Anno: 2012

  • Mario Monti, la mossa a sorpresa: Berlusconi e Bersani a confronto

    Mario Monti, la mossa a sorpresa: Berlusconi e Bersani a confronto

    Palazzo ChigiOra che la “politica” è rientrata prepotentemente in scena, con l’ennesima ricandidatura di Berlusconi, le ormai certe elezioni anticipate e la mossa a sorpresa di Mario Monti, pronto anch’egli – pare – ad una vera “discesa in campo”, ci torna finalmente utile aver parlato tanto di problemi economici. Perché possiamo così valutare con maggior cognizione di causa il senso delle scelte dei vari protagonisti: i quali non sono affatto buoni e cattivi nel modo in cui sono comunemente “disegnati”, per dirla alla Jessica Rabbit.

    Prendiamo Berlusconi. Il Cavaliere, anche se in questi giorni prende bastonate da tutti, a partire dai mercati azionari e obbligazionari, non è affatto quella grave minaccia per l’Italia che ci viene raccontata: o quantomeno, se lo è oggi, non è per motivi diversi da cinque o dieci anni fa. Anzi, ormai conosciamo bene il pover’uomo: amante delle belle donne, spregiudicato, ruffiano, viscerale, dotato dell’istinto del piazzista e senza alcuna cultura politica o senso delle istituzioni. Per uno così la politica non è mai stata un obiettivo: se mai, è stata un mezzo, vuoi per ingrandire un ego già gigantesco, vuoi per avvantaggiare le proprie aziende e poi per salvarsi dalle conseguenze giudiziarie della sua stessa mancanza di scrupoli. Per questo si è occupato solo di mantenere quel consenso che gli permettesse o di governare o di condizionare chi governava. E avere un buon consenso per un bravo venditore non è un grosso problema. Disse una volta: «È difficile non andare d’accordo con me: quando c’è qualcuno che ha delle punte mi faccio concavo, quando c’è qualcuno che si ritrae mi faccio convesso». Berlusconi, per ottenere i suoi scopi, ha sempre fatto così: ha anche minacciato, insultato e combattuto, ma soprattutto ha adulato, ha stipulato accordi e ha distribuito doni. Ha cercato, insomma, di dare alla gente quello che voleva, per poi poter fare lui stesso quello che voleva. In questo modo è stato a galla per vent’anni. Alla luce del contesto, dunque, anche questa sua ultima mossa – il ritorno in politica contro l’Europa dei poteri forti – non sorprende. Sempre attento agli umori di quelli con cui si confronta, il Cavaliere ha capito che l’austerità sta generando un malcontento crescente, a partire da molti piccoli e medi imprenditori, che questo malcontento non era ancora stato esplicitamente intercettato e che su questa scia poteva ricostruire un’alleanza con la Lega e fare concorrenza a Beppe Grillo (che non è poi così dichiaratamente euroscettico come potrebbe apparire). E anche se il soggetto rimane comunque spregiudicato, inaffidabile e “unfit to lead Italy” quanto volete, tuttavia il rischio concreto è che il tempo gli dia ragione.

    A questo proposito dovrebbe far riflettere il fatto che quegli stessi giornaloni che per decenni gli hanno tenuto il sacco, bevendosi la storia della “rivoluzione liberale” e prendendolo con serietà mentre cercava di accreditarsi addirittura come leader della destra moderata, oggi lo additino a principale minaccia per la stabilità dell’Europa. Non che mi interessi difendere l’indifendibile Mr. B, ma da quanto ci siamo detti in questa rubrica appare chiaro che questa storia sia tutta un’enorme panzana.

    Sappiamo già, infatti, che i danni fatti dai governi Berlusconi – danni molto grossi sotto altri aspetti – dal punto di vista della crisi macroeconomica non sono assolutamente determinanti: o per lo meno, non sono distinguibili dalla generale inadeguatezza di tutta la classe politica della seconda Repubblica nel suo complesso. Il vero problema è la mancanza di regole nel sistema finanziario privato e, relativamente all’area euro, gli squilibri commerciali nella bilancia dei pagamenti tra paesi membri (cioè il fatto che la esportazioni tedesche verso l’UE non siano bilanciate da altrettante importazioni): certo non sono state le promesse populiste di Berlusconi a far salire il debito pubblico (al contrario – ricordo – negli stessi anni il rapporto debito/PIL scendeva).

    Ma se questo è vero, allora consegue giocoforza che non importa cosa pensino oggi gli elettori e non importa neppure chi avrà vinto le elezioni tra qualche mese: quando la dura realtà presenterà il conto, Berlusconi farà bella figura, perché potrà rivendicare di aver preso posizione contro l’austerità e la gabbia dell’euro. A pagarne le conseguenze resterà come al solito il Partito Democratico, questa supposta “sinistra” che ha tradito la sua vocazione storica e oserei dire anche semantica, che ha preferito coltivare le amicizie in alto più che i rapporti sindacali in basso, e che ha imparato ad illuminarsi per le ragioni più opportunistiche della realpolitik, perdendo ogni legame con l’ispirazione ideale della politica.

    Ancora una volta, infatti, – e veniamo così all’altro protagonista – il piano di Bersani è stato più semplicistico che astuto. Monti – deve aver ragionato il segretario del PD – è stimato da tutti, eppure non gli manca un certo consenso popolare: quindi copiamo il suo programma di rigore (temperato con qualche minimo provvedimento sociale), mandiamo Monti al Quirinale (così tranquillizziamo l’Europa) e poi potremo governare tranquillamente per cinque anni. In questo modo riusciamo sia a continuare a vivere nel mito della sinistra di Prodi “che ci ha portato in Europa”, sia ad accontentare i nostri cari amici imprenditori, che hanno problemi a pagare meno i lavoratori e a disciplinare i sindacati!

    Purtroppo per il nuovo leader della sinistra, fresco di investitura popolare, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Il successo di Monti è stato possibile solo grazie a due condizioni irripetibili:

    a) si è concretizzato nel breve periodo (già nel medio periodo si vedono i danni fatti: e il progressivo calo di consensi del premier sta lì a dimostrarlo);

    b) non ha dovuto fronteggiare un’opposizione politica.

