Autore: Gabriele Serpe

  • Elezioni Genova 2012: chiusi tutti i seggi, exit-poll e proiezioni

    Elezioni Genova 2012: chiusi tutti i seggi, exit-poll e proiezioni

    Elezioni amministrative 6 maggio 2012I dati sull’affluenza alle urne parlano di circa 20.000 elettori in meno rispetto al 2007. Si attendono ancora i dati definitivi aggiornati al pomeriggio di oggi.

    Exit-poll e risultati in tempo reale:

    Ore 15:30 – Chiusi i seggi da mezzora. Le prime ipotesi diffuse da La7 danno Marco Doria tra il 57% e il 62%

    Ore 16:00 – Paolo Putti, secondo le medesime ipotesi di La7, si aggirerebbe intorno al 7%, Enrico Musso al 18% e Pierluigi Vinai al 14%

    Ore 16:09 – Prime proiezioni Rai su un campione del 5% (Centro Storico): Marco Doria 44,2%, Paolo Putti 14,9%, Enrico Musso 14,7%, Pierluigi Vinai 11,3%, Edoardo Rixi 5,7%, Susy De Martini 1,2%

    Ore 17:00 – Proiezioni aggiornate (campione 7%): Doria 46,5%, Musso 15,8%, Putti 14%, Vinai 10,8%, Rixi 5,2%, De Martini 1,1%

    Ore 17:20 – Paolo Putti: «Non ho mai badato più di tanto ai sondaggi ma mi aspettavo che la gente avesse voglia di cambiare ed impegnarsi in prima persona. Comunque vada sarà un successo: se la comunità si attiva, se si riappropria della voglia di fare politica. Durante la campagna elettorale abbiamo incontrato tante persone che ci hanno caricato di responsabilità – continua Putti – Mi hanno detto “ti votiamo però non ci deludere”. Ora sentiamo questa responsabilità sulle nostre spalle, c’è un po’ di ansia, non paura. Sia nel caso dovessimo andare al ballottaggio, ma anche in caso contrario, dovremo impegnarci per non deludere le loro aspettative…»

    Ore 17:30 – Campione del 15% dei seggi. Stabile Putti (14%), leggera flessione per Musso (15,4%) e leggero passo avanti di Doria (46,8%). Vinai sale all’ 11,5%, Rixi scende al 4,8%

    Ore 18:00 – Sale Musso al 16,1%. L’ultima proiezione vede Doria al 46%, Musso al 16,1%, Putti 13,9%, Vinai 11,9%, Rixi 5%

    Ore 18:15 – Settima proiezione Rai (20% dei seggi): Doria 46,1%, Musso 16,7%, Putti 13,3%, Vinai 12,3%, Rixi 4,7%, De Martini 0,8%

    Ore 18:40 – Doria 46,5%, Musso 16%, rimane un punto percentuale tra Putti (13,6%) e Vinai (12,6%)

    Ore 19:30 – Enrico Musso: «Mi aspettavo una percentuale leggermente migliore, intorno al 20%. Ad ogni modo è ancora tutto in bilico. Un eventuale ballottaggio sarà difficile da vincere, perché i voti da recuperare sono molti, ma non impossibile. Nel caso dovessi andare io e non il collega Putti, che stimo molto, chiederò l’aiuto di tutti i genovesi…»

    Ore 20:15 – 55% dei seggi: Doria 47,6%, Musso 15,9%, Putti 13,7%, Vinai 12,4%, Rixi 4,7%, Saveri 1,1%

    Ore 20:49 – 60% dei seggi: Doria 49,2%, Musso 14,4%, Putti 13,9%, Vinai 12,2%, Rixi 4,6%, Saveri 1,1%

    Ore 21:40 – 400 seggi su 653: Doria 48,9%, Musso 14,6%, Putti 13,8, Vinai 12,4%, Rixi 4,6%, Saveri 1,2%

  • Storia di Genova: le antiche porte della città

    Storia di Genova: le antiche porte della città

    Porta Sottana o dei Vacca, Genova

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento sulle antiche mura e la difesa della città – GuidadiGenova.it

    Pietre millenarie che raccontano una storia di antiche glorie, guardiane sentinelle poste a sbarramento di eserciti invasori, occhi di rigidi gabellieri veglianti sulle merci in transito: queste erano le porte di Genova, unici varchi aperti  in quella cinta invalicabile di mura che cingevano la città.

    La loro funzione è chiaramente descritta in una lapide sistemata  a Porta di S. Andrea (1161) o Soprana (per indicare la sua posizione dominante) che recita: “…sono difesa da uomini, circondata da mura mirabili e col mio valore respingo lontano le armi nemiche. Se porti pace è lecito toccare queste porte, se chiedi guerra ti allontanerai triste e vinto…”.

    A dispetto delle sua magnificenza, Porta Soprana ha subito numerosi offese come quella del 1576 quando fu destinata a casa in affitto o quando, durante la Rivoluzione Francese,  divenne area adibita alla ghigliottina e ai servizi del famoso boia, Samson, lo stesso che aveva decapitato Luigi XVI. A dispetto dello scempio operato intorno a essa  con la distruzione della collina di S. Andrea, della demolizione del convento, del carcere, del vecchio borgo dei lanaioli, del Rivo Torbido e, più recentemente, del quartiere di via Madre di Dio, rimane ancor oggi uno dei simboli più autorevoli della potenza genovese del passato.

