Mese: Ottobre 2012

  • Ex manicomio di Quarto: presidio a piazza De Ferrari

    Ex manicomio di Quarto: presidio a piazza De Ferrari

    Una nuova iniziativa del Coordinamento X Quarto, che dopo mesi di proteste e attività di sensibilizzazione per preservare la collina dove ha sede l’ex ospedale psichiatrico, si riunisce lunedì 22 ottobre davanti al Palazzo della Regione, in piazza De Ferrari.

    L’incontro avviene a un mese dall’evento Quarto pianeta, che per tre giorni ha animato la struttura con spettacoli e incontri, e dopo l’annuncio della vendita dell’ex manicomio da parte della Regione. Al momento verranno mantenuti solo tre padiglioni, che ospiteranno rispettivamentei pazienti disabili, il Centro Alzheimer, i pazienti psichiatrici e la casa della salute del Levante.

    Il presidio vuole mantenere viva l’attenzione sull’area e indurre cittadini e istituzioni – invitati a partecipare al presidio – a difendere lo spazio della Collina dei Matti dalla speculazione.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Artefatto 2013: bando di concorso per giovani artisti

    Artefatto 2013: bando di concorso per giovani artisti

    Artefatto 2013 è un bando promosso dal Comune di Trieste finalizzato alla valorizzazione dei giovani talenti e alla promozione dell’arte giovanile, che si concluderà con la realizzazione di una mostra collettiva che si svolgerà a maggio 2013.

    Il concorso è aperto ad artisti (singoli o gruppi) di qualunque nazionalità, residenti in Italia o all’estero, di età compresa tra i 17 e i 35 anni. La partecipazione è gratuita.

    Per partecipare si dovrà inviare una sola opera sul tema “Il soft power è l’altra faccia del potere“, rispondenti a qualunque tecnica di arte visiva (pittura, scultura, fumetto, fotografia, installazioni, ecc).

    Le candidature potranno essere inviate entro e non oltre sabato 15 dicembre 2012 all’indirizzo:
    Comune Trieste
    Progetto Artefatto
    Area Educazione Università e Ricerca
    Cancelleria
    Via del Teatro Romano, 7
    34121 Trieste

    I risultati della selezione saranno comunicati entro il 31 gennaio 2013 sul sito web di Artefatto.
    La selezione delle opere avverrà secondo 2 modalità:
    – opere presentate da giovani artisti di età compresa tra 17 e 20 anni.
    – opere presentate da giovani artisti di età compresa tra 21 e 35 anni.

    Il Comune di Trieste contribuirà alle spese di alloggio agli artisti selezionati provenienti da fuori Trieste e dai territori limitrofi nel weekend dell’inaugurazione. La copertura delle spese di alloggio sarà garantita fino a esaurimento dei posti disponibili e terrà conto delle distanze di provenienza (precedenza agli artisti provenienti dalle località più lontane).

    Per motivi organizzativi si richiede ai partecipanti liguri di comunicare la propria adesione al concorso inviando una mail a Gianna Caviglia, referente GAI della Liguria gcaviglia@comune.genova.it.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Servizi sociali: enti privati contro Regione Liguria e Asl

    Servizi sociali: enti privati contro Regione Liguria e Asl

    Gli operatori del privato sociale – se la Regione Liguria non si renderà disponibile ad un urgente incontro chiarificatore – minacciano di iniziare uno stato di agitazione con la sospensione di alcuni servizi che, inevitabilmente, metterà a rischio l’assistenza a categorie fragili quali disabili, malati psichiatrici, anziani e tossicodipendenti. Lo hanno annunciato venerdì scorso i quattro Coordinamenti Liguri – COREAT (Coordinamento regionale Enti Ausiliari Tossicodipendenze), Co.R.E.R.H. (Coordinamento Regionale Enti Riabilitazione Handicap), CREA (Coordinamento Regionale Enti Assistenza Anziani) e FENASCOP (Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psico-socio-terapeutiche) che rappresentano oltre una sessantina di realtà laiche e cattoliche del privato sociale accreditato dalla Regione.

    In particolare, i coordinamenti denunciano il comportamento delle ASL liguri che «Stanno facendo ricadere su questo mondo tutta una serie di restrizioni al di là del buon senso e tali da obbligare praticamente alla chiusura dei servizi gestiti dal privato sociale accreditato».
    Innanzitutto «Ricordiamo che la mancata consultazione dei nostri servizi relativamente alla riduzione del tetto ISEE da € 40.000 a € 10.000 e la conseguente compartecipazione al 30% delle rette giornaliere da parte delle persone (DGR 1156 del 28/09/2012 e DGR 1196 del 09/10/2012), provocherà una situazione deflagrante per un considerevole numero di famiglie. Solo per la disabilità, almeno 500/600 famiglie saranno chiamate a pagare da 1.000 a 2.000 euro al mese». Dove finiranno queste persone? Si domandano i coordinamenti liguri «Sono migliaia i cittadini coinvolti così come i lavoratori del settore che, in assenza di rispetto delle norme e degli stessi accordi ed in presenza dell’attuale sofferenza degli Enti gestori, sono a rischio del proprio posto di lavoro».
    Eppure esistono delle soluzioni per evitare un danno sia alle persone ricoverate sia alle strutture che le ospitano «Ma sembra che questa strada non si voglia percorrere – denunciano i coordinamenti – è assente una concreta analisi dei bisogni della popolazione e del sistema dei servizi sociosanitari extraospedalieri per individuare concreti risparmi onde garantire, con meno risorse, un’assistenza sociosanitaria adeguata e rispettosa dei Livelli Essenziali di Assistenza, poiché si preferisce operare tagli alle strutture accreditate invece di andare a mettere in discussione l’organizzazione regionale e delle AASSLL uscendo da un’ottica ragionieristica e senza strategia alcuna».

