Autore: Gabriele Serpe

  • Arte e rifiuti: una “zebra” a Prà in occasione di “Fatti Spazio”

    Arte e rifiuti: una “zebra” a Prà in occasione di “Fatti Spazio”

    Prà, panorama e Vte“Una zebra a pois, me l’ha data un Maraja”, testo di una celebre canzone di Mina potrebbe da oggi essere modificato in “una zebra in quel di Prà, e l’han messa proprio là”… una zebra!? Si, una zebra tutta genovese, ecologica perché fatta in materiale riciclato, rifiuti che riprendono vita per iniziativa promossa da giovani artisti genovesi. Vedrà la luce presso l’anfiteatro della Fascia di Rispetto del quartiere di Prà, nell’ambito della manifestazione “Fatti Spazio”, organizzata dal Collettivo Burrasca. Tre giorni all’insegna del “cambiamento” per rivalutare, con innovativi progetti architettonici, quelle zone che più risentono del degrado a cui sono abbondonati angoli della nostra città. E la zebra?

    Curiosa storia, nata durante la realizzazione di uno sfondo per videoproiezioni, progetto naufragato davanti ai soliti intoppi burocratici. Uno spazio vuoto da riempire con un’idea provocatoria, spiega l’architetto Elisa Tozzi, proposta subito sposata con entusiasmo. In linea con il carattere dell’iniziativa, che si prefigge di migliorare l’habitat senza costi aggiuntivi, si è pensato di ricorrere alla “rumenta”, preziosa fonte di materiale per chi ha occhio, fantasia e spirito di iniziativa.

    “Tubi Innocenti”, per costruire un solido scheletro, porte di legno per modellare la struttura, vecchi teli di barche per la pelle che sarà rigorosamente a strisce come nelle migliori tradizioni e, per criniera, fluente saggina rubata a vecchie ramazze: ecco un superbo animale africano trapiantato in terra ligure che qualcuno ha evocato come un novello cavallo di Troia ma che, lungi dal nascondere insidiosi nemici, porta in se entusiasmo, creatività, voglia di cambiamenti, conditi da una sana, goliardica ironia.

    Così la rumenta, parola esecrata da chi contesta discariche e termovalorizzatori, ritorna ad acquisire una sua dignità, trovando nel riciclaggio un emblema contro sprechi deprecabili ma, soprattutto, diventando il simbolo di voglia di tutela per l’ambiente, sentimento sempre più presente nella coscienza dei cittadini. Sono ormai innumerevoli gli artisti che si affidano a questo genere di “materiali”, figli di un antico lavoro che ha avuto precise regole, attrezzi pertinenti, i suoi protagonisti e le sue storie.

    Non a caso Aldo Padovano ne ha fatto l’argomento di un suo libro, La storia della Rumenta (edito per la Sagep, dicembre 2009), con tanto di introduzione redata dall’ex sindaco Marta Vincenzi, in cui si può ripercorrere uno spaccato della storia della città, ricco del lessico, della letteratura e della cronaca di Genova “vista dal… cassonetto dell’immondizia”.

    Spazzatura che si fregia dei suoi numi tutelari individuati presso gli antichi romani nella dea Cloacina e nel dio Stercuzio o Giove Stercorario e di un’etimologia che scomoda il filosofo Seneca e la sua citazione “ramenta sulpure adspersa” nel senso di raschiatura, truciolo asperso di zolfo. Se gli dei protettori non bastassero a convincervi della sua dignità, vi ricordiamo il famoso “Ö canto da rumenta” di Nicolò Bacicalupo: Chi villezza in sce o Parnaso – O s’angoscia, o s’accimenta -Se o s’intoppa a da do naso- In tu muggio de rumenta -Ben diverso mi da quello-Me ghe levo de capello-E saluo profondamente-Con rispetto ed umiltae -Sto rifiuto puzzolente-Da superba umanitae.

    Dunque, ridata onorevolezza ai rifiuti, godiamoci questo monumento equestre che gli architetti del Gruppo Informale si accingono a regalare a questo quartiere del ponente, un altro animale che si aggiunge ai tanti già presenti, tra realtà ed immaginazione, nella storia della nostra città e a cui auguriamo la stessa imperitura memoria.

     

    Adriana Morando

  • Rivendicato l’attentato ad Adinolfi dalla Federazione Anarchica Informale

    Rivendicato l’attentato ad Adinolfi dalla Federazione Anarchica Informale

    Roberto AdinolfiL’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, è stato rivendicato con un comunicato firmato da Fai-Cellula Olga. “Abbiamo azzoppato Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell’atomo”, si legge nella rivendicazione della Federazione anarchica informale giunta alla redazione di Milano del Corriere della Sera.

    “Con il ferimento di Adinolfi proponiamo una campagna di lotta contro Finmeccanica piovra assassina”, si legge in un altro passaggio del documento.

    La rivendicazione è stata giudicata attendibile dalle forze dell’ordine.

