Mese: Gennaio 2013

  • Giorno della memoria: mostra sulla tragedia dell’Olocausto

    Giorno della memoria: mostra sulla tragedia dell’Olocausto

    Una mostra fotografica con al centro la tragedia dell’Olocausto “Volkstrauertag” (Giorno della Memoria”) e dei campi di sterminio nazista – Risiera di San Sabba, Auschwitz, Birkenau, Dachau, Gusen, Ebensee, Castello di Hartheim, Mauthausen – dedicata alle visite degli studenti vincitori del concorso letterari e artistico “27 gennaio Giorno della Memoria”, sarà ospitata presso la sala Spazio Incontri, in piazza De Ferrari, sotto i portici della sede della Regione Liguria a partire da Giovedì 17 gennaio.

    Le foto esposte – circa 80 – sono di Eugenio Ferrero, Sergio Quagliaroli, Cinzia Raviola, Massimo Santoro, Mariangela Saulle, Gugliemo Barranco, Maria Cristina Cambri.

    Giovedì 17 gennaio, giorno dell’inaugurazione, alle ore 13, alla mostra interverranno Gilberto Salmoni, presidente della sezione di Genova dell’Associazione nazionale ex deportati e Miryam Kraus della Comunità ebraica di Genova, che incontreranno gli studenti.

    Venerdì 18 gennaio, alle ore 17, la mostra ospiterà un reading teatrale per ricordare Irena Sendler, una donna che salvò 2500 bambini dallo sterminio.

    Giovedì 24 gennaio, la mostra sarà visitata da Piero Terracina, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, oratore ufficiale della cerimonia istituzionale in programma in mattinata, del Consiglio Regionale-Assemblea Legislativa della Liguria in cui verranno premiati i vincitori 2012 della sesta edizione del concorso regionale.

    La mostra resterà aperta da giovedì 17 a giovedì 24 gennaio 2013 e sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 11.30 alle 15.00 e dalle 16.30 alle 19.00; l’ingresso è libero.

  • Baccalà in salsa agliata

    Baccalà in salsa agliata

    Baccalà fritto con salsa agliataLa salsa agliata è l’antenata del pesto genovese, si usa con il pesce ed in particolare con il baccalà, ma anche come accompagnamento della carne e delle verdure bollite.

    Questa salsina ha origini antichissime, pare risalenti al Medioevo, ed è detta plebea per la semplicità e l’economicità dei suoi ingredienti.

    Per prepararla occorrono 6 spicchi d’aglio, un filetto di acciuga salata, olio e la mollica di mezzo panno bagnato nell’aceto.

    Pestate in un mortaio gli spicchi d’aglio e il filetto di acciuga salata. Versate quindi in una terrina e diluitelo con olio d’oliva versato poco per volta, sin quando otterrete una pasta compatta.

    Aggiustate di sale e pepe, infine incorporate nella salsa una noce di mollica di pane bagnata nell’aceto e strizzata.

    Per preparare invece il baccalà occorrono 1 kg di baccalà, farina per infarinare, olio per friggere, salsa agliata

    Prendete il baccalà ammollato, sciacquatelo sotto l’acqua corrente e poi asciugatelo. Tagliatelo a pezzi,  infarinate e friggetelo in olio caldo. Servite insieme alla salsa agliata e con insalata.

     

  • Genova, galleria d’arte en plein air: il progetto Vanuart

    Genova, galleria d’arte en plein air: il progetto Vanuart

    Immaginate Genova come un’immensa galleria d’arte a cielo aperto, dove in ogni momento dell’anno è possibile ammirare l’opera di artisti visivi, assistere a spettacoli di teatro e danza, ascoltare musica in numerosi angoli della città. Il tutto gratuitamente e senza vincoli di orari o date di apertura.

    Queste, in sintesi, le caratteristiche di Vanuart, un progetto che Sabrina Losciale ha proposto a Genova – città in cui si è trasferita da pochi mesi – dopo tre anni passati in Australia e Nuova Zelanda, «dove realtà di questo genere sono all’ordine del giorno». In quei Paesi infatti vi sono numerosi locali che hanno riadattato il retrobottega a laboratorio artistico, aperto a chiunque voglia utilizzarlo, che proiettano video e foto durante i concerti dal vivo, che accolgono attori di teatro che eseguono parte degli spettacoli che vengono rappresentati sul palcoscenico, e così via. Oppure vengono organizzati eventi come i party di Garret Street a Wellington (Nuova Zelanda), eventi con raccolta fondi devoluti a diverse attività di volontariato, dove artisti impegnati nella grafica, fotografia, video, musica possono dare libero sfogo alla loro creatività.

    L’obiettivo di Vanuart è realizzare a Genova un progetto analogo: per questo Sabrina si è messa alla ricerca di artisti specializzati in varie espressioni creative – arti visive, fotografia e video, danza, musica e teatro – per avviare un laboratorio permanente di creazione di opere e progetti. In secondo luogo, Vanuart mira alla costante collaborazione con negozi e locali, sia in attività sia in disuso, che potranno ospitare mostre ed eventi e beneficiare della visibilità da esse derivati. A breve sarà attivata una piattaforma web per agevolare le candidature spontanee di artisti, esercenti e persone che vogliono collaborare.

    Gli obiettivi sono tanti e ambiziosi: «Sarebbe bellissimo vivere la città di Genova come una costante galleria d’arte contemporanea open air, free e alla portata di tutti, con artisti che a rotazione si potranno mettere in luce su un palcoscenico urbano, a diretto contatto con le persone. Questa attività potrebbe sensibilizzare chi non è ancora del tutto appassionato all’arte e facilitare la condivisione della bellezza delle arti visive ed espressive, oltre che incentivare i nuovi artisti a produrre di più e a farsi conoscere in città. Infine i locali incrementeranno la loro visibilità, quindi una notevole pubblicità per loro, e i locali in disuso verranno riqualificati. Un motivo in più per venire a visitare il centro storico di Genova».

