Mese: Settembre 2016

  • La visita ad un Salone di ottocento anni fa. Ecco lo speciale Nautico di Ianuenses

    La visita ad un Salone di ottocento anni fa. Ecco lo speciale Nautico di Ianuenses

    porto-genova-medievo-xvsecE così anche quest’anno il Salone Nautico ha aperto i suoi battenti. Sono sincero: l’iniziativa m’interessa, ma fino a un certo punto; e ciò nonostante abbia una certa familiarità col mare (più con quello medievale che con quello odierno…). Tuttavia, devo notare una grave mancanza. Non voglio affatto sembrare presuntuoso, ma non posso, comunque, esimermi dal dire la mia: il Salone, in sé, manca d’una narrazione; nasce e muore nell’ambito ristretto del business. E ciò, nonostante tenti d’ammantarsi di motivi, per così dire, “emozionali” o si rivolga sempre più al semplice appassionato di subacquea, canottaggio, canoa, windsurf o, perché no, di nuoto. Tentativo d’accalappiare quanta più gente possibile? Probabile. In realtà, ciò che manca è, piuttosto, una cornice capace di far viaggiare innanzitutto con la fantasia, lungo rotte inesplorate, al seguito di quei Genovesi – crociati, mercanti e navigatori – dispersi in diversis mundi partibus, in un tempo in cui Genova era davvero Superba. Dove la grande tradizione marinara genovese? Dove i trascorsi marittimi d’una città un tempo signora del mare e padrona del Mediterraneo?

    Credo che il Salone necessiti urgentemente d’una narrazione (prettamente storica, naturalmente); mi pare, cioè, che la grande storia marinara genovese debba necessariamente costituirne la cornice permanente. Quanto ciò richiamerebbe visitatori ulteriori, attratti, oltre che dallo scintillio dei ponti, dal fascino d’una tradizione secolare! Signori, questo non è affatto marketing (o, almeno, non lo è soltanto), e nemmeno mero campanilismo (chi parla non è affatto genovese): questo è puro e semplice rispetto per una tradizione straordinaria.

    Un Salone di ottocento anni fa

    In realtà, basterebbe veramente poco. Cosa accadrebbe, ad esempio, se ci accingessimo a visitare un salone di ottocento anni fa? Immaginiamo di risalire il corso del Bisagno, di seguire l’antica via romana corrispondente grossomodo all’attuale via San Vincenzo, di raggiungere e oltrepassare la porta di Sant’Andrea – porta Soprana – e di immergerci finalmente nel cuore della vita cittadina, seguendo questa o quella ruga sino ai portici della Ripa maris. Volgiamo ora lo sguardo al mare. Di fronte a noi vedremmo imbarcazioni differenti: grandi naves mercantili e galee basse e veloci, e poi una pletora di legni minori, generalmente a remi, come il bucio, il golabio, il palischermo, il sandalo e la saettìa. Ovunque, alberi, vele, corde, marinai indaffarati, mercanti, ufficiali della dogana e via dicendo.

    Tutto ciò doveva essere assai familiare ai Genovesi d’età medievale, abituati alla vista di grosse naves mercantili dalle forme tondeggianti. Dotate di due alberi a vela latina e d’uno o più ponti, possedevano un cassero di poppa e un rudimentale castello sopraelevato sulla prua, destinato a ospitare dei soldati. Nel tempo s’erano ingrandite, assumendo nomi caratterizzanti: da Pomella, Gazzella, Dolce s’era passati a Falcone a Regina, Panzone, Scurzuta e Berarda, per citarne solo alcune. Non mancano le descrizioni: una navis del 1246, utilizzata per la crociata di Luigi IX, e che per questo aveva a bordo una cinquantina di cavalli, era lunga trentasette metri e mezzo, larga dieci e alta dalla chiglia circa otto metri; l’albero prodiero giungeva a un’altezza di venticinque metri mentre quello centrale era poco più basso. Gli animali erano alloggiati nel primo ponte, sopra le sentine; soldati, scudieri e viveri, nel secondo ponte; nobili e cavalieri nel cosiddetto paradisus, situato a poppa, al di sotto del cassero.

    Un veliero del genere, lento ma robusto, poteva ospitare sino a trecento persone, oltre a una cinquantina di marinai. Nulla a che vedere con la galea, lunga una quarantina di metri, larga circa tre e alta quasi due. Dalla prua dotata di sperone e dalla poppa alta e arcuata, dotata ai lati di due grandi remi che fungevano da timone, era inizialmente manovrata da due rematori per banco, per un totale di circa centoventi-centocinquanta uomini che agivano su un remo a testa. La sua agilità la rendeva uno strumento perfetto per la guerra o per la difesa delle naves da trasporto. Anch’essa, ad ogni modo, avrebbe conosciuto una certa evoluzione. Verso la fine del Duecento, in corrispondenza delle guerre contro Pisa e Venezia, fu adottato il sistema del terzarolo, il banco a tre vogatori, ciascuno dei quali agente su un remo, che permetteva d’imbarcare un numero maggiore di persone mantenendo inalterate potenza e velocità. Rispetto a Venezia, l’evoluzione della galea genovese avrebbe accusato, tuttavia, un lieve ritardo, legato al suo utilizzo prevalente nel Tirreno. La città lagunare sarebbe andata definendo, infatti, nuove tipologie costruttive, a metà strada tra la galea e la navis, adottate a Genova con maggiore lentezza: la tarida, già in uso nel Duecento, la galea grossa e la galea da mercato, meno capienti delle naves ma più veloci e adatte sia per il commercio che per la guerra. L’esigenza era quella d’aumentare il più possibile il volume di traffico, e dunque il tonnellaggio; al contempo di difendersi dalla guerra di corsa. La galea sottile, così definita per distinguerla dalla consorella, avrebbe continuato a essere utilizzata sino a tutto il Quattrocento, e oltre, anche se quasi esclusivamente in contesti bellici. Essa avrebbe accolto progressivamente elementi innovativi, come le bombarde, sistemate a prua, o il timone centrale, incastrato nella ruota di poppa, che lentamente sostituirà i due timoni laterali.

    L’evoluzione del Trecento e del Quattrocento

    Il Trecento conobbe, invece, una decisa evoluzione del modello della navis, grazie all’introduzione della cocca, dotata d’un solo timone e d’un albero centrale, utilizzata per il trasporto di merci pesanti. L’utilizzo della vela quadra fu mutuato (ben più del timone centrale, già in uso nel Mediterraneo) dalle imbarcazioni nordiche e atlantiche, le quali necessitavano di sfruttare al meglio i venti costanti e gli alisei (se ne sarebbe accorto Cristoforo Colombo, il quale, partito da Palos nel 1492, avrebbe ordinato di cambiare le vele latine di una delle due caravelle, la Niña). Rispetto alle consorelle del Mare del Nord, la cocca mediterranea avrebbe subito, tuttavia, un processo d’ingigantimento. Entro la fine del secolo i grandi tonnellaggi sarebbero stati appannaggio esclusivo della marina genovese. Queste grandi naves imbarcavano un’ottantina di marinai, di cui circa la metà famuli, mozzi; nel numero erano compresi, inoltre, una quindicina di balestrieri. Si trattava d’una notevole riduzione della forza lavoro, funzionale al calo demografico successivo alla grande peste di metà secolo, ma fonte di diffusa disoccupazione.

    Il Quattrocento avrebbe assistito a una nuova evoluzione della navis, dotata progressivamente d’ulteriore alberatura e pennoni: la mezzana, collocata a poppa, e il trinchetto, a prua. Imbarcazioni di questo tipo, le quali possedevano in genere tre alberi (quasi sempre a vele quadre), un castello di prua più alto del cassero e una tolda, un tavolato che proteggeva la coperta e l’equipaggio dai proiettili nemici, erano definite nei porti nord-europei col termine caracca. Nonostante l’apposizione d’ulteriori vele propulsive, si trattava d’imbarcazioni lente, problema al quale s’ovviava diminuendo le tappe (talvolta saltando anche la consueta sosta presso il porto genovese). La perdita d’una sola di queste imbarcazioni comportava danni enormi. Di qui la necessità di suddividerne la proprietà in parti o carature, secondo una pratica risalente quantomeno al XII secolo.

    Già. Anche allora la nautica era essenzialmente business, e, dunque, rischio e commercio, rappresentando per molti un valido mezzo di sostentamento. Perché non riscoprire, dunque, per le prossime edizioni del Salone questa grande tradizione?

    Antonio Musarra

  • Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    distinti gentiluominiCon l’arrivo dell’autunno inauguriamo un nuovo appuntamento che speriamo possa diventare un piccolo punto di riferimento per chi ama o è costretto a passare i weekend a Genova. Per inviare suggerimenti, proposte, eventi e segnalazioni scrivete a redazione@erasuperba.it  

     

    Ultimi scampoli di Salone Nautico e Oktoberfest nel weekend appena iniziato: la 56ª edizione dell’esposizione internazionale dedicata al mondo della nautica, come ormai consuetudine degli ultimi anni, esce dai confini della Fiera per abbracciare la città con una serie di eventi fuori salone, mentre la festa della birra cederà idealmente il passo alla parata dei “distinti gentiluomini”.

