Anno: 2012

  • La Val Polcevera tra gronda e terzo valico, un enorme cantiere a cielo aperto

    La Val Polcevera tra gronda e terzo valico, un enorme cantiere a cielo aperto

    Una serata nata per diffondere l’informazione, la conoscenza e la consapevolezza delle ripercussioni sulla vita delle persone che la prevista cantierizzazione di un’intera vallata – interessata contemporaneamente dalla realizzazione del terzo valico (leggi inchiesta), della gronda (per ora stoppata dal Ministero dell’Ambiente), del nodo ferroviario e pure dell’inceneritore di Scarpino – rende pressochè inevitabili.

    Questo il senso dell’incontro svoltosi ieri sera presso il teatro Albatros di Rivarolo, con la partecipazione, tra gli altri, di Don Andrea Gallo che ha voluto manifestare la sua solidarietà alla popolazione della Val Polcevera e l’ha incitata ad organizzarsi, partecipare, «Con fantasia ed entusiasmo, perché solo allargando il consenso è possibile far sentire la propria voce».

    Innanzitutto si è partiti dalla situazione della scuola Villa Sanguineti a Trasta, a rischio sopravvivenza a causa di un cantiere del terzo valico che sorgerà nelle immediate vicinanze.
    «Ad oggi – come ha ricordato Debora Infantino del comitato Salviamo Villla Sanguineti – dopo gli incontri avvenuti con le istituzioni non sappiamo qual è il destino della nostra scuola che ospita ben 176 piccoli alunni. Finora non ci sono state fornite risposte alle nostre semplici domande. In particolare una: se la simulazione di cantiere, affidata ad Arpal, dimostrasse che la scuola è incompatibile con i lavori, ovviamente anche tutti i cittadini residenti in zona sarebbero in pericolo! Ma nessuno ci ha ancora fornito i dati di questo studio e neppure quelli ricavabili dalla centralina posizionata vicino al cantiere del nodo ferroviario di Fegino, come da noi richiesto espressamente».

    La questione terzo valico è stata introdotta da Davide Ghiglione del Movimento No Tav Terzo Valico, che ha sottolineato alcune incongruenze «È sbagliato chiamarlo terzo valico perché in realtà sarebbe il 6° valico, considerando le 5 linee di valico attualmente esistenti. La chiamano Genova- Milano ma è più corretto denominarla Fegino-Tortona, 54 km di linea (39 in galleria) alla modica cifra di oltre 6 miliardi di euro. Mentre le linee già esistenti, per stessa ammissione dell’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, sono sottoutilizzate».

    Ghiglione, dopo aver illustrato nel dettaglio tutti i cantieri previsti in vallata, ha aggiunto «Ovviamente per realizzare l’opera sono necessari lavori propedeutici per migliorare la viabilità (nuove strade a servizio dei cantieri) che comporteranno numerose demolizioni di abitazioni civili e fabbricati. Dalle ultime notizie che abbiamo nel Comune di Ceranesi alcuni proprietari di immobili sono già stati convocati dall’amministrazione comunale che ha paventato loro la possibilità degli espropri. E anche il mito delle ricadute occupazionali sul territorio, è da sfatare: i topografi che stanno eseguendo i rilievi provengono da Brescia, altro che posti di lavoro per i genovesi!»

    Poi è stata la volta dell’intervento di Bruno Marcenaro, ingegnere esperto del nodo ferroviario «Il terzo valico è una nuova linea ferroviaria ad alta capacità. Avrà due punti di ingresso da Genova: il bivio Fegino e il camerone di Borzoli, per poi proseguire in direzione Tortona. Il problema principale dell’opera è l’alta velocità: un treno che viaggia in galleria a 250 Km all’ora ha un impatto fortissimo. Queste linee in galleria devono essere dotate di avanzati sistemi di sicurezza. Ciò significa dover realizzare 4 finestre (tunnel di sicurezza), con le conseguenti cantierizzazioni, in appena una trentina di km».

     

    «La nuova linea consentirà il transito di un discreto numero di treni, circa 200 al giorno – continua Marcenaro – Ma considerando che le attuali linee possono ancora sopportare un centinaio di treni in più al giorno, forse sarebbe più utile ammodernare queste ultime».

    «Il Terzo valico è strettamente legato al nodo ferroviario in corso di realizzazione – sottolinea Marcenaro – il riassetto del nodo prevede il quadruplicamento del tratto Borzoli-Sampierdarena in modo da dedicare la linea litoranea alla futura metropolitana pesante di superficie per i pendolari».
    «Oggi la questione cruciale è collegare il porto di Voltri con le linee che viaggiano verso nord – spiega ancora Marcenaro – Ebbene uno degli ingressi del terzo valico, come detto precedentemente, è il camerone di Borzoli. Occorre partire da qui ed immaginarsi una concreta alternativa da proporre alla futura amministrazione comunale: è infatti possibile realizzare un collegamento Borzoli-bivio Fegino, da qui proseguire sulla linea succursale dei Giovi e viaggiare immediatamente verso la Pianura Padana».

    Ma esistono anche ulteriori alternative «Ad esempio sfruttare a dovere la linea Genova- Ovada che è stata correttamente riassettata – conclude Marcenaro – Tra l’altro questa è l’unica linea ligure attrezzata per consentire il transito di teus di grosse dimensioni. Certo è una linea con una difficile conformazione ma sarebbe sufficiente raddoppiarla, con costi decisamente minori rispetto al terzo valico e destinarla esclusivamente al passaggio delle merci».

    Un’altra opera che incute timore nei cittadini della Val Polcevera è la tanto discussa gronda, la bretella autostradale che collegherà Voltri a Bolzaneto, 50 Km di galleria, 31 Km di percorso interessano zone con accertata presenza di rocce amiantifere.

    «Sono previsti 10 milioni di metri cubi di smarino (il materiale di risulta degli scavi) – come spiega l’ingegnere Mauro Solari, esperto di politiche ambientali – Tutte le rocce scavate verranno portate a Bolzaneto dove sorgerà un enorme cantiere (di fronte all’attuale mercato ortofrutticolo), anche se sarebbe più corretto chiamarlo impianto industriale, che si occuperà del trattamento di materiali contenenti al loro interno fibre d’amianto».

    «Si stima che viaggeranno circa 50 camion al giorno sulla tratta Voltri-Bolzaneto – continua Solari – Autostrade per l’Italia ha affermato che le cabine dei mezzi pesanti saranno dotate di filtri assoluti per proteggere la salute dei lavoratori. Quindi, per loro stessa ammissione, il pericolo è concreto. Anche per quanto riguarda gli scavi, Autostrade per l’Italia prevede un sistema di compartimentazioni con filtri di questo tipo. Parliamo di strumenti idonei che però, occorre sottolinearlo, viste le considerevoli dimensioni della galleria, presentano dei problemi tecnici per quanto riguarda la loro realizzazione».

    «Le aree di scavo all’aperto invece, non saranno separate adeguatamente dalle aree esterne – aggiunge Solari – Autostrade per l’Italia prevede degli impianti di depolverizzazione ma non specifica i criteri con cui verranno predisposti. Inoltre non bisogna dimenticare i diversi tombamenti di torrenti che saranno necessari, con gli inevitabili rischi idrogeologici connessi. Infine è evidente l’incongruenza della gronda con altre opere in corso di realizzazione come il nodo ferroviario e la strada a mare di Cornigliano».

