Mese: Aprile 2013

  • Gnu Quartet: nuovo album e concerto live a La Claque

    Gnu Quartet: nuovo album e concerto live a La Claque

    Gnu QuartetGiovedì 11 aprile 2013 (ore 22) i Gnu Quartet in un concerto live a La Claque presentano il nuovo progetto musicale muse_ic – GnuQ play Muse: un album di cover della nota band britannica, tratto dal tour “GnuQ play Muse” messo a punto negli ultimi due anni e che unisce sonorità elettroniche a uno spettacolo visivo e multimediale.

    L’album arriva a cinque mesi dalla pubblicazione del lavoro precedente, Something Gnu.

    La band è nata nel 2006 ed è formata da quattro elementi: Francesca Rapetti (flauto traverso), Stefano Cabrera (violoncello), Raffaele Rebaudengo (viola) e Roberto Izzo (violino).

    Lo show è arricchito dalle proiezioni oniriche di Roberto Rebaudengo, allievo e collaboratore di Emanuele Luzzati, e Raffaella Benelli fluttuano nello spazio saturato dall’elettronica che Filo Q ha curato insieme al quartetto.

  • Whistleblowing: la denuncia dell’illecito presa in prestito dallo sport

    Whistleblowing: la denuncia dell’illecito presa in prestito dallo sport

    fischiettoDo you remember? Vi ricordate quando, parlando delle metafore concettuali qualche puntata fa, abbiamo visto che una partita di football viene normalmente descritta come: a) una guerra; b) un’opera d’arte.

    Nel lontano passato, in anni nei quali il calcio non era popolare come adesso e nei quali ancora non esisteva la televisione, i reporter dell’epoca avevano la necessità di ricorrere a immagini e concetti noti al pubblico per descrivere quanto accadeva su un campo di calcio. Le cose, tuttavia, sono cambiate molto, tanto che sempre più spesso si percorre il percorso inverso, ovvero usare espressioni dell’ambito sportivo per rendere più accessibili altri tipi di concetti.

    Senza andare a Londra, Sydney o Los Angeles, basta osservare il linguaggio politico di casa nostra per trovare la famosa – o famigerata? – “discesa in campo politico”, chiaramente mutuata dal mondo del calcio. Spostandoci in Gran Bretagna, capita frequentemente di leggere titoli e frasi quali: Tony Blair’s own goal oppure, per par condicio,  David Cameron’s own goal . To score an own goal significa infatti “segnare un autogol,” l’azione più disgraziata che possa capitare a un giocatore di calcio. Ne era suo malgrado uno specialista il difensore italiano Riccardo Ferri, preso in giro in una canzone di Ligabue per questa sua “peculiarità”, ma a quanto pare il vizio di segnare delle autoreti si è diffuso anche in ambito politico…

    Non è altresì raro imbattersi nell’espressione to move the goal posts, letteralmente “spostare i pali della porta,” con la quale si intende un cambiamento delle regole a trattative in corso.

    Un altro termine importato dal linguaggio sportivo è whistleblowing, ovvero l’attività di denuncia di una condotta fraudolenta all’interno di un’azienda, di un’istituzione o di un contesto lavorativo. Nello sport, blowing the whistle – letteralmente “soffiare il fischietto” – è l’azione compiuta dall’arbitro per interrompere il gioco durante una partita al fine di punire con un fallo un’azione irregolare. Il whistleblower, tale è il nome della persona che riferisce l’illecito, dimostra notevole coraggio perché non è certo facile – anzi, è assolutamente ammirevole – fare parte di un sistema e denunciarne dall’interno le dinamiche malate o il marciume. Pensate, rimanendo in Italia, all’allenatore Zdenek Zeman, il quale fece attività di whistleblowing portando l’attenzione dell’opinione pubblica sulla diffusione delle pratiche dopanti nel nostro calcio: la reazione del suo stesso ambiente nei suoi confronti culminò una pioggia di insulti e critiche.

    Un altro celebre caso di whistleblowing è quello del tenente Frank Serpico della polizia di New York. Illustre italo-americano,  secondo altri poliziotti del suo dipartimento ebbe la “colpa” di non accettare le mazzette e di aver denunciato diverse abitudini corrotte tra coloro che dovevano essere i tutori della legge. Furono i suoi stessi colleghi a farlo cadere in un agguato in cui Serpico, colpito al volto da un proiettile, rischiò di perdere la vita.

    La storia dell’agente del NYPD (New York Police Department) figlio di emigranti campani è stata ripresa e raccontata dal bellissimo film di Sidney Lumet, “Serpico”, con Al Pacino nei panni dell’omonimo protagonista; una pellicola assolutamente da vedere, nell’attesa che qualcuno inizi a soffiare anche in qualche fischietto italiano… Bye!

     

    Daniele Canepa

  • Moschea e luoghi di culto islamici: dove pregano i musulmani genovesi?

    Moschea e luoghi di culto islamici: dove pregano i musulmani genovesi?

    moschea-vico-fregosoÈ da tanti anni che a Genova si discute animatamente in merito alla costruzione di una grande moschea. Eppure, la nostra città presenta già un buon numero di luoghi di preghiera dove tutti i giorni, e non solo il venerdì, giorno di festa secondo i dettami dell’Islam, si raccolgono in preghiera i fedeli musulmani.

    Questi luoghi, spesso associazioni o centri culturali sorti una decina di anni fa su iniziativa di singoli immigrati giunti a Genova dal proprio paese di origine, costituiscono un punto di riferimento fondamentale per coloro che vogliono pregare sotto lo stesso tetto insieme ad altri credenti.
    Sono sette i luoghi di preghiera islamici presenti a Genova: cinque di essi sono dislocati all’interno del centro storico, gli altri due si trovano nei quartieri di Sampierdarena e Prà.

    Noi siamo andati a visitare quello che è il luogo di culto più conosciuto e frequentato dagli islamici genovesi: a pochi metri da Porta dei Vacca, nascosto in una stretta salita che da via del Campo ci porta dritti nel cuore del Ghetto, più precisamente in vico dei Fregoso, sorge l’associazione culturale Khald Ibn Alwalid. Un nome impegnativo per noi italiani, un omaggio all’omonimo compagno del profeta Maometto e grande guerriero arabo, per i musulmani.

    Il centro è in costante rinnovamento, come ci spiega il Presidente dell’associazione, Mohammed Nouali. Residente a Genova da circa vent’anni, Nouali ha fondato il centro 10 anni fa e, da allora, il progetto si è allargato fino all’acquisto di una seconda sala, nel 2009, più grande di quella già in uso costituita da due piccole stanze distribuite su altrettanti livelli affacciate su vico dei Fregoso.

    moschea-islam
    Foto di Elena Ricci

    Qui si ritrovano per pregare musulmani di tante nazionalità diverse: senegalesi, tunisini, algerini, marocchini, egiziani. In settimana la sala piccola di vico dei Fregoso è frequentata esclusivamente da uomini; il venerdì, giorno festivo per i seguaci dell’Islam, la stessa saletta si trasforma invece in luogo di preghiera riservato a donne e bambini mentre gli uomini si radunano al piano di sotto, nel salone grande, che può accogliere fino a 300 persone.

    Entrando nel salone balzano subito all’occhio le tipiche piastrelle bianche e blu che rivestono i muri del locale in tutta la sua ampiezza e i numerosi tappeti colorati che, con i bordi sovrapposti l’uno sull’altro, nascondono per intero le mattonelle del pavimento. In fondo alla sala, al centro, si nota immediatamente quello è il corrispettivo islamico del pulpito presente all’interno delle chiese cristiane: il minbar, una specie di piccolo trono rialzato dal quale, il mezzogiorno del venerdì, l’imam esegue l’arringa dinanzi ai presenti. A fianco, sulla destra, una minuscola stanzetta ospita il microfono per la preghiera obbligatoria del venerdì.

    Il centro Khald Ibn Alwalid non funge solo da luogo di culto musulmano. L’associazione organizza periodicamente anche incontri aperti al pubblico che sono sia momenti di dialogo e confronto con esponenti o esperti di altre religioni, sia occasioni per discutere insieme sull’Islam ed evidenziare l’importanza di un confronto aperto tra i fedeli di religioni diverse. Grande importanza rivestono anche le attività per i bambini: aiuto con i compiti scolastici, escursioni all’aria aperta, letture e corsi di arabo. Spesso e volentieri il centro organizza incontri tra immigrati appena arrivati a Genova e avvocati per offrire ai primi un servizio informativo chiaro e dettagliato sulle leggi e la burocrazia italiane.

