Anno: 2014

  • Liguria, Agenzia unica trasporto pubblico. Frenano Savona e Imperia, la partita è aperta

    Liguria, Agenzia unica trasporto pubblico. Frenano Savona e Imperia, la partita è aperta

    amt-trasporto-pubblico-d1Sembrano tornare turbolente le acque intorno al Trasporto Pubblico Locale in Liguria e, in particolare, per quanto riguarda l’istituzione della nuova Agenzia Unica Regionale del Tpl, presentata dal governatore della Regione Liguria Claudio Burlando  (qui l’approfondimento) in quei tumultuosi giorni di novembre che avevano bloccato la città di Genova.

    Nei giorni scorsi dal salone di rappresentanza del Comune di Albenga sono arrivate come un macigno sulle coronarie di Vesco e Burlando i primi timidi passi indietro delle province di Savona e Imperia, dopo l’adesione formale avvenuta nelle prime settimane dell’anno (insieme a Genova e, ultima, La Spezia). Le due provincie chiedono sostanzialmente garanzie, quella dei presidenti Vaccarezza e Sappa è una provocazione politica che solleva dubbi, però, per quanto riguarda l’unione dei bacini provinciali del Tpl (con integrazione ferro-gomma) e l’incidenza delle istanze dei singoli territori e relativa ripartizione delle quote azionarie con la paura, per nulla celata, di uno strapotere genovese. “Si all’Agenzia, no a scatola chiusa” è nei fatti il messaggio lanciato da Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia di Savona. La Regione ora dovrà adoperarsi per limare le posizioni delle varie realtà territoriali se si vogliono rispettare i tempi, ovvero costituzione dell’Agenzia in primavera e conseguente pubblicazione del bando di gara per l’assegnazione del contratto di servizio per il trasporto pubblico regionale entro il 2014.

    A margine della seduta di Giunta, il governatore Burlando ha precisato che le garanzie sulla legge non possono più essere richieste in quanto già approvata “con il benestare anche di Cal (Consiglio Autonomia Locali, ndr) in rappresentanza di Comuni e Province”. Per quanto riguarda invece le quote azionarie “avevamo già raggiunto un’intesa”.

    Le principali linee guida del Piano industriale 2014-2019 dell’Agenzia Tpl, illustrate dall’assessore regionale Enrico Vesco alle organizzazioni sindacali durante l’incontro del 28 gennaio, vengono così riassunte in una nota stampa diffusa nella giornata di oggi dai sindacati: “[…]Il Piano industriale comprende: il percorso, il soggetto giuridico, il recupero certo dell’IVA, la forma giuridica dell’Agenzia Regionale (Società per Azioni) partecipata dalla Regione e dagli Enti Locali con capitale interamente pubblico. Il CdA, composto da tre o cinque componenti (senza remunerazione) con poteri limitati rispetto ai soci. Le quote azionarie, 40% la Filse il restante 60% gli Enti locali aderenti, ripartite secondo il criterio dei Km di servizi effettuati. Gli enti hanno dato formale adesione tramite comunicazione scritta, entro i prossimi 90 giorni bisognerà completare l’iter previsto dalla legge regionale, i Consigli Comunali e Provinciali dovranno approvare le delibere in merito, l’approvazione da parte dei soci dello Statuto, dei patti para-sociali, le quote azionarie, il regolamento e firmare l’atto notarile, tutto ciò entro la metà di aprile. […] L’organico sarà composto da otto persone: un direttore, tre amministrativi, tre tecnici e una segretaria. Le risorse disponibili, 201,5 milioni di euro provenienti dal Fondo nazionale, 29 milioni dalla Regione Liguria, 47 milioni dagli Enti Locali per un totale di 277,5 milioni”.

    Esiste dunque un margine minimo per rivedere alcuni aspetti riguardanti in particolare il discorso relativo alla ripartizione delle quote. Tuttavia, i segnali che giungono dalla Regione non lasciano trasparire ampi spazi di trattativa: “La battuta d’arresto che si è registrata sulla nascita dell’agenzia regionale dei trasporti – ha spiegato Vesco in una nota – è legata ad una presa di posizione imprevista da parte della due province che rimettono in discussione tutto il percorso, adducendo motivazioni frutto di una discussione passata, così come le accuse nei confronti di Genova e della sua azienda. Si tratta di una riforma sulla legge del trasporto fondamentale per la sua sopravvivenza, a cominciare dal recupero dell’Iva e di risorse aggiuntive, con l’obiettivo di dare stabilità al sistema, ai suoi occupati, agli occupati delle aziende e soprattutto ai diritti e alle aspettative dei cittadini sulla mobilità. Mettere in discussione il percorso ora significa non poter lasciare le cose invariate, ma mettere a rischio la stessa sopravvivenza delle aziende stesse e del sistema. Non dimentichiamo che la stessa RT di Imperia ha aperto da tempo la procedura per 43 licenziamenti, proprio per il passivo costante e pesante di bilancio e quindi non trova alternativa alla riduzione del personale”.

     

  • Scarpino, comunicazione Arpal: nessun mistero, consegnati i dati sui metalli pesanti

    Scarpino, comunicazione Arpal: nessun mistero, consegnati i dati sui metalli pesanti

    ScarpinoIeri Arpal ha diffuso con una nota stampa chiarimenti sull’emergenza ambientale (qui l’approfondimento di Era Superba) innescatasi per il territorio della Val Chiaravagna e per l’intera città di Genova dopo i continui e incontrollati sversamenti nel rio Cassinelle di percolato proveniente dalla discarica di Sarpino 1.

    Arpal precisa che “Tutti gli aspetti sanitari, compresi quelli relativi a eventuali sintomatologie, sono stati trattati da rappresentanti della Asl, in quanto non di competenza Arpal”. Tuttavia, “al fine di smorzare le recenti polemiche – spiega nella nota il direttore generale Arpal Roberto Giovanetti – comunico che si stanno esaurendo i tempi tecnici necessari all’analisi dei parametri ricercati, compresi i metalli pesanti. Così come avvenuto nei giorni scorsi, gli ultimi risultati stanno per essere trasmessi alla Procura e, successivamente, ad Asl e Comune: non c’è alcun mistero, ma solo la necessità di aspettare i tempi delle analisi e di rispettare il vincolo del segreto istruttorio, cui siamo tenuti in quanto ufficiali di polizia giudiziaria. Mi auguro che la professionalità dei nostri tecnici contribuisca a rafforzare in tutti la fiducia nei confronti degli enti di controllo, al di là delle polemiche di questi giorni”. 

    Pochi minuti fa, è arrivata la conferma dell’invio ufficiale in Prefettura dei dati completi, tra cui i valori riguardanti i metalli pesanti che sono insolubili nell’acqua, cancerogeni e mutageni (cioè che possono intervenire a livello di mutamenti genetici) presenti nel liquido sversato nel rio Cassinelle e, di conseguenza, nel Chiaravagna.

    “Arpal conferma di aver inviato in Procura gli esiti completi delle ultime analisi disponibili, che integrano con vari parametri (metalli pesanti, etc.) quanto precedentemente trasmesso, e di aver anticipato valori di possibile interesse sanitario dei campioni prelevati il 23 e 24 gennaio. […] Gli stessi risultati sono stati tempestivamente inviati ad Asl e Comune di Genova per le rispettive competenze”.

    “Arpal informa che, a seguito di valutazioni finalizzate all’attività del Pubblico Ministero, la frequenza dei campionamenti è stata ridotta a due prelievi a settimana”.

  • Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    via-buozzi-san-teodoro-lavoriCi siamo già occupati del cantiere eterno di Via Buozzi (qui il punto della situazione risalente ad agosto) per la costruzione di un deposito sotterraneo per la metro e un parcheggio di interscambio in superficie. Il cantiere è stato aperto nel 2010 e la chiusura era prevista entro un paio d’anni. Dopo vari ritardi, da ultimo la fine dei lavori era prevista per marzo 2013, ma ancora nel mese di agosto l’Assessore alla Mobilità e Traffico del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino, prevedeva una proroga a inizio 2014. Oggi a che punto siamo?

    Allo stato attuale la situazione è più complicata del previsto. Infatti, la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., sarebbe da qualche mese in difficoltà e quindi costretta a fermare i lavori all’interno del cantiere, tra il disappunto dei cittadini e la perplessità delle istituzioni, che -dicono- a questo punto hanno “le mani legate”. Lo scorso novembre, la ditta avrebbe presentato al tribunale domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, con i dipendenti pronti per la cassa integrazione.

