Autore: erasuperba

  • Scec, moneta alternativa: incontro pubblico a Genova Bolzaneto

    Scec, moneta alternativa: incontro pubblico a Genova Bolzaneto

    Soldi e MoneteMercoledì 10 aprile 2013 (ore 20) a Genova Bolzaneto, nei locali della SOMS La Fratellanza, si svolge un incontro non formale tra cittadini, negozianti e associazioni del quartiere per conoscere il progetto Arcipelago Scec.

    Creato a Napoli nel 2008, conta a oggi oltre 15.000 iscritti in tutta Italia e numerose attività commerciali aderenti: a Genova fanno parte di Scec – fra gli altri – il laboratorio di saponi artigianali Eticologiche, il locale di musica live Count Basie Jazz Club e il portale Promogenova.it.

    Scopo dell’incontro è capire insieme cosa è lo Scec, come si usa e soprattutto come, facendo “rete”, si rivitalizza l’intero quartiere partendo da chi vi opera e chi lo vive.

  • Servizio civile, bando regionale: via al finanziamento in Liguria

    Servizio civile, bando regionale: via al finanziamento in Liguria

    futuroLa Regione Liguria promuove il servizio civile regionale, ossia quell’insieme di progetti finanziati dagli enti locali e rivolti alle persone che non hanno i requisiti per accedere al bando di servizio civile nazionale (per esempio ragazzi minorenni).

    Nella seduta di Giunta dello scorso venerdì 5 aprile, l’Assessore Lorena Rambaudi ha sbloccato un finanziamento di 230mila euro per il servizio civile regionale, allo scopo di attivare un bando per gli enti di servizio civile accreditati della Regione. Gli enti potranno presentare i loro progetti – rivolti a studenti delle scuole superiori di età compresa tra i 16 e i 18 anni – entro martedì 30 aprile 2013. A seguire verrà pubblicata la graduatoria dei progetti ammessi al finanziamento, infine il bando.

    Al momento, invece, non vi sono certezze per quanto riguarda il bando 2013 di servizio civile nazionale: lo scorso 25 marzo l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ha approvato una graduatoria “provvisoria” dei progetti ammessi (1.624 sui 1.756 presentati), mentre il 28 marzo il Ministro Andrea Riccardi ha garantito lo stanziamento di 50 milioni di euro per i progetti di quest’anno: 30 milioni arrivano dal Fondo solidarietà vittime di mafia e 20 milioni dal Fondo mecenati per l’impresa giovanile. Si presume che il bando potrebbe essere attivo da maggio, ma non si sa ancora quanti posti saranno messi a bando e quanti progetti saranno dunque approvati.

    Sono infine state depositate la motivazioni della sentenza che riguarda l’inclusione di cittadini stranieri al servizio civile: la Corte d’Appello di Milano ha stabilito che il fine ultimo del servizio civile non è tanto la “difesa della patria” – ragione per cui al concetto di patria si associa inevitabilmente la cittadinanza nello Stato – quanto piuttosto a “doveri di solidarietà sociale” che accomunano tutti coloro che risiedono in uno Stato e non solo i cittadini in senso stretto.

  • Registro unioni civili: quali diritti per le coppie di fatto?

    Registro unioni civili: quali diritti per le coppie di fatto?

    Sentenza del TribunaleIL PRECEDENTE

    Gennaio 2009: il Comune ha da alcuni mesi dato il via libera al primo gay Pride di Genova, ma è polemica sulla data. La Curia ha infatti chiesto che venga slittato in un altro giorno rispetto a quello previsto, poiché sabato 13 giugno si svolgerà la processione del Corpus Domini. Il Cardinale Bagnasco non esprime tuttavia un aperto e totale dissenso, mantenendo una posizione di cautela: «Manifestare il proprio pensiero nella maniera corretta, senza offendere la civiltà e le idee degli altri, è un diritto inalienabile».

    Febbraio 2009: viene presentato alla città il logo ufficiale del Gay Pride. L’immagine simbolo della manifestazione contiene un arcobaleno colorato, il simbolo della Lanterna e un cerchio rosso con la scritta 40 anni, in quanto il primo evento a sostegno dei diritti degli omosessuali si è svolto a New York nel 1969, presso il bar Stonewall Inn. Non ci sono ancora ufficialità sulla data.

    27 giugno 2009: si svolge il Gay Pride a Genova, che vede camminare per le vie della città circa 200.000 persone (50.000 secondo la questura). La Sindaco Marta Vincenzi partecipa al corteo e dal palco di piazza De Ferrari pronuncia queste parole: «Continuo a dire agli organizzatori che Genova si candida anche in futuro ad essere la città dei diritti». Un primo passo verso l’istituzione di un registro per le unioni civili nella nostra città.

    Marzo 2011: la Corte Costituzionale dichiara legittima la legge regionale contro le discriminazioni. La sentenza 94/2011 garantisce piena parità di accesso a servizi pubblici e privati senza discriminazioni. Per esempio, la legge rende possibile designare una persona anche non consanguinea quale referente per informare sulle condizioni di salute e sulle terapie mediche, in caso di ricovero.

    Febbraio 2012: elezioni comunali di Genova, i candidati per le Primarie del Centrosinistra rispondono a undici domande di Uaar, tra cui una sulla posizione in merito al registro per le coppie di fatto. Tutti favorevoli incluso Marco Doria, che ha inserito nel proprio programma elettorale – anche dopo la vittoria alle Primarie – l’istituzione del registro.

    Ottobre 2012: il Comune di Genova pubblica sul proprio sito la notizia dell’imminente istituzione del registro unioni civili. Entro Natale, su iniziativa dell’Assessore Elena Fiorini, si potranno «regolare tutte le forme di convivenza fra due persone che non accedano volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio». Il registro non riguarda infatti solo le coppie omosessuali, ma anche coppie eterosessuali che scelgono liberamente di non sposarsi.

    Novembre 2012: si svolge il primo incontro fra le istituzioni e le associazioni coinvolte nelle politiche della famiglia. Un primo passo nel percorso per l’istituzione del registro.

    29 dicembre 2012: l’Assessore Fiorini annuncia che è pronto il testo del regolamento del registro. Nei primi mesi del 2013 avverrà la discussione in Giunta e in Consiglio Comunale, se approvato entrerà in vigore. Il registro è già stato istituito nei mesi scorsi in diversi Comuni della Liguria: il primo in ordine di tempo è stato Cogoleto e l’ultimo Ortonovo.

    IL PRESENTE

    Coppie di fatto e unioni civili: termini che abbiamo sentito spesso negli ultimi giorni, soprattutto nella cronaca locale. Termini su cui tutti noi pensiamo di avere un’opinione (quasi sempre “totalmente a favore” o “totalmente contro”) ma di fatto senza avere una precisa cognizione del loro significato. Per questa ragione abbiamo chiesto delucidazioni all’avvocato Damiano Fiorato, responsabile giuridico nazionale e referente regionale di Equality Italia – rete per i diritti civili, dirigente nazionale Arcigay e responsabile ( con Daniele Ferrari) dello Sportello Legale di Approdo Arcigay.

    Anzitutto, cosa intendiamo per “unione civile”? «In Italia “unione civile”, in termini giuridici, non esiste. Si usa questa espressione – a mio avviso a sproposito – per indicare i Registri delle coppie di fatto che oramai oltre cento comuni italiani hanno adottato. Ho detto “a sproposito” perché, nel linguaggio tecnico, con l’espressione “unione civile” si fa più che altro riferimento a istituti equipollenti al matrimonio eterosessuale (esistenti in molti Paesi del mondo ma non in Italia), non per il Registro che i Comuni possono istituire. Quest’ultimo è piuttosto un mero strumento amministrativo che può avere ricadute molto utili nel vissuto quotidiano delle coppie di fatto. Io preferisco piuttosto parlare di “Registro delle coppie di fatto” e di “coppie di fatto registrate”».

    In questo senso, è importante comprendere quali coppie potranno registrarsi una volta che il Registro sarà entrato in vigore. «Il Registro non conferisce di per sè alcun nuovo diritto a singoli o alle coppie. Il Comune non potrebbe mai attribuire nuovi diritti perché non ne ha il potere. Si tratta tuttavia di uno strumento amministrativo molto utile, come dicevo anche prima, con ricadute pratiche nella vita di tutti i giorni delle coppie di fatto. Anzitutto il “Registro delle coppie di fatto” permette di evitare sperequazioni tra coppie sposate e coppie non sposate, coppie eterosessuali e coppie omosessuali nell’accesso ai sevizi erogati dal Comune (per esempio e primi fra tutti per quelli relativi ai figli). In secondo luogo, è uno strumento molto concreto se concepito nell’ottica del rilascio contestuale dell’attestazione anagrafica con certificazionedel vincolo affettivo”. In questo caso (come è stato a Milano), il Registro serve a fornire maggiore certezza giuridica alla convivenza. La necessità di uno strumento del genere è particolarmente evidente quando, per esempio, si discute del diritto al risarcimento del convivente more-uxorio per danno da uccisione del convivente, o della successione nel contratto di locazione post mortem . Si tratta di diritti già esistenti, ma che in concreto possono rivelarsi difficili da provare. L’adozione dell’ attestazione anagrafica con l’esplicitazione del “vincolo affettivo” come motivo della convivenza ( in oggi il regolamento anagrafico del Comune di Genova prevede il rilascio della sola attestazione anagrafica, senza la certificazione del “vincolo affettivo”) permette di dare certezza giuridica a queste situazioni. Va aggiunto che, con la previsione del suo rilascio agli iscritti al Registro, si avrebbe la possibilità di evitare ogni abuso. Le coppie conviventi oggi possono anche calcolare in comune l’Isee, ma è una questione prettamente tributaria, che mette comunque in evidenza le lacune del nostro sistema, specie legislativo. Non vi sono dunque nuovi diritti, con l’attuazione del nuovo registro ma l’interesse del cittadino a un corretto procedimento per l’iscrizione da parte del Comune e non vi sono nuovi doveri se non quello – già esistente – del cittadino a dichiarare la verità nel momento in cui richiede l’iscrizione al Registro».

