Anno: 2012

  • Gianni Martini, sulle tracce di una specie rara, la novità in musica

    Gianni Martini, sulle tracce di una specie rara, la novità in musica

    The BeatlesNei primi articoli di questa rubrica, vorrei toccare un argomento irto di spine, cercando di non farmi troppo male. Mi muoverò – quasi un “Indiana Jones musicale” – sulle tracce di una specie rara, da molti data per scomparsa: la “novità”. Ormai da almeno 15 anni sarà capitato anche a voi di avvertire, nettamente, la sensazione che non ci sia più “niente di nuovo” (e questo senso di stanchezza /vuoto/routine non riguarda solo la produzione musicale, ovviamente). Esce “l’ultimo” cd di un artista già conosciuto: ben suonato, ottimi arrangiamenti, sonorità coinvolgenti… eppure…sembra che manchi qualcosa. Lo stesso succede quando si ascolta un gruppo/interprete/strumentista “nuovo”.

    Certo, nuovo perché si tratta, supponiamo, del primo cd edito di quel determinato progetto musicale che, quindi, potremo trovare nello scaffale delle “novità”, ma non “nuovo” nel senso pieno del termine. Magari si tratta di un gruppo di ottimi musicisti e se – ipotizziamo – si analizzassero i brani potremmo, ad esempio, evidenziare degli aspetti compositivi interessanti, buone armonizzazioni, incastri ritmici complessi e insoliti, assoli espressivi, il tutto sorretto da una tecnica virtuosistica. Ecco… mi è capitato innumerevoli volte, in questi 15 anni, di aver ascoltato una produzione musicale recente e di aver pensato: bravissimi… come mille altri… e allora? Come dire?… non riesco a provare, nell’ascoltare, un’emozione particolare pur riconoscendone – ripeto – l’alto valore espressivo, tecnico ecc…

    A questo punto, probabilmente, parte del problema sta nel significato/senso che attribuiamo al termine “nuovo”. Per quanto mi riguarda, ritengo che il significato di “nuovo/novità” non sia da intendersi nel senso di “ultimo uscito” e non è sufficiente estenderne il significato, lasciando intendere “nuovo” come “innovativo” (molti prodotti musicale degli ultimi anni contengono a tutti gli effetti notevoli spunti innovativi). No, contestualmente con il termine “nuovo” intendo “rappresentativo” di un’epoca, un clima sociale, un ambiente culturale.

    Esempio: Charlie Parker, Ornette Coleman, Wes Montgomery, Miles Davis, Thelonius Monk, Charlie Mingus e poi la Mahavishnu orchestra, i Retourn to forever e i Weather report (per limitarmi a citare solo alcuni nomi della sponda jazz/fusion); e poi Jimy Hendrix, Led Zeppelin, Pink Floyd, King Crimson, Cream, Janis Joplin e prima di loro i Beatles, i Rolling Stones, Elvis Presley e tutti i bluesman storici come R. Johnson, M. Waters, L. Allison, J. L. Hooker (limitandomi a pochissimi nomi della scena rock- blues); così come, in ambito classico, Bach, Beethoven, Wagner e poi Deboussy, Berliotz, Mussorsky, Scoemberg, Stockausen, Cage, Boulez, Xenakis, tutti questi compositori/gruppi/interpreti sono stati delle “novità” nel senso che – come si diceva – hanno rappresentato un’epoca. La loro musica ha costituito la colonna sonora di periodi storici particolarmente significativi; sono riusciti ad interpretare e tradurre in suono, gli umori, le pulsioni esistenziali, le ansie/aspettative/crisi/disagi sociali di intere comuità o generazioni di giovani. A volte, la loro musica è diventata il simbolo di cambiamenti/sconvolgimenti sociali, e i loro volti delle icone. Ma non pensiamo che assurgere a linguaggio/simbolo/segno della crisi e della rottura con la tradizione, con il “disagio della quotidianità” e il “peso della storia” sia stato solo il frutto di una ricerca soggettiva e interiore, l’intuizione geniale di qualcuno che è riuscito a cogliere, metafisicamente, lo “spirito dell’epoca”.

    Il complesso rapporto tra atto creativo e storia, ho l’impressione che difficilmente si lasci ingabbiare in facili definizioni; è come se, nel tentativo di interpretarne la portata e la progressiva costruzione, restasse sempre un aspetto residuale dai tratti un po’ “misteriosi” (uso il termine in senso laico…) che, tuttavia, è proprio ciò che ci permette di tentare slanci interpretativi alternativi.

    Continua…

    Gianni Martini

  • Luiso Sturla, incontro con il pittore ligure: da Chiavari alla beat generation

    Luiso Sturla, incontro con il pittore ligure: da Chiavari alla beat generation

    Luiso Sturla, pittore, nasce a Chiavari nel 1930. Ha fatto parte di uno dei più importanti movimenti artistici italiani, il MAC, ha visto nascere la Pop Art a New York, è stato amico di Gregory Corso, poeta della beat generation. Pittore informale, continua ancora oggi un’instancabile attività. Ci ha accolto nel suo studio di Chiavari per parlare della sua vita e della sua arte.

    Come è avvenuta la sua formazione artistica e come ha scoperto di voler dipingere?
    Il padre di amici era un pittore dilettante: prendeva una rosa o una calla dal giardino e ce le faceva copiare. Io ero piccolino, avevo sei anni, e ho cominciato così a disegnare. Mi piaceva. Tanto che  ho fatto il liceo artistico, e quella è stata la mia formazione; lì ho conosciuto i pittori e gli scultori liguri importanti (come Verzetti, Alfieri, Micheletti) di due generazioni antecedenti la mia. Dovevo successivamente fare architettura, mi ero iscritto a Torino e avevo fatto un anno, però poi ho incontrato qui a Chiavari due “delinquenti” (ride) molto bravi, Bartolomeo Sanguineti, che faceva il falegname ma era un bravissimo pittore astratto, molto colto, e Vittorio Ugolini; ho cominciato una frequentazione con loro. Ma non c’eravamo solo noi: in quel momento a Chiavari – parlo del ’48-’50, appena dopo la guerra – c’era tutta un’aria novecentista che si era formata proprio lì, e che ci portava a interessarci di ciò che accadeva in Europa, a conoscere; avevamo fame di conoscere. Io, Costa e Ugolini siamo poi confluiti nel MAC, il Movimento d’Arte Concreta (il celebre movimento artistico fondato a Milano nel ’48 da Atanasio Soldati, Bruno Munari, Gillo Dorfles, n.d.r.). Già allora qui mi sentivo stretto, e a Milano ho avuto l’opportunità di conoscere tutti i grandi artisti italiani del mondo dell’astrattismo. Sono andato avanti con l’astrazione sette anni, fino al 1958 quando il movimento si è esaurito. Inoltre non riuscivo più a stare nei canoni dell’astrazione geometrica pura, ero troppo pittore, vivevo! E penetravo il tessuto pulsante della vita; bazzicavo già Firenze e conoscevo in quel periodo, presso la Galleria Numero, i pittori informali che suscitavano in me un interesse particolare. Così da Firenze sono partito, insieme ad un’amica, per New York, dove ho visto l’arte statunitense prendere forma: un vero scatto nel senso di formazione di un gruppo avveniva giusto in quegli anni, con la nascita della Pop Art. Nel mio anno di permanenza ho visto quella realtà, sono diventato amico di Gregory Corso, Michael Goldberg, Larry Rivers e altri tra poeti e artisti. Tornare non è stato facile. Le misure non erano le stesse, qui era tutto piccolo in confronto, a partire dagli atelier, che là erano enormi ex-capannoni industriali dismessi. Piano piano mi sono rimesso in corsa, con tante difficoltà, prima di tutto sul piano della vita, perché comunque era difficile vivere di pittura. Ho arricchito così il mio informale con qualcosa che appartenesse alla mia terra: attraverso l’uso della luce e del colore mi sono rivolto di più alla Liguria. Non so se sia stato un bene o un male, ma è stato così, il mio era un informale ligure. Attualmente invece i miei lavori sono incentrati sul mondo del sogno, dell’onirico, dei fantasmi. Il fare artistico è tutto un divenire, non sai mai dove arrivi, la fantasia ti porta dove non avresti mai pensato, quasi ad arrivare all’assurdo dell’immagine.