    Oggi il cantiere è bloccato: ce lo confermano i cittadini riuniti nel comitato di San Teodoro, i negozianti e l’assessore Anna Maria Dagnino: «La situazione al momento è ferma per motivi concernenti la ditta Carena e non è più un nostro problema. Per ora non si sa quali saranno le prospettive future: prima di parlare di risarcimento o di un cambio dell’impresa appaltatrice, bisogna attendere che si svolga l’iter legale intrapreso dalla Carena e che ci sia una pronuncia del Tribunale».

    Tutto fermo, dunque, con l’accumularsi del ritardo nella chiusura del cantiere e con l’impazienza dei genovesi alle stelle. I lavori, infatti, avrebbero dovuto alleggerire il traffico nel nodo di San Benigno e giovare alla zona di San Teodoro, nonché a tutto il Ponente. La realizzazione di un parcheggio (con circa 200 posti, tra auto e moto) in una zona strategica come quella compresa tra Di Negro e San Teodoro, potrebbe favorire sia chi arriva dal casello autostradale e si dirige verso il centro città (turisti e residenti), sia i commercianti della zona, fortemente penalizzati in questi anni dal lungo cantiere. Inoltre, il progetto prevede addirittura la realizzazione di una passerella pedonale che colleghi da un lato parcheggio e Passeggiata Imperiale, fino alla Stazione Marittima, per collegarsi così direttamente alla Lanterna; dall’altro, parcheggio e centro città, verso Caricamento. Inoltre, anche il collegamento tra park e sottostante livello ferroviario.

    Così commenta Dagnino: «Un ulteriore ritardo che non ci voleva: ero pronta a far inserire la fermata AMT provvisoria che i cittadini chiedevano da tempo, in sostituzione di quella soppressa (servita da ben 8 linee, ndr) a causa dell’apertura del cantiere».

    Inoltre, nel corso di #EraOnTheRoad siamo stati sul posto e ne abbiamo parlato con i residenti. Qui, molto sentita la problematica legata alla diminuzione del passaggio in zona: non ci sono parcheggi, non c’è spazio per la sosta, la zona non è servita dai bus. E tutto ciò ha finito, come già accennato, per penalizzare drasticamente i commercianti, molti dei quali sono stati costretti alla chiusura, mentre quelli ancora in vita resistono a prezzo di forti sacrifici. «Questi cantieri infiniti sono nati allo scopo di riqualificare il territorio ma si trasformano in pietre al collo per cittadini e operatori commerciali della zona – commenta Aurora Mangano portavoce del comitato cittadino di San Teodoro –  Non migliora la mobilità, come era stato promesso, e ne conseguono piuttosto problemi economici e il blocco inspiegabile della mobilità per mesi e mesi».

    Elettra Antognetti

  • Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    televisioneGentili lettori, con il 2014 ritorna “Consulenza Online” la rubrica dedicata ai lettori e alle piccole grandi problematiche quotidiane che invadono la nostra vita. Se pensate che inizi con un “buon anno!”, beh, vi sbagliate…

    In questo periodo, tra i tanti balzelli statali, vi è quello del Canone Rai; esso si rifa ad un Regio Decreto del 21 febbraio 1938… In quanto regio decreto e non legge propriamente fascista (!!!) non è stato abolito dalla Costituzione e dal nuovo regime democratico. Qualcuno mi potrà obiettare: “regime democratico?” Avete letto bene: l’Italia della democrazia apparente in realtà è figlia di una dittatura mediatica senza confini; l’italia “dipende” dalla TV, sia essa network a pagamento, sia essa quella di stato.

    C’è però una situazione agevolante di cui nessuno (o quasi) parla: le esenzioni dal pagamento dell’incostituzionale canone Rai, che resta tale anche se la Suprema Corte lo ha dichiarato legittimo, in quanto viola palesemente il diritto all’informazione, checché se ne dica.

    Tornando a noi, chi può non pagare il canone Rai? Sono esonerati dal pagamento solo alcuni soggetti, ovvero gli anziani di età pari o superiore a 75 anni. A stabilirlo è l’art. 1, comma 132 della L. n. 248/2007. I requisiti specifici indicati dalla norma sono i seguenti:

    – avere compiuto 75 anni entro la scadenza del pagamento del canone (cioè al 31 gennaio dell’anno corrispondente);
    – conviventi solo con il coniuge e non con altri soggetti diversi da quest’ultimo;
    – essere titolari di un reddito complessivo (quindi sommato a quello del coniuge) non superiore ad € 6.713 annui (quindi essere percettori di assegno e/o pensione mensile non superiore ad € 516,00).

    Sono esclusi dalla somma complessiva del reddito familiare, i redditi esenti dal calcolo Irpef (ovvero indennità Inail, pensione di guerra, o assegni per invalidi civili); la rendita relativa alla prima abitazione; le somme percepite per il trattamento di fine rapporto (Tfr).

    L’esenzione può essere richiesta anche per gli anni precedenti (5 anni) purché già allora si possedessero i requisiti anagrafici e di reddito sopraelencati: quindi chi avesse corrisposto il pagamento negli anni precedenti può richiedere il rimborso rivolgendosi ad un ufficio dell’Agenzia delle Entrate o chiamando il seguente numero 848.800.444. La domanda può essere presentata inviando una raccomandata all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate sede di Torino, sportello S.A.T., oppure consegnata direttamente presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo una dichiarazione sostitutiva, che può essere scaricata dal sito dell’Agenzia delle Entrate o, sempre, richiesta presso uno sportello dell’Agenzia.

    Due osservazioni mi si consentano:

    1. Quanti di voi lettori erano informati di questa cosa?

    2. Un pensionato che abbia un reddito di € 520.00 deve pagare il canone, ossia a gennaio deve riuscire a vivere con € 415,00.

    Alla faccia dell’esistenza dignitosa di cui parla la Costituzione. Intanto nel 2016 scade la convenzione tra Stato e Rai: speriamo bene.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Premio Giovanni Rebora 2014: concorso tra letteratura e gastronomia

    Premio Giovanni Rebora 2014: concorso tra letteratura e gastronomia

    Poesia poeti scrittura Sono aperte le iscrizioni per la terza edizione del Premio Giovanni Rebora, intitolato al docente genovese studioso di storia dell’economia e dell’alimentazione.

    Tre le categorie di racconti in concorso: la prima è rivolta alle opere che trattino la storia, la letteratura, il costume, l’economia connesse alla gastronomia e alla civiltà della tavola; il secondo è un premio alla carriera e il terzo è un premio al giovane autore della miglior tesi di laurea, incentrata su argomenti inerenti la storia, la letteratura, l’economia, legati al settore gastronomico e alla civiltà della tavola.

    Le premiazioni sono in programma nel mese di maggio 2014, in occasione della serata finale nella cornice del ristorante Manuelina a Recco.

    Il Comitato Organizzatore individuerà i finalisti della sezione “autori” e della sezione giovani ricercatori i cui nomi verranno annunciati alcune settimane prima della finale.

    Una giuria composta da intellettuali, gastronomi ed esperti indicherà i vincitori del Premio Giovanni Rebora, articolato nelle tre sezioni, cui verrà consegnato un ‘testo’ in rame (la tipica teglia nella quale si usa cuocere la focaccia di Recco col formaggio) con incise le motivazioni del premio.

    Per partecipare al concorso sezione autori, è necessario registrarsi al sito  www.premiogiovannirebora.it e inviare una sola opera letteraria, in 5 copie, con allegata una nota che indichi indirizzo, numero telefonico ed e-mail dell’autore.

    I testi in concorso devono necessariamente trattare argomenti inerenti la storia, la letteratura, il costume, l’economia legati al settore gastronomico e alla civiltà della tavola nel suo insieme.

    Per la sezione giovani ricercatori occorre registrarsi sul sito e inviare copia dell’elaborato in formato pdf con allegata una nota che indichi indirizzo, numero telefonico ed e-mail dell’autore. Gli elaborati in concorso devono necessariamente trattare argomenti inerenti la storia, la letteratura, il costume, l’economia legati al settore gastronomico e alla civiltà della tavola nel suo insieme.

    La partecipazione è gratuita e i risultati del concorso verranno pubblicati sul sito del concorso www.premiogiovannirebora.it

  • Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    La Gronda per il Pd non è più un tema politico. «Il percorso è già tracciato: la decisione è stata presa già da tempo ed è frutto di un dibattito condiviso, sul modello francese, a cui hanno avuto modo di partecipare tutti i cittadini. Ora che si hanno le necessarie autorizzazioni ministeriali, si tratta di convocare la Conferenza dei servizi, azione che spetta al Ministero delle Infrastrutture e a Società Autostrade». Chiaro e sintetico il messaggio lanciato ieri da Alessandro Terrile, segretario provinciale del Partito democratico.

