Mese: Gennaio 2013

  • Via del campo 29 Rosso: il libro “Un caruggio e una bottega”

    Via del campo 29 Rosso: il libro “Un caruggio e una bottega”

    Via Del Campo De AndrèSabato 12 gennaio 2013 (ore 17) si terrà presso l’emporio-museo Viadelcampo29rosso la presentazione del libro Un caruggio e una bottega di Ivaldo Castellani.

    Insieme all’autore intervengono Giorgio Guerello – Presidente del Consiglio Comunale di Genova e gli attori Andrea Grimaldi e Sara De Martino della Compagnia del Teatro Govi, che leggeranno alcuni brani del libro.

    Questa una presentazione del testo da parte dell’autore.
    “In molti e molto spesso diciamo che Genova è “provinciale”. In effetti sotto diversi aspetti è innegabile che qui domini un certo tipo di mentalità e di abitudini: il genovese non si trova a proprio agio in una dimensione metropolitana, ma è altrettanto innegabile che per contro qui è più facile (o
    meno difficile) incontrarsi rispetto ad altre grandi città.

    Dentro a quel gran paese che è Genova, ce n’è un altro che, seppur racchiuso nel primo è pur sempre il più vasto d’Europa: il centro storico. Dalla sua frequentazione sporadica in anni giovanili a quella quotidiana da diverso tempo e a tutt’oggi, sono nate e cresciute sensazioni, emozioni, conoscenze.

    “Un carruggio e una bottega” parla proprio di questo paese dentro al paese, ma di come era fino a qualche tempo fa, con la sua umanità variegata e pragmatica, che lentamente, ma inesorabilmente ha lasciato il posto ad un’altra umanità, senz’altro ancor più variegata, ma che ha perso e ha fatto perdere alla città vecchia la personalità unica e inimitabile che aveva una volta.

    Non c’è rimpianto su ciò che era allora, non c’è nostalgia, ma c’è il desiderio, questo sì, di raccontare com’erano quei carruggi, perché se rimpiangere può essere tempo perso, non dimenticare può a volte servire a meglio capire, ad amare. Bighellonando attraverso queste pagine, ci si imbatte in personaggi ed eventi storici, ma anche anonimi, il mugugno e l’ironia possono intrecciarsi con il dramma, la verità storica con l’immaginazione, la realtà con il sogno.

    Qualcuno parla in prima persona, altri parlano di qualcuno o di qualcosa e a volte sono proprio le cose, i vicoli e gli animali ad avere voce, la voce di chi ne ha viste e ne ha vissute tante e all’autore è piaciuto immaginare che abbia voluto raccontargliene qualcuna”.

  • Indici di produttività: che cos’è il Costo Unitario del Lavoro?

    Indici di produttività: che cos’è il Costo Unitario del Lavoro?

    Da alcuni anni ormai sentiamo spesso ripetere la formula magica del “per uscire dalla crisi dobbiamo essere più produttivi”. Nell’immaginario collettivo l’essere più produttivi potrebbe suonare come una semplice esortazione a rimboccarsi le maniche. Ma sarà proprio così?
    La produttività può essere misurata in diversi modi, ma uno degli indici più spesso utilizzati per confrontare la produttività italiana con quella degli altri paesi è il “Costo unitario del lavoro”, in inglese “Unit labour cost” (ULC). Come viene calcolato questo indice?

    Prendiamo in esame un caso molto semplice: un’azienda che produce bulloni. Il costo unitario del lavoro è il rapporto tra il compenso totale di un singolo lavoratore (inclusi tutti i contributi pagati dal datore di lavoro come quelli pensionistici, eventuali benefit, ecc.) e il numero di bulloni che produce. Il risultato è un numero che rappresenta il costo del lavoro per produrre un singolo bullone. Tanto più è alto questo numero tanto più è alto il costo che il datore di lavoro deve sostenere per la remunerazione del dipendente a parità di bulloni prodotti. All’aumentare dell’indice produrre diventa sempre meno conveniente e quindi la produttività diminuisce.

    Ovviamente sarebbe molto difficile effettuare questo calcolo per ogni azienda e poi combinarne i risultati per ottenere un costo unitario del lavoro medio rappresentativo di un intero paese. Per questo, per calcolare un indice medio globale, si procede così: si calcola il rapporto tra il costo del lavoro totale e il prodotto interno lordo reale, cioè la ricchezza prodotta in un paese depurata dall’inflazione. Un aumento di questo indice rappresenta una ricompensa maggiore per il contributo del lavoro alla produzione, tuttavia, se questa aumenta troppo rispetto al prodotto interno lordo reale, il costo unitario del lavoro aumenta e la competitività del paese ne risente.

    Pensate cosa succederebbe ad un paese A dove il costo unitario del lavoro rimanesse pressoché costante e un paese B dove invece questo indice salisse, anche se lentamente. Col passare del tempo il paese B diventerebbe sempre meno competitivo e sarebbe sempre più conveniente comprare le merci dal paese A. Sostituite al paese A la Germania e al paese B i PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) e avrete un quadro completo di quello che è successo a partire dal 2000 in Europa. Il quadro risulta ancora più chiaro se si guarda l’andamento del costo unitario del lavoro (ULC) dal 2000 a oggi:

    Fonte: OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)
    Fonte: OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)

    In questo grafico viene posto a 100 il costo unitario del lavoro di ogni paese nel 2000. Valori superiori a 100 indicano un aumento dell’ULC rispetto al 2000, mentre valori inferiori una diminuzione. Forse non è sorprendente vedere come l’andamento del costo unitario del lavoro tedesco si discosti così tanto da quello PIIGS.  È un po’ più sorprendente vedere come neanche la virtuosa Francia abbia un andamento dell’ULC assimilabile a quello tedesco.

    Ma come avrà fatto la Germania per essere così produttiva, anche più degli altri paesi “virtuosi”? Sarebbe interessante saperlo visto che da più parti ci viene detto di seguire il suo esempio. Vi do un indizio: il costo unitario del lavoro, essendo il rapporto di costo del lavoro e produzione, può essere abbassato diminuendo il numeratore o aumentando il denominatore. I nostri cugini tedeschi hanno agito prevalentemente sul primo, comprimendo i salari. La prossima settimana vedremo come…

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Quezzi, Molinetto: manifestazione e sopralluogo delle istituzioni

    Quezzi, Molinetto: manifestazione e sopralluogo delle istituzioni

    Sabato 12 gennaio (ore 9 appuntamento in Largo Merlo) si svolgerà la manifestazione autoconvocata dagli abitanti di via del Molinetto in località Pedegoli, sulle alture di Quezzi, per ribadire la necessità di ripristinare l’accesso pedonale alla creuza, interdetto ormai da 13 mesi con inevitabili disagi per i residenti, in particolare anziani e diversamente abili.

    Qualcosa, però, finalmente si muove: Lunedì 14 gennaio, infatti, alle ore 14:30, è previsto un sopralluogo istituzionale a cui parteciperanno il Commissario Delegato per il Fereggiano (nonché Presidente della Regione), Claudio Burlando, l’Assessore comunale ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, l’Assessore regionale all’Ambente, Renata Briano, il presidente del Municipio, Massimo Ferrante, referenti della Provincia e tecnici di Elpis s.r.l., la società di Coop 7 che concretamente realizzerà la nuova rampa di accesso a via del Molinetto.
    Seguirà, alle ore 15:00, un’assemblea pubblica presso i locali del circolo “Amici di Pedegoli” in via Daneo.

