Mese: Ottobre 2012

  • “La regola del gioco”: inizia la stagione al Teatro della Tosse

    “La regola del gioco”: inizia la stagione al Teatro della Tosse

    Ingresso Teatro della TosseIl Teatro della Tosse inizia la nuova stagione teatrale con lo spettacolo La regola del gioco, che andrà in scena da mercoledì 10 a domenica 21 ottobre.

    Un’anziana coppia che ha passato insieme la vita; due giovani donne; un marito, una moglie, un’amante. Figure quotidiane che compiono gesti semplici e ripetuti all’interno del caos che li circonda o che hanno contribuito a creare con le proprie mani. Sono sospesi, come fluttuanti nell’aria, senza contatto con il terreno, concentrati sulle loro minute realtà. Quattro quadranti di luce in cui hanno luogo altrettante situazioni. In scena solo dieci sedie bianche. È l’azione a parlare, i sette attori sono sempre sul palco. I protagonisti si muovono e i loro doppi vengono proiettati su uno schermo grande quanto il palcoscenico. Una videocamera dall’alto percepisce con fermezza i loro movimenti ossessivi. Vengono trasformati in animali da laboratorio. Lo spettatore ha due prospettive.

    Sul palcoscenico gli attori Silvia Bottini, Linda Caridi, Bruno Cereseto, Sara Cianfriglia, Andrea Di Casa, Sara Nomellini, Lucia Schierano.

    Lo spettacolo avrà inizio alle 20.30 (con aperitivo a buffet a partire dalle 19.30), mentre solo la domenica sarà anticipato alle 18.30. La biglietteria del teatro è aperta dal lunedì al venerdì ore 9-20, sabato ore 15-20 e domenica ore 15-18.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Anemmu in bici a Zena: un blog per promuovere le due ruote in città

    Anemmu in bici a Zena: un blog per promuovere le due ruote in città

    Biciletta a GenovaNel 2009 un genovese amante della bici si è iscritto a Facebook e si è detto: “Diamo un senso a questo social network“. Il suo nome è Gianluca Fontana, è nato e cresciuto a Genova, e fin da adolescente si è allenato & abituato a pedalare in mezzo al traffico, fra strade in saliscendi e in una città che ancora oggi molti considerano “non a misura di ciclista”.

    Tre anni fa ha creato un gruppo su Facebook (oggi diventato pagina, con quasi 900 fan) per raccontare la sua passione verso le due ruote e condividerla con altre persone. Un percorso lungo, perché nel 2009 i ciclisti abituali erano meno di adesso e perché non c’era ancora una forte attenzione su questi argomenti, ma che ha portato nel tempo alla creazione di una “massa critica” che attraverso Facebook discute di biciclette, mobilità, trasporto pubblico e così via. Con il tempo, spinto anche dal contatto con gruppi analoghi di altre città e dal desiderio di creare riflessioni più articolate di quelle possibili sui social network, ha aperto un blog attivo da gennaio 2012 e dal titolo Anemmu in bici a Zena.

    Un progetto senza alcuna collocazione politica o associativa, ma che ha creato nel tempo una fitta rete di persone che si scambiano notizie e opinioni, e che grazie al semplice bottone Condividi di Facebook hanno fatto conoscere la realtà della “Genova su due ruote” anche in altre città italiane e all’estero. «Ho iniziato ad andare in bici a causa di una ragazza: lei non aveva paura a pedalare in mezzo al traffico e io non volevo essere da meno. Avere una persona che ti “sblocca” rende più facile l’approccio alla bici, soprattutto nello sfatare luoghi comuni come il “non si può pedalare nel traffico”. Ogni genovese che va abitualmente in bicicletta dovrebbe fare qualcosa del genere, sensibilizzare amici e conoscenti a fare altrettanto», racconta Gianluca.

    Attraverso il blog scopriamo che uno dei mezzi più utilizzati a Genova è la bici pieghevole, acquistabile nei negozi di articoli sportivi e che «una volta che si è imparato a montare e smontare, si rivela molto pratica perché la si può portare sull’autobus o tenere in luoghi dove non occupa troppo spazio».

    I ciclisti genovesi sono dunque tanti ed eterogenei, e grazie a eventi come la Mobility Week oggi hanno la possibilità di incontrarsi anche fuori dal web. Anche Anemmu in bici a Zena non è solo un blog, ma dallo scorso aprile ha un suo spazio in città: Gianluca è infatti uno dei fondatori del Cicloriparo, che al circolo Belleville offre supporto a chi vuole imparare come si mantiene e si ripara la bicicletta (per saperne di più basta scrivere all’indirizzo mail cicloriparo@yahoo.it). Finora è l’unico spazio in città, totalmente autogestito grazie al tempo e alle risorse dei volontari, ma che in questi mesi ha avuto riscontri positivi e moltissimi contatti: «Sarebbe bello che ne nascessero altri, magari sovvenzionati dal Comune».

    Proprio il rapporto con le istituzioni è la nota dolente dei ciclisti urbani: «sarebbe un ottimo punto di partenza se qualcuno dicesse pubblicamente che andare in bici è utile alla città, perché porta vantaggi come la riduzione dello smog e del traffico».  Per il resto, Genova è ancora una città povera di piste ciclabili e dove il servizio di bike sharing presenta molte note dolenti. Gianluca ne elenca tre: «ci sono pochi mezzi, collocati soprattutto nel centro città, non è aperto ai turisti e la manutenzione è scarsa. I soldi andrebbero investiti diversamente, per esempio creando percorsi alternativi al traffico a scorrimento veloce, con una segnaletica ad hoc, e in parallelo incentivando piccole aziende ad investire nel noleggio di bici ai turisti».

    Progetti per il futuro? Un tema che sta molto a cuore a Gianluca, che oltre a essere un appassionato ciclista è anche marito e padre, è creare percorsi dedicati per famiglie con bambini: a questo scopo si sta lavorando con Fiab per realizzare un progetto comune, ma nel frattempo diverse scuole della città si sono mostrate interessate e stanno cercando di stimolare l’amore per la bicicletta nei loro alunni.

    Marta Traverso
    [foto di Diego Arbore]

  • Stop al consumo di territorio: lettera al Ministro dell’Agricoltura

    Stop al consumo di territorio: lettera al Ministro dell’Agricoltura

    Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio scrive al Ministro dell’Agricoltura Mario Catania «Bene il disegno di legge salvasuoli, ma occorre un forte ripensamento di scelte già fatte che incombono sui suoli agricoli. Dal Parlamento ci aspettiamo un segnale di buona volontà: mai più gli oneri di urbanizzazione come cassa corrente dei comuni».