    Oggi c’è l’impressione che l’atteggiamento più comune sia la mera constatazione dell’amara realtà che ci circonda. Non slanci propositivi, ma ripiegamento. Vede questo anche nel mondo dell’arte?
    In realtà sono un po’ di anni che non seguo tanto i movimenti artistici, non conosco bene i giovani; è difficile anche perché oggi sono un esercito, allora eravamo meno, ma mi pare che oggi un movimento vero e proprio non esista.

    Certe sue opere mi ricordano un po’ Turner… c’è qualche artista del passato o un periodo che l’ha influenzata particolarmente?
    Non proprio. Turner, Monet, come dispersione della luce e dell’immagine, erano già dentro di me, e probabilmente erano insiti anche nella nostra luce ligure che si avvicina molto a quella francese; questa è una domanda che mi hanno posto in molti, perché ho dei quadri che si disfano e diventano luce. È interessante il fatto che a volte ci si trovi a riscoprire il passato rivedendolo in un altro mondo, attraverso una voce nuova. Io sono arrivato a certe immagini involontariamente, era il mio stesso tessuto pittorico che mi portava in quella direzione. Oggi vorrei cancellare 15-20 anni della pittura che ho fatto, proprio perché era troppo legata a un approccio fisico alla natura, a luce, mare, alberi…

    Per molti poeti e musicisti liguri il fatto di avere questa terra dentro è stato determinante. Per lei essere ligure ha significato qualcosa?
    La Liguria non l’ho cercata, semplicemente faceva parte di me, ce l’avevo dentro dalla nascita. Come artista informale ligure ho fatto parte di una tradizione ricca di artisti, Fasce, Repetto e molti altri. Noi avevamo una luce molto più ricca di colore rispetto ai lombardi per esempio, avevamo più suggestione lirica; anche se non avessimo visto i succitati Turner e Monet, o se li avessimo voluti cancellare, sarebbero tornati sempre, nella nostra luce, nel tessuto pittorico.

    C’è un colore che predilige o che l’ha tormentata?
    Tormentare no, comunque l’azzurro. È un colore su cui ho lavorato molto, forse troppo. Ora infatti non sono più tanto portato verso questo colore, ho in testa altre immagini.

    In più di cinquant’anni di attività, c’è un momento in cui passa la voglia?
    Cosa vuoi che ti dica, sono malato e vado avanti nella malattia! La prima cosa che penso la mattina è di scendere in studio e mettermi di fronte alla tela… ma è una malattia personale. Pensiamo tutti, io e gli altri miei colleghi, di andare alla stazione e prendere ancora un altro treno, ma il treno non passa più, ormai. Però dentro di noi ci costruiamo il nostro modus vivendi, chi scrive, chi dipinge. Io sono quello che dipinge.

    Oggi cosa la ispira ancora?
    Il mistero, il raccontarmi sottilmente, con pudore, il raccontare situazioni avvenute qui, nel mio giardino, sul fiume, episodi della mia storia che voglio tradurre in chiave più moderna, più astratta, meno figurativa, con la figurazione però. Voglio una figurazione che non sia figurativa, il che complica tutto! (ride).

    Parte da dentro di sé o da fuori quando approccia la tela?
    Il quadro si fa via via, non puoi mai dire “so cosa faccio”. Parto con un’idea che credo di poter dipingere, poi mentre lavoro il quadro diventa un’altra cosa, perché la pittura informale è così, l’immagine cambia come cambiano i miei pensieri, è un’unione tra la mia psiche e la materia pittorica; finché non sento che è finito, non abbandono il quadro, anche a costo di distruggerlo, ma non lo distruggo mai, voglio sempre portarlo a termine, in tutti i modi… non ho niente da dire, ma voglio dirlo lo stesso.

    Claudia Baghino
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    C’erano una volta solo container sulla collina degli Erzelli. Oggi su quella collina sta sorgendo un Parco Tecnologico e Scientifico che, in base al progetto esistente, dovrebbe ospitare grandi aziende dell’High Tech, come Ericsson, Siemens ed Esaote, la Facoltà di Ingegneria, ma anche un centro commerciale, una caserma dei carabinieri e un’area verde grande come dodici campi da calcio.

    Un progetto ambizioso, uno degli architravi della Genova del Futuro, un’occasione per far collaborare importanti realtà industriali con giovani studenti e ricercatori per dar vita a spin-off e start up tecnologiche. Un volano per l’economia della città e non solo, visto che questo polo era stato concepito per essere il più grande di tutta Italia.

    Il progetto era nato già nel 2003 da un’idea di diversi manager e imprenditori che fondarono insieme Genova High Tech (Ght) con l’obiettivo di creare un grande complesso scientifico e tecnologico a Genova. Il passo in avanti decisivo è avvenuto nel 2005 quando sono entrati nella compagine societaria di Ght Intesa San Paolo, Euromilano, Aurora Costruzioni a cui si è aggiunta nel 2007 anche la banca Carige. Nasceva così la Leonardo Technology Spa che possiede il 67% delle azioni di Ght. Sempre nel 2007 veniva firmato l’Accordo di Programma con Comune, Regione, Università e Ght che dava definitivamente l’avvio alla costruzione del Parco Tecnologico.

    Tuttavia, sul futuro di questo progetto avveniristico pesa il “no” al trasferimento della Facoltà di Ingegneria espresso dal Cda dell’Ateneo martedì scorso. Troppo elevato l’indebitamento di 42 milioni di euro necessari per spostare la facoltà da Albaro agli Erzelli. «L’operazione Erzelli, alle condizioni attuali non risulta finanziariamente sostenibile». Con questa formula l’Università ha definitivamente chiarito la propria posizione.

    Per il piano di trasferimento di Ingegneria erano stati stanziati 110 milioni di euro di fondi pubblici, 25 dei quali erano stati messi sul piatto dalla Regione e 85 dal MIUR. Altri 36 milioni erano stati messi a disposizione da Ght, che avrebbe comprato la sede attuale di Ingegneria ad Albaro e si sarebbe occupata di vendere i locali. In questo modo si sarebbe raggiunta una somma di 146 milioni di euro, una cifra superiore ai 140 milioni inizialmente stimati dall’Ateneo per effettuare lo spostamento.

