Mese: Gennaio 2013

  • San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    Degrado di Villa DonghiNel cuore del quartiere di San Martino giace abbandonato da anni un edificio storico, a pochi passi dal polo universitario e dall’ingresso dell’ospedale, in bella vista in uno dei tratti più trafficati di corso Europa, proprio all’altezza degli studi regionali della RAI. L’antico edificio di Salita Superiore della Noce 33 si chiama Villa Donghi ed è compresa nell’elenco degli immobili sottoposti a tutela con un vincolo del 1934 (decreto legislativo 42 del 22 gennaio 2004).

    All’esterno circondata da ponteggi “preistorici” e con i locali interni a più riprese abusivamente occupati e riadattati a cucina improvvisata, oggi la storica costruzione resta pericolante e gli interventi di risanamento stentano ad arrivare, anche se da anni chi vive e lavora nelle zone limitrofe lamenta lo stato pietoso in cui si trova l’edificio.

    Era partita proprio da residenti e commercianti di Salita Superiore della Noce la protesta che nel 2009 sembrava aver smosso la situazione: coinvolgendo l’allora assessore del Municipio VIII Renzo Di Prima (Lega Nord) e il consigliere municipale Pdl Beppe Damasio, la discussione su Villa Donghi aveva avuto una certa eco. Ad essere contestato, il fatto che la struttura – facilmente accessibile – fosse stata occupata abusivamente creando una situazione di disagio per gli abitanti. Di Prima, durante un sopralluogo svolto alla presenza delle forze dell’ordine, aveva realizzato all’epoca un report fotografico a documentare il degrado del sito. La discussione si era estesa anche online, con uno scambio pubblico di mail tra assessore, consigliere e Massimiliano Lussana, giornalista del Giornale. I cittadini avevano presentato a quel tempo diversi esposti all’amministrazione.

    Scriveva Di Prima in quell’occasione: «L’accesso al palazzo, che dovrebbe essere impedito, è invece reso possibile in quanto una lamiera è stata forzata ed è soltanto accostata, una grata di ferro è stata divelta, nel giardino sono presenti detriti, rifiuti, legname secco che sommato ai tavolati dei ponteggi crea un fortissimo rischio di incendio. Anzi sono stati gli stessi abitanti a vedere più volte del fumo uscire dalle finestre dell’edificio, evidentemente qualcuno si cuoceva la cena».

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

     

    Ancora oggi la situazione non sembra essere migliorata. L’edificio è fatiscente e abbandonato a se stesso. Chi lavora nei locali adiacenti alla villa, da più di 30 anni, ci racconta che si tratta di una situazione che la città si trascina da ben tre decenni.  I ponteggi attorno alla villa sono presenti da tempo immemore, ma nessun cartello indica un inizio o una presunta fine dei lavori, né il nome di un’impresa appaltatrice. Gli unici – estemporanei – interventi sono gli sgomberi realizzati periodicamente da vigili e carabinieri. Solo la proposta di murare tutti gli accessi, avanzata da Di Prima e Damasio nel 2009, non era stata ignorata dall’amministrazione, la quale aveva proceduto a transennare gli accessi con assi metalliche e catene, tuttora presenti.

    E oggi qual è la posizione dell’amministrazione nei confronti di Villa Donghi? Cadute le proposte del 2009 e del 2011, che prevedevano rispettivamente l’inserimento di Villa Donghi tra gli edifici facenti parte del programma comunale per il Social Housing e la sua destinazione a sede della “Casa del Profugo”, di recente la giunta si è nuovamente espressa in merito alla situazione dell’immobile. Nel 2012 la villa è stata inserita nella lista dei beni facenti parte del piano delle alienazioni e delle valorizzazioni urbane 2012, con cui il Comune ha deciso la messa sul mercato di terreni, locali, case per un valore di 38 milioni di euro.

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

    Per Villa Donghi – con l’annessa area esterna di circa 13 metri quadrati – è stata prevista, al posto della vendita, la costituzione del diritto di superficie novantennale, che permette di destinare l’edificio a progetti condivisi dall’amministrazione, la quale ne ha disposto la trasformazione in una casa di cura per pazienti disabili. Da un lato, la necessità di reperire risorse da parte del Comune, dall’altro, l’opportunità di creare una moderna residenza sanitaria riabilitativa: l’assessore al Bilancio Francesco Miceli, che ha disposto questa misura a favore dell’immobile di Salita Superiore della Noce, spiega che «l’amministrazione non si priverà totalmente del bene, e il futuro gestore potrà disporre di un titolo idoneo ad offrire le garanzie necessarie per ottenere i finanziamenti».

    Ad ostacolare questo progetto la crisi economica e l’attuale ristagno del mercato immobiliare: il valore di stima del complesso immobiliare ammontava infatti a 935.390,00 euro. Per evitare il rischio dell’inutilizzo forzato, lo scorso settembre è stata approvata una delibera, che ha ridotto la durata del diritto di superficie a trentasei anni, con corrispettivo a base di gara pari a € 29.241,06 più oneri fiscali, e con conseguente riduzione del prezzo, al fine di rendere la villa più facilmente vendibile, purché tale durata sia sufficientemente lunga da consentire l’ammortamento degli investimenti da parte del concessionario.

    Insomma, le previsioni per il futuro di Villa Donghi e di Salita Superiore della Noce non sembrano delle più rosee.

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiIl documento programmatico per le prossime elezioni politiche 2013 redatto dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, lancia un dettagliato programma d’azione per un ambiente salubro e pulito.

    L’ambiente nella sua accezione più completa e complessa – comprensiva di stili di vita, condizioni sociali ed economiche – è un determinante fondamentale per il benessere psicofisico e quindi per la salute delle persone e delle popolazioni. I cambiamenti climatici, indotti dall’enorme incremento dell’immissione in atmosfera di gas serra (incremento generato soprattutto da attività industriali e sistemi di trasporto), rappresentano, come denunciato da decenni dalla comunità scientifica internazionale, una grande emergenza planetaria e impongono scelte decisive e non più rimandabili, in ragione delle possibili e difficilmente prevedibili conseguenze ambientali, biologiche, sanitarie, economiche e sociali. Questa è la premessa dell’Isde che spiega «È quindi indispensabile un forte ripensamento dell’attuale modello di sviluppo e dell’intero sistema economico che riconosca la centralità del binomio ambiente-salute, come insegnano tristemente tante vicende come quella dello stabilimento Ilva di Taranto».

    «Come medici e ricercatori abbiamo il compito e il dovere morale di indicare le scelte più opportune e sicure per tutelare l’ambiente e quindi il diritto alla salute dei cittadini, delle generazioni presenti e future, come sancito dall’art. 32 della Costituzione – sottolinea l’ISDE Come cittadini inoltre chiediamo più risorse per il comparto sanitario e per la prevenzione; risorse che potrebbero essere agevolmente recuperate da una più attenta lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, agli sprechi, ai privilegi e con una netta riduzione delle spese militari».
    Il Servizio sanitario nazionale «Deve essere potenziato e deve rimanere il fulcro dell’assistenza sanitaria così da continuare ad assicurare elevati livelli di prestazioni, in forma di prevenzione, diagnosi, assistenza e cura a tutti i cittadini – continua il documento dell’ISDE – Nell’auspicare che i crimini ambientali siano presto configurati, anche per legge, come crimini contro l’umanità, proponiamo di seguito alcuni settori d’intervento che riteniamo strategici e non più eludibili per l’attività del nuovo parlamento e per il bene dell’Italia».

