Anche quest’anno Zoagli ospita il Rien va blues festival: la manifestazione anche quest’anno prevede la partecipazione di sette band che si alternano sul palco nel centro di Zoagliscente tra alcune delle realtà più interessanti del panorama blues ligure: Slowband, Il Sindacato del Mojo, Downtown Blues Band, I Souliti Ignoti, Pulin & The Little Mice, Kid Blues Combo, Overoots!
Come evento collaterale dei concerti è in programma anche una mostra fotografica dedicata al mondo dei concerti Live a cura di Giulia Spinelli ed Enrico Rolandi, oltre che la presenza di Feelin’ Blue di Chiavari e Fat Jack MusicStore di Sestri Levante.
L’appuntamento è per sabato 11 agosto in piazza XXVII Dicembre a partire dalle ore 17.
A Genova e Provincia è in programma un weekend di inizio agosto ricchissimo di eventi e appuntamenti gastronomici.
Nel porticciolo di Nervi venerdì 3 e sabato 4 agosto sono in programma le serate gastronomiche in musica: gli stand offrono grigliata di carne, frittura di pesce e cuculli con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare alla Pubblica Assistenza Nerviese e all’associazione di volontariato Gaslini Band Band che opera nella struttura dell’Ospedale Gaslini per l’aiuto ai piccoli pazienti ed alle loro famiglie (ore 19, via Caboto).
A Campo Ligure weekend ricco di appuntamenti con la sedicesima rassegna di musica celtica, la sagra gastronomica del cinghiale (da giovedì 2 a lunedì 6, dalle 19.30, domenica anche a pranzo dalle 12.30) con stand gastronomici che offrono ravioli di cinghiale, polenta col sugo di cinghiale, salsiccia di cinghiale, cinghiale arrosto, stufato con le patate, spezzatino con i carciofi. Inoltre, le bancarelle con prodotti tipici di Banchettando in Campo e la rassegna musicale Musica nei castelli, che ospita sabato 4 e domenica 5 agosto due concerti di musica tradizionale irlandese con The Bonny Men e The New Road (ore 21.30 Castello Spinola, ingresso 10 euro).
A Lumarzo c’è la consueta Belin che festa: tre giorni di musica e stand gastronomici che offrono specialità locali e la focaccia al formaggio (3- 4-5 agosto ore 19).
A Sori, in località Canepa, da venerdì a domenica si festeggia il patrono Sant’Eusebio con musica, gastronomia e il palio dell’asino: da gustare focaccia al formaggio, foceccette, troffie, ravioli, porchetta e tanto altro.
A Sestri Levante sabato 4 agosto gli stand in piazza Matteotti distribuiscono gratuitamente sarde alla griglia, a Libiola, dal 3 al 6 agosto è in programma la sagra delle frittele, ma non mancheranno anche le specialità locali.
A Lavagna in località Santa Giulia torna la 32esima edizione della sagra della focaccia alla salvia (fino a domenica 5 ore 19), a Riva Trigoso per l’intera giornata c’è la festa dell’estate: stand gastronomici, musica dal vivo e lo spettacolo della scuola “Il mio Canto libero” di Chiavari lungo Via della Libertà
Sabato 4 e domenica 5 agosto a Casali di Stibiveri – Borzonasca si tiene la terza edizione de “La Giostra dei Casali –Fiera, sagra e giochi medievali” , con esibizioni di antichi mestieri (filatura lana, intagliatore, costruzione del barco, macramè, cestaio..), due giornate di attività gratuite per bambini e adulti, punti ristoro e ristorazione sempre disponibili con menù medievale.
Il sabato sera la manifestazione prevede la sagra della porchetta e il concerto dei Maghi di Carroz, domenica sagra dell’asado e concerto di Napo in omaggio a De Andrè.
A Favale di Malvaro c’è il Wild Festival: sabato 4 si tengono i live di Lotech, Rattle Rattle in un tributo ai Deep Purple e il dj set con Andrea Carlini, domenica 5 agosto invece salgono sul palco Antonio Clemente, Oriano Castelli e Prospettiva acustica in un viaggio nella Canzone d’autore Italiana. Durante le serate del Festival, sono aperti gli stand gastronomici dalle ore 19 dove potrete degustare le nostre specialità, come le trofiette al pesto, la cima, grigliate di carne, buon v ino, birra e l’ormai tradizionale Sangria Wild Festival.
Per concludere, a Varazze in piazza del Parasio nel weekend c’è la sagra delle melanzane, in cui gustare specialità liguri tra cui le melanzane ripiene (3-4-5 agosto ore 19)
Esse amano fotografare soprattutto schiene, teste con casco, giubbotti e soprattutto le famigerate invasioni di campo nella corsia gialla la quale -per carità!- è rigorosamente riservata all’AMT, al fine di perfezionare un servizio già “eccellente, che propone mezzi puliti, comodi, nuovi, che arrivano in orario, che non si fanno aspettare delle ore perché sono numericamente la metà di quello che dovrebbero essere, ma permettono ai cittadini di muoversi con i mezzi pubblici per non dover poi essere costretti a girare ore per trovare un parcheggio oppure a pagare profumatamente un posteggio a ore, ma soprattutto contribuendo così a ridurre le emissioni alla luce di una maggiore civilizzazione e coscienza sociale comune”.
Tra parentesi, se ci fosse un servizio così in molti sceglierebbero sicuramente di andare in autobus piuttosto che prendere ognuno, da solo, la sua macchina o il pericoloso motorino, soprattutto quando piove, per andare a lavorare ogni mattina, e si servirebbero volentieri di un comodo e veloce autobus o tratto di metropolitana come si verifica già in alcune moderne metropoli… A Londra i servizi di pubblico trasporto sono così sviluppati che un automobilista solitario con la sua vettura privata per avventurarsi in centro dovrebbe essere davvero ostinato e stupido.
Di solito le telecamere sono posizionate preferibilmente in tratti nascosti (tipo dietro una curva e dove c’è qualche altro palo per mimetizzarle). La “motivazione-scusa” è disincentivare il transito di veicoli lungo la corsia riservata ad autobus e taxi, mentre il risultato più interessante è sicuramente quello di moltiplicare le entrate con multe salatissime per chi infrange questa appena nata, ma già suprema, legge del “se ti becco paghi”.
Appena vengono introdotte, le telecamere, meglio note come piccole e quadrate macchine da soldi, hanno un successo incontrastato perché l’automobilista o motociclista medio, che solitamente non è un brillante osservatore dato che si sposta come una specie di automa per le strade cittadine, non nota gli oggetti nuovi e curiosi che da qualche giorno sono stati fissati sopra la sua ignara testa, e vrrr ci passa sotto invadendo parte della corsia gialla, peraltro sempre “stranamente” vuota, come ha sempre fatto e come, del resto, è ragionevole fare, al fine di rendere il traffico più scorrevole.
