Anno: 2016

  • Bilancio Comune, le nuove entrate di sei milioni investite in politiche sociali e protezione civile

    Bilancio Comune, le nuove entrate di sei milioni investite in politiche sociali e protezione civile

    palazzo-tursi-D7Un tesoretto di poco più di sei milioni di euro, che regala un po’ di sollievo alle appesantite casse del Comune di Genova. Soldi in entrata che non erano stati conteggiati in sede di relazione di bilancio, e che in qualche modo garantiranno la possibilità di intervenire su qualcheduna delle tante voci di spesa che un’amministrazione comunale si trova sempre a tamponare come può, stretta dal guinzaglio a strozzo della legge di stabilità.

    La somma è composta principalmente da tre voci: recupero dell’evasione fiscale, compensazione statale della Tasi e nuovi dividendi di FSU. È di circa 500 mila euro la maggiore entrata per l’attività di lotta all’evasione erariale, portata avanti insieme all’Agenzia delle Entrate: nel 2015 è stato recuperato oltre un milione, una cifra doppia rispetto alle aspettative, che ha permesso così di raddoppiare anche il fondo il gettone destinato al Comune. Da Roma arrivano anche 1,15 milioni di euro come cifra di compensazione del gettito della nuova tassa sulla prima casa, la Tasi.

    La cifra più importante, però, arriva dalla Finanziaria Sviluppo Utilities (FSU), vale a dire la società attraverso la quale Comune di Genova controlla Iren, insieme al Comune di Torino. Le partecipazioni dei due comuni sono divise al 50%: Fsu, recentemente ha restrutturato parte di un debito che aveva in bilancio, liberando risorse pari a poco meno di 10 milioni di euro; a Tursi, quindi, sono arrivati 4,5 milioni di dividendi.

    Reinvestimenti

    La giunta, tramite l’assessore Francesco Miceli, ha illustrato alla commissione Bilancio le intenzioni di spesa per reinvestire questa somma: «Nel calcolare gli interventi, ovviamente abbiamo dato priorità alle voci di spesa più urgenti e indifferibili – ha spiegato l’assessore al Bilancio – cercando di ridistribuire il resto in base alle priorità del settore sociale, scolastico e di sicurezza». Tradotto vuol dire che una quota sarà destinata all’avvocatura, per tamponare spese legali sopraggiunte, mentre il resto verrà utilizzato in base alle scelte politiche della amministrazione: nuovi fondi per la formazione e il supporto dei volontari di protezione civile incendi boschivi, manutenzione evolutiva dei sistemi informativi dell’ente, politiche di inserimento nel mondo del lavoro di disabili, trasporto scolastico, forniture di quotidiani e riviste per le biblioteche centrali. Anche i locali di Fiera di Genova, recentemente passati nelle disponibilità dell’ente comunale, finiscono nella lista: parte dei fondi saranno utilizzati per la ristrutturazione di questi immobili.

    Questo aggiornamento di bilancio, in attesa di approvazione da parte del Consiglio Comunale, rispetta, ovviamente il vincolo del pareggio di bilancio della Legge di Stabilità. Con la stessa delibera si decide per un maggior indebitamento di 185 mila euro per il rinnovo parziale del parco autovetture della Polizia Municipale, e di 100 mila euro per le biblioteche comunali.

    Nicola Giordanella

  • Protezione civile, nuovo manuale del Comune in 8 lingue: c’è anche il genovese

    Protezione civile, nuovo manuale del Comune in 8 lingue: c’è anche il genovese

    alluvione-allerta-protezione-civileÈ stato presentato questa mattina a Palazzo Tursi, “Sicurezza senza confini”, un opuscolo multilingue a cura della Protezione civile e del Comune di Genova che riassume le buone pratiche di prevenzione in caso di alluvione, neve, terremoto, incendi e frane. Come riporta l’agenzia Aba News, il progetto nasce nella primavera del 2015 su proposta di alcune mamme dell’Istituto Comprensivo di Teglia, in Valpolcevera, zona duramente colpita dalle alluvioni degli ultimi anni. Il libro (la cui prima edizione subirà ancora dei miglioramenti nella traduzione) è il risultato proprio della collaborazione tra genitori, scuole, Protezione civile ed enti locali, e ha ottenuto il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri. Per renderlo accessibile a tutti i cittadini di una Genova sempre più multiculturale, il volume è stato tradotto in 8 diverse lingue oltre all’italiano: albanese, francese, inglese, rumeno, spagnolo, arabo, dari (lingua madre in Afghanistan) e anche nel dialetto genovese. Il lavoro di traduzione ha coinvolto i genitori degli studenti, oltre a studenti e docenti della facoltà genovese di Lingue, mentre quella di Architettura ha contribuito alla realizzazione grafica del libro.

    «Credo si tratti del primo progetto del genere a livello nazionale – sottolinea l’assessore alla Protezione civile del Comune Gianni Crivello – è un’ottima sintesi della cultura di Protezione civile». Un patrimonio di saperi indispensabile in un territorio fragile come il nostro, ribadisce il sindaco, Marco Doria. «Da quando la nostra giunta si è insediata – sottolinea il primo cittadino ricordando la riorganizzazione della Protezione civile e le iniziative di informazione della cittadinanza tramite sms in caso di emergenza – penso sia stato fatto molto, ma non può esserci sicurezza al 100%. Perciò, iniziative come queste sono molto importanti, come lo è chiedersi il perché della fragilità del nostro territorio, al fine di evitare gli errori fatti in passato».

    Prevenzione e multiculturalismo sono le linee guida dell’iniziativa che, non a caso, è nata in un contesto in cui l’incontro tra culture diverse è realtà quotidiana. «La Valpolcevera – ricorda Maria Elena Tramelli, dirigente dell’Istituto comprensivo di Teglia, che comprende due scuole dell’infanzia, tre primarie e due secondarie di primo grado per un totale di 296 studenti – è zona classificata a “forte processo migratorio”». Una realtà – per dirla con Riccardo Damasio, funzionario della direzione Scuola e Politiche giovanili del Comune di Genova che ha seguito il progetto e che da più di 20 anni si occupa di interculturalità nelle scuole – in cui è “normale” considerare la diversità una ricchezza e non una fonte di conflitto.

    Dalla diffusione iniziale nelle scuole, il libro verrà in un secondo momento messo a disposizione del pubblico nelle biblioteche e nei Municipi, e sarà possibile scaricarlo integralmente dal sito del Comune di Genova.

  • Elettrificazione delle banchine, Genova diminuisce le emissioni inquinanti

    Elettrificazione delle banchine, Genova diminuisce le emissioni inquinanti

    porto-riparazioni-navaliNon solo adsl, ma anche progetti di riqualificazione dell’area portuale. Questa può essere la formula giusta per mandare avanti l’economia di Genova, sia per quanto riguarda un traffico commerciale, sia per quanto riguarda quello più prettamente turistico. Da una parte, il governo che ormai da qualche tempo si è messo come obiettivo quello di implementare la rete, quindi con fornitura non solo adsl ma anche connessione wi-fi praticamente su tutto il territorio; dall’altra, la Regione con dei progetti green.