    Un’iniziativa non nuova per la nostra città: basti pensare a due eventi recentemente organizzati nel quartiere della Maddalena, le mostre Adotta un artista nelle botteghe storiche (a cura dell’associazione Colorinscena) e Guardare Maddalena in due botteghe in disuso (a cura dell’associazione Disorder Drama).

    Chi vuole partecipare al progetto può contattare Sabrina attraverso la pagina Facebook “Vanuart Project”.

    Marta Traverso

    [foto di Constanza Rojas]

  • Teatro della Gioventù: casting per il corso di recitazione a Genova

    Teatro della Gioventù: casting per il corso di recitazione a Genova

    teatro della gioventuDomenica 13 gennaio al via presso il Teatro della Gioventù le prime audizioni di Attore per mestiere, il corso avanzato di recitazione della The Kitchen Company.

    Le lezioni si terranno ogni domenica presso il teatro di via Cesarea dal 3 febbraio fino al 30 giugno, 22 incontri di 5 ore ciascuno (totale 110 ore di lezione), suddivise in laboratori pratici tenuti da Eleonora D’Urso e di teoria con Massimo Chiesa, rivolti a chi abbia intenzione di far diventare il lavoro dell’attore una vera e propria occupazione.

    Il costo mensile è di 120 euro. L’iscrizione annuale costa 35 euro. Gli incontri si terranno presso il TKC- Teatro della Gioventù, ogni domenica dalle 10 alle 15.

    La classe sarà formata da un numero massimo di 15 partecipanti e per accedervi sarà necessario sostenere un’audizione: per info e iscrizioni 010 9813612 e c.lenzi@tkcteatrodellagioventu.it.

    Ai partecipanti sarà regalata una card per assistere gratuitamente agli spettacoli della stagione 2013.

  • Endofap Liguria: mostra fotografica di Elisabetta Goggi

    Endofap Liguria: mostra fotografica di Elisabetta Goggi

    elisabetta goggiRiapre dopo la pausa natalizia, presso la nuova sede dell’Università popolare Don Orione di Genova (Via B. Bosco 14), la mostra fotografica di Elisabetta Goggi sul Collegio “San Giorgio” di Novi Ligure.

    II prestigioso e antico Collegio fu fondato all’inizio del secolo scorso da don Orione e destinato all’educazione e alla formazione di migliaia di allievi provenienti dalle zone del Basso Piemonte e della Liguria. Le immagini realizzate da Elisabetta Goggi dopo la chiusura documentano lo stato di abbandono dell’edificio di origini secentesche e contemporaneamente intendono sottolineare il vuoto che si è venuto a creare nella città Novi Ligure in ambito religioso, sociale e culturale. La precarietà delle strutture storiche e l’incertezza della sua destinazione fanno sì che sia importante mantenerne vivo il ricordo e l’interesse presso l’opinione pubblica.

    La mostra è aperta da lunedì a venerdì (ore 9-12 e 14.30-17) fino al 2 febbraio 2013.

    Note sull’artista
    Elisabetta Goggi. Con una passione genetica per la fotografia derivatale dal padre, Elisabetta Goggi ha realizzato i suoi primi scatti con una reflex. In principio si è occupata principalmente di reportages; dopo la laurea in Storia dell’Arte, e il Dottorato di ricerca con una tesi sulla storia della fotografia, “Genova: l’idea di città attraverso dei fotografi tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento”, ha seguito le lezioni di fotografia dell’Accademia Ligustica ed ha collaborato per due anni con una galleria d’arte di Genova, partecipando a diverse mostre. Il primo premio al concorso “Acqua e Ferro” l’ha indirizzata verso le foto di archeologia industriale, agraria e urbana, senza però farle trascurare altri temi, come il paesaggio e i riflessi.

  • Non ci resta che correre, salviamo la tariffa integrata treno più bus

    Non ci resta che correre, salviamo la tariffa integrata treno più bus

    AutobusCon una singolare iniziativa dal titolo provocante – “Non ci resta che correre” –  il Movimento 5 Stelle invita i cittadini, Giovedì 10 gennaio, a manifestare a Palazzo Tursi per ricordare ai consiglieri e alla Giunta che il trasporto pubblico è una priorità «Se non impediremo queste ulteriori scelte sbagliate non ci resterà che comprarci una bella scorta di scarpe da ginnastica e iniziare a correre….!», sottolinea il volantino della manifestazione.

    «Basta tagli al servizio: facciamo investimenti, come fanno altre realtà italiane – scrive il Movimento 5 Stelle – Basta aumenti delle tariffe che non porteranno più soldi ad AMT, ma solo evasione e abbandono del trasporto pubblico da parte dei cittadini!».

    «Giovedì 10 gennaio ore 14:30 a Palazzo Tursi ci sarà una seduta di commissione sull’integrazione tariffariacontinua il Movimento 5 Stelle  – Il WWF Genova e le associazioni di consumatori hanno chiesto di essere audite per per spiegare ai consiglieri che l’integrazione tariffaria è fondamentale per Genova».

    «Venite numerosi Giovedì 10 gennaio 2013 alle ore 14.30 a Palazzo Tursi per ricordare ai consiglieri e alla Giunta che il trasporto pubblico è una priorità! –  ribadiscono i “grillini” – Lo sapete che rischia di scomparire una delle poche cose intelligenti fatte per il trasporto pubblico a Genova, ovvero la tariffa integrata treno+bus? E se non scomparirà ci saranno consistenti aumenti delle tariffe, per cui avremo tariffe molto più care per poter usare treni e bus. Oppure ci saranno tariffe separate ma con gli stessi prezzi di adesso! (Per cui si pagherà comunque un biglietto 1,50 euro e un mensile 43 euro, solo che con il mensile non si potrà più prendere il treno ma solo il bus!). Quindi anche chi usa prevalentemente un solo tipo di mezzo e deciderà per un unico abbonamento (o treno o bus) sappia che non avrà alcun risparmio, anzi pagherà quanto paga adesso per avere un servizio inferiore».

