Anno: 2012

  • Corso di scrittura creativa Genova: programma 2013 di Studio Storie

    Corso di scrittura creativa Genova: programma 2013 di Studio Storie

    Sergio BadinoInaugurata lo scorso autunno con il laboratorio Costruire una trama: dall’idea alla sinossi, la scuola di scrittura creativa Studio Storie – con sede in via Solferino e fondata dallo scrittore e sceneggiatore di fumetti Sergio Badino – propone per il 2013 tre nuovi corsi dedicati a chi ama esprimere la propria creatività attraverso gli strumenti della narrativa.

    Questi i laboratori che inizieranno a partire da gennaio (info e iscrizioni 340 6456634 – info@studiostorie.com).

    Tecniche di sceneggiatura: dal fumetto al cinema
    Dal 29 gennaio al 16 aprile 2013, il martedì dalle 20.30 alle 22.30
    Tot. 24 ore divise in dodici incontri da due ore ciascuno. Costo: 350 € (rateizzabili, sconto 10% ai possessori di Green Card)
    Lo sceneggiatore ha grandi responsabilità, prima fra tutte quella di rendere coinvolgente e di qualità l’intero prodotto, dalla prima all’ultima pagina. Come si trasforma una storia in immagini? Come si scrivono dialoghi convincenti? Per ottenere tavole a fumetti e copioni cinematografici di ottimo livello bisogna lavorare in contemporanea su più fronti, rubando i segreti del mestiere anche ai migliori professionisti, studiando e analizzando le narrazioni contemporanee e le antiche strutture mitologiche.

    Narrativa: la scrittura del racconto e del romanzo
    Dal 30 aprile al 16 luglio 2013, il martedì dalle 20.30 alle 22.30.
    Tot. 24 ore divise in dodici incontri da due ore ciascuno. Costo: 300 € (rateizzabili, sconto 10% ai possessori di Green Card).
    Il panorama della narrativa è immenso, ma solo alcuni testi lasciano un segno indelebile nella nostra vita. Come si elabora una trama per trasformarla in romanzo o in racconto? Qual è il modo migliore per coniugare sintesi di scrittura ed espressività di linguaggio? Queste lezioni vi accompagneranno nell’inesauribile mondo della fantasia e della creatività, senza dimenticare il rigore e la correttezza formale che il mercato del libro esige con sempre maggiore insistenza.

    La penna della domenica
    Dal 27 gennaio al 31 luglio 2013, ogni ultima domenica del mese, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.00 con pausa pranzo (convenzioni con locali della zona).
    Laboratorio di storytelling, scrittura e sceneggiatura di 35 ore totali. Costo: 400 (rateizzabili, sconto 10% ai possessori di Green Card).
    Non sempre è possibile coniugare gli impegni quotidiani con la scrittura, soprattutto quando essa costituisce una passione più che un vero e proprio obiettivo professionale. Questo corso è pensato anche per chi viene da fuori Genova, per chi ha poco tempo ma grande entusiasmo e – perché no? – perfino qualche ambizione. StudioStorie organizza una full immersion di scrittura e sceneggiatura (sette incontri dal mattino alla sera) alternando lezioni teoriche a esercitazioni pratiche.

    Ogni corso o laboratorio prevede un massimo di 15 posti disponibili: la precedenza sarà assegnata sulla base della data d’iscrizione del candidato.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Festival Giornalismo Perugia 2013: aperto il bando di concorso

    Festival Giornalismo Perugia 2013: aperto il bando di concorso

    Sono aperte le selezioni per partecipare al bando “Una storia ancora da raccontare: Walter Tobagi” abbinato al Festival del giornalismo di Perugia 2013 e dedicato al giornalista del Corriere della Sera, ucciso nel 1980 in un attentato brigatista.

    Il concorso è riservato agli studenti universitari iscritti a qualsiasi facoltà, ai giornalisti, ai praticanti e agli aspiranti giornalisti, agli allievi delle scuole di giornalismo, ai blogger e freelance di età inferiore ai 30 anni.

    Sono due i temi per partecipare: (1) la storia di Walter Tobagi (2) il mondo del lavoro in generale o il mondo della professione giornalistica in particolare. Si può partecipare con articoli (max 2 cartelle) o video (max 6 minuti) inediti, che dovranno essere inviati esclusivamente tramite raccomandata all’indirizzo “Il filo di Arianna via Assisi 93, 06089 Torgiano (PG)” entro il 28 febbraio 2013.

    Non è prevista alcuna quota di partecipazione. Questi i premi in palio: per la sezione Walter Tobagi 1.000 € al primo classificato e 500 € al secondo, per l’altra sezione 2.500 € al primo classificato e 1.000 € al secondo.

    La giuria del concorso sarà composta da: Arianna Ciccone (fondatrice del Festival internazionale del giornalismo), Dario Di Vico (giornalista de Il Corriere della Sera), Riccardo Iacona (giornalista e conduttore televisivo), Sara Paci (Associazione Ilaria Alpi) e Benedetta Tobagi (giornalista e scrittrice, figlia di Walter Tobagi). Presidente di giuria Maurizio Beretta (UniCredit).

    [foto di Diego Arbore]

    Il concorso è riservato agli studenti universitari iscritti a qualsiasi facoltà, ai giornalisti, ai praticanti e agli aspiranti giornalisti, agli allievi delle scuole di giornalismo, ai blogger e freelance di età inferiore ai 30 anni.

  • Teatro Carlo Felice: il programma 2012/2013 riparte da Don Giovanni

    Teatro Carlo Felice: il programma 2012/2013 riparte da Don Giovanni

    Teatro Carlo FeliceHa debuttato sabato 24 novembre 2012 la nuova stagione del Teatro Carlo Felice, che dopo la crisi degli ultimi anni chiuderà il bilancio 2012 in pareggio e riparte con un ricco calendario di opera, spettacoli e concerti.

    Lo spettacolo Don Giovanni, co-prodotto con il Teatro dell’Opera Giocosa e messo in scena per la prima volta quest’estate al Priamar di Savona, andrà in scena per tutta la settimana con le seguenti date: martedì 27 novembre ore 15.30, venerdì 30 novembre ore 20.30, sabato 1 e domenica 2 dicembre, ore 15.30.

    Un luogo ricco di storia e leggenda, che alla stagione operistica affianca ormai da diversi  anni concerti di noti artisti italiani e internazionali (questa settimana saliranno sul palco il duo Irene Grandi – Stefano Bollani, mercoledì 28 novembre, e i Nomadi, giovedì 29 novembre).