    In una regione come la Liguria – da anni vittima di una soffocante cementificazione che ha spazzato via buona parte del nostro vasto patrimonio ambientale – il Ddl rappresenta un’occasione importante per provare ad invertire la tendenza.

    «Il “consumo di suolo” non può restare un principio, né un enunciato: servono misure concrete, afferma Alessandro Mortarino, coordinatore nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e della campagna “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”, annunciando l’invio di una lettera di osservazioni e di proposte al Ministro delle Politiche agricole Mario Catania, primo firmatario del disegno di legge per la valorizzazione dei terreni agricoli e contro la loro cementificazione approvato il 14 settembre 2012 dal Consiglio dei ministri.

    Secondo il Forum «Il disegno di legge coglie nel segno: il consumo di suolo, agricolo e forestale, rappresenta la sottrazione di una risorsa fondamentale per il benessere della comunità nazionale. La prassi amministrativa e di pianificazione territoriale deve oggi iniziare a confrontarsi con la finitezza delle risorse e dei beni comuni».

    Tuttavia « È fondamentale che la norma acquisisca al suolo il senso e il riconoscimento di bene comune – commenta Damiano Di Simine, coordinatore del Gruppo tecnico che ha redatto le osservazioni al ddl – I tempi sono maturi perché valori quali la sicurezza e l’autonomia alimentare, il paesaggio, i servizi ambientali e le funzioni ecosistemiche vengano resi prevalenti rispetto al diritto di proprietà, che non porta con sé il diritto di consumare e cementificare un bene comune qual è il suolo».

    Anche nell’attuale legislatura, infatti «Continuiamo ad assistere alla proposizione di programmi infrastrutturali ridondanti, ad esempio in materia di grande viabilità e non mirati al superamento di reali e prioritarie carenze del Paese – sottolinea il Forum – la legge in discussione in questi giorni che dispone regimi urbanistici derogatori straordinari motivati dalla realizzazione di stadi appartiene alla peggior tradizione di deregulation urbanistica e, se approvata, determinerà ferite profonde nel paesaggio rurale del nostro Paese».

    Il documento, elaborato dal Gruppo tecnico del Forum ed inviato al ministro Catania, contiene “osservazioni” alla bozza di ddl e proposte integrative tese al perfetto raggiungimento degli obiettivi dichiarati dagli intenti del provvedimento, ovvero la salvaguardia concreta dei suoli agricoli.

    Tra i punti evidenziati nel documento, si segnalano in particolare:

    – la necessità di far sì che la norma definisca il “suolo” come un “bene comune”;

    – una più stretta definizione di “aree agricole” in funzione del loro stato di fatto (ovvero che si considerino come “terreni agricoli” tutte le superfici interessate dalla presenza di suoli produttivi vegetati, coltivati, incolti o forestali, attualmente non interessate da edificazioni e infrastrutture e non i soli terreni così indicati dagli strumenti urbanistici comunali);

    – la soppressione della soglia massima di superficie agricola “edificabile” prevista dal ddl, anteponendo -per ognuno dei Comuni italiani- un prioritario censimento del patrimonio edilizio esistente e le sue potenzialità residue;

    – il prolungamento ad almeno 20 anni del divieto di mutamento di destinazione per i terreni che hanno beneficiato di aiuti di Stato e Comunitari (molti dei quali prevedono interventi, ad esempio agropaesistici e forestali, la cui maturità interviene oltre i 10 anni dall’impianto).

    «Il DdL coglie nel segno quando propone di bloccare la distrazione di risorse provenienti da oneri di urbanizzazione per coprire le spese correnti dei comuni: è inaccettabile che i comuni svendano il territorio per esigenze di cassa – conclude il Forum – Ma su questo ci aspettiamo un segnale chiaro da parte del Parlamento, che invece negli ultimi anni ha sistematicamente riproposto questa possibilità attraverso le Leggi finanziarie».

  • Gruppo di lettura a Genova alla libreria Falso Demetrio

    Gruppo di lettura a Genova alla libreria Falso Demetrio

    libreria falso demetrio genovaMercoledì 10 ottobre, a partire dalle 20.30, la Libreria Falso Demetrio di via San Bernardo ospita un incontro a cura di Daniela Penzavalle, che vuole introdurre un gruppo di lettura che si terrà proprio in libreria nel corso dei prossimi mesi.

    Il nome dato al gruppo è Da Faulkner a V. Grossman (passando per Landolfi, Echenoz e Joyce). Scopo di questa serata sarà scegliere tutti insieme un romanzo che possa incuriosire e appassionare i partecipanti, e che diventerà argomento dell’incontro successivo.

    Il gruppo di lettura sarà strutturato in un incontro al mese, nel corso del quale si discuterà il romanzo letto e se ne sceglierà un successivo. Modalità e dettagli del gruppo verranno discussi e stabiliti durante la serata.

  • Tahrir: documentario di Stefano Savona al cinema Corallo

    Tahrir: documentario di Stefano Savona al cinema Corallo

    tahrir documentarioQuesta sera (lunedì 8 ottobre, ndr) alle 21.25 il cinema Corallo di Carignano accoglie il regista Stefano Savona per la proiezione del suo documentario Tahrir. Liberation Square, che racconta la rivoluzione in Egitto che ha portato alla caduta del regime di Hosni Mubarak e che è stato premiato come “Miglior documentario” ai David di Donatello 2011.

    Il regista ha vissuto dieci giorni e dieci notti nella piazza del Cairo in cui si erano radunati i manifestanti, e da lì ha raccolto il materiale per questo film.

    L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione Laboratorio Probabile Bellamy, presso la cui sede Stefano Savona sta tenendo un workshop di regia e sceneggiatura proprio in questi giorni.

    Il costo del biglietto è di 4 €.

  • Corso fumetto Genova: tutti a scuola per diventare autore di manga

    Corso fumetto Genova: tutti a scuola per diventare autore di manga

    fumettoPer il secondo anno a Genova arrivano le lezioni dell’Accademia Europea di Manga, che si tengono in varie città italiane per insegnare i rudimenti base della scrittura di manga.

    I corsi si terranno la domenica dal 14 ottobre 2012 al 13 gennaio 2013 in una sala dell’Hotel Astoria (piazza Brignole 4), ciascun incontro durerà 6 ore (10-13, pausa pranzo, 14-17) per un totale di 36 ore di corso. Queste le date precise delle lezioni: 14 ottobre, 28 ottobre, 18 novembre, 2 dicembre, 16 dicembre, 13 gennaio.

    Le iscrizioni sono aperte a ragazzi/e dai 12 anni in su e si partirà con un numero massimo di 16 allievi.

