Autore: erasuperba

  • Cornigliano, Ilva: stamattina lavoratori in sciopero

    Cornigliano, Ilva: stamattina lavoratori in sciopero

    Dopo il sequestro dell’intera area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto l’effetto deflagrante rischia di abbattersi anche sugli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure, compromettendone l’attività, come sottolineano i rappresentanti sindacali.

    Se si ferma lo stabilimento di Taranto nel giro di 24 ore qui non arrivano più rotoli e quindi il lavoro si blocca anche da noi – spiega Armando Palombo, rsu Fiom Cgil dell’Ilva di Cornigliano – Avendo chiuso l’altiforno a Cornigliano la produzione si è concentrata su Taranto e quindi la ricaduta sarà immediata

    La tensione nello stabilmento genovese sale e stamattina, dopo l’assemblea in fabbrica, i lavoratori hanno deciso di scendere in strada e stanno marciando in direzione della Prefettura.

  • Bike sharing a Genova: in autunno 60 biciclette e nuovi parcheggi

    Bike sharing a Genova: in autunno 60 biciclette e nuovi parcheggi

    Sessanta nuove biciclette e la realizzazione di nuove aree di parcheggio e interscambio: questo l’annuncio ufficiale arrivato pochi giorni fa dal Comune di Genova, che intende potenziare il servizio di bike sharing per favorire chi vuole attraversare la città senza provocare ulteriore inquinamento dell’aria.

    Non solo: questi nuovi provvedimenti porteranno anche l’installazione di telecamere di sorveglianza nei parcheggi, spesso colpiti da atti di vandalismo.

    Qual è la situazione attuale? Lanciato ufficialmente nel 2009, il progetto MoBike è stato inaugurato dal Comune di Genova nell’ambito della rete Bicincittà, che gestisce tutti i servizi di questo tipo a livello nazionale. Il servizio è a cura di Genova Parcheggi.

    Come si accede? È possibile abbonarsi al servizio presentandosi, muniti di documento di identità, presso la sede di Genova Parcheggi in Viale Brigate Partigiane 1. A ogni abbonato verranno rilasciate una tessera e un lucchetto da utilizzare per le soste temporanee al di fuori delle stazioni Mobike.

    L’abbonamento annuale costa 40 €, comprensivo di una prima ricarica di 5 € e copertura assicurativa RCT del valore di 5 €.

    Il costo di utilizzo del bike sharing varia a seconda del tipo di bicicletta usata, se tradizionale o a pedalata assistita.

    Bicicletta a pedalata assistita
    prima mezz’ora: gratis
    seconda mezz’ora: 1 €
    terza mezz’ora: 2 €
    ogni mezz’ora successiva alla terza: 3 €

    Bicicletta tradizionale
    prima ora: gratis
    seconda ora: 1 €
    terza ora: 2 €
    ogni ora successiva alla terza: 3 €

    Attualmente sono presenti in città 6 parcheggi, ciascuno con 12 posti per i veicoli: un numero davvero esiguo, se pensiamo che per esempio i posti analoghi a Milano sono 30. I parcheggi si trovano presso il Matitone in via Di Francia, presso le stazioni di Genova Piazza Principe e Genova Brignole (quest’ultimo ha una dotazione di 20 posti bici), in piazza De Ferrari, piazza Caricamento e in via XX Settembre, all’incorcio con via San Vincenzo.

    Per tutte le informazioni il numero verde di riferimento è 800 132 995.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Consiglio Comunale, G8 di Genova: lo Stato deve delle scuse ai genovesi

    Consiglio Comunale, G8 di Genova: lo Stato deve delle scuse ai genovesi

    Il G8 del 2001 è ancora vivo nel ricordo dei genovesi e non solo. Ieri in Consiglio Comunale si è discusso ancora una volta dei fatti accaduti in quei drammatici giorni di luglio di 11 anni fa. Il Sindaco ha spiegato, in apertura della seduta le ragioni che spingono a tanti anni di distanza a riflettere ancora sull’accaduto. Da un lato perché «sono stati eventi che hanno ferito la città e che ne hanno segnato la storia», dall’altro perché le recenti sentenze sulle devastazioni e sulle violenze nella scuola Diaz hanno riportato quei fatti alla memoria di tutti.

    Con queste premesse il primo cittadino ha voluto ricostruire brevemente la cronaca di quei giorni ricordando una città militarizzata, nella quale si invitavano i cittadini a lasciare le proprie abitazioni, soprattutto quelle all’interno alla zona rossa, le più vicine ai luoghi in cui si sarebbe svolto il summit. «Un invito tanto ossessivo – ricorda Doria – da generare un rifiuto in molte persone».

    E poi c’erano gli ideali di coloro – decine di migliaia – che giunsero a Genova per difendere la visione di un futuro diverso da quello proposto dai leader mondiali. Un’invasione inizialmente pacifica, come testimoniò la Manifestazione dei Migranti, che però sfociò successivamente nei ben noti episodi di vandalismo dei cosiddetti black block. Una degenerazione che il Sindaco condanna senza mezze misure pur osservando che fu in parte conseguenza di «un’incapacità di gestione della situazione» da parte delle forze dell’ordine. Da quel momento in avanti fu un crescendo di violenza con l’uccisione di un ragazzo poco più che vent’enne, Carlo Giuliani, con l’aggressione dei manifestanti che sfilarono pacificamente nel corteo di sabato da parte delle forze dell’ordine e, infine, con l’irruzione nella Scuola Diaz e le violenze alla Caserma di Bolzaneto.

    Proprio su questi aspetti, resi attuali dalle recenti condanne della Cassazione, si concentra la valutazione finale di Marco Doria che non ha voluto parlare di sentenze buone o cattive, ma ha voluto sottolineare la gravità dei reati commessi da persone che avevano il dovere difendere la legalità. Infine il Sindaco si è soffermato sulle violenze della Caserma di Bolzaneto evidenziando che «dal punto di vista giuridico l’impossibilità di fare chiarezza su questi fatti è dipeso in larga parte dal fatto che nel nostro codice manchi il reato di tortura».

    Le ferita, inutile negarlo, è ancora aperta e il discorso del Sindaco ha suscitato moltissime reazioni all’interno dell’aula; quelle ormai consuete, che contrappongono difensori e detrattori dell’operato delle forze dell’ordine, rafforzate anche dalle sentenze della Cassazione, e altre che nascono dai recenti sviluppi della crisi economica e che fanno riemergere con forza le critiche ad un modello di sviluppo già messo in discussione dal Genoa Social Forum nel 2001. «Allora si diceva ‘Un mondo diverso è possibile’, ma sembra che da allora le cose non siano migliorate», ha affermato Putti (M5S), e anche Rixi (Lega) sostiene che «i principi di chi manifestava hanno avuto poco ascolto da parte delle istituzioni» e lo dimostra anche la presenza di «un governo che sicuramente è molto più vicino ad una visione finanziaria e verticistica del mondo».