    E’ ovvio, cioè, che la rassegnazione dei cittadini di fronte all’ineluttabilità dell’agenda Monti dipenda molto dall’appoggio incondizionato di tutti i giornali e di tutte le forze politiche. Ma questa concomitanza si può realizzare solo con un governo tecnico da mandare al più presto in soffitta. Nella normale dialettica politica, un governo che metta mano a così tanti tagli e sacrifici, senza che se ne riescano anche solo ad intravvedere i frutti, finirebbe triturato dalle critiche dell’opposizione.

    E qui capiamo anche come mai Monti – il terzo incomodo – stia pensando seriamente di scendere in campo: per strano che sembri, deve andare in soccorso al PD. A seconda di come vince le elezioni, infatti, Bersani si può trovare nella condizione di (prima ipotesi) non avere i numeri per governare e quindi dover fare un’alleanza con il PDL (con Berlusconi a fare l’ago della bilancia); oppure di (seconda ipotesi) riportare una grande vittoria e quindi poter governare da solo con Vendola. Ma anche in questo secondo caso, la possibilità di fare nuove manovre lacrime e sangue sarebbe seriamente a rischio: il combinato costituito dalle forti ed inevitabili pressioni sociali e dalla potenza di fuoco mediatica delle televisioni del Cavaliere potrebbe essere troppo duro da reggere per la maggioranza, che finirebbe presto per perdere pezzi all’estrema sinistra.

    Serve quindi una stampella di centro, cattolica e tecnica insieme, che sottragga voti alla destra e compatti il futuro governo Bersani. Resta solo da vedere che campagna elettorale sfornerà il PD a questo punto. Monti e Berlusconi sulla vera questione politica del momento, cioè la governance europea e l’euro, sono agli antipodi: ma almeno hanno le idee chiare in termini di programmi elettorali (anche se quello del Cavaliere – si sa – non è mai un impegno).

    Ma la sinistra in questo contesto come si colloca? Difficile sostenere Monti per un anno, impegnarsi a proseguire sulla sua strada, continuare a far capire che sarebbe una scelta gradita addirittura per il Quirinale e nel contempo ritrovarselo contro in campagna elettorale. Se Monti ha fatto bene in Europa, allora conviene votare direttamente lui; se non ha fatto bene, allora la sinistra dovrebbe spiegare perché, nonostante questo, lo abbia sostenuto incondizionatamente: e soprattutto perché ora convenga votare il PD. Anche il PDL ha sostenuto Monti, è vero: ma poi ha staccato la spina. E la differenza non è cosa da poco, in campagna elettorale. Pronostico quindi un proseguo logorante per Bersani, come si vede da certe avvisaglie; anche se non credo che il risultato sia in discussione: con ogni probabilità sarà proprio lui il prossimo premier. Certo che, quando c’è di mezzo la sinistra italiana, niente è sicuro.

     

    Andrea Giannini

  • Premio Tenco 2012: crisi e tagli, il festival si è spostato a Novara

    Premio Tenco 2012: crisi e tagli, il festival si è spostato a Novara

    IL PRECEDENTE

    Luglio 2010: aria di crisi per il Premio intitolato a Luigi Tenco, che dal 1972 si svolge ogni anno al Teatro Ariston di Sanremo per omaggiare la canzone d’autore italiana.

    A pochi mesi dalla 35a edizione del Festival, che si tiene ogni anno nel primo fine settimana di novembre, iniziano a circolare voci circa un drastico taglio dei finanziamenti: se fino allo scorso anno il contributo assegnato al Tenco dal Comune di Sanremo era di circa 300.000 €, l’edizione 2010 avrà un budget di poco più di 100.000 €, ossia ridotto di due terzi.

    Una cifra troppo bassa per gestire le spese organizzative e i compensi degli artisti, che mette a serio rischio l’evento.

    Il Club Tenco rivolge un appello alla Regione Liguria, che elargisce un finanziamento straordinario rispetto a quanto normalmente concesso alle attività culturali: questo rende possibile il regolare svolgimento del Premio.

    Novembre 2011: il budget per il Premio Tenco è lo stesso della scorsa edizione, sempre troppo poco per consentire che la rassegna abbia la qualità artistica e tecnica necessaria che l’hanno caratterizzata negli anni. Il contributo della Regione Liguria, per esigenze di bilancio, è più esiguo rispetto a quello del 2010, mentre la Siae ha aumentato in extremis il finanziamento in cambio di una maggiore attenzione alla scoperta (e riscoperta) di talenti musicali nascosti e poco conosciuti.

    Tutto ciò ha comunque permesso di andare avanti anche quest’anno. Il Festival si svolge dal 10 al 12 novembre con un programma ridotto rispetto al passato: meno artisti presenti, un taglio alle spese di scenografia, pubblicità e materiale stampato, netta riduzione degli eventi in calendario.

    L’ipotesi per il 2012 è di ridurre anche il numero delle serate, dalle consuete tre a una, unendo la consegna delle targhe a tutti gli altri eventi collaterali.

    IL PRESENTE

    Un annuncio a sorpresa, a pochi giorni dalla consueta assegnazione del premio ai migliori cantautori italiani. Anzi, le sorprese sono due: la consegna delle Targhe Tenco si tiene per la prima volta a dicembre, rimandato di un mese rispetto alla data consueta.

    La seconda è che per la prima volta la Liguria non ospita la rassegna musicale: sede del Premio, che si è svolto nel fine settimana appena trascorso – da giovedì 6 a sabato 8 dicembre – è stato il Teatro Coccia di Novara. Per la prima volta dopo 28 edizioni, Sanremo non ha accolto la celebre premiazione: «mentre da Sanremo tagliavano sempre di più, da Novara è arrivata una proposta di finanziamento con un progetto molto interessante», ha spiegato il direttore artistico Enrico De Angelis per motivare la scelta.

    I vincitori di questa edizione sono stati: Afterhours e Zibba & Almalibre ex aequo come miglior album, Enzo Avitabile per il miglior album in dialetto, Francesco Baccini come miglior interprete e Colapesce come miglior opera prima (tra i finalisti di questa categoria c’era anche la genovese Roberta Barabino).

