Anno: 2014

  • Tursi, spese gruppi consiliari: il M5S restituisce il 98,5%, si attendono i dati completi

    Tursi, spese gruppi consiliari: il M5S restituisce il 98,5%, si attendono i dati completi

    palazzo-tursi-putti-paolo-M5S-D2A margine della seduta di ieri del Consiglio comunale di Genova, il Movimento 5 Stelle ha comunicato la rendicontazione delle spese per l’anno solare 2013. Si tratta di fondi messi a disposizione – secondo il Regolamento del Consiglio – dall’amministrazione comunale per il funzionamento dei gruppi consiliari, in parte in quota fissa e il restante in proporzione al numero di consiglieri.

    Dagli 8128,69 euro a cui ammontava il fondo destinato al M5S, sono stati prelevati solo 118 euro (1,45%), mentre sono rimasti nelle casse di Tursi 8010,69 euro (98,55%). Tra le spese, la voce più “importante” è rappresentata dall’acquisto della licenza DropBox per la condivisione dei documenti, che ha comportato un esborso di 76,83 euro; segue la realizzazione di un libro rilegato per promuovere le istituzioni ad alunni in visita, che ha inciso per 19,83 euro, la duplicazioni di chiavi per 8,40 euro e gli ultimi spiccioli per le spese minute.

    I dati sulle spese dei gruppi consiliari devono essere pubblicati a cadenza semestrale sul sito ufficiale del Comune (Deliberazione del Consiglio n 82 del 18 dicembre 2012), al momento la rendicontazione online è però ferma al primo semestre del 2013 e i valori indicati riguardanti i fondi inizialmente a disposizione dei vari gruppi non coincidono con quanto dichiarato dal M5S. Nello specifico leggiamo: 6.507,03 euro per i dodici consiglieri del Pd (di cui risultano spesi 2.121,58), 3.605,25 euro alla Lista Doria (spesi 1.660,04), 3.121,62 euro al M5S (spesi 105,10), 2.734,71 al gruppo consiliare del Pdl (spesi 1.102,02), proseguendo con i 2.154,36 euro della Lista Musso (spesi 992,46), poi Gruppo Misto (1.574,00 euro, spesi 1.050,68), Udc (1.670,72 euro, spesi 1.164,35), Idv (1.670,72 euro, spesi 709,18), Sel (1.670,72 eur, spesi 630,98), Fds (1.187,09 euro, spesi 1.145,97) e Lega Nord (1.187,09 euro, spesi 170,00).

  • Consiglio comunale da latte alle ginocchia, ancora niente di fatto per il nuovo regolamento

    Consiglio comunale da latte alle ginocchia, ancora niente di fatto per il nuovo regolamento

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaVenticinque sedute di commissione e 70.000 euro impiegati per valutare nel dettaglio tutte le modifiche da apporre al Regolamento del Consiglio comunale di Genova. Un lavoro certosino che va avanti da mesi e che Era Superba vi ha raccontato dettagliatamente nei mesi scorsi (qui l’approfondimento). Ieri, finalmente, questo lavoro è arrivato in aula dove avrebbe dovuto essere definitivamente ratificato da tutti i consiglieri con una conferma degli orientamenti già espressi in Commissione. E, invece, sono stati presentati oltre 70 emendamenti, come se la materia non fosse mai stata discussa. Così, la giornata si è conclusa con molte polemiche e nessun nuovo regolamento.

    Un epilogo già previsto dalla Lista Doria che nel corso del pomeriggio commentava ironicamente su Facebook:

    [quote]Evidentemente i commissari non hanno lavorato né bene né abbastanza! Ci domandiamo cosa ne possono pensare i cittadini; noi pensiamo che l’obiettivo doveva essere quello di migliorare il funzionamento del consiglio comunale, viceversa siamo di fronte ad un braccio di ferro che non porterà ad alcun cambiamento.[/quote]

    Una posizione che non trova d’accordo i compagni di maggioranza del Partito democratico: «Il lavoro della commissione è certamente meritevole – ha detto in Sala Rossa il capogruppo, Simone Farello – ma faccio presente che su alcune modifiche ci eravamo espressi contrariamente anche in quella sede. Non c’è nulla di strano nel fatto che i documenti passati in commissione possano essere rimessi in discussione in aula, dove magari hanno la possibilità di intervenire consiglieri che non fanno parte di quella determinata commissione».

    Critico il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro: «Per noi il regolamento andava bene così. Abbiamo sempre detto che si trattava di commissioni inutili perché, anche se in maniera difficile, siamo sempre riusciti a parlare sull’argomento che dovevamo discutere anche grazie al presidente che si è fatto unico garante».

    Voci di corridoio, però, dicono che dietro a questo nuovo sparigliamento di carte ci sarebbe un accordo politico tra Pd e Centrodestra per non far passare la modifica del regolamento sugli articoli 54, voluta da Alfonso Gioia e approvata dalla Commissione, che toglierebbe qualsiasi discrezionalità di scelta al presidente del Consiglio comunale (qui l’approfondimento con il presidente Guerello) sugli argomenti da inserire tra le interrogazioni a risposta immediata.
    Ecco allora il via libera alle modifiche anche nel plenum dell’assemblea, con il M5S in prima fila, persino attraverso un apposito appello ai propri attivisti per proporre emendamenti attraverso le pagine del proprio sito.

    A che cosa sono servite 25 sedute di commissione?

    La bagarre politica si è, dunque, concentrata sul valore dei lavori della commissione. « La commissione ha votato su tutti gli articoli cercando la condivisione più piena, dando luogo a maggioranze eterogenee che hanno modificato gli articoli. Adesso ci troviamo a ribaltare ciò che la commissione ha deciso a maggioranza. È corretto?» ha chiesto Gian Piero Pastorino, capogruppo di Sel. «Dopo che la commissione si è riunita per 25 volte e per un costo di decine di migliaia di euro per i contribuenti – ha detto Enrico Musso – arrivare in aula con emendamenti mai preannunciati è un grave colpo di mano. Ancor più grave se la maggioranza lo fa per modificare la tutela delle opposizioni prevista dal regolamento».

    Ma il più agguerrito è stato naturalmente il consigliere Gioia che, in qualità di ex presidente del Consiglio provinciale, in tema di Regolamento si sente colto nel vivo: «Le questioni più delicate riguardano proprio la riforma degli articoli 54 e degli ordini del giorno fuori sacco – ha ricordato il capogruppo dell’Udc – aspetti che avevano presentato in aula situazioni che non rispettavano i principi di democrazia e di autonomia di ogni singolo consigliere. Più volte il presidente è stato redarguito da vari gruppi consigliari per non averli tenuti in considerazione nella calendarizzazione degli articoli 54. Più volte sono stati portati ordini del giorno fuori sacco in maniera strumentale per bloccare i lavori del consiglio. Se ci siamo riuniti per limare questi due articoli e dopo lunghe discussioni siamo arrivati a una quadra, ma poi arriviamo in aula e cambiamo di nuovo tutto, allora le commissioni sono inutili». Secondo Gioia, la discussione in Sala Rossa avrebbe semplicemente dovuto prendere atto del lavoro svolto in commissione, accompagnarlo con una considerazione politica e portare all’approvazione unanime del nuovo regolamento. «Un nuovo regolamento è assolutamente necessario – ha proseguito il capogruppo Udc, rispondendo alla collega Lauro – secondo quanto previsto oggi si potrebbe anche configurare la situazione in cui a un consigliere non venga garantita la possibilità di intervenire di propria iniziativa durante tutti i 5 anni di mandato. Questo va fuori da qualsiasi convenzione democratica perché il Regolamento, che non parla di maggioranza o minoranza, deve avere l’unico scopo di garantire l’espletamento del mandato di ciascun consigliere».

    Su questo tema è sembrato concordare anche Guido Grillo, il decano del Consiglio comunale in quota Pdl, da sempre molto attento al lavoro delle commissioni: «Se non vogliamo vanificare il lavoro della Commissione, sarebbe corretto limitare la presentazione degli emendamenti su questo tema. Noi, ad esempio, ne abbiamo solo tre relativi a una delle questioni più delicate, quella degli articoli 54».

    A dire il vero, i grillini sarebbero stati disposti a fare un bel passo indietro, rinunciando alla presentazione di tutti gli emendamenti qualora fossero stati seguiti in quest’azione anche dalle altre forze politiche. «Non li avremmo mai presentati se tutto si fosse svolto come inizialmente previsto – ha spiegato il capogruppo del M5S, Paolo Putti – ma come a Roma c’è chi si mette d’accordo per regalare miliardi alle banche, qui a Genova abbiamo chi si mette d’accordo per un articolo 54».

    L’accordo tentato più volte nella giornata di ieri, a lavori già in corso, non è mai giunto a buon fine. Non restava, dunque, che iniziare la discussione con l’analisi di tutti gli emendamenti, in ordine di articolo di regolamento interessato. Peccato che buona parte di questi emendamenti al nuovo testo siano stati presentati all’ultimo minuto senza dare la possibilità alla Segreteria generale di valutarne l’ammissibilità. Così, i lavori del Consiglio sono stati interrotti più volte finché, intono alle 19.30, il presidente Guerello in accordo con i Capigruppo, ha bloccato il confronto all’articolo 6 del regolamento (in totale gli articoli sono 69), passando agli altri punti all’ordine del giorno, con la speranza che nella settimana che ci separa dalla prossima seduta gli animi si plachino e qualche emendamento cada naturalmente.

