Mese: Settembre 2016

  • Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    amiuScaduti alle 12 di oggi i termini per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu. Come riporta l’agenzia Dire, negli uffici di Palazzo Tursi è arrivata una sola offerta, firmata Iren. Si concretizza così lo scenario temuto dai fautori di un gara pubblica e detrattori della multinazionale: il Comune non dovrà procedere con un bando di gara pubblico per concludere l’accordo ma potrà affidarsi a una più rapida e semplice trattativa privata.

    E’ in corso di definizione la commissione che dovrà valutare l’ammissibilità dell’interesse di Iren e la corrispondenza della multiutility ai requisiti tecnici chiesti dal Comune. Tra questi: un patrimonio netto non inferiore a 15 milioni di euro, un bilancio annuale non inferiore ai 120 milioni di euro riferito alla media degli ultimi tre anni esclusivamente per attività di igiene urbana e gestione dei rifiuti, la possibilità realizzare l’aumento di capitale di Amiu per almeno il 49% attraverso impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti e altre dotazioni patrimoniali funzionali alla realizzazione del piano industriale e impiantistico di Amiu, anche in province diverse da quella di Genova. Inoltre, è prevista la possibilità di candidarsi in formazione collettiva, a patto che i requisiti di idoneità siano soddisfatti per almeno il 60% dal capofila e per non meno del 20% da ciascuno degli altri membri.

    L’apertura delle buste potrebbe avvenire già la prossima settimana per dare poi il via libera alla trattativa privata e segnare, di fatto, l’ingresso di Iren in Amiu entro l’obiettivo fissato dalla giunta Doria della fine dell’anno. Possibile anche un nuovo passaggio in Consiglio comunale per indicare le linee guida da seguire prima di chiudere formalmente l’accordo.

    Resta da capire come mai altri colossi del settore del calibro di A2A, Hera e Veolia, che si erano detti potenzialmente interessati a partecipare al bando, non abbiano risposto alla manifestazione del Comune.
    Nella fase di trattativa privata, il Comune dovrà poi garantire l’affermazione di Amiu quale veicolo societario esclusivo per l’erogazione del servizio, la tutela dei livelli occupazionali e della territorialità genovese, la configurazione di un modello di governance che garantisca al socio pubblico la partecipazione in maniera qualificata alle decisioni strategiche di carattere straordinario. Nelle prossime settimane, Palazzo Tursi e Amiu dovrebbero tornare a incontrarsi con i sindacati e i lavoratori della partecipata così come sancito dall’accordo firmato quest’estate.

  • Weekend di pioggia? A Genova ci si consola con musica e teatro

    Weekend di pioggia? A Genova ci si consola con musica e teatro

    Count BasieDebutta in prima nazionale, venerdì 30 settembre al Teatro Duse di Genova con repliche fino al 9 ottobre, lo spettacolo “L’uomo dal fiore in bocca”, uno tra gli atti unici più rappresentati di Luigi Pirandello e tra i capolavori del ‘900. Regista e attore protagonista è Gabriele Lavia che sempre in questi giorni, a Genova, ha preso parte alle Giornate Pertiniane interpretando Filippo Turati nella riduzione de “Il processo di Savona” curata da Margherita Rubino. La settimana di celebrazioni per i 120 anni del presidente più amato dagli italiani si conclude il 30 settembre con la lectio magistralis di Giuliano Amato alle 17 presso la facoltà di Giurisprudenza in via Balbi 5.

    Domenica 2 ottobre ritorna “Apriamo Corso Italia”, un appuntamento ormai fisso che in questa sua edizione ospita l’Expo delle associazioni del territorio. Un’iniziativa per trascorrere una bella giornata all’aria aperta; dalle 10 fino alle 18 la carreggiata a mare sarà percorribile a piedi, con biciclette, pattini, skate e qualsiasi altro “mezzo” che non sia un veicolo.

    Tornando sul palco, sabato e domenica inaugura la nuova stagione anche il Teatro Garage con “Il maesto di tango”, un testo del genovese Mario Bagnara la cui storia ruota attorno a una dark lady e alla sua passione per un uomo e per il ballo. In un’ora e mezzo di spettacolo, almeno un terzo è dedicato al ritmo e ai passi del tango, uno stile che a Genova conta centinaia di danzatori e decine di corsi. E alla fine, gli spettatori sono invitati ad unirsi agli attori Federica Ruggero e Francesco Pedone, per proseguire nelle danze.

    Un passo indietro a venerdì, per il concerto lampo degli Zen Circus alla libreria Feltrinelli: l’occasione è data dalla presentazione de “La terza guerra mondiale”, il nuovo album della band toscana composta da Andrea Appino, Karim Qqru e Massimiliano “Ufo” Schiavelli. A proposito di musica, sabato riapre i battenti il Count Basie, il circolo jazz di vico Tana il cui presidente onorario è nientemeno che Enrico Rava. Si inizia alle 19,30 con un ricco aperitivo a buffet cui seguiranno, a partire dalle 21, le session jazz e blues della Open Band composta dalla cantante Mila Ogliastro, Stefano Riggi al sax tenore, Luca Terzolo al pianoforte, Emanuele Valente al contrabbasso e Daviano Rotella alla batteria. Note in libertà anche giovedì 6 ottobre, per le vie del centro, in occasione di “Time Art”: una sorta di notte bianca musicale e artistica che dalle 18 a tarda sera si snoderà tra piazza San Matteo e vico Casana, passanndo per vico del Fieno e Pallavicini, tra concertini itineranti e piccole gallerie d’arte allestite nelle botteghe del quartiere.

    Largo spazio, come di consueto, anche alle mostre: al Museo “Edoardo Chiossone” di Villetta Di Negro ha appena inaugurato “Antologia della pittura giapponese”, una selezione della fortunatissima esposizione allestita nel 2014 e, da allora, spesso richiesta dagli appassionati di arte orientale.  Fino al 15 ottobre, invece, l’ex ospedale psichiatrico di Quarto ospita la mostra dedicata all’artista francese Colette Deblé che si inserisce nell’ambito di “Scrittura, arte, vita: Camille Claudel, Séverine, Antonia Pozzi”, manifestazione dedicata alla vita, all’arte, al sottile confine tra normalità e follia che, attraverso la storia di tre grandi donne ripercorsa dall’esilio in manicomio al loro addio alla vita. Oltre alla mostra, l’evento comprende performance, incontri e spettacoli teatrali, a cominciare da “Moi” di Chiara Pasetti – per la regia di Alberto Giusta e con l’attrice Lisa Galantini – il 30 settembre nella biblioteca dell’ ex ospedale.

    Intanto proseguono “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone ed Helmut Newton a Palazzo Ducale, mentre per gli appassionati di storia, al Complesso monumentale di Sant’Ignazio, c’è  “Genova tesori d’archivio”, le cui perle sono due importantissimi documenti della Genova medievale come il Codice Caffaro e la Cronaca di Jacopo da Varagine.

    Marco Gaviglio

  • Le molte vite dei libri di Genova, tra condivisione e incontri. La lunga storia del Bookcrossing in Liguria

    Le molte vite dei libri di Genova, tra condivisione e incontri. La lunga storia del Bookcrossing in Liguria

    Stacks of books«Diamo una seconda vita ai libri abbandonati – racconta Giorgio Boratto, esponente del bookcrossing di Genova – Li leggiamo e scambiamo idee e opinioni». Sono i bookcrosser, coloro che amano talmente tanto la lettura da volerla sempre condividere con gli altri. Sono i lettori che non prestano i propri libri, ma li “liberano” per farli arrivare a più persone possibili.

    L’idea è molto semplice, i bookcrosser s’innamorano di un testo tanto da offrirgli una seconda vita. «A Genova il bookcrossing nasce nel 2002, sull’onda del movimento americano – racconta Boratto – inizialmente eravamo una trentina e, come in America, utilizzavamo un forum on-line per la condivisione dei libri abbandonati». Trenta persone di ogni età, sesso e ognuno con una professione diversa s’iscriveva al sito, creava un’identità digitale, inventava un nickname e poteva cominciare con la condivisione di libri. Oggi il movimento dei bookcrosser genovesi ha cambiato veste ed è passato all’offline. Basta nickname e log nella piattaforma digitale, si passa direttamente agli incontri per lo scambio reale di libri. E così, ogni secondo martedì del mese gli appassionati di lettura s’incontrano al bar Vittoria di Genova, in Piazza della Vittoria, per condividere testi, scambiarsi idee e soprattutto stare insieme. Il bar addirittura ha di recente comprato una libreria che serve da deposito per i libri cosiddetti “abbandonati”.