    Bisogna fare di più e si deve farlo nella direzione di un sempre minor impatto ambientale. Questo in buona sostanza è quello che ci si pone come obiettivo nella Regione Liguria. Il porto di Genova, infatti, è uno dei più trafficati di tutto il territorio nazionale. Un aspetto senza dubbio positivo che, tuttavia, purtroppo incide pesantemente su un inquinamento che in città non ha certo bisogno di essere incrementato. Dirette responsabili delle emissioni di biossido di azoto sono le navi che sostano nelle banchine, sebbene solo per il 7,5%; il resto dell’inquinamento sarebbe imputabile al traffico veicolare.

    Con l’elettrificazione delle banchine si potranno diminuire ulteriormente tali emissioni e marciare verso una concezione sempre più green dell’area portuale e di tutta la città. Per l’elettrificazione delle banchine nell’area delle riparazioni navali verranno stanziati ben 9,7 milioni di euro. Di questi, una parte verranno erogati dal ministero dell’Ambiente e una parte dalla Regione Liguria attraverso i fondi Por Fesr.

    Sono attualmente in corso, in collaborazione con il dipartimento di Fisica dell’Università di Genova, tutte le valutazioni e gli studi atti a verificare se il tasso d’inquinamento rilevato sia effettivamente tale o se vi siano percentuali maggiori rispetto a quelle oggi conosciute e attribuite al traffico portuale. Insomma, la direzione intrapresa sembra essere abbastanza chiara, bisogna solo da aspettare i risultati di queste analisi e, di conseguenza, le eventuali ulteriori misure che verranno attuate, sempre che non risulti sufficiente la sola elettrificazione delle banchine. Per quanto riguarda le emissioni imputate al traffico veicolare, invece, c’è ancora molto da fare per rendere Genova non solo a misura del commercio ma anche a misura del turista.

  • Anna Chieregato, la voce e il volto di Genova che arrivano da Venezia

    Anna Chieregato, la voce e il volto di Genova che arrivano da Venezia

    Anna Chieregato
    © Veronica Onofri

    Anna Chieregato

    Tutti a Genova conoscono Anna Chieregato, che per molti anni ha raccontato la nostra città: è stata, infatti, una delle giornaliste più apprezzate di Primocanale per diversi anni e la voce di Radio Babboleo.

    [quote]La sua bellezza nordica e glaciale può erroneamente portare a pensarla una donna fredda e austera, ma basta sedersi con lei in qualche bel locale dei vicoli, davanti a un buon prosecco, per capire quanto questa donna sia speciale. Anna è indubbiamente dotata di una personalità molto forte ma è allo stesso tempo molto dolce e passionale, oltre che un ottima padrona di casa.
    Questo foto l’ho scattata nella sua casa di Nervi dopo un pranzo a base di pesce, cucinato interamente da lei, che credo avrebbe fatto invidia ai più grandi chef del pianeta.[/quote]

    Quando eri una bambina, quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Essere una scrittrice. Una scenografa. Una chef. Ed essere felice. Non esattamente in questo ordine. Forse. Da “grande”, ma sono già grande? Continuo a inseguire i sogni che avevo da bambina, raggiunti solo in parte: sono diventata una giornalista – mestiere ben lontano da quello di scrittrice, ci tengo a precisarlo anche se il concetto è chiarissimo – e sono quasi felice. Perché questo “quasi”? Perché non sono scrittrice, né scenografa, né chef. Sul resto ho la consapevolezza di essere privilegiata».

    Che cosa ami e che cosa odi di Genova?
    «Non sono genovese. Le mie origini appartengono a una città nel passato rivale a Genova: Venezia. Forse lo è ancora, tant’è che non esiste un treno diretto o un volo che le colleghi. E questa è una prima critica, ma non vale, è di parte. Ho un cuore gitano: amo e odio con la stessa intensità . Di Genova, Amo il labirinto dei suoi vicoli, il mare nel suo fondersi con il cielo, la luce e quel “cambiamento di umore” che ne modifica i colori: Genova grigia con la pioggia, Genova dorata quando è illuminata dal sole. Odio come i genovesi hanno smesso di amare Genova, maltrattandola. Vantandosi di doversene andare per realizzare altrove i propri sogni. Questo è vero, ma è la conseguenza del mugugno e dell’avere smesso di amare questa città , da cui si parte senza in fondo potersene andare. Perché poi è qui che un genovese torna sempre. L’ho fatto anch’io, che non sono genovese: andata nel 2004 e ritorno nel 2005».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Che domanda. Se non vivessi a Genova vivrei a Venezia. E sarei senz’altro chef! Chef e scrittrice. Bello. Un’ipotesi di vita altrove: bisogna sempre avere un piano B, e questo è il mio».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «No. (ride). Dico sul serio, non scherzo (ride di nuovo)».

    Oltre a essere una bravissima giornalista, sei anche un ottima cuoca: il tuo piatto genovese preferito?
    «Piatto preferito? Non so scegliere, sono un’eterna indecisa…facciamo cappon magro vs trofie al pesto».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «Nei vicoli…abitudine veneziana, solo che qui mancano i famosi baccari, ma per fortuna avete importato lo spritz. A visitare qualche chiesa-gioiello come quella di San Luca. Mercato Orientale…il mio regno per la spesa. Passeggiata di Nervi, per sperimentare la sensazione di infinito, dove la linea dell’orizzonte scompare nella luce o nel buio lunare. A cena da Gian Paolo Belloni, che dal ristorante Zeffirino di via XX Settembre si è spostato a Pieve Alta. O da Cavo, in vico Falamonica, nel cuore del centro storico, con la bellezza del suo salone affrescato. Se la serata e la persona sono speciali, allora diventa inevitabile una cena al Marin , il ristorantino dentro Eataly. Per la vista mozzafiato sul Porto Antico, le luci accese nella notte come su un palco dove lo spettacolo è un concerto dal battito antico: la “musica” delle crocette suonate dal vento sulle barche a vela».