    Un errore grossolano

    Per onor di cronaca va segnalato che la giornata non era iniziata bene fin dalle prime battute. Che ci fosse aria di contrasto lo si presumeva dalle parole del presidente Guerello che, a inizio discussione, aveva anticipato la propria astensione sulle singole votazioni ma l’appoggio al testo definitivo, qualunque esso fosse. Ma la pratica ha rischiato di essere rimandata ancor prima di passare al vaglio delle valutazioni dell’aula per un vizio di forma sottolineato dai consiglieri Anzalone e Gioia: il Regolamento, infatti, richiama alcuni articoli dello Statuto del Comune di Genova che non corrispondono alle questioni normative di cui si parla.

    Errore materiale dovuto a una versione errata dello Statuto presa a riferimento? Fatto sta che, con la mediazione della Segreteria generale, il presidente Guerello ci ha messo una pezza, inserendo nella delibera di Consiglio che prevedeva la modifica del Regolamento una sorta di clausola di garanzia e salvaguardia per tutti i richiami eventualmente da correggere ad opera degli uffici. Un provvedimento che non ha suscitato grande scompiglio tra i consiglieri ma che ci lascia piuttosto perplessi se consideriamo da quanto tempo si parla di questa delibera senza che nessuno si sia accorto degli errori macroscopici.

    Simone D’Ambrosio

  • Aeroporto di Genova: se ne parla in Consiglio dopo la presentazione del piano nazionale

    Aeroporto di Genova: se ne parla in Consiglio dopo la presentazione del piano nazionale

    Aeroporto Cristoforo Colombo di GenovaDopo la presentazione avvenuta nelle scorse settimane da parte del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi del Piano nazionale degli aeroporti e l’assegnazione all’ aeroporto di Genova del grado di scalo “di intersse nazionale” (per quanto riguarda il nord ovest insieme a Milano Linate, Torino, Bergamo, Brescia e Cuneo – Milano Malpensa l’unico definito “strategico”), il tema aeroporto è tornato oggi in Consiglio comunale. I consiglieri Rixi (Lega Nord) e Gioia (Udc) hanno infatti presentato un articolo 54 (interrogazione a risposta immediata) all’assessore al Turismo Carla Sibilla per fare il punto sulle azioni messe in campo dal Comune per il rilancio del Cristoforo Colombo anche e soprattutto in ottica della nuova gara dopo quella andata deserta per l’acquisizione  da parte di privati della quote (60%) di Proprietà dell’Autorità Portuale

    In attesa della nuova gara per la privatizzazione e il rilancio dello scalo, che lo stesso Doria nei giorni scorsi ha definito “da non sbagliare”, il consigliere comunale Alfonso Gioia si è concentrato sul mancato “status” di aeroporto strategico: «Qualche anno fa al Colombo venne attribuito lo status di scalo strategico con possibilità di sviluppo, anche grazie al porto. Ora da Roma arriva una valutazione diversa: il Colombo non è più tra gli aeroporti a carattere strategico, è stato declassato a carattere nazionale. Ma Lupi ha anche detto che questa dicitura bisogna guadagnarsela, acquisendo una caratterizzazione e integrazione con gli aeroporti vicini».

    Per quanto riguarda il Piano presentato dal ministro Lupi (il cui iter di approvazione è ancora lungo), sono stati individuati 11 aeroporti “strategici” e 26 “di interesse nazionale” dopo aver suddiviso lo stivale in dieci bacini di traffico e aver quindi assegnato per ognuno di essi un solo aeroporto strategico (ad eccezione del bacino centro-nord a cui ne sono stati assegnati due). Concentrandoci sull’area che riguarda Genova, leggiamo sul Piano alla voce Criteri per l’individuazione degli aeroporti strategici: “Per l’identificazione degli aeroporti strategici di ciascun bacino sono stati presi in considerazione, innanzitutto, gli aeroporti inseriti nella core network europea, tra i quali, in primis, i gate intercontinentali (Milano Malpensa, Venezia, Roma Fiumicino). Pertanto, laddove, come nel bacino Nord-Ovest, sono risultati inseriti più aeroporti rientranti nella core network, si è individuato quale aeroporto strategico del bacino quello rivestente il ruolo di gate intercontinentale, ossia Milano Malpensa.” Diverso dunque il criterio di base del nuovo documento rispetto all’atto di indirizzo presentato dall’ex ministro Passera un anno fa, che individuava 31 scali (fra cui Genova) di interesse nazionale e i restanti sotto diretta gestione delle regioni che a loro volta avrebbero anche potuto deciderne la chiusura.

    L’assessore Carla Sibilla ha risposto così ai consiglieri Rixi e Gioia sulle azioni intraprese da Tursi: «Abbiamo firmato un accordo con numerosi soggetti per realizzare la progettazione della fermata ferroviaria e il posteggio di interscambio in aeroporto (qui approfondimento di Era Superba, ndr). Nel frattempo lavoriamo per mantenere e implementare le rotte già avviate, per aumentare i voli, insieme a Regione e Unioncamere che investiranno in nuovi voli selezionati di comune accordo con gli operatori turistici della città. Sulle rotte esistenti, in particolare, l’obiettivo è quello di renderle maggiormente stabili, oltre che puntare a crescere come frequenza o, nel caso di tratte più lunghe, capienza».

     

  • “Rivaluta”, valorizzare e certificare competenze e titoli di studio dei cittadini immigrati

    “Rivaluta”, valorizzare e certificare competenze e titoli di studio dei cittadini immigrati

    vicoli-immigrazione-d1Accompagnare i cittadini immigrati in un percorso individuale di riappropriazione, riconoscimento e valorizzazione delle proprie competenze formative e professionali, finalizzato a una certificazione formale cruciale per il potenziamento della propria collocazione all’interno del mercato del lavoro. È questo il cuore di “Rivaluta”, il progetto realizzato dai Comuni di Genova e Savona, con la partnership di Arci Liguria, la cooperativa La Comunità e il Job Centre, grazie a un finanziamento del Ministero deli Interni attraverso il Fondo Europeo Immigrazioni pari a 170 mila euro.

    «Rivaluta – spiega Walter Massa, presidente regionale di Arci Liguria – si rivolge a immigrati con una buona, se non ottima conoscenza della lingua italiana, con una situazione lavorativa discreta e quindi non direttamente in cerca di occupazione ma con la volontà di dedicare un po’ di tempo alla valorizzazione delle proprie competenze, continuando nel frattempo a portare avanti il proprio lavoro». Il progetto, che lo stesso Massa sottolinea ricalcare la falsa riga di quanto già pensato da Arci negli ’90, non va considerato alla stessa stregua di un job placement: il fine ultimo, infatti, non è quello di offrire un posto di lavoro agli immigrati coinvolti, quanto di valorizzare e certificare le competenze pregresse, secondo diversi percorsi personali. Gli interessati possono inviare una mail all’indirizzo istituzionale rivaluta@comune.genova.it e, prima di aderire formalmente al progetto, verranno contattati per partecipare a un incontro collettivo di presentazione dettagliata. A chi deciderà di iniziare il cammino, verrà proposto un percorso individuale volto a ricostruire il proprio passato per cercare di mettere a frutto professionalità acquisite nella propria terra.

    «Il vero obiettivo – prosegue Massa – è quelli di poter dare, ad esempio, a un cittadino indiano qualche possibilità in più invece di fargli pascolare le mucche perché nell’immaginario collettivo deve fare il pastore, quando invece non si tiene conto che l’India ogni anno produce un milione e mezzo di ingegneri elettronici».

    «Parliamo spesso di fuga di cervelli perché in Italia abbiamo percorsi bloccati da baronati vari o rigidità complessive del sistema – commenta l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone – ma abbiamo risorse che arrivano nel nostro paese e sembra che non vogliamo utilizzare per una sorta di amnesia a livello politico. Nel momento in cui riuscissimo ad abbattere queste barriere, potremmo dare il via a progetti virtuosi che aumentino la produttività del sistema, dando ai cittadini immigrati una dimensione diversa. Molti cittadini italiani con competenze manuali – prosegue Oddone – hanno paura di una competenza impetuosa da parte degli immigrati, con questo progetto invece cerchiamo di dare ossigeno e creare spazi all’inserimento verso l’alto. Tra gli immigrati, infatti, ci sono dottorati in biologia che fanno i facchini e noi, invece, ci lamentiamo sempre che non abbiamo inserimenti di qualità. Non utilizzare queste competenze è un errore, peggio di un crimine».

    sicurezza-lavoro-edilizia-operai-DILa parole di Oddone sono confermate dai numeri. Nel terzo trimestre del 2013, nel nord ovest italiano, infatti, a parità di livello di istruzione (“laurea e post lauream”), la quota di lavoratori comunitari ed extracomunitari impiegati con mansioni di basso livello è pari al 25,5% del totale di lavoratori stranieri impiegati, mentre per gli italiani ci si ferma allo 0,5%. Per contro, gli italiani svolgono per l’83,8% mansioni dirigenziali, professioni intellettuali e tecniche, a fronte di appena il 32,6% tra i lavoratori stranieri.

    «Naturalmente – spiega l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini, prevenendo una delle più plausibili obiezioni – la questione della valorizzazione delle competenze riguarda anche i cittadini italiani. Ma, prima di tutto, i cittadini stranieri sono quelli che hanno maggiori problemi formali e culturali per il riconoscimento dei loro titoli e delle loro professionalità e, secondariamente, siamo di fronte a un finanziamento del Fondo europeo per l’immigrazione per cui era necessario impiegare queste risorse in questo senso».