    Proprio in piazza della Vittoria, infatti, domenica mattina alle 10 è previsto il raduno della Distinguished Gentlemans Ride, una sfilata in motocicletta per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il cancro alla prostata: l’evento, che si svolge in contemporanea in tutto il mondo, mette insieme vendrà migliaia di motociclisti salire in sella alla loro moto con capelli, baffi e barbe impomatati, camicie di seta, cravatte o papillon, tutto rigorosamente in stile vintage.

    Decisamente di altro tenore è la due giorni di “Mura – Movimento Urbano Rete Artisti”, seconda edizione del busker festival genovese in scena nei vicoli venerdì e sabato, con concerti, performance, laboratori e mercatini da piazza Sarzano alla Maddalena, passando angoli più o meno noti della città vecchia e per il Repessin di San Bernardo e Canneto il Lungo, un mercatino dell’usato aperto a tutti gli abitanti del quartiere e ai bambini.

    Sul fronte degli appuntamenti più istituzionali, questo weekend segna anche l’inizio delle Giornate Pertiniane: una settimana di celebrazioni per i 120 anni della nascita del presidente più amato degli italiani che si articolerà tra Genova, Savona e Stella, il piccolo comune dell’entroterra in cui si trova la casa natale di Sandro Pertini, i cui lavori di restauro saranno inaugurati proprio domenica alla presenza dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Allo statista scomparso ormai 26 anni fa è dedicata anche una mostra sui suoi anni di direzione del Lavoro, alla Sala Liguria di Palazzo Ducale fino al 2 ottobre.

    Sempre a proposito di mostre, a Castello d’Albertis ha appena inaugurato “Polaroid ad arte”, dedicata ai lavori della fotografa genovese Giuliana Traverso ispirati ai segni dell’artista Attilio Mangini, scomparso nel 2004. Proseguono anche le mostre dedicate agli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e ad Helmut Newton, ancora a Palazzo Ducale dove, giovedì prossimo, Francesco De Gregori a “A passo d’uomo”, libro scritto a quattro mani con Antonio Gnoli.

    E se i cultori di storia cittadina hanno tempo fino al 30 novembre per fare un salto al Complesso monumentale di Sant’Ignazio, a Carignano, per ammirare due importantissimi documenti della Genova medievale come il Codice Caffaro e la Cronaca di Jacopo da Varagine, sabato pomeriggio il Museo di Storia naturale apre le porte agli appassionati di scienze per un open day nel quale sarà presentata la programmazione museale 2016/17.


    Marco Gaviglio

  • Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    La stabilimento Ilva a CorniglianoAssociazioni di Cornigliano nuovamente sul piede di guerra dopo che il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha garantito, d’accordo con Regione Liguria, 5 milioni di euro per l’integrazione al reddito dei lavoratori dell’Ilva. I soldi verrebbero, infatti, anticipati dalla Regione tramite Società per Cornigliano, la partecipata i cui fondi (di provenienza soprattutto regionale e comunale) sono destinati alla bonifica e riqualificazione del quartiere. «Non ci fidiamo – è la dura presa di posizione di Paolo Collu, coordinatore delle associazioni che operano sul territorio – le garanzie che ci offre il governo non sono sufficienti e i soldi tolti alla Società sono soldi tolti al quartiere, che potrebbero essere usati (per esempio) per ricostruire il tessuto sociale con un sostegno ai commercianti». Collu, che coordina in tutto 22 realtà corniglianesi tra associazioni e parrocchie, fa notare che la promessa di risarcimento tramite una voce della Legge di Stabilità (ipotesi ventilata dal governo) sia estremamente vaga e che nemmeno sia stata fissata una data entro cui garantire la riconsegna delle risorse.

    La forte contrarietà dei cittadini che era già stata espressa la scorsa primavera, è stata ribadita oggi al Centro civico di Cornigliano, durante un incontro a cui hanno partecipato anche il presidente del Municipio Medio Ponente, Giuseppe Spatola, il presidente della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo, e alcuni lavoratori dell’Ilva, con cui non sono mancati scambi di battute infuocati. Per i sindacati, infatti, che si sono riuniti circa un’ora più tardi, l’accordo concluso con il governo è un buon risultato dal momento che i 650 lavoratori che dal primo ottobre andranno in cassa integrazione, vista la scadenza il 30 settembre dei contratti di solidarietà, potranno continuare a contare sull’integrazione del reddito. Attualmente i lavori di pubblica utilità occupano i dipendenti di Ilva per circa una settimana al mese ma, attraverso i nuovi stanziamenti, si dovrebbe riuscire ad allungare la copertura per quasi tutte le giornate lavorative. Bruno Manganaro, segretario della Fiom Cigl Genova, ha sottolineato l’importanza del fatto che l’esecutivo «abbia confermato la validità dell’accordo di programma per Genova Cornigliano. Nei prossimi giorni ci vedremo con l’azienda per la gestione della cassa integrazione e con Regione e Comune per firmare l’accordo sui lavori di pubblica utilità». Un risultato improntante, secondo il sindacalista, «da un lato per i lavoratori che così continuano a integrare il reddito previsto dagli ammortizzatori sociali ma, dall’altro, anche per la città perché in questi mesi gli lpu hanno dato un grande contributo per la riqualificazione urbana, la sistemazione di scuole, parchi e giardini e altre attività. Con i nuovi fondi, i lavoratori saranno impegnati ancora di più».

    Nel botta e risposta con gli abitanti di Cornigliano, i lavoratori hanno fatto notare anche come Società per Cornigliano dovrebbe garantire anche i livelli occupazionali della delegazione. Una visione non condivisa da Collu e gli altri presenti, che hanno però voluto sottolineare di “non essere contrari” all’integrazione del reddito dei lavoratori. «I corniglianesi contrari a nuovi esborsi della Società sono spesso anche lavoratori Ilva – ha aggiunto Collu – come negli anni ’80 le donne che protestavano contro l’inquinamento erano spesso mogli di operai».

    Via CorniglianoPiù “di mediazione” la posizione del presidente Spatola, che pure non manca di far notare l’assenza della classe politica su questa tematica. In effetti, al confronto erano stati invitati anche i capogruppo comunali e regionali e i parlamentari liguri senza ricevere alcuna risposta. «Per lo meno c’è un’inversione di tendenza politica – ammette Spatola pur sottolineando come il suo ottimismo sia “istituzionale” – ora c’è l’impegno a restituire le risorse prese dalla Società per Cornigliano, mentre prima i soldi venivano presi quasi senza chiedere». Quella che si prospetta sarebbe, infatti, la terza volta in cui i soldi della Società verrebbero utilizzati per integrare i redditi dei lavoratori. La prima volta fu nel 2014, quando le reazioni della delegazione non furono energiche perché si pensava davvero fosse un provvedimento una tantum. In quell’occasione furono prelevati circa 6 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri 900mila un anno più tardi, questa volta con le associazioni pronte a far sentire la propria voce in polemica con il provvedimento.

    «Non condivido l’ottimismo del presidente Spatola – ha detto nel corso dell’incontro la presidente dell’Associazione per Cornigliano, Cristina Pozzi – e non sono contenta dell’accordo raggiunto a Roma. Personalmente condanno anche gli esborsi precedenti e penso, anche se nessuno lo dice più, che dovrebbero essere rimborsati alla Società. 5 milioni per lo Stato sono briciole mentre per Cornigliano sono vitali, spetta dunque a Roma garantire l’integrazione al reddito dei lavoratori».
    Luca Lottero

  • Scuola, panino da casa? I presidi di Genova dicono no

    Scuola, panino da casa? I presidi di Genova dicono no

    mensa«Considerata la complessità del problema e le connesse responsabilità, i Dirigenti ritengono che attualmente non ci siano le condizioni per consentire il consumo di pasti portati da casa, sia sotto l’aspetto igienico-sanitario (presenza di alunni allergici a rischio anafilassi, modalità di conservazione e somministrazione dei cibi…) sia sotto gli aspetti organizzativi (risorse, personale dedicato…). Pertanto nell’immediato, in attesa di un’eventuale modifica delle condizioni attuali, non potrà essere autorizzato il consumo di pasti portati da casa, come già previsto dal vigente regolamento comunale». Così i dirigenti scolastici della Conferenza cittadina di Genova ribadiscono il proprio no fermo e deciso al panino da casa al posto dei pasti offerti dal servizio di ristorazione scolastica. «Ferme restando le considerazioni di opportunità educativa e pedagogica già altrove avanzate, che inducono a guardare con preoccupazione la prospettiva di una differenziazione selvaggia dei pasti – proseguono i presidi – la sentenza della Corte d’Appello di Torino non modifica gli ordinamenti e ha competenza limitata alla circoscrizione territoriale di riferimento, come già affermato dal Comune di Genova». Nel caso in cui la validità della sentenza della Corte d’Appello di Torino fosse estesa a tutto il territorio italiano, i dirigenti scolastici genovesi sottolineano che sarebbe indispensabile «l’acquisizione delle valutazioni della Asl e degli orientamenti del ministero dell’Istruzione nonché la successiva stesura di protocolli congiunti adeguati alle singole scuole». Tradotto: ci vorrebbero mesi prima dell’arrivo del via libera definitivo del pasto da casa in sostituzione di quello fornito dalla ristorazione scolastica. I dirigenti scolastici genovesi, infine, si augurano che le famiglie evitino su questo tema l’insorgere di «derive conflittuali inevitabilmente dannose per la serenità della comunità scolastica e, in particolare, degli alunni e degli studenti, sempre al centro di ogni decisione».