    Ma non è finita qui, perché la Val Polcevera sarà costretta ad ospitare nel prossimo futuro anche l’inceneritore di Scarpino, nonostante le battaglie che da anni associazioni e cittadini combattono per vedere finalmente a Genova un’efficace sistema di raccolta differenziata
    «Amiu conduce una scellerata politica di gestione rifiuti – denuncia per l’ennesima volta Felice Airoldi del comitato per Scarpino – il gassificatore di Scarpino, nonostante le smentite di Amiu, avrà una funzione comprensoriale a servizio di tutta la regione».
    «È evidente che Amiu ha tutto l’interesse a mantenere la situazione attuale – continua Airoldi – Non sono per nulla interessati alla raccolta differenziata che invece permetterebbe notevoli risparmi al Comune (quindi a noi) e consentirebbe anche di guadagnare denaro grazie ai contributi previsti dal Conai».

    «Sono anni che diciamo queste cose ma per ottenere un risultato significativo, ovvero la nuova strada per Scarpino che ha liberato un centinaio di famiglie dalla schiavitù del quotidiano passaggio di numerosissimi camion, abbiamo dovuto mobilitare l’intero quartiere e bloccare ripetutamente la circolazione – conclude AiroldiCi vuole un opposizione radicale dei cittadini, non possiamo più fidarci delle scelte disgraziate perpetrate dalle diverse amministrazioni comunali che hanno guidato la città».

     

    Matteo Quadrone

  • Reality Draws: concorso per disegnatori che raccontano la realtà

    Reality Draws: concorso per disegnatori che raccontano la realtà

    disegno logoIl progetto Reality Draws è un concorso per disegnatori e fumettisti under 35 realizzato a Ravenna con la collaborazione di alcune tra le più importanti realtà del fumetto italiano.

    I partecipanti dovranno presentare un progetto editoriale (soggetto e 4 tavole) ad argomento e tecnica liberi purché ruoti intorno al tema raccontare la realtà a fumetti.

    Possono partecipare tutti i giovani nati dopo il 1 gennaio 1977, residenti o domiciliati in Italia. Si dovrà inviare entro lunedì 28 maggio 2012 il materiale presso la sede di Associazione Mirada (via Mazzini 83 – 48121 Ravenna).

    Tra i partecipanti saranno selezionati fino a 20 artisti che potranno partecipare a un workshop gratuito (con rimborso spese di viaggio e alloggio) tenuto da importanti disegnatori, sceneggiatori ed esperti del settore presso il Centro Fumetto Andrea Pazienza a Cremona.

    Saranno inoltre selezionati alcuni artisti, che avranno in premio rispettivamente:
    residenza artistica alla Galleria Miomao a Perugia per un progetto artistico e che rientrerà nell’attività espositiva e di promozione del fumetto d’autore che la galleria attiva con continuità in Italia e all’estero.
    reality book, un libro a fumetti sulla base del progetto presentato, edito dalla casa editrice Comma 22.
    reportage, collaborazione con il Gruppo Ponte Radio nelle attività di teatro per ragazzi in terre difficili descrivendo l’esperienza in un reportage a fumetti che verrà successivamente pubblicato.

    Tutti i selezionati parteciperanno alla mostra collettiva nel festival internazionale del fumetto di realtà Komikazen che si svolge a Ravenna ogni anno nel mese di ottobre/novembre. Sarà inoltre realizzato un catalogo /libro ad hoc su tutto il progetto e i suoi protagonisti.

    Per informazioni
    Associazione Culturale Mirada
    info@mirada.it / tel 0544217359

    Per motivi organizzativi si richiede ai partecipanti liguri di comunicare la propria adesione al concorso inviando una mail a Gianna Caviglia, referente GAI della Liguria gcaviglia@comune.genova.it con il seguente testo:
    Nome e Cognome
    Recapito
    Partecipo a Reality Draws 2012

  • Giornata internazionale contro l’omofobia, qual è la situazione in Liguria?

    Giornata internazionale contro l’omofobia, qual è la situazione in Liguria?

    Domani, 17 maggio, come ogni anno a partire dal 2007, si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia quale momento di riflessioni e azioni per denunciare e lottare contro ogni violenza fisica, morale o simbolica legata all’orientamento sessuale.

    La scelta è caduta su questa data perché 22 anni fa, il 17 maggio 1990, l’omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
    Arcigay (storica associazione che difende i diritti della comunità lgbt- lesbica, gay, bisessuale, trans) per l’occasione organizza su tutto il territorio nazionale momenti di riflessione e campagne nazionali di sensibilizzazione e per il contrasto all’omofobia e transfobia.

    E finalmente sembra che anche a livello istituzionale, qualcosa si muova.

    «Dal Governo tecnico, che dovrebbe assumere un volto umano anche sulle questioni relative al diritto al lavoro, arriva un segnale di discontinuità rispetto al passato», sottolinea Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay.

    Come ricorda il sito web dell’associazione, in questi giorni il Ministro Fornero ha aperto alle nuove famiglie con un rinnovato senso di laicità, dichiarando: «Dobbiamo sforzarci di distinguere, nella nostra analisi e nelle richieste di cambiamenti normativi, i valori che portiamo dentro di noi da quella che e’ una visione aperta e nella quale tutti chiedono pari opportunità e dirititti».

    Anche il Ministro Profumo sostiene la Giornata contro l’omofobia e sollecita la scuola a operare attivamente contro l’orrore dell’omofobia e del bullismo. Per parte sua il Ministero dell’Ambiente, guidato da Corrado Clini, sostiene la festa delle Famiglie organizzata da Famiglie Arcobaleno, i genitori gay e Legambiente il 20 maggio prossimo.

    «Ci piacerebbe che il 17 maggio si levasse contro l’omofobia e per la depenalizzazione dell’omosessualità nel Mondo, anche la voce di Mario Monti  – continua il presidente nazionale Arcigay – sarebbe il segnale di una rivoluzione di metodo, contenuti e valori che attendiamo da anni».

     

    Per quanto riguarda la Liguria, a livello legislativo, la nostra regione ha compiuto dei passi avanti significativi.

    «Dopo la Toscana siamo la seconda regione in Italia che si è dotata di una legge regionale contro le discriminazioni sessuali (L.R. 10/2009 n.52) – spiega Lilia Mulas, Presidente Comitato Provinciale Arcigay-ArciLesbica Genova “Approdo”– la medesima legge ha previsto la nascita di un coordinamento tecnico che fa capo alla regione e al quale partecipano diverse associazioni (Arcigay, Genova Gaya, Trans Genere, ecc.) che oggi, finalmente, sta muovendo i primi passi. Il compito del coordinamento dovrebbe essere quello di raccordare tutte le azioni messe in campo per favorire la diffusione dell’informazione su questi temi: campagne di sensibilizzazione, di formazione nelle scuole, diffusione delle buone pratiche».

    La citata Legge regionale 10 novembre 2009 n. 52 “Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”, all’articolo 1, comma 2, sancisce un principio basilare La regione Liguria garantisce la parità di diritti di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere.

    Ma su questi temi, qual è il grado di sensibilità in Liguria?