    Marta Traverso

  • Quezzi, accesso a via del Molinetto: rampa carrabile alternativa al ponte

    Quezzi, accesso a via del Molinetto: rampa carrabile alternativa al ponte

    Dopo 13 mesi di attesa, finalmente, almeno una risposta è arrivata: la rampa carrabile alternativa all’antico ponte di accesso a via del Molinetto (alture di Quezzi) – danneggiato dall’alluvione del novembre 2011 – si farà.
    Dopo una mozione votata all’unanimità dal Municipio Bassa Valbisagno, pressioni di ogni genere, iniziative promosse direttamente dagli abitanti che hanno inviato lettere e mail alle autorità competenti, la soluzione urbanistica – già individuata sulla carta nell’estate scorsa – verrà messa in pratica.
    Ad oggi, però, restano ancora da capire «Quali siano i tempi di realizzo e le modalità, non abbiamo visto neppure il disegno del progetto – spiega il consigliere (Rc-Fds) del Municipio Bassa Valbisagno, Giuseppe Pittaluga – Mentre per un intervento provvisorio, una passerella “salvavita” che avrebbe alleviato le pene subite per mesi e mesi da un centinaio di abitanti, sarebbero stati sufficienti poche migliaia di euro. L’amministrazione comunale, invece, si è dimostrata succube, abdicando al proprio ruolo, più per ragioni di sudditanza politica che di necessità economiche, accettando l’iniziativa dei tecnici della regione e dei privati che effettueranno l’intervento urbanistico».

    È di pochi giorni orsono, infatti, la notizia dell’accordo tra Coop 7 (l’impresa che a sue spese si occuperà dei lavori) e Commissario Delegato per il Fereggiano (attività svolta a titolo gratuito dal Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando): via libera all’intervento finalizzato al ripristino dell’accesso carrabile a via del Molinetto tramite la costruzione di una rampa alternativa al ponte «Che carrabile non lo è mai stato – sottolinea Pittaluga – era asservito ai mezzi rurali ed ai motocicli, a velocità limitata, così come tutta la creuza», abbattendo tre magazzini (di cui uno abusivo) e creando un accesso diretto dalla via principale «Esattamente sul ponte della via, in curva – continua il consigliere del municipio – e tagliando a quell’altezza il marciapiede andandosi ad inserire nella creuza sottostante con un dislivello di più di 2 metri».

    In pratica una mulattiera storica «Verrà trasformata in carrabile per decreto governativo – denuncia Pittaluga – Va da se che i drenaggi della rampa dovranno esser funzionali almeno alla cascata d’acqua proveniente da tutta via Fontanarossa, che altrimenti si abbatterebbe, ad ogni pioggia, sugli usci delle abitazioni con l’ingresso sulla mulattiera».
    La natura pedonale di un percorso «Secondo noi non può essere alienata ad altri interessi, anzi, in prospettiva andrebbe valorizzata», spiega il consigliere del Municipio. Senza dimenticare che l’antico ponte di pietra «Verrà abbandonato al degrado grazie ai furbeschi “vincoli” richiesti dalla precedente amministrazione che, abituata a mischiare le carte, ne ha così impedito l’immediata ricostruzione», aggiunge Pittaluga.

    Ma tant’è la soluzione individuata è quella della rampa e bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Tuttavia, la volontà espressa e deliberata unanimemente dal Consiglio del Municipio Bassa Valbisagno a favore di un percorso di urbanistica partecipata, dovrebbe ancora lasciare spazio a suggerimenti e punti di vista differenti, garantendo il pluralismo d’opinione dei cittadini interessati.
    Si tratta di «Un piccolo percorso, in una piccola area, a proposito di un piccolo intervento – continua Pittaluga – Eppure sarebbe l’unico spiraglio di dignità civica, un tentativo di creare le condizioni minime necessarie perché la comunità torni a considerarsi tale, non un insieme di egoismi consociati in qualche speculazione, ma abitanti che condividono un territorio comune e che su questo si confrontano».

    Per procedere in una direzione coerente il Municipio Bassa Valbisagno inviterà il Commissario Delegato a presentare l’iniziativa ai cittadini. «Crediamo che la sede opportuna sia un Consiglio Monotematico Straordinario che venga indetto in orario serale per permettere agli interessati di partecipare – spiega Pittaluga – Nell’impossibilità di un Consiglio si può indire una Commissione “aperta” all’audizione dei residenti coinvolti, su nostro invito e/o su loro richiesta, con tema il Decreto del Commissario».
    Ancora non ci sono dati e numeri certi sui tempi e i modi d’intervento «Ma indire questo evento in tempi rapidi non è solo un segno di trasparenza e correttezza, è anche rispettoso del disagio che tutt’ora e nel prossimo futuro le persone dovranno sopportare – conclude il consigliere del municipio – Certo è che i cittadini apprezzerebbero l’iniziativa aumentando l’adesione e la confidenza, ora lacerate da anni di latitanza istituzionale, verso l’amministrazione del territorio. Sarebbe un buon inizio».

     

    Matteo Quadrone

  • Concorso artistico 2013: i giovani per riqualificare Savona

    Concorso artistico 2013: i giovani per riqualificare Savona

    Il Comune di Savona ha pubblicato il bando di concorso A m’arcord truelove rivolto a giovani artisti dai 18 ai 30 anni, che potranno creare un progetto che valorizzi il territorio comunale, con particolare attenzione alle zone periferiche della città, agli spazi urbani insoliti e limitrofi.

    Ogni artista può partecipare singolarmente o in gruppo, purché il progetto sia inedito. Non ci sono limiti di stile, mezzo e tecnica artistica (installazioni, pittura, scultura, teatro, danza, video, web, foto, etc).

    La scheda tecnica del progetto (completa di studio di fattibilità e preventivo) dovrà pervenire entro il 30 gennaio 2013 all’Ufficio rotocollo del Comune di Savona, unita alla domanda di partecipazione (scaricabile dal sito del Comune) e al curriculum dei partecipanti.