    Veronica Onofri

  • Derby della Lanterna, storia di “battaglie” e fazioni “nemiche” ben prima della nascita del Genoa

    Derby della Lanterna, storia di “battaglie” e fazioni “nemiche” ben prima della nascita del Genoa

    ianuenses-scudo-genovaTra il febbraio e il marzo del 1432, Enea Silvio Piccolomini – il futuro papa Pio II: per intenderci, il papa umanista, ma anche quello di Pienza, nota al grande pubblico per il suo pecorino… – affidava a due lettere le sue impressioni su Genova, nella quale era giunto nel corso del viaggio che lo avrebbe portato a Basilea, dove sarebbe stato ordinato cardinale. Nell’esprimere all’amico Andreozzo Petrucci il vivo desiderio di averlo accanto, si abbandonava a un lungo panegirico, esaltando gli elementi più caratteristici della città, e principalmente il porto, protetto da

    [quote]un molo che si dice sarebbe costato poco di più se fosse fatto d’argento: tanta è infatti lì la profondità del mare. Lì è abbastanza sicuro l’approdo per le navi che vi sostano sempre in gran numero e vanno e vengono rapidamente ingenti triremi, simili a montagne, e altri tipi di imbarcazioni, alcune da oriente, altre da occidente, così che tu puoi vedere ogni giorno diverse razze di uomini, costumi primitivi e rozzi e anche mercanti che arrivano con ogni tipo di mercanzia. Proprio nel porto, nella parte in cui tocca la città, si ergono magnifici edifici, tutti di marmo, che svettano verso il cielo, assai eleganti per la presenza di numerose colonne, molti adorni di sculture e di figure; sotto vi è un porticato lungo mille passi, dove si può acquistare ogni merce. Il resto della città si sviluppa verso la collina. Lì non c’è nessuna casa alta e bella che per il decoro e per l’eleganza non possa convenire a re o a principi: tutte sono regalmente maestose e assai elevate e distano poco le une dalle altre; anche le strade sono strette, praticabili da due o tre uomini per volta; i templi dedicati a Dio, benché dignitosi, non sono degni di una così grande città, ma ricchissimi e mirabilmente ornati dalle tombe dei nobili.[/quote]

    Il contrasto – certamente ricercato – tra la bellezza del sito, la magnificenza delle costruzioni e la singolare litigiosità degli abitanti riempie il prosieguo della narrazione: i Genovesi – continua il nostro – sono uomini onesti e ingegnosi, magnanimi e temprati alle fatiche; tuttavia, sono in perenne disaccordo, sì che la città è costantemente preda delle lotte civili: un “derby” quotidiano in cui ciascuno inganna l’altro, si dà da fare per volerne la morte o cercarne la rovina; tutti si preoccupano di uccidersi, spogliarsi, e mandarsi reciprocamente in esilio.

    Una lunga storia di “stracittadine”

    5377394747_a66b5cd3ee_bQuello del Piccolomini non è, certo, un giudizio isolato: non diversamente da altri viaggiatori, mercanti, diplomatici o letterati che ebbero modo di visitare la città prima e dopo di lui, egli fa dell’instabilità politica, degli scontri tra famiglie, dei cambi di governo, delle dedizioni a signori stranieri nella speranza di una pacificazione, il vero metro della storia genovese. In effetti, la storia del Medioevo genovese ha nella suddivisione in partes e fazioni una delle sue principali caratteristiche. Ma quali erano, dunque, queste partes? Ebbene, il panorama, per così dire, “calcistico” del tempo è piuttosto complicato; diciamo che varia di secolo in secolo. Volendo restare al Quattrocento, si può dire che il derby “si giocasse”, innanzitutto, tra nobili e popolari, e, cioè, tra coloro che appartenevano alla nobiltà in quanto avevano esercitato nei secoli addietro cariche di natura pubblica e coloro che, invece, vivevano del lavoro delle proprie mani o che si erano arricchiti con le attività commerciali e manifatturiere: qualcosa di simile ai moderni concetti di plebe e borghesia. Lo stesso populus, a ogni modo, era diviso in due parti principali, assurte ben presto al rango di fazioni addirittura costituzionalmente riconosciute: i mercatores e gli artifices, cioè i mercanti e gli artigiani, i primi più forti dei secondi, tanto da avere in mano per lungo tempo la carica di doge. In realtà, quantomeno dal punto di vista socio-economico, non v’era molta differenza tra certe famiglie nobili e certe altre famiglie provenienti dalle file del popolo: numerosi erano i casi di mercatores così ricchi da poter guardare un nobile dall’alto in basso. In fin dei conti, gli uni e gli altri esercitavano il medesimo mestiere: il commercio (di qui la necessità di definire tali personaggi mercatores de populo!).

    Ma le divisioni non si fermavano qui. Anche Genova conobbe una serie di lunghi “derby” tra guelfi e ghibellini, veri e propri partiti sorti negli anni Quaranta del Duecento e chiamati dalle nostre parti, per motivi ignoti, Rampini e Mascherati. Tale divisione, tuttavia, aveva perso da tempo il proprio significato di sostenitori dell’Impero o del Papato; nonostante ciò, continuava a sussistere: il doge, ad esempio, doveva essere di famiglia popolare e ghibellina. D’altra parte, fu proprio per il controllo della carica dogale che sorsero, tra la fine del Trecento e per tutto il Quattrocento, ulteriori fazioni, in particolare attorno alle due famiglie dominanti, entrambe di origine popolare: gli Adorno e i Fregoso, sostenute da quelli che risultavano allora i più grandi alberghi nobiliari cittadini (intendendo con ciò, per semplificare, una serie di famiglie raggruppate sotto un singolo cognome), gli Spinola vicini ai primi, i Doria, partigiani dei secondi.

    Oggi le maglie, ieri i calzettoni

    5377992916_d826332309_bNella Genova del Quattrocento esistevano, dunque, sei divisioni – nobili guelfi, nobili ghibellini, mercanti guelfi, mercanti ghibellini, artefici guelfi, artefici ghibellini – e due famiglie dominanti: gli Adorno e i Fregoso. Cosa che non mancava di creare una certa confusione, soprattutto negli osservatori esterni. Le partes del momento, alle quali affiliarsi o meno (la plebe preferiva, infatti, tenersi generalmente fuori dai conflitti), erano solitamente definite (guarda caso) «colori», a causa dell’uso di combinazioni cromatiche portate addosso o nelle insegne: il nero per i guelfi; il bianco per i ghibellini; il bianco-nero (o semplicemente il nero) per i Fregoso; il giallo-nero per gli Adorno; il giallo per i Doria (ma nelle Riviere); il giallo-rosso per gli Spinola (nuovamente nelle Riviere). Curiosamente – questo almeno si legge in alcuni dispacci di ambasciatori milanesi del tempo – tale colorazione era immediatamente evidente dalle lunghe calze (“calze alla divisa”), donate dai capi-fazione ai propri partigiani. Ed era appunto con tali calze colorate che si scendeva in campo, solitamente per menarsele di santa ragione. Molto prima ancora che derby volesse dire solo “calcio”.

