: la pioggia fa alzare il livello dell’acqua, il palazzo fa da “tappo”, detriti, rami e tronchi degli alberi si ammassano, il torrente straripa portando con sé acqua e fango. Da allora è in corso una querelle legale tra demanio e abitanti del palazzo: se viene demolito, a chi va l’indennizzo? Ai proprietari degli appartamenti o all’ente che rivendica quella dell’intero edificio?

    Durante un sopralluogo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso avrebbe detto: «Che ci fa qui quel palazzo?». Molto dura la replica del Sindaco Marta Vincenzi, contestata dagli abitanti del quartiere perché nei giorni dell’alluvione si trovava a Bruxelles per impegni istituzionali: «È una questione legale ventennale, io non posso buttare giù quel palazzo, è una questione tra demanio e proprietari. Non posso intervenire io con un’ordinanza. Se può farlo Bertolaso potrò superare il disappunto provato per la sua battutaccia».

    Secondo una prima stima, i danni provocati nel quartiere ammonterebbero a circa 30 milioni di euro. Il Comune ha stimato che la messa in sicurezza della città di fronte a calamità naturali comporta una spesa di oltre 18 milioni di euro, cifra non disponibile nelle casse della civica amministrazione.

    Vicoli di Sestri Ponente

    28 giugno 2012 – Il Sindaco di Genova Marco Doria, a poco più di un mese dalla sua elezione, annuncia ufficialmente quello che è stato uno dei punti chiave della sua campagna elettorale, ossia la demolizione del palazzo di via Giotto entro l’autunno, prima fase di una più complessa opera di messa in sicurezza del territorio. A questo scopo, precisa il Sindaco, «gli uffici comunali hanno predisposto un piano di interventi che prevederebbe un investimento di circa 440 milioni di euro». Il bando di gara per assegnare i lavori è stato pubblicato sul sito della Regione Liguria.

    28 agosto 2012 – Valeria Garotta, Assessore all’ambiente del Comune di Genova, scrive così sul suo profilo Twitter: “Dal 15 Settembre partono i lavori per la demolizione del palazzo di Via Giotto, causa dell’alluvione 2010 a Sestri”.

    2 settembre 2012 – La Regione Liguria, il cui presidente Claudio Burlando è anche commissario delegato al superamento dell’emergenza alluvione del 2010, annuncia lo stanziamento di 20 milioni di euro da parte del Ministero del Tesoro entro la fine del mese: si tratta di una parte dei fondi complessivi (100 milioni di euro) che devono ancora arrivare per essere ripartiti tutte le zone danneggiate dal maltempo.

    Questa la situazione: 10 milioni di euro sono arrivati subito dopo lo stanziamento e altri 45 milioni a luglio 2011. I restanti 45 milioni, a seguito di un taglio annunciato dal Governo Berlusconi e confermato anche successivamente dal Governo Monti, si sono ridotti a 27: secondo l’annuncio ufficiale della Regione, i 20 milioni di cui sopra fanno parte di questa quota, mentre i 7 rimanenti arriveranno entro fine ottobre. Di questi fondi, 5 milioni di euro sono serviti per acquistare i 28 appartamenti del palazzo di via Giotto, i cui inquilini hanno traslocato grazie a speciali agevolazioni previste in situazioni di emergenza come questa.

    La conferma arriva anche via Twitter, dal profilo di Burlando, che così ha scritto il 7 settembre in risposta a una signora di Cogoleto: “I soldi finalmente arrivano entro fine mese. Li assegnerò subito“.

    IL PRESENTE

    Ottobre 2012 – Al momento non è stata annunciata nessuna data ufficiale per la demolizione del palazzo di via Giotto. Non è quindi così scontato che entro la fine dell’anno si riesca a procedere, nonostante la volontà del sindaco.
    La giunta Vincenzi aveva indicato aprile 2013 come data per la demolizione e, se non si riusciranno a velocizzare le pratiche, non è ancora da escludere che il civico 15 possa restare in piedi fino alla prossima primavera. Attendiamo comunque gli annunci ufficiali, che metteranno definitivamente la parola fine a questo lungo iter.

    Se la data è ancora incerta, cerchiamo di capire con quali modalità avverranno i lavori e chi dovrà sostenerne i costi.