    «Dobbiamo entrare nell’ottica – ribadisce Fiorini – che cervelli e braccia si spostano in Europa e sulla faccia della terra. Come abbiamo persone che hanno lasciato Genova, ne abbiamo altre che sono arrivate e che non vanno considerate solo come braccia ma anche come cervello. Questo vuol dire puntare sulle pari opportunità e valorizzare Genova in ottica internazionale, potendo contare su linfa fresca e giovane».

    Al progetto “Rivaluta” possono partecipare tutti i cittadini non comunitari, con regolare permesso di soggiorno, buona conoscenza della lingua italiana e residenza nei comuni di Genova e Savona. «Si tratta di fare un inventario delle competenze che ognuno ha nel proprio bagaglio – dice Claudio Oliva di Job Centre – cercando di capire che cosa si può mettere nuovamente a frutto. Si lavora anche sulla storia passata della persona per rivedere e rilegittimare il proprio progetto di vita». Insomma, si cerca di ricostruire un curriculum non tanto per etichette quanto per esperienze concrete. Dopodiché parte il lavoro per la validazione e la certificazione dei titoli ottenuti e della professionalità maturata. Per quanto riguarda gli studi, Rivaluta svolge il ruolo di facilitatore nel processo di validazione in capo all’Università e al ministero dell’Istruzione. Dal punto di vista professionale, invece, la strada più semplice è quella dell’attivazione di un tirocinio presso una delle oltre 500 aziende che già collaborano a vario titolo con il Comune nel settore delle politiche del lavoro, in ottica di inserimento lavorativo, per cui tra l’altro sono a disposizione altri fondi specificamente dedicati all’avvio di stage.

    Partito a fine dicembre, “Rivaluta” coinvolge attualmente 4 operatori nel Comune di Genova e 3 in quello di Savona, non a tempo pieno. Per ora, i contatti sono stati 35, (59% donne, 41% uomini), sfociati in 31 colloqui e 20 adesioni formali al progetto, che ha già prodotto la stipula di 7 nuovi contratti di lavoro. Le 20 persone attualmente coinvolte, 7 uomini e 13 donne di cui più della metà ha meno di 40 anni, provengono da 11 nazionalità diverse (6 Marocco, 2 Cuba, Perù, Tunisia e Ucraina, 1 Argentina, Bahamas, Benin, Cile, Congo, Iran): di queste il 70% è occupato ma solo il 20% a tempo indeterminato e il 10% a tempo determinato; il 35%, invece, svolge lavoro in modo discontinuo mentre il 5% ha un’occupazione in nero.

    «Tutto il progetto – sottolinea Oliva – non ha alcun senso se non c’è una collaborazione fattiva di chi decide di partecipare: il cittadino immigrato, insomma, deve diventare protagonista della propria valorizzazione professionale in prima persona». «A fine anni ’90 – ribadisce Massa – si parlava di ricerca attiva del lavoro, oggi potremmo dire che siamo di fronte a una ricerca attiva di un lavoro più confacente alle proprie competenze». Capita così che durante i colloqui personali venga fuori una particolare predisposizione alla sartoria e poco dopo si venga assunti dalla sartoria del Teatro Carlo Felice, oppure che si manifestino delle particolari abilità di segreteria e si diventi segretaria amministrativa dell’Arci.

    «Finalmente – chiosa l’assessore alle Politiche Socio Sanitarie, Emanuela Fracassi – abbiamo un progetto che parla di sviluppo e prospettiva anche nell’ambito delle politiche sociali. Ora anche i servizi sociali degli ambiti territoriali hanno uno strumento diverso per proporre un percorso di sviluppo e investimento per le competenze. Se vogliamo che le politiche sociali non siano interpretate solo come strumento di contrasto al disagio, questa integrazione tra sociale, lavoro e diritti deve essere un circolo virtuoso che ci permette di cambiare prospettiva».

    Rivaluta, per il momento, ha vita garantita fino al prossimo giugno: «Ma abbiamo già avviato il cammino per ottenere un sostegno economico dalla Regione Liguria – assicura Massa – al fine di proseguire anche in futuro questo progetto virtuoso che ha già dato risultati importati rispetto al reinserimento nel mondo del lavoro».

    Simone D’Ambrosio

  • FIM, Fiera Internazionale della Musica a Genova: “Un’opportunità per tutta la città”

    FIM, Fiera Internazionale della Musica a Genova: “Un’opportunità per tutta la città”

    musica-live-concertoFIM, la Fiera Internazionale della Musica sbarca a Genova e per tre giorni, dal 16 al 18 maggio, arricchirà l’offerta di eventi del capoluogo ligure, facendo ben sperare anche per una stagione estiva ricca e variegata. Il tutto è organizzato da Verdiano Vera e dalla moglie Linda dello Studio Maia di Genova, ed è stato salutato calorosamente dall’assessore regionale al Turismo, Cultura e Spettacolo Angelo Berlangieri, assessore comunale alla Cultura e Turismo Carla Sibilla e da Sara Armella, presidente della Fiera di Genova: l’entusiasmo è tanto e le aspettative sono alte.

    La manifestazione è giunta quest’anno alla seconda edizione: la prima si è svolta all’Ippodromo dei Fiori di Albenga nell’estate del 2013 e ha avuto durata di 2 giorni, con tanti eventi distribuiti in oltre 15 palchi. Quest’anno, in considerazione del grande successo di pubblico e della qualità degli eventi proposti, si è riusciti a portare FIM a Genova, grazie alla sinergia tra istituzioni competenti e organizzatori. Oltre ai concerti (condensati in 7 palchi), ci saranno stand gastronomici, presentazioni di libri, interventi di esponenti del mondo culturale. Lo scopo è trasformare la città in punto di riferimento per il mondo della musica, sia sotto l’aspetto espositivo che delle performance. Genova, d’altra parte, vanta una tradizione musicale di tutto rispetto e un fermento presente che si conferma degno dell’illustre passato.

    FIM dunque, prenderà il via il 16 maggio: tra i primi eventi ad essere stati annunciati, l’inaugurazione di giovedì 16 con la serata- tributo a Jimi Hendrix. Tra gli ospiti anche personalità del calibro di Eddie Kramer, noto per aver collaborato con Beatles, David Bowie, Eric Clapton, Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Rolling Stones, Santana e altri: Kramer sarà protagonista sabato 17, con spettacolo sulla storia del rock arricchito da foto, video e aneddoti su Woodstock ’69. Un altro “tecnico” della musica che presenzierà alla FIM sarà Colin Norfield, che ha lavorato con grandi artisti, dai Pink Floyd a Zucchero. Inoltre, durante la manifestazione verranno assegnati una serie di premi, i FIM Awards 2014, ad artisti di risonanza internazionale: oltre ai già citati, un altro sarà Bobby Kimball, frontman dei Toto, che verrà insignito del titolo di “Legend of Rock – best voice” e canterà i suoi più celebri successi sul palco principale del FIM domenica 18 maggio, in occasione della chiusura della manifestazione.

    Fim Festival Internazionale della MusicaNon solo eccellenze internazionali: un occhio di riguardo anche per il panorama ligure, con una serata dedicata a Genova, alla presenza del Conservatorio Niccolò Paganini, che preparerà un’esibizione di quasi 80 elementi d’orchestra. In questa occasione saranno premiati i Buio Pesto, in rappresentanza della musica ligure nel mondo; i Tuamadre, “Band emergente ligure”; l’Orchestra Bailam, scelti come esponenti della tradizione ligure; Roberto Tiranti (ex New Trolls e voce dei Labyrinth) sarà premiato come “Voce ligure” e Claudia Pastorino è stata eletta “Cantautrice ligure” del 2014.

    Prevista anche un’area riservata a persone “del settore”: discografici, produttori, editori e distributori di musica, uffici stampa e agenzie di booking. Si chiamerà MTM – Meet The Music 2014, e qui gli addetti ai lavori avranno uno spazio per scambiarsi opinioni e contatti del mercato musicale, potranno incontrare cantanti e gruppi.
    Se si parla di grande evento musical a Genova, non si può non parlare di Black Widow Records, che sempre nell’ambito della FIM organizzerà la seconda edizione Riviera Prog Festival, palco dedicato alla musica rock progressive, su cui si esibiranno Osanna, Il tempio delle clessidre, La locanda delle fate, Aldo Tagliapietra (ex Le Orme), La maschera di cera. Naturalmente ci sarà varietà: si passa dal prog in versione heavy metal, alle varianti jazz rock, al classico sinfonico.

    Fim, le anticipazioni

    Parliamo con Massimo Gasperini, titolare della nota etichetta discografica nonché storico negozio di dischi e cd di Via del Campo, Black Widow. Massimo ci svela che «in quei tre giorni sarà dato un premio alla carriera allo storico gruppo dei Delirium e sarà presente Richard Sinclair, voce storica e basso dei Caravan, che si esibirà assieme al gruppo italiano PropheXy, riproponendo il repertorio dei Caravan».
    Insomma, per quanto riguarda l’evento le prospettive sono buone, c’è già una lista così lunga di musicisti che vogliono esibirsi ma non sarà possibile accontentarli tutti: «Ad esempio, suoneranno gli Osanna, che non si esibiscono qui dagli anni ’70, quando si esibirono coi Genesis; poi Tagliapietra delle Orme; ci sarà Gianni Leone virtuoso delle tastiere, in un solo set di 45 minuti. Non mancheranno Yamaha, Gibson, Roland».
    E anche Genova ne gioverà: «FIM è un evento eccezionale -prosegue Massimo- non avremmo mai sperato in un evento di questa portata a Genova. Tre giorni: una durata anomala per un festival, un’occasione per la città intera. Riceviamo già richieste di partecipazione da Roma, dall’Olanda e dal Giappone (e mancano ancora 4 mesi!): in tre giorni, chi viene da fuori sarà “costretto” a fermarsi a Genova e tutta la città – alberghi, ristoranti, b&b, bar – ne gioverà. Ci auguriamo che diventerà un appuntamento fisso per la città, per un rilancio culturale».