     

    Samanta Chittolina

  • Sala Dogana, arte contemporanea: bando per giovani curatori

    Sala Dogana, arte contemporanea: bando per giovani curatori

    sala-dogana-ducale-DICome anticipato durante la presentazione degli eventi primavera 2013 di Sala Dogana, sono stati aperti i primi due bandi per giovani artisti e curatori: Hands-On Transformation scadrà il prossimo 29 aprile, mentre sono state appena avviate le iscrizioni per il bando giovani curatori.

    Di cosa si tratta? I partecipanti – di qualunque nazionalità purché operanti in Italia e di età compresa tra 25 e i 35 anni – dovranno ideare un progetto culturale da realizzarsi in Sala Dogana tra il 4 e il 20 ottobre 2013, sulla base del tema “Non è un paese per vecchi?”. Ulteriore requisito di partecipazione è aver conseguito diplomi di master specifici o di corsi equipollenti e/o aver maturato almeno due anni di esperienza presso istituzioni pubbliche o private, curando di mostre di arte contemporanea.

    I partecipanti dovranno inviare entro le 16.30 di lunedì 6 maggio 2013 (a mano o tramite raccomandata a Comune di Genova – Direzione Cultura e Turismo, – Ufficio Cultura e Città presso Archivio Generale – Piazza Dante 10, 1° piano 16123 Genova) il seguente materiale:
    – curriculum vitae in pdf nel quale siano specificati percorso formativo, principali esperienze di curatela e massimo due pubblicazioni (non tesi di laurea);
    – descrizione del progetto con soggetto stabilito dal bando e con indicazione del concept della mostra;
    – elenco preliminare delle opere e degli artisti italiani o stranieri operanti in Italia, di età compresa tra i 18 e i 40 anni alla data di scadenza del bando;
    – ipotesi di allestimento, con almeno cinque immagini di lavori;
    modulo di iscrizione compilato in ogni sua parte.

    La selezione dei progetti sarà affidata a una Giuria presieduta da Ilaria Bonacossa, curatrice del Museo Villa Croce e composta da Alis/Filliol, duo artistico; Viana Conti, critico d’arte; Antonella Crippa, responsabile scientifico Open Care; Sandro Ricaldone, curatore indipendente. All’autore del progetto selezionato sarà corrisposto un importo di € 3.750,00 lordi per la realizzazione e l’allestimento della mostra. Curatore e artisti dovranno provvedere al trasporto dell’opera e al suo allestimento/disallestimento, mentre avranno a disposizione a titolo gratuito lo spazio e le attrezzature tecnologiche in dotazione a Sala Dogana, oltre all’assicurazione per le opere in giacenza, valida per tutto il periodo della mostra

  • Maddalena on the road: scopriamo il vero volto del centro storico

    Maddalena on the road: scopriamo il vero volto del centro storico

    piazza-maddalenaSabato 13 aprile 2013, a partire dalle 15, un nuovo evento organizzato nel Sestiere della Maddalena per ridare vita al quartiere del centro storico: slogan della giornata è Riprenderci la Maddalena per un giorno, poiché i vicoli saranno pacificamente “invasi” dai commercianti, artigiani e artisti che lo vivono quotidianamente, accompagnati da un gruppo di attori delle più importanti compagnie teatrali della città.

    Per capire meglio la natura di questa giornata abbiamo parlato con Manuel Sifuentes, uno dei titolari del Manena Hostel. «Il titolo Maddalena on the road è nato in una delle tante riunioni che facciamo con il CIV: volevamo che fosse chiara la nostra volontà di stare sulla strada di impegnarci concretamente per questo quartiere e di rispondere in modo coerente a una crisi economica schiacciante e a una situazione ormai di degrado, di cui via della Maddalena diventa il simbolo ma anche il punto di partenza per una svolta positiva».

    Le attività dei negozi del quartiere si sposteranno per un giorno in via della Maddalena, con il contributo del CIV e di tutte le associazioni del territorio, che da tempo organizzano periodicamente eventi di questo tipo, sul tema CIVivo CIVengo CIViaggio: «La risposta è stata positiva per quasi tutte le iniziative fatte. I visitatori sono stati in crescita fino a Natale con una piccola flessione sulle ultime, ma per ragioni indipendenti dall’organizzazione, a partire dalle condizioni metereologiche che non ci hanno aiutato. Non è facile fare una stima precisa dei visitatori in totale, ma diciamo che ogni volta – tra occasionali e interessati, comprendenti bambini genitori etc – abbiamo avuto circa 300 presenze a evento».

    Il quartiere sarà “occupato” con sette postazioni, così collocate:
    1. Chiesa della maddalena
    2. Spiazzo vico rosa/vico dietro il coro
    3. Angolo vico dietro coro vigne
    4. Piazzetta Boccanegra
    5. Quattro canti
    6. Pellicceria
    7. Angolo Via San Luca

    Ci sono iniziative per riaprire le attività commerciali della Maddalena? «In questo momento purtroppo non ci sono più bandi aperti: il riscontro sui passati bandi è buono, poiché hanno rappresentato l’unico argine alla linea di chiusura ascendente, lo strumento dei bandi ha consentito ad alcuni di resistere, rinnovare e potenziare e ad altri di insediarsi con attività innovative e utili per il territorio. Finché questo passaggio è stato governato determinava prospettive, al momento siamo comunque in attesa».

    Una di queste attività di recente inaugurazione è proprio l’ostello Manena, che da pochi mesi è attivo in città. «Facendo un piccolo bilancio di questi primi sei mesi di ostello non possiamo che sorridere: i risultati ottenuti sono andati oltre le nostre più rosee aspettative, abbiamo avuto un’occupazione alta anche nei mesi di bassa stagione, riscontrando un entusiasmo e un apprezzamento da parte degli ospiti – anche per Genova in generale – che ci ha dato ancor più energia e ottimismo. Abbiamo da poco superato quota 1.000 ospiti e ci è difficile elencare tutte le nazionalità, sono troppe! Crediamo fermamente che i servizi siano l’arma in più per continuare a crescere, quindi abbiamo in progetto walking tour, pubcrawl e cene in ostello. Questo grazie anche all’impegno forte con il Civ Maddalena e l’associazione Ama Abitanti Maddalena, due splendide realtà che sono letteralmente il motore della rinascita del quartiere, tante idee e tanto impegno disinteressato sono le caratteristiche che le accomunano».

    In particolare, la nascita di questa associazione di cittadini – costituita anch’essa pochi mesi fa – ha permesso il vero rilancio del quartiere: «La nascita di Ama ha permesso la conoscenza tra abitanti del quartiere e la loro partecipazione attiva alle iniziative, raccogliendo la necessità di poter aderire a uno strumento organizzato e ufficialmente costituito, in grado di operare azioni di riqualificazione sociale e culturale e di essere soggetto relazionale con le istituzioni. Le azioni fino ad oggi svolte hanno contribuito ad elevare tra gli associati, ma non solo, il senso di vivibilità degli spazi pubblici, la presa di coscienza che se uno spazio è pubblico allora è anche nostro e non dobbiamo essere renitenti nel viverlo e attraversarlo. Le cose possono migliorare se tutti lo vogliamo ed ognuno di noi è disposto a mettersi in discussione e a partecipare».

    Marta Traverso

  • Centro Storico, invasione di sigarette elettroniche, slot e fast food

    Centro Storico, invasione di sigarette elettroniche, slot e fast food

    rifugi-solidi-urbani-cancelloCari amici appassionati di glamour e di design, le tendenze della primavera-estate 2013 sono chiarissime e innovative;  in assenza di governo (ladro o meno che sia) la pioggia prosegue il suo incarico in regime di “prorogatio”, la necessità di larghe intese si fa pressante in tempi di moda “curvy”aperta alle taglie extra large, in netta controtendenza con le rigorose politiche di austerity di montiana memoria.

