Mese: Maggio 2013

  • Valpolcevera: la situazione di giardini e aree verdi nella mappa del Municipio

    Valpolcevera: la situazione di giardini e aree verdi nella mappa del Municipio

    valpolceveraGli spazi verdi pubblici sono elementi fondamentali del patrimonio non solo materiale ma anche sociale del nostro vivere quotidiano. Il degrado in cui essi spesso versano priva di decoro e dignità sia le istituzioni pubbliche – che dovrebbero occuparsi della loro manutenzione – sia l’intera realtà che ci circonda. Proprio a partire da questi presupposti e nonostante la scarsità di risorse economiche attualmente a disposizione, il Municipio Valpolcevera sta sviluppando delle azioni volte a conoscere lo stato dell’arte dei giardini e sensibilizzare la cittadinanza affinché tali spazi siano vissuti quali beni comuni da difendere e rispettare.
    «Da quando il nuovo ciclo amministrativo si è insediato una delle priorità è stata conoscere lo stato del verde della vallata – spiega l’assessore Patrizia Palermo – Con il progetto “Vivilo, Amalo, Adottalo” abbiamo iniziato una mappatura dello stato di tutti i giardini del territorio, attualmente ancora in corso, che richiede molto impegno. È un lavoro meticoloso che aggiorna ed integra una schedatura già eseguita nel 2006 e si pone l’obiettivo di creare una banca dati informatica da condividere sia all’interno del Comune, sia con i cittadini».
    Inoltre, il Municipio, con una serie di iniziative, è impegnato nel promuovere gli strumenti degli affidi e delle adozioni da parte di volontari ed operatori economici, esperienze che in alcune realtà hanno dato buoni risultati, consentendo il recupero delle aree verdi.
    Gli affidi sono rivolti ai cittadini volontari (singoli o in associazione); il Municipio fornisce il materiale necessario per la manutenzione e garantisce la copertura assicurativa per chi svolge l’attività di volontariato. Le adozioni sono rivolte agli operatori economici con contratti gestiti direttamente dal Municipio. Gli interessati possono scaricare la modulistica dal sito www.municipio5valpolcevera.comune.genova.it e poi inoltrarla al Municipio V Valpolcevera (Via Costantino Reta 3, 16162 Genova).

    «Una volta terminata la mappatura, ipotizziamo per fine giugno, saremo nella condizione di avere una fotografia completa della situazione dei giardini e decidere le priorità negli interventi», aggiunge Palermo.
    Il progetto – che si pone anche obiettivi educativi – prevede l’imminente coinvolgimento delle scuole soprattutto al fine di incentivare l’utilizzo della raccolta differenziata negli spazi pubblici. A tal proposito, presso la Casa Ambientale di via Maritano (Quartiere Diamante), stanno per partire dei laboratori offerti gratuitamente alle scuole della Vallata grazie a un contributo di AMIU.

    «Con i gettoni di presenza risparmiati nel 2012 dai consiglieri municipali abbiamo acquistato delle panchine ed un gioco che al più presto verranno installati – continua Palermo – Dai giardini esaminati finora emergono realtà diverse. Violenti e deprecabili atti vandalici, risorse scarse, sommate al logorio del tempo, in alcuni casi hanno portato a delle gravi situazioni. La messa in sicurezza dei giochi richiede interventi specifici da eseguire a norma anche solo per le piccole manutenzioni e stiamo valutando la possibilità di contratti di manutenzione con ditte specializzate, comunque molto onerosi».

    «Progetti di recupero totale di alcune aree che erano stati deliberati in passato, penso ai giardini Morchio a San Quirico oppure ai giardini Coni Zugna a Pontedecimo, oggi sono molto difficili da realizzare e forse è più utile fare interventi piccoli ma diffusi sul territorio – sottolinea l’assessore – I giardini di Piazzale Guerra a Rivarolo sono stati ristrutturati nel 2005 e provvederemo a installare qualche panchina in sostituzione di quelle attualmente lesionate. I giardini il Chiostro, purtroppo, sono stati oggetto di recenti atti vandalici e vedremo cosa sarà possibile fare. La sostituzione di un intero gioco costa moltissimo e allo stato attuale non possiamo permettercelo  – conclude Patrizia Palermo – Comunque ci sono anche delle notizie positive: alcune aree verdi della zona di Certosa, tra cui Piazza Petrella e le aiuole di Brin, sono state messe a bando dal Comune per la sponsorizzazione, mentre la sgambatura cani della Fillea è stata appena realizzata. Con molta fatica cerchiamo di andare avanti ma ci rendiamo conto che, per i cittadini, non è facile percepire il nostro sforzo».

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Sampierdarena: il punto sui lavori del Programma Integrato POR

    Via Buranello SampierdarenaA che punto sono i lavori del Programma Integrato POR-FESR di Sampierdarena? Gli interventi, da realizzarsi tra 2007 e 2013, erano stati pensati con l’obiettivo di promuovere la riqualificazione generale dell’abitato del quartiere, con la sistemazione della viabilità e degli assi stradali, il potenziamento dei servizi pubblici, la creazione di centri di aggregazione e servizi per anziani e bambini. Tra gli interventi, la riqualificazione di Via Buranello, Via Daste e Piazza Vittorio Veneto; il miglioramento della viabilità in Via Cantore e la ristrutturazione dei portici; l’incremento dei servizi del Municipio II, del centro anziani nell’ex biblioteca Gallino e dell’asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini. Infine, la ristrutturazione dell’ascensore tra via Cantore e Villa Scassi.

    Vediamo qual è lo stato dei lavori, punto per punto.

    Riqualificazione di Via Buranello: l’intervento prevedeva la riqualifica della strada, fiancheggiata da un lato dalla linea ferroviaria sopraelevata, la realizzazione di una corsia unica di 4 metri per mezzi privati/pubblici e di parcheggi sul lato mare, l’ampliamento dei marciapiedi, pavimentati in autobloccanti fotocatalitici. Per Piazza Barabino, la pavimentazione in arenaria, con bordi e cordoli in granito. Ancora, l’eliminazione e la razionalizzazione della segnaletica verticale e dell’arredo urbano. Investimento complessivo di 2 milioni di euro.
    Via Buranello SampierdarenaAttualmente, i lavori sono in via di ultimazione. È prevista la riasfaltatura finale dopo la realizzazione di attraversamenti per le reti impiantistiche in fibra ottica e di locali per la raccolta di rifiuti. Tuttavia, restano le perplessità dei cittadini: si riscontrano aspettative diverse tra commercianti e abitanti per l’organizzazione dei flussi di traffico ed è in corso di redazione un progetto complessivo di ridefinizione dell’assetto del traffico in tutta Sampierdarena, capace di soddisfare le aspettative di tutte le parti interessate. La fine dei lavori è prevista per  giugno 2013.

    Via Daste: in programma una pedonalizzazione e pavimentazione della strada, con riordino dei marciapiedi e delle aree di sosta. Inoltre, la riqualificazione dell’ingresso principale di Villa Scassi e della piazzetta davanti alle scuole Mazzini e Casaregis. Previsto anche il rifacimento dell’impianto di illuminazione pubblica e la realizzazione rete wi-fi. Il costo, 920 mila euro.
    Attualmente, i lavori sono sospesi a causa del fallimento della ditta. In corso le valutazioni per l’affidamento dei lavori a un altro partner, il termine per la chiusura del cantiere è quindi un’incognita.

    Piazza Vittorio Veneto: razionalizzazione delle aree di sosta, privilegiando quelle pedonali, per la fruizione pubblica. Inoltre, anche l’inserimento di una rotonda per agevolare la fluidificazione del traffico, diminuendo l’inquinamento e valorizzando l’aspetto estetico. Investimento totale, circa 450 mila euro. L’intervento si è concluso nel 2007.