     

    Elettra Antognetti

  • Trasporto ferroviario, Messina: la pendenza dei binari è una “condanna per il porto”

    Trasporto ferroviario, Messina: la pendenza dei binari è una “condanna per il porto”

    porto-industria-d1Dopo la denuncia di Fuorimuro (la società che gestisce le operazioni di manovra e trasporto ferroviario nel porto di Genova) dalle pagine di Era Superba, con il presidente Guido Porta che ha puntato il dito contro il rifacimento dei binari a servizio dello scalo nell’ambito dei lavori per la strada a mare di Cornigliano (qui l’approfondimento di Era Superba), adesso arriva anche il j’accuse di Ignazio Messina «Non esiste al mondo un raccordo ferroviario in salita e discesa – afferma l’armatore al “Corriere Mercantile” – Questa è una condanna per il porto. Significa costi più elevati e tempi più lunghi».
    Il trasporto merci su rotaia da e per lo scalo genovese, dunque, rischia di restare al palo, rispetto al trasporto su gomma.
    Il problema sarebbe la pendenza dei binari che costringe ad accorciare i treni o ad utilizzare due locomotori per trainarli. La colpa è imputabile alla costruzione della nuova strada a mare che ha imposto l’abbassamento di un tratto di ferrovia portuale. Le dirette conseguenze sono tariffe più elevate per le manovre ferroviarie, tempi più lunghi e in definitiva minore efficienza. Tale criticità non riguarda solo Messina ma anche gli altri terminal che movimentano merci su treno e fanno riferimento all’unico parco ferroviario effettivamente operativo, quello di Fuorimuro parallelo a Lungomare Canepa.

    «Quando abbiamo chiesto spiegazioni a Sviluppo Genova (la società impegnata nella realizzazione della strada a mare, ndr) – sottolinea Ignazio Messina – ci hanno risposto che il viadotto era troppo basso e quindi hanno adeguato il resto, scavando per fare i binari. Ma bastava alzare i piloni e modificare la strada».
    «Anche noi abbiamo posto il problema a Sviluppo Genova – dichiara il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo – Il ponte doveva essere più alto. Ora stiamo facendo approfondimenti per capire se esistono le condizioni per rimediare».
    Il Vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, risponde così «Il progetto era stato approvato sia dall’Autorità Portuale che dalle Ferrovie. I Messina potevano scegliere di rinunciare ad un pezzo di capannone e avere una pendenza minore. In ogni caso basta usare locomotori più potenti». Ma Ignazio Messina ribatte «La demolizione del capannone non avrebbe inciso sulla pendenza dei binari».
    Insomma, la questione è sul tavolo, staremo a vedere se esiste ancora la possibilità di rimediare.

    Matteo Quadrone

  • Voltri: passeggiata a mare e riqualificazione ex Coproma, Piscina Mameli e collegamento con Prà

    Voltri: passeggiata a mare e riqualificazione ex Coproma, Piscina Mameli e collegamento con Prà

    Murales di Giuliogol in passeggiata a mare di VoltriVoltri, un quartiere spesso lontano dai riflettori e dall’attenzione dei più. Nei giorni scorsi, in occasione della diretta twitter di #EraOnTheRoad dedicata al quartiere ponentino, abbiamo incontrato l’assessore Carlo Calcagno (Sel) del Municipio VII. Con lui abbiamo avuto modo di fare il punto della situazione sulla zona a mare del quartiere. Abbiamo parlato della “nuova” passeggiata, ultimata cinque anni fa, dei progetti di riqualificazione che interessano l’area compresa fra il mare e l’Aurelia e di un ambizioso progetto di valorizzazione del waterfront: il sogno è quello di creare un continuum tra le località del Ponente che, partendo da Voltri, per raggiungere Prà e Pegli. Un modo per “fare squadra” e instaurare un circuito virtuoso fra i quartieri del ponente genovese, di cui possa godere tutta la città.

    La passeggiata: creazione di un polo sportivo e sanitario

    Passeggiata VoltriAllo stato attuale la passeggiata è funzionante e funzionale rispetto alle esigenze di Voltri: eco-compatibile, costruita in legno, si estende all’incirca dall’altezza di Piazza dei Caduti Partigiani Voltresi a Piazza Villa Giusti. Sono stati ricostruiti i casottini in legno ospitanti le varie società di pescatori della zona: al momento si lavora ancora per ultimarne alcuni e per migliorarne lo stato. In base agli accordi con il Municipio VII, sono gli stessi pescatori a contribuire alla manutenzione della passeggiata, nella zona di loro diretta competenza, in prossimità del loro chiosco.

    Resta il problema delle mareggiate, che di frequente colpiscono la costa voltrese e che hanno già danneggiato la passeggiata (da ultimo, lo scorso anno): a tale proposito, racconta Calcagno, si pensa di realizzare ulteriori opere di prevenzione, ad esempio l’inserimento di un muro di scogli o dighe soffolte all’altezza del torrente Leira per arginare l’impeto delle mareggiate e allungare la spiaggia, facilitando l’accumulo di sabbia.

    Piscina Mameli, VoltriLungo la passeggiata, anche la piscina Mameli: al momento chiusa dopo le alterne vicende dei mesi scorsi (ne abbiamo parlato su Era Superba), si lavora in previsione della riapertura nel mese di maggio. Il consorzio Utri Mare, composto dai circoli sportivi del territorio, ha stipulato un accordo con il Municipio e collaborerà alla manutenzione e al presidio della zona. Commenta Calcagno: «Siamo sulla buona strada per riaprire la piscina entro l’estate, soprattutto in previsione della stagione autunno-inverno 2014-2015: la società che l’ha gestita fino ad ora proseguirà la sua attività. Alla piscina, inoltre, è stata annessa l’area adiacente, bonificata e assoggettata alla Mameli per renderla più appetibile. Voltri vanta un’antica tradizione legata alla pallanuoto: ci auguriamo torni ad esserne il santuario e per questo ci auguriamo nasca una sinergia con Prà, dotata di impianti adeguati e all’avanguardia». La piscina andrebbe a completare il polo sportivo della zona, già dotato di impianti calcistici e per la pallavolo.

    Edificio ex Coproma: sbloccata la ristrutturazione

    Voltri, ex CopromaInoltre, in zona anche una serie di ex capannoni industriali: molti di essi sono stati riconvertiti (alcuni sono stati adibiti, appunto, a impianti sportivi; altri ospitano le associazioni volontarie del quartiere, come Avis; altri ancora, il Teatro Cargo e la Biblioteca Benzi). Oggi sono pochi quelli ad essere ancora in disuso. In particolare, nella zona in questione si registra il caso dell’edificio ex Coproma, abbandonato e in cattivo stato: di qualche anno fa il progetto dell’Assessorato alla Sanità per la realizzazione di una piastra ambulatoriale con la gestione di Asl. A fine 2012, tuttavia, il retrofront delle istituzioni e le proteste dei cittadini in Piazza De Ferrari: chiedevano che “l’edificio fatiscente e ormai pericoloso” fosse trasformato, come promesso, in un punto di riferimento per la Salute dei Cittadini.
    Ora sembra che la situazione si sia sbloccata. Di pochi giorni fa (30 gennaio 2014, ndr) l’annuncio del Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando: è stata decisa la ristrutturazione dello stabile con finanziamento Fas di circa 2 milioni, messo a disposizione dalla Regione Liguria. Anche un finanziamento di 500 mila euro da parte di Asl 3 genovese. L’apertura dei cantieri, si legge nel comunicato stampa, “è prevista entro la fine del 2014. Il piano terra dell’immobile sarà destinato a funzioni sanitarie, in particolare all’organizzazione del poliambulatorio medico dei medici di famiglia e di medicina specialistica, al centro diurno Alzheimer e ad attività ambulatoriali da stabilirsi. Per il primo piano si sta perfezionando un accordo con la Croce Rossa italiana per trasferire la sede regionale e provinciale dell’associazione, oltre a quella voltrese”. Sarà ARTE (l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia genovese) a realizzare l’intervento.

