Autore: Gabriele Serpe

  • “Corrente in Movimento”, riparte da Genova il Giro d’Italia a zero emissioni

    “Corrente in Movimento”, riparte da Genova il Giro d’Italia a zero emissioni

    Questa mattina alle ore 10 presso l’auditorium del Galata Museo del Mare si è tenuto il primo seminario sulle Smart city (“Laboratorio Smart City”) e in contemporanea, presso la scuola primaria Thouar di Genova Prà, il laboratorio in collaborazione con il Festival della Scienza.

    Con questo appuntamento prende ufficialmente il via l’edizione 2012 di Corrente in Movimento, un insieme di iniziative promosse dell’omonima associazione di Perugia che l’anno scorso ha girato l’Italia in auto elettrica dimostrando che è già possibile viaggiare nel nostro Paese senza emettere un grammo di CO2 (il 22 maggio 2011 la carovana elettrica fece tappa anche a Genova). Quest’anno l’associazione Corrente in Movimento proporrà un progetto articolato in due fasi, quella più teorica che prevede principalmente convegni e una più “pratica” con una serie di laboratori nelle scuole, in collaborazione con il Festival della Scienza di Genova.

    La decisione della rinomata associazione di partire con la nuova edizione proprio da Genova, testimonia quanto la nostra città si stia dimostrando all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità: «Genova città “smart”, efficiente e sostenibile – scrive l’associazione in una nota –  un punto di arrivo e, allo stesso tempo, un percorso di sperimentazione e progettazione. Un “laboratorio” che, fin dall’approvazione due anni fa del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (prima città in Europa), ha visto il capoluogo ligure all’opera per il raggiungimento del cosiddetto obiettivo “20-20-20”: entro il 2020 ridurre le emissioni a effetto serra del 20% e al tempo stesso di aumentare la quota di energie rinnovabili e l’efficienza energetica del 20%.»

    Le prossime iniziative di Corrente in Movimento:
    Dopo l’appuntamento genovese, Corrente in Movimento proseguirà a Napoli (11 maggio), Venezia (18 maggio) e Roma (25 maggio). Poi, a settembre, prenderà il via la seconda parte del progetto 2012, per portare nelle piazze italiane (sempre in collaborazione con il Festival della Scienza e con carpooling.it) il “villaggio dell’innovazione”, uno spazio in cui far confluire idee, progetti, prototipi e pratiche di sostenibilità ed efficienza energetica. Anche in questo caso si ripartirà da Genova, il 14 e 15 settembre, per poi proseguire a Milano (21-22 settembre), Roma (28-29 settembre), Napoli (5-6 ottobre) e concluderà a Siracusa, con un convegno il 12 ottobre. Il “villaggio dell’innovazione” sarà anche la vetrina ideale per i vincitori dei due concorsi lanciati da Corrente in Movimento in queste settimane (e che si chiuderanno il 15 luglio): “Rinnoviamo le città”, concorso di idee per trasformare i centri del Bel Paese e per renderli sempre più sostenibili, attraverso l’efficientamento energetico dei loro spazi ed edifici; e “Obiettivo zero”, per raccontare attraverso gli scatti di una macchinetta fotografica esempi di mobilità sostenibile, di utilizzo di fonti rinnovabili e di buone pratiche attive nelle nostre città (Per maggiori informazioni sul programma e sui concorsi www.correnteinmovimento.it).

    Foto di Diego Arbore

  • Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo, anti-politica o nuova politica?

    Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo, anti-politica o nuova politica?

    Beppe GrilloL’uomo del momento è Beppe Grillo. Il suo Movimento 5 Stelle (M5S) è salito alla ribalta grazie ai sondaggi, che gli accreditano, a seconda degli istituti che fanno i rilevamenti, dal 4,5 all’8 % dei voti: un risultato ragguardevole, che potrebbe trasformare una formazione semisconosciuta fino a poco tempo fa nella terza forza politica del paese.

