Anno: 2012

  • Ecco a voi l’Italenglish, l’uso improprio delle parole inglesi

    Ecco a voi l’Italenglish, l’uso improprio delle parole inglesi

    “It’s a game of give and take,” è un gioco di dare e prendere: così recita il testo di una canzone di grande successo degli anni Sessanta.

    L’inglese ha preso, assorbendo parole da diverse lingue , ma ha anche dato: termini come weekend e jeans (derivante da “Genova”) sono ormai entrati nel lessico quotidiano in modo evidente.

    L’invasione English fagociterà quindi l’italiano? Uno studente qualche giorno fa mi sollevava proprio questo dubbio, sostenendo che dato che a scuola i bambini imparano l’inglese in prima elementare, il rischio è che la nostra lingua sia cancellata. E’ vero, si inizia a studiare inglese in età più giovane rispetto al passato, ma basta questo per mettere in pericolo l’italiano? La realtà dice che – purtroppo – dal punto di vista della conoscenza dell’inglese i nostri studenti che terminano la formazione secondaria sono indietro rispetto ai pari età olandesi e scandinavi, trovando così in alcuni casi preclusa la possibilità di studiare in atenei stranieri.

    Non deve nemmeno spaventare più di tanto,  specialmente nel settore tecnologico, una presenza di vocaboli inglesi attestata a volte su valori superiori al 10%. In campo informatico, per esempio, è naturale che vi sia riverenza nei confronti della terminologia specifica inglese. Se con aziende come Apple, Google e Microsoft gli USA sono i leader in campo di innovazione e produzione, è normale che in italiano siano stati assorbiti prestiti quali software, hardware, mouse, ecc. A questi si aggiungono peraltro i più recenti smart phone e social network.  D’altra parte, in campo musicale l’inglese stesso ha assorbito parole italiane come opera o libretto, a dimostrare la grande considerazione nei confronti della nostra cultura.

    Tuttavia, una lingua non ha solo una componente lessicale, ma anche sintattica e fonologica e per il momento l’afflusso nell’italiano di nuovi fonemi o strutture grammaticali e sintattiche inglesi è irrilevante.

    Un’analisi a parte merita invece l’uso di parole inglesi come status symbol, da mostrare come un SUV fiammante per  fare la spesa a cento metri da casa. Questo abuso, più che uso, è tipico specialmente degli yuppie de’ noantri, ovvero quei business men  – o presunti tali – i quali, rimpiangendo di non essere nati a Manhattan  in epoca Reagan, provano a scimmiottarne il linguaggio, parlando di fee e customer anziché usare i corrispettivi “parcella” o “provvigione”e “cliente”. Si arriva poi a paradossi, con espressioni che in inglese, quello vero, risultano inesistenti o insolite. Tempo fa al telefono un fornitore parlava di un delta cash, espressione astrusa per indicare – credo – che oltre a uno scambio merce voleva anche una differenza in denaro.

    Una vera chicca è la parola management, pronunciata – erroneamente – ponendo l’accento sulla seconda sillaba, che le dà un suono terribilmente simile a: “Mannaggia!” Onde evitare queste figure, si consiglia ai nostri aspiranti yuppie di dimenticare il Michael Douglas investitore-squalo di Wall Street e andare sul sicuro con le italianissime “gestione” e “dirigenza”.

    Scherzi a parte, in un’economia globalizzata è preoccupante che, salvo poche parole da sfoggiare come un Rolex, buona parte della nostra classe dirigente non sia in realtà in grado di sostenere una conversazione in inglese di una durata superiore ai tre nanosecondi.

    Se tuttavia i nostri Gianni Agnelli in erba fanno anche tenerezza, più odioso è l’uso fuorviante di parole inglesi per confondere le persone più indifese.

    Parlare di “tagli” o anche della formula già di per sé attenuata “revisione delle spese” sarebbe stato un messaggio troppo chiaro per la gente comune: ecco quindi per annebbiare la comprensione la formula della “spending review”. Emblematico è anche il caso del beauty contest (“concorso di bellezza”), ovvero la “gara” che avrebbe dovuto assegnare gratis le frequenze generate dal passaggio al digitale terrestre. Dove stiano sfilando le miss partecipanti ancora ce lo stiamo chiedendo…

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Consiglio Comunale, G8 di Genova: lo Stato deve delle scuse ai genovesi

    Consiglio Comunale, G8 di Genova: lo Stato deve delle scuse ai genovesi

    Il G8 del 2001 è ancora vivo nel ricordo dei genovesi e non solo. Ieri in Consiglio Comunale si è discusso ancora una volta dei fatti accaduti in quei drammatici giorni di luglio di 11 anni fa. Il Sindaco ha spiegato, in apertura della seduta le ragioni che spingono a tanti anni di distanza a riflettere ancora sull’accaduto. Da un lato perché «sono stati eventi che hanno ferito la città e che ne hanno segnato la storia», dall’altro perché le recenti sentenze sulle devastazioni e sulle violenze nella scuola Diaz hanno riportato quei fatti alla memoria di tutti.

    Con queste premesse il primo cittadino ha voluto ricostruire brevemente la cronaca di quei giorni ricordando una città militarizzata, nella quale si invitavano i cittadini a lasciare le proprie abitazioni, soprattutto quelle all’interno alla zona rossa, le più vicine ai luoghi in cui si sarebbe svolto il summit. «Un invito tanto ossessivo – ricorda Doria – da generare un rifiuto in molte persone».

    E poi c’erano gli ideali di coloro – decine di migliaia – che giunsero a Genova per difendere la visione di un futuro diverso da quello proposto dai leader mondiali. Un’invasione inizialmente pacifica, come testimoniò la Manifestazione dei Migranti, che però sfociò successivamente nei ben noti episodi di vandalismo dei cosiddetti black block. Una degenerazione che il Sindaco condanna senza mezze misure pur osservando che fu in parte conseguenza di «un’incapacità di gestione della situazione» da parte delle forze dell’ordine. Da quel momento in avanti fu un crescendo di violenza con l’uccisione di un ragazzo poco più che vent’enne, Carlo Giuliani, con l’aggressione dei manifestanti che sfilarono pacificamente nel corteo di sabato da parte delle forze dell’ordine e, infine, con l’irruzione nella Scuola Diaz e le violenze alla Caserma di Bolzaneto.