    La trasformazione è in atto anche nella nostra città, la primavera 2013 vede nel nostro Centro Storico il trionfo della plastica, simbolo del nuovo tipo di commercio che invade le nostre strade; Sigarette Elettroniche, Sale Bingo e Fast food  prendono piede prepotentemente nei nostri vicoli, modernizzando il commercio e rendendolo finalmente uguale a quello di una qualsiasi altra città del mondo progredito.

    Ma il design urbano non è insensibile alle richieste dei cittadini più tradizionalisti,  quelli che, in maniera forse un po’ anacronistica difendono ancora le attività commerciali della nostra tradizione, come latterie, forni e friggitorie, forse superate, ma dall’innegabile fascino vintage. Come si vede nella foto, la scelta è stata decisa e rivoluzionaria; il vicolo blindato, per preservarne l’autenticità dalla contaminazione del consumismo dilagante, diventerà un’oasi felice della città  legata alla tradizione e alla cultura.

    Nel Centro Storico verranno create queste riserve protette, dei piccoli ghetti riservati agli amanti dei libri e del cibo genuino, visitabili  in orari limitati anche dai turisti curiosi di osservare queste specie tutelate. Nel resto della città  continuerà invece la moda del commercio in plexiglass,  i fast food  finalmente renderanno Genova una città moderna e cosmopolita, la resistenza dei forni  e della loro focaccia unta (decisamente poco fashion) verrà estirpata da questa nuova onda di civiltà plastificata; le librerie, spazi inutilmente ingombranti  e poco redditizi,  luoghi pericolosi per il rischio di incendi e di diffusione di idee non allineate, verranno relegate nei nuovi ‘vicoli-riserva’, la cui fruizione sarà destinata  solo ad un pubblico adulto, e  in cui queste pratiche di perversione culturale verranno tollerate.  In un’epoca di normalizzazione del vizio, dove anche la sigaretta diventa elettronica  e la cartina segue lo stesso declino della carta (usata sia per produrre ingombranti libri sia per avvolgere la focaccia), questi nuovi vicoli della tradizione diventeranno una nicchia di design vintage, i cancelli in ferro battuto  rappresenteranno la chiusura verso il mondo dell’innovazione ma anche la loro risorsa principale, quella  di mantenersi diversi e alternativi. Torrefazioni, latterie, drogherie, antiche botteghe artigiane troveranno qui rifugio, finanziate con la vendita di biglietti ai turisti che vorranno provare l’emozione e il brivido di un tour safari in questa realtà così particolare,  questo Red Light District genovese che diventerà una specie di zona franca in cui circoleranno liberamente libri, panissa e frisceu, ma solo per uso esclusivamente personale e da consumarsi in loco.

    I puristi un po’ retrò avranno così la loro zona protetta, che resiste coraggiosamente alla modernizzazione incipiente (e che verrà per questo denominato Centro Stoico) ,il rischio di estinzione verrà scongiurato,  e nello stesso tempo la città potrà imboccare la via del commercio globale e dei negozi intercambiabili (dove le attività commerciali si alterneranno mensilmente, tra fallimenti e cambi di gestione, per non annoiare i cittadini).

    Mentre nella riserva-vicolo si tollererà lo spaccio di romanzi e di saggi di economia politica, l’Italia troverà nuovi leader rottamatori, giovani e appassionati di cultura, pronti ad affrontare la nuova e impegnativa sfida che attende il nostro Paese,  quella di Amici e del futuro Ministro della Cultura, Maria De Filippi.

     

    Dottor Grigio

  • Equitalia s.p.a: la società, l’organizzazione, l’attività di riscossione

    Equitalia s.p.a: la società, l’organizzazione, l’attività di riscossione

    EquitaliaNelle scorse settimane abbiamo avuto modo di tornare sull’annoso (dannoso…) argomento Equitalia. Questa settimana volevo spiegare ai nostri lettori come nasce, come si sviluppa e come funziona questa Società per Azioni molto, ma molto particolare…
    Equitalia è la società pubblica (51 % Agenzia delle Entrate e 49% INPS ) incaricata della riscossione dei tributi a livello nazionale. Per tributi intendiamo tasse, imposte e quant’altro di spettanza degli enti pubblici, mai di bollette delle utenze domestiche o cose simili!

    Con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha cambiato nome in Equitalia S.p.A., il servizio nazionale della riscossione dei tributi è tornato in mano pubblica. La riforma della riscossione è avvenuta con l’entrata in vigore dell’art. 3 del decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005 deliberato dal Governo Berlusconi convertito con modificazioni nella legge n. 248 del 2 dicembre 2005.
    Fino al 30 settembe 2006 la riscossione era affidata in concessione a privati (prevalentemente banche), una quarantina circa. Con il dl n. 223 del 4 luglio 2006 il governo Prodi autorizza Riscossione S.p.A. ad utilizzare i dati in possesso dell’Agenzia delle entrate.
    Equitalia dalla sua costituzione ha raggruppato i vecchi concessionari attraverso una campagna di acquisizioni e fusioni, al fine di ridurre il numero totale degli Agenti della riscossione, che nel 2011 sono confluiti in 3 sole società. Infatti, nell’aprile 2009 l’ambito di Genova passa da Equitalia Polis S.p.a ad Equitalia Sestri S.p.a., mentre l’ambito di Salerno passa da Equitalia Etr S.p.a. ad Equitalia Polis S.p.a. Nel maggio 2009 Equitalia Gerit S.p.a. acquista Equitalia Frosinone S.p.a. Nel giugno 2009, Equitalia Etr S.p.a. incorpora Equitalia Foggia S.p.a., mentre l’ambito di Lucca passa da Equitalia SRT S.p.a. ad Equitalia Cerit S.p.a. Dal gennaio 2010 Equitalia Perugia S.p.a. ed Equitalia Terni S.p.a. si fondono, dando luogo a Equitalia Umbria S.p.a. Dal gennaio 2011 Equitalia Etr S.p.a. incorpora Equitalia Lecce S.p.a. Con le operazioni societarie del 1º luglio, del 1º ottobre 2011 e la messa in liquidazione di Equitalia Basilicata S.p.a partecipata da privati, dal 31 dicembre 2011 restano operative:

    Equitalia Nord S.p.a.
    Equitalia Centro S.p.a.
    Equitalia Sud S.p.a.
    Equitalia Servizi S.p.a.
    Equitalia Giustizia S.p.a.

    Equitalia esercita la riscossione dei tributi sull’intero territorio nazionale, esclusa la Sicilia. In particolare, Equitalia esercita sia la riscossione non da ruolo, che riguarda i versamenti diretti, per esempio, la riscossione dei versamenti unitari con compensazione mediante Mod. F24, la riscossione dei tributi e delle altre entrate versate con mod. F23, la riscossione dell’Ici, sia la riscossione a mezzo ruolo, che è effettuata sulla base della notifica di una cartella di pagamento o altro avviso (accertamento esecutivo per i tributi erariali c.d. AVE o avviso di addebito per la riscossione dei contributi previdenziali INPS c.d. AVA).
    Il Gruppo Equitalia si compone delle società Equitalia S.p.a. (capogruppo), delle società da essa controllare e di altri tre agenti della riscossione presenti su tutto il territorio nazionale con esclusione della sicilia, la cui società si chiama Riscossioni Sicilia S.p.A. (fino al 1° settembre 2012 denominata SERIT Sicilia Spa).

    Equitalia spa esercita funzioni prevalentemente strategiche, di indirizzo e controllo dell’attività degli agenti della riscossione, mentre gli agenti si occupano degli aspetti operativi della riscossione, gestendo gli sportelli e i rapporti con i contribuenti e con gli enti.
    Equitalia Servizi supporta gli agenti della riscossione sia come fornitore di soluzioni tecnologiche sia come interfaccia con gli enti.
    Equitalia Giustizia si occupa della riscossione delle spese di giustizia e delle pene pecuniarie conseguenti ai provvedimenti giudiziari passati in giudicato o diventati definitivi dal 1º gennaio 2008.

    Dal 1 gennaio 2012 la struttura degli agenti di riscossione, ossia delle filiali locali di Equitalia S.p.a., su pressoché tutto il territorio nazionale, organizzati su base regionale, con competenza provinciale è la seguente:

    Equitalia Nord S.p.a.: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia
    Equitalia Centro S.p.a.: Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Sardegna
    Equitalia Sud S.p.a: Lazio, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
    Sicilia: Riscossione Sicilia S.p.A., non facente parte del gruppo Equitalia S.p.a. ma 60% Regione Siciliana e 40% Agenzia delle Entrate, competente per tutto il territorio regionale.