    Destinatario ancora una volta, anche se mai direttamente esplicitato, il sindaco Marco Doria accusato di eccessivi tentennamenti e di una mancata presa di posizione chiara e definitiva su un’opera che al primo cittadino, e non solo, solleva in realtà grandi perplessità (qui l’inchiesta di Era Superba che precedeva la VIA del Ministero, ndr).

    «In Conferenza dei servizi – ha proseguito Terrile – Regione e Comune dovranno arrivare con una posizione unitaria che è quella di far partire i cantieri il prima possibile. Il problema allora non è più politico ma, tutt’al più tecnico: si dovrà, cioè, far capire al territorio quali saranno i disagi necessari e inevitabili e come contenerli al minimo negli anni di costruzione della Gronda».

    Secondo il Pd, dunque, i giochi sarebbero sostanzialmente fatti. Ma la realtà non è poi così semplice. Innanzitutto, bisognerebbe capire chi saranno i rappresentati del Comune che prenderanno attivamente parte alla Conferenza dei servizi. Se si trattasse di un’anima democratica, allora l’unità di intenti con la Regione, fortemente caldeggiata dai fautori dell’opera, potrebbe essere cosa semplice. Diverso, invece, il panorama che potrebbe aprirsi se i dubbi del sindaco Doria dovessero farsi “ufficiali”. In questo caso, al primo cittadino non mancherebbe il sostengo di tutte quelle associazioni e movimenti che, per buona parte, hanno contribuito al suo successo elettorale.

    Le autorizzazioni ministeriali, VIA (Valutazione Impatto Ambientale): facciamo chiarezza

    È proprio sulle prescrizioni del Ministero inserite all’interno della VIA che punta chi la Gronda non la vede proprio così di buon occhio: «Le prescrizioni sono osservazioni in gran parte già emerse nel corso del dibattito pubblico – dice Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e il tempo che è intercorso da allora non fatto altro che produrre un peggioramento di queste situazioni dal punto di vista idrogeologico. Insomma, se il Ministero dell’Ambiente ha imposto 43 prescrizioni, comprese alcune che riguardano la tutela monumentale e archeologica del paesaggio, non è vero che non c’è impatto ambientale, anzi. Poi – conclude Pignone – dal punto di vista ingegneristico, come gli ingegneri insegnano, tutto è possibile: infatti, è talmente tutto possibile che crollano ferrovie, vengono giù i monti e le persone perdono la vita a seguito delle alluvioni».

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    Pignone è anche uno dei più noti “Amici del Chiaravagna” che sulle pagine del proprio sito sottolineano un aspetto per nulla secondario proprio rispetto alla Valutazione di Impatto Ambientale:

    [quote]A causa della “Legge Obiettivo” la VIA non può che concludersi positivamente, ovvero con un assenso eventualmente corredato da prescrizioni. Questo succede perché, sempre per legge, la commissione VIA non può valutare l’utilità di una opera quando questa è stata dichiarata strategica dal Governo, come nel caso della Gronda.[/quote]

    In sintesi, il fatto che la VIA sia stata positiva non va salutato come un grande successo né tantomeno vuole dire che l’opera sia utile quanto, tutt’al più, fattibile nel rispetto di una lunga serie di prescrizioni. Che, se davvero rispettate alla lettera, sembrerebbero poter mettere seriamente a rischio la realizzabilità dell’opera. Un esempio? «Ne citiamo solo una – si legge in una nota stampa rilasciata dal Coordinamento Comitati No Gronda che punta il dito contro lo spreco di risorse da investire piuttosto per la messa in sicurezza del territorio – viene richiesto che la velocità del vento non debba superare i 5 m/s, pena il blocco del cantiere. Per carità, ci dicono, sarà tutto a tenuta stagna, non esisterà nessun rischio “amianto” per la popolazione e per la verdura del mercato ortofrutticolo, vicino al quale sarà stoccato il materiale di scavo, ma allora perché il Ministero ha ritenuto necessaria questa gravosa condizione? Osservando i dati della stazione meteo di Genova-Rivarolo, nel 2013, la misurazione della velocità dei picchi del vento è rimasta al di sotto della soglia indicata dal Ministero solo per 45 giorni dell’intero anno».

    Verso la Conferenza dei servizi, il Pd vuole l’unione di intenti

    Secondo quanto spiegato dal capogruppo del Pd Simone Farello, in Consiglio comunale la partita Gronda potrebbe tornare solo per due motivi, ovvero qualora dalla Conferenza dei servizi uscissero modifiche sostanziali all’accordo di programma sottoscritto da tutti gli enti interessati o che incidessero sugli strumenti della pianificazione urbanistica del Comune di Genova. «La Gronda – ha proseguito Farello – è un’opera di interesse nazionale per cui ci aspettiamo che in Conferenza dei servizi ci sia un ruolo attivo e forte non solo di Regione Liguria e Comune di Genova ma anche di Società autostrade perché deve mettere in pratica alcune richieste del territorio votate dal Consiglio comunale il 18 settembre 2012, come il declassamento dell’attuale tratto autostradale A10».

    La chiave di tutto, secondo Farello, sta nella necessità di far tornare centrale il tema degli investimenti: «Poi Possiamo avere la legge elettorale più bella di questo mondo ma se la gente non ha il salario non andrà a votare, sosterrà i movimenti dei forconi o tutt’al più continuerà a votare M5S. Per questo spero che si concluda velocemente la discussione della legge elettorale perché il Parlamento deve dedicarsi all’obiettivo primario del governo Letta ovvero investire nella crescita di questo Paese». Come si collega questo alla questione Gronda? «Se non si fanno gli investimenti – ancora Farello – non esiste la possibilità dello sviluppo né tantomeno di uno sviluppo sostenibile. La linea del Partito democratico che alcuni con disprezzo chiamano “sviluppista” è in realtà puramente realista. Se un Paese non investe, chi avrà investito a un certo punto ti sostituirà: prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e, in questo caso, i nodi sono quelli delle non scelte. Oggi, a fronte delle certezze della Valutazione d’Impatto Ambientale sarebbe sciagurato rimandare ulteriormente un investimento che poi saremmo costretti a rimpiangere».

    Simone D’Ambrosio

  • Demolizione del relitto della Costa Concordia: Genova si candida, anche se in ritardo

    Demolizione del relitto della Costa Concordia: Genova si candida, anche se in ritardo

    Naufragio Costa ConcordiaPiombino o Genova. E visto che Piombino molto probabilmente non riuscirà a raggiungere in tempo i requisiti tecnici richiesti, la scelta non potrà che ricadere su Genova. È questa, in sostanza, la posizione del Partito democratico sulla città che dovrà “ospitare” la demolizione del relitto della Costa Concordia, su cui la compagnia è chiamata a decidere entro il prossimo marzo. I democratici hanno presentato ieri pomeriggio in Consiglio comunale una mozione passata a larga maggioranza. Nel testo si impegnano sindaco e giunta ad “attivare di concerto con l’Autorità portuale ogni utile iniziativa nei confronti dei diretti interessati, affinché le attività di demolizione del relitto della Costa Concordia vengano effettuate nel porto di Genova”.

    «Nulla di campanilistico e nessun egoismo territoriale – ha spiegato il capogruppo Pd, Simone Farello – in quanto siamo i primi a sostenere che Piombino sia la scelta naturale per la vicinanza territoriale e come forma di risarcimento per gli effetti negativi del tragico evento. Se però non ci fossero le condizioni oggettive per far ricadere la scelta sul porto toscano, a questo punto si dovrebbero abbandonare tutte le valutazioni politiche e puntare esclusivamente sul porto industriale che presenta le condizioni tecniche migliori per la realizzazione del lavoro».

    Di quale porto stiamo parlando? Ovviamente di Genova. Secondo i promotori della mozione, infatti, il nostro sistema portuale presenta già le infrastrutture adeguate per accogliere quello che dalla normativa viene definito un vero e proprio rifiuto speciale e il cui trasporto dovrà essere autorizzato dalla Provincia di Grosseto e dalla Regione Toscana. «Non si tratta solo di un’operazione economica – ha aggiunto Farello – ma si tratta di verificare che il territorio che si aggiudicherà i lavori presenti un sistema produttivo efficace. E Genova può puntare su una serie di piccole e medie imprese che, assieme alla spinta del settore pubblico, possono creare un sistema vincente».

    Ma quali sono i parametri che verranno presi in considerazione da Costa? Sicuramente l’aspetto economico ma anche la vicinanza perché la compagnia si è già fatta carico di un investimento di 30 milioni per affittare una nave in grado di trasportare il relitto nel porto prescelto. Benché sicuramente più economici, i porti esteri sembrano quindi svantaggiati da questo punto di vista, come anche alcune destinazioni italiane. Va tenuta presente anche la rapidità, non tanto di esecuzione dei lavori quanto di disponibilità ad accogliere il relitto perché l’Isola del Giglio vuole le acque libere per la prossima stagione balneare. E, in questo senso, allora Piombino partirebbe svantaggiata per la necessità di alcuni adeguamenti strutturali al porto, per cui tra l’altro il governo avrebbe previsto uno stanziamento ad hoc. Ma probabilmente i soldi non arriveranno per far partire i lavori in tempo utile.