    Proprio su questi aspetti, resi attuali dalle recenti condanne della Cassazione, si concentra la valutazione finale di Marco Doria che non ha voluto parlare di sentenze buone o cattive, ma ha voluto sottolineare la gravità dei reati commessi da persone che avevano il dovere difendere la legalità. Infine il Sindaco si è soffermato sulle violenze della Caserma di Bolzaneto evidenziando che «dal punto di vista giuridico l’impossibilità di fare chiarezza su questi fatti è dipeso in larga parte dal fatto che nel nostro codice manchi il reato di tortura».

    Le ferita, inutile negarlo, è ancora aperta e il discorso del Sindaco ha suscitato moltissime reazioni all’interno dell’aula; quelle ormai consuete, che contrappongono difensori e detrattori dell’operato delle forze dell’ordine, rafforzate anche dalle sentenze della Cassazione, e altre che nascono dai recenti sviluppi della crisi economica e che fanno riemergere con forza le critiche ad un modello di sviluppo già messo in discussione dal Genoa Social Forum nel 2001. «Allora si diceva ‘Un mondo diverso è possibile’, ma sembra che da allora le cose non siano migliorate», ha affermato Putti (M5S), e anche Rixi (Lega) sostiene che «i principi di chi manifestava hanno avuto poco ascolto da parte delle istituzioni» e lo dimostra anche la presenza di «un governo che sicuramente è molto più vicino ad una visione finanziaria e verticistica del mondo».

    Inevitabilmente la riflessione si è concentrata anche su Genova sulle contraddizioni di quell’evento organizzato in una città forse non ancora pronta ad ospitarlo, ma che si sforzò di esserlo a fronte delle promesse di ingenti finanziamenti da parte dello Stato. Quello stesso Stato che poi la abbandonò al suo destino in quelle giornate di luglio, lasciando che pochi violenti fossero in grado di creare tanta distruzione e che alcuni pubblici ufficiali potessero compiere dei reati su civili inermi.

    Dai banchi del Consiglio Leonardo Chessa di Sel ha ricordato l’esistenza di una petizione popolare proprio per introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento allo scopo di evitare situazioni analoghe a quelle di Genova, che purtroppo si sono già ripresentate in altre occasioni, come il caso di Stefano Cucchi o di Federico Aldovrandi.

    Per tutte queste ragioni Farello (Pd) e Putti hanno ipotizzato anche la richiesta di scuse formali e di un risarcimento ai cittadini genovesi da parte delle istituzioni nazionali, come gesto di conciliazione per ricucire uno strappo che ancora oggi esiste. Secondo il capogruppo del M5S le recenti sentenze della Cassazione hanno aperto uno spiraglio per ricostruire la fiducia nei confronti dello Stato, che «ha avuto il coraggio di giudicarsi anche al suo interno», ma perché possano avere degli effetti reali è necessario comunicarle e spiegale soprattutto ai giovani all’interno delle scuole.

    Federico Viotti

  • L’Italia è migliore senza i Cie: petizione on line per chiuderli

    L’Italia è migliore senza i Cie: petizione on line per chiuderli

    Una petizione per chiedere a gran voce la chiusura di quelle che sono delle vere e proprie carceri, i centri di identificazione ed espulsione, strutture dedicate al trattenimento degli stranieri extracomunitari irregolari destinati all’espulsione. L’obiettivo dei centri è evitare la dispersione degli immigrati senza regolare permesso di soggiorno sul territorio e consentirne il rimpatrio. Ma sempre più spesso, nonostante sia quasi impossibile entrare in contatto con i reclusi, si sente parlare di violazione dei diritti e sono numerose le denunce di abusi e violenze a danno delle persone rinchiuse nei Cie.

    Attivazione di un tavolo di monitoraggio, abrogazione della Bossi-Fini e chiusura dei Cie in tutta Italia: è quanto chiede la Rete Primo Marzo che ha lanciato una raccolta di firme on line su http://www.petizionepubblica.it/

    A Modena nel 2002 la raccolta di firme dei cittadini, favorì l’apertura dell’allora CPT, trasformato in CIE nel 2008. Oggi, dopo averne messo in evidenza tutta l’inefficacia dal punto di vista umano, economico e culturale, la Rete Primo Marzo si rivolge ai cittadini per chiedere, attraverso una petizione popolare, la chiusura dei CIE a Modena e su tutto il territorio nazionale.

    «Chiediamo l’abrogazione della legge “Bossi Fini” (L. 189/2002 ), attraverso una legislazione che garantisca il rispetto della Costituzione Italiana e della Carta dei Diritti Fondamentali, che sappia individuare procedure burocratiche idonee a far fronte a tutte le dinamiche legate al fenomeno dell’immigrazione, che sappia sviluppare una cultura politica basata sulla giustizia, sull’accoglienza, sulla libera circolazione, sulla integrazione e solidarietà tra tutte le persone».

    «Per noi la cancellazione della legge firmata a suo tempo dall’attuale presidente della Camera e dall’ex segretario della Lega è un punto prioritario – ha spiegato Kyenge Kashetu, Rete Primo Marzo – per combattere il razzismo istituzionale e favorire un cambiamento di approccio alle tematiche relative all’immigrazione».

    «Ogni persona, senza esclusione, ha il diritto di spostarsi liberamente dalla campagna verso la città, dalla città verso la campagna, da una provincia verso un’altra. Ogni persona ha il diritto di lasciare un qualsiasi Paese per andare in un altro e di ritornarci.
    Le persone migranti devono essere uguali davanti alla legge, allo stesso titolo dei nazionali e dei cittadini dei paesi di residenza o di transito. Nessuno deve essere sequestrato, imprigionato,deportato o vedersi limitare la propria libertà», dalla Carta Mondiale dei Migranti.

     

    Matteo Quadrone

  • TraVoltri dagli eventi: il fine settimana di Ponente che Balla

    TraVoltri dagli eventi: il fine settimana di Ponente che Balla

    Passeggiata VoltriDa venerdì 27 a domenica 29 luglio 2012 l’Associazione Ponente Che Balla organizza la terza edizione della tre giorni di musica e spettacolo TraVoltri dagli Eventi.

