Mese: Settembre 2016

  • Garante dei diritti dei detenuti, la legge arriva in Consiglio Regionale

    Garante dei diritti dei detenuti, la legge arriva in Consiglio Regionale

    consiglioregionaleLIGURIA_01Al Consiglio Regionale si sta lavorando da qualche mese a una proposta di legge, ora passata in commissione, per istituire nella nostra regione il garante dei detenuti. Si tratta di una figura istituzionale poco nota ma già presente in molte regioni d’Italia (come si evince dal sito del Ministero della Giustizia): un professionista dei diritti dei detenuti e delle realtà carcerarie eletto dagli organi politici della regione e che si occupa di monitorare la condizione carceraria sul territorio e denunciare alle autorità eventuali situazioni di violazioni dei diritti delle persone private della libertà, oltre che collaborare ad elaborare meccanismi di reinserimento sociale.

    Il ruolo del Garante

    Una figura che, come ci spiega il professore Franco Della Casa, docente di Diritto Penitenziario alla facoltà di Giurisprudenza, andrà a intrecciarsi con il magistrato di sorveglianza (membro della magistratura preposto a vigilare che la detenzione sia eseguita secondo le previsioni e le garanzie previste da legge) senza però che le due figure si sovrappongano: «Il garante funziona secondo schemi e tecniche di intervento diverse dal magistrato di sorveglianza; queste due figure non solo non entrano in conflitto, ma neppure in concorrenza tra loro. Il garante regionale avrà poteri autoritativi meno incisivi del magistrato di sorveglianza, non potrà ad esempio dare ordini all’amministrazione; però potrà attivare i suoi canali, portare a conoscenza degli organi politici interessati le lacune che ritrova e anche, quindi, essere un paio di occhi ulteriore per il magistrato di sorveglianza»; che oltretutto, come ci ricorda il professore, nella nostra regione è tenuto a vigilare su parecchi istituti penitenziari, la giurisdizione del magistrato di sorveglianza di Genova va dalla casa circondariale di Sanremo fino a quella di La Spezia: un compito non facile e importante, per svolgere il quale un aiuto in più è senza dubbio utile.

    Ad oggi solo tre regioni italiane non si sono ancora dotate di questa figura, prevista da una legge del 2013: Calabria, Basilicata e Liguria, appunto. Nella nostra regione, in realtà, quella del garante dei diritti dei detenuti è una storia che inizia molti anni fa, ma per molto tempo (circa 8 anni) il disegno di legge per istituirlo è rimasto fermo in qualche cassetto del Consiglio Regionale, sebbene l’emergenza carceraria sia un problema attualissimo non solo nel nostro paese ma anche nella nostra regione; ad esempio, ci ricorda il professor Della Casa, «In Liguria non c’è nessun istituto penale minorile, di talché i minori liguri che vengono privati della libertà personale sono di solito appoggiati sul Beccaria di Milano, con conseguenze non da poco per quanto riguarda i contatti con le famiglie di origine e il territorio. Inoltre non è stato ancora aperta una Rems, (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) nonostante avrebbero già dovuto essere istituite dopo che nel 2015 sono stati definitivamente chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Si tratta di persone non ancora pronte per essere gestite nella società e allora ci vuole una struttura contenitiva che non deve ricalcare né il carcere né i vecchi Opg, infatti, la legge prevede che siano istituzioni completamente “sanitarizzate”. Ecco la Liguria non ne ha ancora una struttura di questo tipo».

    carcere-marassiL’iter della legge

    Eppure, a fronte di queste e molte altre criticità, la Liguria non si è ancora dotata di un garante dei detenuti. Per questo abbiamo intervistato il Consigliere Regionale Gianni Pastorino di Rete a Sinistra, uno dei fautori della ripresa di questo tema finito nel dimenticatoio, che ha presentato un disegno di legge sul punto appena tre giorni dopo una proposta analoga del PD.

    Consigliere, la nuova proposta di legge ricalca molto quella del PD, avete dialogato coi democratici sul punto o correte da soli voi di Rete a Sinistra? 

    Mi permetto di dire che il nostro testo non è esattamente come quello del PD, c’è una differenza sostanziale dal punto di vista normativo: loro parlavano ancora di Opg, noi parlavamo già delle nuove figure di strutture sanitarie, il nostro era un testo più aggiornato. Poi siamo arrivati a un testo unico condiviso che è questo che ora è in aula: i 3/5 del Consiglio Regionale per eleggere il garante, e un’indennità pari alla metà di quella di un consigliere regionale.

    La situazione attuale nelle carceri liguri è così preoccupante da richiedere un intervento simile? 

    Beh l’ultima visita che ho fatto a Marassi mi ha mostrato che, per quanto ci sia da parte dell’attuale direttore sicuramente una gestione positiva, è una situazione di grande difficoltà dal punto di vista della struttura, fatiscente e sovraffollata: a fronte di 552 posti disponibili sono 670 le presenze, circa un 22-23% di sovraccarico, moltissima promiscuità dal punto di vista delle etnie e una considerevole presenza sia di psichici che di malati.

    In concreto quindi il garante come e quanto potrà migliorare le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri liguri?

    Intanto definiamo la figura del garante: non è una figura della magistratura e collabora con tutti gli organismi, sia della magistratura ordinaria, quindi il magistrato di sorveglianza in primis, sia naturalmente con gli organismi del ministero di giustizia preposti all’ordinamento carcerario. Il garante è un mediatore, uno che interviene nei conflitti cercando di evitarli. Io credo che possa migliorare di molto la situazione da questo punto di vista, perché questa figura del mediatore manca, perché purtroppo in Italia non abbiamo una struttura a rete che funziona tra i vari soggetti e quindi molte volte una detenuta o un detenuto si possono trovare in situazioni di disagio ingiuste anche quando le condizioni di risoluzione del loro problema sarebbero abbastanza semplici: faccio un esempio, pensiamo a come sia difficile delle volte per i detenuti anche soltanto votare quando hanno diritto al voto, è un diritto costituzionalmente garantito ma di difficilissima esecuzione per chi è detenuto. Inoltre abbiamo cercato di ampliare lo spazio di manovra di questa figura anche per chi è sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio, chi è trattenuto in caserme di polizia o carabinieri, per chi è accolto nei centri di accoglienza.

    Rimanendo in tema quindi, essendoci stato da poco l’anniversario degli eventi della Diaz, in un caso simile per esempio dove le violenze sono perpetrate all’interno delle caserme…

    Certo, il garante avrebbe avuto un ruolo anche perché ha una funzione di iniziativa autonoma, lui può entrare nelle carceri, come per altro può fare un consigliere regionale o un deputato, in qualsiasi momento del giorno, potrebbe presentarsi autonomamente anche alle due di notte. Sicuramente è una figura che ha un’importanza assolutamente rilevante. C’è un po’ una tendenza, sotto il cappello di questa idea del risparmio, di accorpare le figure di garanzia fino a far diventare il difensore civico una sorta di garante totale, che si occupa dei compiti del difensore civico, di garante per i diritti dell’infanzia e dei detenuti. Io sono fermamente convinto che le figure di garanzia siano un investimento e non una spesa.

    Giusto parlando di fondi, anzitutto le chiedo se ci sono i fondi per questa iniziativa nella regione…

    Beh intanto sono fondi che appartengono al Consiglio regionale, a mio giudizio sono presenti, si tratta di fare una disamina piuttosto attenta ma io credo che vista la cifra complessiva, che si aggira tra i 60.000 e i 75.000 euro, non sia una cifra impossibile.

    Sempre parlando di soldi, davanti a tante emergenze in regione, come il trasporto pubblico, sanità, sicurezza del territorio, perché ritenete che sia una sorta di priorità questo garante?

    Quello che noi abbiamo davanti è un’istituzione carceraria nella quale chi entra per piccola criminalità esce che è un criminale perfetto. Per questo le funzioni di garanzia a nostro giudizio non sono spese ma investimenti nel vero senso del termine, l’idea per esempio di avere più in affidamento, regime di semi libertà, eccetera, è chiaro che produce meno affollamento carcerario, meno spese carcerarie, produce del reddito esterno e per altro sicuramente salvaguardia più l’individuo da un’istituzione che a mio giudizio è fortemente superata.

    regione-liguriaPerché la regione Liguria non si è ancora dotata di questo organo sebbene come lei ha evidenziato già da tempo in molte altre regioni italiane è presente?

    Credo che ci sia stata un insieme di fattori, evidentemente una non adeguata sensibilità della classe politica, una non adeguata spinta dall’esterno. Mi son reso conto in questo anno che parlare di carcere sia sempre molto molto complesso, spesso e volentieri si aprono delle enormi contraddizioni che passano tra chi vorrebbe mettere le persone in carcere e buttare via la chiave e chi vorrebbe lasciarli completamente liberi. Spesso e volentieri ci si abbandona all’idea più semplice, quella della detenzione più dura, poi gli effetti sono esattamente gli opposti dal punto di vista del recupero sociale.

    Non c’è un gruppo politico che si oppone apertamente?

    No non c’è un gruppo politico che si è apertamente opposto, certo con molti abbiamo idee diverse, vista la presenza dell’assessore Rixi al convegno del Coisp, immagino che tra me e lui ci siano molte diversità dal punto di vista di cosa vuol dire gestire…

    Il Coisp è…?

