Autore: erasuperba

  • Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Kew 1Come abbiamo già avuto modo di descrivere in un nostro precedente articolo, il Regno Unito di Gran Bretagna rappresenta, senza dubbio, una inesauribile fonte di spunti per tutti gli appassionati di botanica. In questo Paese è infatti assai ricca la produzione scientifica in materia di giardinaggio e di landscape design e qui si trovano numerosissimi e curatissimi giardini. La passione per il “verde” è poi trasversale tra le classi sociali e comune a gran parte della popolazione.
    Tra i parchi inglesi da non perdere, vi sono senza dubbio i Royal Botanic Gardens di Kew, nelle immediate vicinanze di Londra. Al di là della Kew 2bellezza estetica fornita dall’insieme dei giardini, la collezione di varietà botaniche, ivi contenuta, supera i quaranta mila generi di piante. Questo numero impressionante rende tale insieme il più ricco e più diversificato al mondo. Infatti, una su ogni otto specie di piante da fiore cresce e si sviluppa in questo parco-museo. Il giardino eccelle anche sotto il profilo del numero di prodotti per le piante, di libri di botanica e nel tema della ricerca scientifica e, a mezzo dei corsi ivi tenuti, del landscape design.
    Nel dettaglio, i Royal Botanic Gardens portano questo nome in quanto essi, in origine, appartenevano davvero alla Casa Reale inglese e fu proprio sotto il regno di Giorgio III che la proprietà cominciò ad evolversi in un vero giardino botanico, di rilievo internazionale.
    La storia dei Kew Gardens comincia infatti a metà del settecento quando Federico ed Augusta di Galles cominciarono a sviluppare, con l’aiuto dell’amico Conte di Bute, la loro tenuta di Kew. In particolare, ButeKew 3 iniziò, per conto dei suoi illuminati committenti, a costituire vere e proprie raccolte botaniche al fine di, come egli stesso affermava, “(…) riunire tutte le piante, allora conosciute sulla Terra”.
    Il parco veniva, all’epoca, principalmente utilizzato per il piacere della corte e per sontuose feste reali e grandi ricevimenti, quale per esempio quello per i compleanni del nuovo proprietario dei giardini, il re Giorgio III.
    Nel tempo vennero poi introdotte molte, nuove specie esotiche, principalmente provenienti dalle spedizioni oltreoceano. Tra queste ricordiamo la spettacolare e, per l’epoca, molto inusuale, Strelizia Reginae, che porta questo nome in onore della moglie del sovrano inglese, la duchessa di Streliz. Sempre nel diciottesimo secolo, vennero piantate numerose nuove varietà, raccolte dai viaggiatori inglesi in Australia e riportate in patria in innovativi contenitori, simili a piccole serre ed in uso fino agli anni sessanta del novecento.
    Kew 5

    L’Ottocento portò, invece, grandi novità nei Kew Gardens. In particolare, si iniziò la costruzione della Palm House e della Temperate House. Le serre del parco divennero in breve celeberrime e tra le più grandi in tutto il mondo. Il moderno sistema di vetro e struttura in ghisa permetteva infatti un rapido ed innovativo accrescimento delle piante e lo sviluppo di specie, adatte esclusivamente a climi umidi e temperati. Via via il parco veniva poi ampliato nella sua estensione complessiva, fino a superare gli attuali ottanta ettari.

    kew 6Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, ampie aree dei giardini vennero invece trasformate in campi coltivati per far fronte all’emergenza alimentare. Dopo la guerra, i Kew Gardens vennero nuovamente adibiti a parco, attentamente restaurati e riportati all’originario splendore. Oggi essi rappresentano, da un lato, uno magnifico giardino, ricchissimo di specie e varietà di piante di ogni genere e di ogni provenienza, dall’altro, un centro di studio e di ricerca scientifica tra i più avanzati al mondo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Centro storico: Gregorio Giannotta, mostra a MF Gallery

    Centro storico: Gregorio Giannotta, mostra a MF Gallery

    mf-gallery-logoVenerdì 12 aprile 2013 (ore 19-22) inaugura la mostra personale di disegni, dipinti e stampe dell’artista genovese Gregorio Giannotta. L’artista incontra il pubblico presso MF Gallery, in vico dietro il Coro della Maddalena.

    Tema della mostra
    La rappresentazione di un passato parallelo al nostro con aggeggi, macchinari e leviatani sospesi in un’atmosfera onirico surreale in cui la rivoluzione industriale si è fusa ad un perduto mondo fantastico. Le visioni di un futuro oramai prossimo nel quale le contraddizioni sociali e metropolitane si mescolano a improbabili personaggi caricaturalmente avvolti in ruoli ed etichette dettati dal mondo del fumetto sullo sfondo di architetture periferiche.

    Balene, cetacei, leviatani; i più grandi mammiferi del mondo, tonnellate di animali sospesi in un’atmosfera irreale nella quale la vita umana partecipa ma non ne è protagonista, assoggettata per una volta alle regole di una natura fantastica. Il percorso creativo è accompagnato dal disegno che traccia lo scheletro e l’armatura di tutte le opere presentate, movimenti unici creati da uno stile deciso e intuitivo in cui il gesto regala equilibri ironici e narrativi. Ispirazioni da un mondo perduto.

    La mostra resterà aperta al pubblico fino a sabato 18 maggio 2013 con il seguente orario: dal lunedì al venerdì ore 12.30/14 e 19.30/22 e sabato ore 19.30/22, chiusa la domenica.

    Per maggiori informazioni e/o acqusti contattare Martina Secondo Russo all’indirizzo mail mfgallerygenova@gmail.com.

  • Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    torri-faroDue torri a pianta semicircolare, rispettivamente di 20 e 18 piani, raccordate da un’ampia piazza parzialmente coperta, sopraelevata rispetto alla rete viaria: questo il progetto architettonico di Torri Faro, per l’edilizia residenziale, commerciale e servizi vari. Un complesso che si affaccia su Via di Francia, nel centro del quartiere di San Benigno, a due passi da Lanterna e Matitone. San Benigno è il paradigma della crisi, dicono alcuni: area sovraffollata di costruzioni ambiziose e con lo sguardo rivolto verso il futuro, non riesce a diventare il centro di prestigio progettato negli anni ottanta e la “City” nostrana che si era candidata a essere.
    Per quanto riguarda il caso della costruzione delle due Torri, essa ha avuto inizio il 16 febbraio 2009 e si avvia oggi verso la conclusione, che era stata già prevista sempre per il febbraio 2013. Ma a che punto sono le trattative e le vendite? In clima di crisi generale e di affanno del mercato immobiliare, il rischio di un flop per committenti e appaltatori potrebbe essere dietro l’angolo.