  • “Banditi dell’Arte”, c’è un po’ di Genova nella mostra di Parigi Montmartre

    “Banditi dell’Arte”, c’è un po’ di Genova nella mostra di Parigi Montmartre

    Parigi, MontmartreSu quella collina (butte), che già in epoca gallica era consacrata a luogo di culto, si estende il quartiere di Montmartre che ospita la vita frivola di Parigi, una vera altura di 104 m sul livello della Senna, le cui vie più note, rue Fontaine, Banche, Pigalle, sono  fiancheggiate da caffè, ritrovi, teatri , cinematografi, sale da ballo, sonnolenti locali  che, al calar della sera, si animano di brillanti insegne luminose fino all’arrivo dell’alba. Sulla sommità, dietro l’imponente chiesa del Sacrè-Coeur, dove la rue Norvins incrocia Rue des Saules, si apre quello che, per antonomasia, è la culla della vita bohemiène di Parigi, Place du Tertre, punto pittoresco di ritrovo per poeti, mimi, ambulanti, pittori e per gli  immancabili ritrattisti che, in pochi minuti, immortalano sulla tela i volti multietnici dei turisti: è il mondo dell’arte e della poesia. Per capire l’atmosfera che si respira basta ricordare che in questo universo fuori dalle regole e dal tempo, in questo cosmo di sogni e sentimenti dove l’unica norma ammessa è la libertà di espressione, sono transitati artisti impareggiabili come Degas, Cézanne, Van Gogh, Renoir. Quale cornice migliore, dunque, per ospitare opere di autori “eccentrici” che cercano nell’improbabile un modo per evadere dall’emarginazione e dal disagio sociale in cui la sorte li ha relegati?

    Banditi dell’Arte”, nome della mostra presente nelle sale della Halle Saint Pierre (fino al 6 gennaio 2013), è un omaggio agli artisti italiani rimasti ai “margini” del sistema della cultura ufficiale. Viene definita “Art Brut”, opere realizzate fuori dai canoni stilistici di altisonanti accademie e che fioriscono nelle strade, nei manicomi, nei ricoveri per indigenti o anziani, sulle panchine dei senzatetto, cioè tra coloro considerati “rifiuti” della società, estromessi dal mondo benpensante  per quel “mal di vivere” montaliano che pervade la loro anima. Martine Lusardy e Gustavo Giacosa, (un italo-argentino che vive a Genova, in via Prè e lavora nella compagnia teatrale di Pippo Del Bono), hanno deciso di dare una chance di visibilità a tanti artisti italiani “hors normes” (fuori della norma), di ieri e di oggi, a partire da quello considerato il perno della mostra, Francesco Torris.

    Costui, nel 1890, apprende dalla sua compagna di essere in attesa di un figlio, notizia sconvolgente per un carabiniere (vigevano norme restrittive severissime in proposito) che lo porterà tra le mura dell’Ospedale psichiatrico di Collegno, dove inizierà quel genere di scultura che chiamerà “Nuovo  mondo”, fatta di allucinanti costruzioni realizzate con ossa di animali, recuperate dalla cucina della casa di cura. Non meno curiose appaiono le confezioni di chiffon di Giacomo Versino  (altro ospite del Collegno) che ricordano i mantelli degli sciamani, o le opere cosmologiche, cariche di misticismo, di Mario Bertola, le architetture favoleggianti di Giuseppe Righi, le iconografie religiose, ricche di toni policromi, di Giovanni Battista Podestà, i peluche e le bambole imbrigliate in cavi elettrici o in tubi di plastica di Franco Bellucci, gli idoli smisurati, dal sapore felliniano, di Pietro Ghizzardi o di Giovanni Galli e i disegni ostentatamente lascivi di Francesco Borello. In questo cammino tormentato della spirito c’è anche un angolo della nostra città che appare come un’oasi di pace: sono i graffiti variopinti di Melina Riccio.

    Un nome che si apre con un cuore ricavato dall’iniziale “M” e si conclude con una stella: questa è la firma di un’artista di strada contemporanea, genovese di adozione, che, quando parla, si esprime in rima e che qualcuno ha definito “una donna di fede che sogna di riempire il mondo di poesia” . Si potrebbe etichettarla superficialmente  una ”disadattata” che vagabonda per le vie della città, “decorandola” di messaggi di pace e di collage inneggianti un amore cosmico per la salvezza della natura ma, se si si ha occasione di incontrarla, insieme ad un dono che sempre offre sia esso un fiore, un cuore di stagnola o un ritaglio di stoffa,  regala un momento unico di comunicazione. Questa dolce signora di mezz’età, giocando col diminutivo del suo nome (Melina da Carmelina), si descrive come un piccolo pomo “mezzo marcio” e mezzo buono”, scartato dalla società in seguito ad un esaurimento nervoso, proprio come un frutto avariato. Ha, infatti, conosciuto la realtà del ricovero psichiatrico, in cui ha maturato un rigetto verso un mondo che, schiavo del denaro, non sa apprezzare le bellezze della vita e il lavoro delle persone. Lasciata la famiglia per inseguire quella che per lei è diventata una missione, proteggere la natura, si è dedicata alla sua particolare arte che estrinseca attraverso collage traboccanti di cuori,  scritti murari, ritmiche strofe e, come già detto, modesti piccoli omaggi che elargisce, con un sorriso, in segno di fortuna e di pace.

    Una mostra particolare, come si può ben evincere, che trasuda disagio, che scende nei meandri più inconsueti della mente, che coinvolge per la sua profonda umanità, una mostra che si sposterà a Bruxelles per poi approdare ad altri lidi, ancora da identificare, tra i quali, Giacosa, spera esservi anche Genova, città  in cui, come ci insegna la storia, i sogni di “libertà” sono un bene da difendere ad ogni costo.

     

    Adriana Morando

  • Oltre il giardino: introduzione alla terrazza

    Oltre il giardino: introduzione alla terrazza

    Hudson Hotel, New York
    La terrazza dell’Hudson Hotel di New York

    Il primo vasto argomento che trattiamo in questa rubrica è quello della terrazza. Potremmo innanzitutto soffermarci sulla sua origine, sulla sua funzione e dire che essa rappresenta l’evoluzione del concetto di “giardino pensile”, di origine (forse) babilonese. Saremmo però, così facendo, molto scontati e diremmo, spesso, cose già note ai più. Nelle prossime settimane saremo invece concreti e cercheremo, per quanto possiamo, di suggerire soluzioni pratiche per la terrazza al mare ed in città.

