Mese: Settembre 2013

  • Progetto Recycle: recupero di ferrovie dismesse e spazi in abbandono

    Progetto Recycle: recupero di ferrovie dismesse e spazi in abbandono

    san-fruttuoso-terralba-treni-ferroviaQualche giorno fa su erasuperba.it vi abbiamo presentato il concorso fotografico Forgo(at), che si pone l’obiettivo di documentare gli spazi abbandonati e dismessi di Genova. Un bando la cui scadenza è stata prorogata al 7 ottobre 2013 e che culminerà in una mostra fotografica, che sarà allestita dal 10 al 25 ottobre.

    Coordinatrici del bando sono Beatrice Amoretti e Alessia Ronco Milanaccio, che stanno lavorando a questo progetto nell’ambito della loro tesi di laurea magistrale in Design del prodotto e dell’evento. Abbiamo chiesto loro qualche dettaglio su questa iniziativa: «Il concetto di Recycle è l’applicazione del riciclo e recupero di materiali all’architettura e agli spazi urbani: si tratta di un progetto di dottorato di ricerca che coinvolge 11 Facoltà italiane, ciascuna su un particolare filone. Obiettivo della ricerca è mappare le aree di interesse e comprendere come “riciclarle”, sotto quale forma renderle nuovamente fruibili alla cittadinanza. Genova, nello specifico, si occupa di aree ferroviarie dismesse e una parte della ricerca si concentra sull’asse di Terralba. Abbiamo collaborato a questo progetto, che ci piacerebbe sviluppare anche dopo la laurea magistrale, per far iniziare a prendere coscienza dei numerosi luoghi dimenticati di Genova (da qui il nome del concorso che rimanda al verbo inglese “to forget”, dimenticare, ndr), restituirli alla città e dare loro un nuovo valore, individuando nuove destinazioni d’uso e proposte di riqualificazione. Gli spazi abbandonati non devono essere percepiti come un onere, ma come una potenzialità».

    Nel corso della mostra saranno presentati un libro e i risultati della ricerca: gli aggiornamenti sono consultabili tramite la pagina Facebook “Recycle Genova”.

    Marta Traverso

  • Teatro della Tosse, stagione 2013/2014: gli spettacoli in programma

    Teatro della Tosse, stagione 2013/2014: gli spettacoli in programma

    Ingresso Teatro della TossePresentata questa mattina la nuova stagione del Teatro della Tosse. Confermato il binomio Sala Trionfo e Cantiere Campana. Per il quarto anno la direzione artistica è affidata a Emanuele Conte, affiancato dal curatore Fabrizio Arcuri. Il 4 ottobre 2013 alle ore 20.30 verrà presentata al pubblico la nuova stagione in una serata a ingresso libero.

    Ecco il cartellone completo della stagione 2013 / 2014. Per informazioni più dettagliate potrete visitare la nostra agenda eventi nei giorni che precedono lo spettacolo.

    Programmazione In Trionfo:

    – Antigone (prima nazionale): dal 23 ottobre al 3 novembre 2013
    – Circus Klezmer: dal 6 al 10 novembre (internazionale, di Adriàn Schvarzstein e Irma Borges)
    – Sogno in una notte d’estate: dal 14 al 16 novembre
    – The country: dal 22 al 24 novembre (di Roberto Andò, con Laura Morante e Gigio Alberti)
    – Il vangelo secondo Alloisio (prima nazionale): dal 20 al 22 dicembre
    – Bane (prima nazionale): dal 3 al 5 gennaio 2014 (internazionale – diretto da Joe Bon in collaborazione con Circumnavigando Festival)
    – Fratto_ X: dal 31 gennaio al 2 febbraio (di Antonio Rezza e Flavia Mastrella)
    – The wedding singers (prima nazionale): dal 13 al 15 febbraio
    – Il servitore di due padroni: dal 28 febbraio al 2 marzo (Carlo Goldoni, rivisitazione a cura di Ken Ponzio)
    – Quintorigo experience: 22 marzo (Quintorigo in concerto)
    – Adagio (prima nazionale): dal 25 marzo al 6 aprile
    – Bastard!: dal 17 al 19 aprile (internazionale, di Duda Paiva, liberamente ispirato al romanzo L’arrache-coeur di Boris Vian)

     

    Programmazione Cantiere Campana:

    1. Io sono il proiettile (prima nazionale): dal 16 al 20 ottobre 2013
    2. Zombitudine (prima nazionale): dal 28 novembre all’8 dicembre
    3. Psychosis 4.48: dal 12 al 14 dicembre
    4. Personaggi in cerca d’attori (prima nazionale): dall’8 al 12 gennaio 2014
    5. Not here not now: dal 6 all’8 febbraio
    6. Non e’ quel che sembra: dal 20 al 22 febbraio
    7. La solitudine dell’ape: 8 marzo
    8. I, Shakespeare: dal 12 al 16 marzo
    9. Lucido: dal 10 al 12 aprile
    10. Premio Scenario: maggio 2014

  • Crisi, cercasi dibattito serio: il punto dopo la telenovela estiva

    Crisi, cercasi dibattito serio: il punto dopo la telenovela estiva

    futuroL’estate ci ha lasciato in eredità tanti temi politici di cui discutere: l’incerto futuro del pregiudicato Berlusconi, la conseguente fragilità e inconsistenza del governo Letta-cunctator, le manovre per smantellare la Costituzione, lo psico-dramma della “instabilità politica”, il “protagonismo” di Napolitano, l’inarrestabile ascesa di Renzi, i dilemmi in casa 5 stelle per un’improbabile futura alleanza con il PD, la “abolizione” dell’IMU, le agghiaccianti ipotesi del ministro dell’economia circa nuove svendite del patrimonio pubblico, l’approssimarsi del cruciale appuntamento delle elezioni tedesche, ed infine i venti di guerra in Siria. Tuttavia entrare nel dettaglio di questi temi senza avere prima riepilogato il quadro generale, lo scenario sullo sfondo del quale si agita tutto questo balletto, significa occuparsi della pagliuzza ignorando la trave. E la trave oggi è il dibattito economico sulle ragioni e il superamento della crisi.

    Come siamo finiti in recessione? Come (e quando) ne usciamo? Dalla risposta a queste domande dipendono evidentemente le politiche economiche che vengono elaborate in risposta alla crisi; cioè quelle stesse politiche che poi vengono somministrate ai paesi in difficoltà come il nostro. Il che genera, com’è naturale attendersi, un dibattito molto acceso tra gli economisti. Eppure, nonostante l’evidente impatto di questa discussione per il nostro immediato tenore di vita, un’opinione pubblica distratta e impreparata ne rimane del tutto all’oscuro oppure ne ricava una visione completamente distorta.

    Questa anomalia è la chiave di volta per comprendere la cornice in cui ci muoviamo, per avere cioè un quadro di riferimento alla luce del quale valutare i singoli episodi politici. Per questo motivo occorre riprendere il nostro percorso a partire da qui: ossia dal totale travisamento che il tema della crisi economica subisce quando si passa dal piano scientifico al piano divulgativo, e quindi dal modo in cui ciò condiziona il dibattito politico.

     

    IL LATO DELL’OFFERTA

    lavoroSuona complesso, ma, almeno a un livello generale, la questione è in realtà piuttosto semplice. Pensiamo alle esortazioni che tutti i santi giorni qualche organismo europeo sente il dovere di rivolgerci: che cosa “ci chiede l’Europa” attraverso l’austerity? Essenzialmente due cose: 1) tagliare la spesa pubblica e 2) varare “riforme strutturali”. Le riforme strutturali sono, per un verso, riforme che impediscano l’accumulo nel tempo di eccessiva spesa (e quindi di debito), per l’altro sono semplicemente liberalizzazioni (meno vincoli, meno burocrazia, maggiore concorrenza, eccetera).

    A questa ricetta sono dunque sottesi precisi presupposti teorici. C’è l’idea che lo Stato sia un attore economico sostanzialmente inefficiente e che sia quindi preferibile limitarne il peso. E poi, all’opposto, c’è l’idea che il mercato, se lasciato libero di spiegarsi al meglio, sia in grado di trovare da solo l’assetto produttivo più soddisfacente. La crisi, coerentemente, dipenderebbe proprio dal tradimento di questi presupposti: cioè lo Stato è intervenuto troppo, generando debito pubblico, mentre il settore privato, gravato da “lacci e lacciuoli”, non è stato abbastanza efficiente. Dunque, riducendo il ruolo dello Stato e agendo su quello che si chiama il “lato dell’offerta” (la competitività di chi produce beni e servizi), sarebbe possibile uscire dalla crisi.

