Anno: 2012

  • Festival della Scienza: bando per animatori posticipato al 30 maggio

    Festival della Scienza: bando per animatori posticipato al 30 maggio

    Festival della ScienzaMancano cinque mesi alla decima edizione del Festival della Scienza, in programma a Genova dal 25 ottobre al 4 novembre 2012 la parola chiave sarà Immaginazione.

    Sono aperte le selezioni di diplomati, studenti universitari, laureati, dottorandi e giovani ricercatori da destinare alle attività di guida e informazione al pubblico nell’ambito dei vari eventi del Festival: mostre, laboratori, conferenze, eventi speciali.
    Per l’edizione 2012 si ricercano giovani che possano ricoprire il ruolo di animatori e animatori scientifici. Caratteristiche richieste: una grande passione per la scienza e la divulgazione, una forte motivazione, la capacità di rapportarsi con il pubblico e di lavorare in gruppo.

    I giovani interessati possono partecipare alla selezione compilando on line la scheda predisposta sul sito www.festivalscienza.it alla voce “A.A.A. Animatori Cercansi”, fino al 30 maggio. I giovani coinvolti riceveranno un compenso per le loro prestazioni, grazie al continuo sostegno dato dalla Camera di Commercio di Genova al progetto, in un’ottica di promozione di tutte le iniziative volte a far crescere, oggi, la capacità d’impresa e, domani, l’economia genovese.

     

    Link diretto al bando http://animatori.festivalscienza.it/candidature/

    Link a video promozionale http://www.youtube.com/watch?v=OBDULA22lB0&feature=share

  • Heineken Jammin Festival 2012: aperto il concorso per rock band

    Heineken Jammin Festival 2012: aperto il concorso per rock band

    band musicaSono aperte fino a giovedì 31 maggio 2012 le iscrizioni del Contest musicale per band emergenti in vista del prossimo Heineken Jammin’ Festival, che si terrà dal 5 al 7 luglio a FieraMilano.

    Per partecipare è necessario essere maggiorenni e residenti nell’Unione Europea. È possibile registrarsi al sito del Festival e creare una pagina con foto e profilo del gruppo, date dei concerti e fino a tre brani, che tutti gli utenti del sito e una giuria formata da esperti di Rock Tv potranno ascoltare e votare per scegliere i finalisti. I brani possono essere in qualunque lingua o dialetto e appartenenti a qualunque genere musicale (esclusa la musica classica). Non è prevista alcuna quota di partecipazione.

    Entro il 15 giugno saranno comunicati i nomi di trenta finalisti, che saranno poi così suddivisi:
    Sei artisti o band apriranno le tre giornate dell’Heineken Jammin’ Festival esibendosi sul palco principale, due per ogni giornata di Festival; parteciperanno inoltre alle trasmissioni “Database”, “Salaprove” e “Heineken Jammin’ Festival Contest” in onda su Rock TV.
    – Ventiquattro artisti artisti o band parteciperanno alle trasmissioni “Salaprove” e “Audizioni Heineken Jammin’ Festival Contest” in onda su Rock TV.

  • Finmeccanica: domani a Genova assemblea delegati Fiom

    Finmeccanica: domani a Genova assemblea delegati Fiom

    Martedì 22 maggio, a Genova, si terrà l’Assemblea nazionale dei delegati Fiom-Cgil del gruppo Finmeccanica.
    Finmeccanica è il Gruppo industriale tecnologicamente più avanzato del nostro Paese. Nel corso dell’Assemblea, la Fiom intende discutere di una linea di politica industriale che tenga unite le produzioni civili con quelle militari e non solo si opponga a qualsiasi tentativo di smantellamento del Gruppo, ma punti anzi a un suo rilancio. Quel rilancio che è, allo stesso tempo, possibile e necessario.
    I lavori dell’Assemblea, che avranno luogo presso la sala “Governato” della Camera del Lavoro di Genova (via San Giovanni d’Acri, n. 6 – zona Cornigliano), inizieranno alle ore 10.00, per concludersi entro le ore 15.30.
    L’iniziativa sarà conclusa dall’intervento del Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini.

  • Assicurazioni auto a tariffe etniche: agli extracomunitari costano di più

    Assicurazioni auto a tariffe etniche: agli extracomunitari costano di più

    Nei giorni scorsi l’Europa ha ufficialmente chiesto all’Italia di eliminare definitivamente le cosiddette assicurazioni a “tariffe etniche”, ovvero un premio assicurativo più caro che viene applicato solo nei confronti dei cittadini extracomunitari.

    Si tratta di un caso già noto, sollevato due anni or sono da un’inchiesta di Repubblica, che, per effetto di un esposto dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), è giunto sui tavoli della Commissione Europea. Interessa buona parte delle compagnie di assicurazione italiane, ormai abituate da anni ad applicare tariffe più svantaggiose ai cittadini immigrati raggiungendo maggiorazioni che arrivano anche al 100% (soprattutto nel caso di cittadini marocchini) e che in media si aggirano dall’8% al 43%.

    Utilizzando i termini tecnici del mondo degli assicuratori viene definito “rischio nazionalità”, facendo invece riferimento ai termini che utilizziamo tutti i giorni in qualunque altro contesto si dice che “se sei albanese o marocchino la polizza auto costa di più”. Per quanto riguarda la Commissione Europea, invece, si parla di “restrizione discriminatoria della libertà di fruire di un servizio” e di “criteri di cittadinanza nella definizione dei premi assicurativi delle Rc auto”. Al momento la Commissione Ue ha deciso di non aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, limitandosi alla segnalazione; ora tocca alle compagnie italiane eliminare la voce dai contratti.