     

     

     

     

     

     

     

    E invece non sono bastati. Secondo i calcoli dell’Ateneo servirebbero 188 milioni di euro: 152 milioni è il valore iniziale dell’opera a cui si aggiungerebbero 20 milioni per il trasloco e gli arredi, 11 milioni per i parcheggi coperti, la strada di accesso e gli allacci e 5 milioni per pagare le imposte. Le risorse non bastano e quindi, a meno dell’arrivo di nuovi privati disposti ad investire, Ingegneria non farà parte del nuovo parco tecnologico degli Erzelli.

    Questa decisione ha suscitato l’immediata reazione di Ght e Leonardo Tecnhology Spa. Pino Rasero (Presidente di Leonardo Technology) nella conferenza stampa organizzata dopo il Cda dell’Università ha evidenziato che quest’ultima non aveva mai dichiarato di aver bisogno di una cifra così alta e ha sostenuto che la ragione di questo iniziale rifiuto sia dovuta al tentativo di negoziare per ottenere ulteriori fondi. Rasero, però, ha anche dichiarato l’intenzione di andare avanti senza Ingegneria e ha parlato anche dell’interessamento di altri istituti di ricerca ed eventuali partner cinesi. Dal canto opposto l’Università si difende sostenendo che l’indebitamento avrebbe «pregiudicato il futuro dell’Ateneo» impedendo il rimpiazzo del personale docente e la manutenzione  dei laboratori, delle biblioteche e degli altri spazi già esistenti.

    Gli avvenimenti di queste ultime settimane hanno inevitabilmente spostato i riflettori sul polo tecnologico, ma soprattutto per parlare degli strascichi polemici derivanti dalla decisione dell’Università. Ma il Polo Tecnologico e Scientifico è un progetto di cui, in realtà, non si è mai parlato abbastanza in città e di cui l’opinione pubblica sa poco.

    Abbiamo quindi approfittato dell’ospitalità di Ght per visitare l’intera area degli Erzelli potendo vedere con i nostri occhi lo stato di avanzamento dei lavori. Ad attenderci negli uffici provvisori della società c’era l’architetto Christian Dellacasa che ci ha illustrato innanzitutto le tavole del progetto.

    Allo stato attuale è stato completato il palazzo Ericsson, i cui uffici sono già utilizzati; esiste lo scheletro del palazzo destinato a Siemens; a breve si inizierà a costruire l’edificio per Esaote; ed è già stata ultimata la sistemazione d’area per la Facoltà di Ingegneria. I fabbricati destinati alle altre aziende che si trasferiranno agli Erzelli devono ancora essere definiti, poiché verranno progettati tenendo conto delle esigenze dei singoli.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ma il progetto non è fatto solo di edifici. L’architetto Dellacasa evidenzia come Ght abbia migliorato anche la viabilità e gli accessi alla collina e al parco stesso, per esempio modificando la pendenza della strada che percorrono gli autobus salendo da via Cornigliano, in modo che la potessero percorrere anche gli autobus snodati; oppure ripristinando via Sant’Elia, molto utile anche per gli abitanti del quartiere; o ancora asfaltando la parte di via dell’Acciaio di proprietà della Ght. Certamente si tratta di lavori ancora da completare, ma che servono ad evidenziare la volontà di rendere fruibile la nuova area degli Erzelli ad un pubblico più vasto possibile. In particolare si è stimato che, a progetto completato, dovranno giungere sulla collina circa 15 mila persone al giorno.

    Il nodo dei trasporti pubblici diventa quindi strategico in questa vicenda. Da tempo circola sul web un video dal titolo emblematico “Erzelli, il viaggio della speranza”: 90 minuti di tempo e tre autobus per raggiungere il parco tecnologico partendo dalla Stazione Principe. L’architetto spiega, che, in effetti, attualmente il percorso può essere lungo dal centro, circa 35 minuti, ma anche che vi sono strade alternative più rapide. Ad esempio, un modo per rendere più veloce il tragitto sarebbe utilizzare la metropolitana da Principe fino alla fermata di Dinegro, da cui è poi possibile prendere il bus numero 5 che fa capolinea proprio alle porte del parco. Inoltre nel progetto finale si prevede un sistema di vie di comunicazione – la cui costruzione è però a carico del Comune – che collegherà l’aeroporto con la stazione di Sestri e quest’ultima agli Erzelli attraverso quello che tecnicamente si definisce un people mover (una moderna funicolare). In questo modo sarà possibile integrare trasporto aereo, ferroviario e urbano rendendo possibili una molteplicità di alternative di viaggio. Poi, aggiunge ancora Dellacasa, ci saranno circa 700 posti macchina e molti posteggi per i motoveicoli. Perfetto – diciamo noi – ma sarebbe bello che un parco tecnologico costruito per essere totalmente eco-compatibile e all’avanguardia in termini di risparmi energetici puntasse soprattutto sui trasporti pubblici permettendo così di ridurre l’inquinamento e di non congestionare ulteriormente il traffico già complesso del ponente genovese.

     

     

     

     

     

     

     

    Dopo la presentazione del progetto all’interno dei freschi uffici della Ght giunge il momento di scendere sul campo per vedere dal vivo cosa stia sorgendo sulla collina degli Erzelli. Armati di caschetto veniamo accompagnati all’ottavo piano dell’edificio Siemens in costruzione. Uno scheletro di cemento dal quale si può osservare l’intera area del parco.

    La prima cosa che l’architetto Dellacasa ci mostra, con un atteggiamento misto di orgoglio e malinconia, è la spianata su cui dovrebbe sorgere la Facoltà di Ingegneria. Tutto è pronto per iniziare ad edificare. Di fonte agli edifici della Facoltà troverebbe spazio una piazza grande come Piazza de Ferrari e più avanti una grande zona verde pedonale. L’obiettivo è quello di creare punti di incontro anche fisici, che permettano un continuo scambio di idee tra studenti, ricercatori e aziende, nell’ottica di promuovere l’innovazione e la creazione di nuove imprese nell’high tech.

    Alle spalle di Ingegneria si trova il Monte Guano, il polmone verde del parco, dove verrebbero realizzati dei sentieri da percorrere a piedi per passeggiare o fare jogging.

    Sulla recente decisione dell’Università di non trasferire la Facoltà di Ingegneria agli Erzelli l’architetto preferisce non fare commenti, ma si limita ad un’osservazione da tecnico: «Si è domandata l’Università quanto spenderà per mantenere per i prossimi vent’anni in condizioni accettabili degli edifici che ne hanno più di cento?». L’attuale sede di Albaro, di cui fa parte anche Villa Cambiaso risalente addirittura al 1548, è collocata all’interno di strutture la cui manutenzione può essere costosa. Dellacasa si domanda anche quali potrebbero essere i vantaggi derivanti da un risparmio energetico per le casse dell’Ateneo.

    Tutti argomenti che sono stati sormontati dalle polemiche di questi ultimi giorni e su cui ci piacerebbe che anche i mezzi di informazione riflettessero in modo più attento per permettere all’opinione pubblica di dare un giudizio informato su argomenti importanti. Proprio per amore della verità e della chiarezza non smetteremo di parlare della questione Erzelli cercando di approfondire anche le ragioni del “no” dell’Università, che, non stentiamo a crederci, saranno più complesse di quelle che sono emerse fino ad oggi.