    Via CantoreVia Cantore: asse di scorrimento e via commerciale, era previsto il miglioramento del porticato, nella pavimentazione e nelle parti a mosaico, e la riqualificazione dei marciapiedi, con scivoli pedonali, riordino degli arredi urbani e sistemazione dell’illuminazione. Il tutto, con oltre 850 mila euro di investimento. Anche qui, i lavori sono già stati conclusi (maggio 2012 per la riqualifica dei marciapiedi, e 2011 per gli interventi sul porticato).

    Palazzo del Municipio: previsti per il palazzo di Via Sampierdarena interventi di restauro e risanamento e la realizzazione di un ascensore esterno. Per quanto riguarda i servizi, in programma il potenziamento delle infrastrutture telematiche e una nuova sede per la Polizia Municipale. L’intervento (per la cifra di circa 1 milione e mezzo di euro) si è concluso in data 18 ottobre 2012.

    Ex biblioteca Gallino: per il potenziamento dei servizi alla popolazione, con particolare attenzione agli anziani, un intervento di trasformazione dell’edificio in questione, per facilitare l’inclusione sociale e offrire alle persone anziane un centro diurno di aggregazione. Per l’ex biblioteca, la dotazione di uno spazio didattico per l’avvicinamento agli strumenti informatici. Il tutto al costo di 400 mila euro.
    Fallita la ditta esecutrice, i lavori sono stati affidati alla ditta seconda classificata e l’esecuzione richiede ancora 120 giorni, è prevista per giugno 2013.

    Asilo nido nell’ex scuola di Via Pellegrini: demolizione del vecchio edificio e bonifica dell’intera area. Al suo posto, la creazione di un nuovo asilo nido, nell’area del Campasso, caratterizzata da forti criticità ambientali, nonché da alto tasso di natalità. Inoltre, in previsione il collegamento della scuola con le aree verdi retrostanti, finora non utilizzate, e la creazione di percorsi pedonali. Costituito da corpi indipendenti tra loro ma raccordati insieme da un unico “fulcro”, il corpo centrale è pensato in funzione di accoglienza e di spazio comune, anche per i genitori.
    Attualmente i lavori (1,6 milioni di euro) sono in corso di realizzazione. Approvata la variante di maggiori lavori, sono previsti ulteriori 110 giorno di lavoro. Si va a giugno 2013.

    Via CantoreAscensore di collegamento tra via Cantore e Villa Scassi: mediante la realizzazione di un impianto che prevede che la cabina sia prima traslata nella galleria attuale e poi sollevata su un piano inclinato, per poi uscire nella zona alta della Villa, in prossimità dell’Ospedale di Villa Scassi. La struttura deve favorire l’accessibilità al parco, al quartiere e all’ospedale stesso. L’intervento prevede la riqualificazione della galleria di accesso con l’inserimento di una cabina che verrà traslata in orizzontale e poi sollevata in obliquo fino a uscire al confine della villa, per eliminare le criticità di accesso e incrementare la sicurezza per gli utenti.
    Attualmente, c’è stata l’aggiudicazione provvisoria della gara d’appalto. La fine dei lavori (che sono costati circa 4,3 milioni), in questo caso, è stimata per febbraio 2015.

    Elettra Antognetti

  • Palazzo Ducale: incontri su arte, filosofia e Gabriele D’Annunzio

    Palazzo Ducale: incontri su arte, filosofia e Gabriele D’Annunzio

    Palazzo Ducale entrataLunedì 13 maggio 2013 due appuntamenti a Palazzo Ducale, entrambe conferenze a ingresso libero.

    Alle 17.45 presso la Sala del Minor Consiglio si svolge il primo appuntamento di un nuovo ciclo di eventi: Fine dell’immagine tra media, neuroscienze e filosofia. Una rassegna che la Fondazione Cultura ha organizzato in collaborazione con il Museo del caos ed è curata da Giuliano Galletta e Riccardo Manzotti.

    Tema di oggi è Arte e Anti-Arte – Come l’arte usa e abusa le immagini, con Laura Albers e Mario Perniola.

    A seguire (ore 21) nuovo incontro del ciclo Viaggiar per storie organizzata dalla Fondazione insieme alla FEG. Oggi lo storico Carlo Perfetti approfondisce il tema dei viaggi del poeta Gabriele D’Annunzio.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Elisa Traverso, Videoscrittori: “La prima volta che la vedo”

    Elisa Traverso, Videoscrittori: “La prima volta che la vedo”

    Elisa Traverso è una scrittrice genovese che ha partecipato a Videoscrittori cercando di raccontare la sua città, schiva e prudente.

    Con quali occhi si va alla scoperta di una città secondo te?

    «Attraverso l’amore, anche se è una parola abusata. L’amore è la chiave di lettura, come due persone che si incontrano e si scontrano vedendosi per la prima volta…»

    Quindi il tuo rapporto con Genova è conflittuale..

    «Eh beh si.. come tutti i rapporti d’amore! Picchi di positività e negatività indispensabili per poter amare… Per me è stato struggente scrivere questo racconto sulla mia città, mi emoziona molto…»

    Che colonna sonora immagini per un viaggio alla scoperta di Genova..

    «Domanda difficile… Sicuramente un brano strumentale, le parole mi sembrano di troppo. Non riuscirei a vedere un genere solo, credo ci siano aspetti jazz e aspetti blues… Però Genova è silente e la musica giusta per accompagnarla dovrebbe essere capace di rispettare questa caratteristica.»

    E se dovessi pensare ad uno scrittore che vorresti accanto in questo viaggio?

    «Forse un sudamericano, Gabriel Garcia Marquez. Lui secondo me Genova saprebbe capirla…»

     

    a cura di Marcello Cantoni

     

    “La prima volta che la vedo” di Elisa Traverso

    elisa-traversoÈ sempre il viaggio che mi porta, ma arrivo quasi sempre in ritardo. Non voglio perdere il tempo, così provo a lasciarlo esattamente dove è. Ma non ci riesco. Ho affinato le migliori scuse quando mi dicono di tutto. Viaggio senza orologio, in ogni caso.

    Sono dentro il mio viaggio impossibile. Ma qualcosa traina via la mia rotta, dietro una curva, improvvisamente. E mi ritrovo a strapiombo sul mare.

    La vedo.

    Violenta, immobile.

    Mi osserva di sbieco, mentre combatte con tutte le sue forze la comune curiosità. Mi osserva sempre di sbieco, capirò poi.

    É una donna segreta, che ti innamora adagio. Mi prende per mano e mi porta con sé, senza parlare.

    Scivoliamo giù verso il mare. Si muove sinuosa e tortuosa, mi confonde mentre fiuto la sua indole insidiosa.

    La vedo scoscesa e verticale obliqua, è lì ma irraggiungibile. È lì ma non è.

    Il mare è sparito davanti ai nostri occhi, in questa scalata a testa in giù. Trattengo il fiato senza accorgermene, mentre varco le soglie di un mondo quasi sotterraneo. Lei si è fatta cupa.

    Mentre si svela, scopro che in lei nulla è parallelo, e mi smarrisco nelle mille in-tersezioni della sua geografia emotiva. Quando mi sembra di capire, subito mi perdo dietro un nuovo angolo impensato. Sono continuamente smarrito mentre navigo le sue retrovie come le quinte di un palcoscenico che però, lei, non salirà mai. Perché lei vive di terra, lei vive di mare. Costumi di scena e copioni li lascia alle altre.

    Tutto questo mi lascia andare a un forma inconsueta d’amore, e questa volta è lei a essere in ritardo. In ritardo sul cuore.

    Scivolosa, leggo in lei pensieri lunghi e lontani mentre mi parla con perpetui ricordi di pioggia.

    Perché lei ha paura. Perché vive da sempre sul confine del possibile.

    Lei non si fida di me. Mi stringe e mi allontana, in una danza sgomenta. Prende le distanze come un geometra sbronzo. Si mette di traverso per non farmi passare. É disperata, vittima del suo malessere perfetto.