    Infine, qual è l’iter che l’approvazione del Registro avrà nell’immediato futuro? «L’approvazione definitiva avviene con voto a maggioranza da parte del Consiglio Comunale, al quale spetta la potestà regolamentare comunale. Per come mi sembra essere congegnato nella proposta della Giunta Doria, non dovrebbero esserci particolari problemi burocratici per accedere al registro in questione, se sussiste il presupposto della convivenza. Ma vedremo quale sarà il testo licenziato dal Consiglio, dopo la discussione e l’approvazione di eventuali emendamenti».

    Marta Traverso

  • Corso per diventare attore: Massimiliano Civica al Teatro Akropolis

    Corso per diventare attore: Massimiliano Civica al Teatro Akropolis

    Iscrizioni aperte per un nuovo workshop sul lavoro dell’attore, che si terrà teatro akropolisda mercoledì 17 a domenica 21 aprile 2013 al Teatro Akropolis di Genova Sestri Ponente. Il laboratorio Il mestiere dell’attore sarà condotto da Massimiliano Civica, autore e regista teatrale ed ex direttore artistico del Teatro della Tosse.

    Il laboratorio intende familiarizzare i partecipanti con gli strumenti specifici dell’arte della recitazione, quegli “utensili” che – come un artigiano – ogni attore deve padroneggiare per costruire il proprio racconto scenico. Uno spazio, il corpo, la voce e qualcosa da dire: ecco, ridotti all’essenziale, gli elementi fondanti del lavoro dell’attore.
    Su questi fondamentali si eserciteranno i partecipanti al laboratorio, prima analizzandoli separatamente e poi nella loro interrelazione scenica. Grande attenzione e lavoro saranno dedicati alla lettura metrica e allo studio di testi poetici italiani. Gli allievi lavoreranno su poesie di Pascoli, Metastasio, Poliziano, Leopardi, e attraverseranno, “assaggiandole” in punta di lingua, strutture metriche diverse, dal senario all’endecasillabo.

    Orari e costi: mercoledì, giovedì e venerdì: dalle 18 alle 22; sabato e domenica dalle 14 alle 18. Costo 150 € (numero massimo 20 partecipanti). Info e iscrizioni Luca Donatiello 329 9777850, laboratori@teatroakropolis.com.

    Massimiliano Civica svolge un percorso formativo composito che passa dal teatro di ricerca (seminari in Danimarca presso l’Odin Teatret di Eugenio Barba) alla scuola della tradizione italiana (si diploma in Regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico) per poi compiere un apprendistato artigianale presso il Teatro della Tosse di Genova (a contatto con il magistero di Emanuele Luzzati e il sapere scenico di Tonino Conte). Nel 2007 vince il Premio Lo Straniero e il Premio Hystrio-Associazione Nazionale Critici Teatrali per l’insieme della sua attività teatrale. Sempre nel 2007, a soli 33 anni, diventa direttore artistico del Teatro della Tosse di Genova, dando vita al progetto triennale Facciamo Insieme Teatro, che vince il Premio ETI Nuove Creatività. Nel 2008 per lo spettacolo Il Mercante di Venezia vince il Premio UBU per la miglior regia. Come studioso ha collaborato con la cattedra di Metodologia della Critica dello Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma, e, nel biennio 2007-2009, ha tenuto la cattedra di Regia presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.

  • Musica elettronica: incontro con Duplex Ride al liceo Barabino

    Musica elettronica: incontro con Duplex Ride al liceo Barabino

    musica-concerti-chitarra-elettricaMartedì 9 aprile 2013 (ore 20-22.30) nell’aula magna del Liceo Artistico Klee Barabino – viale Sauli, nelle vicinanze di via San Vincenzo – un incontro a cura dell’associazione Duplex Ride sul tema Sinestesia (il mondo delle immagini a colloquio con quello del suono).

    Tema dell’incontro
    Il mondo dell’immagine e quello del suono hanno costituito per secoli ambiti esperienziali ed artistici spesso completamente separati e separanti. Poi, una serie di ottocentesche invenzioni e, soprattutto, molti dei portati scientifici, artistici e filosofici del 900, ridussero, fino quasi ad annullare, questa categorica distanza, tanto che noi testimoni del XXI secolo, viviamo ormai da tempo (basti pensare al cinema..) una definitiva familiarità della ormai quasi indissolubile fusione sinestetica tra il mondo dell’immagine e quello del suono…

    I relatori saranno Roberto Guerrini e Daniele Grosso, introdotti dal prof. Giulio Manuzio e con la presenza di Giacomo Grasso di Duplex Ride.

    A introduzione dell’incontro si definiranno il mondo fisico e fisiologico del suono: da “che cos’è un suono” agli strumenti musicali e le risonanze, dall’orecchio allle note musicali. A seguire Giacomo Grasso, insegnante e artista, mostrerà l’approdo del suo lavoro di ricerca con un live di musica elettronica e immagini.

  • Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    alberto-cappato3Direttore Generale della società Porto Antico di Genova S.p.A. dallo scorso 15 novembre 2012, Alberto Cappato (genovese, classe 1971, dal 1999 Segretario Generale dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni) ha ormai terminato la fisiologica fase di “rodaggio” post-insediamento e, inseritosi al meglio nel suo ruolo manageriale, ci accoglie con entusiasmo e ci offre una panoramica a 360 gradi del passato del Porto Antico, della situazione presente e dei tanti progetti per il futuro.

    Nominato anche in considerazione della sua fama internazionale e dell’esperienza sviluppata all’estero (laureato in Economia all’Università di Genova e di Nizza, PhD in Transport Engineering and Economics, con esperienze lavorative al polo scientifico di Sophia Antipolis di Nizza nell’ambito della pianificazione e del marketing territoriale, in un curriculum ancora molto più esteso), Cappato è sembrato essere ai membri del CdA della Società Porto Antico la figura ideale per il rilancio di un’area altamente strategica per la città di Genova, sia dal punto di vista culturale sia economico: in corso l’apertura ai mercati internazionali e la ricerca di nuovi partner, per un nuovo grande progetto di esportazione dell’eccellenza genovese nel panorama internazionale.

    Dottor Cappato, il Porto Antico ha compiuto vent’anni poco meno di un anno fa. Un bilancio di questo periodo di attività.

    «Dopo i primi anni di vita del Porto Antico, dal 1992 al 1996, con l’insediamento dell’Acquario come grande attrazione turistica, sono iniziate a Genova le operazioni di risanamento del centro storico e di espansione della città, proprio in concomitanza con il potenziamento del waterfront, e questo all’inizio ha limitato la sfera di azione dell’area portuale: infatti, si temeva che forzando troppo la mano sulla promozione delle attività del Porto Antico si rischiasse di danneggiare il recupero dei vicoli, appena iniziato. Per questo all’epoca si decise di optare per l’inserimento, all’interno del nuovo centro portuale, di esercizi commerciali diversi da quelli del tessuto urbano: il Porto Antico ha voluto e dovuto indirizzarsi quindi verso il settore della ristorazione, creando nel tempo una situazione di saturazione.
    Inizialmente questa si è rivelata una scelta vincente, un’offerta ampia e varia, per tutti i gusti e per tutte le tasche; oggi, in una situazione di crisi economica generalizzata, il mercato ristorativo langue più che in passato, anche se gli esercizi del Porto Antico resistono. Soprattutto dopo l’arrivo di Eataly, grande  colosso nazionale e brand di classe, la situazione si è smossa anche per gli altri soggetti, che sono costretti, o meglio stimolati dall’esempio virtuoso del fratello maggiore, a rendere la propria offerta sempre più attraente. Siamo orgogliosi del fatto che le attività già avviate, pur in questa fase di crisi, reagiscano al meglio; tuttavia, in questo momento, continuare a saturare l’area di ristoranti e bar non ci sembra la scelta più consona.
    Scongiurato ormai il pericolo di intralciare il percorso di riqualifica del centro storico, ci sentiamo dunque più fiduciosi nell’aprirci a nuovi tipi di attività, diverse da quelle ristorative: il Porto è un punto di riferimento importante per la città, unico caso di grande area pedonale per il relax e il tempo libero, ma anche maxi-contenitore di attività volte all’apprendimento. In una parola, “edutainment”, per imparare divertendosi: questo il leitmotiv che ha permesso di puntare sul turismo, richiamando un pubblico di bambini e ragazzi (con Acquario, Città dei Bambini, Area Gioco Mandraccio, ecc) e “svecchiando” l’immagine della Superba, città considerata anziana e di anziani, la cui popolazione è calata da 800 mila a circa 600 mila negli ultimi anni. Noi di Porto Antico S.p.A, che abbiamo la fortuna di gestire un’area chiave per il futuro dell’intera città, vogliamo dare un messaggio positivo, di crescita, con investimenti importanti e attenzione per le attività produttive (sia nel campo dell’industria pesante, che leggera, e dello sviluppo di software)».

