Mese: Gennaio 2013

  • Mariagiovanna Figoli, il disegno che racconta l’architettura genovese

    Mariagiovanna Figoli, il disegno che racconta l’architettura genovese

    Quadro di Mariagiovanna FigoliMariagiovanna Figoli, originaria di Vernazza, vive a Genova dove ha lavorato tutta la vita: architetto, ha insegnato per decenni presso la facoltà di architettura della nostra città. Nell’ambito del suo ruolo di docente, ha improntato la sua ricerca, e di rimando anche l’attività didattica, a un principio per lei fondamentale: la comprensione dello sviluppo urbano in rapporto alla morfologia del territorio e al rispetto del carattere dei luoghi. Terminata l’attività lavorativa ha continuato la medesima ricerca declinandola in modo del tutto nuovo: attraverso l’arte. Dipingendo l’architettura che tanto ama, cercando di raccontare il nostro tessuto urbano attraverso le immagini.

     

     

    Lei è architetto. Come è giunta a fare pittura?

    «La mia storia comincia da lontano: io sono stata un’allieva del liceo artistico genovese, quando c’erano Verzetti, Scanavino, Bassano, Bertagnin, Fieschi… artisti estremamente importanti, credo che la mia generazione sia stata molto fortunata ad incontrarli. Per me è stato un inizio appassionante, ho scoperto il mondo della pittura imparando a guardare “dentro” i quadri. La mia volontà poi di fare architettura mi ha portata ad abbandonare questo ambito, anche se solo in parte: ho dovuto frequentare la facoltà di architettura al Politecnico di Milano perché a Genova ancora non c’era, e i costi erano sostenuti. Io sono originaria di Vernazza, e d’estate stavo là: dipingevo e vendevo quadri coi cui proventi riuscivo a pagare le tasse universitarie. Terminata l’università feci per un periodo l’architetto presso diversi studi, ma capii che la professione era un po’ difficile per me, perché non ero capace di farmi pagare dai clienti! Poi ci fu un incontro casuale con un professore presso lo studio dove lavoravo allora. Mi vide lavorare e notò che ero molto brava nel disegno; sotto suo suggerimento iniziai ad avvicinarmi alla carriera universitaria, facendo l’assistente nei corsi di disegno dal vero e progettazione, fino all’incarico ufficiale di docente di progettazione architettonica, ruolo che ho ricoperto fino a che sono venuta via dall’università, avendo raggiunto i 40 anni di anzianità di servizio».

    Quadro di Mariagiovanna Figoli«Facendo progettazione io ho sempre dedicato particolare attenzione alla città, alla sua forma e sviluppo in rapporto alle vicende storiche, questo è sempre stato un mio interesse: pensavo che gli studenti non potessero progettare alcuna cosa senza prima conoscere la storia e l’evoluzione architettonica del luogo oggetto di studio, nello specifico Genova, non ignorando ovviamente anche tutto ciò che accadeva nel resto del mondo a livello di progettazione, ma imparando a inserirsi in un contesto precostituito e di valore com’è il tessuto architettonico genovese. Ho sempre perseguito questo obiettivo, con fatica anche, perché insegnare progettazione non è una passeggiata. Terminato il lavoro come docente, mi sono trovata a dover decidere cosa volevo fare, non potevo stare senza far nulla. Ma anche lì, le cose sono accadute per caso: non avevo mai pensato di mettermi a dipingere, e non considero nemmeno pittura quello che faccio, lo vedo piuttosto come un proseguimento della mia ricerca sulla città e sulle sue architetture, solo fatta in modo un po’ diverso; l’incontro casuale con un’amica che ha sempre dipinto mi ha messo in testa l’idea e ho cominciato a fare qualcosa. A me i primi risultati non piacevano molto, agli amici sì; un giorno incontro Raimondo Sirotti e gli chiedo di dare un’occhiata a questi lavori, chiedendogli di essere assolutamente sincero. Con mia grande meraviglia mi dice che nelle mie immagini c’è “una grande forza”, e un modo di comporre che non usa nessuno. Decide di organizzarmi una mostra: cosa lontanissima da me, io avevo cominciato con l’idea di regalarne e al limite vendere qualche quadro ad amici e conoscenti! Così mi sono ritrovata a fare la mia prima mostra personale nel gennaio del 2009 presso la Fondazione Garaventa».

    Come incide il suo essere architetto sulla visione che ha delle cose e sul suo approccio all’arte?

    «Moltissimo, non lo posso ignorare. Saper leggere, capire l’architettura, vederne le contraddizioni e gli aspetti positivi è il tema, il mio tema. Però non sono una paesaggista: il paesaggio è una visione estatica di una certa particolarità panoramica, con l’intento di fermarne un certo momento, con quei certi colori… la mia è una cosa diversa, io studio l’architettura da dentro, ne studio il rapporto con il territorio. Ci vogliono anni di studio, e il pittore che dipinge il paesaggio non ha questo retroterra, non gli è indispensabile, nessuno glielo chiede. Per me che nasco come architetto, che sono un architetto che dipinge, è importante far vedere interno ed esterno di un edificio: è un’immagine abbastanza normale pensandoci, un’immagine che tutti abbiamo. Faccio un esempio semplice, riferendomi alla mostra che ho fatto di recente sui teatri genovesi: io del Carlo Felice conosco un prima e un dopo, una distruzione e una ricostruzione, una collocazione che è Piazza De Ferrari, un percorso per arrivarci che mi fa passare per certe vie… quello che cerco di fare è condensare in un’immagine tutto ciò che so del soggetto».

    Quadro di Mariagiovanna FigoliQuindi è presente anche l’elemento temporale…

    «Sì. Di fatto, la mia pittura è un racconto. Credo che molti pittori lo facciano, ognuno con un linguaggio diverso. Questo è ciò che io voglio fare».

    La leggerezza dell’acquerello e delle svelte linee di contorno, i piani sovrapposti su cui si affastellano scorci di luoghi ed edifici. Può spiegare queste scelte stilistiche?