    È un sindacato minoritario di polizia che ha cercato di sbeffeggiare l’anniversario del G8 a Genova facendo un convegno devastante dal titolo “L’estintore come strumento di autodifesa”, ora io credo che questa vicenda siano questioni sulle quali non si può molto scherzare, rispetto al fatto di cosa è stato nell’immaginario collettivo il G8 quando è avvenuto. Ritengo sbagliato che l’assessore Rixi si sia presentato a questo convegno che per altro ho visto essere presenti 22 persone quindi evidentemente era deserto.

    Abbiamo raggiunto il consigliere Valter Ferrando, del PD, primo firmatario del ddl dei democratici sul punto, nonché araldo del disegno di legge che istituì all’epoca il garante per l’infanzia, il quale a sua volta ha confermato la sua reale intenzione di portare questo progetto fino in fondo e far sì, una volta per tutte, che anche la Liguria abbia un garante per i detenuti. Ferrando, inoltre, sottolinea a sua volta come la maggioranza abbia accettato di collaborare su questo disegno di legge, mentre in passato «non c’erano sensibilità diffuse a questi problemi». A detta del consigliere, “ci sono degli argomenti riguardo i quali non c’è né destra né sinistra, dei detenuti bisogna occuparsene tutti così come degli infanti bisogna occuparsene tutti, ci sono degli argomenti trasversali per i quali gente con un po’ di buon senso deve mettersi lì e collaborare, non si possono fare le battaglie politiche su dei temi di quella sensibilità”. Non resta che aspettare l’autunno e sperare che la nostra regione ottenga questa freccia in più per il suo arco della tutela ai diritti umani.

    Alessandro Magrassi

  • Matteo Monforte, il “Che Guevara dei vicoli” che scrive per i comici

    Matteo Monforte, il “Che Guevara dei vicoli” che scrive per i comici

    Matteo Monforte
    © Veronica Onofri

    Matteo Monforte

    Nasce a Genova nel 1976. Nella vita scrive per la tv e per il teatro, oltre ad avere pubblicato tre romanzi. Collabora con Zelig dal 2009 e ha scritto testi per i maggiori comici del momento. Convive tutto sommato bene con il suo reflusso gastrico.

    [quote]Non potevo non ritrarre Matteo Monforte pensando ai personaggi più rappresentativi di Genova. La sua genovesità traspare chiaramente dalla sua cinica ironia e dal suo modo di essere: puoi vederlo vestito in giacca e cravatta con un sigaro in bocca a bere un bicchiere di vino nei peggiori bar del centro storico, o vestito da liceale rivoluzionario ad ascoltare musica dal vivo nei locali più chic della città.
    Fisicamente ricorda un giovane Che Guevara e così l’ho voluto immortalare.[/quote]

     

    Quando eri un bambino, quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistato cammin facendo?
    «Considerando che avrei voluto fare il calciatore e faccio lo scrittore e l’autore tv, direi che qualcosa è andata storta…
    A parte gli scherzi, fin da piccolo sapevo che non avrei mai potuto fare un lavoro “ordinario”, certe attitudini uno le ha dentro dall’infanzia. Ma i sogni non si conquistano mai fino in fondo, sennò non sarebbero sogni».

    Tu nasci come comico, così come molti altri genovesi, alcuni diventati molto famosi, come Luca e Paolo e tutti i Cavalli marci. Che tipo di comicità è quella genovese/ligure?
    «È una comicità cinica, arguta, disincantata e schietta. Come i genovesi».

    Che cosa ami e cosa odi di Genova?
    «La amo talmente tanto che la odio. In tutto».

    
Se non vivessi a Genova, dove saresti e a fare cosa?
    «A Londra a fare il bassista di una rock band».

    
Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Sì, che non ci sia mai nulla da fare. Genova è vivissima, soprattutto di arte e spettacolo. C’è sempre qualcosa da fare. In realtà, sono i genovesi il problema: non escono e rompono le balle».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova, dove la porteresti? (Un luogo, un ristorante, un percorso…)
    «La porterei a Cuneo e le direi: “Vedi che fortuna che ho avuto? Avrei potuto nascere qui”».

    Veronica Onofri

     

  • Bagnasco: «Accoglienza nel Dna dei cristiani». Pronte due nuove strutture per i senza fissa dimora

    Bagnasco: «Accoglienza nel Dna dei cristiani». Pronte due nuove strutture per i senza fissa dimora

    Cattedrale S.Lorenzo«Non dobbiamo guardare solo alla prima accoglienza nel momento dell’emergenza all’integrazione delle persone che vogliono stare qui e vogliono integrarsi con buona volontà. Cerchiamo delle modalità per una continuità dignitosa per tutti». Parole di Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, rilasciate in un’intervista all’agenzia Dire, a poche ore dall’inizio del Congresso Eucaristico nazionale, organizzato quest’anno a Genova. Per quanto riguarda la propria diocesi, l’arcivescovo ricorda che «Genova sta ospitando da tempo moltissime persone in diversi siti e abbiamo ancora continue richieste. Stiamo cercando nuove possibilità di sistemazione sia in strutture e realtà di dimensioni importanti sia in luoghi più piccoli per poter creare delle piccole presenze diffuse nella nostra diocesi; sappiamo quanto la Chiesa di Genova, come tutta l’Italia, sia stata pronta e continui a operare in questa direzione, facendo proprie le indicazioni del Santo Padre; l’accoglienza è nel Dna dei cristiani».

    Il Congresso e gli atti concreti

    Gioia e atti concreti di misericordia. A detta dell’arcivescovo queste saranno le parole chiave del congresso: nella direzione delle opere concrete di misericordia si colloca “l’opera-segno” che, come da tradizione, viene lasciata in ogni diocesi che ospita il Congresso: «Un ricordo visibile di carità, di amore fraterno – spiega Bagnasco – abbiamo deciso, infatti, di attivare due strutture per ospitare di notte una quarantina di senza fissa dimora, che hanno particolare bisogno specialmente d’inverno, per offrire alla sera un pasto caldo, un luogo di riposo e la prima colazione. Uno nel centro storico di Genova e l’altro nella zona di San Teodoro, prospiciente il porto». Altra opera concreata sarà la colletta straordinaria per i terremotati del centro Italia che è già stata annunciata proprio per il prossimo fine settimana: «Sarà fatta anche a Genova – conferma l”Arcivescovo – durante la messa conclusiva del congresso eucaristico in piazzale Kennedy, come in tutte le parrocchie delle diocesi italiane». Ma c’è ancora un messaggio di “misericordia concreta” che verrà lanciato dal Congresso eucaristico: «Un invito al servizio agli altri che scaturisce dalla vita cristiana, dal Vangelo – anticipa il presidente della Cei – innanzitutto nella propria famiglia e poi agli indigenti. Tanto più come conseguenza del Congresso eucaristico dove dall’Eucarestia, che è l’atto dell’amore di Dio verso il mondo, celebrata nella Messa, nell’adorazione, nelle catechesi, si passerà all’Eucarestia vissuta al servizio degli altri».

    L’assenza del Papa

    Cattedrale S.LorenzoPer Bagnasco, che lo scorso 29 agosto ha festeggiato il decennale del suo episcopato nella diocesi di Genova e che si appresta a terminare il suo secondo mandato da presidente della Conferenza episcopale italiana il prossimo 7 marzo, «è un grande onore poter ospitare questo evento ecclesiale, a cui ci siamo preparati con molto impegno e molta gioia». Come noto, non ci sarà papa Francesco. Qualcuno ha visto in questa assenza un segnale della diversità di vedute tra il progressista Santo Padre e il più conservatore presidente della Conferenza episcopale italiana. «Non c’è mai stato alcun contrasto con il Santo Padre, nel modo più assoluto – sottolinea l’Arcivescovo – tanto è vero che mi ha benevolmente confermato fino alla scadenza naturale del mio secondo mandato da presidente della Cei e mi ha anche nominato come suo delegato per il Congresso eucaristico. Ci incontriamo abbastanza di frequente, anche in occasioni private ed è il segno che va a sfatare e smentire tutte queste voci assolutamente infondate».

    Genova e il lavoro

    Il Congresso Eucaristico cade proprio nei giorni in cui Genova sta tornando a vivere tutte le più intense sofferenze degli ultimi anni: lavoro, sicurezza del territorio e immobilismo politico: «Auspico un miracolo: quello di essere più uniti a tutti i livelli. La situazione genovese dal punto di vista del lavoro è molto seria in questo momento – afferma Bagnasco – e anche noi sacerdoti, vescovi vediamo che la disoccupazione aumenta. Le situazioni sono molo gravi per i giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro e quindi a farsi una famiglia, un progetto di vita, e per le persone più adulte che, perdendo il lavoro, hanno una famiglia da mantenere e impegni da onorare». Riguardo alle principali vertenze cittadine l’arcivescovo non si meraviglia che siano ancora in piedi. «La situazione è molto grave – conclude il prelato – noi cerchiamo di fare la nostra parte con molta discrezione e rispetto ma anche con molta attenzione: la gente lo sa e noi cerchiamo di camminare insieme». Il legame tra chiesa di Genova e il mondo del lavoro, ricorda il cardinale «è un aspetto storico, grazie anche all’opera dei cappellani del lavoro e dagli arcivescovi, da Boetto e Siri, fino ad oggi». Un rapporto che, secondo Bagnasco, è riconosciuto dagli stessi lavoratori: «Gli operai e i lavoratori lo sanno e il legame continua a prescindere dal rapporto che ciascuno può avere con la fede».

