Autore: Gabriele Serpe

  • “Genova si muove”, concorso di idee per giovani progetti

    “Genova si muove”, concorso di idee per giovani progetti

    Sala Munizioniere - Palazzo DucaleA Palazzo Ducale sabato 8 ottobre, nella Sala del Munizioniere, andrà in scena l’Open Space Technology “Genova si muove“, un’occasione per riunire tutti i giovani della Liguria che hanno idee e proposte da realizzare.

    Regione Liguria e Arssu bandiranno successivamente un “Concorso di idee” per il finanziamento di progetti presentati dai giovani sulle tematiche e gli ambiti che saranno discussi durante la giornata  di sabato.

    L’Open Space Technology è una metodologia di progettazione partecipata, adatta per affrontare temi complessi in un’ottica di reale coprogettazione tra soggetti diversi.

    Per partecipare bisogna iscriversi on line sul sito di “Genova si muove”, ovviamente l’iscrizione è gratuita e dà diritto alla partecipazione al dibattito.

  • My Urban Space, l’aiuola di corso Italia diventa spazio espositivo

    My Urban Space, l’aiuola di corso Italia diventa spazio espositivo

    L'Attesa di valeria dapino
    L'Attesa, scultura di Valeria Dapino

    ART Commission ha inaugurato in Corso Italia la prima “aiuola”  di Genova dedicata all’arte, si trova a pochi passi da Punta Vagno, si chiama My Urban Space: installazioni urbane. L’operazione, punta alla valorizzazione degli spazi urbani attraverso l’arte.

    Lo spazio espositivo è una grande aiuola che “adottata” dalla ditta di   ristorazione, I Cuochi Romagnoli di
    Robert Sefora. L’opera scelta da ART Commission  per questo spazio è “l’attesa” di   Valeria Dapino, una scultura in metallo antropomorfa a grandezza naturale. L’installazione sarà visitabile fino a Domenica 9 Ottobre 2011 , giorno e notte.

     

  • Domenica a Sampierdarena i banchetti della “Festa dell’Uva”

    Domenica a Sampierdarena i banchetti della “Festa dell’Uva”

    uvaDomenica 9 Ottobre 2011 in Piazza Settembrini a Sampierdarena dalle 11.00 alle 19.00 si terrà la “festa dell’uva”, organizzata dai commercianti della zona e dall’associazione Amici di Piazza Settembrini presieduta da Enzo Vannuccini.

    Saranno presenti alla manifestazione i Cuochi Romagnoli con il loro carro di prelibatezze.

    Durante la giornata, oltre alla presenza di numerosi banchetti di abbigliamento, modellismo, antiquariato e al carro dei mitici Cuochi Romagnoli, verrà distribuita gratuitamente dell’uva. Musica a cura del cantante Francesco Chiappalone che intratterrà il pubblico con i suoi classici.

    La festa dell’uva si pone l’obiettivo, in un clima festoso, di portare la gente a vivere in tranquillità e gioia una zona troppe volte lasciata a se stessa. La manifestazione rientra in un poker di iniziative che si svolgeranno nelle domeniche successive.

  • Volabus, il primato di Genova: è il bus più caro d’Italia

    Volabus, il primato di Genova: è il bus più caro d’Italia

    Volabus Un aeroporto in città ha i suoi pro e i suoi contro. A molti potrebbero non piacere tutti quei velivoli che sorvolano Corso Italia, tanto vicini da poter vedere i finestrini e persino intuire le sagome dei passeggeri. Però ci sono anche dei vantaggi. L’accessibilità, tanto per cominciare.

    Se abitate a Milano e dovete partire da Malpensa, per raggiungere l’aeroporto vi aspetta un bel tratto di tangenziale per almeno tre quarti d’ora. Da Genova centro invece, in condizioni di traffico scorrevole, si arriva a Sestri in una ventina di minuti al massimo. Un bel risparmio, ma solo di tempo.