    Per completezza di informazione, ecco le sedi:
    Equitalia Nord S.p.a. – Viale dell’Innovazione 1/b – 20126 Milano
    Equitalia Centro S.p.a. – Via Cardinale Domenico Svampa, 11 – 40129 Bologna
    Equitalia Sud S.p.a. – Lungotevere Flaminio 18 – ROMA

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Consiglio Comunale: regolamento per il controllo delle Società Partecipate

    Consiglio Comunale: regolamento per il controllo delle Società Partecipate

    palazzo-tursi-aula-rossa-d27Dopo 3 sedute in Commissione Consiliare giungeva finalmente ieri in Consiglio Comunale la delibera di Giunta sul Regolamento per il Controllo delle Società Partecipate. Un documento profondamente rielaborato, rispetto al testo iniziale, con l’obiettivo di accogliere le richieste dei gruppi di maggioranza e di opposizione puntando ad un’approvazione condivisa. Nonostante il lungo dibattito avvenuto in commissione gli emendamenti presentati soprattutto da M5S, Pdl e Lista Musso, hanno impegnato il Consiglio per metà mattinata e per tutto il pomeriggio con la discussione di ben 53 emendamenti e 14 ordini del giorno.

    Di questi la maggior parte è stata respinta, ma alcune modifiche, non volute dalla Giunta, sono state introdotte grazie ad un voto trasversale che ha visto M5S, Lista Musso, Pdl e Lista Doria sostenere col proprio voto un emendamento che consente alla ASPL (Autorità per i Servizi Pubblici Locali), oltre che al Comune  di Genova, di svolgere il controllo periodico sull’andamento delle società partecipate.

     

    COSA CAMBIERA’ CON L’INTRODUZIONE DI QUESTO REGOLAMENTO?

    Come ribadito da più consiglieri si tratta di un atto dovuto, in recepimento del decreto legislativo 18 agosto 2000 numero 267, in cui si prevedeva la necessità di introdurre un sistema di controlli sulle società partecipate dei comuni. Non si tratta quindi di un atto rivoluzionario, anzi, forse tardivo, ma che tuttavia colma un importante vuoto su questo argomento. Come ha detto il consigliere Boccaccio (M5S): «C’è da stupirsi che questo regolamento non esistesse».  Il cattivo andamento di molte partecipate, che spesso è emerso anche durante i lavori del Consiglio, e la conseguente necessità di intervenire con un’iniezione di denaro pubblico a loro sostegno sono pratiche che non possono più essere consentite in un momento in cui le risorse sono più scarse che mai. Il Regolamento introduce una serie di meccanismi di controllo dei bilanci delle partecipate, di verifica dei risultati ottenuti e di maggiore trasparenza nella divulgazione delle informazioni relative alle società con lo scopo di non consentire più gestioni inefficienti e poco chiare. Il concetto viene riassunto nelle parole del capogruppo dell’Udc Gioia che ha detto: «Spero possa terminare la situazione di partecipate che sono in perdita e non forniscono nemmeno i giusti servizi ai cittadini».

     

    Molti interventi sono stati fatti a favore della trasparenza delle società Partecipate, poiché nonostante i bilanci siano pubblici, la loro accessibilità è spesso complessa. Per questo si è prevista la realizzazione di una pagina web istituzionale di ogni partecipata sul sito del Comune di Genova, che dovrà essere regolarmente aggiornata e in cui dovranno essere pubblicati i bilanci e gli obiettivi strategici.

    Nonostante si tratti di un passo avanti, rimangono ancora alcuni dubbi sull’efficacia del regolamento. In fondo si tratta di uno strumento e, evidenzia Baroni (Ex Pdl, ora gruppo misto) «se si avessero voluto controllare i bilanci si potevano controllare anche prima. Non vorrei dare troppa enfasi, mi interessa la sostanza». Starà quindi nella corretta e scrupolosa applicazione delle regole il vero cambiamento di rotta e ciò dipende fondamentalmente dalla volontà politica del Consiglio. Inoltre Gioia (Udc) ritiene sia importante accogliere fino in fondo le finalità per cui la Corte dei Conti ha sollecitato l’adozione di questo regolamento, sottolineando che «di fronte a risultati negativi reiterati, gli obblighi di controllo impongono all’ente di valutare attentamente le condizioni che avevano portato alla scelta di creare la partecipata». In altre parole il Comune dovrebbe poter rinunciare alla sua quota se ciò portasse solo perdite e nessun vantaggio.

     

    PD CONTRO SINDACO DORIA E GIUNTA

    La mattinata del Consiglio era stata invece animata da uno scontro tra Pd e il Sindaco, testimoniata anche da una dichiarazione a firma del capogruppo Farello e del consigliere Vassallo in cui si afferma: «Visto l’aggravarsi della crisi di due importanti realtà industriali come Piaggio Aero Industries e Selex Es, ci aspettavamo che fosse il Sindaco Doria a portare in aula questioni così importanti». Il Pd aveva infatti proposto di inserire un articolo 54 ad inizio seduta per dare una prima risposta ai lavoratori di queste due aziende che negli ultimi giorni sono scesi in piazza col timore di poter perdere il proprio posto di lavoro. Vista la volontà espressa lunedì dal Sindaco Doria e dal Presidente della Regione Burlando di chiedere un confronto con il Governo e Finmeccanica su questi temi, il principale partito di maggioranza aveva deciso di ritirare la propria interrogazione a risposta immediata contando sul fatto che il Sindaco intervenisse in aula. «Oggi – si legge sul comunicato stampa del Pd – Consiglio Comunale e l’amministrazione nel suo complesso non danno buona prova di sé. Mentre ci dilunghiamo in discussioni su procedure e ripicche, le manifestazioni dei lavoratori Fiera e Selex rischiano di non trovare ascolto da parte della principale istituzione della città».

    Nonostante il tentativo, con una serie di interviste e con una seconda nota pomeridiana, di smorzare la polemica con la Giunta, accusando i partiti di minoranza di aver messo in atto «giochi della vecchia politica», resta agli atti l’ennesimo episodio di una difficile convivenza tra due anime della sinistra, spesso intente a dimostrare la propria diversità di vedute sugli argomenti importanti della città.

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Tortura, carceri e droghe: via alla raccolta firme per tre leggi popolari

    Tortura, carceri e droghe: via alla raccolta firme per tre leggi popolari

    coda-personeIntrodurre il delitto di tortura nel codice penale, cambiare la legge Fini-Giovanardi sul consumo di droghe, restituire dignità ai detenuti ripristinando la legalità nelle carceri superaffollate: tre punti cardine per il presente e il futuro della giustizia democratica nel nostro Paese che un “cartello” di oltre venti associazioni (www.3leggi.it), impegnate a vario titolo nel sociale, ha tradotto in progetti di legge di iniziativa popolare.
    Affinché le proposte vengano prese in esame dal Parlamento, come previsto dall’art. 71 della Costituzione, sono necessarie le firme di almeno 50 mila elettori, entro il 31 luglio. Un traguardo tutt’altro che impossibile a giudicare dalla costante affluenza di firmatari, in prevalenza under 30, che ieri pomeriggio (martedì 9 aprile ndr) hanno affollato l’apertura della campagna di raccolta a Genova, nello Spazio Aperto di Regione Liguria, in piazza De Ferrari, affiancati da volti molto noti in città come don Gallo, Luca Borzani e i coniugi Giuliani.
    In giorni cui va tanto di moda parlare di programmi di governo, ecco una proposta concreta, dal basso.

    I tre progetti di legge sono assolutamente autonomi ma interconnessi tra loro, come spiega Patrizia Bellotto di Cgil Liguria, tra le organizzatrici della raccolta firme: «Il filo comune della nostra iniziativa è il rispetto della dignità delle persone. Le carceri sono strapiene anche perché c’è chi paga un prezzo assurdo per qualcosa che non può essere un reato, come la clandestinità che punisce una condizione dell’individuo e non il compimento di un’azione illegale. Discorso simile si può fare per le pene derivanti da consumo di droghe leggere, che si sono trasformate in un sovraffollamento degli istituti penitenziari, senza alcuna possibilità di recupero per gli individui».