    A lei si contrappone la coetanea  gemella porta di Santa Fede (dal nome della chiesa templare che sorgeva nei paraggi) o  porta Sottana (per distinguerla dalla sorella levantina), chiamata anche Porta dei Vacca, a partire dal XIII secolo, dal nome della famiglia che aveva dimora nella zona. Risulta molto diversa da quella originale per le modifiche apportate nel corso del tempo anche se recenti restauri hanno cercato di porvi rimedio.

    Scendendo verso il porto incontriamo porta Siberia (o Porta del Molo), oggi sede del Museo Luzzati, che deve il suo nome alle cibarie che attraverso di essa venivano portate ai magazzini della Ripa Maris. Realizzata su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi (1512-1572), ispiratosi per la sua realizzazione alla Porta di San Miniato di Firenze (Michelangelo),  è una solida costruzione in pietra di Finale, una roccia ligure chiara che reca le tracce di conchiglie. Sul piazzale antistante, si innalzavano le forche per le impiccagioni  di quei condannati che dalle carceri di Sant’Andrea venivano condotti, lungo la salita del Prione,  fino al molo. Dai bastioni laterali della porta, che erano forniti di potenti cannoni, si dipartivano le imponenti mura di Malapaga così chiamate perché ospitavano le carceri per i debitori insolventi.

    Vi sono, poi, porte che si sono date al vagabondaggio e, lontano dalla loro sede originale, aspettano solo di raccontarvi la loro storia. La più irrequieta, cioè quella che ha viaggiato di più, è Porta Pila, dedicata alla Regina di Genova, la Madonna. Sita originariamente al termine dell’antica via Giulia (dove oggi Via XX Settembre incrocia via Fiume), elegante e maestosa, si narra fosse destinata alle fortificazioni di Porto Maurizio ma fu , infine, mandata a Genova per volere dei i Padri del Comune, tra il 1647 e il 1649. Nel 1891 si pensò di abbatterla insieme alla demolizione delle “Fronti basse” delle Mura Nuove ma,  grazie ad un provvido ripensamento, nel 1899, fu inserita nel bastione Montesano, alle spalle della piccola stazione di Brignole. Intorno al 1940, quando anche questo bastione venne abbattuto per l’ampliamento del nodo ferroviario, la porta si rimise in cammino verso la sua ubicazione definitiva che fu trovata tra i palazzoni di via Imperia. A memoria di questo peregrinare, rimane una lapide, scritta in latino, che riporta il racconto  dei suoi passati “traslochi”. Pare, però, che il suo errabondo cammino non sia ancora esaurito: esiste, infatti, un progetto per il suo spostamento  in Piazza Verdi, di fronte alla stazione.

    Sulle stesse Mura Nuove, ma a ponente, si ergeva la porta che dal faro prendeva il nome: Porta della Lanterna. Costruita tra il 1633 e il 1643 fu lasciata in pace fino al 1827 quando ne venne costruita  una più larga, a fornice doppio, a pochi centinaia di metri. Questi antichi varchi, infatti, prevedevano un solo accesso ed erano insufficienti al crescente traffico di persone e merci. Diventata, dunque, di intralcio alla viabilità, la porta seicentesca fu malamente distrutta, nonostante una petizione popolare con più di diecimila firme che ne chiedeva la salvaguardia; oggi rimane a ricordo solo una statua della madonna e l’iscrizione “posuerum me custodem”. La nuova porta ottocentesca ebbe sorte migliore: salvata dalla demolizione, quando fu spianato il colle di san Benigno, nel 1930, prese la via “dell’esilio” per essere collocata ai piedi della lanterna.

    Porta degli Archi, più antica delle precedenti perché facente parte delle mura cinquecentesche, anch’essa rivestita di pietra di Finale, faceva bella mostra di se all’altezza dell’attuale Ponte Monumentale. Per far posto alla nuova strada in costruzione (1892), Via Giulia, attuale via XX Settembre, fu spostata a Carignano ed inserita su un portello delle Mura delle Cappuccine, all’altezza dell’attuale via Banderali. Era conosciuta anche come Porta di Santo Stefano per la vicinanza con l’omonima chiesa e, ancora oggi, si fregia di una statua del santo, opera scultoria di Taddeo Carlone.

    Tra le porte che resistono al tempo vi è quella dell’Olivella, a lungo chiusa per la sovrapposizione delle mura cinquecentesche e poi riaperta, nel 1825, quando, su progetto di Carlo Barabino, venne risistemata l’area della spianata dell’Acquasola. Pur nascosta da pertinenze della ferrovia di Casella, sussiste anche la Porta di San Bartolomeo, unica  con ponte levatoio che veniva alzato per mezzo di contrappesi sferici e che deve il suo nome alla vicina chiesa. La porta successiva che possiamo incontrare proseguendo fino a via del Carso e poi continuando a destra lungo le antiche mura, è quella di San Bernardino, di cui si ricorda che, fino al 1896, restava chiusa dalle 21 alle 4 e mezza di mattina.

    Arrivando a Righi, troviamo la Porta delle Chiappe o di San Simone, a fianco dell’Osservatorio Astronomico, il terzo ed ultimo passaggio  dal lato est delle fortificazioni. A ponente,  si può cercare la porta di Granarolo, transito per l’antica strada proveniente da Begato, uno stretto passaggio con fornice in arenaria, sormontato da uno stemma marmoreo che, lasciata per anni in stato di abbandono, è oggi visibile solo dall’esterno, seguendo un ripido sentiero da via Ai Piani di Fregoso.

