Anno: 2016

  • Faraona al forno alla genovese, un grande classico per Ognissanti

    Faraona al forno alla genovese, un grande classico per Ognissanti

    faraona“Chi fa i santi senza becco, fa il Natale meschinetto…” o poveretto. Scegliete voi la versione, più o meno dialettale. Resta il fatto che da buona tradizione, sulle tavole liguri nella festa di Ognissanti non può mancare un piatto a base di carne di volatile. E neppure noi vogliamo essere da meno, per cui oggi vi proponiamo un grande classico, che può essere rispolverato in qualsiasi occasione particolarmente conviviale: la faraona al forno, con pancetta e patate. Un piatto particolarmente gustoso, non troppo complicato, anche se un po’ lungo da preparare.

    Ingredienti (per 4 persone)

    – Una faraona intera da almeno 1 kg

    – 100 g di pancetta

    – 1/2 bicchiere di vino bianco

    – 1 spicchio d’aglio

    – erbe aromatiche (i cosiddetti “sapori”: salvia, rosmarino, origano)

    – sale, pepe, olio

    – 4 patate

    – spago da cucina

    Come si prepara

    Se non l’ha già fatto il pollivendolo, sviscerate la faraona e bruciacchiate l’eventuale peluria rimasta sull’esterno. Poi sciacquate bene e asciugate tutto con carta assorbente. Con due o tre fette di pancetta, fate un piccolo trito assieme all’aglio, un po’ di salvia, rosmarino e sale e inserite il composto all’interno del volatile. Chi vuole può anche adagiare all’interno della faraona le interiora precedentemente rimosse e ripulite.

    A questo punto, non resta che ricoprire la faraona con il resto della pancetta, qualche foglia di salvia e rametto di rosmarino e avvolgere tutto con dello spago da cucina in modo che resti ben aderente alla carne. Adagiate la pietanza in una pirofila, precedentemente oliata, bagnate tutto con il vino e accendente il forno ad almeno 180°.

    Pulite le patate, tagliatele a cubetti e adagiatele nella pirofila. A questo punto il forno dovrebbe essere ben caldo per cui potete mettete tutto a cuocere per circa un’ora, bagnando di tanto in tanto con il fondo della cottura. E attenzione a non utilizzare troppo olio perché il grasso della pancetta, scaldandosi, sarà più che sufficiente.

    Così come le varianti del proverbio, esistono altrettante fantasie della ricetta. Voi come la preparate? Quali sono i vostri ingredienti segreti?

  • Delibere di iniziativa popolare, il regolamento è in vigore. A dicembre in commissione le tre proposte respinte

    Delibere di iniziativa popolare, il regolamento è in vigore. A dicembre in commissione le tre proposte respinte

    consiglio-comunaleIl nuovo regolamento per le delibere di inziativa popolare è entrato in vigore in questi giorni; una norma transitoria ha permesso di “recuperare” i tre quesiti presentati a inizio estate, poi respinti per mancanza della legislazione comunale in materia. Ora, i testi potrebbero arrivare in Sala Rossa a metà dicembre, anche se è molto probabile che venga valicato il nuovo anno. Dopo diversi passaggi in commissione, il testo del nuovo “Regolamento sulle procedure per le proposte di deliberazione di iniziativa popolare” è stato approvato dal Consiglio comunale il 4 ottobre. Stando ai tempi di pubblicazione fissati dalla legge, nei fatti, questo testo è entrato in vigore lo scorso 25 ottobre, colmando, in questo modo, quella grave lacuna messa in luce dal respingimento delle tre proposte presentate dai cittadini ad inizio estate. Come è noto, infatti, nonostante esista una normativa italiana che delega ai singoli Comuni di predisporre un percorso legislativo per accogliere le proposte popolari, il Comune di Genova non si era mai dotato di alcun dispositivo in merito. Il motivo? Non era mai servito, visto che non era mai stata proposta alcune deliberazione.

    La discussione in Commissione è stata approfondita e non sempre semplice, e solo dopo alcuni passaggi si è arrivati ad un testo: se n’è fatto carico il presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, che ha predisposto un regolamento ispirandosi a quelli già approvati in altre municipalità del paese. In aula, il testo è stato approvato con larga maggioranza. Durante il dibattito consigliare, si è cercato il modo di recuperare le tre proposte respinte per mancanza di legge: alla fine si è optato per una norma transitoria ad hoc, che ha rimesso i testi in gioco.

    Le tre proposte recuperate

    Ad oggi, quindi, le proposte di delibera di iniziativa popolare presentate ad inizio luglio, sono nella fase dell’istruttoria da parte della segreteria generale del Comune di Genova. Se saranno ammesse, entro 20 giorni dovranno essere esaminate dalla commissioni consiliari competenti per materia, per poi essere successivamente portate all’assemblea. Difficilmente, quindi, si arriverà al voto finale entro la fine di quest’anno.

    Le tre proposte affrontano argomenti molti delicati: trasparenza, diritti e partecipazione sono il fulcro del primo testo, che sostanzialmente chiede di rendere la rendicontazione della macchina comunale più accessibile e di stabilire “nuovi” minimi diritti per ogni abitante (quote di verde, attrezzature sportive, spiagge libere, trasporto pubblico). La seconda proposta punta a inserire un passaggio di consultazione popolare per quanto riguarda le privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Un tentativo in “zona Cesarini” viste le recenti dismissioni di Amiu e le condizioni in cui versa Amt. L’ultimo testo, invece, si rifà al referendum sull’acqua pubblica del 2011: svincolare la distribuzione idrica dalle logiche del mercato, e quindi dal profitto dei privati, attraverso vincoli di ridistribuzione degli incassi delle utenze in investimenti, manutenzioni e freno alle tariffe.

    La procedura del nuovo regolamento

    Argomenti, quindi, decisamente ficcanti per quanto riguarda la gestione della “cosa pubblica” declinata al livello comunale. Stando al nuovo regolamento, la procedura è abbastanza semplice, ma non priva di ostacoli: i cittadini consegnano il testo (sottoscritto da almeno 200 persone, rappresentate da un referente) al presidente del Consiglio comunale, che lo trasmette alla segreteria generale per una verifica di conformità; una volta superata può partire la raccolta firme, che deve arrivare ad almeno 2000 sottoscriventi. Per le tre proposte questa fase è stata considerata già completata. Consegnate le firme, i testi vengono riportati alla segreteria generale che procede con l’istruttoria, per verificare le regolarità procedurali. Passato questo esame, la proposta arriva al sindaco e all’assessore di riferimento e viene presentata e discussa in Commissione competente per materia.

    Durante il dibattito, così in Commissione come in aula consiliare, possono essere introdotte delle modifiche o degli adattamenti; con questo meccanismo il Consiglio comunale, organo direttamente eletto dal popolo, ha mantenuto le sue prerogative. Ai cittadini rimane l’iniziativa legislativa, che di questi tempo, però, non è poca cosa.


    Nicola Giordanella

  • Teatro in carcere, il palco per “evadere” almeno con la mente. Le storie di Marassi e Pontedecimo

    Teatro in carcere, il palco per “evadere” almeno con la mente. Le storie di Marassi e Pontedecimo

    padiglione-40Entrano nelle carceri e permettono ai detenuti di uscire, almeno con la mente, dalle mura che li circondano. Sono i corsi di teatro che l’associazione culturale Teatro Necessario Onlus Genova e il Teatro dell’Ortica svolgono a Marassi e a Pontedecimo. Tutti i detenuti possono prenderne parte, a condizione che il regime di detenzione permetta loro di uscire dalla casa circondariale il giorno dello spettacolo. Fondamentale è la voglia di mettersi in gioco, di superare i propri limiti e di esibirsi in uno dei teatri più importanti di Genova, una volta l’anno.

    Un percorso che aiuta i detenuti a conoscere un lato di sé ancora nascosto, un modo per crescere personalmente e una strada che accelera il processo di chi è costretto a scontare una pena dietro le sbarre. Un teatro, appunto, «necessario» come spiegano gli stessi protagonisti perché «è un opportunità per sentirsi importanti, perché è un modo per evadere, perché è uno specchio della vita reale e perché ti fa sentire libero anche quando non lo sei».