    Ma vediamo nel dettaglio di cosa parlano i tre progetti di legge.

    DELITTO DI TORTURA

    La prima proposta è immediata e mira a introdurre nel Codice penale un articolo 608-bis dedicato al reato di tortura, colmando così una grave lacuna come imposto dal diritto internazionale. In questo caso, il testo ricalca la definizione di tortura codificata dalla Convenzione delle Nazioni Unite: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che infligge ad una persona, con qualsiasi atto, lesioni o sofferenze, fisiche o mentali, al fine di ottenere segnatamente da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o su di una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su ragioni di discriminazione, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La pena è aumentata se ne deriva una lesione personale. È raddoppiata se ne deriva la morte. Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione del fatto, o che si sottrae volontariamente all’impedimento del fatto, o che vi acconsente tacitamente”. Inoltre, si vieta al governo italiano di garantire l’immunità diplomatica a stranieri condannati per questo reato in un altro Paese e se ne impone l’estradizione.

    «L’introduzione del reato di tortura è un punto fondamentale per il nostro ordinamento – ha commentato l’avvocato Alessandra Ballerini – basti ricordare la sentenza sul processo del G8 in cui viene ribadito che se tale reato fosse stato previsto, alcuni poliziotti e alcuni medici avrebbero dovuto risponderne».

    Secondo Stella Acerno di Amnesty International Liguria la questione è, inoltre, «strettamente legata alla formazione delle forze dell’ordine, che devono essere attori chiave del sistema di tutela e garanzia dei diritti, temi su cui ci interrogano, ad esempio, le sentenze sui casi Sandri, Aldrovandi e Cucchi».

    coda-persone-2CARCERI

    Più complessi i 26 articoli che puntano a una riforma del sistema detentivo italiano per ridurre il sovraffollamento delle carceri. «C’è una riscoperta sensibilità sul tema delle carceri, forse anche grazie alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che l’8 gennaio ha condannato l’Italia per tortura» sottolinea Ballerini, che prosegue: «In Italia ci sono attualmente 66mila detenuti a fronte di una capienza massima di 44mila. In questo momento, se una persona finisce in carcere, sa che sarà sottoposta a tortura: vogliamo evitare che chi deve scontare una pena detentiva, entri in carcere finché non sia garantita la tutela della propria dignità».

    Tra i principali obiettivi di questo progetto di legge vi sono la conversione della pena in caso di mancanza di posti disponibili nelle case circondariali, la modifica delle disposizioni della legge ex Cirielli sulla recidiva, l’abrogazione del reato di clandestinità previsto dalla legge Turco-Napolitano, l’istituzione di sanzioni alternative per i reati che al momento prevedono una detenzione fino a sei anni e l’introduzione di un Garante nazionale dei detenuti che vigili sullo stato delle carceri italiane.

    DROGHE

    La terza proposta, infine, vuole modificare l’attuale impianto legislativo sul consumo di droghe, superando il sistema punitivo introdotto dalla legge Fini-Giovanardi, per giungere a una radicale depenalizzazione del consumo e a una netta differenziazione tra assunzione di droghe leggere e pesanti. «Con questa terza legge – conclude l’avvocato Ballerini – puntiamo a una profonda riforma delle azioni che dovrebbero garantire l’accesso ai programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti in contrapposizione agli inutili percorsi punitivi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Scec, moneta alternativa: incontro pubblico a Genova Bolzaneto

    Scec, moneta alternativa: incontro pubblico a Genova Bolzaneto

    Soldi e MoneteMercoledì 10 aprile 2013 (ore 20) a Genova Bolzaneto, nei locali della SOMS La Fratellanza, si svolge un incontro non formale tra cittadini, negozianti e associazioni del quartiere per conoscere il progetto Arcipelago Scec.

    Creato a Napoli nel 2008, conta a oggi oltre 15.000 iscritti in tutta Italia e numerose attività commerciali aderenti: a Genova fanno parte di Scec – fra gli altri – il laboratorio di saponi artigianali Eticologiche, il locale di musica live Count Basie Jazz Club e il portale Promogenova.it.

    Scopo dell’incontro è capire insieme cosa è lo Scec, come si usa e soprattutto come, facendo “rete”, si rivitalizza l’intero quartiere partendo da chi vi opera e chi lo vive.

  • Servizio civile, bando regionale: via al finanziamento in Liguria

    Servizio civile, bando regionale: via al finanziamento in Liguria

    futuroLa Regione Liguria promuove il servizio civile regionale, ossia quell’insieme di progetti finanziati dagli enti locali e rivolti alle persone che non hanno i requisiti per accedere al bando di servizio civile nazionale (per esempio ragazzi minorenni).

    Nella seduta di Giunta dello scorso venerdì 5 aprile, l’Assessore Lorena Rambaudi ha sbloccato un finanziamento di 230mila euro per il servizio civile regionale, allo scopo di attivare un bando per gli enti di servizio civile accreditati della Regione. Gli enti potranno presentare i loro progetti – rivolti a studenti delle scuole superiori di età compresa tra i 16 e i 18 anni – entro martedì 30 aprile 2013. A seguire verrà pubblicata la graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento, infine il bando.

    Al momento, invece, non vi sono certezze per quanto riguarda il bando 2013 di servizio civile nazionale: lo scorso 25 marzo l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ha approvato una graduatoria “provvisoria” dei progetti ammessi (1.624 sui 1.756 presentati), mentre il 28 marzo il Ministro Andrea Riccardi ha garantito lo stanziamento di 50 milioni di euro per i progetti di quest’anno: 30 milioni arrivano dal Fondo solidarietà vittime di mafia e 20 milioni dal Fondo mecenati per l’impresa giovanile. Si presume che il bando potrebbe essere attivo da maggio, ma non si sa ancora quanti posti saranno messi a bando e quanti progetti saranno dunque approvati.

    Sono infine state depositate la motivazioni della sentenza che riguarda l’inclusione di cittadini stranieri al servizio civile: la Corte d’Appello di Milano ha stabilito che il fine ultimo del servizio civile non è tanto la “difesa della patria” – ragione per cui al concetto di patria si associa inevitabilmente la cittadinanza nello Stato – quanto piuttosto a “doveri di solidarietà sociale” che accomunano tutti coloro che risiedono in uno Stato e non solo i cittadini in senso stretto.

  • Registro unioni civili: quali diritti per le coppie di fatto?

    Registro unioni civili: quali diritti per le coppie di fatto?

    Sentenza del TribunaleIL PRECEDENTE

    Gennaio 2009: il Comune ha da alcuni mesi dato il via libera al primo gay Pride di Genova, ma è polemica sulla data. La Curia ha infatti chiesto che venga slittato in un altro giorno rispetto a quello previsto, poiché sabato 13 giugno si svolgerà la processione del Corpus Domini. Il Cardinale Bagnasco non esprime tuttavia un aperto e totale dissenso, mantenendo una posizione di cautela: «Manifestare il proprio pensiero nella maniera corretta, senza offendere la civiltà e le idee degli altri, è un diritto inalienabile».

    Febbraio 2009: viene presentato alla città il logo ufficiale del Gay Pride. L’immagine simbolo della manifestazione contiene un arcobaleno colorato, il simbolo della Lanterna e un cerchio rosso con la scritta 40 anni, in quanto il primo evento a sostegno dei diritti degli omosessuali si è svolto a New York nel 1969, presso il bar Stonewall Inn. Non ci sono ancora ufficialità sulla data.

    27 giugno 2009: si svolge il Gay Pride a Genova, che vede camminare per le vie della città circa 200.000 persone (50.000 secondo la questura). La Sindaco Marta Vincenzi partecipa al corteo e dal palco di piazza De Ferrari pronuncia queste parole: «Continuo a dire agli organizzatori che Genova si candida anche in futuro ad essere la città dei diritti». Un primo passo verso l’istituzione di un registro per le unioni civili nella nostra città.

    Marzo 2011: la Corte Costituzionale dichiara legittima la legge regionale contro le discriminazioni. La sentenza 94/2011 garantisce piena parità di accesso a servizi pubblici e privati senza discriminazioni. Per esempio, la legge rende possibile designare una persona anche non consanguinea quale referente per informare sulle condizioni di salute e sulle terapie mediche, in caso di ricovero.