    Sotto accusa c’è il mancato rispetto dell’Accordo del febbraio 2012 con la Regione Liguria, ratificato con la delibera n. 226 del 28/02/2012, che rischia di mandare in crisi i servizi assistenziali destinati a migliaia di cittadini delle cosiddette fasce deboli.
    «Le Asl liguri sono in difficoltà anche a causa di alcune gestioni poco competenti – spiega Aldo Moretti, presidente Corerh – ma non possono trascinare nel baratro anche gli operatori del privato sociale. Stiamo parlando di tagli assurdi, tagli retroattivi per tutto l’anno quando le prestazioni sono già state erogate. E poi c’è una responsabilità politica. Bisogna dire con chiarezza che si stanno tagliando le prestazioni, non possiamo essere noi ad apparire come i “cattivi”. Le nostre strutture sono in rosso, le Asl non pagano e le realtà del privato sociale rischiano di essere travolte».

    È lungo l’elenco di inadempienze attribuito alla Regione Liguria: «La riduzione di fatto dei servizi tramite il non invio d’utenza che va ben oltre gli accordi e che raggiunge anche la riduzione del 20% del budget – sottolineano i coordinamenti – Nonostante ciò si chiede ai servizi accreditati di mantenere inalterate le prestazioni ed il personale occupato, ma si attua una così pesante decurtazione».
    E ancora «Le interpretazioni autonome e discordanti anche all’interno delle stesse ASL sul riconoscimento dell’adeguamento ISTAT; La non attivazione del contratto unico regionale, sostituita dalla richiesta di sottoscrizione di contratto luglio 2012 -dicembre 2012 pervenuta nel mese di settembre 2012; La riduzione unilaterale delle attività ambulatoriali che non era oggetto dell’accordo».
    I coordinamenti ricordano che i servizi ambulatoriali «Sono rivolti nella quasi totalità dei casi a minori, neonati, malati di Sclerosi Multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica e di tante altre patologie. Analogamente vengono tagliati i servizi residenziali e semiresidenziali ai minori psichiatrici, ai malati di AIDS e ai disabili gravi».

    «Abbiamo fatto degli accordi con la Regione Liguria e chiediamo che vengano rispettati – spiega Emilio Robotti, presidente Fenascoop – Al contrario, le nostre richieste vengono continuamente disattese. Le singole Asl liguri agiscono per conto loro. Si tratta di una precisa scelta dell’amministrazione regionale che ha abdicato al proprio ruolo di governo del sistema dell’assistenza sociosanitaria e dello stesso ruolo di “arbitro” previsto dall’accordo sottoscritto. In pratica la Regione ha nominato le Asl “commissari straordinari” per attuare i tagli previsti dal Governo Monti. È un modo di agire sbagliato, perché la Sanità va governata».
    «Noi crediamo esistano diritti inalienabili, dei cittadini assistiti e dei loro familiari, come dei lavoratori del settore, che non possono essere calpestati impunemente», concludono all’unisono i 4 coordinamenti.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Cambiare le parole per cambiare il mondo: libro a Palazzo Ducale

    Cambiare le parole per cambiare il mondo: libro a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale entrataLunedì 22 ottobre 2012 (ore 17.45) la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale ospita la presentazione di “Cambiare le parole per cambiare il mondo“, saggio di Giulietta Ruggeri edito da Liberodiscrivere.

    Interverranno con l’autrice la parlamentare Livia Turco e la sociologa Emanuela Abbatecola, docente all’Università di Genova.

    Questo il tema del libro.
    La società è composta di donne e di uomini che devono affrontare il conflitto con tutte le identità sessuali. La libertà femminile è una pratica quotidiana di moltissime donne con cui tutti devono misurarsi in primo luogo gli uomini che devono a loro volta imparare a disegnare la propria libertà. Le politiche di Pari Opportunità sono ormai intese come politiche per tutti, dove“tutti” sono i soggetti“deboli”,ma, le donne non sono soggetti deboli. È necessario, invece, un nuovo patto sociale fra tutti i soggetti per rifondare una cultura dell’interdipendenza tra gli uni e gli altri e il mondo, contro una deriva culturale che vede l’individuo sempre più atomizzato. Il linguaggio che si usa è fondamentale per una comprensione del rapporto tra i sessi e, dunque, anche per capire il fenomeno della violenza di genere.
    Genova rappresenta un caso particolare di forte emancipazione femminile che, talvolta non permette di percepire neanche più le discriminazioni di genere nel tentativo di superarle con la forza dell’orgoglio femminile.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Cu a capu vasciata: Gianfranco De Franco live alla Sala Dogana

    Cu a capu vasciata: Gianfranco De Franco live alla Sala Dogana

    Gianfranco De FrancoDomenica 21 ottobre presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale il polifiatista, musicologo e musico terapeuta Gianfranco De Franco presenta il suo nuovo album Cu a capu vasciata, un disco che contiene le musiche composte dallo stesso artista per gli spettacoli teatrali Dissonorata e La Borto di Saverio La Ruina, che hanno ottenuto un grande successo di pubblico e critica e hanno conquistato 3 Premi UBU.

    Un concept album delicato e ricercato, in cui convivono musicalità differenti, dalle bande alla sperimentazione, dal minimalismo teatrale alla world music, dall’elettronica alle sintezzazioni sonore.

    Un album in cui l’anima delle donne, il disagio sociale e la rassegnazione sono i componenti del manifesto di una nuova e ritrovata mediterranietà fatta di diversità patologica e culturale.

    Il live dell’artista alla Sala Dogana ripercorre ed enfatizza il disagio sociale delle protagoniste di Dissonorata e La Bort, fino ad arrivare al disagio mentale che lo stesso autore “tocca” intimamente in ambienti clinici con soggetti psicotici attraverso la musicoterapia.

    Il potenziale suggestivo che ne scaturisce tende ad avvolgere il pubblico conducendolo in un percorso inconscio, fatto di tensione e distensione.

    L’evento inizia alle ore 19, l’ingresso è libero.

