Venerdì 23 novembre a partire dalle 17.20, presso l’Ex Chiesa Sant’Agostino (accanto al Teatro della Tosse) si terrà PechaKucha Genova vol.#04, nuovo appuntamento con la maratona della creatività alla scoperta di progetti e idee made in Genova.
Dopo le serate alla Claque, al Solidoc in piazza Matteotti e al Banano Tsunami al Porto Antico, nuovo momento di incontro tra artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori, in collaborazione con il progetto europeo Creative Cities.
Nel corso della serata verranno presentati undici progetti, ciascuno dei quali avrà a disposizione 6 minuti e 40 secondi per descrivere il proprio lavoro.
Programma della serata.
17:20 Progetti Impresa a cura di Creative Cities
19:00 Aperitivo in city loop
20:20 PechaKucha Night parte I
21:15 Beer Break con Dj Set/Video Proiezioni
22:00 PechaKucha Night parte II
23:20 Musica e Video Proiezioni
Questi i progetti che saranno presentati:
– Repertorio primo – Oratura per figure | Giancarlo Contu + Laboratorio Defunto bib(h)icante
– Manifesto del teatro fluttuante | Cri Eco + Filippo Vassallo
– Intrecci urbani – Yarn bombing a Genova | Chiara Pirrone + Sara Parodi || Ufficio Culturà e Città Comune di Genova
– Eticologiche | Luana Ciambellini + Silvia Dalla Dea
– Tiny Game Design Tool| Federico Fasce || Urustar
– Master of the midfield – All round you | Gianni Stevano
– Cercasi Eva disperatamente | Alfonso Bonavita
– Cuo(lo)ri | Valeria Caico + Marinella Pagano
– Il ramo filosofico | Gianluca Marconi
– Webradio Internazionale | Riccardo Rostirolla + Claudio Marchi || Bob Dreamer
– Città del deserto | Luca Vigliero
Il progetto Gronda di Ponente – di cui si parla almeno da inizio anni 2000, ma il processo progettuale, sviluppatosi attraverso numerose e diverse ipotesi di tracciato, è partito addirittura negli anni ’80 – si prefigge l’obiettivo di alleggerire il traffico del nodo autostradale di Genova: «Uno dei tratti maggiormente congestionati del nostro Paese – secondo Autostrade per l’Italia (Aspi) – a causa della confluenza nell’area metropolitana genovese di 4 diverse autostrade (A7, A10, A12, A26) soggette sia al traffico passeggeri sia al traffico merci a servizio del porto di Genova e degli assi est-ovest».
L’intervento è volto a portare un miglioramento della circolazione e una diminuzione dei tempi di percorrenza nelle tratte autostradali interessate. «L’opera consentirà di trasferire la metà del traffico leggero e la quasi totalità di quello pesante sul nuovo itinerario, così da sostenere la crescita economica cittadina e migliorare la sicurezza stradale», spiega Autostrade per l’Italia. Ma il progetto «Risulta fondamentale anche per lo sviluppo futuro dei traffici portuali e per la riduzione delle esternalità negative provocate dal rilancio su gomma delle merci che transitano per il porto di Genova».
In sostanza la Gronda di Ponente è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.
Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest
IL TRACCIATO DEFINITIVO DELLA GRONDA
Il tracciato della Gronda di Ponente si sviluppa per circa 33 km, il 90% dei quali in galleria. La Gronda sfocerà all’aperto solo nelle vallate adiacenti al Polcevera e a Voltri dove sono previsti collegamenti con le autostrade attuali. Autostrade per l’Italia finanzierà l’intervento per un costo totale di circa 3,2 miliardi di euro. La durata dei lavori prevista è di circa 8 anni.
Guardando i monti, a destra del mercato ortofrutticolo di Bolzaneto nascerà il nuovo nodo autostradale che contemplerà tutti i raccordi con le autostrade preesistenti. Da qui partirà la nuova Gronda. Il viadotto passerà sopra il mercato, attraverserà il torrente Polcevera (1 pilone sarà posizionato nell’area mercato, 1 nell’alveo del corso d’acqua) e, praticamente all’altezza di Babyfarma (che verrà demolito), partirà la galleria (è stato deciso lo spostamento di alcuni metri per salvare dalla demolizione il settecentesco Palazzo Pareto) che sbucherà in Val Varenna (zona a rischio frane e dissesto idrogeologico).
Parliamo di una galleria di 6 km (2 canne affiancate da circa 12-13 metri l’una) che scorrerà sotto la collina di Murta (anch’essa zona a rischio frane) per giungere all’altezza delle cave dismesse della Val Varenna (dove è sicura la presenza di amianto in grande quantità) e attraversarle. Seguiranno 200 metri all’aperto per scavalcare il torrente Varenna. Poi altri 6 km di galleria fino in prossimità del parco di Villa Duchessa di Galliera, in pratica sotto la collina, tagliando una fetta del parco storico. La Società Autostrade con le ultime modifiche ha rivisto il fronte di accesso per ridurre l’impatto sulla vegetazione e su due manufatti storici (la Grotta del Leone e la Latteria che probabilmente verranno salvati). Inoltre ha promesso di realizzare delle opere di mitigazione ambientale, ma la composizione originaria del complesso di Villa Duchessa di Galliera, sarà inevitabilmente compromessa. Infine un viadotto condurrà a Fabbriche di Voltri dove è prevista un’altra galleria che sbucherà nei pressi dell’abitato di Vesima.
La definizione del tracciato dell’intervento è stato oggetto di undibattito pubblico, svoltosi nel periodo compreso tra febbraio e maggio 2009, promosso dal Comune di Genova (guidato all’epoca dall’ex sindaco Marta Vincenzi che del presunto processo partecipativo al progetto Gronda ha fatto il suo cavallo di battaglia) in accordo con il soggetto proponente (Autostrade per l’Italia). Lo scopo era «Diffondere tutte le informazioni necessarie con la massima trasparenza e capillarità, dando voce a tutti i cittadini, senza preclusioni – spiega Autostrade – Per rendere imparziale il confronto, il dibattito pubblico è stato gestito da una Commissione indipendente, formata da esperti esterni al mondo genovese».
Secondo alcuni è stato il primo caso in Italia di débat public “alla francese” relativo a una grande opera infrastrutturale (l’idea di fondo del débat public è quella di aprire un confronto pubblico preventivo su una grande infrastruttura, prima che essa sia giunta allo stadio della progettazione). Per i comitati No Gronda e le associazioni, invece, la decisione era già stata presa ed il dibattito è servito soltanto a porre la cittadinanza di fronte a 5 ipotesi di tracciato, escludendo di fatto l’opzione zero, vale a dire l’eventualità di non realizzare la grande opera.
«Le riflessioni sviluppate attorno al problema della congestione del nodo di Genova hanno confermato che la gronda non è il rimedio ma uno dei possibili rimedi – ha dichiarato il presidente della Commissione indipendente, il professore Luigi Bobbio, esperto in analisi delle politiche pubbliche e in processi decisionali inclusivi, Università di Torino – Il merito dei sostenitori dell’opzione zero è stato quello di richiamare l’attenzione sullo sviluppo del trasporto su ferro e di aver proposto politiche integrate per una mobilità dolce».
Il dibattito pubblico ha evidenziato che «L’impatto sul sistema residenziale è vissuto come l’aspetto più critico del progetto –sottolinea Autostrade per l’Italia – Questo ha portato a identificare una sesta alternativa (basata sulla soluzione medio‐alta, considerata la più idonea) che permetterebbe di ridurre notevolmente il numero di alloggi interferiti e potenzialmente espropriati, da cui si è preso spunto per il progetto definitivo».