    «Lo sapete che già ora Genova ha le tariffe più care d’Italia? – spiegano i “grillini” – Lo sapete che per un abbonamento mensile a Genova si pagano 43 euro e a Milano 30? Che per un annuale si pagano 380 euro mentre a Milano 300? …e nel frattempo a Genova e nella regione si continua a tagliare il servizio, sia bus che treni, e ulteriori tagli al servizio bus sono previsti nei prossimi mesi».

    «Il trasporto pubblico è fondamentale per l’economia dei cittadini e della città ed un trasporto pubblico efficiente deve essere integrato: bus urbani treni, bus extraurbani – conclude il Movimento 5 Stelle – La tariffa integrata non solo va salvata: va estesa anche ai comuni dell’hinterland: per permettere a chi arriva da da Mele o Busalla o Cogoleto o Camogli di poter usare tutti i mezzi: treno, bus extrurbano, bus urbano e si deve pianificare la sua estensione anche a tutta la regione, in modo che il trasporto pubblico sia un vero servizio utile e usufruibile da tutti».

     

    Matteo Quadrone

  • Epifania 2013: Befana in bicicletta a Sestri Levante

    Epifania 2013: Befana in bicicletta a Sestri Levante

    Domenica 6 gennaio a partire dalle 15 si terrà a Sestri Levante un pomeriggio dedicato alla mobilità sostenibile, in compagnia della Bicibefana.

    Un facile percorso in bici per bimbi e famiglie, con partenza in prossimità di piazza Bo (lato Hotel Nettuno). Al termine ci sarà un rinfresco, con intrattenimento per bambini e tombolata presso le Casette Rosse di Sestri Levante (via Bruno Primi).

    L’evento è organizzato da Vivinbici FIAB Tigullio in collaborazione con Pane&Fiabe.

    In caso di pioggia appuntamento alle Casette Rosse alle 15.30.

  • Sviluppo e crisi europea: le gravi responsabilità della Germania

    Sviluppo e crisi europea: le gravi responsabilità della Germania

    La Germania è presa come esempio di sviluppo virtuoso da molti economisti e politici nostrani. Certamente potremmo imparare molto dai nostri cugini tedeschi in quanto a politiche sociali ed efficienza, ma siamo proprio sicuri che la loro ricetta per lo sviluppo economico sia sostenibile e applicabile in generale a tutti i paesi?

    A questa domanda ha risposto il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz durante la conferenza di Berlino “Ripensare economia e politica”. L’economista americano si sofferma sulle caratteristiche del modello economico “mercantilista” che è una politica basata sul perseguimento del surplus nella bilancia commerciale, vale a dire sulla prevalenza delle esportazioni sulle importazioni. Questo è il paradigma sul quale non solo Germania, ma anche Giappone e Cina hanno basato il proprio sviluppo.

    Germania e Giappone sono tra i paesi più ricchi del mondo e la Cina sta crescendo a ritmi vertiginosi. Perché allora non replicare le politiche di questi paesi ed entrare così nel magico circolo di coloro che esportano più di quanto importano? La spiegazione è semplice: la somma globale delle esportazioni deve necessariamente essere uguale alla somma delle importazioni, a meno che non si cominci a commerciare con la Luna e Marte. Questo concetto piuttosto banale implica una conseguenza che dovrebbe essere altrettanto banale ma che sembra non esserlo per tutti: se un paese è in surplus nella bilancia commerciale, qualche altro paese deve essere in deficit.

    La Germania non ha sempre avuto un surplus, è proprio con l’introduzione dell’Euro che ha visto un’impressionante espansione dell’export e quindi, applicando la formuletta che abbiamo appena visto, qualcun altro deve essere andato in deficit. Indovinate chi? Bravi! Avete indovinato! Proprio il nostro Bel Paese! Purtroppo però non siamo stati i soli, questa è la sorte che ha accomunato i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna).

    Questo è quello che è accaduto: la ricchezza di un paese (PIL) è data dalla somma di consumi, investimenti, spesa pubblica e esportazioni nette (differenza tra esportazioni e importazioni). Se si importano più beni di quanti se ne esportino le esportazioni nette sono negative e la ricchezza del paese diminuisce. Se la spesa pubblica non aumenta per compensare questa diminuzione, si produce meno ricchezza e ci sono meno opportunità di lavoro e pertanto il settore privato (famiglie e imprese) ha meno soldi da spendere ed è costretto a intaccare i propri risparmi e infine a indebitarsi. E con chi ci siamo indebitati? Sono state soprattutto le banche tedesche a dare in prestito questi soldi, avendo una grande liquidità derivante dal surplus commerciale tedesco.

    In poche parole è dall’entrata in vigore dell’Euro che noi compriamo merci tedesche coi i soldi che prendiamo a prestito proprio dalle banche teutoniche, in un circolo vizioso che si autoalimenta. Per uscire da questa situazione la soluzione che ci viene proposta proprio dalla Germania è, in sintesi, quella di trovare qualche altro paese verso cui esportare le nostre merci così il problema sarebbe di qualcun altro. È per questo che Stiglitz definisce il deficit nella bilancia commerciale una “patata bollente”. Ma, invece di spostare il problema altrove, è possibile trovare un rimedio per porre fine a questi squilibri?

    L’economista americano riprende una proposta di Warren Buffett che, prendendo spunto da una teoria già formulata da Keynes, auspica l’introduzione di un sistema di certificati che avrebbero lo scopo di riequilibrare la bilancia commerciale degli Stati Uniti e, in generale, di tutti i paesi in deficit commerciale. Questi certificati sarebbero emessi dal governo agli esportatori per un valore pari a quello delle merci esportate e potrebbero essere liberamente scambiati con gli importatori che, per poter importare legalmente merci dall’estero, sarebbero obbligati a possederne per un valore pari alle merci importate. Il prezzo di scambio verrebbe lasciato libero di fluttuare secondo la legge della domanda e dell’offerta rendendo tanto meno convenienti le importazioni quanto più il paese si trova in deficit, portando quindi a un rapido riequilibrio della bilancia commerciale.