    All’inizio di quest’anno anche l’Ufficio Nazionale Anti-Discriminazioni Razziali (Unar) era intervenuto sulla delicata questione diffondendo una nota con la quale sottolineava i profili di illegittimità e di contrasto con il diritto europeo che caratterizzano le tariffe differenziate per nazionalità nelle polizze auto.

     

    [Foto di Diego Arbore]

  • Istituto Gaslini: una squadra di calcio per raccogliere fondi

    Istituto Gaslini: una squadra di calcio per raccogliere fondi

    Ospedale GasliniE’ nata la squadra di calcio dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova. Un’iniziativa voluta fortemente dagli stessi infermieri e lavoratori dell’ospedale pediatrico con l’obiettivo di dare maggiore visibilità all’Istituto stesso, anche aldilà delle proprie mura, ma soprattutto proponendosi come promotore delle cause delle singole associazioni e della ricerca scientifica.

    La squadra è composta da molte delle figure professionali presenti nell’Istituto: medici, specializzandi, infermieri pediatrici, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio ecc… creando forte valore aggregativo, nonché di interscambio di informazioni utili alla crescita reciproca.

    «Come ogni squadra che si rispetti abbiamo il nostro sponsor ufficiale “Gaslini Band Band” che oltre ad essere un’associazione di volontariato ONLUS, ha come missione il miglioramento dell’accoglienza dei piccoli ospiti e delle loro famiglie dell’ospedale Gaslini», racconta Roberto Sabatini, infermiere pediatrico presso l’Istituto e tra i fondatori della squadra.

    Il primo appuntamento sarà il 23 Maggio alle 20:30 in Via dei Ciclamini, campo Mons. Sanguinetti, dove la squadra affronterà un altro istituto, l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, con l’intento di sostenere la “Cicogna Sprint Onlus”, associazione di genitori dei neonati della Terapia Intensiva Neonatale presso il nostro Istituto, che sta cercando di farsi conoscere e di farsi strada.

  • Salviamo il trenino di Casella: il web si mobilita contro la chiusura

    Salviamo il trenino di Casella: il web si mobilita contro la chiusura

    Trenino di CasellaSono già oltre 1.500 le persone che si sono iscritte al gruppo Facebook Salviamo il trenino di Casella, aperto pochi giorni fa (e che si sta convertendo in un’omonima pagina) da un gruppo di sostenitori dello storico mezzo, attivo dal 1929 e che da piazza Manin porta al comune della Valle Scrivia attraversando i monti dell’entroterra genovese.

    Il trenino è attualmente gestito da Amt, ma l’azienda municipalizzata fa sempre più fatica a sostenere i costi del suo mantenimento poiché il trenino porta pochissimi guadagni.

    Singole persone e gruppi spontanei, fra cui il Comitato Indipendente per Sant’Olcese (uno dei comuni attraversati dal trenino) hanno aderito e manifestato il proprio impegno per aiutare questa campagna di sensibilizzazione: il trenino di Casella non è infatti solo un simbolo di grande importanza storica, ma anche un mezzo di trasporto turistico (e non solo) che non inquina e si integra perfettamente con l’ambiente circostante.

    Un’opera dell’ingegno simile dovrebbe essere difesa dai governanti e sottratta alle leggi del mercato, dovrebbe essere considerata e valorizzata come un’opera d’arte. Chiuderla perché non rende abbastanza sarebbe come chiudere lo Tour Eiffel in un periodo di scarsa affluenza turistica” si legge sul blog del Comitato Indipendente per Sant’Olcese.

     

  • Mario Giacomelli, un maestro della fotografia del 900 in mostra a Palazzo Ducale

    Mario Giacomelli, un maestro della fotografia del 900 in mostra a Palazzo Ducale

    Mario GiacomelliContinuano le iniziative per festeggiare i 20 anni di attività di Palazzo Ducale: da martedì 22 maggio sino a domenica 19 agosto il sottoporticato del palazzo ospita la mostra fotografica Mario Giacomelli. Un maestro della fotografia del Novecento

    Un’esposizione composta da circa 200 fotografie che ripercorrono il viaggio artistico di uno dei più importanti fotografi italiani.

    Curate da Sergio Casoli con Ettore Buganza, le sezioni dell’esposizione riprendono i temi delle celebri serie del fotografo: dai primi scatti sulla spiaggia di Senigallia nel 1953 alle immagini dedicate all’Ospizio ( Verrà la morte e avrà i tuoi occhi ), dai “pretini” in festa nel seminario della città ( Io non ho mani che mi carezzino il volto ) a Lourdes, dalle atmosfere fuori dal tempo di Scanno ai contadini de La buona terra, fino alla storia quasi cinematografica di Un uomo, una donna, un amore .

    Non mancano le suggestive immagini del paesaggio marchigiano che per tutta la vita ha ispirato l’arte di Giacomelli, insieme ad alcuni tra i suoi scattii più “materici”, dove la tensione tra le figure nere e il bianco di fondo si fa attesa drammatica, corposa, lirica.