    Similmente è possibile ammirare la Porta degli Angeli, lungo la salita omonima, adito di una delle strade che collegavano Genova a Sampierdarena e alla Valpolcevera. Più centrale è la Porta di Carbonara, in cima alla via da cui prende il nome, di cui si intravvedono le tracce nel grande arco trasformato in deposito.

    Malasorte, invece, per la più occidentale delle entrate che si aprivano nella cinta muraria urbana trecentesca: la Porta di San Tommaso. Si trovava tra le attuali piazza Acquaverde e Piazza Principe e doveva la sua toponimia al monastero che sorgeva presso il Caput Arenae, di fronte al mare. L’antico complesso monasteriale è ricordato perché qui visse Santa Limbania, religiosa a cui sono legate leggende di fatti prodigiosi. Quando fu realizzata la ferrovia, l’accesso fu demolito ma, si dice, sono rimaste tracce sepolte nel tratto compreso tra la stazione metro e quella ferroviaria.

    Stessa sorte per la porta Aurea (da cui trae il nome il quartiere di Portoria) che, sita sul colle di Piccapietra,  fu spazzata via dalle sciagurate manipolazioni urbanistiche degli anni 50-60, insieme alle sue due torri a ferro di cavallo, già ridimensionate nel XVIII secolo. Analoga fine per la modesta Porta Romana, collocata all’imbocco di via San Vincenzo, la cui denominazione derivava dalla strada romana che, provenendo da vico Dritto Ponticello (attuale zona piazza Dante), proseguiva attraverso Via San Vincenzo fino a Borgo Incrociati. Stesso epilogo  per la Porta dell’Acquasola (posizionata al limite settentrionale della spianata),  per la Porta di Murtedo (ubicata alla cima della salita di santa Caterina davanti alla prefettura) e per la Porta di S. Agnese (situata presso la Piazza del  Vastato odierna Piazza dell’Annunziata).

    Perduta ogni traccia, anche, delle primitive porte carolinge, Porta San Pietro, a fianco della chiesa di San Pietro in Banchi, Porta di Serravalle, attuale zona via Tommaso Reggio, Porta di Castri, nella zona Sarzano-Santa Croce, che con la Porta Superana (porta Soprana) facevano parte di quella primitiva cinta muraria della città di cui si hanno notizie certe. Per concludere, ricordiamo che esistevano anche passaggi pedonali (portelli) come quello di S. Egidio o quello più famoso di Portello, cui si deve il nome della piazza fra le gallerie Bixio e Garibaldi.

     

    Adriana Morando
    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Regione Liguria: 70 milioni in tre anni da destinare alla ricerca?

    Regione Liguria: 70 milioni in tre anni da destinare alla ricerca?

    Palazzo della RegioneLa Giunta regionale ha approvato nella mattinata di oggi il programma Triennale 2012-2014 di sviluppo e sostegno all’Università. Ammontano a oltre 70 milioni di euro le risorse finanziarie che la Regione destinerà in tre anni alla ricerca e all’innovazione.

    Sulla base di dati economici e sociali di contesto e di un’analisi accurata degli interventi realizzati negli ultimi anni, il programma individua quali obiettivi strategici per il triennio in oggetto il consolidamento ed il rafforzamento del sistema regionale della ricerca, il supporto ad una crescita sostenibile, il potenziamento della qualità del capitale umano, la promozione ed il sostegno alle imprese innovative anche attraverso il rafforzamento delle collaborazioni tra sistema della ricerca e il mondo produttivo.

    Il ruolo della Regione sarà quello di sostegno e di promozione delle aggregazioni tra organismi di ricerca ed imprese costituite nel corso degli ultimi anni, in un’ottica di crescente  internazionalizzazione dei Poli di Ricerca e Innovazione e dei Distretti Tecnologici presenti sul territorio ligure.
    Il documento passa ora all’esame del Consiglio Regionale per la discussione e l’approvazione da parte dell’Assemblea Legislativa.

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Genova sospesa tra ieri e oggi: il concorso fotografico di FotoGalleria.eu

    Genova sospesa tra ieri e oggi: il concorso fotografico di FotoGalleria.eu

    «Una storia “sospesa” pronta ad essere narrata attraverso lo sviluppo e la mutazione degli edifici e dei luoghi che portano impressa l’impronta del percorso storico genovese». Con queste parole FotoGalleria.eu inaugura la prima edizione del concorso fotografico “Genova Sospesa tra ieri e oggi“.

    I fotografi che intendono partecipare sono chiamati a raccontare la trasformazione della città nei secoli rappresentando in un massimo di 10 scatti una di queste tracce:

    1. “Genova antica” con i suoi caruggi.
    2. “Genova agitata”: dal Balilla al Risorgimento, dalla Resistenza al G8; racconta Genova come snodo di rivoluzioni e cambiamenti sociali attraverso luoghi, simboli, edifici e personaggi.
    3. “Genova sacra”: l’evoluzione della Chiesa nella storia Genovese, ripercorrendo il mutamento dei suoi edifici. Dalla leggenda di S. Siro e della Chiesa omonima, alla Chiesa del Medio-evo delle famiglie aristocratiche, fino ai moderni edifici del dopoguerra.
    4. “Golfi, paesi e porti delle Riviere di Genova”: da sempre i piccoli porti della Riviera hanno fornito grandi appoggi a Genova ma anche ai suoi nemici; racconta l’evoluzione dei golfi, dei paesi e dei porti.
    5. “Genova e la sua evoluzione economica”: analizza le strutture che l’evoluzione dei sistemi economici ci ha lasciato, immortalandone lo sviluppo urbano ed industriale, dai sistemi mercantili ad oggi.
    6. “Genova contemporanea”: dalle Colombiadi a Genova 2004, ed ora?