    Comune di Genova: «Problemi della scuola sono altri»

    ScuolaLa posizione dei presidi genovesi, come ricorda anche l’assessore alla Scuola del Comune di Genova, Pino Boero, è in piena linea con quanto emerso ieri a Roma dalla commissione scuola dell’Anci nazionale. «Come Comuni – ci spiega – abbiamo chiesto al ministero di darci istruzioni in merito. Non sono un avvocato e non mi metto a discutere la sentenza ma se l’applicazione di quanto deciso a Torino dovesse essere estesa a tutto il territorio nazionale, il problema non sarebbe tanto quello del panino sì o panino no, ma della commistione negli spazi mensa delle scuole di chi si porta il cibo da casa e chi no». A Genova, infatti, dal 2006 è in vigore una circolare comunale che vieta l’introduzione nei refettori scolastici di qualsiasi cibo che non sia veicolato dall’azienda che si occupa della ristorazione. «Prima di far cambiare questa circolare – riprende Boero – bisogna che ci sia una chiara presa di posizione dell’Asl. Se ci viene detto che non c’è nessun problema è un conto ma, altrimenti, si dovrebbero trovare nelle scuole assistenze e spazi separati per chi porta il panino da casa e chi si affida al pasto veicolato dal Comune. Una cosa assurda, anche e soprattutto dal punto di vista pedagogico». Ma per Boero ci sono anche altri problemi «di cui forse i paladini del pasto da casa non si rendono conto. Come si conserva un panino in uno zaino per 4-5 ore? Dovremmo forse attrezzare una sala frigoriferi e forni a microonde? E con che fondi?». Insomma, per dare il via libera al pasto da casa si dovrebbe muovere una macchina, anche solamente dal punto di vista burocratico, alquanto elefantiaca. «Bisogna anche capire di che numeri stiamo parlando – afferma l’assessore – perché generalmente la percentuale dei bambini che non mangiano a scuola si attesta tra il 5% e il 6% ed è assolutamente fisiologica». E’ anche per questo che il Comune di Genova ha lanciato una campagna di raccolta delle disiscrizioni dal servizio di ristorazione scolastica con moduli da compilare entro il prossimo 30 settembre. «Ma non si tratta di un termine perentorio – dice Boero – vogliamo solo capire di che numeri stiamo parlando e quali sarebbero le scuole più interessate. Vorrei tranquillizzare anche chi si lamenta dei pagamenti del bollettino per il servizio mensa: se i vostri figli saranno autorizzati a portare il panino da casa, troveremo il modo per rimborsare i pasti non effettivamente consumati».

    Infine, una battuta l’assessore la dedica a genitori ed associazioni che hanno minacciato di presentarsi nelle scuole accompagnati dalle Forze dell’ordine per far rispettare la possibilità di portare il pranzo da casa: «La scuola in questo momento ha problemi ben più gravi come quelli delle nomine, degli insegnanti di sostegno che mancano, di spazi e di strutture inadeguate. Spostare l’asse solo sulla battaglia del panino sembra una vera e propria distrazione da problemi cogenti, non ultimo quello della riforma del servizio educativo dagli 0 ai 6 anni. E’ proprio per questo che ritengo molto intelligente il documento dei dirigenti scolastici genovesi».

  • Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    volparaAddio all’ex inceneritore della Volpara. Finalmente. Nella prossima riunione di consiglio di amministrazione di Amiu, martedì 4 ottobre, la partecipata del Comune conferirà a Sviluppo Genova l’incarico di effettuare la progettazione per la demolizione del corpo principale dell’ex inceneritore della discarica della Volpara con l’obiettivo di avviare i cantieri nella prossima primavera e arrivare alla liberazione del piazzale nel giro 4-6 mesi. L’edificio demolito occupa circa 27 mila metri cubi, 900 metri quadrati per 30 metri di altezza. L’operazione costerà complessivamente ad Amiu 600 mila euro, comprese anche le economie che l’azienda pensa di realizzare con il riciclo e la vendita di un ingente quantitativo di ferro da carpenteria metallica contenuto nella struttura. «Raramente, in questi anni, ho percepito tanta sfiducia nei confronti dell’amministrazione pubblica come quella registrata dai cittadini della Valbisagno: era necessario dare una risposta concreta alle loro richieste» afferma l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile. «E’ un atto dal valore simbolico altissimo, un segnale molto forte per la Valbisagno e per tutta la città, che testimonia un indirizzo politico molto diverso rispetto alle amministrazioni precedenti». Questi interventi si inseriscono nel quadro delle iniziative del piano straordinario di pulizia della città che prevede anche la riapertura del servizio di ritiro degli ingombrati e il coinvolgimento della cittadinanza attiva.

    «Il primo corteo per la demolizione dell’inceneritore si tenne il 22 febbraio 1992 – ricorda Giordano Bruschi, memoria storica della Valbisagno – quindi oggi siamo molto contenuti ma il vero obiettivo è giungere alla definitiva abolizione della “legge del menga: chi ha servizi scomodi, se li tenga. Vogliamo vedere un vestito nuovo per la Valbisagno». Molto soddisfatto il presidente del Municipio IV Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «E’ da 40 anni che aspettiamo questo momento. Negli ultimi due anni abbiamo notato un cambio di passo da parte dei responsabili di Amiu, molto più presenti nel rapporto con il territorio. Finalmente si ottiene una parte di quello che i cittadini hanno chiesto anche con battaglia piuttosto conflittuali». Nel concreto, la demolizione porterà a 40 parcheggi in più per la popolazione. «Ma dobbiamo stare sempre sul pezzo – avverte – per raggiungere nei prossimi anni l’obiettivo finale della cancellazione definitiva della Volpara, il cui servizi di discarica può essere evitato perché spazzatura non va più considerata come tale ma come materiale da riutilizzare».

    Addio ai cattivi odori

    volparaLa demolizione dell’ex inceneritore non è l’unico intervento annunciato da Amiu. Intanto, è in corso di perfezionamento l’accordo per destinare temporaneamente ad Amiu l’area dell’ex campo nomadi di via Adamoli che consentirà di liberare la strada da altri mezzi pesanti. Ma l’intervento forse realmente più atteso dalla Valbisagno è quello che riguarda la riduzione degli odori emessi dai camion che scaricano i rifiuti nella discarica. «Negli ultimi mesi abbiamo fatto diverse misurazione degli odori e dell’inquinamento – spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna – e i risultati sono stati tutti confortanti per quanto riguarda i limiti di legge. Ma occorre anche andare incontro al soddisfacimento dei cittadini». Per questo è previsto la realizzazione di un tunnel che consentirà di incapsulare i mezzi nella fase di carico e scarico che dovrebbe risolvere definitivamente il problema cattivi odori. Si attende l’autorizzazione da parte della Città metropolitana, per lavori che dovrebbero durare circa 3 mesi. «Qualora l’intervento non fosse risolutivo – prosegue Castagna – abbiamo comunque già pronto il progetto preliminare per l’intera copertura del piazzale che però, essendo molto ampio, avrebbe tempi più lunghi e costi molto più elevati».

    Infine, questo pomeriggio è previsto un incontro tra il Municipio e i comitati per illustrare nel dettaglio i progetti e organizzare tre momenti di confronto pubblico da tenersi a ottobre in cui sarà deciso il futuro delle aree. «Non è semplicemente un segnale – sottolinea Castagna – perché con l’implementazione di Scarpino, la Volpara sarà sempre meno utilizzata. E’ giusto abbandonare gli impianti vecchi nel momento in cui ci accingiamo a realizzare impianti nuovi. E la demolizione dell’inceneritore e le battaglie che stiamo facendo per nuova impiantisca e nuove isole ecologiche danno proprio il penso di aver svoltato da una gestione dei rifiuti antica a una moderna». Attenzione però a non legare troppo «il processo di progressiva dismissione della Volpara alla realizzazione di Scarpino 3.0» avverte l’assessore Porcile. «La Volpara si potrà depotenziare quando si realizzerà il 50% di raccolta differenziata in città, quota che si può fare anche senza la nuova Scarpino, senza il porta a porta e con solo 4 isole ecologiche invece di 6. Si poteva farlo anche prima, noi come amministrazione e voi tutti come cittadini».

    I dubbi dei cittadini

    volparaTutti contenti, dunque? Non proprio. Innanzitutto perché ancora per un anno i mezzi di Amiu continueranno a sostare nella zona della Gavette vicino ai giardini pubblici. «Basterebbe – dicono i cittadini – che almeno posteggiassero al contrario, con la faccia del mezzo rivolta verso i giardini per limitare un minimo i cattivi odori». E poi perché l’operazione ha un po’ il sapore di campagna elettorale: «Se è vero che verrà liberato un spiazzo importante e che, successivamente, i parcheggi delle Gavette saranno restituiti alla città – proseguono gli abitanti – è anche vero che l’inceneritore non è più in funzione da anni e ambientalmente non causa più alcun problema. Certo, si libera visivamente una porzione ma è sul retro della strada mentre risulta molto più impattante tutto quello che sta davanti». Infine, qualcuno alza anche lo spauracchio dello spreco di denaro. «Anni fa – ricordano in Valbisagno – la Regione Liguria aveva già previsto lo stanziamento di fondi per questa operazione. Poi non se ne fece nulla perché l’impatto visibilmente peggiore è quello delle strutture che si affacciano sulla strada. Ma che fine hanno fatto quei soldi?».