  • Il Teatro Stabile di Genova compie 65 anni, e a ottobre festeggia con un programma speciale

    Il Teatro Stabile di Genova compie 65 anni, e a ottobre festeggia con un programma speciale

    corteSono sessantacinque le prossime candeline sulla torta del Teatro Stabile di Genova. «Lo Stabile è stato, ed è tutt’ora, un’istituzione culturale della città – dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla – un teatro che offre spettacoli qualità a un pubblico sempre numeroso». I numeri crescono e non solo quelli che siglano l’età, ma anche quelli riferiti al pubblico. Nonostante gli anni passino, le persone che rimangono affascinate dal cartellone sempre più ricco di appuntamenti prestigiosi sono migliaia. Nei tre giorni dall’apertura del botteghino gli abbonamenti venduti sono oltre il doppio di quelli venduti l’anno passato nella stessa data; addirittura in questi giorni per accaparrarsi la fidelizzazione alla stagione teatrale 2016/2017, bisogna fare la fila, nonostante siano quattro gli sportelli aperti. «La gente davanti all’ingresso della Corte che attende il rinnovo dell’abbonamento o semplicemente vuole comprare un solo biglietto, è il segnale del rapporto positivo che abbiamo con il nostro pubblico» dice il direttore del teatro, Angelo Pastore.

    A dar conferma del valore del Teatro sono anche le 575 richieste di partecipazione alle selezioni per il prossimo corso della Scuola di recitazione dello Stabile «Tutti questi dati positivi e in aumento confermano la natura dello Stabile – conclude Sibilla – non solo, contribuiscono anche a rendere Genova un modello trainante per le altre città».Con numeri in aumento si festeggerà ancora meglio il compleanno dello Stabile di Genova; per l’occasione dal 17 al 24 ottobre è stata organizzata una settimana tutta dedicata alla storia passata, recente e futura del Teatro. Un racconto lungo sette giorni, ricco di appuntamenti, mostre, incontri in diversi luoghi della città, con una grande festa di piazza intorno alla sede del Teatro ed un compleanno in diretta televisiva. «Sarà una festa di persone mature che rappresentano un teatro vivo, persone che vogliono raccontare, quello che è stato e quello che sarà». Conclude Pastore.

    Programma della settimana di festa

    Il primo appuntamento è fissato per il 17 ottobre, alle 11, con l’inaugurazione della mostra fotografica degli spettacoli del Teatro Stabile di Genova. Al Museo Biblioteca Attore sarà allestita “65 anni d’immagini”, un’esposizione di foto che ricordano e raccontano la storia del teatro. Gli appuntamenti della giornata non finiscono qui, alle ore 12 si terrà il convegno “Dal piccolo teatro della città di Genova allo Stabile: interrogare la memoria del pubblico e dei testimoni” e alle 18 verrà inaugurata la mostra di costumi teatrali “Vestire la vita”, presso La Rinascente.

    Il 18 ottobre si apre alle 16, 30 con il convegno65 anni fa. Il Teatro Stabile” presso il Museo biblioteca Attore; alle 20, 30 alla Corte andrà in scena, in prima nazionale, “La cucina”, di Arnold Wesker, preceduta dagliauguri’ del Coro del Carlo Felice.
    La serata termina con videomapping, spettacolari proiezioni di immagini in 3D sull’edificio del Teatro della Corte.

    image004Altra prima nazionale il 19 ottobre al Duse con “Il borghese gentiluomo” di Molière. Lo spettacolo sarà anticipato dall’anteprima musicale a cura del Conservatorio, nel foyer del teatro Duse, sarà. Alle 17, 30 dello stesso giorno, nel Foyer della Corte, si terrà l’intervista tripla a Carlo Repetti, Angelo Pastore e Marco Sciaccaluga Lo Stabile c’era, c’e’ e ci sarà”.

    Il 20 ottobre, l’appuntamento è fissato alle 17,00 al Teatro Duse, con l’evento Quando lo Stabile era piccolo… Pagni era già grande!”. In questa occasione il sindaco di Genova Marco Doria consegnerà il Grifo, Eros Pagni, uno degli attori che contributo a fare la storia dello Stabile.

    Gli appuntamenti per il 21 ottobre sono due, il primo alle 17.30 presso il Foyer del Teatro della Corte, con Magnetica Mariangela la presentazione del libro fotografico di Tommaso Le Pera. Il secondo è alle 21 con Buon Compleanno Stabile, la festa in diretta da Primocanale.

    La giornata conclusiva della settimana sarà quella del 22 ottobre, che comincerà alle 9.30 nell’aula magna della Scuola di scienze umanistiche dell’Università di Genova, con il convegno Ivo Chiesa: la via genovese alla ‘stabilità’ teatrale”. Alle 15,30 nel salone del Sole di Palazzo Rosso, si terrà il convegno “Fare teatro in Italia. In che senso?”, un modo per riflettere sui percorsi e prospettive per l’Italia e l’Europa. La festa si concluderà con “Lo Stabile per la città”, la recita degli spettacoli, alla Corte e al Duse, aperta alle Associazioni di volontariato della città.

    Innovazione e tradizione allo Stabile

    Lo Stabile di Genova, al compimento del suo sessantacinquesimo compleanno, è sempre pronto a rinnovarsi e costruire un grande futuro. «Spiazzare e spaziare» dice il presidente Gian Enzo Duci. Lo Stabile è pronto a far convergere linguaggi innovativi e quelli tradizionali «spaziare tra le fasce d’età, spiazzare con l’utilizzo di strumenti moderni – conclude Duci». I videomapping in 3D, televisione e altre forme di comunicazione moderne racconteranno la storia del teatro che ha radici antichissime. A rendere ancora più contemporaneo lo Stabile sono stati anche i ragazzi dell’Accademia di belle arti che quest’estate hanno creato il logo dei sessantacinque anni del Teatro.

    Elisabetta Cantalini

  • Beni confiscati alla mafia, parte la riqualificazione degli immobili Canfarotta

    Beni confiscati alla mafia, parte la riqualificazione degli immobili Canfarotta

    unknown-8-225x300Tracciare un “percorso sinergicoper disegnare un progetto di recupero dei “beni Canfarotta” confiscati definitivamente alla mafia nel febbraio 2014 nell’ambito dell’operazione “Terra di Nessuno” della Dia (Direzione investigativa antimafia) balzata agli onori delle cronache nell’estate 2009. E’ quanto emerso ieri in Prefettura a Genova durante la riunione del Nucleo di Supporto dell’Agenzia Nazionale beni sequestrati alla criminalità organizzata. Gli immobili che compongono il patrimonio sottratto dalle mani mafiose sono più di 100, quasi tutti dislocati nel centro storico genovese. Si tratta della più grande confisca del nord Italia, per un valore complessivo di quasi 4 milioni di euro, suddiviso in 115 beni immobiliari, di cui 96 nel territorio genovese, attualmente di proprietà dello Stato nell’ambito dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati.

    Viene dunque ufficializzata l’opportunità alla cittadinanza di riappropriarsi di spazi e luoghi a lungo utilizzati per finalità illecite, nonché l’occasione per favorire il recupero di un contesto territoriale connotato da elementi di disagio e degrado. E dopo più di due anni di attesa è stata messa in atto la legge 109/96, che stabilisce che “i beni sequestrati alle mafie e alla criminalità organizzata possono essere restituiti alla collettività per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, attraverso il conferimento al patrimonio del Comune in cui sono collocati”. Saranno, infatti, cittadini e associazioni le parti attive del progetto di recupero del centro storico genovese.

    Per accorciare i tempi e rendere rapida l’attuazione dell’utilizzo del patrimonio confiscato, verrà a breve convocato un tavolo tra Prefettura, Regione, Città Metropolitana e Comune di Genova dove sarà redatto il progetto di recupero. Si comincerà dallo studio di fattibilità tecnica su circa la metà dei beni per poi attribuire una destinazione diversificata a ogni unità immobiliare. Alcune saranno a uso commerciale, altre per fini socio-abitative e culturali, tutte imprescindibilmente idonee a promuovere la riqualificazione dell’area interessata. Un progetto che costituirà la base per accedere ai fondi di finanziamento comunitario.

    centro-storico-vicoli-finestra-d4-300x200A luglio scorso si era anche parlato di trasformare alcuni immobili in un albergo diffuso tra vico Rosa, vico Pepe e vico Portanuova, nel sestiere della Maddalena, per un investimento complessivo di 1,7 milioni di euro. Secondo le prime ipotesi la realizzazione di questo progetto include: la riqualificazione di 7 locali a piano terra per un costo di 350 mila euro; 3 appartamenti più un magazzino in vico Gattagà 5, per 410 mila euro; 4 appartamenti in vico Angeli 7, per 404 mila euro; 3 appartamenti in vico Chiuso degli Eroi per 215 mila euro; altri due lotti rispettivamente di 8 e 6 alloggi sparsi in centro storico per un totale di 14 beni immobiliari e un investimento complessivo di oltre 1 milioni di euro. Non solo, il Comune di Genova aveva già manifestato l’intenzione di acquisire 46 immobili tra la Maddalena e piazza delle Erbe.

    Durante la riunione in Prefettura è stata anche decisa una collaborazione tra l’amministrazione genovese e le iniziative già in atto nel centro storico per privilegiare la messa a punto dei progetti esecutivi di più immediata realizzazione. In questa fase saranno coinvolte anche le realtà che operano nei settori della lotta alla criminalità organizzata e della promozione della legalità, del contrasto al degrado e della promozione della riqualificazione urbana, nonché del sostegno alle categorie disagiate.