  • Decrescita: per sostenere i consumi nel 2050 serviranno 30 pianeti

    Decrescita: per sostenere i consumi nel 2050 serviranno 30 pianeti

    Fiore della SperanzaIn un periodo dove è difficile trovare un’occupazione, ha senso pensare di ridurre i ritmi di lavoro invece di “lavorare di più per guadagnare di più”? Beh, diciamo che è molto difficile “scalare marcia” quando si è costretti a stare fermi o addirittura ad andare in retromarcia. Troppo grandi sono le diseguaglianze sociali presenti nella nostra società per fare si che il downshifting sia una scelta percorribile per molti. Occorrerebbe ripensare l’intero sistema economico in maniera diversa, magari adottando un modello che non sia basato sulla crescita illimitata. Una possibile alternativa è rappresentata dal modello di società basato sulla decrescita proposta dall’economista francese Serge Latouche.

    Alla base della decrescita c’è l’idea che una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito. Sembrerebbe banale dirlo, tuttavia l’intero sistema capitalistico si basa sul presupposto contrario. La capacità di sostenere il lavoro, il pagamento delle pensioni, il rinnovo della spesa pubblica (istruzione, sicurezza, giustizia, cultura, trasporti, sanità, ecc.) presuppone il costante aumento del prodotto interno lordo.

    Il ricorso all’indebitamento da parte degli stati, cioè il debito pubblico, soprattutto se portato all’eccesso, condanna alla crescita infinita per poter pagare gli interessi ai creditori. Quando i governi non possono indebitarsi ulteriormente, come stiamo vedendo negli ultimi mesi, devono ricorrere a impopolari aumenti della tassazione. Questo tipo di economia si comporta come un gigante che non è in grado di stare in equilibrio se non continuando a correre, ma così facendo schiaccia tutto ciò che trova sul suo percorso. A sostegno di questa tesi Latouche porta alla nostra attenzione alcuni dati quantitativi che dovrebbero farci riflettere.

    Lo spazio disponibile sul pianeta terra è limitato. Lo spazio bioproduttivo, cioè utilizzabile per produrre i beni di cui abbiamo bisogno per vivere, è solo una frazione del totale ed ammonta a circa 12 miliardi di ettari. Se ci limitassimo a sfruttare queste risorse la terra sarebbe in grado di rigenerarle e saremmo in equilibrio con l’ecosistema. Se dividiamo lo spazio bioproduttivo per il numero di abitanti della terra otteniamo che ogni essere umano ha a disposizione circa 1,8 ettari. Purtroppo il consumo medio pro capite, detto “impronta ecologica”, è attualmente è pari a 2,2 ettari.
    Ci sono tuttavia delle grosse disparità tra i paesi sviluppati e quelli del sud del mondo. Se un cittadino etiope consuma 0,8 ettari un cittadino degli Stati Uniti consuma 9,6 ettari, un canadese 7,6,  un francese 5,6 e un italiano 4,2. Ciò significa che stiamo consumando le risorse più velocemente di quanto potremmo, stiamo cioè intaccando il capitale naturale e nel futuro potremo disporre di meno materie prime per i nostri consumi. Se si ipotizza un tasso di crescita del 2 per cento, tenuto conto del prevedibile aumento della popolazione, nel 2050 saranno necessari 30 pianeti. È possibile calcolare quanti pianeti sono necessari a mantenere il proprio stile di vita sul sito www.footprintnetwork.org. Provateci. Rimarrete sorpresi dal vedere quanto grande sia l’impatto che alcune delle nostre abitudini possono avere sull’ambiente.

    I più ottimisti penseranno: “Io credo nel progresso tecnologico. Oggi facciamo cose impensabili fino a pochi anni fa, figuriamoci se non si troveranno nuove tecnologie e fonti energetiche alternative, poco inquinanti e più efficienti!”. Il problema è che, anche se così fosse, avverrebbe probabilmente quello che viene chiamato “paradosso di Jevons”: i miglioramenti tecnologici che aumentano l’efficienza con cui una risorsa è utilizzata possono fare aumentare il consumo totale di quella risorsa invece di diminuire. Pensate ad esempio a chi, soddisfatto per aver ridotto le proprie spese per il carburante, per esempio utilizzando un’automobile con un motore più efficiente, con i soldi risparmiati si concede altri consumi, magari un viaggio aereo, oppure utilizza la macchina più spesso e per viaggi più lunghi. Questo comporta un consumo di energia maggiore di quella risparmiata e, di conseguenza, maggiore inquinamento.

    D’altro canto, chi avesse colto l’occasione di un risparmio sulle proprie spese per il carburante per, ad esempio, lavorare meno, non avrebbe fatto il proprio dovere di consumatore. La crescita ha bisogno di consumi sempre maggiori, sia che essi siano utili o dannosi. Se un paese retribuisse il 10 per cento dei suoi abitanti per distruggere beni, fare buche nelle strade, danneggiare veicoli, e il 10 per cento per riparare i danni, coprire buche e riparare veicoli, avrebbe lo stesso PIL di un paese in cui questo 20 per cento di posti di lavoro (i cui effetti sul benessere si annullano) fosse impiegato per migliorare la speranza di vita in buone condizioni di salute, il livello di istruzione e la partecipazione alle attività culturali e di divertimento. Da solo il prodotto interno lordo non è sufficiente a misurare il nostro benessere e non serve la teoria della decrescita per capirlo. La prova è il discorso che è stato pronunciato da Robert Kennedy il 18 Marzo 1968 all’università del Kansas:

    Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato all’eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l’allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l’acume dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull’America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Van Gogh notte stellata sul RodanoAlzare gli occhi al cielo, un gesto che qualcuno fa per esprimere rassegnazione o, accompagnato da una smorfia ironica, per sottolineare che la pazienza si sta esaurendo, altri vi si rivolgono in cerca di un aiuto impossibile, gli innamorati per magnificare un momento di incanto, i  licantropi per cantare la loro “canzone” alla luna, insomma, tutti nella loro vita, almeno una volta, hanno volto lo sguardo verso quell’infinito tacito e misterioso  che, apparente immoto, cela il segreto della nostra esistenza.