Inoltre, per oliare ancor meglio il meccanismo, in fase di lancio del sistema, si fa in modo che le multe giungano con almeno tre mesi di ritardo così che i bietoloni motorizzati, nel frattempo, abbiano già collezionato almeno una decina di infrazioni prima che venga svelato l’arcano. A quel punto tutti i tipi di ortaggi al volante localizzano il nemico e, da quel momento, ogni volta che incontrano una telecamera, la vedono e la dribblano furbescamente.
Quindi, ad oggi, a qualche anno dall’introduzione delle spie spilla-soldi, siamo giunti ad assistere a questo suggestivo spettacolo giornaliero: innumerevoli motorini, come sciami di api in volo, che invadono, uno di seguito all’altro, qualunque corsia dell’autobus (tranne quelle delimitate dai cordoli, gli unici deterrenti efficaci) e poi, magicamente, come richiamati da uno stesso istinto naturale, qualche metro prima della malefica “fotografa dall’alto”, si bloccano improvvisamente, con un fischio assordante di freni, rischiando ogni volta il maxi tamponamento a catena.
Poi, appena superato lo spicchio di strada inviolabile, gli astutissimi motociclisti, a cavallo dei loro destrieri iper-inquinanti, rientrano in massa in corsia veicolare, infilandosi a forza tra una macchina e l’altra, rischiando anche qui innumerevoli incidenti per sé e per gli altri. Ma si sa, se occhio non vede cuore non duole e portafoglio non piange. Il corteo di furbacchioni resta entro la linea bianca (colore che già da solo evoca simbolicamente onestà, pudore, quanto c’è di più giusto) per il tempo strettamente necessario ad essere ormai fuori raggio spiante, per poter poi tornare a sfrecciare più forte di prima nella sensatissima e condivisibile illegalità quotidiana.
I CONSIGLI DI CAFFÈ SCORRETTO
Consiglio da guardare: il documentario Koyaanisqatsi, degli anni ‘70, un viaggio che inizia con la natura e si sviluppa con l’intervento dell’uomo che diventa sempre più invasivo, frenetico. Fondamentale la colonna sonora di Philip Glass che è un tutt’uno con le immagini e non fa rimpiangere neanche per un secondo la totale assenza di dialoghi.
Consiglio web: “L’energia deve costare tanto“, Intervista a Beppe Grillo di qualche anno fa, ma ancora attuale oggi
Consiglio da leggere: “Non è successo niente” di Tiziano Sclavi, l’autore di Dylan Dog. Un romanzo tenero, senza pretese, ma molto commovente e divertente.. Segnalo in particolar modo la divertente descrizione del problema con il traffico che ha uno dei protagonisti..
Consiglio da stampare: Elenco delle strade monitorate nella nostra città, per tenersi aggiornati e stare attenti al fine non avere poi “sorprese” in futuro..
Consiglio da studiare: Protocollo di Kyoto, per approfondire un obiettivo che ci coinvolge tutti.
La questione dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino, frazione che sorge alle spalle di Cogoleto, è tornata alla ribalta alcuni giorni fa a causa di un incendio divampato il 25 luglio scorso all’interno dell’area dell’antico manicomio, la cui fondazione risale al 1907 e dove ancora si conservano alcuni beni di interesse culturale. Il fondo di una palazzina, il cosiddetto edificio 10 che ancora accoglie alcuni malati, è stato danneggiato e una quindicina di ospiti sono stati evacuati e trasferiti in altre strutture.
Il drammatico evento, che fortunatamente non ha provocato feriti o intossicati, è stato l’occasione per ricordare le difficili condizioni in cui sono costretti a vivere circa una ventina di pazienti psichiatrici, i quali si apprestano a passare la quinta estate all’interno di moduli prefabbricati, in attesa che vengano ultimati i lavori di ristrutturazione dei due edifici a loro destinati, i padiglioni 7 e 9.
Quella dell’ex manicomio di Cogoleto è una storia che parte da lontano, apparsa ciclicamente sui giornali come simbolo di una gestione scellerata dell’assistenza psichiatrica a Genova ed in Liguria.Una vicenda strettamente legata a quella dell’ex manicomio di Quarto ed insieme ad essa un esempio emblematico di sperpero di denaro pubblico, probabilmente senza eguali. Il complesso di Pratozanino rientra tra i beni immobiliari dismessi dalla Regione Liguria tramite la prima operazione di “cartolarizzazione”, lanciata nel 2007 e concretizzatasi nel 2008, al fine di ripianare il pesante disavanzo economico della sanità. All’epoca finirono all’asta 390 cespiti, 134 mila metri quadrati coperti, 2,6 milioni di terreni e soprattutto i due storici manicomi liguri: Quarto, una delle zone residenziali più ambite di Genova e l’ospedale psichiatrico di Cogoleto. La gara se l’aggiudicò Fintecna Immobiliare con un’offerta di 203 milioni. In pratica per risanare la sanità pubblica i beni della Regione furono ceduti a una società del Tesoro. Successivamente gli immobili vennero trasferiti ad una società interamente controllata da Fintecna immobiliare, ovvero Valcomp due. Per quanto riguarda Pratozanino l’intero complesso è oggi proprietà di Valcomp due, come dimostrano le recinzioni poste intorno agli immensi spazi verdi e agli storici edifici, ma l’accordo raggiunto prevede che la Regione mantenga in comodato d’uso gratuito per 20 anni i padiglioni 7 e 9 che saranno ristrutturati a sue spese.
«Nell’ex manicomio di Cogoleto, venduto alla Valcomp due, la Regione oggi sta facendo lavori per 4, 3 milioni di euro per immobili che avrà in comodato d’uso ancora per pochi anni – denuncia Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, impegnato da tempo su questa vicenda come su quella di Quarto – Nel frattempo i pazienti di Pratozanino sono stati trasferiti “provvisoriamente” (e dopo cinque anni sono ancora lì!) in strutture prefabbricate per le quali fino a dicembre 2011 sono stati spesi 679 mila euro di affitto. Per dei malati vivere in queste condizioni ha degli effetti negativi sulla salute, senza dimenticare che andrebbe garantita la dignità delle persone. Inoltre dopo che un incendio si è sviluppato all’interno di una struttura sanitaria è logico domandarsi se esistevano ed esistono i dovuti dispositivi e sistemi di sicurezza».
Ma andiamo con ordine e vediamo da dove siamo partiti. Nella primavera 2007 l’Asl 3 manifesta l’intenzione di trasferire le funzioni sanitarie fino ad allora svolte nell’edificio 28 denominato “Ospitalità” e nell’edificio 10 gestito dalla cooperativa Giansoldi, in un altro immobile del complesso di Pratozanino. Il 27 novembre 2007 con deliberazione n. 1336 l’Asl 3 approva il progetto preliminare di ristrutturazione dei padiglioni 7 e 9.