    Il primo e il secondo piano saranno demoliti mediante escavatori a pinza demolitrice, lavorando sull’alveo procedendo da monte verso valle; per quanto riguarda invece il terzo e il quarto, i mattoni verranno demoliti e calati a terra tramite appositi condotti (in modo da non diffondere la polvere), la parte strutturale verrà tagliata pezzo per pezzo e imbragata con una gru a torre – che l’impresa appaltatrice si è impegnata a montare nell’ambito dell’offerta – per poi calarla sul camion e portarla via. Il tutto a carico della Regione che, dopo aver acquistato i 28 appartamenti, ha destinato per la demolizione parte dei fondi già ricevuti dallo Stato.

    Per quanto riguarda invece il torrente Chiaravagna, è in corso da anni un progetto di adeguamento approvato in via preliminare fin dal 2001 ma finora completato solo parzialmente. In questi anni è stata allargata la vasca della foce; è stato realizzato un terzo fornice per il deflusso delle acque sotto i ponti ferroviari; è stata demolita una parte del civico 20 di via Giotto alla confluenza fra il Chiaravagna e il torrente Ruscarolo; è stato adeguato il ponticello di via Giotto sul Ruscarolo. Questi interventi, tuttavia, non hanno impedito il 4 ottobre 2010 al Chiaravagna di esondare. Da quel giorno non è stato effettuato nessun intervento strutturale sul rio Chiaravagna, tutti gli sforzi delle istituzioni si sono infatti concentrati nell’iter per la demolizione del civico 15.
    E’ bene ricordare, però, che finché non verranno realizzati tutti i lotti, i benefici e i miglioramenti effettivi saranno minimi

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Lagaccio, Voglio la Gavoglio: i residenti attendono risposte

    Lagaccio, Voglio la Gavoglio: i residenti attendono risposte

    Dopo la lettera aperta, spedita nel giugno scorso all’amministrazione comunale, la presentazione di 450 osservazioni al Puc (Piano Urbanistico Comunale) ed un incontro con il vice sindaco, svoltosi ai primi di agosto, qualcosa al Lagaccio si muove.
    Stiamo parlando del movimento eterogeneo di cittadini e associazioni che hanno dato vita al gruppo “Voglio la Gavoglio” per rivendicare un processo di partecipazione dei residenti in merito alla futura destinazione dell’area occupata dall’ex caserma Gavoglio, 60 metri quadrati in gran parte abbandonati a se stessi da lungo tempo.

    Come è noto il gruppo – nato sulla scia dell’esperienza attiva di numerose realtà e comitati che già da anni si occupano di una porzione del quartiere colpevolmente inutilizzata – si oppone strenuamente al disegno stabilito dal Puc approvato dall’ex giunta guidata da Marta Vincenzi. Per quanto riguarda l’area dell’ex caserma Gavoglio, considerata Distretto di trasformazione locale n. 3.06, le previste nuove destinazioni d’uso «cambierebbero radicalmente il disegno del precedente piano urbanistico, dando maggior peso all’edilizia abitativa e meno alla necessità di servizi e aree verdi per il quartiere», sottolinea il gruppo di cittadini del Lagaccio.

    «Il vice sindaco Stefano Bernini ci ha spiegato che l’amministrazione comunale sta stilando delle regole affinché sia possibile ridiscutere il Puc, alla luce delle numerose osservazioni  presentate dai cittadini su tutto il territorio genovese – racconta Enrico Testino, esponente del gruppo Voglio la Gavoglio – Bernini si è impegnato a consegnarci, entro settembre-ottobre, una bozza che proponga un percorso di partecipazione per affrontare le criticità da noi sollevate, in merito all’area dell’ex caserma Gavoglio. Il nostro obiettivo è costituire un tavolo di lavoro composto dai rappresentanti di tutte le realtà del Lagaccio».

    Mentre per quanto riguarda il pericolo ambientale – dovuto alla presenza di amianto nelle strutture dell’ex caserma – le risposte non sono state altrettanto positive. «In pratica abbiamo capito che non esistono studi attendibili e dettagliati sulla situazione dell’area – continua Testino – il vice sindaco ci ha confermato il suo impegno in questo senso e dovrebbe farci avere informazioni al più presto».