    Già, perché per quanto riguarda il denaro, è un altro paio di maniche. Infatti, il servizio di navette che dalla stazione di Milano Centrale porta il passeggero a Malpensa (50 km di tragitto), rispetto al Volabus che da Genova permette di raggiungere il Cristoforo Colombo (11 km), costa solo 1,50 € in più (7,50 € contro i 6 € della Superba)… Una cifra risibile per percorrere un tratto che è ben 5 volte più lungo!

    L’aeroporto di Linate poi, che è ben più vicino (12 km), si raggiunge in bus spendendo 4 €. Ma è Milano ad essere particolarmente economica o è Genova ad essere particolarmente cara? Facciamo un confronto con altre realtà dove le piste di atterraggio sono attigue al centro cittadino. L’aeroporto Marconi, per esempio, dista da Bologna 13 km e costa 5 € di navetta. L’Elmas ne dista da Cagliari 9, e si raggiunge con 4 €. Da Bergamo a Bergamo Orio al Serio sono 5 km, per un totale di 1.7 €. L’aeroporto Fontanarossa di Catania, addirittura, che rispetto al centro città è sito ad una distanza analoga al caso genovese (10 km), si raggiunge con l’apposito Alibus al costo di un normale biglietto: vale a dire un singolo euro. Anche a considerare il caso di scali che, al contrario, siano ben distanti dal centro città, il trend comunque non cambia. A Trieste ad esempio, dove si devono percorrere circa 40 km per raggiungere l’aeroporto, si può utilizzare la linea 51 del trasporto pubblico con soli 3.25 €!

    Quasi la metà di quello che spendiamo noi per una tratta quattro volte superiore. Insomma, un bel benvenuto per i turisti stranieri: così almeno capiscono subito come gira, qui a Zena.

    Andrea Giannini

  • Teatro del Lemming: la tragedia per un solo spettatore

    Teatro del Lemming: la tragedia per un solo spettatore

    Edipo - teatro del lemmingProva a chiudere gli occhi, e immagina di entrare in uno  spazio buio che non conosci. Lì, ad attenderti, tua madre, che ti conduce al cospetto di un oracolo. Lui non ti vede, è cieco, ma tu percepisci la sua presenza molesta ed irritante. Ti prende per il bavero e ti tira improvvisamente verso di lui, predicendoti una maledizione che ti porterà alla perdita della vista.

    Sei diventato Edipo, e stai per attraversare il peggiore dei tuoi incubi. Pervaso da questa improvvisa consapevolezza, e per di più cieco, non puoi far altro che appoggiarti alla figura di Giocasta, tua madre, che amorevolmente ti guida nel cammino senza immagini che si prospetta davanti a te. Ed è proprio in questo modo che compi le azioni più ignominiose, prima fra tutte l’omicidio di tuo padre. Non sei tu ad ucciderlo, ma qualcuno muove la tua mano, le fa cercare un coltello, glielo fa impugnare, e fa sì che vada a conficcarsi nel corpo di tuo padre.

    Poi capisci di essere re, un sovrano giusto, un monarca capace di gestire perfettamente il popolo che ha in suo affidamento. E subito la Sfinge ti para davanti il suo arcano “Qual era l’essere che cammina ora a quattro gambe, ora a due, ora a tre che, contrariamente alla legge generale, più gambe ha più mostra la propria debolezza?”

    Sei sempre più sballottato, confuso, inibito. Ed è proprio in questo momento che inizi a vivere un’esperienza fisica, erotica, sessuale. Il resto non provo neppure a raccontarlo, sarebbe inutile e sminuente.

    Quando sono entrato in contatto con la compagnia “Teatro del Lemming” di Rovigo ho capito subito la potenza delle loro proposte teatrali. Il gruppo, guidato dal regista Massimo Munaro, utilizza l’esperienza teatrale come coinvolgimento totale degli spettatori. Anzi, dello spettatore, visto il loro Edipo è rivolto ad un solo spettatore che, bendato e scalzo, è chiamato a rivivere i momenti salienti della tragedia greca.