    «Se la scelta non potrà essere Piombino per ragioni tecniche – ha chiosato Farello – è chiaro che interverrà il mercato, ma allora toccherà alle istituzioni fare pressione affinché il sistema territoriale agisca nel suo complesso». Sperando magari che un po’ di quel sentimento territoriale che lega Costa alla nostra città alla fine possa dare la spinta decisiva.

    porto-corso-saffi-DIUna linea in tutto e per tutto condivisa anche dal sindaco, Marco Doria: «Costa si era assunta una sorta di impegno morale per svolgere i lavori a Piombino a titolo di risarcimento. Ma probabilmente quell’area non riuscirà a dimostrare nei tempi necessari di essere attrezzata per queste lavorazioni. Le Autorità portuale e marittima hanno realizzato le condizioni di accessibilità dello spazio acqueo di competenza del settore di riparazioni navali per inoltrare un’offerta adeguata. L’amministrazione non può far altro che dare pieno sostegno e sottolineare la qualità industriale della nostra città in questo settore, che deve essere valorizzato a prescindere dall’esito sul relitto della Concordia».

    C’è, inoltre, un aspetto più politico messo in campo da Farello: «Qualche anno fa in molti non avrebbero scommesso un “citto” sulla cantieristica navale e il tema delle riparazioni era considerato desueto. Ma il mantenimento a Genova di tutta la filiera marittima, compresa quella industriale, è tata una scelta vincente: la dimostrazione che se non investi oggi per fare le cose che servono, prima o poi ne paghi le conseguenze». Frecciatina neanche troppo mascherata su altre tematiche all’ordine del giorno, come la gronda e l’emergenza Scarpino.

    Tornando alla Concordia, certamente una commessa di tal genere, che coinvolgerebbe soprattutto i grandi privati del settore (Mariotti e San Giorgio), avrebbe comunque un impatto positivo su tutto l’indotto navalmeccanico genovese: «Stiamo parlando di 1700 addetti ai lavori, un’opportunità enorme per il tessuto economico della nostra città» sostiene il consigliere democratico Alberto Pandolfo.
    Più basse le stime di Enrico Pignone, secondo cui i lavoratori coinvolti direttamente sarebbero circa 200 ma per almeno 2 anni di opere. Ma anche il capogruppo di Lista Doria è convinto che un’eventuale assegnazione della demolizione a Genova rappresenterebbe «un riconoscimento dell’adeguamento del nostro distretto industriale non solo a livello italiano ma anche mondiale. È necessario, infatti, che Costa nella sua scelta non tenga solo conto dei costi di manodopera ma anche della sicurezza e dei diritti dei lavoratori che verrebbero impegnati».

    Come detto, il sostegno alla mozione è arrivato anche dalle opposizioni. «Anche se ci si è mossi tardi – ha detto il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro – è giusto sostenere quest’enorme opportunità per la nostra città. E mi appello anche al ministro dell’Ambiente Orlando perché mi sembra assurdo dare 150 milioni di euro a Piombino quando a Genova abbiamo già tutto il necessario per riuscire a lavorare su questa nave».

    Da registrare una spaccatura all’interno del M5S. A favore della mozione hanno votato i consiglieri Boccaccio e De Pietro, mentre si sono astenuti i colleghi Burlando e Muscarà. Contrario, unico in Sala Rossa, il capogruppo Paolo Putti, che ha motivato così la sua scelta: «Avrei voluto che nel testo fosse esplicitato un richiamo alla richiesta di assegnazione a Genova in quanto città più brava e più competente e non perché ha la lobby più potente. Inoltre, vorrei evitare di prestarmi a eventuali marchette di qualche gruppo politico».

    Ma, oltre Piombino, Genova avrà di fronte fior fior di contendenti, 7 estere e 4 italiane (Civitavecchia, Napoli, Taranto e Palermo), che hanno giocato con largo anticipo. A livello nazionale ci sono stati alcuni atti parlamentari di deputati del Pd di Civitavecchia e del Movimento 5 Stelle di Palermo, mentre il Sole 24 Ore ha riportato come il relitto della Concordia sia stato motivo di diatriba tra il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Erasmo d’Angelis, sostenitore della candidatura di Piombino, e Simona Vicari, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, sostenitrice di Palermo, sua città natale. Sul fronte ligure, invece, per il momento tutto tace. Tuttavia, come sostiene il consigliere democratico Vassallo «anche Napoli e Palermo non hanno le condizioni impiantistiche necessarie e neppure quell’indispensabile mix di professionalità e rapporti tra forniture e sub forniture che a Genova, invece, è già consolidato».

    «È bene che l’iniziativa parta dal Consiglio comunale – ha dichiarato il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile – perché è un segnale che il porto di Genova è, in generale, pronto a gestire la demolizione di navi, settore in cui la normativa europea ci impone di investire e che, invece, ultimamente era stato snobbato dall’Occidente».

    L’unica difficoltà che potrebbe riscontrare Genova è quella della necessità di alcuni dragaggi per consentire al relitto della Concordia di essere ospitato nello specchio acqueo destinato alle riparazioni navali. «Ma – assicura Vassallo – si tratta di un lavoro realizzabile in pochissimi giorni». «D’altronde – prosegue il collega Alberto Pandolfo – navi dalle dimensioni simili a quelle della Concordia entrano già nel porto di Genova, seppure non destinate alla zona delle riparazioni navali».

    Simone D’Ambrosio

  • Emergenza Scarpino: nuovi sversamenti e i risultati delle analisi sono incompleti

    Emergenza Scarpino: nuovi sversamenti e i risultati delle analisi sono incompleti

    Scarpino, percolato nel torrente
    Il rio Cassinelle sulle alture di Sestri

    Finalmente i primi dati. Richiesti a gran voce dai consiglieri già nelle scorse settimane e anticipati ieri mattina dall’edizione genovese di Repubblica, ecco arrivare i risultati ufficiali delle prime analisi di Arpal sul percolato di Scarpino. Purtroppo, però, mancano gli elementi più importanti, quelli che riguardano gli eventuali metalli pesanti – insolubili nell’acqua, cancerogeni e mutageni, cioè che possono intervenire a livello di mutamenti genetici – presenti nel liquido sversato nel rio Cassinelle e, di conseguenza, nel Chiaravagna.

    «Il Comune di Genova – commenta Andrea Agostini di Legambiente – è nelle condizioni che se un matto versa del cianuro in un fiume, dopo una settimana non è in grado di sapere che cosa sia stato sversato mentre la gente nel frattempo si ammala». Fuor di metafora, di fronte a un disastro ambientale come quello di Scarpino, il problema non è più tanto la capacità delle vasche di raccolta del percolato ma piuttosto quello di capire da che cosa sia realmente composto questo percolato. «Finora – prosegue Agostini – si sta parlando solo di acqua sporca e puzzolente, con un po’ di ammoniaca che comunque si diluisce. Ma noi vorremmo anche che si cercasse di capire se ci sono dei veleni. D’altronde, Pericu era già stato indagato per la presenza di pcb e idrocarburi policiclici aromatici provenienti da Scarpino 1. Ci sono ancora? Se così fosse il percolato non potrebbe andare al depuratore né tantomeno nel rio Secco o nel Cassinelle, ma le acque velenose andrebbero smaltite in zone sicure. Perciò abbiamo fatto un esposto alla procura affinché si faccia luce rapidamente su questi elementi e su quella che definirei “innocenza criminale” dell’amministrazione». Nel frattempo, sono arrivati anche i primi tre indagati: si tratta del direttore degli impianti di smaltimento di Scarpino, del responsabile della qualità e dei laboratori di analisi e di un tecnico, tutti dipendenti di Amiu.

    Oltre ai dati sui metalli pesanti, mancano anche le analisi sulle percentuali di BOD (domanda biologica di ossigeno) che indica la potenziale riduzione di ossigeno disciolto nell’acqua con conseguenti possibili effetti ambientali negativi.

    «Arpal – ha detto l’assessore all’Ambiente, Valeria Garottami ha anticipato che le analisi mancanti dovrebbero arrivare entro fine settimana. A quel punto indiremo una conferenza stampa congiunta per spiegare nel dettaglio quanto sarà trovato perché il Comune in questo caso è l’anello debole. Oggi, infatti, posso solo fornire i dati così come mi sono stati inviati, ovvero senza nessun supporto tecnico esaustivo a commento».