Il problema è trovare uno spazio che ospiterà “provvisoriamente” – parola che oggi risulta beffarda – una ventina di pazienti dell’Ospitalità. Il 31 gennaio 2008 l’Asl 3 indice la gara per l’affidamento del servizio noleggio di moduli abitativi per la ricollocazione dei pazienti. Nell’aprile 2008 la gara viene vinta dalla ditta Faeterni/Tecnifor che presenta un’offerta di 288 mila euro per un periodo di noleggio di 18 mesi prorogabili di altri 6. La struttura è composta da 2 prefabbricati più grandi ed uno più piccolo, per una superficie totale di circa 726 metri quadrati. La data ipotetica di inizio noleggio era fissata per il 1 luglio 2008 ed i pazienti sarebbero dovuti rimanere in queste strutture fino all’ultimazione dei lavori nei padiglioni 7 e 9.
Quanto costano alla Regione Liguria gli interventi di ristrutturazione dei due immobili concessi in comodato d’uso per vent’anni, di cui 4 già trascorsi? Il 24 marzo 2009 l’Asl 3 con deliberazione n. 340 approva per «Esigenze logistiche legate al trasferimento degli ospiti e alla riduzione dei disagi» il progetto di ristrutturazione del solo padiglione 9 per una spesa di 2.064.044,00 euro. La Regione sottoscrive quanto stabilito dalla delibera Asl 3 con decreto del dirigente n. 2793 del 19 ottobre 2010. Il 26 febbraio 2010 l’Asl 3 approva la deliberazione del progetto esecutivo di ristrutturazione del padiglione 7 per una spesa di 2.272.746,11 euro. La Regione dà il suo benestare con decreto del dirigente n. 1960 del 19 luglio 2010. A conti fatti la spesa per la ristrutturazione di entrambi i padiglioni raggiunge la considerevole cifra di 4, 3 milioni di euro.
Mentre per quanto riguarda l’affitto, di proroga in proroga, come evidenziano i documenti aziendali, il noleggio dei moduli abitativi viene a costare, fino al 31 dicembre 2011, 679.200,00 euro. A causa dei ritardi nella conclusione dei lavori la spesa aumenta: per il periodo dal 1 gennaio fino al 30 giugno 2012 sono necessari altri 75.867,00 euro. Infine, con la delibera dell’Asl 3 n. 722 del 25 luglio 2012, il noleggio fino al 31 dicembre 2012 comporta un’ulteriore spesa di 72.832,32 euro. Alla fine dei conti l’esborso totale supererà i 900 mila euro.
Il nodo cruciale è comprendere qual è lo status dei lavori di ristrutturazione dei due padiglioni, considerando che nel corso degli anni, innumerevoli ritardi e continui slittamenti della data di conclusione della ristrutturazione, hanno condotto alla difficile situazione attuale. Per farlo il consigliere Lorenzo Pellerano il 3 agosto ha organizzato un sopralluogo a Pratozanino ed in questo modo abbiamo potuto vedere il cantiere con i nostri occhi. Il padiglione 9, secondo gli iniziali programmi, doveva essere ultimato addirittura nel febbraio 2011, in pratica 1 anno e mezzo fa, mentre il cantiere per il padiglione 7 è partito nel marzo 2011 e secondo contratto, doveva concludersi nell’aprile 2012. La nuova data prevista di conclusione dei lavori per il padiglione 9 è ottobre 2012 ed in effetti, visto che esternamente appare in buone condizioni, a questo punto dovrebbe essere rispettata. Per quanto concerne il padiglione 7, invece, saranno necessari almeno altri 6 mesi, se tutto filerà per il verso giusto.
«I lavori sono stati eseguiti da due diverse ditte – spiega il dott. Marco Vaggi, direttore della Struttura Complessa Salute Mentale Distretto 8 – I problemi hanno riguardato soprattutto il padiglione 9. La direzione della Asl 3 ha dovuto rivedere il progetto, questa è la causa principale dei ritardi».
Sembra incredibile che nessuno se ne sia accorto prima ma l’azienda impegnata nella ristrutturazione ha dovuto confrontarsi con inconvenienti tecnici di non poco conto, ad esempio l’assenza delle fondamenta. Inoltre all’interno della struttura erano presenti dei recipienti contenenti amianto che hanno ulteriormente complicato l’esecuzione dei lavori. Tutte problematiche saltate fuori successivamente, ma chi aveva la responsabilità di controllare in quali condizioni versava un immobile affidato in comodato d’uso, colpevolmente non l’ha fatto.
Senza dimenticare che ancora oggi è assente l’allacciamento all’acquedotto comunale. Circa 200 metri di collegamento che dovranno essere realizzati entro ottobre, quando si presume che il padiglione 7 sia completato.
«I prefabbricati accolgono i pazienti dell’Ospitalità ed in tutti questi anni il loro numero si è mantenuto intorno alla ventina – spiega il dott. Vaggi – Il padiglione 9 è destinato ad ospitare questi pazienti. Il 9 diventerà una Rsa sulle 24 ore. Organizzato in vari alloggi che garantiranno 28 posti letto. Il padiglione 7, invece, accoglierà i malati che ancora si trovano nell’edificio della Giansoldi. Il 7 diventerà una residenza protetta. Organizzato come un reparto, quindi con stanze ma anche con spazi comuni (palestra, laboratori, luoghi per attività di gruppo) per un totale di 20 posti letto».
Dopo l’incendio che il 25 luglio scorso ha danneggiato l’edificio della Giansoldi alcuni malati sono stati spostati nei prefabbricati, mentre altri sono stati trasferiti in strutture esterne.
«Il progetto prevede che tutti i pazienti trovino posto nei nuovi padiglioni, senza farli rientrare nell’edificio della Giansoldi, visto che ormai da anni è stata decisa la loro ricollocazione – sottolinea Vaggi – l’edificio 10 è molto vecchio e, già prima dell’evento del 25 luglio, aveva diversi problemi. L’incendio consentirà di accelerare i tempi. La popolazione dei pazienti di Pratozanino è eterogenea – continua il dott. Vaggi – Ci sono persone anziane che da lungo tempo vivono qui e persone ancora in giovane età che presentano patologie psichiatriche più attive. L’obiettivo è ricollocare i malati attraverso criteri adeguati, a seconda dell’intensità di cura necessaria. Gli anziani saranno trasferiti in strutture residenziali idonee per le loro condizioni, i giovani rimarranno nei nuovi padiglioni. Tra i due immobili ci saranno spazi verdi ed aree comuni per offrire maggiore possibilità di movimento ai pazienti. L’ideale sarebbe riuscire a creare un’apertura verso l’esterno, rompendo l’obsoleto concetto di chiusura che caratterizzava gli antichi manicomi».