    Vediamoli nel dettaglio:

    Energia
    Tutta la comunità scientifica internazionale concorda circa la necessità di un rapido cambiamento dell’attuale modello di sviluppo, in larga misura fondato sul consumo di combustibili fossili e di risorse non rinnovabili. «È necessario quindi un rapido incremento delle politiche di risparmio energetico, di ricerca e diffusione delle energie veramente rinnovabili (solare, solare termico e minieolico), l’avvio di programmi di emancipazione rapida dalle fonti di energia fossile, in particolare dal carbone e il ripudio definitivo di qualsiasi progetto di realizzazione di centrali nucleari, che rappresentano un’ipoteca inaccettabile sulla vita delle persone, delle generazioni future e dello stesso pianeta – afferma l’ISDE – È indispensabile che si realizzi subito un piano energetico nazionale per una corretta valutazione della domanda e dell’offerta energetica, anche al fine di programmare la chiusura dei grandi poli di produzione energetica già esistenti, inquinanti per l’ambiente e dannosi per la salute. È parallelamente indispensabile un programma di diffusione su tutto il territorio nazionale di piccole centrali di produzione energetica e la rinuncia alla costruzione di nuovi grandi poli energetici».
    L’Isde ritiene che «La produzione di energia a partire dalla combustione delle biomasse non rappresenti una valida alternativa ai combustibili fossili e che sia parimenti insostenibile quando si esca dalla semplice logica del riutilizzo, all’interno di piccole aziende agricole, di scarti e residui di provenienza aziendale o comunque di un’area molto circoscritta. Inutili e dannosi per l’ambiente e la salute anche le centrali a biogas e gli impianti di biodigestione anaerobica che vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale per conseguire, una volta realizzati, importanti incentivi economici in quanto anch’essi spacciati per fonti rinnovabili quando in realtà lo sono soltanto formalmente. È pertanto indispensabile l’eliminazione dei contributi statali denominati Cip6 per le fonti energetiche non realmente rinnovabili e classificate furbescamente come “assimilate”».

    Aria
    La qualità dell’aria è di fondamentale importanza per la salute. A maggiori livelli d’inquinamento atmosferico sono correlati incrementi evidenti non solo di malattie respiratorie e cardiovascolari, ma anche malattie cronico-degenerative, e tumori, specie del polmone.
    Sono necessari interventi urgenti «In grado di ridurre drasticamente la produzione e immissione in ambiente di anidride carbonica e altri gas serra e di sostanze nocive e tossiche, con particolare riferimento al particolato fine e ultrafine, agli idrocarburi policiclici aromatici, ai metalli pesanti, al benzene, alle molecole diossino-simili: tutti agenti potenzialmente mutageni e/o epimutageni e quindi cancerogeni e teratogeni – sottolinea il documentoÈ indispensabile che in tutto il territorio nazionale siano ampliate le reti di monitoraggio della qualità dell’aria, con utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in particolare nelle aree e nei distretti con presenza di altre rilevanti fonti d’inquinamento: aree industriali, grandi poli di produzione energetica, città con elevato traffico veicolare, aree aeroportuali e portuali».
    «Devono essere realizzate politiche attive che riducano complessivamente la necessità di ricorrere ai processi di combustione, principali responsabili dell’inquinamento atmosferico urbano – continua il documento – Si tratta in primo luogo di attuare politiche urbanistiche volte sia alla riduzione del fabbisogno energetico degli edifici grazie al miglioramento della loro coibentazione ed all’aumento dell’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento-raffreddamento, sia alla riduzione della necessità di ricorrere all’uso degli autoveicoli per la mobilità urbana, come meglio specificato subito di seguito».

    Mobilità
    Una migliore qualità dell’aria potrà essere garantita soltanto da una rapida trasformazione dell’intero sistema dei trasporti che permetta una drastica riduzione dell’immissione in atmosfera dei prodotti derivanti dalla combustione di petrolio, gasolio, benzine e gas.
    «È necessario quindi prima di tutto ridurre lo spostamento delle merci su grandi distanze, disincentivare il trasporto commerciale su gomma ed incentivare il trasporto su rotaia e le cosiddette autostrade del mare per il trasporto di merci e persone; ridurre il traffico automobilistico ed in particolare quello privato nelle grandi e piccole città, che potrebbero così recuperare fascino, bellezza e condizioni di vita più salubri anche attraverso l’utilizzo di mezzi ad alimentazione elettrica e l’uso delle biciclette. Ciò può essere realizzato attraverso scelte urbanistiche che avvicinino i servizi – a cominciare da quelli amministrativi – alle residenze, riqualifichino e ripopolino i centri storici e ricostruiscano il tessuto di piccole attività artigianali e commerciali delle città, soffocato e distrutto da politiche orientate a privilegiare i grandi centri commerciali, responsabili, a loro volta, di una quota certo non trascurabile di traffico veicolare».

    «Occorre migliorare le reti ferroviarie locali e nazionali, ma sempre nel rispetto delle peculiarità dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate e sottoporre il traffico aereo a politiche di monitoraggio e netta e costante riduzione», aggiunge l’Isde.

    Poiché il traffico aereo è attualmente responsabile di quota cospicua delle emissioni di anidride carbonica «È assolutamente indispensabile, anche per ridurre l’effetto serra, una riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo insieme ad una moratoria per la costruzione di nuovi aeroporti e l’ampliamento di quelli già esistenti, anche in considerazione della presenza dei circa 100 aeroporti già dislocati su tutto il territorio nazionale e degli evidenti e gravi danni all’ambiente (a questo proposito emblematica è la vicenda dell’inquinamento del Parco del Ticino in prossimità dell’aeroporto di Malpensa) e alla salute delle comunità che vivono in prossimità di stazioni aeroportuali».

    Gestione dei rifiuti
    Riduzione drastica per legge della produzione dei rifiuti a partire dagli imballaggi che rappresentano circa il 50% di tutti i rifiuti prodotti.
    L’Unione Europea, nel richiamare gli Stati membri ad una corretta gestione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU), ammette il conferimento in discarica e l’incenerimento dei RSU solo in assenza di valide alternative e come ultima opzione, poiché ritiene queste due metodiche di “smaltimento” antieconomiche e fortemente dannose per la salute e per l’ambiente.
    L’Isde auspica e sostiene la politica delle cosiddette “R” «Riduzione della produzione dei rifiuti, Raccolta differenziata “porta a porta”, Riciclo, Riuso, Riparazione e Responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni, così da evitare l’incenerimento dei materiali post-utilizzo e da ridurre progressivamente il loro conferimento in discarica dei rifiuti. È necessario che si arrivi ad un incremento delle filiere brevi del ciclo dei materiali post-utilizzo, in modo che possano essere attuati maggiori controlli e che l’intero ciclo possa essere gestito in relazione alle peculiarità sociali ed economiche di micro-aree territoriali».
    L’Isde ritiene «La realizzazione di “grandi ATO” incompatibile con tale esigenza e rispondente, viceversa, ad una logica accentratrice che allontana le scelte dalle comunità locali ed appare funzionale più alla realizzazione di grandi impianti che alla reale soluzione dei problemi».

    Acqua
    L’acqua è un elemento fondamentale e insostituibile per la vita di tutto il pianeta e per quella di ogni essere umano. È una risorsa non illimitata che «Va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale con il controllo delle attività zootecniche e industriali ad alto impatto ambientale anche attraverso l’attuazione del Codice di buona pratica agricola (Cbpa)».

    «L’acqua è e deve rimanere un bene comune e ad ogni individuo va garantito in modo gratuito l’accesso all’acqua in misura sufficiente a garantire dignitose condizioni di vita. È necessario favorire, privilegiare e tornare in ogni modo alla gestione pubblica di questa risorsa vitale anche attraverso forme dirette di gestione comunale o di consorzio tra i comuni serviti dalle stesse fonti idriche. Le normative italiane ed europee già esistenti a garanzia della potabilità e salubrità delle acque erogate alle popolazioni devono essere attuate concretamente e migliorate in modo da garantire una sempre maggiore tutela della salute e il pieno rispetto del Principio di precauzione. Non si dovrà più far ricorso all’istituto della deroga che ha permesso di destinare a consumo umano, nell’ultimo decennio, acque con elevati livelli di sostanze tossiche e cancerogene».

