Autore: Gabriele Serpe

  • Ilaria Bonacossa è la nuova curatrice del museo Villa Croce

    Ilaria Bonacossa è la nuova curatrice del museo Villa Croce

    villa croceLa commissione designata per la selezione dei 62 canditati alla carica di curatore del museo di Villa Croce di Genova ha emesso il verdetto: Ilaria Bonacossa è il nuovo curatore per l’attività espositiva del museo d’arte contemporanea di Genova per il biennio 2012-2013.

    Ilaria Bonacossa , trentanovenne milanese, forte dell’esperienza di 11 anni alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, è la co-curatela del Padiglione islandese per la Biennale di Venezia 2013, ha tratto dalle sue numerose esperienze passate una forte esperienza del sistema dell’arte contemporanea internazionale.

    La commissione che ha scelto il curatore è stata composta da: Andrea Viliani, Edoardo Bonaspetti, Giacinto di Pietrantonio, Luca Massimo Barbero, Marina Pugliese, Letizia Ragaglia, Patrizia Sandretto Rebaudengo. Gli ultimi due hanno partecipato alla selezione dei candidati ma non a quest’ultima fase finale.

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Regione Liguria, nuove regole su apprendistato e tirocini

    Regione Liguria, nuove regole su apprendistato e tirocini

    La Giunta regionale ha approvato oggi le nuove regole su apprendistato e tirocini in Liguria con lo scopo di sostenere la formazione e l’occupazione degli adolescenti e dei giovani evitando la dispersione scolastica. Le imprese potranno scegliere di assumere giovani dai 15 ai 24 anni affiancando all’attività lavorativa anche la formazione professionale per tre anni.

    Le novità principali riguardano la durata della formazione per l’apprendistato professionalizzante che si rivolge ai giovani dai 18 ai 29 anni: 120 ore in tre anni per gli apprendisti in possesso di licenza media o privi di titolo di studio, 80 ore per gli apprendisti in possesso di una qualifica professionale o diploma e 40 ore per chi possiede una laurea o altri titoli di livello superiore.

    Gli interessati possono essere assunti in tutti i settori di attività del comparto privato con contratto di apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualifica professionale. Anche i lavoratori in mobilità potranno essere destinatari dell’offerta formativa. La Giunta ha inoltre approvato la nuova disciplina sui tirocini che prevede la possibilità di un contributo regionale, sia al lavoratore che all’impresa per incentivare l’uso di questo strumento e misure che tutelano lo svolgimento del tirocinio evitando abusi. Al termine del periodo di sei mesi è previsto il riconoscimento, da parte della Regione, delle competenze acquisite.

    Nell’anno scolastico 2010-2011 in Liguria l’88,5% dei circa 52.000 adolescenti residenti frequentava percorsi del sistema della formazione professionale, l’1,1% era occupato in apprendistato, il 10,5% pari a circa 5.300 adolescenti tra i 15 e i 18 anni risultava non inserito in percorsi scolastici o di formazione professionale e non era nemmeno occupato con un contratto di apprendistato.

    Per maggiori informazioni:  politiche.occupazione@regione.liguria.it

     

    foto di Diego Arbore

  • Consulenza online: facciamo luce sulle bollette, senza vederci chiaro

    Consulenza online: facciamo luce sulle bollette, senza vederci chiaro

    Forse non lo sapevate, ma anche per il mercato della distribuzione di energia elettrica e per quello del gas esiste una normativa precisa, tanto precisa che il 50 % degli utenti che si rivolgono ad associazioni di consumatori hanno proprio un problema relativo a queste due tipologie di bollette.

    Innanzitutto va detto che esiste un organo di controllo, l’AEEG (Autorità per l’energia elettrica e gas ), il quale determina le regole per questo tipo di mercato. Già, perchè di mercato si tratta…

    Esiste il mercato tutelato, le cui tariffe vengono stabilite dallo stato ed i gestori che operano in quell’ambito sono coloro che distribuiscono gas o energia elettrica; a Genova, tanto per capirci, Iren mercato per il gas ed Enel Servizio Elettrico per la luce. Tutti gli altri fanno parte del cosiddetto mercato libero: ognuno vende luce e/o gas alla tariffa che ritiene opportuna e con le promozioni che ritiene.

    In questo bailamme Iren Mercato ed Enel hanno pensato bene di inserirsi anche nel mercato libero, creando non poca confusione agli utenti, i quali, vedendo il medesimo marchio, hanno pensato di non cambiare gestore… In altre parole, i costi del trasporto (di gas e/o luce) li pagano a se stessi guadagnandoci due volte.

    Facciamo due esempi: Enel Energia ha sede a Roma, ha lo stesso marchio e lo stesso slogan (L’Energia che ti ascolta) di Enel Servizio Elettrico, con la differenza che le bollette sono stampate in azzurro; il risparmio per il consumatore? Pochi Euro all’anno… in cambio di molte difficoltà: comunicare la lettura effettiva perchè sennò viene stimata è il problema più grosso e non da poco. Iren Mercato Libero, stesso marchio, stessa sede a Genova: operatori che fanno finta di controllare i contatori, così prelevano i vostri dati e vi appioppano a vostra insaputa un contratto nuovo, con il libero mercato… Finita qui? Neanche per idea !

    Entrambe (Enel Energia e Iren) vendono sia gas che luce, così il guadagno si quadruplica. L’AEEG non muove un dito e le associazioni di consumatori stanno con le mani in mano…

    Un caso emblematico riguarda GDF Suez, impresa venditrice di gas nell’entroterra ligure, in Lombardia ed in Emilia Romagna: abbiamo constatato bollette che fanno del paradosso il loro modo di esistere; provare a contattare qualcuno? Non provateci, tanto non rispondono al pari dell’ENI.

    Un’ultima nota: in Italia ci sono una quindicina di venditori di energia elettrica e circa seicento di gas. Chi scrive è un fautore del mercato tutelato. E’ una grossa bufala il fatto che con il mercato libero si risparmi, checché ne dicano Federica Pellegrini, Gerry Scotti e tutte le pubblicità del settore.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    foto di Diego Arbore

  • Oltre il giardino: la terrazza sul mare

    Oltre il giardino: la terrazza sul mare

    Questa settimana ci occuperemo specificamente del terrazzo nella casa al mare o comunque sito in prossimità del mare. Come è facile immaginare, la presenza del salino, di particolari correnti d’aria e di venti di notevole intensità rendono qui meno agevoli la sopravvivenza e lo sviluppo delle piante.

    Per questo motivo ci proponiamo di fornire qualche utile suggerimento relativo alla collocazione, alla scelta ed alla coltivazione delle essenze vegetali più adatte a questo microclima, molto diffuso in varie regioni italiane e, in particolare, in Liguria.