    Un percorso «necessario» tanto che lo scorso maggio è stato costruito ex novo, per la prima volta in Italia, una sala teatrale all’interno un carcere, quello di Marassi: il Teatro dell’Arca. Uno spazio polifunzionale con circa 200 posti a sedere, dotato di strutture tecniche professionali, destinato soprattutto ai detenuti ma anche al pubblico esterno, che dopo essersi registrato può entrare da un ingresso dedicato. Una realtà destinata a portare la cultura teatrale, ma anche un punto d’incontro dove un applauso sorprende tanto chi lo riceve quanto chi lo produce. Dopo l’inaugurazione dello scorso maggio, il Teatro dell’Arca quest’anno ha ospitato la terza edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini incrociati”.

    “Scatenati”, la compagnia del Teatro Necessario di Marassi

    C’è chi interpreta Amleto, chi si cala nei panni di Pinocchio e chi entra nel personaggio di Romeo. Sono gli attori della compagnia teatrale “Scatenati”, detenuti del carcere di Marassi. Trenta ragazzi che hanno voglia di mettersi alla prova, superare la paura del palcoscenico, rispettare le regole del teatro e andare in scena una volta all’anno in uno dei più rinomati teatri genovesi. Un corso di recitazione gestito e portato avanti dall’associazione culturale Teatro Necessario Onlus Genova da oltre 10 anni all’interno della casa circondariale. «E’ il nostro undicesimo anno di vita – dice Sandro Baldacci, direttore artistico dell’associazione, regista e insegnate di recitazione – e come sempre, il nostro obiettivo è portare sul palco uno spettacolo professionale».

    Le abilità artistiche e la professionalità degli attori della compagnia sono riconosciute anche dal pubblico che di anno in anno è sempre più numeroso. Nella scorsa stagione gli “Scatenati” hanno fatto il tutto esaurito alla Corte: oltre 6 mila presenze in meno di una settimana. «Una grande soddisfazione per noi, ma anche un grande successo per il Teatro».

    Il prossimo appuntamento con gli “Scatenati” sarà dal 18 al 23 aprile 2017, sempre sul palco della Corte, con lo spettacolo Billy Budd marinaio e si spera che il pubblico risponda positivamente come nelle passate edizioni. Ogni stagione viene messo in scena uno spettacolo diverso: dai testi autobiografici scritti e tratti dalle esperienze personali dei detenuti ai classici di Shakespeare, da “Pinocchio” (che per gli Scatenati è Pinokkio) ad “Angeli con la Pistola”, il musical tratto dal racconto “Madame La Gimp” di Damon Runyon. «Anche quando interpretiamo testi già esistenti – dice Baldacci – li riadattiamo anche in base agli attori che compongono la compagnia».

    La compagnia è molto variabile, di anno in anno cambiano quasi tutti gli attori; alcuni lasciano perché hanno finito di scontare la propria pena, altri perché, dimostrando una buona condotta al corso, hanno ottenuto un lavoro fuori dal carcere. «Il nostro corso di recitazione è importante per i detenuti anche dal punto di vista psicologico – continua Baldacci – è un percorso rieducativo, un lavoro di gruppo che insegna la disciplina del palcoscenico e induce a conoscere lati di sé finora sconosciuti».

    Un percorso che certamente aiuta a sbloccare situazioni interiori, personali e che, di conseguenza, porta cambiamenti positivi anche nella vita reale come lo sconto di pena o l’ottenimento di percorsi lavorativi fuori dal carcere. «La valenza psicologica e riabilitativa per noi è un aspetto molto importante ma secondario nel progetto – conclude il direttore artistico – il nostro primo obiettivo è realizzare un’ottima performance; il risvolto psicologico e interiore viene da sé durante tutto il percorso»

    Teatro dell’Ortica, il teatro sociale e pedagogico a Pontedecimo

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    Un teatro sociale e pedagogico che porta in scena detenute e bambini. Un lavoro che Anna Solaro, educatrice professionista, svolge da otto anni per far evadere con la mente e l’immaginazione le donne del carcere di Pontedecimo. Da otto anni va in scena uno spettacolo nato dal lavoro condiviso delle detenute, dei bambini della scuola primaria “Anna Frank” di Serra Riccò e della scuola primaria Daneo, dei ragazzi della scuola secondaria di secondo grado “Don Milani” di Genova e di alcuni genitori. «E’ un progetto che crea un ponte tra il dentro e il fuori – racconta Anna – è molto importante per le detenute perché permette loro di avere un contatto con l’esterno ed è altrettanto fondamentale per i ragazzi che conoscono così realtà poco comuni».

    Il teatro è un modo per superare le difficoltà, un luogo in cui si rivivono emozioni e si fanno i conti con parti del proprio inconscio a noi sconosciute. «Dentro le emozioni sono amplificate e intrecciate a sensi di colpa, nostalgia e insicurezza – continua Solaro Noi, attraverso gli spettacolo teatrali, aiutiamo le donne a superare alcune difficoltà. Trattiamo il tema della genitorialità, che è molto sentito e toccante per le ragazze che sono in carcere».

    Con questa attività teatrale, le detenute hanno la possibilità di confrontarsi con l’esterno, di conoscere altri rapporti genitori-figli e magari smorzare quei sentimenti negativi che rendono la loro vita ancora più difficile di quello che già è. Gli adulti che partecipano al progetto rappresentano un punto di riferimento per le detenute, un esempio solido con cui confrontarsi, figure che per certi versi possono essere anche consolatorie o che, comunque, dimostrano che la normalità assoluta non esiste.

    «Non vogliamo che questa conoscenza termini con il teatro – dice Solaro – ma ci piacerebbe che la donna, una volta uscita dal carcere, ritrovasse la persona con cui ha collaborato in scena, anche nella nuova vita reale». 

    Il primo incontro tra “dentro e fuori” parte dalle lettere scritte dai bambini alle detenute, strumento che crea una comunicazione e una sorta di legame. Sono proprio questi testi che danno il primo spunto per scrivere la trama degli spettacoli. «In scena mettiamo una riscrittura del vissuto delle detenute su determinati argomenti che sono usciti dalle lettere dei bambini». A interpretare i racconti autobiografici, dallo stile narrativo con sconfinamenti di tipo personale, sono almeno circa sessanta partecipanti, donne, bambini, adolescenti e genitori. Un grande gruppo che rappresenta la comunità. Prima di andare in scena tutti insieme, però, ci sono ore e ore di lavoro in gruppi separati. «Facciamo prove in carcere con le detenute, fuori con gli adulti e nelle scuole con i bambini e i ragazzi, i diversi gruppi di lavoro comunicano solo tramite me e le mie colleghe – conclude Solaro – il primo incontro tutti insieme è un momento bellissimo ed emozionante, come se si conoscessero da sempre».


    Elisabetta Cantalini

  • “Caro uomo sulla Luna…”, lettera di una donna

    “Caro uomo sulla Luna…”, lettera di una donna

    letteredallaluna-quadernoCaro uomo sulla Luna,
    qui il paesaggio scorre dal finestrino e sembra un libro aperto al vento, i muscoli del viso si rilassano quel tanto che basta per abbandonare la presa e dimenticare il motore che instancabile borbotta nella pancia.
    Così mi penso bambina, riesco ancora a farlo. Quando mi lasciavo trasportare da una meta all’altra fra le vite degli adulti, come un pacco pieno di meraviglia e immaginazione, ero lasciata in pace. Nessuno chiedeva “a cosa pensi” quando restavo in silenzio, era lecito tacere. Il mio parere non era necessario nelle conversazioni che passavano di bocca in bocca sopra la mia testa, era lecito non partecipare, farsi da parte. Sento ancora nitida sulla pelle quella sensazione di invisibilità. Io pretendo di essere lasciata in pace. Ancora oggi come allora, nonostante i miei cinquantatré anni compiuti ieri. È quello che più desidero, che coltivo e difendo da una vita intera, egoisticamente e gelosamente, ed è tutto ciò che posso offrire a chi incontro, la pace, la mia personalissima pace.
    “… se tu scegli questa strada del lasciatemi in pace, non voglio dare spiegazioni a nessuno, probabilmente ti troverai a dover fuggire sempre”, ricorda Oshima al giovane Tamura Kafka in “Kafka sulla spiaggia”.
    Ma quel “sempre” non rende l’idea, perché i libri non partono mai dall’inizio e non arrivano mai alla fine, sono uno spaccato, una parentesi fluttuante. Vivere in cammino, per davvero, da ventidue anni, è un’altra faccenda. Ogni casa, paese, donna, uomo, sono code di lucertola lasciate alle spalle, si muovono ancora, come discorsi in sospeso, si muovono senza di me, senza il corpo, senza sostanza, si muovono dentro di me.