    Antonio Musarra

  • Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Weekend a Genova con Beer Festival, Linux Day e Stefano Benni

    Genova Beer FestivalAmanti della birra, quello alle porte è decisamente il vostro weekend: da venerdì 21 a domenica 23 ottobre, infatti, torna a Villa Bombrini il Genova Beer Festival. Un’edizione che quest’anno celebra i vent’anni della birra artigianale in Italia proponendo cento diverse spine, quindici tra i migliori birrifici, otto street food e cucine d’autore. Da non perdere nella giornata di sabato – rispettivamente alle 17 e alle 21 – le degustazioni guidate dagli esperti Simone Cantoni e Lorenzo “Kuaska” Dabove e la conferenza “Bevo quindi sono: l’alcol e i suoi effetti” a cura di Scientificast, sempre sabato alle 16. Domenica 23 tre nuovi birrifici liguri nati presenteranno i loro prodotti e alcuni ristoratori genovesi proporranno un piatto in abbinamento a una birra presente (ingresso a pagamento € 5, ore 17). Alle 19 chiusura d’antan con i racconti dei pub pionieri che hanno movimentato la scena genovese dagli anni ‘80 in poi.

    Per i più “nerd”, invece, l’appuntamento da segnare con un circoletto rosso è il Linux Day di sabato, la principale manifestazione italiana dedicata al software libero, alla cultura aperta e alla condivisione. All’ombra della Lanterna l’iniziativa è organizzata dall’associazione Open Genova in collaborazione con Condiviso, network multidisciplinare con sede alla Darsena in Calata Andalò di Negro 16, dove dalle 10 alle 18 si susseguono sette relazioni con esperti, una tavola rotonda ed un corso di coding per bambini. Durante l’intera giornata ci sarà la possibilità di approfondimento e networking.

    A chi ha un debole per i vicoli consigliamo, invece, di fare un salto al N° 10 di piazza Lavagna, dove nella serata di venerdì inaugura la mostra fotografica di Diego Arbore, “L’uomo con la valigia”, che mette insieme un anno di scatti nei caruggi, ma anche a Righi, Foce e Nervi.

    stefano benniSabato sera, poi, Stefano Benni ci riprova: alle ore 21 al Teatro Modena di Sampierdarena va in scena “Ballate”, lo spettacolo rinviato la settimana scorsa a causa dell’allerta meteo, interamente intessuto sui testi dello scrittore bolognese. Siamo sempre nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni dell’Archivolto e a salire sul palco saranno gli ex Broncoviz Marcello Cesena, Mauro Pirovano, Carla Signoris; Angela Finocchiaro, Marina Massironi, Gabriella Picciau, Giorgio Scaramuzzino e, naturalmente, lo stesso Stefano Benni, accompagnto dalla giovane Dacia D’Acunto.

    Restando sul palcoscenico, proseguono fino a domenica al Teatro della Tosse le repliche di “Tropicana” e, fino al 9 novembre, de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il secondo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dedicato a “Shakespeare e La tempesta” con Masolino d’Amico, Giuliana Manganelli. Letture di Franco Branciaroli.

    Infine, le mostre: dalle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, dall’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro alle “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con
    gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Yoga, scopri qual è la “filosofia” del corpo e della mente che fa per te

    Yoga, scopri qual è la “filosofia” del corpo e della mente che fa per te

    YogaI tempi del vivere quotidiano sempre più spesso portano ad avere una vita poco regolare, caratterizzata da stress e ansie: il mondo del lavoro è sempre più performativo e competitivo, e le persone dedicano molte ore della giornata alla propria professione; la salute fisica e mentale, quindi, è lasciata in secondo piano. Negli ultimi anni, però, una nuova cultura della corporeità si è fatta strada anche in occidente, attraverso il diffondersi di discipline, arti o semplici “attitudini” orientali. L’equilibrio del benessere ha ritrovato la sua centralità attraverso vie nuove: tra queste “filosofie del corpo” vi è senza dubbio lo yoga, che mai come oggi è diffuso nel nostro paese e nella nostra città, grazie a sempre più numerose scuole o associazioni dedicate. 

    Acroyoga, Genova capofila

    L’ultima tendenza è quella di applicare determinati spunti dello yoga, nei suoi diversi stili, su altri impianti di studio del corpo. Ad esempio, nell’Acroyoga, la disciplina che unisce la filosofia dello yoga, posizioni acrobatiche e massaggi Thai in volo. E Genova è stata una delle prime città italiane ad aver ospitato un corso di questa moderna pratica yoga. «Fare acroyoga – spiega Francesco Semino, insegnante di acroyoga di secondo livello presso la scuola Synergika di Genovasignifica aumentare la consapevolezza del proprio corpo, migliorare la propria preparazione fisica e mentale e divertirsi».

    A differenza dello yoga classico, le posizioni vengono eseguite in volo, sostenuti in aria dalle gambe e dalle braccia del proprio partner. «Non rappresenta solo una crescita personale – continua Semino – ma è una disciplina che si esegue in coppia e di conseguenza sviluppa fiducia negli altri. Chi pratica acroyoga sperimenta il proprio equilibrio con un’altra persona, migliora lo spirito di collaborazione con il partner e in gruppo».

    Per praticare acroyoga bisogna uscire dal proprio tappetino e lavorare in modo armonioso ed equilibrato con il proprio partner. Una disciplina che accresce la consapevolezza corporea, il senso dell’equilibrio, la fiducia, la capacità di comunicare e ascoltare in modo armonioso. «Non esiste un’età per cominciare – conclude l’insegnate – questa disciplina è assolutamente adatta a tutti».

    Scegli lo yoga che fa per te

    yoga-genovaL’Acroyoga non è l’unico tipo di yoga che porta beneficio al corpo e alla mente.
    Ashtanga, Raja, Power, Hatha, Ivengar e Vinyasa. Sono altri dei tanti stili di yoga che esistono. Ognuno con le proprie caratteristiche, ognuno con una propria “anima”. Lo yoga non è una disciplina univoca ma un percorso personale da saper interpretare ascoltando le esigenze del proprio corpo e della propria mente. E’ per questo che a ogni persona corrisponde uno stile di yoga.

    «Ogni tipo di yoga – spiega Valeria Maggiali, insegnante di vinyasa yoga e acroyoga di secondo livello – allena il corpo e la mente». Esiste la pura meditazione, come nel caso del Raja yoga, che letteralmente significa yoga reale, una disciplina soprattutto mentale all’insegna della staticità fisica, fino ad arrivare al Power yoga, un allenamento fisico molto rigoroso che sviluppa forza e flessibilità, adatto a chi cerca un’attività fisica molto impegnativa. C’è anche il Vinyasa yoga, uno stile moderno che si basa sulla sequenza di movimenti coordinati al respiro e l’Hatha yoga, una pratica che si focalizza più sugli esercizi fisici e meno sugli aspetti spirituali, richiede un modesto sforzo fisico e mira a far superare i limiti fisici. Chi, invece, preferisce eseguire sequenze di posizioni di continuo sarà più adatto a praticare l’Ashtanga, uno stile che alterna la respirazione profonda e il movimento da un asana, ovvero postura, all’altro. Chi non vuole sudare e non vuole fare troppo movimento, ma vuole comunque impegnare il corpo e mantenere una posizione a lungo, si avvicinerà a Ivengar yoga. Chi invece vuole allenare il corpo divertendosi, lavorando in coppia e sperimentando asana sospese in aria, praticherà l’acroyoga.