    «L’immagine che noi abbiamo delle cose non è puramente estetizzante, l’estetica è composta da cose vere, da strutture, materiali, emozioni… esce fuori quello che uno pensa di quell’oggetto, e quell’oggetto è necessariamente percepito in tanti momenti diversi. Certo poi interviene la composizione che deve essere equilibrata. Uso acquerello e tempera perché sono trasparenti, e la trasparenza mi permette di realizzare tutto ciò che ho detto, con l’olio non potrei. Qualcuno mi fa notare che il disegno nei miei quadri mantiene una certa prepotenza, forse è vero… io cerco di cancellarlo, però fa parte di me. Io alle medie non facevo economia domestica, disegnavo! Mi avevano dato da decorare una lampada per il preside… Il disegno è stato davvero il leit motiv di tutta una vita. Infatti quando si è imposto il computer ho avuto grossi problemi! Coi miei studenti del primo anno mi sono rifiutata di lasciare che iniziassero a disegnare col computer. Si inizia a mano, è importante, poi di certo si usa il computer, ma dopo: è come voler guidare l’auto senza aver prima imparato a camminare. Il disegno è un linguaggio, e come tale sta alla base della comprensione delle cose. Disegnare non è un dono di natura, si impara, e a qualunque età tra l’altro».

    Un tipo diverso di scrittura insomma…

    «Ma esatto! Tutti scriviamo, mica scriviamo tutti quanti dei romanzi o siamo tutti poeti, né entriamo a far parte della storia della letteratura. Scriviamo perché abbiamo bisogno di comunicare».

    Quadro di Mariagiovanna FigoliQuanto influisce il fatto di essere ligure nella percezione degli spazi urbani e non?

    «È un discorso molto complesso. Essere ligure non è così importante secondo me, ma l’ho capito dopo. Genova ha un certo impianto e si è evoluta in relazione al territorio; ho cominciato a fare confronti tra Genova e il resto della Liguria, e ho trovato che esiste un comun denominatore, uno standard: gli antichi erano estremamente seriali e organizzati, con una capacità di legarsi al territorio e usarne i materiali. Partendo da questo ho potuto fare confronti con altri territori e altre realtà, come Venezia o Roma, ed è stato allora che ho capito che sono ligure perché riesco a capire come la Liguria sia stata costruita, e quando l’ho capito è stata una scoperta affascinante.
    La storia dell’architettura non è fatta dai monumenti, che sono come dei vestiti firmati, degli standard, che arrivano uguali per tutti, in un certo periodo, con un certo stile, e sono la chiesa, il palazzo, il castello. La vera storia è nelle case… l’abitare segue l’evoluzione culturale dell’uomo, è testimonianza dei bisogni di quel momento, ma anche del governo e dell’economia del territorio del tale periodo. E allora in un territorio delicato come quello ligure – e che è delicato ce ne accorgiamo solo in occasione dei disastri – perché non guardiamo come hanno costruito le case prima? Che sono sempre lì? Mentre quelli che vengono giù sono gli interventi dagli anni trenta in poi? Non abbiamo alcuna capacità di leggere criticamente: è per questo che sono molto preoccupata per le scuole d’architettura, perché non insegnano più queste cose».

    Cosa crede sia importante trasmettere in quest’ottica agli studenti?

    «Ho sempre chiesto loro che prima di fare qualunque traccia su un foglio bianco sapessero che non abbiamo bisogno di inventare niente. Nella storia, nessun artista e tantomeno nessun architetto ha inventato nulla: ha semplicemente trasformato le cose con i bisogni, che spingono a risolvere i problemi che pongono. I territori non sono tutti uguali, hanno strutture adatte a una cosa piuttosto che un’altra, possibilità e limiti. Bisogna porre attenzione a ciò che hanno fatto le comunità quando si sono insediate in un luogo. I Romani assecondavano il territorio. Ora, con tutti gli strumenti che abbiamo, è possibile che non riusciamo a capire nulla? Che per fare delle case in collina anziché adattarsi all’andamento naturale si debba sbancare l’intera collina per poi fare la casa come si farebbe in pianura? Ma perché? Non si può fare quello che si vuole, in architettura dovrebbe essere proprio proibito, e il primo obbligo, che è ciò che deve insegnare chi insegna urbanistica, è proprio questo: rispettare il territorio. Non possiamo continuare a cementificare tutto. E ci sono tante di quelle case sfitte e inabitate. Si arriva al paradosso, che mi provoca un vero dolore, in cui i discorsi sul recupero e sulle possibili soluzioni non li fanno gli architetti, ma altri. Almeno gli architetti dovrebbero ascoltare e saper interpretare le nuove necessità».

    Quadro di Mariagiovanna FigoliLei è stata anche assessore provinciale, quindi direttamente a contatto coi problemi e le specificità del nostro territorio…

    «La mia esperienza di politica attiva risale ai primi anni novanta. Ambiente e territorio erano le mie competenze, ambiti che erano appena “esplosi”, proprio nell’ ’88-’89 erano uscite le prime importanti leggi territoriali. La mia formazione culturale mi ha aiutata molto su come intervenire. Era importante organizzare il territorio, vederne le priorità; come assessore all’ambiente era chiaro che mi occupassi dei problemi idrici! Mettevo intorno al tavolo i sindaci di una vallata per cercare di risolvere e organizzare a livello collettivo, non potevo certo risolvere un problema per un comune sì e un altro no. Devo dire che nonostante le difficoltà iniziali poi questo approccio lo capivano, e si riusciva a collaborare. Io non ero portata a distribuire un po’ di finanziamenti a tanti comuni per non risolvere nulla in generale: era indispensabile organizzare; approvvigionamento e smaltimento delle acque era uno dei temi principali per me visto il ruolo che ricoprivo. Ho fatto guerre tremende per far rispettare il programma elettorale, perché si dicevano delle cose ma poi i fatti erano altri. Certo che i comuni preferiscono spendere per fare le sagre, ma esistono delle priorità, le responsabilità a riguardo sono troppo importanti, e se le cose non vengono fatte bisogna renderne conto. Infatti sono uscita perché ho capito che o si ha un gruppo con cui si riesce ad andare avanti, o da soli non si riesce a fare niente. Questa però è una grossa sconfitta per la politica, che rinuncia al proprio ruolo».

    Tornando alla sua attività artistica. Quali sono i suoi soggetti preferiti e perché?

    «Il soggetto fondamentale è la città, Genova ma non solo. All’interno di essa, gli spunti sono infiniti. Ho trovato bello individuare dei temi, come ho già fatto: il ponente, i teatri… la mia prossima mostra avrà come tema le ville. E la città ne suggerisce tanti altri, vie storiche, chiese… il mio cuore è sempre sulle strade comunque, e vicino a tutto ciò che su di esse si affaccia. La chiave di lettura è usare un linguaggio originale. Fare la prima mostra è stato come spogliarsi, perché nei tratti del dipinto esce fuori la persona, malgrado tutto».