    Febbraio 2012: elezioni comunali di Genova, i candidati per le Primarie del Centrosinistra rispondono a undici domande di Uaar, tra cui una sulla posizione in merito al registro per le coppie di fatto. Tutti favorevoli incluso Marco Doria, che ha inserito nel proprio programma elettorale – anche dopo la vittoria alle Primarie – l’istituzione del registro.

    Ottobre 2012: il Comune di Genova pubblica sul proprio sito la notizia dell’imminente istituzione del registro unioni civili. Entro Natale, su iniziativa dell’Assessore Elena Fiorini, si potranno «regolare tutte le forme di convivenza fra due persone che non accedano volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio». Il registro non riguarda infatti solo le coppie omosessuali, ma anche coppie eterosessuali che scelgono liberamente di non sposarsi.

    Novembre 2012: si svolge il primo incontro fra le istituzioni e le associazioni coinvolte nelle politiche della famiglia. Un primo passo nel percorso per l’istituzione del registro.

    29 dicembre 2012: l’Assessore Fiorini annuncia che è pronto il testo del regolamento del registro. Nei primi mesi del 2013 avverrà la discussione in Giunta e in Consiglio Comunale, se approvato entrerà in vigore. Il registro è già stato istituito nei mesi scorsi in diversi Comuni della Liguria: il primo in ordine di tempo è stato Cogoleto e l’ultimo Ortonovo.

    IL PRESENTE

    Coppie di fatto e unioni civili: termini che abbiamo sentito spesso negli ultimi giorni, soprattutto nella cronaca locale. Termini su cui tutti noi pensiamo di avere un’opinione (quasi sempre “totalmente a favore” o “totalmente contro”) ma di fatto senza avere una precisa cognizione del loro significato. Per questa ragione abbiamo chiesto delucidazioni all’avvocato Damiano Fiorato, responsabile giuridico nazionale e referente regionale di Equality Italia – rete per i diritti civili, dirigente nazionale Arcigay e responsabile ( con Daniele Ferrari) dello Sportello Legale di Approdo Arcigay.

    Anzitutto, cosa intendiamo per “unione civile”? «In Italia “unione civile”, in termini giuridici, non esiste. Si usa questa espressione – a mio avviso a sproposito – per indicare i Registri delle coppie di fatto che oramai oltre cento comuni italiani hanno adottato. Ho detto “a sproposito” perché, nel linguaggio tecnico, con l’espressione “unione civile” si fa più che altro riferimento a istituti equipollenti al matrimonio eterosessuale (esistenti in molti Paesi del mondo ma non in Italia), non per il Registro che i Comuni possono istituire. Quest’ultimo è piuttosto un mero strumento amministrativo che può avere ricadute molto utili nel vissuto quotidiano delle coppie di fatto. Io preferisco piuttosto parlare di “Registro delle coppie di fatto” e di “coppie di fatto registrate”».

    In questo senso, è importante comprendere quali coppie potranno registrarsi una volta che il Registro sarà entrato in vigore. «Il Registro non conferisce di per sè alcun nuovo diritto a singoli o alle coppie. Il Comune non potrebbe mai attribuire nuovi diritti perché non ne ha il potere. Si tratta tuttavia di uno strumento amministrativo molto utile, come dicevo anche prima, con ricadute pratiche nella vita di tutti i giorni delle coppie di fatto. Anzitutto il “Registro delle coppie di fatto” permette di evitare sperequazioni tra coppie sposate e coppie non sposate, coppie eterosessuali e coppie omosessuali nell’accesso ai sevizi erogati dal Comune (per esempio e primi fra tutti per quelli relativi ai figli). In secondo luogo, è uno strumento molto concreto se concepito nell’ottica del rilascio contestuale dell’attestazione anagrafica con certificazionedel vincolo affettivo”. In questo caso (come è stato a Milano), il Registro serve a fornire maggiore certezza giuridica alla convivenza. La necessità di uno strumento del genere è particolarmente evidente quando, per esempio, si discute del diritto al risarcimento del convivente more-uxorio per danno da uccisione del convivente, o della successione nel contratto di locazione post mortem . Si tratta di diritti già esistenti, ma che in concreto possono rivelarsi difficili da provare. L’adozione dell’ attestazione anagrafica con l’esplicitazione del “vincolo affettivo” come motivo della convivenza ( in oggi il regolamento anagrafico del Comune di Genova prevede il rilascio della sola attestazione anagrafica, senza la certificazione del “vincolo affettivo”) permette di dare certezza giuridica a queste situazioni. Va aggiunto che, con la previsione del suo rilascio agli iscritti al Registro, si avrebbe la possibilità di evitare ogni abuso. Le coppie conviventi oggi possono anche calcolare in comune l’Isee, ma è una questione prettamente tributaria, che mette comunque in evidenza le lacune del nostro sistema, specie legislativo. Non vi sono dunque nuovi diritti, con l’attuazione del nuovo registro ma l’interesse del cittadino a un corretto procedimento per l’iscrizione da parte del Comune e non vi sono nuovi doveri se non quello – già esistente – del cittadino a dichiarare la verità nel momento in cui richiede l’iscrizione al Registro».

    Infine, qual è l’iter che l’approvazione del Registro avrà nell’immediato futuro? «L’approvazione definitiva avviene con voto a maggioranza da parte del Consiglio Comunale, al quale spetta la potestà regolamentare comunale. Per come mi sembra essere congegnato nella proposta della Giunta Doria, non dovrebbero esserci particolari problemi burocratici per accedere al registro in questione, se sussiste il presupposto della convivenza. Ma vedremo quale sarà il testo licenziato dal Consiglio, dopo la discussione e l’approvazione di eventuali emendamenti».

    Marta Traverso

  • Corso per diventare attore: Massimiliano Civica al Teatro Akropolis

    Corso per diventare attore: Massimiliano Civica al Teatro Akropolis

    Iscrizioni aperte per un nuovo workshop sul lavoro dell’attore, che si terrà teatro akropolisda mercoledì 17 a domenica 21 aprile 2013 al Teatro Akropolis di Genova Sestri Ponente. Il laboratorio Il mestiere dell’attore sarà condotto da Massimiliano Civica, autore e regista teatrale ed ex direttore artistico del Teatro della Tosse.

    Il laboratorio intende familiarizzare i partecipanti con gli strumenti specifici dell’arte della recitazione, quegli “utensili” che – come un artigiano – ogni attore deve padroneggiare per costruire il proprio racconto scenico. Uno spazio, il corpo, la voce e qualcosa da dire: ecco, ridotti all’essenziale, gli elementi fondanti del lavoro dell’attore.
    Su questi fondamentali si eserciteranno i partecipanti al laboratorio, prima analizzandoli separatamente e poi nella loro interrelazione scenica. Grande attenzione e lavoro saranno dedicati alla lettura metrica e allo studio di testi poetici italiani. Gli allievi lavoreranno su poesie di Pascoli, Metastasio, Poliziano, Leopardi, e attraverseranno, “assaggiandole” in punta di lingua, strutture metriche diverse, dal senario all’endecasillabo.

    Orari e costi: mercoledì, giovedì e venerdì: dalle 18 alle 22; sabato e domenica dalle 14 alle 18. Costo 150 € (numero massimo 20 partecipanti). Info e iscrizioni Luca Donatiello 329 9777850, laboratori@teatroakropolis.com.

    Massimiliano Civica svolge un percorso formativo composito che passa dal teatro di ricerca (seminari in Danimarca presso l’Odin Teatret di Eugenio Barba) alla scuola della tradizione italiana (si diploma in Regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico) per poi compiere un apprendistato artigianale presso il Teatro della Tosse di Genova (a contatto con il magistero di Emanuele Luzzati e il sapere scenico di Tonino Conte). Nel 2007 vince il Premio Lo Straniero e il Premio Hystrio-Associazione Nazionale Critici Teatrali per l’insieme della sua attività teatrale. Sempre nel 2007, a soli 33 anni, diventa direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova, dando vita al progetto triennale Facciamo Insieme Teatro, che vince il Premio ETI Nuove Creatività. Nel 2008 per lo spettacolo Il Mercante di Venezia vince il Premio UBU per la miglior regia. Come studioso ha collaborato con la cattedra di Metodologia della Critica dello Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma, e, nel biennio 2007-2009, ha tenuto la cattedra di Regia presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.