    L’iscrizione avviene compilando il formulario sul sito mangasummerschool.it. Il corso è a pagamento, si dovrà versare una quota di 484 € (che si potrà pagare in due rate) comprensiva di tutto il materiale didattico per seguire le lezioni e per esercitarsi a casa (carta, inchiostro, pennini ecc), che verranno consegnati durante la prima lezione.

  • Ospedali Ponente Val Polcevera: incontro comitati-assessore Montaldo

    Ospedali Ponente Val Polcevera: incontro comitati-assessore Montaldo

    Un comunicato dai toni durissimi – diffuso dai Comitati per la salvezza degli ospedali di Sestri Ponente e Pontedecimo dopo l’incontro con l’assessore alla Sanità, Claudio Montaldo, svoltosi nella serata di giovedì scorso e durato oltre 3 ore – conferma la totale chiusura, da parte della Regione Liguria, a qualsiasi confronto con cittadini, istituzioni locali (Municipi Medio Ponente e Valpolcevera) e sindacati.
    All’appuntamento era presente anche il Comitato contro l’operazione immobiliare del Galliera, mentre l’assessore Montaldo era accompagnato dal dottor Bonanni, direttore dell’assessorato alla Sanità, dal dottor Murgia, Segretario Generale della Regione Liguria e dalla dott.ssa Rebagliati, coordinatrice dei servizi ospedalieri della Asl 3.
    «Durante la riunione, prima si è defilato il dottor Bonanni poi il dottor Murgia – sottolinea la nota – In sala è rimasta la dott.ssa Rebagliati che ha dato fino alla fine man forte all’assessore prima di congedarsi».
    Dall’altra parte, in rappresentanza dei Comitati, erano presenti una ventina di persone fatte accedere alla sala in numero chiuso, mentre altre decine di cittadini stazionavano fuori dalla Regione e hanno salutato con applausi ironici l’arrivo in sede del Presidente della Regione, Claudio Burlando.

    I Comitati hanno chiesto conto degli impegni presi dall’assessore Montaldo e dal governatore Burlando nel 2006-2007 «Impegni che prevedevano la costruzione del nuovo ospedale del Ponente, finanziandolo, per iniziare, mediante l’utilizzo delle risorse destinate all’ospedale di Vallata (dirottate invece sul Galliera) e che prevedevano inoltre di non tagliare alcun servizio ospedaliero del Ponente e della Valpolcevera fino a che non fosse stato realizzato il nuovo ospedale, ovviamente impegni non onorati».
    A questo punto l’assessore, secondo i cittadini, ha cominciato ad arrampicarsi sugli specchi, trincerandosi dietro a una ricostruzione dei fatti per nulla convincente «Nel 2006/2007 vi era un’altra situazione politica, non si potevano utilizzare i finanziamenti per l’ospedale del Ponente perché per fare il progetto si doveva disporre dell’intero finanziamento dell’opera, inoltre non era ancora stato individuato il sito dove costruire», così si sarebbe difeso Montaldo.

    «Chissà perché questo ragionamento non è valso per il privato Galliera che non ha ancora ottenuto i finanziamenti per l’intera opera – ribadisce la nota – nonostante ciò, come ha ricordato la rappresentante del Comitato, ha speso ben 3 milioni di euro di progettazione per un’opera che non verrà realizzata. Quei 3 milioni erano fondi pubblici? Nessuna risposta da Montaldo».
    Inoltre l’assessore si è dimostrato sordo anche ai richiami dei Presidenti dei Municipi del Medio Ponente e della Valpolcevera, dei Sindaci dell’alta Valpolcevera, dei sindacalisti della FIALS e della CGIL funzione pubblica che chiedevano di porre una moratoria e aprire il confronto.
    Montaldo è stato irremovibile e ha confermato – utilizzando altri termini – le chiusure della Chirurgia e della Cardiologia del Gallino di Pontedecimo e della Neurologia e Psichiatria, nonché del Pronto Soccorso, nelle ore notturne, del Padre Antero di Sestri Ponente.

    Inoltre l’assessore «Ha affermato di aver bisogno di medici e infermieri per il Villa Scassi e di non poterne assumere a causa delle decisioni governative, salvo essere subito smentito: ha infatti autorizzato la ASL 3 ad assumere ben 3 ingegneri con stipendi per ora sconosciuti».
    Una decisione che fa storcere il naso al sindacato autonomo Fials «La scelta di assumere 3 ingegneri mentre si nega ogni possibile assunzione di personale indispensabile all’assistenza diretta, ovvero infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e persino qualche specialità medica carente, non la riteniamo opportuna – spiega il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Così come confermiamo la nostra contrarietà all’espletamento del concorso per il direttore del presidio unico del ponente. Mentre imperversano i tagli che negano servizi essenziali a cittadini, disabili e anziani, mentre si paventano esuberi di lavoratori nella sanità pubblica, certe scelte dovrebbero essere congelate in attesa di tempi migliori».

    Ai cittadini che facevano notare anche la caotica situazione del pronto Soccorso del Villa Scassi, sempre alle prese con la carenza di spazi «L’assessore, con piglio decisionista, rispondeva che avrebbero utilizzato quelli del padiglione 9 BIS in via di ultimazione. Peccato che si presuma che i lavori terminino a febbraio o marzo del 2013 (forse) e che la chiusura del Pronto Soccorso di Sestri sia stata decretata per il 31 ottobre».

    Infine è stata confermata la chiusura totale ad ogni richiesta di sospensione dei provvedimenti e non è mancata un’ultima chicca «Secondo Montaldo l’Evangelico di Castelletto non è più un ospedale poiché vi si pratica soltanto la day-surgery, mentre per il Gallino e il Padre Antero, che saranno nelle stesse condizioni, non si potrà parlare di ospedali chiusi».
    «Purtroppo non sarà così! – conclude la nota dei comitati – La lotta continua con nuove iniziative di mobilitazione».
    A onor di cronaca la riunione è terminata con toni piuttosto accesi e quando l’assessore è uscito dalla Regione è stato accolto da una marea di fischi.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Fight for money: al Lucrezia concorso per band hip hop e dance

    Fight for money: al Lucrezia concorso per band hip hop e dance

    band musicaFight For Money è un concorso rivolto ai gruppi hip hop e dance hall, che avranno la possibilità di vincere un premio in denaro ed esibirsi in una serata live al Lucrezia Bar di vico Caprettari.

    Per iscriversi è necessario telefonare ai numeri 340 2949920 o 388 4252548, oppure scrivere una mail a comparinigiordana@libero.it. Bisogna precisare la provenienza delle basi strumentali, se si tratta di cover o auto prodotte.

    Le band si esibiranno mercoledì 10 ottobre (dalle 21 alle 24) e il vincitore sarà scelto da una valutazione combinata tra giuria e pubblico. Nel corso di varie serate le band si sfideranno in gironi eliminatori, fino alla premiazione del vincitore.