  • Palazzo Ducale presenta la stagione 2016/2017 e si conferma come motore culturale di Genova

    Palazzo Ducale presenta la stagione 2016/2017 e si conferma come motore culturale di Genova

    palazzo-ducale-d2-300x200 500 mila presenze nel 2016 e un bilancio chiuso in pareggio dal 2009 a oggi. E’ con questi dati positivi che Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura apre la nuova stagione 2016/2017.
    Per il 2017 è in programma un lunghissimo cartellone fitto di eventi; arte e cultura si esprimeranno sotto ogni forma. Mostre, esposizioni fotografiche e convegni animeranno le sale di Palazzo Ducale tutto il 2017. «La Fondazione Palazzo Ducale – dice il Sindaco, Marco Doria – si conferma un’eccellenza che ci contraddistingue e che ha contribuito a trasformare Genova in una città sempre più internazionale e cosmopolita».

    Quest’anno oltre 300 mila visitatori paganti hanno aderito alle manifestazioni artistiche e culturali di Palazzo Ducale, e tra questi si contano moltissimi stranieri. “Ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno reso possibili tutto questo», dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova Carla Sibilla. I ringraziamenti arrivano anche dalla Regione, Ilaria Cavo, assessore regionale alla cultura sottolinea l’importanza che ha e ha avuto Palazzo Ducale nella diffusione della cultura sul territorio. «Sono moltissimi gli eventi in programma per la prossima stagione – dice Cavo – molto importanti sono gli incontri dedicati ai bambini, pensati per avvicinare i più piccoli alla cultura, elemento che gioca un ruolo fondamentale nella formazione».

    Il programma

    Un alternarsi di esposizioni, per un totale di 500 eventi. La stagione è già partita il 14 settembre con l’inaugurazione dell’esposizione fotografica Helmut Newton, 200 scatti in bianco e nero che inquadrano un’unica protagonista: la figura della donna. Attesa la mostra di Andy Warhol dal 21 ottobre al 26 febbraio, quella di Elliot Erwitt dal 10 febbraio al 21 maggio e quella di Modigliani dal 15 marzo al 16 luglio. In programma anche dibattiti sulla religione e la cultura con “Jihad, Islam, Europa” che si terranno il 13, 17, 26 ottobre e il 2 novembre. Si parlerà di “Religione e sessualità” dal 16 gennaio al 20 febbraio, e ancora “Che cosa significa Occidente?”. Tutte le parole, e con esse le cose e i concetti che indicano, cambiano significato a seconda delle epoche storiche in cui le si considerino, se ne discuterà dal 23 settembre al 2 ottobre.

    ducaleCi saranno poi i grandi incontri con Francesco De Gregori il 29 settembre, Steve McCurry il 21 ottobre e Sebastiano Salgado che riceverà il premio Internazionale Primo Levi il prossimo 27 novembre. Non mancherà l’appuntamento con “Genova Film Festival”, quest’anno in edizione autunnale e quello con “La Storia in Piazza”, giunta all’ottava edizione che affronterà il tema  degli “Imperi”, dai più antichi a quelli contemporanei. Altri incontri per parlare di architettura, filosofia, sociologia, psicologia e geopolitica con il “Chi comanda il mondo?” dal 3 al 5 marzo 2017.
    Questi sono solo alcuni degli appuntamenti in programma per il 2016/2017; oltre a mezzo migliaio di eventi che renderanno la stagione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura un festival della durata di un anno.

    I risultati raggiunti da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

    «Del viaggio che abbiamo compiuto in questi anni – dice il presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Luca Borzani – possiamo dire con orgoglio che rimarrà una traccia positiva». I risultati ci sono e contano anche grandi numeri, 2 milioni 600 mila sono i visitatori degli ultimi cinque anni, di cui un milione 351 mila paganti e il bilancio in pareggio dal 2009 al 2016. Con risultati eccelsi il consiglio d’amministrazione in carica è pronto a concludere l’ultima stagione, a metà del 2017 verranno rinnovati gli incarichi nella fondazione, proprio in concomitanza con il cambio del ciclo amministrativo. Giusto in tempo?

    E.C.

     

  • Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    105-stadium-2Il 30 settembre scadono i termini per pagare la rata semestrale del mutuo, ma i soldi non ci sono; la General Production srl, la società che ha costruito e ha in concessione il palazzetto multifunzione della Fiumara, ospite in Commisione congiunta Bilancio e Promozione della Città, alza la voce e ricorda gli impegni della amministrazione, mettendo in chiaro i rischi di un ulteriore rifiuto: fine anzitempo della concessione, e costi di ammortamento a carico delle casse comunali. Dopo ore di discussione si trova la quadra, forse: Comune e azienda si metteranno intorno al tavolo per aggiornare le clausole del contratto, garantendo una maggior fruibilità da parte del ente pubblico del Palafiumara, in cambio del via libera alla proroga.

    I toni della seduta sono stati vivaci ma gli esiti rimangono incerti: sotto attacco la gestione di tutto l’affaire da parte della giunta, e forti critiche per la politica “sportiva” dell’amministrazione. Una città come Genova che soffre per la inadeguatezza delle strutture dedicate, ma che al contempo non è capace di essere attrattiva per i grandi eventi (sportivi ma anche di spettacolo), nonostante la pratica sportiva dei cittadini sia in aumento, stando alle ultime statistiche.

    Tutti contro la Giunta

    È lo stesso Ernesto De Filippis, amministratore di Generals Productions srl, a ricordarlo: «Il Coni non investe in Genova per i grandi eventi sportivi, e per gli eventi di spettacolo, come i concerti, spesso subiamo la concorrenza di altre location, come il Carlo Felice». Inoltre, quando il project fu pensato, si sperava che qualche squadra genovese «arrivasse nei campionati che contano, per quanto riguarda pallacanestro o pallavolo – sottolinea De Filippis – ma ciò non è avvenuto per cui non ospitiamo eventi fissi». Sono i rischi del business, gli viene fatto notare durante la seduta: «Se il Comune non rinnoverà la fidejussione, saremmo costretti a non saldare il mutuo, e interrompere la convenzione – ricorda l’amministratore – facendo ricadere le pendenze sull’amministrazione». Il tono di questa risposta non piace a molti consiglieri: le proteste per quello che sembra più una minaccia che una trattativa alzano un muro di proteste, per le quali tocca a Stefano Bernini mettere una pezza: «Questo tipo di progetti sono il frutto di politiche di qualche “mondo fa” – sottolinea il vicesindaco – oggi tutto è cambiato ma continuiamo a far fronte a queste eredità. Di tutte, però, questa oggi almeno è a costo zero». Particolarmente dure le critiche di Simone Farello, capogruppo del Partito Democratico, che accusa la giunta di approssimatezza nell’affrontare la questione, come molte altre «Non esiste una linea politica sullo sport – sottolinea – e la cosa allontana investimenti e risorse. Iren sponsorizza una squadra di pallanuoto torinese, quando in provincia abbiamo il meglio a livello europeo di questo disciplina». Stefano Anzalone, recentemente investito delle delega allo sport, più volte chiamato in causa, dribla il confronto, assentandosi più volte dall’aula.

    Chiarezza sui numeri

    Durante la seduta della Commissione, su sollecitazione dei consiglieri Boccaccio (M5s), Grillo (Pdl) e Baroni (Gruppo Misto), viene fatta un po’ di chiarezza sui i “numeri”, smentendo in parte quanto uscito sugli organi di stampa cittadini: è vero che dal 2017 non ci sarà più 105 come sponsor, ma  il canone annuale che General Productions incassa da Virgin è pari a 900 mila euro, in diminuzione rispetto all’oltre milione e 200 mila che veniva versato fino all’anno scorso; l’azienda concessionaria è alle prese con il rientro di due mutui, uno acceso all’inizio del progetto, di oltre 7 milioni di euro, e uno di circa 2 milioni per le ristrutturazioni del 2013. Solo sul primo però agisce la fidejussione del Comune di Genova: in caso di mancato pagamento, ad oggi sarebbero poco più che due milioni i debiti che la cassa pubblica perderebbe dalla cifra messa a garanzia, peraltro potendosi rivalere sulla GP nelle sedi opportune. Il danno economico per Tursi, se arrivasse lo stop definitivo alla fidejussione, quindi non sarebbe quello paventato da De Filippi sui giornali: sicuramente ci sarebbe un esborso e una altra gatta da pelare, ma nei fatti, in questa occasione è il Comune che sta dando una mano ad un privato, come lo stesso amministratore ricorda in conclusione del suo ultimo intervento: «Avevamo già calcolato di incassare il “sì” del Consiglio, ma se non arrivasse siamo in una brutta situazione, e il 30 settembre non riusciremo a pagare il Credito Sportivo. Per questo siamo disposti a metterci intorno ad un tavolo al fine di modificare alcune condizioni del contratto».