    Oggi ci limiteremo, invece, a delineare cosa però significhi, nella società contemporanea, il concetto di “terrazza” e perché essa debba essere rivalutata e valorizzata. Balconi e terrazze rappresentano rare aree, potenzialmente a verde, in un contesto fortemente urbanizzato, nel quale esse devono necessariamente inserirsi ed al quale devono armonizzarsi. Innanzi tutto, va ricordato che, in moltissimi immobili, la terrazza non è accessibile a terzi ed è a mero appannaggio, spesso anche estetico, del suo proprietario. Nella maggior parte dei casi, è inoltre assai difficile o persino impossibile percepire, dal basso, cosa si celi sui tetti delle grandi città o di metropoli come Milano, Londra o New York. Per i più è impensabile ritenere che, lassù, vi possano essere prati, cespugli ed alberi o che, a centinaia di metri dal suolo, possano scorrere, su strutture in cemento armato e ferro, torrenti o esservi veri e propri laghetti con tanto di carpe e papere!

    Il concetto di “terrazza” è quindi assai lato, si estende da un semplice insieme di pochi vasi, a veri e propri “muri verdi” e “tetti verdi” ricoperti di varietà di succulente, fino a lussureggianti ecosistemi con piante, panchine e persino animali che vi vivono stabilmente o, quanto meno, in modo occasionale.

    La progettazione degli ecosistemi più complessi, appena descritti, richiede ovviamente competenze e sforzi non secondari. Si devono infatti tenere in considerazione molteplici fattori e soprattutto le peculiari esigenze metereologiche proprie della sommità degli edifici: estati torride, inverni gelidi, piogge di forte intensità, venti irregolari e rifrazioni di sole e luce date dalla presenza dei palazzi limitrofi.

    Le terrazze ed i più recenti “tetti verdi” (su cui torneremo ampiamente in un prossimo articolo) rappresentano poi, al di là della valenza estetica ed al valore aggiunto in termini economici e di salute, microsistemi autonomi ed ecologicamente rilevanti. Grazie ad una maggiore assorbenza e tolleranza, rispetto ai tetti ordinari, al caldo ed al freddo, tali soluzioni hanno però anche una valenza pratica concreta: determinano una riduzione dei consumi energetici, un riutilizzo delle acque meteoriche ed una migliore coibentazione degli stabili su cui insistono.

    Tutto ciò non rappresenta ovviamente però nulla se confrontato alla possibilità di disporre, grazie alle moderne tecnologie, di uno spazio a giardino, di immediata e diretta fruibilità, anche nelle moderne e sovraedificate città.

    Come vedremo, ogni contesto avrà il suo prototipo di terrazza, si tratti di quella della casa al mare, di quella di impianto più classico in città o di un semplice insieme di piante rustiche per la cucina. Gli esempi sono poi infiniti, si spazia infatti dalla terrazza concettual-minimalista newyorchese, al tetto della Casa madre di Hermes in Rue du Fauboourg Saint Honoré a Parigi (dove crescono persino gli alberi da frutto!), fino a quella mediterranea o di sole e frugali cactacee…

    Comunque venga concepita, da area di utilizzo quotidiano, a zona dove sperimentare le proprie coltivazioni botaniche, da sorta di semplice “orto cittadino”, a mero e proprio “status symbol” dove organizzare incontri di lavoro o dove invece semplicemente ricevere gli amici, la terrazza resta però sempre un luogo particolare e a sé stante.

    Come accennato, essa è separata da tutto e da tutti, non è infatti direttamente accessibile se non dietro autorizzazione o invito e, da terra, è persino talvolta impossibile immaginarne l’esistenza. Infine, ancorché gli esempi più riusciti possano essere più lussureggianti ed assai meno prevedibili di un giardino, gli “hanging gardens” (nelle terminologia inglese) non sono quasi mai aperti al pubblico. Sono, in ultima analisi, immediatamente fruibili solo dai pazienti, assai dediti ma anche davvero privilegiati loro proprietari!

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Boom di suicidi: la grande “balla”, fanno solo più notizia rispetto al passato

    Boom di suicidi: la grande “balla”, fanno solo più notizia rispetto al passato

    Finanza, Economia e BancheGli ultimi tre casi di suicidio per cause di natura economica, due in provincia di Salerno e uno nel milanese, hanno fatto salire a 38 il bilancio delle vittime in Italia dall’inizio del 2012. Un anno dipinto da media e politica come tragico per quanto riguarda il numero di persone che hanno deciso di togliersi la vita a causa della crisi economica in corso. Ma siamo sicuri che questa sia la realtà?

    «Ogni anno in Italia si verificano circa tremila casi di suicidio – ha dichiarato Stefano Marchetti responsabile dell’ultima ricerca Istat sui casi di suicidio relativa all’anno 2010 – con punte di quasi quattromila casi nei primi anni Novanta. E’ difficile affermare, a oggi, che quest’anno vi sia un aumento statisticamente significativo dei suicidi dovuto alla crisi economica. Temo che si stiano facendo affermazioni forti, senza fondate evidenze scientifiche».

    Secondo l’indagine Istat in questione (elaborata sulla base del presunto movente indicato dalle forze dell’ordine), nel 2010 in Italia ci sono stati 3.048 suicidi, di cui 187 (il 6,1%) per motivi economici; un dato addirittura in calo rispetto al 2009, quando i suicidi per difficoltà economiche erano stati 198 su 2.986 (il 6,6%).

    «I suicidi in questa categoria sociale (imprenditori n.d.r.) c’erano anche negli anni passati, più o meno con la stessa frequenza – dice Marzio Barbagli, sociologo intervistato da Repubblica – non esistono dati che provino un qualche aumento. Basti pensare che Italia e Grecia sono i paesi più colpiti dalla crisi, ma anche quelli in cui i casi di suicidio sono minori rispetto al resto dell’Europa».