  • Start 2012, l’apertura collettiva delle gallerie d’arte di Genova

    Start 2012, l’apertura collettiva delle gallerie d’arte di Genova

    La mostra nella galleria d'arteAnche quest’anno l’associazione Start, che riunisce le gallerie genovesi d’arte moderna e contemporanea, ha organizzato l’apertura collettiva che ha dato il via alla stagione espositiva 2012-1013. Le gallerie aderenti all’iniziativa sono state 22, la maggior parte di esse situate nel centro storico e quindi visitabili tutte in una sera, passeggiando da un vicolo all’altro a scoprire gli splendidi spazi espositivi nascosti nelle pance degli edifici storici; colonne, volte ribassate, conci grezzi e rampe di scale medievali che fanno da quinta teatrale a opere contemporanee, con effetti di contrasto incredibilmente suggestivi. Abbiamo curiosato anche noi tra le varie gallerie e parlato con artisti e galleristi in questa notte all’insegna dell’arte.

    La galleria Il Vicolo espone una collettiva di nove artiste che hanno lavorato sul tema “Beauty Case”, titolo stesso dell’esposizione: ce ne parla Francesca Gattoni, curatrice, insieme a Martina Gagliardi, gallerista: «Volevamo presentare, per Start, una mostra al femminile, un po’ anche per celebrare la tradizione della galleria che è matriarcale, e abbiamo deciso di presentare artiste che avessero indagato nel loro lavoro il tema della bellezza, declinato nelle tecniche proprie di ognuna di loro. Abbiamo scelto il tema del beauty-case perché è legato al viaggio e Genova è da sempre città di scambi culturali, quindi c’era l’idea di fare arrivare artiste di un’altra città che idealmente portassero il loro “bagaglio” fino a qui».
    Tecniche particolari come quella utilizzata da Francesca Gagliardi, che crea le sue opere mettendo insieme trucchi per il viso e ricoprendoli con una fusione in ceramica. La sua serie “Home”, incentrata sulla casa-gabbia, è affrontata con mezzi differenti, dal disegno, alla carta forata, ai rossetti, usati come piccoli pali a dar vita a case d’oro e d’argento, di cui si intende l’intima fattura solo a un’analisi molto attenta: «C’è l’idea del doppio, una gabbia che si riflette in uno specchio e che rimanda al prezzo che bisogna pagare per apparire belle… e c’è tutta una serie di trucchi che fanno da prigione, da gabbia dorata appunto». Miss Paka, writer, usa invece mezzi completamente diversi: «Qui cambiamo completamente genere – dice Francesca – con una gestualità più immediata e meno ricercata ma con un’identica profondità riflessiva, perché la bambina protagonista delle sue opere (che è poi il suo alter ego) si distacca dalla massa – rappresentata dai fogli di giornale usati come sfondo del quadro – e gioca con una palla rossa al di sopra dello scorrere troppo veloce degli eventi intorno a noi».

    Centro storico di GenovaArte moderna e contemporanea a Genova

     

     

     

     

     

     

     

    La galleria Guidi&Schoen presenta invece un confronto tra artisti italiani e americani, tutti molto giovani: «Il titolo è “Face to Face – dice Chico Schoen – perché la mostra vuole mettere faccia a faccia questi giovani artisti che lavorano attraverso la pittura in due continenti diversi. Noi abbiamo aperto dieci anni fa lavorando con artisti giovani, alcuni di loro continuano la loro collaborazione con noi, ma abbiamo anche l’esigenza di volgerci al nuovo e inserire nuovi nomi, ricominciare un percorso. Cerchiamo regolarmente perciò nuove voci». Guglielmo Castelli, uno degli artisti in mostra: «Questi ultimi lavori che ho fatto sono stati pensati ad hoc per questo progetto. Io parto come illustratore per l’infanzia, quindi il rapporto tra titolo e immagine, laddove il titolo aiuta l’immagine e viceversa, per me è fondamentale. Nel mio lavoro cerco di contrapporre un’idea di caduta e fallimento a toni cromatici molto leggeri. Tutte le mie figure sono ritratte di schiena o si coprono l’una con l’altra in modo che ci si possa identificare in ognuna di loro. Per me il fallimento è intrinseco alle cose e non per forza è qualcosa di negativo perché significa esperienza».

    Arte moderna e contemporanea

    Arte moderna e contemporanea, mostra Face to Face

     

     

     

     

     

     

    Dell’artista Vitaliano è invece “Reflex”, la personale ordinata alla galleria Cerruti Arte: «Vitaliano ha una grande tecnica pittorica – dice Edgardo Cerruti – a cui ha in qualche modo rinunciato in nome di una grande sintesi. Nelle tele esposte la perfezione scultorea diventa umana, c’è una Nike di Samotracia che diventa donna, e la trasformazione porta con sé tutte le imperfezioni dell’essere umani. Di qui è arrivato alle ultime opere, ombre cinesi quasi, dove toglie tutti i particolari per lasciare solo le forme scure: questo per evitare che le persone si fermino alla superficie, che guardino solo la tecnica, il disegno, venendo distratte dal significato». L’artista presenta anche una serie di “Piccoli”, gocce della nostra società li descrive il gallerista: questi non vengono venduti in blocco o con l’esposizione proposta, ma ciascuno può scegliere quelli che preferisce creandosi la propria composizione, la propria storia.

     

    La mostra di VitalianoCerruti Arte, Vitaliano

     

     

     

     

     

     

    Enrico Macchiavello, ViolaboxUna mostra alla galleria d'arte Violabox

     

     

     

     

     

     

     

    La galleria Violabox infine propone le irriverenti e divertenti opere di Enrico Macchiavello (già noto al grande pubblico per avere creato la serie di personaggi animati che per diverso tempo è stata protagonista dell’advertising della birra Ceres): con lo stile disegnativo che lo contraddistingue ha realizzato una serie di peepshows – da cui il titolo della mostra – scatole all’interno delle quali si sbircia (to peep significa sbirciare) grazie ad un foro che ci mostra immagini infinitamente ricche di particolari minuziosamente curati: «Il peepshow era un oggetto in uso nell’Ottocento come divertissement da salotto, e attraverso un’illusione ottica ricrea un ambiente dove l’occhio a causa della visione monoculare viene ingannato, e aumenta la sensazione di immersione nell’immagine. Io l’ho adattato al mio stile disegnando ambientazioni grottesche. La scelta di usare solo il bianco e nero aumenta l’effetto ottico di straniamento e concentra l’attenzione sul segno». Ecco quindi Peeping the Circles, in cui ogni immagine concentrica all’altra illustra un girone dantesco con le varie pene, Pino Peephole che ci mostra letteralmente il colon di Pino popolato di omini-batteri e….non solo!, Peeping the Reactor, in cui uomini e mostri da radiazioni nucleari si muovono all’interno di un reattore, o Peeping the Ocean che ci porta sempre più giù nel mare fino a tritoni, sirene e pesci abissali. Dice di lui Viola Gailli, gallerista: «Ho scelto lui perché mi ha davvero impressionata il suo lavoro particolarissimo, le immagini sono ricche di dettagli che si colgono uno alla volta e che bisogna andare a cercare osservando da vicino, ogni volta che si guarda dallo spioncino si vede un particolare in più, una storia diversa».

