Autore: erasuperba

  • Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    Parco tecnologico degli Erzelli, la visita al cantiere

    C’erano una volta solo container sulla collina degli Erzelli. Oggi su quella collina sta sorgendo un Parco Tecnologico e Scientifico che, in base al progetto esistente, dovrebbe ospitare grandi aziende dell’High Tech, come Ericsson, Siemens ed Esaote, la Facoltà di Ingegneria, ma anche un centro commerciale, una caserma dei carabinieri e un’area verde grande come dodici campi da calcio.

    Un progetto ambizioso, uno degli architravi della Genova del Futuro, un’occasione per far collaborare importanti realtà industriali con giovani studenti e ricercatori per dar vita a spin-off e start up tecnologiche. Un volano per l’economia della città e non solo, visto che questo polo era stato concepito per essere il più grande di tutta Italia.

    Il progetto era nato già nel 2003 da un’idea di diversi manager e imprenditori che fondarono insieme Genova High Tech (Ght) con l’obiettivo di creare un grande complesso scientifico e tecnologico a Genova. Il passo in avanti decisivo è avvenuto nel 2005 quando sono entrati nella compagine societaria di Ght Intesa San Paolo, Euromilano, Aurora Costruzioni a cui si è aggiunta nel 2007 anche la banca Carige. Nasceva così la Leonardo Technology Spa che possiede il 67% delle azioni di Ght. Sempre nel 2007 veniva firmato l’Accordo di Programma con Comune, Regione, Università e Ght che dava definitivamente l’avvio alla costruzione del Parco Tecnologico.

    Tuttavia, sul futuro di questo progetto avveniristico pesa il “no” al trasferimento della Facoltà di Ingegneria espresso dal Cda dell’Ateneo martedì scorso. Troppo elevato l’indebitamento di 42 milioni di euro necessari per spostare la facoltà da Albaro agli Erzelli. «L’operazione Erzelli, alle condizioni attuali non risulta finanziariamente sostenibile». Con questa formula l’Università ha definitivamente chiarito la propria posizione.

    Per il piano di trasferimento di Ingegneria erano stati stanziati 110 milioni di euro di fondi pubblici, 25 dei quali erano stati messi sul piatto dalla Regione e 85 dal MIUR. Altri 36 milioni erano stati messi a disposizione da Ght, che avrebbe comprato la sede attuale di Ingegneria ad Albaro e si sarebbe occupata di vendere i locali. In questo modo si sarebbe raggiunta una somma di 146 milioni di euro, una cifra superiore ai 140 milioni inizialmente stimati dall’Ateneo per effettuare lo spostamento.

     

     

     

     

     

     

     

    E invece non sono bastati. Secondo i calcoli dell’Ateneo servirebbero 188 milioni di euro: 152 milioni è il valore iniziale dell’opera a cui si aggiungerebbero 20 milioni per il trasloco e gli arredi, 11 milioni per i parcheggi coperti, la strada di accesso e gli allacci e 5 milioni per pagare le imposte. Le risorse non bastano e quindi, a meno dell’arrivo di nuovi privati disposti ad investire, Ingegneria non farà parte del nuovo parco tecnologico degli Erzelli.

    Questa decisione ha suscitato l’immediata reazione di Ght e Leonardo Tecnhology Spa. Pino Rasero (Presidente di Leonardo Technology) nella conferenza stampa organizzata dopo il Cda dell’Università ha evidenziato che quest’ultima non aveva mai dichiarato di aver bisogno di una cifra così alta e ha sostenuto che la ragione di questo iniziale rifiuto sia dovuta al tentativo di negoziare per ottenere ulteriori fondi. Rasero, però, ha anche dichiarato l’intenzione di andare avanti senza Ingegneria e ha parlato anche dell’interessamento di altri istituti di ricerca ed eventuali partner cinesi. Dal canto opposto l’Università si difende sostenendo che l’indebitamento avrebbe «pregiudicato il futuro dell’Ateneo» impedendo il rimpiazzo del personale docente e la manutenzione  dei laboratori, delle biblioteche e degli altri spazi già esistenti.

    Gli avvenimenti di queste ultime settimane hanno inevitabilmente spostato i riflettori sul polo tecnologico, ma soprattutto per parlare degli strascichi polemici derivanti dalla decisione dell’Università. Ma il Polo Tecnologico e Scientifico è un progetto di cui, in realtà, non si è mai parlato abbastanza in città e di cui l’opinione pubblica sa poco.

    Abbiamo quindi approfittato dell’ospitalità di Ght per visitare l’intera area degli Erzelli potendo vedere con i nostri occhi lo stato di avanzamento dei lavori. Ad attenderci negli uffici provvisori della società c’era l’architetto Christian Dellacasa che ci ha illustrato innanzitutto le tavole del progetto.

    Allo stato attuale è stato completato il palazzo Ericsson, i cui uffici sono già utilizzati; esiste lo scheletro del palazzo destinato a Siemens; a breve si inizierà a costruire l’edificio per Esaote; ed è già stata ultimata la sistemazione d’area per la Facoltà di Ingegneria. I fabbricati destinati alle altre aziende che si trasferiranno agli Erzelli devono ancora essere definiti, poiché verranno progettati tenendo conto delle esigenze dei singoli.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ma il progetto non è fatto solo di edifici. L’architetto Dellacasa evidenzia come Ght abbia migliorato anche la viabilità e gli accessi alla collina e al parco stesso, per esempio modificando la pendenza della strada che percorrono gli autobus salendo da via Cornigliano, in modo che la potessero percorrere anche gli autobus snodati; oppure ripristinando via Sant’Elia, molto utile anche per gli abitanti del quartiere; o ancora asfaltando la parte di via dell’Acciaio di proprietà della Ght. Certamente si tratta di lavori ancora da completare, ma che servono ad evidenziare la volontà di rendere fruibile la nuova area degli Erzelli ad un pubblico più vasto possibile. In particolare si è stimato che, a progetto completato, dovranno giungere sulla collina circa 15 mila persone al giorno.

    Il nodo dei trasporti pubblici diventa quindi strategico in questa vicenda. Da tempo circola sul web un video dal titolo emblematico “Erzelli, il viaggio della speranza”: 90 minuti di tempo e tre autobus per raggiungere il parco tecnologico partendo dalla Stazione Principe. L’architetto spiega, che, in effetti, attualmente il percorso può essere lungo dal centro, circa 35 minuti, ma anche che vi sono strade alternative più rapide. Ad esempio, un modo per rendere più veloce il tragitto sarebbe utilizzare la metropolitana da Principe fino alla fermata di Dinegro, da cui è poi possibile prendere il bus numero 5 che fa capolinea proprio alle porte del parco. Inoltre nel progetto finale si prevede un sistema di vie di comunicazione – la cui costruzione è però a carico del Comune – che collegherà l’aeroporto con la stazione di Sestri e quest’ultima agli Erzelli attraverso quello che tecnicamente si definisce un people mover (una moderna funicolare). In questo modo sarà possibile integrare trasporto aereo, ferroviario e urbano rendendo possibili una molteplicità di alternative di viaggio. Poi, aggiunge ancora Dellacasa, ci saranno circa 700 posti macchina e molti posteggi per i motoveicoli. Perfetto – diciamo noi – ma sarebbe bello che un parco tecnologico costruito per essere totalmente eco-compatibile e all’avanguardia in termini di risparmi energetici puntasse soprattutto sui trasporti pubblici permettendo così di ridurre l’inquinamento e di non congestionare ulteriormente il traffico già complesso del ponente genovese.

