Anno: 2012

  • “Ascoltale”: concerto al Porto Antico con Max Manfredi, Cristiano Angelini e tanti altri

    “Ascoltale”: concerto al Porto Antico con Max Manfredi, Cristiano Angelini e tanti altri

    Max ManfrediLunedì 30 luglio il Porto Antico di Genova ospita l’ultima serata di Mediterrarte, il primo Festival di Arti Integrate in Italia dedicato in questa edizione “all’immagine femminile analizzata nei suoi archetipi, cantata, recitata, danzata e sognata”.

    La serata, intitolata “Ascoltale”…è un omaggio dei cantautori della città alla figura femminile.Ospiti della serata, tra gli altri, Max Manfredi, Cristiano Angelini, Claudio Roncone,  Antonella Serà, Elisa Montaldo de “Il Tempio delle Clessidre”, che interpretano canzoni e brani d’autore in una carrellata poetica di visioni dell’universo femminile, da ascoltare, cantare, guardare e vivere, per la prima volta coreografati e danzati tutti insieme dal vivo.

    La compagnia di danzatori contemporanei “Diabasis Ballet”  e la “GDS Company” dialogano con le voci della musica cantautorale e con le suggestioni dal vivo dei musicisti Patrizia Merciari, Matteo Nahum, Marco Spiccio, Dado Sezzi. Ospite d’eccezione l’attore Marco Arena.

    Appuntamento alle ore 21.30 all’Arena del Mare: i biglietti costano 5 euro.

  • L’angolo di Gianni Martini, un viaggio alla ricerca della “novità musicale”

    L’angolo di Gianni Martini, un viaggio alla ricerca della “novità musicale”

    A partire da domani, fa il suo esordio online la “storica” rubrica di Era Superba curata dal chitarrista genovese Gianni Martini. Un viaggio nella storia recente del nostro Paese, indagando sul concetto di “nuovo” applicato alla musica e al nostro tempo.

    Partendo dal dopoguerra e dall’ondata di “musica nuova” proveniente dall’America, il rock’n roll, si passa attraverso l’esigenza di cambiamento degli anni 60/70 dettata dalle nuove generazioni, “i giovani” come identità sociale e non solo per età anagrafica. In quegli anni la musica divenne diretta espressione di quel clima, testimone del tempo, situazione che determinò la spinta verso il “nuovo”.

    Dal sonno, al sogno, sino al brusco risveglio… Un cammino che riguarda un po’ tutti noi.

  • Scalinata Borghese, progetto fermo da 8 anni: rimane solo il degrado

    Scalinata Borghese, progetto fermo da 8 anni: rimane solo il degrado

    Una sfarzosa palazzina in stile liberty, costruita in Piazza Tommaseo ai primi del Novecento allo scopo di ospitare l’accademia di Belle Arti – progetto rimasto incompiuto a causa della mancanza di fondi – nel corso del tempo ha avuto destinazioni diverse, prima palestra, in seguito ambulatorio sanitario, per finire nello stato di abbandono in cui giace ormai da oltre un decennio.

    Parliamo dell’edificio di proprietà del Comune di Genova che sorge sopra Scalinata Borghese, nel quartiere di Albaro. Dopo essere divenuto una sorta di “hotel disperazione”, riparo di fortuna per persone in difficoltà, nell’estate del 2009 e fino all’ottobre dello stesso anno ha avuto un sussulto vitale, che poteva far sperare in un suo auspicato rilancio, grazie all’iniziativa promossa dal Gruppo Emergenza Giovani con il progetto “InComunicazione” – quindici artisti di arti visive, tredici architetti e due musicisti – che hanno trasformato la struttura in un laboratorio artistico, con l’organizzazione di performance ed esposizioni.
    Purtroppo si è trattato di un’esperienza estemporanea che non ha avuto seguito nonostante la palazzina, dotata di ambienti interni molto semplici rispetto alla ricchezza esteriore, si presti in maniera particolare per l’allestimento di mostre. La meritevole iniziativa dei giovani artisti ha consentito di ripulire e riordinare la struttura e l’adiacente Scalinata Borghese, ma a distanza di appena 3 anni, tutto sembra essere tornato nella situazione di degrado preesistente.

    Eppure esiste un progetto di recupero e riqualificazione, risalente addirittura al 2004, presentato dalla “Progetti e Costruzioni s.p.a.” società della famiglia Viziano, che consentirebbe a tutto il complesso di tornare all’antico splendore. Si tratta di un “project financing” – una forma di finanziamento tramite la quale le pubbliche amministrazioni possono ricorrere a capitali privati per la realizzazione di progetti e infrastrutture ad uso della collettività – per restaurare e trasformare i fatiscenti volumi esistenti di Scalinata Borghese. Il progetto prevede la realizzazione di un moderno ristorante con bar, terrazza, sale per eventi e piccoli congressi. Inoltre saranno risanati anche i giardini intorno all’edificio. L’investimento previsto è di oltre di oltre 2,2 milioni di euro a fronte del quale l’immobile verrà affidato in concessione dal Comune di Genova per un periodo di 40 anni.