    «Arpal e Asl3 – attacca Enrico Pignone, capogruppo della Lista Doria e storico membro dell’associazione “Amici del Chiaravagna” – si sono nascoste dietro un ipotetico e inesistente veto della Procura alla diffusione dei dati. Forse perché Asl si è accorta di non essere intervenuta finora ma che lo avrebbe dovuto fare già da tempo? Perché, se non c’è pericolo per l’incolumità delle persone, questi dati non sono stati resi pubblici subito? Che cosa vogliono nascondere?». Da qui i sospetti anche sui ritardi riguardo le analisi più importanti. Che sia stato trovato qualcosa di non proprio “regolare”? O che Arpal non sia in grado di fare direttamente queste analisi? «D’altronde – spiega Agostini – si tratta di studi piuttosto complessi e costosi per cui Arpal non riceve finanziamenti dalla Regione Liguria, limitati alle sole analisi biologiche che non nulla hanno a che vedere con quelle chimiche necessarie in questo caso».

    I dati del disastro ambientale

    Percola to da Scarpino nel rio CassinelleA proposito di dati, eccone alcuni. Innanzitutto la quantità di percolato. Dal 16 gennaio, secondo quanto riportato in aula consigliare dall’assessore Garotta, mediamente da Scarpino 1 arrivano 4600 metri cubi di percolato al giorno. Nel 2011 la media era di 1800 mentre, negli ultimi due anni, dopo gli interventi di messa a regime del percolatodotto, erano scesi a 1500 mq al giorno. Ma la capacità attuale del percolatodotto si attesta sui 3000 mq/giorno: dunque, finché non si riuscirà a riportare il livello di liquami sotto questa soglia, continueranno gli sversamenti dal momento che non sono state evidenziate soluzioni tecniche (autobotti, teli impermeabilizzanti) utili e sufficienti a fronteggiare l’emergenza.
    A questo punto è indispensabile analizzare i dati – almeno quelli finora disponibili – riguardanti i corsi d’acqua che subiscono questi sversamenti. Partiamo dalla presenza di azoto ammoniacale, l’elemento più fastidioso all’olfatto. La legge n. 152/2006 anche nota come “Testo unico ambientale” prevede un limite di 15 mg/l, ma alla confluenza tra il rio Cassinelle e il rio Bianchetta i dati di Arpal parlano di valori altalenanti tra i 2 e gli 83 mg/l. In particolare, nell’ultimo rilevamento compiuto, la quota registrata è stata di 53 mg/l: ben oltre i limiti di legge.
    Gli altri numeri riguardano la COD (domanda chimica di ossigeno) che misura la quantità di ossigeno utilizzata per l’ossidazione di sostanze organiche e inorganiche contenute: un valore alto comporta una ridotta capacità di autodepurazione dell’acque e quindi la difficoltà a sostenere forme di vita. Il limite per la vita dei pesci sarebbe di 1 mg/l, ma in questo caso i valori registrati oscillano tra i 10 e 365 mg/l, con l’ultimo rilevamento assestato a 110 mg/l. Siamo, dunque, rientrati nei parametri di legge che fissano il limite a 160 mg/l ma… poveri pesci.

    Su queste analisi, Asl3 sostiene che non ci sia alcun pericolo per la salute dei genovesi e che non sia dunque necessario prendere ulteriori misure precauzionali da parte dell’amministrazione. Pur senza voler creare inutili allarmismi, va sottolineato però che siamo di fronte a una valutazione incompleta finché non verranno resi pubblici tutti i dati, metalli pesanti compresi.
    C’è un ulteriore elemento su cui sarebbe necessario fare chiarezza. L’assessore Garotta, riferendosi alle comunicazioni di Asl, ha parlato di «valutazioni su rilevamenti Arpal fino al 22 gennaio». Ma il 22 gennaio è passato da una settimana: che cosa è successo nel frattempo? E perché si è aspettato così tanto per rendere pubblica questa informazione?

    Il lungo dibattito in Consiglio comunale

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Sulla stessa linea anche gli interrogativi di diversi consiglieri che, in sala Rossa, hanno dato vita a un dibattito piuttosto infuocato, sfociato nella richiesta da parte delle opposizioni delle dimissioni dei vertici Amiu e dell’assessore Garotta (e c’è stato persino chi – Alfonso Gioia, Udc – ha suggerito il possibile sostituto: Raphael Rossi).

    «Da preoccupazione che il territorio ha sempre manifestato verso la discarica di Scarpino – ha detto nel suo intervento in Sala Rossa Enrico Pignone – la situazione si sta trasformando in un vero e proprio incubo. Ed è ancora più preoccupante che i dati sulle analisi, che sembra parlino di valori di veleni 50 volte superiori rispetto alla norma, arrivino prima ai giornalisti che ai consiglieri».

    Antonio Bruno, capogruppo della Federazione della Sinistra, porta invece la sua esperienza personale: «Amiu ha continuato a negare lo sversamento che io stesso avevo visto con i miei occhi finché non abbiamo pubblicato le foto sul web. Solo allora è arrivata la conferma ufficiale. Ma se non c’è nulla da nascondere perché i cittadini non sono stati informati?».

    Molto articolato l’intervento del Movimento 5 Stelle a cura del consigliere Stefano De Pietro. I grillini, dopo una dettagliata ricostruzione delle situazioni che hanno portato all’emergenza di oggi, chiedono: «Che fine ha fatto il progetto Amiu di “strippare” l’ammoniaca a Scarpino per distillazione, usando il biogas prodotto dalla discarica? Forse è meglio, per Amiu, potersi fregiare di produrre energia elettrica dallo stesso gas, invece che pensare ad un problema di salute pubblica. E dove finisce adesso tutto questo? In mezzo alle barche del porto turistico di Sestri, tra le case di recente costruzione, in un’area che si chiude su se stessa per la presenza di dighe e moli, quindi con il pericoloso effetto di una possibile concentrazione in zona di metalli pesanti sul fondo e di miasmi in aria».

    Salemi (Lista Musso) fa, invece, un salto nel passato e ricorda come già 17 anni fa, l’allora assessore regionale all’Ambiente, sostenesse che la situazione di Scarpino fosse «precaria perché sono necessari interventi di risanamento e perché si tratta di una discarica che non potrà avere una lunga vita».

    Più politica la polemica sollevata da Lilli Lauro, capogruppo PdL: «L’ex sindaco Vincenzi è nelle grane per non avere dimostrato responsabilità nella gestione della salute dei cittadini, io chiedo a lei, sindaco Doria, che responsabilità abbia in questo caso, visto che nelle sue linee programmatiche non si fa cenno alcuno a Scarpino».

    L’argomento, affrontato nelle more di un articolo 55, ha visto un intervento per ogni gruppo politico e ha messo sul piatto tante domande che restano ancora senza risposta. A queste, il legambientino Agostini ne aggiunge un’altra: «Possibile che quest’acqua di falda incontrollata che causa un aumento a dismisura del percolato sia venuta fuori solo oggi, quando dal 2010 Arpal ha tra i suoi consulenti il professor Renzo Rosso, ordinario di ingegneria idraulica del Politecnico di Milano? Possibile che Rosso, che si è occupato dei lavori di regimentazione delle acque di Scarpino 2, non si sia mai accorto di nulla in quattro anni?».

    Il capogruppo del Pd, Simone Farello, dopo aver sottolineato come tutti debbano prendersi le proprie responsabilità, «perché l’unico modello del ciclo dei rifiuti a Genova è sempre stato basato sulla discarica in proroga e in continua deroga e non è mai stato ottenuto alcun risultato su questo piano perché si è assistito a un continuo cambiamento di linee programmatiche», ha evidenziato come spetti alla giunta indicare una soluzione strutturale del problema, al di là dell’emergenza. «Non possiamo continuare a tenerci la discarica perché non siamo d’accordo con i piani industriali presentati da Amiu» ha concluso l’ex assessore alla Mobilità della giunta Vincenzi.

    Gli sversamenti inquinanti proseguono: e adesso?