    Tutto questo dovrebbe suonare familiare al lettore; non tanto perché questa teoria sia in effetti materia di dibattito in Italia, quanto piuttosto per il fatto che essa è la base stessa del dibattito. Sia a livello politico che a livello giornalistico, infatti, da destra a sinistra e per tutto l’arco parlamentare, la discussione verte intorno a quali spese ridurre e in che modo essere più produttivi. Che si tratti degli F-35 o delle pensioni, delle provincie o degli insegnanti di sostegno, è comunque scontato che nel complesso siamo di fronte ad un gioco a somma negativa, ossia che qualcosa da qualche parte bisogna tagliare per forza. Ed è altrettanto scontato che sia necessario migliorare la competitività del paese rispetto all’estero (privatizzando, creando una forza lavoro con costi convenienti per le imprese, attirando i capitali, liberalizzando, tranquillizzando i mercati, eccetera).

    Dunque, se questo dibattito in Italia ha un qualche senso, dobbiamo aspettarci che non ci siano a livello scientifico altre interpretazioni possibili. Cioè, se ci fossero molti famosi accademici, e non solo strampalati predicatori del web, che si mostrassero contro il contenimento della spesa pubblica, prima o poi questa idea sarebbe già filtrata anche nell’opinione pubblica, e qualche giornale o qualche partito si sarebbe messo a cavalcare questa linea. Il fatto che nessuno parli di aumentare la spesa, è la miglior prova che l’idea non ha il sostegno di questa enorme schiera di economisti.

    E invece si da il caso che questo schiera ci sia.

     

    IL LATO DELLA DOMANDA

    lavoro_operai_cantiereEsiste una scuola di pensiero – che si rifà addirittura a quello che probabilmente è l’economista più famoso della storia (l’inglese John Maynard Keynes, 1883-1946) – che tra le sue fila annovera studiosi di grandissimo prestigio e straordinario rilievo accademico (compresi anche diversi premi nobel) tutti convinti che in tempi di crisi lo Stato si debba far carico di politiche espansive e investimenti, mettendo temporaneamente in secondo piano il problema del debito.

    Questo presuppone un quadro teorico completamente ribaltato: lo Stato ha una funzione positiva e i mercati devono essere normati, perché non sono in grado di auto-regolarsi. Anche la diagnosi della crisi segue un canovaccio opposto: i movimenti di capitali liberalizzati e senza regole stanno alla base degli squilibri che hanno portato alla recessione economica (prima) e all’esplosione dei debiti pubblici dei paesi periferici (poi).

    Ciò non significa che questi economisti accettino le sacche di clientelismo e corruzione presenti anche nello Stato italiano. Tanto meno negano l’opportunità di ridurre gli sprechi. Ciononostante essi sostengono che, in recessione, una politica che nel complesso produca tagli alla spesa è una politica miope, per il semplice motivo che la spesa di una persona è l’entrata di un’altra. In altri termini, sebbene sia indubbio che – per fare un esempio – la Calabria potrebbe trovare modi socialmente più utili per impiegare le migliaia di forestali di cui si è dotata negli anni, è anche vero che sarebbe una scelta suicida licenziarli in blocco, perché questi, insieme al loro stipendio, perderebbero anche potere di acquisto e propensione al consumo, contribuendo così alla depressione dell’economia.

    E’ questo il motivo per cui i salvataggi europei non stanno salvando nessuno: perché trascurano quello che si chiama il “lato della domanda”, ossia le politiche volte a raggiungere un determinato livello di reddito medio, in grado di sostenere la domanda di acquisto di beni e servizi. Ed è proprio la piccola, momentanea e fisiologica battuta d’arresto del rigore ad avere favorito il piccolo, momentaneo e fisiologico rimbalzo della crescita che si sta registrando in questo periodo.

     

    DESTRA E SINISTRA: IL “DIBATTITO” A UNA TESI SOLA

    La polemica potrebbe proseguire; e le ragioni delle due parti sono evidentemente molto più complesse di come è stato fin qui sintetizzato. Tuttavia ai fini del nostro discorso non è tanto importante capire chi abbia ragione, quanto evidenziare che esiste un dibattito a livello scientifico mondiale, che però è negato a livello politico europeo.

    Non lo dico io: lo ha scritto l’assai più influente Wolfgang Münchau in un articolo apparso su Der Spiegel (tradotto in italiano qui). Secondo il prestigioso editorialista del Financial Times, la SPD tedesca (ma lo stesso discorso si potrebbe fare anche per il nostro PD e per gran parte delle sinistre europee) è incapace di essere un’alternativa politica perché non possiede al fondo una visione politica alternativa: ossia il pensiero politico-economico e la narrazione della crisi fatta dai socialdemocratici è sostanzialmente coincidente con l’analisi della destra liberista. Negli ultimi trent’anni la sinistra ha progressivamente rimosso Keynes e lo stato sociale, per sposare il credo del libero mercato, tradendo così – aggiungo io – la sua funzione storica e trasformandosi nei fatti in una destra senza razzismo e senza omofobia.

    Negli Stati Uniti la contrapposizione politica ha almeno un po’ di senso economico: i repubblicani vogliono meno Stato, meno interferenze e meno tasse; i democratici più Stato, più diritti e più servizi pubblici. In Italia, invece, c’è questa curiosa diatriba tra liberisti “di destra” e liberisti di “sinistra”: come se il liberismo fosse un valore assoluto, quasi un sinonimo di “democrazia”, e l’identità di sinistra si esaurisse nell’elemosina a chi sta peggio e nei diritti delle minoranze (nel terzo millennio c’è ancora bisogno di discuterne…?).

    Eppure la “rinascita keynesiana” degli ultimi cinque anni, il successo del modello scandinavo, la politica espansiva di Giappone, Stati Uniti e Regno Unito stanno lì a dimostrare che c’è tutto lo spazio per realizzare una politica economica autenticamente sociale senza tornare al marxismo e senza scadere nel liberismo. Il paradosso che abbiamo di fronte è quello di una classe dirigente di sinistra che non sa (o non vuole) interpretare questo ruolo.

    (Siamo arrivati così al nodo centrale, il quadro di riferimento della nostra analisi. Avremmo poi modo di apprezzare nel concreto come questo stato di cose condizioni la vita politica del nostro paese e dell’Europa).

     

    Andrea Giannini

  • Navebus Porto Antico Pegli: il futuro è in mano alla Regione

    Navebus Porto Antico Pegli: il futuro è in mano alla Regione

    Navebus GenovaUn finanziamento regionale di 350 mila euro in bilico fino alla fine dell’anno. Il futuro della Navebus, il servizio di trasporto pubblico via mare che in meno di 30’ porta da Pegli (Molo Archetti) al Porto Antico di Genova, è appeso a una sottile linea rossa. Ne sono ben consapevoli i cittadini del ponente che stanno promuovendo una raccolta di firme per sensibilizzare la Regione a mantenere in vita il servizio. Un’operazione già compiuta qualche anno fa, con oltre 18 mila adesioni raggiunte in un mese, e che diede i frutti sperati.

    «Recentemente – spiega il presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente, tra i principali sostenitori della Navebus – ho incontrato l’assessore regionale ai Traporti, Enrico Vesco, il quale mi ha assicurato che entro la fine dell’anno sarà presa una decisione. Inutile dire che il Municipio si schiera compatto al fianco dei cittadini per difendere con le unghie e con i denti il servizio. Tagliare il finanziamento vorrebbe dire rinnegare un vettore comodo, pulito, puntuale, non inquinante, tipico di una città di mare e utile sia per i cittadini che per i turisti. Insomma, non avrebbe proprio senso».

    Non dello stesso avviso sembra essere Anna Maria Dagnino, assessore alla Mobilità del Comune di Genova, che si è lasciata scappare un alquanto sintetico ma molto emblematico «per me potrebbe anche chiudere». Certo Dagnino ha ben altre gatte da pelare riguardo il futuro e il presente di Amt, ma considerato che dall’azienda non filtrano altri commenti, è facile intuire che i “ponentini” non avranno grande sostegno nella loro battaglia da parte di Palazzo Tursi.

     

    Ma perché la Regione dovrebbe porre fine alla vita di Navebus?