    Come si è detto, il Porto Antico rappresenta sicuramente un’area strategica per la città. A questo proposito, quali sono i progetti in serbo per il futuro?

    porto-antico-bigo-M«Tanto per cominciare, la Vasca dei Delfini, il grande progetto di Renzo Piano per l’implementazione dell’Acquario, che vedrà raddoppiata la sua superficie. La vasca, pur trattandosi di una struttura galleggiante in cemento armato, mastodontica nei suoi 100 per 30 mq di dimensioni, si inserirà con leggiadria nello skyline portuale, senza appesantirne la silhouette. È una grande novità per l’Acquario, la più grande dopo 21 anni: noi di Porto Antico S.p.A crediamo molto in questa nuova avventura, tanto che abbiamo deciso di farci soggetto promotore e investirvi ben 30 milioni di euro. Gli altri soggetti partner (Costa Edutainement, Camera di Commercio, Comune di Genova e Autorità Portuale) contribuiscono a questo maestoso progetto, ma siamo noi a coordinare il gruppo di lavoro con il supporto del Comune di Genova. Ad esempio, Costa, di suo, ha finanziato con 3 milioni di euro, e altri 9 provengono dai residui delle casse delle Colombiadi, che abbiamo deciso di mettere a frutto in questo modo, reinvestendo per lo sviluppo del Porto stesso. Un retroscena: i lavori, che sarebbero dovuti essere già terminati, sono stati rallentati di ulteriori 3 mesi (rispetto al già accumulato ritardo) a causa del ritrovamento di reperti archeologici datati V secolo a.C. I reperti di cui disponevamo fino ad ora risalivano –i più antichi- al 200 a.C. e questa nuova scoperta fa retrocedere di ulteriori tre secoli la presunta datazione del Porto. Assieme ai ritardi, si sono accumulati naturalmente anche i costi per l’estrazione dei reperti, ma tutto ciò ci è sembrato lo stesso altamente positivo, tanto che già si pensa di creare, nella zona della nuova Vasca, un sito di valorizzazione archeologica dei ritrovamenti».

    Per finire, di pochi giorni fa l’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale dell’Antartide. Inoltre, di poco tempo fa anche la nuova esposizione Wow!

    «Certamente, tuttavia quello che ci preme è non solo attirare nuovi investitori e intraprendere altri progetti, bensì per prima cosa fare in modo che chi è già nella nostra squadra ci stia bene e voglia continuare a lavorare con noi, in un percorso in cui si prospettano certamente difficoltà, ma anche grandi successi. Attualmente i nostri spazi sono occupati non dico al 100%, ma quasi: restano libere solo poche aree da adibire a uffici o ad attività ludico-educative. Dopo l’inaugurazione di Wow! e il rinnovamento di MNA, i grandi contenitori sono stati tutti riempiti. Ora vogliamo soprattutto mantenere l’area attrattiva, come già è, e ancora di più: in programma, manifestazioni diverse lungo tutto l’anno, per mantenere viva la zona per i genovesi e per chi viene da fuori, richiamando flussi di turisti nazionali e internazionali».

    E non dimentichiamo il maxi-progetto per il restyling del Ponte Parodi… Una vera e propria espansione a Ponente: c’è un valore strategico in questa “conquista del West”?

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    «Quella del Ponte Parodi è un’opera grandissima, e altrettanto complicata. La nostra società ha partecipato al progetto in prima persona, facendosene promotore e investendo molto, in termini sia di denaro che di aspettative, per un ulteriore ampliamento del waterfront portuale. Il nostro ruolo consisteva semplicemente nel favorire l’avvio dei lavori, tramite investimento monetario, e di farci da parte all’indomani dell’inizio del progetto vero e proprio, lasciando le redini in mano a un privato, la ditta francese Altarea, che seguirà i lavori e gestirà le operazioni del nuovo complesso, diventando quindi nostra partner nell’amministrazione del nuovo waterfront ampliato.
    Come già ha ricordato l’Assessore Bernini, a voi e ad altri organi di stampa locali, manca ormai davvero poco all’inizio dei lavori: sistemate le questioni relative allo spostamento delle attività con sede in quella zona, alla preparazione di Via Buozzi e alla realizzazione di uno scavo per la creazione del park interrato, non restano altri ostacoli e tra un paio d’anni si inizierà. Porto Antico S.p.A. ha deciso, a suo tempo, di inserirsi in questo maxi-progetto perché abbiamo (sia le amministrazioni precedenti, che io stesso, con il lavoro che sto portando avanti) sempre sostenuto l’importanza di generare un meccanismo virtuoso, per cui la riqualifica dell’area portuale inneschi anche una parallela rivitalizzazione della zona a monte, da Via Prè a San Teodoro, e così via, a completare il percorso intrapreso anni fa a Sarzano-Sant’Agostino.
    Non posso, poi, non citare anche il progetto altrettanto ambizioso della creazione di un tunnel subportuale  che consenta di ridurre l’utilizzo della Sopraelevata, trasformandone una parte in “green line” pedonale sul modello newyorkese, e mantenendo una corsia per la mobilità veloce tra Fiera e Porto Antico. Non ne siamo partner diretti, ma il progetto ci interessa, in quanto –attraversando l’area tra Piazzale Kennedy e San Benigno- investirà anche la nostra zona».

    Come vedrebbe l’ipotesi di riqualificare l’area del Molo e delle storiche Mura di Malapaga e inserirle in un continuum museale da Levante a Ponente? 

    «Naturalmente vedo di buon occhio tutto ciò che ha a che fare con l’ampliamento del waterfront: sia la realizzazione del progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso pedonale che unisca la Fiera del Mare con le zone industriali del Ponente, sia l’apertura a nuovi poli museali che possano completare la già articolata offerta del Porto Antico. È lo stesso che succede con Galata – Museo del Mare: gestito da un altro soggetto, facciamo squadra tutti insieme per creare un unico waterfront e giovare al territorio e all’economia. Ci sta a cuore intraprendere un percorso che coniughi e armonizzi i tre fattori economico, ambientale, sociale, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, o “sustainable”, come si usa dire. Pensi che in Francia la traduzione del termine inglese ha una connotazione leggermente diversa da quella di “sostenibilità” che diamo noi italiani: loro usano l’efficace “durabilité”, cioè “durabilità”, che a mio avviso trasmette bene l’idea di un percorso che deve portare nel tempo a ricadute positive. Come si possono avere ricadute positive se c’è uno squilibrio tra interessi economici, ambientali e sociali? In questo senso, stiamo cercando di aprirci alle energie alternative e alla mobilità elettrica».

    A questo proposito, mi viene in mente il progetto Illuminate. Ci racconti di cosa si tratta.

    «Si tratta di un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, riguarda sia l’area del Porto e i Magazzini del Cotone, che quella dell’Acquario, di cui si occupa però Costa. In generale, il progetto rientra sempre in un’ottica di risparmio e di attenzione alla sostenibilità ambientale, economica, sociale. Esso prevede la sostituzione dell’attuale illuminazione esterna con le moderne tecnologie a led, che garantiscono una riduzione del dispendio energetico di oltre il 50%, a fronte di eguale intensità e durata dell’illuminazione. Per quanto riguarda noi, il processo di sostituzione dell’attuale illuminazione riguarda l’area dei Magazzini e del Porto e si concluderà entro fine giugno 2013. Per ora, sono ancora in corso test di valutazione per scegliere il tipo di illuminazione più adeguata all’area, in base ai criteri di intensità, luminosità, tonalità (luce calda, luce fredda, ecc). Inoltre, anche valutazioni urbanistiche, per valorizzare la bellezza del sito e non far perdere l’appeal che ha oggi. Il progetto è finanziato in ambito comunitario e dal Comune di Genova, nell’ottica “smart” di riduzione degli sprechi e miglioramento dell’efficienza».

    Non solo Porto Antico S.p.A., ma anche Costa Edutainment, Comune di Genova… quanto la sinergia di soggetti diversi gioca a favore della crescita dell’area?

    alberto-cappato

    «Molto, senza dubbio. Nel caso di Costa Edutainment, ad esempio, c’è un rapporto di partenariato privilegiato: in quanto gestori di Acquario Village possiamo dire che loro sono nostri clienti ma, vista l’importanza del ruolo che l’Acquario gioca per la nostra Società, anche il ruolo di Costa non può essere relegato al rango di semplice “cliente”. Con loro, cooperiamo positivamente a tutti i livelli. Anzi, visto che io e il direttore di Costa Edutainment siamo entrambi neonominati e per giunta abbiamo lo stesso nome (Alberto De Grandi, succeduto a Carla Sibilla, attualmente Assessore al Turismo n.d.r.), molti dipendenti scherzano, dicendo che è iniziata l’”era dei due Alberti”. Anche con il Comune, il rapporto è ottimo e ci sentiamo sostenuti nelle nostre iniziative, sia da loro che dagli altri nostri partner e azionisti (Camera di Commercio e Autorità Portuale, partecipanti rispettivamente per il 43,44% e 5,6%, mentre il Comune ha il 51% delle azioni, n.d.r.)».

    Dunque Porto Antico non significa solo eccellenza italiana, bensì anche grande ponte verso l’Europa?

    «Certamente! È vero che fino ad ora il turismo dell’area del Porto è stato sempre più italiano e troppo poco internazionale, ma ora siamo giunti a una fase di svolta, in cui ci sembra auspicabile aprirci al mercato internazionale, anche per far fronte alla crisi generale e tenerci aperte varie possibilità. Ne possiamo vedere già i frutti: non da ultimo, sono riuscito ad intessere contatti con il Sudamerica, dove alcuni soggetti chiedono il nostro aiuto per l’apertura di un waterfront fluviale simile a quello genovese. Porto Antico S.p.A., mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare chi voglia intraprendere percorsi affini a quello genovese, crea anche una fonte di reddito ulteriore per la Società, da reinvestire in nuovi progetti di ammodernamento. A questo proposito, mi sto impegnando personalmente per “esportare” la forza di Genova nel mondo e in questi mesi ho già ottenuto qualche successo: lo scorso gennaio ho presentato il Porto Antico di Genova a una delegazione di AIVP – Associazione Internazionale Città e Porti e ho avuto modo di far conoscere le nostre attività. La città, infatti, è in lizza assieme a Tangeri e Durban per diventare sede della Conferenza Mondiale AIVP 2014, opportunità unica per far conoscere le nostre attrattive davanti a oltre 400 delegati da più di 40 paesi: se saremo scelti, ospiteremo la Conferenza nelle sale del Centro Congressi dai Magazzini del Cotone, fiore all’occhiello dell’area portuale, con sbocco diretto sul mare, ad allietare molti congressi lavorativi. Non sappiamo ancora se risulteremo vincitori ma in ogni caso, per il grande successo riscosso in quest’occasione, Genova si appresta adesso a fare da pilota per altri progetti analoghi in altre parti del mondo».