    “Apparente immoto”, perché, lassù, tra gli spazi siderali, tutto si agita a “velocità della luce” per raccontare piccole e grandi storie: è il caso del cielo di ottobre, mese straordinario dal punto di vista astronomico, che vede protagonisti la Luna, Giove, le Orionidi ed altre Costellazioni. Tra gli “ospiti” del sistema solare, infatti, in questo periodo, Giove si distingue facilmente, compare  nel cielo autunnale dopo il tramonto del sole e che,  dal 28-29, grazie all’ora solare, sarà visibile già intorno alle 21 seguito, poco dopo da Aldebaran, la stella più brillante della costellazione del Toro verso cui Giove si sposta lentamente con un cammino retrogrado.

    Se la sua brillantezza non fosse  sufficiente, un punto di riferimento certo per individuarlo è la Luna con cui si trova in congiunzione (per congiunzione si intende la posizione i due corpi celesti l’uno accanto all’altro, non più distanti di 8-9 gradi), Luna che, nel suo cammino, entra in congiunzione, anche, con Marte e Venere  e, il 31 ottobre, con le Pleiadi, un ammasso aperto della Costellazione del Toro.

    Sarà possibile, poi, giocare con la geometria alla ricerca del triangolo astronomico formato  da stelle che appartengono a tre costellazioni diverse: Altair (costellazione dell’Aquila), Deneb (costellazione del Cigno) e Vega (costellazione della Lira). Sono, però, le Orionidi, “les Etoiles” di questo palcoscenico autunnale: danzeranno la loro coreografia luminosa tra il 21 e il 22 ottobre, giorni in cui si potrà assistere ad una pioggia di stelle cadenti, residui ancestrali della cometa di Halley, ma, per godersi appieno lo spettacolo, bisognerà aspettare la mezzanotte quando non ci sarà più la luce riflessa della pallida Selene (luna) a disturbarne la visione.

    Se, però, non siete innamorati o non desiderate chiedere una grazia al cielo nella speranzosa attesa che si avveri, ma siete solo curiosi di conoscere le mille storie fantastiche che ruotano insieme agli astri, è necessario perdersi nel tempo alla ricerca del mondo onirico degli eroi e degli Dei. Questo sciame di meteore, infatti, deve il nome al radiante (area), da cui provengono e cioè da quello spicchio di cielo dove troneggiano le brillanti stelle della costellazione di Orione, dalla rossa Betelgeuse alla azzurra Rigel, e, soprattutto una serie di tre stelle in verticale, che si dispongono al centro a rappresentare la cintura del mitico cacciatore. Queste stelle, Mintaka, Alnilam e Alnitak, (temperatura superficiale di 15000-20.000°),  forniscono un punto di riferimento facile anche per osservatori neofiti o non particolarmente esperti.

    Ma, chi era Orione? Neppure la leggenda riesce a spiegare come una delle più belle costellazioni equatoriali sia stata attribuita a un giovane affascinante cacciatore, di aspetto gigantesco, che, però, non “brillava” certo sia per illustri natali sia per imprese eroiche. Quanto alle sue origini, si narra che Giove, Nettuno  e Marte, giunti a Tanagra (vicino a Tebe in Beozia), mentre viaggiavano in incognito, venissero ospitati e rifocillati da un povero contadino, Ireo.  Nel versare il vino, venuto a conoscenza di chi fossero i suoi convitati, non esitò a sacrificare l’unico suo bene, un macilento bue. Per riconoscenza, i magnanimi Dei gli chiesero di esprimere un desidero: il misero, che era vedovo, dichiarò che desiderava ardentemente un figlio ma, nel contempo, non voleva tradire il ricordo dell’amata moglie. I numi, non posero indugio: si fecero portare la pelle del bovino immolato, lo irrorarono della loro “divina” urina, la seppellirono accuratamente, assicurando che, dopo 9 mesi, da quel ”tesoro” nascosto ne sarebbe scaturito un bimbo, appunto quel tal Urione, cui, i Greci, cambiarono il nome in Orione per ovvia convenienza.
    Fonti più antiche, per maggiore dignità, lo individuano, invece, nel sumerico dio Uru-anna (luce del cielo) che, ogni anno, affrontava il toro celeste, Gud-anna, nell’allegorico scontro tra divinità da cui originava l’alternarsi  delle stagioni o nel mesopotamico Gilgamesh, re sumero della città di Uruk. Avendo costui disdegnato le profferte amorose di Ishtar, si trovò ad affrontare, aiutato  dall’amico Enkidu,  il terribile toro che l’oltraggiata dea aveva mandato, per vendetta, a devastare le sue terre.

    Quali siano i suoi primordi, Orione è soprattutto salito agli onori della “cronaca” per le innumerevoli vicende pruriginose di cui, si dice, sia stato protagonista e che non sfigurerebbero nel mondo del gossip contemporaneo,  a cominciare dalla violenza perpetuata, nell’isola di Chio, ai danni della bella principessa Merope, “colta”, contro la sua volontà, grazie all’effetto  di un vino inebriante. Il di lei padre, re Enopione, come è naturale, non gradì affatto l’accaduto e punì il fedifrago  facendolo accecare. Errando disperato, Orione giunse all’isola di Lemno dove il dio del fuoco Vulcano, impietosito, gli offri, come guida, un bambino che lo accompagnasse fino ai confini del mondo dove riposava Elio, il dio del sole. Come in ogni favola a lieto fine, bastò che, al risveglio, la divinità posasse i suoi raggi miracolosi sul bel cacciatore perché Orione riacquistasse immediatamente la vista e… non solo: incantato da tanta bellezza il dio pretese ed ottenne di passare una notte col nostro eroe e la cosa sarebbe continuata se non fosse intervenuta  la Dea Aurora, signora dei venti e delle stelle, che, a sua volta, colpita dall’irresistibile sex  appeal del giovane, non lo avesse rapito e portato lontano. Qui i racconti si intrecciano e si sovrappongono con diversi tipi di finali. Una delle tante versione vede la virginea Diana, dea della caccia, pronta a sacrificare volentieri  la sua castità se non avesse scoperto che l’infedele gigante si dava molto da fare con le Pleiadi, le sette figlie di Atlante per cui inviò un enorme scorpione, ad uccidere il malcapitato. Una variante più edulcorata parla invece di un casto idillio tra la dea ed Orione a cui mise fine Apollo, fratello di Diana, con un terribile stratagemma. Mentre l’ignaro eroe nuotava beatamente in un fiume, il dio alato (Apollo) sfidò la sorella a colpire quel puntolino lontano ed indistinto. Abile ed infallibile cacciatrice la dea non se lo fece ripetere due volte causando, involontariamente, la morte dell’innamorato. Il pianto disperato dell’amata commosse Zeus, il padre degli dei, che strappò le misere spoglie alle vicende terrene per collocarle lassù dove ancor oggi brillano.