    Eh già. In Italia nel 2012 ogni giorno ci sono 0,29 casi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009. In parole povere, non esiste nessun boom suicidi come i media sbandierano da ormai diverso tempo, anzi in cinque mesi abbiamo registrato meno vittime degli ultimi quattro anni.

     

  • Equitalia: le ipoteche sugli immobili per debiti inferiori a 8 mila euro non sono valide

    Equitalia: le ipoteche sugli immobili per debiti inferiori a 8 mila euro non sono valide

    EquitaliaUn duro colpo per Equitalia arriva da una sentenza (numero 5191/12) emessa dal Giudice di Pace di Roma in materia di ipoteca di immobili. Il Giudice ha infatti dichiarato nulla un’ipoteca iscritta dall’agenzia per il recupero di poco più di 5 mila euro.

    Ecco parte del testo: «Deve essere dichiarata nulla, con la conseguenza dell’obbligo di cancellazione entro sessanta giorni, l’ipoteca iscritta sugli immobili del contribuente da parte del concessionario della riscossione per il recupero di crediti con ammontare inferiore alla somma di 8 mila euro, dovendosi infatti ritenere che, seppure l’articolo 76 del Dpr 602/73 non preveda alcun limite di valore per l’iscrizione di ipoteca, che l’ipoteca, in quanto atto preordinato e strumentale all’espropriazione immobiliare, soggiace allo stesso limite stabilito per quest’ultima, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente è inferiore a 8 mila euro».

    Entro sessanta giorni, quindi, Equitalia dovrà cancellare a sue spese le ipoteche iscritte sugli immobili del contribuente oggetto della sentenza, un “moroso” che ha ricevuto ben dodici cartelle esattoriali.

    E’ quindi fissato a 8 mila euro il limite minimo di cui all’articolo 77; la sentenza, inoltre, ha condannato Equitalia a pagare le spese di lite.

  • Lavoratori bancari: un giorno di stipendio in meno ogni anno per favorire nuove assunzioni

    Lavoratori bancari: un giorno di stipendio in meno ogni anno per favorire nuove assunzioni

    Una particolare forma di “generosità” quella annunciata dalla segreteria del sindacato dei lavoratori bancari. L’iniziativa della Uilca (Organizzazione di Categoria dei Bancari, Esattoriali e Assicurativi) prevede la rinuncia da parte dei dipendenti di banca in Italia di un giorno di stipendio ogni anno per i prossimi cinque anni per contribuire in modo attivo all’assunzione di 30mila giovani bancari a tempo indeterminato negli istituti di credito italiani entro il 2015.

    L’annuncio è partito proprio da Genova, dove il segretario generale della Uilca Massimo Masi ha precisato: «Il primo esempio in Italia di solidarietà intergenerazionale finalizzato a nuove assunzioni e stabilizzazioni di precedenti forme di precariato nel mondo del credito», aggiungendo inoltre che il contributo degli occupati bancari sarà destinato al Fondo Nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito gestito pariteticamente da organizzazioni sindacali e Abi.

    Impiegati, quadri e dirigenti, nessuno escluso. Un sacrificio che frutterà oltre 200 milioni e che verrà versato sotto forma di contributo di 2500 euro annui (per 3 anni) alle banche che assumeranno a tempo indeterminato o che trasformeranno precedenti rapporti di lavoro precari.

  • Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros con Renato SchifaniFacciamo quattro chiacchiere, all’ombra del Duomo di San Lorenzo, con Andrea Boutros, blogger genovese di Yalla Italia, ritrovo web per ragazzi e ragazze dell’“Italia mediterranea” che vogliono raccontare il nostro e loro Paese, a partire dalle esperienze della loro vita quotidiana. Ha 19 anni, le idee molto chiare e un progetto: creare un’associazione nazionale che unisca tutti i residenti egiziani e i cittadini italiani di origine egiziana, con l’obiettivo di partecipare anche all’Expo di Milano 2015.

    Andrea chi è? Italiano, egiziano, genovese… Quanto è importante per te definirti in maniera più o meno chiara e quanto è importante per figli di immigrati riuscire a trovare una “categorizzazione identitaria” per la propria persona?

    «Credo che noi figli di cittadini immigrati troviamo una nostra, seppur parziale, definizione di “cosa siamo” nella stessa continua ricerca di noi. Noi seconde generazioni, fin dalla nascita, siamo doppie, nella lingua, nella cultura, nella cucina e continuiamo a essere divise a metà anche dopo: io per esempio qui in Italia mi sento e vengo percepito maggiormente come un egiziano, mentre in Egitto è esattamente il contrario. Credo che questa situazione di sdoppiamento derivi dal senso di inadeguatezza che noi, cross generation, proviamo; inadeguatezza causata dal fatto di essere nati in una famiglia che non appartiene pienamente al contesto d’accoglienza e questo sentire dei genitori non può che riflettersi, ovviamente, anche su noi figli. La soluzione è, a mio avviso, triplice: c’è chi prova a superare questa dicotomia rifiutando totalmente la società italiana, c’è chi invece dimentica, accantonandole, le sue radici originarie e chi infine, come noi vorremo fare, cerca di mediare, trovare una “terza via”, che nasce dalla presa di coscienza della nostra dualità, non eliminabile, e dal tentativo di far convivere questi “noi”».

    Il sottotitolo di Yalla è “Il blog delle seconde generazioni”. L’espressione è tuttavia spesso criticata da alcune associazioni di figli di immigrati per la sua natura categorizzatrice. Altri invece affermano che con tale dicitura si sottolinei l’alterità di persone che non sono italiane pienamente ma che non appartengono nemmeno al paese e alla cultura dei loro genitori. Cosa ne pensi?