    «Bisogna sfatare un mito» torna alla carica Avvenente. «Non è vero, come sembra circolare da più parti, che la chiusura definitiva di Navebus comporterebbe il risanamento delle casse di Amt. L’azienda in tutta quest’operazione non ci mette il becco di un centesimo di euro e non è assolutamente detto che, in caso di eliminazione del servizio, la Regione sarebbe disposta a convogliare i 350 mila euro nella casse di Amt, che già riceve un finanziamento diretto da piazza De Ferrari. Semmai da questo servizio, gestito sì come trasporto pubblico locale ma curato dalla Cooperativa battellieri del Porto di Genova, Amt non ha altro che da guadagnarci».

    Attraverso un accordo che risale a circa tre anni fa, infatti, in seguito al dimezzamento dei fondi previsti nei primi anni per il servizio Navebus, pur di mantenere in vita questa modalità di trasporto, i battellieri concordarono nel suddividere equamente con Amt tutti i proventi superiori ai 300 mila euro. «Non sono cifre da capogiro – chiosa Avvenente – ma Amt dovrebbe avere tutto l’interesse a far sì che il vettore rimanesse attivo perché, pur non costando nulla, porta comunque qualcosa nelle casse».

     

    Navebus, risorsa per residenti e turisti: i numeri e le corse

    Lungomare di Pegli

    Effettivamente, rinunciare a un servizio così caratteristico per il trasporto pubblico genovese sarebbe un peccato. Secondo le ultime cifre, rese note dalla Compagnia dei battellieri, ogni anno sono circa 350 mila gli utenti della Navebus. Numeri un po’ inferiori rispetto al boom iniziale del servizio (nato il 1° agosto 2007) a causa della diminuzione delle corse dovuta al drastico taglio dei finanziamenti. Attualmente, gli orari di servizio vengono rimodulati ogni cambio di stagione. Nel periodo invernale, si punta prevalentemente sull’utenza urbana, con 8 corse totali negli orari pre e post lavorativi, e 4 viaggi nei villa-pallavicini-pegli-d1weekend. In primavera e autunno, quando l’afflusso turistico non è ancora al top, vengono aggiunte 2 corse sia in settimana che al sabato e alla domenica. D’estate, infine, si punta molto sul fascino turistico di Genova vista dal mare con 14 corse feriali e 8 sabatali e festive.

    Come succede in tutti i porti turistici, Venezia compresa, anche le tariffe sono differenziate a seconda dell’utilizzo. I pendolari residenti a Genova possono fare affidamento su tutti gli abbonamenti Amt e sullo speciale biglietto integrato a 1,60€, acquistabile a bordo, che consente un viaggio su Navebus più un’ora di tragitto sugli autobus cittadini. Per i turisti, invece, la singola corsa costa 3€.

    Il battello pubblico non è vitale solamente per i pendolari ma mette in atto un meccanismo virtuoso che consente di includere nei percorsi turistici anche le bellezze del ponente.

    «Per noi ponentini – spiega il presidente Avvenente – si tratta di un’occasione importantissima di promozione e di sviluppo per iniziative di riqualificazione come sta avvenendo per Villa Duchessa di Galliera, i restauri di Villa Pallavicini e Villa Doria, la Fascia di Rispetto, il Museo Navale, quello di Archeologia. Anche grazie alla Navebus, il ponente può proporsi come punto di aggregazione della popolazione e offrire la possibilità di visitare eccellenze del nostro territorio finora rimaste un po’ nascoste. Penso ad esempio alle Terme e al Museo di Acquasanta. Ci sono tanti elementi che in concorrenza tra loro ci fanno pensare che sarebbe davvero un delitto cancellare questo servizio in nome del salvataggio di un’azienda che in realtà dalla chiusura di Navebus non trarrebbe nessun vantaggio».

    I discorsi potranno essere rivisti una volta che sarà finalmente disponibile la tanto agognata metropolitana di superficie, che nel ponente coinvolgerà ben 6 stazioni (Voltri, Palmaro, Pra’, Pegli – Lido, Pegli e Multedo). Ma prima bisogna quantomeno attendere la fine dei lavori del nodo ferroviario di Genova. «Anche allora, però – conclude Avvenente – non si dovrà dimenticare il valore aggiunto di un’eccellenza di carattere turistico che sarebbe un peccato cancellare. Genova deve decidere che cosa vuole fare da grande: non può più contare solo sulla grande industria ma si deve definitivamente aprire al turismo. Questa città ha tutte le caratteristiche per proporsi come luogo d’arte. Ma il nostro caratteraccio di genovesi chiusi ci fa tenere segregata una quantità enorme di eccellenze e unicità. Dobbiamo diventare sempre più consapevoli di questo nostro patrimonio anche per poterlo sfruttare economicamente. E, soprattutto, dobbiamo essere più orgogliosi di vivere in un posto come questo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Demanio e patrimonio immobiliare pubblico: concorso fotografico

    Demanio e patrimonio immobiliare pubblico: concorso fotografico

    Spiaggia della Foce, GenovaL’Agenzia del Demanio ha indetto il concorso fotografico ‘Obiettivo patrimonio pubblico – Uno scatto per raccontarlo’ per raccogliere immagini degli immobili di proprietà dello Stato presenti nelle varie regioni d’Italia.

    Il concorso è gratuito e pone come solo requisito di partecipazione avere un’età maggiore di 18 anni. Sono ammessi fotografi professionisti o appassionati.

    Ciascun partecipante dovrà inviare entro il 30 ottobre 2013 il modulo di partecipazione e da due a cinque immagini che rappresentino immobili selezionati all’interno dell’elenco di beni di proprietà dello Stato (palazzi storici e monumentali, castelli, ex caserme, fari e isole).

    Una giuria valuterà le opere: i premi in palio sono 3.000 € al 1° classificato, 2.000 € al 2° classificato e 1.000 € al 3° classificato. Inoltre gli scatti migliori comporranno il primo ebook fotografico degli immobili pubblici, che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell’Agenzia del Demanio.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Via Donne della Resistenza: a Genova inaugura una nuova strada

    Via Donne della Resistenza: a Genova inaugura una nuova strada

    Val Bisagno, SciorbaVenerdì 13 settembre 2013 (ore 17) nel Municipio Media Val Bisagno di Genova sarà intitolata una strada alle donne che hanno combattuto la Resistenza. La cerimonia si svolge presso nell’area parcheggio del supermercato Lidl in via Emilia, e la nuova via Donne della Resistenza è compresa tra via Emilia e via Piacenza.

    Nel corso dell’evento testimonianze e racconti di donne che hanno vissuto i momenti cruciali della fine della guerra, con accompagnamento musicale della Lele Ravera Band. Saranno presenti l’assessore ai Servizi Civici Elena Fiorini, il presidente del Municipio Media Val Bisagno Agostino Gianelli e il presidente provinciale dell’ ANPI di Genova Massimo Bisca.

    A seguire, nei locali della SMS Concordia di via Trensasco 1 sarà presentato il libro della giornalista Donatella Alfonso Ci chiamavano libertà – Partigiane e resistenti 1943 – 1945 (De Ferrari editore).

    Vuoi scoprire tutti gli eventi di oggi e della settimana? Consulta la nostra agenda

  • Ex Fischer, le proposte del Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto

    Ex Fischer, le proposte del Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D5Il progetto presentato non risolve l’incongruità della costruzione rispetto al contesto tradizionale ligure «Anzi l’aggrava, ripetendo la forma dell’ex fabbrica aderente al rio Castagna, con tutti i rischi connessi». Così il Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto boccia l’ipotesi di nuova edificazione che prossimamente sarà discussa in consiglio comunale, dopo il sopralluogo nell’area ex Fischer che gli stessi consiglieri hanno svolto lunedì mattina. Inoltre «Il progetto non prevede un possibile collegamento stradale con Corso Europa – sottolinea il Comitato di cittadini – quindi il traffico connesso ai circa trenta appartamenti graviterebbe interamente sull’antica “creuza” di via Romana della Castagna, manifestamente inadeguata».

    Il Comitato ricorda di aver portato avanti un progetto di Ecomuseo sulla via Romana – già parzialmente finanziato dalla Regione – che ne contempla il restauro conservativo e la fruizione culturale. «Un’idea che rischia di essere pregiudicata dalla formazione di visuali incongrue dalla via e da un suo rifacimento inteso a trasformarla al servizio di una più grande quantità di traffico».
    Secondo i residenti «Le nuove residenze dovrebbero essere di aspetto tradizionale, articolate in più corpi di fabbrica, collocate a distanza di sicurezza dal rio Castagna e provviste di con un collegamento indipendente con la viabilità di Corso Europa».