    Vediamo un esempio: un agricoltore esporta mele per un valore di mille dollari e lo Stato gli rilascia un certificato che dà il diritto di importare merci per mille dollari. L’agricoltore può utilizzare questo certificato per importare una motozappa dall’estero per lo stesso valore, oppure può cedere questo diritto dietro compenso a qualcun altro, ad esempio un pizzaiolo di New York che vuole importare mozzarella di bufala dalla Campania. Nel caso in cui la bilancia commerciale sia in equilibrio ci saranno grossomodo tanti venditori di certificati quanti acquirenti e di conseguenza il valore dei certificati sarà basso. Se invece la bilancia commerciale fosse tendenzialmente in deficit, ci sarebbero molti acquirenti e pochi venditori e il prezzo dei certificati salirebbe vertiginosamente. Questo renderebbe molto costoso importare merci dall’estero e il saldo netto delle esportazioni ritornerebbe in equilibrio.

    Purtroppo da quest’idea non è nato alcun disegno di legge e gli Stati Uniti rappresentato ancora il paese con il più alto deficit commerciale del mondo. In Europa, con la situazione attuale, non sarebbe possibile introdurre misure di questo genere e l’alternativa più rapida ed efficace sarebbe quella di diminuire il disavanzo nei paesi in surplus, in primis la Germania, rilanciando la propria domanda interna e diventando una fonte di domanda per i beni del sud Europa.

    È una questione di volontà politica: i tedeschi dovranno scegliere tra il perseverare questa condizione per loro vantaggiosa, ma distruttiva per altri, e il rinunciare a una parte dei vantaggi accumulati in questi anni per tenere in vita l’Unione Europea. Purtroppo i segnali fin qui osservati non sono incoraggianti…

    Giorgio Avanzino
    [foto di Diego Arbore]

  • Demetra Sine Die: concerto e nuovo album al Checkmate

    Demetra Sine Die: concerto e nuovo album al Checkmate

    demetra sine dieSabato 5 gennaio 2013 al Checkmate Rock Club (via Trebisonda 29r) si terrà un concerto della band genovese Demetra Sine Die, che presentano il nuovo album A quiet land of fear.

    I Demetra sine Die iniziano la loro attività nel 2003 per volontà di Marco Paddeu e Marcello Fattore, i membri fondatori. La musica si dirige verso territori vicini al dark rock ma è chiara la volontà di esplorare un universo molteplice di atmosfere, suoni e sensazioni tali da ricondurre ben presto svariati elementi che riportano a gruppi quali Tool, Aperfectcircle, Katatonia, ultimi Anathema e Neurosis.

    Nell’agosto 2004 registrano il loro primo Demo. Nell’aprile 2006 il gruppo, cui si è aggiunto Adriano Magliocco al basso, apre il concerto dei norvegesi Theatre of Tragedy e Gothminister presso il Logo Loco di Genova. Tra Maggio e Luglio 2007 vengono terminati i lavori del primo disco su lunga distanza presso il Nadir Studio di Genova registrato e prodotto da Tommy Talamanca: il disco dal titolo “Council From Kaos” vede la luce il 25 Gennaio 2008 tramite My Kingdom Music etichetta indie italiana.

    Nel 2010 viene pubblicato, in autoproduzione, l’EP “Distances” che illustra la nuova direzione intrapresa dal gruppo. Il sound viene arricchito dall’arrivo di Matteo Orlandi ai synth, nel 2011, e viene registrato il nuovo lavoro, in attesa di essere pubblicato.

    Inizio concerto ore 22. Ingresso con tessera Arci.

  • Sestri Ponente, mercato di via Ferro: a marzo l’inaugurazione

    Sestri Ponente, mercato di via Ferro: a marzo l’inaugurazione

    Il mercato di via Ferro a Sestri Ponente è in attesa dell’ormai imminente inaugurazione. «I lavori sono praticamente terminati. Si può con ragionevolezza ipotizzare l’apertura della struttura per marzo…», rivela Ferruccio Bommara, assessore al territorio e manutenzioni del Municipio Medio Ponente.

    Il progetto di ristrutturazione della struttura, avviato nel 2008, era stato ultimato nel marzo 2009. La struttura in superficie, divisa in un piano terra e in un piano soppalcato di nuova costruzione, è stata pensata per ospitare i banchi attualmente allestiti in piazza dei Micone e quelli del mercato coperto Cortellazzo di via da Persico. A piano terra saranno ospitati 21 punti vendita, per un totale di 22 postazioni (un operatore del settore macelleria ne utilizzerà due). Per la parte soppalcata, invece, uscirà un bando di concorso dell’Ufficio Patrimonio per l’assegnazione dell’intera superficie a un unico esercizio per ristorazione (pizzeria o servizio bar). Per poter svolgere le attività occorre la certificazione di usabilità della struttura, per la quale è in corso la procedura di rilascio.

    Oltre alla ristrutturazione, negli spazi sottostanti al mercato è stata finanziata – con un project financing  del 2003 (quindi senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione)- la costruzione di un autosilo interrato destinato alla vendita a privati. Il progetto dell’autosilo, che inizialmente prevedeva la costruzione di due piani interrati, è stato modificato con una variante presentata il 27 maggio 2004, che ha permesso l’implemento di un ulteriore piano.

    Proprio in via Ferro il Comune di Genova aveva da tempo deciso di riunire gli ambulanti e di dar loro uno spazio in cui esercitare la loro attività, liberando la più centrale piazza dei Micone, vicino a piazza Baracca, e restituendola alla cittadinanza. Questa operazione era stata prevista anche dal Progetto Operativo Integrato (Progetto Integrato Sestri Chiaravagna) 2007-2013 FESR – Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, finanziato a livello regionale, statale ed europeo. Il progetto metteva in luce l’inadeguatezza delle strutture esistenti sul territorio e prevedeva, tra le altre cose, la realizzazione del polo mercatale in questione con annessa riqualificazione (valorizzazione e incremento delle aree pedonali) della piazza.