     

    Federico Viotti
    [foto e video Daniele Orlandi]

     

  • Liguria, cannabis terapeutica: la proposta di legge arriva in consiglio regionale

    Liguria, cannabis terapeutica: la proposta di legge arriva in consiglio regionale

    Oggi in consiglio regionale sarà discussa la proposta di legge n. 125 “Modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”, presentata dai consiglieri Matteo Rossi (Sinistra Ecologia e Libertà), Alessandro Benzi e Giacomo Conti (Federazione della Sinistra), già approvata in Commissione Sanità lo scorso 23 luglio.
    Parliamo della legge regionale sulla cannabis terapeutica, tassello fondamentale in via di approvazione in altre regioni italiane affinché l’uso medico dei farmaci cannabinoidi possa finalmente diventare una pratica consueta anche in Italia.
    Come abbiamo scritto la scorsa settimana l’attuale proposta di legge presenta degli evidenti limiti sottolineati dalle associazioni dei pazienti che si battono per il diritto alla cura, per altro non adeguatamente coinvolte nel processo che ha portato alla stesura finale del documento.

    La discussione di oggi è l’ultima occasione per fare chiarezza ed approvare una legge all’avanguardia, capace davvero di imprimere una svolta in merito ad una modalità di cura, consentita dalla legge ma nella realtà dei fatti quasi inaccessibile per i malati.
    Sel e Fds, dopo le pressioni delle associazioni dei pazienti, presenteranno un emendamento che, se sarà approvato, migliorerà l’impianto della legge.
    «Ci auguriamo che i nostri suggerimenti  vengano accolti dal consiglio regionale – spiega il presidente di Pazienti Impazienti Cannabis, Alessandra Viazzi – In caso contrario chiediamo a Sel e Fds di votare contro perché la legge da loro proposta, nonostante i buoni propositi, rischia di essere un passo indietro».

    Il principale nodo critico presente nella prima versione del documento approvato dalla Commissione Sanità è l’articolo 2 in cui si stabilisce che i derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali, possono essere prescritti dai medici di medicina generale previa prescrizione di specialisti in anestesia e rianimazione, oncologia, neurologia e medici in attività di centri e servizi di cure palliative, restando a carico del servizio sanitario regionale.

    In realtà già da alcuni anni i farmaci cannabinoidi possono essere prescritti dal medico di base, senza dover passare preliminarmente dalla prescrizione di uno specialista, ma in questo caso sono a carico del paziente. L’unico accesso gratuito ai farmaci avviene se prescritti in ambito ospedaliero, non solo ospedalizzati ma anche pazienti soggetti a day-hospital, ad un percorso ambulatoriale o in regime di assistenza domiciliare integrata.
    L’emendamento migliorativo prevede che «I farmaci a base di cannabis sono a carico del servizio sanitario anche quando sono prescritti dai medici di medicina generale, previa indicazione terapeutica formulata dai medici specialisti ospedalieri».

    «In questo modo creiamo una continuità tra struttura ospedaliera e medico di base, garantendo gratuitamente l’accesso alla cura per tutto il percorso terapeutico – spiega Viazzi –  Inoltre, cancellando l’indicazione dei medici specialisti a cui è consentito prescrivere i farmaci cannabinoidi, eliminiamo una forte limitazione che impedisce ad una moltitudine di malati il diritto a curarsi con la cannabis».

    La discussione della legge arriva nel bel mezzo delle polemiche suscitate dalle nuove “raccomandazioni” del Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa), guidato dal dott. Giovanni Serpelloni, pubblicate in forma di “Statement” ufficiale il 16 luglio e intitolato “Cannabis e suoi derivati: alcuni elementi di chiarezza su danni alla salute, l’uso medico dei farmaci a base di THC, la coltivazione domestica e l’uso voluttuario”.
    «Attendiamo che il Capo del Dipartimento Politiche Antidroga risponda con chiarezza alle legittime richieste di trasparenza dei malati, citando con completezza le fonti legislative alla base delle sue affermazioni – scrive l’associazione Pazienti Impazienti Cannabis in un contro documento http://www.pazienticannabis.org/richiesta-al-dott.-Serpelloni-di-chiarimenti-sullo-Statement-Cannabis.htm – Ci auguriamo che non saremo i soli ad esigerlo. In caso contrario, se non lo facesse, si esporrà alla inevitabile accusa di diffusione, tramite documento ufficiale con intestazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di notizie falsificate riguardo più aspetti della prescrivibilità dei farmaci cannabinoidi, punto di particolare importanza per l’indebito danno causato con continuità in questi anni ai malati ed ai loro medici, non trattandosi di un episodio isolato».

    Ma vediamo quali indicazioni fornisce il Dipartimento Politiche Antidroga per quanto concerne l’uso terapeutico della cannabis e le contro osservazioni di Pazienti Impazienti Cannabis.

    «I farmaci a base di THC sono disponibili anche nel nostro Paese e il loro impiego è disciplinato da specifiche leggi che ne regolamentano giustamente il campo di applicazione clinica, la prescrizione e l’uso esclusivamente per finalità mediche», si legge nello Statement del 16 luglio.
    «Se “sono disponibili” significasse la possibilità del malato di andare presso un ospedale e trovare il farmaco disponibile sarebbe corretto, ma in quasi tutte le Asl il tempo eventualmente richiesto sono mesi, e quasi sempre sono non disponibili a priori, nonostante la legge ne preveda la reperibilità – contesta Pazienti Impazienti Cannabis –  Sulla prescrizione ed uso medico dei farmaci siamo tutti d’accordo, ma potrebbe cortesemente indicarci quali sono queste “specifiche leggi che ne regolamentano il campo di applicazione”, dott. Serpelloni?»

    «Va sottolineato che questi farmaci trovano corretta applicazione solo sulla base di una precisa diagnosi e prescrizione medica specialistica», afferma il dott. Serpelloni.
    «In altre parole, secondo il Dpa un medico generico non è in grado di diagnosticare la nausea da chemioterapia e la sindrome debilitante di un malato di AIDS, o lo stato di sofferenza di un malato di glaucoma o epilessia o di Sclerosi multipla: tutte patologie per cui vi è evidenza di efficacia per i farmaci a base di cannabinoidi», sottolinea l’associazione dei pazienti.

    Inoltre «Non vi è alcuna disposizione normativa riguardo la necessità che siano esclusivamente medici specialisti ad effettuare le prescrizioni – continuano i pazienti – Al contrario, già anni addietro, un’interrogazione parlamentare in proposito aveva ottenuto dal Ministero della Sanità la risposta “bastano i medici generici” a smentita di tale voce senza fondamento, che purtroppo circola ancora, diffusa anche da chi si trova a rivestire ruoli di primo piano e teoricamente dovrebbe contribuire a chiarire questi aspetti normativi».

    «Tutti i pazienti che potrebbero beneficiare di questi farmaci su giudizio del medico specialista e per le patologie previste ed autorizzate, dovrebbero poterne avere accesso e, sulla base delle singole programmazioni e decisioni regionali (competenti della spesa sanitaria) e della sostenibilità finanziaria, poterne disporre gratuitamente al pari di altri farmaci analoghi», spiega il Dpa.
    Ma secondo Pazienti Impazienti Cannabis, il Dipartimento Politiche Antidroga deve chiarire «Quale legge o decreto nazionale stabilisca le patologie “previste e autorizzate”. Se mai avvenisse una simile interferenza, al medico verrebbe concesso di curare i suoi pazienti sulla base di “autorizzazioni” dei politici».