    L’ampliamento a Levante e il ricongiungimento con la Fascia di Rispetto di Prà

    La prospettiva illustrata dal Municipio è quella di prolungare le spiagge e la passeggiata, arrivando fino al rio San Giuliano, inserendo un cavalcavia che congiunga alla Fascia di Rispetto di Prà, passando sopra all’attuale ferrovia, che dismetterà alcuni binari. «Un modo per ricongiungerci agli altri poli ponentini -dice Calcagno- per fare gioco di squadra. Dall’introduzione di una passeggiata che giunga fino alla fascia di Prà trarrebbe giovamento l’intera città e si riuscirebbe a sfruttare un territorio che ora resta inutilizzato e scollegato. Vogliamo aumentare la spiaggia, dare slancio al turismo, sfruttare la vicinanza al casello autostradale: molti che dal nord Italia arrivano in Liguria, approdano a Voltri perché è la meta più “comoda”».
    Questo progetto andrà a inserirsi a fianco di quello della creazione della famosa metropolitana di superficie che collegherà Voltri a Caricamento (coprendo lo stesso tragitto del bus 1 di AMT), sfruttando i binari ferroviari voltresi. Alcuni di essi verranno privati del traffico ferroviario (che, deviato a Borzoli, proseguirà nell’entroterra per “riemergere” a Sampierdarena) e verranno lasciati liberi per ospitare la nuova metro, il cui capolinea sarà posto in Via Don Giovanni Verità, all’altezza dell’attuale caserma dei carabinieri vicino alla vecchia stazione ferroviaria. Quel luogo, già capolinea degli autobus e snodo importante per il traffico automobilistico, diventerà centro nevralgico del traffico del Ponente.

    Le spiagge: la manutenzione e gli accorgimenti per l’estate 2014

    Una persona sulla spiaggia di Voltri«Voltri è la Rimini della riviera Ligure -dice Calcagno- in estate qui ci sono migliaia di persone, tra genovesi e turisti di tutte le nazionalità: è sul turismo che dobbiamo puntare, incrementando ulteriormente le strutture esistenti. Siamo un quartiere che (a differenza della vicina Prà, “mutilata” dalle spiagge e riconvertita a polo industriale, e di Pegli con un’offerta di spiagge più limitata) vive di turismo e attività legate al mare. Le nostre sono le ultime spiagge libere rimaste a Ponente: è un vanto per noi e non vogliamo che questo cambi. Solo, vogliamo attrezzarle di più, con strutture ricettive per soddisfare le esigenze di tutti».
    Inoltre, nell’estate del 2013 è arrivato il via libera alla balneazione dalla Capitaneria di Porto, che ha valutato le acque voltresi rispondenti ai parametri richiesti. Dal Municipio si sono attrezzati per mettere in atto tutte le misure necessarie: l’inserimento di boe a 150 metri dalle spiagge e di personale adibito alla sicurezza e alla sorveglianza, in collaborazione con la Croce Rossa. Il tutto, senza stravolgere l’essenza del litorale ponentino, caratterizzato dall’assenza di strutture private.

    Elettra Antognetti

  • Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Bolzaneto, cimitero della Biacca. Il cantiere del Terzo ValicoA Bolzaneto, per bloccare il cantiere del Terzo Valico nei pressi del cimitero della Biacca, sotto l’abitato di San Biagio, residenti e comitati sono pronti a ricorrere al Tar della Liguria. Nel frattempo, gli operai scavano e disboscano per preparare l’area, destinata a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terra di scavo, il cosiddetto “smarino” (qui l’inchiesta di Era Superba). Il cantiere, in questi mesi, è stato contestato dai cittadini in tutte le sedi opportune (a partire dalla seduta di Commissione comunale in loco) e tramite la diffusione di appelli indirizzati a tutte le istituzioni locali (Municipio Valpolcevera, Comune di Genova e Regione Liguria) al fine di segnalare quelli che sarebbero i pericoli per la salute pubblica e l’ambiente circostante, conseguenti ad un simile conferimento.

    Comunque sia i lavori proseguono, come racconta Marco Torretta, portavoce del Comitato San Biagio Serro «Da alcune settimane gli operai hanno iniziato a scaricare una parte dei 70 mila mq di terra di scavo, al ritmo di 4-5 camion ogni quarto d’ora. Diciamo che, grazie alle nostre lamentele, adesso il cantiere è in regola. È stata installata l’adeguata cartellonistica e gli orari di lavoro vengono rispettati». Ma gli abitanti continuano a non essere per nulla convinti che sia lecito costruire – seppur in maniera provvisoria – così vicino al cimitero della Biacca. Per questo hanno deciso di agire per vie legali. «Il ricorso al Tar che stiamo preparando verterà proprio sulla eccessiva vicinanza del cantiere al cimitero – sottolinea Torretta – La Legge, infatti, vieta nuove costruzioni intorno ai cimiteri entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’area cimiteriale. Nel caso di Bolzaneto stanno accatastando la terra di scavo a ridosso del muro del cimitero della Biacca».

    L’amministrazione comunale, invece, afferma che le autorizzazioni necessarie sono state rilasciate sulla base di elementi di consolidata giurisprudenza. «Si tratta soltanto di un’interpretazione di Legge – conclude Torretta – Basata su alcune sentenze che sanciscono la possibilità di costruire a minori distanze. Ma noi non ci diamo per vinti e proveremo a sollevare la questione davanti ai giudici per bloccare il cantiere».

    Matteo Quadrone

  • Sciopero Amt e Atp, mercoledì 5 febbraio: rinviato a data da destinarsi

    Sciopero Amt e Atp, mercoledì 5 febbraio: rinviato a data da destinarsi

    Lo sciopero dei laboratori AmtAggiornamento: come comunicato dalle organizzazioni sindacali lo sciopero è stato rinviato. La data è ancora da stabilire.

    Autobus e corriere ferme a Genova e provincia mercoledì 5 febbraio per effetto dello sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico proclamato dalle organizzaizoni sidnacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e UGL Trasporti. “L’agitazione si colloca a sostegno della vertenza per il rinnovo del CCNL di categoria”, si legge nella nota stampa.

    Per quanto riguarda Amt Genova e Ferrovia Genova – Casella, il personale viaggiante si asterrà dal lavoro per l’intera giornata, il servizio sarà garantito dalle 6.00 alle 9.00 e dalle 17.30 alle 20.30; il restante personale si asterrà dal lavoro nella seconda parte del turno (compreso il personale di biglietterie, esattoria e servizio clienti).

    I lavoratori di Atp, invece, si asterranno da inizio servizio sino alle ore 6.00, dalle ore 9.00 alle ore 17.00 e dalle ore 20.00 sino a fine servizio. Il personale addetto alle biglietterie sarà fermo dalle ore 9.00 alle ore 16.30.

  • Appartamenti occupati in via Pré e assegnati a famiglie senza casa

    Appartamenti occupati in via Pré e assegnati a famiglie senza casa

    Sportello pe ril Diritto alla Casa, GenovaQuesta mattina sono stati occupati nuovi alloggi sfitti dallo Sportello per il Diritto alla Casa di Genova. Si tratta di appartamenti in via Pré di proprietà della Sovrintendenza regionale e vuoti da anni. “Oggi, sabato 1° febbraio, sono stati occupati degli alloggi sfitti da oltre due anni di proprietà della Sovrintendenza Regionale che, nel 2010, ha dato il via ad un piano speculativo per altro fallito”, si legge sulla pagina Facebook dello Sportello, rete solidale di persone contro l’emergenza casa a Genova.

    “Da allora questi appartamenti sono rimasti vuoti mentre l’emergenza abitativa in città continua a crescere e a farsi sempre più critica anche grazie ai continui sgomberi e sfratti portati avanti dalle istituzioni e dai privati. Nel frattempo si stanziano i miliardi per le grandi opere inutili e dannose trascurando di ristrutturare gli immobili pubblici e gli alloggi popolari “per mancanza di fondi” per poi addirittura svenderli. Da oggi questi spazi tornano ad essere case”.

    Come nei casi più recenti di vico Sauli e ancora prima piazza Cernaia, gli appartamenti sono stati assegnati a “chi fino a ieri si trovava davanti al bivio di dover scegliere tra trovare qualcosa da mangiare o pagarsi l’affitto a prezzi insostenibili”.

    Lo Sportello per il Diritto alla Casa ha distribuito materiale informativo e indetto una prima assemblea pubblica con l’intento di chiarire ai cittadini le ragioni del loro operato. A questo scopo è stato diffuso anche un video:

     

     

  • Crime Story, Teatro dell’Archivolto: in scena la nostra storia, quella che non vogliamo vedere

    Crime Story, Teatro dell’Archivolto: in scena la nostra storia, quella che non vogliamo vedere

    teatro-archivolto-2Prima nazionale a Genova, al teatro dell’Archivolto, per “Crime Story” il nuovo spettacolo in cui Massimo Carlotto si propone sia come autore che come attore in scena.
    Prodotto da Sosia&Pistoia srl, e diretto da Giorgio Gallione, la storia parte dalla preparazione di un romanzo sulle mafie, richiesto dall’editore allo stesso Carlotto che, nella parte di sé stesso, vorrebbe raccontare di Toni, un pentito di cui ha letto nelle cronache e che ha colpito la sua immaginazione. Ma via via che il collaboratore di giustizia ascolta l’autore dar vita al romanzo, e voce al suo personaggio, sente mistificata la propria storia e le proprie ragioni ed irrompe sulla scena. A questo punto, mentre lo scrittore si rende conto che è ben difficile ridurlo al protagonista del libro che vorrebbe scrivere, Toni occupa sempre di più la scena raccontando non solo la sua, ma anche la nostra storia, quella che non vogliamo vedere anche se è tutti i giorni sotto i nostri occhi. Lo scrittore però insiste, vuole piegarlo all’immagine che lui ha, o vorrebbe dare, del crimine, vuole che il lettore non si senta battuto.
    Ma il suo sforzo è tutt’altro che facile, il pentito vuole restare nel solco della realtà, ma della sua realtà, raccontando i fatti che ha vissuto dal suo punto di vista, con tutte le interazioni fra la società visibile ed il mondo chiuso, complesso e sfaccettato della nuova mafia. Ha il dono della memoria, vuole usare quella per salvarsi, ma nello stesso tempo difendere sia quello che è stato sia quello che è ora, un collaboratore.