    Mi fa infuriare questa ritrosia lapidaria. Sto per andarmene, sconfitto.

    “Non mi lasciare”.

    Non so se era vero. Era proprio lei? Oppure un richiamo antico del mare dal sottosuolo.

    Piovono su di noi tutti i punti interrogativi del cielo, e si posano sotto i miei piedi, dappertutto. Mi costringe a guardare in alto. E non vedo altro che fine-stre, mi viene il torcicollo, mi gira la testa.

    “Sei quasi crudele” le dico.

    Ma mi viene a prendere la sua memoria orizzontale, e mi riporta a me stesso. Con lei mi trovo su un’ellisse sbilenca, e per non cadere via mi appiglio al gancio dell’ironia.

    E lei finalmente ride con me. Ride e si fa immensa, proprio mentre si spalanca davanti a noi il mare.

    Il mio cuore cade a piombo dentro l’acqua salata, mentre capisco esattamente dove sono. Mentre i punti cardinali trovano casa nei miei sensi. Lei si fa fiammeggiante e mi distruggo nei tramonti liquidi dei suoi occhi.

    Mi abbraccia, ed è la fine.

    Perché Genova ti abbraccia solo davanti al mare.

     

  • Teatro in Tilt: due giorni di spettacoli in San Bernardino

    Teatro in Tilt: due giorni di spettacoli in San Bernardino

    tiltSabato 11 e domenica 12 maggio l’ex Abbazia di San Bernardino ospita due giornate dedicate al teatro: la rete di compagnie teatrali Tilt ospita la terza edizione di Vetrina Expò 2013.

     

    In programma spettacoli teatrali gratuiti (ingresso a offerta libera) con tutte le compagnie di Tilt. Dal mattino le compagnie si presentano al pubblico con i loro stand, mentre al pomeriggio si svolgeranno due seminari: sabato 11 maggio il tema è Critica teatrale 2.0, mentre domenica si farà il punto sul progetto di Consulta Regionale.

    Per conoscere il programma degli spettacoli e quali compagnie sono coinvolte leggi il programma di Teatro in Tilt 2013. L’evento si potrà seguire anche via Twitter, tramite l’hashtag #teatrointilt. Tutti i presenti iscritti a Twitter sono invitati a scattare foto, segnalare e commentare gli spettacoli.

  • Cani dall’inferno: nasce a Genova una nuova casa editrice

    Cani dall’inferno: nasce a Genova una nuova casa editrice

    libri-lettura-letteratura-culturaL’amore è un cane che viene dall’inferno: il titolo di questa bellissima raccolta di poesie di Charles Bukowski ha ispirato, nel 2004, la nascita di un gruppo di lettura creato dai poeti genovesi Ksenja Laginja, Mauro Sbiello ed Enrico Marià. Un collettivo che gravitava intorno alla libreria e casa editrice Annexia e che ha proseguito la sua attività fino al 2006, quando lo spazio di Stradone Sant’Agostino ha chiuso i battenti.

    Negli ultimi anni si sono organizzati solo piccoli eventi autogestiti, in locali nel centro storico o nell’ambito di eventi cittadini quali la Notte della Poesia. Oggi, a quasi dieci anni dalla sua fondazione, Ksenja Laginja ha portato i Cani a rivivere trasformando il collettivo in una vera e propria casa editrice: «Il nome Cani dall’Inferno era stato scelto da Mauro Sbiello, che inserì una citazione di Bukowski nel suo primo libro. Un nome che ci rappresentava pienamente come persone e come artisti: un nome che indicava per noi un modo diverso di concepire la poesia. Non solo parole da scrivere o leggere, ma anzitutto una poesia “vissuta”, soprattutto nel suo atto performativo. Coltivavo da tempo l’idea di riunire chi ha gravitato intorno al progetto Cani dall’Inferno, sia tramite eventi sia con pubblicazioni di autori che appartengono a una certa nicchia e condividono la stessa visione poetica».

    Christian Humouda_quote 2In poche settimane, grazie “solo” alla promozione via Facebook, hanno ricevuto molte opere tra romanzi, antologie di racconti e sillogi di poesia. La linea editoriale è molto definita e risponde alle opere cui a suo tempo Annexia si rivolgeva. «Siamo alla ricerca di autori che propongono opere distanti da quanto il mercato editoriale oggi offre, che spesso vedono le loro opere rifiutate perché “con le poesie e i racconti non si mangia” ma che non vogliono avere a che fare con editori a pagamento – mi spiega Ksenja. – Sono io stessa un’autrice e nel mio lavoro di editore voglio portare ciò che io stessa pretenderei: un lavoro personalizzato sull’autore, dove all’editing e alla promozione si uniscono consigli mirati di lettura, segnalazioni a blog letterari perché gli autori possano fare “palestra di scrittura”, e così via. Essere un editore non significa solo pubblicare testi, ma donare esperienza. Ci interessa soprattutto trovare autori disposti a studiare e faticare molto, la poesia (ma anche la prosa) non deriva solo dall’ispirazione ma da un lavoro costante sulle parole, sul suono».

    La prima opera di Cani dall’inferno, che verrà pubblicata entro la fine di maggio, è la raccolta di poesie Ceneri postatomiche di Christian Humouda. «Per Christian si tratta dell’esordio letterario, un’opera a cui abbiamo lavorato molto e che ha la prefazione di Chiara Daino. Oggi Christian è anche autore del blog collettivo Words Social Forum, la cui redattrice Antonella Taravella sarà protagonista della nostra prossima pubblicazione, con la raccolta Le stanze del nostro inverno che uscirà entro l’estate».

    Cani dall’Inferno continua ad accettare manoscritti: per l’invio li si può contattare all’indirizzo canidallinferno@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Crisi e dibattito economico: le responsabilità dell’informazione

    Crisi e dibattito economico: le responsabilità dell’informazione

    giornaliUna conseguenza nefasta dell’affermazione dell’ideologia neoliberista negli ultimi trent’anni è stata quella di mandare in soffitta il concetto di responsabilità. Riconosco che questa affermazione possa incontrare vigorose obiezioni. Tuttavia resta il fatto che un capitalismo assoluto è concepibile unicamente se si accetta il presupposto che la libera ricerca del profitto individuale abbia come risultato il benessere collettivo; e in questa prospettiva, a lungo mitizzata, è inevitabile che gli obblighi del singolo verso la società si riducano sensibilmente. Se infatti basta che ognuno resti concentrato sul perseguimento della propria ricchezza personale per fare del mondo, come per l’azione di una “mano invisibile”, un posto migliore, allora una passiva osservanza della legge (cioè non commettere illeciti o reati) sarà sufficiente per sollevare l’individuo da ogni questione di opportunità, liceità o sostenibilità della propria condotta.

    Secondo questa visione, dunque, si è responsabili unicamente per la ricchezza che si produce e non per le conseguenze delle proprie azioni, dato che il libero mercato renderà queste conseguenze automaticamente soddisfacenti anche per tutti gli altri. Si tratta ovviamente di un’illusione, una prospettiva utile giusto per potersi auto-assolvere. Occorre invece tornare a dire che anche nella società moderna ogni individuo ha precise responsabilità di cui è chiamato a farsi carico.

    Lasciamo da parte le responsabilità morali, perché si tratta di un argomento alquanto spinoso; parliamo piuttosto di responsabilità professionali, soprattutto in relazione a ruoli di pubblica rilevanza. Parliamo dell’informazione. Il modo in cui si fa più o meno bene questo mestiere concorre al processo di formazione dell’opinione pubblica e quindi influenza in modo decisivo le scelte politiche. Per di più questi sono tempi cruciali, in cui chi si occupa di informare dovrebbe avvertire più che in altri momenti il peso della responsabilità della propria funzione: che poi è quella di selezionare e diffondere notizie sulla base della loro verità e rilevanza.