    Orario:
    dalle ore 11 alle ore 19, tutti i giorni, lunedì chiuso

    Ingresso:
    intero 4 euro, ridotto 3 euro

  • Guardare Maddalena: mostra fotografica a cura di Disorder Drama

    Guardare Maddalena: mostra fotografica a cura di Disorder Drama

    Il progetto fotografico collettivo Guardare | Maddalena, curato da Anna Positano, si è concretizzato in una mostra fotografica collettiva dal titolo Nuove tipografie ad altra fedeltà, aperta fino a sabato 26 maggio presso l’ex Nick Masaniello in via della Maddalena 52r a Genova e presso l’ex macelleria al 31r con orario 15-19.

    La mostra è stata realizzata dall’ Associazione Culturale Disorderdrama con il contributo del Comune di Genova e del Municipio I Centro-Est e con il supporto del Patto per lo sviluppo locale della Maddalena.

    La mostra rappresenta l’evento conclusivo dell’omonimo progetto vincitore del bando “Giovani X i Giovani” per il quale l’ Associazione Culturale DisorderDrama (www.disorderdrama.org) ha selezionato 8 giovani di età compresa tra i 18 e 29 anni che hanno partecipato gratuitamente ad un programma artistico-formativo da novembre 2011 fino ad aprile 2012.

    Gli spazi in cui è allestita la mostra sono locali inutilizzati e in attesa di nuova vita di Via della Maddalena (l’ex macelleria e l’ex circolo Nick Masaniello) con l’auspicio che alzare le saracinesche possa essere un primo passo di presidio del territorio e di contrasto all’abbandono e al degrado.

    I fotografi in mostra sono Laura Avarino, Giulia Flavia Baczynski, Daniel Campagne, Lisa De Bernardi, Stefano Pola, Nuvola Ravera, Marika Saonari, Alessio Vecchié.

    [foto di Diego Arbore]

  • Amt: il biglietto del bus si acquista con il cellulare

    Amt: il biglietto del bus si acquista con il cellulare

    AutobusComprare il biglietto del bus non è mai stato così semplice: AMT lancia “AMT-ticket” il nuovo servizio che permette di acquistare il biglietto del bus via sms con il proprio cellulare.

    A partire da oggi, lunedì 21 maggio, i clienti del trasporto pubblico genovese potranno acquistare in tutta sicurezza il biglietto da 110 minuti (anziché un’ora come quello cartaceo) valido sulla rete urbana AMT (escluso Navebus e Volabus) mediante il proprio telefono cellulare. Viaggiare diventerà così ancora più semplice e veloce, anche quando non si ha disponibilità di denaro contante, evitando la ricerca del punto vendita più vicino.
    Il biglietto AMT-ticket vale 110 minuti, 10 minuti in più del biglietto tradizionale e costerà 1,60 euro (1,50 più 10 cent di spese)

    Un’innovazione resa possibile grazie al progetto di collaborazione fra AMT e Movincom, il Consorzio che raggruppa oggi oltre 40 realtà commerciali in Italia e che fornisce, attraverso il circuito Bemoov, la piattaforma tecnologica necessaria per effettuare pagamenti di beni e servizi in assoluta sicurezza mediante l´uso del cellulare.

    Genova è tra le prime città italiane ad aver introdotto l’acquisto del titolo di trasporto via cellulare, mediante la piattaforma Bemoov.

    L´accesso al servizio è semplice ed immediato: è sufficiente iscriversi gratuitamente al servizio sul sito Bemoov (www.bemoov.it) associando il proprio numero di cellulare allo strumento di pagamento su cui si vogliono addebitare i propri acquisti (ad esempio carte di credito o prepagate).

    Il cliente, ogni volta che vorrà salire sul mezzo di trasporto, dovrà semplicemente inviare un SMS, digitando nel testo solo la parola AMT, al numero 320 204 3497. Il costo del messaggio è a carico del cliente secondo il proprio piano tariffario. L’SMS di risposta che riceverà da AMT sarà valido come titolo di viaggio, avrà la durata di 110 minuti dal momento del ricevimento sulla rete urbana AMT (escluso Navebus e Volabus) e dovrà essere mostrato al personale in caso di verifica. Per i viaggi in metropolitana è necessario acquistare il biglietto via SMS prima di scendere ai binari. Contestualmente sarà addebitato sullo strumento di pagamento del cliente la cifra di Euro 1,60 di cui Euro 1,50 quale tariffa del titolo di viaggio e Euro 0,10 quale contributo alle spese.

  • Siviglia, la splendida città dell’Andalusia

    Siviglia, la splendida città dell’Andalusia

    Siviglia, Spagna‘Ramooooon!’: se la voce tonante di un barista grida nomi sovrastando il chiacchiericcio confuso e le risate degli astanti, siamo molto probabilmente nell’ora più affollata in uno degli innumerevoli bar di Siviglia, quando tutti, residenti e turisti, si fermano di locale in locale a bere freddissime cervezas e a mangiare succulente tapas. Questa tipica tradizione spagnola si trova infatti anche nello splendido capoluogo andaluso -iscritta dall’Unesco nella Lista del Patrimonio dell’Umanità– che si snoda lungo le rive del fiume Guadalquivir.

    Oggi quarta città spagnola per numero di abitanti (ca. settecentomila), Siviglia viene fondata dai Fenici, poi dominata da Greci, Cartaginesi, Romani e dopo la caduta dell’impero da Vandali, Svevi e Visigoti fino alla conquista araba del 712 e poi alla Reconquista cristiana del 1248.