    Sono ammesse alla partecipazione anche fotografie ottenute tramite fotomontaggi ed ogni altro tipo di elaborazione grafica.

    I cinque progetti fotografici vincitori verranno esposti in mostra presso la libreria Ultima Spiaggia in via Garibaldi 114 a Camogli attraverso un’installazione sospesa sotto la volta del locale del caratteristico edificio sulla passeggiata a mare. Il 1° Classificato assoluto godrà anche di uno spazio espositivo per il suo progetto della durata di 9 mesi su FotoGalleria.eu, di libri fotografici, di un Corso di Fotografia (base o avanzato) del prestigioso Studio6 (con sconto del 50%) e una stampa su tela 50×70 da FotoRaf (con sconto del 50%).

    La quota di partecipazione a titolo di rimborso spese è fissata in 12,00 Euro, per partecipare è necessario compilare ed inviare il modulo di iscrizione scaricabile sul sito fotogalleria.eu e le fotografie (nome-cognome_nomeserie_01.jpg ecc.) all’indirizzo concorso@fotogalleria.eu (stampare, compilare, firmare, scansionare, inviare) entro il 15/7/2012.

     

    Foto di Diego Arbore

  • Cantautori genovesi e musica live a Genova: Valentina Amandolese

    Cantautori genovesi e musica live a Genova: Valentina Amandolese

    Valentina AmandoleseValentina Amandolese è una cantautrice dal tocco metallico… Il suo primo ep autoprodotto “Aperion” esce nel 2000 e con la band inizia a portare i suoi pezzi in giro per l’Italia. Nel 2007 arriva la prima svolta, vince il concorso “Cercatalenti” organizzato dal Comune di Genova, partecipa al Music Village e viene contattata da un’etichetta Indie romana, la “Peteren Records”, che la inserisce nella compilation “Pet2“. Nel 2008 esce l’ep “In terza persona“.

    Nel 2011 Valentina vince il premio della critica alla finale regionale ligure di Italia Wave e con la Dcave Records pubblica “Nella stanza degli specchi”, il primo disco ufficiale.

    Nel 2012 esce il singolo di “Osmosi”, il cui video è passato su XL di Repubblica, arrivando al 29° posto nella classifica ufficiale dell’Indie like music di Audioglobe.

    E’ tra i finalisti del concorso Inedi-TO 2012 del Salone del Libro di Torino e riceve la menzione speciale per il brano “Il clan dei destini”

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Admal

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Admal

    Admal, GenovaGli Admal nascono nel 2002 e si misurano subito con un’intensa attività live in Liguria e nel Nord Italia, per poi pubblicare due Promo-CD, tra i quali “Terra Primitiva” (citato sul mensile “Tutto Musica” come demo del mese di maggio 2004), i cui ottimi riscontri permettono alla band di apparire sugli schermi di Rock TV.

    Pur mantenendo inalterato il cuore della band (Davide alla voce ed Alessandro alle chitarre), gli Admal cambiano line-up per giungere ad una nuova e stabile formazione con l’ingresso di Michele al basso e Stefano alla batteria e pianoforte.

    Il gruppo si concentra così nella composizione e registrazione delle 11 canzoni che compongono l’album “SP 225” autoprodotto dalla stessa band ed edito dalla Joyful Records – Dughero Paolo Ed. Musicali / Warner Chappell Music Italiana S.r.l.

    Il 2011 regala alla band un’intensa attività live e l’ingresso nella formazione di Fulvio alla chitarra: lo spettacolo proposto dagli Admal è all’insegna della musica rock d’autore con la rivisitazione di grandi successi della musica italiana, uno show energico che vede riproposti classici e pezzi originali in un crescendo d’intensità nello stile inconfondibile della band

    Genere: rock

    Membri:
    Davide Martinelli (voce e cori)
    Alessandro Cuccu e Fulvio Solari (chitarre)
    Michele Cascella (basso)
    Stefano Lucchesi (batteria e pianoforte)

  • Compositori genovesi e musica live a Genova: Alberto Luppi Musso

    Compositori genovesi e musica live a Genova: Alberto Luppi Musso

    Alberto Luppi MussoRaffinato ed estroso compositore jazz, Alberto Luppi Musso nasce a Genova l’8 Maggio 1974. Dall’età di otto anni studia pianoforte con diversi maestri. A vent’anni inizia a studiare composizione e ad esibirsi dal vivo in numerosi concerti, molti dei quali vedono la collaborazione di personaggi importanti della scena jazz contemporanea Luciano Milanese , Alessio Menconi , Riccardo Fioravanti , Stefano Bagnoli.