    Inevitabilmente la riflessione si è concentrata anche su Genova sulle contraddizioni di quell’evento organizzato in una città forse non ancora pronta ad ospitarlo, ma che si sforzò di esserlo a fronte delle promesse di ingenti finanziamenti da parte dello Stato. Quello stesso Stato che poi la abbandonò al suo destino in quelle giornate di luglio, lasciando che pochi violenti fossero in grado di creare tanta distruzione e che alcuni pubblici ufficiali potessero compiere dei reati su civili inermi.

    Dai banchi del Consiglio Leonardo Chessa di Sel ha ricordato l’esistenza di una petizione popolare proprio per introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento allo scopo di evitare situazioni analoghe a quelle di Genova, che purtroppo si sono già ripresentate in altre occasioni, come il caso di Stefano Cucchi o di Federico Aldovrandi.

    Per tutte queste ragioni Farello (Pd) e Putti hanno ipotizzato anche la richiesta di scuse formali e di un risarcimento ai cittadini genovesi da parte delle istituzioni nazionali, come gesto di conciliazione per ricucire uno strappo che ancora oggi esiste. Secondo il capogruppo del M5S le recenti sentenze della Cassazione hanno aperto uno spiraglio per ricostruire la fiducia nei confronti dello Stato, che «ha avuto il coraggio di giudicarsi anche al suo interno», ma perché possano avere degli effetti reali è necessario comunicarle e spiegale soprattutto ai giovani all’interno delle scuole.

    Federico Viotti

  • L’Italia è migliore senza i Cie: petizione on line per chiuderli

    L’Italia è migliore senza i Cie: petizione on line per chiuderli

    Una petizione per chiedere a gran voce la chiusura di quelle che sono delle vere e proprie carceri, i centri di identificazione ed espulsione, strutture dedicate al trattenimento degli stranieri extracomunitari irregolari destinati all’espulsione. L’obiettivo dei centri è evitare la dispersione degli immigrati senza regolare permesso di soggiorno sul territorio e consentirne il rimpatrio. Ma sempre più spesso, nonostante sia quasi impossibile entrare in contatto con i reclusi, si sente parlare di violazione dei diritti e sono numerose le denunce di abusi e violenze a danno delle persone rinchiuse nei Cie.

    Attivazione di un tavolo di monitoraggio, abrogazione della Bossi-Fini e chiusura dei Cie in tutta Italia: è quanto chiede la Rete Primo Marzo che ha lanciato una raccolta di firme on line su http://www.petizionepubblica.it/

    A Modena nel 2002 la raccolta di firme dei cittadini, favorì l’apertura dell’allora CPT, trasformato in CIE nel 2008. Oggi, dopo averne messo in evidenza tutta l’inefficacia dal punto di vista umano, economico e culturale, la Rete Primo Marzo si rivolge ai cittadini per chiedere, attraverso una petizione popolare, la chiusura dei CIE a Modena e su tutto il territorio nazionale.

    «Chiediamo l’abrogazione della legge “Bossi Fini” (L. 189/2002 ), attraverso una legislazione che garantisca il rispetto della Costituzione Italiana e della Carta dei Diritti Fondamentali, che sappia individuare procedure burocratiche idonee a far fronte a tutte le dinamiche legate al fenomeno dell’immigrazione, che sappia sviluppare una cultura politica basata sulla giustizia, sull’accoglienza, sulla libera circolazione, sulla integrazione e solidarietà tra tutte le persone».

    «Per noi la cancellazione della legge firmata a suo tempo dall’attuale presidente della Camera e dall’ex segretario della Lega è un punto prioritario – ha spiegato Kyenge Kashetu, Rete Primo Marzo – per combattere il razzismo istituzionale e favorire un cambiamento di approccio alle tematiche relative all’immigrazione».

    «Ogni persona, senza esclusione, ha il diritto di spostarsi liberamente dalla campagna verso la città, dalla città verso la campagna, da una provincia verso un’altra. Ogni persona ha il diritto di lasciare un qualsiasi Paese per andare in un altro e di ritornarci.
    Le persone migranti devono essere uguali davanti alla legge, allo stesso titolo dei nazionali e dei cittadini dei paesi di residenza o di transito. Nessuno deve essere sequestrato, imprigionato,deportato o vedersi limitare la propria libertà», dalla Carta Mondiale dei Migranti.

     

    Matteo Quadrone

  • TraVoltri dagli eventi: il fine settimana di Ponente che Balla

    TraVoltri dagli eventi: il fine settimana di Ponente che Balla

    Passeggiata VoltriDa venerdì 27 a domenica 29 luglio 2012 l’Associazione Ponente Che Balla organizza la terza edizione della tre giorni di musica e spettacolo TraVoltri dagli Eventi.

    L’intento è promuovere un’area della delegazione voltrese che nei prossimi anni sarà presumibilmente interessata da interventi di riqualificazione.

    L’evento è rivolto in questo caso prevalentemente alle associazioni locali, per le quali verranno disposti degli spazi in cui potranno mostrare le proprie attività, scambiarsi idee e conoscenze, attivare progetti di di collaborazione reciproca.

    Tutti gli eventi si terranno in Piazza Giardini Caduti Partigiani Voltresi e presso la Passeggiata “Roberto Bruzzone”.

    Programma.

    Venerdì 27 luglio
    Ore 19:30 – musica (DJ pagoda)
    Ore 21:30 – concerti: Tony Linetti e il trio Sottospirito; Vins Di Bella e la Pipera Band da X Factor.

    Sabato 28 luglio
    Ore 16:00/19:00 – Laboratori giochi e sport in spiaggia in collaborazione con le associazioni sportive locali (MIME, SSN. Salvamento, Tramontana); dimostrazioni di Moto D’Acqua, Tai Chi, Judo. Giri in barca.
    Ore 21:30 – concerti: gruppo Blues; gruppo folk-country OWAGEE.

    Domenica 29 luglio
    Ore 16:00/19:00 – Spazio associazioni esposizioni e laboratori
    Saranno invitate tutte le associazioni che hanno aderito al progetto città aperta alle quali verrà fornito uno spazio per poter illustrare le proprie attività e sviluppare i propri laboratori.

    Le associazioni aderenti sono: Terra Onlus, SSN. Salvamento, Consorzio Utri Mare, Amici del Mare, Arci ragazzi Prometeo, AGESCI, Collettivo Burrasca, Pescasport F. Durante, Pescatori Ponente Leira, Circolo ricreativo pescasport Cerusa, Associazione culturale l’ALIENO, ANPI Voltri, Ass. Pescatori Sant Ambrogio, Ass. Amici di Villa Duchessa di Galliera, Ass. Mare di Note, Ass. Musica Ponente, Banda di Voltri.