La soluzione presentata da Autostrade il 29 maggio 2009 è stata approvata dal Consiglio Comunale e inserita nel protocollo di intesa tra Provincia di Genova, Anas S.p.A., Autostrade per l’Italia S.p.A e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova, sottoscritto l’8 febbraio 2010. Con tale protocollo d’intesa si è anche annunciato la costituzione da parte del Comune di Genova dell’Osservatorio locale per la Gronda di Ponente. L’Osservatorio, il cui primo incontro risale al 13 dicembre 2010, ha l’obiettivo di monitorare l’avanzamento dell’intervento e offrire massima trasparenza alla cittadinanza.
Il 13 aprile 2011 il protocollo di intesa sopra citato è stato sottoscritto anche da Regione Liguria dopo che è stato raggiunto un accordo sulle attività di progettazione preliminare del tunnel della Val Fontanabuona, opera non presente nella Convenzione Unica Anas/Aspi del 2007.
Il 14 aprile 2011 è stato inoltrato dalla società Spea Ingegneria Europea S.p.A. (la società di ingegneria di Autostrade) all’Anas il Progetto Definitivo per la validazione tecnica. Il progetto definitivo e lo studio di impatto ambientale per l’avvio della Conferenza dei Servizi sono stati presentati il 4 maggio 2011 presso l’auditorium del Palazzo Rosso.
Il 15 giugno Autostrade ha presentato istanza al Ministero dell’Ambiente e in data 16 giugno 2011 si è dato inizio alla procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) Nazionale.
Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest
LE CRITICITA’: UTILITA’ E OBIETTIVI DELL’OPERA
Innanzitutto la Gronda di Ponente sarà davvero utile per decongestionare il traffico sul nodo autostradale genovese?
È questa la prima domanda da porsi per affrontare una discussione seria.
«Nel dibattito pubblico Autostrade si è presentata solo per decidere quale tracciato sarebbe stato accettato con minori contestazioni – spiega Vincenzo Cenzuales del WWF – ma è stata costretta a giustificare l’utilità dell’opera grazie al pressing di cittadini e associazioni».
L’obiettivo primario perseguito da Autostrade è migliorare le condizioni di circolazione e ridurre i tempi di percorrenza dei tratti autostradali afferenti al capoluogo ligure, nonché «Evitare un ulteriore futuro peggioramento delle condizioni, ineluttabile in caso di non intervento, tenuto conto che già oggi questi risultano disturbati da notevoli code e blocchi. Il traffico merci, insieme con quello cittadino e pendolare e con quello turistico nel periodo estivo è causa di elevati livelli di congestionamento dell’area metropolitana genovese. Le verifiche effettuate sulla funzionalità del sistema nello scenario attuale pongono in chiara evidenza come, nella fascia di punta della mattina, la domanda di spostamento polarizzata sul capoluogo ligure dia luogo a situazioni di marcata congestione del sistema autostradale ed in particolare proprio dell’autostrada A10 Genova–Ventimiglia e dell’autostrada A7 Genova–Serravalle».
Il progetto di Gronda di Ponente ambisce a una separazione dei flussi che transitano attualmente nel nodo stradale genovese provenienti da Ovest, consentendo di canalizzare i flussi di attraversamento sul nuovo tronco autostradale e di dedicare il tratto della A10 tra Voltri e Genova Ovest ai traffici di penetrazione nel centro cittadino.
«Il dato più significativo riguarda l’analisi del dove e del quando si verifica un alto volume di traffico – spiega Cenzuales – il traffico intenso è concentrato nell’ora di punta del mattino e cresce man mano che ci si avvicina al centro del nodo.Appare del tutto evidente che la congestione sia da imputarsi principalmente al traffico interno al nodo (dovuto agli spostamenti dei pendolari che afferiscono all’area urbana) e solo in secondo luogo al traffico di scambio, mentre esercita un ruolo marginale il traffico di attraversamento cioè quello che dovrebbe innanzitutto trarre giovamento dalla realizzazione di un by-pass autostradale (Gronda, bretella, tangenziale che sia). Pensare di risolvere il presunto problema della congestione con un by-pass quando il traffico è di accentramento sembra davvero insensato».
La soluzione del problema, secondo il WWF, è molto semplice: bisogna creare le condizioni affinché i pendolari siano nella possibilità di utilizzare convenientemente i mezzi di trasporto pubblico.
«Rispetto alle numerose critiche che si possono muovere al modello di simulazione implementato è rilevante evidenziare l’assoluto sottodimensionamento dell’apporto del trasporto pubblico – scrive il WWF – Basti pensare che, a seguito dei lavori per il nodo ferroviario in corso di esecuzione, la frequenza teorica di convogli nella linea costiera del ponente scenderà a 5 minuti dagli attuali 15. Già solo l’incremento di offerta derivante potrebbe assorbire tutto il picco dei pendolari che oggi riempie la A 10 (ma, ricordiamo, intasandola raramente). Il modello di simulazione sembra non “accorgersi” di questi lavori (come di altri) non assegnando quantità significative di nuovi utenti al trasporto pubblico. La domanda da porsi è comunque un’altra: se già oggi la Regione non è in grado di finanziare una frequenza di 15 minuti come potrà, domani, trovare i soldi per frequenze ben superiori? Insomma, le finalità della Regione andranno ancora, come oggi, a finanziare interventi per strade e autostrade o saranno orientate verso servizi moderni e sostenibili?».
Un elemento che Autostrade ritiene basilare al fine di un efficace utilizzo dell’infrastruttura è la limitazione del transito dei veicoli pesanti sulla A 10 tra Genova Voltri e Genova Aeroporto. «Segnaliamo che non viene indicato alcun modo in cui tale interdizione possa, nella realtà, essere implementata – conclude il WWF – E ancora, nulla si dice sugli effetti che tale interdizione avrà sulla viabilità urbana. Provando a fare dei calcoli abbiamo stimato un incremento di più di 5000 veicoli giornalieri sull’Aurelia che corrispondono, nel periodo diurno, al transito aggiuntivo di un camion ogni 12 secondi».
Simulazione progetto: nuovi viadotti Varenna est e ovest (zona cave amianto)
IMPATTO AMBIENTALE E RISCHIO AMIANTO
Gli scavi delle gallerie della Gronda produrranno una quantità di detriti stimata pari a 11 milioni di metri cubi. D’altronde lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci l’ha definita «Lo scavo più grande del mondo».
«È stato rilevato che alcuni dei terreni dei tracciati potrebbero essere potenzialmente amiantiferi, in particolare sono considerati a rischio gli scavi sulla sponda sinistra della Val Polcevera – scrive Autostrade – Di conseguenza, mentre per la zona a est del torrente Polcevera (zona non amiantifera) verranno utilizzati per gli scavi metodi tradizionali, per la parte ad Ovest del Polcevera la realizzazione delle gallerie avverrà tramite l’utilizzo di una Fresa EPB che consente lo scavo meccanizzato, riducendo i tempi di realizzazione dell’opera (100 mesi) e la produzione di polveri da realizzazione. Lo smarino verrà poi diluito e trasportato via mare tramite un impianto di gestione dello smarino (slurrydotto) da Bolzaneto (dove verrà analizzato e ri‐indirizzato in base alla sua natura) alla foce del Polcevera. In particolare, se lo smarino presenta un tenore di amianto rientrante nei limiti di legge consentiti, verrà utilizzato per riempire l’arco rovescio delle gallerie. La maggior parte dei detriti verrà invece utilizzata per ampliare la pista aeroportuale».