    Ha ricevuto molti riconoscimenti e apprezzamenti in Italia per il suo primo cd, “Giovanna”, registrato nel 2008. Nel Marzo 2012 è uscito il suo nuovo cd, “La Mia Vita in Te”. Dodici tracce jazz intense e coinvolgenti, le cui sonorità calde ricordano Jarret e Santana, e che il compositore ha voluto dedicare alla madre scomparsa da pochi mesi. Alberto Luppi Musso ha registrato “La Mia Vita in Te” presso lo studio Zerodieci di Genova con la collaborazione di Massimo Currò alle chitarre, Manuele Dechaud al contrabbasso, Luca Faggioni alla batteria.

    Discografia: Giovanna (2008), La mia vita in te (2012)

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Ex-Otago

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Ex-Otago

    Ex-Otago, GenovaGli Ex-Otago sono una band nata nel quartiere di Marassi, attiva da dieci anni nella scena musicale genovese e non solo. Simone Bertuccini, Maurizio Carucci, Alberto Argentesi e Gabriele Floris propongono un sound prevalentemente pop, composto in primis dalla chitarra acustica, con melodie orecchiabili e passaggi hip-hop curati da Argentesi, personaggio reso celebre dalla trasmissione televisiva “Chiambretti Night” nel ruolo del “coniglio che improvvisa rime”.

    Loro stessi definiscono così la musica degli Ex-Otago: «Ritornelli/stornelli a presa istantanea che s’incollano in testa e non si staccano più proprio come le figurine scolorite dei calciatori dall’armadietto di un adolescente o come una chewingum masticata dalla suola delle infradito».

    Nell’agosto del 2009 si recano a Bergen in Norvegia per registrare l’album “Mezze Stagioni” con il supporto di Davide Bertolini produttore dei Kings of Convenience. L’album segue “Tanti Saluti” del 2007 e “The Chestnuts Time” del 2002, quest’ultimo in lingua inglese.

    Genere: indie pop

    Membri:
    Simone Bertuccini (chitarra)
    Maurizio Carucci (voce, tastiera)
    Alberto Argentesi (voce, tastiera)
    Gabriele Floris (batteria)

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Dresda

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Dresda

    Dresda, GenovaI Dresda nascono a Genova nel 2005. Il nome è tratto dal romanzo di Kurt Vonnegut del 1969 “Mattatoio n.5“, una testimonianza dell’autore sulla sua prigionia in Germania durante la seconda guerra mondiale e sul bombardamento della città di Dresda.

    La loro musica è strumentale e il loro genere subisce le influenze del post rock e delle colonne sonore per il cinema. Loro stessi amano definirsi “musica di frontiera”  o, ancora meglio… “an accompaniment of your favourite character fading out in the fog” (un accompagnamento del tuo personaggio preferito che si allontana nella nebbia).

    Nel 2008 pubblicano il primo disco “Pequod” su Marsiglia Records/Asiluum e a partire dall’anno successivo si cimentano nella realizzazione di colonne sonore per cortometraggi e film indipendenti (“Il caso Krolevsky” per regia di Alessio Gambaro e Christian Zecca e “La lingua del disordine” per la regia di Marco Longo).

    Genere: Strumentale, post rock

    Membri:
    Ivan Teso (basso)
    Marco D’Oro e Daniel Campagne (chitarre)
    Marco Cavaleri (batteria)
    Antonio Rodo (tastiere)

  • Oltre il giardino: al via la rubrica verde di Era Superba

    Oltre il giardino: al via la rubrica verde di Era Superba

    Cervara, il giardino di PortofinoQuesto articolo è il primo di una serie che si propone di trattare, sotto diversi profili, l’affascinante tema del “verde”. In generale, il rapporto tra uomo e natura è stato, in tempi recenti, rivalutato e si è affinata, anche come controtendenza ai problemi ecologici, una maggiore sensibilità riguardo alle tematiche ambientali.

    In questo primo articolo descriveremo brevemente ciò che verrà trattato in futuro, in modo da dare al lettore l’idea di quanto varia ed interessante possa essere questa materia. Esamineremo le principali correnti stilistiche del paesaggismo in Italia ed all’estero, le particolarità di alcuni giardini celebri e parchi storici, parleremo dei professionisti della materia, forniremo alcune nozioni di botanica, anche riguardo alla corretta scelta e cura delle piante nei differenti contesti (essenze vegetali più opportune in una terrazza sul mare o in città) e tratteremo delle sempre più frequentate manifestazioni botaniche (da Orticola di Milano, alla Tre Giorni per il Giardino del Castello di Masino, fino al celeberrimo Chelsea Flower Show di Londra).

    Come accennato, di recente si assiste al diffondersi di una più diffusa consapevolezza per la rilevanza dell’elemento naturale e vegetale o forse, più semplicemente, ad uno spontaneo riavvicinamento nei confronti delle meraviglie della natura. Numerosi sono i personaggi pubblici che dedicano tempo e attenzione alla cura del “verde” e che si fanno, in prima persona, promulgatori di tale nuova cultura. Per citare solo i più noti, Michelle Obama è celebre per la recente introduzione di un orto alla Casa Bianca, da lei curato personalmente, Carlo di Inghilterra per la sua passione per la botanica e la produzione di cibi organici e biologici (a mezzo del marchio Duchy Originals), alcuni stilisti, quali per esempio Yves Saint Laurent (il suo giardino a Marrakech è frequentato quanto un museo), per i loro celeberrimi ed estrosi giardini.