    È davvero difficile, al momento, capire come uscirne. Anche perché lo stesso sindaco Marco Doria ha ricordato che «se fosse ipoteticamente chiusa Scarpino 2, gli sversamenti continuerebbero in quanto provenienti dalla discarica di Scarpino 1, chiusa da anni. È, dunque, indispensabile come prima cosa intercettare i flussi d’acqua sotterranei che arrivano da Scarpino 1». E in questa direzione sta intervenendo Amiu, come ha spiegato l’assessore Garotta: «Sono in corso gli studi idrogeologici per valutare come intercettare l’acqua a monte delle vasche di raccolta del percolato. Abbiamo poi chiesto ad Amiu di migliorare l’impermeabilizzazione superficiale di Scarpino 1 e studiare la realizzazione di nuove vasche, dal momento che non è strutturalmente possibile alzare quelle vecchie. Inoltre, il nuovo depuratore (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), che avrà sede nell’area ex Ilva, dovrà essere in grado di trattare una quantità maggiore di percolato rispetto a quella attuale, con l’eventualità della realizzazione di un piccolo depuratore per il trattamento del percolato direttamente nel polo impiantistico di Scarpino. Infine, abbiamo chiesto ad Amiu di avviare la progettazione definitiva per la realizzazione dell’impianto di trattamento dell’umido con biodigestione e compostaggio nella nuova parte a freddo di Scarpino: solo così potremmo concretamente potenziare anche la raccolta differenziata dell’umido».
    Per raggiungere tutti questi obiettivi il più rapidamente possibile, l’assessore sottolinea che «tutti dovremo fare la nostra parte: cittadini, Comune, Amiu ma anche la Regione affinché una parte dei fondi europei strutturali siano dedicati alla realizzazione dell’impianto dell’umido».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Mu.MA, dati musei 2013: per il Galata è record nazionale. Si difende la Commenda, un po’ meno il Navale

    Mu.MA, dati musei 2013: per il Galata è record nazionale. Si difende la Commenda, un po’ meno il Navale

    galata-museo-del-mareL’Istituzione Mu.MA gestisce a Genova tre musei di primaria importanza per la città di Genova come il Galata Museo del Mare, la Commenda di Prè e il Museo Navale di Pegli. Con una nota stampa sono stati diffusi i dati sulle presenze per l’anno 2013. Il Galata chiude il 2013 con un bilancio oltre 172.000 visitatori, “museo che con una percentuale di paganti pari al 74% rappresenta un record nazionale”, si legge nella nota.

    La Commenda di Prè chiude l’anno registrando 31.00 visitatori, dato non così negativo se si confronta con altri musei cittadini come ad esempio il polo museale di Nervi e impreziosito da un incremento del 32% rispetto all’anno precedente.

    Superano di poco le 10.000 unità, invece, i visitatori del Museo Navale di Pegli, portando così a sfiorare i 214.000 visitatori totali per i tre musei gestiti da Mu.Ma.

     

  • Amiu, nuovo piano industriale: le decisioni del Cda immediatamente operative

    Amiu, nuovo piano industriale: le decisioni del Cda immediatamente operative

    RifiutiCome abbiamo già visto qualche settimana fa, Amiu (qui il quadro delle attività dell’azienda) si appresta a mettere in pratica le linee guida del nuovo piano industriale in concomitanza con l’approvazione del Piano di Gestione dei Rifiuti da parte della Regione Liguria (qui l’inchiesta integrale di Era Superba). Ieri, lunedì 27 gennaio, si è riunito il Consiglio di Amministrazione della società partecipata, sotto pressione in questi giorni per l’emergenza Scarpino e per le indagini svolte dall’Autorità Giudiziaria sull’operato di AMIU e dei suoi dipendenti. Il CdA ha approvato una serie di prescrizioni urgenti e immediatamente operative. I provvedimenti riguardano tematiche diverse, dal percolato di Scarpino (di cui ci occuperemo nelle prossime ore con uno specifico approfondimento, ndr) all’area finanza, dalla differenziata sino a gare e appalti.

    Con una nota stampa AMIU ha voluto riassumere i punti principali riguardo alle decisioni del Cda. Per quanto riguarda l’area finanza e controllo di gestione l’Azienda “dovrà allinearsi alle nuove prescrizioni contenute nel sistema di controllo delle società partecipate del Comune entro l’approvazione del bilancio 2013”. Con il Comune AMIU intende avviare già nell’immediato il percorso di confronto con Tursi per la determinazione della tariffa 2014.

    Qualche novità per quanto riguarda le strutture operative, in particolare il laboratorio AMIU per il servizio di campionamento e analisi. Nella nota stampa Amiu indica come punti principali l’ “avvio immediato del percorso per ottenere (nel più breve tempo possibile) la Certificazione formale che consenta di ottemperare alle necessarie e richieste caratteristiche di “terzietà” (indipendenza, ndr) per il Laboratorio AMIU appoggiandosi nel transitorio ad un laboratorio esterno.” Inoltre il Cda vuole predisporre e avviare entro la fine dell’anno “un piano di qualificazione professionale per gli addetti alla Direzione Tecnica di AMIU, sulla base di un adeguato screening degli attuali profili professionali e dell’individuazione delle competenze funzionali necessarie in relazione all’attuale e futura dotazione impiantistica della Società”.

    Gare, approvvigionamenti e acquisti

    Il tema, dopo le notizie apparse di presunte tangenti per gli appalti durante l’alluvione del 2011, è delicato per i vertici Amiu. Si legge nella nota:  “Utilizzo in via stabile e definitiva della Stazione Unica Appaltante del Comune di Genova sia per l’espletamento delle gare “sopra soglia” che per tutti gli acquisti e approvvigionamenti dell’Azienda”. E precisa:  “entro un mese dovrà essere realizzata (di concerto con la Stazione Unica Appaltante del Comune di Genova) una revisione integrale del Regolamento Acquisti AMIU, sulla base delle nuove disposizioni (per quanto attiene l’operatività della relativa area funzionale si stabilisce la dislocazione di 2 risorse AMIU presso la SUAC del Comune di Genova) […] Si ribadisce peraltro che codesto CdA (con delibera assunta il 5 dicembre 2013) aveva già nominato un Organismo di vigilanza composto da esperti esterni alla Società”.

    In ultimo, per il raggiungimento degli obiettivi di legge in tema di raccolta differenziata: “dovrà essere avviata entro due mesi una campagna di comunicazione verso i cittadini per incentivare ad una migliore raccolta differenziata”.

     

  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    san fruttuoso 4L’iter per la costruzione del maxi auto-silos a 5 piani nell’area verde di Bosco Pelato tra Piazza Solari e via Amarena a San Fruttuoso, che nel giugno scorso pareva avviato verso una conclusione favorevole alla realizzazione dell’operazione immobiliare, subisce un brusco stop: l’amministrazione comunale, infatti, ha inviato ai proponenti del progetto – la Fondazione Contubernio D’Albertis, proprietaria dell’area – un preavviso di diniego dell’autorizzazione a costruire per “eccesso di volumetrie”. Dunque, se il progetto non sarò modificato con una riduzione di volumi, il Comune non rilascerà il permesso di costruire.

    Si tratta della prima – seppur parziale – vittoria per il Comitato di abitanti da tempo mobilitato contro l’ipotesi di realizzazione del parcheggio a scapito dell’ultimo polmone verde del quartiere (il cosiddetto Bosco Pelato). I residenti contestano soprattutto l’impatto ambientale del silos sul delicato equilibrio idrogeologico di una zona, quella di San Fruttuoso, già ampiamente cementificata. Per sostenere le ragioni del no all’intervento, nell’estate 2013, il Comitato aveva sottoposto all’esame degli uffici comunali ulteriore documentazione relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale.

    La decisione di inviare il preavviso di diniego è frutto degli approfondimenti effettuati dagli uffici comunali all’edilizia privata, come spiega il Vicesindaco Stefano Bernini:

    [quote]Tra gli elementi sollevati dal Comitato soltanto uno assume particolare rilevanza, ovvero quello relativo al fatto che il progetto prevede una costruzione non completamente interrata. In pratica, un intero piano dell’auto-silos risulta fuori terra.[/quote]

    Adesso, se la Fondazione Contubernio D’Albertis vorrà ottenere il permesso di costruire, dovrà necessariamente modificare il progetto: «I proponenti hanno tempo 15 giorni per presentare delle osservazioni o per presentare una nuova soluzione progettuale – continua Bernini – In caso di modifica gli uffici daranno il loro assenso». Anche alla luce dell’esistenza, per Bosco Pelato, di una norma speciale in materia urbanistica approvata dal passato ciclo amministrativo (quello guidato dall’ex Sindaco Marta Vincenzi) che affermava la possibilità di realizzare l’auto-silos. Per evitare che ciò avvenga il Consiglio comunale dovrebbe rivedere tale norma speciale. «Ma oggi modificare una norma speciale già approvata dal Consiglio vuol dire esporsi anche civilmente – sottolinea il Vicesindaco – aprendo la strada ad eventuali ricorsi».

    A proposito di controversie giudiziarie, Giovedì 30 gennaio è prevista l’udienza del Tar in merito alla causa che la Fondazione Contubernio D’Albertis ha promosso contro il Comune, citandolo per danni, per non averle ancora rilasciato il permesso di costruire.