    Ore 19:00/21:00 – Apericena e presentazione alla cittadinanza del prodotto Progetto Città Aperta, presentato da Ponente Che Balla in collaborazione con il laboratorio di architettura ZeroZone e finalizzato alla realizzazione di un motore di ricerca delle associazioni consultabile dal sito del Municipio VII Ponente e visibile a tutti i cittadini/utenti.

    Ore 21:30 – Concerto finale: The Lucky Wind, Me, stix & the biscuits, Sconvoltri.

  • Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Val Polcevera, Terzo Valico: sono arrivati gli avvisi di esproprio

    Alla fine, nonostante le rassicurazioni del vicesindaco Stefano Bernini – il quale appena una settimana fa parlava di espropri che sarebbero stati eseguiti nell’arco di un anno – decine e decine di lettere, tecnicamente chiamate “Decreti di occupazione d’urgenza preordinata all’espropriazione”, sono giunte in questi giorni in Val Polcevera ad altrettanti proprietari di terreni che dovranno essere espropriati per far spazio ai cantieri del Terzo Valico.

    L’arrivo di queste missive spedite dal Cociv – il consorzio che svolge il ruolo di general contractor per la realizzazione dell’opera – sta suscitando forte preoccupazione tra gli abitanti delle zone interessate, Trasta, Fegino e Pontedecimo «Le lettere di esproprio riguardano soprattutto terreni ed alcune pertinenze, ad esempio giardini, box, cantine – spiega Davide Ghiglione consigliere della Federazione della Sinistra nel Municipio val Polcevera ed esponente del movimento No Terzo valico – Il problema è che questi avvisi, non specificando in maniera evidente l’oggetto dell’esproprio, hanno generato ansia e preoccupazione negli interessati. Inoltre per quanto riguarda la valutazione economia dei terreni si parla di cifre irrisorie, ovvero circa 1 euro e 40 centesimi al metro quadro».

    Il movimento No terzo valico ovviamente non sta con le mani in mano ed ha già incontrato i cittadini di Trasta alla presenza di un avvocato, per spiegare gli aspetti legali della questione e con l’obiettivo di raccogliere i mandati degli interessati per presentare ricorso al Tar della Liguria. Stasera sarà la volta dell‘assemblea pubblica con gli abitanti di Campomorone, mentre domani sera si replica in Piazza Rissotto a Bolzaneto.
    «Il decreto di esproprio è uguale per tutti quindi cercheremo di fare un ricorso unico», aggiunge Ghiglione.
    Ma il tempo stringe perché gli espropri verranno notificati tra fine mese e l’inizio di agosto «Il 30-31 luglio a Trasta, il 2 agosto a Pontedecimo ed il 6 agosto a Fegino, gli incaricati del Cociv procederanno all’esecuzione del decreto di occupazione d’urgenza – sottolinea Ghiglione – L’aspetto più grave è che Comune e Municipio Val Polcevera sembra non fossero a conoscenza dell’arrivo di queste lettere».
    E proprio il 30 e 31 luglio a Trasta partirà la mobilitazione con l’organizzazione di un presidio permanente al fine di impedire ai tecnici del Cociv di avvicinarsi ai terreni che dovranno essere espropriati.

     

    Matteo Quadrone

  • Io pretendo dignità: concorso fotografico di Amnesty International

    Io pretendo dignità: concorso fotografico di Amnesty International

    Il gruppo genovese 235 di Amnesty International ha indetto il concorso fotografico Io pretendo dignità, che ha come punto di origine il preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo“.

    Il concorso è aperto a tutte le persone di qualsiasi età e nazionalità con residenza in Italia.

    Si possono inviare fino a 3 foto e il modulo scaricabile dal sito www.amnesty.it/concorsofotogenova entro il 27 ottobre 2012 all’attenzione di Gruppo 235 di Amnesty International c/o “Il Pennino”, Viale Capriolo 9r, 16144 Genova.

    La premiazione del concorso si terrà il 2 dicembre 2012 alle ore 17 presso i locali della Regione Liguria (Spazio Incontri) in Piazza De Ferrari, Genova.

    Questi i premi in palio:
    1° Premio targa + pubblicazione della foto vincitrice sul quotidiano genovese “Il Secolo XIX” e sul notiziario di Amnesty International.
    2° e 3° Premio: targa.
    Premio del pubblico: targa.

    Le foto vincitrici avranno inoltre maggiore visibilità su Flickr (locale e nazionale) sul sito nazionale di Amnesty e sui social network.

    Per informazioni: gr235@amnesty.it.

    [foto di Diego Arbore]

  • Io sto con i lavoratori della Centrale del Latte di Genova

    Io sto con i lavoratori della Centrale del Latte di Genova

    Poco più di un mese fa la Parmalat, proprietaria dello storico marchio “Latte Oro”, ha deciso di dismettere la Centrale del Latte di Genova.

    “Io sto con i lavoratori della Centrale del Latte di Genova” è il nome della pagina facebook che i dipendenti hanno aperto in questi giorni e sulla quale si possono trovare le foto  e i messaggi di personaggi noti e meno noti che testimoniano la loro solidarietà.

    Lo scopo dell’iniziativa è quello di creare intorno alla Centrale del Latte di Genova una rete a sostegno della lotta dei lavoratori che coinvolga il maggior numero di genovesi e di quanti hanno a cuore i prodotti di qualità e il lavoro nel nostro Paese.

    La Centrale del Latte è un’azienda con i conti in ordine e rappresenta l’unica possibilità per gli allevatori genovesi di collocare il proprio latte: tutti motivi validi per fare il possibile e l’impossibile per salvarla.

    All’appello stanno rispondendo in molti: da nomi noti della cultura, dello spettacolo e dello sport a tanta gente comune.

  • Oktoberfest 2012 a Genova: concorso per disegnare il logo

    Oktoberfest 2012 a Genova: concorso per disegnare il logo

    Hb birraDal 20 al 30 settembre 2012 in piazza della Vittoria si terrà una nuova edizione di Oktoberfest Genova, a cura della birreria HB. Per questa edizione è stato indetto il concorso per la creazione del logo ufficiale dell’evento.

    Soggetti obbligatori da contenere nella proposta sono un boccale da litro di birra, un Brezel, la scritta stilizzata HB e la didascalia “Oktoberfest Genova 20-30 Settembre 2012 in Piazza della Vittoria”.

    L’ambientazione potrà essere una tra queste:
    – Arco di Piazza della Vittoria,
    – le Caravelle di Piazza della Vittoria,
    – la Cattedrale di San Lorenzo
    – il Palazzo della Borsa di Piazza De Ferrari.