    L’intento è promuovere un’area della delegazione voltrese che nei prossimi anni sarà presumibilmente interessata da interventi di riqualificazione.

    L’evento è rivolto in questo caso prevalentemente alle associazioni locali, per le quali verranno disposti degli spazi in cui potranno mostrare le proprie attività, scambiarsi idee e conoscenze, attivare progetti di di collaborazione reciproca.

    Tutti gli eventi si terranno in Piazza Giardini Caduti Partigiani Voltresi e presso la Passeggiata “Roberto Bruzzone”.

    Programma.

    Venerdì 27 luglio
    Ore 19:30 – musica (DJ pagoda)
    Ore 21:30 – concerti: Tony Linetti e il trio Sottospirito; Vins Di Bella e la Pipera Band da X Factor.

    Sabato 28 luglio
    Ore 16:00/19:00 – Laboratori giochi e sport in spiaggia in collaborazione con le associazioni sportive locali (MIME, SSN. Salvamento, Tramontana); dimostrazioni di Moto D’Acqua, Tai Chi, Judo. Giri in barca.
    Ore 21:30 – concerti: gruppo Blues; gruppo folk-country OWAGEE.

    Domenica 29 luglio
    Ore 16:00/19:00 – Spazio associazioni esposizioni e laboratori
    Saranno invitate tutte le associazioni che hanno aderito al progetto città aperta alle quali verrà fornito uno spazio per poter illustrare le proprie attività e sviluppare i propri laboratori.

    Le associazioni aderenti sono: Terra Onlus, SSN. Salvamento, Consorzio Utri Mare, Amici del Mare, Arci ragazzi Prometeo, AGESCI, Collettivo Burrasca, Pescasport F. Durante, Pescatori Ponente Leira, Circolo ricreativo pescasport Cerusa, Associazione culturale l’ALIENO, ANPI Voltri, Ass. Pescatori Sant Ambrogio, Ass. Amici di Villa Duchessa di Galliera, Ass. Mare di Note, Ass. Musica Ponente, Banda di Voltri.

    Ore 19:00/21:00 – Apericena e presentazione alla cittadinanza del prodotto Progetto Città Aperta, presentato da Ponente Che Balla in collaborazione con il laboratorio di architettura ZeroZone e finalizzato alla realizzazione di un motore di ricerca delle associazioni consultabile dal sito del Municipio VII Ponente e visibile a tutti i cittadini/utenti.

    Ore 21:30 – Concerto finale: The Lucky Wind, Me, stix & the biscuits, Sconvoltri.

  • Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Alla fine, nonostante le rassicurazioni del vicesindaco Stefano Bernini – il quale appena una settimana fa parlava di espropri che sarebbero stati eseguiti nell’arco di un anno – decine e decine di lettere, tecnicamente chiamate “Decreti di occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione”, sono giunte in questi giorni in Val Polcevera ad altrettanti proprietari di terreni che dovranno essere espropriati per far spazio ai cantieri del Terzo Valico.

    L’arrivo di queste missive spedite dal Cociv – il consorzio che svolge il ruolo di general contractor per la realizzazione dell’opera – sta suscitando forte preoccupazione tra gli abitanti delle zone interessate, Trasta, Fegino e Pontedecimo «Le lettere di esproprio riguardano soprattutto terreni ed alcune pertinenze, ad esempio giardini, box, cantine – spiega Davide Ghiglione consigliere della Federazione della Sinistra nel Municipio val Polcevera ed esponente del movimento No Terzo valico – Il problema è che questi avvisi, non specificando in maniera evidente l’oggetto dell’esproprio, hanno generato ansia e preoccupazione negli interessati. Inoltre per quanto riguarda la valutazione economia dei terreni si parla di cifre irrisorie, ovvero circa 1 euro e 40 centesimi al metro quadro».

    Il movimento No terzo valico ovviamente non sta con le mani in mano ed ha già incontrato i cittadini di Trasta alla presenza di un avvocato, per spiegare gli aspetti legali della questione e con l’obiettivo di raccogliere i mandati degli interessati per presentare ricorso al Tar della Liguria. Stasera sarà la volta dell‘assemblea pubblica con gli abitanti di Campomorone, mentre domani sera si replica in Piazza Rissotto a Bolzaneto.
    «Il decreto di esproprio è uguale per tutti quindi cercheremo di fare un ricorso unico», aggiunge Ghiglione.
    Ma il tempo stringe perché gli espropri verranno notificati tra fine mese e l’inizio di agosto «Il 30-31 luglio a Trasta, il 2 agosto a Pontedecimo ed il 6 agosto a Fegino, gli incaricati del Cociv procederanno all’esecuzione del decreto di occupazione d’urgenza – sottolinea Ghiglione – L’aspetto più grave è che Comune e Municipio Val Polcevera sembra non fossero a conoscenza dell’arrivo di queste lettere».
    E proprio il 30 e 31 luglio a Trasta partirà la mobilitazione con l’organizzazione di un presidio permanente al fine di impedire ai tecnici del Cociv di avvicinarsi ai terreni che dovranno essere espropriati.

     

    Matteo Quadrone

  • Pesche ripiene, come preparare un dolce alternativo

    Pesche ripiene, come preparare un dolce alternativo

    Pesche ripieneLe pesche ripiene (perseghe pinn-e in dialetto genovese) rappresentano una ricetta gustos, facile da preparare e molto economica, da servire nel periodo estivo.

    Ingredienti: 8 pesche, cedro candito, zucca candita, zucchero, vino bianco, burro

    Preparazione:  Prendete 8 pesche, preferibilmente la varietà Staccalosso, che si divide a metà in modo netto senza rompersi, apritele, lavatele e togliete il nocciolo avendo cura di conservare la mandorlina centrale che andrà pestata nel mortaio con cedro, zucca, canditi tagliati a pezzettini.

    Aggiungete anche la polpa di una pesca e qualche cucchiaio di vino bianco. Riempite le mezze pesche con l’impasto ottenuto e mettetele quindi in una teglia unta di burro.