Il dott. Vaggi, anche senza volersi sbilanciare troppo, mostra perplessità in merito alle scelte compiute da Regione ed azienda sanitaria «Ovviamente tutto sarebbe stato più facile se i padiglioni fossero rimasti di proprietà dell’Asl 3 e non in comodato d’uso. D’altra parte lo stesso Comune di Cogoleto ha sempre dimostrato un forte impegno affinché a Pratozanino fossero conservate delle strutture per pazienti psichiatrici».
Oggi davanti ai padiglioni in via di ristrutturazione corre una strada, proprietà di Valcomp due, che conduce alle aree acquistate dalla società parastatale. Quest’ultima non ha ancora reso noto che cosa intende realizzare, nel prossimo futuro, presso gli immensi spazi di Pratozanino «Avere una struttura per pazienti psichiatrici inserita in un’area viva potrebbe essere una cosa positiva – spiega Vaggi – Ad esempio se sorgessero servizi pubblici o al limite attività commerciali, non sarebbe un fatto così negativo. Alcuni pazienti avrebbero l’opportunità di muoversi, confrontandosi così con la realtà esterna. In caso contrario, se Valcomp due decidesse di costruire un quartiere di seconde case, i nuovi padiglioni rimarrebbero un’enclave in mezzo al nulla».
Secondo Lorenzo Pellerano, in merito alla disastrosa gestione dell’assistenza psichiatrica,le responsabilità dell’ente guidato da Claudio Burlando, sono enormi «Negli ultimi anni la Regione Liguria ha sprecato quasi 7 milioni di euro. Ai 4,3 milioni di euro per i due padiglioni di Pratozanino si aggiungono i 2 milioni di euro spesi per la Casa Michelini: la residenza per i pazienti psichiatrici di Quarto è stata consegnata alla Regione meno di un anno fa e venduta dopo pochi mesi per fare cassa. Esiste qualche privato che avrebbe fatto un’operazione del genere? – si domanda retoricamente il consigliere regionale – Qualcuno dovrebbe pagare, non solo i pazienti e le loro famiglie. Questi milioni di euro potevano essere utilizzati per migliorare l’assistenza, realizzando strutture pubbliche e migliorando l’integrazione con le realtà convenzionate. La Regione dovrebbe promuovere una politica di ampio respiro, non è più concepibile andare avanti con iniziative estemporanee, slegate fra di loro e che comportano costi significativi. Per quanto riguarda Pratozanino occorre riaprire la trattativa con Valcomp due – conclude Pellerano – non ha senso realizzare un progetto che tra 15 anni rischia di essere smantellato».
Da ieri mattina e lungo l’arco dell’intera giornata circa 150 persone sono scese nelle strade di Pontedecimo per dire no al Terzo valico.
Gli abitanti del quartiere hanno dato vita a 4 partecipati presidi (via Coni Zugna, via Ricreatorio, via Pieve di Cadore, via Lungotorrente Verde) per impedire ai tecnici del Cociv di consegnare le notifiche di occupazione d’urgenzaai proprietari dei terreni, ma anche di una palazzina in via Lungotorrente Verde, che dovranno essere espropriati per fare spazio alla viabilità di cantiere per i lavori dell’alta velocità-capacità ferroviaria Genova-Milano.
Tutto si è svolto in modo pacifico senza nessuna tensione ed il movimento No Tav Terzo Valico Valpolcevera ci tiene a precisare che Anche nei giorni scorsi non vi è stata alcuna identificazione dei manifestanti ai fini di denuncia da parte delle forze dell’ordine.
Oggi la mobilitazione continua in via Trasta (ore 7:00), in via Ospedale Gallino (ore 9:30) e via Pieve di Cadore (ore 13:30) a Pontedecimo, per ribadire ancora una volta la contrarietà a questa presunta grande opera ed al modello di sviluppo che essa rappresenta.
Certamente anche oggi, all’interno delle varie arie espressive, c’è chi sta conducendo una ricerca innovativa, magari in contrapposizione ai linguaggi correnti. Nonostante tutto – appunto – non sono sufficienti l’estro e la volontà individuali per arrivare ad essere una “novità”, nel senso epocalmente rappresentativo, che ho cercato di descrivere. Ciascuno di noi è sempre “storicamente situato”, come dire… si vive nella storia.
E allora, si tratta di saper interpretare la voglia di cambiamento, l’avvicinarsi del momento di rottura, momento in cui la storia stessa sembrerebbe poter compiere un balzo (…eviterei, prudentemente di indicare “direzioni”…). Ecco, quando l’intuizione creativa riesce a captare gli umori profondi, spesso il malessere di una o più generazioni; quando l’estro riesce ad incanalare l’energia che gira nell’aria, prodotta dai movimenti sociali, diventando la bocca che dà voce all’urlo delle generazioni che cercano/vogliono il cambiamento, allora dal palco della quotidianità e della storia nascono le figure effettivamente rappresentative.
Inutile dire che tutto ciò è molto difficile, proprio perché – ripeto – bravura e volontà individuali non sono sufficienti. A volte ciò che successivamente diventerà rappresentativo (il “nuovo”), vive per anni in maniera sotterranea, in piccoli ambienti ma, se ciò che sta esprimendo risulta condiviso/vissuto/sentito/partecipato/sognato, allora questo fermento cresce, dilaga, diventa contagioso, travalica i confini nazionali. Non servono muri, repressioni, scomuniche, filo spinato: è già oltre.
Altri inizieranno a scrivere canzoni, dipingere, comporre musica, testi teatrali, poesie e manifesti filosofici. Coloro che sanno ascoltare/vedere/sentire ne percepiranno il movimento sotterraneo (…negli anni ‘60 non si parlava infatti di “movimento underground”?)
Parente della talpa marxiana, questa ha connotazioni più esistenziali, è più anarcoide; la sua stessa esistenza è diretta testimonianza del suo disagio quotidiano, e al tempo stesso del suo amore per gli slanci di libertà: niente maschere, solo intenzioni scolpite sui volti, sorrisi e rabbia senza mediazioni. E dire che, spesso, è proprio questa talpa esistenzial-estetica a preparare il terreno all’altra, si… quella “politica”e rivoluzionaria, eterna “apprendista streg(one)a” delle teorie dell’uomo “nuovo” (…toh la nostra parolina!) e degli “avvenire radiosi” che tanti danni ha fatto…
Ho citato prima il “movimento underground”, bene… prendiamo ad esempio proprio il periodo che va dal primo dopoguerra alla fine degli anni ‘70, come ricorderete la guerra si chiuse con il mondo diviso in due blocchi: da una parte il mondo “libero” ossia l’occidente (Giappone e Australia inclusi), dall’altro il cosiddetto “blocco comunista” su cui primeggiava l’ Unione Sovietica (il mondo islamico per quanto riguarda la geografia politica, in quegli anni, era praticamente assente, assorbito nelle “sfere d’influenza americana o sovietica”.
In particolare, nell’articolo di questa settimana, ci occuperemo di altre tre famiglie di succulente: Welwitschiaceae, Mesembryanthemaceae e Pedaliaceae.