    E.C.

  • No alla proroga della fidejussione per il 105 Stadium, la giunta Doria va “sotto” in Sala Rossa

    No alla proroga della fidejussione per il 105 Stadium, la giunta Doria va “sotto” in Sala Rossa

    105-stadiumCon 17 voti contrari, 16 a favore e 4 astenuti il Consiglio Comunale respinge la delibera che avrebbe prorogato di un anno i termini della fidejussione a carico dell’amministrazione per la gestione del 105 Stadium. Una fideiussione posta a garanzia del mutuo acceso nel 2002 dalla General Productions srl per la realizzazione e la gestione dell’impianto polifunzionale della Fiumara. In questo modo, la giunta Doria (il sindaco non era presente in aula) subisce ancora una volta veti incrociati della Sala Rossa. Al rientro dalle ferie, quindi, si torna alla “normale” battaglia politica che ad oggi ha accompagnato tutto il ciclo amministrativo.

    Numeri e dubbi

    Lo scontro nasce dalla richiesta, da parte di General Production srl all’Istituto del Credito Sportivo, di traslare di 12 mesi il piano originario di ammortamento del credito, allungando quindi la necessità di copertura della garanzia messa in campo dal Comune di Genova. Non è la prima volta che questa società fa una simile richiesta: nel 2013 venne già concessa una proroga che posticipò la data di estinzione del mutuo al 31 marzo 2020.

    Il Consiglio Comunale ha però respinto la nuova richiesta tra le polemiche. L’argomento è stato oggetto di una recente commissione che non ha portato i chiarimenti richiesti da alcuni consiglieri: i bilanci della azienda, infatti, non sono conosciuti e non sono stati portati in aula per lo studio della situazione. Un caso che ha molti lati “oscuri”: se da un lato, infatti, la scelta fatta nel 2001 ha permesso alla città di avere una struttura polivalente che prima non aveva, in un’area della città all’epoca da riqualificare, dall’altro lato la gestione della concessione non sembra essere ad oggi così vantaggiosa per le casse del Comune, che dalla concessionaria incassa un canone annuale simbolico di 500 €, contro i 900.000 € di affitto che vengono richiesti dalla General Productions alla Virgin per la locazione dei locali della palestra. «Se la società non potesse pagare il mutuo, ad oggi il Comune dovrebbe garantire quanto ancora non pagato – ha affermato il consigliere Andrea Boccaccio del  M5S, prima del voto – cioè circa 2 milioni di euro, tornando però in possesso del bene 13 anni prima del previsto, potendo subito incassare gli affitti che oggi vengono versati per l’uso dell’impianto». Cioè circa 11 milioni, con il canone attuale, spalmati da qua al 2031, anno di scadenza della concessione. Senza contare che gli oltre 7 milioni della fidejussione sarebbero sbloccati anzitempo.

    I conti non tornano

    Il contratto di concessione fu stipulato nel 2001, sotto la giunta Pericu, con validità trentennale. Per la realizzazione dell’opera le casse del Comune di Genova sborsarono 18 miliardi di lire a fondo perduto, più 14 miliardi di lire a titolo di garanzia. Ad oggi non sappiamo quanto la General Productions abbia guadagnato dalla gestione dell’ infrastruttura polifunzione della Fiumara, l’unica a Genova di questo tipo.

    A votare contro la delibera i consiglieri Balleari e Campora del Pdl; Putti, Boccaccio, De Pietro, Muscarà e Burlando del M5S; Baroni, De Benedictis e Mazzei del Gruppo Misto; Musso Enrico, Musso Vittoria per Lista Musso; Bruno e Pastorino per Federazione della Sinistra; Gioia e Repetto per Udc; Piana per Lega Nord. A favore invece Farello, Canepa, Guerello, Lodi, Pandolfo e Veardo del Partito Democratico; Pignone, Comparini, Gibelli, Nicolella, Padovani e Pederzolli di Lista Doria; Grillo per il Pdl, Chessa di Sel, Malatesta e Anzalone del Gruppo Misto. Astenuti: Caratozzolo e Gozzi di Percorso Comune e Salemi di Lista Musso. Per la cronaca, questo risultato è arrivato con la seconda votazione, poiché la prima, che aveva visto vincere il sì 14 a 13 (con 6 astenuti) è stata annullata in seguito alla confusione generata da diversi cambi di voto in itinere. Dopo le proteste di alcuni consiglieri, si è proceduto con il secondo conteggio che ha ribaltato il risultato.

    Con questo voto per il Comune non cambia molto: la palla adesso passa all’Istituto del Credito Sportivo che dovrà valutare cosa fare. Con la mancata approvazione della delibera i termini della fidejussione rimangono al 2020, e quindi anche il mutuo potrebbe rimanere invariato. Saprà la General Productions srl fare a meno di questa proroga? Staremo a vedere. Rimane il dato politico: ancora una volta la giunta Doria non ha i numeri in Sala Rossa. Gli ultimi mesi di questo ciclo amministrativo saranno senza dubbio intensi: la battaglia politica per le amministrative del 2017 è appena incominciata.

    Nicola Giordanella

  • Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    AmiuPassata la tempesta (giudiziaria), Amiu e Comune si attrezzano per ripulire Genova, chiamando a raccolta anche la cittadinanza attiva. L’obiettivo è avviare fin da subito un’attività straordinaria per la rimozione dei rifiuti ingombranti in attesa che, entro la fine dell’anno, si concluda la gara per l’assegnazione del servizio ad una nuova ditta appaltatrice. Come è noto, infatti, in seguito all’inchiesta che in primavera ha travolto la principale ditta subappaltante, la Switch 1988 spa, il ritiro degli ingombranti porta a porta è sospeso dallo scorso mese di marzo e chi deve disfarsi di un mobile o di un qualsiasi altro rifiuto voluminoso è costretto a portarlo in una delle quattro isole ecologiche della città. Oppure ad affidarsi al camioncino EcoVan che da solo, tuttavia, non può minimamente fare fronte alla richiesta, come d’altra parte ammette lo stesso assessore all’Ambiente, Italo Porcile: «Nel bando di gara degli ingombranti si parla di 5250 pezzi da ritirare al mese, vale a dire circa 250 al giorno. Impossibile per un solo furgone».

    Contestualmente al lancio del piano di pulizia straordinaria che coinvolgerà tre cooperative – una per il Ponente, una per il Centro ed una per il Levante – incaricate di intervenire in tutta la città in coordinamento con Amiu e in base alle priorità indicate da ciascun Municipio, lo stesso Porcile ha anticipato i contenuti di una delibera che prevede un sostegno economico concreto a supporto dei progetti di cittadinanza attiva per il decoro urbano: «In questa fase è per noi di vitale importanza l’apporto che viene dai comitati e dalle associazioni di cittadini. Oltre che ringraziarle, dobbiamo garantire a queste persone i servizi di supporto necessari, assicurando loro il ritiro dei materiali raccolti nella pulizia di strade, parchi, giardini e spiagge». Concretamente, le organizzazioni di privati cittadini interessate a dare una mano dovranno rivolgersi al proprio Municipio di riferimento il quale, di concerto con il Comune, individuerà le iniziative più meritorie. «Le risorse che andremo a destinare a questo servizio dipenderanno dalle segnalazioni che ci arriveranno dal territorio, ma immagino che complessivamente la cifra ammonterà a circa 100mila euro da qui alla metà del prossimo anno», prevede Porcile.

    Il coinvolgimento dei cittadini, infatti, andrà avanti anche dopo il superamento dell’attuale fase di emergenza e porterà all’istituzione di un “Patto per la Bellezza” che dovrebbe prevedere, oltre ad una definizione strutturale della collaborazione tra Comune e privati, anche una serie di iniziative sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione. «Anche da questo punto di vista – conferma l’assessore all’Ambiente – c’è ancora molto da fare. Al di là di chi viola consapevolmente le regole in materia di smaltimento dei rifiuti e per i quali servono solo adeguate sanzioni, infatti, molti non hanno ancora la piena coscienza del fatto che la raccolta differenziata non è solo un comportamento virtuoso, ma anche un obbligo di legge». La delibera anticipata oggi da Porcile sarà portata in giunta giovedì, assieme a quella per l’avvio del piano di differenziata spinta, che questa volta include anche il porta a porta. Secondo quanto riferisce lo stesso assessore, infatti, la sperimentazione avviata nelle alture del Levante sta dando gli esiti sperati e, in un quadro di riforma complessiva del sistema di raccolta, sarà implementata ad altre aree della città.

    Il presidente di Amiu, Marco Castagna, traccia invece la road map per il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti: «La gara partirà entro la fine di questa settimana e prevediamo che si concluda entro la fine dell’anno, in modo da rendere il servizio operativo già da gennaio 2017. Il nuovo appalto durerà due anni e recupererà i diciotto addetti utilizzati dalla ditta precedente, altri sedici saranno invece reimpiegati tramite la gara per il ritiro della carta conferita nei bidoncini da 240 a mille litri: anche questa partirà a breve e avrà durata di sei mesi più altri sei rinnovabili. Complessivamente, quindi, saranno nuovamente impiegate 34 persone che già erano impegnate nel precedente appalto, applicando così la clausola sociale di salvaguardia dei lavoratori ex Switch e Giglio».