    Recentemente alcune dimore storiche hanno poi aperto i loro cancelli mostrando, similmente a quanto da tempo accadeva con il National Trust inglese, tesori botanici inesplorati ed appannaggio, per secoli, solo di una ristretta elite (si pensi, per citarne solo alcuni, al giardino della Kolymbetra, all’Abbazia della Cervara, al giardino de La Mortella, alla Reggia di Pralormo, ai Giardini Vaticani…)

    Non bisogna pensare però che il privilegio di poter disporre di uno spazio verde sia un lusso per pochi. Anche una piccola area ed una limitata disponibilità economica sono in grado di riservare a chiunque grandi soddisfazioni! Si tratti quindi di un cortile interno, di una terrazza, di un normale balcone cittadino, di una fascia di terreno in riviera o di un parco storico, scelte adeguate garantiscono risultati sorprendenti.

    L’intervento a “verde” incide, infatti, molto sull’ambiente urbano, sia da un punto di vista più propriamente visivo che, sebbene ciò sia spesso trascurato ed aspetto poco noto, sotto un profilo cromatico e sensoriale. Preferire alcune varietà botaniche ad altre (ad es: alloro, lavanda, agrumi e similari) permette infatti di ottenere, soprattutto in spazi di ridotte dimensioni, risultati sorprendenti sotto il profilo dell’incidenza olfattiva e difficilmente immaginabili a priori.

    Basta alzare lo sguardo verso certe terrazze romane o buttare l’occhio in alcuni cortili milanesi per rendersi conto di quanto possano incidere, nel singolo contesto, qualche vaso o una armonica disposizione di semplici felci, il tutto con grande soddisfazione del proprietario e beneficio per la collettività.

    Cosa sarebbero d’altronde Bolgheri senza i suoi cipressi, la costa ligure senza i pini marittimi, i giardini inglesi e francesi senza le querce secolari o taluni parchi neoclassici senza gli imponenti e centenari cedri del Libano? Anche un semplice viale cittadino risulterebbe completamente diverso senza filari di alberi che lo costeggiano da sempre. Elementi che diamo per scontati, dunque, non lo sono affatto, soprattutto se si pensa che le piante sono esseri viventi, dotati di ben precise esigenze!

    Il landscape design riunisce quindi in sé diverse ed eterogenee componenti. Vi è l’aspetto più propriamente scientifico, vi è la componente naturalistica, vi è però anche un fondamentale profilo artistico che permette, tramite semplici vegetali, di creare l’enorme varietà del paesaggio (naturale ed artificiale) che ci circonda e che spesso diamo per scontato. Il panorama sarà, cambiando la composizione delle piante, quindi ora mediterraneo, ora continentale, ora alpino e, a sua volta, il giardino avrà stili diversi a seconda del contesto, dell’area geografica e soprattutto del carattere del proprietario!

    In Italia, dove l’Arte e la Natura hanno sempre avuto rilievo e dovranno in futuro (essendo beni preziosi e rari) averne sempre di più, la riscoperta e l’adeguato impiego del “verde” potrebbero rilevarsi, per le loro implicazioni sociali, culturali ed estetiche, fondamentali.
    Parafrasando quindi la celebre frase di un scrittore straniero: e se, da ultimo, fossero proprio l’Arte e la Natura a poterci salvare?

    Giardino Inglese

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Valencia, ospedali in affitto a privati: ecco la riforma della Sanità

    Valencia, ospedali in affitto a privati: ecco la riforma della Sanità

    ValenciaCome si può garantire a un ente statale entrate e risparmi fissi ed evitare ai cittadini un ulteriore aumento delle tasse? A Valencia è partito un esperimento che ha tutta l’intenzione di porsi come apripista a livello nazionale. La Generalitat (il governo valenciano) ha infatti approvato una riforma del sistema sanitario che, nella pratica, privatizza la gestione di tutti gli ospedali e centri di salute.

    Alla regione autonoma spagnola rimangono la pianificazione del servizio, i dipendenti e la proprietà degli edifici e dei terreni su cui sorgono gli ospedali. Questi terreni nell’intenzione del governo dovranno essere affittati ai privati che potranno applicare un modello di gestione aziendale meno burocratizzato di quello pubblico.

    Ogni anno la Generalitat incasserà la quota d’affitto delle strutture che ammonta a 180 milioni di euro, ai quali si aggiungono le previsioni di risparmio che la pubblica amministrazione valenciana ha calcolato aggirarsi intorno ai 263 milioni.

    Non si tratta di una novità, questo modello è in vigore in Svezia da oltre ventanni. Ma per un paese come quello spagnolo che come il nostro è gravemente colpito dalla crisi economica, la decisione presa dalla regione valenciana assume particolare rilevanza. Soprattutto se, come ha garantito il governo, non dovessero esserci ripercussioni a livello occupazionale visto che chi vincerà l’appalto dovrà dare lavoro a tutti i dipendenti già in organico.

    L’esperimento dovrebbe partire il primo gennaio 2013 e culminerà con la creazione di una commissione mista di rappresentanti del pubblico e del privato per la pianificazione dei servizi (la cui responsabilità rimarrà si del governo, ma non a tal punto da privare completamente i nuovi gestori di una certa capacità decisionale).

    Le prestazioni sanitarie rimarranno invariate e, soprattutto, gratuite. «L’alternativa era un aumento delle tasse di 500 euro per ogni contribuente», ha dichiarato il vicepresidente della Generalitat José Ciscar. La riforma, infatti, rientra nel piano di riequilibrio regionale che raccoglie le direttive del decreto approvato dal governo centrale, che mira a un contenimento della spesa pari a 10 miliardi nei settori della sanità e dell’istruzione.