Famiglia delle Welwitschiaceae: essa si compone di un solo genere e di una sola specie. Ci è sembrato utile soffermarci sulla Welwitschiachia Mirabilis in quanto essa è una pianta del tutto anomala, particolare e differente da quelle note. Questo vegetale si compone infatti di sole poche foglie di grandi dimensioni, molto resistenti ed in grado di vivere anche svariate centinaia di anni. La radice della pianta può infine raggiungere grandi profondità alla ricerca dell’acqua. Proviene dal Sudafrica e, se coltivata in vaso, necessita di contenitori adeguati a consentire lo sviluppo in verticale dell’apparato radicale.
Famiglia delle Mesembryanthemaceae: nell’ambito di questa famiglia si segnalano soprattutto i Lithops, più comunemente conosciuti come “sassi viventi”. Come noto, queste succulente si compongono di due parti, tra loro divise da un solco, assomigliano nei colori e nelle fogge alle pietre presenti in natura con le quali dovrebbero, per evidenti ragioni, confondersi. Durante la stagione autunnale fiori gialli o bianchi caratterizzano questa peculiare varietà vegetale. Anche i Lithops non sono caratterizzati da particolari esigenze colturali, vanno coltivate in terreno ben drenato e annaffiate solo all’occorrenza, specie in primavera. I Lithops sono ovviamente utilizzati, date le loro ridotte dimensioni, soprattutto in vaso o in spazi estremamente ridotti.
Famiglia delle Pedaliaceae: in questa famiglia si segnala, in particolare, l’Uncarina Grandidieri. Questi vegetali sono davvero particolari, inusuali e di grande impatto estetico.La forma della pianta è scultorea, il tronco è grigiastro e di forme diverse da quelle cui si è abituati.
Di solito, esso è rigonfio, panciuto e su di esso spuntano poche, grandi foglie e, nella stagione della primavera-estate-autunno, semplici e bellissimi fiori bianchi, gialli o rosa. Durante la stagione invernale, invece, l’Uncarina entra nella stagione di riposo vegetativo e non necessita, pertanto, di alcuna particolare cura o di innaffiature. Alcuni esemplari di Uncarina possono, infine, diventare estremamente longevi, persino centenari.
Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano Per informazioni: ema_v@msn.com
Il bando consentirà l’attribuzione degli alloggi, originariamente destinati a residenze per studenti e rappresenta la conclusione dell’iter di ristrutturazione e di messa a disposizione della città di un immobile che contribuirà all’inserimento di nuovi cittadini all’interno del tessuto sociale del Ghetto.
Gli appartamenti hanno superfici tra i 57 ed i 62 metri quadrati. I canoni d’affitto vanno da 366 a 372 euro più 45 euro di amministrazione.
Le domande per poter usufruire della locazione potranno essere presentate dal 27 agosto al 14 settembre prossimi.
Il bando è reperibile sul sito http://www.arred.it e sul sito del Municipio I Centro Est http://www.municipio1centroest.comune.genova.it/servlets/resources?contentId=569137&resourceName=ALLEGATO-02 .
«L’occupazione dello stabile è terminata ieri in seguito alla pubblicazione del bando per l’assegnazione degli alloggi – spiega il collettivo Aut Aut 357 – Anche in questo caso, abbiamo potuto appurare come le pratiche di lotta e occcupazione contribuiscano ad ottenere risultati, seppure parziali, in quanto le procedure di redazione e pubblicazione del bando sono state straordinariamente veloci rispetto alle tempistiche ordinarie. Formuliamo un giudizio critico rispetto al bando stesso che, in definitiva, non ha come obiettivo, visti i criteri adottati, quello di dare una risposta all’emergenza abitativa di questa città».
Arred precisa che «Il 25 luglio scorso il Ministero delle Infrastrutture ha sottoscritto l’assenso necessario a dare seguito alla pubblicazione del bando per l’assegnazione degli alloggi – recita il comunicato – La sottoscrizione dell’intesa era stata già fissata e formalizzata dal Ministero il 19 luglio. Nessuna accelerazione all’iter già in corso quindi è derivata dall’occupazione abusiva».
Ieri a Tursi c’è stato l’incontro tra il Rettore dell’Università Prof. Deferrari e le commissioni Promozione della città e Sviluppo economico del Comune di Genova.
Il primo ad intervenire è stato il sindaco Marco Doria, che ha ribadito il suo personale favore al trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli. Tuttavia, ha detto anche di comprendere la posizione dell’Università, il cui spazio di manovra è limitato da parametri fissi di indebitamento (non superiori al 15%) che non le consentono di sostenere finanziariamente l’operazione.
«Sarebbe comunque un’occasione sprecata per l’intera città», ha detto il Sindaco, il quale ha anche aggiunto che se dovesse immaginarsi la città nel 2022 vorrebbe figurarsela con Ingegneria agli Erzelli e che portare a termine la creazione del Parco Tecnologico e Scientifico sarebbe il segno di una città che sa pianificare il suo futuro.
Il Comune vuole collaborare con l’Università per cercare di raggiungere questo traguardo, ma senza alcun tentativo di forzatura e di messa in discussione della sua autonomia decisionale. Questa in parole povere la notizia emersa dall’incontro.
Il successivo intervento del Rettore Deferrari, infatti, è servito ad esporre, una volta di più, le ragioni che hanno portato alla decisione di non dare il via libera al trasferimento. Inoltre ha voluto evidenziare che attualmente la Facoltà di Ingegneria di Genova è tra le migliori d’Italia (3° posto), la soddisfazione degli studenti è molto elevata e le collaborazioni con le aziende sono numerose.
Il Rettore ha approfittato dell’occasione anche per rispondere a tono alle critiche che in questi giorni erano state fatte sulla decisione dell’Ateneo, ad esempio ricordando che una delle ragioni per cui non si sono ottenute le risorse sufficienti è per il fallito accordo con Banca Carige per l’acquisto dei laboratori del nuovo Parco Tecnologico destinati alla Facoltà di Ingegneria. «A questo proposito il Presidente di Leonardo Technology Spa ha parlato di “accattonaggio” – continua Deferrari – ma si sarebbe trattato di 26 milioni di euro molto utili ai fini del trasferimento».
Infine il Rettore ha puntualizzato anche sulla proposta di Ght di non vendere, ma di affittare, all’Università i parcheggi per le auto a canoni ridotti sarebbe stata svantaggiosa. Sarebbe stato più conveniente comprarli accendendo un mutuo.
