Mese: Maggio 2013

  • Teatro natura: un progetto artistico alla scoperta di sé

    Teatro natura: un progetto artistico alla scoperta di sé

    natura«Tutto è nato da una telefonata». Con queste parole Barbara Sabrina Borello e Milena Fois – la prima architetto specializzato in arredamento naturale e feng shui, la seconda attrice con una laurea in architettura e una predilezione per le discipline orientali, allieva a Genova dell’unico dojo di Kinomichi in Italia – raccontano il loro progetto Teatro Natura, iniziato due anni fa e che ora trova la sua piena realizzazione a Genova grazie al primo laboratorio teatrale.

    «Il mio intento è portare i valori del feng shui in ambiti che vanno oltre l’arredamento e la casaspiega Barbara. – Il feng shui si basa sull’interazione di cinque elementi (terra, acqua, aria, fuoco e metallo), ciascuno dei quali ha una precisa relazione con lo spazio e con il tempo. Per esempio ora ci stiamo avvicinando all’estate, che è la stagione del fuoco in quanto le sue caratteristiche principali sono calore, vitalità, gioia. Analogamente, nel teatro gli elementi spazio e tempo sono fondamentali».

    Prosegue Milena: «Scopo di questo progetto è riportare il teatro alla natura e viceversa. Negli studi classici di teatro è di rado contemplato il benessere dell’attore, la sua ricerca personale sia nel rapporto con se stesso sia con l’ambiente che lo circonda. Nel teatro orientale, invece, lo studio parte dalla consapevolezza fisica e corporea: l’attore svuota se stesso per accogliere Dio. Nel laboratorio vogliamo ricreare questa dimensione: immergere gli attori in uno spazio che dia loro benessere crea uno stato di equilibrio e rilassamento che li porta ad approcciare meglio sia la disciplina, sia il rapporto con gli altri attori, sia – di riflesso – a creare nei potenziali spettatori un’analoga condizione di benessere».

    Il primo laboratorio curato da Barbara e Milena inizia domani (martedì 7 maggio, ndr) presso Ghett’Art in vico Croce Bianca e ha per tema Corpo e natura. «Si tratta di un primo passo, ci piacerebbe realizzare questi incontri in aree da rivitalizzare, in cui “portare benessere”: sia aree verdi – spesso isolate rispetto al grigiore della città – sia zone da riqualificare. Ci piacerebbe creare – anche grazie al contributo della costumista e scenografa Francesca Traversouna sorta di giardino molecolare: spazi in cui la scenografia non è solo puro allestimento, ma ha alle spalle un pensiero architettonico che ha come punto fermo portare benessere a chi opera in quegli spazi. Non abbiamo un programma preciso: partiamo da un canovaccio e ogni laboratorio diventa fucina di nuove idee e opportunità, che possono nascere man mano e portare a qualcosa di nuovo e migliore rispetto a quanto avevamo pensato all’inizio».

    Proprio perché trasversale ai corsi tradizionali di teatro, il laboratorio è aperto a chiunque: sia ad attori dilettanti e professionisti che vogliono sperimentare un percorso differente (in parallelo a quello accademico o ai corsi puramente “tecnici”), sia a chi non ha competenze nel teatro ma è incuriosito dalla commistione di queste discipline. Per iscriversi si può contattare Milena o Barbara (mail fox1000na@yahoo.it e info@babodesign.it).

    Marta Traverso

    (immagine tratta dalla pagina Facebook di Teatro Natura)

  • San Benigno, centro direzionale Msc: cercasi acquirente per la terza torre

    San Benigno, centro direzionale Msc: cercasi acquirente per la terza torre

    costruzione-grattacielo-msc-san-benignoOrmai è quasi terminato il Centro Direzionale di San Benigno compreso tra via Balleydier, via Milano e via De Marini (che include World Trade Center, Matitone, Torre di Francia, I Gemelli, Torri Piane e Torri Faro). Sono ancora in fase di ultimazione le tre torri che occuperanno il comparto 2. Qui, lato mare, vicino al porto commerciale, è in corso la costruzione del complesso prenotato da Msc, che ha deciso di insediare qui il proprio quartier generale e di incrementare la sua attività sul territorio ligure, in concorrenza con l’altro colosso e competitor di sempre, Costa. Dopo aver inizialmente mostrato interesse per tutto il complesso però, Msc avrebbe fatto passi indietro, dichiarandosi disposta ad acquistare solo due delle tre torri in costruzione (lasciando fuori quella di sud-est, direzione Porto Antico).

    Alla luce delle informazioni in nostro possesso non si sarebbe ancora fatto avanti ufficialmente nessun altro acquirente per la terza torre, l’iter avrebbe quindi subito un rallentamento generando una situazione di stallo.

    I lavori di preparazione dell’area sono iniziati  nel 2008, ma la costruzione degli edifici vera e propria è partita nell’ottobre 2009. Il completamento, stimato in 36 mesi, era previsto per ottobre 2012. Tre torri su una piastra di base di 2,7 mila mq di estensione e 34,19 metri di altezza. Due torri raggiungono quota 89,75 mt, la terza torre 99,00 mt.
    Le destinazioni d’uso: direzionale per 15.141 mq SLA-superficie lorda abitabile; residenza per 6.743 mq SLA; commercio per 3.884 mq SLA; parcheggi pertinenziali per 10.540 mq SLA. Inoltre, parcheggi pubblici in struttura e a raso, e archivi comunali, per un totale di 25.768 mq.

    costruzione-grattacielo-msc-san-benigno2COMPARTO 2: IL PROGETTO

    Un unico complesso, articolato in tre grattacieli, due dei quali articolati su 12 livelli interni e 2 di copertura, e l’altro su 14 livelli interni più 2 di copertura. Alla base, una piastra –su cui poggiano le torri- che si sviluppa su un’estensione di 2,7 mila mq ed è composta da 9 livelli interni e coperta da una terrazza giardino. Il complesso sfiora i 100 metri di altezza e si estende su una superficie di circa 56 mila mq di superficie edificata, di cui circa 3,8 mila mq destinati a commercio, oltre 15 mila mq ad uso direzionale e circa 6,7 mila mq a residenze. Inoltre, nella piastra di base saranno realizzati un archivio e locali tecnici destinati al Comune di Genova -come deciso da apposita Convenzione stipulata tra enti pubblici e privati coinvolti-, vari posti auto e un parcheggio. Ad occuparsi dei lavori, la società Grandi Lavori Fincosit, ditta romana con una sede anche a Genova, in Via Fieschi.

    Come detto, due delle tre torri erano destinate originariamente ad accogliere gli uffici di Msc, mentre la terza avrebbe dovuto ospitare 108 appartamenti, progettati secondo un design moderno e attento alle innovazioni in materia ambientale dagli architetti del prestigiosi studio 5+1 di Genova. Tuttavia ci sono state modifiche in corso d’opera: dopo le voci che riportavano un interesse di Msc anche per la terza torre, le società di costruzione hanno optato per la riconversione dell’ultima costruzione da residenziale a direzionale. Risulterebbe, dalle informazioni acquisite, che l’attuale apparente assenza di un acquirente per la terza torre, stante anche il mancato concludersi della riferita trattativa con Msc, abbia determinato un rallentamento dei lavori. Data l’attuale crisi economica, si porrebbe inoltre il problema da parte di Svim (Società di Sviluppo Immobiliare) e di Fincosit, di collocare sul mercato l’intero terzo edificio.