«Si andrà a scavare sotto una montagna particolarmente ricca di rocce amiantifere – spiega il WWF – Si parla di 500.000 m3 di rocce ad alto contenuto di amianto che verranno riutilizzate e di 100.000 m3 che verranno portate in discarica (senza per altro precisare in quali discariche finirà tutto questo materiale)».
Secondo il WWF la procedura predisposta dai proponenti per il trattamento delle rocce contenenti amianto appare non corretta e non sicura. «Non corretta, in quanto la caratterizzazione viene fatta dopo e lontano dal fronte di scavo, con il rischio di sporcare il campione e di diluire l’elemento pericoloso che si vuole cercare – continua il WWF – Non sicura, in quanto tutta la movimentazione dello rocce deve avvenire all’interno di zone confinate (al 99.95%) e molti passaggi (imbocco gallerie, trasporto con camion dalla zona di Voltri, fangodotto, aree di caratterizzazione) lasciano alquanto perplessi al riguardo; anche la procedura di monitoraggio appare decisamente non adeguata. Dubitiamo che la Asl potrà trovare accettabile un Piano di Lavoro di questo tipo».
L’area di caratterizzazione delle rocce prevista a Bolzaneto, in prossimità della zona dove sorge il self-service all’ingrosso “Metro”, ospiterà un mega deposito alto 30 metri (in cui arriveranno e partiranno continuamente camion) che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile – sottolinea il WWF – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini di Bolzaneto farebbero bene a preoccuparsi e molto».
«A Bolzaneto rischiamo di ritrovarci alle prese con una nuova Casale Monferrato – denuncia Cenzuales – Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al Canale di Calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».
Ma non è tutto. Oltre all’amianto, l’altro aspetto che desta maggiori preoccupazioni è lo sconvolgimento della rete idrica. «Viene, infatti, asserito il pressoché totale prosciugamento delle sorgenti della Valpolcevera – sottolinea il WWF – Ai cittadini che vedranno la perdita del loro approvvigionamento idrico vengono prospettate non ben precisate compensazioni al rifornimento, intendendo forse che non saranno loro a provvedere all’allaccio agli ex-acquedotti civici (di tali costi a carico dei proponenti non si trova traccia) o allo scavo di nuovi pozzi». È comunque evidente che tali acque non scompariranno nel nulla. «Esse andranno a cercarsi altri e diversi percorsi alterando completamente il sistema irriguo della valle – continua il WWF – In questo modo si determinerà un’importante e sconvolgente mutazione dell’ambiente dato che il tipo di vegetazione e di attività sono indissolubilmente legati alla presenza dell’acqua. La modificazione, incontrollata, del Paesaggio è quindi il primo importante impatto dell’opera». Ma esistono diversi e altrettanto gravi impatti legati a questo aspetto. «I nuovi percorsi dell’acqua non potranno che provocare nel sistema di irreggimentazione e di canalizzazione una mutazione profonda, producendo ed aggravando importanti e vasti fenomeni di dissesto idrogeologico», conclude il WWF.
COSTI E OPPORTUNITA’ OCCUPAZIONALI SUL TERRITORIO
Come detto in precedenza, Autostrade per la realizzazione dell’opera ipotizza una spesa complessiva di circa 3,2 miliardi di euro.
«Per quanto riguarda i costi abbiamo visto il quasi dimezzamento (3 miliardi di euro) della cifra ventilata durante il Dibattito Pubblico (più di 5 miliardi per l’ipotesi 2) seppur, visto l’incremento di tracciato e gallerie, c’era d’aspettarsi un aumento – sottolinea il WWF – I costi per imprevisti (5%) sono la metà di quelli da letteratura e, considerando l’aleatorietà dovuta alle rocce amiantifere e l’incertezza legata alla preponderanza dei lavori di scavo, tale cifra è veramente inaccettabile. Inoltre, il numero degli anni teorico non subirà incrementi, dimenticando se non altro, che siamo in Italia e che quindi almeno un 20% di dilatazione dei tempi è da mettere in conto».
Secondo Autostrade la gronda rappresenta un’opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro. «Nella costruzione della Gronda saranno coinvolti 1.600 operai e 250 impiegati per gli 8 anni di durata dei lavori. L’occupazione attivata è pari a 4.680 posti di lavoro per anno».
Difficilmente, però, si tratterà di opportunità occupazionali per il territorio visto che, solitamente, impegnate in prima linea nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali, troviamo imprese specializzate ma non genovesi. Le uniche realtà del luogo che potrebbero trarre qualche giovamento dalla costruzione della Gronda sono le aziende che lavorano nel settore della movimentazione terra.
Simulazione progetto: zona Torbella – Begato vecchia, svincoli e deviazioni (Ge Ovest – Ge Est)
A CHE PUNTO SIAMO CON L’ITER DELL’OPERA?
Attualmente è ancora in corso la Valutazione di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente. Una procedura amministrativa atta a descrivere e valutare gli impatti ambientali prodotti dall’attuazione di un determinato progetto. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di favorire l’emanazione di una decisione il più possibile completa, fondata e condivisa o di rimettere in discussione l’opportunità del progetto.
I tratti principali del tracciato che si sottopone alla Valutazione di Impatto Ambientale sono i seguenti: a partire dalla A10 in corrispondenza dell’abitato di Vesima, si sviluppa un lungo tratto fuori sede (la cosiddetta “Gronda di Ponente”) che, superata la zona di Voltri, si sposta progressivamente verso Nord presentando due flessi successivi, per poi, attraversata la Val Polcevera in corrispondenza del casello di Bolzaneto, descrivere un’ampia curva in direzione Sud alla metà della quale (siamo sotto Begato Vecchia in zona Valtorbella) si sfioccano due rami, uno in direzione del casello della A12 di Genova Est e l’altro in direzione del casello della A7 di Genova Ovest.
La Commissione Via ha richiesto ad Autostrade per l’Italia delle opportune integrazioni in risposta alle osservazioni presentate dalle istituzioni, associazioni e cittadini (singoli e comitati).Recentemente Aspi ha illustrato le sue controdeduzioni nell’ambito della procedura di Via. Anche le istituzioni sono state chiamate a presentare le loro controdeduzioni. Il Comune di Genova le ha già presentate. Mentre si attendono ancora quelle della Regione Liguria che ha recepito le controdeduzioni del comune.
Fino a quando non arriverà il pronunciamento del Ministero dell’Ambiente altre considerazioni sono pressoché inutili.
Nonostante ciò Aspi ipotizza che i lavori possano partire nel 2014 se la Valutazione di Impatto Ambientale e la Conferenza dei Servizi fossero concluse entro il 2013.
Nel frattempo la maggioranza del Comune di Genova si sta spaccando tra favorevoli alla Gronda (Partito Democratico in primis), scettici (Lista Doria) e contrari (Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà). Sul fronte dell’opposizione è nota la contrarietà del Movimento 5 Stelle che annovera tra le sue fila i consiglieri Paolo Putti e Mauro Muscarà, due delle anime dei comitati No Gronda, mentre il Pdl ha sempre espresso un giudizio positivo sull’opera.
Simulazione progetto: casello Genova Ovest
All’inizio di novembre, il Movimento 5 Stelle ha chiesto di ascoltare in audizione i tecnici di Autostrade per l’Italia e di Spea (la società di ingegneria di Aspi). «Abbiamo posto un sacco di domande a molte delle quali Aspi e Spea non sono state in grado di rispondere – spiega Putti – All’audizione non era presente nessun membro del famoso Osservatorio per la Gronda e non ho sentito intervenire consiglieri di Pd e Pdl per chiedere delucidazioni in merito ai pericoli per la salute pubblica dei cittadini».