    Nulla a che vedere con le passionarie storie di questo antico Casanova hanno, invece, le morigerate Orionidi che si limitano a solcare il cielo per offrirci il più romantico degli spettacoli di luce e, se porteranno qualche desiderio esaudito, che dire se non…. Benvenute!

     

    Adriana Morando

  • Ciocofantasy: a Cornigliano va in scena la manifestazione dedicata al cioccolato

    Ciocofantasy: a Cornigliano va in scena la manifestazione dedicata al cioccolato

    Cioccolato fondenteLa Pro Loco di Cornigliano nel weekend del 20 e 21 ottobre la terza edizione di Ciocofantasy a Villa Bombrini, la manifestazione dedicata al cioccolato con degustazioni, incontri, laboratori e spettacoli, che quest’anno  ha come tema centrale il Brasile e la foresta amazzonica.

    Il programma prevede sabato 20 ottobre l’apertura degli stands nel salone delle feste alle ore 10 con degustazione e vendita prodotti in cioccolato di alta qualità e il bar ristoro fino alle ore 23.

    Dalle 14 alle 19 nella sala Solimena va in scena in più riprese la fiaba ambientalista per bambini “Lo smog mostro”,  a cura della Compagnia Teatrale Ladridarte, nel parco invece sono in programma  letture di fiabe, racconti ecologici per bambini e truccabimbi.

    Dalle ore 15 inizia il laboratorio interattivo con abili maestri cioccolatieri che eseguono per il pubblico sculture in tema Brasil, dalle 21.30 c’è lo spettacolo serale di folklore brasiliano.

    Domenica 21 ottobre gli stand aprono alle 10, dalle 14 alle 18 c’è lo spettacolo “Lo smog mostro” e dalle ore 15 proseguono i laboratori interattivo dei maestri cioccolatieri che terminano alle ore 19 con premiazione e sorteggio tra i presenti delle sculture eseguite.

    Per tutta la durata della manifestazione si esibiscono le ballerine a ritmo di Samba e a ogni visitatore che effettuerà un acquisto verrà consegnato un biglietto gratuito che concorrerà all’estrazione di una lotteria con premi e sculture di cioccolata.

    Orari: dalle 10 alle 23 ingresso libero e posteggio gratuito.

  • Emergenza Festival 2013: concorso per band esordienti a Genova

    Emergenza Festival 2013: concorso per band esordienti a Genova

    Ingresso la ClaqueEmergenza Festival è il più grande festival al mondo per band emergenti, di qualunque età e genere musicale, nato nel 1991 e che si svolge attraverso fasi eliminatorie in 37 Paesi e 184 città del mondo, dove ogni band ha a disposizione un palco per suonare 25 minuti e avere l’opportunità di accedere alle fasi successive attraverso le votazioni del pubblico presente in sala.

    Per la prima volta Emergenza Festival fa tappa anche a Genova, in due serate che si svolgeranno a La Claque il 21 e 22 dicembre 2012.

    I gruppi selezionati parteciperanno alle finali regionali e nazionali, dove una giuria professionista selezionerà le band vincitrici, mentre la finale si svolgerà in Germania a Rothenburg ad agosto 2013, in un evento di tre giorni dove le band divideranno il palco con artisti famosi e suoneranno di fronte a 30.000 persone. Tutti i gruppi partecipanti ottengono la distribuzione gratuita dei propri brani su iTunes e altri store di musica online.

    La band vincitrice in assoluto avrà in premio una produzione professionale, un tour sponsorizzato attraverso l’Europa, strumenti musicali e materiale tecnico.

    Per iscriversi è necessario contattare il proprio referente regionale, che nel caso di Genova è Francesco Frilli francesco@emergenza.net.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Uno spazio pieno di potenzialità nel cuore del centro storico, alle spalle di piazza delle Erbe, sta vivendo una seconda giovinezza, dopo esser stato per lungo tempo abbandonato a se stesso in situazione di degrado, poco frequentato dagli abitanti anche a causa di alcuni episodi di microcriminalità. Stiamo parlando dei Giardini Luzzati e della piazza antistante, al centro di un progetto di riqualificazione e rivitalizzazione promosso dall’Associazione il Ce.Sto – realtà che da trent’anni opera nel centro storico proponendosi quale “contenitore” per sviluppare una reale integrazione fra le persone di differenti etnie e classi sociali, con una particolare attenzione verso i minori – e Giardini Luzzati Nuova Associazione (fondata dallo stesso Ce.Sto insieme ad un gruppo di volontari, operatori sociali ed artisti).

    Da gennaio 2012 – su richiesta dell’associazione Ipa che in precedenza, con molta fatica, gestiva l’area – il Ce.Sto ha preso in sub-gestione i Giardini e l’attiguo circolo-bar-ristorante, con l’obiettivo di creare un luogo di aggregazione positiva in una zona, quella che ruota intorno a Piazza delle Erbe, che offre molto in termini di vita notturna, con numerosi locali che attirano nei vicoli una marea di giovani, ma in cui si sente una forte esigenza di spazi alternativi alla “movida” (che tra l’altro genera inevitabili disagi ai residenti), dedicati all’intera popolazione del quartiere: famiglie, bambini, ragazzi, anziani, comunità straniere, dove favorire l’incontro e lo scambio di esperienze ed offrire occasioni conviviali anche durante le ore diurne, tramite l’organizzazione di svariate attività ricreative, educative, ludiche e culturali.