    I LAVORI

    «Ho una brutta notizia: non possiamo rilasciare interviste», così ci accoglie il direttore di cantiere, l’ingegner Giuseppe Giacinto, nonostante l’appuntamento preventivamente concordato. Dalla Grandi Lavori Fincosit, dunque, nessuna dichiarazione ufficiale. Dai dati pubblicamente accessibili, veniamo a conoscenza che i lavori, come anticipato in apertura, sono iniziati ufficialmente il 2 ottobre 2009 (con permesso rilasciato il 17 agosto dello stesso anno) e sarebbero dovuti terminare entro il 2 ottobre 2012, ad esattamente 3 anni dall’apertura del cantiere.

    I termini sono slittati: inizialmente indicato il 2013 come deadline, anche questa data è slittata e ora si parla di metà 2014. Non prima, a quanto dicono gli operai che incontriamo in cantiere. Gli stessi confermano anche che oggi all’interno del complesso si stanno costruendo solo uffici (tutti open-space, senza pareti divisorie interne, come sono stati voluti da Msc) e il progetto abitativo è venuto a cadere definitivamente. In particolare, raccontano, mentre all’inizio i lavori avanzavano piuttosto lentamente, dopo che Msc si è proposta come acquirente e le trattative si sono concretizzate, i lavori hanno subito una forte accelerazione, almeno per quanto riguarda le due costruzioni già “piazzate”.

    cantiere-grattacielo-msc-san-benigno2

    cantiere-grattacielo-msc-san-benigno

    Ecco quindi affiorare il fantasma della crisi del mattone, con un’alta percentuale di invenduto in una zona della città già satura di costruzioni e che non è esente da criticità: si pensi al caso degli appartamenti delle Torri Faro che, poco distanti, restano in parte invenduti e potrebbero rimaner tali per diverso tempo, soprattutto dopo il tracollo di Unieco Soc. Coop. La storica cooperativa di Reggio Emilia (attiva dal 1904 e suddivisa in 4 divisioni), avrebbe, da quel che si apprende dai giornali emiliani, un buco nel bilancio di oltre 600 mila euro e più di 1500 dipendenti senza lavoro. Anche se questo non sembra essere il caso del ben più solido gruppo Fincosit (entusiasti, i dipendenti spendono buone parole per i datori di lavoro, attenti alle norme di sicurezza e puntuali nei pagamenti), il momento di crisi generale certo non favorisce il mercato immobiliare, che langue soprattutto a Genova. C’è da sperare che le tre costruzioni vengano ultimate al più presto e che anche per la terza torre si presentino acquirenti motivati. Il rischio è quello, viceversa, di lacerare lo skyline del waterfront e di sovraccaricare San Benigno di un altro grattacielo fantasma.

    Elettra Antognetti

  • Silos Piazza Solari, il comitato informa gli abitanti di San Fruttuoso

    Silos Piazza Solari, il comitato informa gli abitanti di San Fruttuoso

    san fruttuoso 1Troppa disinformazione continua a circolare intorno al contestato progetto per la costruzione del maxi auto-silos tra Piazza Solari e via Amarena, all’interno della proprietà della Fondazione Contubernio D’Albertis. La denuncia arriva dal comitato dei residenti che – a due mesi dalla sua nascita – diffonde un volantino con l’intento di condividere tutte le informazioni raccolte, aiutando la cittadinanza a comprendere la verità dei fatti.
    A maggior ragione oggi, quando in poco più di un mese, 3 frane hanno colpito Genova. «Il nostro territorio ci sta inviando segnali forti di sofferenza, vogliamo continuare a fare i finti sordi?», si domandano, con una preoccupazione tangibile, gli abitanti di San Fruttuoso.

    A chi afferma che il progetto è ormai approvato e nulla si può fare per fermarlo, il comitato risponde così «L’iter approvativo non è completato, manca la firma del dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Genova al quale abbiamo presentato, forti di oltre 1500 firme, un formale atto di obiezione all’intervento».
    Lo scorso 17 aprile si è svolta una riunione con presidente e vicepresidente del Municipio Bassa Val Bisagno «In tale occasione abbiamo potuto esprimere le ragioni del nostro dissenso – racconta il comitato – Inoltre, ci è stato comunicato che il progetto è attualmente “congelato”, in attesa di nuove indagini da parte degli uffici competenti».

    san fruttuoso 5Nel frattempo gli abitanti della zona ritengono necessario controbattere ad alcune affermazioni non veritiere che hanno trovato spazio sugli organi di informazione.
    In particolare: “Non vi sono rivi ne sottosuolo come risulta dalle perizie idrogeologiche” (dichiarazione di Gianluigi Magaglio, direttore della Fondazione Contubernio D’Albertis, rilasciata a La Repubblica 21-03-2013).
    «Dalla relazione geologica esecutiva redatta il 22 ottobre del 2008 del dott. Montaldo, pag. 5: “La presenza di alcune impregnazioni idriche presenti nell’areale di intervento oltre all’individuazione di acque profonde constate durante la perforazione ed il monitoraggio all’interno dei tubi piezometrici testimoniano presenza di acqua nel sottosuolo».
    Il progetto fornisce tutte le garanzie di sicurezza” (sempre La Repubblica 21-03-2013).
    «Dalla stessa relazione sopracitata, pag. 37 verifica di stabilità: “Come si evince dal risultato, il fronte presenta una situazione di stabilità prossima all’equilibrio limite con un coefficiente di sicurezza che non soddisfa i coefficienti richiesti dalla normativa vigente”».
    Per quanto concerne la presunta donazione di un ascensore destinato ad uso pubblico, il comitato manifesta diverse perplessità «Nonostante le nostre richieste, ancora non ci è stato fornito un progetto definitivo dell’ascensore. Inoltre, Amt come gestore non dà al momento nessuna certezza».
    Infine la constatazione forse più amara «Nonostante il comitato citi testualmente frasi da documenti di supporto alla richiesta di autorizzazione al progetto di cementificazione, viene accusato di terrorismo e minacciato di querela per procurato allarme».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Comune di Genova: incontro pubblico un anno dopo le elezioni

    Comune di Genova: incontro pubblico un anno dopo le elezioni

    palazzo-tursi-Pd-Sel-Fds-DLunedì 6 maggio 2013 (ore 18.30) il Circolo Arci Belleville ospita un incontro – aperitivo con alcuni consiglieri comunali di Genova, un anno dopo analogo incontro avvenuto durante la campagna per le elezioni comunali e municipali.

    Si tratta di tre consiglieri della lista Doria – Clizia Nicolella, Maddalena Bartolini, Enrico Pignone – e uno di SEL – Maurizio Galeazzo.

    I quattro ospiti racconteranno cosa è avvenuto quest’anno in Consiglio Comunale/Municipale.

    Ingresso libero con tessera Arci, Legambiente, Uisp, Arciragazzi.

  • School of rock: corsi di musica per bambini in centro storico

    School of rock: corsi di musica per bambini in centro storico

    musica-live-3Inaugura oggi (sabato 4 maggio 2013, ore 16.30) School of rock, una scuola di musica per bambini e ragazzi con corsi di chitarra, basso, batteria, tromba, canto e musica di insieme.