    Innanzi tutto, suggeriamo di optare in questo caso per piante di facile coltivazione, possibilmente mediterranee e, ancora meglio, autoctone dell’area in cui verranno utilizzate. In Liguria, lo sono per esempio alcune varietà di ginestre, il corbezzolo, l’euforbia, il Cistus ed il timo. La scelta di queste piante agevola infatti enormemente il lavoro del “giardiniere” che si trova ad intervenire su essenze già acclimatate e comunque perfettamente ambientate al contesto mediterraneo e, come tali, bisognose di minori attenzioni e cure.

    In ogni caso, anche la collocazione delle piante assume grande importanza. Meglio optare, se possibile, per posizioni riparate e non troppo esposte ai venti provenienti dal mare (soprattutto al libeccio). Sarà poi utile optare per piante che non abbisognino di eccessive quantità di acqua o di irrigazioni costanti ed abbiano, per natura, un portamento compatto ed a cespuglio, cioè che non necessitino, al fine di minimizzare i costi, di continui interventi di manutenzione o di potature costanti.

    Ottenere un buon effetto complessivo è peraltro meno difficile di quanto si possa immaginare. Saranno infatti sufficienti pochi vasi o vasche di medie dimensioni e capienza, un impianto idrico automatico ben funzionante e regolato per ottenere, anche su terrazze molto esposte al sole ed al salino, un “bordo misto” di cespugli mediterranei, atto a nascondere un muro o una visuale esteticamente poco soddisfacente.

    Non potendo esaminare l’enorme varietà di essenze disponibili sul mercato, oggi ne passeremo in rassegna solo alcune. In particolare, in questo primo articolo sull’argomento, suggeriremo di tenere in considerazione, ad esempio, le seguenti piante a portamento arbustivo: Lantana, Teucrium, Polygala, Westringia e Lavatera.

    Per sommi capi, la Lantana (molto utilizzata in Sardegna) forma un cespuglio di medie dimensioni e presenta fiori raggruppati di varie colorazioni (dal bianco-giallo, al rosa, fino al rosso e giallo). Il Teucrium è, invece, un arbusto dalle foglie lanceolate grigio-verdi e dalla fioritura, sempre tardo primaverile ed estiva, azzurro-viola. La Polygala forma un massa regolare di rami e foglie di colorazione verde chiaro, con una ricca fioritura nei toni del rosa intenso. La Westringia ricorda, invece, vagamente e sotto il profilo vegetativo, un grande rosmarino, con infiorescenze bianco puro o azzurro-viola.

    Queste piante sono tutte caratterizzate dalle limitate esigenze, sono facilmente adattabili, non richiedono interventi di potatura continui e permettono, grazie alla varietà della colorazione delle foglie e dei fiori (la gamma dei colori è omogenea e ben compatibile sul bianco, rosa, azzurro-viola) di ottenere una composizione diversificata e, al tempo stesso, omogenea ed esteticamente appagante.

    Alle predette piante, tutte a fioritura tardo primaverile ed estiva, si potranno poi abbinare, a seconda delle diverse esigenze, sempreverdi di medie dimensioni quali ad esempio il mirto oppure piante quali la già citata Lavatera, appartenente alla famiglia delle malvacee. Quest’ultima pianta forma un bel cespuglio compatto e in giugno garantisce una notevole fioritura, sempre nei vari toni del rosa. La pianta è molto frugale e necessita solo di sporadiche potature, volte principalmente alla rimozione dei rami sfioriti.

    Nel caso in cui si voglia poi optare per essenze ancora più semplici e conosciute, suggeriremmo di utilizzare il Pelargonium (ossia quello che conosciamo come il normale geranio) delle varietà a maggiore sviluppo e del tipo a foglia profumata. Questi geranei (di origine sudafricana e venduti soprattutto da un vivaio siciliano, noto in tutta Italia) raggiungono anche il metro e mezzo di altezza, presentano la parte sempreverde profumata (dalla vaniglia al limone, dalla menta al sandalo…) e producono infiorescenze non eccessivamente vistose ma di grande impatto estetico, se frammiste alle altre essenze di cui sopra.

    Nel caso in cui si ritenesse di completare l’insieme con alcune bulbose e tuberose, ci limitiamo, in questo articolo, a suggerirne due tipi meno noti. L’Allium, parente fiorifero dell’aglio da cucina, produce corolle floreali (di colore verde, rosa, bianco) su un lungo stelo spoglio e ha alla base un ciuffo di foglie filiformi. Il bulbo in questione è di semplicissima coltivazione e garantisce a chiunque risultati assicurati.

    Suggeriamo poi l’impiego dell’agapanto, una pianta a radici rizomatose (non quindi propriamente un bulbo) di origine africana, che fiorisce in estate in modo vistoso con corolle di grandi dimensioni (bianche o azzurre) su lunghi steli che svettano su cespugli di foglie lanceolate, lucide e verdi scuro. Anche questa pianta non necessita di cure particolari e tollera assai bene la siccità.

    L’insieme sopra delineato garantisce un buon risultato estetico, non richiede particolari cure e rappresenta solo una delle possibili alternative, realizzabili grazie all’incredibile varietà di piante mediterranee e non, esistenti in natura e potenzialmente utilizzabili in terrazze e giardini. Anche il neofita potrà quindi, date le limitate esigenze di loro coltivazione, ottenere, anche in poco spazio, un bordo misto ben bilanciato per massa, colori, dimensioni ed esigenze di sviluppo vegetativo. L’impiego, invece, della singola pianta garantirà, anche in un solo vaso adeguatamente collocato, di avere su una terrazza assolata, senza grande impegno ma con grande soddisfazione, un angolo verde, fiorito per grande parte dell’estate.

     

     

     

     

     

     

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Il governo inglese a Wikipedia: “Pubblichiamo gratis le ricerche accademiche”

    Il governo inglese a Wikipedia: “Pubblichiamo gratis le ricerche accademiche”

    Università di OxfordIl governo inglese, nella persona del ministro per l’Università e le Scienze David Willets, ha chiesto al fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, di sviluppare un meccanismo di condivisione online delle ricerche universitarie, gratuito e facilmente accessibile a tutte le persone del mondo.

    Il progetto, annunciato direttamente da Buckingham Palace, sarà realizzato in due anni e ha come obiettivo quello di rendere accessibile a chiunque tutta la ricerca accademica finanziata pubblicamente dai cittadini. «Questo ci condurrà verso una nuova era di scoperte e di cooperazione tra studiosi e docenti», ha dichiarato David Willets al Guardian.

    In Inghilterra la ricerca universitaria vive un momento molto delicato, soprattutto dopo la manifestazione di un folto gruppo di ricercatori che si è unito contro uno dei colossi dell’editoria inglese in campo universitario, Elsevier. Gli abbonamenti ai periodici di Elsevier arrivano a costare anche milioni di sterline all’anno alle biblioteche delle facoltà inglesi, una tendenza che, secondo i ricercatori, deve essere cambiata radicalmente.