    Gli interessati potranno spedire le proposte all’indirizzo mail info@oktoberfestgenova.com entro il 5 agosto 2012 indicando nome, cognome e recapito telefonico.  Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Le immagini dovranno essere in formato .jpg o .tif o .psd e di dimensioni 1200 pixel di larghezza x 1450 pixel di altezza.

    Una giuria selezionerà il primo classificato che vincerà un fusto di birra HB da trenta litri consegnato dal Console Onorario di Germania , Dott. Alberto Marsano.

  • Liguria, cannabis terapeutica: quando la disinformazione la fa da padrona

    Liguria, cannabis terapeutica: quando la disinformazione la fa da padrona

    Oggi su tutti gli organi di informazione di qualsiasi natura essi siano (carta stampata, media online, tv e quant’altro) sono usciti roboanti articoli in merito all’approvazione in Commissione Sanità della proposta di legge regionale (che peraltro giaceva dimenticata da un anno e mezzo in qualche cassetto) sulla cannabis terapeutica “Modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”, presentata dai consiglieri di Sel e Fds.
    Ebbene, trattandosi di una materia assai spinosa che chiama in causa leggi nazionali e relative leggi regionali (chi vuole approfondire è invitato a leggere l’approfondimento di Era Superba), in via di approvazione in tutta Italia grazie alla spinta decisiva delle associazione di pazienti che da anni si battono per il diritto alla cura con la cannabis, la confusione regna sovrana. A questo punto è necessario fare un po’ di chiarezza perché non è possibile giocare irresponsabilmente sulla pelle dei malati.

    Innanzitutto la proposta di legge è stata approvata all’unanimità in III Commissione ma dovrà essere discussa, nel mese di agosto (salvo probabili slittamenti perché sappiamo bene quanto i nostri politici tengano alle ferie,ndr), in Consiglio regionale. Inoltre ieri, contestualmente alla proposta di legge, è stato approvato anche un relativo emendamento che, secondo i consiglieri, migliora l’impianto complessivo della legge.
    Premesso che finché non sarà possibile leggere integralmente l’emendamento è difficile farsi un’idea sufficientemente chiara delle presunte novità introdotte, alcune incongruenze saltano immediatamente agli occhi.
    «La proposta di legge prevede di inserire i farmaci a base di cannabonidi all’interno del servizio regionale sanitario e renderli così, accessibili economicamente a tutti i pazienti che ne necessitano», scrive Sel in un comunicato stampa diffuso ieri. «Con questa legge si daranno importanti risposte sia dal punto di vista della salute dei malati perché la cura è all’avanguardia, sia dal punto di vista economico perché riduciamo le spese ai pazienti», aggiunge il consigliere di Sel, Matteo Rossi.
    «L’emendamento migliorativo prevede che i farmaci a base di cannabis possano essere prescritti da medici di medicina generale previa prescrizione di specialisti in oncologia, anestesia, rianimazione, neurologia e medici in attività di centri e servizi di cure palliative, restando a carico delle servizio sanitario regionale», spiega il comunicato.

    Titoloni di giornale annunciano che da oggi la cannabis terapeutica potrà essere prescritta anche dai medici di base, ma in realtà già da alcuni anni esiste questa opportunità, tra l’altro senza dover passare preliminarmente dalla prescrizione di uno specialista. Il problema semmai è trovare medici disponibili a prescrivere medicinali derivati dalla cannabis perché tutto dipende dall’esclusiva valutazione discrezionale del professionista in questione ed inoltre lo stesso Ordine dei medici non incentiva questa pratica.
    Attualmente simili prodotti non sono disponibili nelle farmacie del nostro Paese ed i medici che ritengono di dover sottoporre i propri pazienti a terapia farmacologica con derivati della cannabis devono richiederne l’importazione dall’estero all’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute. La normativa nazionale di riferimento è il Decreto Ministeriale dell’11 febbraio 1997, relativo all‘importazione di farmaci esteri direttamente dal produttore da parte delle Farmacie del servizio sanitario pubblico, per utilizzo in ambito ospedaliero ed extra-ospedaliero.
    Inoltre dal 2007 si è aperta anche una seconda opportunità per i pazienti. I medicinali a base di cannabinoidi possono infatti essere commercializzati come preparazioni galeniche magistrali. Qualunque medico può prescrivere su semplice ricetta bianca non ripetibile tali preparazioni e qualsiasi farmacia – dotata di un laboratorio galenico – può richiederli ad una ditta di Milano, la Solmag-Artha, che nel 2009 ha chiesto ed ottenuto l’autorizzazione per importare i derivati naturali, ovvero le cosiddette infiorescenze femminili, dall’Olanda.
    Oggi i farmaci a base di cannabis sono a carico del paziente se prescritti dal medico di base, a carico del servizio sanitario se prescritti in ambito ospedaliero, non solo ospedalizzati ma anche pazienti soggetti a day-hospital, ad un percorso ambulatoriale o in regime di assistenza domiciliare integrata.
    «Se la presunta novità consiste nella possibilità, dopo aver ottenuto la prescrizione di uno specialista, di poter continuare la terapia ottenendo i farmaci gratuitamente su prescrizione del medico di base, questo sarebbe un fatto positivo spiega Alessandra Viazzi, presidente dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis – al contrario, se l’accesso gratuito ai derivati della cannabis è consentito esclusivamente grazie alla prescrizione di un medico specialista, si tratta di un passo indietro. Inoltre l’aver limitato le specialità (oncologia, anestesia, rianimazione, neurologia e medici in attività in centri e servizi di cure palliative) è un errore perché in questo modo si limita l’accesso alla cura ad una moltitudine di malati».
    Il presidente della commissione Sanità, Stefano Quaini, prova a spiegare meglio le novità introdotte «Facendo riferimento alla legge n.38/2010, che disciplina le cure palliative e la cura del dolore in Italia, ho proposto alcuni emendamenti che sono stati recepiti e che danno la possibilità di prescrizione ai medici specialisti di anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia, oltre ai medici operanti nei centri e servizi di cure palliative, tenendo fermo il principio secondo cui l’approvvigionamento del farmaco in questione debba effettuarsi presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, mentre ad oggi l’unica possibilità era quella di fare riferimento a livello sovranazionale».
    L’associazione Pazienti Impazienti Cannabis contesta con forza queste affermazioni «Il riferimento alla legge n. 38/2010 è negativo perché così passa un messaggio errato – spiega Viazzi – viene messa in evidenza l’utilità di questi farmaci esclusivamente per quanto concerne le cure palliative del dolore, ad esempio nei casi di malati di Aids o per malati sottoposto a cicli di chemioterapia. Ma questa è solo una delle indicazioni e non certamente la principale, come abbiamo sottolineato più volte. In questa maniera vengono esclusi numerosi pazienti affetti da patologie che nulla hanno a che vedere con le cure palliative. Inoltre lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze è solo l’ultimo tassello di un processo che prevede, prima l’indicazione di un ente produttore di cannabis a fini terapeutici e successivamente, tramite un bando della regione, l’individuazione di una struttura dove realizzare la preparazione dei farmaci. Oggi, infatti, è possibile rivolgersi alle farmacie dotate di un laboratorio galenico che però sono costrette ad importare il prodotto dall’Olanda, con i conseguenti notevoli costi per i pazienti».