In particolare i tecnici sono stati interrogati sui rischi idrogeologici connessi al fatto che lo slurydotto – il tubo che porterà parte dello smarino da Bolzaneto a mare – poggerà su pali che, per gli 8 anni di durata dei lavori, staranno nell’alveo del torrente Polcevera. «Per evitare rischi abbiamo fatto verifiche con la piena duecentennale del Polcevera», hanno provato a spiegare gli esperti di Spea, ma Mauro Solari (il tecnico invitato dai consiglieri) ha obiettato sul concreto pericolo dell’effetto diga che, in caso di alluvione, potrebbe essere causato dall’accumulo di alberi e altri detriti, bloccati dai pali.
Giovedì 22 novembre in comune si è tenuta la commissione consiliare sull’Osservatorio per la Gronda, l’ente partecipativo che dovrebbe rappresentare i cittadini e vigilare sull’opera ma che, invece, sarebbe «Un ente di costruzione del consenso – secondo Paolo Putti – dove siedono rappresentanti di comitati che non sono più interessati dal tracciato della Gronda, come ad esempio quelli di via Piombelli, via Porro, alcune abitanti di Corso Perrone. Sono comitati addomesticati, politicamente molto vicini alla maggioranza. Noi abbiamo chiesto di chiudere l’Osservatorio perché non serve a niente ed è soltanto una truffa».
Ma l’occasione è stata propizia anche per discutere delle controdeduzioni presentate dagli uffici tecnici di Palazzo Tursi. «Sono fragili e non entrano nel merito di enormi problematiche – questo il giudizio di Putti – eppure ci sarebbe stata l’opportunità di fare le cose seriamente ma non è questo l’obiettivo dell’amministrazione».
«Secondo noi il Ministero dell’Ambiente non ha intenzione di turbare determinate dinamiche politiche – continua Putti – quindi a breve, è ipotizzabile a febbraio marzo 2013, potrebbe dare il suo assenso. Comunque sull’opera pende anche il ricorso al Tar presentato da 1200 cittadini. Ogni qual volta che c’è un nuovo atto formale, noi continuiamo ad aggiungere motivazioni».
E poi arriverà il momento di affrontare la discussione nell’aule politiche, innanzitutto la Sala Rossa di Palazzo Tursi. «Il consiglio comunale aveva già approvato l’opera – conclude Putti – ma sarà chiamato a pronunciarsi nuovamente».
Venerdì 23 novembrealle ore 18 allagalleria d’arte Il Basilisco di piazza della Maddalena 7 sarà inaugurata La controparte del vuoto, la mostra personale di Pierpaolo Rovero, pittore e fumettista. Venti le opere in esposizione, visitabili da domani fino all’8 dicembre nel cuore della Maddalena, tra i carrugi a un passo da via Garibaldi. Reduce da recenti successi milanesi, l’artista approda a Genova: proprio il riscontro positivo ottenuto nel capoluogo lombardo ha dato l’input per la realizzazione della Controparte del vuoto. La responsabile della galleria, Silvia Ruffini, ci racconta con orgoglio di come proprio il Basilisco abbia contribuito a far conoscere l’artista nel panorama ligure e a consolidare la sua fama di pittore: già nel 2011 la galleria aveva ospitato una tappa di Omnia, la sua personale itinerante, approdata –oltre che a Genova- prima a Barcellona e poi a Torino.
Trentaseienne torinese, artista figurativo ed insegnante di Arte del Fumetto all’Accademia delle Belle Arti della sua città, Rovero –a dispetto della giovane età- è già un nome di spicco per i cultori del fumetto: oltre al diploma all’Accademia Disney di Milano, collabora dal 1996 con la testata Topolino della Walt Disney, sia in veste di disegnatore che di sceneggiatore. Eclettico, Rovero spazia dal cinema (disegna tavole per il cartone della Pixar Monster &Co nel 2004) alla letteratura, con le trasposizioni dei romanzi noir del francese Michel Rio, e pubblicando tra 2006 e 2009 i suoi volumi a fumetti Gate 22, Malone e Terroriste, che gli hanno valso indiscussa fama in Francia, Belgio, Olanda e nel resto d’Europa. Non da ultimo, disegna per l’azienda Kinder le nuove sorprese del celeberrimo ovetto (www.pierpaolorovero.com).
Qual è l’idea alla base della mostra? «È difficile spiegare una mostra. L’arte deve essere diretta. Deve poter arrivare in modo diverso ad ognuno di noi. Per questo voglio che i miei quadri si prestino a essere interpretati in modo non mediato e senza i filtri dell’arte concettuale», ci racconta l’autore. «L’opera dev’essere ambigua. È come una finestra socchiusa: una finestra spalancata mostra già tutto, non stimola alcuna curiosità. Ma una finestra aperta solo a metà spinge a chiedersi cosa ci sia dietro. I quadri sono narrazioni che chiedono di essere sbirciate: non solo il fumetto ma anche la pittura è una storia. La prima, da leggere. La seconda, da osservare».
L’idea dell’autore è, dunque, quella di creare un racconto. In particolare, “raccontare le persone attraverso gli oggetti”: fedele a un’ideale di pienezza ossessiva degli spazi, tipica del fumetto underground, Rovero riempie i suoi quadri di dettagli che si moltiplicano all’infinito: «In questa personale» –spiega- «ho voluto definire una condizione, quella del vuoto, attraverso l’uso del pieno estremo. Non a caso, il nome della mostra è una strategia retorica, una litote, che richiama proprio questo stato di cose: la controparte del vuoto altro non è che il pieno». Pieno e vuoto, l’uno evoca l’altro. Dietro l’estremizzazione del primo, si nasconde il secondo: «Quella del vuoto è un’idea da riscoprire, in una società schizofrenica e onnivora, in cui non si è più in grado di cogliere l’interezza di ciò che ci circonda».
Oltre alle suggestioni dal mondo del fumetto e della pop-art, ora Rovero evolve verso un più sobrio classicismo, con rimandi all’arte fiamminga. Qui esposte, le opere della serie Babette, raffiguranti pentole e cucine, e i libri della serie Alma. Inoltre, sono presenti anche tre nuove opere ispirate alla città di Genova: prospettive insolite della città, dall’alto dei tetti della Superba. Mai oggetti animati, mai persone: ad essere raffigurati, solo oggetti inanimati e nature morte, che Rovero prova a rendere “vive”. Tutti i soggetti, le cucine e i libri in particolare, sono per lui “contenitori”: i primi, contenitori di cultura, i secondi dell’anima. Le sue raffigurazioni sono archetipi che, partendo da qualcosa di apparentemente finito, aprono scenari infiniti e suggeriscono molto altro.
Qual è la tecnica usata per la realizzazione di questi quadri? «Tutte le opere sono state realizzate con la tecnica undercolor, combinazione di elaborazione digitale e intervento manuale. Elaborato al computer, poi stampato e modificato a mano con pennelli e smalti, o con solventi a spruzzo e acrilici, che consentono di asportare il colore con un pennino. È un procedimento scelto apposta per ottenere nuovi effetti, per creare nuovi colori. Bisogna adattarsi ai cambiamenti nel modo di comunicare, adottare strumenti contemporanei. Mi piace pensare che il mio modo di fare quadri, unendo tecnica pittorica e fumetto, sia un modo per fare incontrare Tintin e i fiamminghi. Un’idea di arte trasversale, in linea con l’evoluzione multimediale della società di internet e dei consumi».