    Marzo 2013 sarà finalmente la volta buona? Non sarebbe certo il primo annuncio disatteso di inaugurazione del mercato… Nel 2009, a lavori ultimati, l’allora presidente del Municipio VI Medio Ponente, Stefano Bernini, affermava che l’amministrazione stava cercando di ottenere finanziamenti regionali per pagare i 2 milioni di euro necessari alla sistemazione delle vetrate laterali della struttura tra via Puccini e via Ferro. L’anno successivo lo stesso Bernini: «Nel giro di un anno e mezzo riusciremo a portare a termine lo spostamento del mercato da piazza dei Micone a via Ferro e iniziare gli interventi sulla piazza». Una conferma era stata data lo scorso marzo dall’ex-assessore ai lavori pubblici Mario Margini, il quale aveva assicurato che il limite per l’apertura del mercato sarebbe stato maggio 2012, per slittare poi a settembre.

    Oltre alla già menzionata difficoltà nel reperire i fondi, hanno contribuito ai ritardi anche altri fattori. Ad esempio la posizione scettica manifestata più volte dagli ambulanti di piazza dei Micone, che hanno opposto resistenza alla prospettiva di trasferimento nella più defilata via Ferro; ad agire da deterrente la paura di perdere la clientela abituale. Dall’altra parte, invece, residenti e commercianti della zona manifestavano crescente disagio per l’attesa nell’occupazione degli spazi del nuovo mercato: contrariati a causa del rumore e della sporcizia prodotta quotidianamente, incalzavano affinché la piazza fosse sgomberata.

    La situazione oggi sembra essere definitivamente sbloccata: «Rimangono alcune rifiniture da ultimare, che tuttavia non impediranno agli operatori di allestire le proprie postazioni»,spiega l’assessore Bommara. «Per quanto riguarda l’inizio di attività vera e propria tutto dipenderà  dai  lavori di allestimento che gli esercenti stanno eseguendo nei loro punti vendita». Per questi ultimi l’amministrazione ha previsto vantaggi e facilitazioni, per compensare eventuali disagi derivanti dalla ricollocazione in via Ferro. Le misure, proposte dall’assessore allo sviluppo economico Francesco Oddone, prevedono l’esenzione  dal pagamento del primo mese di attività e la copertura delle spese di trasferimento delle attrezzature dal  mercato coperto Cortellazzo (già previste da una deliberazione della giunta Vincenzi e non riguardante gli operatori di piazza dei Micone, dotati di strutture mobili).

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Diego Arbore]

  • Campagna elettorale: lo scenario politico a due mesi dalle urne

    Campagna elettorale: lo scenario politico a due mesi dalle urne

    Contrariamente a quello che avevo scritto la settimana scorsa (poche ore prima che l’ormai ex-premier facesse la sua conferenza stampa al Senato), Monti si è più o meno esplicitamente candidato: di sicuro, se non proprio la faccia, almeno ci ha già messo la fantomatica “agenda”, che è poi quello che per lui è più importante. Eppure cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

    Vediamo solo di fare ordine nel ragionamento. Innanzitutto bisogna considerare che lo scenario politico, come era logico attendersi, cambia ad una velocità impressionante: insieme a Monti, nella mischia si sono buttati anche il pubblico ministero Ingroia e il sindaco di Napoli De Magistris, con un nuovo “Movimento Arancione”; poi ci sono i transfughi del PDL, il trio La Russa-Crosetto-Meloni, con il loro “Fratelli d’Italia”, mentre il procuratore nazionale antimafia Grasso si è candidato con il PD; infine il giornalista Giannino è stato allontanato dai microfoni della radio di Confindustria, perché promotore in solitaria di un nuovo movimento liberale anti-tasse: “Fare”.

    E’ ovvio che ad ogni cambiamento e ad ogni novità c’è un piccolo recupero dell’astensione, un riposizionarsi dell’elettorato nei sondaggi e quindi un ripensamento delle strategie elettorali. Tuttavia nel far propendere Monti, alla fine, per la “salita in campo”, come la chiama lui, sono stati probabilmente altri fattori. Sicuramente c’è stata la pressione dei sostenitori politici, dall’UDC di Casini a FLI di Fini, fino alla lista civica “Italia Futura” che fa capo a Montezemolo: tutte forze che, se prese da sole, si sarebbero ritrovate con un bassissimo potenziale di consenso; e pertanto, con questa legge elettorale, avrebbero rischiato seriamente di rimanere fuori dal Parlamento (come d’altra parte è già accaduto nel 2008, quando la Sinistra Arcobaleno, che comprendeva al suo interno storiche formazioni di ispirazione comunista, raggiunse appena il 3%).

    Deve essere stata questa terribile prospettiva a spingere il Vaticano a promuovere l’operazione e poi a spendersi a favore dell’ex-premier. Ma nonostante la supposta “vocazione maggioritaria” del nuovo centro, non c’è dubbio che la coalizione non possa ambire nemmeno ad avvicinarsi  da lontano al PD, che guida sicuro i sondaggi e che con ogni probabilità le urne incoroneranno primo partito: quindi, al di là delle dichiarazioni di facciata, il vero intento nella testa di Monti è quello di fare da stampella al futuro governo Bersani. Infatti, un eventuale Senato consegnato all’opposizione di Berlusconi e Grillo si trasformerebbe inevitabilmente in un vero e proprio Vietnam per l’ala europeista dei democratici, i quali, dovendo mantenere la rotta delle misure impopolari che l’UE ci ha già imposto e che sarà costretta a chiederci anche nel futuro, si troverebbero presto contro anche una parte non irrilevante del loro stesso partito, oltre a dover gestire i sicuri mal di pancia dell’alleato Vendola.