    Ma l’aspetto più grave rimane l’aver escluso le associazioni dei pazienti – la cui esperienza è stata fondamentale nella fase di preparazione della proposta di legge – dalle recenti audizioni della Commissione Sanità, nonostante i consiglieri sbandierino ai quattro venti il loro coinvolgimento «E’ stato condotto un ciclo di audizioni esaustivo e molto utile che ha dato la possibilità ai commissari di essere edotti al meglio sulla materia, peraltro molto complessa e non priva di tecnicismi – afferma Quaini – La Liguria sarebbe la seconda regione italiana, dopo la Toscana, a dotarsi di una legge ad hoc su un tema così spinoso e spesso trattato in maniera superficiale e pregiudiziale, mentre i consiglieri della nostra Regione hanno dimostrato una notevole maturità e l’interesse fattivo nel voler offrire risposte concrete a malati sofferenti di patologie croniche molto insidiose».
    «Noi non siamo stati ascoltati dalla Commissione – conferma il presidente di Pazienti Impazienti Cannabis – Per quanto ne sappiamo i  consiglieri regionali hanno incontrato in audizione l’associazione Gigi Ghirotti, presieduta dal professor Franco Henriquet ed il primario di medicina d’urgenza del San Martino. Eppure senza il nostro contributo la proposta di legge non sarebbe mai stata realizzata».

    Pazienti Impazienti Cannabis, Associazione Luca Coscioni e Associazione per la Cannabis Terapeutica, infatti, erano stati convocati per l’11 giugno, poi l’incontro è stato rinviato al 18 giugno. «In vista di questo importante appuntamento abbiamo coinvolto anche la Società Italiana Farmacisti Preparatori, i rappresentanti della Solmag-Artha che si occupa dell’importazione dei derivati naturali dell’Olanda ed il medico che ormai da molti anni segue 4 pazienti genovesi e conosce molto bene le attuali procedure – conclude Viazzi – sarebbe stato utile ascoltare le nostre istanze invece l’audizione è slittata nuovamente, questa volta al 25 giugno. Noi abbiamo comunicato che quel giorno non saremmo riusciti ad essere presenti, causa altri impegni, ma nonostante le nostre richieste di fissare un nuovo appuntamento, non siamo più stati convocati. Con grande sorpresa ieri sera sono venuta a conoscenza dell’approvazione della proposta di legge. Prima di dare un giudizio definitivo sulla legge vogliamo studiarla approfonditamente con i relativi emendamenti».
    Certamente l’aver diffuso entusiastici comunicati stampa sull’approvazione di una proposta di legge che ancora deve essere discussa dal consiglio regionale e, senza ombra di dubbio, necessita di opportuni aggiustamenti, resta una leggerezza incomprensibile su una materia assai delicata che chiama in causa il diritto alla cura di migliaia di malati.

     

    Matteo Quadrone

  • Quarto: aderisci al coordinamento in difesa dell’area dell’ex manicomio

    Quarto: aderisci al coordinamento in difesa dell’area dell’ex manicomio

    Da giugno si è costituito il “Coordinamento per Quarto” al quale hanno già aderito molte persone e associazioni. Chi vuole sottoscrivere il documento e schierarsi in difesa dell’area dell’ex manicomio di Genova Quarto può farlo inviando una mail a Dorina Monaco al seguente indirizzo: dorina50@hotmail.it

    Di seguito riportiamo il testo integrale del “Coordinamento per Quarto”:

    L’ex manicomio di Quarto è stato costruito nel 1894 sul luogo in cui sorgeva Villa Isola, di proprietà della Famiglia Spinola, e andava a sostituire il precedente ospedale per infermi di mente. Dopo la chiusura è stato destinato ad altri usi, fra cui uffici ed ambulatori della locale ASL.
    Un luogo storico, ricco di memoria, ma ricco di grandi potenzialità, teatro di rivoluzioni nel campo della Salute Mentale, che ancora oggi ospita 80 pazienti e diversi presidi socio-sanitari, inoltre accoglie una importante Biblioteca per la Salute Mentale, l’Istituto Museo delle Forme Inconsapevoli, il Centro Basaglia, il Centro Diurno Il Girasole, il Centro Diurno Disabili, la Scuola Elementare e Media Barrili, il Centro per l’Alzheimer, il Centro per i Disturbi alimentari e tante altre attività. Dal punto di vista architettonico-urbanistico è preziosa isola verde con enormi spazi ancora da utilizzare.
    Guardiamo questi palazzi sognando quello che potrebbero accogliere, un luogo dove portare la bellezza, unica vera cura possibile contro la sofferenza che ormai appartiene a noi tutti. Le potenzialità di questo posto sono enormi. Facciamolo rinascere! Potrebbe diventare una cittadella per la salute, la socialità, il lavoro, per l’arte e la cultura, essere luogo di ricerca, punto d’incontro e condivisione di realtà differenti che ora più che mai hanno bisogno di lavorare vicine e di avere un loro luogo per crescere.

    Sull’intero complesso incombe, invece, la vendita con la conseguente dismissione di tutte le attività, compreso l’allontanamento imposto alle ottanta persone che vivono ormai lì anche da più di trent’anni. Con tutta probabilità è prevista l’edificazione di residenze private o l’ennesimo centro commerciale. Spazi rivolti all’interesse remunerativo del singolo, non-luoghi che aumentano l’alienazione e la compulsione della collettività.
    Al contrario è importante che i pazienti continuino a vivere dove hanno ormai radicato i loro riferimenti; alcuni vivono a Quarto da più di trent’anni e spostarli attraverso una gara o un atto amministrativo vuole dire tradire queste persone nei loro diritti e rimettere in crisi la loro salute; diamo valore alla prospettiva riabilitativa della salute mentale, nella dimensione del bene comune, nella dimensione del servizio pubblico; la Biblioteca Psichiatrica e L’Istituto delle Forme Inconsapevoli con il Mueseoattivo, devono rimanere dove sono, a testimoniare e a rinnovare la memoria, il lavoro e la cultura relativa alla storia che ha permesso di trasformare la “collina dei matti”.