    «La Liguria è una regione abbastanza tollerante – racconta Mulas – rispetto ad altre realtà territoriali italiane i casi di aggressioni fisiche fortunatamente sono ben pochi. Noi come associazione abbiamo un rapporto consolidato con istituzioni, ordini professionali e realtà produttive del nostro territorio e tutti si dimostrano particolarmente sensibili alle nostre istanze. Ovviamente però per avere una percezione completa è necessario osservare costantemente la realtà quotidiana. E purtroppo non possiamo affermare con certezza che in Liguria non esista il fenomeno dell’omofobia. Dopo il Gaypride del 2010 registriamo un miglioramento dovuto ad una maggiore conoscenza sul tema omosessualità. Forse in questo senso ha avuto un’influenza positiva anche il carattere chiuso e riservato dei Liguri. Occorre però prestare molta attenzione quando si parla di diritti. Non guardare in casa d’altri, essere troppo riservati, può anche trasformarsi in un pericolo perchè così facendo si rischia di sottovalutare determinate situazioni e non denunciare i casi di discriminazione che comunque esistono».

    Pensate che il Governo Monti debba impegnarsi anche sul tema dei diritti?

    «Il Governo se ne sta già occupando, basta vedere le dichiarazioni dei ministri Fornero, Profumo, Clini – conclude Mulas – Ma credo che questo non sia il compito del governo cosiddetto tecnico, bensì se ne dovrà occupare l’esecutivo che verrà dopo, eletto direttamente dai cittadini. Anche perché una buona parte della popolazione è favorevole al riconoscimento dei diritti alle persone di diverso orientamento sessuale. Non penso al matrimonio, piuttosto a delle vere unioni civili. In Italia c’è un grande problema ovvero il mancato riconoscimento di coppie e famiglie omosessuali, che dà luogo a pesanti conseguenze, ad esempio per quanto riguarda i figli di coppie omosessuali. Parliamo di almeno 100 mila bambini privati di un corretto status giuridico. Questi ultimi vengono infatti considerati figli di persone single. In caso di morte di uno dei genitori, l’altro coniuge non può essere riconosciuto quale genitore del proprio figlio.Una situazione gravissima che coinvolge numerose famiglie italiane».

     

    Come detto sono numerose le iniziative in tutta Italia, a Genova sarà l’occasione per parlare di bullismo e omofobia nelle scuole, grazie al convegno “Bullismo nelle scuole liguri: A che punto siamo?“, organizzato dal Comitato provinciale Arcigay Genova “Approdo” con il patrocinio della Regione Liguria, si svolgerà domani alle ore 20.30 presso lo StarHotel President. All’incontro prenderanno parte Pippo Rossetti, assessore regionale alla formazione e istruzione, Donatella Siringo, portavoce dell’associazione genitori e amici di omosessuali, Matteo Viviano, presidente del coordinamento genitori democratici e Ostilia Mulas, presidente del Comitato Provinciale Arcigay-ArciLesbica Genova “Approdo”.

    Mentre il 18 maggio 2012 alle ore 17:45 nel Munizioniere di Palazzo Ducale sarà proiettato il video “Disgusto o umanità?” realizzato da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. A cura di Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo.

    Il 20 maggio sarà la volta della Festa delle Famiglie ai Giardini Luzzatti insieme alle associazioni Il Cesto, Arciragazzi, Famiglie Arcobaleno, con musica, animazione e merenda per i bambini. Dalle 15.00 alle ore 19.00.

    Infine il 21 maggio Presentazione dell’ultimo libro di Chiara Saraceno “Cittadini a metà : come hanno rubato i diritti agli italiani” in presenza dell’autrice e di Aurelio Mancuso, Equality Italia, ai Giardini Luzzatti, ore17.45.

     

    Matteo Quadrone

  • Checkmate: nel weekend la festa Bavarese e i concerti di Kepsah e Distemper

    Checkmate: nel weekend la festa Bavarese e i concerti di Kepsah e Distemper

    KepsahVenerdì 18 maggio riprendono le serate bavaresi organizzate da Emotional Taste al circolo Arci Checkmate Rock Club.

    A partire dalle 22 vengono servite speciali birre bavaresi spillate direttamente dalle botti attraverso il metodo “a caduta” che non prevede l’aggiunta di gas supplementari; infatti viene applicato alla botte un apposito rubinetto che permette alla birra di fuoriuscire semplicemente grazie alla forza di gravità.

    Prevista anche una degustazione di birre straordinarie provenienti da diversi microbirrifici della Baviera.

    La serata è accompagnata dalle tipiche musiche che contribuiscono a creare una perfetta atmosfera in stile Oktoberfest!

    Sabato 19 maggio invece appuntamento con la musica live: a partire dalle 22 il circolo di via Trebisonda ospita i concerti live di Kepsah e Distemper.

    I genovesi Distemper vantano un sound abbastanza personale punk/hardcore, anche se ben radicato nella vecchia scuola anarcopunk italiana, nonché un impatto live degno di essere definito tale.

    I Kepsah invece vengono da Trent:  nascono nel marzo del 2008 da una precedente idea di Mario e Seba, a loro si aggiunge Michael e le idee cominciano a prendere forme e colori più definiti fino all’entrata di Francis al basso. Dopo 9 mesi Fransis lascia al band e viene sostituito al basso da Dave (ex Koroba Milk, e già membro degli Incline n.d.r.).
    Con l’ingresso di Davide si arriva finalmente al tanto agoniato equilibrio di formazione e sonorità, basato sull’alternative, un post rock che strizza l’occhio a noise, cantautorato, progressive e post core. Un calderone sonoro che i Kepsah amano definire art rock.

  • Imprese: ritardi nei pagamenti e poca liquidità, periodo nero in Liguria

    Imprese: ritardi nei pagamenti e poca liquidità, periodo nero in Liguria

    Finanza, Economia e BancheEuler Hermes, società specializzata nell’assicurazione crediti, ha pubblicato il Report sui Mancati Pagamenti,  una ricerca trimestrale sugli andamenti dei crediti fra imprese italiane basata sul monitoraggio giornaliero dei pagamenti tratto dalla Banca Dati della società, costituito da circa 450.000 imprese italiane.

    Pagamenti lenti, accumulo di ritardi, uguale carenza di liquidità fra imprese. Dall’analisi di Euler Hermes emerge innanzitutto questa tendenza negativa che porta inevitabilmente a ingolfare importanti settori economici, tanto che nei primi tre mesi del 2012 i mancati pagamenti tra imprese (ovvero oltre 180 giorni) sono aumentati del 38% rispetto ai primi tre mesi del 2011.

    Uno dei motivi principali è sicuramente la difficoltà di accesso al credito per imprese e consumatori, una situazione che, però, non può sicuramente essere mantenuta nel tempo, gli stessi analisti infatti sottolineano che è ipotozzabile una ripresa per la seconda metà del 2013.

    Carta, calzature, energia e abbigliamento sono i settori maggiormente colpiti. Ma alla percentuale di pagamenti non onorati fra imprese italiane, si aggiunge la crisi dell’export e quindi si alza al anche la percentuale di crediti insoluti (+18%) rispetto all’anno passato.