    Questo vecchio pullman porta in un luogo che non conosco e che non mi conosce. Ancora una volta sono sola, perché una donna libera è prima di tutto una donna sola, lo saprà bene anche lei, caro uomo sulla Luna. Non sarà niente di speciale. Più di cinquantanni al mondo per giungere in un piccolo paese nella sperduta campagna, un paese come un altro, nuova terra da arare, concimare e seminare, nuovi raccolti da aspettare, una stanza fredda da riscaldare, con il tempo e la pazienza. A me non manca il tempo, non è mai mancato, e nemmeno la pazienza. E non mi importa nulla del futuro finché avrò le forze per reggermi in piedi. Provo tante volte ancora oggi a immaginarmi vecchia, alla fine del percorso, ma non ci riesco, “è impossibile, sarebbe come immaginare cosa c’è oltre i confini del mondo”, mi risponderebbe Tamura Kafka. So solo che a quel punto arriverà il conto da pagare e saranno dolori, ma spero che, dopo tanto errare, il dio degli uomini possa avere per me un occhio di riguardo, farmi morire da donna libera, sola e indipendente.

    Buona fortuna a lei caro uomo sulla Luna, e buona fortuna anche a me, ne abbiamo sempre tanto bisogno. Perché se c’è una cosa che quaggiù la vita insegna è che a vivere si impara sempre troppo tardi.

     

    Gabriele Serpe

  • Officine Cargo di Rivarolo, per salvarle presto un tavolo tra Comune, Regione e Trenitalia

    Officine Cargo di Rivarolo, per salvarle presto un tavolo tra Comune, Regione e Trenitalia

    binari-trasporti-treniA fine luglio l’annuncio di Trenitalia: le officine Cargo di Rivarolo, insieme a quelle di Batterie di Savona, non sono più strategiche per l’azienda. Immediata la reazione della comunità genovese, con sindacati, partiti ed enti tutti d’accordo nel difendere la struttura. Dopo l’ordine del giorno del Consiglio regionale della Liguria, approvato all’unanimità il 30 settembre scorso, anche il Consiglio comunale di Genova si schiera compatto per il mantenimento della struttura.

    A difesa delle officine

    L’ordine del giorno, votato all’unanimità, è stato presentato al termine della seduta in Sala Rossa martedì 25 ottobre. Il testo, redatto in conferenza capigruppo, ha ricordato l’importanza della infrastruttura industriale, soprattutto in considerazione delle prospettive di sviluppo della linea del Terzo Valico (di cui il futuro però in queste ore è, per lo meno, incerto). Recentemente, inoltre, sono stati investiti circa 800 mila euro per la ristrutturazione degli impianti, e il loro ricollocamento altrove (si parla di Voghera), produrrebbe un altro buco nero nel tessuto urbano cittadino. Il Comune di Genova, inoltre, esprime preoccupazione per l’impatto di tale decisione sul piano occupazionale: se, infatti, Trenitalia garantisce la ricollocazione dei suoi dipendenti, il destino di decine di lavoratori delle ditte appaltanti sarebbe a rischio.

    Il Consiglio Comunale, quindi, ha impegnato la giunta a chiedere e organizzare a stretto giro un tavolo di confronto con Trenitalia per provare a fermare questa dismissione. Al tavolo dovranno essere presenti anche la Regione Liguria e i sindacati, per poter fare quadrato e allargare la discussione anche agli impianti di Savona, che al momento condividono la sorte con le officine di Rivarolo.

    Ordine sparso

    Se la chiusura fosse confermata, oltre all’impatto occupazionale, ci sarebbe da riflettere sulla disarmonia tra enti locali e Trenitalia, che, ancora una volta, si scoprono distanti sulle linee guida di sviluppo territoriale. Molti dubbi, inoltre, ricadono sulle strategie economiche di medio e lungo periodo che coinvolgono il territorio e le sue infrastrutture, presenti e future: stiamo andando nella direzione giusta?

    Nicola Giordanella

  • Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Ghost Tour di GenovaNon solo Festival della Scienza, la cui 14ª edizione è iniziata giovedì per concludersi il prossimo 6 novembre con oltre 270 eventi tra mostre, laboratori e spettacoli. Quello alle porte è infatti il lungo ponte di Ognissanti o, per meglio dire, il weekend di Halloween. Ed è proprio la festa delle zucche, infatti, a caratterizzare la maggior parte degli eventi in programma, a cominciare dal “Lungo weekend del mistero” che inizia venerdì 28 ottobre con “I Fantasmi della Torre Grimaldina” a Palazzo Ducale, prosegue sabato 29 con “I Fantasmi della Lanterna e del Mare” ovviamente alla Lanterna, La Mostruosa Caccia al Tesoro” di domenica 30 al Porto Antico ed il gran finale di lunedì 31 ottobre, la notte di Halloween, con il Ghost Tour di Genova dalle 20.30 in piazza Matteotti e, a seguire, nelle dieci strade e piazze del centro storico che fino alle 23 ospiteranno performance a ripetizione, tutte ispirate a streghe, spiriti e fantasmi.

    Stesso filo conduttore per l’Halloween Street Food Party in piazza Dante, una tre giorni all’insegna della musica e della buona tavola per una movida sostenibile e rispettosa dei residenti, dal 30 ottobre al 1 novembre incluso. Movida sostenibile, appunto, perché l’intenzione degli organizzatori è quella di coinvolgere anche gli abitanti meno giovani, per i quali è stata pensata la serata di ballo liscio con la Giandilo Band di domenica. La notte di Halloween sarà poi all’insegna dello swing e, infine, il giorno dei Santi è dedicato al folklore dell’Italia del Sud con i Kalimba e le loro pizziche, tarantelle e tammuriate.

    The Jazz VersionHalloween ai Luzzati si festeggia invece col “Gran ballo di Ognissanti” a partire dalle 22, ma preceduto da un “aperitivo da paura” a partire dalle 18. Ospiti dalla Spezia, il duo electro beat makers The Jazz Version in versione terror con l’aiuto del virtuoso David Stingaciu. Una contaminazione musicale jazz tra l’elettronica e le voci di mostri sacri come Duke Ellington, Charles Mingus, Herbie Hancock. Un sound ricercato che naviga dalle parti di sonorità chillout.

    Per i più piccoli, “Un Acquario da brivido” è quanto ha in serbo l’Acquario di Genova dalle 21 alle 23 di lunedì: luci spente e porte chiuse, il fantasma del pirata Jack Patella che da secoli vaga nelle profondità marine e un esperto dell’Acquario aiuteranno i partecipanti a sfatare terrificanti miti e leggende del mondo sommerso.

    Un passo indietro, a sabato e domenica, per “CiVivO / Vivi la strada / Abita l’arte”: due giorni di musica, arti, danze e gioco nel territorio, eccezionalmente chiuso al traffico, che comprende via Lomellini, piazza Fossatello, via Ponte Calvi, via San Luca, via del Campo, vico dell’Argento, salita dell’Oro, via Bensa e vico della Croce Bianca. Inoltre, sempre nell’ambito della manifestazione organizzata dal Civ Lomellini, sabato 29 ottobre alle ore 10,30 in piazza Fossatello si apre il dibattito “Arte di strada: nuova energia per la città” sull’arte come dispositivo di rigenerazione urbana e sulle regole funzionali per una convivenza. Un incontro aperto alla cittadinanza con le associazioni di settore e l’Ufficio alla Cultura del Comune di Genova. Domenica 30 ottobre alle ore 16 si parlerà, invece, di pedonalizzazione del quartiere con il flash mob “Car-free”.