    «Preferiamo gli incontri reali allo scambio di idee attraverso lo schermo del computer – aggiunge Giorgio – Per noi il bookcrossing è un modo per condividere una passione, per stare insieme e magari stringere delle amicizie». Il gruppo genovese, nonostante abbia abbandonato la parte digitale rimane ben saldo e sempre aperto a nuovi partecipanti. «Siamo ancora una ventina di bookcrosser a Genova, e devo dire che lo scaffale del bar Vittoria è sempre bene fornito. – conclude Boratto – E’ un bel modo per stare insieme e mantenere viva la lettura che via via sta morendo».

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    Liguria terra di libri

    Questa pratica, negli anni, si è diffusa anche a macchia di leopardo in tutto il tessuto cittadino: dalle prime condivisioni di testi in alcune scuole, alle ex cabine telefoniche di piazza Tommaseo, ripensate oggi come luogo di scambio dei libri; guardando le statistiche, però, non ci sarebbe da stupirsi: la Liguria, infatti, è la terra dei libri. Secondo i dati Istat 2015, infatti, la nostra regione detiene il primato italiano della percentuale più alta di famiglie che in casa hanno più cento libri: poco più del 37%, mentre il dato nazionale si ferma al 25%. A seguirci il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. No, non è come si potrebbe pensare, la grande quantità di anziani non fa la differenza: nello stesso report statistico, infatti, viene analizzata anche la “voracità” di lettura differenziata in base all’età: a sorpresa, i giovani leggono di più. Secondo lo studio, infatti, il picco di lettura per gli uomini è nell’età scolastica, per poi lentamente scendere durante la maturità; per le donne si ha ugualmente il massimo nell’età degli studi, ma la quantità di lettura si stabilizza fino circa ai sessant’anni, per poi scendere. Nello studio non sono ipotizzate motivazioni, e sicuramente tanti sono i fattori che incidono su questo dato: ma se pensiamo al piacere di un buon libro, magari sugli scogli a due passi dalle onde, sotto il sole piacevole di giugno o ottobre, durante la pausa pranzo, o durante lo studio quotidiano, ecco che il quadro è più chiaro. Il contesto nazionale, però, non è così esaltante: secondo una stima Ocse sulla capacità di comprendere un testo (la cosidetta Literacy, calcolata sulla media di tempo giornaliero speso a leggere testi scritti) l’Italia è tra i fanalini di coda dell’Eurozona.

    Ma il patrimonio dei lettori liguri resiste è sicuramente ha facilitato la nascita della pratica del bookcrossing: tanti lettori, e tanti libri nelle case, il binomio perfetto per far nascere questa pratica di scambio della carta rilegata.

    La novità dei bookcrosser genovesi

    Oggi il bookcrossing genovese si rinnova e lancia l’incontro a tema: hai scritto qualcosa? Leggilo qui!“. «A molti di noi, oltre alla lettura, piace anche scrivere – dice Giorgio – così abbiamo pensato di dare una trama comune da sviluppare a casa e di leggerla poi durante il nostro incontro». Per l’occasione vengono invitate note firme e alcuni rappresentanti di case editrici genovesi che daranno ai testi scritti, un giudizio del tutto informale e in amicizia. Ad ascoltare e a dire la loro sui testi scritti sono anche tutti coloro che parteciperanno alla lettura pubblica. «Anche questo è un modo per condividere idee. – dice Giorgio – Una novità pensata per invogliare a scrivere. In tanti senza trama o senza una data di consegna non avrebbero l’occasione di comporre testi». L’ultimo meetup, con tanto di aperitivo, si è svolto martedì 13 settembre, come di consueto al bar Vittoria. «E’ stata un’occasione divertente per riprendere i contatti dopo la pausa estiva di agosto – conclude Boratti – un interessante prologo per i nuovi appuntamenti ».

    Bookcrossing buona pratica

    «L’idea del riuso dei testi è nata in America nel 1999 – spiega Giorgio – quando alcuni ragazzi hanno cominciato a lasciare libri per strada o nei giardini, nella speranza che qualcuno li raccogliesse e li leggesse». In questo modo, però, non si poteva mai sapere se l’abbandono del libro a scopo benefico andasse a buon fine, o se invece il testo venisse gettato via. Così nei primi anni del 2000 l’americano Ron Hornbaker ha pensato di seguire il tragitto di ogni libro abbandonato applicando a ognuno un numero di serie e registrandolo poi su un sito creato appositamente. E’ così che nasce il movimento del bokcrossing cresciuto fino a  raggiungere dimensioni globali grazie a internet. Oggi si contano più di 660 mila bookcrosser nel mondo e oltre 20 mila in Italia.

    Elisabetta Cantalini 

     

     

     

     

  • Bibliobus, una carovana di libri per i bambini del terremoto

    Bibliobus, una carovana di libri per i bambini del terremoto

    BibliobusSuperata la fase di emergenza seguita al drammatico terremoto in centro Italia del 24 agosto scorso, Arci ha deciso di concentrare parte dei suoi sforzi per riattivare il progetto bibliobus: un vero e proprio piccolo mezzo di trasporto donato nel 2009 dall’azienda di mobilità urbana di Roma che, già all’indomani del terremoto dell’Aquila, aveva portato libri e socialità nei campi dei terremotati, e che è stato recentemente riattivato nelle zone teatro del nuovo sisma.

    Un progetto concreto, e un’idea dal titolo evocativo: “A come abbraccio – una carovana di libri per combattere la paura del terremoto”, alla quale sarà possibile contribuire anche dalla Liguria. Dall’8 ottobre al 6 novembre sarà infatti possibile, per tutti i cittadini che vorranno aderire al progetto, portare un libro per bambini in uno dei punti di raccolta diffusi sul territorio ligure. I volontari raccoglieranno esclusivamente libri per bambini illustrati (nuovi e usati in buono stato ) o di narrativa ragazzi (nuovi) che verranno poi selezionati ed inviati in Centro Italia.

    «I libri sono un veicolo fondamentale per sostenere i processi di rielaborazione nei bambini e nei ragazzi» sottolinea Vanessa Niri di Arci Genova, che sta coordinando l’iniziativa. «La possibilità di immedesimarsi in personaggi coraggiosi o impauriti, eroici o pavidi, orfani o coccolati, all’interno di storie o fiabe, permette infatti ai più piccoli di trovare importanti appigli in un momento di grande paura e di grande incertezza come quello che stanno vivendo da più di un mese. Le storie permettono inoltre ai più piccoli di trovare spiegazioni per le tante domande sollevate da un evento catastrofico e imprevedibile come un terremoto. Inviare un libro ai bambini delle Province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia, significa non soltanto esprimere il proprio affetto, ma anche contribuire concretamente al difficile percorso di rielaborazione e gestione del trauma».

    L’elenco dei molti circoli, biblioteche di quartiere, luoghi aperti al territorio che ospiteranno la raccolta è in continua evoluzione e si può trovare sulla pagina www.arciliguria.it e sulla pagina facebook del progetto “A come abbraccio”. Per maggiori informazioni è stato attivato un indirizzo mail: acomeabbraccio@arciliguria.it

    La raccolta verrà idealmente inaugurata nel corso della “Notte bianca dei bambini” che si terrà sabato 8 ottobre, dalle 15 a mezzanotte.  Da quel momento si avvierà ufficialmente il mese di raccolta dei libri da regalare ai bambini di Amatrice e di tutte le zone colpite dal terremoto.

    Queste le associazioni, le biblioteche e le librerie genovesi che, ad oggi, partecipano al progetto “A come abbraccio”:

    Arci Liguria
    Arci Genova, Savona, La Spezia, Val di Magra
    Circoli Arci della Liguria
    Rivista Andersen
    Ama – Associazione abitanti della Maddalena
    Associazione Edicolibro
    Biblioteca De Amicis
    Madda52 – biblioteca di quartiere
    Cooperativa “Il laboratorio”
    Libreria “L’albero delle lettere”
    Libreria “L’amico ritrovato”

  • Voltri, la biblioteca Benzi aperta solo a metà. Ancora ritardi sulla messa in sicurezza

    Voltri, la biblioteca Benzi aperta solo a metà. Ancora ritardi sulla messa in sicurezza

    biblioteca-benzi-voltri-cargoLa biblioteca Rosanna Benzi di Voltri continua a farsi aspettare. Ormai “scaduta” l’ultima promessa di riapertura, fissata per la fine dell’estate, il nuovo orizzonte temporale diventa il mese di dicembre. «Prima di Natale», azzarda il presidente del Municipio VII Ponente Mauro Avvenente, «entro la fine dell’anno» sostiene invece l’architetto del Comune di Genova Roberto Tedeschi, tra i tecnici che si sono occupati del progetto di messa in sicurezza dell’edificio. Sfumature di poco conto, rispetto agli ormai 3 anni di chiusura forzata, di rinuncia, per il quartiere, di un punto di riferimento importante. Una rinuncia interrotta solo dalla riapertura per pochi giorni nel marzo del 2015, che col senno di poi non può non suonare come una beffa.