    Quest’ultima iniziativa, reclamizzata su un volantino affisso lungo le strade del quartiere e firmato Pd, suscita una polemica politica «Il Partito Democratico vuole passare come l’artefice della soluzione – tuona Giuseppe Pittaluga, abitante di via del Molinetto e consigliere Rc-Fds in Municipio – per altro quella meno logica e che non convince alcuni cittadini, ossia la nuova rampa carrabile alternativa al ponte. Eppure tale situazione di empasse è stata causata dallo stesso Pd e dai suoi rappresentanti che siedono nell’amministrazione comunale: nei mesi scorsi, infatti, il Comune avrebbe potuto realizzare almeno un intervento provvisorio, una passerella salvavita del costo di poche migliaia di euro, che avrebbe permesso il passaggio degli abitanti e dei piccoli mezzi agricoli».
    Al contrario «Adesso raggiungeranno il loro scopo – continua Pittaluga – ovvero trasformare un percorso pedonale in carrabile, quindi accessibile alle automobili. È facile immaginare che in futuro allargheranno la creuza e magari costruiranno qualche parcheggio lungo il rivo».
    Smorza i toni il Presidente del Municipio Bassa Valbisagno, Massimo Ferrante, che rassicura «L’opera si atterrà scrupolosamente al Piano di bacino e dovrà anche provvedere a mettere in sicurezza da possibili allagamenti le abitazioni costruite lungo il rio Molinetto. L’accesso rimarrà, anche alla fine dei lavori, ad uso esclusivo dei pedoni e per il passaggio dei soli mezzi agricoli, com’era in origine. È importante conservare le caratteristiche architettoniche e rurali del territorio senza stravolgimenti».
    il consigliere Pittaluga, però, non si fida «Il progetto originario che, in via informale, sono riuscito a vedere, prevede una rampa larga 2,5 metri e pure un allargamento del primo tratto della creuza. Ricordiamo che il ponte era largo solo 1,90 metri».

    Entro la fine di questo mese, presso il Municipio Bassa Valbisagno, si terrà un’assemblea pubblica in cui i cittadini potranno osservare il progetto, esporre le loro opinioni e apportare eventuali modifiche.
    Ma rimane ancora un nodo non secondario da sbrogliare. Parliamo dei tre magazzini (uno abusivo) che dovranno essere abbattuti per consentire la realizzazione della rampa. I proprietari, a breve, dovranno cedere tali immobili. Qualcuno ha parlato di esproprio ma Pittaluga sottolinea «E chi espropria? Coop 7? Semmai si può parlare di una trattativa tra soggetti privati».

    «Il magazzino rappresenta un valore aggiunto della mia abitazione – spiega la signora Debora Vidali, proprietaria di uno degli immobili destinati alla demolizione – Finora non ci è stato comunicato nulla di preciso. Soltanto che sarebbe passato un geometra comunale, come in effetti è avvenuto».
    Nel frattempo, mentre chiacchiero con la proprietaria del magazzino, un tecnico comunale dell’ufficio espropri è intento a prendere misurazioni «Ci hanno parlato di un approccio amichevole ma in realtà non c’è margine di manovra – continua Vidali – Si potrà trattare esclusivamente sul prezzo. Ormai è deciso: i magazzini devono sparire».
    Il disagio dei proprietari, però, non è limita alla perdita degli immobili. C’è preoccupazione anche per l’incolumità delle persone «La rampa sbucherà proprio di fronte all’ingresso di casa mia – conclude la signora Vidali – Prima i mezzi agricoli passavano a velocità limitata. In futuro, invece, le automobili si muoveranno a maggiore velocità. Inoltre, siamo sicuri che l’abbattimento di questi manufatti e la realizzazione dell’opera, non comporteranno problemi di allagamento lungo via del Molinetto?».

     

    Matteo Quadrone

  • Centro storico, il punto sui selciati dopo le polemiche in via Garibaldi

    Centro storico, il punto sui selciati dopo le polemiche in via Garibaldi

    La situazione dei selciati del centro storico genovese è balzata agli onori della cronaca in occasione degli interventi sulla pavimentazione di via Garibaldi, tuttora in via di esecuzione, suscitando la mobilitazione di semplici cittadini ma anche di tecnici (veri o presunti, occorre sottolinearlo) che, soprattutto sul web, si sono confrontati sul tema. Sono nati gruppi e movimenti di opinione che hanno allargato il campo, evidenziando le criticità che affliggono altri percorsi della città vecchia: via Chiossone, via Scuole Pie, via dei Macelli di Soziglia, via Canneto il Lungo, via Canneto il Curto, via Luccoli, via 25 Aprile, via Fontane Marose, solo per citarne alcuni. Zone meno chiacchierate da cittadini e media – rispetto alla celebre Strada Nuova – sulle quali Era Superba ha provato ad approfondire la questione.

    Per comprendere le problematiche nel dettaglio abbiamo chiesto un parere al Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico – un gruppo di archeologi, restauratori e storici dell’arte che dalla propria pagina Facebook, aperta al contributo degli utenti con fotografie, rassegna stampa e segnalazioni – si è fatto portavoce delle istanze di salvaguardia di un patrimonio comune «Il nostro intento è informare su quanto sta avvenendo, mettendo a disposizione le competenze che abbiamo: da anni sono in atto opere di rifacimento dei selciati nel centro storico, se ne parla solo adesso che i lavori riguardano via Garibaldi, perché è una strada più “esposta” e frequentata. Quello che vogliamo è andare oltre l’aspetto emozionale, che troppo spesso determina la comunicazione sui media e sugli stessi social network, e illustrare la situazione con un approccio professionale».

    La prima campagna di sostituzione delle pavimentazioni del centro storico risalirebbe agli anni ‘90, mentre quella odierna sarebbe la seconda. Una tendenza che non interessa solo Genova, ma pure, ad esempio, Trieste e Bologna. «Via Garibaldi è la punta dell’iceberg che oggi permette di portare alla luce le operazioni condotte arbitrariamente ed in modo scellerato su altri vicoli – racconta un archeologo del Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico, che preferisce non essere citato per nome – Le pavimentazioni storiche in “arenaria di La Spezia” sono state progressivamente sostituite con “arenaria cinese” scadente ed esposta a deterioramento veloce».

    La domanda sorge spontanea, per quale motivo sono state cambiate le lastre? «Secondo noi non sussiste una ragione tecnica per giustificare tali operazioni – continua l’archeologo – Inoltre ho pesanti perplessità anche in merito all’esecuzione degli interventi. In piazza Lavagna, vico Lavagna e via Scuole Pie, ad esempio, le piastre sono state posate in malo modo. I lavori, insomma, non sono stati eseguiti a regola d’arte».
    Il secondo quesito irrisolto, invece, è il seguente: dove sono finite le pietre originali? «Sarebbe interessante sapere qual è stato il loro destino – spiega l’archeologo – So che in precedenti occasioni erano state stoccate lungo il torrente Bisagno ma poi sono scomparse. Voci di corridoio parlano di alcune pietre del ‘700 miracolosamente riapparse in giardini privati».