    Capitolo teatri: ha debuttato mercoledì scorso alla Tosse l’Eurydice di Jean Anouilh, che resterà in scena fino al 6 novembre. Il mito di Orfeo ed Euridice rivive nella versione del regista e sceneggiatore Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), in cui Orfeo è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali ed Euridice un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini. Protagonisti dello spettacolo, la cui regia è firmata da Emanuele Conte, sono Sarah Pesca e Gianmaria Martini.

    Vanno avanti fino al 9 novembre anche le repliche de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il terzo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dal titolo “Ospiti dal mare sulla scena antica” con Moni Ovadia e Margherita Rubino.

    Infine, le mostre: l’ultima ad aggiungersi la settimana scorsa è stata “Warhol. Pop Society” a Palazzo Ducale, che fino al 26 febbraio renderà omaggio al più celebre artista del ‘900 a trent’anni esatti dalla sua morte. E poi, ancora al Ducale, gli scatti di Helmut Newton, le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, le “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Festival della Scienza, alla scoperta dei luoghi e delle installazioni della kermesse

    Festival della Scienza, alla scoperta dei luoghi e delle installazioni della kermesse

    La 14esima edizione del Festival della Scienza è incominciata: tante le proposte, inedite o riconfermate, che anche quest’anno animeranno il centro della città per undici giorni; come oramai è tradizione, i luoghi che ospitano gli stand sono distribuiti nelle principali zone di interesse della città, creando una sorta di tour attraverso i più classici highlights urbani genovesi. Abbiamo percorso un ipotetico itinerario, visitando le principali location della kermesse, cercando di cogliere lo spirito di questo grande allestimento

    Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale è senza dubbio il cuore del Festival della Scienza e non poteva essere altrimenti. Lo fulcro culturale di Genova, oltre ad ospitare le conferenze e l’info-point, ha molti spazi dedicati alle iniziative della manifestazione: nell’atrio attività dedicate ai più piccoli, mentre la Loggia degli Abbati ospita le installazioni di Artico. L’area del Munizioniere raccoglie diverse proposte interattive, che vanno dalla agricoltura bio, all’evoluzione bio-genetica dell’uomo.

    Giardini Luzzati

    Da piazza Matteotti ci spostiamo ai Giardini Luzzati, per la precisione all’interno del sito archeologico dell’antico anfiteatro romano, eccezionalmente visitabile per tutta la durata del festival. All’interno un laboratorio dedicato ai più piccoli, per conoscere e scoprire la geologia che ci circonda, con un gioco dedicato al tipico conglomerato di Portofino.

    Sant’Agostino

    Proseguiamo salendo fino alla chiesa di Sant’Agostino, dove l’Istituto Nazione di Geofisica e Vulcanologia ha predisposto diversi stand per far conoscere anche ai bambini le dinamiche geologiche, attraverso lo studio dei terremoti.

    Palazzo San Giorgio

    Scendiamo verso il mare, e ci fermiamo a Palazzo San Giorgio, dove l’Iit di Morego ha predisposto una grande spazio dedicato al “Fattore S”: una serie di prove e esperimenti che mettono alla prova lo spirito scientifico del visitatore, per far nascere la voglia di scienza, e magari scoprire i ricercatori del futuro.

    Piazza delle Feste

    Anche il Porto Antico ospita diversi spazi del Festiva della Scienza: tra gli altri, sotto la tensostruttura di Piazza delle Feste, troviamo uno spazio multi-allestimento, con una serie di proposte molto eterogenee: dai laboratori chirurgici, al micro bosco, dai giochi scientifici della nano fisica, allo stand scientifico delle Forze Armate italiane, passando per lo stand della scienza applicato allo sport

    Palazzo della Borsa

    Chiudiamo il nostro piccolo tour visitando la Sala delle Grida del Palazzo della Borsa di De Ferrari, dove è stato allestito una sorta di mostra legata al progetto internazionale dei telescopi SKA, in costruzione in Sudafrica e Australia: quadri e arazzi preparati dalle popolazioni di quei paesi per celebrare il cielo e la sua mistica.

    Nicola Giordanella

  • Mafia, Borsellino a Genova incontra 900 studenti: «Da voi la forza per continuare la lotta di Paolo»

    Mafia, Borsellino a Genova incontra 900 studenti: «Da voi la forza per continuare la lotta di Paolo»

    doria-borsellino-mafia«Da questi giovani vengo a prendere la speranza e vengo a prendere la forza per continuare la mia lotta per la verità e per la giustizia che, purtroppo, è una lotta senza fine, che farò fino all’ultimo giorno della mia vita». Una lotta «per la giustizia e per quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo ma che non riuscì a sentire perché sacrificò la sua vita per questo Stato». Così, Salvatore Borsellino, fondatore del movimento “Agende Rosse” e fratello del magistrato Paolo Borsellino vittima della strage mafiosa di via D’Amelio, si rivolge ai circa 900 studenti di 8 scuole metropolitane genovesi e 3 alessandrine durante l’incontro su legalità, sicurezza e giustizia organizzato questa mattina a Genova, al Teatro della Corte. «Ci sono stati lunghi anni dopo il 1992 in cui ho smesso completamente di parlare perché avevo perso la speranza», ammette Borsellino, come riporta l’agenzia Dire. «Ho smesso di parlare a nome di mio fratello – spiega – che ha avuto speranza fino all’ultimo giorno della sua vita, proprio grazie ai giovani. Lo scrisse anche nella sua ultima lettera la mattina del 19 luglio (poco prima di essere assassinato, ndr). Io non sono Paolo, ci ho messo del tempo a capirlo e quando ho capito che cosa fosse la speranza di Paolo, ho ricominciato a parlare».

    Il fratello del magistrato coglie l’occasione per un deciso attacco al presidente della Repubblica, già giudice della Corte costituzionale. «Mi aspetterei qualcosa di più concreto dal presidente Sergio Mattarella, per esempio delle parole di conforto e di incoraggiamento per magistrati che oggi continuano la battaglia di Paolo, come Nino Di Matteo, che a Palermo è sottoposto a minacce di morte quotidiane e che purtroppo da parte delle istituzioni non riceve nessun messaggio di solidarietà». Borsellino afferma di aver «sollecitato le nostre istituzioni perché lancino messaggi di solidarietà nei confronti di Nino Di Matteo ma ho ricevuto risposte soltanto dal presidente del Senato, Pietro Grasso, e da nessun altro».

    L’incontro di questa mattina è stato organizzato con il patrocinio del Comune e della Città metropolitana di Genova. «È molto importante che questo messaggio sia trasmesso e condiviso dai giovani – afferma il sindaco, Marco Doria – anche in Sicilia i momenti più forti di mobilitazione contro la criminalità organizzata sono stati momenti in cui i giovani sono stati colpiti da eventi tragici e si sono mossi per dire no alla mafia». Il primo cittadino ricorda però che «la legalità non è solo un problema di lotta alla mafia e alla criminalità organizzata ma è il rispetto delle istituzioni, il rispetto delle regole a 360 gradi».

    Per arginare la mafia, infatti, Doria spiega che amministrazioni e cittadini possono usare tre leve: «L’azione coordinata e intelligente delle forze di polizia, dei carabinieri e della magistratura; una grande cultura della legalità; l’azione per rimuovere tutte quelle condizioni sociali che favoriscono le azioni e la presenza della criminalità».

    All’incontro prende parte anche Valeria Fazio, procuratore generale di Genova: «Bisogna insegnare ai ragazzi che il rispetto delle regole difende soprattutto chi non è forte, chi è più debole e serve a garantire l’uguaglianza delle opportunità fra di loro», spiega Fazio. «La forza libera – conclude il procuratore generale – è la forza che premia solo i più forti, che possono essere forti per caso, perché prepotenti o perché favoriti dal destino. Quindi le regole difendono veramente uguaglianza e possibilità per tutti ragazzi».