    Il palcoscenico è spoglio, il sassofonista è sullo sfondo, di fianco a neon luminosi che richiamano le sbarre di una prigione. Dietro, un uomo seduto dal volto coperto. La musica si alza, lo scrittore entra in scena con i suoi appunti, brandisce la penna ed inizia a raccontare. I dati che legge sul crimine sono veri, la storia che vorrebbe raccontare è verosimile, il pentito ci ricorda che tutto, tutto ha un’altra chiave di lettura, cambiando il punto di vista di chi racconta.

    L’accompagnamento musicale, terzo protagonista in scena, si deve al bravissimo ed instancabile Maurizio Camardi, amico di Carlotto e da lui inserito come personaggio anche nella serie dell’Alligatore. Il pentito, Titino Carrara, ha grande presenza scenica ed appare risoluto nel volerci tutti coinvolti, tutti colpevoli.
    Il protagonista, scrittore non nuovo ad incursioni teatrali (come sempre più spesso gli autori amano fare, vedi Carofiglio o Pennac) appare perfettamente a suo agio nei… propri panni, il regista Giorgio Gallione ha la mano leggera, riuscendo a consegnarci un racconto avvincente nonstante la fine (forse) sia nota ma anche una sorta di guida al noir d’autore. E la domanda spunta inevitabile: ma sarà davvero questo ciò che capita scrivendo di delitti e delinquenti?

    Massimo Carlotto, 58 anni, di Padova, scrittore e sceneggiatore, ha lui stesso una biografia quanto mai “noir” suo malgrado.
    All’età di 20 anni fu accusato dell’omicidio di una studentessa di Padova da lui trovata agonizzante in casa. Dopo una prima assoluzione fu condannato in appello a 18 anni, pena confermata in Cassazione mentre si trovava già latitante all’estero, prima in Francia e poi in Messico. Qui rimase per tre anni prima di essere arrestato e nuovamente incarcerato in Italia, dove si ammalò gravemente; in seguito ad una campagna internazionale per la sua liberazione ottenne nel 1993 la grazia dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro dopo aver incassato una nuova condanna in seguito alla revisione del processo.
    Il suo primo romanzo “Il fuggiasco“, uscito nel 95, diventato un film nel 2003, attinge proprio da questa difficile esperienza. Sempre del 95 è “La verità dell’Alligatore” dove appare per la prima volta il suo personaggio più famoso, Marco Buratti detto l’Alligatore, un detective privato senza licenza ed ex detenuto che lavora, si fa per dire, nella zona di Padova.
    Ad oggi si può dire che Massimo Carlotto sia l’autore e non più ” il caso”. Ma non dimentica, nessuno dovrebbe farlo, tanto meno la sua generazione uscita dal ’77 può permettersi di farlo. La memoria è centrale nelle sue opere, e, come ha detto citando il suo romanzo di riferimento (Stefano Tassinari – Assalti al cielo):

    [quote]Non siamo capaci di mandarvi assolti, per le ferite che (non) avete aperto nella nostra memoria, per le strade che (non) avete interrotto nella nostra coscienza e, soprattutto, per non averci chiesto un’altra sera da passare insieme” è sulla memoria che noi ci giochiamo tutto.[/quote]

    Giorgio Gallione, 61 anni, di Genova, è regista e direttore artistico del Teatro dell’ Archivolto dal 1986. Collabora con Stefano Benni, Altan, Pennac, Michele Serra e molti altri artisti di primissimo piano. Nel 2006 e 2007 ha curato per La7 “Crozza Italia”. Sono numerosissimi gli allestimenti teatrali che ha diretto: attualmente sono in cartellone nei teatri italiani, fra gli altri “(L)’invenzione della solitudine” con Giuseppe Battiston, e “La misteriosa scomparsa di W” con Ambra Angiolini protagonista.

    Bruna Taravello

  • Coronata Villa Guelfi, ecco il nuovo complesso residenziale: a giorni la consegna degli alloggi

    Coronata Villa Guelfi, ecco il nuovo complesso residenziale: a giorni la consegna degli alloggi

    Villa Guelfi, CoronataNel corso della conferenza stampa tenuta a margine della seduta di Giunta in Regione dal presidente Claudio Burlando, è stato presentato il nuovo complesso residenziale del quartiere di Coronata. Si tratta dell’operazione di recupero dell’antica Villa Guelfi in via del Boschetto 6, una ristrutturazione commissionata da ARTE Genova (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) che è costata oltre 3,5 milioni di euro, finanziata per metà da fondi regionali e l’altra parte grazie a fondi di ARTE.

    Nell’occasione, oltre all’operazione di Coronata, sono stati presentati anche altri tre progetti riguardanti le province di Savona, Imperia e La Spezia per l’edilizia popolare. «Si tratta in parte alloggi di ERP (edilizia residenziale pubblica) ma anche alloggi a canone moderato e concordato, di edilizia sociale, verso cui ci si orienta di più e che in un momento di questo genere costituiscono un aiuto significativo specialmente per le realtà a più alta tensione abitativa», ha detto il governatore Burlando in conferenza stampa.

    L’intervento genovese – come specificato nella nota stampa diffusa dalla Regione – fa parte del Piano di Recupero Urbano (PRU) di Cornigliano e riguarda la ristrutturazione della villa settecentesca, vincolata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici. “La progettazione ha rispettato le caratteristiche architettoniche dell’edificio, mantenendo, dove possibile, le pavimentazioni e altri elementi costruttivi e decorativi originari. L’intervento strutturale ha comportato il consolidamento delle volte, dei solai lignei e il recupero della copertura; l’impiantistica, pur tenendo conto dei vincoli architettonici dell’edificio, si è adeguata alle massime prestazioni energetiche e agli standard di maggior rendimento. Sono stati realizzati 13 appartamenti tra i 28 e i 76 metri quadrati, su 3 piani e con ascensore interno; l’appartamento al piano terra è stato realizzato rispettando l’abbattimento delle barriere architettoniche e sarà destinato a un portatore di handicap. Nelle aree circostanti, oltre a un parcheggio con 13 posti auto, è stato realizzato il ripristino di alcuni manufatti e il recupero del verde circostante”.

  • Pesca sportiva, addio licenza: proposta per rilanciare l’attività nei laghi e nei fiumi liguri

    Pesca sportiva, addio licenza: proposta per rilanciare l’attività nei laghi e nei fiumi liguri

    Lago delle Lame, RezzoaglioLa Giunta regionale ha varato questa mattina una nuova normativa che modifica la legge attualmente in vigore in materia di pesca sportiva in Liguria. La licenza non sarà più necessaria (sarà mantenuto solo il modello A per la pesca professionale), basteranno le ricevute di pagamento delle tasse di concessione.

    Non è tutto. La normativa (che dovrà ora essere approvata dal Consiglio regionale) prevede anche agevolazioni sui balzelli per gli ultrasessantacinquenni, gli under 16 e per i disabili, per le manifestazioni di pesca organizzate dalle scuole per finalità di beneficienza e solidarietà. È bene sottolineare che il disegno di legge fa riferimento solo alle acque interne, ovvero i fiumi e i laghi della Liguria.

    Una decisione presa “per sostenere lo sviluppo ecosostenibile, migliorare la gestione della pesca sportiva nelle acque interne liguri, semplificare le procedure e incrementare le risorse alle Province e alle associazioni pescasportive”, si legge nella nota stampa diffusa dalla Regione.

    La proposta è arrivata dall’assessore all’Ambiente Renata Briano: “Negli ultimi dieci anni l’attività di pesca sportiva nelle acque interne liguri ha segnato un sensibile calo – si legge nella nota – nel 2000 i pescasportivi in Liguria erano circa 10 mila, sono scesi nel 2012 a poco meno di seimila, con pesanti contraccolpi per l’economia locale, a cominciare dagli agriturismi, le locande, le trattorie e gli altri esercizi commerciali”.

  • Lagaccio, Caserma Gavoglio: in fase di elaborazione il progetto del Comune

    Lagaccio, Caserma Gavoglio: in fase di elaborazione il progetto del Comune

    lagaccio-caserma-gavoglio-2Partiamo da un dato di fatto: esiste la certezza – affermata pubblicamente dal Sindaco di Genova, Marco Doria – che si sta pensando ad un progetto di riqualificazione per l’ex caserma Gavoglio al Lagaccio. Un’area di circa 60 mila metri quadrati, abbandonata da 40 anni nel cuore di un quartiere privo dei più elementari servizi e congestionato dall’eccessiva urbanizzazione e da un sistema di viabilità particolarmente critico. «Per acquisire dal Demanio l’ex caserma Gavoglio, il Comune di Genova dovrà presentare dei progetti che rispondano ai bisogni della città, ma anche economicamente sostenibili. Non possiamo promettere sogni ai cittadini se non abbiamo la capacità di renderli concreti», ha sottolineato lo scorso ottobre il Sindaco Doria.