    Campi elettromagnetici
    L’Isde, sulla base dei documenti ufficiali dell’European Environment Agency (EEA), che evidenziano rischi acclarati per la salute umana, e della recente classificazione da parte dell’Agenzia internazionale di ricerca sul Cancro(Iarc) dei campi elettromagnetici come cancerogeni di classe 2 B «Ritiene necessario che si emanino e dispongano norme e misure atte a ridurre – in prossimità di scuole, centri sportivi e aeree densamente abitate – l’esposizione (in specie dei bambini e dei più giovani) a questo tipo di energia non ionizzante e che si rivedano le norme che autorizzano, anche nelle scuole, le cosiddette “aree wireless”».
    L’Isde è pertanto a favore della «Realizzazione di un piano nazionale per l’installazione dei diversi sistemi e strutture di emissione dei campi elettromagnetici in modo da avere una mappa con valori certi e noti di esposizione; della promozione di campagne d’informazione e prevenzione circa i possibili danni alla salute connessi anche all’uso dei telefoni cellulari; dell’incentivazione e del sostegno di studi e ricerche indipendenti, che permettano di approfondire e incrementare le conoscenze su questo particolare fattore di inquinamento ambientale in continua espansione, vista l’enorme e rapida diffusione di sempre nuove tecnologie di telecomunicazione».

    Pratiche agricole
    L’Isde ritiene urgente e indispensabile «Incentivare le coltivazioni biologiche; sostenere programmi per una rapida eliminazione di pesticidi e fitofarmaci dalle pratiche agricole; avviare e diffondere l’agricoltura integrata anche con progetti di ricerca e riconversione al biologico. In tal senso occorre che i Piani di Sviluppo Regionali (PSR) prevedano una revisione dei disciplinari di agricoltura integrata in modo che i contributi comunitari vengano erogati solo a fronte di una effettiva e controllabile riduzione dell’utilizzo di mezzi chimici di sintesi attuata mediante sostituzione – documentata – con misure alternative. Solo in questo modo sarà possibile una concreta riduzione dei pesticidi utilizzata in agricoltura, quando, al contrario, le attuali politiche di incentivazione dell’agricoltura integrata hanno dimostrato di fallire nel loro intento, dal momento che il consumo di pesticidi e concimi chimici di sintesi non solo non si è ridotto, ma è progressivamente aumentato negli anni.»

    Per quanto riguarda l’introduzione e l’uso degli OGM ( Organismi Geneticamente Modificati) «È necessario respingere con leggi chiare ogni tentativo di introduzione degli OGM nelle pratiche agricole locali per le irreversibili conseguenze di contaminazione dell’ambiente agricolo e delle catene alimentari ed è necessario il rigoroso rispetto del Principio di Precauzione, richiedendo in attesa di evidenze scientifiche certe, che ne dimostrino la sicurezza e l’oggettiva necessità, una moratoria sulla coltivazione in pieno campo degli OGM, motivata anche sulla base dell’impossibilità, per un territorio come quello italiano, di realizzare qualsiasi tipo di misura atta ad impedire la contaminazione, inevitabile ed irreversibile, delle colture agricole tradizionali. Indipendentemente dal possibile danno alla salute, l’utilizzo degli OGM contrasta con la biodiversità e la tutela di prodotti locali ed è causa di danno all’ambiente e alle economie locali».
    «È indispensabile inoltre che la normativa nazionale relativa ai pesticidi, ai prodotti agroalimentari e agli articoli di largo consumo sia maggiormente restrittiva. In particolare l’Isde chiede legislazioni più protettive, come ad esempio in Francia, ove vige il divieto di uso della terbutilazina e negli Usa dove il clorpirifos è vietato».

    Tutela del territorio, rimboschimento e nuovi parchi
    «Arrestare la devastante e continua cementificazione del territorio italiano anche attraverso leggi che favoriscano progetti di recupero dei manufatti edilizi già esistenti; messa in sicurezza del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico; rifiuto di ogni nuova richiesta di condono edilizio e lotta all’abusivismo edilizio. Incentivare la piantagione intensiva di alberi ad accrescimento rapido e salvaguardare, recuperare, ripristinare aree verdi, specie nelle città più grandi, allo scopo di creare parchi, zone di riposo e di intrattenimento, veri “polmoni verdi” di cui soprattutto i bambini hanno sempre più bisogno».

    Ambiente di lavoro e rischi industriali
    «È necessario un impegno crescente per l’eliminazione dei fattori di nocività presenti nei luoghi di lavoro e per l’eliminazione delle cause di infortunio, in modo speciale nel settore edilizio».
    Anche in applicazione della direttiva REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of CHemicals) concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche «È necessaria la piena osservazione del principio di sostituzione delle sostanze nocive con sostanze innocue o meno nocive».
    «È inoltre indispensabile una politica attiva di pianificazione del territorio che tenga conto della necessità di proteggere la popolazione dal pericolo di contaminazioni provenienti da aziende con prodotti di lavorazione ad alto rischio per l’ambiente, attraverso la realizzazione di piani di gestione del territorio che prevedano zone di rispetto idonee relativamente alla presenza di civili abitazioni e insediamenti umani come scuole, centri sportivi etc. È altresì necessaria l’elaborazione di Piani regionali per la bonifica dell’amianto che prevedano la sua totale eliminazione dagli ambienti di vita e di lavoro».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]

  • Pedibus a Genova: andare a scuola rispettando l’ambiente

    Pedibus a Genova: andare a scuola rispettando l’ambiente

    Portici di sottoripaGià attivo in diversi Comuni della Liguria, è stato di recente istituito anche a Genova il progetto Pedibus, promosso da Asl e rivolto ai bambini della scuola primaria per insegnare loro a muoversi rispettando l’ambiente.

    Sono attualmente sei le scuole primarie genovesi che hanno aderito al progetto: una nel Municipio Ponente (“De Amicis”, Voltri), due nel Municipio Medio Ponente (“XXV Aprile” e “2 Giugno”, Borzoli), una nel Municipio Valbisagno (“S. Gottardo” a San Gottardo) e due nel Municipio Centro Est (“Spinola” a Oregina e “Garaventa” nel centro storico).

    Pedibus è un servizio di “pulmino a piedi”, che toccando le varie zone in cui abitano i bambini – con la supervisione di uno o più adulti – li accompagna ogni giorno nel tragitto verso la scuola. Un modo per spiegare ai bambini che i mezzi di trasporto a motore inquinano l’ambiente e possono essere nocivi per la salute, insegnando loro ad apprezzare forme di mobilità alternative e più rispettose dell’ambiente.

    Un progetto che mostra come il ruolo della scuola non sia solo quello di trasmettere nozioni, ma anche uno spazio per avviare la riflessione e la sperimentazione di buone pratiche per la promozione della salute e per la mobilità sostenibile.

    Le scuole che vogliono aderire possono contattare i referenti locali della rete Pedibus della Liguria.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Spaesamenti: bando di concorso per grafica e fotografia

    Spaesamenti: bando di concorso per grafica e fotografia

    spaesamentiIn occasione della mostra Spaesamenti, aperta al pubblico presso Palazzo Doria Spinola fino al 31 gennaio 2013, gli organizzatori del Premio Skiaffino hanno aperto un bando di concorso per grafica e fotografia legato al tema della mostra.

    Il concorso è legato alla città di Camogli e riprende il tema della mostra, ossia l’abbinamento degli aforismi di Gualtiero Schiaffino (in arte Skiaffino) a immagini fotografiche, che in Spaesamenti sono state realizzate da Patrizia Traverso.

    Il bando è suddiviso in due sezioni: una aperta a tutti (senza limiti di età, né professione, né cittadinanza) e una riservata a studenti di grafica e illustrazione presso enti di formazione italiani. È possibile partecipare a ciascuna sezione individualmente o in gruppo e inviare fino a tre elaborati, realizzati in bianco e nero o colori e con qualunque tecnica.

    I partecipanti al concorso dovranno produrre una immagine, grafica o fotografica, documentante un luogo o
    un oggetto o un angolo del proprio ambiente di vita e illustrante con un nesso logico uno degli aforismi consultabili sul sito del Premio Skiaffino.

    Le opere dovranno essere inviate entro il 19 aprile 2013, insieme al modulo di partecipazione compilato e firmato, all’indirizzo: PREMIO SKIAFFINO “SPAESAMENTI”, c/o Feguagiskia’ Studios, via Crosa di Vergagni 3r, 16124 Genova.

    La Giuria sarà composta dai curatori del Premio Barbara Schiaffino e Ferruccio Giromini, dai fotografi Patrizia Traverso e Massimiliano Tappari, dal Vicesindaco e dall’Assessore alla Cultura della Città di Camogli Elisabetta Caviglia e Guido Risicato e dal responsabile dell’Ufficio Promozione Territoriale della Provincia di Genova Augusto Roletti.