    Ora, quanti sono i giornalisti e gli editori in Italia che, cogliendo le implicazioni di quello che fanno, si preoccupano di attenersi scrupolosamente a questi criteri? Purtroppo bisogna andare a cercarli col lanternino. Non alludo qui soltanto a quelli che vengono definiti spesso “gli organi di stampa del potere”, cioè i giornali e i telegiornali vicini ai partiti e ai gruppi industriali; alludo anche a quelle voci che avrebbero la presunzione di far passare un’informazione alternativa, compreso – lo sottolineo – il blog di Beppe Grillo.
    In tutti manca ugualmente la capacità (e in alcuni casi, senza dubbio, la volontà) di agganciarsi al livello della discussione che si sta svolgendo all’estero, dove si sta ripensando l’intero assetto dell’economia mondiale. Il curioso effetto è che nel nostro paese si può assistere ogni giorno a dozzine di reportage su cassaintegrati, miseria e disoccupazione, eppure non si discute mai sulle ragioni economiche di questa deriva. Quello che qui da noi viene chiamato “dibattito economico” in realtà non ha nulla a che vedere con quello di cui stanno realmente discutendo gli economisti, i quali invece appaiono schierati su due fronti opposti piuttosto definiti: da una parte i fautori di una regolamentazione dei mercati e delle piazze finanziarie, del ruolo positivo dell’intervento statale e della funzione anticiclica della spesa pubblica (che non è sempre e solo “improduttiva”); dall’altra parte i difensori dell’austerità, quelli che “dalla crisi si esce tagliando la spesa pubblica, facendo sacrifici per essere più competitivi e aprendosi ai capitali esteri” (e che solo a margine si ricordano di dire che anche il sistema finanziario meriterebbe qualche ritocco).

    Economia, finanzeQuesti ultimi sono gli unici invitati nei talk-show di casa nostra. E lo si capisce da un semplice fatto: quale è stata l’ultima volta che avete sentito dire che in questo momento converrebbe aumentare la spesa pubblica e non tagliarla? Molto probabilmente non lo avete sentito dire da nessuno. Eppure si tratta della posizione che sta uscendo vincente nel dibattito internazionale, perché il prolungarsi della recessione ha reso evidente quanto fossero controproducenti le misure di austerità e perché le basi scientifiche di questa visione economica si stanno sgretolando: il capo economista del FMI Olivier Blanchard ha fatto dietrofront, ammettendo che le misure “recessive” sono molto più recessive di quello che loro avevano previsto; la “bibbia dell’austerità”, cioè uno studio di Reinhart e Rogoff del 2010 sugli effetti recessivi di un alto debito pubblico, presentava un grossolano errore di calcolo, che è stato scoperto da semplici studenti mentre rifacevano i conti per esercizio (non è vero cioè che i paesi con un debito/PIL superiore al 90% siano condannati alla recessione: al contrario crescono ad una media del 2,2%). Si dirà che fare spesa non si può, perché siamo costretti dai nostri partner europei ad una ristretta disciplina di bilancio. Ed in effetti è vero: tant’è che proprio questo fatto, cioè l’evidenza che esistano forti interessi contrari ad una strategia espansiva, sta attirando sempre più critiche sul progetto dell’euro. In Germania è nato “Alternative fuer Deutschland”, un partito euroscettico che promette di scompigliare le carte della campagna elettorale; l’economista francese Jaques Sapir commenta il report di una fondazione tedesca sui possibili scenari per concludere che una dissoluzione concordata dell’eurozona sarebbe la soluzione allo stesso tempo più realistica e ragionevole; Martin Wolf sul Financial Times spiega perché è intrinsecamente impossibile seguire la strategia della Germania tutti insieme; Oskar Lafontaine, ministro delle finanze tedesco all’epoca dell’introduzione dell’euro, dichiara che ormai è «necessario abbandonare la moneta unica»; infine il solito Paul Krugman sentenzia: «entrando nell’euro l’Italia ha trasformato se stessa, da un punto di vista macroeconomico, in un paese del terzo mondo con debiti denominati in valuta straniera; e si è esposta a crisi di debito».

    Potrei andare avanti per molto, ma quello che importa è che tutti questi pareri avrebbero un enorme rilievo per noi che cerchiamo di capire se valga la pena strangolarci per tenerci l’austerità e l’euro: eppure vengono sistematicamente ignorati. Lilly Gruber a Otto e mezzo imbastisce un finto dibattito invitando in trasmissione da una parte Alberto Alesina e Lorenzo Bini Smaghi, che in realtà sono sostanzialmente concordi sull’idea di austerità, e dall’altra Norma Rangeri, che blatera per tutto il tempo sulla fine del capitalismo, come se l’unica alternativa sia il comunismo. A Servizio Pubblico Santoro invita il pittoresco Paolo Becchi solo per parlare delle sue infelici dichiarazioni: e quando il professore prova ad accennare al problema dell’euro e a quello dell’atteggiamento mercantilista della Germania, viene confutato da Travaglio con il pregnante argomento che i Tedeschi hanno più eolico di noi.

    Attendiamo di vedere la puntata di Report di domenica prossima nella speranza che migliori un po’ il quadro complessivo; ma nel frattempo bisogna concludere che i media non stanno restituendo le reali proporzioni di quello che sta accadendo. Corruzione, evasione, sprechi, Casta, malgoverno e processi di Berlusconi sono tutti problemi che meritano di essere commentati e denunciati: ma NON hanno causato la crisi. E gli Italiani hanno il diritto di saperlo, se non altro per togliersi di dosso l’errata impressione che, se siamo a questi punti, sia soprattutto per colpa nostra.

    Per questo riequilibrare il dibattito è oggi una responsabilità precisa di chi fa informazione. Domani, quando sarà evidente come stanno le cose e ci si chiederà giustamente come sia stato possibile che nessuno abbia raccontato per tempo la verità, non si potrà invocare il “senno di poi” o dire che la situazione era difficile da decifrare: perché, come ho cercato di dimostrare, è ormai tutto perfettamente chiaro, almeno per quello che concerne gli estremi della questione. Rimane solo da capire perché  il mondo dell’informazione sia così indietro. In Francia è uscito un film-documentario, “Les nouveaux chiens de garde”, che ha messo in evidenza i legami esistenti tra media e gruppi politico-industriali. Emerge che uomini di potere e giornalisti condividono gli stessi luoghi di vacanza, partecipano agli stessi “club” riservati ed elitari, e a volte instaurano persino relazioni sentimentali (di solito la bella giornalista con il politico); ma soprattutto emerge la forte partigianeria mediatica a favore dei teorici di un’ideologia economica che pure è stata smentita per la sua incapacità di prevedere e poi correggere la crisi. Fa impressione constatare come negli ultimi trent’anni i Francesi si siano sentiti dire esattamente le stesse cose che ci sentiamo dire anche noi: “non volete fare le riforme”, “non siete produttivi”, “le tutele sociali sono un ostacolo allo sviluppo”, “avete vissuto sopra i vostri mezzi”, “dovete fare le liberalizzazioni”, “non dovete dare le colpe alla globalizzazione, ma cambiare voi stessi”, eccetera. Per cui, se oggi i media continuano ad attenersi a questo canovaccio, allora si dovrà ammettere che si rendono complici di una propaganda di parte. Non sapremo mai chi per ignoranza o chi per dolo: ma tutti si dovranno assumere la responsabilità di non aver saputo fare il loro lavoro.