    Insomma, per ogni esigenza corrisponde un tipo di yoga, tutti portano enormi benefici al corpo e alla mente, aumentano consapevolezza di sé e diminuiscono lo stress. «Ogni tipo di yoga rappresenta un allenamento fisico e mentale – conclude Maggiali – che si pratica in un ambiente non competitivo e fa sentire bene». Non esiste l’età giusta per cominciare, non è mai troppo presto né troppo tardi. I praticanti yogi, sia veterani, sia principianti, una volta trovato lo stile più adatto, scoprono quanto questa disciplina rappresenti un vero e proprio stile di vita.

    Lo yoga in rete

    YogaInternet, come spesso accade, è volano e amplificatore delle tendenze; in rete, infatti, proliferano siti dedicati a questa pratica, nelle sue più varie declinazioni e abbinamenti. Navigando per il web si possono incontrare siti di ogni tipo dedicati allo yoga: da magazine di informazione, come Yogajournal.it che oltre a spiegare i dettagli della pratica propone un’ampia letteratura dedicata sempre in aggiornamento, a veri e propri yoga shop online come ReYoga. E ci sono persino noti siti di e-commerce che hanno aperto spazi dedicati all’argomento. Zalando, ad esempio, ha ideato il progetto We Love Yoga che unisce consigli e curiosità su tutte le tipologie di yoga e sui maggiori yoga expert d’Europa, alla possibilità di scegliere l’abbigliamento giusto da indossare per praticare questa disciplina, aspetto importante per svolgere gli esercizi al meglio.

    Non mancano ovviamente i contenuti veicolati dai social network come Facebook, dove non si contano pagine e gruppi a tema, e Youtube, con migliaia di video di chi si cimenta in questa pratica, con risultati dei più disparati. La viralità di queste piattaforme ha permesso anche la diffusione di contenuti multimediali che come protagonisti hanno praticanti yogi che sperimentano questa pratica in compagnia degli inseparabili e giocherelloni animali domestici: i video con simpatici amici a quattro zampe che interrompono i padroni durante gli asana hanno milioni di visualizzazioni. Lo yoga, quindi, è sempre più una disciplina mondiale, e in futuro ne sentiremo parlare sempre di più.

  • Genova sarà meticcia, matrimoni misti in aumento e un nuovo nato su tre ha un genitore straniero

    Genova sarà meticcia, matrimoni misti in aumento e un nuovo nato su tre ha un genitore straniero

    Fiore della SperanzaI numeri, spesso, possono aiutare a leggere in maniera più chiara e onesta la realtà, disinnescando populismi e perbenismi d’accatto, nonché le profezie dei “ciarlatani” di turno. Il report statistico sui migranti residenti nel Comune di Genova, pubblicato nei giorni scorsi dalla civica amministrazione, infatti, presenta una lettura della nostra comunità molto interessante, che sarebbe difficile evincere stando solo alla “letteratura” politica sul tema e alla cronaca dei giornali.

    Il primo dato che emerge dal rapporto, facilmente consultabile on-line, è che in numero degli stranieri residenti è in calo rispetto agli anni scorsi: nel 2015, infatti, le presenze sono state 54.406 (29.225 femmine e 25.181 maschi), cioè il 3.4 % in meno rispetto al 2014; dal 2000 è il primo anno che questo dato registra una flessione negativa. Alla faccia dell’invasione: una cifra che non arriva al 10% sul totale della popolazione genovese. La comunità straniera più numerosa rimane quella sudamericana, ma per la prima volta in calo percentuale in relazione con le altre provenienze: rispetto al 2014, tra le venti principali comunità di stranieri residenti a Genova a fine 2015, gli incrementi maggiori in termini percentuali si registrano tra i pakistani (+18,0%), i nigeriani (+12,0%), i bengalesi (+11,8%), gli spagnoli (+7,6%), i cinesi (+5,6%), i senegalesi (+3,4%) e gli ucraini (+2,9%). Un dato scontato, invece, è l’età media della popolazione straniera residente: rispetto a quella dei genovesi (48 anni), i nuovi concittadini si assestano sui 33 anni, con la porzione femminile leggermente in media più “anziana” della porzione maschile.

    Genova meticcia

    Nel report troviamo alcuni dati che ci aiutano a tracciare un primo disegno della società che verrà: diminuiscono i matrimoni tra stranieri, mentre sono in aumento i matrimoni misti. Nel 2004 le unioni registrate dall’anagrafe cittadina tra due residenti stranieri era del 13,2%, mentre nel 2015 il dato scende al 7,5%; nello stesso periodo, invece, i matrimoni misti passano dall’8,5 al 17,1%; di questi il 75,8% vede il neosposo italiano e la neosposa “forèsta”. In leggera contrazione il dato dei nuovi nati con un genitore straniero: -1,2% rispetto al 2014, ma il dato di medio periodo ci ricorda che dal 2000 si è passati da un 12% ad un 31,3%. In altre parole un bimbo nato su tre ha un genitore straniero.

    Infine è interessante e derimente i dati che provengono dalle aule scolastiche: nella scuola dell’infanzia la percentuale di alunni stranieri iscritti sale dal 4,2 dell’anno scolastico 2000/2001 al 10,0 dell’anno scolastico 2014/2015, nella scuola primaria dal 3,9 all’11,8 e nella scuola secondaria di 1° grado dal 5,2 al 13,1.

    Il futuro di Genova, quindi è sempre più “meticcio”: un dato che dovrebbe far ben sperare per chi crede che l’integrazione e l’anti-razzismo siano dei valori imprescindibili; oggi la straniero-fobia è un problema culturale alimentato da una strisciante retorica, politica e non, per cui i “nostri” problemi (economici, lavorativi, sociali) sono colpa di altri; nelle aule delle nostre scuole, però il futuro sta già incominciando, e prima o poi, volenti o nolenti, capiremo che la responsabilità di quello che oggi non va è solamente nostra.

    Nicola Giordanella

  • Novità per i commercianti in aree pubbliche, arriva la carta di esercizio

    Novità per i commercianti in aree pubbliche, arriva la carta di esercizio

    commercioArrivano ancora modifiche per quanto riguarda gli ambulanti e speriamo che almeno questa volta non si getti l’intero comparto nel caos. Nello specifico, i cambiamenti riguardano i commercianti che esercitano attività come ambulanti. Da quasi un anno, infatti, la dichiarazione unica di regolarità contributiva, il Durc, è stata sostituita con la carta di esercizio. Come deciso dalla Regione Liguria, ci sarà quindi tempo fino al 31 dicembre del 2016 per mettersi in regola e poter così partecipare ai bandi pubblicati dal Comune di Genova.