La controparte del vuoto di Pierpaolo Rovero
Inaugurazione: 23 novembre 2012 ore 18, alla presenza dell’artista
Mostra: 23 novembre – 8 dicembre 2012 | orari: da martedì a sabato 10.00-12.30, 16.00-19.00 e il giovedì 14.30-19.00
Il Basilisco, Piazza della Maddalena 7 – Genova galleria@ilbasilisco.info | www.ilbasilisco.info
Domani (23 novembre, ndr) è una giornata importante per l’Università degli Studi di Genova. Presso il Polo universitario di Savona (distaccamento dell’Università di Genova, ndr) verrà inaugurato il nuovo Centro di Ricerca Sperimentale per sistemi di combustione realizzato grazie alla collaborazione tra l’Università e la società Danieli Centro Combustion.
L’azienda (del gruppo della multinazionale italiana Danieli s.p.a., uno dei leader a livello internazionale nella produzione di impianti siderurgici) che si occupa di progettazione e produzione di impianti termici e di riscaldamento per l’industria ferrosa e non ferrosa (forni industriali e bruciatori), ha deciso di investire sull’Università e quindi sulle competenze degli studenti per l’ottimizzazione dei processi di combustione, la riduzione delle emissioni inquinanti e il miglioramento delle performance dei bruciatori.
Gli studenti avranno a disposizione strumenti e laboratori per mettere in pratica conoscenze e teorie, cosa che normalmente accade solo una volta inseriti nel mondo del lavoro. Un esempio di collaborazione attiva fra imprese private e università, uno dei temi centrali della lunga discussione che nei mesi scorsi ha animato i “salotti” genovesi in merito al trasferimento della Facoltà di Ingegneria sulla collina degli Erzelli. Il Polo di Savona è stato preferito alla sede centrale di Genova anche per una questione di spazi: un segnale che fa riflettere sull’importanza dell’investimento Erzelli?
Un grande evento per la comunità albanese residente in Liguria (15 mila persone distribuite tra le 4 province) ma non solo, andrà in scena Domenica 25 novembre a partire dalle ore 16 al PalaCep di Prà (via della Benedicta) dove è previsto il concerto degli artisti albanesi Pajtim Struga, Milva Doraci e Aida Cara.
Grazie alla disponibilità degli spazi finora gestiti dal Consorzio Pianacci, questa giornata sarà un’occasione per dimostrare che è possibile realizzare momenti di reale integrazione, incontro e scambio di esperienze tra cittadini di culture diverse che quotidianamente vivono e lavorano nei medesimi luoghi.
Purtroppo, a causa di alcune note vicende, ultimamente il Consorzio Pianacci non ha più potuto organizzare propri eventi(vedi l’intervista a Carlo Besana), ma nello stesso tempo è orgoglioso di ospitare simili iniziative che consentono di non abbassare la luce dei riflettori su un fondamentale luogo di aggregazione per il ponente genovese.
Per la festa di Domenica 25 novembre «Ci attendiamo un migliaio di persone, soprattutto giovani – spiega Antonietta Di Rienzo, presidente del Comitato Internazionale Migranti nel Mondo che organizza l’evento insieme all’associazione Fratelli nel Mondo – Nel 2008 per un evento simile al Mazda Palace erano arrivate oltre 2500 persone provenienti da tutto il Nord Italia».
Venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 novembre il teatro Garage di San Fruttuoso ospita lo spettacolo Il peso dell’aria a cura della compagnia Altraluna.
Un testo di Mirko Di Martino per la regia di Fabio Fiori e interpretato dallo stesso regista insieme a Manuela Mazzola, molto forte e profondo che è stato premiato con numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero.
L’autore con grande maestria porta lo spettatore a visitare una pagina della storia di cui pochi sono al corrente raccontanto le vicende di un marito, una moglie e una verità sconvolgente che li porterà a fare i conti con il loro passato.
“Una donna vive sola in una stanza, con le finestre chiuse da anni. La stanza è il suo rifugio da cui non esce mai. E’ il solo luogo dove riesce a vivere, forse a sopravvivere. Nell’aria c’è un odore terribile, che non va mai via. Un odore che toglie il respiro, la fame e il sonno. Suo marito dice che non sente nulla e che lei si è inventata tutto. Anche gli altri lo dicono. Tutti. Ma lei sa che non è vero, che tutti fanno finta di niente. E sa anche il perché”.
Venerdì e sabato inizio spettacoli ore 21, domenica ore 17 e ore 21. Ingresso 12 euro intero, 9 euro ridotto.
Per prenotazioni: 010 510731, ilpesodellaria@gmail.com
Il Liceo Scientifico Nicolosio da Recco, con il patrocinio del Comune di Recco, bandisce la prima edizione di un concorso fotografico aperto a tutti gli studenti delle scuole superiori di Genova e Provincia, in memoria di Marco Corvisiero, ex studente della scuola morto in un incidente a Santo Stefano D’Aveto nel gennaio 2011.
Tema del concorso è “rendere visibile l’invisibile”: le immagini proposte possono essere a tema libero ma dovranno rispondere a uno dei seguenti fili conduttori, “vedere” oppure “fermare”.
Si potranno inviare fino a tre foto, a colori o in bianco e nero, in formato .jpeg e stampabili 20×30 a 300 dpi. Non sono ammessi fotomontaggi o elaborazioni digitali.
Le opere dovranno essere inviate entro il 20 gennaio 2013 all’indirizzo mail renderevisibilelinvisibile@gmail.com. Una giuria selezionerà 50 opere che verranno esposte presso il Liceo Scientifico Nicolosio da Recco, in una mostra fotografica che verrà inaugurata il 12 febbraio 2013.
I primi tre classificati vinceranno inoltre un premio in denaro (borsa di studio intitolata a Marco Corvisiero), rispettivamente del valore di 1.500 €, 700 € e 300 €.
Anche Genova si unisce a Zapatos rojos (in italiano: scarpe rosse), un progetto di installazione collettiva per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne ideato dall’artista messicana Elina Chauvet, che l’ha rappresentata per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez – nello stato del Chihuahua – e successivamente in altri stati del Messico e in Texas, per commemorare le donne che annualmente spariscono per mano delle Gang in quella città.
Leggiamo dalla pagina Facebook del Centro Antiviolenza Mascherona le istruzioni per chi desidera dare il proprio contributo. Le scarpe verranno raccolte per l’installazione, che verrà completata domenica 25 novembre a Palazzo Ducale. Per maggiori informazioni contattare il Centro al numero 010 2097622.
Chi non possiede un paio di scarpe rosse può dipingerle utilizzando questi materiali:
– pennello da 2 o 3 cm di larghezza;
– smalto ad acqua, acrilico e inodore, oppure tempera acrilica (no tempera ad acqua, tipo quella che si usa a scuola: se piove il colore si scioglie), oppure bomboletta spray.
Marta Traverso
(nella foto, un’immagine dell’installazione realizzata la scorsa settimana a Milano)
Duecento anni fa, nel 1812, veniva data alle stampe la prima edizione di una raccolta di favole scritta dai fratelli Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl Grimm, autori di note opere della tradizione tedesca e francese diventate oggi (complice Walt Disney, in molti casi) le più note fiabe raccontate ai bambini.
Opere molto diverse da quelle che conosciamo oggi: nella versione dei Grimm, le sorellastre di Cenerentola vengono accecate da uccelli che cavano loro gli occhi, mentre Biancaneve si vendica della matrigna facendole indossare delle scarpe di ferro arroventate.