    Per i vincitori di ciascuna sezione viene messo in palio un weekend per due persone a Camogli. Una selezione delle opere sarà esposta in una mostra pubblica nel corso del 2013 e riprodotta in una pubblicazione dedicata.

  • Corsi di inglese e certificazioni linguistiche: la patente di lingua

    Corsi di inglese e certificazioni linguistiche: la patente di lingua

    Due settimane fa abbiamo parlato del ruolo del CEFR, un Quadro di Riferimento condiviso, il quale misura le competenze acquisite da chi studia una lingua straniera. I sei livelli individuati del CEFR sono paragonabili alle diverse patenti di guida. Così come la tipologia di patente mostra quale veicolo siete in grado di guidare, i livelli del CEFR evidenziano la vostra capacità di comunicare in una lingua straniera in modo più o meno dettagliato.

    Valutare il proprio livello con una certa precisione è possibile se si conosce bene il CEFR e si è addetti ai lavori, ma può risultare un’impresa difficile per coloro che sono meno esperti in campo linguistico. Oltre a questo aspetto l’auto-valutazione spesso non è sufficiente, specialmente nel caso in cui il livello di competenza linguistica raggiunto debba essere comprovato con i crismi dell’ufficialità da una certificazione internazionale.

    Per capire meglio, torniamo al paragone con le patenti di guida e immaginiamo la seguente situazione. Un’azienda di trasporti pubblici deve assumere un nuovo conducente. Nel processo di selezione si accerterà come priorità che il candidato abbia una patente attestante la sua capacità di condurre veicoli che trasportano persone. Credo che prendereste giustamente per pazzi e incoscienti i responsabili delle Risorse Umane di un’azienda come AMT a Genova se assumessero un autista senza patente solo fidandosi della sua affermazione: “Io sono molto bravo alla guida” … Allo stesso modo, con ogni probabilità un’università internazionale che tiene corsi in inglese ha l’esigenza che gli studenti iscritti dimostrino di padroneggiare la lingua per riuscire a seguire le lezioni e per sostenere gli esami.

    Le certificazioni linguistiche esistono proprio per questa ragione.  Si tratta di documenti internazionalmente riconosciuti, i quali attestano il livello di conoscenza di una lingua raggiunto da uno studente. Per ottenere una certificazione uno studente deve sostenere una prova d’esame, la quale viene valutata da uno o più esaminatori in rappresentanza di un ente accreditato (examination board).

    E’ importante, arrivati a questo punto, delineare con chiarezza due concetti attorno ai quali viene spesso fatta confusione:

    1. una scuola di lingue non è un ente certificatore. All’interno della scuola di lingue si studia per l’esame svolgendo un percorso di lezioni con un insegnante preparato e stimolante (si spera), ma la sessione mirata al conseguimento della certificazione viene presieduta da un esaminatore esterno che non conosce il candidato, assicurando così una valutazione quanto più possibile oggettiva e imparziale.

    2. un attestato di frequenza non è una certificazione linguistica. Se uno studente frequenta delle lezioni, non è affatto scontato che la sua conoscenza della materia progredisca. Dareste mai la patente di guida a un individuo che non conosce i colori del semaforo soltanto perché ha scaldato un banco di una scuola guida? Credo di no. Analogamente, essere stati in Inghilterra per due settimane o aver frequentato un corso in una scuola non significa saper parlare l’inglese.

    Le certificazioni linguistiche più conosciute in Italia sono al momento quelle di University of Cambridge (dal PET, equivalente al livello B1, al Proficiency, pari al C2) e Trinity College London, con la sua gamma di esami scritti e orali (ISE), solamente orali (GESE 1 -12) e per il mondo del lavoro (Spoken English for Work). Particolarmente fashionable, ovvero in voga, sono diventati anche gli esami IELTS  – sotto l’egida di British Council e di University of Cambridge – e TOEFL – della statunitense ETS.

    Spesso mi viene chiesto quale di essi sia il “migliore”. Premesso che esistono diversi altri enti certificatori altrettanto validi  – mi sono infatti limitato a citare soltanto quelli più presenti sul territorio italiano – non esiste un risposta certa. Gli esami proposti da ciascun ente certificatore variano nelle modalità e nei costi, ma sono in ogni caso allineati ai livelli del CEFR, per cui sta al gusto e alle disponibilità finanziarie dello studente decidere a quale examination board rivolgersi.

    Ancora una volta il discorso è analogo a quello sulla patente di guida e sulle automobili. In base alle vostre esigenze e al vostro conto in banca sceglierete un SUV (sulla cui praticità in città stendo un velo pietoso), una monovolume o un’auto sportiva: sono comunque tutti veicoli a quattro ruote… A meno che non si voglia contribuire davvero, con i fatti, a rendere la propria città una smart city più vivibile. In questo caso preferirete forse usare  i mezzi pubblici… Sempre che il conducente abbia una patente di guida valida! See you!

     

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Ex Centrale del Latte: società di logistica o centro commerciale

    Ex Centrale del Latte: società di logistica o centro commerciale

    Adesso è ufficiale: c’è una nuova proposta di riconversione dell’ex Centrale del Latte. Una multinazionale della logistica portuale e aeroportuale – già presente sul territorio genovese con una piccola sede – è intenzionata ad ampliarsi, insediandosi nel sito di Fegino. Lo hanno comunicato ieri gli assessori al lavoro e allo sviluppo economico della Regione Liguria e del Comune di Genova, Enrico Vesco e Francesco Oddone ai rappresentanti dei lavoratori e alle organizzazioni sindacali, nel corso di un incontro per fare il punto sul futuro dell’area. «L’individuazione della multinazionale, che abbiamo già incontrato, è il frutto del lavoro coeso tra le istituzioni che si erano assunte l’impegno, prima di Natale, di individuare un soggetto per un utilizzo industriale del sito e non commerciale – hanno affermato i due assessori – Si tratta di un’azienda molto solida che ci ha convinto anche sul fronte delle opportunità occupazionali che si possono creare. L’impegno è che in quell’area vengano ricollocati i lavoratori della ex Centrale del Latte attualmente in cassa integrazione».

    Vesco e Oddone hanno spiegato che da tempo, l’azienda in questione, stava cercando un’area corrispondente alle loro esigenze e Fegino è stata valutata idonea dal gruppo che ha un bilancio consolidato a livello italiano di 500 milioni di euro e di 2 miliardi a livello mondiale.
    «La loro è un’operazione pienamente compatibile, sia con il piano urbanistico del Comune, sia con le esigenze aziendali di realizzarla immediatamente», hanno aggiunto i due assessori.

    Per quanto riguarda l’occupazione, l’impegno di Regione e Comune è che nell’area vengano ricollocati i lavoratori attualmente in cassa integrazione della Parmalat-Lactalis, anche se in attività differenti rispetto a quelle svolte fino ad oggi, e di realizzare percorsi di formazione. «Attiveremo subito un tavolo di confronto con l’azienda proprietaria – hanno concluso Vesco e Oddone – affinché si possa concretizzare la disponibilità manifestata dalla multinazionale della logistica».

    A questo punto deve partire la trattativa tra le due parti – gli attuali proprietari (Parmalat-Lactalis) e i potenziali acquirenti – che dovranno mettersi d’accordo sul valore dell’area. La soluzione prospettata da Regione e Comune ha visto una parziale soddisfazione dei sindacati che hanno comunque chiesto garanzie sulla riassunzione dei lavoratori in cassa integrazione.

    Nel frattempo, Parmalat-Lactalis rilancia la proposta del centro commerciale che sarebbe realizzato da un operatore della grande distribuzione. A breve, probabilmente a febbraio, l’azienda illustrerà il progetto alle istituzioni. Regione e Comune, però, hanno già dichiarato che la destinazione d’uso dell’area non cambia e resta industriale, quindi nessuno spazio per nuovi insediamenti commerciali.