    Posando la lente d’ingrandimento sulle singole regioni, la Liguria risulta essere una delle peggiori d’Italia come ritardo nei pagamenti. Dopo Valle d’Aosta e Molise, dalle nostre parti si registra infatti l’aumento percentuale più alto d’Italia, un sonoro +88% contro il +79% del Piemonte, il +65% della Toscana, il 36% della Lombardia, il 14% dell’Emilia – Romagna e il 5% del Veneto. Importante sottolineare che in nessuna regione d’Italia la percentuale è diminuita.

  • PechaKucha Vol.#02 e Vol.#03: nuova chiamata alle armi per artisti

    PechaKucha Vol.#02 e Vol.#03: nuova chiamata alle armi per artisti

    pechakuchaNuovo, doppio appuntamento con PechaKucha Genova, una grande festa alla Claque che permette di creare incontri e connessioni fra artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori, insomma chiunque ha in comune l’interesse per il Fare declinato in ogni sua forma.

    Dopo la prima edizione dello scorso 26 febbraio – PechaKucha Vol.#01 – ancora per pochissimi giorni è aperto il bando di concorso per scegliere i presentatori di PechaKucha Vol.#02 (6 giugno) e PechaKucha Vol.#03 (1 luglio).

    Questi i temi per partecipare.

    PechaKucha Vol.#02: Be Transformer (6 giugno)
    Tema del concorso è la consapevolezza che la creatività può e deve essere motore di rigenerazione urbana, intesa in ogni sua forma. L’idea è mettere in rete progetti basati sul concetto della trasformazione a qualsiasi livello (personale, urbanistico, collettivistico, ecc.) e in qualsiasi forma (grafica, video, arte performativa, fotografia, design, analisi scientifica, poesia, pittura, ecc).

    PechaKUcha Vol.#03: Be Vintage (1 luglio)
    Un contenitore per progetti realizzati sul concetto Vintage, declinato in ogni sua possibile forma: dall’evento storico, alla storia dell’arte, dal vissuto personale legato a luoghi, oggetti, persone, momenti, suoni e profumi al tema dell’usato e del riciclo, dal design alla moda, dal cinema alla musica, dalla grafica alla fotografia, ecc.

    Per partecipare è necessario inviare entro venerdì 18 maggio 2012 all’indirizzo pkn.genova@gmail.com una mail con i seguenti documenti:
    – scheda di presentazione (scaricabile dal sito filedropper.com) con nome, cognome, telefono, titolo e descrizione del progetto e indicazione a quale delle due PechaKucha Night si vuole partecipare.
    – 7 slide di presentazione del progetto in formato A4 orizzontale.

    Domenica 20 maggio lo staff comunicherà i nomi dei creativi selezionati.

  • Testamento biologico on line: iniziativa dell’associazione Luca Coscioni

    Testamento biologico on line: iniziativa dell’associazione Luca Coscioni

    L’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica – fondata nel 2002 dall’omonimo leader radicale per «promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l’assistenza personale autogestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili» – rilancia la propria battaglia a favore del testamento biologico.
    L’associazione è impegnata ormai da anni affinché in Italia venga approvata una legge che regoli, secondo le volontà dei singoli individui, la possibilità di porre fine alla propria esistenza.

    Adesso, dopo che nei mass media è scemato l’interesse per la questione – suscitato generalmente solo dai grandi casi che la cronaca, ciclicamente, ripropone – l’associazione ha deciso di realizzare un blog specifico per consentire a tutti di redigere il proprio testamento biologico.
    Per farlo è sufficiente compilare il form, elaborato dalla società di comunicazione Youlovehome, sul blog http://testamentobiologicoonline.it/compila-il-testamento-biologico/

    «Mentre la Conferenza episcopale italiana preme sul governo affinché venga approvata la legge sul fine vita, contro ogni principio di autodeterminazione, riteniamo doveroso fornire al cittadino un altro strumento per far valere le proprie volontà – spiega Filomena Gallo, segretario dell’associazione – quanto compilato ha valore legale perché si rende nota una volontà del privato che riguarda il diritto costituzionale all’autodeterminazione. Tale atto diventa rafforzato e opponibile in sede giudiziaria con l’autentica».

    Sul sito dell’associazione, alla pagina di soccorso civile, si trovano le modalità per autenticare il testamento biologico.
    L’iniziativa è partita la notte scorsa e nel giro di poche ore sono già stati raccolti oltre 250 testamenti biologici.

    «Le vicende Englaro-Welby-Nuvoli hanno dimostrato che in Italia esiste, almeno sulla carta, un diritto a veder rispettate le proprie volontà anche se manca una legge che ne garantisca l’effettivo e pieno rispetto – afferma Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – Il testamento biologico online rappresenta uno strumento semplice e accessibile per sottrarre le nostre scelte all’arbitrio dello Stato etico».

    «Se anche la super cattolica Argentina ha approvato una legge che rende legale la “dolce morte” – conclude Filomena Gallo – come mai l’Italia che si professa una nazione più sviluppata delle altre, rimane negli ultimi posti in quanto a rispetto dei diritti civili, anteponendo al cittadino e alla esigenza di riforme laiche e liberali del nostro Paese il servilismo politico al potere clericale».

     

  • Baraonde Beach Club

    Baraonde Beach Club

    Baraonde Beach Club CogoletoNella spiaggia di Cogoleto c’è un locale dover poter passare un’intera giornata in totale relax, dalla colazione sino alla notte, godendo di un panorama suggestivo sulla costa Ligure.

    Il Baraonde Beach Club di giorno è uno stabilimento balneare in stile etnico con terrazza direttamente sul mare; la spiaggia è attrezzata con un baby park pensato per i più piccoli con giochi, scivoli, sabbia e nei weekend è prevista un’animazione con ragazze qualificate pronte a far divertire i bambini in acqua e fuori.

    Il bar e il ristorante garantiscono un efficace servizio per tutti coloro che desiderano gustarsi i sapori delle specialità liguri e le bevande dissetanti dell’estate. Al calar del sole inizia l’aperitivo a buffet ricco di stuzzichini, accompagnato da un’atmosfera rilassante con musica si sottofondo, cocktails serviti e preparati da Barman qualificati.

    Il ristorante è senz’altro una delle maggiori attrazioni del Baraonde Beach Club. Situato in una posizione incantevole in riva al mare, offre un’ampia gamma di soluzioni gastronomiche, e consente di scegliere tra una romantica e caratteristica cena a lume di candela o una vera e propria grigliata estiva in spiaggia a pochi metri dal mare.

    Il ristorante è aperto tutti i giorni sia a pranzo che a cena, è sempre gradita la prenotazione.

    In più il locale organizza serate enogastronomiche, grigliate in spiaggia nei sabati sera (gradita la prenotazione)  seguite da serate con musica, dj e  altre sorprese della Disco on the Beach, con DJ fino a notte fonda dove poter ballare liberamente anche sulla sabbia, in riva al mare.

    La discoteca è infatti uno dei pezzi forti del baraonde Beache Club: creata quasi per gioco, si riconosce ora come uno dei locali di punta della Riviera Ligure, mentre invece il suo punto di forza è la semplicità alla porta che la rende unica nel suo genere. La voglia di passare una serata in compagnia, con qualsiasi tipologia di musica, in terrazza coperta o per gli amanti in spiaggia in riva al mare, vestiti come meglio si voglia, il tutto accompagnato da un efficace servizio di Barman capaci di soddisfare qualsiasi vostra richiesta.