    Nei prossimi giorni, quindi, la delibera ritornerà in aula, tecnicamente uguale, ma con allegata la promessa di cambiare parte degli accordi a favore dell’ente pubblico; staremo a vedere, la cosa certa è che ancora una volta ci si deve confrontare con dei “mostri” gestionali del passato, senza avere i margini per predisporre scelte più virtuose per il futuro.

    Nicola Giordanella

     

  • Seppioline ripiene di verdure, gli ingredienti e la ricetta

    Seppioline ripiene di verdure, gli ingredienti e la ricetta

    Seppioline ripieneIngredienti

    1 kg di seppioline, 300 gr di fagiolini, 500 gr di pomodori, 1 ciuffetto di basilico, 1 uovo, 1 cipolla, vino bianco secco, 1 ciuffetto di timo, olio extravergine, sale, pepe

    Preparazione

    Mondate i fagiolini privandoli dell’estremità e del filo, lavateli e fateli cuocere in acqua bollente salata per 6-7 minuti; dopodichè scolateli e teneteli da parte.

    Quindi pulite le seppioline eliminando gli occhi, il becco e l’eventuale osso, evisceratele e separate la testa con i tentacoli dal sacco; lavate bene il tutto, tritando poi i tentacoli.

    Mondate i pomodori eliminando il piccioli, lavateli e asciugateli. In un a terrina riunite i tentacoli delle seppioline, i fagiolini sminuzzati, 2 foglie di basilico finemente tritate e metà dei pomodori a pezzetti. Legate il tutto con l’uovo, salate, pepate e mescolate bene.

    Riempite i sacchi delle seppioline con questa farcia, quindi fissate il bordo con uno stecchino di legno per evitare che il ripieno fuoriesca. Mondate la cipolla, tritatela e fatela appassire in una padella con 4 cucchiai di olio.

    Versate il condimento in una pirofila, disponetevi le seppioline, quindi bagnate il tutto con mezzo bicchiere di vino.

    Passate in forno a 180 gradi per 30 minuti, sfornate e completate il piatto con i pomodori rimasti e il timo lavato e sfogliato. Ripassate in forno e fate cuocere per altri 15 minuti, poi servite decorando con qualche fogliolina di basilico fresco.

  • Congresso eucaristico, che cosa resta a Genova della quattro giorni con i vescovi italiani

    Congresso eucaristico, che cosa resta a Genova della quattro giorni con i vescovi italiani

    congresso-eucaristico-chiesa-portoPer un credente con più dubbi che certezze partecipare alla messa del Congresso eucaristico che si è tenuto in questi giorni nella nostra città è stato un atto non solo di fede ma, soprattutto, di curiosità.

    Parcheggiate le moto, prescelte per muoversi nel prevedibile traffico, a debita distanza da Piazzale Kennedy io e alcuni miei amici abbiamo proseguito a piedi. Camminare al centro delle corsie di via Brigate Partigiane era una strana sensazione, che rievocava le grandi manifestazioni a cui partecipai in passato. Le camionette delle forze dell’ordine e la presenza costante di uniformi contribuivano a rendere l’atmosfera ancora più surreale, soprattutto per lo stridente accostamento alle musiche religiose lanciate dagli altoparlanti.

    All’ingresso del piazzale ancora polizia, ma passiamo senza che ci vengano controllati gli zaini; a stemperare ulteriormente la tensione, numerosi volontari in pettorine gialle e membri della protezione civile distribuiscono, con un sorriso, bottigliette d’acqua.

    congresso-eucaristico-processioneQuando arriviamo, nello spiazzo ci sono già molte persone che attendono pazienti oltre le transenne che conducono a quella navata a cielo aperto che è stata resa la piazza, con centinaia di file di sedie ben disposte e l’altare su un grande palco, in fondo. Sono presenti rappresentanti di tutta la realtà genovese, cittadini di tutte le etnie, esponenti dei militari e delle forze dell’ordine sotto il palco, rappresentanti degli alpini e dei cavalieri di Malta, scout, associazioni cattoliche e tanti altri. La presenza di carabinieri e polizia è massiccia, inquietante e rassicurante al tempo stesso. Coi tempi che corrono, non sono in pochi a ritenere che un simile evento possa essere a rischio. Maddalena, del reparto scout Genova XV, mi risponde senza esitazioni quando le chiedo se ha paura: «Si, assolutamente. Vedere i cecchini, le persone che ti controllano lo zaino [evidentemente controlli a campione dato che io e i miei amici ne siamo passati indenni, ndr]…». Altrettanto senza ombra di dubbio mi risponde alla domanda logicamente conseguente: allora perché sei venuta? «Perché non vedo il motivo per cui una paura latente debba fermare una cosa del genere».

    congresso-eucaristico-processioneStimolato dall’interessante risposta di questa giovane ragazza, decido di raccogliere ancora più pareri. Serena, altra ragazza genovese, ad esempio, non ha alcun timore: «No, non ho paura. Sono qui perché sono molto credente, ho partecipato anche alla Giornata mondiale della gioventù ma questa è un’esperienza molto diversa. Mi piacciono questi eventi in cui incontro molta gente che sente molto quello a cui partecipa; c’è molto raccoglimento». Nel mio girare mi imbatto in un gruppo di donne raccolte in preghiera con alcuni rosari in mano; noto che una si interrompe e mi guarda e colgo l’occasione, scusandomi per il disturbo, per sentire anche loro. È un gruppo di badanti ucraine che lavorano a Genova. «Abbiamo una chiesa qui, siamo cattoliche ma con rito bizantino. Quando eravamo sotto l’Unione Sovietica la nostra chiesa era perseguitata», mi spiega Marilia motivando la gioia di partecipare a un incontro simile. «Ora abbiamo la guerra e dobbiamo pregare per i nostri famigliari». Neanche loro hanno paura, come mi rispondono in coro: «Siamo con Dio». Forse questa è la vera bellezza di simili eventi, incontrare tante persone e le loro storie che si intrecciano per qualcosa in cui credono. «È bello perché è incontrarsi, conoscersi, è un’occasione di comunione» mi conferma Andrea, che sta facendo il volontario.

    Prima che inizi la funzione faccio appena in tempo a sentire ancora un gruppetto di donne, dai tratti orientali: «Siamo filippine, viviamo qui a Genova. Sono orgogliosa di essere qui, è la prima volta che partecipo a questo evento…». Chiedo anche ad Avelina, la portavoce di questo gruppetto, se ha paura: «Non ho paura, siamo con Dio. Poi se è il tuo destino, anche a casa…», lascia in sospeso la frase con un sorriso a metà tra il divertito e il sornione.

    congresso-eucaristico-chiesa-portoInizia la celebrazione, prendiamo posto. Le voci di 700 cantori della diocesi e la musica dell’orchestra incorniciano magistralmente la Messa, amplificati da un impianto audio da far impallidire un concerto. «Si sente la passione dell’ecclesia genovese per l’antico» mi sussurra un amico, sorridendo al primo canto gregoriano. Quattro maxischermi consentono anche a chi è lontano dal palco di osservare ogni ritualità della funzione. La protezione civile continua a distribuire acqua tra le file di sedie, ma il tempo è clemente, il sole mitigato dalla brezza marina; con grande sollievo, molto probabilmente, soprattutto dei due carabinieri che per tutta la messa montano ligia e immobile guardia all’altare in uniforme da cerimonia.
    L’omelia di Bagnasco è “raffinata”, elaborata nella forma, non proprio accessibile a tutti e non così facilmente traducibile nella concretezza dei problemi quotidiani. Ma, il cardinale non manca di riservare un pensiero e una preghiera a disoccupati, migranti, giovani, famiglie, consacrati, laici, politici e, naturalmente, ai terremotati del centro Italia. Toccante è soprattutto il momento di silenzio immediatamente seguente alla predica; l’intero piazzale è muto, tanto che si sente il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli della Foce, a centinaia di metri dal mio posto.

    La messa prosegue, con l’unico intoppo di una troppo anticipata conclusione (tempi televisivi?) che fa sì che molti fedeli siano ancora in coda per ricevere la comunione quando è già in atto la benedizione finale. Lasciamo in ordine e senza ressa il piazzale. Riesco a sentire ancora un gruppo di giovani dell’azione cattolica della chiesa del Sacro Cuore di Genova. «È una bella esperienza per la città, vedere così tanta gente a questi eventi» mi dice Emanuele, un adolescente. Alla fatidica domanda sorride un po’ incerto: «Un po’ di ansia c’è, ma a un certo punto ti fidiaggiunge divertito- anche di una protezione dall’alto».

  • Delibere comunali di iniziativa popolare, dopo lo stop il Comune corre ai ripari

    Delibere comunali di iniziativa popolare, dopo lo stop il Comune corre ai ripari

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Dopo il respingimento delle tre proposte di delibere di iniziativa popolare, motivato dalla mancanza del regolamento preposto, l’assemblea consigliare del Comune di Genova prova a rimediare colmando il vuoto normativo che dura da circa sedici anni. L’accelerazione arriva grazie alla Conferenza dei Capigruppo del Consiglio Comunale, che in concomitanza con l’annuncio del “diniego”, prova a mettere una pezza, chiedendo al presidente del Consiglio Comunale, Giorgio Guarello, di redarre un testo di base per partire con i lavori i commissione.