  • Terzo Valico, botta e risposta tra Cociv e movimento No Tav. Dubbi anche per il cantiere di Gavi

    Terzo Valico, botta e risposta tra Cociv e movimento No Tav. Dubbi anche per il cantiere di Gavi

    terzo-valico-erzelli-borzoliLa bufera sul Terzo Valico sembra essere appena incominciata. Dopo gli arresti della mattinata di ieri, Cociv risponde attraverso un comunicato di ritenersi parte lesa in questa vicenda. Ma non solo: l’ufficio stampa del consorzio dichiara che non sussistono oneri aggiuntivi per l’opera «così come nessuna differente qualità delle opere». Dopo poche ore arriva la risposta del movimento No Tav, che da anni si oppone all’opera e che definisce la risposta di Cociv «senza vergogna».

    Dubbi sulla sicurezza, dopo Cravasco anche Gavi

    Le motivazioni sono diverse, documentate con stralci delle dichiarazioni del procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, rilasciate alla stampa durante la presentazione dell’inchiesta. La contestazione principale riguarda la sicurezza delle opere realizzate: Cociv dichiara che non esistono criticità su quanto fatto fino ad oggi, ma i risultati delle indagini sembrerebbero affermare il contrario. Secondo quanto è emerso dalle intercettazioni, infatti, la qualità del cemento utilizzato durante i lavori di centinatura  della galleria di Cravasco (Campomorone) potrebbe essere scadente e inadatta; la rivelazione ha sollevato dubbi inquietanti sulla sicurezza del sito, tanto da spingere la consigliere comunale dell’Altra Capomorone Valentina Armirotti a chiedere la chiusura cautelativa di quel cantiere. Sul sito del movimento No Tav, però, il ragionamento non si ferma qui: gli attori coinvolti nell’inchiesta sono gli stessi che sono intervenuti a vario titolo per i cantieri, sempre legati al Terzo Valico, sul Neirone a Gavi: «Quel materiale scadente è stato usato per caso anche a Gavidomandano gli attivisti sul loro sito web.

    Soldi pubblici

    Nel comunicato stampa, Cociv, ha dichiarato che, in qualsiasi caso, «non sussistono oneri aggiuntivi a carico dello Stato» aggiungendo che «eventuale maggior costo ricade esclusivamente sul contraente generale, trattandosi per il pubblico committente di opera a prezzo fisso ed invariabile». Una dichiarazione che per gli attivisti suona particolarmente stonata: «Cociv ha ricevuto l’affidamento della realizzazione dell’opera senza gara, ha contribuito ad indicare i costi di realizzazione e ora sostiene che gonfiare le gare di appalto, fare turbativa per pilotarne l’aggiudicazione escludendo soluzioni più convenienti, utilizzare materiale scadente per lucrare, realizzare opere insicure e destinate a crollare, non comporta maggiori costi?». Una perplessità che trova il conforto dei numeri, visto che stando al primo progetto del 2003 il costo totale dell’opera doveva essere di 3,55 miliardi di euro, poi negli anni lievitato fino all’attuale previsione (datata 2011) di 6,2 miliardi. Tutti soldi pubblici, ovviamente.

    Parte lesa

    Parte lesa, dicevamo. Nel comunicato Cociv afferma che «Eventuali interferenze in corso di accertamento investigativo possono riguardare solo iniziative infedeli di funzionari venuti meno al dovere di lealtà verso l’azienda». «Surreale» è la risposta dei No Tav, che ricordano il fatto che ad essere finiti sotto inchiesta sono tutti i massimi vertici del consorzio, tra cui presidente, direttore generale, il responsabile unico del procedimento, il coordinatore del settore costruzioni, il responsabile degli affidamenti e degli approvvigionamenti, come a sottolineare che tutta la catena di comando può essere considerata in qualche modo coinvolta.

    La reazione della “politica” bipartisan è stata unanime: i lavori devono andare avanti. L’inchiesta, però, sembra aver scoperchiato un vaso di Pandora molto capiente. Non è la prima volta che i lavori del Terzo Valico sono coinvolti a diverso titolo in indagini che hanno come oggetto corruzione e appalti truccati. Oggi, però, è messa in discussione anche la sicurezza dei cantieri stessi e delle migliaia di persone che ci convivono, condividendone il territorio. In ballo c’è la salute e la vita di intere comunità, sacrificate in nome di un progetto sempre meno credibile; la priorità della “politica” e delle istituzioni dovrebbe essere quella di garantire la sicurezza delle persone, anche a costo di rallentare o addirittura fermare questi cantieri. Ma di che “politica” stiamo parlando?

    Nicola Giordanella

     

  • Con “Eurydice”, alla Tosse rivive il mito dell’amore assoluto

    Con “Eurydice”, alla Tosse rivive il mito dell’amore assoluto

    Foto di Donato AquaroIl teatro della Tosse porta di nuovo in scena con “Eurydice” un lavoro di Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), scrittore, regista, sceneggiatore, noto per scrivere di teatro modernizzando classici greci.
    Nella mitologia, Euridice è la promessa sposa di Orfeo, poeta e cantore, simbolo del puro artista: insidiata da un pastore, calpesta, mentre tenta di fuggire, un serpente velenoso che la uccide col morso. Orfeo, disperato, scende nel regno delle tenebre per riaverla e commuove Ade, che alla fine concede alla fanciulla di tornare in vita seguendo l’innamorato verso l’uscita, a patto che lui non si volti mai a guardarla. Ma il giovane si volta e la perde per sempre. Da allora vive nel suo ricordo, implorando gli dei di dargli una seconda possibilità, finché Dioniso, adirato per essere stato posposto ad Apollo, lo fa uccidere dalle baccanti che lo smembrano. La sua testa verrà ritrovata mentre invoca ancora il nome di Euridice e finalmente, trovando degna sepoltura, sarà riunito all’amata.

    Nel lavoro di Anouilh, Orfeo è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali. Il ragazzo sogna l’amore, di cui ha una concezione ideale, assoluta e fuori dalla realtà, immagine incrementata dalla sua attività di musicista e poeta. Euridice è, invece, un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini: apparentemente disinvolta, vede in lui una possibilità di luce e di purezza, ma quando si accorge che l’innamorato la vede nel ruolo della donna tradizionale, che sa di non poter ricoprire, fugge da lui. Per lei l’amore è un punto luce, un attimo da ricordare, si illumina e si spegne, poi torna il quotidiano.

    In realtà, sia l’una che l’altro si chiudono, come “due involucri impermeabili”, in un concetto di amore da rivedere: troppo alto quello di lui, troppo pragmatico e “disperato” quello di lei. Non c’è grande amore senza la comprensione delle esigenze dell’amato, senza la mediazione delle reciproche aspettative, senza l’amorevole “correzione” dell’errore dell’altro: in altre parole, nulla è più fragile di un grande amore se, alla prima manifestata difficoltà, ciascuno dei due si ritira, spaventato dalla violazione del troppo “se stesso” proiettato sull’altro. In amore, non esistono cloni.

    Foto di Donato AquaroMa l’uomo moderno vuole davvero vivere l’amore? O fugge l’alternanza di luce ed ombra, o meglio, fugge la parte responsabile delle cose uniche e preziose? L’Ade, il regno dei morti, per gli antichi era un luogo tenebroso, dove le ombre si aggiravano senza più slanci ed emozioni, rimpiangendo la vita terrena; significativo il fatto che sia nel mito, sia nel dramma teatrale, gli amanti, per ricongiungersi, debbano morire. Come a voler dire “ebbene, se vi amate davvero, tollerate i disagi della vita di coppia reale, paghi di stare assieme”.

    Un lavoro da vedere, completato dall’atmosfera irreale conferita da una singolare scenografia .


    Elisa Prato

    + “Eurydice” di Jean Marie Anouilh, al Teatro della Tosse fino al 6 novembre.
    Regia di Emanuele Conte. Con 
    Alessio Aronne, Enrico Campanati, Alessandro Damerini, Pietro Fabbri, Susanna Gozzetti, Marco Lubrano, Gianmaria Martini, Fabrizio Matteini, Sarah Pesca.