    Queste sono le due ipotesi in campo. Nel mezzo rimangono i lavoratori, il cui destino è dunque ancora incerto. Su 63 ex dipendenti della Centrale del Latte ne restano ancora 45 da ricollocare. Sette sono andati a lavorare nel sito della logistica a Bolzaneto; sei sono impiegati da Parmalat-Lactalis a Genova in attività commerciali e di vendita; alcuni sono in distacco in altri stabilimenti del gruppo. Tutti gli altri sono in cassa integrazione. «Noi siamo disponibili ad ascoltare proposte concrete e chiare – dichiara Michele D’Agostino, segretario generale della Uila-Uil di GenovaL’importante è risolvere il problema occupazionale degli ex lavoratori di Fegino e possibilmente creare nuova occupazione».

     

    Matteo Quadrone

  • Indigeni Digitali a Genova: aperitivo per startup del web

    Indigeni Digitali a Genova: aperitivo per startup del web

    startup ideaGiovedì 17 gennaio 2013 (ore 18.30) al Moody in via XII Ottobre si svolge un aperitivo di Indigeni Digitali, associazione che si pone come principale obiettivo la diffusione della cultura digitale e la creazione di una rete che promuova lo sviluppo di un’economia e di una cultura dell’innovazione in Italia.

    L’aperitivo è l’occasione per illustrare alcuni progetti che condividono lo spirito e le finalità dell’associazione.

    BarCamper, un progetto di creazione d’impresa per startup che si basa sulla ricerca di idee interessanti sul territorio e supporta i progetti di talenti, ricercatori, manager o liberi pensatori.

    #TTT – Twitter Tips & Tricks, un’associazione che organizza eventi in diverse città italiane per promuovere la diffusione di tematiche sociali e culturali attraverso un uso consapevole del web e dei social network.

    HootSuite, una piattaforma che consente di operare in contemporanea su diversi social network.

    Storia Nel Futuro – Silicon Valley Study Tour, un progetto di seminari rivolti a laureati e laureandi delle Università italiane, finalizzati a trasmettere la cultura imprenditoriale della Silicon Valley.

    Quota di partecipazione 13 €.

    Per partecipare è necessario iscriversi su EventBrite.

  • Sala Dogana ospita Mauro Panichella: lo scanner come pennello

    Sala Dogana ospita Mauro Panichella: lo scanner come pennello

    Il 2013 si apre in Sala Dogana con la personale di Mauro Panichella, in allestimento fino al 27 gennaio. Giovane artista di 27 anni, diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Genova, il suo percorso si snoda tra la natìa Albissola, Genova ed esperienze all’estero. In “Light, Flow, Threshold” lo strumento della sua ricerca artistica e del suo processo creativo è lo scanner, da lui utilizzato – con effetti sorprendenti – per dare vita alle sue opere. La mostra prosegue inoltre in altri due luoghi d’arte che hanno ospitato due ulteriori tappe del progetto: lo spazio espositivo A329, in Via Adamoli, e la galleria Unimediamodern Contemporary Art, nel centro storico.

    Come sei giunto all’utilizzo dello scanner e perché lo preferisci rispetto ad altre tecniche? Come arrivi alla definizione dell’immagine, a rendere la trasparenza nei soggetti scelti, che sembrano quasi immagini scientifiche?

    «Mi piace mettere in relazione l’arte con la natura e la tecnologia. La fotografia digitale lascia tanto spazio alla sperimentazione artistica, tuttavia le immagini che vediamo ogni giorno sono sempre più “etichettabili”, caratterizzate da filtri o effetti reimpostati, spesso ci si trova davanti a manierismi digitali. Per quanto possa sembrare strano, sono un appassionato della fotografia tradizionale, ed è proprio per questo che ho deciso di portare avanti il mio lavoro utilizzando un mezzo fotografico alternativo. Lo scanner mi permette di pormi in maniera fredda nei confronti del soggetto, come avviene nei laboratori scientifici. Nel mio lavoro la fotografia ha un aspetto prettamente documentativo, lascio che l’approccio spirituale del mio processo creativo si manifesti attraverso i miei lavori. Non sono un fotografo e tantomeno un videomaker, uso la fotografia e il video come mezzi linguistici».

    In che modo avviene la scelta dei soggetti da sottoporre all’azione dello scanner?

    «Ho iniziato lavorando sul mio corpo, di quella fase del mio lavoro è rimasta la componente dell’interesse anatomico e lo studio estetico dei tessuti epidermici. Ho trovato interesse nei celenterati e negli animali provenienti dal mondo marino per via della loro proprietà fotosensibile, ma sono in continua ricerca di soggetti, mi piace che sia una cosa naturale, spesso mi capita di trovarli casualmente per terra. Lo scorso settembre ho presentato all’atelier Tranzit di Bratislava un’installazione che ha come soggetto centrale il teschio di un grande uccello chiamato Nandù, trovato nel deserto, durante un viaggio nella Patagonia argentina».

    A dire il vero, l’idea che un animale morto sia steso, compresso, rigirato ai fini della creazione dell’opera, potrebbe essere percepita come un po’ disturbante. Ti sei mai posto il problema? E’ un effetto che cerchi, magari?

    «Premettendo che sono un amante della natura e che non ucciderei mai un animale solo per fargli una fotografia, non nego che lavorare con soggetti privi di vita sia un aspetto del mio lavoro che non va ignorato. Credo che questo fattore debba indurre chi osserva i miei lavori a un’ulteriore riflessione, quella sulla vita e il mondo al quale apparteniamo. Cerco di dare ai soggetti una dignità estetica, una sorta di cruda eleganza, un inquieto fascino, lo stesso che si prova visitando un museo di storia naturale».

    Perché un’esposizione organizzata in tre tempi e in tre luoghi?

    «L’evento è nato con l’approvazione da parte di Sala Dogana del mio progetto, in seguito Caterina Gualco mi ha offerto la possibilità di creare un secondo polo della mostra presso Unimediamodern. Vista la visibilità e l’importanza che l’evento stava acquisendo, ho seguito un consiglio prezioso e ho deciso di estendere ulteriormente il progetto organizzando un workshop. Grazie all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e ad A329 Contemporary Art ho trovato lo spazio e i mezzi per poterlo sviluppare».

    Il titolo è estremamente ermetico e suggestivo: luce, flusso, soglia…

    «Questi tre elementi, luce, flusso e soglia sono concetti ai quali la mia ricerca deve molto. La luce è quella indagatrice dello scanner, ma anche una componente indissolubile della vita, in un certo senso è attribuibile alla nascita. Il flusso è il movimento dello scanner, ma anche il quotidiano vivere delle creature e l’inesorabile avanzamento del tempo. La soglia è il vetro dello scanner, ma anche il confine labile che divide l’oggetto reale da quello virtuale e il punto che separa la vita dalla morte. Il concetto del trittico, in effetti, ha accompagnato spesso il mio lavoro, forse perché è il numero ideale per rappresentare un’azione: inizio-svolgimento-fine, luce-flusso-soglia. Questa mostra è una sorta di consacrazione del mio processo creativo, attraverso un’analisi sullo strumento stesso della mia ricerca».

    Un workshop con gli studenti dell’Accademia: come è andata?

    «E’ stata una bellissima esperienza, il workshop si è svolto all’interno dello spazio messo a disposizione da A329 Contemporary Art, un luogo ampio che possiede il fascino dello spazio industriale e le caratteristiche ideali per lavorare. Nei primi incontri ho cercato di dare ai ragazzi degli spunti mostrando loro alcuni esempi di spazi pubblici e il modo in cui sono stati sfruttati dagli artisti, ad esempio le grandi installazioni della Turbine Hall alla Tate Modern di Londra. Ho cercato di invitarli a invadere lo spazio che avevamo a disposizione e a non aver paura di esagerare. In seguito abbiamo studiato insieme come trasformare le idee in progetti e i progetti in realizzazione concreta. In questo modo ognuno ha sviluppato un percorso personale ispirandosi ai tre temi: luce, flusso e soglia».

    In quest’ottica, significa che credi nel lavoro di gruppo a livello artistico? Che il processo creativo possa avvenire in condivisione, acquistando forza?

    «Senza dubbio lavorare in gruppo a un progetto induce a riflettere su ciò che si sta facendo secondo parametri diversi, il processo di creazione perde la componente dell’intimità e del possesso lasciando spazio a quella del rapporto sociale e dello scambio d’idee. Molti studenti erano alla loro prima esperienza artistica e credo che lavorare in un gruppo sia stato molto importante per loro».