     

    Claudia Baghino
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Nervi, piscina e porticciolo: assemblea sul futuro del quartiere

    Nervi, piscina e porticciolo: assemblea sul futuro del quartiere

    NerviQuale sarà il futuro della gloriosa piscina Mario Massa? Se lo continuano a domandare cittadini e Municipio Levante che non si rassegnano a vedere sfiorire l’impianto sportivo del porticciolo di Nervi, chiuso ormai da 8 mesi (maggio 2012), senza alcuna concreta ipotesi di rinascita alle porte.
    «I cittadini del levante genovese devono avere a disposizione una piscina – sottolinea il Comitato Nervi Quinto, Sant’Ilario – se al porticciolo verrà decisa la realizzazione di qualcos’altro, dovrà essere individuata un’alternativa».

    Allo studio ci sono diverse soluzioni, come spiega l’assessore del Municipio Levante, Michele Raffaelli «Quando incontreremo assessori e tecnici del Comune capiremo che cosa sarà attuabile e cosa no».
    In questi ultimi tempi, infatti, si è parlato delle possibile trasformazione della piscina in un silos adibito al rimessaggio delle barche, sulla copertura del quale sarebbe ricavato un campo da calcio in erba sintetica. Un progetto che non sembra riscontrare l’apprezzamento dei cittadini, preoccupati dall’eventuale scomparsa di un presidio significativo per il quartiere levantino.

    L’occasione per un confronto tra residenti, commercianti e istituzioni sarà l’assemblea pubblica, indetta dal Presidente del Municipio Levante, Nerio Farinelli, giovedì 10 gennaio alle ore 18, presso il Salone del Castello, con al centro diverse questioni rilevanti per il futuro di Nervi: piscina; area del porticciolo; molo (necessari interventi per fronteggiare le mareggiate); ex fabbrica Aura (abbandonata da anni; come recuperare questi spazi?). È prevista la partecipazione del Vicesindaco del Comune di Genova, Stefano Bernini, degli Assessori Pino Boero (Sport) e Valeria Garotta (Ambiente).

    «L’intento iniziale, grazie alla presenza dell’Assessore allo sport, Pino Boero, era quello di parlare delle varie opere di manutenzione da effettuare sulla piscina – spiega Farinelli – poi, però, alcune associazioni del porticciolo hanno fatto proposte diverse e quindi abbiamo pensato di allargare il campo della discussione concentrandoci sulle tematiche ambientali con l’Assessore Garotta e su quelle urbanistiche con il Vicesindaco Bernini».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Corso di scrittura creativa a Genova: com’è fatto un film?

    Corso di scrittura creativa a Genova: com’è fatto un film?

    cinemaDue fine settimana dedicati allo Scrivere per il cinema, un workshop che si terrà presso la scuola di scrittura creativa Officina Letteraria (via Cairoli 4B) e che sarà tenuto da Federica Pontremoli.

    Un progetto rivolto non solo a chi vuole imparare a scrivere sceneggiature, ma anche ad appassionati di cinema che vogliono capire meglio cosa c’è dietro alla realizzazione di un film. «Il workshop vuole far comprendere il percorso che porta “da zero al film”, come viene man mano impostata la narrazione. Tutti i film, dai Vanzina in su, si reggono sulla medesima struttura: soggetto, divisione in tre atti, costruzione delle scene», spiega Federica Pontremoli. Durante il workshop sarà proiettato un film intero e spezzoni di altre pellicole, che verranno “scomposti” e analizzati fino ad arrivare a comprenderne gli elementi essenziali.

    A seguire, saranno assegnate esercitazioni diverse per ogni partecipante al workshop – scrivere un soggetto, una scena, una struttura in tre atti e così via – sulla base di indicazioni fornite dalla stessa docente. Nel corso del secondo fine settimana le esercitazioni verranno lette e discusse, e da una di queste si proverà a realizzare un “prodotto finito”. «Il primo passo da compiere, per chi vuole lavorare come sceneggiatore, è rivedere tutta la propria cinematografia alla luce di questi nuovi elementi, allenare occhi e orecchie alla comprensione della struttura del film, del suo equilibrio narrativo. Solo dopo ha senso iniziare a scrivere un proprio film».

    Nata a Genova e diplomata in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Federica Pontremoli ha collaborato alle sceneggiature di noti film italiani. Qualche esempio: Il caimano e Habemus papam di Nanni Moretti, Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek, Lo spazio bianco di Cristina Comencini.

    Il workshop si terrà sabato 19, domenica 20, sabato 26 e domenica 27 gennaio. Per informazioni su orari e costi scrivere una mail a officinaletterarialab@hotmail.it.

  • Val Bisagno: bando per associazioni e progetti con i giovani

    Val Bisagno: bando per associazioni e progetti con i giovani

    Torrente BisagnoIl Comune di Genova ha aperto un bando per finanziare associazioni e progetti che coinvolgono i giovani, da destinare a realtà che operano nei Municipi Bassa e Media Valbisagno, ossia le zone colpite dall’alluvione del novembre 2011: i finanziamenti previsti sono per un importo massimo di 22.250 € per ciascun Municipio.

    Possono fare domanda associazioni che presentino progetti capaci di coinvolgere giovani e prevedano dei tutor, su varie attività: banca del tempo, cura degli spazi verdi, riordino dei luoghi alluvionati, progetti per la comunità e le fasce fragili. I progetti dovranno durare quattro mesi e coinvolgere ragazzi di età compresa tra i 18 e i 30 anni, italiani e non, residenti nel Comune di Genova. I ragazzi individuati per partecipare al progetto dovranno essere presenti alle iniziative per almeno il 75% della durata e riceveranno un rimborso di 300 €.

    Le domande per i finanziamenti possono essere presentate entro le ore 12 di lunedì 21 gennaio 2013, in busta chiusa al Comune di Genova – Archivio Generale e Protocollo, piazza Dante 10. Requisito per fare domanda è essere associazioni di promozione sociale costituite da non meno di 24 mesi e iscritte da almeno 12 mesi nel registro/albo nazionale o regionale di riferimento. Il materiale da portare è scaricabile dal sito del Municipio (www.municipio4mediavalbisagno.comune.genova.it).

    Scopo dell’iniziativa è coinvolgere i ragazzi, soprattutto quelli che non appartengono a nessun tipo di associazione, nella vita della propria comunità e nella cura dei luoghi in cui vivono.