    La proposta del governo, dunque, arriva in un momento particolare: «Wikipedia è diventata un punto di riferimento cruciale nel nostro orizzonte culturale e per realizzare il nostro progetto abbiamo bisogno dei consigli dell’uomo che l’ha creata – si legge sul giornale londinese – Lui si occuperà di sviluppare interamente la piattaforma in cui le ricerche saranno condivise, suggerirà il formato più adatto per la pubblicazione dei documenti e setterà gli standard dei dati». Oggi, però, la legge impedisce la “ripubblicazione” dei dati… «Dobbiamo creare un sistema in cui i dati possono essere pubblicati interamente insieme all’articolo, attraverso un format aperto, accessibile a tutti e gratuito.»

    Una proposta lungimirante che apre nuovi orizzonti e nuove possibilità? Certo, ma rimangono in ballo tanti soldi… Quelli che da tanti anni i colossi dell’editoria inglese incassano e a cui, certamente, non rinunceranno senza combattere con tutte le forze a loro disposizione. Vedremo quale sarà la strategia made in England per aggirare l’imponente ostacolo.

  • Cogorno, provincia di Genova: settimana bio nella mensa scolastica

    Cogorno, provincia di Genova: settimana bio nella mensa scolastica

    Durante la prossima settimana, dal 21 al 26 maggio 2012, presso la mensa del Villaggio del Ragazzo a San Salvatore di Cogorno, in Provincia di Genova, verrà realizzata una settimana a base di prodotti esclusivamente biologici e locali. L’evento, giunto al suo secondo anno (Lavagna e Cairo Montenotte nel 2011), è promosso da AIAB Liguria e Liguria Biologica e coinvolgerà l’intero complesso scolastico di Cogorno (scuole elementari, medie e l’istituto professionale): saranno preparati 600 pasti giornalieri con soli prodotti biologici certificati.

    Per un’intera settimana i prodotti convenzionali saranno sostituiti con quelli coltivati con metodo biologico. Nella scuola verranno sostituiti cereali, olio, latticini, pesto, frutta, verdura, uova, olio e carni con quelli biologici reperibili in Liguria o nelle zone limitrofe.

    Quelle che le Associazione promotrici intendono dimostrare è che, con un costo minimo in più a pasto, sia possibile offrire agli alunni cibo più sano e rispettoso dell’ambiente. Il pasto diventa in questo modo veicolo di modelli culturali e comportamentali rispettosi dell’ambiente e dell’uomo, incentivando l’agricoltura locale e le sue aziende.

    I prodotti biologici ottenuti senza l’impiego di prodotti chimici di sintesi, preservando la qualità di acqua e aria, rispettando la biodiversità e gli equilibri naturali sono anche più sani. La carne non contiene antibiotici, gli alimenti non hanno né conservanti né coloranti e frutta e verdura rispettano la stagionalità: qualità sicuramente all’attenzione di genitori e insegnati.

  • Clamoroso in Norvegia: stop alle auto a benzina dal 2015

    Clamoroso in Norvegia: stop alle auto a benzina dal 2015

    La notizia sta facendo il giro del mondo e ha spiazzato un po’ tutti. Il governo di Oslo ha ufficialmente detto stop alle auto a benzina, a partire dal 2015 la produzione e l’acquisto in Norvegia saranno vietati.

    L’industria automobilistica norvegese dovrà convertire la sua produzione in mezzi ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno, dando un segnale di progresso e lungimiranza a tutti i governi del pianeta. Ricordiamo che si tratta di una delle nazioni al mondo maggiormente sensibili al problema dell’inquinamento globale, basti ricordare la posizione di Oslo quando si inziò a parlare di protocollo di Kyoto: la proposta fu quella di portare al 30% la riduzione di anidride carbonica entro il 2015.

    Dalle dichiarazioni dei governanti norvegesi si deduce che uno dei motivi principali che li avrebbe spinti verso una così rigida restrizione, oltre la salvaguardia dell’ambiente, è quello di superare la crisi economica. E’ necessario oggi più che mai pensare al futuro e armarsi già ora per combattere la seconda fase della grande crisi economica globale, quella climatica… Questo il sunto di quanto dichiarato dagli organi ufficiali norvegesi.

    Ad oggi le strade della Norvegia contano oltre 4.000 auto elettriche. Mini car, city car ma anche modelli sportivi, la scelta per chi vuole un’auto a basso impatto ambientale è già oggi molto ampia e i costruttori offrono ai clienti nuove opportunità e vantaggiosi incentivi. Questo, però, non significa che la ricerca debba fermarsi. Anzi… Il progetto prevede infatti un primo lancio delle auto a metano e gpl, per poi puntare su nuovi modelli di auto elettriche e a combustibili “bio”… Una vera e propria sfida che in Norvegia sembrano essere certi di poter vincere.

  • La Val Polcevera tra gronda e terzo valico, un enorme cantiere a cielo aperto

    La Val Polcevera tra gronda e terzo valico, un enorme cantiere a cielo aperto

    Una serata nata per diffondere l’informazione, la conoscenza e la consapevolezza delle ripercussioni sulla vita delle persone che la prevista cantierizzazione di un’intera vallata – interessata contemporaneamente dalla realizzazione del terzo valico (leggi inchiesta), della gronda (per ora stoppata dal Ministero dell’Ambiente), del nodo ferroviario e pure dell’inceneritore di Scarpino – rende pressochè inevitabili.

    Questo il senso dell’incontro svoltosi ieri sera presso il teatro Albatros di Rivarolo, con la partecipazione, tra gli altri, di Don Andrea Gallo che ha voluto manifestare la sua solidarietà alla popolazione della Val Polcevera e l’ha incitata ad organizzarsi, partecipare, «Con fantasia ed entusiasmo, perché solo allargando il consenso è possibile far sentire la propria voce».

    Innanzitutto si è partiti dalla situazione della scuola Villa Sanguineti a Trasta, a rischio sopravvivenza a causa di un cantiere del terzo valico che sorgerà nelle immediate vicinanze.
    «Ad oggi – come ha ricordato Debora Infantino del comitato Salviamo Villla Sanguineti – dopo gli incontri avvenuti con le istituzioni non sappiamo qual è il destino della nostra scuola che ospita ben 176 piccoli alunni. Finora non ci sono state fornite risposte alle nostre semplici domande. In particolare una: se la simulazione di cantiere, affidata ad Arpal, dimostrasse che la scuola è incompatibile con i lavori, ovviamente anche tutti i cittadini residenti in zona sarebbero in pericolo! Ma nessuno ci ha ancora fornito i dati di questo studio e neppure quelli ricavabili dalla centralina posizionata vicino al cantiere del nodo ferroviario di Fegino, come da noi richiesto espressamente».