    Secondo quanto spiegato dagli addetti ai lavori, sono state introdotte diverse semplificazioni e agevolazioni in modo da consentire una maggiore continuità a migliaia di imprese che spesso vengono ereditate dai figli dei titolari e che con la direttiva Bolkestein potevano essere messe a serio rischio. Inoltre, con tali modifiche si dovrebbe impedire l’esercizio abusivo della professione. Proprio questo malcostume, infatti, genera gravi perdite a chi, invece, ha sempre operato nella totale legalità. Chi, infatti, non paga le tasse, va a gravare ulteriormente sulle tasche di quei commercianti che lavorano in modo regolare e che pagano allo Stato quanto dovuto.

    Non ci si stupisca se poi, un po’ per mantenere in piedi la propria attività e non essere costretti a chiudere, un po’ per continuare a far sopravvivere le proprie famiglie, molti di questi commercianti, nonché diversi imprenditori, abbiano optato per prodotti finanziari come genius card societàoffshore, mandando all’estero buona parte dei propri guadagni in modo da poterli salvaguardare dalla pesante tassazione italiana.
    Un modus operandi estremo, a cui vengono obbligati da un sistema fiscale obsoleto, dove ancora troppo poco si fa per mettere alle strette i furbetti che evadono e dove a rimetterci sono sempre e solo le persone oneste. Sono proprio questi che, alla fine dei conti, si ritrovano a dover contare i centesimi per non gettare all’aria una vita di sacrifici e investimenti.

    Grazie anche alla carta di esercizio, che dovrebbe quindi garantire una burocrazia più snella e maggiori controlli, la situazione per i commercianti ambulanti potrebbe migliorare, ma per dirlo con assoluta certezza è ancora troppo presto. Si dovrà aspettare l’effettiva entrata in vigore per vedere risultati concreti, sempre che non vengano cambiate ancora una volta le carte in tavola.

  • Quel borghese gentiluomo di Molière buono per tutte le stagioni

    Quel borghese gentiluomo di Molière buono per tutte le stagioni

    Foto di Giuseppe MaritatiMolière ( 1622- 1673 ) ovvero Jean Baptiste Poquelin, fu uomo di teatro a tutto tondo, autore, attore, regista e, con scarso successo, anche impresario: non a torto viene definito il maggior autore comico di tutti i tempi. Mettendo a frutto gli insegnamenti dei comici dell’Arte, capì che il segreto del successo era adattare la lingua del teatro ai luoghi della provincia francese che percorreva con la sua troupe, alternando la tragedia alla farsa e usando in entrambe elementi visivi a effetto, tipici degli improvvisatori. Più tardi, raggiunto un certo benessere grazie alla protezione della famiglia reale, il suo teatro esprimerà l’intimo più vero dell’autore, dell’uomo che conosce solo le regole della ragione e che sfida la società organizzata e le sue costrizioni.

    Il borghese gentiluomo fu rappresentato per la prima volta nel 1670 davanti al re Luigi XIV. La trama, conosciutissima, racconta di un uomo, arricchitosi con il commercio che, carico di complessi di inferiorità sociale, spasima per i titoli nobiliari e perciò si circonda di aristocratici sussiegosi che sovvenziona a fondo perduto. Inoltre, il buon Jourdain (questo il nome del protagonista) è consapevole dei propri limiti culturali (ah, l’ortografia…) e aspira a migliorarsi, ma sceglie infelicemente i suoi maestri tra personaggi loschi e farseschi.
    Il canovaccio appare familiare allo spettatore che, consapevolmente o meno, riconosce nel protagonista figure a lui note e forse un poco di se stesso: piacevole è la ricchezza, più o meno meritata, ma un titolo nobiliare ne è sempre un’appetibile cornice.

    Pur nella comicità rutilante e serrata, non di rado becera, che imperversa nello spettacolo, l’autore non condanna e non assolve; in realtà sembra voler avvertire lo spettatore che l’ambizione smodata può far perdere il senso della misura e scadere nel ridicolo. Piuttosto Molière ritorna su temi “avanguardisti” del proprio pensare: il buon senso e la superiorità “pratica” femminile sono impersonati dalla moglie, inutilmente incombente, mentre una figlia, solo apparentemente ribelle, racconta il suo dissenso verso il matrimonio combinato.

    Un’opera che diverte, ora come allora, forse a tratti un po’ troppo caricata dalla regia con elementi a effetto, come le goffe danze “turche” che precedono gli sponsali. Scenografia affascinante e completata dall’allestimento, sempre suggestivo, della scena rotante.


    Elisa Prato

    + “Il borghese gentiluomo” di Molière, al Teatro Duse fino al 6 novembre 2016.
    Regia di Filippo Dini. Con Filippo Dini, Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Filippo Dini, Ilaria Falini, Davide Lorino, Orietta Notari, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri, Ivan Zerbinati.

  • Tagliatelle di boraggine, quando la qualità dell’ingrediente fa salute

    Tagliatelle di boraggine, quando la qualità dell’ingrediente fa salute

    Tagliatelle di boraggine

    #ItalyFoodWeek, l’iniziativa promossa da Twitter Italia, con il patrocinio del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali per celebrare le eccellenze del Made in Italy agroalimentareEra Superba ha deciso di partecipare a questa iniziativa con uno speciale della seguitissima rubrica enogastronomica “Sapori Superbi”: ogni giorno, per sette giorni, una ricetta ispirata alle eccellenze del territorio.

    Oggi è la giornata conclusiva, con l tema di oggi #ciboesaluteFW, cioè è il rapporto tra la la tavola e il benessere: non potevamo, quindi, non scegliere che la Boraggine, pianta spontanea molto presente nella cucina genovese. La qualità del cibo sta nella qualità dei suoi ingredienti: la boraggine ha una lunga lista di effetti benefici per la salute, ma soprattutto ha un sapore inconfondibilmente genovese!

    La boraggine è una pianta dai fiori blu a forma di stella dalle ottime proprietà farmaceutiche che si utilizza spesso nella cucina genovese: è infatti una delle erbe contenute nei ripieni dei pansoti e dei ravioli. Ma può essere utilizzata anche per preparare ottime tagliatelle o taglierini:

    Ingredienti

    350 gr. di farina, 350 gr di farina, 150 gr. di foglie di borragine, 3 uova, sale

    Preparazione

    Pulite e lavate la borragine, lessatela per 10 minuti con poca acqua salata. Dopodichè strizzatela bene eliminando tutta l’acqua e passatela nel passaverdure. Mettete poi la farina sulla spianatoia unite il sale, le uova e il passato di boraggine.

    Impastare il tutto sino ad ottenere un composto omogeneo, poi stendete la pasta con il mattarello sulla spianatoia e lasciatela riposare per 20 minuti ricoperta da un telo;  formate poi un rotolo, ripiegando in tre parti la sfoglia, e tagliatelo a listarelle di 1 cm di larghezza. Lasciate asciugare le tagliatelle per 1 ora.