    I corsi si svolgeranno presso il Laboratorio Sociale di vico Papa e sono rivolti a tutti i bambini e i ragazzi del centro storico che frequentano la scuola primaria e secondaria (ossia dai 6 ai 14 anni). Un progetto realizzato da Giardini Luzzati Nuova Associazione e Il Ce.Sto Onlus, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Genova e del Municipio 1 Centro Est.

    Conoscere la musica e i suoi effetti significa avvicinarsi a una dimensione culturale che insegna a pensare sia con la mente che con l’istinto. Se si garantisce a ogni bambino un ambiente in cui vengano soddisfatte le sue esigenze di espressione artistiche e musicali, c’è una ragionevole probabilità che quel bambino diventi un adulto riflessivo ed equilibrato, che renda un contributo positivo e duraturo alla società. Se lo si avvicina anche ad uno strumento, il bambino imparerà a pensare, a studiare, a ragionare, ad applicare la disciplina e affrontare una sfida intellettuale. Questo è, in sintesi, lo scopo del progetto.

    I docenti sono il musicista Massimo Tarozzi (batterista, trombettista, arrangiatore
    e compositore), il bassista Alberto Parodi (che fra gli altri suona attualmente con Bobby Soul & The BlindBonobos) e il chitarrista Andrea “Manouche” Alesso (che ha collaborato in Italia e all’estero con numerosi musicisti). Sono previste una lezione settimanale individuale e una di musica d’insieme mensile.

    Il costo mensile del corso (4 lezioni individuali + 1 collettiva) sarà di circa € 45 per allievo.

  • Crisi, violenza e disperazione: ecco la condanna al moralismo ipocrita

    Crisi, violenza e disperazione: ecco la condanna al moralismo ipocrita

    parlamento-italianoImprovvisamente l’opinione pubblica si è ricordata che la crisi è violenza. Non che occorresse un grande acume per vedere i fallimenti, la disoccupazione e l’incertezza economica che ogni giorno spingono al suicidio qualche anonimo disperato; ma tant’è si è dovuto attendere che volassero i proiettili. Ora che però il dato è registrato, ciò non basta alla collettività per abbozzare una reazione libera finalmente dal teatrino ipocrita della “condanna alla violenza”. Anziché avviare una discussione sulle cause di questa violenza, continuiamo ad avvitarci nel nostro solito sterile perbenismo: “non si deve giustificare”, “non si possono fornire alibi”, “non si devono lasciare aperti spiragli”, eccetera.

    Contro questo atteggiamento ripetitivo, inutile e fastidioso mi ero già espresso addirittura nel primo articolo di questa rubrica, scritto in occasione della morte di Gheddafi: allora avevo cercato di mostrare quanto fosse, se non discutibile da un punto di vista morale, di sicuro incoerente da un punto di vista logico l’atteggiamento di un occidente che si lanciava a capofitto nella guerra civile libica, salvo poi condannare selettivamente le atrocità “scomode” agli occhi della propria opinione pubblica.

    Si trattava di una critica che non eludeva il problema della “morale”, ma lo definiva, anzi, segnandone la distanza dal “moralismo”: la morale, infatti, ha un valore senza dubbio generale; il moralismo, invece, si applica solo in particolare la dove ci interessa. Ed è proprio questo il caso della situazione in cui ci troviamo. Io non ho alcuna difficoltà a dire che la condanna della violenza di cui tutti si riempono la bocca in questi giorni è solo volgare moralismo. E il motivo di questo giudizio così netto è che la violenza a cui stiamo assistendo non è premeditata: è solo disperazione.

    Dalla disperazione la gente avrebbe bisogno di essere salvata, non additata da una riprovazione collettiva che sa tanto di auto-assoluzione. Ha senza dubbio un senso condannare la violenza quando a perpetrarla sono sovversivi con in mente un obiettivo specifico: era il caso, ad esempio, delle Brigate Rosse, che perseguivano un fine rivoluzionare attraverso l’uso della violenza. Dire, soprattutto da sinistra, che si trattava di gesti insensati e dalle conseguenze tragiche non era affatto inutile: serviva a isolare politicamente i violenti, a togliere loro il sostegno, a rendere evidente l’impossibilità che le masse venissero alla fine attirate lungo il solco di una strada solitaria fatta di sangue. Ma oggi questo rischio non c’è. Stando almeno alle ricostruzioni che ci vengono fornite, oggi non abbiamo di fronte atti di violenza commessi in nome di chissà quale logica distorta.

    Non c’è nessun partito o movimento che predichi azioni violente: ci sono invece gesti di individui per cui il senso della vita è in discussione, la ragione si spegne e a dettare la linea è la disperazione. In questi casi, allora, le parole diventano del tutto inutili. A chi può passare per la testa che un aspirante suicida, preda del fallimento personale e di un dramma umano che chi non vive può a stento immaginare, possa recedere dal suo proposito per il ditino alzato di quel politico o per il biasimo di quell’altro giornalista? E difatti non esistono leggi contro il suicida, perché – banalmente – i morti non si possono mettere in carcere.

    Per brutto che ci possa sembrare il gesto, una volta compiuto cessa automaticamente di costituire materia di competenza umana e passa di diritto in mano al buon Dio (almeno per chi è credente). All’uomo resta solo il compito di interrogarsi e di agire sulle cause in modo da evitare che in futuro qualcun altro possa essere intenzionato a ripetere un simile atto estremo, magari coinvolgendo ignari ed innocenti passanti. Se invece che occuparci di questo, preferiamo andare a fare la morale ai disperati, allora significa semplicemente che ci illudiamo che il problema si possa risolvere attribuendone in qualche modo la responsabilità agli individui.

    Ecco perché “condannare la violenza” in questi casi non è solo inutile: è anche dannoso e ipocrita. Si dovrebbe parlare invece di “prevenire un ricorso insensato alla violenza”. Ma se lo si facesse, si eviterebbe il moralismo. E quindi si ammetterebbe che la crisi, nel modo in cui è gestita, è già da lungo tempo violenta: quando scarica sulla disoccupazione i costi del recupero dei margini di produttività perduti; quando predica un brutale darwinismo socio-economico; quando colpevolizza i lavoratori italiani per gli errori di una finanza senza controlli e regole. Quelli che stanno in fondo e che hanno subito gli effetti collaterali di tutto questo non è che non sappiano che la violenza è inutile e controproducente: il problema è che, perso il lavoro e persa la propria dignità, tendono più facilmente a dimenticarselo.

     

    Andrea Giannini

  • Teatro Carlo Felice: Deos, ensemble di danza contemporanea

    Teatro Carlo Felice: Deos, ensemble di danza contemporanea

    deos-danza-teatroNegli ultimi anni, ogni volta che si parla del Teatro Carlo Felice è sempre in toni negativi, per illustrare i problemi di bilancio e le difficoltà nella gestione. È dunque un piacere raccontare un progetto virtuoso che si sta sviluppando all’interno del teatro.