    I ritardi sulla messa in sicurezza

    A dare l’annuncio ai cittadini del nuovo ritardo sono state le stesse autorità locali, in occasione della festa per la riapertura del Teatro del Ponente, lo scorso 10 settembre. Il “Cargo”, come viene spesso chiamato, condivide con la biblioteca Benzi la stessa struttura ottocentesca di Piazza Odicini. E proprio questa convivenza ha portato a nuovi problemi logistici e all’ultimo, sgradito, rinvio: «La scorsa estate i Vigili del Fuoco hanno rilevato che, secondo una recente normativa, teatro e biblioteca non sarebbero potuti stare nella stessa struttura – spiega Avvenente – se non a seguito di costosi interventi per la messa in sicurezza». Il riferimento è, ancora una volta, al dpr 151/2011, una normativa antincendio che già in passato ha messo dei paletti stringenti ai lavori sulla struttura.

    Gli interventi necessari riguardano in particolare la controsoffittatura e avrebbero avuto costi intorno ai 400-500 mila euro. Una cifra decisamente ingombrante, in aumento rispetto ai circa 350 mila euro previsti fino all’inizio della scorsa estate, che aveva scoraggiato non poco gli enti locali. «Grazie all’abilità dei tecnici siamo però riusciti ad abbattere i costi, con l’utilizzo di certi materiali ignifughi e alcune modifiche strutturali, senza perdere nulla in termini di sicurezza – chiarisce Avvenente – e oggi parliamo di una spesa complessiva intorno ai 65-70 mila euro». Più prudente sui numeri l’architetto Tedeschi: «Abbiamo adottato un approccio diverso, più ingegneristico – spiega a “Era Superba” – che ci ha consentito di ridurre di molto i costi, trovando al tempo stesso una soluzione gradita ai Vigili del Fuoco».

    Apertura a metà

    La lunga trafila sui lavori non ha impedito, però, una ripresa, parziale, delle attività. Dalla scorsa estate è infatti stato aperto nell’atrio un punto prestito, per un’iniziativa chiamata “Libri sotto l’ombrellone”. Vista la buona risposta da parte del pubblico, il servizio verrà mantenuto anche per i mesi autunnali e consentirà di prendere in prestito libri tutti i giorni feriali dalle 9 alle 13, con apertura pomeridiana dalle 14.30 alle 18.30 al lunedì e al mercoledì.

    Una misura certo gradita dai cittadini ma che non stempra il clima d’attesa per la riapertura, definitiva, della biblioteca intitolata a Rosanna Benzi, per la quale manca ancora l’ok della Sovrintendenza. Un passaggio che l’architetto Tedeschi definisce una formalità, dopo il via libera sottoscritto dai Vigili del Fuoco. All’appello mancano poi altri interventi minori, come i rilevatori antifumo. «Sembra che questa volta sia quella buona – chiosa Avvenente – anche se, visti i precedenti, un po’ di scaramanzia è d’obbligo». A Voltri, lo sperano tutti. C’è chi ha azzardato una data (il 12 dicembre) che però non sembra avere fondamento. Qualunque sarà il giorno, lettori e studenti troveranno una biblioteca diversa da quella di tre anni fa, più moderna, con servizi di auto-prestito automaticizzati e un taglio generale più “tecnologico”. Novità già annunciate da tempo, che, a differenza dei lavori sulla messa in sicurezza, non hanno incontrato ostacoli negli ultimi mesi. Non resta che aspettare.

    Luca Lottero

  • Bisagno e Fereggiano, viaggio nei cantieri per la messa in sicurezza idrogeologica di Genova

    Bisagno e Fereggiano, viaggio nei cantieri per la messa in sicurezza idrogeologica di Genova

    20160928_103333Nessuno sgarbo alla visita del presidente del Consiglio prevista a Genova per venerdì prossimo per inaugurare il cantiere del terzo lotto di rifacimento della copertura del torrente Bisagno ma «un elemento rafforzativo che permette di approfondire alcuni interventi tra i più significativi della messa in sicurezza idrogeologica della città». Così, riporta l’Agenzia Dire, l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alla Protezione civile di Genova, Gianni Crivello, risponde alle accuse di mossa da campagna elettorale sollevate dalla Regione in merito alla visita ai cantieri del Bisagno e dello scolmatore del Fereggiano organizzata questa mattina da Palazzo Tursi per gli organi di stampa. «E’ importante sottolineare che non stiamo parlando di progetti ma di cantieri aperti che si fanno e non sono mai stati fatti nella storia di Genova» afferma il sindaco Marco Doria.

    Il punto sui lavori di copertura del Bisagno

    La visita inizia da uno dei luoghi simbolo delle scorse alluvioni genovesi: l’alveo del Bisagno all’altezza di Borgo Incrociati, zona conclusiva del terzo lotto ma, in generale, di tutti i lavori di rifacimento della copertura del torrente che sono partiti dalla foce per risalire fino alla zona della stazione Brignole.
    «Verrà demolito completamente l’impalcato esistente che occlude circa metà dell’attuale sezione della galleria di scorrimento del torrente – spiega l’ingengner Stefano Pinasco, direttore delle opere idrauliche sanitarie del Comune di Genova – con la conseguente demolizione di tutti i negozi soprastanti, già abbandonati dopo le alluvioni degli anni scorsi, e verrà abbassata di circa 2 metri la quota attuale dell’alveo».

    Tutti interventi che consentiranno di aumentare la portata smaltibile sotto la copertura del Bisagno, in caso di piena, di oltre il doppio rispetto all’attuale: da 450 – 500 metri cubi al secondo, che era la portata prima dell’inizio di tutti i lavori di rifacimento della copertura, si passerà a lavori finiti a 850 metri cubi, estendibili a 1000 – 1100 senza il cosiddetto “franco idraulico”. Ma la portata del Bisagno sarà, poi, ulteriormente aumentata dalla realizzazione a monte dello scolmatore del Bisagno, che porterà alla capacità di smaltimento di 1300 metri cubi al secondo prevista dal piano di bacino.

    Benché i lavori del terzo lotto di rifacimento della copertura dovrebbero essere ufficialmente inaugurati dal premier Matteo Renzi venerdì prossimo, le attività di cantiere non inizieranno immediatamente. «Il contratto con l’impresa che ha vinto la gara verrà stipulato entro ottobre – spiega Pinasco – e i lavori dureranno 3 anni e mezzo: si inizierà con lo spostamento delle sottoutenze nel primo anno, per poi procedere alla demolizione e ricostruzione dell’impalcato come sta avvenendo per il tratto più a mare, interessato dalle attività del secondo stralcio del secondo lotto, che proseguiranno in parallelo» e si concluderanno entro l’estate 2017.

    Il punto sui lavori dello scolmatore del Fereggiano

    Superata la quota critica delle gallerie ferroviarie della tratta Genova – La Spezia, sabato prossimo i lavori per la realizzazione dello scolmatore del Fereggiano potranno riprendere a pieno ritmo, 7 giorni su 7, 24 ore al giorno su 3 turni di servizio e, soprattutto, con 3 esplosioni di roccia al giorno. «Tanto per essere chiari e dare i meriti a chi è giusto che li abbia – sottolinea l’assessore Gianni Crivello – lo scolmatore del Fereggiano è frutto di un impegno fondamentale che la giunta Doria ha assunto poche settimane dopo il suo insediamento. Siamo dinanzi a un’opera che si è realizzata grazie a un finanziamento del governo Monti ma anche a un mutuo di 15 milioni del Comune di Genova e di 5 milioni di Italia Sicura».

    Nel complesso l’opera costa 45 milioni milioni di euro di cui, appunto, 25 provenienti dal “Piano nazionale per le città” del governo Monti, 15 di autofinanziamento del Comune di Genova e 5 dal progetto Italia Sicura del governo Renzi che copre l’ammontare inizialmente a carico della Regione Liguria.

    I lavori consistono nella realizzazione di una galliera di 3717 metri dal mare fino al cosiddetto punto di presa sul Fereggiano e consentiranno, in fase di piena, di sgravare il Bisagno dalla portata di questo torrente e dei rii Noce e Rovare.

    «Si è arrivati a scavare fino a quota 1,6 chilometri, all’altezza del forte San Martino – racconta Rinasco – ma i lavori sono partiti da quota 909 metri, attraverso l’adeguamento di un tratto di galleria già esistente e realizzato negli anni ’90». I lavori sono dunque completati per circa il 25% ma nelle ultime settimane si è andati a rilento per l’obbligo di abbandonare le esplosioni e procedere esclusivamente con la scavatrice nel tratto sottostante i binari e le gallerie ferroviarie. Da sabato, però, torneranno 3 esplosioni al girono e gli scavi potranno avanzare regolarmente di circa 6 – 7 metri ogni 24 ore, contro il solo metro al giorno effettuato con la scavatrice.