    «Indubbiamente il termine “seconda generazione” è insufficiente, ma nasce dall’esigenza di rispondere alla domanda: “Chi sono?”. Domanda che tutti noi ci poniamo. Io, Andrea, non sono né pienamente italiano né pienamente egiziano, ma ho bisogno di un termine che possa, anche se in maniera non del tutto appropriata, identificarmi. “Seconda generazione” nasce e racchiude la difficoltosa e continua ricerca di tutta la cross generation italiana. Credo inoltre che la seconda generazione sia un fenomeno unico e che si esaurisca con noi, figli di immigrati: i nostri figli, che nasceranno e vivranno in Italia, saranno pienamente italiani, o meglio, italo-stranieri; come gli italo-americani ad esempio, avranno certo legami con il paese di origine dei genitori, ma non saranno più in bilico tra due appartenenze».

    L’associazionismo immigrato ha come obiettivo quello di creare situazioni di incontro tra cittadini di origine straniera e cittadini italiani. Spesso però le associazioni finiscono per auto ghettizzarsi e non favoriscono un dialogo effettivo con la società d’accoglienza. Il tuo pensiero a riguardo?

    «I cittadini di origine straniera spesso fondano associazioni per ritrovarsi, si attirano perché condividono una realtà, gesti, parole che gli appartengono nel profondo. Si, è vero, spesso le associazioni di immigrati rimangono circoli chiusi, delle “bocciofile” frequentate esclusivamente da conoscenti e amici. Spesso le associazioni sono costituite da tre, quattro persone, senza un’organizzazione chiara, un obiettivo da perseguire e sono quindi destinate a morire senza mai essere state attive e radicate sul territorio. A volte poi nascono con la volontà ultima di fare politica, sostenere delle istanze e trovare soluzioni per i problemi pubblici dei paesi d’origine. Questa è una base di partenza sbagliata: bisogna saper proporre progetti e attività concrete sul proprio territorio e poi pensare di poter agire anche nel proprio paese d’origine, anche da un punto di vista politico se si vuole».

    Parlaci del progetto di cui fai parte che vuole creare un’associazione nazionale di cittadini di origine egiziana presenti in Italia…

    «Con un gruppo di ragazzi e di studenti di origine egiziana, principalmente residenti a Milano, per il momento, stiamo cercando di realizzare un progetto associativo che riunisca tutti i cittadini egiziani e le loro espressioni associative più o meno grandi presenti in Italia in un unico soggetto. Il nostro obiettivo primo è di rinnovare il patto di fiducia tra l’Egitto e i suoi cittadini emigrati, facendo emergere le grandi potenzialità della comunità egiziana italiana nelle sue espressioni professionali, culturali, artistiche. Vorremo inoltre far conoscere la storia e la cultura estremamente ricca del nostro Paese agli italiani, in uno scambio che possa arricchire anche l’Italia di nuovi “intellettuali” di origine straniera. Io in particolare vorrei puntare sul riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero e sull’equipollenza delle lauree per far si che le competenze e le conoscenze acquisite in Egitto possano essere spese al meglio anche qui in Italia. Come organizzazione egiziana nazionale vorremmo partecipare inoltre alla Consulta dei Popoli che si terrà nel capoluogo lombardo, nell’ambito dell’Expo 2015».

    In merito ai diritti di cittadinanza l’Italia è spesso rappresentata negativamente per il trattamento giuridico, ma non solo, che riserva ai suoi cittadini di origine straniera. Ultimamente il Paese è al centro di iniziative volte alla promozione dei diritti di cittadinanza per gli immigrati e anche diversi politici e cariche pubbliche, dal Presidente della Camera Fini al Capo dello Stato Napolitano, si sono espressi favorevolmente per un cambio dell’attuale legge. Il tuo parere?

    «Credo che una concezione quasi “mafiosa” dei diritti civili stia alla base del rifiuto di concedere la cittadinanza a persone che da tempo lavorano, studiano e che nascono nel nostro Paese: premiare solo “il sangue” significa, a mio avviso, premiare il tuo “affiliato nazionale”, colui che appartiene al tuo popolo per un semplice e esclusivo automatismo ereditario. L’arrivo di tanti cittadini di origine straniera e il progressivo aumento delle seconde generazioni sta mettendo in discussione questa visione. Le iniziative per il superamento di questa concezione basata sullo ius sanguinis sono necessarie e giuste; ho tuttavia la profonda convinzione che queste tematiche non trovino grande interesse nella maggior parte dei cittadini italiani, rimangono questioni elitarie che colpiscono noi seconde generazioni e i pochi cittadini più sensibili e attenti. A mio avviso i risultati di queste iniziative sono limitati perché la partecipazione nazionale è ancora troppo debole e gli stereotipi ancora troppo forti. E l’indifferenza è largamente diffusa».

    Un piccolo accenno alle vicende internazionali. Come avete vissuto, voi egiziani d’Italia, il 2011 in relazione ai fatti che hanno portato alla destituzione di Mubarak e all’insediamento della giunta militare?

    «La rivoluzione egiziana è rimasta incompiuta: il vero potere è in mano ai militari e in Egitto ora governa il carro armato. Si è votato per il Parlamento e ho osservato con un po’ di preoccupazione l’affermarsi della frangia islamista più estremista, i salafiti di Al Nour. Si voterà a breve per le presidenziali quando, secondo me, la prima cosa che si sarebbe dovuta costituire era un’Assemblea Costituente che riscrivesse le regole istituzionali del Paese e dotasse l’Egitto di una nuova Costituzione. Abbiamo votato un parlamento e voteremo un presidente senza sapere quale sarà il volto dell’Egitto e senza conoscere le regole che dovranno garantire un nuovo corso alla storia del Paese. Secondo me la Giunta Militare influenzerà ancora per molto il percorso politico dell’Egitto post-Mubarak e la rivoluzione potrebbe essere più lunga e dolorosa di quanto immaginato».