    IL CONTESTO URBANISTICO E LA COSTRUZIONE

    Circa 145 appartamenti (76 nella Torre A, dal piano 2 al 20, e 69 appartamenti nella Torre B, dal piano 2 al 18), con un vasto ventaglio di tipologie abitative, per tutte le esigenze, dal mono- al quadrilocale, all’attico. I prezzi: circa 3-3,5 mila euro al mq, per una metratura che va dai 40 (+ 16) mq del monolocale, ai 155 (+ 39 di loggia + 15 di balcone + 80 di terrazzo soprastante) per l’attico, con proposte più o meno di lusso e articolate a seconda delle esigenze degli acquirenti. Dai 161 mila euro per il monolocale, 172 mila per il bilocale, 325 mila e 680 mila rispettivamente per tri- e quadrilocale, fino al milione e 250 mila euro per l’attico, a cui sono da aggiungere costi accessori e iva. Il prezzo per mq, confrontato con quello di altri quartieri di Genova (dati aggiornati al marzo 2013), si avvicina a quelli di centro storico-Carignano (attorno ai 3 mila euro/mq), e di Albaro (3,5 mila euro/mq), mentre è ben diversa la tariffa media al mq nel quartiere di Sampierdarena e San Teodoro, nel Municipio Centro Ovest: meno di 2 mila euro/mq.
    Nel caso delle Torri Faro, si tratta di un complesso polifunzionale: il piano terra e il primo piano sono stati pensati per ospitare studi professionali, agenzie di viaggio e istituti di credito, con parcheggi e box auto privati e pubblici nel silos interrato. Ai piani superiori, abitazioni private. “In perfetto equilibrio tra razionalità ed eleganza, il complesso è stato progettato in armonia con il territorio secondo uno stile coerente ed unitario” con tanto di zone verdi attrezzate, strutture turistico-alberghiere, spazi commerciali ed espositivi, per il riordino e riqualificazione del quartiere: così si legge sul sito web per promuovere la costruzione di Torri Faro. Ma la percezione della cittadinanza non sembra in linea con questa visione: stufi della massiccia edificazione di grandi costruzioni, i residenti/lavoratori della zona non sembrano condividere questo entusiasmo e lamentano la scarsa integrazione nel paesaggio urbano.

    LA SITUAZIONE ATTUALE: STATO DELLE VENDITE E FINE LAVORI

    cantiere-torri-faroPensato secondo avanzati canoni di bioedilizia (le facciate di tipo ventilato sia delle murature interne che esterne, le coibentazioni termo-acustiche, l’impiego di pannelli fotovoltaici e la predisposizione domotica), Torri Faro è stato costruito dalla ditta emiliana Unieco e dalla lombarda Lamaro Group, entrambe storiche aziende attive nel campo dell’edilizia residenziale, commerciale e infrastrutturale. L’agenzia immobiliare che sta curando la vendita degli immobili è Sintesis, a Genova in Via Pietro Chiesa, sempre in zona San Benigno, che da ormai quattro anni (quindi da ancora prima che iniziassero i lavori veri e propri) segue la questione e si occupa delle vendite degli appartamenti.

    Dal 2009, stando alle informazioni in nostro possesso, dei 145 appartamenti totali ne sarebbero stati venduti 60, dislocati tra Torre A e B. Dai dati acquisiti risulta che ci siano appartamenti invenduti in entrambe le torri e di tutte le tipologie, dal monolocale al super-attico, anche se ovviamente i più venduti sono stati gli appartamenti di piccola taglia, monolocali e bilocali, in linea con il momento di forte crisi economica, con ricadute sul mercato immobiliare. Stessa sorte è toccata ai locali a piano terra e primo piano che, previsti da progetto a uso commerciale, ci è stato detto essere ancora vuoti: l’amministrazione comunale ha richiesto che una quota degli spazi totali fosse adibita a servizi e uffici, ma finora non risultano venduti.

    La consegna vera e propria di Unieco e Lamaro è fissata al più tardi per il luglio 2013, mese in cui il cantiere verrà ufficialmente chiuso e i proprietari degli appartamenti potranno entrare a tutti gli effetti nelle loro nuove abitazioni. I costruttori, però, hanno intenzione di procedere speditamente e ultimare il tutto già prima dell’estate. Il cantiere si sarebbe dovuto chiudere già lo scorso febbraio, ma ci sono stati vari rallentamenti e problemi tra impresa esecutrice e ditte in subappalto che hanno seguito i lavori, che sono degenerati nel caso dei tre operai che non più tardi di qualche settimana fa hanno minacciato di gettarsi da una delle gru ancora presenti nel cantiere delle Torri Faro. Il motivo sarebbe l’asserito mancato pagamento da parte dell’azienda, che avrebbe costretto i lavoratori a minacciare il gesto estremo. Tra varie problematiche, i lavori hanno subito uno stop da ultimo nel mese di aprile, ma saranno ripresi già a maggio, quando saranno ultimati definitivamente gli esterni. All’interno, gli appartamenti sono pronti e in attesa di essere assegnati.

    Sara Trotta, Presidente della Commissione Urbanistica del Municipio Centro Ovest, ci racconta qual è il punto di vista dell’amministrazione pubblica: «Le Torri sono una proprietà privata, nella cui costruzione le amministrazioni non sono coinvolte, se non per quanto riguarda la concessione di spazi e l’accollo degli oneri di urbanizzazione. Non ci riguarda tutto ciò che a che fare con le modalità di costruzione, la tempistica e la vendita, ma abbiamo voce in capitolo per quanto riguarda la toponomastica: proprio pochi giorni fa è stato scelto il nome ufficiale per la strada che attraversa le due costruzioni, che si chiamerà Via Baldini, in omaggio all’ex Presidente della Croce d’Oro Roberto Baldini, cui era già stata dedicata nel marzo 2012 una sala consiliare. Siamo contenti di poter omaggiare in questo modo una personalità così importante soprattutto per Sampierdarena».

     

    Elettra Antognetti

  • Val Polcevera, festa contro la repressione, per informare e resistere

    Val Polcevera, festa contro la repressione, per informare e resistere

    Valpolcevera_da_MurtaUna festa della solidarietà attiva – promossa dalla Rete genovese contro la repressione – che accomuna le persone in lotta per difendere il proprio territorio dalle presunte grandi opere e coloro i quali provano a riappropriarsi degli spazi abbandonati per restituirli alla cittadinanza, si svolgerà in Val Polcevera venerdì 12 e sabato 13 aprile.
    Una due giorni di controinformazione, presentazione di strumenti di autodifesa legale e politica, mostre come “InculArte” (prima esposizione del concorso di arte e satira contro la repressione), presentazione manifestazione del 20 aprile No Terzo Valico in Basso Piemonte e corteo antifascista del 25 aprile in Val Bisagno, info -point sul Mediterraneo Antirazzista (manifestazione sportiva, artistica e culturale in programma nei quartieri di San Gottardo e Molassana il 18 e 19 maggio), musica, spettacoli, animazione per bambini e gastronomia, destinata a chi «Ha smesso di lamentarsi per imparare a costruire l’autonomia del futuro – spiegano i promotori – per riunirsi, in autogestione, ancora una volta da tutti i quartieri, contro la legge dell’alta velocità e contro la repressione: perché tutti devono sapere, per seppellire con una risata i timori e osare l’ammutinamento del presente».