    «I lavori di recupero dell’edificio inizieranno nella primavera 2012 e dureranno 2 anni», si legge sul sito web del Gruppo Viziano (presente nel campo dell’edilizia da oltre sessant’anni, opera nel settore della consulenza e progettazione, della promozione edilizia e dei lavori in appalto). Finora però in Piazza Tommaseo non si muove una foglia.

    «Il Gruppo Viziano non ha ancora individuato un partner per il project financing – spiega il vicesindaco e assessore con delega all’attuazione dei grandi progetti di riqualificazione urbana, Stefano Bernini – Il problema è che occorre individuare un gestore dei locali in cui si svolgeranno attività di ristorazione e congressi. Fino a quel momento la convenzione tra Comune e “Progetti e Costruzioni s.p.a.” non può essere conclusa».
    «Tutto è partito nel 2004 con la presentazione del project financing – spiega l’architetto Maria Luisa Viziano – Il progetto ha richiesto tempi lunghi soprattutto perché abbiamo dovuto rispettare le indicazioni del Comune e le prescrizioni della Soprintendenza, visto che si tratta di un bene vincolato».
    Il motivo dell’empasse che ha impedito di dare il via alla riqualificazione è riconducibile alla differenza di vedute tra Comune e costruttori «Per circa due anni, tra 2007 e 2009, abbiamo avuto una diatriba con l’amministrazione comunale, la quale pretendeva che noi riqualificassimo i locali e poi versassimo anche un affitto decisamente oneroso – continua Maria Luisa Viziano – Invece, secondo il project financing, l’investimento lo ripagheremo nei 40 anni previsti dalla convenzione. Anche il Comune ha preso atto che le sue richieste erano impossibili da soddisfare».

    Oggi finalmente siamo giunti alla sistemazione degli ultimi tasselli mancanti che probabilmente renderanno possibile trasformare in realtà l’intervento di riqualificazione «Ci sono stati richiesti alcuni interventi aggiuntivi – spiega l’architetto Viziano – in particolare la realizzazione di un ascensore di collegamento tra la parte alta di via Francesco Pozzo e quella bassa per agevolare l’accesso ai locali anche per le persone diversamente abili. La settimana scorsa (ai primi di luglio, ndr) è arrivata l’autorizzazione da parte della Soprintendenza. Con l’estate dovremmo concludere l’iter. Ai primi di settembre potremmo ottenere il permesso a costruire e dare così l’avvio ai lavori».

    Indubbiamente l’aver atteso tutto questo tempo ha complicato le cose, come ricorda Maria Luisa Viziano «All’epoca della presentazione del progetto c’erano diversi gestori interessati alla struttura. Nel frattempo alcuni hanno addirittura visto fallire le proprie attività. In questo momento, per fortuna, altri soggetti hanno timidamente manifestato il loro interesse ma sono spaventati dall’investimento. In un periodo di crisi economica come quello odierno è più che comprensibile».
    «Noi svolgiamo il mestiere di costruttori e per forza di cose dobbiamo individuare un partner – conclude l’architetto – In questo modo la riqualificazione potrà essere eseguita su misura. Ma stiamo valutando la possibilità di una maggiore flessibilità negli interventi che consenta anche altre soluzioni in corso d’opera. Siamo comunque fiduciosi che la situazione si possa sbloccare: crediamo fortemente nell’opportunità offerta da questo investimento».

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Travel blogger elevator: a Genova la conferenza dei blog di viaggio

    Travel blogger elevator: a Genova la conferenza dei blog di viaggio

    Come valorizzare le mete turistiche d’Italia? Un esempio arriva dai numerosi travel blogger, persone appassionate di viaggi, turismo e gastronomia che attraverso un blog raccontano “dal basso” le loro esperienze, i loro viaggi e i loro consigli.

    Proprio a loro è dedicata la nuova edizione di Travel Blogger Elevator, conferenza italiana dedicata ai blogger di viaggi per consentire loro di scambiarsi idee ed esperienze, oltre che un’opportunità per aziende legate al settore turistico di sfruttare le potenzialità di comunicazione della blogosfera.

    Travel Blogger Elevator si terrà al Grand Hotel Savoia di Genova giovedì 19 e venerdì 20 ottobre 2012.

    Per registrarsi è sufficiente accedere al sito www.travelbloggerelevator.com/registration mentre tutti gli aggiornamenti si potranno seguire su Twitter attraverso l’hashtag #TBE12.

  • All’Acquario è nato un pinguino: chiamiamolo Burzum

    All’Acquario è nato un pinguino: chiamiamolo Burzum

    acquarioDunque. All’Acquario è nato un nuovo pinguino. Il quarto, per la precisione, dal 2008 a oggi. Fin qui niente di insolito, il secondo acquario più grande d’Europa (il primo è a Valencia, Spagna) e nono più grande al mondo è spesso caratterizzato da nuovi arrivi con grande risonanza mediatica.