    Una commissione valuterà i progetti in base ai criteri di valore artistico, fattibilità e attinenza al bando: il progetto vincitore sarà premiato in occasione di un’iniziativa pubblica organizzata dal Comune di Savona. In base alle risorse finanziarie disponibili, sarà assegnato un contributo finanziario non superiore a € 3.000 per l’attuazione del progetto.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Trasporti ferroviari, Legambiente denuncia: niente diritti per i pendolari

    Trasporti ferroviari, Legambiente denuncia: niente diritti per i pendolari

    Nella triste classifica delle tratte ferroviarie peggiori d’Italia – presentata ieri da Legambiente che ha annunciato una giornata di mobilitazione, il 18 dicembre, per chiedere più treni per i pendolari, nuove carrozze e servizi migliori – troviamo anche il capoluogo ligure con la Genova Voltri-Genova Nervi.

    Riparte così – Pendolariala campagna dell’associazione ambientalista dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti di chi ogni giorno si sposta in treno – perché la vita dei pendolari, purtroppo, non migliora, anzi si fa sempre più incerta. Quest’anno, infatti, a fronte di tagli del servizio e aumenti del prezzo dei biglietti in diverse regioni, i disagi per i fruitori del trasporto pubblico su ferro sono largamente aumentati, complici governo e amministrazioni regionali.

     «Quella dei treni per i pendolari è una vera e propria emergenza nazionale di cui nessuno sembra intenzionato ad occuparsi – dichiara il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – Negli ultimi anni il servizio in larga parte delle regioni è andato peggiorando per la riduzione e l’incertezza delle risorse, che ha portato ad avere treni sempre più affollati, in ritardo e con le solite vecchie carrozze. Per chi si muove in treno ogni giorno la situazione è spesso disperata, con autentici drammi giornalieri che si vivono sulle linee del Lazio, della Campania, del Veneto. E’ vergognoso che gli stanziamenti erogati dalle regioni per questo servizio siano stati talmente risibili da risultare in molti casi inferiori alle spese per i gruppi consiliari. La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari punta a cambiare questo stato di cose, governo e regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro».

    Nel triennio 2010-2012 la media delle risorse stanziate è diminuita del 22% rispetto al 2007-2009.

     «Il 2009 è stato, infatti, l’ultimo anno in cui sono state destinati fondi sufficienti a garantire un servizio decoroso – spiega una nota di Legambiente – Anche il Governo Monti non fornisce certezze per il futuro del trasporto pendolare in Italia. Per il prossimo anno i fondi per il trasporto pendolare sono destinati ancora a ridursi. La diretta conseguenza di questa situazione sono tagli ai servizi, aumento del prezzo dei biglietti, stop agli investimenti per l’acquisto dei treni».

     «Quest’anno i tagli ai servizi in Campania hanno toccato il 90% sulla Napoli-Avellino e il 40% sulla Circumvesuviana – continua Legambiente – Sono stati del 15% in Puglia e del 10% in Abruzzo, Calabria, Campania e Liguria. Sono state chiuse 12 linee in tutto il Piemonte, in Abruzzo e in Molise definitivamente soppressi i treni della linea Pescara-Napoli. Con il nuovo cambio d’orario vengono soppressi tutti i treni tra Sibari e Taranto, sostituiti con autobus».

    Nel contempo, il prezzo del biglietto, ovunque continua ad aumentare «In Toscana è cresciuto del 20%, nel Lazio 15% e in Liguria del 10% per il biglietto semplice e del 5% per gli abbonamenti mentre è previsto un’ulteriore maggiorazione del 3% per il 2013. Aumenti che si vanno a sommare a quelli del 2011, come in Lombardia dove le tariffe erano già state incrementate del 23,4% l’anno passato».

    Per quanto riguarda la linea Genova Voltri-Genova Nervi «Peggiora, anno dopo anno, la condizione dei pendolarisottolinea Legambiente – Parliamo di una delle tratte metropolitane più frequentate ed affollate d’Italia, utilizzata da almeno 25.000 viaggiatori al giorno, con problemi di sovraffollamento e una velocità media di 25 km/h».

    La situazione è ancor più grave dalla fine del 2011 «Quando sono state tagliate 6 coppie di treniconclude l’associazione ambientalista – a cui si sommano i tagli di altre 2 coppie nel 2012, arrivando a sole 35 corse contro le 51 del 2010. Queste criticità non hanno fatto altro che peggiorare i livelli di puntualità delle corse anche a causa dell’allungamento dei tempi in fermata dovuto alla difficoltà di chiudere le porte per il sovraffollamento».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Zerocover Genova: Zazza e Ruben Esposito, concerto al Kitchen

    Zerocover Genova: Zazza e Ruben Esposito, concerto al Kitchen

    ChitarraMartedì 11 dicembre 2012 al Kitchen di via San Donato inaugura il primo appuntamento di Zerocover, una rassegna musicale per artisti e cantautori che presentano materiale proprio, di diversi generi musicali.

    La serata inaugurale vede come ospite musicale Zazza, accompagnato dall’artista Ruben Esposito. Zazza, ideatore di Zerocover, presenterà il calendario dei concerti (che si terranno ogni martedì al Kitchen) e si esibirà per presentare il suo repertorio.

    Questi i prossimi appuntamenti in programma.

    18 dicembre: White Mosquito

    8 gennaio: Federico Sirianni

    15 gennaio: Lady Ubuntu

    22 gennaio: Matteo Fiorino

    29 gennaio: Michele Savino

    5 febbraio: Music from the trapdoor

    12 febbraio: Matteo Conta

    19 febbraio: Fabio Biale

    26 febbraio: Belzer

    5 marzo: Davide Geddo

    12 marzo: Mauro Ciprì

    19 marzo: Sergio Pennavaria

    26 marzo: Lele delle scimmie

    2 aprile: Bobby Soul

    9 aprile: Tommaso Chiarella

    16 aprile: Matteo Troilo

    23 aprile: Marco Barberis

    30 aprile: Fabio Nobili

    [foto di Constanza Rojas]

  • I pericoli della contraffazione: un vademecum per i consumatori

    I pericoli della contraffazione: un vademecum per i consumatori

    In occasione dell’evento natalizio il Movimento Consumatori fornisce uno strumento di assistenza al consumatore: un vademecum sul tema della contraffazione per indirizzare i cittadini a non acquistare prodotti pericolosi e rischiosi per la salute dei propri figli.