    Per informazioni e acquisto dei biglietti contattare il numero telefonico 010 589329.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Disabilità e diritti: 6 mesi per ottenere un parcheggio personalizzato

    Disabilità e diritti: 6 mesi per ottenere un parcheggio personalizzato

    Ci sono voluti 6 mesi per veder rispettato un elementare diritto di un cittadino diversamente abile. Questi i tempi della burocrazia che sembra non guardare in faccia a nessuno. I fatti sono semplici, come puntualmente riportati sul sito web del Movimento Consumatori Liguria, che ha raccolto la denuncia di una propria associata.

    Nel mese di maggio una signora genovese ha presentato domanda presso gli uffici incaricati, richiedendo l’assegnazione di un parcheggio personalizzato per la figlia, affetta da una grave disabilità motoria. Nel mese di agosto le è stata recapitata una lettera, con la risposta del Comune di Genova, in cui si affermava che il medico legale riteneva vecchia la documentazione che accertava l’invalidità della figlia e, pertanto, richiedeva una nuova visita di verifica.
    «Fatto alquanto curioso dal momento che l’invalidità della figlia è causata da una malattia rara degenerativa per la quale, ad oggi, non c’è cura – sottolinea il Movimento Consumatori Liguria  – Forse quel medico credeva nei miracoli…».

    La signora, come comprensibile, non aveva voglia di discutere «anche perché sottolineare l’assenza di salute della propria figlia evidenziando i limiti ed i principali motivi della sua sofferenza, non è una cosa semplice – continua il Movimento Consumatori Liguria – Così, nel mese di settembre, madre e figlia si sono recate dal medico, mostrando, tra l’altro, gli stessi documenti che avevano allegato alla domanda quattro mesi prima».

    Ad ottobre la signora ha ricevuto una nuova lettera dal Comune di Genova con la quale è stata informata del parere favorevole in merito alla sua istanza. Dopo un paio di settimane un incaricato del comune ha scelto l’ubicazione per il parcheggio personalizzato ma, per vederlo concretamente realizzato, madre e figlia hanno atteso fino a metà novembre quando, finalmente, i lavoratori di Aster hanno tracciato le relative strisce gialle.

    «Il “caso” ha voluto che i lavori venissero conclusi il giorno successivo (il 12 novembre, ndr) alla data in cui abbiamo reso pubblica la storia di questa lunga attesa – conclude il Movimento Consumatori Liguria – Il nostro impegno non si ferma perchè non possiamo accettare il fatto che, per ottenere un servizio di cui si ha diritto, debbano trascorrere sei mesi».

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Apriamo corso Italia: una domenica in bicicletta a Genova

    Apriamo corso Italia: una domenica in bicicletta a Genova

    corso italiaMeteo permettendo, domenica 25 novembre si terrà un nuovo appuntamento dedicato alla (ri)scoperta del camminare a piedi e in bicicletta, alla musica e allo spettacolo, allo stare insieme davanti al mare di Genova: dalle 10 alle 17 torna Apriamo corso Italia, la manifestazione organizzata dal Municipio VIII Medio Levante in collaborazione con il Circolo Amici della Bicicletta e diverse associazioni del territorio.

    Nello specifico, queste le attività in programma dedicate alla bicicletta:

    1. Doctor Bike, piccole riparazioni gratuite di bici.

    2. Ciclista illuminato: campagna di sensibilizzazione per l’uso di dispositivi luminosi e riflettenti in bici di notte. Quizzone a tema alle ore 11, 15 e 16 con in palio i seguenti premi: due lucette da bici – un gilè riflettente da bici – quattro catarifrangenti da bici. Scarica il volantino della campagna.

    3. Distribuzione gratuita della guida del ciclismo urbano a Genova “Pedala sicuro in città”.

  • Anci Giovane Liguria: ecco la politica under 35, presente e futuro

    Anci Giovane Liguria: ecco la politica under 35, presente e futuro

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaLa sezione ligure di Anci Giovane si è riunita ieri (23 novembre, ndr) per nominare il nuovo direttivo. Un’occasione per incontrare e conoscere i giovani politici della nostra regione, per ascoltare progetti e ambizioni dell’organizzazione, in un momento storico dove il ricambio generazionale nella politica è un’esigenza condivisa.

    Sono più di 400 i sindaci, assessori e consiglieri comunali liguri under-35, circa un 20% del totale degli amministratori comunali della regione. Si tratta di una percentuale inferiore alla media nazionale, ma non poteva essere diverso in una regione che conta il maggior numero di anziani in Italia. La parità di genere, inoltre, è ben lontana dall’essere raggiunta. Solo un 10% circa dei giovani amministratori è donna. Nicoletta Merlo, assessore comunale di Campo Ligure, confessa però di sentirsi «più discriminata come giovane che come donna». Il rispetto e la credibilità di un amministratore sono ancora irrimediabilmente collegati all’età anagrafica della persona e all’idea che solo chi ha passato una vita intera in politica possa essere davvero competente.

    E invece si tratta di un pregiudizio, spesso smentito dai fatti. Come afferma Nicola Chionetti, coordinatore nazionale Anci Giovani, «è fittizia la distinzione tra giovani e meno giovani amministratori. Abbiamo tutti le stesse identiche responsabilità». Gli fa eco Marcello Napoli, attuale coordinatore Anci Giovane Liguria, ricordando come molti consiglieri poco più che ventenni abbiano dovuto gestire l’emergenza alluvione del 2011: «a loro è spettata la difficile decisione di abbattere edifici pericolanti». Si tratta di scelte difficili che impongono la capacità di assumersi delle responsabilità, un coraggio che spesso manca anche ai politici più navigati.

    La sezione Ligure dell’Anci Giovane è stata creata nel luglio 2010 e nella sua breve attività ha già ottenuto importanti risultati. Dopo un inizio burrascoso, con le dimissioni del suo primo coordinatore Luca Martino (Lega Nord), i ragazzi dell’associazione sono riusciti a far ripartire l’organizzazione. La più grossa soddisfazione, racconta Napoli, è legata alla partecipazione all’assemblea nazionale dei giovani amministratori nel dicembre 2011. In quell’occasione la delegazione ligure è stata l’unica a presentare un documento programmatico, una proposta scritta per l’introduzione di un’accisa sulle telecomunicazioni. L’idea era quella di creare un’accisa di un centesimo su telefonate e sms per creare un fondo di compensazione da ridistribuire sul territorio in base ai livelli di inquinamento elettromagnetico. La proposta è stata recentemente presentata anche in Parlamento e, benché non abbia avuto seguito, ha rappresentato un importante successo per i nostri giovani amministratori. «E’ questo il senso dell’Anci» conclude Napoli.

    Per il futuro l’obiettivo è quello di “fare rete” per cercare di creare la massa critica necessaria per poter incidere davvero sulle scelte delle politica nazionale. «Le amministrazioni locali – afferma Chionetti – dovrebbero essere prese più sul serio dai livelli istituzionali superiori», per due ragioni essenziali: «ci mettiamo la faccia e a livello di riduzione della spesa pubblica avremmo qualcosa da insegnare».