    Nell’epoca delle spedizioni verso il Nuovo Mondo, dal 1492 per i successivi due secoli, Siviglia vive il suo periodo più felice. Da metà del Seicento, il progressivo declino fino all’Ottocento, quando iniziano interventi governativi di supporto alla ripresa produttiva; scelta per l’Esposizione Iberoamericana del 1929, più di recente la città è stata sede dell’Esposizione Universale del 1992 e dei Mondiali di Atletica nel 1999.

    Oggi Siviglia è una delle mete turistiche più frequentate nella regione dell’Andalusia. Il periodo migliore per visitarla è sicuramente la primavera, tiepida e soleggiata. Decisamente sconsigliata la piena estate visto che si raggiungono abitualmente punte di oltre 40°C. Dunque, dove andare una volta giunti in questo crogiuolo di storie e culture?

    Sicuramente il centrale barrio di Santa Cruz, centro storico sorto sul vecchio ghetto, merita tutta la nostra attenzione: qui si trova la Cattedrale, terminata nell’arco di cento anni, che vanta il primato di chiesa gotica più grande al mondo. Accanto ad essa, la Giralda svetta per 96 metri d’altezza: antico minareto durante la dominazione araba, poi convertito in torre campanaria, richiede un po’ di buona volontà per essere “scalato” interamente, ma ripaga con una vista meravigliosa a perdita d’occhio sulla città e la campagna circostante fino all’orizzonte.

    Poco distante, i Reales Alcazares, originariamente fortezza araba e poi residenza reale, ci portano attraverso un bellissimo percorso di commistione tra tipi architettonici musulmani e aggiunte rinascimentali cristiane; da non perdere i giardini del palazzo (più che giardini, un vero e proprio parco con boschetti ed edifici a sé stanti).

    Siviglia, SpagnaSiviglia, Spagna

    Dopo tanto peregrinare, una passeggiata nei vicoli circostanti è esattamente quello che ci vuole: piazzette ombrose dove riposare sotto alberi d’arancio, negozietti d’artigianato (noti per le ceramiche, gli eccezionali azulejos: occhio però ai molti souvenir e chincaglierie prettamente turistiche made in China) e ad ogni angolo un bar dove assaggiare tanti tipi di tapas a pochi euro. Dai terrazzini scendono sui muri bianchi piccoli rampicanti in fiore, e ad ogni portone socchiuso è possibile sbirciare le bellissime corti interne, tipiche degli edifici locali e derivanti dalla tradizione moresca: fontanelle, piante e azulejos le contraddistinguono e fanno cornice a una frescura provvidenziale quando il caldo estivo comincia a farsi sentire.

    Se proprio vi manca lo shopping in stile globale, a pochi minuti a piedi dalla cattedrale ecco le vie commerciali, con tutte le catene internazionali d’abbigliamento più note; è curioso osservare come gli allestimenti moderni siano stati inseriti negli spazi di edifici antichi, creando accostamenti tanto originali quanto antitetici.

    Altra tappa interessante è l’antica Fabrica de Tabacos (il secondo edificio più grande della Spagna dopo l’Escorial), oggi sede dell’università: pensata come una cittadella autonoma e fortificata, è ancora provvista di fossato e ponte levatoio. Che siate o no appassionati cinefili, non potete perdervi la monumentale Plaza de España, edificata per l’Expo del ’29, e adottata come ambientazione di film come Lawrence d’Arabia e Star Wars II:l’attacco dei cloni.

    Proseguendo verso ovest arriviamo al barrio de La Macarena, quartiere popolare e caratteristico, ricco anch’esso di antichi edifici e davvero unico se si vuole respirare l’atmosfera sivigliana nella sua versione più autentica. È bello perdersi per le strade strette di questo quartiere dove ogni via è dedicata a un santo o alla Vergine, puntando sempre verso ovest per giungere infine al tratto residuo delle antiche mura, visione suggestiva e arabeggiante al termine del nostro percorso. Qui si trova la Basilica de la Macarena che accoglie la relativa statua della Virgen de la Macarena, portata in processione una volta l’anno durante la Semana Santa.

    Ancora un suggerimento: il lungofiume abbonda di punti panoramici, permette tranquille passeggiate ed è corredato di piste ciclabili (che proseguono peraltro in gran parte della città). Oltre alla Torre del Oro -altro simbolo sivigliano- anticamente eretta dagli arabi per controllare la navigazione sul fiume, ci sono almeno due ponti da vedere: il Puente del Alamillo, realizzato da Santiago Calatrava, e il Puente de Isabel II, costruito nell’Ottocento, il più antico ponte in ferro oggi conservato della Spagna, conosciuto anche come Ponte di Triana perché porta all’omonimo quartiere. Appena dopo il detto ponte è il caratteristico mercato coperto, che sorge dove una volta si trovava la sede dell’Inquisizione.

    Infine un paio di accorgimenti: Siviglia è una città da scoprire a piedi per non perdersi nulla… meglio limitarsi a qualche fermata di autobus e per il resto la parola d’ordine è camminare. Come è da evitare l’estate per l’insopportabile calura, così sono sconsigliati i due periodi più affollati e costosi dell’anno, ossia la Semana Santa e la  Feria de Abril. La prima coincide con la settimana di Pasqua e le processioni delle decine di confraternite sono la tradizione religiosa più importante della città. La seconda è la Fiera di Aprile, festa locale con banchetti, costruzioni effimere (le cosiddette casetas), festeggiamenti e abitanti in costume folkloristico. Se proprio decidete di visitare la città in questi periodi, preparatevi a una folla incontenibile e a prezzi molto più alti del resto dell’anno!