    Termine dei lavori previsto nell’agosto 2018. Finite le opere di scavo e di rivestimento della galleria, si smonterà il capannone che ha creato qualche dissapore tra l’amministrazione, gli abitanti di corso Italia e gli esercenti degli stabilimenti balneari della zona.
    Nel frattempo, verrà completata l’opera di sbocco a mare, con una larghezza di 10 metri dimensionata anche per ospitare lo scarico dello scolmatore del Bisagno di cui è in corso di ultimazione la progettazione: lo sbocco avverrà 20 metri a valle dell’attuale linea di costa e sarà sommerso per due terzi del diametro.

    La portata massima dello scolmatore per il solo Ferreggiano si attesterà sui 111 metri cubi al secondo, ben superiore alla piena duecentennale del piano di bacino prevista a 87 metri cubi al secondo. In caso di piena e di entrata in funzione dello scolmatore dal punto di presa sul Fereggiano, dunque, tutta l’acqua verrebbe convogliata nella galleria, lasciando libero il restante letto del torrente che non creerebbe alcuna criticità al Bisagno. Inoltre, sempre attraverso un finanziamento di circa 10 milioni di euro proveniente da Italia Sicura, verranno collegati allo scolmatore del Fereggiano anche i due rivi Noce e Rovare, cosicché la portata a valle aumenterà complessivamente di altri 49 metri cubi al secondo (26 per il Rovare, 23 per il Noce).
    Da sottolineare, infine, che il 50% del materiale da scavo (circa 70.000 metri cubi complessivi), viene utilizzato per i ripascimenti straordinari e ordinari delle spiagge di corso Italia, Voltri e Vesima.

    La polemica Regione-Comune sui finanziamenti

    «Si è parlato a proposito e a sproposito dei finanziamenti. Le due più grandi opere che si stanno realizzando per la messa in sicurezza della città sono lo scolmatore del Fereggiano pagato dal Comune di Genova e il rifacimento della copertura del Bisagno pagato dal progetto del governo Italia Sicura su progetto donato alla città dalla società Impregilo – Salini». E’ quanto sostiene il sindaco Marco Doria provando a fare chiarezza sui finanziamenti per la messa in sicurezza idrogeologica della città, intervenendo nella polemica sollevata ieri dal governatore ligure, Giovanni Toti. Come già detto, a essere più precisi, lo scolmatore del Fereggiano è solo in parte pagato dall’amministrazione comunale che copre 15 milioni sui 45 previsti: altri 25 milioni derivano da uno stanziamento del governo Monti attraverso il “Piano nazionale per le città” e 5 milioni da Italia Sicura che inizialmente sarebbero dovuti essere a carico della Regione Liguria. «Il finanziamento del governo Monti – specifica Doria – è arrivato perché il Comune di Genova ha presentato un preciso progetto per la messa in sicurezza della Val Bisagno, su cui poi interviene il nostro cofinanziamento».

    Per quanto riguarda la copertura del Bisagno, riprende il primo cittadino, «i finanziamenti sono interamente del governo nazionale attraverso Italia Sicura, con cui il Comune e la Regione si sono rapportati. Così come sono del ministero dell’Ambiente – Italia Sicura i finanziamenti per lo scolmatore del Bisagno, la cui fase progettuale è ancora in corso».
    Il terzo e ultimo lotto della copertura del Bisagno è stato assicurato da un finanziamento di 95 milioni di euro, che non saranno interamente necessari grazie a una revisione del progetto e ai ribassi d’asta che nel complesso porteranno a un avanzo di circa 40 milioni.
    Per il secondo stralcio del secondo lotto, invece, l’importo di 35 milioni di euro era stato finanziato attraverso uno specifico Accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente e Regione Liguria risalente a settembre 2010.

    E i 40 milioni che resteranno dal terzo lotto? Già nota la polemica tra Regione Liguria e Comune di Genova. Tursi vorrebbe che i soldi rimanessero sul territorio reinvestendoli su diversi progetti riguardanti la messa in sicurezza dei ponti della Val Bisagno (5 milioni per il Castel Fidardo e altri interventi per due ponti all’altezza della ex Guglielmetti), sui rivi minori e sulle aree franose sempre nella zona percorsa dal torrente. La Regione Liguira, invece, che accusa il governo di sottrarre parte dei finanziamenti di Italia sicura dai fondi europei Fsc per lo sviluppo e la coesione, vorrebbe assicurarsi la regia di questo tesoretto. «Ma l’assessore Giampedrone – sostiene il suo omologo comunale, Gianni Crivello – mi ha personalmente detto che era d’accordo con il nostro progetto. Non credo che alla Regione convenga eventualmente sottrarre questi fondi né che ne abbia l’interesse».

    Il sindaco Marco Doria, ribadisce che «non ci sono finanziamenti regionali ma solo del governo e del Comune di Genova». E sulla domanda circa un possibile minor trasferimento da Roma di fondi Fsc proprio per coprire in parte gli stanziamenti di Italia Sicura – l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, ha parlato ieri di circa 90 milioni in meno, come ricorda l’Agenzia Dire – Doria non si espone: «Lo vedrà la Regione che governa». Ciò che conta, conclude l’assessore ai Lavori pubblici e alla Protezione civile del Comune di Genova, Gianni Crivello, è che «il presidente del Consiglio Renzi nel 2014 era a venuto a Genova impegnandosi a finanziare una serie di opere: l’assegno è stato staccato nel 2015, altrimenti non avremmo potuto fare i lavori che stiamo guardando oggi».

    «Al sindaco Doria consiglio vivamente di parlare delle cose che conosce e non di quelle di cui non sa nulla». Non si fa attendere la replica di Giampedrone. «Invece di fare sopralluoghi sui cantieri del Bisagno o di occuparsi dei ribassi d’asta, argomenti totalmente in capo alla struttura commissariale della Regione Liguria – tuona l’assessore regionale – Doria dovrebbe per prima cosa ringraziare il presidente della Regione per la consegna nei tempi previsti del terzo e ultimo lotto di completamento che inaugureremo venerdì prossimo e magari impegnarsi insieme a noi al fine di mantenere in Liguria la totalità dei finanziamenti dei fondi statali Fsc che il governo vuole decurtarci». Per l’assessore, il sindaco della capoluogo ligure «dovrebbe avere il garbo istituzionale di capire cosa sta accadendo intorno a lui prima di inserirsi su argomenti che non conosce». E sottolinea che durante la visita del premier Matteo Renzi, prevista a Genova per venerdì, la giunta Toti chiederà proprio all’esecutivo di non ridurre le risorse a favore della Liguria nei fondi Fsc per compensare parte dei finanziamenti stanziati attraverso Italia Sicura. «Le risorse a disposizione per la messa in sicurezza del Bisagno sono da iscrivere integramente ad un’emergenza nazionale – continua Giampedrone – e chiediamo che il governo mantenga questo impegno totalmente con fondi nazionali». Per questo l’assessore ricorda che «la vera partita è fare in modo che il piano degli interventi nazionali delle città metropolitane rimanga tale mantenendo per la Liguria la piena e totale disponibilità dei fondi Fsc (ex FAS) 2014-2020 che per noi sono vitali per interventi nel campo delle infrastrutture e del turismo».

  • Sturla, il parco pubblico di via Chighizola divide i cittadini. Chiuso all’insaputa del Comune

    Sturla, il parco pubblico di via Chighizola divide i cittadini. Chiuso all’insaputa del Comune

    chighizola02Chiusi per un cedimento di una passerella nel 2014, e mai riaperti: questa la sorte dei giardini pubblici di via Chirghizola, in un quartiere, quello di Sturla, già in “debito di ossigeno” per la questione legata allo spazio verde comunale di fatto annesso agli impianti di Villa Gentile. Una questione, quella legata alla fruibilità di questo parco, che divide anche i cittadini stessi di Vernazzola: sotto il giardino, infatti, sono presenti una ventina di box auto, i cui proprietari, responsabili in solido delle spese di manutenzione dello spazio, si stanno opponendo alla riapertura della area pubblica.