     

     

     

     

     

     

     

    Dopo la presentazione del progetto all’interno dei freschi uffici della Ght giunge il momento di scendere sul campo per vedere dal vivo cosa stia sorgendo sulla collina degli Erzelli. Armati di caschetto veniamo accompagnati all’ottavo piano dell’edificio Siemens in costruzione. Uno scheletro di cemento dal quale si può osservare l’intera area del parco.

    La prima cosa che l’architetto Dellacasa ci mostra, con un atteggiamento misto di orgoglio e malinconia, è la spianata su cui dovrebbe sorgere la Facoltà di Ingegneria. Tutto è pronto per iniziare ad edificare. Di fonte agli edifici della Facoltà troverebbe spazio una piazza grande come Piazza de Ferrari e più avanti una grande zona verde pedonale. L’obiettivo è quello di creare punti di incontro anche fisici, che permettano un continuo scambio di idee tra studenti, ricercatori e aziende, nell’ottica di promuovere l’innovazione e la creazione di nuove imprese nell’high tech.

    Alle spalle di Ingegneria si trova il Monte Guano, il polmone verde del parco, dove verrebbero realizzati dei sentieri da percorrere a piedi per passeggiare o fare jogging.

    Sulla recente decisione dell’Università di non trasferire la Facoltà di Ingegneria agli Erzelli l’architetto preferisce non fare commenti, ma si limita ad un’osservazione da tecnico: «Si è domandata l’Università quanto spenderà per mantenere per i prossimi vent’anni in condizioni accettabili degli edifici che ne hanno più di cento?». L’attuale sede di Albaro, di cui fa parte anche Villa Cambiaso risalente addirittura al 1548, è collocata all’interno di strutture la cui manutenzione può essere costosa. Dellacasa si domanda anche quali potrebbero essere i vantaggi derivanti da un risparmio energetico per le casse dell’Ateneo.

    Tutti argomenti che sono stati sormontati dalle polemiche di questi ultimi giorni e su cui ci piacerebbe che anche i mezzi di informazione riflettessero in modo più attento per permettere all’opinione pubblica di dare un giudizio informato su argomenti importanti. Proprio per amore della verità e della chiarezza non smetteremo di parlare della questione Erzelli cercando di approfondire anche le ragioni del “no” dell’Università, che, non stentiamo a crederci, saranno più complesse di quelle che sono emerse fino ad oggi.

     

    Federico Viotti
    [foto e video Daniele Orlandi]

     

  • Liguria, cannabis terapeutica: la proposta di legge arriva in consiglio regionale

    Liguria, cannabis terapeutica: la proposta di legge arriva in consiglio regionale

    Oggi in consiglio regionale sarà discussa la proposta di legge n. 125 “Modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”, presentata dai consiglieri Matteo Rossi (Sinistra Ecologia e Libertà), Alessandro Benzi e Giacomo Conti (Federazione della Sinistra), già approvata in Commissione Sanità lo scorso 23 luglio.
    Parliamo della legge regionale sulla cannabis terapeutica, tassello fondamentale in via di approvazione in altre regioni italiane affinché l’uso medico dei farmaci cannabinoidi possa finalmente diventare una pratica consueta anche in Italia.
    Come abbiamo scritto la scorsa settimana l’attuale proposta di legge presenta degli evidenti limiti sottolineati dalle associazioni dei pazienti che si battono per il diritto alla cura, per altro non adeguatamente coinvolte nel processo che ha portato alla stesura finale del documento.

    La discussione di oggi è l’ultima occasione per fare chiarezza ed approvare una legge all’avanguardia, capace davvero di imprimere una svolta in merito ad una modalità di cura, consentita dalla legge ma nella realtà dei fatti quasi inaccessibile per i malati.
    Sel e Fds, dopo le pressioni delle associazioni dei pazienti, presenteranno un emendamento che, se sarà approvato, migliorerà l’impianto della legge.
    «Ci auguriamo che i nostri suggerimenti  vengano accolti dal consiglio regionale – spiega il presidente di Pazienti Impazienti Cannabis, Alessandra Viazzi – In caso contrario chiediamo a Sel e Fds di votare contro perché la legge da loro proposta, nonostante i buoni propositi, rischia di essere un passo indietro».

    Il principale nodo critico presente nella prima versione del documento approvato dalla Commissione Sanità è l’articolo 2 in cui si stabilisce che i derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali, possono essere prescritti dai medici di medicina generale previa prescrizione di specialisti in anestesia e rianimazione, oncologia, neurologia e medici in attività di centri e servizi di cure palliative, restando a carico del servizio sanitario regionale.

    In realtà già da alcuni anni i farmaci cannabinoidi possono essere prescritti dal medico di base, senza dover passare preliminarmente dalla prescrizione di uno specialista, ma in questo caso sono a carico del paziente. L’unico accesso gratuito ai farmaci avviene se prescritti in ambito ospedaliero, non solo ospedalizzati ma anche pazienti soggetti a day-hospital, ad un percorso ambulatoriale o in regime di assistenza domiciliare integrata.
    L’emendamento migliorativo prevede che «I farmaci a base di cannabis sono a carico del servizio sanitario anche quando sono prescritti dai medici di medicina generale, previa indicazione terapeutica formulata dai medici specialisti ospedalieri».

    «In questo modo creiamo una continuità tra struttura ospedaliera e medico di base, garantendo gratuitamente l’accesso alla cura per tutto il percorso terapeutico – spiega Viazzi –  Inoltre, cancellando l’indicazione dei medici specialisti a cui è consentito prescrivere i farmaci cannabinoidi, eliminiamo una forte limitazione che impedisce ad una moltitudine di malati il diritto a curarsi con la cannabis».

    La discussione della legge arriva nel bel mezzo delle polemiche suscitate dalle nuove “raccomandazioni” del Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa), guidato dal dott. Giovanni Serpelloni, pubblicate in forma di “Statement” ufficiale il 16 luglio e intitolato “Cannabis e suoi derivati: alcuni elementi di chiarezza su danni alla salute, l’uso medico dei farmaci a base di THC, la coltivazione domestica e l’uso voluttuario”.
    «Attendiamo che il Capo del Dipartimento Politiche Antidroga risponda con chiarezza alle legittime richieste di trasparenza dei malati, citando con completezza le fonti legislative alla base delle sue affermazioni – scrive l’associazione Pazienti Impazienti Cannabis in un contro documento http://www.pazienticannabis.org/richiesta-al-dott.-Serpelloni-di-chiarimenti-sullo-Statement-Cannabis.htm – Ci auguriamo che non saremo i soli ad esigerlo. In caso contrario, se non lo facesse, si esporrà alla inevitabile accusa di diffusione, tramite documento ufficiale con intestazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di notizie falsificate riguardo più aspetti della prescrivibilità dei farmaci cannabinoidi, punto di particolare importanza per l’indebito danno causato con continuità in questi anni ai malati ed ai loro medici, non trattandosi di un episodio isolato».