    Lodevole è anche l’impegno dell’Anci Giovane, ribadito dallo stesso coordinatore nazionale, a “non parlarsi addosso” e di cercare invece di creare delle sinergie e dei rapporti proficui con il mondo giovanile del lavoro e delle associazioni di categoria (Confindustria, Confartigianato, ecc.). In questo momento di crisi si sente un forte bisogno di progettualità diretto soprattutto alle nuove generazioni, alla ricerca di un modello virtuoso che possa portare istituzioni locali, aziende e lavoratori a collaborare per generare nuova occupazione e garantire un futuro migliore ai giovani.

    Ma la riunione era stata convocata soprattutto per una ragione, nominare il nuovo direttivo dell’associazione. Ed ecco riaffiorare quelle pratiche da vecchia politica che sembravano essere state spinte via lontano durante tutta la prima parte dell’incontro. Si discute sui 18 nomi da inserire nella lista del direttivo, destra e sinistra si dividono, ma fa parte del gioco. Ciò che lascia rammaricati è soprattutto il fatto che alcuni politici “senior” – ben sopra i 35 anni – abbiano sentito il bisogno di interferire sull’andamento delle trattative, come se da loro potesse pervenire una qualche lezione di buona gestione dei conflitti.

    La lista che viene elaborata dopo una lunga discussione rappresenta la perfetta applicazione delle più classiche logiche spartitorie: 9 membri per il centro destra e 9 per il centro sinistra. Ma quanto incide allora l’impegno di chi con fatica ha fatto funzionare l’associazione? È forse una variabile ininfluente? Ecco qual è l’ennesimo buon insegnamento per noi giovani.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Reddito Minimo Garantito: utopia in Italia, realtà in Europa

    Reddito Minimo Garantito: utopia in Italia, realtà in Europa

    EconomiaProbabilmente ormai nessuno se ne ricorda più, ma il ministro Elsa Fornero, a pochi giorni dall’insediamento, aveva dichiarato la propria preferenza personale per l’introduzione in Italia di un reddito minimo garantito. Questo aveva generato grandi aspettative, soprattutto tra chi attualmente si trova senza occupazione, ma purtroppo alle dichiarazioni non sono seguiti i fatti e il reddito minimo garantito non è mai entrato nell’agenda di governo. Si è tornati recentemente a parlare di questo tema grazie alla campagna di raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del reddito minimo garantito.

    Questo disegno di legge prevederebbe l’erogazione di  600 euro mensili da parte dello stato a tutti gli individui (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) il cui reddito non superasse i 7200 euro annui. Per godere di questo reddito sarebbe necessario essere residenti sul territorio nazionale da almeno 24 mesi e si dovrebbe essere iscritti presso le liste di collocamento dei Centri per l’impiego. Il reddito minimo garantito verrebbe sospeso nei casi in cui il beneficiario dichiarasse il falso al momento della richiesta, venisse assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato, partecipasse a percorsi di inserimento lavorativo retribuiti, rifiutasse una proposta congrua di impiego dopo il riconoscimento delle sue competenze formali ed informali o al compimento dei 65 anni di età. L’introduzione di questo strumento avrebbe lo scopo di contrastare il rischio marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza attraverso un sostegno economico. Molti di voi penseranno che sia utopistico pensare che lo stato possa erogare del denaro a tutti coloro che non hanno un lavoro fino a che non riescano a trovarne uno. Purtroppo avete parzialmente ragione: se in Italia tutto ciò è certamente un’utopia, nel resto d’Europa è ormai una realtà consolidata.

    Tutti gli stati europei tranne Italia, Grecia e Ungheria hanno adottato questa misura. L’importo varia sensibilmente da paese a paese: si va dai circa 1200 euro mensili di Danimarca e Lussemburgo alle poche decine di euro della Lettonia. In generale l’importo viene calcolato tenendo conto dei bisogni di base: cibo, abiti, igiene, riscaldamento, educazione, ecc. ed è condizionato alla disponibilità di accettare eventuali opportunità di lavoro coerenti con la propria figura professionale e alla partecipazione a programmi di formazione professionale.

    Ma è il resto d’Europa a essere particolarmente avanti oppure siamo noi a essere particolarmente indietro? Purtroppo siamo noi a non avere fatto il nostro dovere: ignoriamo da circa vent’anni la raccomandazione 92/441 del Consiglio europeo nella quale si auspicava l’introduzione del reddito minimo garantito in tutti gli stati membri. Invece di puntare su questo strumento che consentirebbe, tra le altre cose, di avere maggiore sicurezza e inclusione sociale, abbiamo deciso di surrogarlo con il sostegno della famiglia che rappresenta, a tutti gli effetti, il più grande ammortizzatore sociale utilizzato nel nostro paese. Pensate a tutte quelle persone che, a causa della crisi, sono attualmente disoccupate. Non sarebbe meglio che venissero aiutati dallo stato invece di dipendere, quando si è fortunati, dai propri genitori? E soprattutto: chi non può contare sulla famiglia a chi si deve rivolgere?

    Penso sia giunto il momento di svolgere una riflessione seria su questo tema per trovare un modo per allinearci al resto d’Europa. L’introduzione del reddito minimo garantito, oltre ad essere una misura di equità e di inclusione sociale, rappresenterebbe anche un modo per colmare quella mancanza di fiducia nello stato e nelle istituzioni che sfortunatamente è, da ormai troppo tempo, una delle caratteristiche principali del nostro paese.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro Verdi Sestri Ponente: Don Gallo presenta il suo nuovo libro

    Teatro Verdi Sestri Ponente: Don Gallo presenta il suo nuovo libro

    Sabato 24 novembre al Teatro Verdi di Genova Sestri Ponente avrà luogo la presentazione di “Come un cane in Chiesa. Il Vangelo respira solo nelle strade“, presentazione del libro di Don Andrea Gallo.

    Con il sacerdote della Comunità di San Benedetto al Porto saranno presenti il vignettista Vauro, che ha curato le illustrazioni del libro, e il vicesindaco di Genova Stefano Bernini.

    Questa la scheda del libro.
    Da vero partigiano del Vangelo, don Gallo sa che le parole di Gesù sono sovversive, indomabili: soffocano nelle sagrestie e respirano sui marciapiedi. Da questa convinzione nasce l’idea di raccontare, a modo suo, alcune delle pagine più radicali e scandalose dei quattro Vangeli, porgendole con sapienza e leggerezza alla matita pungente, ironica e poetica di Vauro. I peccatori, le prostitute e i diseredati di queste schegge evangeliche sono i barboni, i trans, gli sbandati che da oltre quarant’anni don Gallo raccoglie dalla strada, quei “cani in chiesa”, sfortunati ma prediletti dal Signore, che la società del perbenismo di facciata ha dimenticato idolatrando denaro e potere. Il Vangelo scomodo di un prete scomodo, ma anche una “buona novella” dei miti e degli umili, che sorprende e scuote, diverte e rincuora.