    Attraversare la famosa quarta parete e diventare il protagonista di uno spettacolo come questo significa mettersi in diretto contatto con i propri abissi più profondi, significa vivere un’esperienza assoluta, esattamente come quando ascoltiamo un brano musicale o quando contempliamo un’opera d’arte figurativa; essi parlano direttamente alla nostra più intima dimensione, facendo affiorare l’inconscio più recondito.

    Questo è stato in grado di creare Massimo Munaro, che non a caso è un compositore. Ogni creazione del Lemming dalla quale sono stato coinvolto mi ha un po’ cambiato, mi ha reso un po’ più consapevole, talvolta del mio rapporto con la realtà sensibile, talvolta nel mio rapporto con me stesso.

    Marco Topini

  • Ivano Fossati annuncia l’addio: “Non farò più dischi, né concerti”

    Ivano Fossati annuncia l’addio: “Non farò più dischi, né concerti”

    Ivano FossatiIvano Fossati chiude la sua carriera in diretta televisiva in occasione dell’uscita di “Decadancing“, che sarà quindi l’ultimo album del cantautore genovese. “Una decisione serena“, ha dichiarato, a sessant’anni da poco compiuti e con 40 anni di carriera alle spalle.

    “Non si tratta di una decisione degli ultimi giorni, ovviamente ci ho pensato parecchio negli ultimi due o tre anni, lascio perchè ho la sensazione che nella vita avrei potuto anche fare altro e, soprattutto, perchè in un ipotetico prossimo album non potrei più garantire la stessa passione, la stessa lucidità”.

    “Quello che abbandono è prima di tutto il mestiere del registrare dischi e fare concerti, l’attività discografica e quindi le promozioni… Non ho più voglia di stare attento a tutto quello che accade e a come la gente ne parla o lo vede per poi scrivere canzoni, voglio sentirmi libero da tutto questo.”

  • Scuola, inizia il nuovo anno: i dati Ocse bocciano l’Italia

    Scuola, inizia il nuovo anno: i dati Ocse bocciano l’Italia

    Ore 8 circa, esclusi ritardatari, gli autobus tornano ad essere affollati, i giornali riesumano i soliti articoli, la TV propone immagini ritrite: è iniziato un nuovo anno scolastico e, con esso, il tormentone scuola.

    Bocciati dalle analisi Ocse, su 37 campioni in esame, l’Italia è confinata al 29esimo posto per finanziamenti inadeguati, pari al 4,8% del pil, (peggio di noi solo la Slovacchia e la Repubblica Ceca)  e al 34esimo posto sia  per  numero di diplomati, che sono il 70,3% su una media del 81,5% di altri paesi, sia per laureati, rispettivamente il 14% tra gli adulti e il 20% nella fascia compresa tra 25 e 37 anni, contro uno standard medio del 37% .

    I due stati, in coda a noi, sono la Turchia e il Brasile: nulla di cui vantarsi. A ciò va aggiunto lo stipendio dei docenti  che registra un 40% in meno di quello dei colleghi stranieri oltre ad un precariato insanabile.

    L’ Ocse ci bacchetta anche sul metodo: “Il sistema delle bocciature è inefficace ed aumenta il il divario e la disuguaglianza tra gli studenti, senza migliorare il percorso scolastico”.

    In attesa di provvedimenti efficaci vediamo qualche originale novità dal mondo: a Dallas, gli studenti si incontrano coi professori, 90 minuti prima e circa un’ora dopo le lezioni, per chiarimenti, spiegazioni o studio di gruppo; in Indiana è obbligatorio, già dalle elementari, insegnare l’uso della tastiera del Pc; in Inghilterra, USA, Canada, è sempre più diffuso l’uso di lavagne multimediali e la Corea ha previsto l’abolizione totale di libri e quaderni entro il 2015; in Gran Bretagna, per avvalorare il concetto di cultura multietnica, vengono insegnate parole in ben 44 lingue non escluso lo zulu.