    Il dott. Serpelloni aggiunge «I farmaci a base di cannabinoidi sono per lo più farmaci di seconda scelta, di solito proposti come terapia complementare a quella fondata su farmaci di efficacia comprovata in studi clinici controllati e il cui profilo di tollerabilità è ampiamente definito nell’uso corrente».
    «Non esistono farmaci bollati come di seconda scelta “in linea di principio”, al di là ovviamente di ogni pregiudizio politico religioso o ideologico che, secondo la Carta di Vienna, è da tenere rigorosamente fuori dalla porta in quanto estraneo ai principi della ricerca – precisa l’associazione dei pazienti – La seconda affermazione farebbe nuovamente dedurre che gli studi clinici effettuati per i farmaci a base di cannabinoidi non siano adeguatamente suffragati da trial clinici, accusa non di poco conto di cui il Capo del Dpa si assume in prima persona tutte la responsabilità».

    Infine il Dipartimento Politiche Antidroga si rivolge a organizzazioni sanitarie e medici, raccomandando loro «Estrema prudenza ed attenzione nell’utilizzo di questi farmaci anche relativamente al non creare false aspettative di cura o false credenze su analoghi effetti benefici ottenibili anche dall’uso delle “droghe di strada” a base di THC».

    «Tradotto significa che se tuttora non si utilizzano questi farmaci (benché ciò sia possibile fin dal 1997!) è stato per assecondare le campagne contro la cannabis “di strada”? – conclude Pazienti Impazienti Cannabis – Abbiamo capito bene? Possiamo solo far notare che, anche a causa di tale chiusura, la maggior parte dei pazienti hanno scoperto l’efficacia terapeutica dei cannabinoidi proprio partendo dalla cannabis “di strada” ed autocoltivata».

    «Se in Liguria fosse approvata la proposta di legge senza le nostre correzioni, in pratica passerebbe la linea del dott. Serpelloni – conclude Alessandra Viazzi – Il Dipartimento Politiche Antidroga non è contrario alla cannabis terapeutica ma a determinate condizioni. Il dott. Serpelloni pretende che siano i medici specialisti a prescrivere i farmaci cannabinoidi. Queste indicazioni però, a livello legislativo, non sono presenti da nessuna parte».
    L’associazione Pazienti Impazienti Cannabis si augura che questa volta i consiglieri regionali comprendano l’importanza delle modifiche da apportare alla proposta di legge, in caso contrario il rischio è quello di approvare una norma che non sarà in grado di garantire il diritto alla cura  di migliaia di persone sofferenti.

     

    Aggiornamento 01/08/2012

    Come volevasi dimostrare, ieri il consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge senza apportare le modifiche richieste dalle associazioni dei pazienti. Resta l’indicazione dei medici specialisti (in anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia, medici operanti nei centri di cure palliative pubblici e convenzionati ) a cui è consentito prescrivere i farmaci cannabinoidi. L’unica novità è l’inserimento di un’ulteriore disciplina specialistica, l’oculistica, probabilmente perchè il consiglio regionale si è accorto che, in caso contrario, i malati di glaucoma – una delle malattie per cui è conclamata l’utilità della cannabis terapeutica – sarebbero stati esclusi dall’accesso alla cura.

    «La legge regionale approvata in Liguria ha senz’altro alcuni meriti specifici, rispetto a come sono andate le cose sino ad oggi – spiega in un comunicato l’associazione Pazienti Impazienti Cannabis –  il medico di base potrà, con l’avallo iniziale di un medico ospedaliero, far ottenere i farmaci a base di cannabinoidi senza spese al suo paziente, tramite la farmacia della Asl».

    La legge (D.M. 11-2-97), infatti, stabilisce che qualunque farmaco estero possa venir erogato a carico del servizio sanitario solo nel caso di “ambito ospedaliero” «I margini di manovra su questo punto sono dunque ristretti», sottolinea l’associazione.

    Nel documento approvato dal consiglio regionale però «Non si citano  le modalità ed il percorso per le preparazioni galeniche, per le quali non è richiesto alcun ambito specifico essendo già disponibili in Italia senza doverle importare e già prescrivibili sin da quando nel 2007 il Ministero si è espresso riguardo il THC ed il suo utilizzo come terapia inserendolo nella tabella II B – ricordano i pazienti – Questa sostanza, per la legge italiana da ben 5 anni può essere prescritta da un medico sul proprio ricettario semplice».

    «Del resto, neanche i rappresentanti di Solmag-Artha (del gruppo Fidia, distributori alle farmacie italiane delle infiorescenze olandesi titolate per le preparazioni galeniche) e della Sifap (Società Farmacisti Preparatori), da noi per tempo segnalati per la convocazione, erano stati ascoltati in fase di audizioni in commissione sanità, per un grosso problema di comunicazione che ha di fatto parimenti escluso le nostre 3 associazioni (Pazienti Impazienti Cannabis, Associazione Cannabis Terapeutica, Associazione Luca Coscioni) dalle fasi finali del dibattito in quella sede –  si legge nel comunicato  – I molteplici aspetti di queste terapie, anche e soprattutto quelli normativi, prescrittivi, e medico-legali, sono pressochè sconosciuti perfino agli addetti ed alla gran parte dei malati, motivo cui attribuiamo la carenza di risultati dopo le audizioni, ed anzi la modifica stessa in senso limitativo del testo originale».

    Per quanto riguarda invece i farmaci esteri «L’aspetto della legge che non condividiamo è quello relativo alla creazione di un “elenco” di medici specialisti che verrebbero “autorizzati” per via politica a prescrivere questi farmaci, escludendo tutti gli altri specialisti – sottolinea l’associazione – Sono valutazioni che andrebbero lasciate al medico sulla base di evidenze che vanno via via accumulandosi e della conoscenza clinica del proprio paziente, e non imposte loro per legge. Specie se il fine della L. 125 è quello di aiutare i malati ad avere accesso a quei farmaci su prescrizione del loro medico».

    La legge richiede solo che vengano prescritti da un medico ospedaliero e ciò solo per essere forniti senza spese, nient’altro.

    «Grazie alla mediazione dei firmatari della legge e del presidente della Commissione Sanità, abbiamo concordato la seguente opzione: chiedere di essere finalmente ascoltati dalla commissione, insieme a Solmag e Sifap, per esporre le nostre considerazioni e richieste di aggiustamenti – conclude l’associazione – Dopo di ciò, il Consiglio Regionale potrebbe essere chiamato a votare su di un emendamento che modifica il punto che ci sta particolarmente a cuore, indicato sopra, ed eventualmente altri. Ogni legge approvata in una Regione fungerà da modello per le successive, ecco perché in Liguria non possiamo tirarci indietro, neanche a legge approvata: è necessario per tutti i pazienti italiani».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Cantautori genovesi e musica live a Genova: Antonio Clemente

    Cantautori genovesi e musica live a Genova: Antonio Clemente

    Antonio Clemente, nato il 28 Aprile 1982 a Castelvetrano (TP), in Sicilia. Si definisce “pittautore”… Fin da bambino mostra inclinazioni artistiche, disegnando personaggi e storie a fumetti. Verso i 16 anni comincia a interessarsi alla poesia e alla pittura.