    Ma vediamo quali indicazioni fornisce il Dipartimento Politiche Antidroga per quanto concerne l’uso terapeutico della cannabis e le contro osservazioni di Pazienti Impazienti Cannabis.

    «I farmaci a base di THC sono disponibili anche nel nostro Paese e il loro impiego è disciplinato da specifiche leggi che ne regolamentano giustamente il campo di applicazione clinica, la prescrizione e l’uso esclusivamente per finalità mediche», si legge nello Statement del 16 luglio.
    «Se “sono disponibili” significasse la possibilità del malato di andare presso un ospedale e trovare il farmaco disponibile sarebbe corretto, ma in quasi tutte le Asl il tempo eventualmente richiesto sono mesi, e quasi sempre sono non disponibili a priori, nonostante la legge ne preveda la reperibilità – contesta Pazienti Impazienti Cannabis –  Sulla prescrizione ed uso medico dei farmaci siamo tutti d’accordo, ma potrebbe cortesemente indicarci quali sono queste “specifiche leggi che ne regolamentano il campo di applicazione”, dott. Serpelloni?»

    «Va sottolineato che questi farmaci trovano corretta applicazione solo sulla base di una precisa diagnosi e prescrizione medica specialistica», afferma il dott. Serpelloni.
    «In altre parole, secondo il Dpa un medico generico non è in grado di diagnosticare la nausea da chemioterapia e la sindrome debilitante di un malato di AIDS, o lo stato di sofferenza di un malato di glaucoma o epilessia o di Sclerosi multipla: tutte patologie per cui vi è evidenza di efficacia per i farmaci a base di cannabinoidi», sottolinea l’associazione dei pazienti.

    Inoltre «Non vi è alcuna disposizione normativa riguardo la necessità che siano esclusivamente medici specialisti ad effettuare le prescrizioni – continuano i pazienti – Al contrario, già anni addietro, un’interrogazione parlamentare in proposito aveva ottenuto dal Ministero della Sanità la risposta “bastano i medici generici” a smentita di tale voce senza fondamento, che purtroppo circola ancora, diffusa anche da chi si trova a rivestire ruoli di primo piano e teoricamente dovrebbe contribuire a chiarire questi aspetti normativi».

    «Tutti i pazienti che potrebbero beneficiare di questi farmaci su giudizio del medico specialista e per le patologie previste ed autorizzate, dovrebbero poterne avere accesso e, sulla base delle singole programmazioni e decisioni regionali (competenti della spesa sanitaria) e della sostenibilità finanziaria, poterne disporre gratuitamente al pari di altri farmaci analoghi», spiega il Dpa.
    Ma secondo Pazienti Impazienti Cannabis, il Dipartimento Politiche Antidroga deve chiarire «Quale legge o decreto nazionale stabilisca le patologie “previste e autorizzate”. Se mai avvenisse una simile interferenza, al medico verrebbe concesso di curare i suoi pazienti sulla base di “autorizzazioni” dei politici».

    Il dott. Serpelloni aggiunge «I farmaci a base di cannabinoidi sono per lo più farmaci di seconda scelta, di solito proposti come terapia complementare a quella fondata su farmaci di efficacia comprovata in studi clinici controllati e il cui profilo di tollerabilità è ampiamente definito nell’uso corrente».
    «Non esistono farmaci bollati come di seconda scelta “in linea di principio”, al di là ovviamente di ogni pregiudizio politico religioso o ideologico che, secondo la Carta di Vienna, è da tenere rigorosamente fuori dalla porta in quanto estraneo ai principi della ricerca – precisa l’associazione dei pazienti – La seconda affermazione farebbe nuovamente dedurre che gli studi clinici effettuati per i farmaci a base di cannabinoidi non siano adeguatamente suffragati da trial clinici, accusa non di poco conto di cui il Capo del Dpa si assume in prima persona tutte la responsabilità».

    Infine il Dipartimento Politiche Antidroga si rivolge a organizzazioni sanitarie e medici, raccomandando loro «Estrema prudenza ed attenzione nell’utilizzo di questi farmaci anche relativamente al non creare false aspettative di cura o false credenze su analoghi effetti benefici ottenibili anche dall’uso delle “droghe di strada” a base di THC».

    «Tradotto significa che se tuttora non si utilizzano questi farmaci (benché ciò sia possibile fin dal 1997!) è stato per assecondare le campagne contro la cannabis “di strada”? – conclude Pazienti Impazienti Cannabis – Abbiamo capito bene? Possiamo solo far notare che, anche a causa di tale chiusura, la maggior parte dei pazienti hanno scoperto l’efficacia terapeutica dei cannabinoidi proprio partendo dalla cannabis “di strada” ed autocoltivata».

    «Se in Liguria fosse approvata la proposta di legge senza le nostre correzioni, in pratica passerebbe la linea del dott. Serpelloni – conclude Alessandra Viazzi – Il Dipartimento Politiche Antidroga non è contrario alla cannabis terapeutica ma a determinate condizioni. Il dott. Serpelloni pretende che siano i medici specialisti a prescrivere i farmaci cannabinoidi. Queste indicazioni però, a livello legislativo, non sono presenti da nessuna parte».
    L’associazione Pazienti Impazienti Cannabis si augura che questa volta i consiglieri regionali comprendano l’importanza delle modifiche da apportare alla proposta di legge, in caso contrario il rischio è quello di approvare una norma che non sarà in grado di garantire il diritto alla cura  di migliaia di persone sofferenti.

     

    Aggiornamento 01/08/2012

    Come volevasi dimostrare, ieri il consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge senza apportare le modifiche richieste dalle associazioni dei pazienti. Resta l’indicazione dei medici specialisti (in anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia, medici operanti nei centri di cure palliative pubblici e convenzionati ) a cui è consentito prescrivere i farmaci cannabinoidi. L’unica novità è l’inserimento di un’ulteriore disciplina specialistica, l’oculistica, probabilmente perchè il consiglio regionale si è accorto che, in caso contrario, i malati di glaucoma – una delle malattie per cui è conclamata l’utilità della cannabis terapeutica – sarebbero stati esclusi dall’accesso alla cura.

    «La legge regionale approvata in Liguria ha senz’altro alcuni meriti specifici, rispetto a come sono andate le cose sino ad oggi – spiega in un comunicato l’associazione Pazienti Impazienti Cannabis –  il medico di base potrà, con l’avallo iniziale di un medico ospedaliero, far ottenere i farmaci a base di cannabinoidi senza spese al suo paziente, tramite la farmacia della Asl».

    La legge (D.M. 11-2-97), infatti, stabilisce che qualunque farmaco estero possa venir erogato a carico del servizio sanitario solo nel caso di “ambito ospedaliero” «I margini di manovra su questo punto sono dunque ristretti», sottolinea l’associazione.