  • Musica elettronica: incontro con Duplex Ride al liceo Barabino

    Musica elettronica: incontro con Duplex Ride al liceo Barabino

    musica-concerti-chitarra-elettricaMartedì 9 aprile 2013 (ore 20-22.30) nell’aula magna del Liceo Artistico Klee Barabino – viale Sauli, nelle vicinanze di via San Vincenzo – un incontro a cura dell’associazione Duplex Ride sul tema Sinestesia (il mondo delle immagini a colloquio con quello del suono).

    Tema dell’incontro
    Il mondo dell’immagine e quello del suono hanno costituito per secoli ambiti esperienziali ed artistici spesso completamente separati e separanti. Poi, una serie di ottocentesche invenzioni e, soprattutto, molti dei portati scientifici, artistici e filosofici del 900, ridussero, fino quasi ad annullare, questa categorica distanza, tanto che noi testimoni del XXI secolo, viviamo ormai da tempo (basti pensare al cinema..) una definitiva familiarità della ormai quasi indissolubile fusione sinestetica tra il mondo dell’immagine e quello del suono…

    I relatori saranno Roberto Guerrini e Daniele Grosso, introdotti dal prof. Giulio Manuzio e con la presenza di Giacomo Grasso di Duplex Ride.

    A introduzione dell’incontro si definiranno il mondo fisico e fisiologico del suono: da “che cos’è un suono” agli strumenti musicali e le risonanze, dall’orecchio allle note musicali. A seguire Giacomo Grasso, insegnante e artista, mostrerà l’approdo del suo lavoro di ricerca con un live di musica elettronica e immagini.

  • Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    alberto-cappato3Direttore Generale della società Porto Antico di Genova S.p.A. dallo scorso 15 novembre 2012, Alberto Cappato (genovese, classe 1971, dal 1999 Segretario Generale dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni) ha ormai terminato la fisiologica fase di “rodaggio” post-insediamento e, inseritosi al meglio nel suo ruolo manageriale, ci accoglie con entusiasmo e ci offre una panoramica a 360 gradi del passato del Porto Antico, della situazione presente e dei tanti progetti per il futuro.

    Nominato anche in considerazione della sua fama internazionale e dell’esperienza sviluppata all’estero (laureato in Economia all’Università di Genova e di Nizza, PhD in Transport Engineering and Economics, con esperienze lavorative al polo scientifico di Sophia Antipolis di Nizza nell’ambito della pianificazione e del marketing territoriale, in un curriculum ancora molto più esteso), Cappato è sembrato essere ai membri del CdA della Società Porto Antico la figura ideale per il rilancio di un’area altamente strategica per la città di Genova, sia dal punto di vista culturale sia economico: in corso l’apertura ai mercati internazionali e la ricerca di nuovi partner, per un nuovo grande progetto di esportazione dell’eccellenza genovese nel panorama internazionale.

    Dottor Cappato, il Porto Antico ha compiuto vent’anni poco meno di un anno fa. Un bilancio di questo periodo di attività.

    «Dopo i primi anni di vita del Porto Antico, dal 1992 al 1996, con l’insediamento dell’Acquario come grande attrazione turistica, sono iniziate a Genova le operazioni di risanamento del centro storico e di espansione della città, proprio in concomitanza con il potenziamento del waterfront, e questo all’inizio ha limitato la sfera di azione dell’area portuale: infatti, si temeva che forzando troppo la mano sulla promozione delle attività del Porto Antico si rischiasse di danneggiare il recupero dei vicoli, appena iniziato. Per questo all’epoca si decise di optare per l’inserimento, all’interno del nuovo centro portuale, di esercizi commerciali diversi da quelli del tessuto urbano: il Porto Antico ha voluto e dovuto indirizzarsi quindi verso il settore della ristorazione, creando nel tempo una situazione di saturazione.
    Inizialmente questa si è rivelata una scelta vincente, un’offerta ampia e varia, per tutti i gusti e per tutte le tasche; oggi, in una situazione di crisi economica generalizzata, il mercato ristorativo langue più che in passato, anche se gli esercizi del Porto Antico resistono. Soprattutto dopo l’arrivo di Eataly, grande  colosso nazionale e brand di classe, la situazione si è smossa anche per gli altri soggetti, che sono costretti, o meglio stimolati dall’esempio virtuoso del fratello maggiore, a rendere la propria offerta sempre più attraente. Siamo orgogliosi del fatto che le attività già avviate, pur in questa fase di crisi, reagiscano al meglio; tuttavia, in questo momento, continuare a saturare l’area di ristoranti e bar non ci sembra la scelta più consona.
    Scongiurato ormai il pericolo di intralciare il percorso di riqualifica del centro storico, ci sentiamo dunque più fiduciosi nell’aprirci a nuovi tipi di attività, diverse da quelle ristorative: il Porto è un punto di riferimento importante per la città, unico caso di grande area pedonale per il relax e il tempo libero, ma anche maxi-contenitore di attività volte all’apprendimento. In una parola, “edutainment”, per imparare divertendosi: questo il leitmotiv che ha permesso di puntare sul turismo, richiamando un pubblico di bambini e ragazzi (con Acquario, Città dei Bambini, Area Gioco Mandraccio, ecc) e “svecchiando” l’immagine della Superba, città considerata anziana e di anziani, la cui popolazione è calata da 800 mila a circa 600 mila negli ultimi anni. Noi di Porto Antico S.p.A, che abbiamo la fortuna di gestire un’area chiave per il futuro dell’intera città, vogliamo dare un messaggio positivo, di crescita, con investimenti importanti e attenzione per le attività produttive (sia nel campo dell’industria pesante, che leggera, e dello sviluppo di software)».

    Come si è detto, il Porto Antico rappresenta sicuramente un’area strategica per la città. A questo proposito, quali sono i progetti in serbo per il futuro?

    porto-antico-bigo-M«Tanto per cominciare, la Vasca dei Delfini, il grande progetto di Renzo Piano per l’implementazione dell’Acquario, che vedrà raddoppiata la sua superficie. La vasca, pur trattandosi di una struttura galleggiante in cemento armato, mastodontica nei suoi 100 per 30 mq di dimensioni, si inserirà con leggiadria nello skyline portuale, senza appesantirne la silhouette. È una grande novità per l’Acquario, la più grande dopo 21 anni: noi di Porto Antico S.p.A crediamo molto in questa nuova avventura, tanto che abbiamo deciso di farci soggetto promotore e investirvi ben 30 milioni di euro. Gli altri soggetti partner (Costa Edutainement, Camera di Commercio, Comune di Genova e Autorità Portuale) contribuiscono a questo maestoso progetto, ma siamo noi a coordinare il gruppo di lavoro con il supporto del Comune di Genova. Ad esempio, Costa, di suo, ha finanziato con 3 milioni di euro, e altri 9 provengono dai residui delle casse delle Colombiadi, che abbiamo deciso di mettere a frutto in questo modo, reinvestendo per lo sviluppo del Porto stesso. Un retroscena: i lavori, che sarebbero dovuti essere già terminati, sono stati rallentati di ulteriori 3 mesi (rispetto al già accumulato ritardo) a causa del ritrovamento di reperti archeologici datati V secolo a.C. I reperti di cui disponevamo fino ad ora risalivano –i più antichi- al 200 a.C. e questa nuova scoperta fa retrocedere di ulteriori tre secoli la presunta datazione del Porto. Assieme ai ritardi, si sono accumulati naturalmente anche i costi per l’estrazione dei reperti, ma tutto ciò ci è sembrato lo stesso altamente positivo, tanto che già si pensa di creare, nella zona della nuova Vasca, un sito di valorizzazione archeologica dei ritrovamenti».

    Per finire, di pochi giorni fa l’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale dell’Antartide. Inoltre, di poco tempo fa anche la nuova esposizione Wow!

    «Certamente, tuttavia quello che ci preme è non solo attirare nuovi investitori e intraprendere altri progetti, bensì per prima cosa fare in modo che chi è già nella nostra squadra ci stia bene e voglia continuare a lavorare con noi, in un percorso in cui si prospettano certamente difficoltà, ma anche grandi successi. Attualmente i nostri spazi sono occupati non dico al 100%, ma quasi: restano libere solo poche aree da adibire a uffici o ad attività ludico-educative. Dopo l’inaugurazione di Wow! e il rinnovamento di MNA, i grandi contenitori sono stati tutti riempiti. Ora vogliamo soprattutto mantenere l’area attrattiva, come già è, e ancora di più: in programma, manifestazioni diverse lungo tutto l’anno, per mantenere viva la zona per i genovesi e per chi viene da fuori, richiamando flussi di turisti nazionali e internazionali».