    Si tratta di Deos (acronimo di Danse Ensemble Opera Studio), un ensemble di danza contemporanea che a partire da questa stagione mette (e metterà) in scena spettacoli all’interno del teatro. Come ci spiegano dalla compagnia, «si tratta di un progetto unico nel suo genere: il Carlo Felice è infatti il solo teatro d’opera in Italia ad avere al suo interno un ensemble di danza contemporanea, che lavora sia negli spettacoli a calendario sia in progetti ad hoc. Di norma coreografi, ballerini e spettacoli in calendario sono centrati su un repertorio classico».

    Cosa ha portato un ensemble contemporaneo a entrare stabilmente in una fondazione lirica? «Il progetto Deos è nato dall’incontro di esigenze differenti: anzitutto i danzatori che fanno parte dei cast in spettacoli teatrali hanno rapporti di lavoro occasionali, con audizioni spesso circoscritte a singoli spettacoli. Un problema anche per i teatri, che ogni volta ripartono da zero e devono spendere tempo e risorse in nuovi provini. Il risultato è che non c’è continuità lavorativa per coreografi e danzatori e non c’è qualità per il teatro, a causa del continuo ricambio. Il progetto è innovativo anche dal punto di vista gestionale: i danzatori di Deos non gravano economicamente sul teatro, non siamo una compagnia stabile ma liberi professionisti, così che il bilancio dell’Ente Lirico non ha un’ulteriore capitolo di uscite con i nostri stipendi. Noi accettiamo un cachet inferiore per ogni spettacolo, in virtù della garanzia di un rapporto di lavoro prolungato nel tempo e di avere uno spazio in cui lavorare in tranquillità e concentrarci esclusivamente sul processo creativo».

    Non solo: i promotori hanno creato un’associazione collegata a Deos, che si occuperà di fundraising per trovare sponsor che finanzino i nuovi spettacoli, allo scopo di alleggerire ulteriormente il peso economico sul teatro.

    Nato grazie all’apporto del coreografo Giovanni Di Cicco, Deos ha permesso a quindici danzatori con un curriculum internazionale di collaborare in modo continuativo con uno stesso ente. Al Carlo Felice sono già stati messi in scena gli spettacoli Wagner Wagen, (25 gennaio – 1 febbraio 2013) e Pulcinella (22-23 marzo 2013) e sono previste nuove rappresentazioni in futuro.

    Marta Traverso

    (immagine tratta dalla pagina Facebook di Deos – foto di Marcello Orselli)

  • Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    Un anno di “giardini” attraverso le culture, i continenti ed i secoli

    mare piantaE’ passato già un anno da quando il nostro primo articolo sul tema del “verde” è stato pubblicato da questa testata. Nella rubrica abbiamo parlato di molti argomenti, passando da giardini famosi, in Italia e nel Mondo, alle recenti tendenze del “landscape design”, alle pubblicazioni ed ai libri in materia, italiani e stranieri, ai paesaggisti più contesi ed alcune specie botaniche meno note.

    Speriamo di essere riusciti a far percepire al Lettore quanto possa essere varia, interessante e diversificata la materia e che il “verde” sia stato colto nella sua articolata natura e nelle sue molteplici valenze: architettonica, estetica, scientifica e di fondamentale complemento nel moderno contesto urbanizzato. Cervara giardino verticaleSiamo passati dalle assolate lande dell’Africa del Nord, alle piovigginose e brumose campagne inglesi, dai parchi storici francesi ai moderni spazi verdi in stile razionalista…

    Abbiamo quindi visto che ogni luogo ha la sua storia, caratteristiche specifiche ed essenze vegetali autoctone. Le piante si adattano e resistono alle condizioni meteorologiche più estreme, al sole, al freddo, al salino, al vento sferzante ed esse hanno la meglio persino nelle aree più densamente cementificate del Pianeta.
    La Natura merita però attenzione e dedizione. Fino ad oggi ciò non è spesso stato garantito, lo straordinario patrimonio naturalistico-botanico ed artistico italiano è stato, frequentemente e troppo a lungo, abbandonato a se stesso.

    Le coste verdeggianti, gli oliveti secolari, le palme centenarie delle isole siciliane, i boschi dell’Umbria, i giardini storici delle ville venete sono il passato e proprio il migliore futuro di questo Paese!3 Basta però visitare uno dei numerosi parchi italiani per cogliere lo stridente contrasto tra gli originari ed illuminati intenti del committente e dei progettisti e lo stato di attuale abbandono e degrado.

    Recentemente ho avuto modo di visitare un noto giardino del ponente genovese, famoso per il suo impianto architettonico, e sono rimasto molto colpito, nonostante alcuni interventi di restauro eseguiti, dallo stato in cui esso versava. Quasi nulla resta infatti del progetto originario. L’antico impianto è stato stravolto: compromesso dal passaggio dell’autostrada (su cui affaccia il cosiddetto “belvedere”), dagli edifici anni sessanta e da un moderno autosilo.

    Le prospettive sul mare sono cancellate dallo sviluppo eccessivo degli alberi, gli edifici in stile neoclassico ed i padiglioni abbandonati, le alberature secolari “capitozzate” ed i viali invasi dalle sterpaglie e dai resti delle potature. Nel diciottesimo secolo, l’educazione di una persona non poteva dirsi completa senza un “Grand Tour” che attraversasse l’Italia. Il Paese, pur periferico e frazionato in vari Stati, era infatti al centro del Mondo per monumentiStoriaArte e celebre ovunque per i suoi Paesaggi, la sua natura ed i suoi giardini
    Majorelle vaso 111

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Come nella celebre poesia, la ginestra china il capo, renitente ma non sconfitta, sotto le colate di lava che la faranno soccombere, così oggi ettari di macchia mediterranea, di boschi e dune costellate di bianchi gigli cedono di fronte alla crescente cementificazione.

    Mentre però, per quanto crudele, la Natura non è mai ciecamente distruttiva e quindi, dalle rocce vulcaniche, spunteranno in breve nuovi germogli e nuove fioriture, così non potrà essere a fronte dell’insensata furia speculativa dell’uomo.ars topiaria L'Oreal Distruggere la natura non significa però solo cancellare ciò che spesso ha richiesto centinaia di anni per svilupparsi (tale è il tempo necessario per avere alberi secolari, fitti boschi e coste coperte di macchia mediterranea) ma precludere, per sempre, al pittore di ritrarla nelle sue opere, al poeta nei suoi versi, al musicista nelle sue note ed a ciascuno di noi di cogliere il senso di infinito che la pervade.

    Se i beni culturali meritano rispetto e richiedono tutela, questo è ancora più vero per la Natura, cui l’Arte sempre si ispira e di cui al massimo può essere mera emulazione.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Premio Bruno Lauzi: bando di concorso per cantautori

    Premio Bruno Lauzi: bando di concorso per cantautori

    musica-live-cantanti-microfonoSono aperte le iscrizioni alla sesta edizione del Premio Anacapri Bruno Lauzi, bando di concorso dedicato ai cantautori e alle loro canzoni inedite curato dal giornalista Roberto Gianani.

    Possono iscriversi cantautori di età superiore ai 18 anni, individualmente o in gruppo, purché siano autori e interpreti di canzoni d’autore inedite (facoltativa la proposta anche di cover di un brano di Bruno Lauzi, cui è intitolato il bando).

    Le canzoni, per essere ammesse alla selezione, dovranno essere in lingua italiana e non essere mai stata edita né concessa a Case editoriali.