  • Polizia Municipale, nel 2016 mancano 8 assunzioni ma è colpa della Città Metropolitana

    Polizia Municipale, nel 2016 mancano 8 assunzioni ma è colpa della Città Metropolitana

    polizia-municipaleIl rifiuto degli ex agenti di polizia provinciale a trasferirsi nell’organico del Comune di Genova sta di fatto bloccando le nuove assunzioni in Polizia Municipale. Lo ha denunciato ieri l’assessore al Personale dell’amministrazione del capoluogo ligure, Isabella Lanzone, in Commissione comunale, come riporta l’agenzia Dire. «Con l”ultimo piano assunzioni – ricorda l’assessore – avevamo previsto l”ingresso di 8 agenti e 2 funzionari per il 2016 e 2 agenti e altrettanti funzionari per il 2017, con l”idea di rimpinguare la richiesta di fabbisogno». Ma nell”anno in corso, Palazzo Tursi ha provveduto al momento a sole 2 assunzioni. «Il motivo – spiega Lanzone – è l’intervento del blocco di assunzioni per tutto il personale imposto dal governo a seguito della soppressione delle Province e della necessità di ricollocare gli esuberi negli altri enti pubblici. Di fatto, si è registrata una paralisi per il personale pubblico, eccezion fatta per le scuole».

    Sulla carta, le esigenze del Comune di Genova potrebbero essere coperte dal personale della Città metropolitana. «Ma gli ex poliziotti provinciali – avverte l’assessore – che sarebbero destinati in via principale proprio al Comune (anche se per noi non è il massimo perché vorremmo nuove assunzioni di personale giovane) si sono rifiutati di entrare in servizio perché sanno che c’è bisogno in altre agenzie dello Stato, più redditizie, e aspettano una nuova chiamata».  Palazzo Tursi, però, non può colmare le necessità attingendo a graduatorie esterne. «Questa impasse – sostiene Lanzone – dovrebbe terminare entro fine anno, speriamo nel 2017 di poter immettere le 8 figure mancanti dal piano del 2016, dando anche il via libera a un concorso da funzionario amministrativo che possa essere aperto anche agli interni che abbiano i requisiti per una crescita professionale».

    Intanto, dal 2012 a oggi il personale della Polizia Municipale di Genova è sceso da 928 a 875 unità, di cui 701 agenti e 174 funzionari, pari al 16,52% di tutti i dipendenti del Comune, arrivati ormai sotto la soglia delle 5.300 unità. Entrando più nel dettaglio, delle 875 unità, 7 persone sono distaccate in Protezione civile e 20 per il servizio di polizia giudiziaria del Tribunale; dei restanti 848 dipendenti, 28 sono in regime di part-time mentre risultano circa 80 gli inabili al servizio esterno.
    Il calo del personale nel corso degli ultimi anni ricalca una tendenza generalizzata per tutti i dipendenti di Palazzo Tursi: «Rispetto a 900 cessazioni per tutto l’ente – illustra l’assessore – le percentuali per la polizia municipale sono basse». Dal 2012 si sono infatti registrate 77 cessazioni. Mentre nello stesso periodo sono state complessivamente 12 le assunzioni, tutte di agenti. «I numeri stanno calando ovunque – ragiona Lanzone – dobbiamo razionalizzare i servizi e renderli più efficienti, facendo confluire sul territorio personale che si occupa adesso di attività amministrativa». A preoccupare è anche l’età media avanzata del personale di Polizia municipale che si attesta attorno ai 54 anni. «Effettivamente – conclude
    l’assessore – per un lavoro particolare e faticoso come il servizio territoriale, c’è la necessità di un ringiovanimento per un servizio più efficiente». Un aspetto, quest’ultimo, che verrà preso in considerazione anche nel piano di fabbisogno di personale dell’ente per il prossimo triennio che sarà discusso
    dalla giunta Doria nel corso del prossimo mese.

  • Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    festival-della-scienza11 i giorni, 29 le mostre, 89 i laboratori, 154 tra incontri e spettacoli e 28 gli eventi fuori festival per un totale di 272 appuntamenti. Sono alcuni numeri della quattordicesima edizione del Festival della Scienza, a Genova dal 27 ottobre al 6 novembre.

    Quest’anno la manifestazione si ispira al tema “Segni”, intesi come quegli elementi che l’uomo ha saputo cogliere dalla natura e dall’evoluzione per interpretare ciò che lo circonda e per dare forma alla propria conoscenza, cultura e tecnologia. I “segni”, come spiegano gli organizzatori del festival, sono quelli della natura, ma anche quelli della salute o della malattia, quelli dell’uomo o della società, quelli dell’ambiente e dell’universo, ma anche i messaggi, le lingue o i disegni. Una semplice parola che ha stimolato la fantasia di centinaia di scienziati e ha dato vita agli oltre 270 eventi in programma.

    «Questa edizione del Festival, sarà come sempre evento importante e con un fittissimo programma e con ospiti di fama internazionale – dice il neopresidente Marco Pallacinvini – Nonostante ciò, mi sento un po’ come al primo giorno di scuola».

    Saranno circa 500 gli animatori, studenti universitari e giovani ricercatori, che condurranno con entusiasmo e competenza i visitatori attraverso l’iniziativa. A loro si affiancheranno un centinaio di studenti provenienti da 11 Istituti Superiori genovesi del progetto di alternanza scuola-lavoro della Regione Liguria e finanziato dal Fondo Sociale Europeo.

    Il “taglio del nastro” è fissato alle 15, 30 di giovedì 27 ottobre a Palazzo Ducale nella Sala del Maggior Consiglio, un appuntamento per festeggiare l’avvio ufficiale di questa edizione. Prenderanno parte all’inaugurazione anche lo scienziato Valter Longo che svelerà l’efficacia terapeutica della dieta Mima digiuno, alle ore 17, e il giornalista scientifico Piero Angela con la conferenza Viaggio dentro la mente, alle ore 21. Non saranno gli unici grandi nomi, saranno ospiti della manifestazione di quest’anno anche il Premio Nobel per la chimica Martin Chalfie, Silvio Micali, PremioTuring e Elena Aprile, ricercatrice della Columbia University di New York.

    «Il programma di questa edizione è molto ricco e coinvolge tutta la città – dice Carla Silbilla, assessore alla cultura del Comune di Genova – D’altronde la cultura della scienza è nel DNA di Genova». Un evento di prestigio riconosciuto anche dal Presidente della Repubblica che con una medaglia ha onorato l’edizione 2016 del Festival. «Un grazie va a tutti i sostenitori, i soci, le istituzioni e gli sponsor che hanno consentito la realizzazione di questa edizione del Festival della scienza». – conclude Sibilla

    festivaMostre e Laboratori

    Tante le mostre a cura degli enti che hanno realizzato più della metà degli eventi del Festival. Da non perdere Fattore S (a cura di IIT) a Palazzo San Giorgio, Shared Sky (a cura di INAF) nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, Artico (a cura di CNR) alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, Il terremoto in… segni (a cura di INGV) nella ex chiesa di S. Agostino, si segnalano anche: Foodeka (a cura di Le Pleiadi) e Alla ricerca dello Spinosauro (a cura di Associazione Paleontologica Parmense) e Nel segno della nave (a cura di Atena CuMaNa) e Matematica Terra Terra (a cura di Società Curvilinea Cooperativa).

    Nella sezione laboratori si potranno trovare eventi adatti a tutti da più piccini fino a quelli per adulti. Ci saranno Colpiti ma non affondati! (a cura di INFN), a Le impronte digitali degli alimenti (a cura di Unige) per i più grandi, a Anno Domini. Invenzioni e scoperte (a cura Di Vanessa Bracali), (farmaco)Resistencia! (a cura di Eduardo Losa Cabruja), e Il laboratorio nell’era digitale (a cura di Roma Makers) e per i più piccoli Robot d’autore (a cura di Scuola di Robotica) e Datemi uno zero! (a cura di Laura Quaini).

    Dalle ore 9:00 del 27 ottobre tutte le mostre e i laboratori del Festival saranno aperti e visitabili. Gli orari saranno dalle 9:00 alle 18:00 nei giorni feriali e dalle 10:00 alle 19:00 nei festivi. Tutte le sere ci saranno grandi conferenze nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e un ricco programma di spettacoli.