    Al fine di ottenere visuali coerenti con il contesto dell’antica “creuza” e per non pregiudicare il progetto regionale di conservazione e fruizione del territorio, il Comitato propone che la nuova costruzione «Sia articolata in due o tre corpi di fabbrica di dimensione crescente, la minore verso la via Romana (per salvaguardare il cannocchiale visivo), con tetti spioventi aventi al colmo apertura angolare simile a quella dei tetti delle altre vecchie case di zona; che sia provvista di una via d’accesso diretto a Corso Europa per preservare l’integrità storica della “creuza”». Infine, i residenti chiedono «Che sia ripristinato, con autentico muro di pietra a secco, l’argine del rio Castagna lato ex Fischer e sia preservato lo storico antico ponte esistente presso i caratteristici lavatoi pubblici».

     

    Matteo Quadrone

  • Informato e connesso: una mostra dedicata ai giovani della Liguria

    Informato e connesso: una mostra dedicata ai giovani della Liguria

    ConcertoÈ aperta al pubblico ancora fino a domani – venerdì 13 settembre 2013 – la mostra Informato & connesso, risultato dell’omonimo progetto che negli ultimi due anni ha visto coinvolti circa 200 ragazzi/e provenienti da scuole medie e superiori di tutta la Liguria, con l’obiettivo di sensibilizzarli all’adozione di comportamenti consapevoli e responsabili.

    Scendendo più nel dettaglio, tra marzo e aprile 2013 si sono svolti alcuni workshop, in cui i ragazzi hanno discusso con psicologi, medici ed esperti su quattro temi chiave:
    alcol e guida sicura (uso consapevole dell’alcol e riduzione del rischio, campagna “guida sicura”);
    consumi consapevoli (consumo di prodotti di qualità e realizzati nel rispetto della produzione etica);
    cibo e disturbi dei comportamenti alimentari (corretta immagine di sé, adeguata alimentazione, prevenzione dei disturbi alimentari);
    sessualità sicura (informazione e sensibilizzazione sull’argomento, prevenzione delle malattie trasmissibili).

    Ciascuna tematica è stata affrontata in una località delle quattro province liguri – rispettivamente Portovenere, Vallecrosia, Albenga e Santa Margherita Ligure – in un workshop residenziale di tre giorni alla presenza di educatori, esperti di comunicazione / pubblicità ed esperti della tematica in oggetto.

    A seguito dei workshop, un bando di concorso per realizzare manifesti pubblicitari e spot audio / video di comunicazione sociale sulle quattro tematiche e che ha visto pervenire circa 70 elaborati. «Il bilancio è molto positivo e vogliamo riproporre il progetto anche il prossimo anno, cercando di coinvolgere un maggior numero di giovani e di approfondire tematiche differenti e altrettanto importanti – è il commento di Nicola Reineri, che ha curato il progetto nell’ambito dell’Assessorato Regionale alle Politiche Giovanili. – Lo scopo di questa prima edizione è stato creare una rete fra scuole, Asl, centri giovani e tutte le realtà dei territori coinvolte. Alcune di loro, singolarmente, hanno già affrontato con i ragazzi questi argomenti: con “Informato e connesso” abbiamo esteso l’operato a tutta la Regione. Uno dei risultati più importanti è stato l’aver introdotto la figura del Referente alle politiche giovanili nei 19 Distretti Socio Sanitari della Liguria».

    I passaggi futuri del progetto, dopo il convegno conclusivo del 19 settembre, consistono in altri cinque seminari su alcol e guida sicura, che saranno ultimati entro fine anno: «Il primo si è già svolto a Cairo Montenotte ed erano presenti oltre 100 ragazzi, che si sono dimostrati molto attivi e partecipi nel porre domande e fare interventi – prosegue Reineri. – La guida sicura è un tema molto importante soprattutto nelle località delle Riviere, dove vi sono molte discoteche e nella stagione estiva avvengono spesso eventi tragici legati al consumo di alcol da parte di minori o di giovani che poi si mettono alla guida. Questi incontri non si svolgono nel format canonico “relatore / uditori”: il loro scopo è far parlare i giovani su temi delicati che li riguardano direttamente e – nel caso del consumo di alcolici – trovare insieme a loro delle sfumature di grigio rispetto alla contrapposizione “tolleranza zero vs libertà assoluta”».

    La mostra è dunque visibile fino a domani negli spazi espositivi della Regione Liguria (piazza De Ferrari- ore 10-12.30 e 15-17.30) e nei prossimi mesi sarà allestita anche a Chiavari, Albenga, Rapallo, Santa Margherita, Sestri Levante, Imperia, Cairo Montenotte, Finale Ligure, La Spezia e Savona.

    Marta Traverso

    [foto di Constanza Rojas]

  • Fotografia: storia, teoria e pratica, iscrizioni aperte al corso

    Fotografia: storia, teoria e pratica, iscrizioni aperte al corso

    fotografia-concorso-DISono aperte le iscrizioni per La foto sulla schiena, corso di fotografia in 12 lezioni che partirà il 30 ottobre presso il ristorante Il Balcone di salita Pollaiuoli, nel centro storico di Genova.

    Il corso – tenuto dalla fotografa genovese Giusi Lorelli – verterà sulla storia della fotografia, con attenzione alle principali correnti dal ’900 ad oggi, e sugli aspetti tecnico – stilistici di questa arte. Ciascuna lezione sarà divisa in due parti, la prima riguardo i principi fondamentali della pratica (luce, esposizione, obiettivi, attrezzatura da studio ecc.) e la seconda sulla discussione di grandi opere del passato e contemporanee, commentandone insieme gli elementi strutturali, i punti di forza e il contesto in cui sono state prodotte.

    Le lezioni si svolgeranno fino al 29 gennaio 2014, ogni mercoledì dalle 18 alle 19.30. Il corso è 300 €, iscrizioni aperte sul sito web Fotocarascio.

    [foto di Diego Arbore]

  • Oktoberfest a Genova: riapre il tendone di piazza della Vittoria

    Oktoberfest a Genova: riapre il tendone di piazza della Vittoria

    Bicchieri di birraDa giovedì 12 a domenica 22 settembre 2013 torna Oktoberfset Genova, quinta edizione del primo e unico evento italiano ufficialmente riconosciuto dalle Autorità Tedesche (insieme agli Oktoberfest di Hong Kong in Cina, Blumenau in Brasile, General Belgrano in Argentina e a Kitchener-Waterloo in Canada).

    Come ogni anno la festa – organizzata dalla Birreria Hofbrauhaus di via Dante – si svolgerà in piazza della Vittoria e prevede degustazioni di prodotti tipici della cucina bavarese e della birra Hofbrau Oktoberfest, brassata dalla birreria monacese Hofbrau solo per questo evento.

    L’inaugurazione ufficiale avverrà questa sera, giovedì 12 settembre alle 18.30, con il rito Ozapft is (ovvero: “inizino le feste”) con l’apertura del primo fusto di birra alla presenza dei Consoli Onorari di Germania di Milano e Genova, del Presidente della Camera di Commercio di Genova Paolo Odone e di una rappresentanza del Governo del Land Bavarese e delle Autorità Locali Liguri.

    In programma, per tutta la durata della festa, spettacoli musicali, momenti di intrattenimento per i bambini e il mercatino bavarese dove saranno in vendita specialità gastronomiche e prodotti dell’artigianato locale.

    Inoltre per la prima volta si svolgerà il Fuori Tendone: oltre 300 eventi gratuiti che coinvolgeranno tutta la città, da una mostra fotografica sui Beatles alla presentazione di progetti editoriali, alle degustazioni dei prodotti tipici genovesi e non solo, a momenti di puro svago e di shopping.

    Oktoberfest è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 2 e sabato / domenica dalle 12 alle 2.

  • Darsena, dal Galata alla Casa dell’Arte: successi, propositi e delusioni

    Darsena, dal Galata alla Casa dell’Arte: successi, propositi e delusioni

    darsenaPromosso dalle Amministrazioni al fine di creare un unicuum con il complesso del Porto Antico e dare vita al progetto del waterfront genovese, il progetto di restyling della Darsena è stato messo a punto nei primi anni del 2000: dopo la ricostruzione del Porto (in previsione delle Colombiadi del ’92), c’è stato il recupero dei quattro magazzini della vecchia Darsena. Dapprima era stata la ristrutturazione dell’edificio Galata, con la creazione dell’omonimo Museo del Mare. Poi, il recupero di Caffa, Metellino e Tabarca: qui, la riqualificazione è partita subito dopo, ma è stata più lenta, tanto che ancora oggi deve essere ultimata. Sarà anche per questo che la zona della Darsena sembra ancora oggi un cantiere a cielo aperto: nel luglio 2013, con #EraOnTheRoad vi avevamo portato nel cantiere di Calata Vignoso, Hennebique e Ponte Parodi. Oggi, ci siamo occupati dei quattro magazzini di Via Boccanegra e, per fare luce, abbiamo interpellato il Geom. Massimo Razore, che ci ha illustrato a che punto sono i progetti per la ristrutturazione del quartiere.