    Questa pasta si può condire con la salsa di noci, con il ragù di carne e pancetta, o con il burro fuso o con un sughetto di verdure.

  • Andy Warhol a Genova, nelle sale di Palazzo Ducale dal 20 ottobre al 26 febbraio

    Andy Warhol a Genova, nelle sale di Palazzo Ducale dal 20 ottobre al 26 febbraio

    Andy WarholA trent’anni esatti dalla morte del grandioso artista Andy Warhol, Genova inaugura un’inedita esposizione in suo onore. Una mostra, a Palazzo Ducale, che apre le porte al pubblico dal 20 ottobre fino al 26 febbraio. Un evento speciale, organizzato da Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura e da 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore, per omaggiare il maestro che ha cambiato per sempre la storia dell’arte contemporanea.

    «Warhol rappresenta il cambiamento, il suo stile e la sua arte hanno modificato il nostro linguaggio nella comunicazione e nella pubblicità» dice Luca Borzani, presidente della Fondazione Palazzo Ducale. «Il suo stile e la sua arte hanno reso possibile quello che è oggi la nostra società e quello che siamo noi».

    Andy Warhol è stato capace di intuire e anticipare i profondi cambiamenti che la società avrebbe attraversato da quando l’opera d’arte ha cominciato a relazionarsi con la società dei mass media, quella delle merci e del consumo. «L’arte di Warhol – conclude Borzani fornisce alcuni spunti su cui riflettere  per capire appieno la società in cui viviamo». Un percorso, dunque, che comprende diversi aspetti dell’arte e della cultura.

    «L’esposizione è un progetto inedito – dice Carla Sibilla, assessore alla cultura del Comune di Genova frutto di un lavoro congiunto, sinergico e di qualità. Una mostra interessante e attraente che alza l’asticella dei prodotti culturali della città. Un prodotto di valore in termini di arte e  di cultura che di certo attrarrà un pubblico straniero a Genova».

    La mostra

    warholWarhol. Pop Society” è il titolo della mostra curata da Luca Beatrice. Un percorso, articolato in sei linee conduttrici (icone, i ritratti, i disegni, il rapporto tra l’artista e l’Italia, le polaroid e la pubblicità) che permette ai visitatori di ripercorrere l’intera attività dell’artista più famoso e popolare del secolo scorso. Le opere esposte sono 170, dalle tele ai prints, dai disegni alle polaroid, dalle sculture agli oggetti, tutte provenienti da collezioni private o da musei e fondazioni italiane e straniere.

    In mostra anche alcuni straordinari disegni preparatori che anticipano dipinti famosi come il Dollaro o il Mao; le icone di Marilyn, qui presenti sia nella serigrafia del 1967 sia nella tela Four Marilyn, della Campbell Soup e delle Brillo Boxes; i ritratti di volti noti come Man Ray, Liza Minnelli, Mick Jagger, Miguel Bosè e di alcuni importanti personaggi italiani quali Gianni Agnelli, Giorgio Armani e Sandro Chia. Un’intera sezione è poi dedicata alle polaroid, macchina tanto importante e utilizzata da Andy Warhol per immortalare celebrità, amici, star e starlett di cui si presentano oltre 90 pezzi. Completa la mostra, un video in cui il curatore Luca Beatrice racconta al pubblico la vita e le opere di Andy Warhol.

    L’esposizione sarà sempre aperta tranne il lunedì mattina; il venerdì sarà visitabile fino alle 22.

    E.C.

  • Val Varenna, un tavolo tra Comune, Regione e Cociv per la sicurezza della cava Pian di Carlo

    Val Varenna, un tavolo tra Comune, Regione e Cociv per la sicurezza della cava Pian di Carlo

    cava-pian-di-carlo-varenna-01La cava Pian di Carlo da qualche mese è diventata sede temporanea di conferimento dello smarino del Terzo Valico. Decine di mezzi pesanti ogni giorno attraversano Pegli e la Val Varenna per raggiungere il sito, tra la preoccupazione degli abitanti che chiedono chiarezza sulla sicurezza del sito e sulla tipologia di materiale scaricato. Il Comune di Genova prova a correre ai ripari, impegnandosi ad organizzare un tavolo di confronto con Regione Liguria, Municipio, Cociv e proprietà per mitigare rischi e disagi e, soprattutto, per rispondere ai comitati territoriali.

    Sicurezza

    val-varenna-cava-franeDa molto tempo i cittadini denunciano la pericolosità di questa cava, “cresciuta” negli anni mangiandosi parte dell’alveo del torrente Varenna: attiva già dal 1997, con la giunta regionale Biasotti diventa una delle discariche per le terre di scavo dei lavori pubblici e non, per un totale di 900 mila metri cubi di materiale. Nel 2015 è inserita nel “Piano Cave” per gli scavi del Terzo Valico, approvato da Regione Liguria: ad oggi si sono aggiunti circa 400 mila metri cubi di smarino proveniente dai cantieri della Val Polcevera. Un milione e 200 mila metri cubi di materiale, quindi, che incombono sul torrente: «Una bomba ad orologeria – denunciano alcuni cittadini ai consiglieri durante il sopralluogo della commissione Territorio del Consiglio Comunale di Genova – oggi non esistono certificazioni che il “piede” della cava Pian di Carlo, che insiste sull’alveo del Varenna, sia capace di reggere il nuovo carico durante una eventuale piena». Una eventualità non così remota: ancora vivi i ricordi dei danni dell’alluvione del 1993 (che provocarono in valle la morte di due persone), del 2011 e 2014: se la struttura cedesse, una montagna di fango e detriti si riverserebbe nel torrente, mettendo a rischio le abitazioni e tutta la delegazione di Pegli. «Ad oggi la cava è a norma – risponde il vice sindaco Stefano Berninisecondo l’autorizzazione regionale, ma la concessione scadrà a fine dicembre. Per rinnovarla dovranno essere fatte nuove perizie e nuove certificazioni da parte dei geologi».

    Accesso e viabilità

    cava-pian-di-carlo-varenna-pontePer raggiungere la cava Pian di Carlo, i camion devono attraversare un guado sul Varenna, costruito in maniera provvisoria anni fa, non transitabile in caso di piena. Questa passerella, però, è anche l’unico accesso per alcune abitazioni sul versante ovest della vallata: «L’idea è quella di imporre a Cociv la costruzione, come onere, di un ponte vero e proprio che risolva per sempre la questione – dichiara Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – anche perché l’autorizzazione per utilizzare quel guado è in scadenza e questa opera può essere inserita come propedeutica per il rinnovo». La questione però principale rimane la viabilità della valle: da diversi mesi, infatti, ogni giorno decine di camion fanno spola tra cantieri e cava, appesantendo in maniera notevole il traffico e degradando la sede stradale: «Ad oggi non abbiamo una quantificazione precisa – spiega Avvenente – e le telecamere che il Comune aveva predisposto non si possono utilizzare perché secondo il ministero il luogo non è omologato. Dobbiamo capire quale è la misura massima di sopportazione e arrivare al tavolo con un dato certo e non trattabile». Un problema che riguarda anche Pegli: i “quattro assi”, infatti, passano attraverso l’abitato della delegazione, con non pochi disagi e rischi per le persone.