    La questione terzo valico è stata introdotta da Davide Ghiglione del Movimento No Tav Terzo Valico, che ha sottolineato alcune incongruenze «È sbagliato chiamarlo terzo valico perché in realtà sarebbe il 6° valico, considerando le 5 linee di valico attualmente esistenti. La chiamano Genova- Milano ma è più corretto denominarla Fegino-Tortona, 54 km di linea (39 in galleria) alla modica cifra di oltre 6 miliardi di euro. Mentre le linee già esistenti, per stessa ammissione dell’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, sono sottoutilizzate».

    Ghiglione, dopo aver illustrato nel dettaglio tutti i cantieri previsti in vallata, ha aggiunto «Ovviamente per realizzare l’opera sono necessari lavori propedeutici per migliorare la viabilità (nuove strade a servizio dei cantieri) che comporteranno numerose demolizioni di abitazioni civili e fabbricati. Dalle ultime notizie che abbiamo nel Comune di Ceranesi alcuni proprietari di immobili sono già stati convocati dall’amministrazione comunale che ha paventato loro la possibilità degli espropri. E anche il mito delle ricadute occupazionali sul territorio, è da sfatare: i topografi che stanno eseguendo i rilievi provengono da Brescia, altro che posti di lavoro per i genovesi!»

    Poi è stata la volta dell’intervento di Bruno Marcenaro, ingegnere esperto del nodo ferroviario «Il terzo valico è una nuova linea ferroviaria ad alta capacità. Avrà due punti di ingresso da Genova: il bivio Fegino e il camerone di Borzoli, per poi proseguire in direzione Tortona. Il problema principale dell’opera è l’alta velocità: un treno che viaggia in galleria a 250 Km all’ora ha un impatto fortissimo. Queste linee in galleria devono essere dotate di avanzati sistemi di sicurezza. Ciò significa dover realizzare 4 finestre (tunnel di sicurezza), con le conseguenti cantierizzazioni, in appena una trentina di km».

     

    «La nuova linea consentirà il transito di un discreto numero di treni, circa 200 al giorno – continua Marcenaro – Ma considerando che le attuali linee possono ancora sopportare un centinaio di treni in più al giorno, forse sarebbe più utile ammodernare queste ultime».

    «Il Terzo valico è strettamente legato al nodo ferroviario in corso di realizzazione – sottolinea Marcenaro – il riassetto del nodo prevede il quadruplicamento del tratto Borzoli-Sampierdarena in modo da dedicare la linea litoranea alla futura metropolitana pesante di superficie per i pendolari».
    «Oggi la questione cruciale è collegare il porto di Voltri con le linee che viaggiano verso nord – spiega ancora Marcenaro – Ebbene uno degli ingressi del terzo valico, come detto precedentemente, è il camerone di Borzoli. Occorre partire da qui ed immaginarsi una concreta alternativa da proporre alla futura amministrazione comunale: è infatti possibile realizzare un collegamento Borzoli-bivio Fegino, da qui proseguire sulla linea succursale dei Giovi e viaggiare immediatamente verso la Pianura Padana».

    Ma esistono anche ulteriori alternative «Ad esempio sfruttare a dovere la linea Genova- Ovada che è stata correttamente riassettata – conclude Marcenaro – Tra l’altro questa è l’unica linea ligure attrezzata per consentire il transito di teus di grosse dimensioni. Certo è una linea con una difficile conformazione ma sarebbe sufficiente raddoppiarla, con costi decisamente minori rispetto al terzo valico e destinarla esclusivamente al passaggio delle merci».

    Un’altra opera che incute timore nei cittadini della Val Polcevera è la tanto discussa gronda, la bretella autostradale che collegherà Voltri a Bolzaneto, 50 Km di galleria, 31 Km di percorso interessano zone con accertata presenza di rocce amiantifere.

    «Sono previsti 10 milioni di metri cubi di smarino (il materiale di risulta degli scavi) – come spiega l’ingegnere Mauro Solari, esperto di politiche ambientali – Tutte le rocce scavate verranno portate a Bolzaneto dove sorgerà un enorme cantiere (di fronte all’attuale mercato ortofrutticolo), anche se sarebbe più corretto chiamarlo impianto industriale, che si occuperà del trattamento di materiali contenenti al loro interno fibre d’amianto».

    «Si stima che viaggeranno circa 50 camion al giorno sulla tratta Voltri-Bolzaneto – continua Solari – Autostrade per l’Italia ha affermato che le cabine dei mezzi pesanti saranno dotate di filtri assoluti per proteggere la salute dei lavoratori. Quindi, per loro stessa ammissione, il pericolo è concreto. Anche per quanto riguarda gli scavi, Autostrade per l’Italia prevede un sistema di compartimentazioni con filtri di questo tipo. Parliamo di strumenti idonei che però, occorre sottolinearlo, viste le considerevoli dimensioni della galleria, presentano dei problemi tecnici per quanto riguarda la loro realizzazione».

    «Le aree di scavo all’aperto invece, non saranno separate adeguatamente dalle aree esterne – aggiunge Solari – Autostrade per l’Italia prevede degli impianti di depolverizzazione ma non specifica i criteri con cui verranno predisposti. Inoltre non bisogna dimenticare i diversi tombamenti di torrenti che saranno necessari, con gli inevitabili rischi idrogeologici connessi. Infine è evidente l’incongruenza della gronda con altre opere in corso di realizzazione come il nodo ferroviario e la strada a mare di Cornigliano».

    Ma non è finita qui, perché la Val Polcevera sarà costretta ad ospitare nel prossimo futuro anche l’inceneritore di Scarpino, nonostante le battaglie che da anni associazioni e cittadini combattono per vedere finalmente a Genova un’efficace sistema di raccolta differenziata
    «Amiu conduce una scellerata politica di gestione rifiuti – denuncia per l’ennesima volta Felice Airoldi del comitato per Scarpino – il gassificatore di Scarpino, nonostante le smentite di Amiu, avrà una funzione comprensoriale a servizio di tutta la regione».
    «È evidente che Amiu ha tutto l’interesse a mantenere la situazione attuale – continua Airoldi – Non sono per nulla interessati alla raccolta differenziata che invece permetterebbe notevoli risparmi al Comune (quindi a noi) e consentirebbe anche di guadagnare denaro grazie ai contributi previsti dal Conai».

    «Sono anni che diciamo queste cose ma per ottenere un risultato significativo, ovvero la nuova strada per Scarpino che ha liberato un centinaio di famiglie dalla schiavitù del quotidiano passaggio di numerosissimi camion, abbiamo dovuto mobilitare l’intero quartiere e bloccare ripetutamente la circolazione – conclude AiroldiCi vuole un opposizione radicale dei cittadini, non possiamo più fidarci delle scelte disgraziate perpetrate dalle diverse amministrazioni comunali che hanno guidato la città».