    «Dopo la richiesta dei capigruppo – spiega Guerello, uno dei veterani della Sala Rossa, in cui è presente dal 1993, oggi al terzo mandato come presidente dell’assemblea – ho preparato subito un testo, potenzialmente già “funzionante”, e l’ho sottoposto alla Commissione Affari Istituzionali per la discussione». Una discussione che però ha portato alla luce molti punti di disaccordo tra i diversi consiglieri e le diverse aree politiche, tanto che saranno necessarie altre riunioni per mettere a punto un testo da portare in consiglio per l’eventuale approvazione.

    Criticità normativa

    Diversi i punti ancora da chiarire; il primo dubbio sorto durante i lavori della commissione, è legato alla forma da dare alla nuova materia: non è ancora chiaro se si dovrà andare a modificare direttamente lo Statuto del Comune di Genova, che già prevede le proposte di delibera di iniziativa popolare, senza però regolamentarle, oppure creare un regolamento a parte, da integrare nel corpus normativo dell’ente pubblico. Entrando nel merito delle norme, l’aula si è divisa sulla possibilità da parte del Consiglio Comunale (in aula o in commissione) di poter emendare e modificare in qualche modo le proposte. Tra i fautori di questa possibilità, il consigliere Simone Farello, del Partito Democratico, che ha ricordato come «Questa modalità di iniziativa popolare si affianca e non sostituisce il Consiglio Comunale, che è un organo democratico, e deve mantenere le proprie prerogative». Contrari invece i consiglieri del Movimento 5 Stelle, di Federezione della Sinistra e alcuni consiglieri del Gruppo Misto, secondo i quali, invece, le proposte popolari dovrebbero essere messe in discussione così come presentate dai cittadini. Su questo tema si agganciano le richieste per inserire una norma per la decadenza delle proposte una volta che il consiglio abbia deliberato, nel frattempo, in materia, un po’ come succede a livello nazionale con i referendum. Altri nodi riguardano le tempistiche per la raccolta delle due mila firme necessarie, e per le modalità di istruttoria.

    Recuperare il tempo perduto

    Una delle questioni maggiormente discusse è sul come poter recuperare i quesiti presentati ad inizio estate, cosa che ha visto un consenso bipartisan: «Questa accelerazione è dovuta proprio dalla presentazione di queste tre proposte – spiega Guerello – che sono state le prime in questi sedici anni. Ora dobbiamo trovare un modo per poterle portare in aula e discuterle». In altre parole, la materia non è mai stata regolamentata perché non sono mai stata avanzate proposte di iniziativa popolare: come dire che la buca non è mai stato coperta, perché nessuno fino ad oggi vi era caduto dentro.

    Con oltre tre lustri di ritardo, quindi, l’organo rappresentativo per eccellenza del Comune di Genova prova a rimediare ad una falla abbastanza grossolana. I tre quesiti respinti saranno recuperati in qualche modo, probabilmente con una norma transitoria. Dopo la prima discussione in commissione, i capigruppo si sono impegnati a appianare le divergenze per poter portare in aula un testo il prima possibile. Meglio tardi che mai.

  • Pegli, Villa Durazzo Pallavicini riapre al pubblico dopo il restauro

    Pegli, Villa Durazzo Pallavicini riapre al pubblico dopo il restauro

    villa durazzo pallaviciniA partire dal 23 settembre Villa Durazzo Pallavicini, a Pegli, riapre al pubblico: una data non casuale, che coincide con il 170° anniversario dell’inaugurazione avvenuta il 23 settembre 1846, quella scelta dal Comune per restituire ai genovesi la dimora del marchese Ignazio Pallavicini dopo tre anni di chiusura per i lavori di restauro. In questo periodo sono stati restituiti alla loro bellezza originaria il tempio di Flora, il castello e il mausoleo del Capitano, l’obelisco egizio, la tribuna gotica, il ponte romano, il chiosco turco e la pagoda cinese.

    Oggetto degli interventi, per uno stanziamento complessivo superiore ai quattro milioni di euro, è stata in particolare tutta la parte alta del giardino con la ricomposizione delle scenografie vegetali, dei percorsi e dei muri, alle opere di ingegneria naturalistica e al riassetto di tutti gli impianti idrici. Lavori grazie ai quali è stato nuovamente reso fruibile il percorso ideato da Michele Canzio, architetto, scultore, decoratore e scenografo genovese. Impagabile la vista che, dal Castello del Capitano, permette una panoramica di 360 gradi sull’arco appenninico, il promontorio di Portofino e la Riviera di Ponente fino a Capo Noli.

    Orari di apertura
    Dal 1 aprile al 30 settembre da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 19, ultimo ingresso ore 17, giorno di chiusura lunedì, salvo ponti o festività.
    Dal 1 ottobre al 1 novembre da martedì a domenica dalle 9.30 alle 18, ultimo ingresso ore 16.
    Dal 2 novembre al 31 marzo tutti i fine settimana dalle 10 alle 17, ultimo ingresso ore 15, escluso Natale e Capodanno. Garantito l’ingresso in settimana per i gruppi prenotati.

    Info: www.villadurazzopallavicini.it – cel. 393.8830842

  • Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    img_0086Il primo bando redatto dall’Università degli Studi di Genova scadrà il 21 settembre, e i ragazzi del Laboratorio Buridda hanno presentato la loro offerta; e lo hanno fatto con il loro stile, portando sotto il rettorato i loro talenti, simbolicamente racchiusi in un forziere stipato di monete (ovviamente “griffate” con l’inconfondibile polpo del Buridda). «Quello che abbiamo da offrire – spiegano i ragazzi – sono le nostre conoscenze e i nostri lavori di ricerca e studio, portati avanti nei laboratori e negli spazi autogestiti che da sempre il Laboratorio Buridda porta avanti, in totale apertura con la città».

    Il simbolico flash mob è in tema “Medioevo”: lancieri, contadini, un tamburino, il forziere scortato da due soldati armati di alabarde, e ovviamente un araldo che, dopo aver percorso via Balbi, davanti alla sede dell’ateneo declama il manifesto di questa iniziativa: «Tu che fosti alma mater da tempo sei devenuta ancilla pecunia, che per trenta denari scambi la tua natura di formatrice al peggior offerente che sia a favor di mercanti o di sette religiose da ogni dove». Questo un passaggio del proclama, che fa riferimento alle voci di corridoio secondo le quali uno dei probabili acquirenti potrebbe essere la chiesa mormonica. Da qui l’idea della ambientazione medievale: la vendita di spazi destinati allo studio, alla ricerca, alla cultura, destinati ad ospitare un tempio religioso; un abbinamento, quello tra conoscenza e religione, che «non può non ricordare i tempi bui del Medioevo», sottolineano i ragazzi del Buridda.

    Un’occasione, inoltre, per ricordare la vicenda legata alla vecchia sede del Buridda, quella di via Bertani, che dopo lo sgombero, voluto e messo in atto per poter vendere quell’edificio, giace in realtà in abbandono, vuoto e senza acquirenti. «O Populo che non favelli, strillo anco a te senza exclusione: che tu sia de lo vecchio mundo o che tu giunga da oltre le colonne d’Ercole, posso tu praticar la libertà di cogitar nello Laboratorio Libero de la Buridda. Non piegheremo lo nostro capo a la causa de lo Lucro, come da illo tempore fecit la ormai trapassata istituzione accademica genovese». Questo l’appello alla città lanciato dagli autonomi.

    «Ci sentiamo particolarmente colpiti da una istituzione come quella universitaria – spiegano i ragazzi – che nei fatti si è oramai sottomessa alla regioni del profitto, come altre istituzioni pubbliche». Ad oggi, infatti, alla vendita dell’edificio di corso Monte Grappa non è stata trovata una alternativa, e il rischio, come è noto, è quello di veder togliere gli spazi ai laboratori del Buridda: medioevo o no, lo sgombero sicuramente sarebbe un passo indietro per una città sempre più schiacciata dalle morse di una crisi che, purtroppo, non è solo economica.

    Nicola Giordanella

  • Mayela Barragan e il legame profondo tra Liguria e America Latina

    Mayela Barragan e il legame profondo tra Liguria e America Latina

    mayela-barraganLa poetessa cilena Gabriela Mistral, prima donna latinoamericana vincitrice di un premio Nobel per la letteratura, ha vissuto molti anni a Rapallo. Uno dei più grandi calciatori dell’Uruguay, Juan Alberto Schiaffino, fra gli “eroi” della leggendaria finale Uruguay-Brasile del campionato mondiale 1950, era originario di Camogli. Nell’isola nota come la più lontana del mondo dalla terraferma, Tristan da Cuñha, (appartenente al territorio britannico d’Oltremare di Sant’Elena, ma scoperta da navigatori portoghesi) alcuni fra i cognomi più diffusi sono di origine ligure. Nella toponomastica delle città liguri non mancano riferimenti all’America Latina, dai giardini Simon Bolivar a Corso Valparaiso. Molti abitanti di oggi hanno almeno un lontano ascendente emigrato in uno dei paesi latinoamericani, ed alcuni dei nuovi genovesi immigrati sono nati in Perù, Argentina, Ecuador, Venezuela…..ma da genitori di origine ligure. Sono solo alcuni degli esempi che ci raccontano come la relazione tra il territorio genovese e molte terre lontane, rafforzata dai flussi migratori degli ultimi decenni, sia in realtà molto più profonda e radicata di quanto comunemente si pensi, in particolare con i paesi latinoamericani.