    Emblematica la vicenda della casa occupata di via dei Giustiniani, nel centro storico, sgomberata dalle forze dell’ordine il 7 agosto 2012. In seguito a quell’episodio, 13 persone hanno ricevuto la notifica di vari reati, dei quali sono ritenuti responsabili, con relativi provvedimenti: 2 denunce a piede libero, 4 arresti domiciliari e 7 obblighi di duplice firma giornaliera. «Tali misure vengono loro imposte non in quanto “sanzione” dei presunti reati commessi, ma come “prevenzione” di presunti reati ancora da compiersi – sottolinea la Rete genovese – si tratta, infatti, di misure cautelari preventive, disposte per impedire la reiterazione del reato e per “sorvegliare e punire” coloro che dimostrano di avere un comportamento che non può essere “corretto” altrimenti. E così come a Genova, dallo scorso autunno in poi, in città come Milano, Torino, Roma, Napoli, e non solo, si registrano per studenti, lavoratori e oppositori del sistema in generale, accuse pretestuose, denunce, obblighi e misure preventive, spesso arresti».

     

    Questo il programma:

    VENERDI’ 12 APRILE 2013 presso il Circolo Arci Barabini di Trasta – Salita Ca’ dei Trenta, 3

    – DALLE 17 proiezioni per bimbi e merenda a cura de Il Pentolino

    – distribuzione del nuovo numero della fanzine Stamina da un’idea di Ares Mozzi in collaborazione con Mass Maddalena Art & Street Spaces una rivista gratuita autoprodotta ripiena di fumetti e illustrazioni, con un pizzico di fotografia, provenienti dalla scena giovane genovese

    – ODISSEA spettacolo teatrale con ombre, pupazzi e rumori da viaggio

    – ORE 20 cena sociale

    – DALLE 21 concerti: BOXING DOGS (zena punk rockers); BLACK MARKET (clash cover band)

     

    SABATO 13 APRILE 2013 presso via pedonale Antonio Piccone di Certosa (fuori dal Circolo Verrina, metropolitana di Brin direzione Rivarolo)

    – DALLE 13.30 panini arrostisci e mangia, giochi in piazza, burattini e animazione per bimbi a cura de Il Pentolino

    – RITMICICLANDO spettacolo di musica con strumenti riciclati e body-percussion

    – DALLE 18.30 concerti: PICCOLA ORCHESTRA DELLA POSTA VECCHIA (pizzica pizzica e tammuriata); VITO&LE ORCHESTRINE LIVE

    – Presentazione cortei: NoTav-No TerzoValico del 20 aprile in Basso Piemonte; corteo anti-fascista del 25 aprile in Valbisagno

    – ORE 21 cena sociale

     

  • Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    vanuart-2Pittori e illustratori, videomaker e performer, poeti e scrittori. E così via. A Genova vivono e operano moltissimi artisti – di ogni età e specializzati negli ambiti più vari – che si impegnano malgrado la crisi politica/economica e le difficoltà nel trovare spazi, finanziamenti e opportunità (ne parlavamo di recente su Era Superba a proposito dei teatri).

    Dare voce a queste opportunità è lo scopo principale del nuovo progetto di Vanuart, che in pochi mesi ha rivoluzionato il modo di vivere l’arte in città: attraverso un numero di collaborazioni in continua crescita – fra artisti, gestori di attività commerciali e istituzioni – sta prendendo forma l’idea di “trasformare Genova in una galleria d’arte en plein air“.

    vanuart-4A quasi un mese dall’inaugurazione della nuova sede in vico del Fico – uno spazio che si affaccia in piazza delle Lavandaie, tra via Ravecca e i Giardini Luzzati – nel pomeriggio di ieri, mercoledì 10 aprile, è partito Art Meeting Point.

    Di che si tratta? Ogni mercoledì pomeriggio (intorno alle 17-18) chiunque fa arte o ha un’idea legata alla creatività può venire a Vanuart e proporre il suo progetto.

    Ieri si è svolto il primo incontro, dove Sabrina – fondatrice di Vanuart – ha illustrato i passi futuri dell’associazione: la mostra itinerante di arte visiva Il seme del cambiamento, aperta al pubblico per tutto il mese di aprile in vari locali del centro e del centro storico (Berio Cafè, Gradisca e altri), sarà poi allestita in altri quartieri della città, tra cui Nervi e Sampierdarena. I prossimi eventi saranno la proiezione di poesie sui muri dei Palazzi della città ed eventi musicali in piazza delle Lavandaie.

    vanuart-3Il meeting point ha visto la presenza di una decina di artisti – tra illustratori, musicisti, fotografi e così via – ciascuno dei quali ha proposto un’idea sotto forma di post-it appeso alla porta di Vanuart. Lo staff dell’associazione si occuperà di trasformare queste idee in progetti concreti, con l’aiuto degli artisti interessati a prendervi parte.

    Alcuni esempi: decorare con illustrazioni e poesie i pannelli dei cantieri abbandonati, un progetto di narrazione dei tetti di Genova, corsi per artisti che vogliono comunicarsi attraverso il web, performance artistiche a km zero. Anche io ho proposto una mia idea, per creare spazi e occasioni di confronto per chi scrive opere di prosa.

    L’appuntamento è dunque ogni mercoledì presso la sede di Vanuart. Si può portare un’idea, ma anche uno strumento musicale, le proprie poesie da leggere, esempi di opere realizzate da mostrare agli altri. Scopo di Art meeting point è diventare un appuntamento fisso per far conoscere tra loro gli artisti che operano a Genova e “unire le forze” per dare luogo a nuovi eventi e iniziative.

    Marta Traverso

  • Lanterna di Genova: estate 2013, bando per organizzazione di eventi

    Lanterna di Genova: estate 2013, bando per organizzazione di eventi

    lanterna2-DILa Provincia di Genova e la Fondazione Muvita hanno aperto un bando per associazioni che vogliono contribuire al progetto Eventi per la Lanterna 2013.

    Scopo dell’iniziativa è aprire il sito storico della Lanterna di Genova alle organizzazioni culturali e realizzare in questo luogo esperienze fra le più eterogenee, per mettere in luce le iniziative di creatività genovesi.

    Provincia e Muvita metteranno a disposizione dei soggetti selezionati uno spazio designato appositamente, l’area spettacoli situata nel Parco della Lanterna, un palco di 8×4 metri collocato al cospetto del faro e chiuso alle spalle dalla quinta teatrale del porto, con un totale di 250 posti (150 a sedere e 100 in piedi). Si suggerisce pertanto di elaborare proposte che tengano in considerazione lo spazio del palco, la capienza e tutti i requisiti tecnici.

    La manifestazione di interesse può essere inviata entro martedì 30 aprile 2013 all’indirizzo mail lanterna@muvita.it. Le proposte saranno selezionate secondo criteri di qualità e attinenza dei contenuti culturali, fattibilità di realizzazione e sostenibilità dell’intervento che dovrà essere a costo zero per Provincia e Fondazione Muvita.

    Entro maggio 2013 saranno contattati gli autori dei progetti idonei, mentre gli eventi si svolgeranno tra luglio e settembre 2013.

    [foto di Diego Arbore]

  • Gnu Quartet: nuovo album e concerto live a La Claque

    Gnu Quartet: nuovo album e concerto live a La Claque

    Gnu QuartetGiovedì 11 aprile 2013 (ore 22) i Gnu Quartet in un concerto live a La Claque presentano il nuovo progetto musicale muse_ic – GnuQ play Muse: un album di cover della nota band britannica, tratto dal tour “GnuQ play Muse” messo a punto negli ultimi due anni e che unisce sonorità elettroniche a uno spettacolo visivo e multimediale.