    Ogni partecipante dovrà inviare un brano e la domanda di ammissione tramite invio di plico sigillato al Comune di Anacapri – via Caprile 30 entro venerdì 31 maggio 2013.

    L’iscrizione al Premio è gratuita.

    Una giuria selezionerà una rosa di sette canzoni finaliste, che parteciperanno al Festival durante l’estate 2013 e concorreranno alla proclamazione del vincitore (date e modalità saranno comunicate via mail).

  • Pre-visioni, Teatro della Tosse: in scena le compagnie emergenti liguri

    Pre-visioni, Teatro della Tosse: in scena le compagnie emergenti liguri

    Ingresso Teatro della TossePer il terzo anno consecutivo arriva sul palco della Tosse la rassegna Pre-visioni, dedicata ad attori e compagnie emergenti della Liguria, selezionati da Laura Santini, Fabrizio Arcuri e Roberto Rinaldi. Dei 39 progetti che si sono iscritti al bando lanciato a inizio stagione, solo 6 sono riusciti a superare le strette maglie della giuria, che assicura di avere scelto una gamma di spettacoli assolutamente rappresentativa del multiforme panorama di proposte giunte da tutta la Regione. «Alcuni progetti – spiega Fabrizio Arcuri, regista e direttore artistico dell’Accademia degli Artefatti – sono stati selezionati per l’innovazione tecnologica del linguaggio scenico, altri per la proposta di nuove strade drammaturgiche. In qualche caso, invece, abbiamo cercato di valorizzare attori che faticano a trovare spazi ma hanno già dato ampie dimostrazioni del proprio valore».

    Come previsto dai termini del concorso, inoltre, tutte le compagnie partecipanti non sono dotate di una sede propria e non ricevono regolari finanziamenti da parte delle istituzioni.

    «La rassegna – tiene a precisare Emanuele Conte, direttore artistico della Tosse – viene fatta soltanto con le forze del teatro che la ospita e dei gruppi che presentano i propri progetti ma, purtroppo, non è sponsorizzata né sovvenzionata da nessuno. È un’occasione di vetrina per progetti, nati e selezionati sostanzialmente sulla carta, come una serie di scommesse che proponiamo al nostro pubblico, in alcuni casi anche in forma di studi che ci auguriamo possano diventare veri e propri spettacoli finiti».

    Le rappresentazioni (biglietto giornaliero 12€, abbonamento rassegna 25€) saranno messe in scena da giovedì 9 a sabato 11 maggio, ogni serata con doppio appuntamento alle 20.30 e alle 21.30. La rassegna, però, inizierà già martedì 7 e mercoledì 8 con l’anteprima assoluta e fuori concorso di “Io sono il proiettile. Radiodramma per attore solo e vocoder” di e con Edoardo Ribatto. Liberamente ispirato all’opera e alla vita di Yuri Markus Daniel, come spiega lo stesso autore, «lo spettacolo nasce da un libro trovato dieci anni fa su una bancarella: è un radiodramma sull’identità che fotografa il momento in cui un uomo capisce che cosa deve fare per dare un senso alla sua vita, con una particolare ambientazione nella Russia del 1965. Il protagonista fu costretto a passare cinque anni in un gulag per aver scritto quattro racconti e averli pubblicati all’estero. La mia voglia di portare questa storia sul palco nasce dalla constatazione che oggi, nella nostra quotidianità, non arriviamo a giocarci sostanzialmente nulla di così vitale, come successo a Daniel».

    Lo spettacolo, che come evidenziato dal sottotitolo gioca tutto sull’audio, verrà presentato in forma di studio come anticipazione di quanto il Cantiere Campana proporrà in cartellone per la prossima stagione.

    Cantiere Campana, Gregorio GiannottaCome abbiamo già raccontato sulle pagine di Era Superba, il Cantiere Campana è l’esperimento lanciato quest’anno della Tosse e dedicato alle compagnie giovani, vogliose di nuove sperimentazioni drammaturgiche, che difficilmente trovano spazio attraverso i canali tradizionali. In parallelo agli spettacoli è nata una community di oltre 600 sostenitori del progetto che, durante l’anno, ha interagito direttamente con il teatro, il pubblico e gli attori, attraverso canali digitali e iniziative dal vivo. Gli stessi membri di Cantiere Campana, che al termine di ogni serata di Pre-visioni animeranno il dibattito tra attori e spettatori, hanno potuto visionare in anteprima i sei spettacoli selezionati e hanno assegnato la palma di migliore a “Esperanto e Nunziata. Omaggio al giardiniere Libereso Guglielmi” di Paola Malaspina, ispirato liberamente al racconto di Italo Calvino “Un pomeriggio, Adamo” e messo in scena dall’Associazione Culturale Bambù. È una storia d’amore tra l’uomo e il verde, il giardino, inteso come luogo di ricerca e di cura del sé, ispirata dalla vita e dal pensiero del botanico Libereso Guglielmi, meglio noto come “giardiniere di casa Calvino”.

    Lo spettacolo sarà proposto venerdì 10 maggio alle 21.30, dopo la messa in scena di un’altra pièce finalista, ovvero “Felicitazioni” di Maria Luisa Usai, Elisabetta Granara e il Gruppo di Teatro Campestre, che attraverso il racconto di due clown si interroga sui luoghi, non solo geografici, in cui al giorno d’oggi possiamo ricercare la felicità.

    I primi due spettacoli in concorso, invece, andranno sul palco giovedì 9 maggio. Ad aprire i giochi alle 20.30 sarà la Compagnia dei Demoni con “Personaggi in cerca d’attori” che analizza la contemporaneità attraverso la storia del teatro: alcune figure molto note della storia del teatro attendono di andare in scena, discutendo su chi incarnerebbe al meglio le caratteristiche del mondo moderno.

    Nel secondo spettacolo di giovedì sarà protagonista Giancarlo Mariottini con “Club 101_Studio per Narciso 2.0”, sotto la regia di Luca Agricola. Si tratta di un progetto in due parti, di cui per Pre-visioni sarà allestita la seconda, che indaga sulla nostra relazione con i social network e con la solitudine. Estremizzando la nuova frontiera del narcisismo, declinata attraverso l’evoluzione tecnologica, il protagonista racconta la sua avventura in un immaginario luogo del piacere, in cui è possibile avere un rapporto sessuale con un proprio clone.

    Sabato 11 maggio, infine, il sipario si alzerà per gli ultimi due spettacoli. Alle 20.30 toccherà a “3Q – Liberi esperimenti politici”, una storia che gioca su una particolare concezione degli spazi, intrecciando i piani nobili della politica con quelli “più bassi” della cucina: ogni scena è la portata di una cena, come se per ogni problema esistesse la ricetta giusta per affrontarlo.

    La chiusura della rassegna sarà affidata a una curiosa rivisitazione della classicissima tragedia greca “Edipo Re”, secondo la messa in scena della Compagnia dei Misci. Sfruttando un espediente molto utilizzato nel teatro per ragazzi, Edipo sarà l’unico personaggio sul palco e si confronterà con il suo popolo rappresentato sotto forma di fumetto; il tutto con un prezioso lavoro di vocalità, come se tutti i ragionamenti provenissero dalla mente stessa di Edipo.