    Al fine di ottenere delucidazioni a proposito degli interventi di sostituzione delle pavimentazioni antiche nel centro storico, nell’ottobre 2012, il comitato ha scritto una lettera all’architetto Luisa Maria Papotti, Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria. Così recita l’incipit della missiva «Siamo molto preoccupati per quanto sta avvenendo ed è avvenuto alle pavimentazioni di alcune delle vie del centro storico di Genova. Abbiamo constatato, infatti, che in via dei Macelli di Soziglia e in via David Chiossone le vecchie pietre in arenaria quarzosa, spesse almeno 13 cm, tagliate a mano e provenienti da cave liguri, sono state sostituite con lastre di esiguo spessore, lavorate a macchina ed importate dalla Cina. Abbiamo notato anche che alcune di esse sono già in via di ammaloramento, probabilmente perché il tipo di arenaria scelto ha scarsa resistenza Ci chiediamo come sia possibile che in un centro storico di altissimo pregio come quello di Genova si sia permesso un tale scempio». Purtroppo, però, dalla Soprintendenza non è giunta alcuna risposta.
    Anche la sezione genovese di Italia Nostra ha inviato una lettera all’amministrazione comunale e alla Soprintendenza in cui ha espresso il proprio totale dissenso a modificare la storica pavimentazione di Strada Nuova. Inoltre, l’associazione sta preparando un dossier fotografico sui numerosi casi di incongrua e caotica ri-pavimentazione che ha caratterizzato alcuni recenti interventi nel centro cittadino.

    Secondo il Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico, la medesima situazione riguarda pure via Canneto il Lungo e via Canneto il Curto «In via Canneto il Lungo sono censiti 5 palazzi dei Rolli soggetti a vincolo – sottolinea il gruppo – anche in questo caso, però, recentemente la pavimentazione è stata completamente rifatta. Eppure quella precedente era più pregiata, più resistente e ancora in buone condizioni. Adesso Canneto il Lungo sembra una corsia della Coop».

    A questo punto diviene fondamentale ascoltare la voce della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria per chiarire una volta per tutte la questione. L’architetto Giuliano Peirano, funzionario di zona della Soprintendenza, accetta di parlare, ma prima vuole fare quella che ritiene una premessa necessaria «Su questa vicenda si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto, mai basandosi su dati oggettivi».
    «Il progetto di via Garibaldi è rimasto tale e quale a quando, circa un anno e mezzo fa, è stato approvato dalla Soprintendenza – racconta Peirano – Si tratta di lavori propedeutici alla sostituzione delle sottoutenze (di fine ‘800), quindi rispondono ad un’esigenza tecnica di sostituzione che non ha nulla a che fare con la pavimentazione. Interventi commissionati da Genova Reti Gas e Comune sotto la nostra stretta sorveglianza. Una volta rifatte le sottoutenze, infatti, la pavimentazione verrà riposta con le medesime pietre e nelle stesse modalità in cui si trovava».
    Nel frattempo «È emersa l’esigenza della Consulta per l’Handicap, la quale ha chiesto di agevolare il passaggio dei disabili –continua Peirano – la Soprintendenza ha ascoltato le loro proposte, ritenute, però, non idonee. Così si è optato per una soluzione che, tramite una superficie priva di sali-scendi, consenta un passaggio agevole. I basoli di granito di strada Nuova sono stati prelevati, numerati e oggi sono custodi in un magazzino con tutte le accortezze necessarie».

    In merito alla presunta sparizione delle pietre storiche (ai fini di un’altrettanto presunta vendita), il giudizio del funzionario della Soprintendenza è tranchant «Questa è una leggenda metropolitana nata da un episodio risalente a una trentina di anni fa, quando in Galleria Mazzini venne sostituita la pavimentazione di basoli in arenaria, in seguito trasferiti in Toscana. Da allora, ogni volta che si tocca una strada, si dice che i basoli vengono venduti, ma tutto ciò non corrisponde assolutamente al vero».

    Gli interventi eseguiti o in corso d’opera negli altri vicoli del centro storico, secondo il funzionario della Soprintendenza, non comportano la sostituzione di lastre storiche «In via Macelli di Soziglia è stata sostituita una pavimentazione recente, risalente a venti anni fa e sicuramente priva di valore storico – sottolinea Peirano – In questa strada le pietre di La Spezia non ci sono, va detto con chiarezza. In via David Chiossone esistono alcuni tratti di pavimentazione storica e sono stati conservati. La parte di selciato sostituita risaliva a venti anni fa».
    Su una cosa, però, il funzionario della Soprintendenza concorda con il Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico «Sulla scelta dei materiali possiamo parlarne. Il problema è che la Soprintendenza non possiede la facoltà di determinare la qualità delle pietre. Gare e appalti sono commissionati da Genova Reti Gas. Noi possiamo esclusivamente campionare del materiale che il committente ci presenta».

    Nel caso di strade in cui, invece, sia ancora presente l’arenaria storica «Le lastre vengono tirate su e riposizionate dov’erano prima, senza alcuna sostituzione delle pietre – continua il responsabile di zona della Soprintendenza – Ad esempio in Piazza Fossatello sono stati eseguiti dei piccoli lavori e nessuna pietra è stata sostituita».
    Circa l’80-90 per cento dei lavori sono conseguenti al rinnovo delle sottoutenze «Comunque i rifacimenti delle strade devono sempre ottenere l’autorizzazione della Soprintendenza che ha anche un compito di controllo che esplica attraverso sopralluoghi, prima durante e dopo gli interventi», precisa Peirano.
    Bisogna sottolineare che non esiste un censimento delle pavimentazioni e neppure dei vincoli specifici «Le pavimentazioni in quanto tali non sono vincolate – continua Peirano – Le “creuze”, gli antichi percorsi pedonali, alcune strade, ecc., hanno un vincolo “ope legis”. Ovvero per legge deve seguire una verifica d’interesse. In sostanza, il Comune dovrebbe realizzare una mappatura dei percorsi poi la Soprintendenza potrebbe decretarne il vincolo. Ma finora l’amministrazione non ha portato a termine la mappatura».

    Infine, per quanto riguarda i lavori non fatti a regola d’arte «Questo in parte può essere vero – ammette Peirano – Siamo di fronte a grandi appalti gestiti da importanti committenti. Di conseguenza, chi vince realizza l’intervento. Noi possiamo controllare e nel caso vi sia un pericolo per il patrimonio della città, bloccare i lavori. Vorrei ricordare, però, che oggi tutto sembra assumere il medesimo valore. In via Garibaldi il valore storico è quello di una pavimentazione dell’800. Per intenderci, non stiamo parlando di un mosaico romano».
    «Io da quando opero nel centro storico, circa una quindicina d’anni, posso assicurare di non aver mai autorizzato la sostituzione di arenaria storica con delle lastre nuove», conclude il dott. Peirano.

     

    Matteo Quadrone
    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Val Fontanabuona: Teatro di Cicagna, un anno di spettacoli

    Val Fontanabuona: Teatro di Cicagna, un anno di spettacoli

    Teatro CicagnaGenova è uno dei più fertili centri teatrali d’Italia: dalla prosa al musical, passando per la commedia dialettale, ogni quartiere della città ha il suo teatro e l’opportunità di assistere a spettacoli diversi e di qualità.