    I progetti dovranno essere avviati entro 60 giorni dall’individuazione delle associazioni vincirici del bando e avranno durata sino al completamento dell’attività prevista, entro e non oltre il 31 ottobre 2013.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro della Tosse: La signora Baba e il suo servo Ruba

    Teatro della Tosse: La signora Baba e il suo servo Ruba

    Cantiere Campana, Yuri D'AgostinoDa mercoledì 9 a sabato 12 gennaio 2013 (ore 20.30) il Teatro della Tosse ospita un nuovo spettacolo del Cantiere Campana: La signora Baba e il suo servo Ruba è una produzione NIM-Neuroni in Movimento, con testo e regia di Marco Taddei e canzoni di Paolo Li Volsi.

    Questa la scheda dello spettacolo.
    Li abbiamo visti sul palco della Tosse in Orphans alle prese con la drammaturgia di Dennis Kelly, un Kitchen drama intenso e suggestivo e ora ci invitano in un’altra cucina: quella modesta del ristorante della Signora Baba.

    Tornano i Neuroni in Movimento con un testo dal sapore Brechtiano vincitore del premio Urgenze per il Teatro Inverso di Brescia. Ispirato a “Il signor Puntila e il suo servo Matti” lo spettacolo si serve dello stile di Brecht: prologo, epilogo, cartelli, canzoni per raccontare una storia civile di povertà e sfruttamento senza rinunciare al gioco e alla leggerezza e al divertimento.

    In tutte le serate, a partire dalle 19 aperitivo a buffet al Cafè Ubu nel foyer del teatro.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Viaggi e vacanze: quando è possibile chiedere danni e risarcimenti

    Viaggi e vacanze: quando è possibile chiedere danni e risarcimenti

    Innanzitutto un Buon 2013 a tutti i nostri seguaci, lettrici e lettori! Non so quanti di voi si siano potuti permettere un viaggio o una vacanza, però oggi vorrei trattare anche questo argomento, crisi permettendo.

    Reduce da buonismo natalizio, non voglio tediarvi troppo, perciò in questa puntata sarò… semplice. Quando prenotiamo un viaggio, possiamo farlo attraverso la nostra agenzia di viaggio di fiducia oppure attraverso internet.

    Se ci rechiamo presso l’agenzia di viaggio, ci rivolgiamo ad un soggetto che in qualche misura agisce contrattualmente per nostro conto; quindi si crea un rapporto contrattuale – per così dire – di intermediazione tra noi ed un tour operator.
    Il rapporto contrattuale con l’agenzia di viaggio “termina” un attimo prima della nostra partenza; da quel momento in poi, i guai che accadono sono imputabili (giocoforza) a chi ha organizzato il viaggio.
    In caso di ritardi, smarrimento bagaglio o quant’altro, la responsabilità passa al vettore in virtù di un contratto di trasporto, salvo che il tutto non sia organizzato del tour operator: in questo caso, è a quest’ultimo che dovremo rivolgerci per chiedere i danni.
    Quindi, non potremo mai chiedere i danni da vacanza rovinata ad un’agenzia di viaggi; quest’ultima sarà responsabile solo in relazione ad una cattiva gestione nella prenotazione di un volo e di errori che precedono la nostra agognata vacanza.

    Se invece abbiamo acquistato un viaggio attraverso il web, dobbiamo avere letto tutte le condizioni contrattuali presenti all’interno del sito e stampare tutto quanto; purtroppo accade spesso che i tour operator non inseriscano tutte le condizioni contrattuali, cosicché il consumatore non potrà mai conoscerle.

    Il termine entro il quale vanno chiesti i danni – in genere – è di cinque anni.

    Ma attenzione, se parliamo di bagaglio perduto o rovinato il termine può ridursi ad un anno; il motivo per cui tutto ciò non è chiaro risiede nel fatto che esistono diverse convenzioni internazionali in merito, le quali fanno riferimento a situazioni differenti a seconda che si tratti di un viaggio all’interno dell’Unione Europea o di un viaggio “extraeuropeo”.

    Per quanto riguarda i cosiddetti cataloghi di viaggio, questi sono una casistica differente:
    – se il tour operator non adempie a quanto “promesso” deve risarcire i danni;
    – se l’agenzia di viaggi prenota un viaggio differente da quello da voi scelto su catalogo, essa ne sarà responsabile;
    – se voi non avete, con la dovuta attenzione, letto le informazioni contenute nel catalogo, non potrete certo chiedere i danni a qualcuno.

    Per concludere, prima di partire, usate la testa, sennò quando tornate rischiate di perderla!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Prà, Cep: l’area Pianacci riapre, disputa sulla gestione

    Prà, Cep: l’area Pianacci riapre, disputa sulla gestione

    Quartiere di Prà«Quanto è accaduto in questi giorni al Cep è il simbolo di quanto facciano fatica a dialogare istituzioni e comunità – scrive il direttivo del Consorzio Pianacci – Una delle funzioni di chi amministra deve essere quella di facilitare le strutture sociali della città e non di complicarne il lavoro appassionato e volontario. Sia chiaro: questa è un’osservazione purtroppo trasversale a tutte le forze politiche e partitiche che potrebbero amministrare la cosa pubblica a Genova».

    Stiamo parlando dell’ultima polemica sorta intorno alla gestione dell’area Pianacci nel quartiere Cep, sulle alture di Prà, un luogo a forte carattere sociale che sabato 6 gennaio ha riaperto i battenti dopo l’ennesima proroga della concessione di affidamento, per altro arrivata il 31 dicembre scorso, all’ultimo minuto utile.
    «Crediamo sia stato doveroso riaprire e ridare la frequentazione della Pianacci ai bambini, ai giovani, alle famiglie e agli anziani che, per la prima volta dal 1996, hanno visto l’area chiusa per 4 giorni consecutivi – sottolinea il direttivo del consorzio – Uno spazio che è il centro di una vasta area del Cep che quotidianamente accoglie tutti, come ad esempio decine di minori che giocano nel campetto, il quale dovrebbe essere affittato secondo i criteri del Comune».

    La disputa ruota intorno alla prossima definizione del bando di gara per la gestione delle strutture. In ballo ci sono due visioni nettamente contrapposte: da un lato chi crede sia necessario continuare a considerare il Pianacci uno spazio associativo, permettendo così agli attuali gestori (il Consorzio Pianacci), oppure al soggetto che si aggiudicherà il bando, di proseguire le attività a favore del quartiere; dall’altro chi ritiene, invece, che debba prevalere il carattere sportivo, aprendosi a nuovi soggetti in grado di fronteggiare gli elevati costi che tale ipotesi comporta, con l’inevitabile riduzione della vocazione sociale che caratterizza l’area.