    Claudia Baghino
    foto di Daniele Orlandi 

  • Storia di Genova: i palazzi dei Rolli, patrimonio dell’umanità Unesco

    Storia di Genova: i palazzi dei Rolli, patrimonio dell’umanità Unesco

    Palazzo Rosso

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    I Rolli di Genova, un incontro imperdibile, un viaggio a ritroso nel tempo per immergersi negli antichi splendori di una città che, per la sua gloriosa storia, vanta a buon diritto l’appellativo di Superba, una riscoperta di quelle antiche dimore genovesi, sobrie all’esterno, ma che ammagliano per lo sfarzo che si può ammirare all’interno, seguendo con occhi abbagliati, i sapienti stucchi, gli affreschi magistrali, le preziose dorature, i capolavori d’arte e il luccichio dei marmi di Carrara.

    Siamo lontani dalle povere case in legno che fino al 200 il Cintraco andava ad ispezionare nei giorni di quel “vento d’Aquilone” che tanto si temeva in caso di incendi, siamo tra i palazzi che sorsero sempre più alti, ricoperti di preziosa pietra nera di Liguria, l’ardesia, siamo tra le nobili abitazioni che si affacciano sul percorso delle Strade Nuove che si snodano da piazza De Ferrari, attraversando tutto il centro medievale, fino al Palazzo de Principe, Andrea Doria, valente Ammiraglio ed abile politico, unico Principe di Genova, di fatto se non di diritto.

    Due secoli di continui rinnovamenti a partire dall’antica via Montalbano, da cui le “signorine” furono sfrattate per far posto ad una strada, larga 7 metri, via Aurea (odierna via Garibaldi), fatta con l’argento e l’oro proveniente dal nuovo mondo, allestita per ospitare le residenze di prestigio delle nobili famiglie genovesi che volevano allontanarsi dalle anguste case della Ripa Maris, troppo vicine ai moli e ai mercati.

    Spianata la collina di Castelletto, tra il 1551 e il 1558, ed allontanato il postribolo, l’arteria si presentava con un unico ingresso da piazza Fontane Marose perché dall’altro lato, oggi piazza della Meridiana, era chiusa dai giardini di Palazzo Ducale. Gli edifici che individuiamo col nome altisonante dei loro antichi padroni, i Pallavicini, gli Spinola, i Grimaldi, i Lomellini , i Lercari, i Cattaneo-Adorno, i Brignole-Sale, ammaliano per gli immensi atrii, gli imponenti scaloni, le volte a crociera, i loggiati aggettanti su splendidi giardini che, per quelli a monte, giungevano fino a Castelletto, architetture talmente imponenti che indussero Pietro Paolo Rubens a disegnare i palazzi della via e di tutta la città perché diventassero un modello per i costruttori di Anversa (tavole pubblicate nel 1662).

    Spicca tra gli altri il cosiddetto Palazzo delle Torrette, posizionato di fronte a Palazzo Tursi, che l’architetto Giacomo Viano volle più arretrato rispetto agli altri per dare maggior luce al  “più nobile” dirimpettaio ma, soprattutto, per nascondergli  la vista, poco decorosa, degli edifici  del sestiere della Maddalena in cui si era spostato il meretricio.

    Tra il 1602 e il 1613 (completato nel 1655), un secondo percorso viene delineato per diventare la strada residenziale di un’altra potentissima famiglia genovese, i Balbi, che realizzano La Grande Strada del Vastato. Ai lati sorgono palazzi “degni del congresso di un re”  come li aveva definiti Madame de Stael  e infatti si sono  fregiati  della presenza, persino, della regina Elisabetta di Inghilterra.

    Palazzo RealePalazzo Reale

     

     

     

     

     

     

     

    Logge, scalee, colonnati, saloni affrescati  e tanto marmo che la Repubblica concedeva di utilizzare solo alle famiglie che avevano operato “qualche fatto egregio in utilità della Patria”, sono il denominatore comune di queste dimore che raggiungono il più alto grado di magnificenza nel  Palazzo Reale, divenuto dal 1823, residenza ufficiale di casa Savoia. Il cortile con tre arcate che da accesso al giardino da cui si gode una magnifica vista sul porto, la sua loggia, i suoi saloni che accolgono   più di 200 dipinti e mobili originali genovesi, piemontesi, francesi della metà del XVII secolo fino all’inizio del XX secolo, la superba Sala del trono, le volte affrescate, sembrano quasi scomparire davanti alla mirabile bellezza settecentesca della  Galleria degli Specchi dove si ha la sensazione di perdersi in un mondo di luce.

    La Strada Nuovissima (via Cairoli) fu completata alla fine del ‘700, dopo monumentali opere di sbancamento atte ad unire la via Aurea a via Balbi, lungo il cui tracciato si possono ammirare le antiche dimore di Gio Carlo Brignole, di Antoniotto Cattaneo, di Nicolò Lomellini e di Cristoforo Spinola.