    Tuttavia la strategia che alla fine si è deciso di percorrere, vale a dire capitalizzare il consenso elettorale per avere più peso politico nel dialogo parlamentare con la sinistra, non è esente da rischi e effetti collaterali. Certo, sarebbe stato più semplice per tutti non mettere i bastoni fra le ruote della trionfale cavalcata elettorale di Bersani: ma evidentemente gli impegni presi dal leader del PD con l’UE non sono stati giudicati una garanzia sufficiente. Chiaramente là in alto valutano che la politica del quinquennio a venire richiederà nuove misure di sacrificio per la gente, tali da scardinare profondamente il consenso di un governo di sinistra e rendere una crisi parlamentare più che probabile. Ma come era prevedibile, e come si sta puntualmente verificando, la campagna elettorale allarga le distanze fra le parti, inasprisce i toni e rende più difficile da far digerire agli elettori eventuali accordi post-voto: di sicuro il PD non potrà permettersi di appiattirsi per lungo tempo sull’agenda di Monti, cosa che viceversa avrebbe potuto fare più agevolmente, se il professore si fosse tenuto lontano dalla mischia.

    D’altra parte la politica è fatta così. Difficilmente ci sono percorsi sicuri: ogni scelta offre dei vantaggi e comporta dei rischi. Questo spiega, se non altro, il tortuoso cammino di Monti, la sofferta decisione di buttarsi in politica, l’irritazione di Napolitano (che giustamente da un governo tecnico e istituzionale, non votato da nessuno, pretendeva come minimo che fosse e restasse al di sopra delle parti), la decisione di costituire una lista unica al Senato e l’inizio di questa campagna elettorale, con dichiarazioni volte contro l’ala critica della coalizione di sinistra, nel tentativo di lanciare qualche doverosa scaramuccia, ma senza esasperare Bersani oltre al limite. La sensazione, tuttavia è che il professore si stia muovendo sul filo del rasoio, e che, a destra o manca, prima poi la situazione rischi di sfuggirgli di mano.

     

    Andrea Giannini

  • La Claque: concerto jazz con Marta del Grandi Quartet

    La Claque: concerto jazz con Marta del Grandi Quartet

    marta del grandiVenerdì 4 gennaio 2013 il primo concerto della nuova stagione di La Claque inizia alle 22.30 con l’esibizione di una giovane musicista genovese, che presneta il suo progetto Marta del Grandi Quartet.

    Questi i membri del quartetto.

    Marta Del Grandi studia canto dall’età di sedici anni sotto la guida della maestra Tatjana Korra. Nel 2011 consegue il diploma di triennio di I° livello presso i “Civici Corsi di Jazz” di Milano. Attualmente studia presso “Hogeschool Gent Conservatorium”, a Gent (BE) sotto la guida di Kristen Cornwell e Bart Defoort.

    Dal 2009 si esibisce in vari palchi e festival del nord Italia tra cui Piccolo Teatro Strehler di Milano, Caffè Pedrocchi di Padova, Teatro Eden di Treviso, Sala Estense di Ferrara, Teatro delle Briciole di Parma, Cantina Bentivoglio di Bologna, “Lucca Jazz Donna 2012” presso il Teatro San Girolamo di Lucca, “Magenta Jazz Festival 2009” presso il Teatro Lirico di Magenta, “Jazz on the Road 2012” (BS), “Emilia Romagna Festival 2012”, “Bolzano Jazz Festival 2012”.

    Nel 2011 si classifica seconda con il “Marta del Grandi 4et” al concorso Porsche Live Giovani e Jazz e riceve una menzione speciale del presidente della giuria Lucio Dalla. Nel 2012 si diploma come autrice di testi presso il “CET – Centro Europeo Toscolano” di Mogol.

    Marco Giongrandi nasce a Milano il 24/09/1987. Si avvicina allo studio della chitarra all’età di 14 anni. Nel 2006 viene ammesso ai “Civici Corsi di Jazz” dell’accademia internazionale della musica Milano, sotto la guida dei maestri Roberto Cecchetto, Giovanni Monteforte e Riccardo Bianchi. In questa scuola fa parte del gruppo stabile gestito da Franco Cerri, il Guitar Ensemble, e suona nella “Civica Jazz Band”, orchestra diretta da Enrico Intra.

    Nel 2009 frequenta il seminario estivo “Nuoro Jazz” dove vince la borsa di studio per entrare nel gruppo dei migliori allievi con cui si esibirà nei festival di ”Time in Jazz” di Berchidda e “Nuoro Jazz 2010”. Con questa formazione, I “Close Far Collective” registrerà un disco attualmente in fase di mixaggio a cui parteciperà come ospite Paolo Fresu.

    Nel 2010 si diploma al Biennio di specializzazione dei “Civici Corsi di Jazz” e inizia il triennio di chitarra jazz del Conservatorio G.Verdi di Milano sotto la guida del maestro Bebo Ferra. Nel 2011 partecipa con il “Marta Del Grandi Quartet” (nel ruolo di chitarrista, compositore e arrangiatore) al concorso “Porsche, Giovani e Jazz” conseguendo il secondo posto e la menzione speciale del presidente di giuria Lucio Dalla.

    Pietro Martinelli nasce il 4 aprile 1984. Ha studiato contrabbasso classico con M° Franco Pianigiani e contrabbasso jazz con il M° Piero Leveratto presso il Conservatorio N.Paganini di Genova.

    Frequenta i seminari di Siena Jazz 2007 e 2011, Nuoro Jazz 2009, Chieti in Jazz 2010, grazie ai quali ha la possibilità di studiare con importanti nomi del jazz italiano e internazionale: Lionel Loueke, Ben Street, Drew Gress, Jeremy Pelt, Franco D’Andrea, Paolino Dalla Porta, Furio Di Castri, Bruno Tommaso, Giovanni Maier, Attilio Zanchi, Tino Tracanna, Ettore Fioravanti.