    «È vero che in quest’area c’è una pista di pattinaggio e un campetto a 5 – continua il direttivo del Consorzio Pianacci – ma bisogna ricordare che lo stesso campetto viene usato gratuitamente dai giovani e dai Servizi Sociali del Comune ed è stato affittato solo 6 volte nel 2011». In pratica su 257 mila euro del bilancio 2011 del Pianacci «Solo 15 mila euro provengono dalle attività sportive di quegli impianti», precisa il direttivo del Consorzio.

    «Se il bando di gara per la gestione fosse emesso considerando l’area Pianacci una struttura prevalentemente sportiva,  questo potrebbe costituire un elemento di rischio per la continuazione delle attività sociali sviluppate nel quartiere dalla nostra associazione – conclude il direttivo del Pianacci – Il Vicesindaco, Stefano Bernini, ha ribadito la volontà di incontrare gli assessori competenti e il Municipio Ponente, oltre all’associazione stessa, per affrontare e risolvere la questione».

    Finalmente le parti si siederanno intorno ad un tavolo per fare chiarezza, si spera in maniera definitiva, sui ruoli di ognuno, affinché non venga disperso il patrimonio di attività che hanno reso possibile trasformare il Pianacci nel luogo simbolo del riscatto di un intero quartiere.

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Primarie della cultura: nessun candidato, si votano le idee

    Primarie della cultura: nessun candidato, si votano le idee

    I palazzi del Centro Storico di GenovaChi non vorrebbe vedere in campagna elettorale personaggi come Giotto, Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Giuseppe Verdi o Federico Fellini? Quanti considerano la cultura una risorsa fondamentale per il nostro Paese e vorrebbero avesse il posto che merita? Le “Primarie della cultura” – iniziativa promossa dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) e ispirata dai giovani della Fondazione che dal 1975 contribuisce alla tutela e valorizzazione del patrimonio d’arte, natura e paesaggio italianorispondono a queste esigenze dando l’opportunità di manifestare e sostenere le proprie priorità, in compagnia di personaggi simbolo della storia del bello del nostro Paese.

    Dal 7 al 28 gennaio 2013 sul sito delle Primarie della cultura (http://www.primariedellacultura.it/) sarà possibile esprimere con il voto la propria preferenza fino a tre fra i quindici temi proposti che da sempre contraddistinguono l’attività della Fondazione: cultura, paesaggio, ambiente. Al termine della consultazione i cinque temi più votati saranno annunciati ufficialmente in conferenza stampa e presentati ai partiti e candidati delle prossime elezioni politiche così che possano far proprie le idee e dar loro concretezza.

    «L’attuale legge elettorale non permette ai cittadini di scegliere i parlamentarispiega il Presidente del FAI, Ilaria Borletti BuitoniPerciò abbiamo deciso di sostenere questa iniziativa che prova a ridare voce agli elettori, mettendo a disposizione la possibilità di individuare idee e proposte concrete che i candidati possano fare proprie. Le Primarie della cultura vogliono dare risposte ad una domanda trascurata e fondamentale per il Paese: come salvare la cultura italiana boccheggiante dopo decenni di indifferenza, come rendere lo straordinario patrimonio storico artistico a paesaggistico una ricchezza che può generare anche sviluppo, come ritrovare l’identità di un Paese la cui bellezza e arte, tutto il mondo conosce».

    Un’iniziativa che invita i cittadini a mobilitarsi e proporre le priorità da indicare al prossimo governo, con la consapevolezza che se non si può scegliere il candidato si possono almeno scegliere le sue idee. Sarà possibile votare solo online sul sito delle Primarie della cultura e sulla pagina Facebook del FAI, grazie all’apposita applicazione, che, insieme al profilo Twitter e Google Plus della Fondazione, sarà un ulteriore strumento per commentare e discutere le priorità della community. Vota le tue priorità, hai tempo fino al 28 gennaio!

     

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Quarto, ex manicomio: da gennaio 2013 l’Asl 3 paga l’affitto ad Arte

    Quarto, ex manicomio: da gennaio 2013 l’Asl 3 paga l’affitto ad Arte

    Manicomio di QuartoL’epilogo della scellerata svendita dell’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto non poteva essere diverso. Dopo anni segnati da scelte contraddittorie lo sperpero di denaro pubblico è sotto gli occhi di tutti: dal 1 gennaio 2013 l’Azienda ASL 3 Genovese (ex pubblica proprietaria) pagherà un affitto per poter continuare a mantenere i servizi sanitari e sociali nell’area di Quarto che «Tuttora impiega 400 lavoratori, coinvolge migliaia di utenti e “occupa” tantissime strutture pubbliche concretamente costituite da case e palazzi – afferma il segretario della sezione genovese del sindacato autonomo Fials, Mario Iannuzzi – Siamo tutti in attesa della delibera (stranamente mancante…), che ci illumini sul costo dell’affitto…».

    La vicenda merita un breve riassunto delle puntate precedenti «Dopo la vendita di un pezzo dell’ex PSS realizzata dalla precedente maggioranza di destra, l’attuale Giunta regionale di “sinistra” eredita comunque “mezza Quarto” – spiega un comunicato della Fials – Disdetta la nota operazione ITT e per sanare i bilanci e affrontare i tagli nazionali al welfare e alla sanità decide di “vendere tutto”. La partita di giro consegna la proprietà ad ARTE – ex IACP Ente strumentale della Regione – che copre con 70/80 milioni l’intera operazione contabile mettendo all’incanto una parte consistente del Patrimonio sanitario pubblico (Quarto e altre aree). L’incasso aggira i Bilanci dell’ASL 3 genovese e realizza una “partita di giro” che finisce a vantaggio esclusivo della Regione».

    «Le scadenze elettorali cittadine (Comune di Genova) impegnano fans e comitati della Lista Doria che impugnano (in ritardo ma meglio tardi che mai ) la vendita di Quarto e con l’appoggio del neo Sindaco riaprono una sorta di confronto con la Regione – continua il sindacato autonomo – La questione si intreccia con il “piano dei tagli”, la vicenda Galliera, le proteste a Sestri, Sampierdarena e Pontedecimo, il”boccone” IST–S.Martino».