    Cospargete il tutto con zucchero e mettere in forno 30 minuti a 180 gradi e servitele tiepide o fredde.

    Questa ricetta si può accompaganre con una crema di zabaione, oppure si possono utilizzare gli amaretti nel ripieno o bagnare le pesce con del liquore.

  • Palco sul Mare Festival: Ut, l’anima Prog dei New Trolls e Pfm in concerto

    Palco sul Mare Festival: Ut, l’anima Prog dei New Trolls e Pfm in concerto

    Continuano i concerti di  Music Rights Show, nell’ambito di Palco sul Mare Festival, serate che nascono dalla volontà di promuovere e diffondere la cultura musicale genovese in tutte le sue forme per offrire agli spettatori una panoramica sulla musica a Genova che parte dagli anni 70 ed arriva ai giorni nostri.

    Questa sera, mercoledì 25 luglio salgono sul palco dell’Arena del Mare del Porto Antico gli UT l’anima Prog dei New Trolls.

    Il nome UT deriva dal titolo dell’album del 1972 dei New Trolls nel quale Belleno e Salvi (attuali componenti degli UT)  hanno suonato come New Trolls, ma  è anche una parola latina che  esprime una finalità, un desiderio: quello di ripercorrere le strade del prog attraverso un nuovo progetto.

    “Ut” è, allo stesso tempo, l’antico nome della nota DO in uso fino al XVII secolo: un modo per richiamare le radici profonde della musica alla quale essi si ispirano.

    Il gruppo è composto da Maurizio Salvi (tastiere, voce), Gianni Belleno (batteria, voce), Andrea Perrozzi (tastiere, voce), Claudio Cinquegrana (chitarra, voce), Fabrizio Chiarelli (basso, chitarra, voce).

    Biglietti: ingresso primo settore euro 15; secondo settore euro 12; tribuna euro 10

    Domani invece in programma il concerto della Premiata Forneria Marconi, che si esibisce in un tributo a Fabrizio De Andrè: in scaletta le più belle canzoni di De Andrè contenute nel secondo album Fabrizio De Andrè e PFM del 1979 come Via del Campo, Avventura a Durango, Sally e Rimini oltre ai classici Bocca di Rosa, il Pescatore, La Guerra di Piero ecc.

    Nella seconda parte, invece, i più grandi successi della band la cui carriera si è contraddistinta per una ricerca costante e uno stile inconfondibile capaci di far apprezzare la musica italiana in campo internazionale al di là della sua tradizione melodica.

    Biglietti: ingresso primo settore euro 32; secondo settore euro 28; tribuna euro 25.

    Inizio concerti ore 21.30

  • Io pretendo dignità: concorso fotografico di Amnesty International

    Io pretendo dignità: concorso fotografico di Amnesty International

    Il gruppo genovese 235 di Amnesty International ha indetto il concorso fotografico Io pretendo dignità, che ha come punto di origine il preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo“.

    Il concorso è aperto a tutte le persone di qualsiasi età e nazionalità con residenza in Italia.

    Si possono inviare fino a 3 foto e il modulo scaricabile dal sito www.amnesty.it/concorsofotogenova entro il 27 ottobre 2012 all’attenzione di Gruppo 235 di Amnesty International c/o “Il Pennino”, Viale Capriolo 9r, 16144 Genova.

    La premiazione del concorso si terrà il 2 dicembre 2012 alle ore 17 presso i locali della Regione Liguria (Spazio Incontri) in Piazza De Ferrari, Genova.

    Questi i premi in palio:
    1° Premio targa + pubblicazione della foto vincitrice sul quotidiano genovese “Il Secolo XIX” e sul notiziario di Amnesty International.
    2° e 3° Premio: targa.
    Premio del pubblico: targa.

    Le foto vincitrici avranno inoltre maggiore visibilità su Flickr (locale e nazionale) sul sito nazionale di Amnesty e sui social network.

    Per informazioni: gr235@amnesty.it.

    [foto di Diego Arbore]

  • L’Università dice no agli Erzelli: le riflessioni sul futuro del progetto

    L’Università dice no agli Erzelli: le riflessioni sul futuro del progetto

    «Non bastano i finanziamenti pubblici e le cessioni del patrimonio immobiliare, servirebbero altri 42 milioni e non li abbiamo», il Rettore Giacomo Deferrari è stato chiaro durante la conferenza stampa che ha confermato il no del Cda dell’Università al trasferimento della Facoltà di Ingegneria al Parco Tecnologico degli Erzelli.

    E mentre la Facoltà torna alla ricerca di una nuova collocazione, a margine della seduta del Consiglio comunale il sindaco Marco Doria (che ha partecipato alla riunione del massimo organo di governo dell’Università di Genova insieme al presidente della Regione Burlando) ha mantenuto un certo ottimismo, ribadendo la propria convinzione sull’importanza della costruzione del Polo degli Erzelli definendo il progetto un’operazione fondamentale per la creazione della “Genova del Futuro” e ha aggiunto che in tale contesto l’Università dovrà essere presente.

    «Il documento votato dal Cda ribadisce l’importanza strategica della presenza di Ingegneria agli Erzelli, però allega anche una serie di rilevazioni sul bilancio dell’Ateneo – dice il sindaco – Allo stato attuale l’Università non dispone delle risorse necessarie per potersi trasferire a meno di non indebitarsi». Sarebbe quindi necessario un ulteriore finanziamento pubblico o un intervento di un investitore privato, ipotesi oggi quantomeno difficili da immaginare. Il sindaco tuttavia osserva che non sarebbero risorse sprecate anche perché «si consegnerebbe alla Facoltà di Ingegneria una sede moderna che arricchirebbe il valore patrimoniale dell’Università stessa».

    Dunque, nonostante l’esito negativo della riunione, Doria è convinto che il discorso non sia chiuso e afferma anzi che il suo principale obiettivo sarà quello di creare le condizioni per favorire la buona riuscita del progetto. Infine, pur riconoscendo che l’indebitamento sarebbe oggettivamente un grosso problema per l’Università e che spesso quest’ultima è stata oggetto di critiche ingenerose, Doria ha rimproverato all’Ateneo un atteggiamento non sempre attivo nella ricerca di possibili soluzioni.