    Antonino Ferrara

     

  • Sottopasso Cadorna: lettera aperta dei commercianti al Comune di Genova

    Sottopasso Cadorna: lettera aperta dei commercianti al Comune di Genova

    Sottopasso Cadorna a GenovaDopo l’alluvione del novembre scorso, gli esercizi commerciali del sottopasso Cadorna sono stati trasferiti in una “provvisoria” struttura nella vicina viale Caviglia all’ingresso dei giardini di Brignole. L’accordo, raggiunto ma non ancora siglato, con il Comune di Genova prevede un intervento entro l’estate per la messa in sicurezza dei locali e il trasferimento nelle sedi originarie delle attività commerciali. Oggi, a distanza di mesi, i commercianti hanno firmato una lettera aperta che pubblichiamo integralmente:

    «Gli operatori del Sottopasso Cadorna intendono pubblicamente ringraziare il Sindaco Marta Vincenzi (che durante un sopralluogo garantì personalmente una pronta soluzione positiva), tutta la Giunta Uscente e particolarmente gli Assessori interessati e protagonisti: Lavori Pubblici – Sig. Margini, Commercio – Sig. Vassallo, Mobilità – Sig. Farello, Sicurezza – Sig. Scidone ed altre Autorità coinvolte

    per aver sprecato tutto il tempo necessario a concludere un accordo già verbalmente raggiunto il 19 Marzo u.s. accettando tutte le proposte offerteci. Nonostante i ripetuti e troppo cortesi solleciti sopra ricordati si sono persi mesi fondamentali.

    Mancava solo la sottoscrizione delle Autorità Comunali per far partire i lavori di ripristino del Sottopasso (come ampiamente riportato e diffusamente annunciato) e in parte finanziato dagli Operatori stessi.

    Gli stessi Operatori che continuano ad essere “temporaneamente” ospiti a pagamento di instabili tendoni esposti ad ogni pericolo atmosferico e non, frequentati piu’ da topi che da potenziali clienti.

    La Giunta Uscente non ha trovato un attimo per firmare quello che propose ed ora, in attesa del ballottaggio, spetterà ai Successori concludere in maniera rapida e dignitosa una vicenda sempre più disagevole per la Città e drammatica per le Aziende e le Famiglie coinvolte».

  • Maddalena: laboratori di fotografia e video gratuiti aperti a tutti

    Maddalena: laboratori di fotografia e video gratuiti aperti a tutti

    E’ partito giovedì scorso il progetto artistico del gruppo LaboratorioGenova nel quartiere della Maddalena a Genova. Il progetto, finanziato dalla compagnia San Paolo nell’ambito del bando “Generazione Creativa“, si chiama Mass – Maddalena Art & Street Spaces“, un laboratorio aperto a fotografi, illustratori, grafici e, più semplicemente, curiosi di ogni età.

    Il cuore del laboratorio è un locale sito in Piazza Cernaia 10r a pochi passi dalla farmacia N.S. della Provvidenza e da via della Maddalena. Qui i ragazzi di LaboratorioGenova organizzano corsi di fotografia e video (2 lezioni a settimana il martedì e il venerdì dalle 18:00 alle 20:00) e laboratori gratuiti aperti a tutti, con lo scopo di riunire gli artisti della città e porsi come punto di riferimento e fucina di idee.

    Ecco il calendario dei laboratori, a partire da domani:

    Giovedì 10: “IL BUCO” – Introduzione alla tecnica fotografica del foro stenopeico (creare una macchina fotografica “a mano”, ad esempio con una scatola… n.d.r.) con Oliviero Crippa

    Venerdì 18: “L’IMMAGINE FEDELE“, strani casi nella fotografia di massa (evoluzioni del linguaggio fotografico nell’era della tecnologia n.d.r.) con Giulia Ticozzi photoeditor de “Il Post” e Diego Scarponi del Laboratorio Buster Keaton di Savona

    Giovedì 24 e 31 maggio, giovedì 7 giugno: “UNA GIORNATA PARTICOLARE”, workshop di fotografia di reportage con Massimiliano Clausi

    Video di Daniele Orlandi
    Foto di Diego Arbore

  • Ebook: Google Play, ecco il più grande ebook store italiano

    Ebook: Google Play, ecco il più grande ebook store italiano

    googleLa versione italiana di Google Play apre all’editoria. Il negozio online del più importante motore di ricerca del mondo, scommette sull’Italia per dare il “la” a una vera e propria “primavera digitale”. La società americana ha preso accordi con i maggiori editori italiani (Mondadori, Einaudi, Feltrinelli ecc…) che già  in questi giorni stanno mettendo a disposizione migliaia di titoli per la vendita digitale.

    Che cosa è Google Play? Nato come store per le applicazioni android, a inizio marzo è diventato negozio online a 360 gradi con il lancio negli Usa e in Inghilterra di Play music, per la vendita di musica, Play Movie, per i film, e, appunto, Play Books. In Italia, invece, si è deciso di partire dai libri:  «...l’Italia è il primo Paese non di lingua inglese ad avere i libri sul suo store online», sottolineano da Mountain View.

    I libri acquistati da Google Play vengono conservati online e sono sempre disponibili su quasi tutti i dispositivi di chi li acquista. In parole povere, comprando un libro dal pc di casa si ha la garanzia di poterlo continuare a leggere anche sul proprio smartphone,  tablet o sul computer del lavoro…

    Per quanto riguarda il pagamento, oltre alla tradizionale carta di credito o ricaricabile, Google permette di pagare anche tramite credito telefonico (per ora solo se si è clienti Vodafone).