    «I “mal di pancia” (ancora acuti …) nella maggioranza regionale partoriscono l’attuale impasse che prima blocca e poi riduce a carta straccia il mega piano dei trasferimenti (comprensivo della cinica deportazione dell’utenza più fragile), da Quarto vero altri lidi», sottolinea la Fials, che lancia una stoccata a Palazzo Tursi «La “sensibilità” dell’Amministrazione Comunale e del suo Sindaco si ferma sulla soglia di Quarto. Il primo cittadino è anche il “primo smemorato”: non dimentica solo le dichiarazioni elettorali su AMT ma si scorda di avere firmato carte e documenti per difendere la sanità pubblica e gli ospedali di Sestri e Pontedecimo. Vigilare su Quarto è perciò d’obbligo. Anche i più ingenui non faticano ad immaginare all’opera forze concrete interessate all’area».

    Nel mezzo resta la Direzione Generale della ASL 3 che «Pur fornita con “editto di Giunta” dei “pieni poteri” è costretta ai “conti politici” anche quando non coincidono con i “conti economici”spiega la Fials Atti alla mano la Direzione aziendale scrive e dichiara che per “spostare tutta Quarto” occorre spendere, in strutture alternative e appalti, almeno 8 milioni di euro. Ma nessuno in Regione e in Comune batte ciglio e i primi lavori partono (bando di deportazione per disabili, lavori allo Scassi e in Valbisagno, sfratto al centro sociale ecc.). Come si sa una piccola fetta dell’intero complesso – quella intorno alle RSA – non è mai stata ceduta perché, si dice, sia condizionata da mutui e/o contenziosi».

    Infine nell’ottobre 2012 «Arriva una delibera Regionale (concertata con il Comune di Genova?) che elenca puntigliosamente tutti i servizi che devono restare nell’area di Quarto – continua il comunicato – La Direzione Aziendale se ne fa una ragione e a stretto giro di posta delibera la revoca delle sue precedenti delibere (dismissione dell’area di Quarto), dichiarando che per allocare a Quarto tutti i servizi elencati dalla Regione occorrono circa 9500 metri quadrati ma l’area “disponibile per l’azienda” è di soli 4200 metri quadrati costituiti dai pochi padiglioni non ceduti».

    Da allora inizio dicembre 2012 – tutto tace. «Risultato: dal 1 gennaio 2013 la ASL 3 pagherà un affitto ad ARTE per restare nell’area di Quartoconclude il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Questo affitto peserà sui già disastrati Bilanci aziendali sottraendo risorse preziose all’assistenza diretta. È tanto lecita quanto obbligatoria una domanda: chi pagherà per questo scempio di risorse pubbliche?».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Dear Miss Fletcher: un blog per raccontare Genova e dintorni

    Dear Miss Fletcher: un blog per raccontare Genova e dintorni

    GenovaNon fanno concorrenza ai giornali, né ai fotografi professionisti (anche se le opinioni in merito sono diverse). Sono persone qualunque, che non lavorano necessariamente nella comunicazione ma conoscono il linguaggio di Internet e dei social network. Sono anzitutto genovesi che amano la loro città e vogliono raccontarla.

    Su Era Superba abbiamo parlato già in altre occasioni dei blogger di Genova: sono persone che a modo loro raccontano la città e i suoi dintorni, scegliendo la chiave di lettura che preferiscono ed esprimendola nella massima libertà. Alcuni esempi. C’è chi vuole recensire con ironia ristoranti e locali a Genova; chi vuole promuovere la mobilità sostenibile, in particolare l’uso della bicicletta; chi come Sophia dalla Notte mira a valorizzare la cultura in città; chi, come Andrea Boutros, racconta da Genova il suo Paese di origine; chi promuove la salute e l’uso consapevole della tecnologia, come i titolari della Farmacia Serra di Voltri; chi sceglie la strada della provocazione, come Camogli paese del sesso.

    Una delle più note blogger genovesi è senza dubbio colei che si nasconde sotto lo pseudonimo Dear Miss Fletcher, che ogni giorno sul suo spazio web racconta e fa vedere le bellezze del capoluogo ligure e dei suoi dintorni. Un nome che deriva dalla curiosità, caratteristica propria del personaggio televisivo Jessica Fletcher (protagonista del telefilm La signora in giallo, interpretata da Angela Lansbury). Uno pseudonimo nato da una ricerca molto personale: «Anni fa decisi di dedicarmi a ricostruire il mio albero genealogico. Avevo poche notizie, ma con una paziente ricerca tra archivi storici e archivi delle chiese sono riuscita a trovare moltissime informazioni, le vite di alcuni miei ascendenti sono talmente avventurose da essere degne della trama di un romanzo».

    Il blog è caratterizzato da numerosi post ricchi di fotografie che raccontano la storia della città, attraverso i quali la blogger ha fatto conoscere Genova anche a persone che vivono in altre regioni italiane e all’estero. Quali sono i temi più cercati dai lettori? Miss Fletcher elenca Fabrizio De Andrè, le mostre a Palazzo Ducale (attualmente in corso quelle di Joan Mirò e Steve McCurry), l’Acquario, il dialetto e le tradizioni (esempio: cosa significa maccaja?).

    «Ciò che si trova sul mio blog è parte delle mie esperienze. Da quand’ero ragazzina amo andare a scoprire i caruggi. Sempre a zonzo per i vicoli, lo faccio da tutta la vita. Ho portato sul blog le mie passeggiate per Genova, ho portato su quelle pagine il mio sguardo attraverso le fotografie. Per esempio mi interessa la storia, in particolare il Risorgimento, scriverne è per me una passione: Genova è la città dei patrioti, trovare i collegamenti tra i personaggi storici e i luoghi della città è un divertimento e a volte una sorpresa».

    I blog possono essere uno strumento utile per riqualificare la città e farla conoscere? «La nostra città potrebbe vivere solo di turismo, è una città di storie e di misteri, una città dal passato glorioso da non dimenticare, un luogo dalle molte opportunità che meritano maggiore risalto. Tempo fa pubblicai un post sulle mura della Malapaga e un lettore mi scrisse di aver lavorato per anni in quella zona, alle riparazioni navali Oarn e di non aver mai visto le Mura. Gli suggerii di andarle a scoprire e lui tempo dopo tornò sul blog e scrisse: ho seguito il tuo consiglio e sono andato a farmi un giro sotto le mura, è vero, le ho viste con occhi diversi. Molti miei lettori mi scrivono: non sapevo che Genova fosse così bella. Per me è un privilegio sapere che il mio blog è un mezzo per scoprirla».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Bando a La Spezia per curatori di mostre e spettacoli teatrali

    Bando a La Spezia per curatori di mostre e spettacoli teatrali

    Il Comune di La Spezia ha aperto due bandi per la formazione di un elenco ristretto (short list) per collaborazioni professionali presso le sue strutture culturali: il Teatro Civico e il Musei Camec.