     

    Matteo Quadrone

  • Imprese: ritardi nei pagamenti e poca liquidità, periodo nero in Liguria

    Imprese: ritardi nei pagamenti e poca liquidità, periodo nero in Liguria

    Finanza, Economia e BancheEuler Hermes, società specializzata nell’assicurazione crediti, ha pubblicato il Report sui Mancati Pagamenti,  una ricerca trimestrale sugli andamenti dei crediti fra imprese italiane basata sul monitoraggio giornaliero dei pagamenti tratto dalla Banca Dati della società, costituito da circa 450.000 imprese italiane.

    Pagamenti lenti, accumulo di ritardi, uguale carenza di liquidità fra imprese. Dall’analisi di Euler Hermes emerge innanzitutto questa tendenza negativa che porta inevitabilmente a ingolfare importanti settori economici, tanto che nei primi tre mesi del 2012 i mancati pagamenti tra imprese (ovvero oltre 180 giorni) sono aumentati del 38% rispetto ai primi tre mesi del 2011.

    Uno dei motivi principali è sicuramente la difficoltà di accesso al credito per imprese e consumatori, una situazione che, però, non può sicuramente essere mantenuta nel tempo, gli stessi analisti infatti sottolineano che è ipotozzabile una ripresa per la seconda metà del 2013.

    Carta, calzature, energia e abbigliamento sono i settori maggiormente colpiti. Ma alla percentuale di pagamenti non onorati fra imprese italiane, si aggiunge la crisi dell’export e quindi si alza al anche la percentuale di crediti insoluti (+18%) rispetto all’anno passato.

    Posando la lente d’ingrandimento sulle singole regioni, la Liguria risulta essere una delle peggiori d’Italia come ritardo nei pagamenti. Dopo Valle d’Aosta e Molise, dalle nostre parti si registra infatti l’aumento percentuale più alto d’Italia, un sonoro +88% contro il +79% del Piemonte, il +65% della Toscana, il 36% della Lombardia, il 14% dell’Emilia – Romagna e il 5% del Veneto. Importante sottolineare che in nessuna regione d’Italia la percentuale è diminuita.

  • Ubriacarsi senza bere alcool: arriva “Wahh”, lo spray inebriante

    Ubriacarsi senza bere alcool: arriva “Wahh”, lo spray inebriante

    WahhUbriacarsi senza bere alcool, non lo scopriamo certo noi, non è possibile. Un banale ossimoro, un paradosso qualunque, sul quale però David Edwards, inventore franco-americano, deve aver riflettuto parecchio… così tanto da ideare un prodotto che genera e genererà dibattiti (in buona percentuale sterili).

    Unite le proprie forze con il designer francese Philippe Starck, il buon Edwards lancia sul mercato al prezzo di 20 euro uno spray che permette con una sola spruzzata di provare “sensazione di ebbrezza” senza gli “effetti nefasti dell’alcol”. I due lo hanno chiamato “Wahh Quantum Sensations“, un piccolo tubetto paragonabile a un comune rossetto capace di concentrare in pochi secondi il “senso di piacere” di una lunga sbornia.

    Una spruzzata equivale a 0,075 ml di alcol, quanto basta perché le microparticelle stimolino il cervello. “La questione è come farsi del bene senza farsi del male – ha commentato, dopo diverse spruzzate, il designer Starck – Wahh è una alternativa che ti offre la sensazione di ebbrezza senza i suoi effetti nefasti“.

    David Edwards non è nuovo al lancio di strambi prodotti: ha firmato una vera e propria collezione di spray ai “sapori” del cioccolato, del caffè e del thé, ma anche le bottiglie commestibili e un nuovo modo di mangiare respirando goccioline liquide…

  • Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    L’ultima sanatoria “colf e badanti” del  2009 è stata una truffa. Discriminatoria nei confronti di tanti lavoratori immigrati che non lavorano come collaboratori domestici, l’ultima regolarizzazione è stata ancora una volta fonte di ricatti da parte di intermediari e datori di lavoro che hanno lucrato su situazioni di subalternità e emarginazione. Parte da Genova, e in particolar modo dai venditori ambulanti del Porto Antico, la richiesta di un nuovo provvedimento che estenda la possibilità di un permesso di soggiorno valido a tutti i lavoratori stranieri in nero, dipendenti e non.

    Ne abbiamo parlato con Mauro Musa, responsabile dell’Associazione 3 Febbraio di Genova e con Luciana Taddei, membro dell’Associazione e collaboratrice al cortometraggio della video maker Serena Gargani  “All’ombra del porto”. L’Associazione 3F è promotrice, con l’avvocato Alessandra Ballerini, del testo del provvedimento da presentare al Governo.

    Da quale esigenza umana nasce l’idea di proporre al Governo una bozza di sanatoria generalizzata?

    L’idea di elaborare questo testo, che autorizza la regolarizzazione generalizzata dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese, nasce dalla lotta quotidiana dei nostri fratelli del Porto Antico, venditori ambulanti che da tempo cercano di ottenere un documento valido e un lavoro onesto e riconosciuto. Illegalità e emarginazione sono il frutto di un circolo vizioso in cui il permesso di soggiorno rappresenterebbe il primo tassello della soluzione: se non si ha un documento valido infatti non si può ottenere un contratto in regola e senza un lavoro non è possibile ottenere un permesso di soggiorno . Molti di questi ragazzi sono stati vittima di raggiri e truffe nel 2009, all’epoca dell’ultima sanatoria: hanno pagato migliaia di euro a un datore di lavoro o a un intermediario che si è intascato i soldi senza provvedere all’effettiva regolarizzazione. In più, sia i venditori ambulanti del Porto che altri stranieri residenti, da tempo sono soggetti ad una forte repressione da parte delle forze dell’ordine che compie perquisizioni nelle case, in virtù della legge antiterrorismo ancora in vigore e cerca di bloccare il commercio ambulante del Porto usando a volte anche le maniere forti. Nel febbraio 2011 l’Associazione ha indetto una manifestazione a sostegno dei diritti degli immigrati a cui hanno partecipato 500 persone, un numero davvero importante per la realtà dei cittadini stranieri residenti a Genova. Da quel momento è nata l’idea di redigere una bozza di sanatoria, grazie attiva partecipazione di questi ragazzi il cui protagonismo è sempre stato forte e hanno continuamente animato le assemblee che hanno portato alla stesura del documento.

    Cosa prevede la bozza del documento?