    Per tutta l’estate sono in programma serate a tema ricche di premi, sorprese, ed è inoltre possibile organizzare feste private, compleanni, addio al celibato/nubilato, feste di laurea, con lo staff del Baraonde Beach a completa disposizione a seconda delle diverse esigenze dei clienti.

    La discoteca è aperta da giugno a settembre compresi.

    Baraonde Beach Club

    Indirizzo: Via Aurelia di Levante, Cogoleto, Genova (1 km dall’uscita autostradale di Arenzano)

    Come Arrivare:  Baraonde Beach dista  10 minuti dalla stazione ferroviaria di Cogoleto.

    Per chi arriva in macchina:

    da Genova, prendere la A10 in direzione Savona-Ventimiglia ed uscire al casello di Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    da Milano, prendere la A10 in direzione Savona-Ventimiglia ed uscire al casello di Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    da Torino, prendere la A6 fino a Savona, quindi prendere in direzione Genova ed uscire ad Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    Telefono: 349 6864466

    E-mail: baraondebeach@hotmail.it

    Sito internet: www.baraondebeach.com

    Facebook: baraonde beach cogoleto

    Apertura: tutti i giorni

    Prezzo medio per la serata, comprensivo di cena euro 25

    (I.P.)

  • Primavera Bio, serata informativa sull’agricoltura biologica ai Giardini Luzzati

    Primavera Bio, serata informativa sull’agricoltura biologica ai Giardini Luzzati

    Giardini LuzzatiVenerdi 18 maggio  presso i Giardini Luzzati nel centro storico di Genova  si tiene una serata dedicata all’agricoltura biologica aperta alla cittadinanza: produttori biologici,
    cittadini e consumatori si incontrano per confrontarsi sul tema dell’agricoltura e della provenienza dei cibi che si mangiamo quotidianamente.

    Un’occasione per conoscere chi coltiva la terra e chiedere perché scegliere l’agricoltura biologica e come mai i prodotti bio sono più cari, chi garantisce i consumatori e quali implicazioni ha sull’ambiente questo tipo di coltivazione.

    Al termine del dibattito è in programma una degustazione del vino della Cooperativa Agricola Valli Unite di Alessandria.

    L’incontro inizia alle 19.30 ma già dalle ore 17.30 si tiene un laboratorio per i bambini per conoscere l’agricoltura bio impastando la farina: un’occasione per avvicinare i più piccoli al tema dell’agricoltura e a prodotti più sani per se stessi e per l’ambiente.

    L’evento è a cura di Nuova Associazione Giardini Luzzati e Associazione Il Ce.Sto, due realtà che lavorano per riqualificare la zona e per trasformare i Giardini in un luogo d’incontro e di condivisione aperto alla cittadinanza e al quartiere: eventi culturali, musicali e animazione della piazza.

    Per informazioni: Sara Montoli aiab.liguria@aiab.it ufficio 0102465768, cell.3492134568

  • Acqua Bene Comune: ultimo appello per Doria e Musso

    Acqua Bene Comune: ultimo appello per Doria e Musso

    Un mese fa il comitato Acqua Bene Comune sottopose a tutti i candidati una carta di impegni per l’acqua pubblica, accolta con entusiasmo da molti. Oggi, a distanza di pochi giorni dal ballottaggio, i cittadini impegnati nel richiedere a gran voce il rispetto dell’esito del referendum, lanciano l’ultimo appello ai due candidati in corsa per Palazzo Tursi che, a differenza di altri, non hanno ancora firmato la carta.

    «Cogliamo quindi l’ultima occasione per chiarire alcuni aspetti e chiediamo pubblicamente ai professori Doria e Musso di pronunciarsi su un tema tanto rilevante per la nostra città – scrive il Comitato – Gli elettori che domenica andranno alle urne sono gli stessi che un anno fa votarono i referendum e oggi pretendono il rispetto del loro voto. Per inciso, l’anno scorso al referendum votarono 30.000 genovesi in più rispetto a queste comunali, un 6% in più che dovrebbe far riflettere, e molto, i candidati».

    «Innanzitutto vogliamo chiarire che gli impegni richiesti non sono certo per avere “tutto subito” – sottolinea Acqua Bene Comune – sappiamo che alcuni obiettivi sono lunghi da raggiungere, ma non per questo possiamo sentirci dire “No, perché non ci sono i soldi…” oppure l’ormai superato e ideologico “Il privato è meglio”».

    «Non è detto che per rientrare in possesso delle dighe si debba per forza pagarle, non è detto poi che nel caso si debbano pagare così tanto – sottolinea il comitato – Non è detto che il privato sia più efficiente (sappiamo ormai, dati facilmente reperibili in rete, che anni di privatizzazione del servizio idrico hanno prodotto enormi aumenti delle bollette senza un corrispondente miglioramento del servizio). Non è vero che per togliere la remunerazione del capitale, che pesa il 22% sulla bolletta, si debba aspettare una nuova legge nazionale. Non è vero che le fusioni societarie portano vantaggi ai comuni (vedi i debiti di Iren, la perdita di valore delle azioni, i dividendi dimezzati, la perdita di controllo sulla società)…».

    «Insomma, non pretendiamo che lunedì prossimo come primo atto il sindaco di Genova riacquisti le dighe vendute nel 2003 e faccia risorgere la vecchia AMGA al posto di Mediterranea delle Acque. Sappiamo che questi sono obiettivi a medio o lungo termine, pertanto noi chiediamo semplicemente una rassicurazione sul fatto che si voglia iniziare un percorso per arrivare agli obiettivi che gli italiani hanno votato col referendum. Dire “NO” senza neppure verificare approfonditamente le fattibilità ci pare poco intelligente, così come dire “NO” in contrapposizione alla volontà degli italiani ci pare arrogante».

    «L’istanza di partecipazione della società civile attiva è stata un segnale di speranza in questo ultimo anno, questa voglia dei cittadini di impegnarsi ci potrà salvare dalla crisi più di qualsiasi manovra finanziaria. Anche la gestione pubblica dell’acqua che noi proponiamo deve prevedere la partecipazione della cittadinanza, che aiuti i politici nel vigilare sulla correttezza dell’operato delle società e delle persone. E la trasparenza va messa in pratica rendendo facilmente disponibili ai cittadini tutte le informazioni».

    Infine il comitato espone alcune questioni su cui vorrebbe sentire una risposta: «Quali strumenti di partecipazione quindi i candidati intendono adottare nel loro mandato? I consigli comunali come saranno “partecipati”? E le commissioni? Nelle società partecipate come verranno gestite trasparenza e partecipazione?».

    Se i candidati non avranno il coraggio di slegarsi davvero dagli interessi economici forti e di partito, per sposare l’interesse esclusivo dei cittadini, ebbene, chiunque vinca sarà sempre una vittoria a metà, con troppo pochi che voteranno, molti dei quali senza convinzione – conclude Acqua Bene Comune – Entro sabato invece, in seguito alle loro risposte, vorremmo poter dire “Vinca il migliore!” e non “Vinca il meno peggio”».