    Contaminazioni

    cava-pian-di-carlo-varenna-02Diversi cittadini in passato hanno denunciato viaggi notturni sospetti di camion diretti alla cava Pian di Carlo: alcuni abitanti della zona hanno più volte assistito al passaggio di mezzi che, a luci spende, andavano a scaricare a Pian di Carlo il contenuto del loro carico. Un atteggiamento decisamente sospetto che getta pensanti ombre sull’origine di alcuni materiali finiti in discarica, soprattutto se si pensa al rischio idrogeologico e al fatto che, stando ai progetti, la Gronda di Ponente passerà proprio in questa cava, la cui attività estrattiva fu fermata decenni fa poiché la roccia era, ed è, ricca di fibre di amianto. «Abbiamo chiesto che vengano fatti dei carotaggi per vedere cosa è stato interrato – spiegano alcuni abitanti – ma non abbiamo ancora avuto risposte». È lo stesso vicesindaco Stefano Bernini a replicare: «I carotaggi sono stati eseguiti e i risultati sono in fase di elaborazione da parte degli uffici tecnici, sicuramente le nuove autorizzazioni dovranno passare anche da questi risultati».

    Con la solita lentezza strutturale alla “cosa pubblica”, quindi, si sta lavorando per garantire la sicurezza della Val Varenna e di Pegli. Le questioni tecniche sul tavolo sono molte e decisamente impattanti, e si spera che i nodi vengano sciolti nel più breve tempo possibile, prima che sia troppo tardi. Rimane il dato politico: quando si tratta di grandi opere e grandi affari (e relativa grande fretta), le verifiche per la tutela dei territori e delle persone sono troppo spesso fatte “in corso d’opera” e mai ex ante, approfittando delle labirintiche pieghe della burocrazia italica. Non tutto, però, è reversibile e correggibile, e la Politica dovrebbe saperlo. Dovrebbe.

    Nicola Giordanella

     

  • Salsa verde genovese, ecco come prepararla

    Salsa verde genovese, ecco come prepararla

    salsa-verde-genovese#ItalyFoodWeek, l’iniziativa promossa da Twitter Italia, con il patrocinio del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali per celebrare le eccellenze del Made in Italy agroalimentareEra Superba ha deciso di partecipare a questa iniziativa con uno speciale della seguitissima rubrica enogastronomica “Sapori Superbi”: ogni giorno, per sette giorni, una ricetta ispirata alle eccellenze del territorio.
    Il tema di oggi #cucinaFW cioè è il rapporto tra la cucina e gli chef: dalle ricette di famiglia a quelle dei più grandi cuochi d’Italia per raccontare l’amore per la tavola. Quante ricette della tradizione, infatti, sono spesso un banco di prova impossibile anche per i cuochi stellati? Ecco il senso della scelta di oggi, e siamo sicuri che la versione casalinga sia comunque insuperabile
    La salsa verde genovese è una cremina delicata a base di prezzemolo che si utilizza principalmente per accompagnare piatti di carne come la cima genovese e il bollito, e piatti di pesce come il cappon magro.

    Ingredienti

    Prezzemolo abbondante, 1 spicchio di aglio, 5 olive verdi snocciolate, 30 grammi di capperi sotto sale dissalati, mollica di  un panino bagnata in aceto, 30 grammi di pinoli, 1 manciata di pistacchi verdi, 1 acciuga salata, 1 tuorlo sodo, olio extravergine di oliva, succo di limone, sale, pepe.

    Preparazione

    Mondate, lavate e pulite i prezzemolo toglienfo i gambi, pulite l’aglio, sfilettate e dissalat l’acciuga.
    Tritate a mano l’aglio e il prezzemolo, e uniteli agli altri ingredienti che avrete invece tritato finemente usando il mortaio o il frullatore.
    Amalgamare molto bene con olio e succo di limone fino ad ottenere un composto liscio e cremoso. Lasciate riposare per qualche ora e servite.
    Foto: chiacchierandostuzzicando.blogspot.com

     

  • Imu, 14 mila pagamenti non corretti gettano le famiglie genovesi nella crisi

    Imu, 14 mila pagamenti non corretti gettano le famiglie genovesi nella crisi

    genova-in-verticale-tetti-castellettoQuante tasse devono pagare i cittadini italiani? Davvero tante, forse troppe. E, oggigiorno, far fronte a tutti questi pagamenti diventa sempre più difficile. Sono tanti quelli che hanno perso il lavoro a causa della crisi, che non riescono quasi a mettere in tavola il necessario e che ora si troveranno in condizioni ancora più disagiate.

    Il problema riguarda, in questo caso, diversi cittadini genovesi che sono stati letteralmente travolti da una serie di lettere di contestazione per quanto riguarda il pagamento dell’Imu sulla prima casa introdotta nel 2012 dal governo Monti. A distanza di 5 anni, iniziano a ravvisarsi le prime irregolarità di molti contribuenti. Il problema si delinea quando viene concessa la rateizzazione dell’importo relativo a tale tassa. Molti cittadini, infatti, hanno saltato il pagamento anche di una sola rata e così ci si ritrova con un buco che va assolutamente colmato. Tursi non può fare altro che presentare il conto ai cittadini in debito.

    Sarebbero 14 mila i pagamenti irregolari, ma non solo a carico dei cittadini. Inclusi sarebbero anche crediti del Fisco. Insomma, un vero caos che per di più arriva dopo 5 anni a sbilanciare precari equilibri familiari. Come faranno a far fronte a tali pagamenti quelle famiglie che nel corso di 5 anni hanno visto peggiorare la loro condizione economica? Non sono pochi coloro che hanno dovuto fare ricorso a finanziamenti, molti di questi non hanno busta paga o si trovano in difficoltà, come chi ha fatto una ricerca sul web per trovare prestiti a protestati Zonaprestiti.com o su altri portali tematici.

    Una situazione grave, soprattutto in virtù del fatto che l’economia delle famiglie non è andata a migliorare in questi 5 anni ma per lo più ha segnato un cammino in discesa. Ma come se questo non bastasse, a complicare ulteriormente il tutto, anche il fatto che non vengono più inviati a casa i bollettini per il pagamento, cosa che invece avveniva quando questa tassa era ancora conosciuta come Ici. Purtroppo, non tutti sono in grado di effettuare pagamenti online, soprattutto le persone di una certa età che non sempre sono attente alla scadenza delle rate. Da qui a trovarsi in una posizione irregolare, il passo è davvero breve.