    Alcuni istituti privilegiano, invece, temi come salute, benessere, ecologia: alla George Washington University si tengono corsi per combattere l’obesità giovanile; L’Orestad Gymnasium di Copenhagen, capolavoro d’architettura, dispone di un’ampia area aperta, dotata di cuscini, dove gli studenti possono studiare nella posizione a loro più comoda; in Francia, a Sotteville-lès-Rouen, un prato, in continuazione di un grande parco, fa da tetto all’edificio scolastico, garantendone inerzia termica ed  isolamento fonico. A Phoenix, aboliti sacchetti e bottiglie di plastica, per pranzo, si usano contenitori riciclabili; in Danimarca, dono di una società, una macchina a pedali (capienza 10 bambini), condotta da un adulto, è il mezzo per andare a scuola; in Svizzera, genitori volenterosi raccolgono gli alunni agli angoli dei quartieri  e tutti in corteo “salgono” sul Pedibus.

    Adriana Morando

  • Antonio Gibelli, professore di Storia dell’Università di Genova

    Antonio Gibelli, professore di Storia dell’Università di Genova

    Antonio GibelliSommersi dalle notizie  mai troppo chiare circa quel che sta accadendo o è già accaduto aldilà del Mediterraneo, abbiamo discusso di questo tumultuoso periodo storico con Antonio Gibelli, professore di Storia Contemporanea dell’Università di Genova.

    Le primavere arabe sono state assai brevi… a distanza di pochi mesi qual è il bilancio di queste esperienze dal punto di vista storico e quale lezione consegnano a noi occidentali?
    C’è stato un momento iniziale di grande speranza mentre oggi il panorama è decisamente più cupo: nei paesi che sono riusciti a liberarsi dagli autocrati, come Egitto e Tunisia, in Siria dove il regime continua la sua opera di repressione del dissenso, per non parlare della Libia che attende ancora un’evoluzione positiva. Comprensibilmente si sono nutrite troppe speranze nei movimenti che si sono intravisti. Il motivo risiede nella loro novità: per la prima volta abbiamo visto le masse arabe muoversi con forza guidate da un’idea laica di libertà. Non c’è dubbio che vi sia stata distrazione e pigrizia nelle analisi delle società arabe del nuovo millennio.

    Gli anni 2000 sono stati dominati dall’appiattimento totale sotto lo spettro confuso del terrorismo integralista di matrice islamica. Colpevolmente non si è capita la complessità di questi popoli, in particolare delle nuove generazioni cresciute con un estremo bisogno di libertà alimentato dal cortocircuito col mondo occidentale e grazie al fondamentale apporto dei nuovi mezzi di comunicazione. A distanza di alcuni mesi però queste forze non sembrano sufficienti a spazzare via il vecchio sistema e incontrano numerose difficoltà nella costruzione di un nuovo modello di coesione sociale.

    Dopo molto tempo è stata rispolverata la parola rivoluzione… è un termine appropriato per descrivere i sommovimenti che stanno attraversando la sponda a sud del Mediterraneo e il vicino oriente?
    Parlerei più correttamente di un germe rivoluzionario, di un’avvisaglia di rivoluzione che ha portato comunque alla rottura traumatica con i vecchi schemi. Sono eventi che hanno lasciato una traccia significativa e di cui in futuro si parlerà nei libri di storia.

    Gli Usa stanno portando avanti una politica di disimpegno dal Nord africa e dal Mediterraneo… le potenze europee saranno in grado di sostenere la responsabilità lasciata dagli Usa?
    Un certo pessimismo è ragionevole perché l’Europa in diverse circostanze, vedi il recente caso Libia, ha mancato di presentarsi come una forza omogenea e coerente. Gli stati che compongono la U.E. sono ancora mossi primariamente da logiche di tipo nazionale. Sembra difficile che l’Europa e l’Italia riescano o comunque siano intenzionati a giocare un ruolo decisivo sullo scenario mediterraneo.