    A tal proposito presso la sezione genovese del Movimento Consumatori Liguria, in via dei Giustiniani 66r, è possibile consultare le apposite guide e ricevere adeguati suggerimenti. Gli opuscoli saranno disponibili anche in alcune librerie della zona ed in alcuni negozi di giocattoli, cosicché il rapporto tra negoziante e acquirente si basi su onestà e fiducia.
    «Il nostro impegno è far prendere coscienza a genitori, parenti e amici di cosa andranno a mettere sotto l’albero – spiega il Movimento Consumatori Liguria – È importante che tutti possano conoscere le conseguenze della contraffazione e i danni che essa può provocare».

    Con l’inizio dell’anno nuovo, inoltre, il Movimento Consumatori mette a disposizione uno spazio dedicato ai più creativi e fantasiosi dove dar sfogo alla propria immaginazione, realizzando oggetti personali con materiale riciclato offerto da “ReMida” (centro di riciclaggio creativo).

    «I laboratori sono aperti a chiunque abbia voglia di cimentarsi in questo progetto – conclude il Movimento Consumatori Liguria – e a tutti coloro che desiderano trascorrere un pomeriggio all’insegna della sostenibilità».

  • Ponte Monumentale, degrado: un bene architettonico a rischio

    Ponte Monumentale, degrado: un bene architettonico a rischio

    porticato di ponte monumentaleUn’interpellanza urgente al Sindaco Marco Doria per chiedere conto della situazione del Ponte Monumentale, una struttura che versa in stato di degrado, ormai da lungo tempo e potrebbe rappresentare un pericolo per l’incolumità dei cittadini.

    L’iniziativa è del consigliere comunale (Gruppo Misto) Francesco De Benedictis che denuncia «Il Ponte Monumentale è divorato dall’umidità che sta sfaldando la struttura e la rende a rischio crollo».

    Il consigliere spiega «Erano stati affissi grandi pannelli pubblicitari i cui introiti sarebbero serviti al restauro; il bando pubblico di gara per l’utilizzo di tali spazi pubblicitari era andato deserto, facendo di fatto fallire il progetto di autofinanziamento. Alla luce di tutto ciò non ritiene siano necessari interventi di salvaguardia non solo del bene architettonico ma anche delle persone che tutti i giorni transitano, a piedi o in auto, sotto il Ponte Monumentale?».

    Nel frattempo, il consorzio “Via Giulia e Piccapietra”, che per anni ha promosso il risanamento di via XX Settembre, occupandosi anche del Ponte Monumentale, annuncia l’intenzione di voler gettare la spugna. Il motivo è presto detto: da parte dell’amministrazione comunale non è arrivato alcun segnale, le richieste di aiuto sono state inascoltate, dunque il consorzio non ha più ragione di esistere.

    Una perizia, effettuata a suo tempo dallo stesso consorzio, stimava in 600 mila euro la cifra necessaria per compiere il restauro del ponte. «Proponemmo al comune (all’epoca del secondo mandato dell’ex Sindaco Pericu) di installare dei cartelli pubblicitari sul Ponte Monumentale il cui ricavato sarebbe servito a svolgere i lavori – spiega il consorzio Via Giulia e Piccapietra – Avevamo trovato una ditta che li installava facendo pagare alle aziende espositrici 15 mila euro mensili più iva. Inizialmente tutto andò bene ma in seguito, la Giunta Vincenzi non garantì il rinnovo della convenzione per un periodo accettabile: senza la garanzia di operare, quantomeno a medio termine, comprensibilmente, la ditta installatrice rinunciò. Così quell’esperienza si concluse amaramente».

     

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Made-in-No: moda etica e sostenibile a Genova

    Made-in-No: moda etica e sostenibile a Genova

    barattoDa poco più di un anno è aperto a Genova, presso l’ex Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente, un “emporio etico”: uno spazio commerciale, culturale e sociale che offre l’opportunità di conoscere e praticare uno stile di vita improntato sul consumo responsabile e sul rispetto delle risorse ambientali, delle tipicità locali e delle condizioni di chi lavora.

    Manifattura Etica non è solo un negozio, ma anche un luogo dove è possibile informarsi sulla filiera di produzione e distribuzione di ciascun articolo, sulle pratiche di consumo responsabile e di come ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività quotidiane: risparmio energetico, riduzione dei rifiuti e utilizzo di prodotti ecocompatibili sono alcuni dei temi chiave dell’emporio.

    In particolare Fair, la cooperativa di riferimento di Manifattura Etica, ha ideato e messo in vendita una linea di abbigliamento coerente con i principi di cui l’emporio si fa portavoce. Made-in-No è la prima linea in Italia di intimo bio-equo, creata in collaborazione con l’Associazione Cristiana Casagrande e con il sostegno della Provincia di Novara, della Fondazione Culturale Responsabilità Etica e grazie al contributo dei Gruppi di Acquisto Solidale.

    Made-in-No valorizza i piccoli produttori artigiani e le cooperative che hanno scelto di basare la loro attività secondo regole di equità, trasparenza e sostenibilità lungo tutta la filiera produttiva. Un ruolo di primo piano è svolto appunto dai GAS, che per primi hanno sostenuto il progetto prefinanziandolo, partecipando alla realizzazione e sostenendo la domanda aggregata: in questo modo è stato avviato il lavoro di Justa Trama, una rete di circa 800 tra produttori e lavoratori brasiliani, organizzati in cooperative e associazioni, che le cui attività vanno dalla coltivazione del cotone al prodotto finito.

    A seguire, piccole imprese artigiane italiane che la delocalizzazione e la crisi del mercato aveva portato a svolgere attività di terzista, grazie a Made-in-No hanno puntato nuovamente a una produzione in proprio e al mercato locale, ma con uno sguardo attento all’ambiente e alla solidarietà.