    Ma i palazzi dei Rolli non sono solo questi, se ne annoverano, infatti, 83 di cui 42, dal 13 luglio 2006,  sono consacrati, dall’Unesco, come Patrimonio dell’Umanità. Potete trovarli scendendo nel cuore della città medievale lungo quell’antica valle di Luccoli che vide gli insediamenti dei Doria, dei De Mari, degli Spinola, rispettivamente a San Matteo, a Banchi e a San Luca. Nascosti in oscuri vicoli o in anguste piazzette incontriamo le dimore degli Imperiali, dei De Marini, dei Durazzo, di Domenico Grillo (sede della Fondazione De André), dei Della Rovere, dei Salvago, dei Saulli, dei Senarega, solo per citare alcuni tra i nomi non ancora menzionati, ognuno con la sua storia ma tutti  insieme per raccontare le gesta gloriose di Genova.

    Un incontro da non perdere, come dicevo, percorrendo un dedalo di viuzze, talora mai esplorate, alla ricerca di quelli che, come cita il biografo di Cola di Rienzo  “erano maravigliosamente belli i palazzi di Genova, che specchiano le fronti di niveo marmo nel nostro mar glauco”, in compagnia di un curioso interrogativo: perché si dicono palazzi dei Rolli?

    Nel 1500 non esistevano gli equivalenti dei nostri alberghi o la disponibilità di strutture pubbliche atte ad accogliere ospiti di riguardo. Si poneva, dunque, il problema di dove trovare un alloggio decoroso per i visitatori stranieri. Fedeli al loro spirito parsimonioso, i nobili ben si guardavano di aprire le loro dimore a questi illustri personaggi, per cui, le autorità si videro costrette ad imporre una forzosa accoglienza. Si censirono, dunque, 150 dimore nobiliari, classificandole in 3 distinte categorie in base alla raffinatezza degli arredi, all’ubicazione, al confort abitativo ed ad altri requisiti che sono ben specificati in 5 editti risalenti al 1576. Ad ognuna di esse, poi,  fu assegnata una certa tipologia di ospiti, Papa, Cardinali, Principi, notabili o semplici turisti di rango. Gli edifici prescelti venivano contrassegnati da un “rollo” (rotolo di carta) che veniva inserito in un bussolotto da cui, in una specie di estrazione del Lotto, si “pescava” quello “fortunato”, il cui padrone, giocoforza, era obbligato a prendersi cura del forestiero.

    Come si può desumere facilmente, soprattutto perché parliamo dei proverbiali avari genovesi, nessuno si dimostrava entusiasta di tale oneroso incarico, come testimoniano le numerose lamentele che giungevano al Doge, sia per l’esborso  di vil denaro sia per  i comportamenti, talora, esuberanti di quei, non voluti, coinquilini. La visita ai Rolli è un’occasione unica, dunque, per scoprire, come dice Edoardo Grendi, “una città bellissima ma che, per una ragione o per l’altra, non si scopre mai”.

     

    Adriana Morando
    foto di Daniele Orlandi

  • Un orto comunitario nel centro storico della città: il progetto del “Re Moro”

    Un orto comunitario nel centro storico della città: il progetto del “Re Moro”

    Siviglia, orto del Re MoroSiamo nel centro storico di Siviglia. Camminiamo lungo Calle Enladrillada, un vicolo lungo e stretto costeggiato su entrambi i lati da alti muri bianchi e a tratti da edifici altrettanto stretti, dai cui poggioli decorati ad azulejos pendono i panni stesi ad asciugare che spandono profumo di bucato lungo l’acciottolato che stiamo percorrendo. Ogni tanto passa un motorino, e qualche magro gatto si rifugia sui gradini dei piccoli portoni d’ingresso.

    Poi, sulla nostra destra, un grande cancello aperto rompe la monotonia dei muri e apre la vista su un vasto, colorato giardino delimitato da altri muri bianchi… Siamo nell’Orto del Re Moro, attiguo alla Casa del Re Moro, una delle poche costruzioni domestiche di fine quindicesimo secolo, periodo in cui si mescolano il tardo gotico, il rinascimento e una forte influenza islamica.

    In questo luogo i cittadini hanno dato vita ad un’esperienza di gestione condivisa di uno spazio, rimettendo a nuovo ciò che era in stato di abbandono e rendendo la zona accessibile a tutti coloro che vogliano partecipare o semplicemente usufruire di uno spazio verde urbano coltivato.

    Nell’aria c’è profumo di salvia, rosmarino e menta lungo il sentiero in terra che si snoda tra le varie colture. Sotto gli alberi, robusti e nodosi lungo il perimetro del giardino, sono sistemati scivoli e altalene, e accanto a questi alcuni bambini razzolano entusiasti in una zona di terra e sabbia, sporchi da capo a piedi. Intorno a loro, due sculture di terra essiccata e materiali di recupero: una grossa lumaca da cavalcare e un serpente ancora in costruzione, con il dorso e le squame fatte con vecchi pneumatici. E ancora, due pergole coperte di rami di palma, tante sedie da giardino, e una libreria stracolma di libri a disposizione di tutti. Gente che entra ed esce dalla cancellata, qualcuno lavora negli orti, altri portano il cane a fare una passeggiata. Gli unici rumori qui sono l’abbaiare dei cani, il vento tra le fronde, i cinguettii di innumerevoli uccelli e il brusio indistinto di sottofondo delle api indaffarate tra un fiore e l’altro.