I due fratelli vengono celebrati nel ciclo di eventi “Grimmland” organizzati dal Goethe Institut e che culminano nella serata di giovedì 22 novembre in GrimmRemix Live, reading a cura di Matteo Caccia che si svolge al Teatro dell’Archivolto (Sala Mercato).
Le fiabe che i Fratelli Grimm raccolsero duecento anni fa ascoltando i cantastorie locali nelle case e nelle osterie intorno a Kassel non sono fedeli trascrizioni di quanto essi udirono, ma veri e propri “remix” operati dai due germanisti dopo un lungo lavoro di selezione e rielaborazione testuale. Matteo Caccia è noto su Twitter per il suo account @fratelligrimm, con il quale interagendo con gli altri utenti ha iniziato a remixare cinque fiabe (“Cappuccetto rosso”, “Pollicino”, “Cenerentola”, “I musicanti di Brema” e “Hänsel e Gretel”). L’evento live all’Archivolto prevede la lettura delle fiabe riscritte, con un accompagnamento sonoro, la proiezione dei tweet che le ha originate e il racconto di come esse sono rinate.
In occasione della serata sarà possibile vedere Foreste incantate, un reportage fotografico di Norbert Enker che trasmette l’atmosfera dei Märchenwälder sparsi in tutta la Germania.
Il consiglio del Municipio III Bassa Val Bisagno, sul finire dello scorso ottobre, ha approvato all’unanimità la programmazione relativa al piano degli investimenti in conto capitale 2012, decidendo di investire soprattutto in “cultura”, ovvero in interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza delle scuole.
In totale parliamo di circa 281 mila euro, fondi a disposizione del Municipio per lavori di manutenzione straordinaria sul territorio di riferimento, dei quali circa ¾ saranno destinati a questo scopo. La restante quota, invece, sarà utilizzata per i sedimi stradali – tra i quali è compreso il rifacimento del primo tratto della mattonata di Salita Costa dei Ratti – e la riqualificazione di alcune aree verdi.
Nel dettaglio gli edifici scolastici interessati sono: Scuola XII Ottobre (via Galeazzo 26), Scuola Papa Giovanni XXIII (piazza G. Ferraris 4), Scuola elementare C. Battisti (via Donghi 10), Scuola elementare G. Marconi (piazza Martinez 4), Scuola media Usodimare (via Berghini 1), Scuola media Cambiaso (viale V.C. Bracelli 59), Scuola media ex Govi (via Pinetti 68).
Per quanto riguarda il verde si procederà al recupero di un magazzino comunale con annesso piazzale in viale Bracelli, un’area adiacente alle scuole Cambiaso e Fanciulli, interessata da una riqualificazione che garantirà nuovi spazi a disposizione di alunni e abitanti della zona.
Ma l’operazione forse più importante – perché rappresenta una sorta di rivoluzione rispetto alla prassi consolidata – sarà il rifacimento di Salita Costa dei Ratti, un’antica creuza mattonata nella parte alta di Quezzi.Solitamente, infatti, il recupero di questi percorsi storici comportava una loro pesante cementificazione con i conseguenti pericoli di impermeabilizzazione che in molti casi li hanno trasformati in veri e propri “canali” (vedi via del Molinetto, oggi alle prese anche con la mancanza del ponte).
Circa 40 mila euro serviranno per il 1° lotto di regimentazione parziale delle acque piovane e la sistemazione del primo tratto di mattonata. Anche in questo caso qualcuno aveva proposto di asfaltare la creuza ma per fortuna, come ricorda Giuseppe Pittaluga, consigliere (Fds) del Municipio Bassa Valbisagno «Ha prevalso una nuova linea quella di una maggiore attenzione al rischio di incanalamento dell’acqua piovana. Si tratta solo di una prima parte di mattonata ma è un’inversione di rotta davvero significativa».
«Lo “spaccato genovese”, a livello tecnico, è quello più difficile da realizzare – spiega Giuseppe Pittaluga – bisognerà fare uno studio accurato per capire quale tipologia di selciato è più funzionale ai fini di minimizzare il rischio idrogeologico. Ad esempio a Sant’Ilario hanno utilizzato una mescola di cemento, complementare alla presenza dei tombini, che aiuta a far fluire l’acqua, lasciando al loro posto i mattoni centrali».
Sono diversi e spesso di grande successo i film che hanno per protagonisti cittadini americani – a volte fittizi, a volte realmente esistiti – di origine italiana, i quali hanno fatto “carriera” nel mondo della malavita organizzata. Oltre a The Godfather (“Il padrino”) e Goodfellas(“Quei bravi ragazzi”), che abbiamo citato nelle scorse settimane, degno di essere menzionato è sicuramente The Untouchables (“Gli intoccabili”) di Brian De Palma, vincitore di svariati premi Oscar. Il film narra l’estenuante sfida tra il boss più famoso di tutti i tempi, Al Capone nato da genitori campani, e Eliot Ness, il poliziotto che riuscì a far condannare il famigerato gangster per evasione fiscale. “You’re nothing but a lot of talk and a badge,” (“Sei solo chiacchiere e distintivo”) dirà nel film Capone/Robert De Niro all’investigatore interpretato da Kevin Costner a seguito della condanna appena pronunciata dal giudice.
Nel film diretto da Brian De Palma con colonna sonora realizzata dal “nostro” Ennio Morricone, un ruolo rilevante è quello del glaciale sicario di Capone, Frank Nitti, insediatosi al vertice della mafia di Chicago negli anni Trenta dopo l’uscita di scena del suo boss. Nitti, interpretato da Stanley Tucci, appare anche in un altro gangster movie ambientato nell’Illinois degli anni Trenta: Road to Perdition (in italiano “Era mio padre”), con Tom Hanks e Paul Newman.
Ci si chiederà a questo punto se tra tanti criminali spietati e assetati di sangue e di potere sia esistito anche qualche italo-americano che abbia combinato qualcosa di buono. La risposta è ovviamente sì. La lista è molto lunga e sarebbe impossibile citare tutti gli esempi di individui che hanno dato lustro al nostro paese, fornendo un contributo eccezionale allo sviluppo degli Stati Uniti.
Proviamo a fare comunque qualche nome partendo da quello di Fiorello La Guardia. Uno degli aeroporti di New York è stato dedicato alla memoria di questo sindaco di The Big Apple negli anni Trenta e Quaranta, figlio di un immigrato originario di Cerignola in Puglia.
La lista prosegue poi con diversi crooner, tra i quali non solo annoveriamo Frank Sinatra, ma anche Dean Martin (nato Dino Paul Crocetti), voce di “That’s Amore”, e Perry Como, cantante di “Magic Moments”, fino ad arrivare ai giorni nostri con Madonna e Lady Gaga … Ops, chiedo scusa, avevo promesso che avrei parlato di figure illustri. Ci torniamo subito. Vale la pena per esempio menzionare il Mario Cuomo, esponente di spicco dei Democrats negli anni Ottanta e, dote rara per un politico, coerente e strenuo oppositore della pena di morte.
Spostando l’attenzione sugli italo-americani di origine ligure, abbiamo già detto del luogo di provenienza della madre di The Voice, la signora Garaventa, che nacque in Val Fontanabuona. Dal Levante della nostra regione sono emigrati verso gli Stati Uniti anche i genitori del fondatore della Bank of AmericaAmadeo Giannini, originari dell’entroterra chiavarese. Giannini rivoluzionò il sistema bancario, trasformandolo in un insieme di servizi accessibili non solo alle classi più abbienti, ma anche alla grande massa dei consumatori, ovvero l’esatto contrario del trend attuale … See you!