    L’uso dello scanner per creare un’opera forse è ancora insolito, ma ormai i supporti digitali, dallo strumento di partenza al software per la postproduzione, offrono un’intera gamma di sperimentazione e possibilità ancora inesplorate…. Mentre alcuni tuoi giovani colleghi dichiarano la morte della pittura, gli artisti maturi ribadiscono comunque l’imprescindibilità delle tecniche tradizionali. Tu cosa ne pensi?

    «I miei studi artistici sono di tipo pittorico, la pittura è una cosa più grande di quanto possa sembrare, non si manifesta solo attraverso la tela e il pennello, non è solo una tecnica artistica, è una cosa che diventa parte di te e ti permette di osservare il mondo come se avessi un senso in più. Non so se posso definirmi pittore, ma le mie scelte sono certamente influenzate dalla mia formazione. Non dichiaro la morte di niente, sarò nostalgico, ma per quanto mi riguarda, persino il rock’n’roll “will never die”».

    Tu parti dal contesto genovese ma ti sei misurato con la realtà internazionale tramite residenze d’artista ed esposizioni… Ti viene voglia di fuggire?

    «Per un artista è fondamentale fare delle esperienze all’estero. Confrontarsi con altre realtà è importante sia dal punto di vista formativo che da quello lavorativo. Vivere del proprio lavoro è difficile ovunque, credo che un artista abbia una responsabilità nei confronti del mondo in cui vive, questo non va dimenticato, anche nei periodi più scuri».

     

    Claudia Baghino

  • Coronata, rinasce il centro sportivo: due campi da calcio e servizi

    Coronata, rinasce il centro sportivo: due campi da calcio e servizi

    Via Coronata 100Nel quartiere di Coronata, sulle immediate alture di Cornigliano, l’Istituto religioso del Sorriso Francescano è proprietario di una struttura sportiva molto frequentata e di grande importanza per l’intero quartiere. Stiamo parlando di un’area di discrete dimensioni (comprende due campi da calcetto, otto spogliatoi per le squadre più uno spogliatoio per arbitri, area accoglienza con reception, zona ristoro e area interviste/fotografie), che negli ultimi anni è stata protagonista di una storia decisamente travagliata. Oggi, a tre anni di distanza dall’insediamento dell’Associazione Sportiva Calcio Liguria come gestore degli impianti, i lavori di riqualificazione hanno restituito alla città e al quartiere un polo sportivo di eccellenza.

    Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di ripercorrere questi ultmi anni di vita del centro sportivo di Coronata. Un tempo l’area era dedicata soltanto alle attività religiose poi negli anni 80 i campi polverosi e ghiaiosi si erano affermati come punto di riferimento per sportivi di ogni età del quartiere e non solo. A cavallo degli anni 90 la struttura aveva poi conosciuto una fase di lento e inesorabile declino.
    La gestione era stata affidata alle Acli, che avevano anche realizzato un circolo diventato ritrovo di pensionati. Proprio il circolo aveva a quei tempi costituito il pomo della discordia. Le attività pensionistiche delle Acli non si sposavano con gli obiettivi religiosi del Sorriso Francescano… Il “braccio di ferro” era stato vinto dalla proprietà, che si era riappropriata della struttura e aveva deciso di renderla funzionale e di rilanciarla come centro sportivo per il quartiere.

    Nei primi anni del 2000, gestito direttamente dalla proprietà, il centro sportivo era riuscito a rialzare la testa grazie soprattutto agli interventi di restyling, ma con il passare del tempo le problematiche di gestione sono nuovamente emerse: «la proprietà si era accorta – racconta Sandro Scarrone, presidente dell’Ass. Calcio Liguria – che non aveva i mezzi per poter gestire l’area sportiva  e le prenotazioni dei campi . Nonostante i dubbi e  la forte reticenza a dare la struttura in gestione considerate le esperienze del passato, il Sorriso Francescano si è con il tempo convinto che l’unica possibilità di far vivere l’area era quella di dare nuovamente in gestione l’impianto». Gli inizi , però, non sono stati semplici: «nonostante l’esperienza organizzativa, non è stato semplice per noi  identificare soggetti capaci di gestire al meglio il lavoro. C’è da dire che abbiamo trovatola struttura in condizioni pessime: docce fredde, campi logori, recinzioni ridotte a colabrodo».

    Calcio Liguria ha ottenuto la gestione dell’impianto di Coronata per 10 anni, situazione che permette ovviamente di pianificare con maggiore serenità il futuro. «Il primo passo è stato quello del totale restyling dei due campi – continua Scarrone – proprio in questi giorni si è conclusa una importante opera di ristrutturazione. La ditta Durante Impiantidi Pavia ha operato nell’area per circa 3 mesi e il risultato è stato ottimale.»

    L’obiettivo di Calcio Liguria è quello di fare in modo che tutto il Ponente cittadino si riappropri dell’intera area sportiva vivendola quotidianamente come un bene a disposizione della collettività: «alla sera i campi sono in genere occupati dall’attività istituzionale di Calcio Liguria (i campionati amatoriali a 7 giocatori ndr) – osserva Scarrone – ma durante la giornata l’area è a disposizione di tutti. Calcio Liguria intende attivare convenzioni e accordi con Enti, Federazioni, Circoscrizioni, Scuole Calcio, Società Sportive, Aziende o soggetti singoli interessati ad usufruire dell’area».

    «Vorremmo inoltre che la struttura diventasse la valvola di sfogo per tutti i ragazzi del Ponente. Tra Sestri e Sampierdarena gli spazi sportivi non sono molti, per questo desideriamo che l’area venga vissuta quotidianamente dagli appassionati per una sana partitella tra amici, per una “sgambata”, per un allenamento».

    Sandro Scarrone conclude ringraziando tutti color che hanno contribuito alla realizzazione del progetto: «Non è stato semplice identificare partner desiderosi di sposare il progetto, per cui voglio ringraziare la Banca di Credito Cooperativo di Cherasco che ha sostenuto il nostro progetto e agevolando il finanziamento. Poi voglio ringraziare pubblicamente tutti i collaboratori che, con grande sacrificio, si stanno impegnando in questo ambizioso e non semplice progetto…»

    Chi desidera ricevere informazioni circa l’attività di Calcio Liguria e dei Campi di Coronata puo contattare la Sede di Calcio Liguria, Piazza Piccapietra 83-18. Tel. 010- 59.10.90 / 346- 477.59.40/ 347- 60.51.871 . Sito internet www.calcioliguria.com – info@calcioliguria.com

  • Bolzaneto, cimitero della Biacca: un’area resta inaccessibile

    Bolzaneto, cimitero della Biacca: un’area resta inaccessibile

    All’interno del cimitero della Biacca a Bolzaneto, un’area transennata dal 2010, dove riposano le salme di circa 500 persone, è destinata a rimanere inaccessibile chissà per quanto tempo ancora. Una situazione di gravissimo degrado evidenziata ieri in Consiglio comunale grazie ad un’interrogazione a risposta immediata (art.54) presentata dal consigliere Mauro Muscarà (M5S).

    L’esponente del Movimento 5 Stelle ha chiesto alla Giunta se i 150 mila euro stanziati da Palazzo Tursi per il cimitero di Bolzaneto serviranno per realizzare i lavori necessari a ripristinare l’area attualmente interdetta al pubblico. L’assessore con delega ai Servizi civici, demografici e cimiteriali, Elena Fiorini ha spiegato che questi fondi saranno utilizzati per altri interventi, in particolare per rimediare ad uno smottamento verificatosi nel cimitero nel corso del 2011.

    Per portare a termine l’opera di risanamento della parte del cimitero chiusa e pericolante, invece, servirebbero circa 450 mila euro e 6 mesi di lavoro. Al momento, però, ha aggiunto Fiorini «Il Comune non dispone di tali fondi».