    Mayela Barragan, giornalista e scrittrice di origine venezuelana laureata in Comunicazione sociale in Italia dal 1989, nei suoi articoli e nelle sue interviste si è specializzata proprio nel racconto approfondito dei legami linguistici e culturali fra la Liguria e l’America Latina. Per farlo ha scelto il periodismo (giornalismo in lingua spagnola) narrativo, un genere di scrittura poco conosciuto in Italia, ma molto apprezzato nei paesi sudamericani dove ad esso sono dedicati corsi universitari, saggi, testi di approfondimento e testate specializzate. Nel periodismo narrativo si raccontano i fatti, ma con l’approccio narrativo e lo stile della scrittura letteraria: è una forma di giornalismo particolarmente adatta all’approfondimento. Applicato al racconto e all’analisi delle migrazioni, il periodismo narrativo appare un’efficace sintesi tra il giornalismo dei media multiculturali rivolti alle comunità linguistiche di origine straniera e la letteratura della migrazione di fiction. Lo stile narrativo potrebbe essere un’occasione per parlare di migrazioni in modo approfondito interessando un pubblico più vasto che non sia semplicemente quello di studiosi e addetti ai lavori. In Italia, molti giornalisti scrivono con uno stile di alta qualità “letteraria”. Alcuni, si pensi ad esempio a Tiziano Terzani, hanno trovato nella loro opera una sintesi felicissima tra la documentazione dei fatti e la qualità del linguaggio e della narrazione. Nel complesso non si può dire però che esista una vera e propria cultura del periodismo narrativo.

    Attraverso lo sguardo di Mayela abbiamo l’occasione di conoscere le relazioni, talora sorprendenti, di Genova e della Liguria con le terre dell’America Latina.

    Ci puoi raccontare come nascono le tue “storie di Liguria” che realizzi per le testate latinoamericane in lingua spagnola?
    «Attualmente sto collaborando con due riviste online Letralia e Fronterad, una latinoamericana, l’altra spagnola. Negli ultimi anni mi sono interessata al periodismo narrativo, un genere di giornalismo di approfondimento molto interessante che racconta la realtà con il linguaggio e lo stile della letteratura, poco noto in Italia, ma molto diffuso in America Latina. Da sempre io sono interessata anche agli aspetti letterari e stilistici della scrittura giornalistica. In questi ultimi anni mi sono documentata, ho studiato i principali testi sul periodismo narrativo e ora sto applicando questo genere nelle mie interviste per Letralia e Fronterad».

    «La Liguria è una terra di mare e, per questo, ha profondi legami con le terre lontane. Nelle mie interviste, voglio cercare le tracce di questi legami che sono rimaste sul territorio ligure. Ogni volta parto da un elemento di attualità, che mi permetta di collegarmi alla storia che voglio raccontare. Qualche anno fa ho intervistato il giardiniere di Italo Calvino, Libereso Gugliemi: nella sua esperienza ho trovato un collegamento con il Messico, perché lui è forse l’unico italiano capace di ricavare l’aguamiel dall’agave (nota: bevanda ricavata dal succo della pianta), una cosa che solo i messicani sanno fare. In un altro articolo recente ho fatto conoscere due borghi della riviera ligure, Recco e Camogli. Chi avrebbe detto che nell’isola più lontana del mondo della terraferma, Tristan da Cuñha, fra i cognomi più diffusi ce ne siano due proprio di Recco e Camogli, Lavarello e Repetto? Per scriverlo ho intervistato Lilia Mariotti, esperta mondiale di fari, gli organizzatori del Festival della Marineria e il direttore del Museo Marinaro…e ho scoperto i legami profondi di Recco e Camogli con i paesi dell’America Latina, in particolare Argentina e Uruguay. Il periodismo narrativo richiede, oltre alle interviste e agli incontri, molto approfondimento e una lunga preparazione per ogni articolo. Per questo mi sono documentata sulla storia locale leggendo vari testi e libri».

    «Un’altra intervista è nata quasi per caso. Visitando una mostra a Rapallo sulla poetessa cilena Gabriela Mistral, allestita per celebrare i settanta anni dal premio Nobel per la letteratura, ho incontrato una signora che era la sua segretaria, Graziella Pendola, ho preso i suoi contatti, la ho intervistata e grazie al suo racconto ho avuto la fortuna di fare conoscere aspetti inediti della vita della famosa scrittrice cilena. Ora sto preparando un articolo sulla sopraelevata…come sempre, parto da un elemento di attualità, come la mostra o il Festival della Marineria, e poi mi metto a cercare e a raccontare le storie. Molte persone mi dicono che potrei propormi anche ai giornali locali, di recente però non posso dire di aver mai tentato».

    Hai invece delle esperienze di scrittura, narrativa o giornalistica, direttamente in lingua italiana?
    «In italiano ho pubblicato un racconto sull’antologia Le Nuove Lettere Persiane (Ediesse, 2011) assieme ad altri scrittori e giornalisti stranieri, diversi articoli sul sito realizzato dall’ong Cospe Prospettive Altre e uno nell’ambito del progetto Luoghi Comuni dell’Università di Genova. Si trattava di realizzare una guida topografica di Genova “alternativa” cercando di scrivere dei luoghi della città che ti ricordavano la tua terra, per gli autori stranieri, o che ti hanno aperto il cuore. Uno dei miei racconti è stato selezionato. E’ dedicato ai giardini di Quarto intitolati a Simon Bolivar (nota: generale e uomo politico considerato eroe nazionale in molti paesi latinoamericani). Questa guida alternativa è molto interessante…io ho letto il racconto di una ragazza che parlava di una piazzetta di Oregina e mi è venuta voglia di andarci. Nel 2008 ho curato il saggio Forma Perfetta, (Mondolibri, 2009) una guida di esercizi di ginnastica e fitness. La casa editrice cercava autori per aggiornare le sue guide sull’esercizio fisico, ho inviato un capitolo ed è stato accettato! Tutto questo l’ho scritto direttamente in italiano. Da alcuni anni collaboro con il Festival della Poesia per il quale mi sono occupata di tradurre in italiano opere di autori latinoamericani e venezuelani. Ho anche altre cose scritte in italiano, per ora sono nel cassetto ma sogno di poter pubblicare in lingua italiana anche un romanzo. Ne ho inviato uno molto corposo a una casa editrice in Venezuela, per ora non è stato pubblicato. Per l’Italia sono positiva, penso che ci siano possibilità: certo non avrà cosi tante pagine».

    Quali sono le altre tue esperienze di lavoro nel settore del giornalismo?
    «Come giornalista ho lavorato in passato per El Carrete, giornale cartaceo della comunità cilena di Milano che si proponeva di raccontare sogni, problemi e diritti degli ispanofoni presenti in Italia. Ho scritto inoltre per la testata spagnola Rebelión, per la quale mi sono occupata in particolare di ecologia e temi relativi alle condizioni delle donne. Viaggiando molto per motivi familiari ho avuto occasione di scrivere per il Corriere di Tunisi, primo giornale della Tunisia fondato da emigranti italiani partiti da Livorno alla fine dell’Ottocento. Attualmente collaboro con il giornale venezuelano La Nacion, che è la principale testata della mia città di origine. Ho sempre cercato di scrivere in modo da fare un po’ di giornalismo e un po’ di letteratura, di andare sempre oltre la notizia».

    Molti giornalisti di origine straniera, per scelta o per necessità, in Italia hanno svolto o svolgono anche attività diverse. Ci puoi raccontare le tue altre esperienze professionali in altri settori?
    «In Liguria, ho lavorato anche nella mediazione culturale e attualmente sono insegnante di spagnolo per adulti nella scuola alberghiera di Lavagna. Dall’anno scorso anch’io faccio parte del progetto Migrantour, nato cinque anni fa a Torino e che si svolge in alcune città italiane e europee. Qua lavoriamo sia con le scuole che con gli adulti. Dobbiamo preparare degli itinerari e io ne ho messo a punto uno che sia chiama Moliendo café. Genova come città di mare e porto è da sempre uno snodo cruciale per il commercio del caffè. Il Venezuela è stato prima di essere superato da Brasile e Colombia, uno dei principali produttori di caffè, grazie anche al lavoro dei migranti italiani e di molti liguri. Preparando questo percorso, in un negozio del centro storico, ho scoperto che una nota marca di caffè spagnolo era prodotta a Manesseno. Genova è sempre stata importantissima per il caffè».