     

    Elettra Antognetti

  • Centri per l’impiego: utilità, efficacia e funzione dei servizi pubblici

    Centri per l’impiego: utilità, efficacia e funzione dei servizi pubblici

    centri per impiegoPraticamente ogni giorno televisioni, giornali e mass-media informano i cittadini sui dati allarmanti che sanciscono una progressiva quanto inesorabile crescita della disoccupazione in Italia. Nel 2013 supereremo la soglia reale dei 3 milioni di senza lavoro; tra questi, la categoria dei giovani, è ormai ad un passo dal 40% di disoccupazione (ma già oltre il 50% nel Mezzogiorno).
    La riforma del Lavoro Fornero (Legge 92/2012) – entrata in vigore otto mesi orsono – non ha avuto gli esiti sperati. D’altra parte non va dimenticato che essa è operativa per meno della metà, impantanata tra le maglie della burocrazia e la carenza di risorse economiche. Ma è bloccata pure la leva che dovrebbe farla decollare, ovvero una seria riforma dei servizi all’impiego, pubblici e privati, e della formazione professionale.
    «Senza una rete di servizi al lavoro veramente efficaci, in grado di offrire a chi perde il posto una nuova opportunità, il mercato continuerà ad essere opaco ed inefficace – scrive Walter Passerini, editorialista de La Stampa (02-03-2013) – vinceranno le solite raccomandazioni, le amicizie, le relazioni pericolose. La formazione professionale è da tempo frantumata in venti sottosistemi regionali e non è stata creata alcuna cabina di regia nazionale. La situazione è grave: serve un progetto condiviso che alimenti una stagione di responsabilità da proporre al Governo che verrà. La questione del lavoro, la questione salariale e la questione previdenziale sono legate tra di loro e ciò che si concerta oggi ha ripercussioni sul futuro. All’orizzonte non vi sono solo i tre milioni di senza lavoro ma gli otto milioni di persone che già oggi soffrono di un forte disagio occupazionale».

    I Centri per l’impiego (CPI), nati nel 1997 sulle ceneri degli ex Uffici di Collocamento, operano a livello provinciale secondo gli indirizzi dettati dalle Regioni. In Italia – tra CPI ed agenzie private del lavoro – si contano alcune migliaia di sportelli con circa 20 mila dipendenti, dei quali 10 mila nei CPI. Solo a titolo di paragone, in Germania il personale dei CPI pubblici ammonta a 74 mila dipendenti; in Gran Bretagna è di 67 mila unità.
    L’effettiva funzionalità dei servizi per l’impiego italiani è messa sotto accusa dai numeri: si parla di appena il 4% come dato medio dell’intermediazione pubblica domanda – offerta di lavoro (a cui si affianca il 3% delle agenzie private), contro il 13% della Germania ed il 7,7% della Gran Bretagna.

    «Innanzitutto si tratta di dati che vengono raccolti in maniera errata o quantomeno contestabile – spiega Michele Scarrone, Direttore della Direzione Politiche Formative e del Lavoro della Provincia di Genova – Sono stime desunte da domande rivolte ai lavoratori, spesso attraverso un’indagine telefonica, ai quali si chiede se hanno trovato lavoro o meno, mediante i servizi pubblici. Su un campione di 100 persone intervistate, è facile che solo 4 di queste si ricordino di essere, in qualche maniera, transitate dai CPI. Un lavoratore potrebbe aver visto un annuncio sulla bacheca del CPI ed aver stabilito un contatto personale andato a buon fine, quindi una mediazione vera e propria, ma gli strumenti utilizzati non riescono ad intercettarla. Il sistema di monitoraggio, insomma, non è statisticamente valido».
    Per quanto riguarda la Provincia di Genova «Il 30% delle persone prese in carico dai CPI trova lavoro dopo aver seguito un percorso fatto di colloqui, orientamenti, avviamenti con il servizio Match, tirocini o seminari promossi dai CPI – afferma Scarrone – Questo 30% è un dato attendibile perché rilevato tramite l’incrocio delle nostre banche dati sui servizi erogati e le attivazioni eseguite. In base alla Legge, infatti, tutte le aziende che applicano un qualsiasi contratto di lavoro sono tenute a comunicarlo alla Provincia». Secondo il dirigente non si può fare di tutta l’erba un fascio «C’è una forte disomogeneità a livello nazionale. Al sud la situazione è indubbiamente difficile ma anche al nord ci sono differenze tra una provincia e l’altra anche. La media del 4%, però, è grossolana. Soprattutto al settentrione, ma non solo, ci sono CPI con esperienze di eccellenza».

    Le domande strategiche che l’intero universo politico dovrebbe porsi sono almeno due: servono i servizi pubblici per l’impiego? E qual è la loro funzione? Quesiti che ancora attendono risposte convinte mentre nell’aria aleggiano ipotesi di parziale o addirittura totale privatizzazione.
    «I servizi pubblici per il lavoro sono necessari per garantire l’universalità del servizio – afferma Luigi Olivieri, dirigente del Settore Formazione e Lavoro della Provincia di Verona, alla rivista Work Magazine (18-02-2013) – comprendendo disabili e soggetti particolarmente deboli che la logica di profitto delle agenzie private escluderebbe».
    «Il nostro mestiere è creare le condizioni di maggiore occupabilità – spiega Michele Scarrone, direttore della Direzione Politiche Formative e del Lavoro della Provincia di Genova – L’obiettivo è avvicinare il più possibile la persona alle aziende che ricercano forza lavoro. Bisogna uscire dall’equivoco: l’intermediazione non è l’attività principale dei CPI. La mission è quella di fornire orientamento al lavoro. Per condurre le persone a comprendere il loro percorso professionale, prendere consapevolezza di eventuali lacune affinché esse siano colmate. I CPI promuovono corsi di formazione, voucher formativi, tirocini, seminari, ecc., tutto questo lavoro va a formare il complesso dei servizi per l’impiego».
    La difficoltà del sistema dei centri per l’impiego deriva ovviamente dalla esiguità delle risorse. «In Italia si investe circa 1/7 – 1/8 di quello che investono in altri Paesi europei più evoluti – sottolinea Scarrone – Le risorse per i CPI sono insufficienti e pure il numero di addetti. È del tutto evidente quanto sia necessaria una seria riforma dei servizi pubblici per l’impiego». Presso altre realtà del vecchio continente – vedi la Germania – le spese per le politiche attive sono il doppio delle nostre. Nel Bel Paese, invece, se non vogliamo spendere soldi solo per le politiche passive di sostegno al reddito dei disoccupati, occorre una profonda ristrutturazione della rete dei servizi per costruire politiche attive.

    L’ESPERIENZA DEI CPI DELLA PROVINCIA DI GENOVA

    Gli iscritti ai CPI della Provincia di Genova al 31/12/2012 sono 50450. Quindi in leggero aumento rispetto ai 49069 del 2011. Ma neppure di molto considerando la difficile congiuntura che stiamo attraversando.
    I colloqui di orientamento individuali (1° e 2° livello) erogati nel 2012 sono stati poco più di 41000 (in linea con il 2011); compresi i seminari collettivi: 49400 (ossia l’insieme delle azioni di orientamento).
    I voucher erogati per partecipare ad attività formative che la Provincia ha accreditato: 13463 (in aumento rispetto agli 11291 del 2011) a 8191 persone (7087 nel 2011), con una media di 1,64 per persona (1,59 nel 2011).
    Poi ci sono i tirocini «Uno dei migliori strumenti che abbiamo a disposizione – precisa Scarrone – che continuiamo a promuovere nonostante le risorse siano quasi pari a zero. In gran parte sono sostenuti dalle aziende e controllati della Provincia. Si è creato un rapporto virtuoso con molte imprese che in pratica svolgono il ruolo di “allenatori” delle persone, alcune delle quali, al termine del tirocinio rimangono in “squadra”». I tirocini promossi nel 2012 sono stati 1590 (1691 nel 2011). Secondo il report sugli esiti occupazionali del servizio «Trascorsi 12 mesi dal termine del tirocinio circa il 60% degli utenti risulta occupato», sottolinea Scarrone.

    L’altro punto di forza dei CPI della Provincia di Genova è il servizio Match (attivo da 12 anni) che favorisce l’incontro domanda – offerta segnalando lavoratori alle aziende che ne fanno richiesta. Negli ultimi anni, però, i numeri di Match sono progressivamente scesi in seguito al drastico calo di assunzioni. Nel 2012 il servizio ha ricevuto 1200 richieste dalle aziende (1701 nel 2011) per un totale di 1650 posizioni lavorative aperte (2390 nel 2011); i CPI hanno segnalato quasi 10 mila curriculum alle imprese richiedenti (12532 nel 2011).