Fra Ght e Università i rapporti rimangono in sospeso, le due parti sono pronte a sfidarsi in una battaglia legale, la tensione è fortissima e sicuramente non favorisce la ricerca in extremis di una soluzione. Eppure il Rettore ha voluto concludere continuando a sostenere che il sogno degli Erzelli è ancora perseguibile…
Come abbiamo già avuto modo di vedere, il lessico inglese ha un grande debito nei confronti del latino e del greco antico. Il rispetto – e forse anche un complesso di inferiorità – nei confronti della classicità ha favorito l’ingresso di termini della sfera della cultura, dell’arte e della scienza, come history, philosophy, politics, architecture, artist, doctor, astronomy, mathematics, ecc. Anche termini quali opportunity, situation, villa vengono in aiuto del povero studente italiano alle prese con l’apprendimento della lingua di Victoria e David Beckham …
Oltre a questi esempi, esistono però – ahinoi – numerosi casi in cui il significato delle parole di origine classica si è evoluto in modo indipendente.
E’ questa la principale ragione dell’esistenza in inglese dei false friends, i “falsi amici”, ovvero quelle parole inglesi il cui spelling è molto simile a quello italiano, ma il cui significato arriva a essere anche molto differente.
Se definite per esempio fastidious una persona, state dicendo che è pignola oppure schizzinosa (“fastidioso” si dice annoying). Un magazine non contiene scorte di prodotti, bensì fotografie e articoli, dato che si tratta di una rivista (l’equivalente di “magazzino” è store, o anche warehouse).
In alcuni casi, il cambiamento semantico ha registrato un’elevazione rispetto al termine originario. Nice, che oggi vuol dire “carino”, “simpatico”, “piacevole”, proviene in realtà dal latino nescius, “stupido”, presente ancora con lo stesso significato in alcuni dialetti italiani tra i quali il genovese.
Al contrario, la parola villain, derivante dal latino villa, ha subito un processo di abbassamento semantico. Oggi indica il “cattivo”, l’antagonista dell’eroe in un film o in un romanzo. Voldemort in Harry Potter, Ernst Stavro Blofeld nei film dell’Agente 007, Lex Luthor in Superman sono esempi noti a tutti di villain.
A questo proposito, di pochi giorni fa è la notizia di una strage in un cinema in Colorado perpetrata da un pazzo che a quanto sembra si faceva chiamare Joker, uno dei supervillain nemici di Batman. Sul perché certe stragi avvengano negli Stati Uniti con una certa frequenza, suggerisco la visione del film documentarioBowling for Columbine, di Michael Moore: è un quadro completo, interessante e per molti versi inquietante della società americana. In realtà, del regista nato a Flint consiglierei anche Sicko, specialmente a chi avesse la malsana – è proprio il caso di dirlo – intenzione un giorno di imitare in qualche modo il sistema sanitario degli Stati Uniti.
Tornando alla lista dei nostri false friends, possiamo scorgere numerosi altri esempi. Se accogliete uno straniero a casa vostra e definite come morbid – anziché soft – il materasso, ci sono buone probabilità che il vostro ospite voglia scappare. Gli state infatti dicendo che è “morboso” e francamente non so in quanti siano disposti a dormire su un materasso che presenti tale caratteristica…
Invece, qualche sera fa mi trovavo a cena con un amico inglese il quale, leggendo nel menù la parola italiana “ostriche”, mi chiedeva se nel ristorante in cui ci trovavamo cucinassero carne di struzzo, in inglese ostrich – peraltro molto saporita a quanto ho sentito dire. Ho subito provato a rassicurarlo, chiarendo che si trattava in realtà di oysters, ma forse non sono stato abbastanza convincente o forse il richiamo dei ravioli – si chiamano così anche in inglese –è stato troppo forte.
Se da un lato portano a frustrazione e disperazione, dall’altro i false friends possono in alcuni casi diventare una ragione di sollievo. Per esempio, se siete genovesi come me, tranquillizzatevi quando entrate in una library: potrete prendere un libro in prestito senza dover sborsare nemmeno un centesimo – o penny, se siete in Inghilterra. Infatti, si tratta di una biblioteca: i libri si comprano nel bookshop.
Il Fondo Ambiente Italiano ha indetto il concorso fotografico Che faccia FAI? allo scopo di stimolare la creatività e l’originalità dei partecipanti e al tempo stesso far conoscere i monumenti e le opere d’arte italiane.
Questo il regolamento: farsi immortalare vicino a una statua mentre ne imitate la posa, o fotografavi davanti a un quadro mentre copiate i gesti dei soggetti ritratti. La foto va inviata entro e non oltre il 7 settembre 2012 tramite mail all’indirizzo e.costa@fondoambiente.it, insieme alla liberatoria firmata (scaricabile dal sito www.fondoambiente.it) a a una didascalia con nome dell’autore della foto, titolo dell’opera scelta e suo autore (se noti).
Entro il 30 settembre 2012 verranno comunicati i vincitori: il primo classificato riceverà uno Smartpad 8” Mediacom 820C 3G, il secondo un lettore ebook 7” Mediacom 710C e il terzo una cornice digitale Mediacom 12” M-PF12.
Tutte le fotografie inviate verranno pubblicate sulla pagina Flickr del Fondo Ambiente Italiano, con citazione dell’autore.
I due giorni di presidio permanente in via Trasta, organizzati dai cittadini contrari alla realizzazione del Terzo Valico per impedire ai tecnici del Cociv di notificare gli espropri ai proprietari dei terreni interessati dalla cantierizzazione, sono stati un successo.
Bandiere No Tav sventolano sui campi e dalle finestre delle abitazioni che si affacciano lungo la strada, musica, calciobalilla, un’ aria conviviale, bambini, donne, uomini, giovani e meno giovani a braccetto, uniti dalla medesima voglia di difendere la campagna di Trasta dalla probabile devastazione annunciata dall’arrivo della grande opera ferroviaria. Siamo sul ponte di via Trasta all’incrocio con via Mario Adda, sulla quale sono arrampicati i terreni che dovranno lasciare spazio ai cantieri per l’allargamentostradale che consentirà un più agevole passaggio dei mezzi pesanti con la conseguente movimentazione di terra (tra l’altro, come risaputo, contenente amianto) e polveri inquinanti.
Circa cento – centocinquanta persone, diversi abitanti della zona e della Val Polcevera (Trasta, Fegino, Pontedecimo, Campomorone, Isoverde, ecc.), il comitato in difesa della scuola Villa Sanguineti, gruppi provenienti da Arquata, Novi Ligure, Ronco Scrivia, hanno mantenuto costante la loro presenza a Trasta per ben 48 ore, riuscendo così nel loro intento. Ieri mattina si sono presentati alcuni funzionari della Digos che in un primo momento hanno provato un’improbabile mediazione, chiedendo ai manifestanti di lasciare libero il passaggio perchè l’intenzione dei tecnici del Cociv sarebbe stata quella di notificare gli espropri solo alle persone intenzionate a farsi espropriare … risulta difficile credere a questa versione, a maggior ragione considerando il ridicolo valore economico che sarà corrisposto quale titolo di indennizzo ai proprietari, parliamo, infatti, di cifre inferiori ad 1 euro al metro quadro …
Le affermazioni delle forze dell’ordine destano perlomeno perplessità, come sottolinea Davide Ghiglione, consigliere della Federazione della sinistra nel Municipio Val Polcevera «Non è immaginabile che la Digos provi con questi giochetti a convincere i cittadini ad abbandonare un presidio in cui credono fermamente. E comunque non ci sono riusciti».