    [foto di Diego Arbore]

  • Smack!: Prà, Sestri Ponente, Lagaccio i fumetti si alleano con il sociale

    Smack!: Prà, Sestri Ponente, Lagaccio i fumetti si alleano con il sociale

    Fumetti «Pensiamo che ogni realtà, anche un festival come quello del fumetto, abbia il dovere di contribuire, a proprio modo, alla vita della comunità», è così che nasce una piccola rassegna di eventi tra il sociale e il fumetto, tutti realizzati in modo volontario da parte degli organizzatori, dei disegnatori ospiti e delle realtà territoriali.

    Tra fine novembre e gennaio SMACK!, la Fiera del Fumetto di Genova promuove – insieme al centro di aggregazione I Corsari delle Lavatrici, il centro di aggregazione I Piccoli Diavoli di Sestri Ponente, l’associazione Quartiere in Piazza del Lagaccio, i disegnatori di “Un Fatto Umano”, la disegnatrice genovese Chiaretta, il disegnatore Giovanni Bruzzo (Bonelli), la Scuola Chiavarese del Fumetto, Progetto Yepp – tre eventi che uniscono ognuno 1 realtà sociale, 1 disegnatore di fumetti, 1 avvenimento, 1 tema.

     

    Gli eventi di SOCIAL SMACK!, tutti aperti e gratuiti fino al raggiungimento del numero indicato, sono:

    I disegni italian/manga al centro per minori delle “Lavatrici”

    ___ 26 novembre e 3 dicembre. Presso il centro I Corsari, al centro civico San Pietro (Lavatrici, sulle alture di Prà) dalle ore 17 alle ore 18,30 laboratorio di 2 incontri sul disegno a fumetti tenuto da Chiaretta.

    Aperto ai bambini/ragazzi de I Corsari e, fino al raggiungimento delle 15 adesioni, ad altri partecipanti.

    Info: Enrico 3476419212

    Il centro di aggregazione I Corsari è un servizio del Centro Servizi Minori e Famiglie del Municipio Ponente, destinato ai minori dai 6 ai 17 anni, aperto il martedì ed il venerdì dalle 15,30 alle 19. Il centro lavora in un contesto difficile ed isolato come le Lavatrici di Prà, fornendo un contributo fondamentale per creare nuove opportunità sociali e momenti di condivisione.

    Chiaretta

    Chiara è una disegnatrice genovese che ha un suo pubblico negli appassionati del fumetto in stile giapponese “manga”. Produce storie autoprodotte o per editori del settore e la sua filosofia è di disegnare in stile manga storie dal contenuto occidentale. Per lei infatti non è possibile narrare storie di una cultura lontana senza conoscerne profondamente tutte le implicazioni. Attualmente a Genova tiene un corso per Accademia Manga.

     

    Gli autori genovesi di “Un Fatto Umano”, la storia a fumetti di Falcone e Borsellino (Einaudi) al Lagaccio

    ___ incontro con gli autori il 29 novembre, alle ore 21, presso la “casetta” dell’Associazione Quartiere in Piazza, Piazza dei Popoli, (da via Napoli all’incrocio con via Vesuvio).

    Aperto a tutti.

    L’associazione Quartiere in Piazza è nata con la realizzazione dei giardini all’incrocio tra via Napoli e via Vesuvio, con lo scopo di gestire questo nuovo spazio, ossigeno puro per un quartiere compresso come il Lagaccio, si occupa di promuovere animazione sociale, incontri con famiglie, percorsi culturali e di integrazione.

    Alessandro Parodi e Fabrizio Longo

    I genovesi Parodi e Longo hanno realizzato la storia/libro a fumetto “Un Fatto Umano”: il racconto di Falcone e Borsellino, trasfigurati in uomini/animali che porta in tavole la drammaticità e la bellezza della storia dei due eroi nazionali.

    Il libro è un fenomeno, oltre che di cultura, anche editoriale avendo avuto, ad oggi, un riscontro di vendite di circa 11.000 copie tra Italia e Francia.

     

    Il disegnatore della Bonelli di Tex, Dampyr, Mister No e altri incontra i ragazzi de I Piccoli Diavoli

    ___ Presso il centro I Piccoli Diavoli, due martedì di gennaio 2013, in via Vado 21/1, a Sestri Ponente laboratorio di 2 incontri sul disegno a fumetti tenuto da Giovanni Bruzzo, noto disegnatore Bonelli. Bruzzo incontrerà per due pomeriggi i ragazzi interessati alla professione disegnatore. Nei due incontri, oltre a dare alcuni consigli e indicazioni su come disegnare Bruzzo parlerà di come si arriva a disegnare e a lavorare nel mondo dei comics.

    info 3807504407

    Il Centro di Aggregazione Giovanile “I Piccoli Diavoli” è un servizio a libero accesso per i giovani, fa parte dei servizi del Centro Servizi Minori e Famiglie del Municipio Medio Ponente ed è inserito all’interno delle Politiche Giovanili della Regione Liguria .

    Situato in via Vado 21/1 a Sestri Ponente apre Lunedì e Venerdì dalle ore 13 – 18 ,Martedì 13 – 21 e si rivolge alla fascia di età 11 – 18 anni.

    Il centro offre ai ragazzi diverse opportunità di percorsi personali e laboratoriali. L’equipe dei Piccoli Diavoli lavora in connessioni con le reti associative, famigliari, istituzionali della zona.

    L’iniziativa sarà supportata e promossa anche dal gruppo YEPP locale.

    YEPP è un progetto internazionale presente da diversi anni anche a Cornigliano che mira a migliorare la qualità della vita dei Giovani nei territori in cui vivono. Si basa sul concetto di Sviluppo di Comunità, ossia sull’idea che la Comunità e i Giovani del Territorio sappiano di cosa c’è bisogno e abbiano solo bisogno di uno stimolo per acquisire il potere di migliorare il proprio territorio (Empowerment). L’altro concetto di fondo è quello della partnership. Mettendo insieme vari soggetti (pubblici, privati e del terzo settore) si riescono ad ottenere risultati di gran lunga superiori rispetto a quando si lavora individualmente.

    Giovanni Bruzzo

    Genovese, classe 1961, protagonista della scena genovese e animatore culturale è diventato uno dei disegnatori di riferimento del mondo Bonelli.

    Tex, Mister No, Dampyr alcuni dei personaggi di cui ha disegnato indimenticabili storie. Il suo stile è tra quelli riconosciuti e apprezzati dagli appassionati, collezionisti e caratterizza le storie in modo forte e originale.