  • ReMida Day 2012: una giornata su riciclo e riuso creativo

    ReMida Day 2012: una giornata su riciclo e riuso creativo

    La festa per i 20 anni di Porto Antico e Palazzo Ducale coincide quest’anno con il ReMida Day, un evento che si svolge ogni anno per sensibilizzare adulti e bambini sul reinterpretare i luoghi della città e scoprire nuove idee creative per riutilizzare i materiali di scarto del nostro consumo quotidiano e (soprattutto) della produzione industriale. L’edizione 2012 si svolgerà sabato 19 maggio a Palazzo Ducale.

    Il progetto nasce nel 1996 a Reggio Emilia, sulla base dell’idea che i rifiuti sono risorse: in tutta Italia sono nati gruppi che raccolgono e riutilizzano gli scarti dell’industria, e al tempo stesso si fanno promotori della cultura del riuso creativo dei materiali di recupero.

    Scopo di ReMida è creare e diffondere un modo nuovo, ottimista e propositivo di vivere l’ecologia e di costruirne il cambiamento valorizzando in modo creativo i materiali di scarto, i prodotti “non perfetti” e gli oggetti senza valore, in una logica di sostenibilità e rispetto dell’oggetto stesso, dell’ambiente e dell’uomo.

  • Ubriacarsi senza bere alcool: arriva “Wahh”, lo spray inebriante

    Ubriacarsi senza bere alcool: arriva “Wahh”, lo spray inebriante

    WahhUbriacarsi senza bere alcool, non lo scopriamo certo noi, non è possibile. Un banale ossimoro, un paradosso qualunque, sul quale però David Edwards, inventore franco-americano, deve aver riflettuto parecchio… così tanto da ideare un prodotto che genera e genererà dibattiti (in buona percentuale sterili).

    Unite le proprie forze con il designer francese Philippe Starck, il buon Edwards lancia sul mercato al prezzo di 20 euro uno spray che permette con una sola spruzzata di provare “sensazione di ebbrezza” senza gli “effetti nefasti dell’alcol”. I due lo hanno chiamato “Wahh Quantum Sensations“, un piccolo tubetto paragonabile a un comune rossetto capace di concentrare in pochi secondi il “senso di piacere” di una lunga sbornia.

    Una spruzzata equivale a 0,075 ml di alcol, quanto basta perché le microparticelle stimolino il cervello. “La questione è come farsi del bene senza farsi del male – ha commentato, dopo diverse spruzzate, il designer Starck – Wahh è una alternativa che ti offre la sensazione di ebbrezza senza i suoi effetti nefasti“.

    David Edwards non è nuovo al lancio di strambi prodotti: ha firmato una vera e propria collezione di spray ai “sapori” del cioccolato, del caffè e del thé, ma anche le bottiglie commestibili e un nuovo modo di mangiare respirando goccioline liquide…

  • BredaBusBand e Fetish Calaveras live nel weekend del Bonfim

    BredaBusBand e Fetish Calaveras live nel weekend del Bonfim

    Fetish Calaveras Continuano i weekend all’insegna della musica live al Senhor do Bonfim, il locale sulla passeggiata di Nervi.
    Venerdì 18 maggio torna ad esibirsi BredaBusBand, la band che guida il rhythm and blues a Genova.
    Il gruppo interpreta un genere di forte impatto, che svaria dal vecchio blues americano al più recente rhythm and blues, fino al moderno soul, con frequenti incursioni nel rock ‘n’ roll. Caratteristica comune del repertorio è la capacità di creare una situazione di emozione e partecipazione collettiva, tanto da far definire la Breda come una “tremenda macchina da palco”.
    Sabato 19 maggio è il turno del gruppo savonese Fetish Calaveras con il suo coinvolgente spettacolo swing’a’billy.

    Provenienti da Savona questi sei ragazzi in nero e rosa hanno all’attivo più di 300 concerti, suonati dal Giugno 2002 ad oggi nei Club e Festival più rinomati del nord Italia

    Il loro stile li contraddistingue tra le band del panorama emergente Ligure come una bomba esplosiva di rock’n’roll incontenibile ed irrefrenabile, grazie al mix magico delle esperienze musicali dei sei componenti, dal rock’n’roll allo ska, dal punk allo swing, tutto miscelato in un cocktail ’50 vintage-new school unico ed originale, tutto da ballare.

    Solo per citare alcune importanti collaborazioni live: Tonino Carotone e gli Arpioni, The Hormonauts, Vallanzaska, Stiliti, Marco di Maggio Trio, Meganoidi, Pornoroviste, Alberto Camerini, e molti altri.

    Ingresso ore 22.30, inizio concerto ore 23.30

    Prima consumazione  8 euro

  • Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    L’ultima sanatoria “colf e badanti” del  2009 è stata una truffa. Discriminatoria nei confronti di tanti lavoratori immigrati che non lavorano come collaboratori domestici, l’ultima regolarizzazione è stata ancora una volta fonte di ricatti da parte di intermediari e datori di lavoro che hanno lucrato su situazioni di subalternità e emarginazione. Parte da Genova, e in particolar modo dai venditori ambulanti del Porto Antico, la richiesta di un nuovo provvedimento che estenda la possibilità di un permesso di soggiorno valido a tutti i lavoratori stranieri in nero, dipendenti e non.

    Ne abbiamo parlato con Mauro Musa, responsabile dell’Associazione 3 Febbraio di Genova e con Luciana Taddei, membro dell’Associazione e collaboratrice al cortometraggio della video maker Serena Gargani  “All’ombra del porto”. L’Associazione 3F è promotrice, con l’avvocato Alessandra Ballerini, del testo del provvedimento da presentare al Governo.

    Da quale esigenza umana nasce l’idea di proporre al Governo una bozza di sanatoria generalizzata?

    L’idea di elaborare questo testo, che autorizza la regolarizzazione generalizzata dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese, nasce dalla lotta quotidiana dei nostri fratelli del Porto Antico, venditori ambulanti che da tempo cercano di ottenere un documento valido e un lavoro onesto e riconosciuto. Illegalità e emarginazione sono il frutto di un circolo vizioso in cui il permesso di soggiorno rappresenterebbe il primo tassello della soluzione: se non si ha un documento valido infatti non si può ottenere un contratto in regola e senza un lavoro non è possibile ottenere un permesso di soggiorno . Molti di questi ragazzi sono stati vittima di raggiri e truffe nel 2009, all’epoca dell’ultima sanatoria: hanno pagato migliaia di euro a un datore di lavoro o a un intermediario che si è intascato i soldi senza provvedere all’effettiva regolarizzazione. In più, sia i venditori ambulanti del Porto che altri stranieri residenti, da tempo sono soggetti ad una forte repressione da parte delle forze dell’ordine che compie perquisizioni nelle case, in virtù della legge antiterrorismo ancora in vigore e cerca di bloccare il commercio ambulante del Porto usando a volte anche le maniere forti. Nel febbraio 2011 l’Associazione ha indetto una manifestazione a sostegno dei diritti degli immigrati a cui hanno partecipato 500 persone, un numero davvero importante per la realtà dei cittadini stranieri residenti a Genova. Da quel momento è nata l’idea di redigere una bozza di sanatoria, grazie attiva partecipazione di questi ragazzi il cui protagonismo è sempre stato forte e hanno continuamente animato le assemblee che hanno portato alla stesura del documento.

    Cosa prevede la bozza del documento?