    E non dimentichiamo il maxi-progetto per il restyling del Ponte Parodi… Una vera e propria espansione a Ponente: c’è un valore strategico in questa “conquista del West”?

    alberto-cappato2

    «Quella del Ponte Parodi è un’opera grandissima, e altrettanto complicata. La nostra società ha partecipato al progetto in prima persona, facendosene promotore e investendo molto, in termini sia di denaro che di aspettative, per un ulteriore ampliamento del waterfront portuale. Il nostro ruolo consisteva semplicemente nel favorire l’avvio dei lavori, tramite investimento monetario, e di farci da parte all’indomani dell’inizio del progetto vero e proprio, lasciando le redini in mano a un privato, la ditta francese Altarea, che seguirà i lavori e gestirà le operazioni del nuovo complesso, diventando quindi nostra partner nell’amministrazione del nuovo waterfront ampliato.
    Come già ha ricordato l’Assessore Bernini, a voi e ad altri organi di stampa locali, manca ormai davvero poco all’inizio dei lavori: sistemate le questioni relative allo spostamento delle attività con sede in quella zona, alla preparazione di Via Buozzi e alla realizzazione di uno scavo per la creazione del park interrato, non restano altri ostacoli e tra un paio d’anni si inizierà. Porto Antico S.p.A. ha deciso, a suo tempo, di inserirsi in questo maxi-progetto perché abbiamo (sia le amministrazioni precedenti, che io stesso, con il lavoro che sto portando avanti) sempre sostenuto l’importanza di generare un meccanismo virtuoso, per cui la riqualifica dell’area portuale inneschi anche una parallela rivitalizzazione della zona a monte, da Via Prè a San Teodoro, e così via, a completare il percorso intrapreso anni fa a Sarzano-Sant’Agostino.
    Non posso, poi, non citare anche il progetto altrettanto ambizioso della creazione di un tunnel subportuale  che consenta di ridurre l’utilizzo della Sopraelevata, trasformandone una parte in “green line” pedonale sul modello newyorkese, e mantenendo una corsia per la mobilità veloce tra Fiera e Porto Antico. Non ne siamo partner diretti, ma il progetto ci interessa, in quanto –attraversando l’area tra Piazzale Kennedy e San Benigno- investirà anche la nostra zona».

    Come vedrebbe l’ipotesi di riqualificare l’area del Molo e delle storiche Mura di Malapaga e inserirle in un continuum museale da Levante a Ponente? 

    «Naturalmente vedo di buon occhio tutto ciò che ha a che fare con l’ampliamento del waterfront: sia la realizzazione del progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso pedonale che unisca la Fiera del Mare con le zone industriali del Ponente, sia l’apertura a nuovi poli museali che possano completare la già articolata offerta del Porto Antico. È lo stesso che succede con Galata – Museo del Mare: gestito da un altro soggetto, facciamo squadra tutti insieme per creare un unico waterfront e giovare al territorio e all’economia. Ci sta a cuore intraprendere un percorso che coniughi e armonizzi i tre fattori economico, ambientale, sociale, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, o “sustainable”, come si usa dire. Pensi che in Francia la traduzione del termine inglese ha una connotazione leggermente diversa da quella di “sostenibilità” che diamo noi italiani: loro usano l’efficace “durabilité”, cioè “durabilità”, che a mio avviso trasmette bene l’idea di un percorso che deve portare nel tempo a ricadute positive. Come si possono avere ricadute positive se c’è uno squilibrio tra interessi economici, ambientali e sociali? In questo senso, stiamo cercando di aprirci alle energie alternative e alla mobilità elettrica».

    A questo proposito, mi viene in mente il progetto Illuminate. Ci racconti di cosa si tratta.

    «Si tratta di un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, riguarda sia l’area del Porto e i Magazzini del Cotone, che quella dell’Acquario, di cui si occupa però Costa. In generale, il progetto rientra sempre in un’ottica di risparmio e di attenzione alla sostenibilità ambientale, economica, sociale. Esso prevede la sostituzione dell’attuale illuminazione esterna con le moderne tecnologie a led, che garantiscono una riduzione del dispendio energetico di oltre il 50%, a fronte di eguale intensità e durata dell’illuminazione. Per quanto riguarda noi, il processo di sostituzione dell’attuale illuminazione riguarda l’area dei Magazzini e del Porto e si concluderà entro fine giugno 2013. Per ora, sono ancora in corso test di valutazione per scegliere il tipo di illuminazione più adeguata all’area, in base ai criteri di intensità, luminosità, tonalità (luce calda, luce fredda, ecc). Inoltre, anche valutazioni urbanistiche, per valorizzare la bellezza del sito e non far perdere l’appeal che ha oggi. Il progetto è finanziato in ambito comunitario e dal Comune di Genova, nell’ottica “smart” di riduzione degli sprechi e miglioramento dell’efficienza».

    Non solo Porto Antico S.p.A., ma anche Costa Edutainment, Comune di Genova… quanto la sinergia di soggetti diversi gioca a favore della crescita dell’area?

    alberto-cappato

    «Molto, senza dubbio. Nel caso di Costa Edutainment, ad esempio, c’è un rapporto di partenariato privilegiato: in quanto gestori di Acquario Village possiamo dire che loro sono nostri clienti ma, vista l’importanza del ruolo che l’Acquario gioca per la nostra Società, anche il ruolo di Costa non può essere relegato al rango di semplice “cliente”. Con loro, cooperiamo positivamente a tutti i livelli. Anzi, visto che io e il direttore di Costa Edutainment siamo entrambi neonominati e per giunta abbiamo lo stesso nome (Alberto De Grandi, succeduto a Carla Sibilla, attualmente Assessore al Turismo n.d.r.), molti dipendenti scherzano, dicendo che è iniziata l’”era dei due Alberti”. Anche con il Comune, il rapporto è ottimo e ci sentiamo sostenuti nelle nostre iniziative, sia da loro che dagli altri nostri partner e azionisti (Camera di Commercio e Autorità Portuale, partecipanti rispettivamente per il 43,44% e 5,6%, mentre il Comune ha il 51% delle azioni, n.d.r.)».

    Dunque Porto Antico non significa solo eccellenza italiana, bensì anche grande ponte verso l’Europa?

    «Certamente! È vero che fino ad ora il turismo dell’area del Porto è stato sempre più italiano e troppo poco internazionale, ma ora siamo giunti a una fase di svolta, in cui ci sembra auspicabile aprirci al mercato internazionale, anche per far fronte alla crisi generale e tenerci aperte varie possibilità. Ne possiamo vedere già i frutti: non da ultimo, sono riuscito ad intessere contatti con il Sudamerica, dove alcuni soggetti chiedono il nostro aiuto per l’apertura di un waterfront fluviale simile a quello genovese. Porto Antico S.p.A., mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare chi voglia intraprendere percorsi affini a quello genovese, crea anche una fonte di reddito ulteriore per la Società, da reinvestire in nuovi progetti di ammodernamento. A questo proposito, mi sto impegnando personalmente per “esportare” la forza di Genova nel mondo e in questi mesi ho già ottenuto qualche successo: lo scorso gennaio ho presentato il Porto Antico di Genova a una delegazione di AIVP – Associazione Internazionale Città e Porti e ho avuto modo di far conoscere le nostre attività. La città, infatti, è in lizza assieme a Tangeri e Durban per diventare sede della Conferenza Mondiale AIVP 2014, opportunità unica per far conoscere le nostre attrattive davanti a oltre 400 delegati da più di 40 paesi: se saremo scelti, ospiteremo la Conferenza nelle sale del Centro Congressi dai Magazzini del Cotone, fiore all’occhiello dell’area portuale, con sbocco diretto sul mare, ad allietare molti congressi lavorativi. Non sappiamo ancora se risulteremo vincitori ma in ogni caso, per il grande successo riscosso in quest’occasione, Genova si appresta adesso a fare da pilota per altri progetti analoghi in altre parti del mondo».

     

    Elettra Antognetti