     

    Andrea Giannini

  • Terzo Valico, Pontedecimo: istituzioni-cittadini, il confronto è tardivo

    Terzo Valico, Pontedecimo: istituzioni-cittadini, il confronto è tardivo

    Valpolcevera_da_MurtaUn confronto a tratti surreale tra due mondi troppo distanti, nettamente separati da un’incomunicabilità di fondo che ha contraddistinto il tardo pomeriggio di ieri presso la società “La Fratellanza” di Pontedecimo. Nella sala gremita dagli abitanti della Val Polcevera era in programma la prima assemblea pubblica – convocata dalla istituzioni – sul tema del Terzo Valico. Troppo tardi verrebbe da dire, quando ormai gran parte della popolazione si è già formata la propria opinione sull’utilità o meno della nuova infrastruttura ferroviaria e – volente o nolente – ha avuto a che fare da vicino con gli inevitabili disagi che un tale intervento comporta. L’assemblea è stata richiesta dai consiglieri di opposizione del Municipio Valpolcevera (mentre per la maggioranza solo dal consigliere Fds).
    Da una parte i cittadini, molti dei quali non rassegnati all’ineluttabilità delle cose, testimoni di vicende paradossali (vedi San Quirico) e dunque pronti a contrastare con decisione la realizzazione del Terzo Valico, dall’altra il vicesindaco Stefano Bernini, l’assessore regionale Raffaella Paita (Infrastrutture), il dirigente della Regione Giovanni Battista Poggi, alcuni rappresentanti del Cociv (general contractor) per la prima volta presenti ad un incontro pubblico sul territorio genovese e questa è già di per sé una notizia.
    Ma il metodo scelto è parso errato, come hanno fatto notare alcuni cittadini. Questi ultimi per porre domande dovevano necessariamente prenotarsi prima dell’inizio dell’assemblea, ritirare un biglietto e poi attendere il loro turno nel momento dedicato ai quesiti. Nonostante ciò le prenotazioni sono state numerose, mentre il tempo a disposizione dei singoli interventi era assai limitato.
    Sarebbe stato più costruttivo un tavolo di confronto con i tecnici del Cociv da un lato e quelli del movimento No Terzo Valico a proporre le alternative all’opera dall’altro. Non è andata così perché – spiace dirlo – ancora una volta il ricorso alla tanto decantata democrazia partecipata è arrivato fuori tempo massimo, quando le scelte politiche sono già state compiute ed una simile iniziativa assume le sembianze della beffa.

    «È un momento di informazione per la cittadinanza – spiega in apertura Iole Murruni, Presidente del Municipio Valpolcevera – il Terzo Valico è un’opera che vede posizioni diverse e noi auspichiamo che tutte possano confrontarsi. I compiti del Municipio sono quelli di ascolto e vicinanza, per questo abbiamo organizzato incontri con gruppi di persone interessati dai lavori, seguendo la vicenda degli espropri affinché nessuna famiglia fosse lasciata sola».
    I tecnici del Cociv, dopo una lunga illustrazione dell’iter approvativo, sottolineano come l’impatto maggiore dell’opera sia dovuto alla realizzazione delle gallerie: quelle principali e soprattutto quelle di servizio (le cosiddette “finestre” Polcevera, Cravasco, Castagnola, Val Lemme). Seguono gli interventi relativi alla viabilità, ovvero le opere di compensazione che qualcuno semplicemente chiama la “merce di scambio”: l’opera principale, forse la più utile per la cittadinanza, sarà la galleria che collegherà via Borzoli con via Erzelli, risolvendo così l’annoso problema dei numerosi tir in transito a ridosso delle case di Borzoli. Infine le opere prettamente ferroviarie: l’imbocco di Fegino, dove sorgerà il cantiere operativo per scavare la galleria principale, la finestra Polcevera dietro il Mercato dei fiori di San Quirico e la finestra Cravasco, appena sopra al paese di Isoverde.
    Raffaele Ippoliti, responsabile ambientale del Cociv afferma «È stato istituito un osservatorio ambientale che avrà il dovere di monitorare tutte le fasi dei lavori affinché siano rispettate le condizioni di sicurezza. La presenza di Arpal e delle altre agenzie regionali per l’ambiente è una garanzia in questo senso. Inoltre ci saranno 6 gruppi specifici dedicati alle seguenti tematiche: amianto, atmosfera, rumori, biodiversità, acqua, fauna e flora».

    Al primo giro di domande gli animi cominciano a surriscaldarsi. Una signora “espropriata” lancia l’accusa «Io la vicinanza del Municipio non l’ho mai sentita. Ho risolto la trattativa con il Cociv ma nessuno potrà restituirmi il valore affettivo della mia casa». Poi, rivolta al vicesindaco Bernini «Il Comune, fin dal 2004, sapeva che la mia abitazione sarebbe stata interessata dai lavori per il Terzo Valico, eppure mi ha concesso i permessi per ristrutturarla».
    Angelo Spanò, ex consigliere provinciale dei Verdi, ricorda «Le nostre colline sono piene di rocce amiantifere, sono stati eseguiti i carotaggi necessari? E si possono vedere i risultati? Per quanto riguarda la Galleria Borzoli, l’unica opera indispensabile per il territorio, i lavori sono fermi da dicembre».
    L’ingegnere Mauro Solari, a metà anni ’90 membro della commissione ambientale della Regione Liguria, sottolinea «All’epoca il Terzo Valico era stato bocciato più volte perché ritenuto inutile. Il fatto che l’opera sia stata autorizzata non vuol dire che serva al territorio e alla cittadinanza. Il peccato originale del Terzo Valico è quello di essere stato affidato al Cociv senza gara nel 1991, appenda due anni prima dell’entrata in vigore delle norme europee che impediscono l’affidamento diretto. La domanda principale è perché non sono mai state prese in considerazione le alternative all’opera?».

    Tra applausi per gli interventi del pubblico e contestazioni ai rappresentati istituzionali, l’assemblea è proseguita. Il vicesindaco Bernini, non senza qualche difficoltà, ammette «È vero, in passato ci sono state delle carenze a livello informativo ed alcune persone hanno ristrutturato delle abitazioni destinate ad essere espropriate. Adesso stiamo cercando di porre rimedio a queste situazioni tramite adeguati indennizzi economici».
    In merito ai carotaggi, Bernini afferma «I risultati sono stati messi a disposizione dei consiglieri comunali». Infine per la galleria di Borzoli «Abbiamo avuto un problema legato al conferimento dello smarino che ha rallentato i lavori. Ora stiamo trattando per individuare i siti adatti».

     

    Matteo Quadrone

  • Prima luce: concorso fotografico e mostra collettiva per under 35

    Prima luce: concorso fotografico e mostra collettiva per under 35

    sala-dogana-ducale-DISono aperte fino a giovedì 30 maggio 2013 le iscrizioni per la seconda edizione del concorso fotografico Prima Luce, organizzato da Profondità di campo e che prevede per i creativi under 35 selezionati una mostra collettiva in Sala Dogana dal 28 giugno al 14 luglio 2013.

    Il concorso Prima Luce mira a valorizzare tutti i progetti che, partendo dalla fotografia, si sviluppino utilizzando i suoi
    diversi e molteplici linguaggi, da quelli tradizionali ai più innovativi: dall’analogico al digitale, dal bianco e nero ai colori, dalla stampa tradizionale alle composizioni fotografiche, dai progetti audiovisivi alle installazioni artistiche. Obiettivo del concorso e della mostra è favorire la sperimentazione e lo sviluppo di nuove tendenze artistiche in campo fotografico, stimolando la giovane creatività.

    Il concorso è aperto ai giovani creativi italiani e stranieri under 36 che operano attraverso i linguaggi della fotografia. La partecipazione prevede la presentazione di un progetto fotografico a tema libero, che dovrà raccontare una storia o sviluppare un tema preciso. Ogni concorrente può partecipare con un solo progetto, composto da una o più fotografie.