    Una situazione più difficile da trovare nei piccoli borghi dell’entroterra, caratterizzati da bellissimi paesaggi e che possono rappresentare un importante polo turistico del territorio ligure, ma che tendono a essere penalizzati dall’assenza di leve culturali che possono attirare un numero elevato di persone.

    Valorizzare la Val Fontanabuona, farla conoscere non solo ai genovesi ma anche ai turisti, è uno degli obiettivi che ci si è posti con l’apertura del Teatro di Cicagna. Inaugurato nel dicembre 2011 presso la frazione di Monleone è – come ci tiene a sottolineare il Direttore Sergio Giunta – l’unico Teatro del Levante genovese: «Non ci sono teatri in Val Fontanabuona, mentre nel Tigullio è attivo solo il Teatro Cantero a Chiavari, che fa solo cinema e spettacoli di opera. Il Teatro di Cicagna è il solo ad avere una stagione completa e diversificata».

    La prima stagione, conclusa la scorsa primavera, ha visto un programma molto ricco: 40 spettacoli in 4 mesi. «Abbiamo scelto una programmazione così serrata perché l’obiettivo era far sapere agli abitanti della Val Fontanabuona e del Tigullio dell’esistenza del teatro: il nostro potenziale pubblico era formato da persone per nulla abituate ad avere un teatro nelle vicinanze, pertanto abbiamo messo in scena spettacoli di varia tipologia, per avvicinare gli spettatori e capire i loro gusti. Nella stagione in corso – che proseguirà fino a maggio 2013 – gli spettacoli sono più diluiti e abbiamo introdotto nuovi generi, come il musical (tra cui Otto – Il batterista sull’Oceano e Sognando il Re Leone, ndr), e siamo soddisfatti di un bilancio di presenze sempre molto positivo».

    Il pubblico del teatro è formato da persone provenienti dai Comuni circostanti e dal Tigullio, soprattutto la zona di Chiavari e Lavagna, ma le compagnie teatrali di Genova che mettono in scena spettacoli a Cicagna portano con sé uno “zoccolo duro” di spettatori anche dal capoluogo.

    Per il futuro, gli obiettivi del teatro sono due: da un lato aprirsi maggiormente a compagnie non liguri, per far conoscere in tutta Italia il territorio della Fontanabuona (lo scorso ottobre sul palco Life – Fiori d’acciaio della compagnia Bracci-Schneider di Roma, nel cast anche la figlia di Gigi Proietti); dall’altro, nel lungo periodo, formare una propria compagnia di teatro stabile attraverso i corsi di recitazione e canto già attivi presso il teatro, tenuti dagli attori Alessandro Damerini e Claudia Benzi e dalla cantante Sara Nastos.

    La gestione del teatro è affidata all’associazione Mediaquality, di cui Sergio Giunta è presidente, che si è occupata della ristrutturazione dei locali e cura la direzione artistica: «Abbiamo un’ottima relazione con il Comune di Cicagna, in particolare con Marco Limoncini, presidente del Consiglio Comunale e Consigliere Regionale. Di fatto, tuttavia, non abbiamo ricevuto alcun aiuto o finanziamento dagli enti locali. L’associazione ha fatto un enorme sforzo per riqualificare il teatro e mantenere un’attività costante, il nostro obiettivo è che il teatro diventi nel tempo una leva per promuovere la Fontanabuona e valorizzare il turismo culturale. I fondi alla cultura e al teatro sono sempre più esigui, ma è un vero peccato che – mentre altri teatri dispongono di forme di finanziamento, seppur minime – non si sia ancora fatto nulla per sostenere uno spazio unico nel suo genere, che non si trova presso un grande centro abitato o vicino alla costa, ma in una zona “nuova” dove non era mai stato aperto un polo culturale».

    I prossimi spettacoli in calendario presso il Teatro di Cicagna sono Dillo al mare (sabato 12 e domenica 13 gennaio 2013), un esperimento di commistione teatro-cinema a cura della compagnia Le Pantasome di Roma, e Rumori fuori scena di Michael Frayn (sabato 19 gennaio 2013), messo in scena dalla compagnia La Pozzanghera.

    Marta Traverso

  • Giorno della Memoria 2013: bando di concorso per studenti

    Giorno della Memoria 2013: bando di concorso per studenti

    Giornata della memoriaIn occasione del Giorno della Memoria 2013 la Regione Liguria ha indetto una nuova edizione del bando di concorso per studenti delle scuole superiori sul tema Raccontare l’Olocausto.

    È possibile partecipare con poesie, racconti, interviste, articoli giornalistici, quadri, sculture, rappresentazioni teatrali, che dovranno sviluppare la seguente traccia: “L’istituto Jad Vashem di Gerusalemme per la Memoria della Shoah ha insignito doversi italiani del titolo di “Giusto fra le Nazioni”. Spiega il significato di questa onorificenza e documentati su alcuni di loro, illustrando la loro opera e il contesto nel quale hanno agito“.

    Gli elaborati dovranno essere inviati per posta, a cura degli istituti scolastici di appartenenza, entro il 31 maggio 2013 all’indirizzo: Presidenza del Consiglio regionale Assemblea legislativa della Liguria – Ufficio Gabinetto, via Fieschi 15 – 16121 Genova.

    Il bando mette in palio quindici borse di studio da 1.500 € ciascuna, destinate agli elaborati più meritevoli. I vincitori parteciperanno, inoltre, a un viaggio nei luoghi della Shoah accompagnati da una delegazione di consiglieri regionali.

  • S.Maria di Castello: una zona del centro storico da riqualificare

    S.Maria di Castello: una zona del centro storico da riqualificare

    Un’assemblea aperta a tutta la cittadinanza per discutere con gli amministratori pubblici le problematiche più sentite dagli abitanti, in particolare di quella porzione più antica del centro storico genovese, la collina del Castello. L’iniziativa, organizzata dall’Assest Associazione Centro Storico Est, in collaborazione con la parrocchia di San Torpete e l’Associazione Ludovica Robotti, si è svolta il 19 dicembre scorso presso la chiesa di Santa Maria di Castello e ha visto la partecipazione del Vicesindaco, Stefano Bernini e dell’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini.

    «È stato un incontro preliminare, tra qualche mese ci confronteremo nuovamente – spiega il presidente di Assest, Giancarlo Bertini – la nuova amministrazione comunale per la prima volta ha incontrato i cittadini. L’impressione è positiva perché hanno ascoltato le nostre istanze».

    Al centro della discussione alcuni aspetti negativi, quali il degrado del territorio e la diffusione del commercio abusivo, precise richieste, come la tutela del diritto al riposo notturno e una maggiore presenza di vigili urbani e forze dell’ordine, ma anche concrete proposte, in primis il rilancio del turismo e l’inserimento della zona nei percorsi culturali della città.

    «L’assenza di legalità, purtroppo, non si manifesta solo con frequenti episodi di microcriminalità (piccolo spaccio, reati predatori, ecc.) – continua Bertini – In questo senso il “mercatino” di via Turati, che attualmente continua ad operare a pieno regime, è l’emblema di una parte della città che va assumendo i contorni di zona franca». Per questo, oltre a una maggiore presenza della polizia municipale «Sarebbe utile avere un ufficio dei vigili urbani nel quartiere», aggiunge Bertini.