    Il complesso della Darsena: Galata, Caffa, Metellino, Tabarca

    Si tratta di antiche strutture edificate a fine ‘800 e utilizzate fino a poco più di 20 anni fa da ditte all’ingrosso come deposito per lo smercio di prodotti gastronomici (formaggi, stoccafisso, ecc.). Di proprietà comunale, gli edifici in questione sono stati ceduti nel 2000 in concessione cinquantennale (fino al 31 dicembre 2050) alla Porto Antico S.p.A., la quale a sua volta lo ha affidato a una società consortile locale, l’associazione temporanea di imprese “Vecchia Darsena”, che opera come una cooperativa ed è formata al suo intero da più ditte edili. Come stabilito da concessione, infatti, per la Porto Antico S.p.A. vige l’obbligo di provvedere alla ristrutturazione dei beni e alla loro successiva gestione (con esclusione dell’edificio Galata, che viene gestito direttamente dall’Amministrazione Comunale), nonché l’impegno a realizzare negli edifici ristrutturati alcune destinazioni d’uso specifiche: attività culturali, museali e ludiche;  attività turistiche e di servizi (tempo libero, terziarie e commerciali); attività legate al mare e alla nautica da diporto. Queste mansioni sono state affidate alla “Vecchia Darsena”, che si è proposta in qualità di “promotore” e soggetto con incarico di attuazione di un progetto unitario di recupero. La proposta definitiva di restyling di Caffa, Tabarca, Metellino è stata approvata nel novembre 2001. I lavori di ristrutturazione hanno preso il via nel giugno del 2002 e gli edifici Galata, Caffa e Metellino (ancora parzialmente incompleto) sono stati ultimati nel 2004, mentre l’edificio Tabarca -per cui la fine dei lavori era datata 2005- è ancora in via di ultimazione: il cantiere è ancora aperto e i lavori sono ripresi da poco, a causa di problemi di natura burocratica.

    I progetti: dal successo Museo Galata alla delusione Casa dell’Arte

    In particolare, per quanto riguarda l’edificio Galata (inaugurato nel luglio 2004), si tratta dell’opera di recupero più importante: la vecchia struttura, per la quale esistevano degli oneri di urbanizzazione e il vincolo di destinazione ad uso museale, è stata recuperata secondo il progetto di trasformazione da magazzino portuale a sede del Museo del Mare e della Navigazione. Il progetto era quello dell’architetto spagnolo Guillermo Vazquez Consuegra, che prevedeva che gli interventi di ristrutturazione fossero svolti nel rispetto degli elementi architettonici preesistenti.

    magazzini-darsena-internomagazzini-darsena-verticale-3Sulla stessa scia del Galata sono stati poi svolti gli interventi di recupero anche nel Caffa e nel Metellino: venuti meno gli oneri di urbanizzazione, qui era in vigore il vincolo di destinazione d’uso ad area commerciale: gli spazi sono stati suddivisi tra esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc. al piano terra), loft e uffici (secondo e terzo piano). Anche qui, i lavori di riqualificazione sono stati svolti nel rispetto delle strutture pre-esistenti: dentro, restano l’antica muratura ottocentesca a vista, le finiture originali (ad esempio, gli antichi ganci in ferro usati per il traino delle merci) e la pavimentazione in lastre di granito sardo. Inoltre, anche il ponte che collega Caffa e Metellino, sia in testa che a metà degli edifici, è un elemento storico: tipico collegamento presente anche in altri magazzini dell’area portuale (come nel Millo, in cui non è stato mantenuto), è stato qui ristrutturato inserendo lastre in vetro.

    magazzini-darsena-verticale-2

    «A quasi dieci anni di distanza dalla fine dei lavori, oggi tutti gli spazi commerciali sono stati assegnati e gli edifici sono totalmente occupati», ci racconta il geometra Razore, della GEO.RA.MA. S.a.S., una delle imprese del gruppo “Vecchia Darsena”. Per quanto riguarda nello specifico il Metellino, qui c’è stato un restyling del quarto e quinto piano (nel Caffa occupati da negozi e loft): oggi sono occupati dalla Casa della Musica (terzo piano), ultimata nel 2006 e gestita da due cooperative, una per la scuola di musica e l’altra per lo studio di registrazione. Ad essa, inoltre, deve aggiungersi anche il progetto di Casa dell’Arte, che -previsto nel restyling generale dell’area- non è ancora stato attivato. Esso dovrebbe andare ad occupare il quarto e quinto piano del Metellino, ma finora i lavori sono fermi, gli ultimi due piani inaccessibili e non si procede con operazioni di riqualifica. Prosegue Razore: «Il ritardo è causato da fattori di natura economica: il progetto di creazione di una Casa dell’Arte è stato avanzato da un soggetto privato anni fa, ma non è stato ancora definito, e per chi avrebbe dovuto rilevare l’area sono subentrate nel tempo difficoltà economiche».

    Una conferma in questo senso arriva anche dalla Casa della Musica: «Il progetto di una Casa dell’Arte era stato previsto dalla delibera comunale sulle destinazioni d’uso. Essa prevedeva, appunto, due poli culturali all’interno del Metellino, uno dedicato all’arte e l’altro alla musica, e la creazione di un centro polivalente. Dei tre, che dovevano essere collegati, solo la Casa della Musica ha visto la luce, mentre gli altri due sono andati pian piano a morire. In particolare, per la Casa dell’Arte c’era già un progetto in essere (cosa che non si è verificata per il centro polivalente) e un imprenditore, già in trattativa con “Vecchia Darsena”, si era mostrato inizialmente interessato all’acquisto. Il complesso era nato con il proposito di fare da traino alle attività culturali, ma – nonostante le promesse iniziali – siamo rimasti soli».

    Soli, tra bar e uffici: di certo non la situazione prospettata inizialmente. Le prospettive di decollo dell’area sono venute pian piano scemando e anche la riqualificazione della Darsena si è ridotta alla creazione di una vetrina per bar, negozi e uffici.

    La situazione del Tabarca

    Per quanto riguarda il Tabarca, invece, la situazione è ben diversa: siamo stati in cantiere, accompagnati dal geometra Razore, e abbiamo visto che qui i lavori sono appena ripresi: iniziati anch’essi nel 2002, sono stati poi sospesi per lungo tempo, tanto che è stato necessario richiedere una nuova autorizzazione e avanzare un nuovo provvedimento per la prosecuzione degli interventi previsti. Ulteriori ritardi di natura burocratica, dunque, che non hanno sicuramente giovato. Ancora incerto il futuro dell’ultimo magazzino: si vocifera della possibile nuova sede dell’Istituto Idrografico della Marina che, da Lagaccio-Oregina, è in attesa di trasferirsi in una zona più centrale; oppure ancora sembra che alcuni soggetti privati abbiano mostrato interesse per l’insediamento di altri esercizi commerciali, così come nelle altre due strutture. La fine dei lavori era datata a 3 anni dall’inizio, ma ormai si è decisamente oltre i limiti previsti. Ci dice il geometra: «Non abbiamo scadenze vere e proprie. I lavori sono ripresi, e procediamo il più celermente possibile, in modo da chiudere i cantieri e dare a questa zona il lustro che merita».


    «L’area ha grandi potenzialità -commenta ancora Massimo Razore-. Quelle che abbiamo riqualificato sono strutture che potrebbero essere ben più valorizzate, magari sul modello dei grandi padiglioni museali/centri culturali europei. Non abbiamo niente da invidiare alle grandi città straniere in termini di strutture, anzi siamo spesso più fortunati. Tuttavia, Genova non riesce ad avere lo slancio che le serve per assurgere a grande capitale culturale (o dei divertimenti) europea. Qui, ad esempio, al Metellino si è da poco trasferito un ristorante che prima era in zona Sarzano/Sant’Agostino. Ha preferito questa sede perché dotata di ampi spazi esterni e parcheggi in abbondanza, mentre nei vicoli è tutta zona Z.T.L. Qui è un posto tranquillo, oltre che molto bello: perché non si cerca di attrarre gente e rivalutare l’area? Non basta ristrutturare e riqualificare, se queste azioni non sono seguite da una politica di attrazione dei cittadini».