In seguito però, gli agenti della Digos hanno fotografato le persone presenti al presidio e qualcuno ipotizza possano partire delle denunce (così riferiva un lancio Ansa di ieri pomeriggio), ma per il momento non ci sono conferme. Piuttosto traspare soddisfazione per il buon esito dell’iniziativa «La partecipazione è stata alta, ora l’attenzione si sposta su Pontedecimo dove sono diverse le zone interessate dagli espropri – spiega Ghiglione – Giovedì 2 agosto saremo in strada per fermarli nuovamente».
Ma non solo Pontedecimo, ieri a sorpresa sono arrivati nuovi avvisi di esproprio a Campomorone. Decine di persone sono improvvisamente cadute dal letto perchè non si aspettavano di essere direttamente coinvolte in questa vicenda. Il Comune di Campomorone, infatti, non ha preannunciato in alcun modo l’arrivo di tali missive (come è avvenuto anche nella frazione di Isoverde, dove gli abitanti si preparano ad una resistenza ad oltranza per l’8 agosto). A Campomorone gli espropri riguardano soprattutto parcheggi ed in particolare la zona di via De Gasperi.
L’associazione Coloriamo Musica organizza la quinta edizione di “Amore Sacro Amor Profano”, il festival della canzone d’autore che quest’anno si tiene nel Porto di Arenzano nelle giornate del 2, 4 e 6 agosto.
Il nome del festival è anche l’ultima strofa della canzone Bocca di Rosa di Fabrizio De Andrè, ed è un simbolo perfetto per questo evento che vuole mettere l’accento sulla poesia come spinta originatrice, e sulla canzone come veicolo e figura del messaggio.
Come nelle precedenti edizioni, il cartellone è ricco e ospita alcuni tra i cantautori e i gruppi più affermati e apprezzati del panorama genovese e nazionale:
Giovedì 2 agosto – Federico Sirianni e i GnuQuartet. Un cantautore pluripremiato e un quartetto di flauti e archi che ha seminato collaborazioni con i maggiori artisti italiani (Subsonica, Afterhours, Pfm, Gino Paoli, Niccolò Fabi, Simone Cristicchi, Motel Connection, Baustelle e molti altri) si incontrano per dare vita a uno spettacolo originale, suggestivo, unico, dove la canzone d’autore, il rock e la musica da camera giocano a poker bevendosi un drink.
Sabato 4 agosto – Max Manfredi. Vincitore della Targa Tenco e del Premio Recanati, è stato definito «il più bravo di tutti» da Fabrizio De André, e Roberto Vecchioni ha detto di lui: «È uno che non posso nemmeno limitare con il termine di cantautore». Le canzoni di Manfredi sono calibrate e vertiginose come una giostra di fine ottocento, i suoi racconti parlano di mare, di viaggi, città e metropoli, storie d’amore e di disincanto, schiaffi e carezze, evocazioni di scene meridiane o crepuscolari.
Lunedì 6 agosto – Roberta Alloisio. Vincitrice del premio Viarengo 2009 e Tenco 2011, Roberta Alloisio deve il suo debutto a Giorgio Gaber. Ha affrontato con sempre maggior successo il repertorio tradizionale ligure, diventandone la voce più innovativa ed autorevole. Dopo “Lengua Serpentina”, segnalato dalla stampa come uno dei dischi più belli del 2007, Roberta racconta in “Janua” un viaggio nell’immaginario femminile popolare tra Genova e la Liguria: venditrici di vento, sirene, donne serpente e monache-sposa ritornano in vita in un concerto intenso e ricco di suggestioni.
Ultima seduta per il Consiglio Comunale prima della pausa estiva. Si è svolta ieri pomeriggio all’interno di un’aula gremita da lavoratori diAMT che hanno assistito al dibattito sulla delibera che la Giunta ha presentato per sanare l’emergenza del trasporto pubblico urbano genovese.
Come ha spiegato il Sindaco, le difficoltà economiche e finanziarie dell’AMT sono l’esito di una tendenza negativa che dura da molti anni. Nel 2011 il Comune aveva versato più di 30 milioni di euro nelle casse dell’azienda municipalizzata e negli anni precedenti dai 20 ai 30. Quest’anno sono stati già versati 22 milioni e anche l’attuale amministrazione, proprio poco dopo il suo insediamento, ha dovuto apportare altri 5,5 milioni di euro per evitare l’ormai imminente fallimento. L’andamento particolarmente negativo del rapporto tra costi e ricavi nel 2012 ha costretto l’AMT a ridurre il proprio capitale sociale quasi più di un terzo, limite oltre il quale è prevista la liquidazione dell’azienda.
Questa situazione si è presentata anche in un contesto di forti tagli di spesa da parte del governo nazionale e di generale difficoltà dal punto di vista economico anche per il Comune, che, lo ha detto chiaramente il Sindaco Doria, oltre al contributo già concesso non può andare. Da qui nasce l’esigenza di pensare ad un piano più strutturale che permetta di rimettere in piedi il trasporto pubblico locale (tpl). A questo obiettivo dovrebbero portare le linee direttive presentate dalla Giunta. Innanzitutto si dovrà prevedere la cessione di quote pubbliche di AMT a privati, come sta succedendo in altre città italiane, in grado di apportare le risorse di capitali e di management necessari per consentire all’azienda di sopravvivere. A Firenze, per esempio, il Comune ha ceduto il 100% delle proprie quote ad un’impresa privata di trasporti.
Durante tutto il proprio discorso il Sindaco è stato spesso interrotto dai lavoratori che in diverse occasioni hanno sovrastato la sua voce con grida di protesta. La loro richiesta era stata quella di impedire ad ogni costo una privatizzazione, ma la Giunta ha deciso di muoversi in una direzione diversa. Nella delibera presentata in Consiglio Comunale si parla chiaramente di un «superamento della proprietà pubblica di controllo». Sicuramente preoccupano i precedenti ingressi di soci privati, come il gruppo francese Transdev, che non hanno mai portato a dei miglioramenti né dei conti né del servizio pubblico. Ma, lo ripete spesso il sindaco, l’alternativa è la liquidazione. Anche alcuni consiglieri (Padovani della Lista Doria, Bruno della Fds) sollevano qualche dubbio sull’equazione privatizzazione uguale efficientazione, soprattutto perché le imprese private nell’ambito del tpl richiedono fondi pubblici a compensazione dei ricavi derivanti dal biglietto.