    Abbiamo parlato di questo progetto con Valentina, genovese residente a Siviglia che partecipa attivamente a questa realtà: «El Huerto del Rey Moro viene occupato nel 2004. Fino a quel momento è uno spazio verde non costruito e di fatto abbandonato all’interno del centro storico, per il quale il Plan General de Ordenación Urbana de Sevilla (il nostro PUC per intenderci) prevede la costruzione di 40 appartamenti. Il luogo viene notato, dalle terrazze vicine, da un gruppo di persone che decide di occuparlo per impedire l’ennesima speculazione immobiliare. Puliscono lo spazio e cominciano a coltivarlo, utilizzando materiali di riciclo per dare forma agli orti e creare l’arredamento, e dando di fatto nuova vita a un pezzo di terra prezioso all’interno della città». Intanto si costituisce l’Associazione Amici dell’Orto del Re Moro La Noria che inizia a battersi perché venga scartato il progetto edilizio.

    Partecipano persone differenti e di ogni età. Uno degli aspetti più interessanti è la volontà progettuale spesa per questo luogo e volta a farne uno strumento utile per tutti e con scopi didattici: «Dal 2006 funziona il programma Orti per le Scuole, gestito da un’associazione di genitori dei bambini delle scuole pubbliche vicine. È un programma davvero importante, perché oltre ad avvicinare i bambini all’orto e a insegnare loro le specie vegetali e i corrispondenti periodi di semina e raccolto, affronta temi come l’agricoltura biologica e l’autosufficienza alimentare, mettendo in relazione il quartiere con l’orto in quanto sistema vitale. Per i bambini è pensato anche il laboratorio di fango, in cui vengono realizzate figure con questo materiale naturale».

    Siviglia, orto collettivo

     

     

     

     

     

     

     

    La zona coltivata è divisa tra orti vicinali, piccoli quadrati affidati a residenti di zona che se ne occupano completamente, e il più grande orto comunitario, dove coloro che vogliono successivamente usufruire di un orto individuale imparano, seguiti da persone più esperte, le tecniche di coltivazione, compostaggio, irrigazione, potatura e raccolta. A questo proposito Valentina cita Luciano, altro italiano trasferitosi a Siviglia, «…il vero ortolano numero uno! La sua decennale esperienza, il suo amore per la biodiversità e la sua costante curiosità nello sperimentare ne fanno l’elemento indispensabile per la buona salute dell’orto». Detto questo, anche chi non lavora direttamente nell’orto è il benvenuto e, sempre nel rispetto del luogo, può servirsi prendendo qualche rametto di rosmarino…

    «All’ultima assemblea mensile abbiamo deciso di aggiungere un’aia con le galline, che si nutrono dei residui destinati al compostaggio, e attraverso lo slogan “Tu Basura vale un huevo” (la tua spazzatura vale un uovo, ma anche vale molto perché in spagnolo valer un huevo significa anche valere tanto) vogliamo coinvolgere tutto il quartiere a portare i rifiuti organici come cibo per le galline, avendone in cambio uova».

    Nonostante gli aspetti positivi e di pubblica utilità, l’Associazione deve sempre stare in guardia da tentativi di sgombero, soprattutto da quando si è insediata la nuova giunta, che ha già provveduto a sgomberare alcuni centri sociali e a proporre progetti di parcheggi interrati in zone analoghe a quella dell’Orto. Questo e altri sono gli aspetti problematici di un’esperienza che comunque dà la gioia di partecipare a una cosa comune, a una res publica ormai troppo spesso dimenticata da tutti: «Gestire uno spazio collettivamente non è facile – continua Valentina – e comporta un grande sforzo da parte di molte persone. Ci sono problemi come porzioni che periodicamente risultano abbandonate e devono essere riassegnate, danni che vengono fatti all’orto soprattutto durante le feste (durante cui si raccolgono fondi), eccessivo carico di lavoro gestionale che ricade quasi sempre sulle solite persone. Nonostante tutti questi inconvenienti, nell’orto si respira la vita, lo si percepisce come un luogo vivo, in continuo cambiamento, dove davvero i cittadini decidono come vivere lo spazio pubblico. Io credo che questo sia, soprattutto, un modo di vivere: i cittadini si responsabilizzano riguardo la cosa pubblica, e non delegano all’amministrazione una gestione che quasi sempre è poi motivo di critica e malcontento. Credo che oggigiorno, davanti ad una crisi mondiale delle istituzioni, l’autorganizzazione e la riappropriazione degli spazi  sia l’unica soluzione possibile a una civiltà imbarbarita e addormentata e che l’Orto del Re Moro sia un esempio da seguire».

     

    Claudia Baghino    

  • Sestri Ponente: negozi alluvionabili, il Comune si autotutela

    Sestri Ponente: negozi alluvionabili, il Comune si autotutela

    Addetti del Comune di Genova, in questi giorni, stanno visitando “porta a porta” gli esercizi commerciali di Sestri Ponente per informarli che a breve riceveranno una lettera in cui Palazzo Tursi li avverte ufficialmente che la loro attività si trova in una zona alluvionabile.

    «L’amministrazione non si è preoccupata di mettere in sicurezza la zona neppure dopo i tragici eventi provocati dall’alluvione dell’ottobre 2010 – denuncia Agostino Gazzo, membro di Ascom e del C.I.V. di zona – oggi, invece, ha pensato di mettere se stessa “in sicurezza”».