    Nei primi anni di attività Made-in-No ha raggiunto centinaia di GAS italiani, numerose Botteghe del Mondo del commercio equo e solidale, negozi di prodotti biologici ed ecologici, varie fiere di settore e mercati locali.

    I capi Made-in-No sono realizzati in cotone puro al 100%, utilizzato in maniera pura al 100% nei capi in colore neutro, che non sono né tinti né sbiancati. Quindi il prodotto non subisce nessun tipo di trattamento chimico. Per quanto riguarda i capi colorati, Made-in-No utilizza coloranti chimici a basso impatto ambientale, certificati dallo standard GOTS (Global Organic Textile Standard). Il cotone è certificato come “ecologico” dall’Istituto di Certificazione Brasiliana IBD e come “equo e solidale” da FLO (Fair Trade Labelling Organization).

    Presso l’emporio si possono avere informazioni non solo sulle qualità del singolo prodotto, ma anche sulle caratteristiche di produzione, sui produttori stessi, sulla filiera distributiva, sul packaging e sul prezzo.

    Manifattura Etica si trova presso l’ex Manifattura Tabacchi, un edificio storico in cui fino al 1981 ha avuto sede una fabbrica molto importante per l’economia sestrese, le cui operaie hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta antifascista. Collocata in una zona di forte passaggio – vicina al Municipio, alla Biblioteca e alla centrale via Sestri – è facilmente raggiungibile sia in auto, sia con il treno e i mezzi pubblici.

    Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito web www.made-in-no.com e la pagina Facebook “Made in No”.

  • Provini e casting Genova: comparse cercasi per spot pubblicitario

    Provini e casting Genova: comparse cercasi per spot pubblicitario

    Villa BombriniCasting a Genova per comparse, si cercano donne di età compresa tra 50 e 70 anni, di bella presenza ma non necessariamente con esperienza nella recitazione, per uno spot pubblicitario legato a un noto marchio di protesi dentale.

    La società di produzione Riviera Films (con sede presso il polo audiovisivo di Cornigliano) organizza i provini a Villa Bombrini martedì 11 dicembre dalle 11 alle 18.

    Per richiedere maggiori informazioni e prenotarsi contattare la sig.ra Francesca al numero 366 3704486.

  • Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Il cantiere per la realizzazione del nuovo edificio scolastico in Piazza delle Erbe – punto di riferimento del centro storico genovese e crocevia della movida notturna – dovrebbe concludersi nella primavera 2013. L’annuncio arriva dall’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello «Attualmente la ditta appaltatrice sta sistemando la parte impiantistica. La colpa del ritardo è dovuta soprattutto ai soliti problemi burocratici».
    L’impresa appaltatrice, la BRC, fornisce maggiori dettagli «Fin dall’inizio ci siamo trovati di fronte difficoltà inaspettate, quali il ritrovamento di strutture preesistenti sotto il terreno – spiega un responsabile della BRC – Di conseguenza sono risultate necessarie delle varianti in corso d’opera. Inoltre, in questo caso, il sistema costruttivo non è quello tradizionale. Con un’unica evoluzione in verticale lavoriamo contemporaneamente sulla struttura, a livello di muratura, isolamento, ecc.».

    Fatto sta che si tratta di un ritardo di oltre un anno rispetto al ruolino di marcia. I lavori, partiti nell’autunno 2010, sarebbero dovuti concludersi nel febbraio-marzo 2012, come indicato nel cartello «Consegna: 25.10.2010; durata prevista: 480 giorni; Impresa appaltatrice: BRC; Committente: arch. Laura Petacchi (tecnico del Comune di Genova); Importo: 3.501.906, 67 iva escl.».

    La scuola di Piazza delle Erbe è molto attesa nel centro storico e finalmente, il prossimo anno scolastico, potrà accogliere gli alunni della media Baliano e della elementare Garaventa. L’edificio ospiterà 16 classi, 2 sezioni (pari a 10 classi) di scuola elementare e 2 sezioni (pari a 6 classi) di scuola media, per complessivi 500 alunni.
    Il sito prescelto è un’area limitrofa a ciò che rimane dell’ex l’Oratorio di Santa Maria del Suffragio. La nuova costruzione dovrebbe integrarsi con il prezioso edificio settecentesco.

    «La divisione della nuova scuola in una parte basamentale di due piani – che mantiene il concetto della continuità edilizia del perimetro su strada – e in un volume edilizio di tre piani soprastante, con uno sviluppo planimetrico più libero, al di là del suo apparente effetto dirompente, in realtà ripropone un assetto morfologico e un giuoco di volumi frammentati assai frequente nel centro storico genovese», spiegano gli estensori di un progetto che non ha suscitato il totale apprezzamento dei cittadini. 

    La struttura, infatti, così come appare dalle simulazioni progettuali, sembra presentare dei volumi eccessivamente intrusivi, rispetto al particolare contesto di questa porzione di centro storico.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Che ci fa la mafia a Genova: spettacolo teatrale e convegno

    Che ci fa la mafia a Genova: spettacolo teatrale e convegno

    fabrizio matteiniLunedì 10 dicembre 2012 (ore 18) presso la Sala Mercato del Teatro dell’Archivolto si terrà una tavola rotonda che anticipa i temi dello spettacolo “Che ci fa la mafia a Genova? Storie di mafia a Genova e in Liguria“, di e con Fabrizio Matteini, che andrà in scena venerdì 14 sabato 15 dicembre 2012.

    Nato da un’idea di Nando Dalla Chiesa, la prima versione dello spettacolo è stata presentata durante la Notte Bianca 2010, nell’ambito delle iniziative di Genova Città dei Diritti. La Liguria è una regione che per molti anni è stata considerata immune da mafia, camorra o ‘ndrangheta. Alcuni clamorosi fatti di cronaca hanno però distrutto questa illusione e anzi, mettendo insieme i pezzi, appare chiaro che la piovra ha iniziato ad allungare i suoi tentacoli sulla Liguria sin dagli anni ‘50.