    Nel documento approvato dal consiglio regionale però «Non si citano  le modalità ed il percorso per le preparazioni galeniche, per le quali non è richiesto alcun ambito specifico essendo già disponibili in Italia senza doverle importare e già prescrivibili sin da quando nel 2007 il Ministero si è espresso riguardo il THC ed il suo utilizzo come terapia inserendolo nella tabella II B – ricordano i pazienti – Questa sostanza, per la legge italiana da ben 5 anni può essere prescritta da un medico sul proprio ricettario semplice».

    «Del resto, neanche i rappresentanti di Solmag-Artha (del gruppo Fidia, distributori alle farmacie italiane delle infiorescenze olandesi titolate per le preparazioni galeniche) e della Sifap (Società Farmacisti Preparatori), da noi per tempo segnalati per la convocazione, erano stati ascoltati in fase di audizioni in commissione sanità, per un grosso problema di comunicazione che ha di fatto parimenti escluso le nostre 3 associazioni (Pazienti Impazienti Cannabis, Associazione Cannabis Terapeutica, Associazione Luca Coscioni) dalle fasi finali del dibattito in quella sede –  si legge nel comunicato  – I molteplici aspetti di queste terapie, anche e soprattutto quelli normativi, prescrittivi, e medico-legali, sono pressochè sconosciuti perfino agli addetti ed alla gran parte dei malati, motivo cui attribuiamo la carenza di risultati dopo le audizioni, ed anzi la modifica stessa in senso limitativo del testo originale».

    Per quanto riguarda invece i farmaci esteri «L’aspetto della legge che non condividiamo è quello relativo alla creazione di un “elenco” di medici specialisti che verrebbero “autorizzati” per via politica a prescrivere questi farmaci, escludendo tutti gli altri specialisti – sottolinea l’associazione – Sono valutazioni che andrebbero lasciate al medico sulla base di evidenze che vanno via via accumulandosi e della conoscenza clinica del proprio paziente, e non imposte loro per legge. Specie se il fine della L. 125 è quello di aiutare i malati ad avere accesso a quei farmaci su prescrizione del loro medico».

    La legge richiede solo che vengano prescritti da un medico ospedaliero e ciò solo per essere forniti senza spese, nient’altro.

    «Grazie alla mediazione dei firmatari della legge e del presidente della Commissione Sanità, abbiamo concordato la seguente opzione: chiedere di essere finalmente ascoltati dalla commissione, insieme a Solmag e Sifap, per esporre le nostre considerazioni e richieste di aggiustamenti – conclude l’associazione – Dopo di ciò, il Consiglio Regionale potrebbe essere chiamato a votare su di un emendamento che modifica il punto che ci sta particolarmente a cuore, indicato sopra, ed eventualmente altri. Ogni legge approvata in una Regione fungerà da modello per le successive, ecco perché in Liguria non possiamo tirarci indietro, neanche a legge approvata: è necessario per tutti i pazienti italiani».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Eco moneta: abolito il denaro a Cogoleto, ecco come si paga

    Eco moneta: abolito il denaro a Cogoleto, ecco come si paga

    Sapete che la Zecca di Stato ha coniato una moneta “verde” e l’ha messa a disposizione delle civiche amministrazioni per premiare i cittadini virtuosi che agiscono nel rispetto dell’ambiente?

    Si parla tanto delle possibili macro-ricette contro la crisi e delle macro-emergenze nel pianeta, da dimenticare che nel nostro piccolo anche noi possiamo dare un micro-contributo per aiutare l’economia e salvaguardare la Terra. Un esempio è Eco-moneta, una vera e propria valuta monetaria che funziona con un meccanismo molto simile a quello della banca del tempo.

    Cogoleto è il primo Comune della Liguria ad aderire al progetto, annunciato ufficialmente nel 2011 dall’ingegnere Bartolomeo Mongiardino.

    Come funziona? Ogni cittadino che mette in pratica un’azione o comportamento virtuoso, che contribuiscono in qualche modo al rispetto dell’ambiente, riceve una quantità di Eco-moneta del valore pari a ciò che ha fatto. In cambio, la civica amministrazione fornisce al cittadino beni o servizi che corrispondono a quel medesimo valore. Saranno valutati in Eco-moneta prodotti a km zero, libri, prodotti derivati da materiale riciclato, bici elettriche, biglietti dei mezzi pubblici. Un esempio: un cittadino che compie nel modo corretto la raccolta differenziata potrà beneficiare di uno sconto sulla tassa dei rifiuti urbani pari al valore dei suoi Eco accumulati.

    Chi vuole partecipare al progetto o saperne di più inviare una mail a uno dei seguenti indirizzi: omer@split.it e comitatocittadinicogoleto@gmail.com.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Cornigliano, Ilva: giovedì 2 agosto sciopero dei lavoratori

    Cornigliano, Ilva: giovedì 2 agosto sciopero dei lavoratori

    Ilva CorniglianoGiovedì 2 agosto si svolgerà l’assemblea dei lavoratori dell’Ilva di Cornigliano mentre è confermato lo sciopero di 24 ore in attesa di nuovi sviluppi in merito alla videnda giudiziaria che coinvolge lo stabilimento di Taranto.

    Venerdì, infatti, è atteso il verdetto di riesame, da parte del tribunale pugliese, dopo il ricorso presentato dall’azienda contro il sequestro di una parte della fabbrica.

    Il consiglio del municipio Medio Ponente ha convocato per martedì 31 luglio una riunione straordinaria presso il salone del Centro Civico di Cornigliano per esaminare la situazione delle acciaierie Ilva e le ricadute occupazionali sul territorio genovese.

  • Liguria: i pendolari denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti

    Liguria: i pendolari denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti

    I pendolari liguri denunciano nuovi aumenti per gli abbonamenti sovraregionali che, in aggiunta ai frequenti disservizi, completano il quadro di un trasporto pubblico su rotaia sempre più deficitario.

    «A febbraio gli abbonamenti sovraregionali erano aumentati del 23%, ora del 12,5% – spiegano i pendolari nel blog http://genovamilano.blogspot.it – Il totale ponderato è pari al 38,46%».

    «A gennaio un mensile sovraregionale costava 106,60, dal primo agosto costerà 147,60 euro – sottolineano i pendolari – Inoltre va fatta notare un’altra cosa: la Carta Tuttotreno Liguria da calmiere è diventata inutile, anzi dannosa! Con carta tuttotreno: 147,60 + 1/12 di 180,00 = 162,60 euro al mese. Abbonamento IC: 158,00 euro al mese».

    «E’ chiaro che dal 1° agosto la Regione Liguria dovrà rimborsare agli abbonati tutte le mensilità di Carta tutto treno non più utilizzabili perché dannose – concludono i pendolari – Chiediamo alla Regione Liguria di bloccare immediatamente questi aumenti insostenibili per molti lavoratori che si alzano alle 5.30 del mattino e tornano a casa alle 21.00, magari per guadagnare a Milano appena 900,00 euro al mese».