    «Per non far torto a qualcuno la civica amministrazione dichiara alluvionabile tutta la parte centrale di Sestri», sottolinea Gazzo.

    Cosa accadrà adesso, si domandano i negozianti?

    «Innanzitutto il Comune potrà continuare a non eseguire i lavori di messa in sicurezza che eviterebbe all’intero quartiere di finire sott’acqua in caso di pioggia – continua l’esponente dell’Ascom e del Civ di zona – in pratica, avvertendo i commercianti che le loro attività sono “a rischio”, Palazzo Tursi si manleva da ulteriori denunce».

    «Altra conseguenza è che nel momento in cui l’area verrà dichiarata “alluvionabile” gli immobili si deprezzeranno», conclude Gazzo.

     

     

     

     

  • Generali a Merenda, lo spettacolo di Boris Vian al teatro della Gioventù

    Generali a Merenda, lo spettacolo di Boris Vian al teatro della Gioventù

    Generali a MerendaDopo “Rumori fuori scena”, Camere da letto” e “Nemico di classe” il teatro della Gioventù ospita il quarto spettacolo della stagione: “Generali a merenda” di Boris Vian.

    La commedia scritta nel 1951 dal geniale e eclettico protagonista della vita culturale della Parigi degli anni ’50, affronta con stile surreale e tragicomico la protesta contro l’assurdità della guerra e l’atteggiamento tronfio dei potenti, legati ai propri ruoli istituzionali.

    In questo testo dalle scansioni rigorose e dai ritmi comici irresistibili, c’è una “apertura” verso un’ interpretazione non codificata e ancora completamente da scoprire,  fatta di una comicità comicità basata sull’assurdo, sul nonsense, vicina al cabaret di ispirazione francese o tedesca e soprattutto alla grande lezione del circo e della commedia dell’arte.

    “Boris Vian, poeta, drammaturgo, romanziere, jazzista e ingegnere francese, scrive questa commedia nel 1951 a pochi anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale” – dichiara il giovane regista Luca Avagliano.

    “E’ fresco il ricordo dell’orrore e dell’assurdità di quanto era stato vissuto e Vian lo restituisce con un testo a tratti grottesco, buffo, divertente e per l’appunto assurdo. I personaggi di potere sono ritratti come bambinoni ebeti che danno più importanza ai loro pasticcini che alla Guerra e a quello che comporta, succubi della Mamma e del concetto dell’ “Obbedisco, Sissignore” privato di qualsiasi senso critico.

    L’esigenza di mettere in scena questo testo oggi è dettata dal fatto che non è un testo per niente datato, privato dei piccoli riferimenti legati al periodo in cui è stato scritto, racconta, universalmente, del potere e della guerra e la guerra, purtroppo, è più che presente, per niente lontana, anche se così sembra, e continua ad essere assurda, devastante, drammatica e legata quasi esclusivamente a questioni puramente politiche ed economiche. La messa in scena racconterà dunque questo teatrino in cui si gioca al potere giocando per l’appunto al teatro

    GENERALI A MERENDA DI BORIS VIAN

    Con Luca Avagliano; Gabriele Bajo; Nicola Nicchi; Daniele Parisi; Antonio Randazzo; Giorgio Regali; Diego Valentino Venditti. Al piano Edoardo Simeone. Regia di Luca Avagliano.

    Anteprime dal 19 al 25 maggio

    Repliche dal 26 maggio al 10 giugno 2012

    Orario spettacoli: tutti i giorni ore 20.45, domenica ore 16. Nessuno spettacolo nei giorni martedì 22 maggio, mercoledì 30 maggio e lunedì 4 giugno

    Biglietti: per le anteprime posto unico euro 8,  per le repliche:

    Intero euro 15

    Ridotto (over 60) euro 12

    Ridotto (under 28) euro 8

    Ridotto (convenzioni, cral, associazioni, ecc) euro 8

    Ridotto (soci Coop e familiari) euro 7

    Ridotto (possessori SOSTENITORI CARD) euro 5

     

    TEATRO DELLA GIOVENTÙ www.tkcteatrodellagioventu.it

    Ingresso principale in Via Macaggi 92A – 16121 Genova

    tel. +39 010 8981177 info@tkcteatrodellagioventu.it

     


  • Ilaria Bonacossa è la nuova curatrice del museo Villa Croce

    Ilaria Bonacossa è la nuova curatrice del museo Villa Croce

    villa croceLa commissione designata per la selezione dei 62 canditati alla carica di curatore del museo di Villa Croce di Genova ha emesso il verdetto: Ilaria Bonacossa è il nuovo curatore per l’attività espositiva del museo d’arte contemporanea di Genova per il biennio 2012-2013.

    Ilaria Bonacossa , trentanovenne milanese, forte dell’esperienza di 11 anni alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, è la co-curatela del Padiglione islandese per la Biennale di Venezia 2013, ha tratto dalle sue numerose esperienze passate una forte esperienza del sistema dell’arte contemporanea internazionale.

    La commissione che ha scelto il curatore è stata composta da: Andrea Viliani, Edoardo Bonaspetti, Giacinto di Pietrantonio, Luca Massimo Barbero, Marina Pugliese, Letizia Ragaglia, Patrizia Sandretto Rebaudengo. Gli ultimi due hanno partecipato alla selezione dei candidati ma non a quest’ultima fase finale.

     

    Foto di Daniele Orlandi