     

    Attualmente 80 dipendenti della Provincia lavorano nei 6 CPI di Genova. Prima erano 7 ma recentemente – a causa della spending review che sta mettendo in ginocchio le Province – ha chiuso i battenti il CPI di Nervi. Gli addetti svolgono prevalentemente attività amministrativa: iscrizioni, compilazione delle liste, pratiche di mobilità, di disoccupazione, comunicazione obbligatoria alle aziende, ecc. I servizi specialistici per il lavoro (ovvero le politiche attive) vengono svolti da un’altra ottantina di lavoratori in appalto del Consorzio Motiva: informazione, colloqui di orientamento, servizi di incrocio domanda – offerta, mediazione culturale, avviamenti a formazione, a tirocini, seminari, ecc.
    «Mi auguro che siano studiate delle leggi in grado di ridurre l’impatto delle attività amministrative sul funzionamento dei CPI – sottolinea Scarrone – questo è uno degli elementi che distoglie risorse dalla promozione di politiche attive di cui, invece, avremmo gran bisogno». Tuttavia, le attività amministrative sono importanti perché «Permettono di individuare chi sono i disoccupati e qual è il loro livello di attivazione nella ricerca del lavoro – spiega il direttore – Se una persona dopo il colloquio non si presenta più oppure non segue le proposte dei CPI viene cancellato dalle liste».
    Ovviamente con un aumento del personale e finanziamenti più consistenti si potrebbe dedicare maggiore attenzione alle politiche attive. «Bisogna decidere se andare avanti per slogan oppure riformare il sistema dei CPI mettendoli nelle condizioni di poter funzionare a dovere – continua Scarrone – La cartina tornasole della qualità dei servizi offerti è rappresentata dal rapporto tra numero di addetti dei CPI e numero dei disoccupati». In altri termini c’è troppa disparità in tale rapporto per poter pensare che il pubblico possa fornire una risposta adeguata: in Italia 1 solo addetto deve seguire 150 disoccupati; in Germania 48; in Gran Bretagna 24.

    Per quanto riguarda il finanziamento ai servizi pubblici per l’impiego «Varia di anno in anno ed in pratica dipende da fondi extra – afferma Scarrone – In particolare il Fondo Sociale Europeo, che ci permette di mantenere l’appalto con il Consorzio Motiva, risicati fondi nazionali e regionali, zero provinciali (fatti salvi gli stipendi dei dipendenti)».
    Secondo Giovanni Daniele, dirigente dei Servizi Per l’Impiego della Provincia di Genova «Il problema principale è la mancanza di stabilità delle risorse a disposizione. Noi lavoriamo su progetti di massimo 1 anno, 9 mesi o addirittura 6 mesi. Di conseguenza non possiamo fare programmazione che in questo campo risulta fondamentale». Dunque i contributi arrivano ma non sono finalizzati a sostenere un sistema organico di servizi per l’impiego. «Sono finanziamenti che spesso sostengono soltanto le emergenze contingenti – continua Daniele – rivolgendosi esclusivamente ad un target specifico: una volta sono i cassaintegrati, un’altra volta sono i giovani, ecc.».
    Nonostante ciò «La Provincia, con grandi sforzi, da almeno dieci anni cerca di dare continuità ai servizi pubblici per l’impiego – afferma il dirigente – investendo su un set di servizi articolati per tutti i target e facendoli confluire in una struttura che, per quanto possibile, sia stabile nel corso del tempo».

    Senza dimenticare un dato di fatto, spesso trascurato «I CPI non possono creare lavoro ma piuttosto strumenti per aumentare l’occupabilità delle persone – ribadisce Giovanni Daniele – Per affrontare la delicata questione del lavoro ci vuole ben altro: innanzitutto delle concrete politiche di sviluppo che da lungo tempo attendiamo. Occorre una visione integrata tra Regioni, Province e Comuni. Con una stretta connessione tra politiche del lavoro e della formazione».

    Insomma, bisogna creare sinergia «Le politiche formative e del lavoro finché non sono collegate rimangono monche – aggiunge Daniele – Inoltre, è fondamentale inserire in questo contesto anche il sistema dell’istruzione».
    Eppure esempi virtuosi a cui guardare ce ne sarebbero, vedi il più volte citato modello tedesco. «In Germania formazione ed istruzione hanno pari dignità – conclude Daniele – Non ci sono scuole di serie A e di serie B come accade in Italia con licei ed istituti professionali. L’efficienza e l’efficacia del modello tedesco insegna che è necessaria l’integrazione tra tutte le politiche sopracitate. Ma occorre avere in mente un modello omogeneo per l’intera nazione, mantenendo ovviamente le singole peculiarità territoriali».

     

    Matteo Quadrone

  • Free Futool: quaderni gratis agli studenti, una startup di Genova

    Free Futool: quaderni gratis agli studenti, una startup di Genova

    rapporti-studi-dati-statisticheQuattro studenti genovesi, amici da sempre ma che studiano in facoltà diverse, nell’indecisione sul da farsi dopo la laurea decidono di giocare a Una startup al giorno: una catena quotidiana di mail in cui ciascuno di loro deve obbligatoriamente proporre agli altri tre un’idea imprenditoriale.

    Da questo gioco tra amici è nato Free Futool, una startup made in Genova che al suo secondo anno di attività ha portato in cinque città italiane un progetto (quasi) completamente offline: distribuzione gratuita di quaderni agli studenti universitari, un progetto finanziato attraverso sponsor che nei quaderni inseriscono inserzioni pubblicitarie e coupon di sconto per i loro prodotti. Su Era Superba vi avevamo già parlato di questo progetto, che era stato raccontato agli studenti del Liceo classico D’Oria durante un’assemblea di istituto.

    Oggi, lunedì 8 aprile 2013, è iniziata la nuova distribuzione: oltre alle già consolidate Genova, Torino e Milano, Free Futool in questa nuova edizione arriva anche a Padova e Firenze. «In questo momento mi trovo a Padova e ho già distribuito circa duemila quaderni presso l’Università. I miei soci sono a Torino e Firenze, mentre dalla prossima settimana partiremo con Genova e Milano – ci spiega Tobia Lorenzani, responsabile marketing di Free Futool – Rispetto alle scorse edizioni abbiamo aumentato la tiratura di 30.000 copie, per un totale di 80.000 quaderni, e aggiunto queste due importanti città universitarie alla catena di distribuzione. Si tratta di un progetto che ci dà molte soddisfazioni perché ci consente di fornire uno strumento gratuito agli studenti: uno strumento che – dai feedback che riceviamo – risulta essere sempre più usato».

    Insieme a Tobia lavorano a Free Futool Jacopo Sterlocchi, Paolo Trombetta e Federico Bini, che rispettivamente si occupano di design, management e parte finanziaria.

    Marta Traverso

  • Nervi, piscina del porticciolo: il Municipio lavora per la riapertura

    Nervi, piscina del porticciolo: il Municipio lavora per la riapertura

    NerviNervi: dalla passeggiata Anita Garibaldi, arrivati al bel Porticciolo, con suggestiva vista sulla riviera, Portofino sullo sfondo. Mamme, bambini, nonni, tra il fermento generale di bar, edicole, stabilimenti balneari: a Nervi sembra estate tutto l’anno. Un angolo di paradiso e di perfezione quasi spasmodica. Sì, ma a uno sguardo più attento, ecco una nota dissonante: svoltando su via Caboto, continuando a costeggiare il Porticciolo, eccola là, la piscina Mario Massa.

    In passato sede di tanti successi della Società Sportiva Nervi, ha ospitato molte gare agonistiche, di pallanuoto soprattutto, in quella esclusiva posizione con vista direttamente sul mare. Piscina di acqua di mare, dotata di tribune laterali su tre livelli, è stata costruita negli anni ’60: ancora prima la squadra nerviese si allenava già nel Porticciolo, ma in mare, e la costruzione dell’impianto è avvenuta solo in un secondo tempo. Proprio la Sportiva Nervi si è occupata della gestione dell’impianto Mario Massa dal 2002 fino al 31 dicembre 2011 (con una proroga alla fine di giugno 2012), poi  lasciandola nelle mani dell’amministrazione comunale. La piscina non è più a norma di regolamento per ospitare partite di serie A e il Nervi è emigrato prima alla Sciorba, poi a Sori. Bisognosa di un restauro dai costi ingenti, la piscina del Porticciolo è stata gradualmente abbandonata. Chiusa dal 15 maggio 2012, i nerviesi –e i genovesi tutti- sono in attesa di sapere quali saranno le sorti della vasca di Via Caboto, cui non sembrano intenzionati a rinunciare.

    RIPERCORRIAMO LA STORIA RECENTE

    nervi-porticciolo-A1Nel 2002 la Società Sportiva Nervi aveva preso in gestione lo stabilimento natatorio, facendosi carico di costi di amministrazione dell’ordine di 100 mila euro all’ anno (quadruplicati a sfiorare i 400 mila nel 2012).  Molti anni di glorie, successi e prestigio, seguiti però da una brusca e recente inversione di rotta: soprattutto questi ultimi, sono stati anni di polemiche, con “focolai di proteste” che si riattizzano sempre in concomitanza dell’avvento della stagione estiva.

    Nel 2011 parlava così l’ex Presidente del Municipio IX Levante, Francesco Carleo: «Nervi avrà un nuovo porticciolo. Il piazzale deve restare libero e le barche devono essere ormeggiate in mare», prevedendo per la rinascita del porticciolo anche il trasferimento della piscina Mario Massa da via Caboto all’ex Stabilimento Aura. All’epoca ci si appellava al Puc per spostare la vasca all’Aura di Via del Commercio e aumentarne la capienza ad un numero di oltre 500 spettatori, con tanto di polo di servizi pubblici e l’inserimento di centri urbani e commerciali. Un bel progetto di riqualifica e valorizzazione, che certo non è stato esente dall’incontrare polemiche, e che è andato pian piano morendo. Nel maggio 2012, poi, la piscina è stata chiusa (per la precisione, il 15 maggio) a causa degli elevati costi di gestione. A quel tempo risale anche l’uscita dalla gestione della Sportiva e il passaggio, al 20 giugno 2012, al Comune. Subito, la mobilitazione generale, con tanto di pagina facebook “Salviamo la piscina Massa di Nervi” e raccolta firme (un successo, superando quota mille) nel quartiere.