    Risonanza che ha subito portato al toto-nome, che puntualmente si accompagna a ogni lieto evento, umano o animale che sia.

    Un gruppo di appassionati di musica metal ha proposto che il nuovo pinguino si chiami Burzum. Un’idea nata in risposta a un sondaggio su Facebook e che ha creato immediatamente una mobilitazione sul popolare social netowkr, con tanto di pagina ad hoc intitolata Burzum the Penguin – che ha già un centinaio di fan a pochi giorni dall’apertura – e altrettanto rimbalzo su Twitter attraverso gli hashtag #pinguinoburzum e #penguinburzum.

    Chi è Burzum? Si tratta di una one man band norvegese creata nel 1988 e composta (per l’appunto) da un unico membro, Varg Vikernes, che ha all’attivo nove album di black metal (l’ultimo, Umskiptar, uscito nel 2012). Il nome Burzum è ispirato al Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, dove nella lingua di Mordor questo termine significa “oscurità”.

    Un’iniziativa analoga era stata avviata con successo già due anni fa, in occasione dell’ultima nascita: il terzogenito della vasca di pinguini si chiama Frost, in onore del batterista dei Satyricon, anch’esso gruppo black metal norvegese. Gli altri due fratelli si chiamano Diana e Freezy, mentre i genitori sono Giallo e Verdenera.

    Provocazione o no, un nome diverso dal solito potrebbe risultare molto interessante.

  • Priaruggia in festa: una notte di eventi nel quartiere del levante genovese

    Priaruggia in festa: una notte di eventi nel quartiere del levante genovese

    Quarto dei mille, PriaruggiaAnche quest’anno il Civ di Priaruggia organizza una giornata di festa per le strade dell’intero quartiere del levante genovese.

    Sabato 28 luglio a partire dalle ore 18, shopping, musi ca live, dj set, karaoke per le vie del quartiere via Rossetti, via Quarto, via 5 Maggio,viale des Geneys e grande concerto sulla spiaggia e spettacolo pirotecnico.

    Il programma della manifestazione, giunta quest’anno alla terza edizione, prevede:

    Via Rossetti alta: dalle 18 baby dance con scacciapensieri eventi
    ore 20 dj set musica anni ’70/’80
    Via Rossetti media: dalle 19 musica e karaoke
    Via Rossetti bassa: dalle 18.30 dj set con Luca dj
    Viale Des Geneys alta: dalle 20 dj set con Alfredo Biagini from Ilike it, Goblin, Tony.
    Viale Des Geneys bassa: dalle 20 musica live con Lastmoking band con Sara, Altavia (rock cantautoriale) e Guinness for Fitness (cover rock).
    Via 5 maggio: dalle 18,30 dj set con Paolo dj
    dalle 19 fit box, spinning e zumba con la partecipazione di New Muscle Beach
    Via Quarto: musica dal vivo
    Dalle ore 20.45 grande concerto sulla spiaggia con la band M e M, a seguire, alle 23,45 circa ,gran finale con spettacolo pirotecnico musicale.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • PFM all’Arena del Mare, un concerto memorabile

    PFM all’Arena del Mare, un concerto memorabile

    Genova ha risposto presente. Un’Arena del Mare gremita ha accolto la Premiata Forneria Marconi, pubblico di ogni età che per le ultime canzoni si è riversato sotto il palco a cantare con i “mostri sacri” del rock. Una notte speciale per Genova, coronata dai testi di un Fabrizio De Andrè sempre più seguito e amato da i suoi concittadini, un amore che aumenta con il passare degli anni e che non sembra aver nessuna intenzione di arrestarsi.

    Bocca di Rosa, La Guerra di Piero, Un Giudice, Rimini, Andrea, Via del Campo, Giugno ’73, Il testamento di Tito e Volta la Carta tra i brani di Fabrizio De Andrè eseguiti da Di Cioccio e compagni, ma anche i brani de “La Buona Novella” come Universo e Terra, L’infanzia di Maria e Maria nella Bottega d’un Falegname…

    L’energia che riesce a sprigionare la PFM è da pelle d’oca. La chitarra di Franco Mussida e la carica di Franz Di Cioccio sul palco sembrano non avere nulla a che fare con il naturale scorrere del tempo. L’apoteosi durante i dieci minuti di assolo di batteria dell’indomabile Roberto Gualdi.

    Tra i brani storici della Premiata Forneria Marconi eseguiti all’ombra della Lanterna l’incantevole Impressioni di Settembre, La Carrozza di Hans e Celebration.

  • Piante succulente dall’Africa e dal Messico

    Piante succulente dall’Africa e dal Messico

    La Welwitschia mirabilisNelle prossime settimane accenneremo velocemente ad alcune altre famiglie di piante succulente. Come vedrete, queste ultime sono davvero particolari, spesso estremamente interessanti da un punto di vista estetico e non sono, nella maggior parte dei casi, note al grande pubblico.