    Andrea Macciò

  • Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    pra-basilico-mortaioLa Terra del Basilico. Questa l’iscrizione che campeggia sul mortaio di granito posto al centro della nuova rotatoria che si incontra sull’aurelia entrando a Pra’, provenendo da Voltri. C’è anche un grande pestello e un cespuglio di basilico: l’amministrazione comunale prova a dare una nuova veste all’identità del borgo di ponente, ma la riqualificazione non è ancora terminata e i problemi che vessano i cittadini sono ancora molti.

    La storia del lungo mare praese è lunga e complicata: da sempre coricata sul mare, Pra’ e la sua lunga spiaggia è stata per secoli destinazione balneare di molti genovesi e non solo. Negli anni 60, però, il porto di Genova entra in crisi, dovendo fare i conti con la strettezza degli spazi, zavorra insormontabile per la competitività nel mercato del commercio navale: la decisione, quindi, di allargare a ponente la zona portuale, per rilanciare il capoluogo ligure nella corsa internazionale della movimentazione dei container. I lavori partono sul finire del decennio, e sono costellati di ritardi e criticità: si riempie il mare, cancellando spiagge, stabilimenti, scogli e l’identità del borgo. La prima nave ad attraccare alle banchine del nuovo bacino arriva solo nel 1994, dopo quasi trent’anni di cantieri. Le polemiche non si fermano: le infrastrutture nascono già vecchie, con due soli binari di ingresso e uscita, uno svincolo autostradale inadeguato ai numeri, una diga troppo vicina che impedisce alla navi più grandi manovre fluide con un fondale tutto sommato basso per gli standard internazionali.

    Oggi è in corso una riqualificazione del lungo mare, iniziata già da qualche anno: un nuovo parco e una nuova viabilità per dare respiro al quartiere. «A breve incominceranno i lavori per la costruzione di nuovi impianti sportivi – rileva il presidente del Municipio VII, Mauro Avvenenteche completeranno la parte di levante. Oggi, con l’inaugurazione di questo monumento al basilico si avvera un sogno, cioè quello di dare lustro ad una eccellenza del territorio». L’unica rimasta. Anche l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Genova, Giovanni Crivello, ricorda come questa riqualificazione non sia terminata: «Oggi abbiamo fatto solo un piccolo passaggio, frutto di un percorso comunque non facile, che sarà terminato nei prossimi mesi»

    rio-branega-pra'Tra passato e presente

    La cerimonia di presentazione alla città di questi nuovi manufatti è completata da un piccolo rinfresco, ovviamente a base di pesto e focaccia; ma non tutti sono contenti. Alcuni cittadini presenti riferiscono come i rumori del porto siano insopportabili, soprattutto di notte, e come l’aria sia spesso appesantita dagli scarichi delle navi e dei mezzi pesanti: «Ricordo quando la brezza del mare profumava casa mia, quando aprivo le finestre di casa – racconta Maria, praese doc, che risiede da sempre in un appartamento “sul mare” – oggi non possiamo stare con le finestre aperte. Mio marito lavorava in uno stabilimento balneare, oggi mio nipote è disoccupato». A pochi metri dalla rotatoria del mortaio, un’aiuola spartitraffico è dedicata allo Scoglio dell’Oca, pittoresco masso che caratterizzava il litorale, ancora nel cuore di molti, nonostante sia stato “affogato” nel cemento: finito il brindisi, alcune signore si radunano attorno alla bacheca che racconta questa storia e ricordano di quando si poteva stare in spiaggia fino a tardi, e dei tuffi che i bambini facevano da quella pietra. Di quella Pra’ non è rimasto nulla.

    Un bilancio difficile

    Oggi è difficile fare i conti: il grande Porto di Pra’ ha sicuramente permesso lo sviluppo dell’economia cittadina, ma non tutto ciò che il porto “produce” ricade sul territorio, tanto meno nei quartieri più periferici. Oggi si discute di allargare ancora le strutture portuali genovesi, ma guardando “a terra” si vede un territorio fragile e in pericolo: a pochi metri dal parco Dapelo il rio Branega è una selva, come il rio San Pietro, pronto a gonfiarsi d’acqua con le piogge autunnali. La riqualificazione non riporterà il mare a lambire le case di Pra’, ma è comunque necessaria e, anzi, doverosa: la strada, però, è ancora lunga, e sicuramente un mortaio di pietra non può bastare.

  • Teatro Archivolto, 30 anni di storia e la nuova stagione

    Teatro Archivolto, 30 anni di storia e la nuova stagione

    immagine-festa-16-settSono 38 i titoli in cartellone e 30 gli anni che a breve compirà. E’ così che il Teatro dell’Archivolto comincia la stagione 2016/2017.
    Un anno ricco di eventi, oltre agli spettacoli serali si aggiungono le rassegne di teatro ragazzi dedicate alle famiglie e alle scuole, incontri, laboratori e progetti speciali.

    Il primo appuntamento è fissato per venerdì 16 settembre, alle 19 nella sala Gustavo Modena, una grande festa aperta al pubblico. Un brindisi collettivo targato #archivolto30 seguito da spettacoli affidati a Ugo Dighero, Maurizio Lastrico, gli ZenaSwingers e l’Orchestra Filarmonica di Sampierdarena.
    Si continua con i festeggiamenti per il traguardo degli “enta”. Venerdì 30 settembre alle ore 17.45 verrà allestita una tavola rotonda presso la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova per parlare della relazione tra storia culturale della città e Archivolto.

    A ottobre altri appuntamenti per celebrare il compleanno, venerdì 7, 14 e 21 sono in programma tre eventi denominati “30 anni di Archivolto – la Festa”. Sul palco un alternarsi di reading, performance, musica insieme a Daniel Pennac, Stefano Benni, Michele Serra. Non mancheranno gli artisti che hanno accompagnato l’Archivolto nel suo percorso artistico, da Claudio Bisio ad Ambra Angiolini, da Carla Signoris a Giorgio Scaramuzzino, da Marina Massironi a Mauro Pirovano, da Marcello Cesena a Valentina Lodovini, e poi Rosanna Naddeo, Simonetta Guarino, David Riondino, Elena Dragonetti, Angela Finocchiaro, gli Gnu Quartet, Eugenio Allegri.

    Per ripercorrere e ricordare questi trent’anni di storia del teatro ci sarà anche una rassegna video, in collaborazione con Circuito Cinema Genova. Giovedì 6, 13 e 20 ottobre verranno proiettati, al cinema Sivori, 8 titoli; dagli spettacoli di fine anni Ottanta a quelli più recenti come “Monsieur Malaussène” (1997) o la “Buona Novella” (2000), dedicato a De André.
    A fine ottobre parte la stagione, si alterneranno spettacoli di produzione e ospiti, un mix di comicità d’autore, teatro civile, nuova drammaturgia, musica e danza, che è un po’ il marchio di fabbrica delle stagioni ospitate nella sala Gustavo Modena e nella Sala Mercato.

    Oltre al cartellone

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    Come nella stagione passata l’Archivolto coinvolge e appassiona un pubblico eterogeneo. Non propone solo spettacoli serali, ma moltissime attività per grandi e piccoli. Riparte a novembre, dopo il successo dell’anno passato, la rassegna “Jazz’n’Breakfast”, colazione e concerto in teatro la domenica mattina, a cura di Rodolfo Cervetto. Il 20 novembre saliranno sul palco Alberto Malnati e la Buddy Bolden Legacy Band; l’11 dicembre ci saranno le cantanti Simona Briozzo, Maria Grazia Scarzella e Sara Basso per il Concerto natalizio; il 29 gennaio suonerà il trio Rodolfo Cervetto, Dino Cerruti e Loris Tarantino il; e chiuderà la rassegna la cantante Simona Bondanza accompagnata dal pianista Dado Moroni il 5 febbraio.

    Le iniziative non finiscono qui, a novembre anche quest’anno ci sarà la rassegna per le famiglieSabato a teatro” con una divertente novità, la possibilità per i bambini di festeggiare il compleanno a teatro con i propri amici. Un altro appuntamento fuori cartellone è “Archivolto per la scuola”, un susseguirsi di spettacoli per i più piccini. Tra questi, il 2 dicembre, “Father and son”. Dal Gustavo Modena verrà trasmesso il video dello spettacolo con Claudio Bisio in simultanea nei cinema di tutta Italia; seguirà in diretta un dibattito con gli studenti.

    Un po’ di storia

    Nasce nel 1986, il Teatro dell’Archivolto, diretto da Pina Rando e Giorgio Gallione. La prosa e il teatro per ragazzi con indirizzo artistico, drammaturgico e stilistico assolutamente originale, sono i suoi cavalli di battaglia. Un teatro che mira all’inseguimento di nuovi territori e nuove forme di espressione la cui ispirazione può essere di volta in volta la letteratura o la musica, il cinema o il fumetto, sempre e comunque nella direzione del nuovo, dell’inconsueto e dell’inedito, con l’intento di proporre un teatro d’arte contemporaneo.
    In questi trent’anni il Teatro dell’Archivolto ha vinto diversi premi tra cui il Biglietto d’oro; è stato in tournée in tutta Italia, ospite dei principali teatri italiani e di festival prestigiosi. Sono circa 150.000 all’anno gli spettatori che moltiplicati idealmente per 30, raggiungerebbero 4 milioni e mezzo.

    Elisabetta Cantalini