    Dall’anno prossimo, o sarebbe più giusto dire dal 2015, Pre-visioni diventerà una biennale e si alternerà nelle primavere del Teatro della Tosse con le selezioni locali del Premio Scenario. Il teatro di piazza Negri, infatti, ha siglato un accordo con gli organizzatori della prestigiosa vetrina nazionale e diventerà un vero e proprio avamposto ligure del concorso-rassegna, nuovo punto di riferimento per le oltre 130 compagnie teatrali ufficialmente riconosciute sul nostro territorio.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Suoni reali Liguria: al Belleville la finale del concorso musicale

    Suoni reali Liguria: al Belleville la finale del concorso musicale

    musica-concerti-chitarra-elettricaVenerdì 3 maggio 2013 (ore 21.30) il Circolo Arci Belleville ospita una serata di musica live, con la finale regionale del concorso musicale Suoni Reali.

    Sono tre le band che si sfidano questa sera, dopo aver superato le fasi semifinali. Si tratta di Stanza 709, Steel Brennt e Walc.

    Il vincitore della serata sarà scelto tramite votazione del pubblico.

    Ingresso con tessera Arci.

  • San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    san quirico. terzo valicoA metà mattinata gli operai della Drafinsub – ditta incaricata della realizzazione di una pista di accesso all’area di cantiere e delle operazioni di bonifica dagli ordigni bellici – risalgono sul loro furgone e se ne vanno tra applausi e fischi della gente accorsa fin dall’alba per difendere il terreno di proprietà della famiglia Bruzzese.
    Siamo in località San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove ancora resiste uno splendido polmone verde a ridosso di case e capannoni. Uno spazio di oltre un ettaro e mezzo sopravvissuto all’edificazione selvaggia, in cui Davide Bruzzese e la sua famiglia vivono, coltivano la terra e allevano i propri animali, da quasi 40 anni, conservando con cura un raro esempio di campagna a pochi metri dalla città.
    san quirico. terzo valico.3jpgMa proprio qui è previsto l’imbocco della galleria Polcevera, una delle “finestre” (gallerie di servizio) del Terzo Valico. Alberi da frutto, orti e pascoli rischiano di scomparire per sempre, rimpiazzati da una colata di cemento.
    Alcuni giorni fa è spuntata una ruspa della ditta, dopo che una prima recinzione era stata installata all’insaputa dei proprietari. Oggi non è visibile neppure un cartello con l’indicazione dei lavori da eseguire e le autorizzazioni necessarie, tutto sembra esser stato predisposto in fretta e furia, onde evitare contestazioni.

     

    san quirico. terzo valico.4jpgIl paradosso è che la famiglia Bruzzese non ha mai ricevuto alcuna notifica di esproprio del terreno e dunque dal 25 aprile – con l’immancabile supporto di altri cittadini e militanti No Tav – presidia la sua proprietà per difenderla da eventuali abusi.
    I lavori, che sarebbero già dovuti partire, sono stati sospesi in attesa di accertamenti.
    Stamattina la Drafinsub è tornata alla carica ma si è trovata dinanzi l’ostinata resistenza di una cinquantina di persone, sotto l’occhio vigile della Digos.
    «Il Cociv (general contractor del Terzo Valico) sostiene di aver rispettato la procedura notificando l’esproprio due anni fa – spiega Francesco del Comitato No Tav No Terzo Valico di Pontedecimo e San Quirico – Peccato, però, che la notifica sia stata inviata al precedente proprietario. Il Cociv afferma che non esistono documenti ufficiali in grado di attestare l’attuale proprietà. Il nostro avvocato, invece, ha in mano una visura catastale risalente a gennaio 2011, dunque precedente all’errata notifica di esproprio, che sancisce la proprietà della famiglia Bruzzese».

    san quirico. terzo valico.2jpgDa un punto di vista procedurale, ancora una volta, il Cociv avrebbe calpestato ogni regola. «Prima di avviare i lavori devono notificare l’esproprio e comunicare il relativo indennizzo economico – continua Francesco – Niente di tutto ciò è stato fatto. Finora non hanno voluto prendere in considerazione la nostra documentazione. Ci troviamo di fronte a metodi illegali perpetrati da un gruppo di persone a danno dell’intera cittadinanza. Noi non ci stiamo. E continueremo a difendere la terra della famiglia Bruzzese».

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Ludovica Robotti, l’associazione di don Paolo Farinella per i più deboli

    Ludovica Robotti, l’associazione di don Paolo Farinella per i più deboli

    san-torpete-chiesaLudovica Robotti è una bimba dal cuore grande, un piccolo angelo che ha vissuto tra noi solo 299 giorni, nel cui sorriso, oggi, riescono a trovare un po’ di serenità tante persone a cui la vita sembra aver voltato le spalle.

    Ludovica Robotti, infatti, è anche un’associazione, nata nella primavera del 2010 per illuminazione e volontà di don Paolo Farinella – rinomato biblista e parroco di San Torpete, ma più semplicemente “Paolo, prete” come preferisce firmarsi lui stesso – e dei suoi tanti amici genovesi e sparsi per il web, che nel 2012 si sono presi cura di quasi una sessantina di persone, per un impegno economico che ha sfiorato i 40 mila euro.

    «Ricordo come se fosse ieri, il primo incontro con Valeria ed Emilio – racconta Paolo, prete, accogliendoci nei locali dell’associazione – due genitori che mi avevano contattato per sondare la mia disponibilità a celebrare il funerale della loro bambina di quattro mesi e mezzo, che sicuramente non avrebbe spento neppure la prima candelina. Non formava i muscoli, una tragica forma di Sla».

    Ludovica morì a nove mesi e mezzo, il 3 febbraio 2010. Il giorno del suo saluto, San Torpete era piena di gente che, nonostante la pioggia, intasava anche piazza San Giorgio: «Fu durante l’omelia che capii che quella bambina poteva effettivamente nascere di nuovo. Stavo dicendo che Ludovica non era morta, una cosa illogica. Ma proprio in quel momento la vidi come un messaggero, un raggio di luce che è arrivato e se ne è andato. Allora lanciai subito l’idea di creare un’associazione dedicata a lei perché nel suo nome potessero vivere tante persone». Era il febbraio del 2010, ad aprile dello stesso anno è stata costituita l’associazione “Ludovica Robotti”, che a settembre avrebbe iniziato a essere operativa con 250 iscritti. «Non avevamo ancora una sede – ricorda Farinella – e in quel momento ci riunivamo nella sacrestia della parrocchia; ma volevamo partire subito, interrogandoci sui criteri con i quali avremmo dovuto operare, mossi dalla convinzione che non si sarebbe trattato di un Centro d’ascolto, come abbiamo voluto ribadire nello slogan dall’elemosina alla giustizia».

    E chi conosce don Paolo, sa benissimo che i fondamenti dell’associazione Ludovica Robotti altri non sarebbero potuti essere che la Costituzione della Repubblica italiana e il Vangelo, come spiega lo stesso sacerdote: «La Costituzione stabilisce che ognuno ha diritto di vivere in pienezza la propria vita, rimuovendo tutti gli ostacoli che ne impediscono la realizzazione come sottolinea l’art. 3. Studio e lavoro sono alla base di tutto perché senza questi non ci può essere un’economia, uno stipendio e quindi viene meno la dignità di una persona, la sua libertà e il suo tempo libero, la sua dimensione sociale e spirituale». Qui il prete sembra lasciare il passo al sociologo: «Certamente la mia è una visione che riprende Marx: il lavoro non è un mezzo di produzione ma il fondamento, la sede della dignità della persona. Poi c’è la seconda pietra angolare, il Vangelo, che ci dice che tutto il creato deve avere una finalità sociale: gli egoismi non possono essere i valori si cui si costruisce la società».