    La chiusura è stata però inevitabile: le criticità tecniche dell’impianto non hanno permesso un adeguato intervento sanatorio. Più difficile e dispendioso adeguare la vasca alla norme vigenti, che trasferire gli allenamenti e le varie attività in altri impianti cittadini. Restava, però, il fermo no da parte della cittadinanza alla chiusura dell’impianto natatorio e alla soluzione-palliativo di riportare in vita la vasca solo per la stagione estiva alle porte. C’era una richiesta pressante di intervento all’amministrazione competente, che doveva decidere se investire ingenti somme per risanare le falle della piscina, oppure chiuderla definitivamente andando contro il volere collettivo, o ancora sperare nell’arrivo di soggetti privati, interessati all’acquisto o alla gestione del sito e disposti a erogare finanziamenti di tasca propria.

    I PROGETTI PER IL FUTURO

    NerviNerio Farinelli, presidente del Municipio IX Levante, ci illustra i progetti per il futuro. «Attualmente sono due le questioni da risolvere. La prima, il fatto che la precedente gestione della Sportiva ci ha lasciato da coprire un buco di 220 mila euro, da pagare alla società Mediterranea delle Acque, che ha il monopolio per la gestione delle acque e l’erogazione dei contratti per le forniture. Dobbiamo ottemperare al pagamento e reperire i fondi, prima di procedere con la riapertura degli impianti. In secondo luogo, vogliamo rispettare l’impegno contratto con i cittadini lo scorso 10 gennaio, nel corso dell’assemblea con la cittadinanza, che chiede la riapertura della vasca ad uso balneareLo scorso 2 aprile ho inviato una mail agli assessori Crivello, Boero, Bernini e Garotta, chiedendo un incontro per definire i termini della riapertura e valutare lo stato attuale. Dall’ispezione svolta recentemente, è risultato che lo stato della piscina è buono e non ci sono grandi interventi da apportare. I presupposti per la riapertura ci sono».

    L’amministrazione, quindi, è al lavoro: diverse le soluzioni in ballo e sono in corso le fasi di valutazione degli interventi possibili. Tra le idee, era stata adombrata anche quella –certamente ambiziosa- della trasformazione della piscina in un silos adibito a rimessaggio barche, con campo da calcio in erba sintetica sulla copertura, prontamente smentita dall’amministrazione.

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Andrea Vagni e Daniele Orlandi]

  • Castelletto, Valletta San Nicola: il Comune apre al progetto dei cittadini

    Castelletto, Valletta San Nicola: il Comune apre al progetto dei cittadini

    Valletta Carbonara San NicolaUn passo avanti verso la salvaguardia di Valletta San Nicola – il polmone verde di Castelletto alle spalle dell’ex Albergo dei Poveri – contro le ipotesi di cementificazione paventate nel corso degli anni dalla proprietà, l’istituto Asp Brignole che, vista la profonda crisi economica, intende monetizzare al massimo il valore dell’area. È quello compiuto venerdì scorso, quando le Commissioni Consiliari del Comune di Genova “Promozione della città” e “Territorio”, hanno ascoltato il Comitato Le Serre di San Nicola, il quale – con la collaborazione di Isde – Medici per l’ambiente, Italia Nostra, Legambiente, Movimento Decrescita Felice – ha redatto un progetto interessante ed articolato, già presentato alla cittadinanza il 14 febbraio scorso, che prevede la trasformazione della valletta in spazio pubblico di aggregazione sociale e modello di gestione sostenibile attento alle sue risorse agricole, alla sua storia, alle sue caratteristiche ambientali.
    Ma per concretizzarlo occorre cancellare dal progetto preliminare di PUC, approvato dall’ex Giunta Vincenzi, qualsiasi previsione di nuove edificazioni, attraverso un processo di revisione del piano urbanistico alla luce delle numerose osservazioni arrivate sui tavoli degli uffici comunali, da ogni parte della città.

    «L’incontro è andato benissimo – afferma soddisfatto Franco Montagnani del Comitato Le Serre di San Nicola – abbiamo illustrato il progetto riscontrando l’apprezzamento dei consiglieri di maggioranza e opposizione che sembrano condividere le linee di sviluppo e sostenibilità immaginate da cittadini e associazioni per il futuro del polmone verde di Castelletto»
    «Il vicesindaco Stefano Bernini si è detto disponibile a seguire un percorso partecipativo che tenga in dovuta considerazione le osservazioni al PUC – racconta Montagnani – A questo proposito la zona della Valletta potrebbe non essere più denominata Distretto di Trasformazione». Bernini ha aggiunto che l’intenzione del Comune è quella di acquisire i diritti di calpestio della Valletta – dell’intera area e non solo della parte dove oggi si trovano i vivai comunali – per poter usufruire della superficie ai fini di una sua valorizzazione.

    Valletta Carbonara San NicolaDa ricordare l’intervento di Massimo Quaini, professore dell’Università di Genova, nonché uno dei più noti geografi italiani, il quale ha auspicato la creazione di un osservatorio sul paesaggio agricolo con sede all’interno di Valletta San Nicola, da realizzarsi in sinergia con il progetto del Comitato Le Serre.

    Per il professor Quaini gli osservatori sul paesaggio (previsti dalla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000) se ben interpretati «Possono essere degli strumenti molto importanti di autoconsapevolezza delle persone nei confronti della grande eredità costituita dai paesaggi».

     

    Marianna Pederzolli, giovane consigliere della Lista Doria, ha parlato di “bel buco verde della città”. «Un’espressione che calza a pennello per Valletta San Nicola – spiega Montagnani – questo luogo ha una sua storia, una sua vocazione, è uno stimolo per l’aggregazione sociale ed una fonte di vita per la città che non deve essere “riempito” con nuovo cemento. Può essere il simbolo di un decisivo cambio di rotta: non si devono più sacrificare gli spazi aperti della città per risanare bilanci o favorire speculazioni edilizie».
    Alcuni consiglieri sono pronti a presentare una mozione sul tema e, vista l’unità di intenti dimostrata, probabilmente l’iniziativa sarà accolta in maniera favorevole dall’intero consiglio.
    Venerdì i membri delle commissioni consiliari di Palazzo Tursi hanno avuto l’occasione di visitare da vicino Valletta San Nicola, rendendosi conto in prima persona della bellezza del luogo. «Adesso possiedono tutti gli elementi necessari per poter valutare nella maniera migliore il da farsi – conclude Montagnani – auspichiamo che alle parole seguano i fatti ed al più presto possa partire il percorso partecipativo, il primo passo verso la realizzazione del nostro progetto».

     

    Matteo Quadrone

  • Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    Centro Storico, giardini Luzzati: associazioni e istituzioni a confronto

    doria-leoncini-montoliSi è tenuto venerdi l’incontro inaugurale di presentazione delle iniziative legate al primo compleanno dei Giardini Luzzati insieme al presidente del municipio I Simone Leoncini e al sindaco Marco Doria: per tutti un’occasione per conoscere meglio non solo le attività quotidiane legate allo spazio sopra Piazza delle Erbe – assegnato in gestione all’associazione Il Ce.Sto – ma soprattutto per incontrare alcuni dei soggetti che nei caruggi genovesi svolgono le loro attività di aggregazione.

    Scopo dell’incontro è stato il tentativo di fare rete tra tutti coloro che, producendo cultura dal basso e impegno sociale finalizzato alla riqualificazione di quartieri ad alto tasso di criticità, contribuiscono alla crescita di vivibilità del centro storico.

    Ed è proprio con questo spirito che sono nate soggettività come l’Associazione Giardini Luzzati che, come ricorda il presidente Marco Montoli, «offre socialità ai giovani non solo somministrando alcolici il venerdì sera ma offrendo arte e cultura, spazio pubblico di incontro tra persone, tramite l’organizzazione di iniziative legate al mondo dell’infanzia, dello sport accessibile per tutti e a percorsi di consumo etico.»
    Su diversi fronti, ma con il medesimo obiettivo di apertura di spazi fisici e relazionali, si muovono anche tutti gli altri soggetti che hanno partecipato all’incontro: l’associazione Giardini Baltimora, “Down Plastic Town”, insieme ad un gruppo di architetti, sta ad esempio sperimentando un progetto reversibile di installazioni per rendere quelli che sono conosciuti con l’evocativo nome di Giardini di Plastica, un luogo di incontro in cui poter spendere del tempo di qualità, coi propri figli o con gli animali domestici.