    L’album arriva a cinque mesi dalla pubblicazione del lavoro precedente, Something Gnu.

    La band è nata nel 2006 ed è formata da quattro elementi: Francesca Rapetti (flauto traverso), Stefano Cabrera (violoncello), Raffaele Rebaudengo (viola) e Roberto Izzo (violino).

    Lo show è arricchito dalle proiezioni oniriche di Roberto Rebaudengo, allievo e collaboratore di Emanuele Luzzati, e Raffaella Benelli fluttuano nello spazio saturato dall’elettronica che Filo Q ha curato insieme al quartetto.

  • Whistleblowing: la denuncia dell’illecito presa in prestito dallo sport

    Whistleblowing: la denuncia dell’illecito presa in prestito dallo sport

    fischiettoDo you remember? Vi ricordate quando, parlando delle metafore concettuali qualche puntata fa, abbiamo visto che una partita di football viene normalmente descritta come: a) una guerra; b) un’opera d’arte.

    Nel lontano passato, in anni nei quali il calcio non era popolare come adesso e nei quali ancora non esisteva la televisione, i reporter dell’epoca avevano la necessità di ricorrere a immagini e concetti noti al pubblico per descrivere quanto accadeva su un campo di calcio. Le cose, tuttavia, sono cambiate molto, tanto che sempre più spesso si percorre il percorso inverso, ovvero usare espressioni dell’ambito sportivo per rendere più accessibili altri tipi di concetti.

    Senza andare a Londra, Sydney o Los Angeles, basta osservare il linguaggio politico di casa nostra per trovare la famosa – o famigerata? – “discesa in campo politico”, chiaramente mutuata dal mondo del calcio. Spostandoci in Gran Bretagna, capita frequentemente di leggere titoli e frasi quali: Tony Blair’s own goal oppure, per par condicio,  David Cameron’s own goal . To score an own goal significa infatti “segnare un autogol,” l’azione più disgraziata che possa capitare a un giocatore di calcio. Ne era suo malgrado uno specialista il difensore italiano Riccardo Ferri, preso in giro in una canzone di Ligabue per questa sua “peculiarità”, ma a quanto pare il vizio di segnare delle autoreti si è diffuso anche in ambito politico…

    Non è altresì raro imbattersi nell’espressione to move the goal posts, letteralmente “spostare i pali della porta,” con la quale si intende un cambiamento delle regole a trattative in corso.

    Un altro termine importato dal linguaggio sportivo è whistleblowing, ovvero l’attività di denuncia di una condotta fraudolenta all’interno di un’azienda, di un’istituzione o di un contesto lavorativo. Nello sport, blowing the whistle – letteralmente “soffiare il fischietto” – è l’azione compiuta dall’arbitro per interrompere il gioco durante una partita al fine di punire con un fallo un’azione irregolare. Il whistleblower, tale è il nome della persona che riferisce l’illecito, dimostra notevole coraggio perché non è certo facile – anzi, è assolutamente ammirevole – fare parte di un sistema e denunciarne dall’interno le dinamiche malate o il marciume. Pensate, rimanendo in Italia, all’allenatore Zdenek Zeman, il quale fece attività di whistleblowing portando l’attenzione dell’opinione pubblica sulla diffusione delle pratiche dopanti nel nostro calcio: la reazione del suo stesso ambiente nei suoi confronti culminò una pioggia di insulti e critiche.

    Un altro celebre caso di whistleblowing è quello del tenente Frank Serpico della polizia di New York. Illustre italo-americano,  secondo altri poliziotti del suo dipartimento ebbe la “colpa” di non accettare le mazzette e di aver denunciato diverse abitudini corrotte tra coloro che dovevano essere i tutori della legge. Furono i suoi stessi colleghi a farlo cadere in un agguato in cui Serpico, colpito al volto da un proiettile, rischiò di perdere la vita.

    La storia dell’agente del NYPD (New York Police Department) figlio di emigranti campani è stata ripresa e raccontata dal bellissimo film di Sidney Lumet, “Serpico”, con Al Pacino nei panni dell’omonimo protagonista; una pellicola assolutamente da vedere, nell’attesa che qualcuno inizi a soffiare anche in qualche fischietto italiano… Bye!

     

    Daniele Canepa

  • Moschea e luoghi di culto islamici: dove pregano i musulmani genovesi?

    Moschea e luoghi di culto islamici: dove pregano i musulmani genovesi?

    moschea-vico-fregosoÈ da tanti anni che a Genova si discute animatamente in merito alla costruzione di una grande moschea. Eppure, la nostra città presenta già un buon numero di luoghi di preghiera dove tutti i giorni, e non solo il venerdì, giorno di festa secondo i dettami dell’Islam, si raccolgono in preghiera i fedeli musulmani.

    Questi luoghi, spesso associazioni o centri culturali sorti una decina di anni fa su iniziativa di singoli immigrati giunti a Genova dal proprio paese di origine, costituiscono un punto di riferimento fondamentale per coloro che vogliono pregare sotto lo stesso tetto insieme ad altri credenti.
    Sono sette i luoghi di preghiera islamici presenti a Genova: cinque di essi sono dislocati all’interno del centro storico, gli altri due si trovano nei quartieri di Sampierdarena e Prà.

    Noi siamo andati a visitare quello che è il luogo di culto più conosciuto e frequentato dagli islamici genovesi: a pochi metri da Porta dei Vacca, nascosto in una stretta salita che da via del Campo ci porta dritti nel cuore del Ghetto, più precisamente in vico dei Fregoso, sorge l’associazione culturale Khald Ibn Alwalid. Un nome impegnativo per noi italiani, un omaggio all’omonimo compagno del profeta Maometto e grande guerriero arabo, per i musulmani.

    Il centro è in costante rinnovamento, come ci spiega il Presidente dell’associazione, Mohammed Nouali. Residente a Genova da circa vent’anni, Nouali ha fondato il centro 10 anni fa e, da allora, il progetto si è allargato fino all’acquisto di una seconda sala, nel 2009, più grande di quella già in uso costituita da due piccole stanze distribuite su altrettanti livelli affacciate su vico dei Fregoso.

    moschea-islam
    Foto di Elena Ricci

    Qui si ritrovano per pregare musulmani di tante nazionalità diverse: senegalesi, tunisini, algerini, marocchini, egiziani. In settimana la sala piccola di vico dei Fregoso è frequentata esclusivamente da uomini; il venerdì, giorno festivo per i seguaci dell’Islam, la stessa saletta si trasforma invece in luogo di preghiera riservato a donne e bambini mentre gli uomini si radunano al piano di sotto, nel salone grande, che può accogliere fino a 300 persone.

    Entrando nel salone balzano subito all’occhio le tipiche piastrelle bianche e blu che rivestono i muri del locale in tutta la sua ampiezza e i numerosi tappeti colorati che, con i bordi sovrapposti l’uno sull’altro, nascondono per intero le mattonelle del pavimento. In fondo alla sala, al centro, si nota immediatamente quello è il corrispettivo islamico del pulpito presente all’interno delle chiese cristiane: il minbar, una specie di piccolo trono rialzato dal quale, il mezzogiorno del venerdì, l’imam esegue l’arringa dinanzi ai presenti. A fianco, sulla destra, una minuscola stanzetta ospita il microfono per la preghiera obbligatoria del venerdì.