    Basandosi su documenti giudiziari e su inchieste giornalistiche, Fabrizio Matteini ha costruito uno spettacolo di denuncia utilizzando però la tecnica del cantastorie e non rinunciando all’ironia. Fedele ai documenti e alle vicende narrate – aggiornate in questa nuova versione dello spettacolo sino agli ultimi sviluppi – dà voce a personaggi e fatti della cronaca ligure, a volte sul filo del grottesco. Fino all’ultima inchiesta, che svela che il capo non era, secondo la solita solfa, “il mafioso in doppiopetto che ora va in jet, usa il computer e telefona in borsa” ma il più tradizionale verduraio. E ha coinvolto un numero di politici fotografati e intercettati che va oltre le dita di una mano.

    Ad accompagnare Matteini sul palco c’è la musica dal vivo di Filippo Gambetta.

    Partecipano alla tavola rotonda Marco Grasso e Matteo Indice (Il Secolo XIX), Lorenzo Basso (Segretario PD Liguria), Franco Marenco (Presidente Municipio Centro Ovest), Stefano Busi (Libera), Giorgio Scaramuzzino (Teatro dell’Archivolto) e Fabrizio Matteini.

    Ingresso libero.

  • Rigiocattolo Genova 2012: mercato di solidarietà in piazza De Ferrari

    Rigiocattolo Genova 2012: mercato di solidarietà in piazza De Ferrari

    Piazza de Ferrari Palazzo della RegioneDomenica 9 dicembre 2012 è l’ultimo giorno per recarsi in piazza De Ferrari e fare la propria offerta per il Rigiocattolo, la piccola fiera di giochi usati che la Comunità di Sant’Egidio organizza ogni anno in numerose città italiane.

    L’idea alla base dell’iniziativa è la raccolta di giocattoli che non si usano più (perché i bambini sono cresciuti, perché ne hanno altri uguali, etc), ai quali si può dare ancora un valore facendolo diventare un “ri-giocattolo”. I giochi raccolti vengono allestiti nelle bancarelle e messi in vendita a prezzi inferiori rispetto a quelli dei negozi: il ricavato andrà al programma Dream, che si occupa di fornire cure e cibo ai bambini africani colpiti da malnutrizione e AIDS.

    Negli ultimi dieci anni il progetto ha attivato, in dieci paesi dell’Africa sub-sahariana, 38 centri di cura e ai 20 laboratori di analisi.

    Il Rigiocattolo si trova in piazza De Ferrari dalle 9.30 alle 19.

  • L’Ars topiaria: il suo impiego nei cortili cittadini

    L’Ars topiaria: il suo impiego nei cortili cittadini

    ars topiaria casaIn questo ultimo articolo sull’“ars topiaria”, ci soffermeremo sul suo impiego nei piccoli spazi urbani e, in particolare, su un esempio concreto di utilizzo di piante di bosso, potate in modo artistico e poi collocate all’interno di un cortile di un palazzo cittadino. In generale, basteranno una aiuola di limitate dimensioni, pochi vasi o anche un paio di piante “scolpite” con forme particolari, collocate ai lati di un ingesso, di un portone o di una porta di accesso, per modificare completamente, con una spesa molto limitata, l’immagine di un edificio e soprattutto per dilatare la percezione visiva dello spazio.
    Per contestualizzare il caso che descriveremo, va detto che lo spazio da progettare consisteva in una area non molto ampia, ubicata in una zona centrale di una grande città della Lombardia, a clima continentale. In particolare, l’edificio, in cui si inseriva il cortile, era una tipica casa milanese, di fine settecento-inizio ottocento.
    ars topiaria potaturaInnanzi tutto, per nascondere alcune pareti scrostate, esteticamente non soddisfacenti, queste ultime sono state interamente ricoperte con rampicanti, in particolare con edera bianca e verde scuro e con una wisteria di colore molto tenue. Essa cresce parzialmente frammista all’altro rampicante, creando, soprattutto in primavera, un effetto cromatico molto suggestivo.
    La pavimentazione è stata restaurata (o rimpiazzata ove necessario), secondo lo schema classico ed utilizzato in loco. Vi è infatti un camminamento esterno, la parte centrale, quadripartita a mezzo di costolature in pietra, è in ciottoli di fiume sempre grigiastri. Le quattro superfici drenanti diagonali, oltre alla indiscutibile valenza estetica, sono poi utilizzate per convogliare lo scarico dell’acqua nell’impluvium centrale.

    L’aiuola da piantumare si presentava, infine, frontalmente, davanti all’ingresso, di lunghezza e larghezza non particolarmente ampie.

    ars topiaria vasiL’esposizione dell’area non risultava molto soleggiata ma era comunque tale da consentire la crescita e lo sviluppo di essenze vegetali dalle normali esigenze colturali.
    Ai due lati esterni dell’aiuola, sono stati collocati due bossi di grandi dimensioni, a foglia scura e lucente, potati a forma di spirale. Il resto dello spazio è stato riempito con erbacee perenni, cespugli di differenti dimensioni e varietà, il tutto caratterizzato da fioriture nei toni del bianco, rosa e violetto tenui.
    In linea generale, la scelta può ovviamente contemplare, a seconda del contesto e delle esigenze colturali delle piante, weigelia, peonie bulbose, potentilla, oppure lupini, nicotiana (piante del tabacco) ed infinite altre varietà.
    La bordura esterna, al confine con i sassi della pavimentazione, è stata, invece, volutamente delineata in modo irregolare con cespugli, di piante perenni e non spoglianti, disposti in modo non perfettamente simmetrico, dalle foglie con sfumature grigio-verde, scelte in modo da armonizzare con gli altri colori presente in loco.

    ars topiaria piante miste

    Due sfere in granito di medie dimensioni, antiche e di colore bianco-grigiastro, già presenti nel cortile e ricollocate, hanno fornito la linea guida delle tonalità cromatiche delle piante, dei cespugli, dei rampicanti, dei materiali impiegati e degli elementi di arredo.