     

  • Coffee Shop vietati ai turisti nel sud dell’Olanda, dal 2013 anche ad Amsterdam?

    Coffee Shop vietati ai turisti nel sud dell’Olanda, dal 2013 anche ad Amsterdam?

    Cannabis, Marijuana, HashishIl primo maggio 2012, in Olanda, sarà ricordato come una data storica. Nelle province meridionali dei Paesi Bassi, infatti, è ufficialmente vietata la vendita di marijuana alle persone non residenti in Olanda (in pratica ai turisti) per effetto di una legge fortemente voluta dal governo conservatore del premier Rutte.

    Da martedì, quindi, per acquistare marijuana nei Coffee Shop del sud è necessario essere soci degli stessi club, e per potersi iscrivere (e ottenere una carta speciale, il WeedPass) bisogna obbligatoriamente dimostrare di essere residenti. Il programma di Rutte prevede l’estensione del provvedimento a tutta l’Olanda (Amsterdam compresa) a partire dal primo gennaio 2013.

    Intendiamoci, in Olanda non sono tutti d’accordo. Oltre, ovviamente, alle accese proteste e manifestazioni di consumatori e titolari di Coffee Shop, lo stesso sindaco di Amsterdam Eberhard van der Laan si è dichiarato contrario all’estensione del provvedimento anche alla capitale: «Questo divieto, oltre a produrre una pesantissima ricaduta sul turismo, andrà anche a incentivare l’attività degli spacciatori che acquisteranno legalmente la cannabis dai Coffee Shop, per poi rivenderla ai turisti a prezzi maggiorati». Il sindaco ha aggiunto di voler negoziare un compromesso accettabile con il ministro della giustizia Ivo Opstelten.

    Insomma, che la “città dei balocchi” si trasformi fra sette mesi in una città normale è ancora da vedere. I titolari dei Coffee Shop di Amsterdam (e non solo) si sono uniti e hanno affidato la pratica a un team di avvocati che mira a ostacolare l’entrata in vigore della norma ad Amsterdam. Per ora le carte della “discriminazione nei confronti degli stranieri” e della “privacy” (per iscriversi ai Coffee Shop è necessario fornire i dati personali) non hanno sortito alcun effetto, entrambi i ricorsi sono infatti stati respinti dal Tribunale.

    In questa vicenda, non dimentichiamo, ci sono in ballo anche tanti tanti soldi… Le perdite economiche che l’Olanda subirebbe se il provvedimento venisse applicato anche ad Amsterdam sono il motivo principale che spinge una parte della politica olandese a frenare l’iniziativa di Rutte. Secondo le stime, infatti, ogni anno circa 4 milioni di turisti si recano in Olanda, di cui il 30% spinti dalla possibilità di comprare cannabis liberamente. In parole povere quasi un milione e mezzo di persone il prossimo anno rinuncerebbe alle vacanze nella “Venezia” del nord Europa causando un buco di bilancio stimato in 900 milioni di euro (fra tasse pagate dai Coffee shop e diminuzione di entrate di alberghi, ostelli, ristoranti…)

    Coffee Shop, AmsterdamLa politica olandese sulle droghe leggere  (in lingua olandese denominata “Gedoogbeleid” che tradotto letteralmente significa “tolleranza”) è in vigore dal lontano 1975. Una linea unica al mondo che, pur non legalizzando la sostanza (lo stato olandese, al contrario di quanto spesso si pensa in Italia, vieta la produzione, la detenzione, la vendita e l’acquisto di marijuana…), tollera la produzione per uso medico, la detenzione fino a 5 grammi (uso personale) e la vendita o l’acquisto solo all’interno dei locali adibiti e solo fino a 5 gr al giorno per persona. Persona che, secondo il volere di Rutte, deve essere olandese.

     

    Gabriele Serpe

  • Apprendistato, le nuove regole sono in vigore dal 26 aprile

    Apprendistato, le nuove regole sono in vigore dal 26 aprile

    È entrato in vigore il 26 aprile il nuovo accordo per il riordino complessivo sulla disciplina dell’apprendistato tra Confesercenti e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. L’accordo segue la linea del nuovo Testo unico sull’apprendistato che prevede, per specifiche figure professionali analoghe a quelle artigiane, durate diversificate.

    La nuova disciplina ha riformato l’apprendistato quale “contratto a tempo indeterminato finalizzato a favorire occupazione e formazione dei giovani”. E’ stata estesa la copertura assicurativa (contro infortuni sul lavoro e malattie professionali) all’attività di insegnamento che sia in azienda o fuori di essa. Le ore di insegnamento teorico complementare sono infatti considerate a tutti gli effetti ore lavorative. 

    Il Testo Unico (per leggere il Testo integrale e ottenere maggiori informazioni si fa riferimento al sito del Ministero del Lavoro) ha anche esteso la possibilità di attivare percorsi di apprendistato a nuovi soggetti tra cui i dipendenti pubblici, i lavoratori in mobilità, lavoratori dipendenti di agenzie di somministrazione e praticanti presso studi professionali.

    Nell’intesa siglata tra Confesercenti e i sindacati vengono regolate le tre tipologie di apprendistato (ovvero Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale – Apprendistato professionalizzante o contratti di mestiere – Apprendistato di alta formazione e di ricerca). Il tentativo è quello di valorizzare in particolare l’apprendistato professionalizzante e l’attività formativa professionalizzante che consente sia all’azienda che all’apprendista l’ottenimento di competenze più adeguate alle mansioni che al termine del percorso formativo si conseguiranno.