    Il centro Khald Ibn Alwalid non funge solo da luogo di culto musulmano. L’associazione organizza periodicamente anche incontri aperti al pubblico che sono sia momenti di dialogo e confronto con esponenti o esperti di altre religioni, sia occasioni per discutere insieme sull’Islam ed evidenziare l’importanza di un confronto aperto tra i fedeli di religioni diverse. Grande importanza rivestono anche le attività per i bambini: aiuto con i compiti scolastici, escursioni all’aria aperta, letture e corsi di arabo. Spesso e volentieri il centro organizza incontri tra immigrati appena arrivati a Genova e avvocati per offrire ai primi un servizio informativo chiaro e dettagliato sulle leggi e la burocrazia italiane.

     

    Samanta Chittolina

  • Sala Dogana, arte contemporanea: bando per giovani curatori

    Sala Dogana, arte contemporanea: bando per giovani curatori

    sala-dogana-ducale-DICome anticipato durante la presentazione degli eventi primavera 2013 di Sala Dogana, sono stati aperti i primi due bandi per giovani artisti e curatori: Hands-On Transformation scadrà il prossimo 29 aprile, mentre sono state appena avviate le iscrizioni per il bando giovani curatori.

    Di cosa si tratta? I partecipanti – di qualunque nazionalità purché operanti in Italia e di età compresa tra 25 e i 35 anni – dovranno ideare un progetto culturale da realizzarsi in Sala Dogana tra il 4 e il 20 ottobre 2013, sulla base del tema “Non è un paese per vecchi?”. Ulteriore requisito di partecipazione è aver conseguito diplomi di master specifici o di corsi equipollenti e/o aver maturato almeno due anni di esperienza presso istituzioni pubbliche o private, curando di mostre di arte contemporanea.

    I partecipanti dovranno inviare entro le 16.30 di lunedì 6 maggio 2013 (a mano o tramite raccomandata a Comune di Genova – Direzione Cultura e Turismo, – Ufficio Cultura e Città presso Archivio Generale – Piazza Dante 10, 1° piano 16123 Genova) il seguente materiale:
    – curriculum vitae in pdf nel quale siano specificati percorso formativo, principali esperienze di curatela e massimo due pubblicazioni (non tesi di laurea);
    – descrizione del progetto con soggetto stabilito dal bando e con indicazione del concept della mostra;
    – elenco preliminare delle opere e degli artisti italiani o stranieri operanti in Italia, di età compresa tra i 18 e i 40 anni alla data di scadenza del bando;
    – ipotesi di allestimento, con almeno cinque immagini di lavori;
    modulo di iscrizione compilato in ogni sua parte.

    La selezione dei progetti sarà affidata a una Giuria presieduta da Ilaria Bonacossa, curatrice del Museo Villa Croce e composta da Alis/Filliol, duo artistico; Viana Conti, critico d’arte; Antonella Crippa, responsabile scientifico Open Care; Sandro Ricaldone, curatore indipendente. All’autore del progetto selezionato sarà corrisposto un importo di € 3.750,00 lordi per la realizzazione e l’allestimento della mostra. Curatore e artisti dovranno provvedere al trasporto dell’opera e al suo allestimento/disallestimento, mentre avranno a disposizione a titolo gratuito lo spazio e le attrezzature tecnologiche in dotazione a Sala Dogana, oltre all’assicurazione per le opere in giacenza, valida per tutto il periodo della mostra

  • Maddalena on the road: scopriamo il vero volto del centro storico

    Maddalena on the road: scopriamo il vero volto del centro storico

    piazza-maddalenaSabato 13 aprile 2013, a partire dalle 15, un nuovo evento organizzato nel Sestiere della Maddalena per ridare vita al quartiere del centro storico: slogan della giornata è Riprenderci la Maddalena per un giorno, poiché i vicoli saranno pacificamente “invasi” dai commercianti, artigiani e artisti che lo vivono quotidianamente, accompagnati da un gruppo di attori delle più importanti compagnie teatrali della città.

    Per capire meglio la natura di questa giornata abbiamo parlato con Manuel Sifuentes, uno dei titolari del Manena Hostel. «Il titolo Maddalena on the road è nato in una delle tante riunioni che facciamo con il CIV: volevamo che fosse chiara la nostra volontà di stare sulla strada di impegnarci concretamente per questo quartiere e di rispondere in modo coerente a una crisi economica schiacciante e a una situazione ormai di degrado, di cui via della Maddalena diventa il simbolo ma anche il punto di partenza per una svolta positiva».

    Le attività dei negozi del quartiere si sposteranno per un giorno in via della Maddalena, con il contributo del CIV e di tutte le associazioni del territorio, che da tempo organizzano periodicamente eventi di questo tipo, sul tema CIVivo CIVengo CIViaggio: «La risposta è stata positiva per quasi tutte le iniziative fatte. I visitatori sono stati in crescita fino a Natale con una piccola flessione sulle ultime, ma per ragioni indipendenti dall’organizzazione, a partire dalle condizioni metereologiche che non ci hanno aiutato. Non è facile fare una stima precisa dei visitatori in totale, ma diciamo che ogni volta – tra occasionali e interessati, comprendenti bambini genitori etc – abbiamo avuto circa 300 presenze a evento».

    Il quartiere sarà “occupato” con sette postazioni, così collocate:
    1. Chiesa della maddalena
    2. Spiazzo vico rosa/vico dietro il coro
    3. Angolo vico dietro coro vigne
    4. Piazzetta Boccanegra
    5. Quattro canti
    6. Pellicceria
    7. Angolo Via San Luca

    Ci sono iniziative per riaprire le attività commerciali della Maddalena? «In questo momento purtroppo non ci sono più bandi aperti: il riscontro sui passati bandi è buono, poiché hanno rappresentato l’unico argine alla linea di chiusura ascendente, lo strumento dei bandi ha consentito ad alcuni di resistere, rinnovare e potenziare e ad altri di insediarsi con attività innovative e utili per il territorio. Finché questo passaggio è stato governato determinava prospettive, al momento siamo comunque in attesa».

    Una di queste attività di recente inaugurazione è proprio l’ostello Manena, che da pochi mesi è attivo in città. «Facendo un piccolo bilancio di questi primi sei mesi di ostello non possiamo che sorridere: i risultati ottenuti sono andati oltre le nostre più rosee aspettative, abbiamo avuto un’occupazione alta anche nei mesi di bassa stagione, riscontrando un entusiasmo e un apprezzamento da parte degli ospiti – anche per Genova in generale – che ci ha dato ancor più energia e ottimismo. Abbiamo da poco superato quota 1.000 ospiti e ci è difficile elencare tutte le nazionalità, sono troppe! Crediamo fermamente che i servizi siano l’arma in più per continuare a crescere, quindi abbiamo in progetto walking tour, pubcrawl e cene in ostello. Questo grazie anche all’impegno forte con il Civ Maddalena e l’associazione Ama Abitanti Maddalena, due splendide realtà che sono letteralmente il motore della rinascita del quartiere, tante idee e tanto impegno disinteressato sono le caratteristiche che le accomunano».