    Sempre a proposito della carta, Comieco, vale a dire il consorzio incaricato del riciclo, ha annunciato che per i prossimi tre mesi destinerà alle popolazioni terremotate 70 euro per ogni tonnellata di materiale raccolto: «Una ragione in più per incentivare i cittadini ad un comportamento virtuoso, perché facendo una buona raccolta differenziata sarà possibile accantonare qualche milione di euro per le popolazioni colpite dal sisma», è l’appello di Castagna, che in generale invita i genovesi a proseguire con le loro segnalazioni delle principali criticità esistenti nei quartieri. L’ultimo punto toccato dal presidente di Amiu, riguarda il rapporto con le attività economiche. «Per contrastare l’abbandono dei rifiuti ingombranti, organizzeremo a breve un vertice in Camera di Commercio in cui sensibilizzare le imprese ad avvalersi delle isole ecologiche dove, è bene ribadirlo, è possibile conferire in maniera assolutamente gratuita. Basta essere in possesso del necessario patentino».

    Marco Gaviglio

  • Corsetti, una ricetta genovese che ha origini antiche

    Corsetti, una ricetta genovese che ha origini antiche

    CorsettiI corsetti, detti in dialetto genovese curzetti, sono una pasta tipica della cucina ligure e possono avere due formati diversi: quelli alla polceverasca, hanno una tipica forma piccolo otto, quelli del Levante sono piccoli medaglioni di pasta decorati in modo particolare, e per questo si definiscono anche corsetti stampati.

    La decorazione viene fatta con uno stampino in legno e le loro origini risalgono al Rinascimento, dove i nobili personalizzavano la pasta con lo stemma della propria famiglia per affermare il loro potere sul territorio. Il nome deriva dall’immagine di una piccola croce (cruxetta) con la quale veniva originariamente decorato un lato dai corsetti. Nel levante ligure, con la parola “corzetto” s’intende sia lo stampo di legno, che la pasta così incisa.

    Ingredienti

    Mezzo chilo di farina di grano duro, 3 rossi d’uovo, sale.

    Preparazione

    Preparate l’impasto con la farina di grano duro, unitevi i rossi d’uovo (la proporzione è sei rossi per ogni chilodi farina) e il sale. Dall’impasto prendetene poco più di un fagiolo) e date loro la forma di 8 comprimendo entrambe le parti con i due indici ( destra e sinista contemporaneamente) nel caso li vogliate alla polceversarca. Se invece vli volete di forma tradizionale, create una sfoglia con l’impasto e tagliatela a cerchiatti, su cui imprimte il disegno del tipico stampino in legno utilizzato nella tradizione (ovviamente questo è facoltativo).

    Lasciate essiccare i corsetti coprendoli con carta straccia. Potete condirli con il sugo di carne o funghi, con il pesto, con la salsa di noci o con una salsina composta da burro, pinoli tritati, maggiorana o salvia.

    Stampini dei corsetti

  • Ex Caserma Gavoglio, i bandi di Tursi alla prova della progettazione partecipata e trasparente

    Ex Caserma Gavoglio, i bandi di Tursi alla prova della progettazione partecipata e trasparente

    gavoglio-puc 2La chiave di volta per la riqualificazione dell’ex caserma Gavoglio nel quartiere del Lagaccio, sta nella scrittura dei bandi. «Se non sono condivisi, si rischia il flop»: il monito è di Enrico Testino, membro di “Progettare la città”, una delle numerose associazioni che si occupano di promuovere i percorsi di valorizzazione della Gavoglio. Se da una parte finalmente si è partiti con i progetti per restituire l’area del Lagaccio alla cittadinanza, lo scivolone potrebbe essere dietro l’angolo. Scenario da evitare, è evidente, ma che può essere arginato proprio con la condivisione di tutte le realtà nel mettere insieme quelle parole che porteranno a un progetto complessivo vero e proprio.

    Andiamo con ordine: intorno a metà luglio il Comune di Genova ha depositato presso Soprintendenza e Demanio il programma di valorizzazione, necessario per avere il via libera per consegnare l’area a titolo gratuito a Tursi. La strada per la riqualificazione della Gavoglio è molto lunga, e non a caso il programma è un corposo documento da oltre cinquecento pagine. Per questo motivo da “Progettare la città” arriva un messaggio forte e chiaro: se il Piano Urbanistico Operativo e i bandi non saranno scritti in modo condiviso e trasparente, il rischio è che proprio quei bandi cadono nel vuoto. Tornando al programma di valorizzazione, gli scenari che si prospettano sono due e con due diversi impegni economici. Il primo vale 69 milioni di euro e prevede più spazi liberi, mentre il secondo, che vale circa 78 milioni, prevede più volumi relativi a costruzioni. Quello che ad oggi appare sicuro, è lo spazio dedicato ad un parco pubblico, che tutto il quartiere ha chiesto con forza sin dall’inizio. Sarà il Consiglio comunale a decidere quale sarà l’opzione da seguire; l’obiettivo, naturalmente, sono i finanziamenti europei da intercettare.

    Gli elementi del progetto

    Secondo il progetto di valorizzazione dell’ex caserma, ci sono alcuni elementi certi che restano uguali in tutti e due gli scenari previsti: un parco urbano nella parte centrale dell’area e nella valletta del rio Cinque Santi, il recupero degli edifici sottoposti a vincolo, la riqualificazione dei percorsi e degli spazi storici interni al compendio, il recupero delle cortine murarie storiche che delimitano l’area, il mantenimento e la riqualificazione di una parte degli edifici, il potenziamento dei percorsi pedonali interni e di raccordo con l’area del parco del Peralto e la demolizione dei due capannoni in uso all’istituto idrografico della Marina Militare. Nel frattempo qualcosa si muove: nei giorni scorsi il Comune di Genova ha promosso due eventi aperti alla cittadinanza proprio all’interno del compendio. Non tutti, però, sono contenti di come sono andate le cose: «In uno dei due eventi è stato invitato a parlare un esperto di condivisione – spiega Testino – ma Tursi ha invitato solo le dodici associazioni di Rete Casa Gavoglio. Questa non è vera condivisione, anzi siamo di fronte a un paradosso”.

    Una lacerazione tra realtà territoriali che potenzialmente potrebbe danneggiare il percorso di condivisione con tutta la città fatto fino ad oggi: «Non credo che questo sia uno stop finale alla partecipazione – conclude Enrico Testino – piuttosto penso che si sia solo arenata». Le speranze che si torni a essere uniti ci sono ancora, l’occasione è proprio la scrittura dei bandi: «Potrebbe essere questa una nuova, entusiasmante esperienza».

    Michela Serra

  • Tutti a bordo! Il viaggio diplomatico di una galea genovese del XIV secolo

    Tutti a bordo! Il viaggio diplomatico di una galea genovese del XIV secolo

    galea-galata«A chi giunge dal mare, il seno di Giano offre uno spettacolo d’ineguagliabile bellezza. Nel sole meridiano, Genova si staglia all’orizzonte, immobile, sospesa ai contrafforti che la sovrastano». Capita spesso di auto-citarsi, anche se l’auto-citazione può apparire un segno di civetteria. In questo caso non è così. Non v’è modo migliore di parlare d’una città che attraverso parole a lungo meditate. E vi assicuro che è quanto accaduto con l’introduzione al mio Genova e il mare nel Medioevo, recentemente edito da “il Mulino”. Per questo, mi auto-assolvo dall’auto-citazione, e proseguo: «E’ questa l’immagine fornita da molti viaggiatori medievali, colpiti dalle possenti strutture del suo porto, dalle mura imponenti, dai suoi palazzi ricoperti da marmi splendenti, dai suoi dintorni cosparsi di residenze di campagna, immerse in una vegetazione rigogliosa. E’ vero, Genova la si capisce meglio dal mare. E’ il mare a costituire, nel lungo millennio medievale, il primo ed essenziale richiamo per i suoi abitanti, i quali prosperano grazie al commercio e alle attività finanziarie, viaggiano da un capo all’altro del mondo conosciuto, si stabiliscono fuori patria, fondando qua e là non nuove città ma “atre Zenoe”, e nonostante ciò avvertono sempre e comunque il richiamo della madrepatria, eletta da tempo a “porta” d’Europa e del Mediterraneo».

    Ora, che cosa succederebbe se provassimo a calarci per un momento nella realtà dei viaggi per mare del tempo? Se salissimo a bordo di una galea genovese per compiere un viaggio alla volta di Alessandria d’Egitto?  L’Archivio di Stato di Genova conserva oltre 120 registri di bordo di galee genovesi, per la quasi totalità inediti, redatti tra il 1350 e il 1450 circa, densi d’informazioni sulla realtà dei viaggi per mare del tempo, ma concentrerò la mia attenzione su un singolo registro, a suo modo rappresentativo dell’insieme. Si tratta del libro mastro della galea Sant’Antonio, conservato sotto il numero 724, noto agli studiosi perché utilizzato negli anni Sessanta del secolo scorso da John Day per uno studio sui prezzi delle derrate alimentari alla fine del Trecento. Il manoscritto si presenta in discrete condizioni di conservazione. Si tratta d’un volume di carta filigranata – il soggetto è quello della freccia in scocca nell’arco rivolta verso l’alto – rilegato da un foglio di pergamena di cm. 15 x 40,4, composto da 5 fascicoli legati assieme di 12 fogli l’uno piegati a metà, per un totale di 60 fogli e 120 pagine. Sul «recto» di ciascuna carta, in alto a destra, è presente una numerazione romana progressiva, da c. I a c. CXVI, certamente originale, la quale s’interrompe (pur conteggiandole) in corrispondenza delle numerose carte bianche e di diverse altre carte senza una logica precisa. La cartulazione originaria è integralmente visibile.