    Il fenomeno degli “Indignati” manifestatosi dapprima in Spagna, poi in Grecia, oggi sembra affiorare anche in Italia… ma se le rivolte a sud del Mediterraneo hanno ben chiaro il nemico da abbattere, in Europa quali sono i nemici e gli obiettivi da raggiungere?
    L’Europa e tutto il mondo occidentale stanno vivendo una fortissima crisi economico/sociale. Ad essa si contrappone l’intenso sviluppo che interessa aree come la Cina e l’India. Questa situazione si riflette sullo stato d’animo dei giovani: oggi un giovane cinese o indiano ha un carico incredibile di energia e di speranza perché intravede un futuro straordinario per il suo paese e si sente protagonista in prima persona. In Italia invece il massimo che può fare un trentenne culturalmente preparato è pensare di fuggire all’estero. Quindi il nemico che abbiamo di fronte non è attivo, bensì si tratta dell’assenza di futuro, di una visione positiva del futuro.

    Molte sono le cose che accomunano il popolo italiano e quello greco.. il forte malumore per una politica al più basso valore assoluto, per la corruzione dilagante… la bassa fiducia nella politica e nei suoi esponenti è quello che accomuna gli “Indignati” europei?
    In Italia si è creato un gap tremendo fra l’esistenza quotidiana dei cittadini e la rappresentazione della politica. Da oltre dieci anni siamo governati da una classe dirigente che si è mossa intorno al nostro autocrate con l’unico scopo di salvaguardarlo dai processi. Una fase che possiamo definire di dispotismo dolce moderno. Gli indignati sono il sintomo evidente di una malattia acuta che affligge il nostro paese.

    Con gli “Indignati” nasce anche un nuovo modo di manifestare il dissenso… è evidente la volontà dei cittadini di riprendersi lo spazio pubblico e una dimensione collettiva.. quali scenari si aprono per la democrazia? Si va verso la direzione di una democrazia partecipata? O si tratta di fenomeni temporanei che svaniranno col passare di questo momento storico?
    Indubbiamente assistiamo a fermenti che mirano alla riappropriazione dello spazio collettivo. La società civile manifesta sintomi di vitalità che potrebbero divenire la struttura portante di una democrazia partecipata e più ricca. Ma bisogna fare attenzione: se non si riesce a sbloccare la situazione politica odierna, se non si attua un profondo cambiamento della classe dirigente, non esiste la garanzia che questi movimenti possano durare nel tempo. In tutte le esperienze sociali che generano tensioni o queste si spengono oppure producono cambiamenti. Se perdurano e non si registra un’evoluzione non si può escludere che le tensioni prendano una piega violenta. Ma i nuovi mezzi di comunicazione e la potenza della rete rappresentano dei formidabili ammortizzatori della violenza.

    In italia per ultimo c’è il caso Parma. Il Comune ha un debito creato nel corso degli anni di 630 milioni di euro.. gli “Indignati” emiliani chiedono le dimissioni della giunta e si radunano da settimane sotto il municipio… quanto è importante il controllo dal basso dei cittadini? Quanto è importante la partecipazione per sconfiggere il malgoverno? Quali scenari si aprono in Italia per questi movimenti apartitici e apolitici?
    Se si procede nella direzione del controllo dal basso è possibile che in futuro si realizzi una vera democrazia partecipata. Oggi si pensa che il potere decisionale proveniente dall’alto non debba essere ostacolato dalle richieste particolari dei cittadini. Come nel caso della protesta anti Tav. Ma spesso e fortunatamente l’opposizione delle comunità locali è stata fondamentale per impedire la realizzazione di opere inutili come ad esempio il famigerato ponte di Messina.

    Matteo Quadrone

  • Storia di Genova: alla scoperta di Campo Ligure, a pochi km da Voltri

    Storia di Genova: alla scoperta di Campo Ligure, a pochi km da Voltri

    Il Castello di Campo Ligure

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    A pochi chilometri da Voltri, se ci inoltriamo in una delle tante valli che si snodano verdissime, tra il mare e i monti, incuneate in  gole scolpite nella roccia, troviamo la Valle Stura, detta anche la Valle del Latte, per la sua produzione di prodotti caseari. In questo territorio che vanta insediamenti umani, nell’area detta delle “Ciazze”, fin dal 380-330 a. C., è ubicato un borgo che si contraddistingue per il castello medievale dominante il paese: Campo Ligure.