    Tra le criticità l’ormai famosa movida è sempre ai primi posti «Purtroppo alcuni locali non rispettano la dignità delle persone che vivono nei dintorni – sottolinea Bertini – E poi, dopo la chiusura di bar e circoli, spesso e volentieri, gli schiamazzi continuano per le strade».

    Inoltre, i residenti del centro storico hanno evidenziato l’impoverimento del quartiere «Il simbolo sono le serrande abbassate – spiega il presidente – Numerosi esercizi commerciali hanno già chiuso e altri si apprestano a farlo. Andando avanti di questo passo i caruggi diventeranno deserti di giorno, per rianimarsi solo durante le ore notturne».

    Assest e molti residenti, invece, sono convinti che questa porzione del centro storico possegga tutte le carte in regola per un rilancio basato sul turismo. «Noi abbiamo sempre espresso il desiderio che il patrimonio storico-artistico di questa parte del centro storico venga incluso nei percorsi turistico-culturali – continua Bertini – Quindi non solo Via Garibaldi, via San Lorenzo e Porto antico ma anche la zona di Santa Maria di Castello, Porta Soprana, la casa di Mameli, ecc., sono risorse da valorizzare a dovere».

    D’altra parte l’associazione non sta con le mani in mano e anzi, da lungo tempo, cerca di sviluppare attività di promozione culturale «Da ormai 7 anni presso Santa Maria di Castello organizziamo i “Mercoledì del Castello” – aggiunge il presidente di Assest – e regolarmente una cinquantina di persone partecipa agli incontri».

    «Abbiamo trovato disponibilità da parte degli amministratori pubblici – conclude Bertini – speriamo non sia solo di facciata, ma staremo a vedere. Le cose non possono cambiare radicalmente, nel giro di un paio di mesi, sono processi lunghi, però, l’importante è aver avviato un dialogo».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Ci vediamo al Diperdì: Gruppo Teatro Campestre al Sipario Strappato

    Ci vediamo al Diperdì: Gruppo Teatro Campestre al Sipario Strappato

    gruppo teatro campestreVenerdì 11 e sabato 12 gennaio (ore 21) riapre la stagione 2012/13 al teatro Il Sipario Strappato di Arenzano con il Gruppo Teatro Campestre e lo spettacolo “civediamoaldiperdì”.

    Di Elisabetta Granara, Chiara Valdambrini, Roberta Testino
    con Elisabetta Granara, Elisa Occhini, Sara Allevi
    Regia di Elisabetta Granara
    Musiche Fabio Bonelli (musica da cucina) Luci Carlo Cicero

    Lo spettacolo è stato selezionato al Festival Play With Food III – Torino, è vincitore del Concorso Teatropianeta – Siena ed è finalista del Premio Scintille 2012.

    Trama dello spettacolo
    B, C e R, sono tre ragazze precarie e aiuto cuoco al ristorante Besame Mucho. Le spiamo in una serata di lavoro normale, che tanto normale non è, perché R quella sera, a causa della mancanza del burro, scopre la verità: il Dìperdì non esiste più. La notizia scaturisce scatti d’ira, malesseri, visioni ossessive, incubi, perchè il Dìperdì è l’antidoto alla nevrosi, alla solitudine.

  • La strategia anti-crisi dell’Europa: attenzione ai luoghi comuni

    La strategia anti-crisi dell’Europa: attenzione ai luoghi comuni

    Sul Fatto Quotidiano di domenica scorsa è apparso un articoletto che sarà sfuggito ai più, ma che è piuttosto istruttivo, perché esemplifica in maniera cristallina quale tipo di luoghi comuni, economici e politici, possano facilmente condurre una persona istruita e perbene a vedere in Monti l’unica opzione credibile e l’unica possibilità di salvezza per l’Italia. L’autore è Bruno Tinti, ex-magistrato esperto in reati tributari: e proprio il profilo intellettuale e l’integrità della persona sono la migliore garanzia che ci troviamo di fronte a una libera opinione personale, non dettata cioè da interessi di parte o da opportunismo politico; il che agevola il dibattito e quindi anche la valutazione delle critiche sulla base del loro contenuto.

    Il mio interesse – è bene sottolinearlo – non è quello di convincere il lettore che sia meglio non votare Monti: non solo perché, verosimilmente, l’influenza che esercito su chi riesce a leggere i miei interventi è scarsissima, ma anche perché è giusto che al momento di votare ciascuno di noi prenda in considerazione prima di tutto il suo interesse, e solo in seguito il giudizio degli altri. L’interesse individuale, infatti, è l’essenza della democrazia e non andrebbe mai demonizzato. Il compito di chi fa divulgazione, o di chi esprime opinioni, è semplicemente quello di aiutare le persone a valutare bene quale sia il modo migliore per fare il proprio interesse.

    Nella fattispecie, ad esempio, sono convinto che non sia vera, e pertanto sia contro l’interesse della gente ad avere un quadro chiaro della situazione, l’idea secondo cui il governo Monti è stato, e solo potrà essere nel futuro, la medicina, per quanto amara, di cui ha bisogno l’Italia. L’argomentazione del discorso di Tinti, che mira invece a convincere i suoi lettori proprio di questo, è in parte originale, perché ingloba tesi espresse non dai sostenitori delle politiche che vengono dall’UE, ma dai suoi critici. L’ex-magistrato muove infatti dalla costatazione che la riduzione del debito, imposta all’Italia con il fiscal compact, ci vincola all’ambiziosissimo obiettivo di portare in 20 anni il rapporto con il PIL al 60% (corrispondente ai vecchi parametri di Maastricht): il che significa ridurre della metà il già altissimo debito attuale. L’impegno è talmente gravoso che – conclude giustamente, dati alla mano, l’autore dell’articolo – da soli non ce la faremo mai. Infatti, il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo, come sa chiunque ha studiato le frazioni alla scuola media, può diminuire soltanto se diminuisce il numeratore (il debito pubblico) oppure se aumenta il numeratore (il PIL).

    La prima opzione è quella gradita all’UE: ridurre il debito, tagliando le uscite e aumentando le tasse. In questo modo però diventa impossibile percorrere parallelamente la seconda opzione, cioè tornare a crescere, perché la stretta fiscale e la contrazione degli stimoli pubblici – riconosce l’ex-magistrato – deprimono l’economia. Sarebbe inutile anche lasciare immutata la spesa e puntare tutto sulla crescita, perché dovrebbe essere talmente sostenuta e prolungata nel tempo da paragonarsi a un livello che abbiamo conosciuto solo tra gli anni ’50 e ’60.

    Quindi, conclude Tinti, restano solo due possibilità. La prima è uscire dall’euro. A quel punto però: «Si nazionalizzeranno le banche e le assicurazioni. Falliranno circa metà delle imprese. La disoccupazione andrà alle stelle. Si andrà ai razionamenti perché è difficile, senza euro, importare materie prime e l’Italia, diversamente dall’Argentina, non ha risorse né agricole, né minerarie da scambiare. La sola merce italiana sono le braccia. Ma il regime salariale le rende invendibili. Uno scenario da incubo».

    Dunque non resta che convincere l’Europa a farsi carico, in un modo o nell’altro, del nostro debito. E chi meglio di Monti per questo? Anche se non è detto che l’uomo della Bocconi riesca a muoversi in modo libero all’interno della sua stessa coalizione, resta il miglior candidato sulla piazza, perché tutti gli altri partiti, chi più e chi meno, hanno al loro interno correnti populiste che non avrebbero credibilità presso i nostri partner europei. Il discorso sembrerebbe filare: cosa ci può essere di sbagliato? In realtà molto.