    Purtroppo, una situazione di simile degrado riguarda anche altri cimiteri cittadini. Sempre in Val Polcevera, ad esempio, all’interno del cimitero della Cabona a Rivarolo, sono diverse le aree inaccessibili al pubblico, ormai da lungo tempo.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Riforma del condominio: testo integrale, novità e riflessioni

    Riforma del condominio: testo integrale, novità e riflessioni

    La Legge 11.12.2012 n° 220 , G.U. 17.12.2012 è di fatto la tanto agognata riforma del condominio: “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici” che prevede la modifica della disciplina degli immobili in condominio così come disciplinata dal codice civile del 1942.

    Avete letto bene: 70 anni di inadeguatezza legislativa. In particolare, la riforma cerca di consolidare e rendere attuali le decisioni più recenti della Corte di Cassazione in materia condominiale ma ha anche l’ambizione di creare qualcosa di totalmente nuovo; detta ambizione, in realtà, pare riuscita a metà.

    Il nuovo articolo 1117 c.c. individua ed elenca meglio le parti comuni dell’edificio; elencazione che naturalmente non può essere completa, stante la grande varietà di tipologie edilizie e di situazioni concrete, ma che costituisce un importante sforzo che tiene conto anche delle elaborazioni giurisprudenziali affermatesi nel tempo.

    L’articolo 1117-bis c.c., nella sua nuova formulazione, consente di ampliare la nozione di condominio, includendovi espressamente anche i cosiddetti condomini orizzontali quali, ad esempio, i villaggi residenziali e i «supercondomini», quelli cioè costituiti da più condomini. Inoltre, con la nuova formulazione dell’articolo 1117-ter c.c., si prevede una maggioranza che rappresenti i quattro quinti dei partecipanti al condominio e i quattro quinti del valore dell’edificio per modificare la destinazione d’uso delle parti comuni, mentre con l’articolo 1117-quater si introduce un più efficace strumento di tutela delle destinazioni d’uso in caso di attività contrarie alle destinazioni stesse. Va aggiunto che, stante il tenore letterario della norma, paiono divenire condomini anche piccole proprietà che abbiano comunque parti in comune, staremo a vedere.

    L’art. 3 della legge, nel ridisegnare l’articolo 1118 c.c., disciplina i diritti dei partecipanti sulle parti comuni. In particolare prevede la possibilità per il condomino di rinunciare all’utilizzo delle parti comuni, come l’impianto di riscaldamento e di condizionamento, qualora dalla sua rinuncia non derivino notevoli squilibri di funzionamento né aggravi di spesa per gli altri condomini.

    L’art. 1122 c.c., previsto dall’articolo 6, stabilisce l’impossibilità per i condomini di eseguire opere o modifiche o svolgere attività ovvero variare la destinazione d’uso all’unità immobiliare di proprietà o alle parti comuni in uso individuale, se queste recano danno alle parti comuni o alle proprietà esclusive oppure recano pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio.

    Cambia anche la figura dell’amministratore di condominio con nuove regole relative alla nomina, alla revoca e agli obblighi di quest’ultimo. I nuovi articoli 1129 e 1130 del codice civile definiscono i poteri dell’amministratore, le responsabilità su di esso incombenti ed i conseguenti casi di revoca per violazione dei suoi doveri. Altre novità previste riguardano la durata in carica dell’amministratore che passa da uno a due anni e la possibilità di revocare anticipatamente l’amministratore in alcuni casi espressamente previsti (tra cui la mancata apertura del conto corrente obbligatorio).

    Cambiano pure i modi di costituzione e di quorum deliberativi dell’assemblea in direzione di un più snello funzionamento di tale organo, così come le regole che sovrintendono all’impugnazione delle deliberazioni.

    Innovativo l’articolo 16, il quale stabilisce espressamente che “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia”. Strano ma vero…

    Ulteriori innovazioni riguardano disposizioni di attuazione del codice civile, quali la modalità di riscossione dei contributi condominiali (articolo 18), la modalità di convocazione dell’assemblea (articolo 20), la modalità di rappresentanza e di funzionamento dell’assemblea stessa (articolo 21), di revisione delle tabelle millesimali (articoli 22-23).

    Indubbiamente, dall’esame della riforma emerge la volontà di definire un profilo più responsabile e trasparente della gestione condominiale, nell’esclusivo interesse dei condomini ed a garanzia degli interessi dei terzi, in modo che il ruolo e le funzioni dell’amministratore ne escano rafforzati e al contempo i condomini possano più agevolmente controllare l’operato dell’amministratore, anche a mezzo del consiglio di condominio, con funzioni consultive e di controllo.Ci vorrà del tempo (intanto l’effettiva entrata in vigore del nuovo sistema) per verificare la buona o la cattiva riuscita della riforma.

    Per chi volesse approfondire, vi lascio in compagnia del testo integrale della legge, in modo che i nostri lettori possano prenderne conoscenza e visione. Così nessuno può dire “non lo sapevo”, perché si sa, la legge non ammette ignoranza…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Ora in silenzio per la pace: da 11 anni presidio a Palazzo Ducale

    Ora in silenzio per la pace: da 11 anni presidio a Palazzo Ducale

    ora in silenzio per la paceChi per lavoro o svago passa di frequente nella zona di Palazzo Ducale li ha visti di sicuro: tardo pomeriggio, un gruppo di persone radunate sulle scale del palazzo, lato De Ferrari, che restano in silenzio e reggono in mano uno striscione giallo contro ogni forma di guerra.

    Non si tratta di un’iniziativa estemporanea e saltuaria, ma di un gruppo ben organizzato che da quasi 12 anni – per la precisione, 555 ore – si raduna nella piazza centrale di Genova per sostenere attraverso il silenzio la sua idea di pacifismo.

    La manifestazione avviene ogni mercoledì dalle 18 alle 19 ed è nata subito dopo il G8 del 2001 e l’attentato alle Twin Towers di New York, che ha portato l’Italia ad aderire alla cosiddetta missione di pace in Afghanistan.

    Ogni settimana viene realizzato un volantino, distribuito a tutti i passanti per analizzare le ragioni della protesta e raccontare le tante guerre in corso nel mondo. L’ora del silenzio è un metodo di protesta non violenta adottato molte volte nella storia e nel mondo, che questo gruppo ha deciso di replicare stabilmente a Genova, proprio davanti al luogo dove si è svolto il G8 del 2001.

    Quando cominciammo non pensavamo che saremmo rimasti/e in piazza, una volta a settimana, per dodici anni; né che saremmo giunti a distribuire, settimana dopo settimana, circa duecentotrentamila volantini. Non potevamo certo interrompere la nostra protesta quando l’Italia è stata direttamente coinvolta nelle operazioni militari in Afghanistan; quando gli Stati Uniti hanno aggredito anche l’Iraq, questa volta con il pretesto della ricerca di “armi di distruzione di massa”; quando soldati italiani sono stati direttamente e pesantemente coinvolti anche in quella guerra” spiega la coordinatrice Norma Bertulaccelli.

    La protesta tuttavia non riguarda solo l’impegno militare in Medio Oriente. Ogni ora è finalizzata a sensibilizzare su un tema preciso: dalla solidarietà con i popoli siriani e palestinesi, all’adesione al movimento No Tav, fino alla denuncia dei soldi stanziati per l’acquisto di nuovi caccia F35, e così via.

    Chiunque può aderire, recandosi personalmente il mercoledì e partecipando con il proprio silenzio.

    Questo il testo del volantino che verrà distribuito oggi, mercoledì 16 gennaio 2013.

    Partono i sommergibili
    «Rapidi ed invisibili, partono i sommergibili», canticchiava Ugo Tognazzi -interpretando Il Federale di Luciano Salce, film del 1961- mentre a bordo di una scassata motocicletta affondava nel fiume che voleva arditamente attraversare. Perfetta metafora della vicenda attuale dei due sommergibili U 212 per i quali dobbiamo spendere quasi 2miliardi di euro, mentre l’Italia affonda sempre di più nella crisi economica, nella disoccupazione, nella povertà.