    Immancabile la presenza di Domenico “Megu” Chionetti che, con la comunità di San Benedetto di Don Gallo, ha dato vita GhettUp, casa di quartiere nei meandri di una zona difficile come quella del Ghetto, dove si svolgono attività di pulizia delle strade, laboratori per bambini, sportello per Trans; ma l’attività di cui Chionetti si è dimostrato più orgoglioso riguarda la rivoluzionaria tecnica, da lui messa a punto e forse in via di brevetto, per derattizzare le strade: cazzuolate di calcestruzzo nelle crepe delle strade per impedire ai topi di percorrere le vie cittadine.

    giardini-luzzatiOltre ai tanti soggetti riconosciuti, come il laboratorio Formicopoli, Vico Papa e Via Prè, sono intervenuti gli studenti di architettura che hanno trasformato in un orto urbano il giardino incolto e recintato a fianco alla facoltà di Architettura: i Giardini di Babilonia. I ragazzi si sono limitati a leggere un comunicato, il cui tono provocatorio non è stato colto dai presenti. Gli studenti hanno tentato di evidenziare come spesso si debba ricorrere a pratiche illegali, per poter sottrarre tempo e spazio di vita ad un modello di sviluppo che si arricchisce grazie alla deprivazione di tempo e spazio; è il caso appunto dei Giardini di Babilonia, nati scavalcando un cancello, aprendo un lucchetto e restituendo alla collettività , senza chiedere permesso alle istituzioni, un giardino in cui si pratica solidarietà gratuita, partecipazione quotidiana ed autogestione. «Oggi, un semplice, incantevole giardino, per restare un giardino, deve attraversare cancelli, inferriate, fili spinati, incontri, lucchetti, discussioni, chiavi, telefonate, confronti, tavole rotonde, contratti, diatribe, convenzioni, concessioni, comodati d’uso, affidi, uffici, permessi, firme, timbri, approvazioni, appuntamenti, vincoli, richieste, responsabilità, aperture, chiusure, fili spinati, inferriate, cancelli. Era un giardino, è un giardino, sarà un giardino?»
    Dopo la presentazione di tutti i progetti, Marco Doria, avvalendosi del suo espediente retorico preferito, la metafora, ha paragonato l’Italia alla frana che si è abbattuta in via del Lagaccio, considerando come l’emergenzialità debba costituire una spinta verso il ripensamento di se stessi, con la consapevolezza che l’odierno sistema di gestione degli spazi sia giunto ormai al capolinea… «Ma non basta mandare a fare in culo le cariche politiche e non basta mobilitare in dimensione collettiva le energie. Bisogna avere un rapporto positivo con le istituzioni, perché ne abbiamo tutti molto bisogno».

    A margine della conferenza, i ragazzi dei Giardini di Babilonia hanno affermato di aver partecipato all’incontro senza illudersi di ricevere risposte da parte di quelle stesse istituzioni che hanno dovuto travalicare insieme al cancello, per liberare lo spazio di architettura e che quindi le loro non-aspettative sarebbero state rispettate appieno: «Non ci aspettavamo molto, volevamo solo fare chiarezza sul fatto che stiamo dando vita ad un progetto in modo veramente autonomo, perché se fosse stato per le istituzioni, saremmo ancora qua ad aspettare il permesso ufficiale e invece esistiamo da più di un anno. Sabato 11 aprile presenteremo le nostre prossime iniziative».

     

    Chiara Guatelli

  • Missing Film Festival: il documentario “Terramatta” al cinema Sivori

    Missing Film Festival: il documentario “Terramatta” al cinema Sivori

    cinema-provini-castingLunedi 8 aprile 2013 (ore 20.30) il cinema Sivori in Salita Santa Caterina ospita la proiezione del documentario Terramatta di Costanza Quatriglio.

    Il film è la trascrizione, attraverso immagini di repertorio e materiale direttamente documentario, dell’omonimo libro di Vincenzo Rabito: lo scrittore traccia in 1.027 pagine la storia della sua vita, che percorre la Storia del Novecento italiano, dalle guerre mondiali al fascismo, dalla povertà atavica vissuta come una maledizione al benessere faticosamente raggiunto, fino al premio insperato, la laurea dei figli, in cui si realizza pienamente il riscatto lungamente cercato.

    Il libro è anche un riscatto sulla miseria e sull’ignoranza, scritto da un ex analfabeta che conquista, insieme con la licenza elementare, la possibilità di tradurre in parole le sue esperienze: nascono così le pagine battute su una vecchia Olivetti dal 1968 al 1975, fitte di parole dall’ortografia improbabile, tutte rigorosamente seguite dal punto e virgola, che traducono un linguaggio vivo e personalissimo, a mezzo tra il siciliano e l’italiano.

    Terramatta è stato presentato alle Giornate degli autori – Venezia 2012 e ha vinto l’Efebo d’Argento (Agrigento 2012) e il premio per il miglior film documentario al Festival del cinema italiano di Madrid (2012).

    L’evento è promosso dal Circuito Cinema Genova, dall’Archivio dei Movimenti e dal Missing Film Festival. Alla proiezione sarà presente la sceneggiatrice e produttrice del film, Chiara Ottaviano.

    Costo del biglietto 4 € (info 010 583261).

  • Casa naturale e feng shui: appuntamento a Sestri Levante

    Casa naturale e feng shui: appuntamento a Sestri Levante

    sestri-levanteDomenica 7 aprile 2013 si svolge a Sestri Levante (ore 15.30-18.30) l’incontro Primavera a la Maison, primo di una serie di eventi dedicati alla casa naturale e organizzati da La Maison, centro gestito da Daniela Cantatore e Barbara Sabrina Borello.

    Programma della giornata

    Ore 15.30: Il rito della danza del leone, seminario informativo e presentazione della scuola di arti marziali Mo Duk di Gianluca Santoni.

    Ore 16.15: presentazione della filosofia del progetto La casa naturale per la casa, il giardino e i luoghi di lavoro. Servizi offerti e loro applicazioni, con Daniela Cantatore, arredatrice e titolare dello studio di interni La Maison e Barbara Sabrina Borello, architetto specializzata in Feng Shui.

    Ore 17: Feng Shui e agopuntura dello spazio, il qi nella persona e nell’ambiente, lavorare sul corpo e sull’organismo casa. Con Barbara Sabrina Borello e l’intervento di Gianluca Santoni.

    Ore 17.30: Arredamento e creatività ecologica. La casa naturale dialoga con l’artista Ester Pasqualoni – Fare Eco sulla progettazione e realizzazione di oggetti ed installazioni dinamiche dall’anima Eco.

    Ore 18: domande e fine lavori.

    L’ingresso al seminario è libero, è gradita la conferma della partecipazione allo 0185 457645.

  • Commenda a Colore: il museo di Pré ospita le opere di 60 giovani artisti

    Commenda a Colore: il museo di Pré ospita le opere di 60 giovani artisti

    commeda-creativity-contestNella giornata di ieri (Venerdì 5 aprile ndr) alle ore 15 presso il Museoteatro della Commenda di Prè si è svolta la premiazione del concorso Commenda Creativity Contest.
    Il concorso, rivolto ai giovani tra i 16 e i 35 anni, ha visto la partecipazione di 60 artisti che hanno presentato opere creative di vario genere: pitture, sculture, design, video, fotografie, che saranno in esposizione nella mostra “Commenda a Colore” sino a martedì 9 aprile  nel Museoteatro della Commenda.

    L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Scienze per l’Architettura dell’Università di Genova insieme al Mu.Ma – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, è stata ideata da Silvia Guillaro, Nicoletta Raffo, Elisabetta Rebecchi e Susanna Zunino, quattro studentesse della Scuola Politecnica di Genova, Corso di Laurea Magistrale in Design del Prodotto e dell’Evento, ed è nata a seguito di uno stage universitario precedente svoltosi in Commenda che ha prodotto 17 spot sul complesso della Commenda visibili su Facebook sulla pagina del Mu.Ma, sezione Commenda.

    Questo progetto nasce con l’intento di dare vita ad una iniziativa che coinvolga i giovani nella valorizzazione di uno dei gioielli dell’ architettura medioevale della nostra città, ricco di storia e cultura; tema dell’iniziativa è “Commenda a Colore”, dove la Commenda è vista come antico ospitale dove nessuno si sente straniero, e il colore come simbolo di multiculturalità, di molteplicità di punti di vista e di tecniche artistiche utilizzate e infine come esaltazione dei valori della Commenda.

    A premiare i vincitori del concorso sono state Maria Paola Profumo, Presidente Mu.MA e Orietta Ciurlo, Presidente Comitato Pro Commenda, le opere invece sono state valutate da tre giurie: una composta da esperti, una dallo staff del Mu.Ma e una dal pubblico della mostra. La giuria degli esperti ha decretato come vincitrice Anna Zampogna, con l’opera ”Un viaggio di colori”, che avrà la possibilità di avere una sua mostra personale nei locali della Commenda.

    Sono stati inoltre premiati “Illustrando la Commenda” di Clara Claus, “Dentro e fuori l’ospitale” di Marco Arduino e “Camera con seggiola blu” di Tommaso Profumo.

    Il Prof. Claudio Maccagno, docente della Scuola Politecnica di Genova e giurato del concorso, ha voluto evidenziare come nella valutazione delle opere si sia tenuto conto della loro elaborazione concettuale e delle loro motivazioni, mentre un altro giurato, il gallerista G.B. Martini, ha sottolineato l’importanza dell’eterogeneità delle opere, dei mezzi e dei linguaggi utilizzati per realizzarle e della partecipazione di un buon numero di giovani artisti coinvolti nella valorizzazione del patrimonio culturale cittadino.
    L’evento è risultato ben riuscito e dimostra come sia possibile realizzare iniziative che coinvolgano attivamente i giovani nella valorizzazione e nel recupero delle zone culturalmente e storicamente rappresentative di Genova.

     

    Giorgio Doria

  • Arizona, brividi e film western: Grand Canyon, Colorado e Monument Valley

    Arizona, brividi e film western: Grand Canyon, Colorado e Monument Valley

    monument-valley-DIFermo in una stazione di servizio lungo la statale 160 che taglia l’Arizona ho preso il portafogli e una banconota da cinquanta dollari raffigurante il presidente Grant che ha riempito il serbatoio della benzina. Ho posato la pompa notando la scritta sul display recante “Dio benedica i nostri soldati in Iraq” e sono entrato nello shop per bere e rinfrescarmi.

    Per ripararmi dal sole ho comprato un classico cappello da cowboy scoprendo che la sua efficacia è un dato di fatto e non è solo uno status symbol americano. Dopo aver bevuto un integratore di sali, siamo ripartiti entrando ufficialmente in Arizona attraversando la polverosa highway tra file di cactus e carcasse di animali morti mentre i condor osservano interessati.