    L’opera va inviata, senza alcuna quota di iscrizione, insieme alla scheda di partecipazione e una descrizione del progetto alla mail festival@profonditadicampo.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Fai, Fondo Ambiente Italiano: nasce a Genova il gruppo giovani

    Fai, Fondo Ambiente Italiano: nasce a Genova il gruppo giovani

    via-garibaldi-D1Venerdì 10 maggio 2013 (ore 19) si svolge a Palazzo Lomellino in via Garibaldi l’evento di presentazione del gruppo giovani FAI, una nuova squadra di volontari nella sezione locale del Fondo Ambiente Italiano, associazione che da oltre trent’anni si occupa di promuovere e tutelare l’eccezionalità del patrimonio ambientale e storico-artistico in Italia.

    In programma visite guidate al Palazzo, con mostra fotografica di Lidia Giusto e Stefano Ricco. A seguire, presentazione del gruppo e aperitivo musicale con Mnemosyne Ensemble.

    Saranno presenti Sonia Cevasco Asaro – capo delegazione FAI Genova – e Andrea Fustinoni – Presidente regionale FAI Liguria.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Istanbul, Turchia: Palazzo Topkapi e il suo splendido giardino

    Istanbul, Turchia: Palazzo Topkapi e il suo splendido giardino

    Topkapi 1Questa settimana vorremmo parlarvi di un giardino particolare ed esotico: quello del Palazzo Topkapi di Istanbul.
    Ho recentemente avuto occasione di visitare l’antica città di Costantinopoli, tra i vari siti ho molto apprezzato questo antico palazzo ed il relativo giardino.

    Innanzi tutto il grande parco è suddiviso in molteplici cortili interni, di ampie dimensioni ed una porzione di notevole estensione, attualmente adibita a giardino pubblico. Il tratto caratteristico che più mi ha colpito da subito consiste nella diversa concezione del rapporto costruito-vegetazione.

    Tale visione è qui completamente invertita rispetto a quella cui siamo abituati in Europa.Topkapi 2 In generale, da noi, predomina sempre l’edificio sul verde circostante, che costituisce mero completamento ed integrazione delle costruzioni. Nel Palazzo Topkapi, la situazione è esattamente opposta. Si è ivi in presenza di un complesso che è letteralmente realizzato e ruota anzi attorno ai cortili interni e che, su molti lati, si affaccia sull’ampio parco che parzialmente lo circonda.

    Le particolari condizioni climatiche hanno consentito, e forse persino suggerito, ai progettisti di incentrare l’edificazione del palazzo sull’elemento naturale. I cortili si susseguono infatti, in un continuo crescendo, gli uni dopo gli altri. Su di essi si affacciano vari gruppi di stanze, ciascuno destinato ad un diverso impiego: ai ricevimenti, alle riunioni politiche, alle cene, alle cucine… Dall’interno del palazzo si scorge quindi in ogni momento l’esterno, che è pertanto sempre presente e che caratterizza la visuale da ogni prospettiva. Il verde dei grandiosi cedri del libano, dei platani secolari, i colori delle fioriture primaverili ed estive nonché i loro profumi permeano le infilate delle stanze.

    Il “verde” è quindi tanto interno all’edificio che ad esso esterno: dalle porte affacciate sui cortili si scorgono le piante delle corti, dalle finestre laterali si possono sempre vedere gli alberi del parco che circonda il palazzo.Qui crescono piante ed arbusti e fioriscono i numerosi e maestosi ippocastani dalle bianche infiorescenze primaverili. A fare da “continuum” e “cerniera” tra l’interno e l’esterno, sono poi stati attentamente collocati alcuni corridoi o piccoli vani di passaggio, ricoperti di maioliche colorate, spesso a soggetto naturalistico o floreale.

    Topkapi 4Topkapi 3

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Tali pannelli in piastrelle riprendono, nei loro disegni, alcune delle essenze presenti nel parco e ricordano, anche nei mesi invernali, il lussureggiante paesaggio estivo, che diventa quindi ancor più parte integrante delle stanze dell’edificio.

    L’impatto estetico del giardino risulta poi particolarmente spettacolare in primavera, verso fine aprile, quando fiorisce il bulbo tipico e tradizionale di Istanbul: il tulipano. Ad esso è addirittura dedicato uno specifico giardino del Palazzo e tutte le aiuole della città ne sono stracolme. In particolare uno dei cortili interni del Topkapi, con una particolare e suggestiva fontana al centro, viene letteralmente ricoperto dalla fioritura di migliaia di bulbi, quest’anno di un rosso scarlatto.

    Topkapi 5

    L’effetto è ancora oggi incredibile ma stupefacente doveva soprattutto apparire all’antico visitatore del palazzo, all’epoca non avvezzo a questa pianta non ancora coltivata in Europa.

    L’insieme complessivo del progetto mirava poi a lasciare l’osservatore basito: innanzi tutto lo stile dell’edificio è molto particolare ed orientaleggiante, le fontane creano un suggestivo rumore d‘acqua che fa da sfondo al parco, i tetti sono dorati e splendono alla luce del sole intenso della Turchia e la vegetazione è studiata in modo da valorizzare tutto l’insieme. Alcuni alberi del parco sono infatti grandiosi e secolari, forse persino millenari, tanto che i tronchi cavi possono ospitare, al loro interno, più persone!
    Topkapi 6

    Le stesse cronache dell’epoca narrano proprio che il fine di tutto il giardino fosse, da un lato, arrecare piacere alla Corte ma, dall’altro, anche quello di stupire gli ambasciatori stranieri. In particolare, l’effetto veniva scientemente amplificato la sera quando il parco era illuminato con luci artificiali, mediante l’impiego di centinaia di tartarughe, cui veniva fissata una candela sul dorso, lasciate libere di girare per i numerosi cortili. La luce tremula illuminava così i marmi, faceva scintillare l’acqua, brillare i tetti in metallo dorato e risaltare dal basso, amplificandone l’effetto, le centinaia di tulipani, allora ignoti per il visitatore occidentale, stupito dalle musiche e dal contesto orientaleggiante, cui non era per nulla abituato.

    Tutta la scenografia era quindi attentamente studiata, mediante un sapiente utilizzo dell’arte e soprattutto della natura, per colpire l’immaginazione e rendere indimenticabile, nell’ospite straniero, lo splendore e la potenza di una corte e di una città millenaria, un tempo capitale dell‘impero romano d’oriente.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Palazzo Ducale: no all’omofobia, video con Nicla Vassallo

    Palazzo Ducale: no all’omofobia, video con Nicla Vassallo

    Poco più di cinque minuti per ricordare che l’amore omossessuale è amore come tutti gli altri. Quattro frasi nobili segnate su una schiena nuda per fissare nella mente che anche questo amore esige rispetto, il rispetto verso un diritto che non può essere fatto proprio da nessun orientamento sessuale e da nessuna ideologia. Ancora una volta, la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale ha scelto di celebrare la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia con un video d’autore e di forte impatto. La ricorrenza è stata istituita ufficialmente dall’Unione Europea nel 2007 e viene promossa ogni 17 maggio, anniversario della rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali prevista dall’Organizzazione mondiale sanità.

    Nicla Vassallo, docente di Filosofia teoretica dell’Università di Genova, ci spiega con quali convinzioni ha prestato la propria schiena all’opera: «Gli affetti, gli amori, le unioni dovrebbero essere considerati tutti su uno stesso piano perché se non lo sono, siamo razzisti, nel senso che privilegiamo rapporti in cui vige quasi una sorta di necessità e di obbligo nei confronti della procreazione rispetto a rapporti in cui la procreazione è una scelta. Con il nostro video, invece, vogliamo dimostrare che nelle unioni omossessuali c’è un amore ricco di poesia, al di là di quello che il mondo omofobo può pensare».

    Dietro la regia di Serena Gargani, dalle mani e dal pennello dell’artista e calligrafa Francesca Biasetton i versi in lingua originale di Sandro Penna, Vita Sackville-West, Federico García Lorca e Paul Verlaine passano alla schiena della filosofa. In “Questo è amore – This is love”, come è stata intitolata la clip, non c’è nulla di perverso, di lascivo, di violento: non c’è neppure l’omofobo che picchia in modo metaforico l’omossessuale benché l’immagine della schiena possa richiamare facilmente la coltellata alle spalle che chi non vede riconosciuto il proprio diritto ad amare riceve ogni giorno.