    La cessione del patrimonio pubblico dell’ex OP di Quarto cancellerebbe la memoria di questi luoghi. Per questo vorremmo conoscere le ragioni che rendono tale ipotesi economicamente vantaggiosa per la collettività. C’è bisogno di andare oltre alla sola prospettiva economica, dobbiamo imparare a progettare i beni comuni attraverso la loro complessità, attraverso la ricchezza che tale complessità comporta.

    Per questo proponiamo di guardare oltre le mura dell’OP di Quarto, alle altre proprietà pubbliche contenitori di servizi alla persona. E’ possibile immaginare il trasferimento all’interno del complesso di Quarto dei diversi presidi socio-sanitari, oggi collocati sul territorio del Levante, in contesti difficilmente accessibili? Pensiamo ad esempio a Via Bainsizza e a via Torricelli, che liberandosi potrebbero essere messe facilmente sul mercato. In questo modo Quarto potrebbe diventare un modello di gestione efficace delle risorse, e nel contempo sarebbero salvaguardate le effettive necessità di bilancio da destinare alla salute di tutti i Cittadini.
    Difendiamo questa realtà, punto di riferimento per il territorio del Levante e per l’intera città.

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Intervista a Elisa Confortini, artista della ceramica

    Intervista a Elisa Confortini, artista della ceramica

    elisa confortini ceramicaElisa Confortini è nata nel 1973 a Brescia. Dagli anni ’90 si è specializzata nelle lavorazioni in ceramica, che da settembre 2011 realizza nel suo Atelier 99 in via Zara 39 r. Proprio lì l’abbiamo incontrata e ci siamo fatti raccontare la sua esperienza.

    Da dove nasce la tua passione per la ceramica?
    Fin da bambina ho avuto un forte interesse per l’arte e per il “piacere di fare”. Negli anni ’90 stavo sfogliando una rivista e ho visto immagini di lavori in ceramica fatti con la tecnica raku. Da lì è nata la voglia di imparare: per prima cosa ho seguito un corso, perché prima di utilizzare la raku o altre tecniche è fondamentale imparare l’abc. In seguito ho iniziato a realizzare in autonomia le prime opere.

    Quali sono le fasi del tuo lavoro?
    Anzitutto bisogna precisare che esistono due tipi di lavorazioni della ceramica: in Italia è molto diffusa la maiolica, che viene cotta a bassa temperatura, ovvero fino a 1.050°. Io invece utilizzo le cotture ad alta temperatura, più precisamente a 1.280°, e le mie materie prime sono il gres e la porcellana: nessuna delle due si trova in Italia, importo il gres da Spagna e Germania e la porcellana da Limoges, in Francia. Sono entrambi venduti a pani, ossia parallelepipedi tra i 10 e i 25 chili l’uno.

    La lavorazione è tutta manuale: parto dal modellare la materia prima creando le forme ex novo o con l’aiuto di stampi in gesso che io stessa realizzo. Una volta modellata la lascio asciugare, poi faccio una prima cottura a bassa temperatura – circa 960° – da cui si ottiene il cosiddetto biscotto. A seguire faccio la smaltatura, che avviene a spruzzo, a pennello o a immersione con smalti fatti da me. Infine la seconda cottura ad alta temperatura. Le fasi sono molto lunghe e la cottura e asciugatura richiedono tempo: per questo motivo non lavoro mai su una sola opera alla volta.

    Quali sono le caratteristiche dei materiali che utilizzi?
    La terra è un materiale vivo: a differenza di pietra e marmo non si lavora mai per sottrazione, ma per aggiunta. Inoltre le fasi di cottura e asciugatura cambiano la consistenza della materia, non si può mai stabilire a priori come verrà.

    Il mio lavoro ha il suo nucleo centrale nel modellare la materia prima: chi fa maiolica pone l’attenzione soprattutto sui colori, mentre a me interessa la forma, la materia. La cottura ad alta temperatura rende la terra più dura e compatta e la smaltatura permette di ottenere sfumature di colori molto vicine a quello naturale della terra.

    Quali sono gli spazi in cui puoi vendere e far conoscere il tuo lavoro?
    Le mie opere sono esposte soprattutto all’estero, dove ci sono gallerie specializzate in ceramica e mostre o concorsi dedicati solo a questo materiale. Per esempio in questi giorni inaugura una biennale a Taiwan alla quale partecipo con due altri ceramisti italiani.

    In Italia il mercato dell’arte è difficile di per sé: per quanto riguarda la scultura, sono tenute in alta considerazione le opere in marmo e bronzo, mentre gli altri materiali sono considerati “minori”. Inoltre qui da noi non esiste la mentalità della “scultura da tenere in casa”, come invece avviene per i quadri o le fotografie: questo in particolare a Genova, dove le case hanno arredamenti molto tradizionali e le mie opere di ceramica contemporanea “stonerebbero”.

    C’è anche una difficoltà di approccio al materiale: molte persone che vengono al mio atelier mi chiedono se sono opere di pietra o metallo, la ceramica non viene immediatamente riconosciuta. La ceramica è percepita maggiormente per la produzione di oggetti d’uso, piuttosto che di opere d’arte.

    Hai aperto il tuo atelier da un anno: quali sono le attività che organizzi al suo interno?
    Questo è anzitutto il mio luogo di lavoro: ho scelto questa zona di Genova, e non per esempio il centro storico, perché mi serviva uno spazio molto luminoso e ampio per ospitare il forno e tutti gli altri strumenti che mi servono per realizzare le mie opere.

    Il nome Atelier 99 è nato da una rastrelliera che ho trovato nella casa di campagna del mio compagno, che aveva 100 posti ma con un beccuccio mancante. Alla rastrelliera (che potete vedere all’entrata nell’atelier, ndr) sono appese 99 tazze in ceramica, tutte diverse e realizzate da me. Non mi piace realizzare un servizio di oggetti tutti uguali, come è invece spesso usanza fare: voglio che le persone scelgano il loro oggetto, mi piace far passare un messaggio di rapporto attivo e personale con gli oggetti, e non passivo come invece spesso accade.

    Non ho un vero e proprio orario di apertura, ma a eccezione del lunedì sono spesso qui: chi vuole venire può contattarmi via telefono al 347 0646412 o via mail a info@elisaconfortini.it. A volte mi chiedono se tengo corsi: lo spazio non permette la presenza di molte persone contemporaneamente, mi dedico pertanto a uno o due allievi alla volta se vedo che c’è una reale motivazione ad approcciarsi a questa tecnica.

    Marta Traverso

     

  • Lucrezia: concorso per band nel locale del centro storico

    Lucrezia: concorso per band nel locale del centro storico

    Concerto musica liveIl Lucrezia, locale del centro storico di Genova in vico dei Caprettari, ha indetto un contest per gruppi musicali under 33.