     

     

  • Consulenza online: le bollette delle compagnie telefoniche

    Consulenza online: le bollette delle compagnie telefoniche

    Antenna per cellulariCi scrive Andrea da Voltri: «…ho un contratto con una compagnia telefonica. Per diverso tempo la linea non ha funzionato a dovere, problemi di connessione internet, però mi sono arrivate ugualmente le bollette da pagare… Come mi devo comportare?»

    La prassi è la seguente. E’ necessario inoltrare reclamo alla compagnia telefonica, chiedendo l’adempimento del contratto e il risarcimento per il disagio arrecato. Entro 40 giorni la compagnia deve, o meglio, dovrebbe rispondere… Qualora essa non risponda o, più verosimilmente, fornisca una risposta insoddisfacente, l’utente è legittimato ad esperire il tentativo di conciliazione presso il CO.Re. Com., obbligatorio per legge. Il Co.Re.Com. riceve l’istanza e fissa la data di udienza.

    Il verbale di avvenuta conciliazione è un titolo esecutivo, con il quale l’utente può agire contro la compagnia telefonica nel caso in cui non ottemperi a quanto deciso in sede di conciliazione. Molti avvocati tendono a non fare conciliare i loro clienti: un modo come un altro per fare una causa e guadagnarci su… E l’utente ci guadagna?

    Nella mia esperienza vi posso dire: pochi, maledetti e subito! Perchè fare una causa che può durare due anni per ottenere un risultato a volte identico? Senza contare le spese legali.

    Partendo dal messaggio di Andrea, rimaniamo in tema compagnie telefoniche. Come mai alcune continuano a chiedere la penale per il recesso anticipato nonostante i decreti Bersani le abbiano abolite? Semplice: loro ci provano!

    Oppure mettono come voce “spese di chiusura pratica”; un modo come un altro per fregare… E, pur trattandosi in genere di pochi Euro, l’utente deve perdere tempo, adire il Co.re.Com per farsi restituire il maltolto e chiedere i danni per l’ingiusta perdita di tempo.

    In conclusione: occhi aperti e controllate sempre tutte le bollette, voce per voce, la fregatura sta sempre dietro l’angolo.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

  • Elezioni, il giorno dopo: Grillo ride, Napolitano un po’ meno

    Elezioni, il giorno dopo: Grillo ride, Napolitano un po’ meno

    NapolitanoDetto, fatto: il Movimento 5 Stelle ha fatto l’exploit ed è la notizia del giorno. Il risultato di Putti a Genova (così come degli altri candidati “grillini” in giro per l’Italia) appare straordinario solo per chi non si era accorto che le cose stavano cambiando già da un pezzo, che le simpatie per il partito di Grillo aumentavano giorno dopo giorno.

    Immediatamente il Corriere della Sera ha lanciato in prima pagina un editoriale di Massimo Franco che definisce il risultato ottenuto dal Movimento 5 Stelle “il contenitore di un «no» che prescinde dagli schieramenti e rispecchia confusamente, a volte con parole d’ordine irresponsabili, la voglia di spazzare via un sistema incapace di riformarsi”. Siamo alle solite: Grillo è un facinoroso, magari un eversivo; e poi è uno che non ha nulla da proporre, se non un cieco rifiuto di tutto quello che offre oggi il pur magro panorama politico.

    Eppure ricordo che una volta Ferruccio De Bortoli, l’attuale direttore del Corriere, fece mea culpa invitando i colleghi a riflettere sul modo in cui la stampa italiana aveva sostanzialmente ignorato ed irriso la Lega Nord per lungo tempo, salvo poi dover ammettere, dopo gli ottimi esiti elettorali del partito di Bossi, che questi aveva dimostrato abilità nel ricavarsi un consenso. Bisogna concludere, quindi, che la lezione non è stata messa a frutto ancora una volta.

    Dopo questa tornata elettorale la Lega si conferma in disfacimento, mentre il M5S va inevitabilmente a rubarle la scena. Ma la società italiana, o almeno la sua parte conservatrice e borghese, sembra ancora troppo lenta nel cogliere i mutamenti sociali. Lo stesso Napolitano non ha risparmiato sul buon risultato del movimento di Grillo un’acida battuta: “Di boom ricordo quello degli anni ’60: altri non ne vedo”. Una dichiarazione sapida che tradisce un’antipatia personale magari giustificata (Grillo ha più volte attaccato Napolitano definendolo “Morfeo”), ma istituzionalmente fuori luogo.

    Ed è già la seconda volta: in precedenza aveva dato a Grillo del “demagogo”, anche se non lo aveva nominato direttamente. Ormai è palese che il Presidente della Repubblica osteggi non una dichiarazione, un’iniziativa legislativa o un aspetto in particolare della politica di un partito, ma proprio tutto un movimento in quanto tale. Si potrebbe forse dire, allora, che non dovrebbe avventurarsi in simili giudizi, per quanto velati, perché il suo è un ruolo istituzionale formalmente super partes. La scusa che Napolitano e altri possano ravvedere un rischio nel linguaggio e nei toni usati da Grillo fa davvero sorridere.

    Intendiamoci: nemmeno io mi auguro che i politici imparino a confrontarsi con “vaffa” e provocazioni. Ma ho già scritto che Grillo si prende questa libertà perché resta un comico e che i ragazzi del suo movimento, al contrario, non si permettono toni così “diretti”: pertanto il rischio che la moda si diffonda rimane circoscritto. Al contrario sono reali i mille e mille scandali che stanno seppellendo questa classe politica “moderata” e lanciando Grillo e che Napolitano è riuscito spesso ad ignorare. E’ assurdo, quindi, che si schieri nettamente contro il comico genovese per ragioni di bon ton: a maggior ragione se questo giudizio viene da uno che nel ’56, quando i Sovietici reprimevano la rivolta in Ungheria con i carri armati, riuscì a dire che i Russi stavano “portando la pace”. Direi che per la democrazia e le istituzioni è più pericoloso giustificare l’uso della violenza che dire le parolacce e fare battutacce.