    Spettacoli

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui Racconto Cosmico con l’attore Neri Marcorè e il Presidente dell’INFN Ferroni (28 ottobre, ore 21) e Non ci sono più le quattro stagioni con Luca Mercalli e Banda Osiris (4 novembre, ore 21), entrambi alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone e I ragazzi di Fermi che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della nuova Scuola Universitaria Superiore “Gran Sasso Science Institute”, insieme agli alunni della Scuola Primaria P. Santullo di Genova ( 1 novembre, ore 16:30) al Teatro della Tosse.

     Biglietti

    Sono acquistabili nel nuovo spazio InfoPoint in Loggia Banchi, sul sito del Festival e presso tutte le filiali del Gruppo Carige, con agevolazioni per gruppi, minori e appuntamenti serali. E’ attivo un servizio di call center per prenotazioni scuole/gruppi e informazioni. Novità dell’edizione 2016 l’App per Android e IOS che permette di consultare gli appuntamenti del Festival da mobile-phone, personalizzando il calendario grazie alla funzione “preferiti”. Il programma completo è disponibile in forma cartacea e sul sito internet del Festival.

    E.C.

  • Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    terzo-valico-cantiere-2015-2L’operazione di questa mattina della Guardia di Finanza ha portato all’esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare su tutto il territorio italiano, a seguito delle indagini su alcune grandi opere in costruzione, come la Salerno-Reggio Calabria e il Terzo Valico dei Giovi. L’indagine nasce da uno stralcio di “Mafia Capitale” e si estende da nord a sud, dimostrando ancora una volta la permeabilità del sistema dei grandi cantieri alla corruzione. Dopo l’inchiesta di questa estate, quindi, i cantieri del Terzo Valico tornano nella bufera, con risvolti inquietanti: dalle prime notizie trapelate, infatti, pare che alcuni lavori siano stati eseguiti fuori dagli standard minimi richiesti, utilizzando cemento “povero” per risparmiare. Tra questi anche quelli relativi alla galleria di Cravasco, la cui realizzazione è stata più volte contestata dalla popolazione locale e non per l’alta percentuale di fibre di amianto presenti nella roccia.

    Arka di Noè

    «E’ stata accertata la turbativa d’asta riguardo ad appalti connessi ad alcuni tronconi, sono stati accertati alcuni episodi corruttivi che riguardano alcuni funzionari del Cociv (general contractor dell’opera, ndr) ed episodi di concussione consistiti nell’imporre una rete di imprese agli appaltatori principali che doveva scalzare altre ditte non gradite anche attraverso intimidazioni tipiche della criminalità organizzata e mafiosa». Queste le prime dichiarazioni, riportate dall’agenzia Dire, del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, che ha illustrato alla stampa l’operazione “Arka di Noè”, un’operazione che ha portato all’esecuzione da parte della Guardia di Finanza di Genova di 14 ordinanze di custodia cautelare e 55 perquisizioni in diverse regioni d’Italia per presunte irregolarità nella concessione degli appalti nella realizzazione di 5 lotti del Terzo Valico ferroviario dei Giovi, la linea ad alta velocità Genova-Milano.

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Le misure cautelari sono state eseguite perché, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova, Cinzia Perrone, sussite il rischio di reiterazione dei reati per i dirigenti del Cociv toccati dall’indagine: «In ragione dell’incarico attualmente ancora rivestito sussiste certamente l’esigenza cautelare correlata al rischio di reiterazione di delitti». Una reiterazione che, secondo il giudice, si sarebbe già concretizzata in diverse gare di appalto. Le misure di arresto domiciliare sono, inoltre, giustificate dal fatto che sono ancora in corso procedure per affidamenti per importi “rilevantissimi”, come quelle per il “lotto 4 Cravasco” e il “lotto 3 Val Lemme” rispettivamente da 295 e 293 milioni di euro. Ecco i nomi dei 14 indagati: l’ex direttore dei lavori Paolo Marcheselli, il responsabile degli appalti Maurizio Dionisi, l’attuale presidente di Cociv Michele Longo, il suo vice Ettore Pagani, i funzionari del Cociv Andrea Ottolin, Giuliano Lorenzi, Giulio Frulloni, Angelo Pelliccia, e gli imprenditori Antonio Parri, Giuseppe Petrellese, Marciano Ricci, Giovanni Giugliano, Antonio Giugliano, Puma Giuliano.

    Cravasco, galleria a rischio

    Tra gli episodi contestati la consegna di una tangente da 10.000 euro da parte di un imprenditore all’ex direttore dei lavori del Cociv, Pietro Marcheselli, e al responsabile degli appalti, Maurizio Dionisi. La bustarella sarebbe stata consegnata all’interno degli uffici del Cociv per l’appalto della galleria finestra di Cravasco, un’opera dall’importo complessivo di 1,7 milioni di euro assegnata all’impresa “Giuliano Costruzioni metalliche”. Secondo i primi accertamenti, la galleria in questione potrebbe anche presentare problemi di stabilità. Contestata anche l’assegnazione del “lotto Libarna” avvenuta attraverso una gara internazionale con base d’asta da oltre 67 milioni di euro e assegnata al massimo ribasso alla ditta “Oberosler” di Trento. L’accusa in questo caso è di collusione per i suggerimenti dati dai funzionari del Cociv all’azienda per correggere alcune anomalie dell’offerta. Per quanto riguarda, invece, il “lotto Serravalle”, appalto da 189 milioni di euro assegnato alla ditta “Grandi Lavori Fincosit”, l’accusa ai funzionari del Cociv è di aver indotto altre imprese a non presentare offerte. Al momento nessun cantiere risulta però bloccato, e la galleria di Cravasco non è stata sottoposta a sequestro.

    Mazzette e escort

    Passaggio di denaro ma non solo: nell’ordinanza del gip, come riporta l’agenzia Dire, sono riportati diversi episodi di incontri con escort utilizzati come pagamento per favori ottenuti nel corso delle assegnazione degli appalti: «Ricci Marciano nella qualità di amministratore di fatto della società ‘Europea 92 Spa’ organizzava e pagava un incontro tra Giulio Frulloni e una escort e successivamente gli prometteva l’organizzazione di un analogo incontro affinché Frulloni, in qualità di coordinatore costruzioni del consorzio Cociv, aiutasse la società Europea e CIPA Spa a vincere la gara ad inviti indetta dal Cociv per l’appalto dei lavori di costruzione della galleria Vecchie Fornaci”». Un sistema oliato, secondo gli inquirenti, che andava avanti da almeno un anno e mezzo. L’episodio della escort riguarderebbe la gara di appalto dei lavori per la galleria Vecchie Fornaci assegnata alle società “Europea 92” e “Cipa”

    La politica tira dritto

    In serata arriva il commento, riportato dall’agenzia Dire,  del presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti che prova a serrare le fila delle istituzioni: «C’è bisogno che la giustizia vada fino in fondo con grande serietà, efficacia, efficienza e soprattutto rapidità. Il nostro primo interesse – ribadisce il governatore – è che il cantiere continui come sta continuando il lavoro in queste ore. Per quanto ci è dato sapere, non ci sono provvedimenti dell’autorità giudiziaria che riguardino il blocco del cantiere né il sequestro parziale dello stesso. Ora il consorzio Cociv deve mettersi nella condizione al più presto, e ritengo possa farlo, di garantire la governance e l’operatività dello stesso per continuare le opere». Per quanto riguarda la richiesta di un commissario straordinario sul Terzo Valico emersa nelle ultime ore, Toti ritiene che «il tema competa ad Anac, di cui ci mettiamo a completa disposizione per qualsiasi interlocuzione ove questa servisse». Il presidente, infine, annuncia di aver già «avviato l’interlocuzione sia con Covic che con il ministro Delrio che ovviamente condivide la valutazione che l’opera debba essere salvaguardata e la giustizia debba essere salvaguardata al tempo stesso».
  • Guccini, Genova e la mia prima volta “fuori casa”

    Guccini, Genova e la mia prima volta “fuori casa”

    Parole e musica, per raccontare tante storie, tra cui quella di un paese, il nostro, che è cambiato molto negli ultimi decenni. Testimone d’eccezione Francesco Guccini, cantautore e poeta di Pavana, che sul palco del Carlo Felice ha portato la sua vita e le sue canzoni. Il racconto di una serata, redatto da Aba News, che riportiamo di seguito, suggestionati dalle immagini e dalle dimensioni evocate da questo particolare incontro

    Francesco GucciniL’atmosfera è quella di una rimpatriata di compagni d’avventura, venuti ad ascoltare un vecchio amico. Sono per lo più i fan di sempre a riempire il Carlo Felice di Genova. Quelli che c’erano quando Francesco Guccini cantava con la chitarra tra le braccia e una bottiglia di vino a portata di mano. I fedeli in pellegrinaggio nella leggendaria Pavana continuano a portargliene in dono. «In effetti, non compro più vino da una vita – confessa lui al giornalista David Defilippi, sul palco per l’intervista che fa parte dello spettacolo e introduce il concerto della band priva del cantautore modenese – solo che me lo portano sempre rosso. La prossima volta (si gira verso la platea – ndr) gradirei un bianco, o un rosato». Non ha perso lo spirito, il cantautore che viene dall’appennino. Per circa un’ora scherza, racconta, ricorda. Incanta. I capi canuti e calvi dell’uditorio annuiscono, ridono, si emozionano. Tra loro, anche qualche ventenne e trentenne, ma non troppi.