    Le esposizioni attualmente in essere proseguono per un mese circa e possono essere visitate con gli orari specifici di ogni galleria, reperibili sui relativi siti.

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Collettivo Cantacronache e Folk studio, tutta un’altra musica…

    Collettivo Cantacronache e Folk studio, tutta un’altra musica…

    Folk Studio, RomaMi permetto, innanzitutto, di segnalare un bel libro… Si tratta di “Retromania” di Simon Reynolds, ISBN Edizioni. Il libro tocca almeno in parte il nostro argomento, a dimostrazione di quanto il senso di “mancanza di novità”, di continua (ed eterna?…) ricapitolazione ed il conseguente senso di smarrimento sia tema di profonda attualità.

    Nel 1958, nell’industriale Torino si formò il collettivo “Cantacronache”, che comprendeva un gruppo di musicisti, intellettuali, autori e scrittori (per fare alcuni nomi: M. L. Straniero, E. Jona, U. Eco, I. Calvino, F. Fortini, Margot, F. Amodei, S. Liberovici) che già esprimevano – in questo vicini alle tematiche care alla scuola di Francoforte, Adorno in primis – un giudizio decisamente critico nei confronti della nascente “industria culturale”, responsabile diretta della cultura di massa. Il movimento di “Cantacronache” (che poi sfocerà nel “Nuovo canzoniere italiano”) proponeva un tipo di canzone caratterizzata da una forte motivazione sociale; una canzone vissuta come impegno culturale e politico, che spesso traeva spunto da fatti di cronaca. Infine, una canzone che si voleva fuori dal circuito discografico/commerciale, fuori dalla logica del “prodotto di consumo”.

    Diversi fra i cantautori della prima ondata ebbero contatti più o meno episodici con i componenti di questo gruppo. Oggi è riconosciuta la notevole rilevanza culturale  che il collettivo “Cantacronache” esercitò in quegli anni e il ruolo di stimolo che continuò ad avere negli anni successivi, anche dopo lo scioglimento, ruolo importantissimo per la storia della canzone italiana e ancor più per la futura canzone d’autore.

    Nel 1960 nasce a Roma il “Folk studio”, rilevato nel 1967 da G. Cesaroni che lo fece diventare un punto di riferimento nazionale. La leggenda vuole che nei primissimi anni ’60 passasse dal “Folk studio” anche un giovane Bob Dylan agli inizi della sua carriera. Per il resto questo locale di Trastevere fu il ritrovo della “scuola romana” dei cantautori (F. De Gregori, A. Venditti, G Lo Cascio, R. Zenobi, R. Gaetano, E. Bassignano, S. Rosso, M. Locasciulli ecc…).

    Sempre nel 1960 ci furono i gravi fatti di Genova (sollevazione della popolazione per impedire un congresso nel partito neo-fascista M.S.I. con feroci cariche della polizia) che fecero registrare una forte partecipazione giovanile. Agli inizi degli anni ’60 F. De André inizia a scrivere le prime canzoni. Nel 1962 F. Guccini scriverà la struggente “Auschwitz”…

    Anche un altro gruppo di primissimo piano nella scena musicale italiana, I Nomadi, interpreterà molte canzoni di F. Guccini. In particolare “Dio è morto” (che la R.A.I. prontamente censurò) divenne un manifesto, così come importantissimo Lp di F. Guccini, “Folk-beat n1”, testimonianza di come si potessero scrivere le canzoni in maniera diversa, canzoni che erano espressioni del mondo di sentire, pensare, vivere delle giovani generazioni. Nella diffusione di questi primi fermenti di “controcultura” – in opposizione al modo di vivere borghese – per ora spontanei, esistenziali, e in questo senso pre-politici, giocarono un certo ruolo alcuni locali pioneristici che sorsero nelle più importanti città italiane. Locali diversi, frequentati da un pubblico forse più raffinato e anticonformista ma che, soprattutto, funzionavano da “luoghi identitari”, da “posti giusti”, in modo particolare per i musicisti e gli appassionati. Alcuni locali si ispiravano alle “caves” parigine frequentate dagli esistenzialisti. Sotto questo profilo non va dimenticato che per una buona parte dei primi cantautori il riferimento alla Francia e ai suoi chansonniers (C. Trenet, J. Greco, J. Brel, G. Brassens, L. Ferrè, ecc…) fu sempre molto importante.

    Si è detto che nel 1960 aprì i battenti a Roma il Folk studio. Ricordiamo almeno: il “Santa Tecla saloon”, “L’Aretusa” e la “Taverna messicana” a Milano dove suonavano G.Gaber e Jannacci, L. Tenco, A. Celentano e, successivamente, sempre a Milano, il “Capolinea”, ritrovo di molti jazzisti italiani e non, ed infine il “Derby club”.

    A Genova vanno ricordati i locali dell’ angiporto, il “Cafè borsa” e il “Ragno d’oro”, frequentati da G. Paoli, U. Bindi, B. Lauzi, F. De Andrè, i fratelli Reverberi, oltre i già citati G. Gaber e L. Tenco.

    Il 1962 fu anno di nascita del “Nuovo canzoniere italiano” che ebbe come figure di spicco G. Marini e il musicologo L. Pestalozza. Anche questo collettivo proponeva una maniera diversa di considerare e fare canzoni, impegnandosi in seri studi sulle tradizioni musicali popolari, nell’intento di salvaguardare l’identità e l’esistenza stessa della cultura operaia e contadina. Da ricordare un libro che ebbe culturalmente un notevole impatto, prodotto da questo ambiente: “Le canzoni della cattiva coscienza”.

    Gianni Martini

  • Pesto e Dintorni: al via la manifestazione gastronomica di Lavagna

    Pesto e Dintorni: al via la manifestazione gastronomica di Lavagna

    PestoDopo il grandissimo successo delle precedenti edizioni, Lavagna ospita nel primo weekend di ottobre la nona edizione della manifestazione gastronomica Pesto e Dintorni, una rassegna dedicata al condimento ligure più famoso del mondo e agli ingredienti per realizzarlo: basilico, aglio, olio, sale, pinoli, pecorino e formaggio grana.