    Prezioso il suo intervento in questo progetto per la possibilità di raccontare ai ragazzi la quotidianità, il “dietro le quinte”, le caratteristiche della professione del disegnatore.

  • Buche nelle strade, danni e infortuni: come ottenere risarcimento

    Buche nelle strade, danni e infortuni: come ottenere risarcimento

    Nella vita sia sa, ci sono buchi per nascondersi, buchi neri e campi da golf… Purtroppo ci sono anche le buche per strada, le nostre strade che di liscio non hanno nulla. In queste buche si può cadere, ci si può fare male; si cade a piedi, si cade in moto, si bucano gomme… Queste buche a volte sono voragini ed evitarle è facile, basta la dovuta attenzione; talvolta però sono invisibili, addirittura avvallamenti impercettibili che però possono mettere a repentaglio la vita dei cittadini.

    Stiamo parlando delle insidie – trabocchetti. Si parla di questo quando un soggetto, pur adoperando l’ordinaria diligenza, pur prestando la dovuta cautela, cade a causa di una buca “invisibile” e si fa male… Tante persone mi chiedono come possono fare per ottenere un adeguato risarcimento.

    Ecco un piccolo vademecum:
    – La richiesta danni va inviata al proprietario della strada (Comune, Provincia o Stato presso il Ministero dei trasporti) entro cinque anni dalla data dell’incidente.
    – Il danno va provato con testimonianze di persone che hanno assistito all’evento e con fotografie dell’insidia – trabocchetto che ha causato la nostra caduta; è sempre meglio chiamare sul posto la Pubblica Autorità che possa verbalizzare l’accaduto.

    Da ultimo, rammento una piccola distinzione di mero diritto: si possono richiedere i danni ai sensi dell’art. 2043 del Codice civile (responsabilità extracontrattuale) o ai sensi dell’art. 2015 del Codice civile (responsabilità da cosa in custodia).
    La giurisprudenza ultimamente propende per la seconda via, anche se nutro qualche dubbio sul fatto che il proprietario di un bene (la strada) possa essere considerato custode della stessa: un doppione apparentemente inutile.

    E, comunque sia, non camminate con la testa fra le nuvole, ma guardate dove mettete i piedi; d’altronde si sa, tutti vaghiamo in un campo minato che si chiama vita…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle: l’analisi politica

    Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle: l’analisi politica

    Beppe GrilloDi Grillo avevo scritto già all’inizio di maggio, sottolineando come la forza e nello stesso tempo la contraddizione del suo Movimento 5 Stelle (M5S) fosse quella di avere per leader un comico che non corre per nessuna carica politica: è una forza perché da a Grillo la possibilità di continuare a fare quelle battute che gli riescono così bene, di esercitare con successo il ruolo di “rompighiaccio” e contemporaneamente di essere percepito come estraneo agli interessi della casta; è una contraddizione perché gli attivisti, allorché eletti a una qualsiasi posizione di rappresentanza, acquistano inevitabilmente autonomia decisionale, e quindi diventa difficile poterli richiamare all’ordine stando al di fuori di un qualsiasi ruolo istituzionale o politico. Questa analisi mi pare confermata dai fatti: da Giovanni Favia a Federica Salsi, quello a cui stiamo assistendo non è altro che il fisiologico emergere dall’interno del movimento di personalità più o meno carismatiche.

    BEPPE GRILLO, IL “DITTATORE”

    Ovvio che la grande stampa sia interessata solo a propagandare “The dark side of Beppe Grillo”, “il lato oscuro della forza”; perché bisogna a tutti i costi spaventare l’elettorato moderato spiegando loro che votare il M5S porterà le camicie nere su Roma. Eppure, checché se ne dica, il problema di Grillo non è la “democrazia interna”. Anzi, un’organizzazione politica che voglia restare coerente rispetto ai principi attorno ai quali cerca il consenso degli elettori, anche a costo di espellere gli indisciplinati, è una buona cosa. Certo, il M5S è una forza giovane: e in questi casi è normale che il processo di strutturazione passi attraverso una dialettica anche aspra tra il gruppo fondatore ed ispiratore, da una parte, e le persone che vi si accostano con intenzioni anche molto diverse fra loro, dall’altra. Ma ciò non basta per affermare che il problema del M5S sia il decisionismo o il protagonismo del suo massimo rappresentante. Al contrario, le difficoltà che stanno emergendo dipendono piuttosto da un programma che è troppo radicalmente democratico.

    Su questa espressione bisogna intendersi bene. Ho già scritto più e più volte che il merito maggiore di Grillo è proprio quello di esortare il cittadino a riprendersi la vita civile, ad interpretare un ruolo attivo nella società, a smettere di fare “il guardone della politica”, sottraendo così il processo decisionale tanto al paternalismo del ceto dirigente di sinistra (per cui il popolo è, in fin dei conti, minorato) quanto al “ghe pensi mi! voi godetevi la vita” di berlusconiana memoria. Quindi non posso che vedere con favore qualsiasi progetto politico che voglia interpretare il termine “democrazia” secondo il suo significato corrente. Ciò non significa, però, che l’esercizio della democrazia sia un processo scontato. In particolare è difficile che si possa rinunciare alla democrazia rappresentativa in favore della democrazia diretta semplicemente perché “ora c’è la rete”.

    BEPPE GRILLO E LA RETE

    Grillo suppone un più stretto contatto tra elettori ed eletti attraverso l’uso delle nuove tecnologie, tale per cui diventa improvvisamente inutile un ceto di dirigenti di partito e, più in generale, la rappresentanza basata sulla leadership e sul carisma personale del singolo uomo politico. Il buon amministratore, infatti, si limiterà ad eseguire periodicamente gli ordini che gli arrivano dalla base, a sua volta organizzata per via telematica. Segue come corollario che non ci sarà più bisogno di un manifesto programmatico inteso classicamente, come insieme di valori che possano collocare il partito in un’ideologia più o meno di destra o di sinistra. Ne esce compromesso anche il ruolo dell’informazione, che perde completamente la sua funzione autonoma di controllo tra chi delega il potere e chi è delegato. In questo quadro c’è tutto: la spiegazione della degenerazione partitocratica, le ragioni della crisi economica (come prodotto di un sistema di potere corrotto), la promessa di un nuovo assetto politico (immune dai problemi del precedente), l’importanza delle nuove tecnologie digitali e – last but not least – un ruolo di primo piano, unico ed irripetibile, per il padre fondatore di questa meravigliosa architettura sociale.

    Tutto molto bello. Peccato solo che non stia in piedi…

    I commentatori politici appaiono come ipnotizzati vuoi dalla paura, vuoi dal fascino che esercita la novità di Grillo e del suo M5S. Pochi si sono avventurati in una critica che ne prenda seriamente in esame i presupposti. Ma l’idea che i benefici di internet possano sovvertire le normali dinamiche di una democrazia rappresentativa come l’Italia, se certo non è pericolosa, è comunque piuttosto ingenua.