    «È dovuto, utile e opportuno che questi percorsi di progettazione e queste idee siano rese pubbliche, implementate e discusse – spiega Enrico Testino, uno dei portavoce della rete “Voglio la Gavoglio”Noi cittadini al Lagaccio stiamo individuando alcuni criteri, idee, progetti. Li diremo pubblicamente. Le istituzioni hanno pensato a un luogo, un ufficio, un percorso pubblico dove possiamo portarle? C’è abbastanza urgenza. Anche per evitare scenari tragici. Lo avevamo detto anche nelle audizioni pubbliche a marzo 2013, prima della frana di via Ventotene. Non siamo veggenti, siamo semplicemente realistici».
    La rete “Voglio la Gavoglio” unisce realtà associative e semplici cittadini in occasione della proposta di progetto preliminare del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) – redatto dall’ex Giunta Vincenzi – che prevede un aumento delle aree edificabili pari al 130% del costruito esistente dentro l’area dell’ex caserma. “Voglio la Gavoglio”, proprio per contrastare tale ipotesi, ha presentato 450 osservazioni al PUC, alle quali attende ancora risposta.

    Com’è noto, da mesi si parla della possibilità, da parte del Comune, di acquisire dal Demanio a titolo non oneroso – la proprietà dell’ex caserma Gavoglio (qui l’approfondimento di Era Superba). Parte del complesso, però, è vincolato dalla Soprintendenza (in particolare la porzione di Piazzale Italia, adiacente all’ingresso), dunque, la procedura di trasferimento potrebbe risultare più lunga. «Abbiamo appurato che l’iter non può essere quello del “Decreto del Fare” ma sarà quello per i beni vincolati – spiega il Vicesindaco, Stefano Bernini Stiamo elaborando con Arred (Agenzia regionale per il recupero edilizio) un progetto di riqualificazione dell’area, già concordato con l’Agenzia del Demanio, per l’acquisizione. Il progetto è stato affidato ad Arred che lavorerà congiuntamente con Rigenova (società, di cui Arred detiene il 25%, avente ad oggetto la promozione e l’attuazione di interventi di recupero edilizio e riqualificazione urbana nel territorio del Comune di Genova, ndr)».
    Tuttavia, Bernini non si sbilancia in merito alle linee guida della riqualificazione «Nel progetto, probabilmente, sarà prevista una parte destinata a funzioni residenziali, mentre una parte sarà destinate ad altre funzioni. Comunque, per adesso non ci sono precise linee di indirizzo delineate dall’amministrazione. Ne discuteremo con il territorio e con il Municipio Centro-Est.  Apriamo il percorso con una progettazione condivisa».
    Qualche indizio in più è ricavabile dalle passate dichiarazioni rilasciate dallo stesso Vicesindaco ai quotidiani locali «Visto che non dobbiamo più pagare al Demanio 4,5 milioni di euro per acquisire la Gavoglio, nel nuovo PUC possiamo davvero ridurre l’indice di edificabilità nell’area dell’ex caserma e lasciare più spazio a verde e servizi per i cittadini».

    Resta il nodo principale da sciogliere, ovvero quello delle ingenti risorse economiche necessarie per il concretizzarsi di qualsiasi operazione. Il fatto di mantenere all’interno del perimetro pubblico (quindi delle società partecipate da Regione Liguria e Comune di Genova) la progettazione della futura area Gavoglio, induce a ipotizzare che le strade per realizzare una riqualificazione economicamente sostenibile siano sostanzialmente due: la valorizzazione del bene immobiliare per incrementarne il valore patrimoniale, in modo da ottenere prestiti da banche o altri istituti di credito; oppure l’accesso al canale dei finanziamenti europei.

    Come detto in apertura, nell’autunno scorso il Sindaco Doria ha annunciato che il Comune sta pensando a dei progetti per il futuro della Gavoglio. Il primo cittadino, però, è rimasto molto sul vago, senza chiarire quali sono le reali intenzioni di Palazzo Tursi. La rete “Voglio la Gavoglio” – che ormai da tempo sta con il fiato sul collo dell’amministrazione – dopo vari incontri con il Vicesindaco Bernini, numerose iniziative per mantenere alta l’attenzione sull’ex caserma e la presentazione delle osservazioni al PUC, oggi lamenta di non essere stata ancora ufficialmente contattata «Noi chiediamo formalmente al Comune di salire al Lagaccio e organizzare un incontro pubblico per fornire le dovute spiegazioni alla cittadinanza».

    L’inquietante ipotesi “smarino”

    gavoglioAnche perché, in caso contrario, ha gioco facile la diffusione di voci incontrollate. In tal senso è emblematica l’indiscrezione circolata in questi ultimi mesi e apparsa per la prima volta sul “Secolo XIX” del 18 ottobre scorso. In sintesi, si tratta dell’ipotesi di trasformare – almeno una porzione dell’ex caserma – in “contenitore” per le terre di scavo (il cosiddetto “smarino”) provenienti dalle Gallerie del Nodo ferroviario e da altre opere in programma sul territorio genovese (ad esempio la galleria Borzoli-Erzelli, opera di compensazione del Terzo Valico). L’audace proposta, avanzata da un tecnico (presumibilmente un consulente) in sede regionale, appare decisamente inquietante vista l’ubicazione della Gavoglio – nel cuore di un quartiere popoloso come il Lagaccio – e per l’impatto ambientale generato da un simile stoccaggio del materiale di risulta (che potenzialmente potrebbe contenere anche terre amiantifere). Secondo il principale quotidiano genovese, la possibilità è – o perlomeno è stata – al vaglio di entrambe le amministrazioni, comunale e regionale, perché darebbe risposta a due fondamentali esigenze: in primis, quella di trovare siti destinati al conferimento delle terre di scavo, oggi carenti nell’area genovese; inoltre, questo riempimento alzerebbe la quota altimetrica, riducendo i dislivelli che contraddistinguono l’attuale conformazione dell’ex caserma, facilitando così la successiva costruzione di nuovi edifici. Vincolando il Comune affinché poi, sopra al riempimento con terre di scavo, costruisca davvero qualcosa di funzionale per il quartiere. In sostanza, la creazione di una sorta di “base” per effettuare i lavori di riqualificazione, consentirebbe un risparmio di risorse – altrimenti destinate alla demolizione di alcuni edifici fatiscenti (non vincolati), alla messa in sicurezza di altri e alla bonifica dell’amianto – ma anche una migliore connessione con il resto del quartiere, tramite una completa riconfigurazione del sistema di viabilità rispetto a quello attuale.

    Questi sono i presunti vantaggi. Ma probabilmente, assai più numerose, sono le criticità. «È un progetto che, sulla carta, potrebbe anche funzionare, ma nella pratica rischia di tradursi in 10 anni di lavori e di presenza, per altrettanto tempo, di una discarica a cielo aperto al centro del quartiere», sottolinea il portavoce di “Voglio la Gavoglio”, Enrico Testino. Per il riempimento, infatti, sarebbero necessari circa 150 mila metri cubi di terra. Considerando che un singolo camion può trasportare circa 8 metri cubi, è evidente che il Lagaccio si troverebbe a fare i conti con il transito di centinaia di camion e i conseguenti disagi.
    «Questa soluzione per noi di “Voglio la Gavoglio” è improponibile – raccontano alcuni residenti – Non rappresenta neppure un’idea minima di recupero. Eppure, per iniziare a riqualificare una porzione dell’ex caserma, esistono delle soluzioni decisamente più fattibili. Innanzitutto, in breve tempo e con risorse ridotte, si potrebbe mettere in sicurezza larea vincolata intorno a Piazzale Italia, gli appartamenti sopra e gli spazi sotto le ampie navate, in modo tale da trasformarli in luoghi funzionali alla delegazione del Lagaccio. Per gli altri edifici sottoposti a vincoli di diverso grado, intanto occorre preservarli. Per quanto riguarda, invece, le strutture non vincolate, molte delle quali fatiscenti, si può ipotizzare anche la loro demolizione. Resta il fatto che noi vogliamo risposte. E le chiederemo ufficialmente. Faremo sentire la nostra voce. Il vero paradosso è mantenere il segreto su un’area che si accinge a diventare pubblica».

    In merito al riempimento, il Vicesindaco Bernini è tranchant «Guardi questa è una cosa che dovrebbe chiedere alla Regione. All’assessore alle Infrastrutture, Raffaella Paita, e ai suoi tecnici. Francamente, sono affermazioni indice di insufficiente conoscenza della città e dei suoi quartieri. Comunque, posso dirle con certezza che il Comune non ha mai preso in considerazione questa ipotesi. Per me si tratta di una semplice boutade. Devo anche aggiungere, però, che la richiesta di collegare con una migliore viabilità, attraverso la caserma, la parte alta e bassa del quartiere Lagaccio, è partita dagli stessi abitanti. Quindi, l’indiscrezione del riempimento potrebbe essere scaturita anche così. Ma voglio ribadire che nessuno ha mai presentato un disegno progettuale basato su tale ipotesi».
    Ma la carenza di siti destinati al conferimento dello “smarino”, rimane pur sempre un problema reale. «Intendo essere chiaro – risponde Bernini – esistono dei piani che stabiliscono i siti di conferimento e non mi risulta che il Lagaccio sia mai stato nominato. Soprattutto per quando riguarda il Terzo Valico. Ma neppure per il Nodo ferroviario». A onor del vero, però, il Piano di utilizzo rocce e terre di scavo relativo al Terzo Valico, approvato dal Ministero dell’Ambiente, non è ancora stato approvato dalla Regione Liguria.