    Il testo scritto da Alessandra Ballerini, avvocato di fiducia sia delle istituzioni cittadine che dell’associazione, prevede il rilascio del permesso di soggiorno a lavoratori stranieri  sia dipendenti che autonomi; in questo modo si vogliono evitare quelle forme di ricatto a cui sono stati sottoposti i lavoratori immigrati nel 2009. Non sarà più quindi necessario che il datore di lavoro presenti i documenti richiesti per il rilascio del permesso per quegli immigrati che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato una micro impresa autonoma. La bozza prevede poi la cancellazione delle espulsioni precedenti – richiesta ripresa dalle precedenti sanatorie governative – e dei reati d’autore,  reati minori che non prevedono violenza su persona (ad esempio la vendita di merce contraffatta). Il permesso dovrà  essere rilasciato tassativamente massimo dopo 60 giorni dalla presentazione della richiesta da parte del cittadino straniero.

    Quali sono stati i rapporti con le istituzioni cittadine a partire dalle manifestazioni dello scorso anno?

    Gli incontri con le autorità cittadine sono stati diversi, ma non possiamo certo affermare che i risultati concreti siano stati altrettanto numerosi. L’assessore alla sicurezza Scidone ci aveva assicurato che non avrebbe colpito “l’ultimo anello” della contraffazione, i venditori ambulanti appunto, ma si sarebbe concentrato sull’ingrosso e i trafficanti di merce contraffatta; all’opposto la repressione contro i fratelli del Porto Antico si è acuita sempre di più e le perquisizioni nelle abitazioni sempre più massicce e frequenti. Bisogna ricordare inoltre che, per legge, i blitz a domicilio possono svolgersi solo con la supervisione di una persona di fiducia, se espressamente richiesto dal perquisito; noi membri dell’Associazione 3 Febbraio avremmo tanto voluto godere di questo diritto, come richiesto dai lavoratori stranieri, ma le pattuglie delle forze dell’ordine non ci hanno mai aspettato. Con l’assessore al commercio Vassallo abbiamo iniziato a trattare per trovare una soluzione alternativa al commercio ambulante, pensando ad esempio ad un spazio dove gli immigrati possano vendere oggetti tradizionali provenienti dal Senegal; il permesso di soggiorno rimane, anche in questo caso, imprescindibile. Abbiamo incontrato anche il sindaco Marta Vincenzi la quale aveva promesso di appoggiare la nostra battaglia nazionale e avrebbe invitato il governo ad esaminare la sanatoria, dopo averla fatta approvare in consiglio comunale. Le intenzioni c’erano tutte, ma i fatti sono stati pochi anche perché la Vincenzi si è mossa troppo tardi, il 13 febbraio, ormai a scadenza di mandato. La repressione attenuata non c’è stata, il tavolo di discussione tra noi associazione e immigrati e le istituzioni si è riunito solo una volta, semplicemente per comunicarci che tutto sarebbe stato rimandato a dopo le elezioni; in origine il Sindaco ci aveva prospettato una riunione settimanale. Dal nuovo sindaco, chiunque sarà, ci attendiamo che accolga nuovamente la nostra proposta e si faccia promotore, in sede di consiglio comunale, del nostro appello da presentare poi a Roma, al governo perché lo prenda in considerazione e lo discuta.

    Genova è la capofila, ma l’iniziativa è pensata come nazionale…

    Il 1 maggio scorso c’è stata la presentazione della bozza di sanatoria a livello nazionale. In tutte le città in cui l’associazione è presente si terranno delle assemblee locali per individuare i responsabili della campagna e decidere le strategie locali e nazionali per sostenerla, a partire dalla raccolta delle adesioni. E’ previsto a fine mese un coordinamento nazionale  di tutti i sostenitori dell’appello, in cui i partecipanti potranno discutere i contenuti della sanatoria e fare in modo che diventi un tesoro di tutti, frutto di un’elaborazione collettiva. Non vogliamo che sia un documento calato dall’alto, da Genova e dal suo gruppo locale, ma vorremmo che diventi un patrimonio comune, cittadini italiani e stranieri, associazioni e singoli. Dal canto loro, gli immigrati sono entusiasti ed ansiosi di questa iniziativa, dai senegalesi di Genova ai bengalesi di Roma fino ai rifugiati di Napoli.

    Lo strumento delle sanatorie è una risposta emergenziale ad una condizione di emarginazione e illegalità che necessita una risposta pronta. L’immigrazione tuttavia, come fenomeno umano portatore di diritti e doveri, non può essere concepito come un’emergenza ma è una situazione strutturale i cui problemi hanno bisogno di una visione un po’ più ampia per essere risolti…

    L’associazione 3 Febbraio nasce senza dubbio con una visione più ampia rispetto alla proposizione di un piccolo strumento, anche se necessario, come la sanatoria. La nostra è una battaglia generale per la dignità, la libertà e la giustizia. Il nemico principale da battere in Italia è il razzismo perché a causa del razzismo si rischia la vita, si perde la vita, italiano o straniero. Il permesso di soggiorno è soltanto uno dei diritti, fondamentali, da garantire ai nostri fratelli: noi sosteniamo la libera circolazione e l’accoglienza per tutti. La logica dei flussi secondo noi è una logica assassina perché avalla le centinaia e migliaia di morti che avvengono nei nostri mari. L’immigrazione inoltre non può essere settoriale e non può essere accettata solo se vantaggiosa economicamente: l’integrazione non deve essere garantita in nome di una logica utilitaristica perché una persona non può essere snaturata al tal punto da trasformarsi in semplice fonte di reddito e profitto. Una persona è portatrice di diritti che, a quanto ne sappiamo, sono universali.

    Come sembra rispondere la politica italiana a queste iniziate incentrate sui diritti dell’uomo e della donna, a prescindere dalla provenienza o professione?

    In generale abbiamo capito che i diritti non fanno voto, i politici hanno paura di parlarne perché risultano impopolari e di conseguenza i risultati concreti prodotti dalla politica ad oggi sono pochi. In sé il tema della sanatoria che proponiamo è certamente “scottante”: parliamo di generalizzazione dei permessi quando tutti parlano di immigrazione selettiva. Del resto l’immigrazione è uno di quei temi bipartisan di cui la politica si riempie di parole: tante chiacchiere, molte liti, pochi fatti e spesso pure inadeguati. Abbiamo chiesto diversi incontri con il Ministro per la cooperazione internazionale e l’Integrazione Riccardi, ma ad oggi alle buone volontà è seguito il nulla della politica, contrapposto al protagonismo degli immigrati che continuano a lottare. Gli immigrati, come già detto, sono entusiasti: speriamo solo che queste speranze non si trasformino in illusioni. Il copione è già stato letto e visto.

    Il documentario “All’ombra del porto” che sta girando la video maker Serena Gargani, in collaborazione con alcuni membri dell’Associazione 3F, è un altro strumento che racconta la lotta dei ragazzi nordafricani del Porto Antico per vedere riconosciuta la loro esistenza e affermare la loro dignità…

    Si, il documentario nasce dalla richiesta di Pablo, un membro dell’associazione, di far conoscere più diffusamente la situazione dei venditori ambulanti del Porto Antico, delle loro problematiche e della loro lotta autonoma per migliorare la loro situazione. L’obiettivo, di Serena Gargani e nostro, è di realizzare un medio metraggio a sé stante rispetto alla sanatoria ma che certamente si lega alle richieste contenute nella bozza. Stiamo ancora ultimando le riprese e poi ci attiveremo per trovare una produzione che possa finanziarlo.