    A 18 anni, ricevuta in regalo una chitarra, inizia l’amore per la musica, per i cantautori italiani… «ideale via di mezzo tra musica, poesia e concretezza, fondamentali per la formazione del mio gusto musicale e la mia personalità».

    A 24 anni pubblica una raccolta di poesie adolescenziali dal titolo “Fiori di strada” per una casa editrice fiorentina, la “Maremmi Editore”. Nello stesso periodo entra a far parte di una band, “La Combriccola”, cover band di pop e rock italiano, con cui per circa 4 anni si esibisce in lungo e largo per tutta la Sicilia Occidentale, eseguendo anche qualche brano inedito.

    Nel 2006 arriva la laurea all’Accademia di Belle Arti di Palermo con una tesi sulla pittura italiana degli anni ’20 che molto ha influenzato anche il mio personale stile pittorico. Trascorsi 2 anni sabbatici, la partenza per Genova, per avere nuovi stimoli e conoscere nuovi spazi dove poter coltivare le ambizioni artistiche. A Genova si iscrive all’Accademia Ligustica di Belle Arti, biennio specialistico nel corso di scenografia e nel febbraio 2011 la laurea e la pubblicazione sulla rivista mensile genovese “Era Superba” del fumetto a episodi “I viaggi di Jude” (ispirato alla canzone “Hey Jude”dei Beatles).

    Nell’estate del 2011 esce il primo EP autoprodotto,”Infinito”, nell’inverno 2011 il quadro della copertina del disco “La barca” viene scelto per essere esposto alla mostra nazionale d’Arte contemporanea “Saturarte” svoltasi alla galleria d’arte “Satura” di Genova, e una sua poesia dal titolo “Mal d’Africa” viene inserita nell’antologia dei poeti italiani contemporanei “Haber Artem”, edito dalla Aletti Editore

    Antonio ClementeAntonio  Clemente: voce, chitarra acustica
    Manuel Perasso: chitarra elettrica (chitarra acustica o tastiera)
    Mario Vasa: Batteria (cajon e maracas)
    Giovanni Sanguineti: basso
    Alice Nappi: violino

  • Viaggio alla scoperta di Genova e i suoi caruggi con le poesie in musica dei cantautori

    Viaggio alla scoperta di Genova e i suoi caruggi con le poesie in musica dei cantautori

    Via Del Campo De AndrèSabato 4 agosto presso l’Emporio-museo viadelcampo29rosso si tiene un itinerario alla scoperta di Genova grazie alle suggestioni evocate dai grandi cantautori e poeti genovesi.

    Genova è città di note e di cantautori, di suoni ed odori, di luci ed ombre, di percorsi innovativi e caruggi inesplorati: il museo dedicato a Fabrizio De Andrè e alla canzone d’autore propone a genovesi e turisti itinerari  “certificati “, che raccontano di luoghi, personaggi e fatti autentici, realmente accaduti e non romanzati, raccolti da testimonianze di parolieri e musicisti che in quei luoghi hanno vissuto davvero.

    Appuntamento nel Museo alle ore 17, durata de percorso 2 ore. E’ necessaria la prenotazione entro le ore 18 di giovedì 2 agosto. Per informazioni: 010 2474064

  • Alla Fiera dell’Est, un assaggio di Europa orientale al Porto Antico

    Alla Fiera dell’Est, un assaggio di Europa orientale al Porto Antico

    Venerdì tre agosto in Piazza delle Feste presso il Porto Antico di Genova avrà inizio la prima edizione di “Alla fiera dell’Est”, un evento tutto a base di cibo, cultura e intrattenimento direttamente dall’oltre cortina. L’intento è quello di far conoscere più a fondo al popolo genovese la cultura eterogenea e affascinante dell’Europa dell’Est.

    Ogni giorno, dal 3 al 12 agosto,  con apertura fissata alle ore 18.30, sarà possibile concedersi un assaggio di Polonia, Ucraina, Russia e Romania. Presenti stand gastronomici con piatti tipici, birre esclusive alla spina e in bottiglia nonché un piccolo mercatino dove poter acquistare non meglio precisati souvenir (che andremo a vagliare con solerzia maniacale…).
    Inoltre ogni sera saranno proposti concerti (rigorosamente con ritmi dall’est Europa), proiezioni di film e personali fotografiche.

    Per fare qualche esempio, nelle varie serate si alterneranno il Tina Omerzo Trio, il Renzo Luise Quartet con il loro Gipsy Swing, la musica klezer degli Octavo Richter, il coro ucraino e gli Arancia balcanika (che dell’est non sono, a dire il vero, senza nulla togliere alla loro indiscussa bravura e alla loro attitudine ad aprirsi al fascino della cultura musicale di quei paesi). Verrà proiettato il film “Il coltello nell’acqua” di Roman Polanski e molte fotografie realizzate da artisti polacchi che purtroppo però non saranno presenti.

    Insomma, un viaggio nella gastronomia e nella musica di un mondo ancora poco noto alla maggior parte di noi e che pure incuriosisce forse anche per la cortina di mistero che sembra avvolgerlo. Che poi questo mistero derivi più da una nostra pigrizia e svogliatezza nel ricercare e conoscere piuttosto che in un’effettiva chiusura di quel mondo (il Muro di Berlino non è crollato l’altro ieri) forse importa poco se commercialmente ha la possibilità di rivelarsi un’idea vincente.

    O almeno questo è ciò che sperano gli organizzatori dell’evento, Pier Paolo Cozzolino e Agnieska Zareba, già impegnati nella gestione del ristorante Il Pasto di Varsavia, responsabile della parte gastronomica della fiera. Ad animarli è innanzitutto la passione per questa cultura e ci piace sottolineare che Agnieska nonostante il nome tipicamente italico, è ahinoi polacca. «Essendo una prima edizione – dice Pier Paolo – non possiamo contare su alcun contributo da parte del Comune. La nostra speranza è quella di iniziare un percorso che acquisisca credibilità nel tempo e conseguentemente si meriti anche un aiuto economico».

    Tra le altre attrattive non può mancare la wodkeria ma ci sarà posto anche per una gastronomia rumena. Val la pena di sottolineare la presenza di uno stand dell’associazione Annaviva, che  promuove la tutela dei diritti umani nell’Est Europa e il cui nome si ispira alla grande giornalista russa Anna Stepanovna Politkovskaja, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006.

    Di carne al fuoco ce n’è molta ma potrebbero esserci delle sorprese: il programma è ancora in divenire e non è detto che non subisca delle variazioni (anche se a onor del vero gli eventi che abbiamo citato sono dati per certi dagli stessi organizzatori). Noi abbiamo la fortuna di conoscere una bellissima ragazza polacca… perché non togliersi lo sfizio di fare qualche incursione con spirito critico e un tocco di sano sarcasmo? Sempre nel rispetto del lavoro altrui, ovviamente, noi lo faremo e vi terremo aggiornati…

    Michele Archinà

  • Trattoria Cà del Frate dal 1969

    Trattoria Cà del Frate dal 1969

    Trattoria Cà del FrateLa Trattoria Cà del Frate dal 1969 si trova immersa in un meraviglioso uliveto, a pochi minuti da Rapallo, sulle alture di Zoagli nella frazione di S.Ambrogio.