    Esse sono acquistate, quasi esclusivamente, da appassionati di tali genere di piante. I loro proprietari le curano con dedizione e rispettano con attenzione le esigenze delle singole varietà, ottenendo risultati spesso spettacolari. Trattandosi di succulente inusuali, poco diffuse e provenienti da paesi remoti, il loro lento accrescimento riserva sempre grandi soddisfazioni personali. Pochi sono comunque i vivai in Italia che dispongano di un ricco assortimento di queste spettacolari varietà di succulente.

    In particolare, in questa prima settimana, parleremo delle famiglie delle Asteraceae o Compositae e delle Fouquieriaceae.

    Il Senecio Cuneatus

    Il Senecio Radicans

    Famiglia delle Asteraceae o Compositae: queste sono piante piuttosto diffuse, la gran parte proviene dall’Africa meridionale e dal Madagascar, dove sono ovviamente spontanee in natura. Necessitano, come in generale tutte le succulente, di terreni ben drenati,non hanno particolari esigenze idriche e possono sopportare anche temperature rigide, persino prossime allo zero termico. Nell’ambito di questa famiglia meritano una particolare menzione i “Senecio” (Crassissimus, Radicans, Cuneatus, Articulatus, Macroglossus…).
    La Senecio Crassissimus

    Famiglia delle Fouquieriaceae: questa famiglia non è molto numerosa. Si ricorda, in particolare, per la peculiarità della forma la Fouquieria Diguetii, proveniente dal Messico. In tale Paese, essa viene spesso utilizzata, data la sua conformazione e l’elevato numero di spine, come mezzo per delimitare il confine tra due proprietà limitrofe.

    La Fouquieria diguetiiLa Fouquieria diguetii

     

     

     

     

     

     

     

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Cena Crudo d’autore al Ristorante La Voglia matta

    Cena Crudo d’autore al Ristorante La Voglia matta

    bottiglie-vino-voglia-mattaVenerdì 27 luglio il ristorante La Voglia Matta di via Cerusa 63r  a Voltri propone la cena a tema “Semplicemente crudo”.

    Il menù della serata prevede:

    aperitivo accompagnato dalla focaccia del ristorante

    tartufo di mare, acqua di sedano grigliato

    carpaccio di sugarello “pizza essiccata”

    sgombro affumicato crudo, panissa ai cippollotti e Anguria

    consistenza di pomodoro “Cuore di bue”, tataki di palamita, cannolo ripieno di burrata

    “Carbonara di mare”

    sashimi di Rondanina, croccante di olive taggiasche

    ostrica e la fragola!

    seppia, cappero candito e limone

    Gelato all’ olio extra Vergine e riccio di mare

    Crostaceo e cioccolato “TRIPLE A” Claudio Corallo

    Spumone di yogurt e frutti di bosco

    Piccola pasticceria

    Il costo è di 60,00 a persona escluso bevande

  • Centro storico, vico Untoria: occupato un edificio, la solidarietà di Sel

    Centro storico, vico Untoria: occupato un edificio, la solidarietà di Sel

    GenovaUn paio di giorni fa i ragazzi (giovani e meno giovani, precari, studenti, disoccupati) del collettivo Aut Aut 357 – attivi, a partire dal 2010, con uno Sportello per il diritto alla casa che raccoglie richieste di aiuto e consulenza – hanno occupato uno stabile in vico Untoria.

    Un edificio a destinazione d’uso studentato, ovvero residenza universitaria, ultimato nel 2011 e passato all’Arssu (azienda regionale per i servizi scolastici e universitari) che però non dispone delle risorse economiche necessarie per gestirlo. Morale della favola la residenza per studenti è rimasta inutilizzata per anni fino all’azione di un paio di giorni fa. Un’altra occupazione nel centro storico, dopo quella messa in atto alcuni mesi fa in via dei Giustiniani, per ribadire che è necessario garantire a tutti il diritto ad avere un’abitazione.

    «La casa è un dirittto non è uno slogan obsoleto, bensì una rivendicazione sempre più necessaria in questo momento storico di crisi e di incertezza – spiega il collettivo – La casa è un diritto mentre in realtà si rivela essere troppo spesso un privilegio. Sono tantissime le persone che in questi mesi perdono prima il lavoro e subito dopo la casa: il tribunale di Genova lo scorso anno ha emesso ben 1.291 nuovi sfratti, di cui il 32 per cento nei confronti di chi aveva da poco perso l’impiego. Un dato davvero impressionante, soprattutto alla luce del tasso di disoccupazione in continua crescita che lascia presagire scenari per niente incoraggianti».

    Ma in realtà le abitazioni non mancano «Sono oltre 15000 le case private tenute sfitte – sottolineano gli occupantiSenza considerare gli immobili di proprietà del Comune che ancora non hanno una destinazione. Come i quasi 1200 appartamenti di edilizia pubblica che ad oggi risultano vuoti. Abitazioni che da sole, a fronte delle 3229 richieste per un alloggio popolare pervenute nel 2011, permetterebbero di risolvere almeno in parte la questione abitativa a Genova. Lo scorso anno solo 250 delle famiglie che ne hanno fatto richiesta hanno ricevuto una risposta positiva; tutte le altre sono state costrette a trovare sistemazioni di fortuna. Mentre le case rimangono sfitte».