    Durante la sua giovane carriera musicale ha l’opportunità di suonare in Festival Jazz Nazionali e Internazionali come: Time in Jazz Berchidda (2010), Villa Celimontana Jazz Festival (2009), Sorrento Jazz Festival (2008), Palco Sul Mare Festival (2012), UBI Veneto Jazz Festival (2012), Lunga Notte della Batteria – Memorial E.Lucchini (2009), Nervi Jazz (2009, 2010), Serravalle SummerNightsJazz (2010), Porsche Live Giovani e Jazz (2012), Lucca Jazz Donna (2012), Sori Jazz Festival (2009), ERF in Jazz (2012); e di suonare dal vivo con musicisti come Phil Woods, Scott Hamilton, Rosario Giuliani, Riccardo Arrighini, Alessio Menconi, Armando Corsi, Claudio Capurro, Roberta Alloisio, Marco Branca, Roberto Izzo, Marco Fadda, Mario Arcari, Andrea Celeste.

    Ha registrato insieme ad alcuni importanti artisti: Riccardo Arrighini (“Like Children On A Wide Lawn” – 2012), Tullio De Piscopo (“Tango Para Mi Suerte” – 2012), Armando Corsi (“Alma” – 2010).

    Riccardo Chiaberta nasce il 28 febbraio 1986. Nel 1999 inizia a studiare batteria, percussioni classiche ed etniche con il M° Davide Merlino.

    Conclude il triennio jazz presso il Conservatorio “G. Verdi” di Como, diplomandosi con il massimo dei voti.

    Attualmente frequenta il biennio jazz presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Studia pianoforte con il M° Ramberto Ciammarughi e batteria con il M° Fabrizio Sferra.

    Ha suonato con Achille Succi, Tino Tracanna, Guido Bombardieri, Alberto Mandarini, Giovanni Falzone, Gaetano Partipilo, Gianluca Di Ienno, Lorenzo Erra, Giulio Corini, Andrea Di Biase, Alex Orciari, Salvatore Maltana, Michele Tacchi, Michele Guaglio, Marco Conti, Simone Prando, Dario Trapani, Michele Caiati, Nicolò Ricci e tanti altri. Incide per le etichette Videoradio, Dodicilune e Abeat.

    Ingresso 7 €.

  • Nasce a Genova l’app che trasforma lo smartphone in un jukeboxe

    Nasce a Genova l’app che trasforma lo smartphone in un jukeboxe

    Ecco un progetto made in Genova che potrebbe rivoluzionare la fruizione della musica nei luoghi pubblici.  Si chiama AirJB, è la prima app che consente di creare e gestire un jukebox virtuale e condividere la musica con amici e clienti.

    Un interessante strumento di business per i gestori di bar, ristoranti e locali che vogliono offrire ai propri clienti la possibilità di personalizzare e scegliere la musica, ma anche un semplice strumento di svago che consente la condivisione e lo scambio delle proprie canzoni preferite attraverso l’interazione tra utenti e la creazione di dediche personalizzate.

    Lo chiamano “social jukebox” i ragazzi di Nibbles.it, un gruppo di lavoro nato a Genova nel 2005 e attivo nel campo della progettazione e realizzazione di servizi per il web. «Nibbles.it quando è nata aveva un solo dipendente, la sottoscritta… – racconta Elisa Piscitiello – oggi siamo in 12 tra soci e collaboratori con un’età media di 37 anni: il socio più anziano ne ha 47 e la collaboratrice più giovane 29, tutti assunti a tempo indeterminato».

    L’azienda, impegnata in una prima fase esclusivamente nello sviluppo e nella distribuzione di un sistema per la creazione autonoma di siti web, sta ora spostando parte dei suoi sforzi e delle sue risorse nel mercato delle app… Elisa ci spiega le ragioni di questa scelta. «Partiamo dai dati… Sono più di 46 milioni i fruitori in Europa di applicazioni su smartphone. Secondo i dati Nielsen nei primi tre mesi del 2011 in Italia erano 20 milioni le persone dotate di smartphone (+52% sul 2010) ed era in crescita la quota di chi accede a internet dal cellulare: 13 milioni a inizio 2011, il 34% in più rispetto allo stesso periodo 2010. Nel 2011 la penetrazione degli smartphone in Italia è del 9%, circa 4,5 milioni di utenti, contro una media del 20% nei primi 5 mercati europei (Uk, Francia, Germania, Italia e Spagna). Quindi rispetto ad altri Paesi, dove l’utilizzo di mobile app è più alto, l’uso di applicazioni mobili in Italia è in fortissima crescita, pari all’11% mensile (in Spagna è addirittura del 14%)».

    «Il mercato delle app – continua Elisa – si sta spostando quindi da un settore di nicchia a un vero e proprio mercato di punta nei media di massa e l’’opportunità di guadagno per le aziende, in un settore che ha una così veloce e costante crescita, è concreta se si riesce a penetrare nel mercato internazionale. Fondamentale per un’azienda che si affaccia al mondo della progettazione delle app è, a parer mio, la possibilità di basarsi esclusivamente su risorse e know-how interni: sviluppare, distribuire e gestire senza affidarsi a professionalità esterne. Da parte nostra, questo ha determinato il vantaggio di avere un’ottima flessibilità, comunicazioni interne rapide ed efficaci, ottimizzazione dei tempi e delle risorse, con il risultato di app di successo e di rapida implementazione e distribuzione sul mercato».

     

  • CEFR: i livelli di competenza e le funzioni nel mondo del lavoro

    CEFR: i livelli di competenza e le funzioni nel mondo del lavoro

    Per parlare del CEFR (Common European Framework of Reference for Languages), che abbiamo menzionato nell’ultima puntata, e per comprendere la sua funzione userò una similitudine a mio avviso efficace, ovvero quella con la patente di guida.
    Non sono – per ora – impazzito, ma credo che sia sempre opportuno offrire ai non addetti ai lavori in campo linguistico (i cosiddetti laymen) dei paragoni con situazioni della vita quotidiana.