     

    Antonino Ferrara
    foto di Diego Arbore

  • La Grecia verso l’uscita dall’Euro: il fallimento della politica europea

    La Grecia verso l’uscita dall’Euro: il fallimento della politica europea

    Acque sempre più agitate in Europa. Gli effetti del voto greco della settimana scorsa stanno scuotendo i mercati e la politica europea. I tentativi di formare un governo che supporti i tagli imposti dall’Europa sono naufragati: è così che la Grecia tornerà alle urne, con il rischio che non si faccia in tempo o non si formi il consenso politico necessario a prendere le misure richieste dalla Troika come condizione per sbloccare l’ultima tranche di prestiti entro giugno.

    Il default della Grecia e la sua uscita dall’euro, quindi, è oggi un’eventualità concreta, se non addirittura un esito quasi certo. I mercati e la politica europea, dopo essersi rifiutati a lungo di voler prendere in considerazione questa ipotesi, improvvisamente danno sfogo più o meno irrazionalmente a paure a lungo sopite. Eppure stiamo sempre girando intorno al medesimo problema: la scommessa della speculazione internazionale sulla tenuta della moneta unica europea.

    Come ho scritto più volte, il problema dell’euro è duplice: da una parte è la moneta comune di un mercato disomogeneo, scisso tra il nord e il sud dell’Europa; dall’altra parte è una valuta priva della regolazione di una banca centrale sovrana che possa permettersi di attuare politiche inflazionistiche o deflazionistiche. Il combinato di questi due fattori e della crisi internazionale ha spinto grossi attori finanziari e speculatori a scommettere sulla dissoluzione della moneta unica, mettendo sotto attacco le economie della zona euro con i bilanci meno stabili. E si tratta di operazioni certo discutibili sul piano morale, i cui effetti negativi vengono scontati sulla pelle delle persone. Ma nella logica del capitalismo dei giochi di borsa, c’è davvero poco da stupirsi. Guadagnare denaro con operazioni sempre più spregiudicate è il lavoro che garantisce a queste persone redditi a molti zeri.

    Per questo mi è venuto istintivamente da sorridere quando ieri sera, a Otto e Mezzo, un ambasciatore ospite della Gruber ha concluso che i finanzieri non pensano all’integrazione europea ma al guadagno personale: è ovvio che, se si facessero di questi problemi, sarebbero già stati rimossi da tempo!

    Si può e si deve riformare i mercati finanziari: l’ha detto l’altro giorno anche Vegas, il presidente della Consob, e l’ha detto pure Obama. Ma siccome l’operazione è difficile e richiede coordinamento globale, nel frattempo occorre affrontare la situazione guardando in faccia la realtà. Nella congiuntura politica attuale chi comprerebbe titoli di Stato greci o italiani ai bassi interessi di quelli tedeschi? Nessuno rischierebbe così i propri soldi: il gioco non varrebbe la candela. Dobbiamo domandarci piuttosto come mai l’Europa si stia sfaldando, facendo vincere la scommessa agli speculatori che hanno puntato su questa carta e hanno lavorato per concretizzare questa eventualità.

    La teoria del complotto regge fino ad un certo punto, perché, se l’Europa sapesse reagire compatta, nessun soggetto o gruppo di soggetti sarebbe tanto forte da poter scommettere contro di essa. Posta in questo modo, la questione contiene già la risposta: e la risposta è che la governance europea ha fallito. Se la Grecia esce dall’euro e la speculazione trarrà nuova linfa per attaccare anche Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia, non si potrà che concludere che la ricetta europea basata sul contenimento dei debiti sovrani ha fatto fiasco.

    Di questo dovrebbe prendere atto in primis la Germania della Merkel, che è stata il principale sponsor di questa politica fallimentare. Con la vittoria di Hollande in Francia, il fronte critico anti-rigore in Europa si è ampliato: anche Monti è stato piuttosto duro nelle sue ultime dichiarazioni a questo riguardo. Eppure, nonostante la recentissima sconfitta elettorale del partito della cancelliera nel Nord Reno Vestfalia, l’opinione pubblica tedesca continua a sostenere la linea della Merkel in Europa.

    Der Spiegel sta pubblicando un’inchiesta in cui si mettono in risalto i trucchi contabili di Prodi e Ciampi, con l’avvallo dell’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl, che permisero all’Italia di rientrare all’ultimo momento utile nei rigidi parametri di Maastricht e quindi nell’Unione Europea: e questo è considerato un errore politico, un precedente alla base dei molti problemi attuali. Questo dimostra che l’opinione pubblica tedesca continua a far finta di non capire che l’Europa unita non è stata costruita su un’ideale contabile, ma su un’ideale di pace e prosperità dopo le divisioni che avevano causato gli orrori delle due guerre mondiali. E’ inevitabile che in Europa ci siano i difetti dei paesi europei: gli Italiani che cercano scorciatoie, i Greci che truccano i bilanci pubblici e i Tedeschi che si irrigidiscono nelle loro posizioni. Ma integrarsi vuol dire fare degli sforzi. Il contribuente tedesco forse pensa che i paesi del sud Europa, quando parlano di “sforzi”, cerchino solo di ottenere soldi e di non fare sacrifici.

    Eppure un’analisi disincantata della realtà dovrebbe dimostrare che la ricetta tedesca per far fronte alla crisi finora ha fatto guadagnare solo il ricco nord Europa. I tassi alti pagati da Grecia e Italia rendono all’opposto particolarmente conveniente per la Germania ristrutturare il debito, perché gli investitori vendono bot italiani per comprare bund tedeschi; i salari tedeschi sono doppi rispetto all’Italia; in Germania la disoccupazione è a livelli accettabili, mentre da noi è a livelli record; le esportazioni tedesche sono cresciute avvantaggiandosi di un euro certo più debole di quello che sarebbe il marco; da quest’anno, poi, andremo anche in pensione prima dei tedeschi. Aggiungiamo infine che l’orgoglio nazionale teutonico non è mai stato ferito: nel 2003 l’Ecofin concesse alla Germania, che aveva sforato il deficit di bilancio, un anno di proroga proprio per risparmiare ai tedeschi l’umiliazione di una multa. Una delicatezza che questi non mostrano di avere.

    Se Hollande ha vinto rinfacciando a Sarkozy di essere il “cagnolino della Merkel”, se Monti si è spinto fino a dichiarare che ci sono molti modi di colonizzare gli altri stati, se i Greci bruciavano in piazza le bandiere tedesche e oggi scelgono le incertezze e la povertà di un probabile default pur di recuperare autonomia e liberarsi dalla guida tedesca, non bisognerà concludere che la politica tedesca sta solo creando risentimenti? Allora bisogna scegliere: o si accetta di fare inflazione con Eurobond o altro, e si salva l’Europa, oppure ognuno per la sua strada. E non è assolutamente detto che in questa seconda ipotesi la Germania non ci andrà a rimettere. Allo stato attuale le cose non possono funzionare, perché, come ha detto giustamente un analista, la Germania in Europa è come il Real Madrid in serie B.