  • Villa Raggio: un esposto al Ministro dei Beni Culturali per salvarla

    Villa Raggio: un esposto al Ministro dei Beni Culturali per salvarla

    Villa Raggio, AlbaroPer difendere dall’imminente cementificazione Villa Raggio, il complesso monumentale con annesso parco di via Pisa, nel quartiere di Albaro, le associazioni ambientaliste giocano l’ultima carta, quella di un esposto al Ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, chiedendogli di intervenire per salvare la storica dimora gentilizia, sottoposta ad opere di ristrutturazione per la realizzazione di residenze di lusso con piscina e parcheggi.

    Questa l’iniziativa messa in atto nei giorni scorsi dalla sezione genovese di Italia Nostra e dalla sezione ligure dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, con l’obiettivo di stoppare un intervento autorizzato – a dire il vero in maniera poco limpida – dal Comune e dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici della Liguria.
    «La nostra speranza è che il Ministro blocchi i lavori per evitare che un bene di così grande valore venga manomesso definitivamente – spiega Italia Nostra – il nostro auspicio è quello di non rivivere un’altra vicenda come quella dell’Acquasola».
    Occorre sottolineare che Villa Raggio è sottoposta a vincolo di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, articolo 136 “Immobili ed aree di notevole interesse pubblico”, lettera a) “le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica”; e b) “le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza”.

    Le associazioni ricordano che il 7 dicembre 2011 la società immobiliare titolare, la Bagliani srl, ha ottenuto da Palazzo Tursi il permesso a costruire che consentirà di realizzare 20 appartamenti con l’inevitabile stravolgimento della struttura edificata e dello splendido parco che la circonda.
    «Il progetto comporterà l’aumento della superficie abitabile della villa da 2388 a 3184 metri quadrati – spiega l’esposto – oltre alla realizzazione di una superficie accessoria di mq 482, di un volume seminterrato sul fronte principale dell’edificio per ospitare 6 appartamenti, un’area di parcheggio a raso per un totale di 48 posti auto coperti da pergolati e recinzioni». Infine la ciliegina sulla torta, ovvero «La realizzazione di una piscina con annesso volume interrato ed il “riordino” del giardino con abbattimento e spostamento di alberi onde consentire le opere di cui sopra».

    L’autorizzazione con prescrizioni, rilasciata dalla Soprintendenza il 28 novembre 2011 «Non tutela i beni oggetto dei predetti vincoli, in quanto il progetto autorizzato stravolgerà l’impianto unitario del complesso Villa Raggio – sottolinea l’esposto – Gli scavi a ridosso della villa con relativo abbassamento della quota dell’antistante parco e la realizzazione dei 6 appartamenti seminterrati, alterano le proporzioni accuratamente studiate e l’armonia della facciata storica della villa». Inoltre «L’aumento volumetrico e il frazionamento della villa ne compromettono l’impianto architettonico stravolgendone il disegno originario – continuano le associazioni – La dependance oggetto di intervento in aumento costituisce superfetazione e la realizzazione dei parcheggi a raso, della piscina e dei volumi di servizio, riduce l’estensione del parco e ne modifica, compromettendolo, sia il disegno complessivo sia la fruibilità».
    Per tutti questi motivi Italia Nostra e Associazione Dimore Storiche Italiane ritengono necessario un intervento urgente del Ministro dei Beni Culturali.

     

    Matteo Quadrone

  • La mappa della nera: un progetto web per una città più sicura

    La mappa della nera: un progetto web per una città più sicura

    “Lo facciamo anche a Genova?” Così ci ha scritto Giulia Mietta su Twitter un paio di giorni fa, segnalando un’iniziativa molto interessante che vale la pena far conoscere.

    Nel mare magnum delle startup 2.0, grandi e piccole, sono in molti gli avventurieri che sperano di fare la stessa fortuna di Mark Zuckerberg (il “padre” di Facebook, ndr) e simili creando un progetto che sfrutti le potenzialità dei nuovi strumenti del web e al tempo stesso utile per la collettività.

    Una delle opportunità più forti in questo senso è data dalle mappe: ne abbiamo parlato di recente in tema di allerta metereologica, dove chiunque attraverso Crowdmap può segnalare zone a rischio nella propria città, ma anche in temi di vivibilità del territorio tramite AidYourCity.

    La mappa della nera, che si sta inaugurando in questi giorni a Milano sotto la guida di Daniele Belleri, parte dallo stesso presupposto: il progetto a cura dell’associazione Green Geek è ispirato ad analoghe iniziative avviate negli Stati Uniti. Per esempio la città di Oakland, dove le forze dell’ordine segnalano attraverso una mappa, creata online e nella quale chiunque può inserire e modificare dati, le zone in cui avvengono crimini e reati.

    La prima tappa italiana del progetto ha preso ispirazione da Oakland per realizzare qualcosa di leggermente diverso: un progetto giornalistico di mappatura dei fatti di cronaca nera avvenuti nel territorio del Comune di Milano nel corso del 2010 e del 2011 e segnalati dai media. Come tuttavia sappiamo, (1) non tutti i crimini che avvengono sono denunciati alle forze dell’ordine e (2) non tutti i crimini denunciati alle forze dell’ordine sono considerati notiziabili dai mezzi di informazione: il progetto non aspira dunque a essere un’indagine statistica completa sulla criminalità a Milano, ma piuttosto un’analisi del territorio sulla base di quanto i mezzi di informazione trasmettono.

    Questo dunque lo scopo del progetto: se la percezione della sicurezza da parte dei cittadini è “filtrata” dalle notizie che ricevono dai media, una mappatura sul modello di Oakland – dove sono segnalati senza alcun filtro i reati effettivamente commessi – potrebbe garantire ai cittadini una maggiore chiarezza e trasparenza nel comprendere quali sono le aree più sicure della città in cui vivono.

    Perciò, aspiranti imprenditori del web, giriamo a voi la proposta: Lo facciamo anche a Genova?

    Marta Traverso

  • Val Polcevera: mobilitazione contro gli espropri per il Terzo Valico

    Val Polcevera: mobilitazione contro gli espropri per il Terzo Valico

    In Val Polcevera si preannunciano giornate particolarmente calde sul fronte della mobilitazione contro la realizzazione del Terzo Valico.

    Da stamane, infatti, sono previsti presidi permanenti nella zona di Trasta per impedire ai tecnici incaricati dal Cociv (il general contractor che si occuperà dell’esecuzione della nuova tratta di alta velocità-capacità ferroviaria Genova-Milano) di notificare gli espropri dei terreni interessati dalla cantierizzazione.

    Ma i militanti No Terzo Valico – in risposta alle lettere che nei giorni scorsi sono arrivate a decine di proprietari di terreni nella vallata – hanno preparato un fitto calendario di iniziative. Come detto il 30 e 31 luglio sarà la volta di Trasta (via Trasta); il 2 agosto invece toccherà a Pontedecimo (via Coni Zugna, via Ricreatorio, via Pieve di Cadore, via Lungotorrente Verde); il 6 e 7 agosto Fegino (via dei Molinussi, Salita Cà dei Trenta, via Inferiore Rocca dei Corvi);  sempre il 7 agosto a Ceranesi (via Bartolomeo Parodi); l’8 agosto a Isoverde (via Rebora).