    D’altronde che l’Università non fosse accanita sostenitrice del progetto lo si era intuito già da diverso tempo, lo stesso Rettore in occasione della conferenza stampa citata in apertura di articolo non lo ha nascosto: «Riconosco che si tratta di un progetto positivo, ma non sono un fanatico degli Erzelli, per me non è Lourdes… Stiamo riducendo le spese in ogni settore, abbiamo ridotto da oltre 1700 a circa 1300 il numero dei docenti. Il rischio è di avere agli Erzelli palazzi belli e nuovi, però vuoti… il che non servirebbe a nessuno».

    E se da un lato c’è la ritrosia di una parte non minoritaria della città al progetto, dall’altra c’è da registrare, allo stato attuale, l’incapacità/impossibilità delle istituzioni di mettere in campo una strategia sufficientemente valida per portare Università e privati sulle alture di Sestri.

    Ora probabilmente si potrebbe anche storcere il naso davanti ai cospicui finanziamenti pubblici concessi a Siemens ed Ericsson per il trasferimento… anche se è facile farlo adesso. Eppure, se si aggiunge lo schiaffo di neanche 15 giorni fa, quando Ericsson ha dichiarato 94 esuberi fra i dipendenti della sede genovese, più che facile diventa quasi automatico. Perché probabilmente qualche errore di valutazione nella strategia “Polo degli Erzelli” è stato commesso, visto che ancora oggi non è così chiaro quanto le due società abbiano effettivamente intenzione di puntare su Genova come sede strategica per il futuro.

    Per fortuna è ancora presto per trarre conclusioni definitive, la partita non è definitivamente chiusa. Una cosa è certa, il no dell’Università non porta entusiasmo sul futuro degli Erzelli.

     

    [foto di Andrea Vagni]

  • Io sto con i lavoratori della Centrale del Latte di Genova

    Io sto con i lavoratori della Centrale del Latte di Genova

    Poco più di un mese fa la Parmalat, proprietaria dello storico marchio “Latte Oro”, ha deciso di dismettere la Centrale del Latte di Genova.

    “Io sto con i lavoratori della Centrale del Latte di Genova” è il nome della pagina facebook che i dipendenti hanno aperto in questi giorni e sulla quale si possono trovare le foto  e i messaggi di personaggi noti e meno noti che testimoniano la loro solidarietà.

    Lo scopo dell’iniziativa è quello di creare intorno alla Centrale del Latte di Genova una rete a sostegno della lotta dei lavoratori che coinvolga il maggior numero di genovesi e di quanti hanno a cuore i prodotti di qualità e il lavoro nel nostro Paese.

    La Centrale del Latte è un’azienda con i conti in ordine e rappresenta l’unica possibilità per gli allevatori genovesi di collocare il proprio latte: tutti motivi validi per fare il possibile e l’impossibile per salvarla.

    All’appello stanno rispondendo in molti: da nomi noti della cultura, dello spettacolo e dello sport a tanta gente comune.

  • Oktoberfest 2012 a Genova: concorso per disegnare il logo

    Oktoberfest 2012 a Genova: concorso per disegnare il logo

    Hb birraDal 20 al 30 settembre 2012 in piazza della Vittoria si terrà una nuova edizione di Oktoberfest Genova, a cura della birreria HB. Per questa edizione è stato indetto il concorso per la creazione del logo ufficiale dell’evento.

    Soggetti obbligatori da contenere nella proposta sono un boccale da litro di birra, un Brezel, la scritta stilizzata HB e la didascalia “Oktoberfest Genova 20-30 Settembre 2012 in Piazza della Vittoria”.

    L’ambientazione potrà essere una tra queste:
    – Arco di Piazza della Vittoria,
    – le Caravelle di Piazza della Vittoria,
    – la Cattedrale di San Lorenzo
    – il Palazzo della Borsa di Piazza De Ferrari.

    Gli interessati potranno spedire le proposte all’indirizzo mail info@oktoberfestgenova.com entro il 5 agosto 2012 indicando nome, cognome e recapito telefonico.  Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Le immagini dovranno essere in formato .jpg o .tif o .psd e di dimensioni 1200 pixel di larghezza x 1450 pixel di altezza.

    Una giuria selezionerà il primo classificato che vincerà un fusto di birra HB da trenta litri consegnato dal Console Onorario di Germania , Dott. Alberto Marsano.

  • Liguria, cannabis terapeutica: quando la disinformazione la fa da padrona

    Liguria, cannabis terapeutica: quando la disinformazione la fa da padrona

    Oggi su tutti gli organi di informazione di qualsiasi natura essi siano (carta stampata, media online, tv e quant’altro) sono usciti roboanti articoli in merito all’approvazione in Commissione Sanità della proposta di legge regionale (che peraltro giaceva dimenticata da un anno e mezzo in qualche cassetto) sulla cannabis terapeutica “Modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”, presentata dai consiglieri di Sel e Fds.
    Ebbene, trattandosi di una materia assai spinosa che chiama in causa leggi nazionali e relative leggi regionali (chi vuole approfondire è invitato a leggere l’approfondimento di Era Superba), in via di approvazione in tutta Italia grazie alla spinta decisiva delle associazione di pazienti che da anni si battono per il diritto alla cura con la cannabis, la confusione regna sovrana. A questo punto è necessario fare un po’ di chiarezza perché non è possibile giocare irresponsabilmente sulla pelle dei malati.