    Campo Fredo e, poi, Campo Freddo, come veniva chiamato fino al  1° maggio 1884, per il clima rigido dovuto alla sua ubicazione al di là del versante appenninico dove non arrivano i benefici influssi del mare o, secondo altre versioni, Campo Frei , dal tedesco “frei” (libero), ha una storia che parte da molto lontano come lo testimonia il toponimo “Campo”(accampamento). Già dal III secolo, infatti, qui, era presente un presidio di legioni romane  a guardia di indesiderate invasioni germaniche e, nel VI secolo,  divenne un baluardo bizantino contro le incursioni longobarde.

    Entrato a far parte del marchesato del Vasto, nel X secolo,  fu ceduto ai nobili Vento, ai marchesi del Bosco ed infine divenne un feudo imperiale dal 27 giugno 1329. Fedele al suo nome, fu teatro di molte battaglie per i dissapori, che si susseguirono per un millennio, con la vicina Superba grazie, anche, alle interferenze della “new entry” in feudo, il ramo degli Spinola di Lucori, dissapori che culmineranno, nel 1600, in un terribile saccheggio, affronto che rimarrà impresso nelle memorie dei campesi a tal punto che, nel 1815, si dice, abbiano scritto ai membri del Congresso di Vienna per poter tornare sotto l’amministrazione degli Asburgo, ultimi eredi del Sacro Romano Impero.

    I nobili Spinola, stabilitisi nel paese, oltre ad approntare una dimora degna del loro rango, ancor oggi detta Il Palazzo del Principe, nel 1309, iniziarono un’imponente opera di rimaneggiamento dell’antica rocca. Al nucleo  di una  primitiva fortezza esagonale, databile XII-XIII secolo, da cui si diparte un’alta torre merlata, in ciottoli fluviali, pietre e mattoni, di 22 m di altezza e di 6 m di diametro, vennero aggiunte le mura nuove e tre torri cilindriche, ulteriormente modificate nel XIV secolo con l’aggiunta di un basamento a scarpa e di feritoie per il fuoco. Vennero anche costruite delle vie di “fuga” che collegavano il palazzo col castello attraverso tunnel sotterranei e due cavalcavia, uno dal palazzo alla casa detta la ”Galleria”,  e uno dalla Galleria alla roccaforte.

    Al Castello Spinola, oggi, si accede attraverso un comodo sentiero, in salita, percorribile in pochi minuti, che inizia dopo il ponte medievale di San Michele, sullo Stura, originariamente dedicato ad Adelaida o Adelaide in ricordo della sposa del marchese Aleramo del Monferrato, là  dove, anticamente, si trovava la stazione del dazio. Prima del viadotto, è posta una fontana in conglomerato calcareo, impreziosita da quarzi, selci e granito rosso, allegoria della libertà e dell’autonomia dell’antico feudo. L’impianto scultoreo è costituito, ai lati, da una figura femminile nell’atto di offrire dell’acqua in segno di ospitalità e da una figura maschile grata per l’omaggio ricevuto, al centro, campeggia un mascherone, che porta in sé un “riassunto” della storia del borgo: una corona marchionale costituita da tre spighe di grano simboli del potere legislativo, esecutivo e giudiziario, antichi privilegi di cui godeva il comune, l’acqua che esce dalla bocca dividendosi in tre rivoli, raffigurazione dei tre torrenti che bagnano Campo (lo Stura, il Ponzema e il Langassino) e l’aquila bicipite che sorregge lo stemma campese, rimembranze della dominazione imperiale. L’autore di quest’opera, Gianfranco Timossi, campese, è lo stesso  delle monumentali opere che si ammirano oltrepassato il ponte. Magnifiche e possenti figure mitologiche, rappresentazioni dell’inferno dantesco, soggetti sacri come il Cristo conservato nell’Oratorio di Nostra Signora Assunta, emergono dal tronco di alberi secolari, prevalentemente ulivi provenienti dalla Grecia, enucleati dal cuore di questi estinti giganti dalla fantasia e dalla maestria dell’artista.