    In soli 10 mesi grazie ad un fitto calendario di eventi – laboratori teatrali e musicali, mercatini, concerti, spettacoli teatrali, feste tradizionali delle comunità straniere, presentazioni di libri, mostre, proiezioni – i Giardini hanno cambiato volto, diventando un punto di riferimento per il centro storico. Inoltre volontari ed operatori sociali si sono occupati della quotidiana pulizia dell’area, con una particolare cura per la manutenzione degli spazi verdi, preservando e valorizzando gli alberi di ulivo e di melograno già presenti in loco.
    «Con grande impegno ma con altrettanta soddisfazione siamo riusciti a far rivivere la piazza – spiega il Segretario del Ce.Sto, Mimmo De Simone – Adesso vogliamo lanciare proposte sempre più accattivanti, allargando la platea di persone, dai bambini agli anziani, che ci auguriamo si affezionino sempre di più ad uno spazio così importante per questo territorio».

    Sabato 20 ottobre si svolgerà la prima edizione di “Giardini in Fiera” – un appuntamento che diventerà a cadenza fissa – una giornata con mercatini dell’artigianato, prodotti biologici e usato, animazione per bambini (con mangiafuoco, giochi gonfiabili, ecc.) e concerti (Orchestra Bailam e The Marciellos).

    Il bilancio dei primi 10 mesi di gestione è senza alcun dubbio positivo, mentre sul breve, ma soprattutto sul lungo periodo, sono moltissime le opportunità offerte da un simile spazio.
    Sfruttando una logistica particolarmente felice, infatti, i Giardini potrebbero diventare un luogo di ritrovo all’aria aperta per le famiglie e i bambini del quartiere. Sabato all’interno del circolo sarà inaugurato lo spazio nursery dedicato all’accoglienza di mamme e bambini nella fascia da 0 a 6 anni, un punto di appoggio con fasciatoio, bagno di servizio, area morbida e piccola biblioteca. «Nel più breve tempo possibile l’intenzione è quella di installare dei giochi per i più piccoli (altalene, scivoli, ecc.) – raccontano gli operatori del Ce.Sto e della Nuova Associazione Giardini Luzzati – siamo alla ricerca di fondi, oppure di qualcuno disponibile a sponsorizzarci».

    Un altro aspetto attualmente in via di sviluppo è quello legato alla promozione di stili di vita eco-sostenibili, con una particolare attenzione alla cultura del “mangiare sano”. Il circolo-bar-ristorante propone colazioni, pranzi, merende, aperitivi con degustazioni, cene sociali e corsi di cucina, offrendo un menù biologico a km zero. «A pranzo offriamo la pasta con pesto biologico e altri prodotti locali e naturali – spiegano gli operatori – Ci riforniamo dal Gas (gruppo di acquisto solidale, ndr) della Formica che ci consegna frutta e verdura ogni settimana». Nel prossimo futuro l’obiettivo è ospitare stabilmente un mercato biologico ed un mercato dell’artigianato, studiando un’organizzazione della piazza improntata verso il riciclo e la riduzione dei consumi energetici. Oggi è attiva un’officina per la riparazione delle biciclette, mentre è già stata firmata una convenzione per l’affitto di bici elettriche.

    Occorre sottolineare che questa innovativa esperienza gestionale ha preso il via senza alcun investimento economico iniziale e si è avvalsa soprattutto del forte attivismo delle associazioni impegnate in prima linea nel progetto. «Ci siamo presi in carico un’area dalle enormi potenzialità ma che richiede un impegno immane, senza chiedere niente a nessuno – sottolinea Marco Montoli, presidente del Ce.Sto – Attraverso le attività commerciali (bar e ristorante) siamo riusciti gettare le basi di una possibile fattibilità economica. Per statuto la Nuova Associazione Giardini Luzzati non prevede la produzione di profitto, infatti, ogni guadagno viene investito in miglioramenti strutturali dell’area e per incrementare le iniziative culturali e sociali».

    Ma l’idea “forte” è rappresentata dalla possibile trasformazione della piazza in luogo di turismo “alternativo e compatibile” in cui storia, cultura ed arte si intrecciano con la vita reale del territorio. «Ben pochi ne sono a conoscenza, ma adiacente ai Giardini esiste un sito archeologico facilmente accessibile spiega il presidente del Ce.Sto – si tratta di reperti che testimoniano i primi insediamenti della città di Genova, in epoca romana. All’interno della suggestiva ambientazione del centro storico questa potrebbe diventare una piacevole tappa, dove trovare un’occasione di ristoro ed altre attrattive connesse».
    Senza dimenticare che la piazza è dedicata ad uno degli artisti contemporanei genovesi più conosciuti all’estero. «L’inserimento di alcune opere di Emanuele Luzzati all’interno dei Giardini sarebbe un valore aggiunto – continua Marco Montoli – Inoltre la location è congeniale per dare una risposta alla fame di spazi per le espressioni artistiche cittadine».

    Ovviamente per raggiungere questi obiettivi sono necessari alcuni interventi, realizzabili solo grazie ad importanti investimenti che potrebbero essere reperiti grazie a una ricerca comune tra le associazioni coinvolte e l’amministrazione pubblica. «Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni, in particolare con il Municipio di riferimento – conclude il presidente del Ce.Sto – La speranza è quella di passare dalle parole ai fatti, anche se sappiamo che le risorse economiche sono ridotte al lumicino».
    L’assessore del Municipio Centro-Est, Maria Carla Italia, conferma «Siamo disponibili ad ascoltare proposte e progetti, la nostra mission è quella di farsi portavoce delle istanze del territorio. Assicuro il massimo impegno del Municipio affinché si possa proseguire questo percorso, affiancando le realtà associative impegnate nella gestione dei Giardini Luzzati».