    In particolare, la nascita di questa associazione di cittadini – costituita anch’essa pochi mesi fa – ha permesso il vero rilancio del quartiere: «La nascita di Ama ha permesso la conoscenza tra abitanti del quartiere e la loro partecipazione attiva alle iniziative, raccogliendo la necessità di poter aderire a uno strumento organizzato e ufficialmente costituito, in grado di operare azioni di riqualificazione sociale e culturale e di essere soggetto relazionale con le istituzioni. Le azioni fino ad oggi svolte hanno contribuito ad elevare tra gli associati, ma non solo, il senso di vivibilità degli spazi pubblici, la presa di coscienza che se uno spazio è pubblico allora è anche nostro e non dobbiamo essere renitenti nel viverlo e attraversarlo. Le cose possono migliorare se tutti lo vogliamo ed ognuno di noi è disposto a mettersi in discussione e a partecipare».

    Marta Traverso

  • Centro Storico, invasione di sigarette elettroniche, slot e fast food

    Centro Storico, invasione di sigarette elettroniche, slot e fast food

    rifugi-solidi-urbani-cancelloCari amici appassionati di glamour e di design, le tendenze della primavera-estate 2013 sono chiarissime e innovative;  in assenza di governo (ladro o meno che sia) la pioggia prosegue il suo incarico in regime di “prorogatio”, la necessità di larghe intese si fa pressante in tempi di moda “curvy”aperta alle taglie extra large, in netta controtendenza con le rigorose politiche di austerity di montiana memoria.

    La trasformazione è in atto anche nella nostra città, la primavera 2013 vede nel nostro Centro Storico il trionfo della plastica, simbolo del nuovo tipo di commercio che invade le nostre strade; Sigarette Elettroniche, Sale Bingo e Fast food  prendono piede prepotentemente nei nostri vicoli, modernizzando il commercio e rendendolo finalmente uguale a quello di una qualsiasi altra città del mondo progredito.

    Ma il design urbano non è insensibile alle richieste dei cittadini più tradizionalisti,  quelli che, in maniera forse un po’ anacronistica difendono ancora le attività commerciali della nostra tradizione, come latterie, forni e friggitorie, forse superate, ma dall’innegabile fascino vintage. Come si vede nella foto, la scelta è stata decisa e rivoluzionaria; il vicolo blindato, per preservarne l’autenticità dalla contaminazione del consumismo dilagante, diventerà un’oasi felice della città  legata alla tradizione e alla cultura.

    Nel Centro Storico verranno create queste riserve protette, dei piccoli ghetti riservati agli amanti dei libri e del cibo genuino, visitabili  in orari limitati anche dai turisti curiosi di osservare queste specie tutelate. Nel resto della città  continuerà invece la moda del commercio in plexiglass,  i fast food  finalmente renderanno Genova una città moderna e cosmopolita, la resistenza dei forni  e della loro focaccia unta (decisamente poco fashion) verrà estirpata da questa nuova onda di civiltà plastificata; le librerie, spazi inutilmente ingombranti  e poco redditizi,  luoghi pericolosi per il rischio di incendi e di diffusione di idee non allineate, verranno relegate nei nuovi ‘vicoli-riserva’, la cui fruizione sarà destinata  solo ad un pubblico adulto, e  in cui queste pratiche di perversione culturale verranno tollerate.  In un’epoca di normalizzazione del vizio, dove anche la sigaretta diventa elettronica  e la cartina segue lo stesso declino della carta (usata sia per produrre ingombranti libri sia per avvolgere la focaccia), questi nuovi vicoli della tradizione diventeranno una nicchia di design vintage, i cancelli in ferro battuto  rappresenteranno la chiusura verso il mondo dell’innovazione ma anche la loro risorsa principale, quella  di mantenersi diversi e alternativi. Torrefazioni, latterie, drogherie, antiche botteghe artigiane troveranno qui rifugio, finanziate con la vendita di biglietti ai turisti che vorranno provare l’emozione e il brivido di un tour safari in questa realtà così particolare,  questo Red Light District genovese che diventerà una specie di zona franca in cui circoleranno liberamente libri, panissa e frisceu, ma solo per uso esclusivamente personale e da consumarsi in loco.

    I puristi un po’ retrò avranno così la loro zona protetta, che resiste coraggiosamente alla modernizzazione incipiente (e che verrà per questo denominato Centro Stoico) ,il rischio di estinzione verrà scongiurato,  e nello stesso tempo la città potrà imboccare la via del commercio globale e dei negozi intercambiabili (dove le attività commerciali si alterneranno mensilmente, tra fallimenti e cambi di gestione, per non annoiare i cittadini).

    Mentre nella riserva-vicolo si tollererà lo spaccio di romanzi e di saggi di economia politica, l’Italia troverà nuovi leader rottamatori, giovani e appassionati di cultura, pronti ad affrontare la nuova e impegnativa sfida che attende il nostro Paese,  quella di Amici e del futuro Ministro della Cultura, Maria De Filippi.

     

    Dottor Grigio

  • Equitalia s.p.a: la società, l’organizzazione, l’attività di riscossione

    Equitalia s.p.a: la società, l’organizzazione, l’attività di riscossione

    EquitaliaNelle scorse settimane abbiamo avuto modo di tornare sull’annoso (dannoso…) argomento Equitalia. Questa settimana volevo spiegare ai nostri lettori come nasce, come si sviluppa e come funziona questa Società per Azioni molto, ma molto particolare…
    Equitalia è la società pubblica (51 % Agenzia delle Entrate e 49% INPS ) incaricata della riscossione dei tributi a livello nazionale. Per tributi intendiamo tasse, imposte e quant’altro di spettanza degli enti pubblici, mai di bollette delle utenze domestiche o cose simili!

    Con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha cambiato nome in Equitalia S.p.A., il servizio nazionale della riscossione dei tributi è tornato in mano pubblica. La riforma della riscossione è avvenuta con l’entrata in vigore dell’art. 3 del decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005 deliberato dal Governo Berlusconi convertito con modificazioni nella legge n. 248 del 2 dicembre 2005.
    Fino al 30 settembe 2006 la riscossione era affidata in concessione a privati (prevalentemente banche), una quarantina circa. Con il dl n. 223 del 4 luglio 2006 il governo Prodi autorizza Riscossione S.p.A. ad utilizzare i dati in possesso dell’Agenzia delle entrate.
    Equitalia dalla sua costituzione ha raggruppato i vecchi concessionari attraverso una campagna di acquisizioni e fusioni, al fine di ridurre il numero totale degli Agenti della riscossione, che nel 2011 sono confluiti in 3 sole società. Infatti, nell’aprile 2009 l’ambito di Genova passa da Equitalia Polis S.p.a ad Equitalia Sestri S.p.a., mentre l’ambito di Salerno passa da Equitalia Etr S.p.a. ad Equitalia Polis S.p.a. Nel maggio 2009 Equitalia Gerit S.p.a. acquista Equitalia Frosinone S.p.a. Nel giugno 2009, Equitalia Etr S.p.a. incorpora Equitalia Foggia S.p.a., mentre l’ambito di Lucca passa da Equitalia SRT S.p.a. ad Equitalia Cerit S.p.a. Dal gennaio 2010 Equitalia Perugia S.p.a. ed Equitalia Terni S.p.a. si fondono, dando luogo a Equitalia Umbria S.p.a. Dal gennaio 2011 Equitalia Etr S.p.a. incorpora Equitalia Lecce S.p.a. Con le operazioni societarie del 1º luglio, del 1º ottobre 2011 e la messa in liquidazione di Equitalia Basilicata S.p.a partecipata da privati, dal 31 dicembre 2011 restano operative:

    Equitalia Nord S.p.a.
    Equitalia Centro S.p.a.
    Equitalia Sud S.p.a.
    Equitalia Servizi S.p.a.
    Equitalia Giustizia S.p.a.