    Offre ai suoi ospiti una graziosa saletta interna per la stagione invernale e due terrazze con panorama mozzafiato su Portofino ed il Golfo del Tigullio:  nel primo tavolo di una di queste terrazze era solito pranzare durante i suoi soggiorni a S. Ambrogio di Zoagli il poeta statunitense Ezra Pound.

    La cucina propone gustosi antipasti di mare ed i primi piatti della tradizione ligure come ravioli ai carciofi, pansoti in salsa di noci, troffie di castagne e chicche al pesto….e piatti di mare come troffie al nero di seppia e taglierini al profumo di mare; salse e sughi sono preparati come da antiche ricette dallo chef Livio.

    Nei secondi piatti trionfa la brace con grigliate di carne miste e vegetariane, costate, gamberoni reali, scampi, aragostelle e pesce pescato tutto cucinato sotto i vostri occhi da Antonello.

    Vi attendono squisiti dolci casalinghi e una buona scelta di vini delle cantine più prestigiose con un occhio di riguardo alla genuinità dell’Alto Adige. 

    Location accogliente e famigliare per rilassarsi la mente e godere di un magnifico panorama lontano dal caos cittadino, si consiglia la prenotazione soprattutto nei weekend.

    La Trattoria è ideale per cerimonie, feste e cene aziendali.

    Trattoria Cà del Frate dal 1969

    Indirizzo: Via Cà del Frate, 7 – S. Ambrogio ZOAGLI (GE)

    Telefono: 0185/258318 – 338/4242823

    Internet: TripadvisorFacebook

    e-mail: contelivio@alice.it

    Orari di apertura: Aperto tutto l’anno (chisura stagionale dal 10/01 al 10/02)

    Chiusura: Chiuso il lunedì

    Prezzi: da 25 a 40 euro

     

     

  • Satura cerca stagisti nel campo dell’arte e della letteratura

    Satura cerca stagisti nel campo dell’arte e della letteratura

    Riceviamo e riportiamo di seguito la segnalazione.

    Nell’ambito di un  progetto in continuo sviluppo, l’Associazione Culturale  Satura cerca candidati che desiderino avvicinarsi al mondo delle arti e della cultura. La ricerca è rivolta a giovani universitari e non che vogliono offrire un periodo di stage a fine formativo nel campo dell’arte, della letteratura e della comunicazione culturale.

    Lo stage potrà essere riconosciuto dalle principali università italiane e straniere al fine del conseguimento di crediti formativi, potrà essere previsto un contributo forfettario qualora le competenze siano attinenti alla figura professionale ricercata. La selezione prenderà in esame anche quanti, non più giovani, vogliono offrire un loro ruolo partecipativo all’interno dell’organizzazione.

    La ricerca ha carattere di urgenza, il candidato/a dovrà possedere buone doti di comunicazione, conoscere i principali pacchetti informatici, conoscenza dell’inglese parlato e scritto. Aver avuto modo di svolgere un’attività di ufficio stampa, critico e/o curatore avrà titolo preferenziale insieme alla capacità di dialogare con i più moderni sistemi di comunicazione.

    Tra le facoltà interessate: Accademia e Istituti d’Arte, Architettura, Beni e Conservazione Museale, Dams, Grafica, Economia e Manegement rivolto alla programmazione culturale,  Lettere Moderne e Scienza della Comunicazione.

    I candidati sono pregati di inviare un loro curriculum vitae corredato di fotografia indirizzato a: Mario Napoli presidente@satura.it

    [foto di Constanza Rojas]

  • Eco moneta: abolito il denaro a Cogoleto, ecco come si paga

    Eco moneta: abolito il denaro a Cogoleto, ecco come si paga

    Sapete che la Zecca di Stato ha coniato una moneta “verde” e l’ha messa a disposizione delle civiche amministrazioni per premiare i cittadini virtuosi che agiscono nel rispetto dell’ambiente?

    Si parla tanto delle possibili macro-ricette contro la crisi e delle macro-emergenze nel pianeta, da dimenticare che nel nostro piccolo anche noi possiamo dare un micro-contributo per aiutare l’economia e salvaguardare la Terra. Un esempio è Eco-moneta, una vera e propria valuta monetaria che funziona con un meccanismo molto simile a quello della banca del tempo.

    Cogoleto è il primo Comune della Liguria ad aderire al progetto, annunciato ufficialmente nel 2011 dall’ingegnere Bartolomeo Mongiardino.

    Come funziona? Ogni cittadino che mette in pratica un’azione o comportamento virtuoso, che contribuiscono in qualche modo al rispetto dell’ambiente, riceve una quantità di Eco-moneta del valore pari a ciò che ha fatto. In cambio, la civica amministrazione fornisce al cittadino beni o servizi che corrispondono a quel medesimo valore. Saranno valutati in Eco-moneta prodotti a km zero, libri, prodotti derivati da materiale riciclato, bici elettriche, biglietti dei mezzi pubblici. Un esempio: un cittadino che compie nel modo corretto la raccolta differenziata potrà beneficiare di uno sconto sulla tassa dei rifiuti urbani pari al valore dei suoi Eco accumulati.

    Chi vuole partecipare al progetto o saperne di più inviare una mail a uno dei seguenti indirizzi: omer@split.it e comitatocittadinicogoleto@gmail.com.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Cornigliano, Ilva: giovedì 2 agosto sciopero dei lavoratori

    Cornigliano, Ilva: giovedì 2 agosto sciopero dei lavoratori

    Ilva CorniglianoGiovedì 2 agosto si svolgerà l’assemblea dei lavoratori dell’Ilva di Cornigliano mentre è confermato lo sciopero di 24 ore in attesa di nuovi sviluppi in merito alla videnda giudiziaria che coinvolge lo stabilimento di Taranto.

    Venerdì, infatti, è atteso il verdetto di riesame, da parte del tribunale pugliese, dopo il ricorso presentato dall’azienda contro il sequestro di una parte della fabbrica.

    Il consiglio del municipio Medio Ponente ha convocato per martedì 31 luglio una riunione straordinaria presso il salone del Centro Civico di Cornigliano per esaminare la situazione delle acciaierie Ilva e le ricadute occupazionali sul territorio genovese.

  • Liguria: i pendolari denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti

    Liguria: i pendolari denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti

    I pendolari liguri denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti sovraregionali che, in aggiunta ai frequenti disservizi, completano il quadro di un trasporto pubblico su rotaia sempre più deficitario.

    «A febbraio gli abbonamenti sovraregionali erano aumentati del 23%, ora del 12,5% – spiegano i pendolari nel blog http://genovamilano.blogspot.it – Il totale ponderato è pari al 38,46%».

    «A gennaio un mensile sovraregionale costava 106,60, dal primo agosto costerà 147,60 euro – sottolineano i pendolari – Inoltre va fatta notare un’altra cosa: la Carta Tuttotreno Liguria da calmiere è diventata inutile, anzi dannosa! Con carta tuttotreno: 147,60 + 1/12 di 180,00 = 162,60 euro al mese. Abbonamento IC: 158,00 euro al mese».

    «E’ chiaro che dal 1° agosto la Regione Liguria dovrà rimborsare agli abbonati tutte le mensilità di Carta tutto treno non più utilizzabili perché dannose – concludono i pendolari – Chiediamo alla Regione Liguria di bloccare immediatamente questi aumenti insostenibili per molti lavoratori che si alzano alle 5.30 del mattino e tornano a casa alle 21.00, magari per guadagnare a Milano appena 900,00 euro al mese».