     

    Matteo Quadrone

  • Scalinata Borghese, progetto fermo da 8 anni: rimane solo il degrado

    Scalinata Borghese, progetto fermo da 8 anni: rimane solo il degrado

    Una sfarzosa palazzina in stile liberty, costruita in Piazza Tommaseo ai primi del Novecento allo scopo di ospitare l’accademia di Belle Arti – progetto rimasto incompiuto a causa della mancanza di fondi – nel corso del tempo ha avuto destinazioni diverse, prima palestra, in seguito ambulatorio sanitario, per finire nello stato di abbandono in cui giace ormai da oltre un decennio.

    Parliamo dell’edificio di proprietà del Comune di Genova che sorge sopra Scalinata Borghese, nel quartiere di Albaro. Dopo essere divenuto una sorta di “hotel disperazione”, riparo di fortuna per persone in difficoltà, nell’estate del 2009 e fino all’ottobre dello stesso anno ha avuto un sussulto vitale, che poteva far sperare in un suo auspicato rilancio, grazie all’iniziativa promossa dal Gruppo Emergenza Giovani con il progetto “InComunicazione” – quindici artisti di arti visive, tredici architetti e due musicisti – che hanno trasformato la struttura in un laboratorio artistico, con l’organizzazione di performance ed esposizioni.
    Purtroppo si è trattato di un’esperienza estemporanea che non ha avuto seguito nonostante la palazzina, dotata di ambienti interni molto semplici rispetto alla ricchezza esteriore, si presti in maniera particolare per l’allestimento di mostre. La meritevole iniziativa dei giovani artisti ha consentito di ripulire e riordinare la struttura e l’adiacente Scalinata Borghese, ma a distanza di appena 3 anni, tutto sembra essere tornato nella situazione di degrado preesistente.

    Eppure esiste un progetto di recupero e riqualificazione, risalente addirittura al 2004, presentato dalla “Progetti e Costruzioni s.p.a.” società della famiglia Viziano, che consentirebbe a tutto il complesso di tornare all’antico splendore. Si tratta di un “project financing” – una forma di finanziamento tramite la quale le pubbliche amministrazioni possono ricorrere a capitali privati per la realizzazione di progetti e infrastrutture ad uso della collettività – per restaurare e trasformare i fatiscenti volumi esistenti di Scalinata Borghese. Il progetto prevede la realizzazione di un moderno ristorante con bar, terrazza, sale per eventi e piccoli congressi. Inoltre saranno risanati anche i giardini intorno all’edificio. L’investimento previsto è di oltre di oltre 2,2 milioni di euro a fronte del quale l’immobile verrà affidato in concessione dal Comune di Genova per un periodo di 40 anni.

    «I lavori di recupero dell’edificio inizieranno nella primavera 2012 e dureranno 2 anni», si legge sul sito web del Gruppo Viziano (presente nel campo dell’edilizia da oltre sessant’anni, opera nel settore della consulenza e progettazione, della promozione edilizia e dei lavori in appalto). Finora però in Piazza Tommaseo non si muove una foglia.

    «Il Gruppo Viziano non ha ancora individuato un partner per il project financing – spiega il vicesindaco e assessore con delega all’attuazione dei grandi progetti di riqualificazione urbana, Stefano Bernini – Il problema è che occorre individuare un gestore dei locali in cui si svolgeranno attività di ristorazione e congressi. Fino a quel momento la convenzione tra Comune e “Progetti e Costruzioni s.p.a.” non può essere conclusa».
    «Tutto è partito nel 2004 con la presentazione del project financing – spiega l’architetto Maria Luisa Viziano – Il progetto ha richiesto tempi lunghi soprattutto perché abbiamo dovuto rispettare le indicazioni del Comune e le prescrizioni della Soprintendenza, visto che si tratta di un bene vincolato».
    Il motivo dell’empasse che ha impedito di dare il via alla riqualificazione è riconducibile alla differenza di vedute tra Comune e costruttori «Per circa due anni, tra 2007 e 2009, abbiamo avuto una diatriba con l’amministrazione comunale, la quale pretendeva che noi riqualificassimo i locali e poi versassimo anche un affitto decisamente oneroso – continua Maria Luisa Viziano – Invece, secondo il project financing, l’investimento lo ripagheremo nei 40 anni previsti dalla convenzione. Anche il Comune ha preso atto che le sue richieste erano impossibili da soddisfare».

    Oggi finalmente siamo giunti alla sistemazione degli ultimi tasselli mancanti che probabilmente renderanno possibile trasformare in realtà l’intervento di riqualificazione «Ci sono stati richiesti alcuni interventi aggiuntivi – spiega l’architetto Viziano – in particolare la realizzazione di un ascensore di collegamento tra la parte alta di via Francesco Pozzo e quella bassa per agevolare l’accesso ai locali anche per le persone diversamente abili. La settimana scorsa (ai primi di luglio, ndr) è arrivata l’autorizzazione da parte della Soprintendenza. Con l’estate dovremmo concludere l’iter. Ai primi di settembre potremmo ottenere il permesso a costruire e dare così l’avvio ai lavori».

    Indubbiamente l’aver atteso tutto questo tempo ha complicato le cose, come ricorda Maria Luisa Viziano «All’epoca della presentazione del progetto c’erano diversi gestori interessati alla struttura. Nel frattempo alcuni hanno addirittura visto fallire le proprie attività. In questo momento, per fortuna, altri soggetti hanno timidamente manifestato il loro interesse ma sono spaventati dall’investimento. In un periodo di crisi economica come quello odierno è più che comprensibile».
    «Noi svolgiamo il mestiere di costruttori e per forza di cose dobbiamo individuare un partner – conclude l’architetto – In questo modo la riqualificazione potrà essere eseguita su misura. Ma stiamo valutando la possibilità di una maggiore flessibilità negli interventi che consenta anche altre soluzioni in corso d’opera. Siamo comunque fiduciosi che la situazione si possa sbloccare: crediamo fortemente nell’opportunità offerta da questo investimento».

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Travel blogger elevator: a Genova la conferenza dei blog di viaggio

    Travel blogger elevator: a Genova la conferenza dei blog di viaggio

    Come valorizzare le mete turistiche d’Italia? Un esempio arriva dai numerosi travel blogger, persone appassionate di viaggi, turismo e gastronomia che attraverso un blog raccontano “dal basso” le loro esperienze, i loro viaggi e i loro consigli.

    Proprio a loro è dedicata la nuova edizione di Travel Blogger Elevator, conferenza italiana dedicata ai blogger di viaggi per consentire loro di scambiarsi idee ed esperienze, oltre che un’opportunità per aziende legate al settore turistico di sfruttare le potenzialità di comunicazione della blogosfera.

    Travel Blogger Elevator si terrà al Grand Hotel Savoia di Genova giovedì 19 e venerdì 20 ottobre 2012.

    Per registrarsi è sufficiente accedere al sito www.travelbloggerelevator.com/registration mentre tutti gli aggiornamenti si potranno seguire su Twitter attraverso l’hashtag #TBE12.