    Comunque sia, sul tavolo restano diverse incognite che fanno ben sperare il Comitato di cittadini. Interrogativi legati all’opportunità o meno di realizzare l’operazione immobiliare da parte di committenti ed esecutori (Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio che ha acquisito l’area dalla Fondazione).
    Senza dimenticare che, nonostante le necessarie modifiche, il progetto dovrà garantire le previste opere pubbliche di compensazione – vale a dire il campetto polivalente e, soprattutto, l’ascensore inclinato di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena – opere per le quali è già stata firmata una convenzione con il Comune. Con un piano in meno, quindi minori parcheggi, staremo a vedere se i soggetti privati riterranno ancora fattibile l’investimento.
    L’amministrazione comunale attende la risposta dei proponenti e poi deciderà come procedere.

    Matteo Quadrone

  • Bikerevolution alla Maddalena, al via il progetto di AMa a favore della mobilità sostenibile

    Bikerevolution alla Maddalena, al via il progetto di AMa a favore della mobilità sostenibile

    Biciletta a GenovaChi segue quotidianamente Era Superba lo ricorderà: qualche mese fa vi abbiamo parlato di Bikerevolution, un progetto a favore della mobilità sostenibile nel quartiere della Maddalena, sostenuto dall’associazione AMa, da Yeast e dal CIV di zona. Vi avevamo parlato della prima fase del progetto, che consisteva nel compilare un questionario per individuare da un lato persone che normalmente si spostano in bicicletta nel quartiere, e dall’altro proprietari di bassi disposti ad affittare. Eccoci finalmente giunti alla fase finale, quella che porta direttamente all’avvio di un progetto importante per la comunità: Bikerevolution ha finalmente un locale per il suo bici box in Vico delle Fasciuole, traversa di Via della Maddalena direzione Via San Luca.

    Ci racconta Stefania Marongiu, ideatrice del progetto nonché membro di AMa e socia fondatrice di Yeast: «Abbiamo preso in affitto il locale grazie all’aiuto della cooperativa Il Laboratorio che ci fa da garante con il proprietario, un privato. Abbiamo riscontrato la solita difficoltà a trovare un posto a prezzi ragionevoli. Spesso chi ha proprietà, ad esclusione del privato che ha acconsentito a trattare con noi, preferisce lasciarle vuote piuttosto che affittarle a persone “solide e credibili” a un prezzo ragionevole. Il CIV ha sempre chiesto alle istituzioni di incentivare in qualche maniera prezzi più sensati. Ma insomma, nonostante tutto, dopo mesi di ricerche ce l’abbiamo fatta. Diciamo che il nostro bici box mostra positivamente sia ai cittadini che alle istituzioni che insieme si può fare molto, che basta poco per introdurre un nuovo modello di mobilità e soprattutto rivitalizzare zone con “criticità”».

    Una volta trovato il locale al piano terra, dunque, il progetto prenderà definitivamente il via e i biker del centro storico e della Maddalena potranno utilizzare lo spazio come deposito per le loro bici, dal momento che la conformazione del quartiere spesso sembra boicottare le buone intenzioni dei ciclisti: molti palazzi sono senza ascensore e hanno rampe di scale strette e impervie, le strade sono prive di rastrelliere e c’è rischio di furti o vandalismi.

    Come funziona il bici box?

    Può ospitare fino a 30 biciclette, tra appese e a terra. Finora sono già state individuate le prime 22 bici per adulti e 4 per bambini. Le successive saranno introdotte dopo l’avvio. Chi vorrà lasciare la bici nel box dovrà iscriversi ad AMa (per legge e per avere copertura assicurativa dell’associazione di promozione sociale), firmare un regolamento interno per servizi erogati a soci e pagare anticipatamente i mesi di deposito. Il prezzo si aggirerà attorno ai 12 euro al mese (si attende ancora il preventivo per la polizza furto e incendio, dopo si potrà fare una stima precisa dei costi a carico dei partecipanti). «Abbiamo deciso alcuni aspetti tecnici con il Cicloriparo Genova -racconta Stefania- e proseguiamo con loro la nostra collaborazione nata a Mobilitiamaciv. La rete è forte!».

    La risposta degli abitanti della Maddalena

    La rete è forte eccome: nel frattempo, tutto il quartiere della Maddalena, noto per lo spirito di partecipazione di associazioni, abitanti e commercianti, si sta attrezzando per partecipare a Bikerevoltion. Il Manena Hostel metterà a disposizione due biciclette da affittare ai propri ospiti e disporrà di un angolo dedicato ai clienti dell’ostello che portano con sé la propria bici. Inoltre, una lotteria a premi (qui si può consultare il regolamento) creata da Stefania e dagli altri di AMa per finanziare sia il bici box che la futura sede del gruppo (vedi approfondimento di Era Superba sul bando per progetti del quartiere finanziato dal Comune, ndr), finora ospitata all’interno dei locali del Laboratorio Sociale di Vico Papa.

    super-maddo-logo
    “Super Maddo”, il logo

    L’inaugurazione del bici box vera e propria avrà luogo nel corso delle celebrazioni del Maddacarnevale (il prossimo evento sociale del quartiere che vuole replicare il successo del Madd@natale del 21 dicembre scorso, attenuato solo dal maltempo). In questa occasione, troveranno spazio anche i commercianti “amici della bici”, ovvero esercenti del quartiere che fanno parte del CIV e che hanno deciso di aderire a Bikerevolution, rendendosi riconoscibili ai bikers mediante l’esposizione della relativa vetrofania. I commercianti metteranno a disposizione dei ciclisti brugole, pompetta e attrezzatura per piccole riparazioni, offriranno acqua e daranno indicazioni per orientarsi nei vicoli. Gli ideatori di Bikerevolution hanno pensato proprio a tutto: esiste già un logo “amici in bici” dove un personaggio stilizzato bianco, su sfondo blu, sfreccia sulla sua bici: l’omino si è già guadagnato l’epiteto di “Super Maddo” (ricalcando il nome del noto e amato Super Mario) e già si candida a diventare la mascotte di AMa e del CIV.

    Commenta ancora Stefania: «È  molto importante per AMa e per Yeast il rapporto con il CIV, composto da persone disponibili e “illuminate”, che si differenziano dallo stereotipo del tipico commerciante genovese stile “torta di riso finta”». Di certo anche grazie a loro, e grazie a tutti i volenterosi soggetti che orbitano attorno al magico mondo della Maddalena, tutto questo è stato reso possibile. Un’iniziativa partita dal basso, che ha trovato sostegno e spazio per essere realizzare: un po’ come un sogno che diventa realtà. Ci auguriamo che ce ne saranno molti altri.

     

    Elettra Antognetti

  • Zen Circus alla Feltrinelli, “Canzoni contro la Natura”: Ufo e Appino improvvisano il duo

    Zen Circus alla Feltrinelli, “Canzoni contro la Natura”: Ufo e Appino improvvisano il duo

    Zen Circus, La Feltrinelli Genova
    Andrea Appino e Ufo Schiavelli

    Dopo l’anno sabbatico che ha tenuto gli Zen Circus impegnati nei progetti solisti di Andrea Appino (“Il Testamento”) e Karim Qquru (“Morte a Credito” con La Notte dei Lunghi Coltelli), il gruppo di Pisa torna sulla scena musicale con il nuovo disco “Canzoni contro la Natura”. Il tour, che partirà dal 7 marzo, toccherà le principali città italiane, tra cui Firenze, Bologna, Milano, Torino e Genova (il 25 aprile). Nel frattempo, gli Zen sono impegnati nella presentazione della loro ultima fatica discografica, con tappa, ieri (lunedì 27), alla Feltrinelli di Genova.

    [quote]Gli Zen non possono prescindere dal ruolo di “rompicoglioni”, per le insite perplessità che abbiamo dentro e che ci spingono a prendere le parti del contraddittorio.[/quote]

    Lo spazio eventi al primo piano è già gremito di pubblico, affacciato anche dalla spirale delle corsie ai piani superiori. Intanto Andrea Appino e Massimiliano “Ufo” Schiavelli si siedono imbracciando immediatamente gli strumenti, dando purtroppo una brutta notizia: Karim Qquru non sarà presente, costretto a casa con 39 di febbre. Ma si viene subito al sodo: il nuovo disco riprende il discorso interrotto dall’anno sabbatico, lasciando da parte le influenze dei lavori solisti e riaprendo il tendone del circo Zen. Se “Andate tutti affanculo” puntava in qualche modo il dito contro -appunto- “tutti”, e “Nati per Subire” poneva il gruppo di fronte al riflesso della propria condizione, “Canzoni contro la Natura” prosegue questo percorso di introspezione, costringendo gli Zen a rivolgere quel dito verso sé stessi. Il disco è interamente autoprodotto, così da rendere il suono più puro degli Zen Circus, quell’«energia e naturalezza che si respirano a pieni polmoni nei nostri live».