     

     

    Matteo Quadrone

  • #TTT7 Twitter tips & Tricks: le startup si raccontano a Genova

    #TTT7 Twitter tips & Tricks: le startup si raccontano a Genova

    startup ideaSabato 20 ottobre 2012 dalle 18.30 alle 21 l’Hotel Savoia (via Arsenale di terra 5, zona stazione Principe) ospita la settima edizione dell’evento in contemporanea nazionale #TTT (Twitter tips & Tricks), appuntamento con cadenza bimestrale che si svolge contemporaneamente in sette città d’Italia (Milano, Roma, Lecce, Genova, Torino, Bologna, Messina) per promuovere la cultura digitale.

    Tema della serata saranno le startup legate al web e all’innovazione, con la presentazione di tre realtà genovesi: Alberto D’Ottavi di Blomming, Filippo Ronco di Vinix, Paolo Ratto ed Emanuela Genovesi di ZenFeed.

    L’evento è aperto a tutti, in particolare agli appassionati e curiosi del mondo digitale e delle startup.

    Per iscriversi è necessario compilare il modulo su http://twittertt.com/partecipa (aperitivo con buffet, posti limitati, costo 14 €). È anche possibile seguire il dibattito online su twitter, attraverso l’hashtag #TTT07/GE e in diretta streaming sul sito www.twittertt.com.

  • Crisi Euro: Meccanismo Europeo di Stabilità, una bolla da 650 miliardi

    Crisi Euro: Meccanismo Europeo di Stabilità, una bolla da 650 miliardi

    EuropaE la crisi? Prima dell’estate scrissi che l’autunno avrebbe potuto riaprirsi con una nuova lira al posto dell’euro nei portafogli: questa settimana invece stiamo brindando a uno spread da minimi storici. Allora, fortunatamente, mi ero sbagliato? Certo la ripresa sarà dura, ma possiamo dire finalmente di essere fuori dal pantano dei problemi finanziari europei? Purtroppo no.

    L’estate ci ha portato si il famoso “bazooka” dell’altro Mario, quel Draghi che sta alla guida della BCE, arrestando il rischio di crollo dell’euro e facendo calare lo spread; ma che ci sia poco da festeggiare lo sa benissimo chiunque tenga un orecchio teso agli indicatori economici e aquello che succede in Spagna e in Grecia. La realtà è che stiamo vivendo un’ennesima “bolla nella bolla”.

    Ai mercati, forse per ragioni speculative, piace credere che il peggio sia alle spalle, ma un osservatore con un minimo di responsabilità non può contentarsi di questa troppo confortante conclusione. La sospirata arma finale di Draghi, quella che ha dato il là all’ottimismo dei mercati (e del premier italiano), è il cosiddetto MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità: un super-fondo con una dotazione di 650 miliardi da utilizzarsi per prestiti (non gratuiti) ai paesi in difficoltà e per l’acquisto, teoricamente illimitato, di titoli di Stato sul mercato primario.

    Ora, lasciamo pure da parte le forti perplessità politiche legate al delicatissimo problema della sovranità nazionale. Parliamo di soldi. Il MES chi lo paga? Tutti i paesi del continente in quota proporzionale: quindi anche noi, che come terzo paese contribuiamo con un buon 17,9 %. Cioè 125 miliardi di euro.

    Per intenderci, la UIL stima che i costi di tutta la rappresentanza politica italiana siano pari a 18,3 miliardi l’anno: noccioline insomma. Quindi, per evitare una crisi di debito ci stimo indebitando di nuovo per un sacco di soldi. E per evitare di andare ad aumentare ulteriormente il debito pubblico, dobbiamo continuare a tagliare le spese, come ci viene chiesto già da molto tempo all’insegna dell’austerity.

    Risultato: l’economia crolla. Quest’anno si prevede un -2,4 % di calo del PIL. L’anno prossimo si spera in un -0,7 %, secondo molti analisti ripresi da Bankitalia: -0,2 % secondo il governo, che non esita a sottostimare la crisi per far tornare i conti e a chiamare “leggi di stabilità” le manovre correttive che servono a farli tornare.
    Intanto le industrie chiudono e la disoccupazione sale: sempre secondo Bankitalia siamo al 10,5 % complessivo (ma i cassintegrati non sono compresi) e al 33,9 % tra i giovani. I salari calano, si erode il potere di acquisto (-4,1% rispetto all’anno scorso, secondo l’Istat) e i consumi languono. Intanto Alitalia annuncia esuberi di personale, l’Inps pure, e persino le banche temono di dover licenziare dipendenti. Il mercato dell’auto registra il dodicesimo mese consecutivo con il segno meno (Fiat nel 2012 ha già perso il 17,3 %) e il FMI certifica una fuga di capitali esteri da giugno 2011 per un totale di 250 miliardi di euro (il 15% del PIL). L’unica cosa ad aumentare sempre sono le tasse, che infatti stroncano sul nascere qualsiasi timida velleità di ripresa. Nel frattempo il provvedimento anti-corruzione ancora non si vede, l’asta delle frequenze televisive si è persa per strada e (tanto per non farci mancare niente) i caccia F-35 a cui non abbiamo voluto rinunciare ci costeranno quasi 40 milioni l’uno più del previsto. Dulcis in fundo nel 2013 non raggiungeremo nemmeno uno dei sospirati totem a cui ci stiamo impiccando, cioè l’obiettivo contabile del pareggio del deficit (è sempre Bankitalia a dirlo).