    Innanzitutto la proposta di legge è stata approvata all’unanimità in III Commissione ma dovrà essere discussa, nel mese di agosto (salvo probabili slittamenti perché sappiamo bene quanto i nostri politici tengano alle ferie,ndr), in Consiglio regionale. Inoltre ieri, contestualmente alla proposta di legge, è stato approvato anche un relativo emendamento che, secondo i consiglieri, migliora l’impianto complessivo della legge.
    Premesso che finché non sarà possibile leggere integralmente l’emendamento è difficile farsi un’idea sufficientemente chiara delle presunte novità introdotte, alcune incongruenze saltano immediatamente agli occhi.
    «La proposta di legge prevede di inserire i farmaci a base di cannabonidi all’interno del servizio regionale sanitario e renderli così, accessibili economicamente a tutti i pazienti che ne necessitano», scrive Sel in un comunicato stampa diffuso ieri. «Con questa legge si daranno importanti risposte sia dal punto di vista della salute dei malati perché la cura è all’avanguardia, sia dal punto di vista economico perché riduciamo le spese ai pazienti», aggiunge il consigliere di Sel, Matteo Rossi.
    «L’emendamento migliorativo prevede che i farmaci a base di cannabis possano essere prescritti da medici di medicina generale previa prescrizione di specialisti in oncologia, anestesia, rianimazione, neurologia e medici in attività di centri e servizi di cure palliative, restando a carico delle servizio sanitario regionale», spiega il comunicato.

    Titoloni di giornale annunciano che da oggi la cannabis terapeutica potrà essere prescritta anche dai medici di base, ma in realtà già da alcuni anni esiste questa opportunità, tra l’altro senza dover passare preliminarmente dalla prescrizione di uno specialista. Il problema semmai è trovare medici disponibili a prescrivere medicinali derivati dalla cannabis perché tutto dipende dall’esclusiva valutazione discrezionale del professionista in questione ed inoltre lo stesso Ordine dei medici non incentiva questa pratica.
    Attualmente simili prodotti non sono disponibili nelle farmacie del nostro Paese ed i medici che ritengono di dover sottoporre i propri pazienti a terapia farmacologica con derivati della cannabis devono richiederne l’importazione dall’estero all’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute. La normativa nazionale di riferimento è il Decreto Ministeriale dell’11 febbraio 1997, relativo all‘importazione di farmaci esteri direttamente dal produttore da parte delle Farmacie del servizio sanitario pubblico, per utilizzo in ambito ospedaliero ed extra-ospedaliero.
    Inoltre dal 2007 si è aperta anche una seconda opportunità per i pazienti. I medicinali a base di cannabinoidi possono infatti essere commercializzati come preparazioni galeniche magistrali. Qualunque medico può prescrivere su semplice ricetta bianca non ripetibile tali preparazioni e qualsiasi farmacia – dotata di un laboratorio galenico – può richiederli ad una ditta di Milano, la Solmag-Artha, che nel 2009 ha chiesto ed ottenuto l’autorizzazione per importare i derivati naturali, ovvero le cosiddette infiorescenze femminili, dall’Olanda.
    Oggi i farmaci a base di cannabis sono a carico del paziente se prescritti dal medico di base, a carico del servizio sanitario se prescritti in ambito ospedaliero, non solo ospedalizzati ma anche pazienti soggetti a day-hospital, ad un percorso ambulatoriale o in regime di assistenza domiciliare integrata.
    «Se la presunta novità consiste nella possibilità, dopo aver ottenuto la prescrizione di uno specialista, di poter continuare la terapia ottenendo i farmaci gratuitamente su prescrizione del medico di base, questo sarebbe un fatto positivo spiega Alessandra Viazzi, presidente dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis – al contrario, se l’accesso gratuito ai derivati della cannabis è consentito esclusivamente grazie alla prescrizione di un medico specialista, si tratta di un passo indietro. Inoltre l’aver limitato le specialità (oncologia, anestesia, rianimazione, neurologia e medici in attività in centri e servizi di cure palliative) è un errore perché in questo modo si limita l’accesso alla cura ad una moltitudine di malati».
    Il presidente della commissione Sanità, Stefano Quaini, prova a spiegare meglio le novità introdotte «Facendo riferimento alla legge n.38/2010, che disciplina le cure palliative e la cura del dolore in Italia, ho proposto alcuni emendamenti che sono stati recepiti e che danno la possibilità di prescrizione ai medici specialisti di anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia, oltre ai medici operanti nei centri e servizi di cure palliative, tenendo fermo il principio secondo cui l’approvvigionamento del farmaco in questione debba effettuarsi presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, mentre ad oggi l’unica possibilità era quella di fare riferimento a livello sovranazionale».
    L’associazione Pazienti Impazienti Cannabis contesta con forza queste affermazioni «Il riferimento alla legge n. 38/2010 è negativo perché così passa un messaggio errato – spiega Viazzi – viene messa in evidenza l’utilità di questi farmaci esclusivamente per quanto concerne le cure palliative del dolore, ad esempio nei casi di malati di Aids o per malati sottoposto a cicli di chemioterapia. Ma questa è solo una delle indicazioni e non certamente la principale, come abbiamo sottolineato più volte. In questa maniera vengono esclusi numerosi pazienti affetti da patologie che nulla hanno a che vedere con le cure palliative. Inoltre lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze è solo l’ultimo tassello di un processo che prevede, prima l’indicazione di un ente produttore di cannabis a fini terapeutici e successivamente, tramite un bando della regione, l’individuazione di una struttura dove realizzare la preparazione dei farmaci. Oggi, infatti, è possibile rivolgersi alle farmacie dotate di un laboratorio galenico che però sono costrette ad importare il prodotto dall’Olanda, con i conseguenti notevoli costi per i pazienti».

    Ma l’aspetto più grave rimane l’aver escluso le associazioni dei pazienti – la cui esperienza è stata fondamentale nella fase di preparazione della proposta di legge – dalle recenti audizioni della Commissione Sanità, nonostante i consiglieri sbandierino ai quattro venti il loro coinvolgimento «E’ stato condotto un ciclo di audizioni esaustivo e molto utile che ha dato la possibilità ai commissari di essere edotti al meglio sulla materia, peraltro molto complessa e non priva di tecnicismi – afferma Quaini – La Liguria sarebbe la seconda regione italiana, dopo la Toscana, a dotarsi di una legge ad hoc su un tema così spinoso e spesso trattato in maniera superficiale e pregiudiziale, mentre i consiglieri della nostra Regione hanno dimostrato una notevole maturità e l’interesse fattivo nel voler offrire risposte concrete a malati sofferenti di patologie croniche molto insidiose».
    «Noi non siamo stati ascoltati dalla Commissione – conferma il presidente di Pazienti Impazienti Cannabis – Per quanto ne sappiamo i  consiglieri regionali hanno incontrato in audizione l’associazione Gigi Ghirotti, presieduta dal professor Franco Henriquet ed il primario di medicina d’urgenza del San Martino. Eppure senza il nostro contributo la proposta di legge non sarebbe mai stata realizzata».