    Innanzitutto, anche prendendo per buona l’analisi economica, le conclusioni mancano di realismo politico. Monti ha pochissime chance di ottenere la maggioranza: il suo intento è piuttosto ridimensionare il PD, dividendolo da SEL, per poi concludere un’alleanza vincolata al rispetto degli impegni europei (una strategia, come ho già scritto, che rischia di ritorcerglisi contro). C’è poi un’obiezione molto più semplice: se siamo tutti d’accordo che il target di riduzione del debito è irraggiungibile, perché l’Europa ce lo impone? Questa semplice considerazione mina alla radice il ragionamento di Tinti, perché mostra immediatamente che è del tutto insensato non solo, da parte nostra, accettare di giocare una partita persa in partenza, ma soprattutto, da parte dei nostri partner europei, dettare strategie controproducenti.

    Pensateci bene: al netto di tutti i nostri errori passati, per grandi che essi siano, ha senso ora seguire chi ci propone soluzioni che – lo dice lo stesso Tinti – non possono risolvere nulla? Sarebbe più ragionevole per tutti cercare subito una linea condivisa che porti da qualche parte, anziché impiccare la nostra economia a richieste assurde solo per dimostrare a Bruxelles le nostre buone intenzioni. Sembra l’episodio della Bibbia in cui Dio chiede ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco, salvo poi fermare il coltello prima che sferri il colpo una volta accertata la fedeltà del patriarca. Oppure vengono in mente quei reality americani dove persone sproporzionatamente obese cercano di rimettersi in forma (e di salvarsi la vita) sottoponendosi all’allenamento di un personal trainer muscoloso, bello, biondo e con gli occhi azzurri. Ecco: se fossimo noi i colpevoli ed imperdonabili ciccioni, accetteremmo per questo di perseguire l’obiettivo di perdere 150 kg in tre mesi? Ovviamente no, perché ci ucciderebbe: e anzi dubiteremo seriamente delle buone intenzioni di chi ce lo proponesse. Eppure è proprio quello che ci chiede la Germania, il nostro aitante preparatore atletico; che poi è la stessa persona, sempre per restare nella metafora, che fino al giorno prima ci vendeva gli hamburger.

    Se passiamo ad un livello di analisi un po’ più serio, le incongruenze non diminuiscono: anzi aumentano. Ad esempio, benché nessuno dubiti che, in un contesto del tutto astratto, sia preferibile avere un basso debito pubblico, ciononostante non esiste una teoria economica universalmente riconosciuta che metta in relazione una precisa soglia di debito in proporzione al PIL con l’insostenibilità dei conti pubblici: ma questo significa, allora, che un target che fissi un rapporto massimo del 60% non è garanzia di un bel nulla, come dimostra il caso dell’Irlanda, che aveva un rapporto del 25% ma è andata in crisi lo stesso (questo perché, ovviamente, non è l’entità di un debito che conta, ma la possibilità di ripagarlo).

    Inoltre, come ho già scritto, i problemi di debito sono conseguenza della crisi, e non origine. Infine la teoria delle aree valutarie ottimali, che nel 1999 valse un nobel all’economista canadese Robert Mundell, sui parametri del debito non dice pressoché nulla: per cui ne consegue che l’importanza che detti parametri rivestono per l’euro-zona si deve unicamente a considerazioni politiche e interessi specifici (che un lungo discorso ricondurrebbe agli hamburger, anzi ai würstel, di cui sopra). Insomma, da qualunque parte si consideri la questione, tutto ci dice che la strategia europea anti-crisi è sbagliata e per questo andrebbe ripensata con una certa urgenza.

    Si dirà: ma rimane il problema che contiamo poco; e se gli altri non ci ascoltano, che facciamo? Lasciamo l’euro e ci consegniamo così a “terrore, miseria, distruzione e morte”? E già: dimenticavo che se usciamo dall’euro, verrà come minimo l’apocalisse. O no? Ecco, magari a qualche lettore sarà pure passata per la testa l’idea che questo scenario di devastazione e lacrime, che ci viene dipinto quotidianamente dai più importanti organi di stampa e dalle più rispettabili forze politiche, forse sia un tantino esagerato. Se vi fossero sfuggite le vette raggiunte dalla prosa di Bruno Tinti, ve le ripeto: «Si andrà ai razionamenti perché è difficile, senza euro, importare materie prime». Ribadisco: «Si andrà ai razionamenti», come nell’ultimo conflitto mondiale. A sentire Tinti, insomma, viene quasi da dubitare che prima dell’euro ci fosse in Italia una qualsiasi forma di economia diversa dal baratto; e si osserva stupiti come facciano a sopravvivere paesi come Inghilterra, Turchia, Canada, Giappone e Corea del Sud che sono fuori dall’euro-zona. Spero che a fronte di tutto questo il lettore si faccia venire quanto meno il sano dubbio che chi la spara così grossa non può avere una corretta percezione dei termini della questione. Magari qualcheduno avrà anche piacere di sentire cosa dicono gli economisti veri: cosa che Tinti non è. A onor del vero, nemmeno io sono un economista: però, avendo una formazione filosofica, quantomeno mi accontento di fare il mio lavoro: che è appunto quello di farvi venire il dubbio.

    Detto questo, se volete sapere se le paure di cui i media ci nutrono sono fondate o meno, dimenticate Grillo o Berlusconi: andate a sentire tra gli economisti cosa dice chi queste paure le ridicolizza, e cosa afferma addirittura chi ha vinto un premio nobel. Poi vi potrete fare la vostra opinione. Perché è questo il vero modo per uscire dalla crisi, senza aspettare il salvatore della patria. Se no, che ne fate della democrazia?

     

    Andrea Giannini

  • Gioco d’azzardo: la prima seduta della Consulta permanente

    Gioco d’azzardo: la prima seduta della Consulta permanente

    La prima seduta della “Consulta permanente sul gioco con premi in denaro, sua disciplina e indirizzi per la prevenzione della ludopatia” – istituita nel febbraio 2012 con deliberazione del Consiglio Comunale – si è svolta nel dicembre scorso e fin dal principio è emersa la problematica più scottante, ossia l’evidente legame tra sale gioco e l’aumento di gravi fenomeni di illegalità quali il riciclaggio di denaro e l’usura, elementi che sarà necessario approfondire con le autorità competenti.
    Dal punto di vista socio-sanitario, invece, la crescita della cosiddetta patologia da gioco d’azzardo (ludopatia) è il fattore che desta maggiore preoccupazione.

    Dopo aver evidenziato le criticità, i membri della Consulta hanno lanciato alcune proposte, sintetizzabili in 4 punti.

    «Il Comune, nella persona del Sindaco, dovrebbe intervenire con un’azione politica volta a chiedere una modifica della legislazione nazionale sul gioco con premi in denaro, in senso più restrittivo – spiega il presidente della Consulta, il dott. Pierclaudio Brasesco – Inoltre si dovrebbe costruire un meccanismo di disincentivazione all’installazione delle slot machine, unito ad un’azione educativa non criminalizzante, sia nei confronti degli esercenti, sia nei confronti della popolazione. In tal senso occorre estendere e condividere a livello di tutto il Comune di Genova le buone pratiche attivate a livello dei Municipi. Infine, è necessario sostenere la pratica dei gruppi di auto-aiuto che ben si affianca alle attività dei SERT nell’ambito delle dipendenze».