    Da un lato, negozi, appartamenti e esercizi commerciali in abbondanza, e tutti ultimati; dall’altro, un Museo del Mare, un progetto di museo/laboratorio artistico abbandonato da decenni, l’idea di un centro polivalente abortita sul nascere, e una Casa della Musica che, nel contesto commerciale, non può trovare lo spazio che auspicava. Genova resta la città delle grandi possibilità che rimangono potenziali e non riescono a trovare una realizzazione sensata.

     

    Elettra Antognetti

  • Turismo a Genova, entro fine 2013 sarà rivisto il piano degli infopoint

    Turismo a Genova, entro fine 2013 sarà rivisto il piano degli infopoint

    Teatro Carlo FeliceIl Consiglio comunale riapre le porte dopo la pausa estiva. In attesa della patata bollente rappresentata dalla discussione sulla privatizzazione delle società partecipate, in Sala Rossa si è tornati a parlare di un argomento che nelle scorse settimane ha tenuto parecchio banco sulla stampa cittadina: l’accoglienza turistica. Lo spunto è stato fornito da un articolo 54 – interrogazione a risposta immediata – avanzato dalla consigliera Vittoria Emilia Musso che ha chiesto delucidazioni all’assessore Carla Sibilla in merito alla chiusura dell’infopoint del Carlo Felice nel mese di agosto.

    L’occasione è stata ghiotta per fare il punto della situazione sul sistema degli uffici di Informazione e accoglienza turistica dislocati sul territorio genovese. Un servizio che la Regione delega al Comune fornendo un contributo economico, costante dal 2007 al 2010 ma dimezzato a partire dal 2011. Tre dei quattro Iat cittadini (piazza Caricamento, via Garibaldi e aeroporto) sono gestiti direttamente da personale comunale, con l’integrazione di un’agenzia interinale a copertura di ferie e malattie, e lavorano mediamente 9 ore al giorno, domeniche incluse: 9-18.30 per gli infopoint di via Garibaldi e Caricamento, che d’inverno chiude mezz’ora prima, mentre 10-13.30 e 14-17.30 per quello dell’aeroporto. Più complessa la situazione del quarto punto informativo, quello con sede al Carlo Felice, gestito in concessione, almeno fino alla fine dell’anno, da personale del teatro e finito nell’occhio del ciclone per la chiusura agostana. Di certo, non una scelta strategica nel periodo di maggior affluenza turistica. Una situazione che preoccupa anche in vista dell’Expo 2015 in cui Genova dovrebbe rappresentare una sorta di naturale sbocco al mare per la kermesse milanese. «Innanzitutto – ha precisato l’assessore Sibilla – va detto che l’infopoint del Carlo Felice serve solo per il 20% un’utenza turistica, mentre all’80% è sfruttato da cittadini genovesi. La spiacevole situazione che si è verificata nel mese di agosto è stata dovuta a una mancanza di comunicazione da parte del Carlo Felice del piano ferie del suo personale, che ci avrebbe permesso di studiare un rimedio opportuno».

    L’assessore al Turismo del Comune di Genova ha successivamente allargato il discorso a tutto l’impianto di informazione e accoglienza turistica cittadina: «I nostri Iat, oltre a divulgare importanti informazioni turistiche, offrono anche servizi legati alla città come la vendita della card musei, di biglietti Amt e di visite guidate. Inoltre, è presente un reparto commerciale che nell’ultimo periodo primaverile ed estivo ha sensibilmente incrementato la rendita».

    «L’impegno del Comune – ha proseguito Sibilla – è di verificare entro la fine dell’anno i punti di accesso e strategici della città per tornare a discutere con la Regione l’impostazione del servizio. L’obiettivo è quello di giungere a un’omogeneità del servizio su tutto il suolo regionale, prendendo proprio a riferimento il modello genovese a cui guardano anche altre grandi città come Milano e Bologna». In quest’ottica la Regione ha parlato della possibilità di tre nuovi uffici per il capoluogo.

    Si torna a parlare di tre nuovi Iat: Stazione Marittima, Principe e Brignole

    Stazione di PrincipeDel primo si parla ormai da anni ed è quello che dovrebbe trovare spazio in zona Stazione Marittima. I finanziamenti in questo caso non dovrebbero essere un problema; il punto delicato resta la collocazione. Nel precedente ciclo amministrativo, quando la materia era di competenza dell’assessore Gianni Vassallo, tutto sembrava essere pronto per l’allestimento in parte dei vecchi uffici postali dismessi. Poi intervenne un’inchiesta per abuso d’ufficio del funzionario incaricato all’operazione a cui fece seguito il blocco della possibilità di stipulare affitti passivi per gli enti locali. Ora si tratta di trovare nuovamente la quadra: operazione non facile visto che il Comune dovrà accordarsi con Autorità portuale e Soprintendenza. La soluzione, allora, potrebbe essere anche un gazebo semovibile, da posizionare in approdi strategici al momento dell’arrivo delle navi. Una battaglia, comunque, non semplice dal momento che buona parte del turismo crocieristico arriva in città con pacchetti-visita già acquistati unitamente al viaggio.

    L’obiettivo è sempre quello di trasformare i visitatori mordi e fuggi in veri e propri turisti. Per fare ciò, le istituzioni sembrano sempre più intenzionate a intercettare i flussi nei loro luoghi naturali di partenza/arrivo. In quest’ottica sembrano, allora, molto più cruciali altri due infopoint che dovrebbero vedere la luce nei pressi delle stazioni ferroviarie di Principe e Brignole. Anche qui, si tratta di studiare la giusta collocazione perché, come sempre nel settore commerciale, bastano 50 metri di troppo o un angolo sbagliato, per rimanere all’esterno del flusso turistico principale. Per Brignole si parla di uno spazio nei pressi del posteggio prima del tunnel che conduce a Borgo Incrociati. A Principe, invece, ci sarebbe sempre il vecchio locale Amt in corrispondenza della fermata sotto la pensilina perché gli affitti all’interno della stazione sembrano al momento fuori budget.

    Ad ogni modo, per trovare le risorse necessarie, Comune e Regione potrebbero considerare l’intervento di capitali privati, quantomeno per servizi più strettamente legati al settore commerciale. «Entro la fine dell’anno discuteremo il nuovo piano con l’assessore regionale Berlangieri» assicura Sibilla. Insomma, la prossima estate come test per il 2015 dell’Expo. Staremo a vedere.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Free.Q: il festival del suono e dell’ascolto a Villa Croce

    Free.Q: il festival del suono e dell’ascolto a Villa Croce

    freeqVenerdì 13 settembre 2013 parte al Museo di Villa Croce di Genova la prima edizione di Free.Q, evento dedicato all’esplorazione delle molteplici forme del suono e che prevede workshop, concerti e tavole rotonde con interventi realizzati per l’occasione da numerosi artisti italiani e non. Abbiamo chiesto a due membri dello staff – Guia Del Favero e Francesco Cardarelli, che insieme formano il duo suite-case – di raccontarci qualcosa in più su questa iniziativa.

    Qual è il significato del nome “Free.Q”? Come si è formato il vostro team e quali obiettivi si pone?

    Il nome Free.Q è stato dato per gioco da Guido Affini, che ha contribuito al Festival con un testo visibile al museo e che interverrà al free talk di sabato pomeriggio. Abbiamo sempre pensato che rimandi a un’idea di libere frequenze. Alla base dell’organizzazione del Festival non vi è un vero e proprio collettivo, ma un gruppo di persone che suite-case ha contattato proponendo di realizzare assieme questo progetto. suite-case lavora così dalla sua nascita, nel 2005, collaborando di volta in volta in situazioni differenti con diverse persone, ma non si pone mai obiettivi specifici futuri, siamo sempre aperti alle nuove possibilità che incontriamo.

    Con quali criteri sono stati selezionati gli artisti partecipanti? Alcune anticipazioni sul programma?

    suite-case ha seguito l’intuito nella scelta degli interventi e ha accolto le proposte che man mano sono arrivate, sia dai componenti di Free.Q che dall’esterno. Tra le opere presenti vi saranno proiezioni sonore nella sala solitamente utilizzata per le conferenze di Villa Croce, allestita come un vero e proprio cinema al buio, una performance basata sull’ascolto ispirata alle opere astratte della collezione permanente Cernuschi Ghiringhelli di Villa Croce a cui il pubblico potrà partecipare, live set e ideato per il festival un workshop gratuito per il quale sono già esauriti i 20 posti a disposizione.

    Nell’epoca che stiamo vivendo, in cui web 2.0 e social network offrono una comunicazione prevalentemente visiva e testuale, come si collocano il valore dell’ascolto e della comunicazione verbale?