    Pazienti Impazienti Cannabis, Associazione Luca Coscioni e Associazione per la Cannabis Terapeutica, infatti, erano stati convocati per l’11 giugno, poi l’incontro è stato rinviato al 18 giugno. «In vista di questo importante appuntamento abbiamo coinvolto anche la Società Italiana Farmacisti Preparatori, i rappresentanti della Solmag-Artha che si occupa dell’importazione dei derivati naturali dell’Olanda ed il medico che ormai da molti anni segue 4 pazienti genovesi e conosce molto bene le attuali procedure – conclude Viazzi – sarebbe stato utile ascoltare le nostre istanze invece l’audizione è slittata nuovamente, questa volta al 25 giugno. Noi abbiamo comunicato che quel giorno non saremmo riusciti ad essere presenti, causa altri impegni, ma nonostante le nostre richieste di fissare un nuovo appuntamento, non siamo più stati convocati. Con grande sorpresa ieri sera sono venuta a conoscenza dell’approvazione della proposta di legge. Prima di dare un giudizio definitivo sulla legge vogliamo studiarla approfonditamente con i relativi emendamenti».
    Certamente l’aver diffuso entusiastici comunicati stampa sull’approvazione di una proposta di legge che ancora deve essere discussa dal consiglio regionale e, senza ombra di dubbio, necessita di opportuni aggiustamenti, resta una leggerezza incomprensibile su una materia assai delicata che chiama in causa il diritto alla cura di migliaia di malati.

     

    Matteo Quadrone

  • Quarto: aderisci al coordinamento in difesa dell’area dell’ex manicomio

    Quarto: aderisci al coordinamento in difesa dell’area dell’ex manicomio

    Da giugno si è costituito il “Coordinamento per Quarto” al quale hanno già aderito molte persone e associazioni. Chi vuole sottoscrivere il documento e schierarsi in difesa dell’area dell’ex manicomio di Genova Quarto può farlo inviando una mail a Dorina Monaco al seguente indirizzo: dorina50@hotmail.it

    Di seguito riportiamo il testo integrale del “Coordinamento per Quarto”:

    L’ex manicomio di Quarto è stato costruito nel 1894 sul luogo in cui sorgeva Villa Isola, di proprietà della Famiglia Spinola, e andava a sostituire il precedente ospedale per infermi di mente. Dopo la chiusura è stato destinato ad altri usi, fra cui uffici ed ambulatori della locale ASL.
    Un luogo storico, ricco di memoria, ma ricco di grandi potenzialità, teatro di rivoluzioni nel campo della Salute Mentale, che ancora oggi ospita 80 pazienti e diversi presidi socio-sanitari, inoltre accoglie una importante Biblioteca per la Salute Mentale, l’Istituto Museo delle Forme Inconsapevoli, il Centro Basaglia, il Centro Diurno Il Girasole, il Centro Diurno Disabili, la Scuola Elementare e Media Barrili, il Centro per l’Alzheimer, il Centro per i Disturbi alimentari e tante altre attività. Dal punto di vista architettonico-urbanistico è preziosa isola verde con enormi spazi ancora da utilizzare.
    Guardiamo questi palazzi sognando quello che potrebbero accogliere, un luogo dove portare la bellezza, unica vera cura possibile contro la sofferenza che ormai appartiene a noi tutti. Le potenzialità di questo posto sono enormi. Facciamolo rinascere! Potrebbe diventare una cittadella per la salute, la socialità, il lavoro, per l’arte e la cultura, essere luogo di ricerca, punto d’incontro e condivisione di realtà differenti che ora più che mai hanno bisogno di lavorare vicine e di avere un loro luogo per crescere.

    Sull’intero complesso incombe, invece, la vendita con la conseguente dismissione di tutte le attività, compreso l’allontanamento imposto alle ottanta persone che vivono ormai lì anche da più di trent’anni. Con tutta probabilità è prevista l’edificazione di residenze private o l’ennesimo centro commerciale. Spazi rivolti all’interesse remunerativo del singolo, non-luoghi che aumentano l’alienazione e la compulsione della collettività.
    Al contrario è importante che i pazienti continuino a vivere dove hanno ormai radicato i loro riferimenti; alcuni vivono a Quarto da più di trent’anni e spostarli attraverso una gara o un atto amministrativo vuole dire tradire queste persone nei loro diritti e rimettere in crisi la loro salute; diamo valore alla prospettiva riabilitativa della salute mentale, nella dimensione del bene comune, nella dimensione del servizio pubblico; la Biblioteca Psichiatrica e L’Istituto delle Forme Inconsapevoli con il Mueseoattivo, devono rimanere dove sono, a testimoniare e a rinnovare la memoria, il lavoro e la cultura relativa alla storia che ha permesso di trasformare la “collina dei matti”.

    La cessione del patrimonio pubblico dell’ex OP di Quarto cancellerebbe la memoria di questi luoghi. Per questo vorremmo conoscere le ragioni che rendono tale ipotesi economicamente vantaggiosa per la collettività. C’è bisogno di andare oltre alla sola prospettiva economica, dobbiamo imparare a progettare i beni comuni attraverso la loro complessità, attraverso la ricchezza che tale complessità comporta.

    Per questo proponiamo di guardare oltre le mura dell’OP di Quarto, alle altre proprietà pubbliche contenitori di servizi alla persona. E’ possibile immaginare il trasferimento all’interno del complesso di Quarto dei diversi presidi socio-sanitari, oggi collocati sul territorio del Levante, in contesti difficilmente accessibili? Pensiamo ad esempio a Via Bainsizza e a via Torricelli, che liberandosi potrebbero essere messe facilmente sul mercato. In questo modo Quarto potrebbe diventare un modello di gestione efficace delle risorse, e nel contempo sarebbero salvaguardate le effettive necessità di bilancio da destinare alla salute di tutti i Cittadini.
    Difendiamo questa realtà, punto di riferimento per il territorio del Levante e per l’intera città.