    Equitalia esercita la riscossione dei tributi sull’intero territorio nazionale, esclusa la Sicilia. In particolare, Equitalia esercita sia la riscossione non da ruolo, che riguarda i versamenti diretti, per esempio, la riscossione dei versamenti unitari con compensazione mediante Mod. F24, la riscossione dei tributi e delle altre entrate versate con mod. F23, la riscossione dell’Ici, sia la riscossione a mezzo ruolo, che è effettuata sulla base della notifica di una cartella di pagamento o altro avviso (accertamento esecutivo per i tributi erariali c.d. AVE o avviso di addebito per la riscossione dei contributi previdenziali INPS c.d. AVA).
    Il Gruppo Equitalia si compone delle società Equitalia S.p.a. (capogruppo), delle società da essa controllare e di altri tre agenti della riscossione presenti su tutto il territorio nazionale con esclusione della sicilia, la cui società si chiama Riscossioni Sicilia S.p.A. (fino al 1° settembre 2012 denominata SERIT Sicilia Spa).

    Equitalia spa esercita funzioni prevalentemente strategiche, di indirizzo e controllo dell’attività degli agenti della riscossione, mentre gli agenti si occupano degli aspetti operativi della riscossione, gestendo gli sportelli e i rapporti con i contribuenti e con gli enti.
    Equitalia Servizi supporta gli agenti della riscossione sia come fornitore di soluzioni tecnologiche sia come interfaccia con gli enti.
    Equitalia Giustizia si occupa della riscossione delle spese di giustizia e delle pene pecuniarie conseguenti ai provvedimenti giudiziari passati in giudicato o diventati definitivi dal 1º gennaio 2008.

    Dal 1 gennaio 2012 la struttura degli agenti di riscossione, ossia delle filiali locali di Equitalia S.p.a., su pressoché tutto il territorio nazionale, organizzati su base regionale, con competenza provinciale è la seguente:

    Equitalia Nord S.p.a.: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia
    Equitalia Centro S.p.a.: Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Sardegna
    Equitalia Sud S.p.a: Lazio, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
    Sicilia: Riscossione Sicilia S.p.A., non facente parte del gruppo Equitalia S.p.a. ma 60% Regione Siciliana e 40% Agenzia delle Entrate, competente per tutto il territorio regionale.

    Per completezza di informazione, ecco le sedi:
    Equitalia Nord S.p.a. – Viale dell’Innovazione 1/b – 20126 Milano
    Equitalia Centro S.p.a. – Via Cardinale Domenico Svampa, 11 – 40129 Bologna
    Equitalia Sud S.p.a. – Lungotevere Flaminio 18 – ROMA

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Consiglio Comunale: regolamento per il controllo delle Società Partecipate

    Consiglio Comunale: regolamento per il controllo delle Società Partecipate

    palazzo-tursi-aula-rossa-d27Dopo 3 sedute in Commissione Consiliare giungeva finalmente ieri in Consiglio Comunale la delibera di Giunta sul Regolamento per il Controllo delle Società Partecipate. Un documento profondamente rielaborato, rispetto al testo iniziale, con l’obiettivo di accogliere le richieste dei gruppi di maggioranza e di opposizione puntando ad un’approvazione condivisa. Nonostante il lungo dibattito avvenuto in commissione gli emendamenti presentati soprattutto da M5S, Pdl e Lista Musso, hanno impegnato il Consiglio per metà mattinata e per tutto il pomeriggio con la discussione di ben 53 emendamenti e 14 ordini del giorno.

    Di questi la maggior parte è stata respinta, ma alcune modifiche, non volute dalla Giunta, sono state introdotte grazie ad un voto trasversale che ha visto M5S, Lista Musso, Pdl e Lista Doria sostenere col proprio voto un emendamento che consente alla ASPL (Autorità per i Servizi Pubblici Locali), oltre che al Comune  di Genova, di svolgere il controllo periodico sull’andamento delle società partecipate.

     

    COSA CAMBIERA’ CON L’INTRODUZIONE DI QUESTO REGOLAMENTO?

    Come ribadito da più consiglieri si tratta di un atto dovuto, in recepimento del decreto legislativo 18 agosto 2000 numero 267, in cui si prevedeva la necessità di introdurre un sistema di controlli sulle società partecipate dei comuni. Non si tratta quindi di un atto rivoluzionario, anzi, forse tardivo, ma che tuttavia colma un importante vuoto su questo argomento. Come ha detto il consigliere Boccaccio (M5S): «C’è da stupirsi che questo regolamento non esistesse».  Il cattivo andamento di molte partecipate, che spesso è emerso anche durante i lavori del Consiglio, e la conseguente necessità di intervenire con un’iniezione di denaro pubblico a loro sostegno sono pratiche che non possono più essere consentite in un momento in cui le risorse sono più scarse che mai. Il Regolamento introduce una serie di meccanismi di controllo dei bilanci delle partecipate, di verifica dei risultati ottenuti e di maggiore trasparenza nella divulgazione delle informazioni relative alle società con lo scopo di non consentire più gestioni inefficienti e poco chiare. Il concetto viene riassunto nelle parole del capogruppo dell’Udc Gioia che ha detto: «Spero possa terminare la situazione di partecipate che sono in perdita e non forniscono nemmeno i giusti servizi ai cittadini».

     

    Molti interventi sono stati fatti a favore della trasparenza delle società Partecipate, poiché nonostante i bilanci siano pubblici, la loro accessibilità è spesso complessa. Per questo si è prevista la realizzazione di una pagina web istituzionale di ogni partecipata sul sito del Comune di Genova, che dovrà essere regolarmente aggiornata e in cui dovranno essere pubblicati i bilanci e gli obiettivi strategici.

    Nonostante si tratti di un passo avanti, rimangono ancora alcuni dubbi sull’efficacia del regolamento. In fondo si tratta di uno strumento e, evidenzia Baroni (Ex Pdl, ora gruppo misto) «se si avessero voluto controllare i bilanci si potevano controllare anche prima. Non vorrei dare troppa enfasi, mi interessa la sostanza». Starà quindi nella corretta e scrupolosa applicazione delle regole il vero cambiamento di rotta e ciò dipende fondamentalmente dalla volontà politica del Consiglio. Inoltre Gioia (Udc) ritiene sia importante accogliere fino in fondo le finalità per cui la Corte dei Conti ha sollecitato l’adozione di questo regolamento, sottolineando che «di fronte a risultati negativi reiterati, gli obblighi di controllo impongono all’ente di valutare attentamente le condizioni che avevano portato alla scelta di creare la partecipata». In altre parole il Comune dovrebbe poter rinunciare alla sua quota se ciò portasse solo perdite e nessun vantaggio.