    L’eventuale collaborazione si svilupperà con le modalità previste dalle vigenti norme in materia di prestazioni d’opera di soggetti esterni alla pubblica amministrazione e dovrà essere prestata personalmente presso la sede del Teatro Civico. La durata della collaborazione è di norma annuale, correlata alla programmazione della stagione teatrale, ma può variare in rapporto alle necessità di volta in volta individuate.

    Il bando dedicato al teatro scade lunedì 14 gennaio e mira a creare un elenco di collaboratori disponibili a svolgere attività di scelta, programmazione, organizzazione e promozione di spettacoli teatrali.

    Le attività da svolgere sono inerenti il settore del teatro e spettacolo nei seguenti segmenti:
    – scelta e programmazione operativa di spettacoli teatrali;
    – organizzazione e promozione di spettacoli teatrali;
    – rapporti con le produzioni teatrali e predisposizioni di contratti da sottoporre alla struttura amministrativa del Teatro.

    I requisiti di ammissione all’elenco sono:
    – diploma di scuola secondaria superiore
    – esperienza pluriennale del lavoro di teatro e spettacolo
    – conoscenza delle produzioni teatrali italiane

    La domanda (comprensiva di curriculum vitae, copia di un documento di identità e sintetica relazione del progetto con cui si intende operare per scegliere e organizzare una rassegna di spettacoli teatrali) dovrà essere presentata entro lunedì 14 gennaio presso Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia (via del Prione 236) all’attenzione del Direttore Marzia Ratti.

    Il bando legato all’arte è finalizzato a formare un elenco di organizzatori di eventi espositivi e curatori di mostre presso il Centro d’arte moderna e contemporanea della Spezia, che prevede le seguenti attività:
    – collaborazione alla progettazione di eventi espositivi con particolare riguardo all’arte contemporanea;
    – cura e/o organizzazione di mostre temporanee presso il CAMeC;
    – collaborazione all’effettuazione di prestiti di opere d’arte in entrate e in uscita dal CAMeC.

    I requisiti di ammissione sono:
    – diploma di laurea quadriennale (vecchio ordinamento) o laurea specialistica e/o magistrale (nuovo
    ordinamento) nell’ambito delle discipline umanistiche afferenti al settore dei beni culturali
    – ottima conoscenza della lingua inglese scritta e parlata.

    Tutti i candidati che risultino in possesso dei requisiti specificati saranno inseriti, in ordine alfabetico, nelle short list. Non è pertanto prevista una graduatoria. Gli eventuali incarichi saranno affidati in base alle necessità di volta in volta occorrenti, tramite una valutazione comparativa dei curricula e delle relazioni presentate da ogni candidato. La short list avrà durata di 12 mesi a partire dal termine del procedimento e dalla sua pubblicazione.

    La domanda e il materiale (analoghi al bando teatrale) dovranno essere consegnati entro giovedì 17 gennaio 2013.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    Acqua pubblica: la nuova tariffa ignora il referendum

    AcquaIl 28 dicembre l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell’acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato. 

    La denuncia arriva dai movimenti per l’Acqua Bene Comune, i quali spiegano «Già il Governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazzione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale. In egual modo, l’Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull’acqua, cambiando semplicemente la denominazione in “oneri finanziari”, ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta».

    Ma fa anche di peggio, secondo associazioni e comitati che si riconoscono nella battaglia per l’acqua pubblica «Infatti, il nuovo metodo tariffario, metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Questo avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie. Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di € l’anno per i prossimi 20/30 anni)».

    «L’Autorità, in un contesto dove il Governo tecnico di Monti ha rafforzato un’ impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall’acqua – continua la nota dei movimenti – Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi».

    Per questo «Vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell’Autorità – conclude la nota – E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finchè questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare. Perchè si scrive acqua, si legge democrazia, e vogliamo ripubblicizzare entrambe».

  • Teatro Duse, Sogno di una notte di mezza estate

    Teatro Duse, Sogno di una notte di mezza estate

    attori teatro stabileDa martedì 8 a domenica 13 gennaio 2013 (ore 20.30) al Teatro Duse va in scena lo spettacolo Sogno di una notte di mezza estate di William Shakerspeare, esercitazione degli allievi dell’ultimo anno della Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova.

    L’ingresso è libero.

    Regia: Massimo Mesciulam.

    Cast: Gennaro Apicella (Bottom), Valentina Badaracco (Elena – Corista), Silvia Biancalana (Ermia – Corista), Daniela Camera (Ippolita – Titania), Andrea Cioffi (Filostrato – Quince – Coro delle Fate), Nicolò Giacalone (Teseo – Oberon), Filippo Giusti (Demetrio – Starveling), Elisabetta Mazzullo (Puck – Corista), Alessio Praticò (Lisandro – Snug) e Valerio Puppo (Egeo – Flute – Fata).

    La commedia è contrappuntata da improvvisazioni musicali eseguite al piano da Filippo Giusti, Elisabetta Mazzullo e Alessio Praticò e alle percussioni da Gennaro Apicella e Silvia Biancalana. Luci di Sandro Sussi.

    Scritta nell’inverno del 1595-96, Sogno di una notte di mezza estate è una commedia caratterizzata da una forza e un’originalità travolgenti. È anche una delle pochissime opere di William Shakespeare (1564-1616) la cui trama non nasce da una fonte precedente, ma scaturisce direttamente dalla sua fantasia. Teseo e Ippolita, dal cui imminente matrimonio ha origine il racconto, sono personaggi che provengono dalla dimensione dei miti e delle leggende antiche. Gli innamorati, le cui coppie s’intrecciano nel bosco (Ermia, Elena, Lisandro, Demetrio), appartengono a ogni tempo e luogo. Il mondo degli elfi e delle fate (Titania, Oberon e Puck) emerge dal folklore letterario e dalla sua magia. I personaggi del popolo (con il primo piano il sublime Bottom), che mettono in scena la rappresentazione parallela sono artigiani inglesi, che provengono dall’ambiente agreste in cui crebbe Shakespeare. E da una miscela così varia nasce un “sogno” che potrebbe appartenere a chiunque, a qualsiasi tempo e luogo, e svolgersi in una qualsiasi notte di mezza estate.