    A questo punto, però, urgeva una scelta perché l’Agenzia delle Entrate non consente la citazione della Costituzione italiana nello Statuto di un’associazione onlus: «Non potevo piegarmi a questa cosa – continua Farinella – d’altra parte desidero che questa associazione sia segno tangibile della gratuità assoluta: chi contribuisce non deve farlo perché può detrarre la sua donazione dalle tasse, ma lo deve fare a perdere, perché decide di condividere con gli altri un bene proprio che ha una valenza collettiva. Altro non è che l’estensione a livello collettivo del principio individuale, previsto sia dalla Costituzione che dalla Dottrina sociale della Chiesa cattolica, della proprietà privata: un valore con una valenza sociale che non può essere assoluto».

    A questo punto iniziano gli sforzi non indifferenti per acquisire e ristrutturare alcuni locali adiacenti alla parrocchia che sono diventati oggi la sede dell’associazione. «Come dicevo prima, la “Ludovica Robotti” non è un centro di ascolto ma è un luogo in cui l’ascolto è al centro. Nel senso che le persone che vengono, non stanno in piedi a chiedere l’elemosina ma sono accolte e raccontano il loro problema a un’assistente sociale e un membro del consiglio direttivo, coadiuvati da uno psicologo qualora fosse necessario. Non diamo mai soldi direttamente, anche perché altrimenti il sistema si intaccherebbe immediatamente, e neppure diciamo sempre di sì ma ci facciamo sempre carico del sostegno di chi ci viene a chiedere aiuto».

    Delle 57 situazioni affrontate nel corso del 2012, 27 sono provenute da segnalazioni fatte da soci o amici dell’associazione, 6 da altre associazioni, Caritas e Centri d’ascolto, 10 invece gli accessi spontanei. Le restanti 14 situazioni sono provenute dal servizio pubblico, ovvero da distretti sociali che non avevano più fondi a disposizione: «Sebbene non ufficialmente – commenta don Farinella –  di fatto possiamo considerarci una sorta di sussidiari del Comune di Genova, che non ha più risorse. In alcuni casi, non solo Tursi non interviene direttamente, ma non si occupa neppure di prendere in carico la situazione provocando una spiacevole falsificazione dei dati sulle povertà».

    Oltre agli interventi emergenziali, spesso dedicati alla riattivazione di acqua, luce e gas, le principali aree di intervento dell’associazione sono quattro.

    L’ISTRUZIONE, LA CASA, GLI ESODATI E I MINORI

    don-paolo-farinella-preteLa prima riguarda una sorta di borsa di studio all-inclusive, con la copertura di tutte le spese scolastiche e di istruzione necessarie a una completa formazione dei giovani accuditi che, se vogliono, possono iscriversi anche all’Università. Al momento, questa tipologia di intervento riguarda tre ragazzi italiani e due bambini in Bangladesh. «Per quanto riguarda il Bangladesh – racconta Farinella – siamo aiutati da un gruppo di amici di Roma, dove vive il papà di questi bambini, vendendo giornali per le strade della capitale. La mamma, invece, è con loro in Africa ma non può lavorare perché deve vigilare costantemente sui due piccoli per evitare che vengano rapiti e coinvolti nell’atroce traffico di organi umani».

    Tra le storie dei ragazzi aiutati c’è anche quella di un giovane di origini slave, che don Paolo non esita a definire «un genio», a cui l’associazione ha fornito tra le altre cose un computer ma che ha declinato l’offerta di una stampante perché non indispensabile. «Non chiediamo la luna – assicura il prete – e non vogliamo per forza la media del 9, ma è necessario che questi ragazzi si impegnino al massimo, per quanto la loro situazione lo possa consentire. Però non vogliamo che il mantenimento della borsa di studio diventi per loro un’ossessione, una malattia. La borsa di studio non è ricattatoria: è loro e la mantengono fin tanto che rispettano con impegno le normali scadenze scolastiche».

    Un’altra quota dei fondi raccolti viene utilizzata per assistere i destinatari degli alloggi comunali: chi riceve queste abitazioni, infatti, spesso non ha le possibilità economiche neppure per sistemare gli allacci delle utenze né per recuperare il mobilio minimo e indispensabile per una sopravvivenza decorosa. In questo caso, la collaborazione arriva da Massoero 2000, un’altra associazione in ambito sociale che vede protagonista Farinella.

    Il terzo settore di intervento riguarda l’accompagnamento fino alla pensione degli esodati più anziani e bisognosi.

    L’ultima area, infine, è quella destinata a tutte le difficoltà che riguardano i minori e le loro famiglie. Tra gli interventi più toccanti, quello che riguarda una piccola bimba genovese di 4 anni, vittima di abusi sessuali in casa, a cui la “Ludovica Robotti” paga una parte della psicoterapia, grazie alla pensione di reversibilità di Elena Hermalaos – a cui è dedicata la saletta degli psicologi nei locali dell’associazione – interamente devoluta dal marito.

    Tra le tante storie di aiuti e vite ridonate, ce n’è una che abbraccia tutti i campi di intervento dell’associazione. È la storia di un ragazzino quindicenne nato a Genova da una mamma nigeriana, costretta a mandarlo dai nonni in Africa per questioni di sopravvivenza. La “Ludovica Robotti” si è fatta carico del ricongiungimento di questa famiglia, pagando il biglietto dell’aereo alla donna che si è potuta recare in Nigeria a recuperare il figlio, riportarlo in Italia prima del compimento del sedicesimo anno, e in un colpo solo ha donato un alloggio e un lavoro alla donna presso la casa di un’anziana genovese, nonché una borsa di studio per il ragazzo.

    Vi sono, inoltre, alcuni casi di cui non l’associazione non riesce a farsi carico direttamente: di solito, si tratta di croniche o, comunque, talmente disperate che l’intervento della “Robotti” non riuscirebbe a sistemare nemmeno in parte. «Quando ci troviamo di fronte a queste circostanze – sottolinea don Farinella – non è che chiudiamo la porta in faccia alle persone, ma invece che intervenire direttamente le accompagniamo presso strutture emergenziali che possano provvedere in maniera più efficace».

    Gli occhi di Paolo, prete, si riempiono di gioia mentre continua a raccontare le avventure di chi in questi tre anni di vita è stato risollevato dell’aiuto di Ludovica. E con tanta soddisfazione e anche un po’ di giusto orgoglio non ci lascia andare finché non ha raccontato un’ultima storia, radicata nel territorio genovese: «Tramite una nostra volontaria, assistente sociale del Comune, siamo riusciti a coinvolgere diverse farmacie, a partire dalla Valbisagno, nella fornitura mensile di una dieta lattea gratuita, ciascuna per una famiglia bisognosa della propria zona. La cosa bella è che la proposta è venuta direttamente dalle stesse farmacie, quando eravamo alla ricerca di un prezzo politico di cui saremmo stati disposti a farci carico».