     

    PD CONTRO SINDACO DORIA E GIUNTA

    La mattinata del Consiglio era stata invece animata da uno scontro tra Pd e il Sindaco, testimoniata anche da una dichiarazione a firma del capogruppo Farello e del consigliere Vassallo in cui si afferma: «Visto l’aggravarsi della crisi di due importanti realtà industriali come Piaggio Aero Industries e Selex Es, ci aspettavamo che fosse il Sindaco Doria a portare in aula questioni così importanti». Il Pd aveva infatti proposto di inserire un articolo 54 ad inizio seduta per dare una prima risposta ai lavoratori di queste due aziende che negli ultimi giorni sono scesi in piazza col timore di poter perdere il proprio posto di lavoro. Vista la volontà espressa lunedì dal Sindaco Doria e dal Presidente della Regione Burlando di chiedere un confronto con il Governo e Finmeccanica su questi temi, il principale partito di maggioranza aveva deciso di ritirare la propria interrogazione a risposta immediata contando sul fatto che il Sindaco intervenisse in aula. «Oggi – si legge sul comunicato stampa del Pd – Consiglio Comunale e l’amministrazione nel suo complesso non danno buona prova di sé. Mentre ci dilunghiamo in discussioni su procedure e ripicche, le manifestazioni dei lavoratori Fiera e Selex rischiano di non trovare ascolto da parte della principale istituzione della città».

    Nonostante il tentativo, con una serie di interviste e con una seconda nota pomeridiana, di smorzare la polemica con la Giunta, accusando i partiti di minoranza di aver messo in atto «giochi della vecchia politica», resta agli atti l’ennesimo episodio di una difficile convivenza tra due anime della sinistra, spesso intente a dimostrare la propria diversità di vedute sugli argomenti importanti della città.

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Tortura, carceri e droghe: via alla raccolta firme per tre leggi popolari

    Tortura, carceri e droghe: via alla raccolta firme per tre leggi popolari

    coda-personeIntrodurre il delitto di tortura nel codice penale, cambiare la legge Fini-Giovanardi sul consumo di droghe, restituire dignità ai detenuti ripristinando la legalità nelle carceri superaffollate: tre punti cardine per il presente e il futuro della giustizia democratica nel nostro Paese che un “cartello” di oltre venti associazioni (www.3leggi.it), impegnate a vario titolo nel sociale, ha tradotto in progetti di legge di iniziativa popolare.
    Affinché le proposte vengano prese in esame dal Parlamento, come previsto dall’art. 71 della Costituzione, sono necessarie le firme di almeno 50 mila elettori, entro il 31 luglio. Un traguardo tutt’altro che impossibile a giudicare dalla costante affluenza di firmatari, in prevalenza under 30, che ieri pomeriggio (martedì 9 aprile ndr) hanno affollato l’apertura della campagna di raccolta a Genova, nello Spazio Aperto di Regione Liguria, in piazza De Ferrari, affiancati da volti molto noti in città come don Gallo, Luca Borzani e i coniugi Giuliani.
    In giorni cui va tanto di moda parlare di programmi di governo, ecco una proposta concreta, dal basso.

    I tre progetti di legge sono assolutamente autonomi ma interconnessi tra loro, come spiega Patrizia Bellotto di Cgil Liguria, tra le organizzatrici della raccolta firme: «Il filo comune della nostra iniziativa è il rispetto della dignità delle persone. Le carceri sono strapiene anche perché c’è chi paga un prezzo assurdo per qualcosa che non può essere un reato, come la clandestinità che punisce una condizione dell’individuo e non il compimento di un’azione illegale. Discorso simile si può fare per le pene derivanti da consumo di droghe leggere, che si sono trasformate in un sovraffollamento degli istituti penitenziari, senza alcuna possibilità di recupero per gli individui».

    Ma vediamo nel dettaglio di cosa parlano i tre progetti di legge.

    DELITTO DI TORTURA

    La prima proposta è immediata e mira a introdurre nel Codice penale un articolo 608-bis dedicato al reato di tortura, colmando così una grave lacuna come imposto dal diritto internazionale. In questo caso, il testo ricalca la definizione di tortura codificata dalla Convenzione delle Nazioni Unite: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che infligge ad una persona, con qualsiasi atto, lesioni o sofferenze, fisiche o mentali, al fine di ottenere segnatamente da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o su di una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su ragioni di discriminazione, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La pena è aumentata se ne deriva una lesione personale. È raddoppiata se ne deriva la morte. Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione del fatto, o che si sottrae volontariamente all’impedimento del fatto, o che vi acconsente tacitamente”. Inoltre, si vieta al governo italiano di garantire l’immunità diplomatica a stranieri condannati per questo reato in un altro Paese e se ne impone l’estradizione.

    «L’introduzione del reato di tortura è un punto fondamentale per il nostro ordinamento – ha commentato l’avvocato Alessandra Ballerini – basti ricordare la sentenza sul processo del G8 in cui viene ribadito che se tale reato fosse stato previsto, alcuni poliziotti e alcuni medici avrebbero dovuto risponderne».

    Secondo Stella Acerno di Amnesty International Liguria la questione è, inoltre, «strettamente legata alla formazione delle forze dell’ordine, che devono essere attori chiave del sistema di tutela e garanzia dei diritti, temi su cui ci interrogano, ad esempio, le sentenze sui casi Sandri, Aldrovandi e Cucchi».

    coda-persone-2CARCERI

    Più complessi i 26 articoli che puntano a una riforma del sistema detentivo italiano per ridurre il sovraffollamento delle carceri. «C’è una riscoperta sensibilità sul tema delle carceri, forse anche grazie alla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che l’8 gennaio ha condannato l’Italia per tortura» sottolinea Ballerini, che prosegue: «In Italia ci sono attualmente 66mila detenuti a fronte di una capienza massima di 44mila. In questo momento, se una persona finisce in carcere, sa che sarà sottoposta a tortura: vogliamo evitare che chi deve scontare una pena detentiva, entri in carcere finché non sia garantita la tutela della propria dignità».

    Tra i principali obiettivi di questo progetto di legge vi sono la conversione della pena in caso di mancanza di posti disponibili nelle case circondariali, la modifica delle disposizioni della legge ex Cirielli sulla recidiva, l’abrogazione del reato di clandestinità previsto dalla legge Turco-Napolitano, l’istituzione di sanzioni alternative per i reati che al momento prevedono una detenzione fino a sei anni e l’introduzione di un Garante nazionale dei detenuti che vigili sullo stato delle carceri italiane.

    DROGHE

    La terza proposta, infine, vuole modificare l’attuale impianto legislativo sul consumo di droghe, superando il sistema punitivo introdotto dalla legge Fini-Giovanardi, per giungere a una radicale depenalizzazione del consumo e a una netta differenziazione tra assunzione di droghe leggere e pesanti. «Con questa terza legge – conclude l’avvocato Ballerini – puntiamo a una profonda riforma delle azioni che dovrebbero garantire l’accesso ai programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti in contrapposizione agli inutili percorsi punitivi».

     

    Simone D’Ambrosio