    Finora però nessuna comunicazione è giunta al gruppo “Voglio la Gavoglio” che nel frattempo continua la sua attività fatta di riunioni ed incontri pubblici. Se in breve tempo non dovessero arrivare le risposte promesse dall’amministrazione comunale, i cittadini sono pronti a fa sentire la loro voce, anche attraverso l’organizzazione di qualche iniziativa di protesta.

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    Terzo Valico: partono i lavori per il campo base di Trasta, nuove proteste

    A Trasta è iniziata la costruzione del campo base, opera propedeutica all’avvio dei lavori per la realizzazione del Terzo Valico, in particolare dei cantieri operativo e di servizio di Fegino. Si tratta del C.B.L. 3 (definizione da progetto) ed è uno dei 10 campi base complessivi che il Cociv dovrebbe costruire per alloggiare gli operai che saranno impiegati nei cantieri.

    Nel contempo, sul territorio genovese ed in Basso Piemonte, riparte la mobilitazione del movimento No Tav-Terzo Valico.

    Dopo i presidi dell’estate scorsa per bloccare gli espropri di terreni, la protesta del movimento che si oppone ad una grande opera considerata inutile quanto costosa, riparte. L’obiettivo è ostacolare e rallentare in ogni modo i lavori. Lunedì e martedì sera a Pozzolo Formigaro e Novi Ligure sono previste 2 assemblee pubbliche, mentre per mercoledì 3 ottobre l’appuntamento è dalle ore 17 presso via Ugo Polonio a Trasta per un presidio a cui seguirà in serata una fiaccolata con l’intento di accerchiare il cantiere. All’iniziativa di lotta popolare parteciperanno gli abitanti di Trasta, i genitori e i bambini della scuola Villa Sanguineti, i comitati liguri e piemontesi.

    I campi base sono dei veri e propri villaggi indipendenti dal tessuto socio economico locale. Nel campo base di Trasta – 14.372 metri quadrati di estensione – che sorge nell’area dismessa del parco ferroviario di Teglia con l’accesso da via Ugo Polonio sulla sponda destra del torrente Polcevera, è prevista la costruzione di un dormitorio a due piani per 320 operai, parcheggi, guardiania, infermeria, magazzini, ecc.

    Secondo il movimento No Tav-Terzo Valico il fatto che questo campo si realizzi in un’area ferroviaria dismessa è un evidente segno di debolezza del Cociv visto che «per aprire altri campi base o cantieri o per le opere di modifica della viabilità sarebbe stato necessario eseguire gli espropri e confrontarsi con il dato di partecipazione popolare consegnatoci dal mese di mobilitazioni estive, hanno pensato bene di prendere la strada più facile e iniziare a lavorare in un’area già loro messa a disposizione dalle ferrovie. Questo è un segno di debolezza del Cociv e di tutta la classe politica che sostiene il Terzo valico».

    Sabato 6 ottobre sarà la volta della marcia popolare No Tav-Terzo Valico da Serravalle ad Arquata. L’appuntamento è alle ore 14:00 a Serravalle in Piazza Coppi. Per favorire la più ampia partecipazione il comitato della Val Verde organizza un pullman dall’alta Valpolcevera con partenza da Isoverde alle ore 12:50 e da Campomorone alle ore 13:00, la spesa è di 10 euro circa per persona (per prenotazioni e info scrivere a valverdenotav@libero.it o chiamare il n. 348/8337597), mentre dal centro di Genova c’è un treno che parte da Piazza Principe alle 12.28 e arriva a Serravalle alle 13:02. Dalla Valpolcevera, invece, c’è un treno che ferma a Ge-Sampierdarena 11.37, Ge-Rivarolo 11.42, Ge-Bolzaneto 11.46, Ge-Pontedecimo 11:50, cambio ad Arquata S. alle 12:57 ed arrivo a Serravalle alle 13:02.

    «Dopodichè ogni giorno e ogni ora sono quelli buoni per contrastare il campo base di Trasta – conclude il movimento No Tav-Terzo Valico – Da queste parti lo scoraggiamento e la rassegnazione non sono di casa, la resistenza sarà lunga, determinata e al fine vittoriosa».

     

    Matteo Quadrone