    Come ogni anno, sono numerosissimi gli eventi in programma, dai laboratori  sulla preparazione del pesto ai corsi di cucina, dalle degustazioni guidate alle mostre. Obiettivo della manifestazione, quello di promuovere il pesto in tutte le sue forme e gli altri prodotti di qualità della Liguria.

    Quest’anno inoltre la manifestazione è arricchita da Vinolium, la sezione dedicata ai prodotti enogastronomici di qualità provenienti dalle altre regioni tra cui Emilia Romagna ed Piemonte e da due eventi in bicicletta: sabato 6 dalle 14.30 alle 17 distribuzione di bici del Bike Sharing, domenica dalle 9.30 alle 12 gita sul lungofiume Entella in bici (per info Marco Veirana – 339.1029558 • marcoveirana@tiscali.it)

    Le location degli eventi sono piazza Vittorio Veneto, Casa Carbone, Porticato Brignardello e l’Auditorium Campodonico di via Cavour; gli orari di apertura sono sabato 6 ottobre dalle ore 10 alle ore 22 con iniziative serali, domenica 7 ottobre dalle ore 10 alle ore 20

    Ecco il programma completo.

    Sabato 6 ottobre

    ore 10.30 Cerimonia di inaugurazione. Taglio del nastro a cura delle Autorità presso le aree espositive

    PESTO CORNER – Piazza V. Veneto

    ore 10- 18 Laboratorio per la preparazione del pesto a cura dell’enogastronomo Virgilio Pronzati

    ore 11 Presentazione ufficiale e conferenza stampa della De.co. (Denominazione Comunale -del Comune di Lavagna). Primo Comune del Levante Ligure ad istituirla. Saranno presenti Giuliano Vaccarezza, Sindaco del Comune di Lavagna e Lorenzo Dasso, Assessore all’Agricoltura, Pesca e Demanio

    ore 15.30 Laboratorio di degustazione. La Liguria incontra l’Emilia. A cura di Creuza de Ma di Arenzano (GE), Pesto Bosio di Genova e Az. Agr. Ganaghello di Castel San Giovanni (PC)

    AUDITORIUM PESTO E DINTORNI VINOLIUM Auditorium G.B. Campodonico – Via Cavour

    ore 10.30 Corso di cucina “Il piatto re della tradizione ligure”: il cappon magro. A cura del Ristorante U Pescou di Lavagna

    ore 16 Corso di Cucina “Bagnun d’anciue”. A cura del Ristorante Raieu di Cavi di Lavagna

    ore 17.30 Cerimonia di consegna targa Giornalista Pesto e dintorni. VinOlium a Costantino Malatto.

    a seguire Degustazione guidata San Nicola in Chiavari: un’azienda agricola tra storia del territorio e recupero ambientale. A cura di Giorgio Getto Viarengo e Azienda Agricola San Nicola di Chiavari (GE)

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    ore 10-12 e ore 16-18 Pestrocchiamo, laboratori per bambini. A cura della Ludobiblioteca Libringioco del Comune di Lavagna, in collaborazione con Arciragazzi Tigullio e con merenda a cura del CIV Consorzio Centro Storico di Lavagna

    Domenica 7 ottobre

    PESTO CORNER – Piazza V. Veneto

    ore 10 – 18 A cura dell’enogastronomo Virgilio Pronzati

    ore 10.30 Laboratorio di degustazione Marmellate & Formaggi, binomio vincente. A cura di Az. Agrit. Lavagè di Rossiglione (GE) e Az. Agr. Riccardo Fernandez di Finale Ligure (SV)

    ore 16.30 Laboratorio di degustazione: La birra artigianale e i salumi si sposano a Sassello. A cura di Birrificio El Issor e Macelleria Salumeria Giacobbe di Sassello (SV)

    AUDITORIUM PESTO E DINTORNI VINOLIUM

    Auditorium G.B. Campodonico – Via Cavour

    ore 10.30 Corso di Cucina. Crepes, gelato e frutti di bosco…una leccornia! A cura del Ristorante Ca’ Melia di Cavi di Lavagna

    ore 17 Corso di Cucina. A cura dello Chef Alessandro Dentone del Ristorante Baia del Silenzio – Hotel Miramare di Sestri Levante (GE)

    A seguire cerimonia di chiusura

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    ore 16.00 Degustazione dei Testaieu. A cura del Consorzio Commercianti Centro Storico di Lavagna

    EVENTI COLLATERALI

    CASA CARBONE, piazza Cordeviola

    Il Pesto fatto in casa… 6/7 ottobre ore 11: un tuffo nel passato per conoscere storie, segreti e curiosità sul pesto e i suoi ingredienti, gustando il vero pesto fatto in casa – e sul momento – alla maniera delle nonne, seguito dalla visita guidata in costume d’epoca di Casa Carbone, dimora-museo donata al FAI da Siria e Emanuele Carbone nel 1987 e aperta al pubblico con l’intento di mostrare uno stile di vita ormai in disuso. All’interno degli ambienti domestici si scopriranno usi, costumi e ricette tipiche del territorio. Ingresso 8 euro intero, ridotto 6 euro (4-12 anni aderenti Fai)

    Aperigusto: aperitivo con degustazione di prodotti tipici 6/7 ottobre ore 11. Ingresso da Piazza Cordeviola. Visita guidata, in costume d’epoca, di Casa Carbone durante la quale verranno svelati i segreti del vivere fin de siècle, seguita da un aperitivo con degustazione di prodotti tipici locali servito nel caratteristico giardino della Casa-Museo. Ingresso 8 euro intero, ridotto 6 euro (4-12 anni aderenti Fai)

    MOSTRE

    PORTICATO BRIGNARDELLO

    Mostra “Valle dei Berissi”, lo sguardo della memoria sulle radici. A cura di Julio Cesar Berisso (fotografo)

    Mostra sulla Rete Ciclabile Liguria. Ideazione e gentile concessione della Regione Liguria

     

    Manuela Stella

  • Prà, Fascia di Rispetto: progetti sbagliati, a rischio la riqualificazione

    Prà, Fascia di Rispetto: progetti sbagliati, a rischio la riqualificazione

    PraIl progetto di riqualificazione della Fascia di Rispettoa partire dal 2008 promesso alla popolazione in tutte le campagne elettoralirischia seriamente di saltare. E con esso 15 milioni di euro di finanziamento, di cui 9 messi a disposizione dalla Comunità europea. Stiamo parlando di un ampio programma di interventi definito come “Progetto integrato Prà Marina” che è stato riconosciuto idoneo di cofinanziamenti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (F.E.S.R. 2007-2013) relativamente all’Obiettivo “Competitività Regionale e Occupazione” – Programma Operativo Regione Liguria (P.O.R. Liguria 2007/2013) – Asse 3 “Sviluppo urbano”.
    L’intervento è destinato a cambiare radicalmente il volto della delegazione attraverso la ridefinizione dell’asse viabilistico, pedonale e veicolare, attorno al quale si organizzeranno una serie di operazioni di riqualificazione e integrazione tra le diverse parti del tessuto urbano. In particolare si provvederà al completo restyling della via Aurelia (via Prà) al fine di traslare la stessa, ove possibile (sedime ferroviario abbandonato), a maggior distanza dall’edificato storico del quartiere.