    Destinazione Egitto

    L’identità dello scriba, Iacopo di Compagnono, emerge dalla c. I, che funge da intestazione per l’intero manoscritto: «Cartularium in quo continentur raciones gallee domini Silvestris de Marinis, scriptis [sic] et compoxite in Ianua per me Iacobum de Compagnono scribam dicte gallee, et in dicto volo quod detur fides et ad mayolem cautellam pono signum meum talle». Di grande interesse è il contenuto. La galea Sant’Antonio – per la precisione una galea da mercato a due alberi – prende il mare dal porto di Genova nella primavera del 1382 alla volta di Alessandria d’Egitto. Il Comune è appena uscito da un’aspra guerra navale combattuta contro Venezia, che ha creato dissapori col sultanato egiziano. Le continue vessazioni subite dai mercanti genovesi, ma anche veneziani e catalani, da parte delle autorità egiziane avevano già portato, nel 1369, a una sospensione del commercio genovese e veneziano con l’Egitto e la Siria e a una dimostrazione navale congiunta davanti al porto d’Alessandria. Ma tutto s’era risolto con un nulla di fatto. Nel 1383, i Genovesi dichiararono guerra all’Egitto, ufficializzando una situazione che si trascinava da troppo tempo. Non mancarono i tentativi di mediazione: un documento conservato nel fondo Diversorum dell’Archivio di Stato di Genova informa di come, il 9 gennaio del 1382, il doge Nicolò Guarco e il Consiglio degli Anziani stabilissero l’invio di due ambasciatori – un nobile, Cosma Italia, e un popolare, Marchione Petrarossa – presso la corte sultaniale (retta, a causa della minore età del legittimo titolare, dall’emiro Barquq) per trattare delle condizioni dei mercanti genovesi nelle terre nilotiche e siriane. Ebbene: il 20 marzo, i due ambasciatori furono accolti a bordo della Sant’Antonio dal patrono, Silvestro de Marini, in procinto di salpare per l’Oltremare. Il verbo utilizzato, “accogliere”, non deve stupire: l’imbarcazione non è di proprietà del Comune che, com’è noto, a differenza di Venezia, non aveva una flotta in pianta stabile, riservandosi di armare o noleggiare galee all’abbisogna. La Sant’Antonio è armata specificamente per un viaggio commerciale. Gli ambasciatori, dunque, vi salgono come normali passeggeri (ovviamente paganti).

    Il viaggio è organizzato nei minimi dettagli. Dalla metà di gennaio alla metà di marzo del 1382 sono effettuate numerose spese, definite dallo scriba «pro aconcio galee», destinate, cioè, alla messa a punto della galea. In particolare, si acquistano 4 cantari e 52 rotoli di stoppa (pari a circa 2 quintali e mezzo), 5 cantari di pece di Romània, pece di fiandra, legname, chiodi, 6 cantari di sego di Caffa «pro ungendo galeam», e poi un numero elevatissimo d’attrezzature di bordo, obbligatorie secondo gli statuti (bandiere, remi, pennoni, sacchi, recipienti di vario tipo) e provviste durevoli: pesci salati, tonno, sardine, carne affumicata, lenticchie, fave, ceci, zucchero, spezie, riso, aceto, acqua. Particolare attenzione è dedicata, inoltre, al riattamento dello scandolaro, la camera di poppa destinato ad ospitare i mercanti e gli ambasciatori.

    Il Mediteranneo a bordo

    Il registro non specifica le misure dell’imbarcazione; tuttavia, secondo il Liber Gazarie, elencante le caratteristiche tecniche che una galea doveva possedere per recarsi «ultra Sciciliam, ad partes Romanie et Syrie», possiamo ipotizzare che la Sant’Antonio fosse lunga da ruota a ruota circa 40 metri, larga al ponte 6 metri ed alta al puntale 3 metri e mezzo. Insomma, v’era parecchio spazio per ospitare, oltre ai mercanti e agli ambasciatori, tutti i 194 uomini dell’equipaggio, comprendenti il patrono, il comito, il subcomito, lo scriba, un cambusiere, 16 balestrieri, 4 cordai, 2 sarti, un calafato, un macellaio e ben 174 rematori: grossomodo la cifra indicata dagli statuti per le galee in partenza per il Levante. Lo scriba fornisce un elenco dettagliato di tutto il personale di bordo, la cui origine etnica è quanto mai varia: 38 uomini si dichiarano genovesi, 36 provengono dalla riviera di Levante, 16 da quella di Ponente, ma vi sono anche 19 uomini provenienti dall’Appennino ligure, 4 dalla Corsica (in particolare da Bonifacio), 2 dalla Sicilia, singoli personaggi da Parma, Asti e Padova; e poi dal Levante: 15 da Pera, 7 da Caffa (ma sono in totale 29 coloro che provengono dal Mar Nero), 5 da Chio, 2 da Cipro, e poi altri ancora da Cordova, Maiorca, Trapani, Trebisonda, Simisso, Zara, i quali s’imbarcano tutti da Genova, secondo una prassi che non deve stupire. Non sempre lo scriba ne riporta la specifica mansione, anche se sappiamo che tra di essi v’era un «barberio» (una sorta di chirurgo), un cuoco, un «senescalco», un trombettiere, un maestro d’ascia. In molti casi egli annota, però, la professione esercitata a terra, la quale poteva risultare di qualche utilità nel corso della permanenza in mare.

    faro-dalessandriaLa rotta e le soste

    Di grande interesse è l’itinerario compiuto dalla galea. La partenza avviene da Genova il 20 di marzo. Inizialmente si naviga «per costeriam», lungo la costa, per brevi tragitti, fermandosi quasi ogni giorno. A fronte di 104 giorni di navigazione, l’imbarcazione è ferma ben 143 giorni: il viaggio di andata dura 44 giorni; quello di ritorno 60. Tuttavia, i giorni effettivi di navigazione sono quasi identici: 40 all’andata e 42 al ritorno. La galea, a ogni modo, percorre in tutto oltre 5100 miglia marine (circa 9400 km) in 123 giorni di viaggio, a una velocità media di circa 41, 5 miglia (76,9 km) al giorno. Tra Castelfranco (Kastelli) e Sfakion, probabilmente perché spinta dai venti del Nord Ovest, essa compie in via eccezionale un giro di 85 miglia in un giorno; tra Gaeta e Genova copre, invece, una distanza di 300 miglia in 4 giorni.

    Le numerose soste permettono all’equipaggio di scendere a terra piuttosto spesso per mangiare cibi freschi. Ciò non esime, naturalmente, dal dotarsi di vettovaglie abbondanti già al momento della partenza. Il 20 marzo si comprano, infatti, 100 cantari di biscotto (pari a circa 50 quintali), l’alimentazione di base del marinaio. Lo stesso giorno è corrisposta ai marinai anche la prima rata del salario. La prima tappa è La Spezia, dove si compra del pane, dei pesci e due barili di vino. Un più ampio rifornimento di vino è compiuto a Lerici, tradizionale luogo di rifornimento (al pari dell’intera riviera di Levante) del principale porto ligure. Il 23 marzo la nave è a Livorno; il 26 a Civitavecchia dove si compra dell’«erbagio»: verdure fresche ed erbe aromatiche; il 28 raggiunge Gaeta; il 30 è a Napoli, dove sosta sino al 2 aprile. Tre giorni dopo tocca San Lucido, sulla costa, quindi, in successione, Tropea, Messina, Reggio e nuovamente Messina. Dopodiché, abbandona le coste italiche: il 14 aprile la Sant’Antonio guadagna Corfù; il 22 Modone; poi effettua tre soste a Creta, a Castrofranco (oggi Francocastello), il 24 aprile, a Sfakion il 25, a Samarias il 26, località che si trovano in sequenza da Levante ad Ponente: si tratta verosimilmente di soste programmate per l’approvvigionamento dell’acqua. Dopo Samarias, infatti, si prosegue sino ad Alessandria, raggiunta il 3 di maggio. A questo punto inizia un lungo periodo di navigazione di cabotaggio nell’area del Mediterraneo sud-orientale della durata di quattro mesi e mezzo. L’itinerario compiuto dalla galea ha un ché di frenetico: ripartita l’8 maggio dal porto egiziano, la Sant’Antonio tocca in sequenza Beirut, il 14 maggio, Famagosta, il 20, ancora Beirut, il 22, Tripoli di Siria, tra il 23 ed il 28, ancora Famagosta, tra l’1 ed il 10 giugno, Alaya, sulla costa turca, il 14 di giugno, nuovamente Famagosta, tra il 20 giugno ed il 3 luglio, e poi di nuovo Beirut, il 5 luglio, Famagosta, tra il 7 luglio ed il 1 agosto, e infine Alessandria, il 10 agosto, dove si ferma sino al 22 settembre.