    Una storia travagliata

    Ma andiamo con ordine: nel 2006 il Comune di Genova firma la convenzione secondo la quale la società Immobiliare Mare ha il permesso di costruire box privati in quel declivio incolto all’epoca presente in via Chighizola di proprietà comunale, con il vincolo di realizzare e mantenere un parco pubblico soprastante, che comprende una servitù di passaggio per via dei Mille. La società immobiliare cede poi la proprietà alla ditta Ere Costruzioni Uno s.r.l, insieme, ovviamente, agli oneri stipulati con l’amministrazione. I lavori sono lunghi: nel 2010 sono completati i box, mentre per lo spazio verde bisogna aspettare il 2012. Ma nonostante i lavori siano stati completati, il parco non apre. Nel 2013 arriva formale diffida da parte di Tursi, ma solo nel 2014, esattamente a giugno, i cittadini possono varcare i cancelli del giardino. L’estate però dura poco, e, durante le forti piogge del autunno, una parte del percorso che porta in via dei Mille, cede al peso dell’acqua; l’incolumità dei passanti è a rischio, e lucchetti sono inevitabili. Oggi, però, dopo quasi passati due anni, quei lucchetti sono ancora lì, chiusi. Il parco pubblico di via Chighizola è diventato un buco “verde” inaccessibile per i cittadini della zona, e non solo.

    Cittadini divisi

    A denunciare il protrarsi di questa incredibile situazione è il Comitato per la Difesa di Sturla, che da anni lamenta l’impossibilità di fruire dei pochi spazi verdi del quartiere. Oggi siamo all’impasse: dopo il crollo, infatti, si è aperto un contenzioso per stabilire a chi spettino i lavori di ripristino e messa in sicurezza del sito; una querelle che ha visto una triangolazione di rimpalli tra Comune, impresa costruttrice e gli attuali proprietari dei box. Questi ultimi, stando alla convenzione in essere, sono i responsabili in solido per i costi di manutenzione, utenze e guardiania del complesso, parco compreso. L’assemblea dei proprietari, però, ha deciso di fare ostruzione; lo racconta uno dei dodici proprietari dei box sottostanti i giardini, durante il nostro sopralluogo: «Non possiamo pagare per tutti – spiega la donna – oltre alla luce, ai giardinieri e ai guardiani che dovrebbero aprire e chiudere i cancelli, in passato abbiamo dovuto sostenere spese di ripristino di piante e arredi, vandalizzati più volte, anche dai bambini; ed è per questo che abbiamo deciso di non aprire più il parco, in attesa che il Comune faccia la sua parte». Nei fatti, però, la convenzione parla chiaro: chi possiede i box deve garantire la servitù di passaggio e l’apertura 8-20 del parco pubblico.

    chighizola01L’amministrazione comunale, dal canto suo, non sembra essere proprio “sul pezzo”: a metà settembre, infatti, facendo seguito ad una formale interrogazione presentata dal consigliere Stefano De Pietro (M5S) ha dimostrato di non sapere né della frana, né della chiusura, rispondendo che agli uffici «non sono pervenute notizie in merito ad un presunto crollo strutturale» e puntualizzando che «ogni eventuale responsabilità per inadempienze, connesse alla realizzazione dell’intervento, con opere di urbanizzazione a scomputo, ricadono sulla società proponente e i suoi successivi obbligati in solido».

    Ancora una volta, quindi, i pasticci del passato sono diventati macigni del presente; la scelta poco lungimirante di affidarsi ai privati per la gestione di parchi pubblici, anche se formalizzata da contratti e convenzioni, si sta rilevando fallimentare: l’affare lo ha fatto chi ha costruito e venduto i box, mentre per i cittadini è rimasto un groviglio burocratico che, come risultato, ad oggi, ha solo dei cancelli chiusi. Oltre alla beffa e al danno, rimane il paradosso di avere del verde pubblico non accessibile al pubblico.

    Nicola Giordanella

  • Palazzo Rosso apre al pubblico le “nuove” stanze della Duchessa

    Palazzo Rosso apre al pubblico le “nuove” stanze della Duchessa

    _mg_9190Apriranno le porte al pubblico cinque nuove sale  di Palazzo Rosso dedicate ad arredi, sculture e dipinti dell’Ottocento.
    Le stanze delle Duchessa, all’ultimo piano del palazzo, sono la novità dei Musei di Strada Nuova. Saranno visitabili per la prima volta durante la prossima edizione dei Rolli Days, il 15 e 16 ottobre e rimarranno poi un’installazione permanenete. Nelle sale sono esposti, per la prima volta, pezzi che  riuniti a Genova e a Parigi tra il 1840 e il 1888.

    «Queste stanze arricchiscono ulteriormente il percorso museale di Strada Nuova che nel corso degli anni ha acquisito sempre più notorietà» dice il sindaco di Genova, Marco Doria. La nuova apertura delle stanze della Duchessa è stata possibile grazie all’ultimo contributo della Compagnia di San Paolo che, negli ultimi quattro anni, ha investito più di 4 milioni di euro. Un aiuto iniziato già dai primi anni 2000 con il restauro, l’adeguamento funzionale e il completo riallestimento del palazzo, per un totale di oltre 8 milioni di euro.

    «Il sistema culturale che siamo riusciti a creare, anche grazie a un’efficace collaborazione con soggetti privati che operano in campo culturale – conclude Doria – migliora la qualità di vita dei genovesi ed è una risorsa fondamentale per la promozione turistica della città. Ci siamo mossi con determinazione e coerenza e abbiamo reso Genova una grande città d’arte».

    A confermarlo sono anche i numeri dei visitatori in aumento. Secondo l’assessorato alla cultura e turismo le visite solo in Strada Nuova sono cresciute del 27% nell’ultimo anno. «I dati in crescita continua sono il segnale di un grande apprezzamento da parte del pubblico» afferma l’assessore a cultura e turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla. «L’apertura delle stanze della Duchessa sono un importante ampliamento e arricchimento sia dell’offerta del sistema museale civico, sia di una città sempre più dinamica e viva culturalmente».

    img_5162Le  “nuove” stanze della Duchessa

    «Abbiamo portato un po’ di Francia a Genova – dice Piero Boccardo, direttore Musei di Strada Nuova – per volontà della duchessa la quale specificò nel testamento di riservare a Palazzo Rosso gli arredi della sua casa parigina».
    Nelle stanze della Duchessa, nella parte di levante dell’ultimo piano di Palazzo Rosso, troviamo arredi, dipinti e sculture dell’Ottocento. Dai ritratti di famiglia a sfarzosi vasi, dal necessaire da viaggio utile e necessario per i lunghi tragitti in carrozza al lussuoso letto matrimoniale. E’ con questi autentici pezzi che viene rappresentata la fase ottocentesca della nobile dimora, un secolo che fino a oggi non era presente nelle collezioni esposte. Rimangono ancora da restaurare altri due appartamenti all’interno del palazzo, il mezzanino del 1710 e le stanze del 1783.

    Palazzo Rosso

    Palazzo Rosso, costruito nella seconda metà del Seicento per due fratelli, era stato dotato di due piani nobili. La famiglia Brignole-Sale, proprietaria del palazzo, aveva deciso che fosse abitato solo il secondo piano. In seguito, ogni generazione ha scelto la propria residenza nei diversi “appartamenti” dell’edificio. Sono stati gli ultimi rappresentanti della famiglia a vivere all’ultimo piano del Palazzo, dove oggi si trovano le stanze della Duchessa.

    In una stratificazione storica ricca e sorprendente, Palazzo Rosso, conserva decorazioni e arredi di ben sette fasi abitative e costituisce un documento unico dell’abitare dalla fine del Seicento alla metà del Novecento.

    E. C.

  • Messa in sicurezza del Bisagno, il balletto dei fondi tra Regione Liguria e Governo

    Messa in sicurezza del Bisagno, il balletto dei fondi tra Regione Liguria e Governo

    img_0958A poche ore dalla visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, “striglia” il governo sulle cifre dei fondi stanziati per la messa in sicurezza del bacino del Bisagno. Si parla dei 275 milioni provenienti dai fondi di Italia Sicura, dei quali 65 sono previsti per il terzo lotto della copertura sul Bisagno, 165 sono previsti per lo scolmatore del Bisagno, 5 milioni per quello del Fereggiano (che ha costi complessivi di 45 milioni di cui 25 stanziati dal governo Monti, 15 dalla giunta Doria del Comune di Genova e 5 da Italia Sicura che, tuttavia, inizialmente avrebbe dovuto coprire la Regione Liguria), 10 milioni per collettare i rivi Noce e Rovare nel Fereggiano. Il bisticcio sui conti nasce dal fatto che i fondi messi in campo dal governo, provverrebbero di fatto dal Fsc (Fondi di Sviluppo e Coesione), ovvero soldi europei destinati alle regioni, scomputati alla Liguria a causa dei finanziamenti già ricevuti attraverso il piano nazionale “Italia Sicura” per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. In sintesi, dunque, i soldi arrivati a Genova grazie all’operazione lanciata da Renzi non sarebbero puramente fondi governativi ma finanziamenti comunitari “sottratti” alla Liguria per altre opere.