    «Con l’occupazione di questo palazzo vogliamo dimostrare come, attraverso l’autogestione degli spazi e delle proprie vite, sia possibile sfuggire alla logica dello sfruttamento e del ricatto sulla quale si basa l’attuale sistema continuano gli occupanti – Infatti, com’è possibile vivere una vita degna nel momento in cui più della metà del proprio stipendio se ne va per l’affitto di case o stanze? Per troppo tempo Stato, Regione e Comune sono stati totalmente assenti in materia di edilizia popolare, permettendo così che “amici palazzinari” spadroneggiassero nel mercato delle abitazioni con speculazioni di ogni tipo».

    «Le esperienze di questi due anni, in particolare il percorso di resistenza vissuto insieme agli abitanti della Casa Albergo di via Linneo a Begato, hanno radicato in noi l’idea che l’autodifesa dei propri diritti, al di fuori di qualunque logica corporativista, sia la strada giusta per salvaguardare sé stessi e il proprio diritto ad una vita degna», conclude il collettivo Aut Aut 357.

    E adesso arriva la solidarietà del circolo di Sinistra Ecologia e Libertà del Centro Est “Iqbal Masih” «La crisi economica e la recessione impediscono a molti giovani di raggiungere l’autonomia abitativa, pensionati e famiglie hanno difficoltà a pagare l’affitto e gli sfratti aumentano – spiega il coordinatore del circolo Sel, Roberto Demontis – Le graduatorie di accesso alle case ERP vanno a rilento e i tempi di dilatano. Siamo in presenza di una crisi devastante che aumenterà il disagio abitativo di tantissimi genovesi in particolare qui nel Centro Est. Bene hanno fatto questi giovani a sollevare il problema. Particolarmente in Centro Storico ci sono migliaia di alloggi sfitti si tratta quindi di facilitare l’accesso all’abitare con politiche di sostegno ai giovani alle famiglie e ai pensionati».

    «Sinistra Ecologia e Libertà è consapevole dei magri bilanci di Comune e Regione ma chiede a queste istituzioni di adoperarsi nel rendere effettivo il diritto alla casa, oggi a rischio per migliaia di genovesi – conclude Demontis – Chiediamo che nei confronti dei giovani occupanti non partano denunce ma si scelga invece la strada del dialogo aprendo un tavolo di confronto che porti a soluzioni condivise».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Diventare lettori di audiolibri: un corso estivo a Villa Piaggio

    Diventare lettori di audiolibri: un corso estivo a Villa Piaggio

    Stanchi dei soliti corsi di recitazione e doppiaggio? Il Teatro Gag propone due corsi estivi dedicati alla lettura per audiolibri, molto diffusi da anni all’estero (in particolare negli Stati Uniti) e che negli ultimi tempi stanno prendendo campo anche in Italia.

    Per imparare a leggere poesie, romanzi e saggi davanti a un registratore, sono previste due sessioni di seminari nella bellissima scenografia di Villa Piaggio in corso Firenze.

    Il programma verte a far apprendere i trucchi della recitazione e della voce registrata, con alcuni cenni di regia teatrale e di sound design (regia del suono), dove lo studio dei suoni interagisce con la registrazione della voce.

    I corsi sono aperti ad attori, aspiranti attori e speakers, ma anche a chi desidera fare un’esperienza sul campo per arricchire le proprie competenze.

    Le attività si svolgono per cinque ore al giorno nelle seguenti date: 1 – 6 agosto; 7 – 12 agosto.

    Per iscrizioni telefonare allo 010 211004 o inviare una mail a teatrogag@gmail.com.

  • Sampierdarena: rischi per la salute dei lavoratori del Sert

    Sampierdarena: rischi per la salute dei lavoratori del Sert

    I lavoratori del servizio tossicodipendenze – Ser.T Ponente (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali) denunciano la grave situazione ambientale in cui si trovano ad operare e con una lettera datata 17 luglio chiedono alla dirigenza dell’Asl 3 di eseguire tempestivamente un sopralluogo.

    «Il nostro servizio Ser.T Ponente ubicato in via Sampierdarena n. 2 ed è di proprietà dell’Autorità Portuale – scrivono – è una vecchia palazzina stile liberty che nel tempo è stata sede di vari servizi Asl». Parliamo di un edificio fatiscente «All’esterno da almeno 10 anni sono presenti impalcature mai rimosse che facevano sperare in una ristrutturazione mai avvenuta – continuano gli operatori del Sert – questo comporta l’impossibilità di poter aprire le persiane in alcuni locali poiché anche questa semplice operazione rischierebbe di far cadere le persone in strada».
    Inoltre, sul piano della sicurezza i lavoratori fanno presente che «Le finestre del piano terra sono tutte provviste di inferriate e l’unica uscita di sicurezza si apre su un distributore di benzina – continua la missiva – All’interno della palazzina negli ultimi tre anni, grazie agli sforzi del nuovo responsabile, il dott. Giorgio Schiappacasse, sono state effettuate delle migliorie che hanno riguardato la pulizia dei locali, la tinteggiatura delle pareti e l’illuminazione. Ma purtroppo tali interventi non sono sufficienti a rendere vivibile gli ambienti sia per gli operatori, che si alternano per 12 ore giornaliere, sia per gli utenti del servizio».