    Viva”, primo singolo del nuovo album, è anche la canzone che apre la piccola performance. L’assenza delle percussioni di Karim, pur inducendo Andrea a definirla «una versione scabra» del pezzo, sottolinea come la sua voce sia perfettamente a proprio agio anche senza la ritmica, culminando nel fatidico “vivi si muore“, monito aureo a non prendersi troppo sul serio.
    Si prosegue con “Dalì”, e qui emerge il protagonismo del basso di Ufo, a cui la chitarra fa da accompagnamento. «Dalì non esiste, è un ipotetico barbone ‘carrarino’ dal passato anarchico», svela Andrea circa il mistero intorno all’identità del personaggio, la cui «utopia, scontratasi con la vita reale, si infrange nella moltitudine delle esperienze di coloro che, più o meno mitologicamente, abitano le realtà di quartiere».

    Vai, vai, vai”, con quel “vai così ragazzo, vai dove credi necessario che vai bene come vai“, suggerisce alla mente un ideale seguito di “Ragazzo Eroe”. Il brano, rivela Appino, «non tratta di fuga dei cervelli»; e, prosegue Ufo, «non c’entra con “chi è andato a vivere a Londra, Berlino, a Parigi, Milano, Bologna”; la questione è più metafisica e il riferimento, se vogliamo, è piuttosto da ricercare nel film “Il Minestrone”».

    Postumia” è una strada che «garba un casino» ad Appino, che collega l’Ovest all’Est; una strada lungo la quale passeggia una rassegna di umanità, dominata dalla disillusione tanto da indurre a smentire le aspettative del proprio nonno: “non è il Paese che sognavi te“. Sull’origine della canzone, Andrea ricorda «questo vecchio, affacciato alla finestra, a osservare i meccanismi del sabato sera di una via di Salerno: mi è venuto da interrogarmi su cosa pensasse, con e senza i moralismi annessi». Rincara Ufo, sostenendo che «quello di Postumia sembra essere lo sciopero degli eventi, e percorrerla da la consapevolezza della tragicomica situazione del presente».

    Si conclude la presentazione del disco con “Sestri Levante”, omaggio al concerto degli Zen alla Baia del Silenzio. «La Baia è bellissima e, specialmente, non a tutti i concerti facciamo un falò», così Andrea ricorda la serata, di cui emerge anche la testimonianza di parte del pubblico presente.

    L’albero di Tiglio”, infine, che sfortunatamente non viene eseguita, ha del provocatorio sulla questione della spiritualità e su Dio. «Il brano alza il tiro sull’argomento che io preferisco: piangere, cantare, suonare… è innanzitutto pregare»; così Appino conclude l’evento, azzardando un’idea che lo incuriosisce da tempo: «se Dio fosse la creatura più evoluta del pianeta, una pianta?». Come lui stesso si chiede: «esiste il Bene, in Natura?». O è Bene essere “Contro la Natura”?

    Nicola Damassino

  • Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    sos-progetti-europei-rossella-ibrahimVi è mai capitato, passeggiando per le strade di Genova, di imbattervi in un cartello con scritto “Progetto finanziato dall’Unione europea”? Una volta che inizierete a farci caso noterete che la nostra città, soprattutto in alcuni quartieri, è letteralmente tappezzata di cartelli di questo tipo. Li troviamo spesso accanto ai cantieri a indicare che quel lavoro di ristrutturazione o bonifica è finanziato, del tutto o in parte, dall’Ue. Ma le riconversioni di aree urbane sono solo una piccola parte dei progetti che l’Unione finanzia.

    Un altro importante esempio è l’Erasmus, il semestre all’estero di cui usufruiscono gran parte degli studenti universitari. Questi sono due esempi emblematici dell’enorme quantità e varietà di progetti finanziati dall’Unione europea.

    Una volta che si inizia a conoscere questo mondo, ci si accorge infatti della vastità di idee, progetti e lavori che si eseguono tramite questo canale. Anche la realtà produttiva del nostro territorio è molto attiva al riguardo, numerosi ed eterogenei sono infatti i progetti che vengono gestiti da enti pubblici, università o imprese del nostro territorio. Quella genovese è una realtà dinamica e innovativa e lo scopo di questa nuova rubrica “SOS Progetti Europei” è proprio questo: conoscere questa realtà, esplorare il nostro territorio sotto una lente diversa, quella dei progetti che in esso hanno luogo, appunto!

    Nelle prossime settimane ci occuperemo dei principali progetti finanziati dall’Unione che interessano il territorio genovese e incontreremo alcune aziende che li gestiscono. Questa panoramica sui principali progetti sarà intervallata da articoli che esploreranno principali criticità e punti di forza del sistema dei finanziamenti.

    Come in tutti i mondi infatti, anche questo non è privo di difficoltà e disfunzionalità. I fondi non sono sempre gestiti in maniera cristallina ed efficiente, il comune cittadino spesso non riesce a beneficiare delle numerose opportunità per mancanza di informazione. E questi sono solo alcuni dei punti deboli su cui ci sembra importante riflettere soprattutto perché, com’è ovvio, anche i finanziamenti europei sono soldi pubblici ed è quindi doveroso che l’intera comunità possa, anche se indirettamente, trarne il maggior beneficio possibile.
    Non ci soffermeremo soltanto sugli aspetti critici ma analizzeremo anche i numerosi punti di forza e innovatività che caratterizzano questo settore, approfondiremo inoltre la figura del progettista europeo, il ruolo delle istituzioni pubbliche e altri principali aspetti di questo settore, sperando di fornirvene una panoramica più completa possibile.

    Questa rubrica è scritta grazie alla collaborazione di Daniele Garulla e Beatrice Crippa Muti, con cui condividerò onori e (soprattutto) oneri. A loro i miei più sinceri ringraziamenti!

    Rossella Ibrahim

  • Valbisagno, cantiere e rischio idrogeologico: esposto alla Procura da parte dei cittadini

    Valbisagno, cantiere e rischio idrogeologico: esposto alla Procura da parte dei cittadini

    ponte carrega centro commerciale 2Continua la battaglia dei cittadini contro la cementificazione in Val Bisagno, anche alla luce degli ultimi episodi che hanno colpito la Liguria e Genova, riportando alla ribalta i temi del rischio idrogeologico e della fragilità del nostro territorio. L’associazione Amici di Ponte Carrega, da tempo impegnata in tal senso, proprio in questi giorni ha presentato un esposto alla procura della Repubblica, chiedendo ai magistrati di indagare per accertare eventuali responsabilità relative a quanto è avvenuto il 26 dicembre scorso nei pressi del cantiere in corso per l’avviata realizzazione del maxi edificio destinato ad ospitare la struttura di vendita “Bricoman” nell’area ex Italcementi.

    Bricoman, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza dei torrenti >> Leggi l’inchiesta

    Il 26 dicembre 2013, infatti, si erano verificati allagamenti, mentre masse di acqua e fango avevano lambito le case della zona – come documentato da fotografie e video pubblicati sulla pagina web degli Amici di Ponte Carrega – a seguito di una pioggia indubbiamente forte ma non eccezionale.
    «Cosa succederebbe, invece, in caso di precipitazioni simili a quella del 4 novembre 2011? – sottolinea Fabrizio Spiniello, portavoce dell’associazione – Con la movimentazione delle terre e gli sbancamenti effettuati nel vicino cantiere, avvenuti dopo il 4 novembre 2011, come sono cambiati gli scenari di rischio? Sono state adottate tutte le misure di tutela e precauzione per evitare l’aggravio di danni in caso di alluvione?».

    Finora, aggiunge l’associazione «Nessuna autorità ha dato risposta formale alle nostre domande. Anzi, a dire il vero una risposta certa è arrivata dal Vicesindaco, Stefano Bernini, che ha ribadito l’intenzione di concedere una variante al progetto in corso d’opera che prevede, oltre a quanto già approvato, un nuovo parcheggio in struttura impalcata per circa 6000 mq, con un nuovo asse viario parallelo a Viale Gambaro di Montesignano intorno al nuovo edificio in costruzione».

    La variante urbanistica, però, deve essere ancora approvata dall’amministrazione comunale. Gli Amici di Ponte Carrega, allo scopo di scongiurarne l’approvazione, hanno inviato a tutti i gruppi consiliari del Comune la proposta di un’interrogazione in cui l’associazione illustra nel dettaglio la situazione della zona e gli effetti conseguenti alla costruzione di un’ulteriore superficie impermeabile, chiedendo di argomentare le ragioni di un’eventuale scelta favorevole.

     

    Matteo Quadrone