    Il progetto, tramite una gara ad evidenza pubblica, è stato affidato allo Studio Sibilla Associati. Già approvato in tutte le sedi competenti, oggi è pronto per l’appalto. «E adesso scopriamo che non si può fare a causa di un imprevisto aumento dei costi (il 23% in più) dovuto ad alcuni errori tecnici – spiega Ginetto Parodi, presidente del Consorzio Prà Viva che gestisce la Fascia di Rispetto insieme al Comune – il problema principale riguarda la viabilità che non sarebbe funzionale. A fine agosto durante una riunione con il vice sindaco Stefano Bernini e gli assessori Gianni Crivello e Anna Maria Dagnino, mi hanno annunciato che il progetto dovrà subire diverse variazioni. Mi chiedo come sia possibile che in 4 anni non siano mai state fatte delle verifiche progettuali. A questo punto rischiamo di perdere i finanziamenti. Il bando stabilisce il termine del 31 dicembre 2015, quale data del completamento del progetto».

    Strettamente correlata c’è la questione amianto, la cui presenza è stata rilevata nei cumuli di terra e rifiuti accumulati ormai da lungo tempo nell’area di levante della Fascia di Rispetto, tra la ex-pizzeria San Pietro e l’isola ecologica, in una zona frequentata quotidianamente dai residenti per prendere le barche, fare jogging o recarsi al punto Amiu.
    «La Provincia ha chiesto di preparare l’area con interventi propedeutici all’avvio del progetto – spiega Ginetto Parodi – Una ditta privata ha analizzato i cumuli di terra e ha trovato amianto in misura superiore alla soglia consentita dalla legge. Arpal, incaricata della certificazione delle analisi, non ha confermato i risultati. Il Comune ha affidato l’indagine ad un’altra ditta privata che, al contrario, ha nuovamente rilevato la presenza di amianto».
    L’attendibilità dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Liguria è messa in forte discussione. Il rischio per la salute pubblica, infatti, è ribadito da un’ordinanza del Sindaco, datata 13 settembre 2012, la quale ordina l’immediata rimozione e lo smaltimento dei cumuli di terra. «Vista la pericolosità del rifiuto e delle lavorazioni connesse allo smaltimento la rimozione deve essere effettuata con procedure d’urgenza», sottolinea il documento firmato da Marco Doria. Il Comune per l’intera operazione – che dovrebbe partire a breve – spenderà 600 mila euro, a fronte della spesa ipotizzata inizialmente, pari a circa 40 mila euro.
    Ma non è tutto «L’amianto è stato ritrovato anche nel vecchio sedime ferroviario – sottolinea Parodi – Quest’ultimo è stato acquistato dall’amministrazione comunale con una spesa di 2 milioni e 600 mila euro. Questa decisione frettolosa è stata dettata da meri interessi elettorali, insomma per mettersi in mostra di fronte ai cittadini. Peccato però che sarebbe stato possibile acquisirlo ad un costo simbolico, grazie all’accordo di programma con Trenitalia per la realizzazione del Nodo ferroviario di Genova».

    «Nessun componente dell’amministrazione è ancora venuto a Prà per spiegare alla popolazione le intenzioni di Palazzo Tursi – continua Parodi – Quali sono le prospettive future? Qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità. Recentemente ho avuto un incontro in Regione con il sindaco Marco Doria e il presidente Claudio Burlando e da quello che è emerso, ci sono serie probabilità di perdere il finanziamento».
    Il 13 ottobre, presso il Centro Remiero sulla Fascia di Rispetto di Prà, le numerose associazioni di cittadini, i comitati, le realtà eterogenee che da sempre si battono per migliorare la vivibilità del quartiere, per l’ennesima volta manifesteranno tutto il loro disappunto.
    «Chiediamo di sapere, attraverso dei documenti ufficiali, qual è la reale percentuale di amianto presente nelle terre rimosse – spiega Nicola Montese del Comitato per Prà – Per quanto riguarda la riqualificazione della Fascia di Rispetto vogliamo chiarimenti sullo stato del progetto. Qualcuno deve pagare i suoi errori anche con le dimissioni. Su questo progetto tutti i partiti di maggioranza hanno fondato le loro campagne elettorali».
    I comitati chiederanno l’istituzione di un tavolo tecnico-operativo all’interno del Municipio Ponente con rappresentanti dei cittadini e del Comune, al fine di ripensare il progetto.
    «È inutile che i rappresentanti istituzionali vadano in giro a raccontare che i progetti sono stati condivisi – conclude Montese – Noi sappiamo che non è vero. Se il 13 ottobre qualche componente dell’amministrazione di Palazzo Tursi venisse a raccontarci come stanno realmente le cose, sarà ben accetto. Le realtà associative di Prà stanno riempiendo il vuoto lasciato dalla politica che si è dimostrata irresponsabile. I cittadini, al contrario, hanno dimostrato di essere responsabili e chiedono rispetto. Da troppo tempo non ci sentiamo rappresentati da questi amministratori pubblici. Noi non protestiamo, né urliamo contro il sistema, noi vogliamo parlare e desideriamo condividere, partecipare al processo decisionale».

     

    Matteo Quadrone

  • Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Oggi, 5 ottobre, termina l’ultima giornata di lavoro per gli oltre 60 dipendenti della storica Centrale del Latte di Genova. La chiusura del sito, che quest’anno compie 75 anni di attività produttiva, non determinerà la sparizione dagli scaffali dei supermercati dei prodotti marchio Oro, questi ultimi però non saranno più prodotti “in casa” nello stabilimento di Fegino.

    Martedì si terrà l’incontro con Comune e Regione per cercare di trovare al più presto soluzioni occupazionali per i dipendenti. Dopo l’incontro, le istituzioni incontreranno i vertici Parmalat .

  • Furti e scandali della classe politica italiana: non è un problema di soldi

    Furti e scandali della classe politica italiana: non è un problema di soldi

    Lo scandalo del consiglio ragionale del Lazio ha riportato all’attenzione generale il problema della degenerazione di questa classe politica, facendo divampare su tv, radio e giornali una propaganda “anti-casta” che probabilmente fa invidia a Beppe Grillo.