    Non sappiamo quanto questo continuo andirivieni tra un porto e l’altro del Mediterraneo orientale dipenda dalla missione degli ambasciatori piuttosto che dalle necessità dei mercanti. Purtroppo, il registro non fornisce alcuna notizia sul tipo di merce presente a bordo. Le uniche notazioni circa l’attività mercantile esercitata dai passeggeri della Sant’Antonio, concentrate nell’ultimo fascicolo del manoscritto, riguardano lo scriba: lungo il viaggio, egli commercia grosse qualità di tessuti inglesi, irlandesi e fiorentini (due balle di lana inglese; cinquantacinque pezzi di Sayes d’Irlanda; ottocentotrenta pelli di ermellino; due pezzi di stoffa in lana fiorentina; cinque fasci di filo di velata acquistato a Napoli) e acquista pesce e carne salata, il tutto per un valore complessivo di 980 fiorini. A Famagosta, Beirut ed Alessandria compra, invece, ventotto pelli di cammello, 27 once di perle di Damasco (circa 990 grammi), e poi gioielli e stoffe di vari colori. E’ probabile che i mercanti presenti a bordo facessero altrettanto, ed è forse questo il motivo per cui il vitto del viaggio di ritorno risulta più consistente e vario. Il 10 agosto si compra, infatti, una notevole quantità di cibo: quaranta quaglie, cavoli, carne, pesce, uva, olio, pollastri, limoni, ecc. La rotta seguita è leggermente diversa da quella di andata. Si riparte il 22 settembre, passando sopra Creta, toccando Rodi, Zante, Corfù. Quindi si passa in Italia all’altezza di Otranto, dove si arriva il 29 ottobre. Dopodiché ci si dirige verso la Calabria, toccando Reggio e Messina, poi Gaeta; infine, si guadagna Genova il 21 novembre.

    Non mi soffermo sui molti altri dati forniti dal registro, riguardanti i prezzi delle merci acquistate, i pesi, le misure, i cambi monetari: elementi tutti annotati dallo scriba, che utilizza monetazioni differenti a seconda del luogo, segnalando di volta in volta il relativo tasso di cambio. Quel che ho voluto mostrare è come sia possibile leggere dentro un registro del genere tutta la complessità della vita marinara del tempo. Il registro della Sant’Antonio è un esempio eloquente della quotidiana frequentazione marinara genovese, fatta di commercio e diplomazia, guerre ed esplorazioni. Elementi, questi, d’una storia che ha nel mare la sua sintesi più efficace.

    Antonio Musarra


    Post scriptum.
    E gli ambasciatori? La loro missione non avrà successo. L’anno successivo il Comune si vedrà costretto a interrompere del tutto i traffici con l’Egitto, dando avvio a un conflitto che si concluderà con una pace precaria soltanto due anni dopo. Le ostilità, tuttavia, dureranno per decenni, influendo negativamente sulla bilancia commerciale.

     

  • Blockbuster torna a Genova. E trova casa alla sala Sivori

    Blockbuster torna a Genova. E trova casa alla sala Sivori

    bb_sivori1Torna a Genova il marchio americano Blockbuster, un brand che ha segnato la cultura cinematografica “home video” delle generazioni passate.

    L’idea nasce da Academy Two, la società madre di Circuito Cinema Genova che da tempo gestisce la distribuzione di film di qualità in tutta Italia. «Quando abbiamo scoperto che esisteva il progetto di riaprire negozi Blockbuster in Italia – dice Alessandro Giacobbe, amministratore di Academy Two e Circuito Cinema Genova – abbiamo subito aderito». Il “re del noleggio film” americano non è tornato solo a Genova ma in diverse città italiane; nonostante questo, la Superba ha ottenuto un primato: «Siamo gli unici ad aver riaperto Blockbuster all’interno di un cinema» spiega con orgoglio l’amministratore. A fine agosto, nei locali del cinema Sivori, nel pieno centro del capoluogo ligure, è stato infatti allestito e aperto al pubblico il nuovo Blockbuster Village, un archivio di film del passato e di quelli recenti. L’inaugurazione ufficiale non c’è ancora stata ma l’organizzazione garantisce che è in programma a metà settembre: «Queste settimane sono per noi allenamento e rodaggio».

    La crisi del colosso americano

    Alla domanda più critica, su come si possa far fonte alla crisi del dvd a noleggio che in passato ha travolto il colosso Blockbuster, scopriamo che il problema ha colpito le radici dell’azienda e non le foglie. «I punti vendita di Blockbuster in Italia andavamo molto bene, soprattutto a Genova dove c’erano addirittura tre negozi». La multinazionale in America ha preso una “cantonata”, ha accusato il colpo tanto da chiudere i battenti in tutto il mondo. «Noi continuiamo a credere in Blockbuster, visto come andavano i negozi nella nostra città e visto il numero di clienti affezionati al marchio» conclude Giacobbe.

    Blockbuster Village

    Oggi, il nuovo village di film offre agli amanti del cinema un catalogo di migliaia di titoli, in noleggio o in vendita, dagli evergreen ai più recenti. «Ne abbiamo di ogni genere – ci racconta Giacobbe – da quelli di nicchia ai film che non sono mai stati proiettati a Genova, dai classici a quelli recentissimi, usciti nelle sale due o tre mesi fa. Puntiamo sulla ricchezza del catalogo, sulla possibilità di vedere i film in altissima qualità a casa, in tutta comodità». Circuito Cinema Genova si è adeguato alle nuove tecnologie, dopo aver dato l’addio ai vecchi vhs, con il nuovo Blockbuster offre dvd e blu ray, il disc ritenuto dagli esperti migliore nell’alta definizione.

    «Con la nostra esperienza cinematografica possiamo consigliare e indirizzare i nostri nuovi clienti – dice l’amministratore – addirittura possiamo reperire un titolo particolare o di repertorio che ci viene chiesto specificatamente». I fruitori di questo nuovo servizio, secondo Circuito Cinema Genova, saranno di sicuro gli appassionati che vogliono colmare alcune lacune di film non visti nelle sale o rivedere comodamente i “classiconi”. Ma non saranno gli unici a girare tra i corrodioi gremiti di dvd e brd: ci saranno anche gli amanti delle serie tv. «Affittiamo e vendiamo interi cofanetti per chi volesse guardare le serie tutte d’un fiato o solo alcuni episodi per chi volesse rivedere qualche passaggio saliente che si era perso» conclude Giacobbe.

    Il sodalizio tra Circuito Cinema Genova e il colosso americano prevede, oltre al noleggio e alla vendita di titoli di qualità, convenzioni per tutti i clienti delle sale cinematografiche del circuito. Blockbuster Village sarà aperto tutti i giorni, dalle 12 alle 23 dal lunedì al venerdì e dalle 15 alle 23 durante il week end.

    Elisabetta Cantalini

  • Iplom, oleodotto dissequestrato: riparte il lavoro. A breve revoca della cassa integrazione

    Iplom, oleodotto dissequestrato: riparte il lavoro. A breve revoca della cassa integrazione

    fegino.iplom3L’oleodotto Iplom, la cui rottura il 17 aprile scorso aveva portato a un ingente sversamento di idrocarburi nel torrente Polcevera e nei suoi affluenti a Genova, può riprendere a funzionare dopo 5 mesi di fermo. Lo riporta l’agenzia Dire informando che l’azienda ha ricevuto il via libera dalla magistratura e la rimessa in esercizio avverrà entro la fine di settembre. Di conseguenza, anche la cassa integrazione che riguardava 240 lavoratori verrà interrotta a breve per riportare l’azienda al regime produttivo.

    “Una nuova radiografia dell’oleodotto, condotta con le più sofisticate ed aggiornate tecniche di indagine, eseguita durante il mese di agosto, ha confermato come le attuali condizioni ne garantiscano l’esercizio in sicurezza – informa l’azienda in una nota – e la permanenza delle condizioni di sicurezza, come oggi accertate, sarà garantita dalla pianificazione triennale di controlli e interventi manutentivi da parte di specialisti del settore. E sarà verificata con l’esecuzione di un nuovo collaudo idraulico nel corso del 2019, come espressamente richiesto dalla Magistratura”.

    In questi mesi, l’azienda comunica di aver realizzato 3 milioni di euro di lavori per la messa in sicurezza e 8 milioni di euro di lavori per la bonifica del territorio. In parallelo alla riapertura, proseguiranno i lavori di ripristino ambientale del territorio e un programma di interventi di miglioramento dell’affidabilità sull’oleodotto.

    Una buona notizia per i lavoratori e, speriamo, anche per il territorio se i lavori di miglioramento dell’oleodotto daranno i frutti sperati.

  • Legittima difesa, il governo impugna la legge regionale che copre le spese legali agli imputati

    Legittima difesa, il governo impugna la legge regionale che copre le spese legali agli imputati

    Sentenza del Tribunale“La norma in tema di patrocinio legale a spese della Regione invade le competenze legislative statali nelle materie dell’ordinamento penale, delle norme processuali, nonché dell’ordine pubblico e della sicurezza, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere h e l della Costituzione”. Così il Consiglio dei ministri, venerdì 9 settembre, ha impugnato la legge sul patrocinio legale gratuito, a spese della Regione Liguria, delle vittime di reato, indagati nell’ambito di procedimenti penali per aver commesso un delitto per eccesso colposo di legittima difesa. Il provvedimento, approvato lo scorso 28 giugno, era stato fortemente voluto dalla Lega nord e dalla vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale che ora attacca duramente il governo: «La legge che abbiamo approvato in Liguria è la stessa della Regione Lombardia, che non è stata oggetto di impugnative e aveva incassato a suo tempo anche il voto favorevole in aula del Pd. La bocciatura da parte del Consiglio dei ministri è pertanto immotivata e denota un fatto gravissimo, quello dell’utilizzo della valutazione politica della Costituzione da parte del governo».