    Forse, allora, le cose vanno meglio tra i nostri compagni di sventura… Ma non è così. In Grecia lo scenario è da terzo mondo: il PIL è stabile a -5%, la disoccupazione è sopra quota 25 % e, secondo l’Unicef, i bambini sottonutriti sarebbero 400.000. In Spagna non va molto meglio: le banche hanno sempre bisogno di esser ricapitalizzate, la disoccupazione è al 24,63 % totale e sopra il 53 % tra i giovani, che infatti hanno preso ad emigrare dal paese (132.000 registrati ai consolati solo nel primo trimestre di quest’anno) ; infine la Catalogna minaccia la secessione. E tutti i danni di questo desolante scenario bellico che è il sud dell’Europa non saranno riassorbiti certo in un paio d’anni. Quando ci si renderà conto che questa è la situazione, c’è da sperare che il MES non debba esser messo alla prova: il rischio è che si scopra, come temono diversi economisti, che la super-arma di Draghi è in realtà spuntata. Il fatto che i mercati non mostrino dubbi, purtroppo non può rassicurarci: per i mercati funzionava benissimo anche il sistema che c’era prima del 2007. Anzi, il fatto che continuino a vivere scollati dalla realtà dimostra che i problemi sono rimasti gli stessi.

     

    Andrea Giannini 

  • Belo Horizonte for Namibia: spettacolo al Politeama Genovese

    Belo Horizonte for Namibia: spettacolo al Politeama Genovese

    Belo HorizonteVenerdì 19 ottobre 2012 alle 21 il Politeama Genovese ospita per la prima volta uno spettacolo di cabaret della compagnia Belo Horizonte, il cui ricavato sarà completamente devoluto a una causa umanitaria.

    Belo Horizonte for Namibia ha infatti lo scopo di far acquistare di un macchinario di analisi che possa prevenire le malattie endemiche sia nei bambini, sia negli animali della Namibia, regione della costa africana sud occidentale.

    Sul palco si esibiranno i comici Alessandro Bianchi e Michelangelo Pulci, Simonetta Guarino, Andrea Bottesini, Fiona e Laura, Stefano lasagna, Daniele Raco, Soggetti Smarriti Marco Rinaldi e Andrea Possa.

    Il biglietto per la serata costa 13 €. Prenotazioni al 348 4594633.

  • Concorso letterario online su social network: Nei libri con Medeo

    Concorso letterario online su social network: Nei libri con Medeo

    Sono aperte le iscrizioni per la prima edizione del concorso letterario online a cura del social network Medeo.

    Il concorso è riservato a romanzi inediti in lingua italiana, distinti in due categorie: “Medeo Young”, dedicato agli autori under 26, e “Medeo Senior”, aperto agli autori over 26.

    La scadenza per partecipare è mercoledì 31 ottobre 2012: è necessario iscriversi a medeo.it e inviare via mail a concorso@medeo.it con la propria candidatura, corredata di biografia dell’autore (800/1000 battute max), sinossi dell’opera (800/1000 battute max), file in formato rtf e pdf delle prime 40 cartelle del romanzo.

    Non sono previste quote di iscrizione.

    Dal 15 novembre gli gli utenti del social network Medeo potranno leggere gli estratti di ogni opera e votare la migliore per categoria. Tutti i romanzi che avranno raccolto più di 250 voti entro il 31 gennaio 2013 avranno accesso alla seconda parte del concorso, in cui una giuria leggerà integralmente le opere e decreterà il vincitore per ciascuna categoria.

    Gli autori dei due romanzi vincitori vedranno le loro opere pubblicate entro il 2013 in ebook da Diamond Editrice.

  • Pontedecimo, ospedale Gallino: chiude la cardiologia

    Pontedecimo, ospedale Gallino: chiude la cardiologia

    A partire dal 25 ottobre, in attuazione al piano di riorganizzazione dell’area assistenziale ospedaliera e territoriale, il reparto di Cardiologia dell’ospedale Gallino di Pontedecimo sarà chiuso ed i posti letto (p.l.) verranno riconvertiti in p.l. di Medicina riabilitativa. A Sestri Ponente, invece, il pronto soccorso del nosocomio Padre Antero Micone verrà trasformato in Punto di Primo Intervento aperto 24 ore; inoltre i 19 posti letto di SPDC (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) verranno trasformati in p.l. di riabilitazione psichiatrica. Così si legge in un comunicato diffuso dall’azienda sanitaria locale genovese. Non sono bastati i mesi di lotta dei comitati sorti in difesa dei due presidi sanitari di Val Polcevera e Ponente, affiancati dal sindacato autonomo Fials, le decisioni di Regione Liguria ed Asl 3 sono confermate.

    «L’ultima versione del “piano” partorito tra via Bertani (sede dell’Asl 3) e la sede Regionale conferma e perfino aggrava la situazione – denuncia Mario Iannuzzi,  – Al Gallino si vuole cancellare la Cardiologia riversando altrove migliaia di utenti». Un’ operazione che il sindacato ritiene incomprensibile, inutile e dannosa, il cui unico fine è «preparare prossime riduzioni dei servizi ospedalieri in Valpolcevera».

    Per quanto riguarda Sestri Ponente «si vuole declassare il pronto soccorso a un non meglio definito “punto di primo intervento su 24 ore”, con un solo infermiere per turno in servizio – sottolinea Iannuzzi – Questo significa prendere in giro cittadini e i lavoratori offrendo il “contentino” di un servizio finto e perfino pericoloso. Insieme al Pronto soccorso sparisce il reparto di neurologia e sparisce la Psichiatria d’urgenza trasformata in una non meglio definita “riabilitazione psichiatrica”».

    Il risultato, secondo Iannuzzi sarà quello di un’inevitabile intasamento dell’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena dove «si riverseranno migliaia di cittadini, aggravando la crisi di una struttura che subisce la scellerata scelta di scaricare l’insieme di queste misure sul Villa Scassi e sui suoi lavoratori esasperando tensioni, contraddizioni e carichi di lavoro che già oggi l’Ospedale di Sampierdarena non è in grado di assorbire».

    Tutte le proposte “alternative” sono state nei fatti respinte «La Regione e l’azienda dimostrano di non aver alcuna intenzione di ascoltare le Istituzioni e i Municipi locali che si oppongono a queste scelte e che chiedono altre soluzioni – conclude Iannuzzi – Noi continuiamo a pensare che occorre fermare i tagli. E per questo continueremo, con tutte le forze sociali e sindacali disponibili, le iniziative di protesta e di lotta per contrastare queste scellerate decisioni».

     

    Foto di Daniele Orlandi