    La radio passava “Have you ever seen the rain” dei Creedence, se la pioggia citata da John Fogerty nel 1971 era una metafora delle bombe in Vietnam, la mia voglia di acqua dal cielo non lo era. Il terreno secco e arido a tinte rosse si estendeva all’infinito, una strada sterrata iniziava senza dare sbocchi visibili ma la curiosità era grande e senza freccia ho svoltato improvvisamente.

    Sterpaglie, massi e crepe mettevano in serio pericolo la coppa dell’olio e le gomme dell’auto e abbiamo deciso di proseguire a piedi. Dopo alcuni passi ho visto strisciare quello che sembrava un serpente qualche metro più avanti, mi sono fermato di colpo per poi risalire in macchina velocemente. Prima di chiudere la portiera ho visto arrivare verso di me un cagnolino sporco, pulcioso e spelacchiato ma simpatico, si è avvicinato scodinzolando e gli ho dato qualche patatina da mangiare. Il cuore mi diceva di portarlo con me, il cervello mi ha fatto chiudere la portiera con non pochi rimorsi e sensi di colpa.

    Dopo centinaia di chilometri di deserto ci siamo fermati presso un Motel di un piccolissimo paese tagliato in due la statale, probabilmente neanche menzionato dalle mappe, tuttavia utile per riposare. Era ormai sera e la fame bussava alle nostre porte, il locale di fronte era chiuso e abbiamo messo in moto la macchina, dopo qualche chilometro troviamo un market aperto e vi posteggiamo davanti. Ho preso un panino e qualche sacchetto di schifezze da sgranocchiare, curiosando tra gli scaffali, ho notato quattro strani personaggi dal tipico aspetto sudamericano che mi osservavano. Non sembrava avessero buone intenzioni, ho fatto un cenno al mio compagno di viaggio e siamo saliti in macchina – casualmente parcheggiata di fianco alla loro – in quello stesso momento  sono usciti anche i tizi loschi. Ho messo la prima e siamo partiti guardando dallo specchietto retrovisore, erano sulla nostra scia, il conducente aveva una faccia cattiva con due baffoni alla “Machete“, speravo fosse solo una coincidenza, ma quando ha iniziato a lampeggiare, una vampata di calore pervase il mio corpo.
    Non avevo la minima intenzione di fermarmi, ma non acceleravo neanche, speravo di arrivare in motel il prima possibile anche se, isolato com’era, non mi sembrava il posto più sicuro… ma quantomeno era un riferimento.
    Il destino ha voluto che in quel momento passasse un enorme camion, ho deciso di rallentare per farlo passare, per poi accelerare improvvisamente anticipandolo all’incrocio rischiando un frontale ma lasciando gli inseguitori bloccati. Siamo arrivati in Motel a una velocità supersonica parcheggiando la macchina in modo che non si vedesse dalla strada e ci siamo chiusi dentro la camera passando una notte tranquilla seppur con qualche pensiero.

    Il mattino seguente il cielo era plumbeo e una brezza calda era il preludio dell’arrivo dell’afa, usciti dal motel per fare colazione abbiamo incontrato lo sceriffo che si aggirava circospetto nei pressi di una camera, senza chiedere lumi su cosa fosse successo per non incorrere in spiacevoli domande abbiamo attraversato la strada e ci siamo seduti nel locale di fronte.

    Teschi appesi e animali impagliati uniti a juke box e poltrone di pelle rossa creavano un mix tra saloon western e locale alla Arnold’s di Happy Days, ci hanno servito pancake e uova strapazzate, una tazza di caffè latte e una spremuta d’arancia, assistendo comodamente all’arrivo di un elicottero che è atterrato di fronte al nostro motel creando una grossa nube di polvere. Dalla camera a fianco alla nostra è uscito un uomo in fin di vita, non sappiamo cosa sia accaduto, probabilmente un malore, ma essendo in America è bello pensare a qualcosa in stile cinematografico.

    Osservando distrattamente il paesaggio correre fuori dal finestrino mi sono tornati alla mente i film western con cui sono cresciuto e che guardavo con mio padre, uno in particolare è “il mio nome è nessuno” di Sergio Leone, la cui colonna sonora riecheggiava nella mia testa come il rumore delle onde nelle conchiglie.

    In Arizona esistono molte riserve indiane che vivono di agricoltura, pastorizia e della vendita di monili e manufatti nei mercatini e nei banchetti lungo le statali. Ho acquistato alcuni ricordi con la carta di credito strisciata su un dubbio macchinario nel bel mezzo del deserto e abbiamo proseguito fino ad arrivare al parco naturale del Grand Canyon, una spettacolare gola naturale scavata dal fiume Colorado nel corso dei millenni.

    Decidiamo di scendere il giorno dopo lungo il canyon perché gli accessi nel pomeriggio sono chiusi a causa dei pericoli che si possono affrontare nella fase di rientro quando il sole cala dietro le colline. Troviamo da dormire in un rustico motel non lontano dall’accesso al sentiero e ceniamo in una steak house dove ho gustato una delle carni più buone della mia vita in compagnia di turisti da ogni parte del mondo.

    Il cielo era limpido e la serata fresca, le stelle splendevano come brillanti sparpagliati e la luna si nascondeva vergognosa dietro la collina ma tanto bastava per illuminare il paesaggio e cancellare i pensieri.

    La notte era passata tranquilla, dopo colazione siamo usciti e ci siamo imbattuti in alcuni cervi che pascolavano nei pressi della nostra macchina, vicino a loro il ranger cercava di allontanarli, la loro mole li rendeva pericolosi e abbiamo dovuto attendere qualche minuto. Il sentiero per scendere il canyon iniziava con una stradina sterrata di terra rossa, si poteva scegliere se usare il mulo oppure camminare a proprio rischio e pericolo.

    Nonostante possa sembrare una passeggiata come un’altra, la strada è ricca di insidie e molte persone sono morte a causa di incidenti durante semplici gite, chi per malori o cadute accidentali, chi per essere stati sorpresi da un temporale o addirittura annegati nel fiume Colorado. Iniziata la discesa tra scoiattoli giganti e avvoltoi dalla testa rossa che volavano disegnando traiettorie circolari, abbiamo incominciato a sentire dei tuoni a cui inizialmente non abbiamo dato molto peso a causa del cielo limpido.

    Tra una fotografia e l’altra, incontrando gruppi di persone sui muli ed escursionisti meglio organizzati di noi con racchette e scarponcini da montagna, siamo arrivati a metà percorso quando il cielo si copre di nuvole grigie e una pioggia copiosa inizia a scendere fino a rendere la strada un fiume in piena costringendoci a correre in cerca di un riparo. Ormai completamente bagnati, abbiamo scorto una capanna di legno con altri due ragazzi che avevano trovato riparo e ci siamo uniti, l’acqua era incessante e abbiamo atteso che terminasse per riprendere il cammino. Verso sera ci siamo fermati a osservare il tramonto, affascinati da quello che gli architetti di madre natura avevano creato con la pazienza e la precisione delle loro splendide e uniche opere.

    Il viaggio prosegue la mattina seguente, superato il parco naturale, ci siamo rinfrescati nelle acque di un piccolo affluente del Colorado, dove sembrava possibile la balneazione. I fondali sabbiosi facevano salire piccole scaglie che il riflesso del sole rendevano dorate, forse era solo suggestione ma quelli sono i luoghi della corsa dell’oro che a metà del 1800 divenne una vera e propria febbre per la ricerca del pregiato metallo.

    Le nuotate e i tuffi nelle acque dolci ci avevano fatto venire appetito, abbiamo trovato ristoro presso un locale lungo la statale frequentata da harleysti e qualche camionista di passaggio. Ci ha accolto “Good vibration” dei Beach Boys che suonava nel Juke box e lo sguardo dei clienti incuriositi, stavano intorno a un tavolo con un cartellone di fotografie in ricordo di un ragazzo da poco scomparso, un’usanza tipicamente americana che permette di omaggiare il defunto con un brindisi tra amici e parenti più stretti.

    Seduti nella veranda a mangiare un hamburger e bere birra abbiamo visto avvicinarsi un colibrì, con le sue piccole ali si librava alla ricerca del nettare dei fiori restando quasi immobile a mezz’aria. Abbiamo partecipato all’aperitivo, conosciuto i parenti del defunto e bevuto una birra in loro onore, fatte le condoglianze siamo saliti in macchina per terminare gli ultimi chilometri di Arizona, caratterizzati da grandi pianure selvagge e animali in libertà.

    In queste distese di terra rossa si possono trovare camper e roulotte che vivono stabilmente parcheggiati nonostante le insidie, coyote e puma sono sempre alla ricerca di carne e soprattutto nelle ore notturne è facile incontrarli. Stavamo procedendo spediti perché il pomeriggio volgeva al termine e il sole mutava in arancione, non sapevo ancora che a breve avrei vissuto una delle emozioni più forti della mia vita entrando nel grande pianoro della Monument Valley.

    Un cavallo correva libero sotto le enormi rocce erose dal tempo, testimoni di un passato ricco di acqua che ha levigato con cura il paesaggio diventato famoso grazie ai numerosi film western di cui è stato protagonista.

    Una lacrima condì il terreno arido sotto i miei piedi, gli ormai deboli raggi del sole illuminavano dolcemente facendo risaltare le tonalità di rosso sotto un cielo azzurro e terso, non restava che fermare la macchina e fotografare. Siamo saliti sul John Ford’s point, da lì potevamo ammirare tutta la valle fino a quando il sole non ci ha abbandonato, lasciando il posto a una coperta di stelle.

    Siamo dovuti ripartire alla ricerca di un posto per dormire, lasciando con dispiacere quelle spettacolari immagini che resteranno impresse nella mia mente, meglio di qualsiasi altra fotografia. Qualche chilometro dopo abbiamo superato il confine che ci ha permesso di entrare nello stato dello Utah, ma questo è un’altra avventura…

    Diego Arbore