    Il testo scritto da Alessandra Ballerini, avvocato di fiducia sia delle istituzioni cittadine che dell’associazione, prevede il rilascio del permesso di soggiorno a lavoratori stranieri  sia dipendenti che autonomi; in questo modo si vogliono evitare quelle forme di ricatto a cui sono stati sottoposti i lavoratori immigrati nel 2009. Non sarà più quindi necessario che il datore di lavoro presenti i documenti richiesti per il rilascio del permesso per quegli immigrati che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato una micro impresa autonoma. La bozza prevede poi la cancellazione delle espulsioni precedenti – richiesta ripresa dalle precedenti sanatorie governative – e dei reati d’autore,  reati minori che non prevedono violenza su persona (ad esempio la vendita di merce contraffatta). Il permesso dovrà  essere rilasciato tassativamente massimo dopo 60 giorni dalla presentazione della richiesta da parte del cittadino straniero.

    Quali sono stati i rapporti con le istituzioni cittadine a partire dalle manifestazioni dello scorso anno?

    Gli incontri con le autorità cittadine sono stati diversi, ma non possiamo certo affermare che i risultati concreti siano stati altrettanto numerosi. L’assessore alla sicurezza Scidone ci aveva assicurato che non avrebbe colpito “l’ultimo anello” della contraffazione, i venditori ambulanti appunto, ma si sarebbe concentrato sull’ingrosso e i trafficanti di merce contraffatta; all’opposto la repressione contro i fratelli del Porto Antico si è acuita sempre di più e le perquisizioni nelle abitazioni sempre più massicce e frequenti. Bisogna ricordare inoltre che, per legge, i blitz a domicilio possono svolgersi solo con la supervisione di una persona di fiducia, se espressamente richiesto dal perquisito; noi membri dell’Associazione 3 Febbraio avremmo tanto voluto godere di questo diritto, come richiesto dai lavoratori stranieri, ma le pattuglie delle forze dell’ordine non ci hanno mai aspettato. Con l’assessore al commercio Vassallo abbiamo iniziato a trattare per trovare una soluzione alternativa al commercio ambulante, pensando ad esempio ad un spazio dove gli immigrati possano vendere oggetti tradizionali provenienti dal Senegal; il permesso di soggiorno rimane, anche in questo caso, imprescindibile. Abbiamo incontrato anche il sindaco Marta Vincenzi la quale aveva promesso di appoggiare la nostra battaglia nazionale e avrebbe invitato il governo ad esaminare la sanatoria, dopo averla fatta approvare in consiglio comunale. Le intenzioni c’erano tutte, ma i fatti sono stati pochi anche perché la Vincenzi si è mossa troppo tardi, il 13 febbraio, ormai a scadenza di mandato. La repressione attenuata non c’è stata, il tavolo di discussione tra noi associazione e immigrati e le istituzioni si è riunito solo una volta, semplicemente per comunicarci che tutto sarebbe stato rimandato a dopo le elezioni; in origine il Sindaco ci aveva prospettato una riunione settimanale. Dal nuovo sindaco, chiunque sarà, ci attendiamo che accolga nuovamente la nostra proposta e si faccia promotore, in sede di consiglio comunale, del nostro appello da presentare poi a Roma, al governo perché lo prenda in considerazione e lo discuta.

    Genova è la capofila, ma l’iniziativa è pensata come nazionale…

    Il 1 maggio scorso c’è stata la presentazione della bozza di sanatoria a livello nazionale. In tutte le città in cui l’associazione è presente si terranno delle assemblee locali per individuare i responsabili della campagna e decidere le strategie locali e nazionali per sostenerla, a partire dalla raccolta delle adesioni. E’ previsto a fine mese un coordinamento nazionale  di tutti i sostenitori dell’appello, in cui i partecipanti potranno discutere i contenuti della sanatoria e fare in modo che diventi un tesoro di tutti, frutto di un’elaborazione collettiva. Non vogliamo che sia un documento calato dall’alto, da Genova e dal suo gruppo locale, ma vorremmo che diventi un patrimonio comune, cittadini italiani e stranieri, associazioni e singoli. Dal canto loro, gli immigrati sono entusiasti ed ansiosi di questa iniziativa, dai senegalesi di Genova ai bengalesi di Roma fino ai rifugiati di Napoli.

    Lo strumento delle sanatorie è una risposta emergenziale ad una condizione di emarginazione e illegalità che necessita una risposta pronta. L’immigrazione tuttavia, come fenomeno umano portatore di diritti e doveri, non può essere concepito come un’emergenza ma è una situazione strutturale i cui problemi hanno bisogno di una visione un po’ più ampia per essere risolti…

    L’associazione 3 Febbraio nasce senza dubbio con una visione più ampia rispetto alla proposizione di un piccolo strumento, anche se necessario, come la sanatoria. La nostra è una battaglia generale per la dignità, la libertà e la giustizia. Il nemico principale da battere in Italia è il razzismo perché a causa del razzismo si rischia la vita, si perde la vita, italiano o straniero. Il permesso di soggiorno è soltanto uno dei diritti, fondamentali, da garantire ai nostri fratelli: noi sosteniamo la libera circolazione e l’accoglienza per tutti. La logica dei flussi secondo noi è una logica assassina perché avalla le centinaia e migliaia di morti che avvengono nei nostri mari. L’immigrazione inoltre non può essere settoriale e non può essere accettata solo se vantaggiosa economicamente: l’integrazione non deve essere garantita in nome di una logica utilitaristica perché una persona non può essere snaturata al tal punto da trasformarsi in semplice fonte di reddito e profitto. Una persona è portatrice di diritti che, a quanto ne sappiamo, sono universali.

    Come sembra rispondere la politica italiana a queste iniziate incentrate sui diritti dell’uomo e della donna, a prescindere dalla provenienza o professione?

    In generale abbiamo capito che i diritti non fanno voto, i politici hanno paura di parlarne perché risultano impopolari e di conseguenza i risultati concreti prodotti dalla politica ad oggi sono pochi. In sé il tema della sanatoria che proponiamo è certamente “scottante”: parliamo di generalizzazione dei permessi quando tutti parlano di immigrazione selettiva. Del resto l’immigrazione è uno di quei temi bipartisan di cui la politica si riempie di parole: tante chiacchiere, molte liti, pochi fatti e spesso pure inadeguati. Abbiamo chiesto diversi incontri con il Ministro per la cooperazione internazionale e l’Integrazione Riccardi, ma ad oggi alle buone volontà è seguito il nulla della politica, contrapposto al protagonismo degli immigrati che continuano a lottare. Gli immigrati, come già detto, sono entusiasti: speriamo solo che queste speranze non si trasformino in illusioni. Il copione è già stato letto e visto.