  • Villa Raggio: un esposto al Ministro dei Beni Culturali per salvarla

    Villa Raggio: un esposto al Ministro dei Beni Culturali per salvarla

    Villa Raggio, AlbaroPer difendere dall’imminente cementificazione Villa Raggio, il complesso monumentale con annesso parco di via Pisa, nel quartiere di Albaro, le associazioni ambientaliste giocano l’ultima carta, quella di un esposto al Ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, chiedendogli di intervenire per salvare la storica dimora gentilizia, sottoposta ad opere di ristrutturazione per la realizzazione di residenze di lusso con piscina e parcheggi.

    Questa l’iniziativa messa in atto nei giorni scorsi dalla sezione genovese di Italia Nostra e dalla sezione ligure dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, con l’obiettivo di stoppare un intervento autorizzato – a dire il vero in maniera poco limpida – dal Comune e dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici della Liguria.
    «La nostra speranza è che il Ministro blocchi i lavori per evitare che un bene di così grande valore venga manomesso definitivamente – spiega Italia Nostra – il nostro auspicio è quello di non rivivere un’altra vicenda come quella dell’Acquasola».
    Occorre sottolineare che Villa Raggio è sottoposta a vincolo di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, articolo 136 “Immobili ed aree di notevole interesse pubblico”, lettera a) “le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica”; e b) “le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza”.

    Le associazioni ricordano che il 7 dicembre 2011 la società immobiliare titolare, la Bagliani srl, ha ottenuto da Palazzo Tursi il permesso a costruire che consentirà di realizzare 20 appartamenti con l’inevitabile stravolgimento della struttura edificata e dello splendido parco che la circonda.
    «Il progetto comporterà l’aumento della superficie abitabile della villa da 2388 a 3184 metri quadrati – spiega l’esposto – oltre alla realizzazione di una superficie accessoria di mq 482, di un volume seminterrato sul fronte principale dell’edificio per ospitare 6 appartamenti, un’area di parcheggio a raso per un totale di 48 posti auto coperti da pergolati e recinzioni». Infine la ciliegina sulla torta, ovvero «La realizzazione di una piscina con annesso volume interrato ed il “riordino” del giardino con abbattimento e spostamento di alberi onde consentire le opere di cui sopra».

    L’autorizzazione con prescrizioni, rilasciata dalla Soprintendenza il 28 novembre 2011 «Non tutela i beni oggetto dei predetti vincoli, in quanto il progetto autorizzato stravolgerà l’impianto unitario del complesso Villa Raggio – sottolinea l’esposto – Gli scavi a ridosso della villa con relativo abbassamento della quota dell’antistante parco e la realizzazione dei 6 appartamenti seminterrati, alterano le proporzioni accuratamente studiate e l’armonia della facciata storica della villa». Inoltre «L’aumento volumetrico e il frazionamento della villa ne compromettono l’impianto architettonico stravolgendone il disegno originario – continuano le associazioni – La dependance oggetto di intervento in aumento costituisce superfetazione e la realizzazione dei parcheggi a raso, della piscina e dei volumi di servizio, riduce l’estensione del parco e ne modifica, compromettendolo, sia il disegno complessivo sia la fruibilità».
    Per tutti questi motivi Italia Nostra e Associazione Dimore Storiche Italiane ritengono necessario un intervento urgente del Ministro dei Beni Culturali.

     

    Matteo Quadrone

  • La mappa della nera: un progetto web per una città più sicura

    La mappa della nera: un progetto web per una città più sicura

    “Lo facciamo anche a Genova?” Così ci ha scritto Giulia Mietta su Twitter un paio di giorni fa, segnalando un’iniziativa molto interessante che vale la pena far conoscere.

    Nel mare magnum delle startup 2.0, grandi e piccole, sono in molti gli avventurieri che sperano di fare la stessa fortuna di Mark Zuckerberg (il “padre” di Facebook, ndr) e simili creando un progetto che sfrutti le potenzialità dei nuovi strumenti del web e al tempo stesso utile per la collettività.

    Una delle opportunità più forti in questo senso è data dalle mappe: ne abbiamo parlato di recente in tema di allerta metereologica, dove chiunque attraverso Crowdmap può segnalare zone a rischio nella propria città, ma anche in temi di vivibilità del territorio tramite AidYourCity.

    La mappa della nera, che si sta inaugurando in questi giorni a Milano sotto la guida di Daniele Belleri, parte dallo stesso presupposto: il progetto a cura dell’associazione Green Geek è ispirato ad analoghe iniziative avviate negli Stati Uniti. Per esempio la città di Oakland, dove le forze dell’ordine segnalano attraverso una mappa, creata online e nella quale chiunque può inserire e modificare dati, le zone in cui avvengono crimini e reati.

    La prima tappa italiana del progetto ha preso ispirazione da Oakland per realizzare qualcosa di leggermente diverso: un progetto giornalistico di mappatura dei fatti di cronaca nera avvenuti nel territorio del Comune di Milano nel corso del 2010 e del 2011 e segnalati dai media. Come tuttavia sappiamo, (1) non tutti i crimini che avvengono sono denunciati alle forze dell’ordine e (2) non tutti i crimini denunciati alle forze dell’ordine sono considerati notiziabili dai mezzi di informazione: il progetto non aspira dunque a essere un’indagine statistica completa sulla criminalità a Milano, ma piuttosto un’analisi del territorio sulla base di quanto i mezzi di informazione trasmettono.

    Questo dunque lo scopo del progetto: se la percezione della sicurezza da parte dei cittadini è “filtrata” dalle notizie che ricevono dai media, una mappatura sul modello di Oakland – dove sono segnalati senza alcun filtro i reati effettivamente commessi – potrebbe garantire ai cittadini una maggiore chiarezza e trasparenza nel comprendere quali sono le aree più sicure della città in cui vivono.

    Perciò, aspiranti imprenditori del web, giriamo a voi la proposta: Lo facciamo anche a Genova?

    Marta Traverso

  • Val Polcevera: mobilitazione contro gli espropri per il Terzo Valico

    Val Polcevera: mobilitazione contro gli espropri per il Terzo Valico

    In Val Polcevera si preannunciano giornate particolarmente calde sul fronte della mobilitazione contro la realizzazione del Terzo Valico.

    Da stamane, infatti, sono previsti presidi permanenti nella zona di Trasta per impedire ai tecnici incaricati dal Cociv (il general contractor che si occuperà dell’esecuzione della nuova tratta di alta velocità-capacità ferroviaria Genova-Milano) di notificare gli espropri dei terreni interessati dalla cantierizzazione.

    Ma i militanti No Terzo Valico – in risposta alle lettere che nei giorni scorsi sono arrivate a decine di proprietari di terreni nella vallata – hanno preparato un fitto calendario di iniziative. Come detto il 30 e 31 luglio sarà la volta di Trasta (via Trasta); il 2 agosto invece toccherà a Pontedecimo (via Coni Zugna, via Ricreatorio, via Pieve di Cadore, via Lungotorrente Verde); il 6 e 7 agosto Fegino (via dei Molinussi, Salita Cà dei Trenta, via Inferiore Rocca dei Corvi);  sempre il 7 agosto a Ceranesi (via Bartolomeo Parodi); l’8 agosto a Isoverde (via Rebora).

     

    Matteo Quadrone