  • All’Acquario è nato un pinguino: chiamiamolo Burzum

    All’Acquario è nato un pinguino: chiamiamolo Burzum

    acquarioDunque. All’Acquario è nato un nuovo pinguino. Il quarto, per la precisione, dal 2008 a oggi. Fin qui niente di insolito, il secondo acquario più grande d’Europa (il primo è a Valencia, Spagna) e nono più grande al mondo è spesso caratterizzato da nuovi arrivi con grande risonanza mediatica.

    Risonanza che ha subito portato al toto-nome, che puntualmente si accompagna a ogni lieto evento, umano o animale che sia.

    Un gruppo di appassionati di musica metal ha proposto che il nuovo pinguino si chiami Burzum. Un’idea nata in risposta a un sondaggio su Facebook e che ha creato immediatamente una mobilitazione sul popolare social netowkr, con tanto di pagina ad hoc intitolata Burzum the Penguin – che ha già un centinaio di fan a pochi giorni dall’apertura – e altrettanto rimbalzo su Twitter attraverso gli hashtag #pinguinoburzum e #penguinburzum.

    Chi è Burzum? Si tratta di una one man band norvegese creata nel 1988 e composta (per l’appunto) da un unico membro, Varg Vikernes, che ha all’attivo nove album di black metal (l’ultimo, Umskiptar, uscito nel 2012). Il nome Burzum è ispirato al Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, dove nella lingua di Mordor questo termine significa “oscurità”.

    Un’iniziativa analoga era stata avviata con successo già due anni fa, in occasione dell’ultima nascita: il terzogenito della vasca di pinguini si chiama Frost, in onore del batterista dei Satyricon, anch’esso gruppo black metal norvegese. Gli altri due fratelli si chiamano Diana e Freezy, mentre i genitori sono Giallo e Verdenera.

    Provocazione o no, un nome diverso dal solito potrebbe risultare molto interessante.

  • Piante succulente dall’Africa e dal Messico

    Piante succulente dall’Africa e dal Messico

    La Welwitschia mirabilisNelle prossime settimane accenneremo velocemente ad alcune altre famiglie di piante succulente. Come vedrete, queste ultime sono davvero particolari, spesso estremamente interessanti da un punto di vista estetico e non sono, nella maggior parte dei casi, note al grande pubblico.

    Esse sono acquistate, quasi esclusivamente, da appassionati di tali genere di piante. I loro proprietari le curano con dedizione e rispettano con attenzione le esigenze delle singole varietà, ottenendo risultati spesso spettacolari. Trattandosi di succulente inusuali, poco diffuse e provenienti da paesi remoti, il loro lento accrescimento riserva sempre grandi soddisfazioni personali. Pochi sono comunque i vivai in Italia che dispongano di un ricco assortimento di queste spettacolari varietà di succulente.

    In particolare, in questa prima settimana, parleremo delle famiglie delle Asteraceae o Compositae e delle Fouquieriaceae.

    Il Senecio Cuneatus

    Il Senecio Radicans

    Famiglia delle Asteraceae o Compositae: queste sono piante piuttosto diffuse, la gran parte proviene dall’Africa meridionale e dal Madagascar, dove sono ovviamente spontanee in natura. Necessitano, come in generale tutte le succulente, di terreni ben drenati,non hanno particolari esigenze idriche e possono sopportare anche temperature rigide, persino prossime allo zero termico. Nell’ambito di questa famiglia meritano una particolare menzione i “Senecio” (Crassissimus, Radicans, Cuneatus, Articulatus, Macroglossus…).
    La Senecio Crassissimus

    Famiglia delle Fouquieriaceae: questa famiglia non è molto numerosa. Si ricorda, in particolare, per la peculiarità della forma la Fouquieria Diguetii, proveniente dal Messico. In tale Paese, essa viene spesso utilizzata, data la sua conformazione e l’elevato numero di spine, come mezzo per delimitare il confine tra due proprietà limitrofe.

    La Fouquieria diguetiiLa Fouquieria diguetii

     

     

     

     

     

     

     

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Centro storico, vico Untoria: occupato un edificio, la solidarietà di Sel

    Centro storico, vico Untoria: occupato un edificio, la solidarietà di Sel

    GenovaUn paio di giorni fa i ragazzi (giovani e meno giovani, precari, studenti, disoccupati) del collettivo Aut Aut 357 – attivi, a partire dal 2010, con uno Sportello per il diritto alla casa che raccoglie richieste di aiuto e consulenza – hanno occupato uno stabile in vico Untoria.

    Un edificio a destinazione d’uso studentato, ovvero residenza universitaria, ultimato nel 2011 e passato all’Arssu (azienda regionale per i servizi scolastici e universitari) che però non dispone delle risorse economiche necessarie per gestirlo. Morale della favola la residenza per studenti è rimasta inutilizzata per anni fino all’azione di un paio di giorni fa. Un’altra occupazione nel centro storico, dopo quella messa in atto alcuni mesi fa in via dei Giustiniani, per ribadire che è necessario garantire a tutti il diritto ad avere un’abitazione.

    «La casa è un dirittto non è uno slogan obsoleto, bensì una rivendicazione sempre più necessaria in questo momento storico di crisi e di incertezza – spiega il collettivo – La casa è un diritto mentre in realtà si rivela essere troppo spesso un privilegio. Sono tantissime le persone che in questi mesi perdono prima il lavoro e subito dopo la casa: il tribunale di Genova lo scorso anno ha emesso ben 1.291 nuovi sfratti, di cui il 32 per cento nei confronti di chi aveva da poco perso l’impiego. Un dato davvero impressionante, soprattutto alla luce del tasso di disoccupazione in continua crescita che lascia presagire scenari per niente incoraggianti».

    Ma in realtà le abitazioni non mancano «Sono oltre 15000 le case private tenute sfitte – sottolineano gli occupantiSenza considerare gli immobili di proprietà del Comune che ancora non hanno una destinazione. Come i quasi 1200 appartamenti di edilizia pubblica che ad oggi risultano vuoti. Abitazioni che da sole, a fronte delle 3229 richieste per un alloggio popolare pervenute nel 2011, permetterebbero di risolvere almeno in parte la questione abitativa a Genova. Lo scorso anno solo 250 delle famiglie che ne hanno fatto richiesta hanno ricevuto una risposta positiva; tutte le altre sono state costrette a trovare sistemazioni di fortuna. Mentre le case rimangono sfitte».

    «Con l’occupazione di questo palazzo vogliamo dimostrare come, attraverso l’autogestione degli spazi e delle proprie vite, sia possibile sfuggire alla logica dello sfruttamento e del ricatto sulla quale si basa l’attuale sistema continuano gli occupanti – Infatti, com’è possibile vivere una vita degna nel momento in cui più della metà del proprio stipendio se ne va per l’affitto di case o stanze? Per troppo tempo Stato, Regione e Comune sono stati totalmente assenti in materia di edilizia popolare, permettendo così che “amici palazzinari” spadroneggiassero nel mercato delle abitazioni con speculazioni di ogni tipo».