Il risanamento dell’AMT passa, ovviamente anche attraverso soluzioni che permettano di incrementare questi ricavi di tariffazione. Le linee d’indirizzo presentata dalla Giunta si concentrano in particolare sull’accordo con Trenitalia e sulla lotta all’evasione tariffaria. La consigliera Musso (Lista Musso) e il consigliere Baleari (Pdl) propongono di introdurre biglietti e abbonamenti con tariffe diversificate che consentano diverse soluzioni di viaggio, per esempio di percorrere solo brevi tratti ad un costo inferiore. E poi c’è l’annoso problema dei controlli sui non paganti. Molti interventi hanno evidenziato, tra le altre cose, che la metropolitana di Genova è una delle poche in Italia (e forse nel mondo) a non avere i tornelli all’ingresso. Un sistema di questo tipo garantirebbe una riduzione dei viaggiatori senza biglietto.
Ancora una soluzione prevista dalla delibera riguarda il potenziamento delle corsie dedicate al trasporto pubblico – cosiddette strisce gialle -, che, tuttavia, non possono ritenersi risolutive a fronte della gravità dei problemi di cui soffre AMT.
Il voto finale sulla proposta della Giunta ha rispecchiato le divisioni già emerse durante la discussione in aula. Il documento è stato approvato con 23 voti a favore e 15 contrari, facendo scoppiare la rabbia dei lavoratori che avevano aspettato fino alla fine per sapere l’esito della votazione. In particolare hanno votato no Lista Musso, Pdl, Lega, ma anche Idv, Fds e Movimento 5 Stelle.
L’Idv, che già in altre occasioni importanti aveva fatto mancare il suo appoggio al Sindaco Doria, come nel caso dell’approvazione del bilancio, ha criticato soprattutto il fatto che la scelta della privatizzazione andasse contro l’impegno assunto dal sindaco nel programma elettorale a mantenere il trasporto pubblico. In realtà anche nel programma si parlava di «partner industriale con caratteristiche tali da garantire un valore aggiunto sia economico sia organizzativo».
La Fds, il cui unico membro nel Consiglio è Antonio Bruno, ha motivato il proprio voto contrario evidenziando che i problemi economici che emergono costantemente nella gestione della macchina comunale dipendono soprattutto da una serie di tagli imposti dal governo nazionale e che fino a quando non si faranno iniziative forti, anche con l’appoggio di altre amministrazioni locali, qualsiasi soluzione sarà solo temporanea.
Dopo molte astensioni dal Movimento 5 Stelle è giunto un no chiaro alle linee di indirizzo della Giunta. Ciò che chiedeva il Movimento era la possibilità di strutturare un piano industriale completo sul quale successivamente esprimere un giudizio più consapevole. Una proposta che però il Sindaco ha respinto sostenendo che si sarebbe trattato di una delibera del tutto nuova rispetto a quella presentata in aula.
La nuova amministrazione comunale aveva iniziato i suoi lavori affrontando fin dalle prime settimane questioni complesse e spinose, come l’approvazione del bilancio, e l’ultimo appuntamento non è stato certamente più semplice. Ciò che preoccupa è soprattutto la percezione di una chiara tensione sociale, evidente negli animi dei lavoratori dell’AMT, ma anche, prima di loro, in quelli dell’AMIU Bonifiche o della Centrale del Latte di Fegino. L’elenco è destinato ad allungarsi viste le vertenze che riguardano grandi aziende come Ansaldo e Ilva. Si prospetta quindi un autunno caldo per il Consiglio Comunale.
Venerdì 3 agosto dalle 20 alle 23.30 ritorna a Recco la Scorribanda gastronomica, appuntamento ormai cult dell’estate della cittadina del levante genovese: ogni ristorante aderente al progetto propone agli avventori una sola portata con un calice di vino abbinato ad un prezzo predeterminato (da 8 a 10 euro omnicomprensivi) e il cliente può decidere di comporre il menù della serata in base al ristorante e al piatto proposto che più lo attira, assaporando così in un’unica sera più piatti in più ristoranti,.
Il copupon office per tute le informazioni e per acquistare i coupon per le portate dei ristoranti è posizionato in piazza Nicoloso dalle 19 alle 23.30.
Il menù della serata è ricco: si parte con un aperitivo da 2 euro per poi proseguire con il Trenino della Scorribanda per diverse tappe:
-Fermata 1 Ristorante ALFREDO via San Giovan Battista 33 FRIVOLEZZE DI MARE E DI MONTE
Aperitivo a tavola. Barchetta ai frutti di mare, Fiore di pane nero con mousse al salmone. Piadina con spada affumicato e squacquerone, Aspic brezza marina. Mini cocktail di gamberi, Acciuga ripiena.. Vol-au-vent alla crema di funghi, girella al prosciutto e rucola, cuculli alle erbette, crostino con crema al basilico, tartufini ai 2 colori, pizzetta di melanzana. con calice di bollicine, vino o aperitivo analcoolico in abbinamento- 1 Coupon Scorribanda da 8 Euro
-Fermata 2 Ristorante DA LINO via Roma 70/72 OUVERTURE DI MARE
Julienne di seppie con concassè di pomodorini e fior di cappero, salmone marinato ai sali bilanciati, cozze marinate, carpaccio di polpo al pesto nero,acciughe ripiene, la capasanta grigliata, cima di calamaro ripiena di verdure estive con calice di vino in abbinamento. 1 Coupon Scorribanda da 10 Euro
Fermata 3 Ristorante DA Ö VITTORIO via Roma 160 RAVIOLI DI MAGRO AI PORCINI “SENZA MARCIAPIEDE”
I raviolini del ristorante Da ö Vittorio, senza bordo, con scaglie di grana nel bosco dei porcini accompagnati da testa di porcino alla griglia lardellato su patata alla cenere con calice di vino in abbinamento. 1 Coupon Scorribanda da 10 Euro
Fermata 4 Ristorante MANUELINA via Roma 294 IL SAPORE DEL NOSTRO MARE
Bianco di morone al sale taggiasco con alghe finte con calice di vino in abbinamento. 1 Coupon Scorribanda da 10 Euro
Fermata 5 FOCACCERIA Manuelina via Roma 294 GOLOSISSIMA FOCACCIA
Focaccia di Recco col formaggio e Focaccia Pizzata con calice di birra artigianale La Superba. 1 Coupon Scorribanda da 8 Euro
Fermata 6 Ristorante VITTURIN 1860 via Giustiniani 48 TRIS DI MADIA VEGETARIANO
Le lasagnette alla Portofino con il pesto gentile, la crespella con i funghi i gnocchetti alle piccole verdure con calice di vino in abbinamento. 1 Coupon Scorribanda da 10 Euro
Fermata 7 Ristorante LA VILLETTA via Montefiorito 2 LE DOLCI BONTA’
Gran piatto con degustazione dei dolci di nostra produzione col tiramisù della Villetta, la crostata di Antonio e… con calice di Moscato o passito. 1 Coupon Scorribanda da 8 Euro
“ZONA SCORRIBANDA GASTRONOMICA” presso la Baracchetta di Biagio, via Marinai d’Italia