    La cosa fa anche un po’ sorridere: per anni la grande informazione è andata al rimorchio proprio di questa stessa classe politica, che minimizzava, distingueva, prometteva e puntualmente, alla resa dei conti, non faceva un bel nulla. Comunque – si potrebbe pensare – finalmente ci sono arrivati: meglio tardi che mai!
    E invece no. Sta passando il messaggio, infatti, che il problema siano i soldi rubati da una politica degenerata e sprecona, che va rottamata. Eppure, per quanto possano rubare i vari Lusi, Belsito e Fiorito l’importo sottratto non sarà mai così rilevante da poter essere comparato con i molti zeri dei problemi economici italiani o con i moltissimi zeri dei giochi dei mercati finanziari. Ciò non significa che gli scandali della classe politica siano irrilevanti: tutt’altro. Solo non è un problema di cifre: è qualcosa di più profondo.

    Per molti commentatori, il malaffare che emerge giorno dopo giorno in seno alla politica italiana è ormai una metastasi. Ma la realtà è ancora peggiore. Siamo già oltre il cancro, oltre la malattia endemica: altrimenti non si capirebbe come mai i partiti non siano riusciti e non riescano tuttora, nemmeno dopo un’indignazione collettiva così aspra, a darsi dei codici di autoregolamentazione o delle leggi che arginino il malcostume imperante.

    Si sente dire spesso in questi giorni che la migliore pubblicità a favore dell’antipolitica viene proprio dagli scandali della politica. Ed è vero. Ma allora bisogna concludere che se una classe politica cosciente di viaggiare verso l’autodistruzione non riesce a fermarsi, significa che non può farlo. La degenerazione a cui stiamo assistendo, insomma, non è un semplice inconveniente, per quanto grave: piuttosto è il presupposto stesso del sistema.

    Qualcuno, a questo proposito, ha già coniato il termine “peggiocrazia”. Se in un normale sistema parlamentare è interesse dei cittadini essere rappresentati dalle persone più oneste e più capaci, che meglio cioè li amministrino e li rappresentino, nel nostro paese vige la regola contraria: una selezione naturale, scientificamente tollerata, che premia i disonesti, gli ignoranti, gli incapaci ed allontana i migliori.

    Il motivo è semplice: gli onesti e i capaci non si controllano facilmente. Al contrario è necessario circondarsi di persone ricattabili, senza reputazione, avide o semplicemente ignare ed ignoranti, perché basta garantire denaro, potere, impunità, difesa corporativa, libero arricchimento personale (lecito od illecito non fa differenza) per assicurarsi il loro voto. In questo modo il parlamento è venduto al miglior offerente.

    Questo è il senso della peggiocrazia; e questo è ciò che dovrebbe allarmarci davvero nel fenomeno della degenerazione della politica: vale a dire che i rappresentanti eletti da noi cittadini, al di là di quanto si intaschino, non stanno lavorando per noi, ma per qualcun altro. Il parlamento è di fatto alla mercé delle segreterie dei partiti, che impongono un certo voto ad un esercito di yes-man.
    Così, ad esempio, si è consolidata la pratica del decreto-legge, fatta apposta per bypassare il voto parlamentare e già abbondantemente usata da Prodi prima, da Berlusconi poi e da Monti ora. I vertici dei partiti, non certo campioni di adamantina onestà e comprovata coerenza, sono avvicinabili ed influenzabili: l’attività lobbistica non è mica un reato.

    Berlusconi, che perseguiva solo i suoi interessi personali, aveva trovato tranquillamente 314 parlamentari disposti a sostenere che è possibile scambiare una cubista minorenne marocchina per la nipote di un capo di Stato egiziano. Con un parlamento simile, qualcuno pensa davvero che sia difficile ottenere leggi contrarie agli interessi pubblici, ma favorevoli a ben precisi interessi privati?
    Certo, ci sarebbe il quarto potere: l’informazione. Ma non è un segreto che i media italiani dipendano quasi tutti dalla politica o da quel corpo finanziario e industriale che con la politica ha sempre fatto comunella. E infatti ci viene raccontato che il problema è “Er Batman” Fiorito, non la democrazia italiana ormai ridotta a terra di conquista per potenti interessi privati. In questo contesto come si fa ad essere sicuri che le tasse si alzino, le banche siano rifinanziate, i diritti siano messi in discussione, i servizi pubblici vengano ridotti, tutto esclusivamente nel nostro interesse?

    Andrea Giannini

  • Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    Via Bocciardo: ora le famiglie devono pagare per rientrare a casa

    La crepa nel muro di via BocciardoOltre il danno la beffa. La scandalosa telenovela del civico 1 di via Bocciardo a Borgoratti si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la frana causata dal cantiere per la costruzione di posti auto (il permesso a costruire venne concesso dal Comune di Genova), dal 4 dicembre scorso gli abitanti sono fuori casa e oggi, nonostante la sentenza di questa estate che ha obbligato committente e ditta costruttrice a mettere in sicurezza l’edificio, arriva la notizia che «su disposizione del Dirigente Responsabile del Settore Protezione Civile, Pubblica Incolumità e Volontariato – fanno sapere gli abitanti con una nota –  e secondo le procedure standard dell’Ufficio Pubblica Incolumità, l’accesso al fabbricato in trattazione deve essere preventivamente autorizzato dall’Ufficio Pubblica Incolumità e le chiavi dello stabile possono essere consegnate solamente a tecnici abilitati alla professione che ne facciano richiesta all’Ufficio, dichiarando che non sussiste la pericolosità nel rientro temporaneo negli appartamenti […] Il privato cittadino non può richiedere autonomamente la consegna delle chiavi.»

    Un fulmine a ciel sereno che ha scatenato la rabbia e lo sdegno delle famiglie già sufficientemente umiliate e provate da una situazione che inizia ad assumere i contorni del surreale «…per poter rientrare in casa nostra a prendere le nostre cose, dobbiamo ogni volta pagare un tecnico specializzato che dichiari che non c’è pericolo

    «Lo stesso Comune a dicembre 2011 con sua ordinanza aveva disposto che in caso di inottemperanza della messa in sicurezza da parte di quanti obbligati a farlo, avrebbe provveduto a farlo in prima persona… in pratica il Comune ha disatteso alla sua stessa ordinanza».

    «Quando avremo un po’ di giustizia? Quando smetteremo di pagare per le colpe di altri?». E con la parola “vergogna” ben sottolineata si chiude la nota informativa delle famiglie del civico 1.

    [foto e video di Daniele Orlandi]