    Tutto questo grazie al sorriso di Ludovica, che oggi ha un fratellino e tanti, tanti amici.

    Simone D’Ambrosio

  • Sussurri, Martina Massarente: il progetto genovese approda in Francia

    Sussurri, Martina Massarente: il progetto genovese approda in Francia

    Sussurri di Martina MassarenteMercoledì 8 maggio inizia ad Arles una nuova edizione del Festival europeo della fotografia di nudo: si tratta di un evento molto importante, perché proprio nella cittadina francese è stato istituito nel 1969 – il primo grande evento mondiale dedicato alla fotografia che coniuga nomi prestigiosi del settore fino alle sperimentazioni più contemporanee (e di cui il Festival del nudo è uno dei molti corollari).

    Numerosi fotografi da tutta Europa, scelti da una commissione che ne ha valutato curriculum artistico e portfolio, avranno dunque la possibilità di presentare il loro lavoro e incontrare altri professionisti. Fra questi è stata selezionata solo un’artista italiana. Genovese, per la precisione.

    Martina Massarente, insieme al poeta e autore teatrale Daniel Nevoso ha creato nella nostra città il gruppo artistico Matreska. Martina porta ad Arles il suo progetto Sussurri, ispirato alle figure femminili di Henrik Ibsen, che è stato già presentato un anno fa con il libro poetico/fotografico edito da Sagep e a seguire una mostra a Palazzo Rosso e la presenza a Photissima Art Fair a Torino con il tramite della Galleria Artré.

    Incontro Martina nello studio di architettura della sua famiglia, dove ha sede anche il gruppo Matreska. «Mio padre è architetto, prima ancora è stato fotografo. Ho imparato da lui fin da bambina e iniziato professionalmente quando a 18 anni ho ricevuto in regalo una nuova macchina fotografica. Sono partita dall’analogico e approdata al digitale, sempre in collaborazione con la mia modella Alice, che era mia compagna di classe al liceo (e che è ritratta nelle foto di Sussurri, ndr)».

    La soddisfazione per essere l’unica italiana ad approdare ad Arles – per giunta nell’anno in cui un’altra città francese, Marsiglia, è capitale europea della cultura – è molto grande, ed è l’occasione per confrontare l’approccio con gli artisti di luoghi diversi da Genova: «In Francia la cultura della fotografia è molto avanzata. Ho riscontrato una grande professionalità, dalle azioni più semplici – la cura nel realizzare flyer e brochure, la tempestività nel rispondere alle mail, il pianificare nei dettagli il nostro arrivo e i tempi di allestimento – fino all’estrema attenzione verso il lavoro altrui e la valorizzazione del talento. Ho mandato la mia candidatura per testare la portata di “Sussurri”, un progetto nato a Genova ma non che non può limitarsi a Genova: in questa città c’è a mio parere una difficoltà nell’interloquire con chi dovrebbe sostenere il talento e un errore di fondo nell’approccio ai cosiddetti “giovani artisti”».

    Chiediamo a Martina di spiegare meglio questo concetto, che è alla base dell’attività sua e di Matreska. «Cosa significa “giovane”? A 25 o 30 anni si è definiti “giovani”, ma non si è più dei ragazzini: il percorso formativo primario – scuola e università – è terminato, manca la maturità dell’adulto ma è già presente la voglia di immettersi nel mercato del lavoro. Noi artisti non abbiamo bisogno di un “contentino” ogni tanto – una mostra, un bando e così via – ma siamo anzitutto persone che vogliono lavorare. Se le istituzioni non hanno fondi, basterebbe concedere degli spazi per lavorare, mappare tutti i progetti creativi sul territorio e permettere a ciascuno di testare sul campo le proprie capacità. Bisogna cambiare prospettiva, ragionare su progetti di ampio respiro che giungano a maturazione attraverso un percorso costruito nel tempo. C’è poi una selezione naturale tra chi fa arte per solo diletto e chi invece lavora professionalmente, con una visione ben definita del proprio progetto e con alle spalle notti in bianco passate a studiare».

    Una visione dell’arte che non sfocia nella mera polemica, ma che Martina (attraverso il gruppo Matreska) mette in pratica quotidianamente nel rapporto con i propri collaboratori: «La creatività deve partire da un progetto. Si può essere impeccabili nella tecnica, ma se manca un’idea a monte il lavoro ne risente. È una delle ragioni per cui non ho mai frequentato un corso di fotografia: ogni classe è composta da 15-20 allievi che finiscono per fotografare tutti nello stesso modo. Ogni artista ha una visione personale che deve essere valorizzata, non piegata a regole standard in nome della pura tecnica. Sono gli strumenti tecnici che vanno piegati a ciò che l’artista vuole dire, non il contrario. Inoltre spesso nei corsi non si studia la storia della fotografia: molti artisti non si rendono conto che – per fare un esempio – l’arte va ben oltre Van Gogh e Monet, bisogna conoscere tutto, dai “maestri” agli artisti minori. La creatività dovrebbe generare continui stimoli e non una mente a compartimenti stagni».

    Il progetto Sussurri è stato sostenuto anche dal prof. Franco Sborgi (docente di Storia dell’Arte e relatore della tesi di laurea di Martina). A seguire, il prossimo obiettivo è estendere il lavoro di Matreska anche al teatro: lo scorso anno lo spettacolo Martin di Daniel Nevoso è stato selezionato per Previsioni 2011 al Teatro della Tosse. L’inizio di un percorso – in parallelo a quello fotografico di Martina – che ci auguriamo porti Matreska ad avere un ruolo di primo piano nell’industria creativa della città.

    Marta Traverso

  • Parlare in pubblico: corsi a Genova con Atelier della Comunicazione

    Parlare in pubblico: corsi a Genova con Atelier della Comunicazione

    microfono-radio-speaker-voce«Margaret Thatcher aveva la voce stridula. Troppo per fare carriera. In compenso non le mancava la determinazione e una buona dose di umiltà. Così decise di lavorare sodo, prendere lezioni di dizione e strategia della comunicazione – al contrario dei suoi colleghi maschi del governo guidato da Ted Heath – e arrivare preparata al suo appuntamento con la Storia».

    Con questa premessa Marina Minetti (speaker di Radio 19) e Carla Viazzi (attrice di teatro) – che insieme hanno creato l’Atelier della Comunicazione – presentano il loro nuovo progetto, un corso per parlare in pubblico che inizierà martedì 14 maggio presso la sede dell’associazione Genova Cultura.

    Questo il programma del corso, che sarà strutturato in cinque incontri (orario 20-21.30).
    Martedì 14 maggio: le sfumature della voce, cenni di dizione, fonetica, uso del timbro, volume, ritmo, pause
    – Martedì 21 maggio: preparazione al discorso in pubblico, creazione della scaletta, il linguaggio, le parole a cui affidarsi
    – Martedì 28 maggio: gestione emotiva e linguaggio non verbale, come affrontare l’ansia, le domande e le interruzioni del pubblico con la voce e con il corpo
    – Martedì 4 giugno: lettura espressiva, uso di tecniche interpretative per leggere ad alta voce
    – Martedì 11 giugno: platea, studiarla e sedurla

    Per iscriversi contattare Genova Cultura alla mail genovacultura@genovacultura.org o telefonando allo 010 3014333.