    Parliamo dunque dalla patente di guida, driving licence in inglese. A seconda della tipologia di patente che possedete siete autorizzati a guidare un certo tipo di veicolo. Si va da patenti che presuppongono una conoscenza teorica e competenze pratiche meno complesse per arrivare via via a quelle di livello più alto, che consentono di guidare mezzi pubblici o auto-articolati. Se siete in possesso di una patente per condurre un’auto in Italia, sarete autorizzati a fare altrettanto negli altri paesi dell’ UE indipendentemente dall’esaminatore con il quale avete sostenuto l’esame, dalla scuola guida presso la quale vi siete preparati e dalla Motorizzazione Civile che ha rilasciato la documentazione necessaria. Ciò accade perché a livello nazionale ed internazionale sono stati individuati dei parametri condivisi secondo i quali chi guida un bus deve avere determinate competenze, chi guida un TIR ne avrà altre e così via.

    Il CEFR funziona in maniera analoga. Messo a punto nel 1996, il Common European Framework è un quadro di riferimento riconosciuto a livello europeo che consente di individuare sei diversi livelli di competenze acquisite da chi studia una lingua straniera. Da A1, il più basso, a C2, indicante il massimo grado di padronanza linguistica, sono sei i livelli del CEFR. Per esempio, la descrizione del livello B1 stabilisce che lo studente: “E’ in grado di produrre un testo semplice relativo ad argomenti che siano familiari o di interesse personale”.

    Su un curriculum vitae una dicitura quale: “Livello C2 di conoscenza della lingua inglese” è certo molto più preciso e più professionale dei generici “ottimo tedesco”, “buon francese”, “discreto spagnolo”… Per non parlare del raggelante “conoscenza scolastica della lingua inglese”, che mi è capitato di leggere su alcuni CV. Tra l’altro, se si sente dire spesso che la scuola italiana non è mediamente in grado di portare gli studenti a un livello di inglese adeguato vi sembra una buona pubblicità scrivere “livello scolastico” sul proprio CV?… Ma non divaghiamo.

    Se quelli appena citati sono giudizi soggettivi e raramente corrispondenti alla realtà, i livelli del CEFR sono ben definiti e forniscono una valutazione più chiara, immediata e oggettiva delle competenze linguistiche di uno studente.
    Il problema, però, è che non tutti i responsabili delle Risorse Umane o i manager nelle aziende sono a conoscenza dell’esistenza del CEFR, che invece rappresenterebbe uno strumento utilissimo e semplificherebbe di molto il lavoro nei processi di selezione del personale. La situazione tuttavia sta lentamente migliorando e per esempio mi capita più spesso di trovare all’interno dei siti di diversi atenei alcuni riferimenti precisi ai livelli del CEFR.
    Infatti, in diverse facoltà universitarie italiane chi dimostra di possedere un livello di conoscenza pari o superiore a B1, ovvero soltanto il terzo nella graduatoria dei sei livelli del CEFR, è automaticamente esonerato dal corso e dall’esame di lingua inglese. In altre parole, chi ha già una conoscenza piuttosto scarsa – come avrete intuito dalla breve descrizione del B1 fornita in precedenza – dell’inglese può anche metterlo da parte e dimenticarlo totalmente nel corso della carriera universitaria. Ma come, direte voi, l’università non è quel luogo nel quale, partendo da pari opportunità, si punta all’eccellenza, a sviluppare ulteriormente le capacità di ragazzi brillanti, a far emergere chi merita senza livellare l’insegnamento verso il basso?… Il tutto peraltro nell’interesse della collettività, ancor più che dei singoli individui. Dubbi più che logici e legittimi. Avreste pienamente ragione a sollevarli. Le cose però attualmente funzionano esattamente al contrario… See you soon!

     

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Staglieno, mercato comunale: struttura fatiscente, l’allarme dei commercianti

    Staglieno, mercato comunale: struttura fatiscente, l’allarme dei commercianti

    A proposito di mercati comunali abbandonati a se stessi e alla buona volontà dei commercianti che al loro interno, tra mille difficoltà, continuano a lavorare (vedi quello di Piazza tre Ponti a Sampierdarena di cui ci siamo occupati recentemente), la struttura di Piazzale Parenzo a Staglieno, versa in condizioni fatiscenti: infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto (realizzato in eternit, con il conseguente pericolo derivante dall’amianto), piccioni e altri volatili che entrano dalle finestre non schermate e depositano i bisogni fisiologici nel luogo in cui le persone si recano a fare la spesa, bagni spesso otturati, insomma una situazione insostenibile che mette a rischio un servizio importante per i cittadini della zona.

    «Occorrono interventi urgenti di riqualificazione e bonifica», ribadiscono gli esercenti del mercato. L’amministrazione comunale, da parte sua, invita gli operatori commerciali a consorziarsi – come è già stato fatto in altri mercati comunali – sfruttando la recente delibera che prevede la restituzione agli esercenti del 20% del canone pagato al Comune, che potrà essere utilizzato per i lavori di adeguamento e riordino della struttura.

    «Questo discorso va bene per i mercati più grandi dove il 20% del canone versato rappresenta una cifra consistente – sottolineano gli esercenti commerciali – Ma noi siamo solo in otto e al massimo con quei soldi potremmo cambiare le lampadine. Il Comune deve farsi carico almeno dei lavori più impegnativi dal punto di vista economico – concludono i commercianti – Un eventuale consorzio potrebbe essere utile solo in una fase successiva».

    Il consigliere del Municipio Media Valbisagno, Paolo Aimè (Pdl), ha presentato una mozione per chiedere la ristrutturazione e l’igienizzazione della struttura di Piazzale Parenzo «Se il mercato chiudesse ci sarebbe un immobile vuoto in più sulle spalle dell’amministrazione e credo che questo non sarebbe un vantaggio – spiega il consigliere – Mi rendo conto che non ci sono risorse ma si potrebbe agire per “step”: innanzitutto partendo dagli interventi urgenti quali il rifacimento del tetto e la schermatura delle finestre, in modo tale da dare un minimo di speranza ai commercianti, per continuare l’attività e rendere il mercato più accogliente».

     

    Matteo Quadrone