    Durante la stagione invernale «Gli infissi oltre ad essere pericolanti non si chiudono, lasciando passare aria ed acqua e di conseguenza alcuni locali si allagano ed il riscaldamento è insufficiente. Gli operatori, soprattutto all’ultimo piano sono costretti a lavorare con giacche e cappotti». D’estate invece «Non avendo i condizionatori si è costretti a lasciare le finestre aperte e questo comporta l’entrata di polvere di carbone provenienti dai depositi vicini all’edificio. Tali polveri depositano costantemente uno strato di carbone su scrivanie, fascicoli, documenti, computer, telefoni e peggio ancora sui nostri vestiti, sulla cute causando a molti di noi prurito sulla pelle. Nel corso della giornata siamo costretti a pulirci le mani più volte poiché nere di carbone. Molti operatori lamentano bruciori agli occhi (congiuntivite) e infiammazione alle vie respiratorie (rinite, faringite, bronchite). Inoltre non ultimo in ordine di gravità, sul tetto sono presenti strati di amianto visibili ad occhio nudo».

    Per tutti questi motivi «Segnalati a più riprese negli incontri che la Asl 3 ha organizzato sulla sicurezza ma anche per iscritto, oggi ci troviamo a lavorare in una situazione malsana e pericolosa per noi e gli utenti – concludono i lavoratori del Sert Ponente – Chiediamo che tempestivamente venga eseguito un sopralluogo e che vengano mesi in atto interventi risolutivi e in caso di impossibilità non escludendo una diversa collocazione del servizio».

    I rilievi evidenziati trovano pieno riscontro nelle informazioni in possesso del sindacato autonomo Fials «La situazione si protrae da anni nella condizione descritta con conseguenti peggioramenti strutturali dettati da usura e da omessi interventi manutentivi – spiega il segretario della Fials, Mario Iannuzzi – e ripetutamente, in passato, sono state inoltrate segnalazioni analoghe senza ottenere alcun riscontro».

    Per questo il sindacato – considerando gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza degli ambienti di lavoro e degli ambienti aperti al pubblico, igiene degli ambienti, decoro degli ambienti di lavoro e degli ambienti aperti al pubblico – chiede all’azienda e al competente Servizio Prevenzione e Protezione di «Fornire copia della mappa di rischio inerente il locale in questione, ovvero di consentirne la visione come da normative vigenti; di fornire ogni utile riscontro in merito ad eventuali prescrizioni rilasciate dalle competenti autorità (UO PSAL sopralluoghi svolti come da nostra richiesta); di rendersi disponibile per un sopraluogo urgente nei locali unitamente ai nostri rappresentanti sindacali».

     

    Matteo Quadrone

  • Cornigliano, Ilva: stamattina lavoratori in sciopero

    Cornigliano, Ilva: stamattina lavoratori in sciopero

    Dopo il sequestro dell’intera area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto l’effetto deflagrante rischia di abbattersi anche sugli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure, compromettendone l’attività, come sottolineano i rappresentanti sindacali.

    Se si ferma lo stabilimento di Taranto nel giro di 24 ore qui non arrivano più rotoli e quindi il lavoro si blocca anche da noi – spiega Armando Palombo, rsu Fiom Cgil dell’Ilva di Cornigliano – Avendo chiuso l’altiforno a Cornigliano la produzione si è concentrata su Taranto e quindi la ricaduta sarà immediata

    La tensione nello stabilmento genovese sale e stamattina, dopo l’assemblea in fabbrica, i lavoratori hanno deciso di scendere in strada e stanno marciando in direzione della Prefettura.

  • Bike sharing a Genova: in autunno 60 biciclette e nuovi parcheggi

    Bike sharing a Genova: in autunno 60 biciclette e nuovi parcheggi

    Sessanta nuove biciclette e la realizzazione di nuove aree di parcheggio e interscambio: questo l’annuncio ufficiale arrivato pochi giorni fa dal Comune di Genova, che intende potenziare il servizio di bike sharing per favorire chi vuole attraversare la città senza provocare ulteriore inquinamento dell’aria.

    Non solo: questi nuovi provvedimenti porteranno anche l’installazione di telecamere di sorveglianza nei parcheggi, spesso colpiti da atti di vandalismo.

    Qual è la situazione attuale? Lanciato ufficialmente nel 2009, il progetto MoBike è stato inaugurato dal Comune di Genova nell’ambito della rete Bicincittà, che gestisce tutti i servizi di questo tipo a livello nazionale. Il servizio è a cura di Genova Parcheggi.