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Intervista a Elisa Confortini, artista della ceramica

    Intervista a Elisa Confortini, artista della ceramica

    elisa confortini ceramicaElisa Confortini è nata nel 1973 a Brescia. Dagli anni ’90 si è specializzata nelle lavorazioni in ceramica, che da settembre 2011 realizza nel suo Atelier 99 in via Zara 39 r. Proprio lì l’abbiamo incontrata e ci siamo fatti raccontare la sua esperienza.

    Da dove nasce la tua passione per la ceramica?
    Fin da bambina ho avuto un forte interesse per l’arte e per il “piacere di fare”. Negli anni ’90 stavo sfogliando una rivista e ho visto immagini di lavori in ceramica fatti con la tecnica raku. Da lì è nata la voglia di imparare: per prima cosa ho seguito un corso, perché prima di utilizzare la raku o altre tecniche è fondamentale imparare l’abc. In seguito ho iniziato a realizzare in autonomia le prime opere.

    Quali sono le fasi del tuo lavoro?
    Anzitutto bisogna precisare che esistono due tipi di lavorazioni della ceramica: in Italia è molto diffusa la maiolica, che viene cotta a bassa temperatura, ovvero fino a 1.050°. Io invece utilizzo le cotture ad alta temperatura, più precisamente a 1.280°, e le mie materie prime sono il gres e la porcellana: nessuna delle due si trova in Italia, importo il gres da Spagna e Germania e la porcellana da Limoges, in Francia. Sono entrambi venduti a pani, ossia parallelepipedi tra i 10 e i 25 chili l’uno.

    La lavorazione è tutta manuale: parto dal modellare la materia prima creando le forme ex novo o con l’aiuto di stampi in gesso che io stessa realizzo. Una volta modellata la lascio asciugare, poi faccio una prima cottura a bassa temperatura – circa 960° – da cui si ottiene il cosiddetto biscotto. A seguire faccio la smaltatura, che avviene a spruzzo, a pennello o a immersione con smalti fatti da me. Infine la seconda cottura ad alta temperatura. Le fasi sono molto lunghe e la cottura e asciugatura richiedono tempo: per questo motivo non lavoro mai su una sola opera alla volta.

    Quali sono le caratteristiche dei materiali che utilizzi?
    La terra è un materiale vivo: a differenza di pietra e marmo non si lavora mai per sottrazione, ma per aggiunta. Inoltre le fasi di cottura e asciugatura cambiano la consistenza della materia, non si può mai stabilire a priori come verrà.

    Il mio lavoro ha il suo nucleo centrale nel modellare la materia prima: chi fa maiolica pone l’attenzione soprattutto sui colori, mentre a me interessa la forma, la materia. La cottura ad alta temperatura rende la terra più dura e compatta e la smaltatura permette di ottenere sfumature di colori molto vicine a quello naturale della terra.

    Quali sono gli spazi in cui puoi vendere e far conoscere il tuo lavoro?
    Le mie opere sono esposte soprattutto all’estero, dove ci sono gallerie specializzate in ceramica e mostre o concorsi dedicati solo a questo materiale. Per esempio in questi giorni inaugura una biennale a Taiwan alla quale partecipo con due altri ceramisti italiani.

    In Italia il mercato dell’arte è difficile di per sé: per quanto riguarda la scultura, sono tenute in alta considerazione le opere in marmo e bronzo, mentre gli altri materiali sono considerati “minori”. Inoltre qui da noi non esiste la mentalità della “scultura da tenere in casa”, come invece avviene per i quadri o le fotografie: questo in particolare a Genova, dove le case hanno arredamenti molto tradizionali e le mie opere di ceramica contemporanea “stonerebbero”.

    C’è anche una difficoltà di approccio al materiale: molte persone che vengono al mio atelier mi chiedono se sono opere di pietra o metallo, la ceramica non viene immediatamente riconosciuta. La ceramica è percepita maggiormente per la produzione di oggetti d’uso, piuttosto che di opere d’arte.

    Hai aperto il tuo atelier da un anno: quali sono le attività che organizzi al suo interno?
    Questo è anzitutto il mio luogo di lavoro: ho scelto questa zona di Genova, e non per esempio il centro storico, perché mi serviva uno spazio molto luminoso e ampio per ospitare il forno e tutti gli altri strumenti che mi servono per realizzare le mie opere.

    Il nome Atelier 99 è nato da una rastrelliera che ho trovato nella casa di campagna del mio compagno, che aveva 100 posti ma con un beccuccio mancante. Alla rastrelliera (che potete vedere all’entrata nell’atelier, ndr) sono appese 99 tazze in ceramica, tutte diverse e realizzate da me. Non mi piace realizzare un servizio di oggetti tutti uguali, come è invece spesso usanza fare: voglio che le persone scelgano il loro oggetto, mi piace far passare un messaggio di rapporto attivo e personale con gli oggetti, e non passivo come invece spesso accade.

    Non ho un vero e proprio orario di apertura, ma a eccezione del lunedì sono spesso qui: chi vuole venire può contattarmi via telefono al 347 0646412 o via mail a info@elisaconfortini.it. A volte mi chiedono se tengo corsi: lo spazio non permette la presenza di molte persone contemporaneamente, mi dedico pertanto a uno o due allievi alla volta se vedo che c’è una reale motivazione ad approcciarsi a questa tecnica.

    Marta Traverso

     

  • Count Basie Jazz, musica e concerti anche nel periodo estivo

    Count Basie Jazz, musica e concerti anche nel periodo estivo

    Count Basie JazzLa programmazione musicale del Count Basie jazz non si ferma nemmeno d’estate: durante il mese di luglio infatti il locale propone serate musicali jazz e blues.

    Il giovedì come di consueto c’è la jam session jazz, una serata di improvvisazione musicale per rivivere le atmosfere anni 40 dei club di New York.

    Venerdì 27  appuntamento con la jam session blues mentre sabato 28 luglio appuntamento con il concerto di Giampaolo Passano.

    Tutti i concerti iniziano alle ore 21.30 e sono a ingresso libero con tessera arci