     

    Il dio fabbro, Efesto,  che foggia lo scudo mirabile di Achille,  lo sfortunato Icaro, pronto a spiccare il tragico volo da Cnosso, la bella Diana, inseguita dall’innamorato Apollo, il tetro Caronte, traghettatore di anime,  accompagnano il visitatore nel primo tratto di salita verso la rocca che, oggi, ospita una  bella rappresentazione meccanizzata della fiaba di Pinocchio.

    Nota terra di abili tessitori e rinomata per la lavorazione del ferro, oggi, Campo Ligure è il regno incontrastato della filigrana, antica arte orafa che, lasciata la Cina, suo paese di origine,  transitando per il mondo arabo, non impiegò molto tempo ad approdare sulle coste liguri. Nel 1884, a causa di una epidemia di colera scoppiata a Genova, un certo Antonio Oliveri, pensò bene di lasciare la città appestata per tornare al paese di origine e di aprire il primo di una lunga serie di laboratori che, al massimo dell’attività, raggiunsero il numero di 40. Qui operavano ed operano mirabili artisti armati solo di “bruscelle” (pinze) e un cannello per saldature, per dar vita a splendidi gioielli che vengono realizzati intrecciando due esilissimi fili di metallo. Da ciò ne deriva il nome: “fili”, per il materiale impiegato, “grana” perché, se osservati con una potente lente, appaiono granulosi.

    La maestria di questi che, a buon diritto, vanno annoverati tra gli artisti , è tale che, non a caso, nel vecchio palazzo di Giustizia è stato approntato un museo che porta il nome del suo ideatore, il comm. Pietro Carlo Bosio. La storia di questa raccolta inizia nel 1960 quando, in una vendita all’asta, tenutasi a Londra, furono battuti alcuni oggetti in filigrana, che il campese non esitò ad acquistare, primi di una, tuttora, crescente collezione. Nei 4 piani museali si possono osservare autentiche meraviglie come un’acquasantiera trapanese in filigrana e corallo, la magnifica voliera genovese  del ‘700, (uno dei pezzi più grandi mai realizzati in filigrana), il tempietto cinese del XVIII secolo, il  “ciondolo della Fertilità“, monile imperiale benaugurante di lunga vita, le filigrane smaltate di Carl Fabergé, ed ancora, bruciaprofumi peruviani, modellini di pianoforte, farfalle, orchidee. Nel sottotetto, sono ospitatati un’ampia panoramica degli strumenti utilizzati nella lavorazione, vero esempio di archeologia industriale, ideati dagli stessi artigiani, oltre ad un supporto multimediale che percorre le varie fasi della lavorazione.

    Prima di lasciare Campo Ligure, non si può mancare di gustare famosa focaccia di grano e granturco, la revzrŏa,  la cui pronuncia è riservata ai soli valligiani con la “r” che diventa quasi una “u” e la ”ŏ” chiusa come la  proferirebbe un autentico tedesco. Una prelibatezza, condita con olio extravergine e sale grosso in superficie, che va mangiata “a testa in giù”, come dice Fabrizio Calzia, per  favorire l’incontro tra papille gustative e superfice saporita. Sette ingredienti, per pasta più grezza rispetto alla consorella genovese ma che, dopo la cottura, appare più dorata e friabile e che, nella sagra che si tiene ai primi di settembre, viene servita insieme alla testa in cassetta, tipico insaccato ligure.

    Infine, se riuscite, fatevi invitare da qualche valligiano a gustare la ”bazzurra”, una zuppa preparata con latte e castagne secondo le ricette della cucina “povera” di un tempo o la “pute” una sorta di polenta cotta in brodo vegetale che, una volta, veniva tagliata a fette ed inzuppata nel latte.