    Visto che la campagna elettorale è ormai avviata, il presidente della Consulta invita i partiti e le liste a«Esprimersi con chiarezza e trasparenza in merito alle iniziative che intendono intraprendere, sia in Parlamento, sia nell’eventualità in cui accedessero al Governo del Paese».

  • La fine drammatica degli anni 70, dalla rivoluzione all’eroina

    La fine drammatica degli anni 70, dalla rivoluzione all’eroina

    EroinaGli anni ’70 si chiuderanno drammaticamente. La grande voglia di cambiamento che, superate ben due guerre mondiali, era esplosa nel ’68, non riuscirà a realizzare le proprie parole d’ordine. L’immaginazione al potere rimarrà una frase, quasi poetica… La spinta creativa piano piano si smorzerà. La fantasia volerà su un paesaggio socio-politico devastato, fra compromessi “storici”, spaccio di eroina, trame nere, sterili azioni armate in nome di non si sa più quale proletariato, febbroni neo-consumistici che dal sabato sera si allargheranno a tutta la settimana.

    Vi fu una copertina dell’Espresso che riportò una celebre foto (pubblicata da tutti i quotidiani e diffusa da tutti i “TG”), ancora oggi ritenuta un segno eloquente di quel periodo: si tratta di un militante dell’autonomia operaia milanese, fotografato in una delle vie del centro città, che impugna una P38 nell’atto di sparare, durante una delle tante manifestazioni terminate con scontri violenti fra polizia e manifestanti. Come se il fare politica trovasse la sua massima espressione nello scontro di piazza. E va detto che non pochi, in quegli anni, ritenevano che in un tempo relativamente breve si potesse arrivare ad una fase di fermenti rivoluzionari. Deliri giovanilistici privi di qualsiasi meditato abbozzo di “progetto sociale”.

    Ma intanto nelle piazze si moriva davvero. La strategia della tensione aveva uno dei suoi punti, di non secondaria importanza, proprio nella gestione politica della repressione delle manifestazioni del movimento. Se poi ci scappava il morto, meglio: i poliziotti spesso sparavano ad altezza d’uomo. L’11 marzo ’77, a Bologna – città “rossa” per antonomasia – morirà, durante gli scontri di piazza, A. Lorusso. In quell’occasione il sindaco R. Zangheri (del P.C.I.), per contrastare le imponenti manifestazioni contro la repressione previste nei giorni successivi, avvallò una risposta istituzionale molto grave: l’esercito, con carri armati e mezzi cingolati, arrivò nel centro della città. Anni molto difficili e duri, non a caso passati alla storia come “anni di piombo”.

    Anche i gruppi terroristici di destra, sempre in combutta con i servizi segreti (personalmente sono sempre meno incline a considerarli “deviati” quanto, invece e all’opposto, pienamente funzionali al mantenimento di un certo “ordine”, che si vuole formalmente democratico, ma soprattutto rispondente ad esigenze di equilibrio che si misurano, globalmente, entro la cornice intoccabile dell’economia di mercato, svolta all’interno di relazioni inter-nazionali di “fede” atlantica), in questo periodo raggiungono la loro massima espressione criminale. In una recente puntata di “La storia siamo noi”, il generale Maletti ed un altro alto funzionario dei servizi segreti, in quanto persone, allora, “informate sui fatti”, hanno candidamente ammesso che, dal dopoguerra in poi, gli apparati dei servizi segreti e il sottobosco dei militanti di estrema destra hanno costantemente intessuto rapporti i cui effetti furono dati dalla sequenza di attentati e stragi che insanguinarono il nostro paese: dalla Banca dell’Agricoltura (12/12/1969) alla stazione di Bologna (2/08/1980).

    E con ancor più “realismo politico” si è puntualizzato che lo stato “andava difeso a qualunque costo” e che, considerando le cose in prospettiva, anche un costo in vite umane (leggi: attentati) avrebbe potuto essere messo in conto e sopportato. Il timore era quello che l’Italia, in seguito ad una significativa vittoria della sinistra, potesse mettere in crisi l’Alleanza Atlantica. Nella stessa intervista entrambi affermeranno che i massimi vertici della politica (ossia i nostri “governanti”) erano informati su ciò che stava succedendo. Il generale Maletti concluderà dicendo testualmente: “…di più non dico e non posso dire”. E difatti, di tutte quelle stragi, scandalosamente, nessun mandante effettivo è stato mai condannato.

    Questo era il clima, nelle profondità oscure della vita politica italiana di quegli anni, con agenti della C.I.A. e di altri servizi segreti impegnati a fornire esplosivi, coperture e “consulenze”. E su, in superficie cosa succedeva? Nel 1975 Lotta Continua, il gruppo extraparlamentare più numeroso, con decine di migliaia di militanti e sedi in tutta Italia, si “scioglierà nel movimento”. È un segnale pesantissimo, dal suono beffardo: il movimento, raggiunto il suo livello massimo, implode, in una liquefazione politica di cui gli “indiani metropolitani” con il loro tormentone “…scemi, scemi…” costituiranno l’isterica punta “creativa”. E se fino a qualche anno prima sembrava che la classe operaia potesse andare in paradiso, ora molti dei giovani convinti che in Italia potesse esserci la rivoluzione, si troveranno a morire di eroina in qualche buio vicolo o su una panchina.

     

    Gianni Martini
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Genova Cornigliano: orto sinergico a Valletta Rio San Pietro

    Genova Cornigliano: orto sinergico a Valletta Rio San Pietro

    Siviglia, orto collettivoIl metodo di agricoltura sinergica è stato ideato in Spagna da Emilia Hazelip e si basa sull’assunto che il suolo sia un organismo autonomo in grado di auto-rigenerarsi: mentre la terra fa crescere le piante, queste creano a loro volta suolo fertile attraverso il rilascio di residui organici dalle radici (microrganismi, batteri, funghi, etc).

    La coltivazione sinergica si basa dunque su un rispetto assoluto delle condizioni naturali del suolo: se nell’agricoltura “tradizionale” il terreno è arato e modificato a seconda delle stagioni, le colture sinergiche sono invece permanenti e avvengono in aiuole rialzate di circa 30-40 cm rispetto al terreno su cui gli agricoltori camminano e lavorano. Le piante inoltre non vengono estirpate, ma tagliate in modo che le radici si decompongano naturalmente nel terreno, rilasciando gli organismi che ne alimentano la fertilità.

    Questo il metodo portato avanti dall’associazione nazionale Terra! Onlus, che ha base a Genova ma ha contribuito a creare orti sinergici in numerose città italiane. Dal 2004 opera a Vesima, dove è stato creato il primo orto sinergico, mentre dal 2011 Terra! è attiva anche nel quartiere di Cornigliano.

    La referente genovese di Terra! Giorgia Bocca ci illustra il progetto: «Facciamo parte della rete Yepp!, con cui abbiamo ideato un progetto di orto collettivo per la riqualificazione di Valletta San Pietro: al nostro arrivo era un roveto degradato e abbandonato a sé stesso, abbiamo iniziato pian piano a riqualificarlo. Lo spazio è gestito da un gruppo informale, persone che singolarmente o in gruppo coltivano un pezzetto di orto, con un coordinatore che ne supervisiona le attività».