    Bernini conclude assicurando il coinvolgimento del territorio e dei suoi abitanti nella fase di progettazione «Nell’incarico affidato a Rigenova, come sempre, è compresa la partecipazione della cittadinanza. Basta vedere quello che è stato fatto per il progetto della nuova via Cornigliano (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), con l’indizione di un’assemblea pubblica per decidere la definizione del bando. Sicuramente, anche nel caso dell’ex caserma Gavoglio, ci sarà un processo partecipato».

    La posizione del Municipio Centro-Est

    lagaccio-caserma-gavoglioIl Presidente del Municipio Centro-Est, Simone Leoncini, sottolinea la complessità della questione Gavoglio, ma è intenzionato a dire la sua in merito al futuro dell’area «Da quel che mi risulta, al momento, non ci sono ancora progetti concreti. L’idea del Comune è acquisire l’area, a titolo gratuito, dal Demanio, per poi progettarne la riqualificazione. In tal senso, la mia proposta politica è: ragioniamo su un finanziamento europeo. Stiamo cercando di capire come funzionano i PON (Programmi Operativi Nazionali), strumenti finanziari della Comunità Europea (simili ai POR) studiati per le città metropolitane».
    Secondo Leoncini «Il discorso diventerebbe particolarmente interessante se riuscissimo ad ottenere un cospicuo finanziamento, sul modello dei POR di Sampierdarena, Maddalena, ecc. Io penso che sia utile provare ad avvallarsi della progettazione europea per ridisegnare il quartiere partendo dalla Gavoglio che ne è il suo cuore. Credo sia giusto che, questa volta, sia la Valletta del Lagaccio a beneficiare di un ridisegno complessivo, da via Bartolomeo Bianco fino a Principe. E la cittadinanza deve essere coinvolta attraverso un processo di urbanistica partecipata».

    Il problema maggiore, però, rimane quello di reperire le risorse economiche necessarie per realizzare l’operazione «Con quale denaro si interviene? – è la domanda retorica del Presidente Leoncini – Parliamo di milioni di euro. Probabilmente un primo esame di fattibilità economica sarà affidato ad Arred. Ma l’unica soluzione, a parer mio, sono i finanziamenti comunitari. Anche perché, su quell’area, abbiamo espresso l’intenzione di escludere tutto ciò che è speculazione edilizia. Non si può immaginare di aggiungere nuovi volumi, i cittadini e il Municipio, lo hanno ribadito con chiarezza. Insomma, non può essere contemplato un aumento di volumetrie. Anzi, se possibile, occorrerebbe prevedere una riduzione di esse».
    In ogni caso, secondo Leoncini «Non si può ipotizzare la costruzione di nuove residenze. A quali soggetti privati potrebbe interessare, vista la difficile congiuntura del mercato immobiliare, impegnarsi nella realizzazione di nuove case? Noi, comunque, siamo pronti a manifestare la nostra contrarietà a simili iniziative. L’idea delle residenze è una cosa vecchia che ormai non ha più alcun aggancio con la realtà».

    Per quanto concerne, invece, la voce sul riempimento di parte dell’ex caserma Gavoglio con terre di scavo, il Presidente la considera «Un’ipotesi effettivamente circolata, ma sulla quale non c’è nulla di concreto. Insomma, nessuno ha mai avanzato un progetto ufficiale. Per altro, sarebbe un’operazione molto complicata e senza dubbio di forte impatto sul quartiere».

    Per la Gavoglio, Leoncini auspica ben altre funzioni «Verde pubblico, parcheggi per i residenti, servizi per il territorio. E magari un disegno più complessivo. Bisogna immaginare qualcosa di attrattivo, un parco urbano, oppure servizi per il turismo. Certo, prima si tratta di capire se ci sono le condizioni per un progetto sul Lagaccio inteso nella sua totalità, quindi a partire dalla collocazione geografica di un quartiere, considerato periferico, eppure vicino alla Stazione Marittima, al centro storico, ma pure al Porto Antico. In questo caso, se ci fosse l’opportunità di un intervento economicamente massiccio, grazie a fondi europei che partono dai 10 milioni di euro in su, per l’ex caserma Gavoglio penso ad una vocazione che sia coordinata con le principali funzioni turistiche della città».

    Matteo Quadrone

  • Legge elettorale, Italicum: il piano di Renzi per riportare tutti al voto

    Legge elettorale, Italicum: il piano di Renzi per riportare tutti al voto

    Matteo RenziTorniamo sulla legge elettorale. Ora Renzi ha un accordo con Berlusconi. Se riesce a superare le resistenze interne al suo stesso partito (cosa, per altro, non scontata), la legge ha la strada spianata. A quel punto “Don Matteo” potrebbe benissimo far saltare il governo e riportare tutti al voto per capitalizzare al massimo il buon gradimento e i timidi accenni di ripresa economica.

    Se i sondaggi hanno ragione, infatti, con l’Italicum il PD potrebbe portarsi a casa, al secondo turno, la maggioranza assoluta dei seggi (327 su 630 alla Camera). Questo risultato, però, può essere incassato solo se Renzi vince la sua guerra, schiacciando quelli che gli si oppongono dentro il partito e disciplinando definitivamente le truppe, in nome di una nuova legislatura che possa finalmente “fare” (ma fare che? Boh…).

    La strategia è brutale ma semplice, e la chiave di tutto è la riforma elettorale: o il PD vota subito una legge all’insegna della “governabilità”, oppure si prende la responsabilità di mettere in discussione il neo-eletto segretario, consegnando il governo all’incertezza. E se il partito alla fine si piegherà, non solo darà al sindaco di Firenze la possibilità di blindarsi dentro Palazzo Chigi per cinque anni, ma rimarrà anche definitivamente impiccato a tutti i mantra della “responsabilità” e della “stabilità” che servono a giustificare questa riforma: e a quel punto ogni contestazione sarà di fatto impossibile. Si potrà sempre discutere, ma il premier saprà che nessuno si azzarderà a contraddirlo al momento del voto.

    È la “governabilità”, bellezza: niente più mal di pancia nel partito (decide Renzi per tutti); niente più intese, né larghe né strette; niente più finte prove di dialogo con il Movimento 5 Stelle. Il PD diventa maggioranza e governa: tutti gli altri vanno in minoranza e stanno a guardare. Fine della trasmissione: ci si aggiorna tra cinque anni.

    Tutto questo piano deve essere condotto e portato a termine a velocità di blitzkrieg, come una guerra lampo. Viceversa, se si attende troppo, l’immobilismo del governo Letta potrebbe offuscare l’immagine che Matteo Renzi si è dato di uomo forte e condottiero deciso che fa le “cose concrete” (ma quali cose? Boh…). Per di più a fine maggio ci sono le europee e cosa succederà dopo questa cruciale scadenza elettorale nessuno lo sa: per cui bisogna sigillare il governo del paese per tempo, nell’eventualità che una tempesta di euro-scetticismo renda incerto il percorso politico del vecchio continente, mettendo in crisi i vari esecutivi.

    Rimangono da limare alcuni dettagli. Ad esempio, bisogna capire come la prenderà Napolitano. Teoricamente, stando a quello che lui stesso aveva dichiarato, se saltano le larghe intese e si va al voto, dovrebbe dimettersi. Ma forse, anche senza troppa fatica, potrebbe essere convinto a restare. È fatta dunque? Non proprio. Purtroppo per Renzi, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    Innanzitutto, c’è Berlusconi. Davvero il Cavaliere vuole regalare al PD una maggioranza assoluta? E cosa ne ricaverebbe in cambio: forse una qualche forma di impunità o di “agibilità” politica? Ma qualora Renzi arrivasse a Palazzo Chigi con i seggi che vuole, potrebbe anche permettersi di non rispettare i patti (evitando tra l’altro le accuse di contiguità con il nemico). Davvero questa è la volta in cui Berlusconi si è rimbambito e soccombe di fronte a un avversario giovane e scaltro?

    Bisogna considerare la possibilità, allora, che Berlusconi abbia in serbo qualcosa. Magari punta ad arrivare al ballottaggio; e a quel punto, chissà, rimasto da solo contro Renzi, potrebbe anche cercare di accaparrarsi il voto degli elettori a cinque stelle con qualche proposta shock… In ogni caso è difficile immaginarselo fermo a guardare mentre lo fanno fuori: è più probabile pensare che si sia fatto i suoi conti.

    Poi c’è il partito di Grillo, del quale tutto si può dire tranne che non si sia rivelato “combattivo” (come dimostra la tormentata approvazione del decreto IMU-Bankitalia e la richiesta di impeachment a carico di Giorgio Napolitano). In un’ipotetica nuova legislatura a trazione PD integrale, quindi, c’è da aspettarsi che i parlamentari del M5S diventino, se possibile, ancora più agguerriti e ancora più motivati a rendere la vita difficile all’esecutivo, con ogni mezzo lecito e senza esclusione di colpi.

    Tuttavia, se quello che ho descritto fin qui è davvero il disegno di Renzi, allora esso non tiene in conto il punto più importante: che fuori dalla politica c’è tutto un mondo. Asserragliarsi dentro il Palazzo d’Inverno, ammesso che sia possibile farlo, non impedisce che al di fuori continui ad andare in scena una realtà del tutto diversa: e anche se questa classe dirigente si rifiuta di ammetterlo, non per questo potrà evitare che il mondo esterno, presto o tardi, faccia breccia. Quando questo accadrà – e accadrà sicuramente – allora quelli come Renzi si renderanno conto che il mondo non stava andando dove pensavano loro: ma in direzione ostinata e contraria.

    Andrea Giannini