    La cifra in discussione sarebbe di circa 90 milioni di euro, in linea di massima corrispondente ai 95 milioni di euro di finanziamento per il lavori del terzo lotto della copertura del torrente Bisagno che verranno inaugurati venerdì dal presidente del Consiglio. «E’ stato chiaramente detto – spiega all’agenzia Dire l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile, Giacomo Giampedroneche nei riparti regionali dei fondi Fsc (per cui alla Liguria spetterebbero circa 140 milioni del totale nazionale che supera i 2 miliardi di euro) non c’è spazio per tutti e per questo una quota verrebbe addebitata alla Regione Liguria che già gode dei fondi del piano nazionale di Italia Sicura». L’assessore ricorda che il tema è sul tavolo da circa 2 mesi ma «non si possono mischiare i piani nazionali con quelli regionali, altrimenti si dica chiaramente che il terzo lotto della copertura del Bisagno viene coperto interamente dalla Regione Liguria».

    Un litigio dal sapore elettorale: le opere di messa in sicurezza di un territorio come quello del bacino idrico del Bisagno, famoso per le puntuali alluvioni, sicuramente possono portare lustro per chi le ha sbloccate dopo tanti anni di attesa, e le ha portate avanti. Non possiamo dimenticare il battage mediatico che accompagnò tutta l’operazione Italia Sicura. Nei fatti, però, il governo vanterebbe un impegno economico in realtà sostenuto solo in parte.

    La polemica tra Giovanni Toti e il governo arriva a pochi giorni dalla visita del premier, atteso a Genova per l’inaugurazione del terzo lotto dei lavori per il rifacimento della copertura del Bisagno, per cui la previsione di spesa è stata di 95 milioni di euro. Una spesa che però potrebbe essere più contenuta, grazie alla revisione del piano economico e ai ribassi d’asta, con un risparmio di circa 40 milioni: «Abbiamo già detto a giugno ai vertici di Italia Sicura– spiega l’assessore comunale Gianni Crivelloche gradiremmo che questi fondi si fermassero a Genova e per questo abbiamo già presentato diversi progetti sui ponti della Val Bisagno, sui rivi minori e sulle aree franose sempre nella zona percorsa dal torrente».

    «Se i fondi utilizzati di fatto sono Fsc e quindi regionali – replica l’omologo regionale Giampedrone – spetterà alla Regione Liguria decidere dove destinare le risorse e non al Comune di Genova che dice di aver già pronto per il governo un proprio piano». Ma la polemica tra De Ferrari e Palazzo Tursi non finisce qui. Giampedrone si scaglia anche contro la scelta del Comune di organizzare per domani una visita riservata alla stampa nei cantieri del Bisagno e del Fereggiano, a due giorni dall’arrivo del premier: «Ben venga la visita sul Fereggiano per cui il Comune ha messo importanti finanziamenti ma vorrei ricordare, invece, che per quanto riguarda la copertura del Bisagno siamo di fronte a una struttura commissariale di competenza della Regione Liguria. Il Comune può parlare dell’interferenza del cantiere sulla città ma non di come vengono svolti i lavori. Altrimenti – conclude l’assessore – invece che fare passerelle per la campagna elettorale, il sindaco Doria si prenda anche la competenza di un cantiere che, se andiamo a inaugurare venerdì con Renzi, è merito di un assessore regionale che ha lavorato sodo per potare in fondo tutte le pratiche».

    Quella di Renzi, quindi, non sarà una passeggiata: l’inevitabile passerella politica potrebbe riservare uno strascico di polemiche e criticità molto forti, in un clima da campagna elettorale, sia per la riforma costituzionale sulla quale il presidente del consiglio si è giocato l’all-in, sia per le prossime amministrative del capoluogo ligure. Nel frattempo sta arrivando la stagione delle piogge, e Genova è tutt’altro che al sicuro.

     

  • Torta di cipolle, gli ingredienti e la ricetta

    Torta di cipolle, gli ingredienti e la ricetta

    Torta di cipolleIngredienti
    Per la pasta: 1 Kg. di farina bianca, 4 cucchiaiate d’olio, sale e  acqua
    Per il ripieno: 2 kg. di cipolle, 20 grammi di funghi secchi, 1 etto di burro, 1 etto di formaggio parmigiano grattuggiato, sale, pepe e quagliata (o ricotta).

    Sbucciate le cipolle e mettetele a bagno per un quarto d’ora circa. Dopodichè fatele cuocere in acqua bollente per 10 minuti. Una volta cotte, strizzatele dell’acqua, tritatele e mettetele a rosolare con i funghi secchi, precedentemente ammollati in acqua tipida.

    A fine cottura aggiungete poi il parmigiano e un po’ di pepe in modo da ottenere un composto omogeneo.
    Nel frattempo impastate la farina con l’olio, il sale e tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta di giusta consistenza. Lavoratela molto bene, copritela con un tovagliolo umido e lasciatela riposare per un quarto d’ora.
    Tirate poi una decina di sfoglie di pasta sottilissima e stendete la prima su una tortiera unta e infarinata. Spennellatela con l’olio e tagliate la pasta laterale in eccesso. Le sfoglie sono a piacere, se vi piace una pasta più consistente e spessa mettete più strati. Fate uno strato con la mistura di cipolle e uno con la quagliata e aggiungete dei pezzetti di burro condendo con un pizzico di sale, di pepe, di maggiorana e parmigiano.
    Coprite con le rimanenti sfoglie spennellandole con l’olio. Punzecchiate con una forchetta l’ultima sfoglia, e poi mettete in forno a calore moderato per circa 60 minuti.
    La torta di cipolle deve prendere un bel colore biondo e la si può servire, a seconda dei gusti, tiepida o fredda.

  • Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Festival della Scienza 2012È un Festival della Scienza tutto fatto in casa, ma non per questo ridimensionato, quello che dal 27 ottobre al 6 novembre andrà in scena per la 14ª edizione coinvolgendo più di 60 location e articolandosi in 280 appuntamenti tra incontri ed eventi. Fatto in casa, si diceva, perché per la prima volta la totalità dell’organizzazione è stata gestita dall’Associazione Amici Festival della Scienza, anche in seguito alla rivoluzione che ha portato, nello scorso febbraio, all’insediamento del nuovo management presieduto dal professore ordinario di Fisica dell’Università di Genova, Franco Pallavicini, e dal direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Iit, Alberto Diaspro, nominato presidente del comitato scientifico.

    Il primo Festival a non portare la firma della sua fondatrice, Manuela Arata, sarà comunque, per bocca dello stesso Pallavicini, «in strettissima continuità con chi ci ha preceduto, al quale si deve il 99% del lavoro». Nel tracciare l’imprinting della prossima edizione, tuttavia, il neopresidente ha subito messo in chiaro gli elementi di novità: «Abbiamo scelto di dare più spazio alle mostre e ai laboratori, perché la vera anima del Festival sono gli eventi in cui i visitatori possono interagire. Rispetto allo scorso anno ci sarà qualche conferenza in meno, anche per evitare che troppi eventi in concomitanza complichino la vita a chi voglia seguirli. Un po’ meno parole e più coinvolgimento, insomma, per quanto i dibattiti continueranno ad essere numerosi, di grande interesse e ad annoverare ospiti d’eccezione».

    Su tutti, il grande divulgatore scientifico Piero Angela, atteso a concludere la giornata inaugurale – il 27 ottobre alla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale – con la sua conferenza “Viaggio dentro la mente”. Oltre al decano dei giornalisti scientifici italiani, negli undici giorni del Festival saranno a Genova, tra gli altri, anche il premio Nobel per la Chimica Martin Chalfie, il coordinatore del progetto Virgo per la scoperta delle onde gravitazionali, Fulvio Ricci, e Silvio Micali vincitore, nel 2012, del Premio Turing assegnato annualmente alle eccellenze informatiche. Di simboli e di “segni” – parola chiave del Festival – parleranno Eugenia Cheng e Eduardo Sáenz de Cabezón Irigaray, di tecnologia e futuro Marcus du Sautoy e David Orban. Nel campo della genetica, Pier Giuseppe Pelicci illustrerà le promesse della cosiddetta tecnologia CRISPR e, in generale, i segni genetici saranno l’argomento trattato da Joseph Mazur e Sam Kean. Lo scienziato dell’alimentazione Valter Longo svelerà l’efficacia terapeutica della dieta “Mima digiuno”, mentre Carlos Belmonte ci parlerà di longevità e, infine, il rapporto tra scienza, arte e filosofia sarà affrontato da Bruno d’Amore e Maurizio Ferraris.

    Tra le mostre, si segnalano “Fattore S” a cura dell’Iit a Palazzo San Giorgio, “Shared Sky” dell’Istituto nazionale di astrofisica al Palazzo della Borza, “Artico”, a cura del Cnr, alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, e “Il terremoto in… segni”, allestita dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nella ex chiesa di Sant’Agostino. Numerosi anche i laboratori, per ogni fascia di età.