    Grillo e il suo socio Caseleggio hanno certo avuto il merito di capire che la rete è un potentissimo veicolo di circolazione di idee e informazioni, oltre che un mezzo per democratizzare questo processo, sottraendolo all’oligopolio televisivo. Inoltre, può essere un eccellente strumento di controllo su l’operato di chi viene eletto. Eppure la rete da sola non basta per far stare in piedi un movimento senza un gruppo dirigente.

    BEPPE GRILLO E I PARTITI

    Che ci si creda o no, infatti, le strutture che i partiti si erano dati avevano all’origine una loro ragione d’essere: e questa ragione non aveva niente a che vedere né con lo sperpero di denaro pubblico, né con l’arricchimento personale. I congressi, i dirigenti e i leader servivano (e dovrebbero servire ancora oggi) a risolvere il problema della rappresentanza degli iscritti nel modo più congeniale possibile; un modo che non è mai stato né sarà mai quello di fare la somma algebrica delle singole posizioni. Al contrario, in un partito (come qualsiasi altro organismo democratico di dimensioni ragguardevoli) occorrerà sempre una minoranza che sia incaricata dalla maggioranza di gestire gli affari di tutti. E il rapporto non sarà mai completamente subalterno, nel senso di una minoranza unicamente interprete della volontà della maggioranza, ma proverà anche all’occorrenza a guidarla, a imprimerle una direzione, anche attraverso l’azione di personalità dotate di particolare carisma: purché, s’intende, emergano dal basso attraverso un processo di selezione, e non vengano calate dall’alto in quanto espressione di forti interessi particolari.

    Si, lo so: sono i tempi del post-berlusconismo e della Casta, e certi discorsi risultano indigesti. Ma questa non è una buona ragione per buttare via il bambino con l’acqua sporca. Anzi, dobbiamo stare molto attenti, perché è proprio in momenti come questi, in cui appare chiaro che si deve cambiare, che si rischia anche di fare dei danni. Negli anni ’90, dopo essersi scottata con Tangentopoli, l’opinione pubblica in gran parte si bevve la favola delle privatizzazioni con la scusa della maggiore efficienza dei servizi (perché nel pubblico – recita una vulgata in voga ancora oggi – la corruzione si annida per definizione): poi è andata come è andata, e oggi nessuno pensa più che privatizzare sia la ricetta magica.

    Allo stesso modo, un conto è dire che questi partiti sono tutti compromessi, che i vecchi leader sono al potere da troppo tempo e che abbiamo sbagliato ad assuefarci al culto della personalità politica; un altro conto sarebbe sostenere che è l’idea di partito in sé ad essere sbagliata. In realtà non sono stati solo i partiti a subire un processo di degenerazione, ma tutto il sistema nel suo insieme: dall’istruzione all’informazione, dal sistema legale alla finanza. Inoltre ci sono paesi dove i partiti funzionano benissimo. Insomma, che esigenza c’è di sperimentare sulla nostra pelle un estremo che sappiamo benissimo essere sbagliato, solo perché ci siamo già scottati con l’estremo opposto?

    Il fatto che per anni ci siamo preoccupati poco della qualità di chi ci governava, non significa che ora non dobbiamo più farci rappresentare da nessuno: significa solo che dobbiamo selezionare e controllare meglio.

    PERCHÈ LA DEMOCRAZIA DIRETTA SUL WEB “NON FUNZIONA”…

    La democrazia diretta “telematica” non funziona non perché il popolo non abbia la capacità necessaria per gestire direttamente la cosa pubblica (ripeto: diffidate da chi vi dice il contrario, perché vuole fregarvi), ma per due motivi estremamente pratici: il primo è che governare richiede tempo, e la maggior parte della gente non ne ha; il secondo è che l’Italia non è l’Atene del V secolo a.C.: è molto più grande.

    E’ vero che la rete riduce le distanze fisiche e temporali, ma se fosse in grado di azzerarle, perché su molti importanti punti, soprattutto di respiro nazionale, ancora non si conosce quale sia l’orientamento del M5S? Eppure ne è passato di tempo da quando i sondaggi hanno accreditato la creatura di Grillo come la seconda forza del paese. La realtà, allora, è che fare politica su internet è si un processo interessante e innovativo, ma che non esclude una lunga dialettica. E questa non è una colpa del mezzo, ma è un merito delle persone, che per fortuna devono ancora informarsi, valutare, discutere, argomentare e trovare un compromesso prima di prendere una decisione comune. A maggior ragione un simile procedimento non sarebbe concepibile nel day by day di un normale governo. Un domani potrebbe scoppiare una guerra, crollare l’euro, o più semplicemente chiudere una piccola fabbrica che manda a casa una ventina di dipendenti: un eventuale governo “a 5 Stelle” cosa farebbe? Si connetterebbe su internet per sentire cosa ne pensano gli internauti? Ovviamente non sarebbe possibile, perché sarebbero necessarie decisioni rapide.

    Questo dimostra che avere un rigido ricambio, spersonalizzare la politica e chiedere coerenza rispetto ad un programma proposto sono tutte cose giuste e desiderabili; e tuttavia non escludono una certa sfera di autonomia per un dato gruppo dirigente, per quanto serrato il controllo e per quanto ristretto il mandato.

    L’utopia di Grillo, insomma, non è praticabile. Internet può restare un ottimo strumento per monitorare la trasparenza dei rappresentanti, ma non potrà mai teleguidarli. Resta la necessità di guardare benevolmente al riorganizzarsi spontaneo della società civile, che cerca di riprendersi uno spazio che le era stato a poco a poco sottratto. Tanto più che non c’è nulla da temere da questi esperimenti: anzi, se l’analisi è corretta, l’evoluzione da movimento a partito sarà inevitabile, oppure quella che adesso è una novità presto o tardi finirà per avvitarsi fatalmente su se stessa.

     

    Andrea Giannini

  • Torrenti Genova: lungo elenco di rivi ad alto rischio idraulico

    Torrenti Genova: lungo elenco di rivi ad alto rischio idraulico

    Ponte CarregaA Genova è ancora lungo l’elenco dei corsi d’acqua ad alto rischio idraulico. La conferma arriva dai tecnici degli uffici di Palazzo Tursi che mercoledì scorso, in occasione della seduta della Commissione consiliare Territorio, hanno consegnato ai consiglieri comunali una dettagliata scheda.

    Nel documento – firmato dal direttore settore Manutenzione, infrastrutture, verde e parchi del Comune di Genova, Stefano Pinasco – i torrenti sono stati divisi in due categorie: ad elevatissimo rischio idraulico oppure ad elevato rischio idraulico.