    Non esiste un collocazione, tutte le cose coesistono e sono preziose. Il punto di partenza di Free.Q e delle sua programmazione non è quello di porre l’ascolto come antitesi della vista e del testo, piuttosto vivere i momenti della programmazione in una dimensione collettiva d’ascolto. Abbiamo infatti definito la radio, medium scelto come simbolo di questo approccio, come “innesco dell’immaginazione”. Il suo valore è l’essere in grado di veicolare input riuscendo al tempo stesso a suggerirne molti altri.

    Com’è nata e come si è sviluppata la collaborazione con Villa Croce? Perché la scelta di questa location?

    Da molto tempo come duo artistico realizziamo progetti in diversi luoghi. Per la prima volta, in un momento di grande cambiamento per la gestione rinnovata del Museo di Villa Croce, abbiamo deciso di rapportarci ad un istituzione pubblica, proponendo ad Ilaria Bonacossa il progetto che lo ha accolto e sostento insieme a Francesca Serrati.

    free.Q Attraverso ProduzioniDalBasso avete ottenuto un finanziamento di 1.500 €. Sulla base della vostra esperienza, ritenete che il crowdfunding sia uno strumento che contribuirà sempre più a sostenere l’impresa culturale?

    Il valore di queste piattaforme, ce ne sono moltissime, è evidente: permettere a molte persone attraverso l’acquisto di una quota (10 euro) di divenire produttori del progetto stesso. Le persone hanno la possibilità di visionare l’idea di ciò che deve ancora nascere che ognuno può proporre e scegliere di far crescere, in questo caso il loro stesso museo. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i produttori dal basso che hanno reso possibile Free.Q, così come le istituzioni che ci hanno sostenuto: il Museo di Villa Croce, la Fondazione cultura Palazzo Ducale e alcuni privati come Mobilia Stockhouse e ZI.EL service.

    Si sente ancora dire che la nostra città offre poco per chi vuole mettere in campo idee innovative che producano valore e lavoro. Qual è la vostra opinione in merito? Secondo voi si può fare cultura a Genova?

    Fare cultura? Gli esseri umani sono cultura.

    A evento concluso, quali sono i progetti futuri del gruppo?

    Un insieme di persone è come un organismo e come tale si sviluppa: è difficile prevederne gli esiti a lungo termine. Sicuramente – dato l’interesse suscitato dal progetto – c’è l’intenzione di renderlo un appuntamento fisso, anche perché la riflessione sul suono e sull’ascolto è un argomento talmente ricco e in continuo sviluppo che gli spunti per nuove edizioni non mancheranno.

    Marta Traverso

  • Il lavoro fisico dell’attore: workshop gratuiti al Teatro Akropolis

    Il lavoro fisico dell’attore: workshop gratuiti al Teatro Akropolis

    Workshop AkropolisRiprendono da ottobre 2013 le attività del Teatro Akropolis di Genova Sestri Ponente, che propone ad attori principianti e professionisti un ciclo di workshop gratuti sul tema Il lavoro fisico dell’attore.

    Un fine settimana al mese per cinque mesi, in cui Clemente Tafuri, David Beronio e gli attori della Compagnia Teatro Akropolis supporteranno i partecipanti nell’approfondimento di esercizi sulle diverse problematiche del lavoro fisico dell’attore, ossia il lavoro sul proprio corpo e la relazione con gli altri attori e gli elementi del palcoscenico.

    Il workshop si terrà nelle seguenti date: 4-5-6 ottobre 2013; 8-9-10 novembre 2013; 6-7-8 dicembre 2013; 17-18-19 gennaio 2014; 28 febbraio/ 1-2 marzo 2014. Ogni sessione si svolgerà il venerdì dalle 18 alle 22 e sabato / domenica dalle 14 alle 20, presso il Teatro a Sestri Ponente.

    I workshop sono grauiti, a eccezione del pagamento di 35 € per copertura assicurativa. Per iscriversi inviare il modulo di partecipazione alla mail laboratori@teatroakropolis.com.

  • Porto Petroli Multedo, nuova boa off-shore: progetto e problemi irrisolti

    Porto Petroli Multedo, nuova boa off-shore: progetto e problemi irrisolti

    porto-petroli-multedoInnanzitutto partiamo da un dato di fatto: la società moderna non intende rinunciare al petrolio. Dunque occorre approntare soluzioni lungimiranti per migliorare la convivenza della città con il suo porto, in questo caso il terminale petrolifero di Multedo. A fine giugno è stata avviata la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) di un’opera in tal senso strategica – sempre se a questo primo passo ne seguiranno altri – ovvero la realizzazione di una nuova boa off-shore a tre km al largo dalla costa per il trasferimento del greggio dalle petroliere a terra. Un passaggio fondamentale che consentirà di movimentare al largo una parte del traffico, consentendo al cantiere Fincantieri di Sestri Ponente di “ribaltarsi”, ampliando così i suoi spazi.

    Il contesto di Multedo: porto petroli e polo petrolchimico

    Il Porto Petroli di Genova Multedo movimenta petrolio grezzo e prodotti finiti (benzina, gasolio, olio combustibile, semilavorati e prodotti petrolchimici di base). «Considerando che il terminale petrolifero risulta ubicato ad una distanza minima di circa 200 metri dalle abitazioni e che, in un raggio inferiore a 500 metri di un’area densamente urbanizzata, strettamente mescolati a civili abitazioni, scuole, asili e attività commerciali, sono localizzati altri impianti a rischio come i depositi costieri di Carmagnani e Superba (stoccaggio e distribuzione di prodotti petrolchimici), è facile pensare a questa zona come ad una polveriera», si legge sulla pagina web del Comitato di Multedo. Numerosi studi eseguiti nel corso degli anni hanno evidenziato i pericoli per la salute umana causati dalla vicinanza a tali fonti di inquinamento. «Gli abitanti di Multedo, Pegli e Sestri – sottolinea il Comitato – sono costretti a convivere ogni giorno con l’inquinamento atmosferico e marino da idrocarburi e da sostanze derivate dalle lavorazioni petrolchimiche, quali l’alcol isopropilico, stirene, toluene, xileni, acetato di vinile, che provocano concentrazioni preoccupanti di sostanze cancerogene sull’abitato e conseguenti esposizioni tossiche. Mentre, gli idrocarburi aromatici aggravano lo smog fotochimico (sforamenti dei limiti per l’ozono), soprattutto nel periodo estivo». Senza dimenticare che in questa area si sono succeduti gravissimi incidenti, legati al ciclo del petrolio, tra i quali il Comitato menziona solo quelli più disastrosi: «L’esplosione della superpetroliera Hakuoyoh Maru del 1981 (6 morti fra membri dell’equipaggio e soccorritori), l’esplosione dei serbatoi della Carmagnani del 1987 (4 morti fra gli operai); l’affondamento della superpetroliera Haven del 1991 (5 morti fra l’equipaggio)».

    fincantieri-porto-petroli-multedo-strada-d32«Abbiamo sempre pensato che un’isola off-shore avrebbe potuto allontanare i pericoli del Porto Petroli dal nostro quartiere – racconta Ferruccio Jochler, portavoce del Comitato di Multedo, ex consigliere di circoscrizione (Pegli) negli anni ’90 – Sappiamo, infatti, che è molto difficile se non impossibile, ipotizzare un totale spostamento del terminale petrolifero. Con la diminuzione dei pontili dedicati all’accosto delle petroliere almeno si potrebbe alleggerire il carico gravante su Multedo».

    PortoTra l’altro, il Porto Petroli oggi sembra essere strutturalmente inadeguato per accogliere navi di un certo tonnellaggio. «Gli stessi comandanti delle unità navali hanno evidenziato alcune criticità – ricorda Jochler – Quando entrano in porto, infatti, le petroliere sono sempre accompagnate da 3-4 rimorchiatori e devono eseguire delle manovre particolarmente complesse».
    Comunque sia, agli occhi degli abitanti della zona la nuova boa non rappresenta una soluzione salvifica. «Anche perché questa piattaforma off-shore riguarda solo il trasferimento del greggio dalle petroliere a terra e non il trasferimento delle altre sostanze pericolose – continua Jochler – Quindi il problema persiste. Noi continuiamo a sentire sempre i medesimi discorsi ormai da troppi anni. Il pericolo maggiore rimane la convivenza con il polo petrolchimico: le merci particolari scaricate dalle navi e depositate nei serbatoi di Carmagnani e Superba vengono movimentate tramite ferrovia sui binari che passano vicino alle nostre case».