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui il “Racconto Cosmico” con Neri Marcorè e il presidente del’Istituto nazionale di fisica nucleare, Fernando Ferroni, il 28 ottobre alle ore 21 alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone; e “I ragazzi di Fermi” che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della neonata scuola universitaria Gran Sasso Science Institute, insieme agli alunni della scuola primaria P. Santullo di Genova, il 1 novembre alle 16,30 al Teatro della Tosse.

    Il programma del Festival è nato dalle oltre 400 proposte arrivate da tutta Italia in risposta al bando di idee lanciato a gennaio di quest’anno, la cui selezione finale è stata effettuata dai 45 membri del consiglio scientifico composto da ricercatori, giornalisti e professionisti della comunicazione. Gli animatori saranno 535 ragazzi tra studenti universitari e giovani ricercatori selezionati tra le più di mille candidature provenienti, anche in questo caso, da tutto il paese.

    Per l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla, «la nostra città si afferma sempre di più come una città di cultura scientifica, ed il Festival rappresenta il momento clou per dare voce al lavoro fatto in maniera permanente da altri soggetti quali l’Acquario, il Museo dell’Antartide e quello di Scienze Naturali, la Città dei Bambini. Il programma è fortemente legittimato dalla presenza dei più importanti enti scientifici nazionali e supportato dalle istituzioni», per quanto queste ultime – a partire dal Comune stesso e dalla Regione – abbiano partecipato soprattutto nelle vesti di advisor per gli sponsor privati, cresciuti del 38% rispetto allo scorso anno.

    Anche l’omologa regionale Ilaria Cavo, infatti, rimarca come per l’ente di piazza De Ferrari si sia trattato di «un impegno che siamo riusciti a mantenere» la «conferma delle risorse stanziate lo scorso anno, attingendo in parte al proprio bilancio e in parte alle Fondo sociale europeo». Per la Regione, il Festival della Scienza è infatti da considerarsi un tutt’uno con il Salone Orientamenti: «È bellissimo che anche al Festival, quest’anno, venga data ai ragazzi l’occasione dell’alternanza scuola-lavoro, unita ai laboratori orientativi. Dobbiamo stilare una Carta dell’Orientamento per i ragazzi, e valorizzare le professioni tecnico-scientifiche».

    Complessivamente, i fondi stanziati per il Festival della Scienza 2016 ammontano a 1.260.000 euro e la parte del leone, ancora una volta, è rappresentata dall’investimento della Compagnia di San Paolo, che in cinque anni di partnership – a partire dall’edizione 2012 – ha messo da sola 5,1 milioni di euro sulla rassegna. Davvero non la sola, nel panorama culturale prima ancora che scientifico genovese, la cui sopravvivenza dipenda in maniera determinante proprio dagli investimenti della fondazione torinese.

    Festival della Scienza 2016 – Il calendario completo

    Marco Gaviglio

  • Iplom, ripartono i pompaggi di greggio. La prefettura al lavoro sui Piani di Emergenza Esterna

    Iplom, ripartono i pompaggi di greggio. La prefettura al lavoro sui Piani di Emergenza Esterna

    fegino.iplom2La raffineria di Busalla a brevissimo rientrerà in funzione: in queste ore, infatti, stanno ricominciando i pompaggi attraverso le tubature che dal Porto Petroli di Multedo portano il greggio ai depositi di Fegino, e da lì poi fino in Valle Scrivia. Dopo il dissequestro, nei giorni scorsi le condotte sono state sottoposte ai collaudi Mise previsti dalla legge, supervisionati da Guardia Costiera e Vigili del Fuoco: da qui il via libera per il riavvio degli impianti; in primo luogo verranno riempiti i depositi di Fegino, e solo successivamente il petrolio sarà pompato fino alla raffineria Iplom di Busalla, che entro un paio di settimane dovrebbe tornare a pieno regime, secondo quanto dichiarato dall’azienda.

    Una buona notizia per gli operai dell’azienda, da mesi in cassa integrazione: da qualche giorno molti sono già stati richiamati per le prime operazioni di riaccensione dell’impianto. Entro poche settimane la situazione dovrebbe tornare alla normalità pre-incidente. Dal canto suo Iplom ha accantonato 3 milioni di euro per le manutenzioni dei prossimi anni, che per ogni condotta dovranno avere luogo con ciclo triennale.

    I tempi lunghi della bonifica

    Tempi lunghi, invece, per la bonifica definitiva, come spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile: «La legge prescrive dei tempi tecnici che non possiamo scavalcare – spiega – la cui ragione sta nel fatto che certe operazioni devono essere approfondite. Comunque ogni sforzo è teso per fare tutto con rapidità ed efficacia». Il Piano di Caratterizzazione (il documento che riporta lo stato dell’arte del sito, una sorta di diagnosi, ndr) proposto da Iplom nei giorni scorsi, infatti, secondo Arpal deve essere approfondito in alcune sue parti (soprattutto quelle riguardanti l’alveo del Polcevera) ed è lo stesso Porcile a spronare Iplom per: «completare il documento secondo le richieste fatte entro pochi giorni, per poter così partire con i lavori di bonifica».

    Di pari passo procederanno le operazioni di messa in sicurezza idraulica del rio Fegino, che presenta diverse criticità. Su questo, però, non c’è ancora l’accordo tra Comune e azienda: secondo l’assessore Crivello, infatti, la sistemazione del bacino idrico del torrente dovrà seguire la bonifica, mentre per Iplom, le operazioni di pulizia del suolo potranno essere svolte compiutamente solo dopo i lavori di messa in sicurezza. Un nodo che dovrà essere sciolto nei prossimi giorni, per evitare ulteriori lungaggini.

    La Prefettura al lavoro

    Durante le ore che seguirono l’incidente, Era Superba aveva denunciato la mancanza di Piani di Emergenza Esterni aggiornati. Nel frattempo gli uffici della Prefettura di Genova hanno incominciato a lavorate sulla stesura dei nuovi piani: on-line si possono trovare oggi le relazioni preliminari di alcuni siti, e fino al 3 di ottobre potranno essere presentate osservazioni, richieste e chiarimenti. Al momento sono sei i PEE in fase di lavorazione: la speranza è che l’iter si concluda al più presto per tutti i siti a rischio di incidente rilevante, per evitare ulteriori rischi alle persone che abitano, lavorano o transitano nelle vicinanze di questi impianti.

    Se negli oleodotti il petrolio è tornato a scorrere, l’emergenza ambientale non è finita: i danni provocati dalla fuoriuscita di circa 700 mila litri di greggio non sono ancora stati quantificati con certezza, e i territori colpiti sono ancora in attesa di risposte certe riguardo la bonifica. Per centinaia di persone, il ritorno ad una normalità vivibile è ancora un miraggio.

    Nicola Giordanella

     

     

  • Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante il respingimento da parte del Tar della Liguria della sospensiva contenuta nel ricorso contro l’ordinanza anti movida, presentato lo scorso maggio da Ascom-Confcommercio e Confesercenti, qualcosa sembra muoversi e la direzione potrebbe essere quella di una parziale revisione dell’ordinanza da parte del Comune di Genova.

    «Nelle prossime ore si riunirà per la prima volta un osservatorio dedicato alla movida, formato da cittadini, esercenti, circoli, e associazioni di categoria, per fare il punto sull’ordinanza dopo quattro mesi dalla sua entrata in vigore», ha dichiarato l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Emanuele Piazza. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra le esigenze della cittadinanza e quella dei titolari dei locali notturni, che dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza hanno registrato diverse sofferenze a causa delle chiusure anticipate: all’una di notte nei giorni feriali e alle 2 nel weekend. «Nessuno vuole ammazzare il centro storico, ne impedirne il godimento notturno da parte della popolazione – continua Piazza – per questo cercheremo di trovare un equilibrio capace di mettere d’accordo cittadini ed esercenti, dopo aver analizzato i pro e i contro dell’ordinanza oggi in vigore. Sicuramente cercheremo di premiare i locali che operano nel rispetto delle regole».

    Queste parole ancora una volta sottolineano il fatto che questo provvedimento sulla movida fu pensato anche per contenere il dilagante fenomeno dei minimarket, spuntati come funghi nel cuore del centro storico genovese nel corso degli ultimi anni. Il ricorso presentato al Tar da parte delle Associazioni di categoria escludeva, infatti, questi esercizi commerciali, che spesso vivono in quella sottile zona d’ombra che separa la legalità dall’illegalità, complice una legislazione impreparata al fenomeno (diffusissimo in molte città europee) e la crisi economica che ha fortemente minato gli esercizi commerciali tradizionali, esponendoli ad una concorrenza inedita.

    Come si apre un minimarket? 