    In palio la registrazione di un concerto live per i primi due classificati e un ulteriore premio di 300 € per il primo classificato.

    Le iscrizioni si chiuderanno sabato 15 settembre 2012: per iscriversi è necessario mandare una mail all’indirizzo contestlucrezia@gmail.com specificando i seguenti dati:
    – nome della band;
    – nome, cognome ed età di tutti i componenti
    – almeno 2 numeri di telefono di referenti.

    A seguire ogni gruppo si esibirà in varie fasi eliminatorie, che si terranno il sabato pomeriggio fra settembre e novembre (le date precise verranno stabilite in base al numero effettivo di band iscritte). Ogni gruppo dovrà presentare fra 3 e 5 canzoni, proprie o cover, di qualunque genere musicale.

    Ogni eliminatoria si basa sul voto del pubblico presente: le prime due band classificate per numero di voti di ogni fase passeranno alla successiva.

  • Val Polcevera: il Municipio si schiera contro i tagli ai servizi sanitari

    Val Polcevera: il Municipio si schiera contro i tagli ai servizi sanitari

    Tre mozioni che ribadiscono alcuni punti fermi per il Municipio Val Polcevera sono state discusse ed approvate all’unanimità nella seduta del 18 luglio scorso. Parliamo di tre iniziative consiliari su temi attuali e particolarmente sentiti nella delegazione: in primis la situazione della sanità, poi il proliferare di sale giochi/scommesse ed infine la difesa della storica Centrale del Latte di Fegino.
    La mozione più significativa è quella relativa alle strutture sanitarie della vallata che, prendendo spunto dalla recente chiusura, per il periodo estivo, del punto Cup di via Canepari a Certosa, evidenzia efficacemente le carenze generate da una gestione deficitaria del comparto sanitario a livello locale.

    «Premesso che sono ritenuti due punti irrinunciabili la prossima realizzazione del famoso ospedale di Ponente a Villa Bombrini e della Casa della Salute a Teglia nell’area ex Miralanza, prima che queste opere siano effettivamente presenti e funzionanti, occorre continuare a mantenere i presidi attualmente esistenti sul territorio – sottolinea il presidente del Municipio Val Polcevera, Iole Murruni – Sappiamo di trovarci nel quadro di pesanti quanto inevitabili tagli al comparto sanitario ma riteniamo che negli anni scorsi la vallata abbia già subito notevoli ridimensionamenti per quanto riguarda i servizi sanitari».
    Il punto Cup di Certosa è stato chiuso senza preavviso a partire dalla prima metà di giugno, spostando i servizi di prenotazione presso l’ex Ospedale Celesia di Rivarolo e lasciando così scoperta una zona alquanto popolosa. «Siamo riusciti ad impostare una trattativa con la Asl 3 e l’azienda ha dichiarato la propria disponibilità a tenere aperto il Cup di via Canepari per una volta a settimana, il mercoledì mattina – sottolinea Murruni – Decisione che apprezziamo ma che risulta comunque insufficiente a coprire le esigenze della popolazione. Inoltre abbiamo preso contatti con le farmacie di quartiere: una di queste ha mostrato il suo interessamento e a partire da settembre garantirà il servizio di prenotazione».
    I locali di via Canepari non sono di proprietà dell’Asl 3 che è costretta a pagare un ingente affitto e nei mesi scorsi, proprio a causa del costo eccessivo a carico dell’azienda, è stata paventata la possibilità di una chiusura definitiva del punto Cup. Per scongiurare questo rischio il Municipio Val Polcevera intende collaborare attivamente nell’individuazione di spazi idonei alternativi, al fine di mantenere l’erogazione del servizio sul territorio.
    Gli ambulatori di via Canepari – secondo il consiglio municipale – dovranno continuare a coesistere con la piastra attualmente presente presso l’ex ospedale Celesia vista l’entità numerica della popolazione presente sull’intero territorio di Rivarolo. Ma purtroppo l’orientamento dell’azienda sembra essere un altro. Il 3 luglio scorso si è svolto un incontro con l’assessore alla Salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo e la dirigenza dell’Asl 3 alla presenza della giunta municipale della Val Polcevera ma anche dei sindaci dei comuni limitrofi (Sant’Olcese, Ceranesi, Serra Riccò, Mignanego, Campomorone). In questa sede è stato comunicato che all’interno dell’ex ospedale Celesia (sottoposto in questi mesi ad importanti lavori di riqualificazione per la trasformazione del padiglione a valle in residenzialità, ndr) verranno trasferiti servizi non alla persona e non verranno ulteriormente integrati i servizi ambulatoriali a fronte della chiusura del Cup di Certosa; gli ambulatori di via Canepari verranno trasferiti presso la palazzina della salute di via Bonghi a Bolzaneto; la radiologia del Celesia, sottoutilizzata a causa della carenza di domanda dell’utenza, verrà dismessa e trasferita, insieme al personale medico e tecnico, presso l’ospedale Gallino di Pontedecimo per potenziarne i turni offrendo un servizio più ampio nell’arco delle 12 ore.
    «Le scelte finora adottate non tengono conto della particolarità territoriale della Val Polcevera – ribadisce la mozione – e rendono deficitari i servizi ambulatoriali e Cup nella zona di Rivarolo».
    Infine, per quanto riguarda l’ospedale Gallino di Pontedecimo «Siamo preoccupati perchè, considerando il taglio dei posti letti deciso dalla spending review del Governo Monti, questo potrebbe essere il primo presidio ad essere colpito – spiega Iole Murruni – L’assessore Montaldo si è impegnato a conservare la struttura di Pontedecimo. Noi monitoreremo la situazione affinché l’ospedale lavori al 100%».
    «L’orientamento è specializzare il Gallino su interventi di media bassa intensità – continua Murruni – però vogliamo che siano garantite tutte le specialità in modo tale che l’ospedale funzioni a pieno regime». Data la nuove vocazione «Il primo soccorso dovrà essere strategico nello sgravio della mole di accessi al pronto soccorso del Villa Scassi – si legge nella mozione – sia nelle operazioni preliminari di triage e diagnosi, sia nella cura, accompagnata da prestazioni ortopediche e chirurgiche di bassa complessità che, se organizzzate a dovere, l’ospedale può certamente svolgere efficacemente. In generale il Gallino dovrà essere un polo dove si svolgono attività multidisciplinari e dove tuttte le sale operatorie sono utilizzate pienamente per fornire un servizio efficace e di qualità».
    In conclusione «Secondo noi è necessaria un’attenta pianificazione del sistema saniario locale e delle risorse disponibili con il pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni della Val Polcevera (municipio e comuni limitrofi) e della Valle Scrivia», conclude Murruni. Il documento impegna il Presidente e la Giunta affinché «Nel municipio di competenza e più in generale nella zona che accoglie il bacino di utenza, si vigili per far sì che il livello assistenziale numerico e qualitativo non sia solo mantenuto ma ottimizzato e ampliato per quello che le strutture attuali forniscono».