    Guccini e Genova

    Che cosa lega Francesco Guccini alla città di Genova? La domanda è scontata, la risposta meno. Estate 1952. Francesco ha 12 anni, e il viaggio alla Madonna della Guardia è per lui la prima volta in una grande città e lontano dal mulino di Pavana. Alla stessa età, la figlia avrà già girato il mondo. Altri tempi. La Genova d’allora pareva l’America a chi non aveva mai visto il mare. Nella Superba lavorava una zia, da una famiglia di ricchi, che poteva permettersi l’estate in villeggiatura a Borzoli.
    Altri tempi, l’abbiamo già detto no? L’Italia di Francesco Guccini aveva gli orizzonti stretti del paese di montagna, un attaccamento ai luoghi sempre uguali oggi sconosciuto per noi che viaggiamo e ci muoviamo di continuo. Si puzzava. «Forse si, ma se si puzzava tutti non ci se ne accorgeva» – riflette l’autore di D’amore, di morte e d’altre sciocchezze – si mangiava meno di oggi, salvo nelle grandi occasioni come Natale e i matrimoni, quando si banchettava tanto. Ma davvero tanto. Oggi siamo tutti un po’ più fighetti e attenti alla dieta, vabbè io un po’ meno degli altri, all’epoca si mangiava un po’ quello che c’era. Capisco il punto di vista dei vegetariani, anche se io non lo sono. I vegani ammetto che mi lasciano un po’ perplesso».
    Erano tempi di germi e batteri a volontà, ma non ce ne si preoccupava più di tanto, di maglioni di lana fatti ai ferri che scaldavano, ma prudevano da morire. Di calzoni corti, che i bambini portavano anche in inverno. Poi, ma solo poi, è arrivata la musica. Prima, due anni di lavoro come giornalista alla Gazzetta di Modena. Ventimila lire al mese («non era tanto nemmeno allora», chiarisce lui), poi dimezzati quando prende due settimane di ferie, per la prima volta dopo due anni. «Mi fece girar molto le balle».
    Il primo gruppo del giovane Guccini sono gli Snackers, nome che non vuol dire niente, ma fa americano. Francesco, il più povero della comitiva, sceglie la chitarra, e inizia a suonarne una vecchia, costruita a mano da un parente. Il più ricco del gruppo sceglie la batteria. Inizia così la carriera del nostro come cantante di balera, che verrà abbandonata dopo pochi anni di relativo successo. «Farlo a vent’anni va benissimo, ma poi ho iniziato un altro mestiere».
    Musica d’autore è un’espressione un po’ inventata, secondo lui: «Un tempo era considerata tutta d’autore, poi si è iniziato a usare questa espressione per indicare quella con contenuti di maggior spessore». E di musica, oggi, non ne ascolta molta: «In radio passano un sacco di sciocchezze di nessun valore, ci sono giovani cantautori validi, che però non conosce nessuno». Il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, invece? «Mi ha fatto un po’ d’invidia – scherza lui – e da parte sua far finta di niente e un po’ un sintomo di stronzaggine: persino Dario Fo si era messo in frack per andarlo a ritirare. Scherzi a parte, sono contento che la canzone abbia ricevuto un riconoscimento. Non ritengo che la musica sia poesia, sono due forme d’arte parallele e con pari dignità».

    Finisce di parlare dopo circa un’ora. Ci sono degli strumenti alle sue spalle che, mentre lui esce di scena, vengono occupati dai suoi storici compagni di palco (Juan Carlos “Flaco” Biondini, chitarre e voce; Vince Tempera, piano e tastiere; Antonio Marangolo, sax e tastiere; Pierluigi Mingotti, basso; Ivano Zanotti, batteria). Hanno voluto mantenere la band, si chiamano I Musici, e continuano a portare in giro per l’Italia le canzoni del maestro, talvolta in collaborazione con l’ex cantante dei Nomadi Danilo Sacco. Questa volta, la voce è di Flaco Biondini, il chitarrista argentino a cui si deve un netto miglioramento degli arrangiamenti. C’è lui, a sinistra e Vice Tempera, a destra. In mezzo, uno spazio vuoto. L’assenza dello storico leader (che sicuramente riderebbe di questa definizione) viene presto compensata dalla bravura dei nuovi interpreti. Flaco passa con maestria dalla chitarra elettrica all’acustica, si lancia nell’interpretazione di canzoni molto personali dell’autore come Vedi cara, Incontro o Eskimo (anche se in questi casi gli sembra «di indossare le mutande di Francesco») e di alcuni classici come L’avvelenata o Cyrano. Il pubblico si scalda poco a poco. Sentire le parole di Guccini cantate con la cadenza argentina di Biondini forse disorienta, almeno all’inizio. Poi, quasi senza accorgersene, le mani iniziano a battere il tempo, le voci a cantare. A La locomotiva qualche audace azzarda un pugno alzato. «Spero che canzoni come questa ci siano non per i prossimi anni, ma per i prossimi decenni – dice Flaco quando si spegne l’ultima nota – finché ci saranno, vuol dire che c’è ancora gente che ragiona in un certo modo».
    Chissà cosa ne pensa, Guccini, dello stravolgimento della scaletta. Iniziare con Canzone per un’amica e chiudere con La locomotiva era un rito obbligatorio quando cantava lui. Ieri, la prima non è stata fatta, la seconda è stata piazzata a metà del concerto. Si chiude conL’avvelenata, invece, con un «tanto ci sarà sempre lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, “un Salvini” o un prete a sparare cazzate» che infiamma la platea, e con Statale 17. Grazie a tutti, buonanotte, alla prossima.

  • Tagliatelle con farina di castagne: ingredienti e preparazione

    Tagliatelle con farina di castagne: ingredienti e preparazione

    Tagliatelle con farina di castagneEcco la ricetta per preparare un primo piatto dal sapore tipicamente autunnale, le tagliatelle con farina di castagne.

    In questa preparazione si utilizza un solo uovo e molta acqua, ma potete aumentare il quantitativo di uova (magari 2 o 3) diminuendo l’acqua, l’importante è ottenere un impasto sodo e compatto.

    Le tagliatelle sono ottime condite con il pesto genovese oppure con un sughetto bianco di funghi e, se la gradite, di salsiccia.

    Ingredienti

    300 g di farina bianca, 200 g di farina di castagne, 1 uovo, acqua, sale

    Preparazione

    Mettete le due farine su una spianatoia, mescolatele e impastatele insieme all’uovo, all’acqua (qb) e al sale, fino ad ottenere un impasto sodo e compatto.

    Tirate la sfoglia con il matterello, arrotolatela per il lato più lungo, tagliatela a striscioline di circa 3 centimetri con un coltello. Lessate poi le tagliatelle ottenute in abbondante acqua salata, scolatele e conditele a piacere

    Con le stesse quantità di ingredienti si possono preparare anche le lasagne: una volta preparato l’impasto, stendete una sfoglia abbastanza sottile e tagliate con il coltello dei quadrati.

    Buon appetito!