    Queste “sculture” sferiche, consunte dal tempo e parzialmente ricoperte da muschio e licheni, sono state, infatti, collocate ai due margini estremi, frontali della aiuola. Esse conferiscono all’insieme un impianto formale, classico e tale da colpire immediatamente l’osservatore che entra nel cortile.
    ars topiaria inverno winterQualche vaso con azalee, aralie, grandi felci o piante scelte secondo il gusto personale degli abitanti ed individuate a seconda dell’effetto complessivo desiderato, completeranno l’insieme. Si sottolinea, infine, che un particolare rilievo è stato sempre attribuito, nella individuazione delle piante impiegate, all’elemento cromatico.
    I colori chiari (bianco, rosa, azzurro pallido e grigio-verde del fogliame) sono stati infatti appositamente scelti per contrastare con il verde scuro del bosso e delle altre piante, specie dei rampicanti, ivi utilizzate. Essi inoltre, tenuto anche conto dell’ubicazione della aiuola, risaltano particolarmente bene nella la fioca luce serale e ed autunnale delle regioni a clima continentale. Tali cromatismi si limitano, invece, a completare ed a sottolineare l’insieme complessivo dell’aiuola quando i due bossi dal verde scuro e lucente, illuminati di sera con luce radente dal basso, spiccano tra le verzure i cui fiori e le cui foglie assumono riflessi argentei, dai differente toni e sfumature.

    ars topiaria inverno

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • L’Islanda dopo il crack: bolla immobiliare e nuovo rischio default

    L’Islanda dopo il crack: bolla immobiliare e nuovo rischio default

    Islanda, abitazioniCirca un anno fa abbiamo smentito la favola della piccola Islanda che, dopo essere stata sconvolta da un terribile terremoto finanziario, avrebbe vinto la battaglia contro il malvagio Fondo Monetario Internazionale risollevandosi dalla crisi. Abbiamo visto quanto la realtà fosse ben diversa, tanto che questo paese viene spesso citato sia dal Fondo Monetario Internazionale sia da economisti del calibro di Paul Krugman come esempio positivo di collaborazione tra governo e FMI. E mentre il tanto celebrato processo di rivisitazione della Costituzione attraverso il web e i social, quindi con il diretto coinvolgimento della popolazione, procede (il testo è stato definitivamente approvato manca ancora il sigillo del Parlamento), vediamo invece come sta andando la ripresa economica ora che i riflettori della stampa internazionale si sono spenti…

    Il paese, dopo due anni di grave recessione, ha registrato nel 2011 una crescita del 2,6% e si prevede che nel 2012 il PIL cresca del 2,7%. Il tasso di disoccupazione è in costante discesa e si pensa che l’inflazione, ora al 4,2%, convergerà nel medio termine al valore prefissato dalla Banca Centrale pari al 2,5%. Ebbene sì, tutto farebbe pensare che il peggio sia passato e che i nostri amici islandesi possano dormire sonni tranquilli. Purtroppo non è così e forse si stanno creando le condizioni per una nuova bolla immobiliare.

    Dopo il crack del 2008 sono stati introdotti dei controlli sui capitali con lo scopo di stabilizzare il cambio. In parole povere non è più consentito convertire corone islandesi in altre valute per evitare la fuga di capitali. Questo ha dapprima aiutato la ripresa dell’economia incentivando gli investimenti sul suolo nazionale, ma ha anche creato una grande quantità di liquidità offshore, cioè posseduta da investitori non residenti che sono rimasti “intrappolati” nella corona islandese. Questa liquidità, pari a circa 8 miliardi di dollari, non avendo altri sbocchi, viene investita principalmente nel settore immobiliare facendo lievitare enormemente i prezzi delle case e il numero di compravendite. Come se non bastasse, oltre al classico investimento sul “mattone”, gli investitori si rivolgono a forme più sofisticate di investimento come le obbligazioni ipotecarie che sono titoli obbligazionari derivanti dalla cartolarizzazione di prestiti ipotecari. In pratica le ipoteche concesse alle famiglie vengono “vendute” a investitori che ottengono un guadagno proveniente dai pagamenti delle rate delle ipoteche stesse.

    Il principale emittente di questi titoli è HFF (Housing Finance Fund), una banca di proprietà pubblica che possiede il 60% del mercato dei mutui e che, per legge, deve emettere mutui indicizzati all’inflazione. Le banche commerciali non hanno questo obbligo e, grazie alla forte domanda proveniente dai capitali offshore, riescono a ottenere prestiti a bassi tassi d’interesse e quindi a offrire mutui più appetibili di quelli di HFF i cui clienti stanno rinegoziando i propri mutui per passare alla concorrenza. Questo ha provocato uno squilibrio tra il costo crescente del debito e la redditività decrescente dei propri crediti che sta portando HFF vicino alla bancarotta. Per evitare il default di HFF il governo probabilmente dovrà intervenire imponendo nuove tasse oppure utilizzando i fondi pensione.

    In parole povere, gli investitori stranieri in possesso di corone islandesi, non potendo cambiare valuta, stanno comprando immobili e titoli sull’isola alimentando una bolla che prima o poi rischia di scoppiare.

    Bolla immobiliare e speculazione su obbligazioni immobiliari… vi ricorda qualcosa? È lo stesso meccanismo che ha portato alla crisi dei mutui subprime americani. Non mi stupirei di sentir parlare presto di mutui ninja islandesi.

    Purtroppo la situazione non è affatto semplice: finché vi saranno i controlli sui capitali (previsti fino al 2015) si rischia di avere bolle speculative come quella che sta avendo luogo adesso, ma d’altra parte abolirli troppo presto potrebbe avere conseguenze ancora peggiori a causa delle fughe di capitali.

    Sigríður Ingibjörg Ingadóttir, membro del parlamento islandese, in un intervista a Bloomberg ha dichiarato che per arginare la bolla speculativa “il parlamento dovrebbe istituire una legge per limitare le opzioni di investimento per i detentori di corone islandesi offshore” e che questa legge dovrebbe “impedire agli investitori di utilizzare i fondi offshore nel mercato immobiliare”.

    Purtroppo gli islandesi sono ben lontani dall’aver risolto tutti i propri problemi e sono chiamati a ripetere un’altra impresa, forse ancora più ardua di quella che ha permesso loro di superare la più grande crisi finanziaria della loro storia.

     

     Giorgio Avanzino