    «Le esperienze di questi due anni, in particolare il percorso di resistenza vissuto insieme agli abitanti della Casa Albergo di via Linneo a Begato, hanno radicato in noi l’idea che l’autodifesa dei propri diritti, al di fuori di qualunque logica corporativista, sia la strada giusta per salvaguardare sé stessi e il proprio diritto ad una vita degna», conclude il collettivo Aut Aut 357.

    E adesso arriva la solidarietà del circolo di Sinistra Ecologia e Libertà del Centro Est “Iqbal Masih” «La crisi economica e la recessione impediscono a molti giovani di raggiungere l’autonomia abitativa, pensionati e famiglie hanno difficoltà a pagare l’affitto e gli sfratti aumentano – spiega il coordinatore del circolo Sel, Roberto Demontis – Le graduatorie di accesso alle case ERP vanno a rilento e i tempi di dilatano. Siamo in presenza di una crisi devastante che aumenterà il disagio abitativo di tantissimi genovesi in particolare qui nel Centro Est. Bene hanno fatto questi giovani a sollevare il problema. Particolarmente in Centro Storico ci sono migliaia di alloggi sfitti si tratta quindi di facilitare l’accesso all’abitare con politiche di sostegno ai giovani alle famiglie e ai pensionati».

    «Sinistra Ecologia e Libertà è consapevole dei magri bilanci di Comune e Regione ma chiede a queste istituzioni di adoperarsi nel rendere effettivo il diritto alla casa, oggi a rischio per migliaia di genovesi – conclude Demontis – Chiediamo che nei confronti dei giovani occupanti non partano denunce ma si scelga invece la strada del dialogo aprendo un tavolo di confronto che porti a soluzioni condivise».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Diventare lettori di audiolibri: un corso estivo a Villa Piaggio

    Diventare lettori di audiolibri: un corso estivo a Villa Piaggio

    Stanchi dei soliti corsi di recitazione e doppiaggio? Il Teatro Gag propone due corsi estivi dedicati alla lettura per audiolibri, molto diffusi da anni all’estero (in particolare negli Stati Uniti) e che negli ultimi tempi stanno prendendo campo anche in Italia.

    Per imparare a leggere poesie, romanzi e saggi davanti a un registratore, sono previste due sessioni di seminari nella bellissima scenografia di Villa Piaggio in corso Firenze.

    Il programma verte a far apprendere i trucchi della recitazione e della voce registrata, con alcuni cenni di regia teatrale e di sound design (regia del suono), dove lo studio dei suoni interagisce con la registrazione della voce.

    I corsi sono aperti ad attori, aspiranti attori e speakers, ma anche a chi desidera fare un’esperienza sul campo per arricchire le proprie competenze.

    Le attività si svolgono per cinque ore al giorno nelle seguenti date: 1 – 6 agosto; 7 – 12 agosto.

    Per iscrizioni telefonare allo 010 211004 o inviare una mail a teatrogag@gmail.com.

  • Sampierdarena: rischi per la salute dei lavoratori del Sert

    Sampierdarena: rischi per la salute dei lavoratori del Sert

    I lavoratori del servizio tossicodipendenze – Ser.T Ponente (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali) denunciano la grave situazione ambientale in cui si trovano ad operare e con una lettera datata 17 luglio chiedono alla dirigenza dell’Asl 3 di eseguire tempestivamente un sopralluogo.

    «Il nostro servizio Ser.T Ponente ubicato in via Sampierdarena n. 2 ed è di proprietà dell’Autorità Portuale – scrivono – è una vecchia palazzina stile liberty che nel tempo è stata sede di vari servizi Asl». Parliamo di un edificio fatiscente «All’esterno da almeno 10 anni sono presenti impalcature mai rimosse che facevano sperare in una ristrutturazione mai avvenuta – continuano gli operatori del Sert – questo comporta l’impossibilità di poter aprire le persiane in alcuni locali poiché anche questa semplice operazione rischierebbe di far cadere le persone in strada».
    Inoltre, sul piano della sicurezza i lavoratori fanno presente che «Le finestre del piano terra sono tutte provviste di inferriate e l’unica uscita di sicurezza si apre su un distributore di benzina – continua la missiva – All’interno della palazzina negli ultimi tre anni, grazie agli sforzi del nuovo responsabile, il dott. Giorgio Schiappacasse, sono state effettuate delle migliorie che hanno riguardato la pulizia dei locali, la tinteggiatura delle pareti e l’illuminazione. Ma purtroppo tali interventi non sono sufficienti a rendere vivibile gli ambienti sia per gli operatori, che si alternano per 12 ore giornaliere, sia per gli utenti del servizio».

    Durante la stagione invernale «Gli infissi oltre ad essere pericolanti non si chiudono, lasciando passare aria ed acqua e di conseguenza alcuni locali si allagano ed il riscaldamento è insufficiente. Gli operatori, soprattutto all’ultimo piano sono costretti a lavorare con giacche e cappotti». D’estate invece «Non avendo i condizionatori si è costretti a lasciare le finestre aperte e questo comporta l’entrata di polvere di carbone provenienti dai depositi vicini all’edificio. Tali polveri depositano costantemente uno strato di carbone su scrivanie, fascicoli, documenti, computer, telefoni e peggio ancora sui nostri vestiti, sulla cute causando a molti di noi prurito sulla pelle. Nel corso della giornata siamo costretti a pulirci le mani più volte poiché nere di carbone. Molti operatori lamentano bruciori agli occhi (congiuntivite) e infiammazione alle vie respiratorie (rinite, faringite, bronchite). Inoltre non ultimo in ordine di gravità, sul tetto sono presenti strati di amianto visibili ad occhio nudo».

    Per tutti questi motivi «Segnalati a più riprese negli incontri che la Asl 3 ha organizzato sulla sicurezza ma anche per iscritto, oggi ci troviamo a lavorare in una situazione malsana e pericolosa per noi e gli utenti – concludono i lavoratori del Sert Ponente – Chiediamo che tempestivamente venga eseguito un sopralluogo e che vengano mesi in atto interventi risolutivi e in caso di impossibilità non escludendo una diversa collocazione del servizio».

    I rilievi evidenziati trovano pieno riscontro nelle informazioni in possesso del sindacato autonomo Fials «La situazione si protrae da anni nella condizione descritta con conseguenti peggioramenti strutturali dettati da usura e da omessi interventi manutentivi – spiega il segretario della Fials, Mario Iannuzzi – e ripetutamente, in passato, sono state inoltrate segnalazioni analoghe senza ottenere alcun riscontro».

    Per questo il sindacato – considerando gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza degli ambienti di lavoro e degli ambienti aperti al pubblico, igiene degli ambienti, decoro degli ambienti di lavoro e degli ambienti aperti al pubblico – chiede all’azienda e al competente Servizio Prevenzione e Protezione di «Fornire copia della mappa di rischio inerente il locale in questione, ovvero di consentirne la visione come da normative vigenti; di fornire ogni utile riscontro in merito ad eventuali prescrizioni rilasciate dalle competenti autorità (UO PSAL sopralluoghi svolti come da nostra richiesta); di rendersi disponibile per un sopraluogo urgente nei locali unitamente ai nostri rappresentanti sindacali».

     

    Matteo Quadrone