    Sono proprio le procedure, maggiormente liberalizzate negli ultimi anni, ad aver creato questo contesto così esplosivo: se nel quadro economico odierno aprire e mantenere un’attività commerciale rappresenta un’impresa non priva di costi e di rischi, per gestire un esercizio di vicinato (così come sono catalogati iminimarket) la questione è un po’ diversa in quanto non sono necessarie particolari qualifiche o permessi per poterne avviare uno. Per una superficie sotto i 250 metri quadrati, infatti, è sufficiente comunicare al comune l’inizio dell’attività e renderla operativa entro i 30 giorni dalla consegna della comunicazione scritta. Il titolare dell’attività è tenuto ad essere in possesso di una Licenza per alimenti che viene rilasciata dall’ufficio Igiene del Comune dopo l’ispezione e il parere dell’Asl che verifica che siano state rispettate le norme vigenti. Il titolare del minimarket deve avere lavorato per due anni (negli ultimi cinque) nel settore alimentare, come dipendente o coadiutore, oppure deve seguire un corso specifico presso la Camera di Commercio o un ente di formazione abilitato. Nei fatti è evidente come l’apertura di un esercizio di vicinato non richieda particolari esborsi economici, ne particolari abilitazioni a differenza di altre tipologie di locali notturni; basta pensare che per acquistare una licenza di un bar sono necessari circa 70 mila euro, con tutte le certificazioni del caso relative alla preparazione e alla somministrazione di cibo e bevande, che permettono i “coperti”, di avere un vano adibito a cucina e tutto quello che un semplice minimarket non ha.

    Mal di pancia

    Nel frattempo, però, i nuovi orari di chiusura imposti dal Comune stanno creando non pochi mal di pancia agli esercenti del centro storico genovese: «La chiusura anticipata imposta da questa ordinanza influisce negativamente sui nostri incassi – racconta il titolare di uno storico locale delle Vigne – se il Comune intende mantenere questa rotta dovrebbe estendere questo regolamento anche fuori dal centro storico, perché facendo così non fa altro che spostare il lavoro in altre aree della città e non mi sembra corretto». La discussa ordinanza è nata dalla lettura emotiva di un contesto complicato: da un lato quello che per alcuni rappresenta il degrado (consumo di alcool, gente in strada fino a tardi, sporcizia), e dall’altro il voler vedere il centro storico ordinato, lucido e perfetto. La soluzione è stata una legge rigida, che ha provato a regolare la fluidità dell’economia della “Città Vecchia”: il risultato è una cura peggiore del male, che rischia di mettere in ginocchio chi ci lavora, svuotando i vicoli della loro anima commerciale.

    Andrea Carozzi

  • “Alzati dal divano, esci di casa e inizia a camminare”

    “Alzati dal divano, esci di casa e inizia a camminare”

    letteredallaluna-quaderno2La bolla è gommosa, le mani aperte spingono ma affondano, il dito sprofonda e non buca. Lo stadio prima del panico può durare per sempre senza compiersi mai, latente, leggero, costante.

    Le pareti della bolla sono repressioni indolori che si posano sul lento deteriorarsi degli individui, perdita della fantasia, evitare di dirlo, riduzione dell’attività sessuale, paura, ti ricordi quando, due mani e uno smartphone, evitare di farlo, tante canne, la verità è che non me ne frega un cazzo, ancora paura, non mi riguarda, riduzione della capacità di adattamento, inadeguatezza, superbia, finta di niente, evitare l’incontro, ancora paura, appannamento della curiosità, tante birre, io e gli altri, noi e gli altri, riduzione della vita sociale, vita sociale è una parola grossa, vigliaccheria o ancora una volta paura che la perdoniamo meglio, ansia da controllo, tanta televisione, così vanno le cose, cosa c’è da capire, evitare lo scontro, interazione sociale è un’altra parola grossa, non ne ho voglia, sonnolenza domenicale, commiserazione e infine ancora paura.

    Le mani aperte spingono ma affondano, il dito sprofonda e non buca.

    Oh disgraziato destino!

    Mi manca il tempo perso. Quello manca a tutti. E quindi? Alzati dal divano ed esci di casa. Non ho motivo. Di uscire di casa o di stare sul divano? Entrambi, a dire il vero. E allora alzati dal divano, esci di casa e inizia a camminare. Per andare dove? Non ha importanza. E così che si esce dalla bolla? La bolla è congenita, è ragione di Stato, camminare aiuta. Incontri, incroci.
    Tutto qua? Non è mai tutto qua, c’è sempre altro. Ho paura. Anche io.

     

    Gabriele Serpe

  • Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    blueprint-fieraBlue Print Competition, ma soprattutto un’occasione per ridisegnare la città. Il “Doria-pensiero” sul progetto di Renzo Piano è sempre stato chiaro e lo ha ribadito durante l’incontro con architetti e ingegneri al Salone Nautico Internazionale. Il Blue Print è un polo strategico per la Genova del futuro insieme con Erzelli e le ex aree Ilva. Di sicuro, le ultime due hanno vissuto periodi poco felici, fatti di polemiche e non hanno ancora visto la nuova luce: un esempio è il trasferimento della facoltà di Ingegneria sulla collina che tra Cornigliano e Sestri Ponente. Bisogna sperare che il Blue Print non subisca lo stesso destino anche se resta il punto interrogativo più grande: i soldi. «L’amministrazione comunale non ha risorse da spendere nel progetto – dice chiaramente il sindaco – ed è per questa ragione che servono gli investimenti privati e l’aiuto del governo. Quest’ultimo è arrivato con 15 milioni di euro, io ho detto grazie a Renzi e sono contento dell’attenzione di Roma, ma mi sono soffermato a pensare che per rifare l’Expo sono arrivati centinaia di miliardi di lire nel 1992». Insomma, il paragone è chiaro, ma di mezzo c’è stata anche una crisi che ha portato tutto il paese a essere schiacciato. Ed è qui che entra in campo la Blue Print Competition, voluta da Comune di Genova e Spim, la società per la promozione del patrimonio di Tursi.

    Se è vero che gli investitori bisogna attrarli, la competizione, volta al recupero degli spazi vuoti dell’ex Fiera internazionale, diventa un punto fondamentale, anche se non sufficiente. Per questa ragione sarà presentata all’estero, in paesi come Russia e Cina. «Sicuramente questo è un punto chiave – prosegue Doria – ma la Blue Print Competition da sola non basta, come non bastano i fondi del governo. Servirebbe che il Paese intero ripartisse». Anche perché non si può certo dire che da Roma ultimamente, tra Terzo Valico e messa in sicurezza idrogeologica della città, siano arrivati solo spiccioli. «Nella storia di Genova non si sono mai spesi tanti soldi per contrastare il grave rischio idrogeologico che purtroppo ci affligge – ricorda il primo cittadino – stiamo realizzando gli scolmatori, stiamo abbattendo tutti gli ecomostri costruiti negli alvei dei torrenti. Poi ci sono gli investimenti potenziali, soldi pronti per grandi progetti». Ed è qui che si inserisce ancora una volta il Blue Print che fa parte dell’ampia visione sulla trasformazione di Genova. «Non entro nel merito del concorso, naturalmente, ma sono stati in molti a contattare la Spim per partecipare alla competizione. Al momento il 40% dei contatti arriva dall’estero e in testa c’è il Regno Unito. Entro dicembre capiremo il numero esatto dei partecipanti – prosegue il sindaco – e a chi dice che il Blue Print è bellissimo ma irrealizzabile per via dei costi, rispondo che il senso è anche quello di trovare i finanziatori».

    L’incontro al Salone nautico organizzato dall’ordine degli ingegneri è statao anche l’occasione per ripercorrere la strada, a volte accidentata, che ha visto nascere il Blue Print, dal giorno in cui Riccardo Garrone, allora patron dell’U.C. Sampdoria, presentò sul tavolo del sindaco il progetto per costruire lo stadio, fino alle polemiche con il Coni per l’idea di trasformare il Palasport in una darsena coperta. «Comunque ho trattato Malagò meglio io – ironizza Marco Doria riferendosi al no del sindaco di Roma, Virginia Raggi alla candidatura di Roma per i Giochi olimpici del 2024 – dato che la trasformazione del palazzetto in darsena coperta è stata rivista, con una nuova progettazione che consentirà far rinascere il Palasport mantenendo la sua vocazione sportiva, grazie anche alla collaborazione stessa del Coni». Allora, non resta che aspettare: di certo servirà molto tempo per vedere realizzato il disegno di Renzo Piano. Sperando che non si trasformi nell’ennesimo buco nero di Genova. «Non possiamo permettercelo – conclude Doria – proprio adesso che Genova sta diventando “famosa” all’estero come una città da visitare». Ed proprio dall’estero che, come una sorta di ideale restituzione, si attendono i potenziali investitori.

    Michela Serra