    Il secondo documento punta il dito contro l’eccessiva presenza di sale giochi/scommesse sul territorio cittadino. Secondo l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), a Genova, dal 2011 sono presenti oltre 2000 esercizi con new slot e 56 sale con video lottery.
    La mozione ricorda che «Il Municipio Val Polcevera è stato tra i primi ad attivarsi per contrastare il dilagare del fenomeno delle sale da gioco e della ludopatia organizzando un’assemblea pubblica sul tema alla presenza della sindaco Marta Vincenzi, ascoltando i consigli e i pareri della cittadinanza, oltre ai funzionari della Questura e del Comune incaricati del monitoraggio del fenomeno, denunciandone gli effetti dannosi diretti e indiretti e attivandosi quale portavoce delle esigenze e delle volontà del territorio della Val Polcevera in data 8 Marzo 2012 presso la Presidenza della Repubblica, la Camera dei Deputati, il Senato della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Liguria». Inoltre sul territorio «Si sono attivate numerose iniziative di carattere popolare sotto forma di raccolta di firme che nell’ultimo periodo sono state fatte per denunciare la volontà dei cittadini di contrastare il sorgere ed il produrre di tali attività».
    Le istituzioni locali – per quanto possibile considerando le proprie competenze – hanno provato a fornire risposte su questo fronte: la delibera n° 00013/2012, approvata dal Consiglio comunale di Genova, istituisce e disciplina la Consulta permanente sul gioco con premi in denaro e pone in evidenza le linee di indirizzo per la prevenzione della ludopatia. Mentre la Legge Regionale n° 17 del 30 Aprile 2012 pone limiti all’esercizio delle attività delle sale da gioco, vieta la pubblicizzazione delle vincite, la pubblicizzazione dell’apertura o dell’esercizio di sale da gioco, e istituisce sanzioni amministrative per i trasgressori di quanto sancito negli articoli 1 e 2 della detta legge.
    La mozione approvata all’unanimità impegna Presidente e Giunta «A farsi portavoce presso il Comune di Genova affinché venga attivata la Consulta Permanente sui Giochi con premi in denaro, così come stabilisce la deliberazione consigliare del 28 Febbraio 2012; a farsi portavoce presso il Comune di Genova affinché, in detta Consulta, sia presente di diritto un delegato per ogni Consiglio Municipale di Genova; a continuare l’azione di sostegno del Municipio alla Fondazione Antiusura, alla Caritas, all’ARCI, alle ACLI, a Libera, e a tutte le associazioni che similmente si occupino di contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo, della ludopatia, e dell’usura; a sostenere ogni iniziativa lecita, quali ad esempio raccolte firme per petizioni o iniziative di legge, volta a modificare la legislazione nazionale in modo da contrastare il fenomeno in oggetto, sia in riferimento ai pericolosi effetti della ludopatia sia, soprattutto, in merito alla possibilità di limitare o impedire l’apertura di nuove sale gioco e di scommessa; a sollecitare gli enti preposti per una completa e piena applicazione della legge Regionale 17 del 30 Aprile 2012».
    Infine un focus particolare è posto sulla nuova attività, aperta da pochi mesi a meno di dieci metri in linea d’aria dal complesso scolastico di piazza Pallavicini a Rivarolo, per cui occorre «Verificare con gli enti preposti l’iter procedurale e giudiziario della diffida in essere a carico della sala slot di Via Vezzani 1».

    La mozione sulla Centrale del Latte di Fegino, invece, ribadisce la difesa di un sito produttivo attivo da 75 anni, oggi a rischio chiusura a causa delle scelte della proprietà. «Il Municipio si oppone con decisione alla scelta preannunciata da Parmalat-Lactalis di voler chiudere la Centrale del Latte, esprimendo forte solidarietà verso tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici di questa storica azienda polceverasca – sottolinea il documento approvato all’unanimità – il pericolo maggiore è quello di perdere dei posti di lavoro sia in maniera diretta con i dipendenti (75 lavoratori) sia di tutto l’indotto (circa 200 operatori tra allevatori, trasportatori e cooperative dell’alta Valpolcevera)».
    L’azienda ha comunicato che manterrà un magazzino di smistamento nel Mercato Ortofrutticolo di Genova-Bolzaneto, ma come precisa la mozione «Non si hanno alcune garanzie circa il numero degli occupati in questa nuova attività e sul tipo di contratto che sarà stipulato».
    Il piano industriale presentato attualmente da Lactalis «Si configura come un piano di dismissioni, rappresentando l’ennesimo schiaffo delle grandi multinazionali alle produzioni locali, anche se valide ed efficienti, oltre che una presa in giro per i consumatori genovesi che continueranno ad acquistare Latte Oro pensando che sia prodotto e provenga da Genova ed invece non sarà più così».
    Secondo il Municipio Val Polcevera «Il rilancio e lo sviluppo della Centrale del Latte di Genova potrebbe essere al centro di un polo agroalimentare ligure (eventualmente in un nuovo sito produttivo) a salvaguardia degli attuali livelli occupazionali».
    Il documento impegna il Presidente e la Giunta ad «Attivarsi presso il Comune di Genova e la Regione Liguria per la difesa delle prospettive produttive e dei livelli occupazionali della Centrale del Latte di Genova e del suo indotto, mettendo a disposizione le strutture del Municipio per facilitare incontri tra le parti; a verificare le ricadute della cessata produzione della Centrale di Fegino sulla lavorazione e confezionamento di prodotti caseari utilizzati anche per prodotti con marchio IGP (tipo “focaccia di Recco”); a verificare la compatibilità e le criticità che un magazzino di distribuzione di latticini può creare all’interno della struttura del Mercato Ortofrutticolo di Bolzaneto».

     

    Matteo Quadrone

  • Teatro Hop Altrove: incontro pubblico sul futuro della struttura

    Teatro Hop Altrove: incontro pubblico sul futuro della struttura

    Teatro Hop AltroveMercoledì 25 luglio alle 18 si terrà un incontro aperto al pubblico e destinato a comprendere le sorti future del piccolo teatro della Maddalena, sede di spettacoli e concerti e una delle più preziose risorse culturali del centro storico.

    Nel corso dell’evento L‘Hop Altrove, una risorsa per la Maddalena e per la Città interverranno:
    Carla Sibilla, Assessore alla Cultura del Comune di Genova
    Elena Fiorini, Assessore alla Legalità e Diritti del Comune di Genova
    Simone Leoncini, Presidente Municipio I – Centro Est
    Maria Carla Italia, Assessore alla Cultura Municipio I – Centro Est