    «In Italia – prosegue la docente – questi diritti non esistono e le persone omossessuali ne subiscono le maggiori conseguenze. È sempre più necessario porre un forte accento su questo tema perché stiamo retrocedendo rispetto al nostro senso di democrazia, civiltà e umanità; non garantendo alcun diritto agli amori omosessuali, diventiamo ogni giorno sempre più omofobici. Dobbiamo, invece, procedere con un’efficace decostruzione dello stereotipo dell’eterosessualità, i cui affetti non sono esenti da violenze e infelicità. La distinzione terminologica tra eterosessualità e omosessualità è una questione ottocentesca ma la storia ci ha insegnato che anche gli eterosessuali sono stati discriminati: eppure, non si capisce come mai gli omofobici continuino a essere così disumani nei confronti degli omosessuali».

    Una fondamentale chiave di volta è rappresentata dalla questione giuridica. Secondo Vassallo, infatti, il riconoscimento formale dei diritti e dei doveri dell’amore e degli affetti omossessuali comporterebbe anche una diminuzione degli attacchi degli omofobici «perché, in quanto persone malate, in questa nuova situazione gli omofobici si sentirebbero delegittimati nei loro attacchi».

    In questa direzione, Genova sta cercando di compiere passi importanti con l’approvazione del Registro delle Unioni Civili, promossa con forza dalla giunta Doria: «Ammiro la decisione del sindaco – sottolinea la filosofa – perché dietro a questa scelta ci sono profonde convinzioni di quale sia il vero senso della democrazia: è una mossa coerente con quanto sta avvenendo in Europa, non solo attraverso le unioni civili ma anche con i matrimoni omosessuali».

    Simone D’Ambrosio 

     

    Ecco le quattro citazioni che compaiono nel video:

    “Fuggono i giorni lieti. Lieti di bella età. Non fuggono i divieti. Alla felicità” (Sandro Penna).

    “It’s incredible how essential to me you have become” (Vita Sackville-West a Virginia Woolf)

    È incredibile quanto tu sia diventata essenziale per me.

    “Así mi corazon de noche y día, preso en la cárcel del amor oscura, llora sin verte su melancolía” (Federico García Lorca)

    Così il mio cuore notte e giorno chiuso nel tetro carcere d’amore piange, senza vederti, di malinconia.

    “Sont des amours aussi, tendres et furieuses” (Paul Verlaine)

    Sono anch’esse amori, teneri e furiosi.

     

     

  • Digital food days: moda, cibo e social network, incontro a Genova

    Digital food days: moda, cibo e social network, incontro a Genova

    social-media-network-webMartedì 14 maggio 2013 il coworking Civico31 di piazza Pollaiuoli ospita la tappa genovese dei Digital Food Days: un evento organizzato in tutta Italia da Gnammo – social network dedicato al cibo e alla gastronomia – nell’ambito del Digital Festival di Torino.

    Lo staff di Gnammo e di Luoghi di relazione (che si occupa del marketing dell’evento) spiega come sono strutturati questi eventi. «Di solito avviene in modo spontaneo: ci si iscrive al portale e si decide di creare un evento culinario, in cui di solito il cuoco mette a disposizione la propria casa e cucina per tutti. Il cuoco quindi stabilisce un menù e un prezzo e raccoglie le adesioni tra gli “Gnammer”, un modo per conoscersi prima in rete e poi di persona a tavola. Gnammo utilizza la rete solo come medium, il vero scopo è far incontrare gente dal vivo».

    L’organizzazione di questo ciclo di eventi è invece leggermente diversa, rispetto al consueto: «Per gli eventi legati ai Digital Food Days abbiamo deciso di lanciare noi l’idea di organizzare degli eventi (cene, brunch, colazioni, apericena…) abbinati al tema digitale: abbiamo invitato gli utenti a candidarsi come host, cuoco, blogger/foodblogger, digital guru e photographer/video maker. In questo modo uniamo il tema “food” (si è seduti a tavola) al tema “digital” (ogni evento è legato a un argomento). La differenza rispetto agli altri eventi sta proprio nel fatto che gli Gnammer potranno chiacchierare con un blogger e un digital guru sul tema prescelto».

    Tema dell’evento genovese è Come si abbinano mondo digitale e moda? A organizzare la serata è l’esperta di digitale Sara Antonietti, che in Civico31 lavora con la sua azienda Mokastyle: «Ho conosciuto il Digital Festival l’anno scorso a Torino, mi sono presentata all’organizzatore Stefano Saladino per fargli i miei complimenti e da allora siamo rimasti in contatto sui social network. Appena ho saputo della sua ultima creatura Gnammo, ho pensato che si poteva organizzare un evento nello studio dove sono in coworking da quasi un anno. Ho chiesto il parere ad Alice Moschin, la titolare del Civico31, ed è stata entusiasta della mia proposta. Oltretutto quella delle cene/aperitivi in studio è un’abitudine già consolidata tra di noi, quindi perché non estendere l’invito anche all’esterno?

    Prosegue Sara: «È sempre un piacere conversare con persone nuove e confrontarsi sulle tematiche del web, ma soprattutto su quelle del food. Alla fine siamo persone fisiche e reali, anche se abbiamo tutti i giorni a che fare con il  virtuale, inoltre una community ha bisogno di stimoli esterni per “alimentarsi”. Il food è da sempre un elemento che unisce, tra un tweet e un bicchiere di vino, penso che ci saranno molti buoni spunti sul tema della serata».

    Sara avrà come ospite la blogger genovese Irene De Giorgio, nota sul web per il suo blog Fashion Sinner. Cosa racconterà nel corso della serata? «L’argomento trattato sarà il “rapporto tra digital e fashion”: parlerò del mio blog e dei fashion blogger in generale, ma visto che saremo a una cena anche di cucina, perché no?».

    La serata sarà dunque l’occasione per capire com’è percepita la moda sul web, sia dai blogger sia dai lettori: «Attraverso il blog ho la possibilità di conoscere molti brand emergenti, che usano prodotti di alta qualità e lavorano sodo per farsi strada nel mondo della moda. Per me è un piacere, nel mio piccolo, aiutarli facendo loro un po’ di pubblicità: inoltre credo che in generale, anche tra i miei lettori, ci sia la tendenza ad acquistare di più nuovi marchi e non rimanere legati solo alle griffe più conosciute. Eventi come questo danno la possibilità di interagire “live” con persone con cui fino a quel momento si interagiva solo via web: in questo modo possono nascere anche amicizie, a me è successo».

    Menù della serata: stuzzichini vari di aperitivo (bottega solidale, altromercato etc); polpettone alla genovese; fave, formaggio sardo fresco e salame; capponadda; dolce (duo di torte: camilla con carote/mandorle e torta al cioccolato/cocco); vino e bevande. Per partecipare è necessario prenotarsi sul sito dei Digital Food Days.

    Marta Traverso

  • Massimiliano Fuksas “One Day, One Project”: come nascono le idee

    Massimiliano Fuksas “One Day, One Project”: come nascono le idee

    fuksasTre ingredienti: Genova, una conferenza per  salutare la neonata Scuola Politecnica e un’archistar di fama internazionale. Questo il mix vincente, che proprio ieri (8 maggio 2013, a partire dalle 15) ha richiamato un folto pubblico composto da giovani e meno giovani, studenti e professori, bambini e genitori, accorsi per assistere alla lecture di Massimiliano Fuksas. L’architetto, su invito dei colleghi e amici di sempre, i docenti Franz Prati e Marco Casamonti dell’ateneo genovese, è arrivato in città, ospitato negli spazi della Chiesa sconsacrata di Sant’Agostino per raccontarci qual è la sua visione dell’architettura moderna in una lecture dal titolo “One Day, One Project”. Il tutto, con un occhio rivolto verso Genova: arrivato in città proprio in concomitanza dei tragici fatti accaduti al Molo Giano nella notte tra 7 e 8 maggio, Fuksas non ha evitato di rivolgere un pensiero alle vittime dell’incidente e ai famigliari. Un incontro toccante, in cui l’architettura e l’arte hanno aperto una finestra di speranza sul futuro di una città che non smette mai di lottare.