    Nella prima, quella che rappresenta le situazioni che destano maggiori preoccupazioni, troviamo il Chiaravagna ed il Ruscarolo. Entrambi presentano «elevatissime criticità per estrema insufficienza delle sezioni d’alveo nel tratto a valle del viadotto autostradale».

    Per quanto riguarda il torrente Chiaravagna sono stati avviati una serie di interventi e recentemente sono partiti anche i lavori per la demolizione del palazzo di via Giotto.

    Ma ad elevatissimo rischio viene considerato anche il Bisagno per il quale il 29 novembre si attende il verdetto del Tar per sapere se potranno proseguire i lavori per la risistemazione del secondo lotto dell’alveo, con annesso rifacimento della copertura, mentre attualmente sono in corso gli interventi per la messa in sicurezza della frana nell’ex area delle Brignoline sull’affluente Fereggiano.

    Situazione ad altissimo rischio anche per i rivi Noce, Rovare e Casaregis.

    Nella seconda categoria, quella dei corsi d’acqua a rischio elevato, invece, troviamo: il Cerusa ed i suoi affluenti a Voltri, il Branega ed i suoi affluenti a Prà, i rivi Molinassi e Cantarena nel quartiere Sestri Ponente, il Vernazza a Sturla.

    Per il Molinassi è stato approvato il progetto preliminare per adeguare il tratto urbano del rivo, da piazza Clavarino alla foce, nell’ambito del ribaltamento a mare di Fincantieri, anche se ancora si attende la conferma del finanziamento, mentre sono in fase di progettazione degli interventi su aree di frana.

    Per il Cantarena ed il Vernazza allo stato attuale non c’è nessun finanziamento disponibile ma sono previsti dei progetti di intervento. Infine, per quanto riguarda Cerusa e Branega, ancora non ci sono progettazioni in corso.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    Vivere altrimenti: un documentario sulla società che cambia

    don santoroLe Piagge, Nomadelfia, Monte Sole, Romena, Casa al Dono, Il Pungiglione. Luoghi diversi, dislocati in varie parti del Nord e Centro Italia, ma con una caratteristica comune: sono comunità che scelgono di «percorrere strade per un mondo migliore», lontani dai ritmi e dalle logiche della società dei consumi.

    Alcune sono nate come luoghi di accoglienza per ex carcerati, tossicodipendenti e persone disagiate, altre come punto di riferimento spirituale. Oggi ospitano anche persone che scelgono di cambiare radicalmente il loro stile di vita e basare i loro valori sulla condivisione e su uno stile di vita rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. I metodi scelti dalle diverse comunità non sono uguali tra loro, ma in tutte è presente una grande attenzione all’accoglienza e alla relazione con gli altri, che si spinge fino alla gestione in comune del denaro e valorizzazione del lavoro, in quanto ciascuno si impegna per contribuire al mantenimento e allo sviluppo della comunità stessa.

    Luoghi che dall’esterno sono spesso percepiti come sette o emanazione di gruppi religiosi. Il giovane regista genovese Pietro Barabino ha scelto di visitarli per mostrare un “volto diverso” di queste comunità: la scorsa estate, complice una settimana di ferie, ha girato con un amico in alcuni di questi luoghi, approfittando della loro ospitalità e “ricambiando” con una serie di interviste video.

    Il risultato di questo viaggio è “Vivere altrimenti”, un documentario che Pietro ha arricchito inserendo a posteriori la storia di tre amici (interpretati da Pietro Pesce, Federico Piana, Paolo Nunziante) e la “benedizione” di Don Andrea Gallo.

    Scopo del documentario è, come ci racconta Pietro, «far sapere alla gente che questi luoghi sono aperti, che chiunque può andare a visitarli e incontrare le persone che li abitano». Il regista ci tiene a precisare che il progetto non ha intenti prettamente “politici” né religiosi: le interviste sono state montate prediligendo il filo conduttore di «persone che scelgono di cambiare, a fronte di ritmi di vita oggi insostenibili».

    È lo stesso Pietro a spiegare i suoi intenti: «L’ascolto di persone che scelgono di cambiare, a fronte di un modello di sviluppo insostenibile che si ripercuote sulla qualità della nostra vita, può anche essere da stimolo per mettersi in discussione e quindi invitare al cambiamento. “Vivere altrimenti” non vuole proporre soluzioni ideologiche o preconfezionate, ma evidenzia come – prima e piuttosto che rivoluzionare la politica e la società nelle sue sovrastrutture – sia indispensabile ridiscutere le nostre scelte e il nostro stesso stile di vita. Le persone intervistate, che hanno fatto scelte radicali e mettono in pratica questa utopia di un mondo migliore, possono essere stimolo per la ricerca di ognuno di noi».

    Queste le persone intervistate nel documentario.
    Don Andrea Gallo (Comunità di San Benedetto al Porto, Genova)
    Don Alessandro Santoro (Comunità di base delle Piagge, Firenze)
    Beniamino Vitale (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Antonella Pelillo (Casa al Dono, Vallombrosa)
    Luca Daolio (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Paolo Barabino (Piccola Famiglia dell’Annunziata, Monte Sole – Marzabotto)
    Don Luigi Verdi (Fraternità di Romena, Pratovecchio)
    Pietro di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Monica di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Sefora di Nomadelfia (Comunità di Nomadelfia, Grosseto)
    Mauro Cavicchioli (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)
    Franco Di Nucci (Il Pungiglione – Villaggio dell’Accoglienza, Mulazzo)

    Qui potete vedere il documentario: l’opera è prodotta e distribuita sotto una licenza Creative Commons: l’intenzione del regista è permettere a chiunque di “far girare” il video, citando fonte e autore, in modo che il documentario abbia la massima diffusione possibile. Chi vuole saperne di più sul progetto e fosse interessato alle interviste integrali può scrivere direttamente al regista, all’indirizzo loescludo@quipo.it.