    Il parere di Legambiente e dell’architetto Giovanni Spalla

    carmagnani«Il Porto Petroli è un “cancro” inserito nel territorio genovese per esigenze esclusivamente economiche – afferma Andrea Agostini di Legambiente – È una situazione assolutamente incompatibile con qualunque salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini». L’ipotesi di realizzare una piattaforma soddisfa parzialmente l’esigenza di allontanare dalla costa i pericoli legati all’inquinamento e all’eventuale rischio di incidenti rilevanti. Tuttavia, potrebbe assumere un suo significato più profondo «Se contemporaneamente fosse attuato il risanamento completo delle aree retrostanti dove si trovano i depositi petroliferi ed il polo petrolchimico, in particolare Carmagnani e Superba, che sono i principali ricevitori dei prodotti chimici di base sbarcati nel terminal di Multedo – aggiunge Agostini – In altri termini, la delocalizzazione del polo petrolchimico è una questione pregiudiziale: o si attua effettivamente una politica di risanamento del territorio e la boa è un primo passo di un generale risistemazione delle aree di Multedo, oppure siamo di fronte ad un semplice palliativo». Insomma, anche per le altre materie prime pericolose occorre studiare una modalità di trasferimento in depositi ubicati lontano dalle abitazioni. «Allo stato attuale la realizzazione di una piattaforma off-shore è solo un alibi – conclude Agostini – A questo primo passo, infatti, consegue un preliminare di Piano Urbanistico che per quelle aree prevede, in caso di smantellamento del polo petrolchimico, la possibilità di realizzare nuove residenze. L’amministrazione comunale, invece, dovrebbe pensare a restituire al quartiere la sua vivibilità. Ma non c’è la volontà politica per spingere concretamente in questa direzione».

    «I depositi petroliferi così come sono stati concepiti nel Ponente genovese, vicino alle case, non possono più stare – spiega Giovanni Spalla, noto architetto e urbanista che insieme ad altri docenti dell’Università di Genova, tra 2010 e 2011, ha realizzato degli studi di fattibilità, schemi urbanistici, infrastrutturali, tecnologici e ambientali per il nuovo Piano Regolatore Portuale di Genova – Ma la questione petrolifera va vista insieme a quella degli altri settori merceologici che per loro natura si pongono in contrasto con i luoghi di lavoro e residenza. Il petrolio è soltanto uno degli aspetti, forse il più rilevante, del tema delle sostanze pericolose (petrolio, gas, oli minerali, ecc.) movimentate nelle aree portuali e sul territorio cittadino. Per affrontarlo occorre una pianificazione complessiva. Purtroppo, però, in Italia da troppi anni è stata dimenticata l’importanza di un simile approccio ai problemi».

    Il progetto del nuovo terminal off-shore di Multedo

    erzelli-porto-A2Il progetto presentato dalla Porto Petroli Genova SpA, per il quale si attende la Valutazione di Impatto Ambientale, prevede la realizzazione di una boa monormeggio ancorata al fondo del mare a largo della diga foranea antistante l’aeroporto di Genova (a circa 3 km di distanza dal Porto Petroli), un PLEM sottomarino per l’alloggiamento delle valvole di sezionamento del sistema, due condotte sottomarine di lunghezza pari a circa 3.3 km ed un terminale a terra localizzato all’interno del Porto Petroli di Multedo.
    Il piano, inserito in uno specifico Accordo di Programma, parla di una riduzione dello spazio in banchina dedicato al Porto Petroli, per il potenziamento produttivo delle attività cantieristiche e l’espansione a mare dello stabilimento Fincantieri, con contestuale salvaguardia dei livelli di attività e delle funzionalità operative del Porto petroli, da assicurarsi attraverso la realizzazione e l’utilizzo di un nuovo impianto off‐shore. Contestualmente, si prevede la dismissione dell’accosto di levante del pontile “Delta” del Porto Petroli e dell’attuale boa, distrutta nel 2008 da una violenta mareggiata.
    Il costo dell’intervento è di 50 milioni di euro a carico della società Porto Petroli Genova SpA che dovrà occuparsi anche delle infrastrutture a terra e della riorganizzazione complessiva dell’area.

    multedo«In linea di principio, se la piattaforma off-shore è effettivamente in grado di iniziare a fornire delle risposte concrete alle problematiche della zona, è un’ipotesi da prendere in considerazione», afferma l’architetto Spalla. Nel progetto, però, si parla di parziale trasferimento dei traffici petroliferi al largo. «Questo è il limite principale dell’intervento – sottolinea Spalla – Così Multedo continuerà a convivere con la presenza di alcuni attracchi per le petroliere e dei depositi a terra. Per liberare il quartiere dai pericoli per la salute pubblica e dal rischio di incidenti, invece, occorre riqualificare completamente l’area del Porto Petroli».
    E qui entra in gioco il ribaltamento della Fincantieri con le ulteriori opportunità che un suo ampliamento – ed una riconversione di parte dell’area liberata dal terminale petrolifero da destinare ad esempio alla cantieristica – potrebbe portare a favore dell’economia della città, sotto forma di nuovi posti di lavoro in un ambiente più sano, senza pericoli per lavoratori e abitanti.

    La domanda da porsi dunque è la seguente: qual è la quota di traffico petrolifero che la nuova piattaforma sarà capace di assorbire rispetto alla movimentazione totale? La risposta, leggibile nel progetto della Porto Petroli SpA, non è delle più incoraggianti: «La costruzione del nuovo sistema di scarico del greggio comporta una aspettativa di “delocalizzazione” degli sbarchi dal bacino interno alla monoboa stimata in oltre 20% del traffico navi annuo».

    Negli studi di fattibilità realizzati dal professor Spalla insieme ad altri docenti universitari «Noi proponiamo di eliminare completamente il terminale petrolifero di Multedo. Così la Fincantieri potrebbe allargarsi sull’intera superficie attualmente occupata dai moli del Porto Petroli. Ma è ipotizzabile anche una strutturazione diversa degli spazi: destinandoli in parte al “ribaltamento” Fincantieri, in parte ad un nuovo polo della cantieristica. Inoltre, in una logica di scambio reciproco città-porto, una porzione potrebbe essere dedicata a spazi verdi per la popolazione».
    In questo disegno il Porto Petroli sarebbe completamente spostato sulla piattaforma a largo della costa. «È una soluzione che esiste e funziona anche in altri porti continua Spalla – Oltre al terminale petrolifero, però, sarà necessario eliminare i depositi da terra, trasferendoli in zone compatibili con l’abitato esistente e futuro».

    Non solo Multedo: i depositi di oli minerali a Calata Bettolo

    Per quanto riguarda la presenza di altre sostanze pericolose nel più ampio contesto del porto genovese, i depositi di oli minerali situati nell’area di Calata Bettolo rappresentano un’emergenza alla quale dare al più presto risposta. «Come per il Porto Petroli, anche in questo caso, abbiamo proposto lo spostamento dei depositi di oli minerali su una piattaforma attaccata alla prevista nuova diga foranea a mare nell’ambito di Sampierdarena», racconta Spalla.
    Un’ipotesi recepita negli scenari contemplati dal nuovo Piano Regolatore Portuale attualmente in gestazione: «La previsione dello spostamento delle funzioni petrolifere, di bunkeraggio e movimentazione rinfuse liquide a ridosso della diga di protezione suggeriscono un nuovo assetto all’interno del bacino di Sestri-Multedo che può consolidarsi come polo legato alla cantieristica navale mediante la ricollocazione di un nuovo bacino di carenaggio e l’aumento dello specchio acqueo protetto così da facilitare le manovre e l’accessibilità nautica».

    L’Autorità Portuale ha deciso di puntare sull’ampliamento di Calata Bettolo per accogliere le grandi navi portacontainer. «La realizzazione di una nuova banchina a sud dell’esistente Calata Bettolo costituirà il Nuovo Terminal Contenitori in grado di operare su navi portacontainer di ultima generazione con portata fino a 15 mila teu – si legge sul sito dell’AP di Genova – Una volta completata, l’infrastruttura sarà in grado d’arricchire di almeno 500 mila teu/anno l’attività dello scalo».
    Quindi è inevitabile che i depositi di oli minerali debbano spostarsi altrove. E contestualmente «Nell’ambito del bacino storico si prevede un incremento degli attracchi destinati al traffico passeggeri in corrispondenza di Calata Sanità in una prospettiva di valorizzazione urbana anche connessa al settore croceristico».

     

    Matteo Quadrone