    «Eravamo molto indecisi se fare questo incontro o no e non so che cosa dire, forse dovremmo alzarci per un minuto, qualche secondo, o fare un momento di silenzio. Non so come dovremmo comportarci, ma siamo vicini alle famiglie…», la voce di Fuksas si spezza. L’applauso scroscia e sfocia in una standing-ovation da parte dei partecipanti. «Il pensiero va alle famiglie e alle vittime rimaste coinvolte nel tragico incidente della notte scorsa». All’indomani della tragedia e alla vigilia del lutto cittadino, si è optato per effettuare l’incontro come da programma. Che l’affluenza di pubblico, in un momento ancora così critico, sia stata così grande non può che far pensare: è forte il desiderio di conoscere l’architettura anche e soprattutto in un contesto urbanistico particolare come quello genovese. Da qui, si pensa, è il caso di ripartire per una città più sicura, per creare lavoro e muovere l’economia, per riportare Genova in auge, dotandola magari di nuove infrastrutture e edifici di pregio. Fuksas, impegnato in 3 giorni di lectures in giro per l’Italia, riflette con i presenti proprio su questi argomenti e spiega come sia possibile guardare con ottimismo a un’Italia che produce idee e che apre una finestra sul mondo.

    «Voglio precisare che di solito non tengo conferenze nelle aule universitarie, tutt’al più una all’anno», continua l’architetto, prima di iniziare la lecture vera e propria con la spiegazione di 6 dei suoi progetti più recenti. Per la prima volta in una conferenza, inoltre, mostra i suoi disegni: sono un sacco, a quanto pare le anteprime genovesi, che tradiscono la simpatia della “star” per la nostra città. I progetti variano e spaziano non tanto nel tempo (tutti degli ultimi dieci, quindici anni, e molti ancora in corso), quanto nello spazio: si parte con Mosca e si arriva alla Cina, passando per Roma. Proprio nella capitale è in corso la realizzazione del Palazzo dei Congressi, meglio conosciuto come “nuvola”, soprannome affibbiato dai cittadini stessi a causa della particolare forma, che richiama proprio una nuvola. Vinto il concorso nel ’98, quando viveva a Parigi, l’architetto rivela alcuni retroscena circa il progetto: «Racconterò una storia che non è vera, ma mi piace far credere che lo sia: mi trovavo in Grecia quando, alzando gli occhi ho visto nel cielo una nuvola, con la stessa forma di quella che poi ho costruito. Da qui la mia ispirazione… Anche se questo aneddoto non è vero, lo spaccio per tale e lo racconto spesso perché credo che dietro ogni progetto ci debba essere una storia valida. “One day one project” è come un mantra: le idee nascono sempre e ovunque, e tutto può trasformarsi in ispirazione creativa».

    Prerogativa di Fuksas, la creatività, la leggerezza, l’astrazione e l’evanescenza, non importa quale sia il contesto urbanistico: dalla Roma felliniana e la Mosca di Bulgakov, con forti retaggi culturali, alla Cina sterminata, pre-industriale e ancora arretrata. Lo scopo, creare edifici e infrastrutture utili e funzionali, strizzando l’occhio al design innovativo, alla forma e alla sostenibilità. E a Genova?, viene da chiedersi. Si è parlato di progetti già ultimati o in via di costruzione tanto nelle grandi metropoli internazionali, quanto in contesti meno sviluppati e apparentemente più problematici. È possibile avviare anche in Liguria un percorso di sviluppo che apra a una prospettiva internazionale, inserendo Genova nei circuiti turistici mondiali, rendendola di nuovo Superba come un tempo? Perché no, ma ancora la crisi economica, la conformazione territoriale e l’urbanizzazione selvaggia del dopoguerra, e soprattutto la gabbia burocratica di cui il nostro paese è prigioniero non facilitano le cose. Racconta Fuksas: «Di tutti i progetti che ho esposto, la “nuvola”è il più vecchio. Datato ’98-’99, non è ancora stato terminato. Altri progetti ben più recenti (datati 2009) e realizzati in altre parte del mondo sono in via di ultimazioni e verranno inaugurati quest’anno. Questo per la lentezza endemica del nostro sistema, per i conseguenti sprechi e per la disorganizzazione dilagante, mali tutti nostrani».

     

    Elettra Antognetti

  • Telefonia, utenze private e business: persone fisiche e giuridiche

    Telefonia, utenze private e business: persone fisiche e giuridiche

    telefonoDopo una settimana di pausa riprendiamo le buone abitudini con la nostra settimanale rubrica a tutela dei cittadini. E riprendiamo con un argomento in relazione al quale abbiamo avuto diverse richieste e/o segnalazioni, ovverosia la telefonia.
    Innanzitutto, mi preme ricordare una distinzione contrattuale: utenze cosiddette private ed utenze cosiddette business. Le prime riguardano le persone fisiche, individuate con il codice fiscale; le seconde riguardano le persone giuridiche o le ditte individuali (anche liberi professionisti) , individuate con una partita IVA.

    Anche questo è il caso di situazioni identiche “trattate” in modo differente. Iniziamo con i contratti: ce ne sono di molti tipi ed ormai tutti i gestori sdoppiano la loro offerta in relazione ai due tipi di utenti finali: privati o professionisti.

    I privati possono beneficiare di tariffe molto più convenienti, di un costo dimezzato della odiosa ed illegittima tassa di concessione governativa; i clienti “business” hanno sicuramente costi più elevati da sopportare, ma hanno pure la possibilità di operare lo sgravio fiscale delle fatture emesse a loro nome.
    Mi fa piacere segnalare che la Vodafone sta iniziando a promuovere piani tariffari senza TCG, assumendosene i costi: forse siamo sulla buona strada.
    Al contrario, appare illegittima la tassatività con cui molti gestori telefonici, per i professionisti, pretendono il paganento solo con carta di credito o IBAN, escludendo la modalità bollettino.
    Ciò produce un duplice effetto: il contraente forte prevale sul debole e voi professionisti siete costretti a pagare oppure, se volete contestare un addebito, dovete bloccare i pagamenti in banca con conseguenti rotture di scatole e perdite di tempo.

    Vi ricordo ancora che i contratti telefonici “business” soggiaciono ad una regola: qualora essi siano assimilabili ad un contratto stipulato da una persona fisica, sono contratti tipicamente da diritto dei consumatori, quindi contenenti le medesime caratteristiche e garanzie di legge.
    E allora, perchè non concedere la facoltà di pagare con il classico bollettino postale ?
    Un’assurdità: le associazioni sono viste come “business”, il che è tutto dire…

    Voglio concludere con un’ultima osservazione: le connessioni internet.
    Ferme restando le argomentazioni sopra esposte, molti mi chiedono quale sia la migliore: ADSL, chiavetta o Wi-fi a banda larga?
    Innanzitutto, dipende dalle vostre esigenze.
    Di sicuro la ADSL è più stabile, al contrario della chiavetta che fa della comodità d’uso il suo punto forte.
    La connessione wi-fi, che l’ARPAL non ha ritenuto assolutamente dannosa o pericolosa per la salute, è il futuro; per ora appare assolutamente indicata in quei posti dove la rete telefonica latita, come alcune zone impervie di cui il nostro paese abbonda.
    Ma gli utenti debbono portare ancora un poco di pazienza: a breve telefonare e connettersi potrà costare davvero poco (o nulla).

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.