    Anche il presidente Giovanni Toti è intervenuto sull’impugnativa, dicendosi «stupito ed amareggiato per un governo incapace di comprendere le ragioni dei suoi cittadini, anzi di non ascoltarle proprio e che sa solo penalizzare chi, come Regione Liguria, cerca di aiutarli». E punta il dito contro il guardasigilli spezzino Andrea Orlando che, dice, «in perfetto stile Pd è distante dalla gente e questo provvedimento ne è l’ennesima dimostrazione». 

    Terreno fertile per le opposizioni per scagliarsi contro la giunta regionale di centrodestra. Pd e M5S sono concordi nel sottolineare come fosse ampiamente pre-annunciata l’impugnativa. «Si tratta di una decisione ovvia, che dimostra come la Regione Liguria perda tempo, sempre più spesso, in questioni che non le competono, invece di occuparsi dei temi che riguardano direttamente i cittadini del suo territorio» affermano Raffaella Paita e Luca Garibaldi. Per i rappresentati del Pd la legge «contiene anche un messaggio sbagliato in materia di sicurezza: è pura propaganda politica e non fornisce risposte alle vittime dei reati. Misure come queste sono semplici spot elettorali, come avevamo ribadito in aula in sede di discussione». Quella dell’esecutivo viene, dunque, ritenuta una «scelta giusta, non solo perché la Regione ha violato le competenze statali in materia di giustizia, ma anche perché si tratta di una misura culturalmente sbagliata, che non serve a nulla». 

    «Non parliamo mai a caso quando solleviamo in Consiglio regionale vizi di incostituzionalità e oggi ne abbiamo l’ennesima riprova – rivendicano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle – è ora di smetterla di sprecare tempo e denaro per approvare leggi da far west per pura propaganda elettorale»«Ieri il Piano casa e la legge venatoria, oggi la legittima difesa – proseguono i pentastellati – domani potrebbe toccare ad Alisa. Sordi a ogni critica, Toti e la sua giunta tirano dritti per la propria strada, ignorando i più elementari principi costituzionali e facendo perdere tempo e denaro ai liguri, che ancora oggi attendono invano di vedere i frutti di questo governo regionale pressappochista e impreparato».

    Che cosa prevede la legge regionale impugnata

    La legge regionale prevede un patrocinio da parte della Regione per sostenere le spese legali “nei procedimenti penali per la difesa dei cittadini che, vittime di un delitto contro il patrimonio o contro la persona, siano indagati per aver commesso un delitto per eccesso colposo in legittima difesa, ovvero assolti per la sussistenza dell’esimente della legittima difesa”. Nella legge è anche previsto da parte della Regione un intervento di assistenza legale e di contributi utili ad affrontare emergenze economiche per “i familiari degli esercenti un’attività imprenditoriale, commerciale e artigianale o comunque economica, deceduti, vittime della criminalità. Per il 2016 la dotazione finanziaria resta al momento limitata a 20 mila euro. La legge prevede che la giunta definisca con apposita delibera “i criteri e le modalità per l’applicazione” del provvedimento “dando priorità ai soggetti di età superiore ai 65 anni”.

    Ma Era Superba aveva già analizzato il provvedimento nel corso del suo iter consiliare. Qui il nostro approfondimento.

  • Ordinanza Movida, vince il Comune. Il Tar respinge la richiesta di sospensiva: invariati gli orari per gli alcolici

    Ordinanza Movida, vince il Comune. Il Tar respinge la richiesta di sospensiva: invariati gli orari per gli alcolici

    movidaIl Tar della Liguria ha respinto la richiesta di sospensiva contenuta nel ricorso avanzato lo scorso maggio da Ascom-Confcommercio e Confesercenti contro l’ordinanza “anti-movida” del Comune di Genova. In attesa che il Tribunale si pronunci nel merito, dunque, restano in vigore le restrizioni agli orari di apertura dei pubblici esercizi del centro storico e di Sampierdarena, costretti ad abbassare le saracinesche all’una di notte nei giorni infrasettiminali e alle due il venerdì e sabato e nei prefestivi.

    Le associazioni di categoria, autrici anche di un esposto all’Antitrust, contestano un provvedimento a loro giudizio lesivo della libera concorrenza perché vincolante per tutte le attività economiche indipendentemente dal fatto che queste rispettino o meno le normative in materia di somministrazione delle bevande alcoliche.

    Diverso il parere del Tribunale amministrativo, secondo il quale “il provvedimento del Comune di Genova è stato fatto precedere da un’accurata istruttoria e realizza un equo contemperamento degli interessi in conflitto. Nel bilanciamento degli interessi proprio della fase cautelare, risulta sicuramente prevalente quello della tutela della quiete pubblica e del decoro urbano”.

    «Abbiamo vissuto come una sconfitta per la città il fatto che non si sia trovata una mediazione ragionevole con l’amministrazione, quando bastava un’ora in più di apertura per non penalizzare gravemente le attività regolari» replica Andrea Dameri, direttore di Confesercenti Genova. «La bocciatura della richiesta di sospensiva, che non abbiamo ancora potuto leggere, va analizzata e non significa il rigetto del ricorso, rimanendo comunque sul tavolo la penalizzazione delle attività regolari e l’insufficiente incidenza su chi viola sistematicamente le regole. Questo è un problema della città e che, come tale, spetta al Comune risolvere, non al Tar».

    «Devo ancora leggere nel dettaglio il provvedimento del Tar ma è la conferma che il Comune di Genova ha fatto un lavoro serio e approfondito per contemperare i bisogni dei cittadini con quelli dei locali notturni» è il commento, a caldo, dell’assessore alla Legalità, Elena Fiorini. «Le motivazioni del ricorso si sono dimostrate poco consistenti e pretestuose, ora si tratta di andare avanti con un dialogo con le associazioni di categoria che come amministrazione confermiamo, così come con i cittadini e con i giovani e tutti coloro che amano la nostra città e la vogliono vivere divertendosi nel rispetto delle regole».

    Per l’assessore Fiorini (e per il sindaco Marco Doria) la sentenza del Tar rappresenta una vera e propria vittoria anche all’interno della giunta. E’ noto, infatti, che l’attuale ordinanza sia molto più sostenuta dalla parte “arancione” dell’amministrazione genovese piuttosto che da altri esponenti come l’assessore allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza, che aveva più volte annunciato la propria volontà di rivedere il documento andando incontro alle richieste degli esercenti. Difficile ora che l’assessore filo-renziano possa avere la meglio.

    E a vedere di buon occhio l’espressione del Tar sono anche gli abitanti del centro storico che fanno parte dell’associazione Asset. «Il Tar ha effettuato un giusto bilanciamento degli interessi tenuto conto che l’ordinanza comunale si limita a ridurre di un’ora soltanto l’orario di somministrazione di alcolici nelle giornate prefestive (alle 2, anziché alle 3 di notte). I pubblici esercenti potranno dunque rimodulare l’orario, effettuando un orario maggiormente prolungato durante il giorno (infatti, attualmente, molti pubblici esercizi sono chiusi durante il giorno ed aprono la sera) e, se vogliono contribuire allo sviluppo turistico, dovranno offrire servizi più qualificati, rispetto alla semplice mescita notturna di prodotti alcolici». A dirlo è l’avvocato Andrea Pinto, portavoce di Asset. L’associazione si era già spesa in passato a sostegno del provvedimento, sottolineando come mirasse a tutelare la quiete pubblica e il decoro urbano, «valori prevalenti rispetto all’esercizio incondizionato dell’attività di impresa». L’associazione evidenzia inoltre che «la limitazione di orario e l’aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine hanno dato un segnale forte di sostegno agli abitanti e di fermezza nei confronti di chi vìola le norme di convivenza incivile». Per i cittadini del centro storico, inoltre, «la chiusura dei minimarket alle 21 ha arginato, almeno in parte, il fenomeno della diffusione di alcol (di pessima qualità) a basso prezzo e pone un argine al facile alcolismo tra i giovani. Per converso, la riduzione di orario non è tale da ostacolare lo svolgimento dell’attività di impresa».

  • Buridda di seppie, una squisita ricetta tipicamente genovese

    Buridda di seppie, una squisita ricetta tipicamente genovese

    Buridda di seppieIngredienti

    800 gr di seppie, 1 ciuffo di prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, 15 gr di funghi secchi, 2 acciughe salate, mezzo bicchiere di vino bianco secco, olio extravergine di oliva, 1 cucchiaio di estratto di pomodoro, 1 manciata di pinoli, 2oo gr di piselli.

     Preparazione

    Lavate, pulite e tagliate a listarelle le seppie. Mettete a bagno i funghi in acqua tiepida, strizzateli e tritateli.

    Tagliate l’aglio e il prezzemolo, diliscate le acciughe e sciogliete i filetti nell’olio.

    Disponete le seppie in un tegame, possibilmente di terracotta, quini unitevi il trito di aglio e prezzemolo e fate rosolare il tutto. Insaporite e bagnate col vino.

    Una volta evaporato l’alcool, aggiugete i funghi tritati e l’estratto di pomodoro diluito in acqua calda. Salate e fate cuocere per circa mezz’ora. Verso fine cottura, aggiungete i piselli e i pinoli.

    Un’ottima variante della ricetta della buridda, prevede l’utilizzo delle patate o dei carciofi al posto dei piselli.