    Marta Traverso

  • L’ars topiaria: potatura rigorosa ed estro creativo

    L’ars topiaria: potatura rigorosa ed estro creativo

    Ars topiaria fioriAl di là di quanto già detto negli articoli precedenti, nell’“ars topiaria” la fantasia può liberamente sbizzarrirsi, a mezzo della potatura artistica delle piante è possibile realizzare una enorme, quasi infinita, varietà di forme. Le essenze vegetali che resistano alle periodiche potature si prestano infatti a soddisfare le più diverse esigenze del progettista o del semplice giardiniere. In verticale, si potranno scolpire sfere, spirali, coni, colonne… L’estro del giardiniere spesso porta però a realizzare anche forme estremamente elaborate e diversificate: spaventapasseri, uccelli, cani, gatti

    ars topiaria muri verdiLa realizzazione, la manutenzione ed i relativi costi nonché la tempistica (spesso anni!) necessari per creare e mantenere queste sculture vegetali variano, ovviamente, molto a seconda della tipologia scelta. Spesso sono infatti necessarie impalcature, fili tirati a piombo, cesoie e forbici di grandi dimensioni per mantenere, nel tempo, l’opera realizzata. Va anche ricordato che l’intervento di regolazione del verde dovrà essere ripetuto, sistematicamente ed ad intervalli abbastanza costanti (che tengano ovviamente conto della fase di sviluppo vegetativo e di riposo delle piante), più volte nel corso dell’anno.

    ars topiaria muri verdi 1In tema di forme, molto suggestiva risulta poi la realizzazione di veri e propri muri verdi, essi potranno avere una altezza molto variabile ed adeguarsi in modo sorprendente alle esigenze del giardino. Questi ultimi potranno infatti essere semplici o molto elaborati, caratterizzati da un profilo dentellato, diritto, ondulato o mosso.
    A volte tali opere possono persino assumere interessanti forme simil naturali, ossia riuscire ad emulare, attraverso uno studio attento e mirato, uno sviluppo solo apparentemente spontaneo della vegetazione presente in natura.
    In realtà un simile risultato è, però, sempre frutto di un meticoloso e lunghissimo lavoro, effettuato nel tempo da potatori esperti, che sanno assecondare alla perfezione lo spontaneo sviluppo delle singole piante del filare, piegandolo docilmente ed in modo impercettibile per l’osservatore, alle loro esigenze concrete.
    In questi casi, il risultato finale potrà essere davvero eccezionale. La linea della siepe sarà, infatti, moderatamente e spontaneamente irregolare in tutte le dimensioni spaziali: orizzontale, verticale e diagonale.

    ars topiaria muro berde dentellatoars topiaria misto

                                                                                                                                                                                                  Lo spessore, l’altezza ed il volume della siepe varieranno, infatti, nel giro di poche decine di centimetri, adeguandosi alle esigenze del progettista e tenendo, al tempo stesso, conto delle esigenze vegetative delle varie piante impiegate.
    Ogni scelta stilistica dovrà, ovviamente, adeguarsi al contesto paesaggistico ed urbanistico. Un alto muro verde dal profilo “dentellato” sarà, per esempio, perfetto per un castello, una siepe ondulata si adatterà molto bene alla spontaneità di un giardino di un cottage nella campagna rurale inglese, linee sobrie, regolari e pulite saranno, in genere, l’ideale per edifici e contesti più moderni (a meno che non si preferiscano le varianti “barocche”, di cui ad un precedente articolo).

    ars topiaria gallo

    Stupefacente può essere, infine, l’utilizzo dell’“ars topiaria”, ossia l’impiego delle piante quali forme geometriche e scultoree, in contrasto con altra vegetazione ed in particolar modo con l’erba, lasciata incolta nei prati. In alcuni giardini inglesi, lo schema ora delineato viene impiegato come mezzo di raccordo tra il giardino vero e proprio e lo spazio a verde circostante. Qui la natura riprende, infatti, il sopravvento e gli interventi dell’uomo sul paesaggio si attenuano via via che ci si allontana dagli edifici e dal parco “disegnato” dai progettisti.

    In simili casi si assiste, quasi stupiti, all’inserimento di grandi sculture regolari, svettanti su onde verdi di prato, mosse dal vento. In particolare, ricordo il caso di un parco inglese in cui vi era un vero e proprio filare di grandi opere ad “ars topiaria”, tutte simili tra loro per dimensioni, altezza ed ingombro volumetrico, ma al tempo stesso tutte differenti, fra loro, per finiture e diversamente potate nella loro parte apicale. Queste ultime sembravano quasi delle “torri”, collocate lungo il confine ed immaginate, nel capriccio del progettista, quali divagazioni sul medesimo tema di fondo. Esse spuntavano, per poi svettare, da un prato, lasciato volutamente incolto, composto di molte varietà di erbe e di fiori spontanei. Il contrasto era evidentemente molto forte e molto suggestivo.ars topiaria animali Da un lato, il rigore del progetto e del “controllo” dell’uomo sulla natura, dall’altro il paesaggio che domina incontrastato ma non, per questo, meno scenografico. Il verde chiaro, irregolare e screziato del prato contrastava poi, in modo al tempo stesso molto naturale ma, in realtà, molto studiato, con la massa scura delle alte piante di bosso. Il primo opaco ed irregolare, la seconda scultorea, compatta e lucente, sotto i raggi del sole.
    L’insieme risultava quindi ironico, strumento di passaggio e, al tempo stesso, “cerniera” tra il giardino “progettato e costruito” ed il terreno a pascolo, spontaneo.
    Il panorama così ottenuto sembrava ricordare all’osservatore, con sottile compiacimento del progettista, che, in fondo, l’opera della natura non è, pur nella sua assoluta semplicità, meno attraente della più elaborata e impegnativa, per manutenzione e costi, opera a verde realizzata dall’uomo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Gruppo di lettura Genova: incontri a Officina Letteraria

    Gruppo di lettura Genova: incontri a Officina Letteraria

    LibroSono sempre più numerosi gli appuntamenti a Genova, dedicati a chi ama la lettura e la scrittura creativa. Parte martedì 27 novembre una nuova iniziativa a cura di Officina Letteraria, lo spazio dedicato alla scrittura aperto da Emilia Marasco e Claudia Priano.

    Leggere e scrivere di libri è un gruppo di lettura sui generis, una serie di incontri in cui noti scrittori genovesi raccontano i testi che più li hanno appassionati e ne discutono insieme ai lettori. In parallelo, c’è la possibilità di partecipare alla costruzione di un blog collettivo dove inserire tutti gli spunti nati dagli incontri di lettura.

    Questo il calendario degli incontri, che si terranno ogni martedì (ore 18-20) nella sede di via Cairoli 4B.

    Novembre 2012: Nessun dove di Neil Gaiman, con Sara Boero

    Dicembre 2012: Quel che rimane di Paula Fox, con Claudia Priano

    Gennaio 2013: Body art di Don De Lillo, con Emilia Marasco; Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal, con Elena Mearini

    Febbraio 2013: L’idiota di Fedor Dostoevskij, con Bruno Morchio; Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace, con Paola Ronco

    Marzo 2013: Le onde di Virginia Woolf, con Ester Armanino

    Aprile 2013: Tramonto e polvere di Joe Lansdale, con Sara Boero; Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, con Claudia Priano

    Maggio 2013: Una questione privata di Beppe Fenoglio, con Paola Ronco

    Il laboratorio intero costa 250 €, mentre ogni singolo testo costa 25 € (comprensivo di due incontri con l’autore e uno con Marta Traverso, curatrice del blog di Officina Letteraria). Per info e iscrizioni officinaletterarialab@hotmail.it.