    Comunque, a parte Grillo e “grillini” (che ora vedremo all’opera nei consigli e potremo così giudicare in concreto se sono davvero bravi o meno), rimane ben poco da commentare a proposito di queste amministrative. L’astensione è in costante aumento: ma su questo nessuno nutriva dubbi. Poi c’è il fenomeno delle schede nulle, un partito che ha totalizzato a Genova quasi il 5% dei voti. Insulti e disegni sconci fanno la gran parte di questa cifra, ma non bisogna dimenticare un meccanismo di voto cervellotico che tra comune, municipio, sindaco, preferenze e voti disgiunti ha mandato in crisi gli stessi scrutatori. Se esprimere un voto è più difficile che fare la dichiarazione dei redditi, non ci si può poi lamentare se la gente sta a casa persino nelle brutte giornate.

    Cos’altro? Ah, si! Il PDL e il PD, i due “partiti maggiori”. Ecco, se il primo ormai sta scomparendo dalla scena politica italiana, il secondo farebbe meglio a non cantare vittoria (come prontamente ha fatto D’Alema): un conto è contribuire alla vittoria di candidati esterni come Pisapia a Milano e Doria a Genova, un altro conto è convincere la gente a votare Bersani premier…

    Andrea Giannini

     

  • Elezioni Genova, Doria e Musso si sfidano al ballottaggio

    Elezioni Genova, Doria e Musso si sfidano al ballottaggio

    Enrico MussoDomenica 20 e lunedì 21 maggio Marco Doria ed Enrico Musso si sfideranno al ballottaggio per la poltrona di Palazzo Tursi. Genovesi, dunque, nuovamente chiamati al voto, una chiamata che, come abbiamo visto, non ha riscosso troppo successo nel “weekend” elettorale appena trascorso; l’affluenza alle urne è molto bassa, nella provincia di Genova al voto il 56,23% degli elettori contro il 62,66% del 2007.

    I due eterni colleghi, non solo per la corsa a Tursi ma anche nella vita di tutti i giorni presso la Facoltà di Economia di Genova, confermano la tendenza nazionale che premia i “professori politici”. Vicinissimo al colpaccio il Movimento 5 Stelle il cui candidato Paolo Putti si è reso protagonista di un avvincente testa a testa per il ruolo di sfidante.

    IL RISULTATO FINALE DEL PRIMO TURNO

    Marco Doria 48,4%, Enrico Musso 14,9%, Paolo Putti 13,9%, Pierluigi Vinai 12,6%, Edoardo Rixi 4,6%, Simonetta Saveri 1,23%, Giuseppe Viscardi 0,9%, Susy De Martini 0,8%, Orlando Portento 0,6%, Armando Siri 0,6%, Roberto Delogu 0,5%, Giuliana Sanguineti 0,3%, Simohamed Kaabour 0,2%

    DATI DEFINITIVI AFFLUENZA NEL COMUNE DI GENOVA

    Genova: 55,75% (61,75% nel 2007)

    Municipi:
    Ponente: 29.949 votanti 57,55%
    Medio Ponente: 27.853 – 56,42%
    Valpolcevera: 26.635 – 55,05%
    Centro Ovest: 28.446 – 55,17%
    Centro Est: 41.637 – 56,75%
    Bassa Val Bisagno: 35.566 – 51,95%
    Levante: 31.834- 57,11%
    Medio Levante: 30.740 – 54,06%
    Val Bisagno: 26.223 – 54,63%

  • Attentato a Genova: gambizzato Roberto Adinolfi, ad di Ansaldo Nucleare

    Attentato a Genova: gambizzato Roberto Adinolfi, ad di Ansaldo Nucleare

    Roberto AdinolfiVolto coperto dal casco, sarebbero stati due uomini gli attentatori di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, gambizzato questa mattina a Genova nel quartiere di Marassi in via Montello a pochi passi dall’abitazione di Adinolfi.

    Uno dei due attentatori era posizionato in attesa che la vittima uscisse di casa, l’altro – secondo quanto dichiarato dallo stesso Adinolfi – attendeva su uno scooter, utilizzato poi per fuggire senza lasciare traccia.

    Uscito di casa per recarsi al lavoro, intorno alle 8,30, Adinolfi è stato raggiunto tre colpi di pistola semiautomatica, uno dei quali lo ha colpito alla tibia destra. E’ stata la moglie del manager a chiamare il 118.

    Chi è Roberto Adinolfi? Nato a Salerno nel 1953 e laureato in Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano, giunge a Genova nel 1975 per preparare la sua tesi di laurea, città che non lascerà più. Ha lavorato nel settore nucleare in Italia e all’estero, contribuendo alla progettazione degli impianti di Montalto di Castro e Trino Vercellese e di Superphenix, in Romania. Da aprile 2007 ricopre la carica di Amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, società del gruppo Finmeccanica.

    Con una nota arriva anche la condanna dei sindacati Cgil Cisl Uil di Genova e Liguria: «Auspichiamo che gli inquirenti facciano piena luce sull’accaduto e scovino al più presto i responsabili del vile atto del quale è stato vittima questa mattina a Genova l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, esprimiamo a lui e famiglia piena solidarietà e vicinanza. Cgil Cisl Uil condannano con fermezza ogni forma di violenza e ogni atto teso a destabilizzare l’ordinamento democratico del nostro Paese».