    L’ultimo saluto è riservato a vico dei Cannoni, vicolo claustrofobico di poche decine di centimetri che, a buon diritto, potrebbe essere annoverato nei guinness dei primati come uno dei più stretti al mondo. Se, invece, siete da queste parti nel periodo natalizio, vale la pena di dare un’occhiata all’Oratorio dei Santi Sebastiano e Rocco, dove, per l’occasione, viene allestito uno dei più bei presepi meccanizzati d’Italia e non stupitevi se, invece di paesaggi arabeggianti, troverete tanta Liguria.

     

    Adriana Morando

  • Prà, ex stazione e “Parco Lungo”: il progetto per la riqualificazione

    Prà, ex stazione e “Parco Lungo”: il progetto per la riqualificazione

    PraSappiamo tutti quanto la realtà genovese sia frammentata, quanto ogni quartiere viva quotidianamente una storia a sé. Capita così che una vicenda capace di esasperare da anni gli abitanti di Prà, sia praticamente ignorata da tanti genovesi.

    Dopo lo spostamento a mare della linea ferroviaria nel 2006 e la recente inaugurazione della nuova stazione, i vecchi binari lungo l’Aurelia e l’antico muro che li separava dalla strada non sono mai stati rimossi.

    Dopo anni di battaglie portate avanti con passione e tenacia dal Comitato per Prà, nella primavera scorsa è arrivata la prima buona notizia: il progetto di riqualificazione ha ottenuto 13 milioni di finanziamento.

    Poi l’annuncio della disponibilità da parte di Ferrovie dello Stato a vendere le aree dismesse al Comune con la possibilità di intervento immediato.

    Infine il tanto atteso progetto preliminare, che se non fosse stato consegnato entro la fine di settembre 2009 avrebbe fatto saltare i finanziamenti.

    Le tavole mostrano una nuova Aurelia a quattro corsie e lato mare una estesa area verde pedonale denominata “Parco Lungo”.

    Dove ora sorge l’ex stazione Fs, il progetto prevede la realizzazione di un mercato a km 0 con ampio parcheggio e collegamento pedonale con piazza Bignami.

    L’arch. Marina D’Onofrio Caviglione ha poi inserito nel progetto  preliminare l’approdo al mare per la Nave Bus che attualmente collega solo Pegli e Caricamento e un nuovo assetto idrologico della foce del rio San Pietro.

    Adesso bisogna attendere l’ufficialità dell’acquisto dell’area da parte del Comune, punto di partenza imprescindibile. Poi si sa, dal progetto preliminare a quello definitivo le cose che cambiano sono sempre molte… Forse una sola cosa a questo punto è davvero certa: il restyling di Prà non è più una chimera.

  • Via Shelley, l’apertura è prevista nel Programma Triennale del Comune

    Via Shelley, l’apertura è prevista nel Programma Triennale del Comune

    Via Shelley, QuartoPer ora si tratta di un’indiscrezione trapelata dagli uffici di Palazzo Tursi, gli interventi per l’apertura la traffico di via Shelley verranno inseriti nel Programma Triennale dei lavori pubblici del Comune di Genova.

    Un intervento che potrebbe dare respiro ad un’intera vallata, sciogliere il traffico asfissiante di via Tanini e via Posalunga a Borgoratti, dopo trentanni anni di tormentate battaglie legali. Un anno fa era arrivato l’ok del commissario e la decisione del consorzio dei residenti di ricorrere per la terza volta al Tar.

    Nel lontano 1986 una sentenza del Consiglio di Stato aveva stabilito la realizzazione di una strada alternativa a via Shelley a servizio delle abitazioni del complesso residenziale “Penego 1“, bloccando di fatto l’iniziativa del Comune che invece avrebbe voluto aprire la strada già esistente. Il Consiglio, essendo via Shelley strada privata, aveva quindi di fatto impedito l’intervento.

    Partì allora l’iter per realizzare una strada sulla sponda destra del rio Penego, ma i lavori non sono mai stati realizzati. Tursi ci ha poi riprovato due volte con progetti diversi trovando però la decisa opposizione dei residenti riuniti in consorzio. Il progetto di Tursi, infatti, prevedeva la costruzione di residenze per sbloccare il denaro necessario alla costruzione della strada.

    La battaglia si preannuncia tutt’altro che conclusa.