    Il documentario “All’ombra del porto” che sta girando la video maker Serena Gargani, in collaborazione con alcuni membri dell’Associazione 3F, è un altro strumento che racconta la lotta dei ragazzi nordafricani del Porto Antico per vedere riconosciuta la loro esistenza e affermare la loro dignità…

    Si, il documentario nasce dalla richiesta di Pablo, un membro dell’associazione, di far conoscere più diffusamente la situazione dei venditori ambulanti del Porto Antico, delle loro problematiche e della loro lotta autonoma per migliorare la loro situazione. L’obiettivo, di Serena Gargani e nostro, è di realizzare un medio metraggio a sé stante rispetto alla sanatoria ma che certamente si lega alle richieste contenute nella bozza. Stiamo ancora ultimando le riprese e poi ci attiveremo per trovare una produzione che possa finanziarlo.

     

    Antonino Ferrara
    foto di Diego Arbore

  • La Grecia verso l’uscita dall’Euro: il fallimento della politica europea

    La Grecia verso l’uscita dall’Euro: il fallimento della politica europea

    Acque sempre più agitate in Europa. Gli effetti del voto greco della settimana scorsa stanno scuotendo i mercati e la politica europea. I tentativi di formare un governo che supporti i tagli imposti dall’Europa sono naufragati: è così che la Grecia tornerà alle urne, con il rischio che non si faccia in tempo o non si formi il consenso politico necessario a prendere le misure richieste dalla Troika come condizione per sbloccare l’ultima tranche di prestiti entro giugno.

    Il default della Grecia e la sua uscita dall’euro, quindi, è oggi un’eventualità concreta, se non addirittura un esito quasi certo. I mercati e la politica europea, dopo essersi rifiutati a lungo di voler prendere in considerazione questa ipotesi, improvvisamente danno sfogo più o meno irrazionalmente a paure a lungo sopite. Eppure stiamo sempre girando intorno al medesimo problema: la scommessa della speculazione internazionale sulla tenuta della moneta unica europea.

    Come ho scritto più volte, il problema dell’euro è duplice: da una parte è la moneta comune di un mercato disomogeneo, scisso tra il nord e il sud dell’Europa; dall’altra parte è una valuta priva della regolazione di una banca centrale sovrana che possa permettersi di attuare politiche inflazionistiche o deflazionistiche. Il combinato di questi due fattori e della crisi internazionale ha spinto grossi attori finanziari e speculatori a scommettere sulla dissoluzione della moneta unica, mettendo sotto attacco le economie della zona euro con i bilanci meno stabili. E si tratta di operazioni certo discutibili sul piano morale, i cui effetti negativi vengono scontati sulla pelle delle persone. Ma nella logica del capitalismo dei giochi di borsa, c’è davvero poco da stupirsi. Guadagnare denaro con operazioni sempre più spregiudicate è il lavoro che garantisce a queste persone redditi a molti zeri.

    Per questo mi è venuto istintivamente da sorridere quando ieri sera, a Otto e Mezzo, un ambasciatore ospite della Gruber ha concluso che i finanzieri non pensano all’integrazione europea ma al guadagno personale: è ovvio che, se si facessero di questi problemi, sarebbero già stati rimossi da tempo!

    Si può e si deve riformare i mercati finanziari: l’ha detto l’altro giorno anche Vegas, il presidente della Consob, e l’ha detto pure Obama. Ma siccome l’operazione è difficile e richiede coordinamento globale, nel frattempo occorre affrontare la situazione guardando in faccia la realtà. Nella congiuntura politica attuale chi comprerebbe titoli di Stato greci o italiani ai bassi interessi di quelli tedeschi? Nessuno rischierebbe così i propri soldi: il gioco non varrebbe la candela. Dobbiamo domandarci piuttosto come mai l’Europa si stia sfaldando, facendo vincere la scommessa agli speculatori che hanno puntato su questa carta e hanno lavorato per concretizzare questa eventualità.

    La teoria del complotto regge fino ad un certo punto, perché, se l’Europa sapesse reagire compatta, nessun soggetto o gruppo di soggetti sarebbe tanto forte da poter scommettere contro di essa. Posta in questo modo, la questione contiene già la risposta: e la risposta è che la governance europea ha fallito. Se la Grecia esce dall’euro e la speculazione trarrà nuova linfa per attaccare anche Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia, non si potrà che concludere che la ricetta europea basata sul contenimento dei debiti sovrani ha fatto fiasco.

    Di questo dovrebbe prendere atto in primis la Germania della Merkel, che è stata il principale sponsor di questa politica fallimentare. Con la vittoria di Hollande in Francia, il fronte critico anti-rigore in Europa si è ampliato: anche Monti è stato piuttosto duro nelle sue ultime dichiarazioni a questo riguardo. Eppure, nonostante la recentissima sconfitta elettorale del partito della cancelliera nel Nord Reno Vestfalia, l’opinione pubblica tedesca continua a sostenere la linea della Merkel in Europa.

    Der Spiegel sta pubblicando un’inchiesta in cui si mettono in risalto i trucchi contabili di Prodi e Ciampi, con l’avvallo dell’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl, che permisero all’Italia di rientrare all’ultimo momento utile nei rigidi parametri di Maastricht e quindi nell’Unione Europea: e questo è considerato un errore politico, un precedente alla base dei molti problemi attuali. Questo dimostra che l’opinione pubblica tedesca continua a far finta di non capire che l’Europa unita non è stata costruita su un’ideale contabile, ma su un’ideale di pace e prosperità dopo le divisioni che avevano causato gli orrori delle due guerre mondiali. E’ inevitabile che in Europa ci siano i difetti dei paesi europei: gli Italiani che cercano scorciatoie, i Greci che truccano i bilanci pubblici e i Tedeschi che si irrigidiscono nelle loro posizioni. Ma integrarsi vuol dire fare degli sforzi. Il contribuente tedesco forse pensa che i paesi del sud Europa, quando parlano di “sforzi”, cerchino solo di ottenere soldi e di non fare sacrifici.

    Eppure un’analisi disincantata della realtà dovrebbe dimostrare che la ricetta tedesca per far fronte alla crisi finora ha fatto guadagnare solo il ricco nord Europa. I tassi alti pagati da Grecia e Italia rendono all’opposto particolarmente conveniente per la Germania ristrutturare il debito, perché gli investitori vendono bot italiani per comprare bund tedeschi; i salari tedeschi sono doppi rispetto all’Italia; in Germania la disoccupazione è a livelli accettabili, mentre da noi è a livelli record; le esportazioni tedesche sono cresciute avvantaggiandosi di un euro certo più debole di quello che sarebbe il marco; da quest’anno, poi, andremo anche in pensione prima dei tedeschi. Aggiungiamo infine che l’orgoglio nazionale teutonico non è mai stato ferito: nel 2003 l’Ecofin concesse alla Germania, che aveva sforato il deficit di bilancio, un anno di proroga proprio per risparmiare ai tedeschi l’umiliazione di una multa. Una delicatezza che questi non mostrano di avere.