    La vicenda non è recente. Il programma di costruzione dei sommergibili inizia nel 1994. e già da allora era stato aspramente criticato dalla campagna Venti di Pace (da cui ha poi tratto origine la campagna Sbilanciamoci!) e da allora l’Italia ne ha realizzati due, che ha chiamato Scirè e Salvatore Todaro. Sono sommergibili d’attacco, capaci di ospitare reparti di incursori e anche -come ha fatto Israele- armamenti nucleari. Tanto rapidi non sono visto che – fortunatamente- i tempi della loro produzione si sono allungati molto, ma sicuramente invisibili sì, e soprattutto ai fustigatori della spesa pubblica.

    Quando si tratta di tagliare scuola e sanità ci vedono benissimo, ma di fronte alle spese militari non si accorgono di niente: né dei sommergibili U 212, né dei cacciabombardieri F35, né di un disegno di legge delega sulle forze armate che nei prossimi vent’anni ci farà spendere più di 230 miliardi di euro per le armi.

    Quello dei sommergibili è l’ultimo regalo avvelenato del governo Monti: un premier che non ha problemi a spendere 2 miliardi per due sommergibili, ma ne ha molti di più se deve destinare risorse al lavoro, alla scuola, alla sanità. Il suo è -come al solito- un rigore a senso unico. La spending review vale per i lavoratori, ma non per i generali e gli ammiragli come il suo ministro Di Paola. Tra l’altro si tratta -dal punto di vista operativo- di scelte inquietanti: sia i sommergibili U 212, sia i cacciabombardieri F35 sono dei sistemi d’arma buoni per l’attacco ed entrambi possono dotarsi di armamenti nucleari. Si tratta di armi per andare in guerra e non per difendere il paese, come invece prevedono l’art. 11 e 52 della Costituzione.

    Bisogna porre fine a questo assurdo spreco di risorse.

    Perché con i soldi dei due sommergibili potremmo fare tantissime cose e molto più utili, tra le quali: mettere in sicurezza 3mila scuole che non rispettano le normative antisismiche e antincendio, far nascere 1500 asili nido, avviare un programma di ammortizzatori sociali per i lavoratori precari, fare gran parte degli investimenti che sono necessari a risanare l’Ilva di Taranto.

    I soldi sprecati nei sommergibili accontentano la casta dei militari (e magari qualche faccendiere) creano pochissimi posti di lavoro e ci consegnano due battelli che saranno – fortunatamente – inutilizzati e non operativi, anche perchè poi non ci sono i soldi per la manutenzione e l’addestramento.

    Invece di far affondare l’Italia, facciamo affondare il progetto di questi due sommergibili e destiniamo le risorse risparmiate a far uscire il paese dalla crisi.

  • Concorso di pittura 2013: “Sogno” al Cantiere Campana

    Concorso di pittura 2013: “Sogno” al Cantiere Campana

    Il Teatro della Tosse si apre all’arte, con una mostra che sarà inaugurata ad aprile 2013 presso il Cantiere Campana, in occasione dello spettacolo Sogno di una notte di mezza estate di Tonino Conte e Guido Fiorato (in scena dal 4 al 17 aprile), che reinventa in modo originale scene e immagini shakespeariane, per giocare con le situazioni e i personaggi, con i temi e le indimenticabili figure che emergono dall’opera originaria.

    Gli artisti sono chiamati a inviare opere sul tema del sogno, che resteranno in mostra per tutta la durata delle repliche di spettacolo. Ciascuno può partecipare con una sola opera, in piena libertà stilistica e tecnica: tempera, olio, inchiostro, acrilico, vinile, acquarello, grafite, collage, fotografia e su qualsiasi supporto (tela, carta, legno, ferro, plastica, ecc.).

    Per partecipare è sufficiente inviare una fotografia a colori dell’opera di dimensioni non inferiori a cm. 12×18 entro il 18 marzo 2013 all’indirizzo promozione@teatrodellatosse.it (oggetto della mail: sogno).

    La partecipazione al bando è gratuita.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Aut Aut 357: festa per i quattro anni di occupazione

    Aut Aut 357: festa per i quattro anni di occupazione

    aut autMercoledì 16 gennaio 2013 il circolo Aut Aut 357 organizza un evento preliminare alla grande festa del 25 gennaio, per festeggiare i quattro anni di occupazione della sede di via Delle Fontane, gestita dal gennaio 2009 da un comitato di studenti universitari.

    Questo il programma della giornata.

    Ore 17: esposizione delle opere di Dr.ARK8 e performance di live painting sui muri della sede.

    Ore 18: aperitivo autoprodotto con birra alla spina e piatti della Gastronomia Operaia.

    L’evento proseguirà fino a sera inoltrata.

  • Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Forme dell'acquaA un anno e mezzo dai referendum sull’acqua – con cui l’eliminazione del profitto dal servizio idrico è diventata legge – le bollette non sono cambiate: nella sola provincia di Genova, finora, IREN ha sottratto agli utenti 56 milioni di euro.
    Ma non solo «Il 28 dicembre scorso l’Autorità incaricata dal Governo ha emanato il nuovo metodo per calcolare le bollette dell’acqua – spiega il Comitato genovese Acqua Bene Comune (aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua) – Con il nuovo metodo alla voce “remunerazione del capitale investito” viene cambiato nome (“costi delle immobilizzazioni”) e rientra così dalla finestra quello che avevamo cancellato col nostro voto».

    «Si scriva tariffa, si legge truffa! – denuncia il comitato – La recente delibera sulla nuova “taruffa” del servizio idrico, fatta dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, tradisce il risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011, in quanto prevede: reintroduzione della remunerazione del capitale investito (profitto) con il nome di “rischio di mercato” e “oneri finanziari” (punto 3.49 DCO 290/2012/R/idr, punto 6.41 DCO 204/2012/R/idr ); niente più tetto massimo per aumenti tariffari (possibili aumenti retroattivi!) (DCO 290/2012/R/idr pagg 60 e segg.); rimborso al gestore anche per le opere già pagate da contributi pubblici (punto 3.59 DCO 290/2012/R/idr); eliminazione di ogni forma di controllo locale: i comuni ridotti a passacarte (punto 6.10 DCO 204/2012/R/idr)».

    Venerdì 18 gennaio a Genova, presso il centro congressi di Iren in via Serra «Gli autori del nuovo metodo, insieme al presidente di Iren, Roberto Bazzano e al presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini si faranno il loro bel convegno in famiglia – continua il comitato – Concluderà il Sindaco di Genova Marco Doria. Ci auguriamo che il Sindaco, in quanto rappresentante della comunità dei cittadini-elettori, rammenti ai presenti la volontà chiaramente espressa dal popolo italiano. Anche noi saremo lì fuori per ricordare che l’acqua è un diritto umano e non una merce: ore 11-13 presidio e flash mob davanti al centro congressi Iren (tra via SS. Giacomo e Filippo e via Serra)».

    Nel pomeriggio il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita tutti i cittadini, i movimenti, le associazioni, le organizzazioni che hanno sostenuto i referendum a incontrarsi in una assemblea pubblica presso il Circolo Autorità Portuale di Genova in Via Albertazzi 3r (davanti alla caserma dei pompieri e alla Coop Negro), a partire dalle 17.30.

    Assemblea pubblica su: “La nuova tariffa dell’acqua, la ripubblicizzazione del servizio idrico e la tutela dei beni comuni”.

    Con la partecipazione di: CORRADO ODDI Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua; MIRKO TUTINO assessore alla Cultura, Paesaggio e Ambiente della Provincia di Reggio Emilia; VINCENZO GENDUSO Sindaco di Taggia (IM) PINO COSENTINO, Comitato genovese acqua bene comune; introduce e modera ROBERTO MELONE Referente ligure Comitati acqua.

    Sono previsti interventi dei movimenti genovesi dei beni comuni e dei servizi pubblici. È invitato anche il sindaco di Genova, prof. Marco Doria.

    «Chiederemo a tutti, cittadini, movimenti, associazioni, sindacati, partiti, e istituzioni, in primo luogo al Comune di Genova, un serio impegno per: un nuovo tipo di servizio pubblico, trasparente, partecipativo, efficiente, senza fini di lucro; le aziende che gestiscono acqua (MdA), trasporto pubblico locale (AMT), rifiuti (AMIU), manutenzione della città (ASTER) siano pubbliche l’introduzione di strumenti di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali delle aziende pubbliche e della città», conclude il Comitato genovese Acqua Bene Comune.