    Tra i progetti futuri un laboratorio didattico con le scuole di Cornigliano e Sestri Ponente, che partirà probabilmente ad aprile 2013, e corsi di autosostentamento per chi vuole vivere in maniera più sostenibile: «Il coinvolgimento delle persone parte da una corretta informazione sulle possibilità e alternative che ci sono nelle scelte quotidiane: chi vuole contribuire come volontario a Terra! deve anzitutto essere beneficiario delle attività che vengono svolte».

    Quanto è importante il legame con le istituzioni per proseguire in questo progetto? «A breve presenteremo al Municipio e alla Società per Cornigliano un progetto di maggiore intervento su Valletta San Pietro, curato dall’architetto Silvia Cama, in vista del Festival degli orti sinergici 2013 che si terrà a metà luglio. Il contributo delle istituzioni è fondamentale, ma la cittadinanza attiva parte anzitutto dal “parlare con il vicino di casa”, che è paradossalmente l’obiettivo più difficile da raggiungere: quando abbiamo iniziato la riqualificazione del parco, gli abitanti della zona ci guardavano dalla finestra, nessuno faceva domande; poi qualcuno ha iniziato a scendere, uscire di casa e parlare con noi; dopo qualche tempo, grazie a un lento e costante passaparola, tutto il quartiere sapeva di noi e molte persone volevano dare una mano. Anche per questa ragione, lo scorso anno, abbiamo deciso di spostare il Festival degli orti sinergici da Vesima e Cornigliano: la partecipazione del quartiere – sia i singoli abitanti sia scuole, Municipio, Arci e associazioni – è stata molto attiva e numerosa».

    Per contribuire alle attività di Terra! è possibile aderire inviando una mail a genova@terraonlus.it.

    Marta Traverso

  • EurHope Immagini dal futuro: concorso europeo di illustrazione

    EurHope Immagini dal futuro: concorso europeo di illustrazione

    fumettoSono aperte fino al 2 aprile 2013 le iscrizioni per la seconda edizione del concorso Eurhope – Immagini dal futuro indetto per il festival Smack Comics che si tiene ogni anno a Genova.

    Temi generali del concorso sono l’immaginazione e il futuro, concentrati in questa edizione sui modi di abitare il mondo, a partire dall’Europa e il suo territorio.

    Possono partecipare disegnatori residenti in Europa, individualmente o in gruppo, nati dopo il 1 gennaio 1978. Ogni concorrente potrà inviare un massimo di tre elaborati realizzati in qualunque tecnica grafica, in bianco e nero o a colori, in formato quadrato e senza includere testi (fumetti o altre scritte).

    Le opere non dovranno essere spedite in originale, bensì in riproduzione cartacea (stampa digitale in formato cm 30×30) di alta qualità e in formato elettronico tiff o jpg in alta risoluzione (minimo 300 dpi) su cd-rom o dvd. Le opere dovranno essere inviate a Concorso di Illustrazione EurHope 2° edizione – 2013 Enrico Testino, c/o studio associato Graffigna & Ravaioli via XX Settembre 3/13, 16121 – Genova, Italia, entro e non oltre le ore 19 di martedì 2 aprile 2013.

    Per le migliori opere vengono messi in palio tre premi:
    1° classificato: 1.500 €
    2° classificato: 1.000 €
    3° classificato: 500 €

    Verrà premiata una sola opera per autore. I tre primi classificati verranno ospitati in albergo per la notte successiva alla cerimonia di premiazione e avranno un rimborso spese fino a un massimo di 200 €.

    Le opere selezionate verranno esposte in una mostra pubblica a Genova, in Palazzo Ducale e a Milano in WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine Animata e pubblicate in catalogo.

    Per maggiori informazioni info@smackcomics.it.

  • Conversazioni fotografiche: mostra all’atelier Spazio23

    Conversazioni fotografiche: mostra all’atelier Spazio23

    Giovedì 10 gennaio 2013 (ore 18.30) inaugura presso l’atelier Spazio23 in vico dietro il Coro della Maddalena la mostra Conversazioni fotografiche.

    Sono esposte fotografie di paesaggi naturali (Orietta Bay, Ilenio Celoria, Giovanna De Franchi, Roberto Montanari), urbani (Roberto Tricerri, Carlo Accerboni), reportage artistico d’attualità (Francesco Zoppi), architettura (Andrea Facco) scultura (Thomas Krueger), letterarie-surreali (Laura Accerboni, Piera Cavalieri).

    La mostra vuole rappresentare la fotografia contemporanea e i suoi diversi linguaggi che rispecchiano l’eterogeneità in cui viviamo. Sono rappresentate opere realizzate con tecniche antiche, che consentono una riproduzione dell’attualità creando effetti a volte metafisici, agli infrarossi, alla stampa in camera oscura, alla moderna stampa digitale variamente interpretata, bianco e nero e colore.

    L’esposizione rimarrà aperta fino a giovedì 31 gennaio 2013.

  • Valletta Cambiaso e Villa Gambaro: parchi chiusi per lavori

    Valletta Cambiaso e Villa Gambaro: parchi chiusi per lavori

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiParchi, ville e giardini sono una presenza peculiare di Genova. Ma senza un’adeguata manutenzione e una cura costante, tali luoghi rischiano di diventare inaccessibili, privando i nostri quartieri di preziosi polmoni verdi a disposizione dei cittadini.

    Accade così ad Albaro dove, dopo Valletta Cambiaso, anche il parco di Villa Gambaro, oggi è chiuso per lavori. «Un cancello con due lucchetti impedisce l’ingresso al parco pubblico di Villa Gambaro poiché al suo interno il Comune dovrebbe portare a termine i lavori di messa in sicurezza degli alberi che sono a rischio caduta – spiega Ester Quadri, ambientalista del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente – alcuni di essi, infatti, si sono spezzati e sradicati durante l’ultima nevicata».

    Come è possibile che siano crollate così tante piante? La colpa è addebitabile esclusivamente alla potenza improvvisa dell’evento atmosferico del 14 dicembre scorso? Ester Quadri mostra parecchie perplessità «Senza dubbio la neve e il maltempo hanno fatto la loro parte ma la causa scatenante è la scarsa manutenzione del Comune che ha trascurato la cura delle piante del Parco. Occorre maggiore prevenzione per evitare, in futuro, il ripetersi di simili episodi».

    Qualsiasi motivo abbia provocato il danno «Adesso esistono due parchi pubblici chiusi – continua il rappresentante di Legambiente – due grandi spazi verdi con imponenti alberi ad alto fusto, alcuni secolari. Parliamo di luoghi ben frequentati da mamme, bambini, anziani e ora non più accessibili, con i cancelli che ne sbarrano l’ingresso».

    «Quanto tempo dovranno attendere i cittadini genovesi per poter ritornare a godere del benessere donato dai parchi? – conclude Ester Quadri – Quanto tempo impiegherà l’amministrazione pubblica a provvedere a rimettere in sicurezza questi spazi? Ormai è quasi un mese che Villa Gambaro è chiusa: sarebbe il caso di fornire informazioni più chiare sui tempi di riapertura. Confidiamo che al più presto Valletta Cambiaso e Villa Gambaro possano diventare nuovamente fruibili».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]