“Una combinazione tra Hyeronimus Bosch e Jacovitti, Caravaggio e Grande Puffo, mescolati in un’estasi nauseante”: così si autodefinisce Enrico Macchiavello, artista genovese, classe ’74, un approccio caustico e dissacrante nei confronti della vita e del mondo che lo circonda, riletti e interpretati attraverso la sua matita dall’inconfondibile tratto. Nella sua carriera, tra le altre cose, ha dato vita ai personaggi che per anni hanno popolato gli spot della birra Ceres, e più di recente ai protagonisti di un noto gioco per bambini; si muove tra illustrazione, animazione, pittura e scultura, esponendo anche in galleria tra l’Italia e l’estero.
Un breve sguardo sul tuo percorso artistico.
«Mi è sempre piaciuto disegnare, e ho sempre trovato più facile mettere dell’inchiostro su carta piuttosto che usare la parola. È sempre stata, perciò, la mia forma principale di comunicazione… mi ha portato a riempire una quantità smodata di fogli di carta fino a quando ho capito che avrei potuto viverci. Il primo lavoretto pagato è stato quando ero alle medie, per il catalogo di una ditta. Poi ho frequentato il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti: durante la frequenza ho lavorato come ragazzo di bottega presso lo studio Feguagiskia di Gualtiero Schiaffino (noto disegnatore satirico, originario di Camogli, n.d.r.) dove mi sono fatto le ossa su tutto ciò che è il mondo della stampa e della tipografia. Questa è stata la mia formazione iniziale. Nel frattempo lavoravo ai miei progetti: quadri, illustrazioni, fumetti…»
Lo studio ti avrà permesso di dare forma finita alla “materia grezza” che già possedevi…
«Soprattutto ti dà gli strumenti. Per il tipo di disegno che faccio io non esiste una vera e propria scuola. Tu impari a fare gessi, disegnare nudi e nature morte, e una volta che hai queste capacità le usi, riporti le tecniche sull’immaginario che ti interessa. Devi avere anche la fortuna di trovare docenti che ti lascino libertà senza vincolarti troppo su una formazione classica».
Cosa ti dà l’ispirazione?
«Il mondo che mi circonda, ciò che quotidianamente vivo… sono queste le cose che tendo a raffigurare nei miei disegni, trasfigurate però in chiave grottesca. Insieme ad essa, tutta una serie di riferimenti culturali, dalla narrativa al fumetto, dall’arte ai cartoni animati, fa da sfondo al mio lavoro».
In cui ho visto anche una forte componente ironica…
«Sì, è quella che evita che il disegno sia una visione del mondo solamente grottesca; se vuoi, è un modo per reagire alle brutture che ci circondano, e usare questa chiave di lettura è un modo per reggerle».
Com’è la tua giornata tipo quando stai disegnando qualcosa?
«Intensa. Sia che mi dedichi a un progetto mio, sia che si tratti di un progetto per altri, mi ci butto anima e corpo. Non amo le distrazioni e mi focalizzo completamente su quello che sto facendo, che poi è anche la cosa che mi diverte di più: stare dentro al mio mondo e dimenticarmi del resto».
Hai uno stile che ormai è molto caratteristico: pensi che potrà mai subire ulteriori trasformazioni?
«Non credo affatto di essere arrivato ad un punto fermo. Il processo per elaborare uno stile è così graduale che non potrei mai dire di aver raggiunto un livello da mantenere per il resto della mia vita. È un percorso, vedo piccoli cambiamenti pian piano, ed è ciò che mi spinge a continuare».
La tua esperienza con Ceres.
«Parliamo del ’99, un amico mi aveva presentato ad un’agenzia di Genova con cui avevo provato a collaborare per una campagna contro l’abuso di sostanze, che non era andata in porto perché più che contro l’abuso sembrava pro! Poi però mi hanno ricontattato per realizzare degli storyboard per la campagna Ceres, i lavori sono piaciuti e da lì è cominciata la collaborazione».
Ricordo che il format pubblicitario comprendeva dei cartoni animati oltre ai disegni: eri tu a occuparti anche dell’animazione?
«Quando lavoro sull’animazione per clienti come Ceres, opero di concerto con il team di creativi e copywriter; si butta giù un’idea e procedo a visualizzarla, ognuno ci mette del suo e io devo costruire man mano questo mondo immaginario. Questo significa storyboard appunto, poi studio dei personaggi, studio dell’ambientazione, collaborazione con gli animatori per capire come far recitare i personaggi e come far arrivare il messaggio».
L’ambiente pubblicitario e l’ambiente della galleria, dove pure tu esponi, sono profondamente diversi. Ti danno anche una libertà differente nell’esprimerti…
«Con una mostra l’unico referente è il gallerista e la libertà diventa pressoché totale. Però in genere anche il cliente che mi viene a cercare lo fa perché pensa che il mio modo espressivo sia utile a ciò che vuole comunicare. Quindi anche in quei casi in realtà ho avuto parecchia libertà…ma forse è anche perché è ciò di cui io ho bisogno ed è quindi quello che offro. Se vuoi un Macchiavello te lo prendi così com’è, perché diversamente non potrei fare. Poi è chiaro che devi arrivare a compromessi, molte idee che suggerisci possono essere prese come scartate, ma quello fa parte della normale dinamica lavorativa».
A quali temi ti dedichi attualmente?
«Sto facendo degli studi per un libro illustrato per ragazzi, e a breve realizzerò delle pittura murarie in un locale».
Sei anche matita ufficiale dell’annuale Mostra internazionale dei Cartoonists di Rapallo (creata nel ’73 da Carlo Chendi, fumettista italiano, tra i più famosi sceneggiatori di Disney Italia). Di cosa ti occupi?
«Il contatto è arrivato tramite Fausto Oneto del ristorante “U Giancu” (a San Massimo di Rapallo), che è la mecca del fumetto. Ci conosciamo da molti anni e sono stato coinvolto nella creazione di parecchie copertine e loghi da Carlo Chendi, organizzatore della mostra ormai da circa quarant’anni (insieme al suo entourage di collaboratori tra cui Sergio Badino, altro disneyano e insegnante all’Accademia Ligustica, n.d.r.) col quale ho un rapporto di amicizia e grande stima reciproca. Il mio non è un titolo davvero ufficiale, semplicemente ho fatto talmente tanti loghi e copertine che finisco per essere definito tale».
A che pubblico ti rivolgi e quali sono i tuoi canali prediletti per arrivare al fruitore?
«Forse l’animazione è il canale più completo, che ti permette di inserire non solo il disegno, ma anche il suono e il movimento; quindi penso che sia il mezzo che mi rappresenta di più. Per quanto riguarda il pubblico, non cerco di raggiungere una fascia particolare. È il pubblico che può gradire o meno quello che faccio: per i riscontri che ho, piaccio a grandi e piccini, perché non c’è mediazione, è un linguaggio diretto. Non lavoro pensando a chi guarderà. Io lavoro, poi… fate voi!».
Ho visto opere tue coloratissime, altre completamente in bianco e nero. Se dovessi scegliere?
«Colore. Ha proprio una sua narrazione, “racconta” delle cose».
Rampe di accesso agli edifici, spazio sufficiente nei bagni pubblici, marciapiedi larghi a sufficienza per consentire il passaggio. Sono numerose – non solo a Genova, ma in tutte le città italiane – gli esempi di pratiche virtuose per abbattere le barriere architettoniche e consentire alle persone con disabilità di spostarsi agevolmente e accedere a edifici pubblici, negozi, mezzi di trasporto, stabilimenti balneari e così via.