    Come si accede? È possibile abbonarsi al servizio presentandosi, muniti di documento di identità, presso la sede di Genova Parcheggi in Viale Brigate Partigiane 1. A ogni abbonato verranno rilasciate una tessera e un lucchetto da utilizzare per le soste temporanee al di fuori delle stazioni Mobike.

    L’abbonamento annuale costa 40 €, comprensivo di una prima ricarica di 5 € e copertura assicurativa RCT del valore di 5 €.

    Il costo di utilizzo del bike sharing varia a seconda del tipo di bicicletta usata, se tradizionale o a pedalata assistita.

    Bicicletta a pedalata assistita
    prima mezz’ora: gratis
    seconda mezz’ora: 1 €
    terza mezz’ora: 2 €
    ogni mezz’ora successiva alla terza: 3 €

    Bicicletta tradizionale
    prima ora: gratis
    seconda ora: 1 €
    terza ora: 2 €
    ogni ora successiva alla terza: 3 €

    Attualmente sono presenti in città 6 parcheggi, ciascuno con 12 posti per i veicoli: un numero davvero esiguo, se pensiamo che per esempio i posti analoghi a Milano sono 30. I parcheggi si trovano presso il Matitone in via Di Francia, presso le stazioni di Genova Piazza Principe e Genova Brignole (quest’ultimo ha una dotazione di 20 posti bici), in piazza De Ferrari, piazza Caricamento e in via XX Settembre, all’incorcio con via San Vincenzo.

    Per tutte le informazioni il numero verde di riferimento è 800 132 995.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Spread alle stelle, l’effetto Monti non è bastato: ma guai a nominare Silvio…

    Spread alle stelle, l’effetto Monti non è bastato: ma guai a nominare Silvio…

    Come era prevedibile, è ritornata l’emergenza spread e il crack dell’euro è sempre più vicino. Ma non c’è niente di nuovo sotto il sole. Dei fattori che determinano in larga parte questa situazione se ne è già parlato ampiamente (anche in questa rubrica ne ho scritto e riscritto). Per questo sentire di nuovo il ritornello dei giornali di centro-destra, secondo i quali uno spread a 537 punti dimostrerebbe che Berlusconi non era un problema, farebbe sorridere, se non ci fosse da piangere. E’ ovvio invece che Berlusconi è stato un problema e lo è tuttora: lo è stato perché ha rivestito il ruolo di principale attore politico della seconda repubblica, e quindi di principale responsabile per gli errori e le mancate riforme di quegli anni; lo è stato perché a fine 2011 nelle cancellerie di tutta Europa nessuno lo considerava più un interlocutore affidabile; e lo è tuttora perché tiene in ostaggio con i suoi desiderata la maggioranza di Monti, avendo contribuito, per esempio, ad azzoppare la legge anti-corruzione (che è diventata una legge pro-corruzione) e ad impedire la messa all’asta delle frequenze digitali. Il fatto che queste ed altre responsabilità possano essere condivise (anche se in misura minore) con vari governi e politici di centro-sinistra non significa – se esiste un minimo di logica a questo mondo – che Berlusconi ridiventi per magia un candidato premier serio ed affidabile: se mai, significa che questa sinistra ha bisogno di una classe dirigente totalmente nuova, sempre che sia ancora in tempo per questa ristrutturazione. Ma dovrebbe restare fermo un banalissimo principio di alternanza per cui, se qualche grossa responsabilità spetta anche a chi ci ha governato per il fatto che oggi siamo sull’orlo del precipizio, allora forse conviene puntare su un altro cavallo. Il che è più o meno quello che ha scritto recentemente anche il Financial Times.

    Eppure, detto questo, è innegabile che l’effetto Monti non ci sia stato. Il livello di spread a cui ha chiuso la borsa ieri sera è superiore a quello del giorno delle dimissioni di Berlusconi nel novembre del 2011. E, sebbene in valore assoluto (quello che più conta) i tassi a cui ci indebitiamo restino in realtà inferiori, perché lo spread è indicatore che non evidenzia la diminuzione dei tassi tedeschi che nel frattempo sono scesi ulteriormente facendo quindi salire il differenziale con i nostri BTP, ciononostante non si può negare che l’effetto psicologico sia forte: e anche sostanziale, perché certo ci si aspettava di più dall’approdo a Palazzo Chigi di una persona seria e competente come Mario Monti.

    E’ accaduto però quello che era logico prevedere che accadesse, a meno di non avere gli occhi foderati di prosciutto. Monti ha pure cercato di applicare le indicazioni contenute nella lettera della BCE: ma la maggioranza che lo sostiene non ha per questo smesso di fare i calcoli elettorali e di convenienza che era solita fare. Come avevo scritto, mi sarebbe piaciuto che Monti cogliesse l’eccezionalità dell’occasione per una sferzata contro i partiti, per costringerli, con la forza dell’urgenza, a misure che riducessero il loro potere e li costringessero a un processo di rinnovamento interno. Avevo ammesso che la cosa era difficile e rischiosa. Ma l’alternativa ce l’abbiamo ora davanti. Monti ha preferito porsi come il garante dell’establishment partitico, facendo sperare alle forze politiche che, dopo un breve interregno di misure impopolari coordinate da lui, destra e sinistra sarebbero potute ritornare a spartirsi il paese come prima e più di prima.