    Se Hollande ha vinto rinfacciando a Sarkozy di essere il “cagnolino della Merkel”, se Monti si è spinto fino a dichiarare che ci sono molti modi di colonizzare gli altri stati, se i Greci bruciavano in piazza le bandiere tedesche e oggi scelgono le incertezze e la povertà di un probabile default pur di recuperare autonomia e liberarsi dalla guida tedesca, non bisognerà concludere che la politica tedesca sta solo creando risentimenti? Allora bisogna scegliere: o si accetta di fare inflazione con Eurobond o altro, e si salva l’Europa, oppure ognuno per la sua strada. E non è assolutamente detto che in questa seconda ipotesi la Germania non ci andrà a rimettere. Allo stato attuale le cose non possono funzionare, perché, come ha detto giustamente un analista, la Germania in Europa è come il Real Madrid in serie B.

  • Mater-bi, la plastica biodegradabile made in Italy

    Mater-bi, la plastica biodegradabile made in Italy

    Mater-biMade in Italy alle Olimpiadi 2012 di Londra. Alta moda, vini e cibo di qualità? Non esattamente… I bicchieri e le posate che verranno utilizzate durante il periodo olimpico nella capitale britannica saranno in Mater-Bi, un materiale di origine vegetale interamente compostabile prodotto dall’azienda italiana Novamont.

    Si tratta dello stesso materiale che si usa per i sacchetti di plastica biodegradabili venduti nei supermercati, stoviglie monouso composte da materie prime vegetali (ad esempio amidi e oli) e polimeri biodegradabili ottenuti sia da materie prime di origine rinnovabile che da materie prime di origine fossile, con elevate caratteristiche di ecocompatibilità.

    I Mater-Bi sono prodotti nello stabilimento Novamont di Terni, si presentano in forma di granuli e possono essere lavorati secondo le più comuni tecnologie di trasformazione delle materie plastiche. Si ottengono prodotti dalle caratteristiche analoghe o migliori rispetto alle plastiche tradizionali ma, particolare non da poco, perfettamente biodegradabili.

    Le applicazioni e i settori di impiego di questo innovativo materiale sono svariate: dal settore agricolo (pacciamatura, legacci) alla ristorazione (piatti, posate, bicchieri, vassoi), dall’imballaggio (frutta e verdura freschi, muesli, prodotti da forno) sino agli accessori in genere come giocattoli e biofiller per il settore auto.

  • Centrali mini-idroelettriche, l’alternativa degli italiani alle bollette Enel?

    Centrali mini-idroelettriche, l’alternativa degli italiani alle bollette Enel?

    Energia del SoleDalla provincia di Novara arriva un’importante innovazione in tema di energia. La Frendy Energy ha inaugurato in questi giorni la prima centrale al mondo in grado di sfruttare un salto di acqua di soli due metri. Un impianto idroelettrico che permette di ottenere una potenza costante di 160kW per una produzione annuale di oltre 1 GWh. Inutile sottolineare che in Italia corsi d’acqua con piccoli salti d’acqua ce ne sono in quantità industriale… Tante mini-centrali di questo tipo sparse per il Bel Paese riuscirebbero a coprire il fabbisogno della popolazione?

    L’ultimo rapporto di Legambiente “Comuni rinnovabili” indica che sono 1.021 i municipi che presentano sul proprio territorio almeno un impianto idroelettrico con potenza fino a 3 MW, per una potenza complessiva di 1.123 MW. E pensare che sino a sei anni fa la potenza complessiva generata da queste centrali raggiungeva a malapena i 17,5 MW… Qualcosa sta cambiando?

    E’ crescente il numero di amministrazioni comunali e privati cittadini italiani che si sta accorgendo delle potenzialità del mini-idroelettrico per coprire il proprio fabbisogno senza dover siglare un contratto con Enel… E ad accorgersene non sono soli i privati cittadini: «Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio», ha dichiarato, creando un vespaio di polemiche, il presidente di Enel Andrea Colombo.

    Se in Asia e America Latina si continua a puntare sul grande idrolettrico costruendo dighe al cui confronto le nostre “grandi opere” sono manutenzione dei marciapiedi, dalle nostre parti si ci guarda alle spalle. Ricordiamo che sino agli anni ’70, con il progressivo subentro dell’Enel, le piccole centrali idroelettriche garantivano energia a tanti italiani… In quegli anni venne poi realizzato il metodico e capillare smantellamento di queste centrali, molte ancora oggi in piedi, abbandonate al loro destino.

    Il recupero di queste piccole centrali potrebbe essere la chiave di volta. Una tendenza sicuramente alimentata delle nuove tecnologie, ma anche dalle esigenze e dall’ingegno degli italiani. Se prima solo fiumi e grandi torrenti potevano garantire energia, oggi, come insegna l’esempio di Novara, è possibile investire anche su canali, acquedeotti e vecchi mulini. Un esempio? Nel piccolo comune di Chiomonte, in provincia di Torino, il 95% del fabbisogno energetico delle utenze viene soddisfatto dall’energia prodotta da una piccola centrale idroelettrica da 40 kW che sfrutta un salto naturale nelle condotte utilizzate per la distribuzione di acqua potabile…

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sanità pubblica, il costo delle prestazioni in base al reddito

    Sanità pubblica, il costo delle prestazioni in base al reddito

    Si tratta di un progetto attualmente allo studio del Ministero della Salute che potrebbe modificare radicalmente l’attuale sistema del ticket sanitario su farmaci, visite specialistiche, analisi di laboratorio e accertamenti, modulando il costo delle prestazioni in base al reddito del cittadino.

    L’idea del Ministero è quella di stabilire una tariffa massima che il cittadino, in base al reddito (calcolato sull’Irpef e sull’Isee), può spendere per le prestazioni sanitarie (compresi acqusiti di farmaci di fascia A)  nell’arco di un anno. Le prestazioni, così facendo, sarebbero dunque pagate a prezzo pieno sino al raggiungimento del limite, superata la soglia, però, risulterebbero gratuite. Facendo un esempio pratico, 10 mila euro di reddito lordo corrisponderebbero a una franchigia pari al 3 per mille (30 euro): qualunque sia il numero di acquisti o prestazioni, il cittadino in questione pagherebbe sino al raggiungimento del tetto massimo di 30 euro, tutto il resto gratuito.

    Tutto ciò comporterebbe la produzione di una tessera sanitaria dotata di chip e capace quindi di tenere la contabilità e di facilitare gli operatori di ospedali e farmacie che immediatamente saprebbero se far pagare oppure no la prestazione o il farmaco.

    Il progetto dovrà comunque passare al vaglio delle Regioni (già oggi in alcune Regioni il ticket è stato rimodulato in base al reddito) prima di un’eventuale entrata in vigore.