Queste pratiche sono spesso il risultato della segnalazione, da parte di singoli cittadini, della presenza di ostacoli all’accessibilità dei luoghi: segnalazioni che si concretizzano in interventi di riqualificazione degli spazi. Su Era Superba abbiamo già affrontato questo tema così importante, dando spazio a progetti nati in Rete come Wheelmap.
Proprio allo scopo di agevolare questo meccanismo di segnalazione è nata anche la piattaforma Liberi di Muoversi, un sito web (attualmente in versione Beta) creato da un gruppo di ragazzi emiliani, che danno a chiunque la possibilità di segnalare in forma volontaria e gratuita luoghi accessibili, parzialmente accessibili o non accessibili. La segnalazione può avvenire come utente anonimo o registrandosi al sito, inserendo il luogo (e relativo commento) su una mappa che copre tutto il territorio nazionale.
Attualmente su Genova e dintorni sono presenti solo due segnalazioni: la rampa di accesso alla stazione Brignole e una spiaggia libera accessibile a Santa Margherita.
Per dare una mano ad arricchire la mappa è possibile dunque registrarsi al sito www.liberidimuoversi.it, oppure lasciare la propria segnalazione sulla pagina Facebook “Liberi di muoversi” o su Twitter, attraverso l’hashtag #liberidimuoversi.
Continuano gli appuntamenti con la musica live e i dj set al Why? Club di Nervi (ex Paips).
Questa settimana il programma è ricco e prevede per la giornata di mercoledì 21 novembre il laboratorio musicale (ore 21.30) aperto a tutti coloro che sanno o voglionio provare a suonare uno strumento musicale.
Ognuno può portare uno strumento e passare una serata in compagnia all’insegna dell’improvvisazione musicale.
Venerdì sera invece è in programma Elio Party e una festa di laurea all’insegna dei palloncini e della musica di Marco Valenti (dalle ore 22).
Sabato invece torna la festa di punta del locale con dj set fino alle 4 del mattino.
L’ingresso a tutte le serate è libero; per prenotare i tavoli o avere informazioni, contattare i numeri 3488074389 o 3400021151
La seduta di ieri (20 novembre, ndr) del Consiglio Comunale di Genova è uno dei sintomi di quella difficoltà a prendere decisioni sui temi importanti della nostra città di cui abbiamo dato testimonianza in più occasioni in questa rubrica. Si è visto per esempio nel caso della Gronda, su cui molte volte il Consiglio non ha espresso una linea chiara, e in generale nella difficoltà a far svolgere in modo lineare i lavori in aula, con lunghe interruzioni e costanti rinvii dei punti all’ordine del giorno. Le molte emergenze genovesi, non solo per ciò che riguarda il mondo del lavoro (AMT, Vigili Urbani), ma anche il dissesto idrogeologico restano attualmente senza risposta.
E benché sia facile accusare la Giunta e il Sindaco Doria di essere gli unici responsabili di questa situazione, il problema è dovuto anche al mancato cambiamento della politica genovese che molti cittadini si aspettavano da questo nuovo ciclo amministrativo. Fin quando, per esempio, saranno necessarie cinque ore di dibattito semplicemente per stabilire di dedicare un Consiglio monotematico – di cui non si ha data certa -sulla situazione economica di Genova, la politica sarà sempre in ritardo rispetto ai problemi reali della città.
Ci sono volute infatti ben cinque ore di dibattito sull’economia genovese per decidere di rimandare la discussione ad una seduta monotematica che affronti i «problemi occupazionali connessi alle criticità emerse in diverse realtà produttive della città». Sembra un paradosso, ma è ciò che si è verificato ieri in Consiglio Comunale.
Tuttavia, la mozione presentata dal Pdl con la richiesta di dedicare una riunione del Consiglio interamente ai temi della crisi è stata l’occasione per approfondire le tematiche dello sviluppo e del lavoro a Genova.
L’opposizione ha attaccato duramente la Giunta Doria e nel loro insieme tutti i governi di centro-sinistra che l’hanno preceduta, sostenendo che «le politiche della sinistra hanno bloccato l’orologio dello sviluppo produttivo della città». La Consigliera Lilli Lauro (Pdl) ha fatto persino distribuire l’elenco delle “lapidi” (leggi aziende) che compongono il “cimitero delle aree produttive” della città. E se è vero, come ha fatto notare lo stesso Sindaco, che nel folto gruppo delle “vittime della crisi” sono state inserite anche aziende fallite già egli anni ’60, come le Acciaierie Bruzzo, e altre di cui «non si sente per nulla la mancanza», come le raffinerie Erg che inquinavano pesantemente la Val Polcevera, restano comunque molte le realtà produttive affossate dalla crisi, altre in difficoltà economica e altre ancora fuggite dal territorio genovese (Centrale del Latte, Viva Brazil, Fnac, Ericsson, Boero, Costa Crociere).
Insomma il quadro non è dei più rosei e anche l’assessore Oddone nel presentare il report sull’andamento delle attività produttive nel secondo semestre del 2012 – il cruscotto dell’economia genovese -, ha osservato che la maggior parte dei dati non è incoraggiante e che laddove si evidenziano degli incrementi si nascondono, in realtà notizie negative. Genova è stata infatti il secondo capoluogo italiano per crescita dei prezzi nel 2012. Questa tendenza inflazionistica ha pesato soprattutto sulle classi più deboli. Ci sono più cessazioni di rapporti di lavoro che assunzioni e solo il 15% dei nuovi assunti lo è a tempo indeterminato. Sembrerebbe aumentare l’imprenditoria giovanile, ma la corretta lettura del dato è un’altra: ci sono molti giovani che non riuscendo a trovare un’occupazione stabile decidono di aprire una partita iva e iniziare un’attività lavorativa di carattere precario.
Tutti dati che richiederebbero un intervento particolarmente deciso da parte della Giunta e invece è proprio su questo punto che l’amministrazione ha incassato la maggior parte delle critiche provenienti in modo trasversale delle diverse forze politiche.
Nel proprio intervento Marco Doria aveva voluto ricostruire il lungo processo di deindustrializzazione che nei decenni ha cambiato il volto dell’Europa, per poi evidenziare i suoi effetti su Genova e sottolineare che le scelte delle amministrazioni comunali dagli anni ottanta in avanti hanno puntato su due aspetti: turismo e cultura. E su questi due settori si giocherà la sfida per lo sviluppo futuro della nostra città, poiché sarebbe anacronistico pensare ad un ritorno della grande industria.
Dal centro destra si è levato un coro di voci più o meno unanime che ha evidenziato come negli ultimi anni non sia stato fatto abbastanza per la città, ma è proprio il discorso pronunciato dal Sindaco e in generale la posizione della Giunta a deludere i consiglieri.
Il Consigliere Salemi (Lista Musso) sintetizza questo stato d’animo parlando di «mancanza di una cabina di regia” e Rixi (Lega) rincara la dose parlando di necessità di “mettersi in gioco”».
Ma l’attacco più diretto e più incisivo giunge proprio dalle fila della maggioranza. Il Consigliere del PD Giovanni Vassallo, assessore allo Sviluppo Economico nella Giunta Vincenzi, interviene a gamba tesa affermando che «non basta un Consiglio in cui si presenta una situazione, non basta solo confrontarsi, ma bisogna assumere decisioni». Il riferimento al discorso del Sindaco non è nemmeno troppo velato, con tanto di citazione ad un passaggio in cui Doria aveva sottolineato l’importanza di «confrontarsi su certi temi». Un problema questo che, come sottolineato in apertura, Era Superba cerca di evidenziare da mesi…