    E’ per questo motivo che i partiti si sono sentiti autorizzati a continuare a pensare al dopo, ai loro elettori e a quello che veniva comodo ai loro dirigenti. Di conseguenza molte ciambelle non sono venute col buco. E se rileggiamo oggi la famosa lettera che la BCE ci mandò l’anno scorso, dobbiamo ammettere che è stato in effetti raggiunto un numero relativamente basso di obiettivi. Infatti dopo quasi nove mesi scopriamo che il debito pubblico italiano, considerato la madre di tutti i problemi, non solo non è diminuito, ma è aumentato. L’Eurostat certifica che la percentuale tra il nostro debito e il PIL  ha raggiunto il 123,3%. In realtà è ipotizzabile che nemmeno una velocissima ed integrale realizzazione di tutti i punti della lettera della BCE ci avrebbe salvato dai problemi dello spread: per l’ovvio motivo che questi problemi sono di tutt’altra natura. Mentre in Europa ci suggerivano cosa fare per aggiustare i fondamentali della nostra economia, i mercati attaccavano l’euro e nessuno pensava di porvi rimedio. I fondamentali dell’economia italiana, d’altronde, non sono granché cambiati negli ultimi anni.

    Cosa giustifica dunque la fuga da (e la speculazione su) i titoli di Stato dei paesi periferici della zona euro? Il fatto che da un certo punto in avanti (quando la crisi dei mutui subprime si è estesa in Europa, svelando bolle e trucchi contabili che stavano dietro alle economie di alcuni paesi) i mercati hanno realizzato che essere dentro l’euro non era una garanzia eterna di solvibilità. E hanno cominciato una scommessa contro la moneta unica, che si è rivelata finora vincente. Senza una misura europea per ristabilire la fiducia, vale a dire una qualche forma di condivisione del debito, non si risolverà nulla. La triste realtà è che siamo appesi non solo all’Europa, nel senso delle istituzioni europee, ma anche agli altri paesi europei, nel senso delle politiche adottate dai governi dei nostri vicini. La Spagna, ad esempio, è in condizioni disastrose: a breve sarà costretta a un sostanziale default, chiedendo l’intervento del Fondo Monetario Internazionale. E non è un mistero che nella testa dei mercati il destino della Spagna è strettamente legato al nostro, perché si pensa: “se cade un paese grande come la Spagna, allora può cadere anche l’Italia”.

    In queste condizioni c’è veramente poco che si possa fare: andare alle elezioni anticipate, magari per rivotare un nuovo governo Monti, difficilmente impressionerà gli operatori finanziari. Ecco perché dico che la fine dell’euro è ormai vicina. Certo, resta sempre la solita opzione aperta: basterebbe un si della Germania agli Eurobond, almeno per invertire la tendenza. Ma cosa ne pensino a proposto i Tedeschi lo sappiamo già. Tobias Piller, un giornalista del Frankfurter Allgemeine Zeitung, ieri sera ospite ad “In Onda” su LA7, è stato piuttosto esplicito: se alla Germania venisse chiesto di scegliere tra inflazione o uscita dall’euro, sceglierebbe senza dubbio la seconda ipotesi. I Tedeschi pensano che, affinché l’UE funzioni economicamente, ogni paese debba reggersi solo su sé stesso ed avviare una ristrutturazione profonda della propria economia, come innegabilmente ha fatto la Germania dal 1999 al 2010.

    Peccato solo che noi non abbiamo mai avuto tutto questo tempo. Ammesso e non concesso che sarebbe bastato, è chiaro che non si può pretendere dagli Italiani, che non hanno né la classe politica, né la coesione sociale, né l’organizzazione dei Tedeschi, di fare in pochi mesi quello per cui gli stessi Tedeschi hanno impiegato anni (anni, tra l’altro, in cui l’economia mondiale cresceva bene). Gli Italiani possono essere biasimati per non aver fatto nulla prima: ma non si può neanche chiedere ad un fumatore di 170 kg. di correre la maratona di New York. E comunque è opinabile che la ricetta tedesca (la deflazione salariale) funzioni per tutti, come giustamente faceva notare Vladimiro Giacché. Invece si è continuato a tagliare la spesa, deprimendo l’economia e contribuendo a tenere alto, in percentuale sul PIL, il debito. Quindi, riassumendo, stanti gli errori passati nostri e dei nostri politici, da quando è arrivato, Monti si è mosso poco e nella direzione sbagliata: tutto per fare colpo sulla Merkel, purtroppo senza successo.

    Morale: è sempre più probabile che quando chiuderemo gli ombrelloni toneremo a lavorare in lire. Con tutti i problemi che questo comporterà.

    Andrea Giannini
    [foto di Diego Arbore]