    Viene rivisto anche l’apprendistato di alta formazione con possibilità di promuovere, anche a livello territoriale, intese con l’Università.

    Per ottenere precise indicazioni sull’accordo è possibile rivolgersi agli uffici di Confesercenti Liguria in via Cairoli 11 a Genova.

     

     

  • Aprile va via col vento, registrate raffiche record in Liguria

    Aprile va via col vento, registrate raffiche record in Liguria

    Quarto dei mille, PriaruggiaNel mese di aprile il protagonista degli eventi meteorologici che si sono verificati in Liguria è stato il vento. Mercoledì 11, alle ore 9.37 a Spezia, le centraline di Arpal hanno misurato la velocità record di 35,1 m/s, pari a 126,36 km/h. Erano 18 anni che lungo la costa non si raggiungevano valori analoghi; per trovarne uno simile bisogna infatti risalire al 20 settembre 1994, quando a Genova si toccarono i 31,6 m/s (113,76 km/h); questo mese invece a Genova ci si è fermati a “soli” 17,2 m/s, poco più di 60 km/h, raggiunti nella giornata di martedì 24 aprile.

    Direttamente collegato al vento ecco il fenomeno delle mareggiate, che hanno colpito tre volte le coste liguri: la prima, un’intensa libecciata nella giornata di sabato 7, ha interessato il Levante, con un’altezza significativa di 4 m e un’onda massima di circa 6,5 m; la seconda domenica 21 aprile e la terza martedì 24, nuovamente libeccio con 4,5 m di altezza significativa e oltre 7 m di massima.

    È piovuto invece in 17 occasioni: la cumulata massima nelle 24 ore è stata misurata a Cabanne (GE) martedì 24 con 109 mm. A Genova la cumulata mensile è stata di 115 mm, con una anomalia climatologica di +30 mm.

    Pur in presenza di questi eventi, la temperatura è stata di 0,9°C sopra la media climatologica del mese, attestandosi a Genova sul valore medio di +14,9°C, (massima sabato 28 +26,3°C, minima mercoledì 11 +6,8°C).

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Limitazioni alla vendita di bevande alcoliche: l’ordinanza del Comune

    Limitazioni alla vendita di bevande alcoliche: l’ordinanza del Comune

    Vicoli, Centro Storico di GenovaDal primo gennaio 2012 i titolari di bar, negozi e ristoranti di tutta Italia hanno il potere di scegliere autonomamente quando alzare e abbassare le saracinesche. Fu uno dei primi dictat del decreto Monti promosso con il nomignolo “Salva – Italia”. In quell’occasione Marta Vincenzi dichiarò: «…l’iniziativa deve essere commisurata alle esigenze dei territori, per evitare che certi provvedimenti facciano degenerare situazioni a rischio». Spetta al Sindaco, infatti, sulla base degli indirizzi espressi dal Consiglio Comunale e nell’ambito dei criteri  indicati dalla Regione, il potere di coordinare e riorganizzare gli orari degli esercizi commerciali dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici.

    La Legge, infatti, ha prescritto agli enti locali l’adeguamento delle proprie disposizioni alla liberalizzazione degli orari concedendo però l’eventuale applicazione di vincoli ritenuti necessari per evitare danno alla sicurezza e garantire la protezione della salute umana.

    Detto ciò, seguendo anche le indicazioni delle Associazioni di Categoria, con un’ordinanza il Sindaco ha ufficializzato i vincoli contro l’abuso di bevande alcoliche a Genova, partendo proprio da quel sopracitato paragrafo della Legge in tema di tutela della sicurezza e della salute. Una decisione che, inevitabilmente, ha provocato dissenso fra i commercianti del Centro Storico e non solo

    Così recita il testo dell’ordinanza: “I titolari e i gestori degli esercizi muniti della licenza prevista dai commi primo e secondo dell’articolo 86 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, ivi compresi gli esercizi ove si svolgono, con qualsiasi modalità, spettacoli o altre forme di intrattenimento e svago, musicali o danzanti, nonché chiunque somministra bevande alcoliche o superalcoliche in spazi o aree pubblici ovvero nei circoli gestiti da persone fisiche, da enti o da associazioni, devono interrompere la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche alle ore 3 e non possono riprenderla nelle tre ore successive, salvo che sia diversamente disposto dal questore in considerazione di particolari esigenze di sicurezza”.

    E ancora: “I titolari e i gestori degli esercizi di vicinato (attività commerciali con una superficie di vendita non superiore a 250 mq n.d.r.) devono interrompere la vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche dalle ore 24 alle ore 6, salvo che sia diversamente disposto dal questore in considerazione di particolari esigenze di sicurezza.  Ritenuto opportuno prevedere che negli orari di interdizione della vendita e somministrazione di alcolici previsti dalla norma sopra richiamata gli esercenti debbano altresì inibire l’accesso del pubblico alle bevande alcoliche predisponendo idonei sistemi di occultamento delle stesse.”

    Viene invece rinviata a successivo Provvedimento la disciplina oraria dei pubblici esercizi diversi dalla somministrazione e di ogni altra tipologia esclusa dall’intervento legislativo di liberalizzazione.

    Foto di Diego Arbore