    Dice Massimo Mesciulam: «Sogno di una notte di mezza estate è una commedia da prendere sul serio che, per farla diventare anche nostra, ho cercato di guardare con occhio innocente. Per questo, è stato importante prendere alla lettera i sentimenti dei personaggi, che sono sempre molto densi, profondi. Penso per esempio al masochismo di Elena, alla sua erotizzazione del rifiuto d’amore che subisce, o a quanto la fuga di Ermia e Lisandro da Atene sia un atto rivoluzionario, una grande trasgressione, rispetto a norme rigidissime. Anche per quanto riguarda i comici ci siamo messi sempre dal loro punto di vista e ho chiesto a chi li interpreta di trattarli con verità, sia perché gli attori non devono mai mettere alla berlina il proprio lavoro, sia perché trovo che la goffaggine sincera faccia ridere».

  • Consiglio comunale, ripartono le attività: il calendario delle Commissioni

    Consiglio comunale, ripartono le attività: il calendario delle Commissioni

    Dopo la pausa natalizia a Palazzo Tursi riprendono i lavori: la settimana dal 7 all’11 gennaio è esclusivamente dedicata a sedute di Commissione, mentre la prima seduta di Consiglio comunale è prevista per il prossimo 15 gennaio.

    Gli argomenti sul tavolo sono di primo piano. Vediamoli nel dettaglio:

    Martedì 8 gennaio le Commissioni Consiliari III Bilancio e VI Sviluppo Economico sono convocate in seduta congiunta per trattare un delicato argomento, ovvero l’assetto della multiutility Iren, con l’audizione del management aziendale;

    Mercoledì 9 gennaio le Commissioni Consiliari IV Promozione della Città e V Territorio torneranno a esaminare il progetto del Porticciolo di Pegli;

    Giovedì 10 gennaio, invece, le Commissioni Consiliari V Territorio e VI Sviluppo Economico sono convocate in seduta congiunta per trattare un tema particolarmente sentito dai cittadini: l’Integrazione tariffaria A.M.T. – Trenitalia, con le previste audizioni delle associazioni di categoria;

    Infine, Venerdì 11 gennaio, la Commissione Consiliare IV Promozione della Città affronterà la questione degli impianti sportivi.

  • Grillo è come Gesù: l’errore di traduzione della stampa italiana

    Grillo è come Gesù: l’errore di traduzione della stampa italiana

    Beppe GrilloLa scorsa settimana abbiamo parlato del CEFR e dei sei livelli da esso indicati per misurare le abilità linguistiche degli studenti di una lingua straniera. La domanda implicita lasciata in sospeso e alla quale avrei voluto dare risposta questa settimana è: in quale modo è possibile valutare il proprio livello di conoscenza dell’inglese, del francese o di un’altra lingua? Per rispondere in maniera esaustiva, vi chiedo una settimana di pazienza. In questi giorni, infatti, troppo succulenta si è presentata un’occasione per combinare riflessioni linguistiche legate all’inglese a eventi di attualità e (dis-)informazione.

    Mi riferisco alla notizia passata su giornali e tv nazionali secondo la quale il web guru del Movimento 5 Stelle, Roberto Casaleggio, in un’intervista a un quotidiano britannico, The Guardian, avrebbe affermato: “Grillo è come Gesù e gli apostoli. Anche il suo messaggio si trasformò in virus.” Questo, almeno, secondo la traduzione data da giornali italiani quali il Corriere della Sera, l’Unità , Secolo XIX e altri.
    Per curiosità e perché “a pensar male molto spesso ci si azzecca,” come diceva Andreotti, sono andato a spulciare il sito del Guardian per leggere l’articolo in lingua originale. L’articolo inizia con le parole di Casaleggio: “It’s like Jesus and the apostles. His message too became a virus.” La traduzione corretta è la seguente: “E’ come Gesù e gli apostoli. Anche il suo messaggio si diffuse in modo virale.”

    Da dove ha origine questa differenza? Facciamo un breve ripasso di grammatica per capire meglio. In inglese, i pronomi personali soggetto he e it si usano in due situazioni diverse. Il primo si utilizza per gli esseri umani di genere maschile, mentre il secondo viene usato al posto di sostantivi di genere neutro. Se quindi la frase fosse stata: “He’s like Jesus” con he (“egli”) riferito a Grillo, la traduzione dell’Unità e del Corriere sarebbe stata corretta. La dichiarazione di Casaleggio però inizia con “It’s,” pronome riferito al sostantivo neutro “message” che segue nella frase successiva.

    Capite quindi che la differenza di significato è molto profonda. L’equazione Grillo = Gesù data dai giornali nazionali ha sull’opinione pubblica un impatto ben diverso rispetto a un semplice paragone tra due situazioni, quella della rapida diffusione del messaggio di Gesù e degli apostoli nel passato e del Movimento 5 Stelle oggi, per quanto si possa apprezzare o meno il gusto di Casaleggio nella scelta di tale similitudine.

    L’errore di inglese dei giornalisti di Corriere, Unità e Secolo XIX sarebbe da circoletto rosso in prima media, il che mi porta a formulare due ipotesi.

    A. Ai giornalisti che si occupano di stampa estera mancano le basi in lingua inglese – ma allora come fanno a leggere i giornali che non sono scritti in italiano?
    B. Hanno peccato di grossolanità e quindi disinformato i lettori.

    Ne avrei una terza, dettata ancora dall’aforisma di Andreotti, ma non voglio pensare che sia questo il caso.
    La superficialità, comunque, indigna e non perché si tratti di Casaleggio, che non è mia intenzione difendere. Potrebbe trattarsi di Berlusconi, Maradona, Epaminonda o chiunque altro: la verità e la correttezza dell’informazione devono porsi al di sopra di tutto per permettere alle persone di avere gli elementi necessari per formulare giudizi e opinioni.

    Se ancora ce ne fosse stato bisogno, questo episodio è la riprova di un tema cardine per cui è nata questa rubrica. L’inglese ormai non è fondamentale solo per incrementare le proprie opportunità lavorative, ma è diventato uno strumento imprescindibile per avere una visione della realtà più ampia, formarsi una coscienza critica e non lasciarsi manipolare da messaggi fuorvianti o parziali.

    Per la cronaca, l’articolo del Guardian, come avrete modo di leggere, usa toni irriverenti nei confronti di Casaleggio, ironizzando in modo sottile sul suo boyish smile (“sorriso da ragazzino”) e mettendo il dito nella piaga della scarsa affluenza numerica alle primarie online del M5S. Il ritratto che ne esce fuori non è idealizzato, ma semplicemente reale. D’altra parte, in Inghilterra la stampa è lo watchdog, il cane da guardia, della politica, non la sua scimmietta ammaestrata… See you!

     

    Daniele Canepa