    Di conseguenza i partiti maggiori, in particolar modo a sinistra, hanno dovuto cominciare a misurarsi anche con questa novità, che sembra coalizzare soprattutto il voto di protesta. Eppure, tra i comizi di un leader-comico e gli attacchi dei politici vecchi e nuovi che cercano di demonizzare il nuovo venuto, potrebbe sembrare difficile capire cosa rappresenti davvero il M5S: se sia quell’interessante novità che pretende di essere o non sia addirittura un pericolo per la democrazia, come vorrebbero i suoi detrattori.

    Eppure farsi un’idea, al di là della propaganda di parte, è piuttosto semplice. Qualunque osservatore esterno, che si interessi di politica e che sia minimamente informato sulla genesi e sul programma del partito di Grillo, può fare con onestà le sue valutazioni, dato che su internet non manca davvero nulla: video, programmi, dichiarazioni, contestazioni, critiche e quant’altro. E basterebbe solo una veloce occhiata per far piazza pulita di tutta una lunga serie di luoghi comuni: il M5S non fa “anti-politica”, ma si pone semplicemente al di là della vecchia bipartizione destra-sinistra, al di là di leader giudicati compromessi e idee date per sorpassate; il M5S non si propone di buttare giù tutto, ma ha invece un programma costruttivo scritto direttamente dai cittadini che hanno voluto partecipare e che si arricchisce giorno per giorno di nuove iniziative; infine il M5S non è affatto contro la rappresentanza parlamentare e le regole della democrazia, avendo al contrario un programma radicalmente democratico in cui spicca l’insegnamento della Costituzione come materia obbligatoria a scuola.

    La chiave per comprendere pregi e difetti del partito fondato da Grillo sta piuttosto nella particolarità di un movimento trainato da un leader carismatico che non vuole fare il politico. Il comico genovese infatti, in base alle regole che lui stesso si è dato, è ineleggibile. Nel 1981 nei pressi di Limone guidando su uno sterrato ghiacciato perse il controllo del suo fuoristrada e finì in un burrone, provocando la morte delle tre persone che viaggiavano con lui: ravvisando un’imprudenza del conducente, la suprema corte di cassazione lo ha condannato per omicidio colposo a un anno e tre mesi di carcere. Se la corte abbia avuto ragione o meno ad attribuire a Grillo una responsabilità così pesante, ormai non  importa più: il punto è che questo triste episodio fa di Grillo un pregiudicato a tutti gli effetti. Pertanto il comico, che è impegnato da molti anni in una campagna denominata “Parlamento pulito”, che ha l’obbiettivo di estromettere i condannati dal supremo organo di rappresentanza democratica, per non fare a pezzi la propria credibilità ha dovuto scegliere coerentemente di non candidarsi mai in prima persona. Questo non gli ha impedito di fare il comico con successo e contemporaneamente di promuovere un movimento politico che permetta a giovani incensurati e volenterosi di portare in politica idee nuove.

    Qui sta la particolarità del M5S, che in questo momento è anche la sua forza. Essendo solo un privato cittadino dotato della verve dell’intrattenitore, Grillo può permettersi boutades, sparate, scherzi, parolacce e provocazioni che ai politici tradizionali non sarebbero permesse e che attirano le simpatie di quella gente comune che non vede l’ora di poter mandare finalmente a quel paese questa classe dirigente. Grillo scatena polemiche ad ogni comizio: ciononostante, essendo un comico, può fregarsene allegramente di venire frainteso e può beffarsi della moderazione e dell’equilibrio che per un politico sarebbero virtù indispensabili. Tanto non si rovinerà la carriera politica: non l’ha mai intrapresa!

    Allo stesso modo può schivare tranquillamente i dibattiti e i talk-show che mal si adattano a quel one-man-show che è tipico dei suoi spettacoli. Piuttosto può sfruttare la sua popolarità per mandare avanti i ragazzi del movimento che lui stesso ha creato: così da una parte abbiamo un comico di professione che è ispiratore di un movimento e suo primo promotore, e dall’altra abbiamo un partito giovane e dinamico, che beneficia della  propaganda alternativa e “informale” di un professionista della risata.

    Il mix è semplice e geniale, ma ha un punto debole: è un trucco che non può durare a lungo. Un leader politico che si candidi a premier ha oneri e responsabilità, ma può anche imprimere svolte e guidare il partito. Grillo invece non potrà farlo per sempre. Ha dato vita al M5S, ma mano a mano che questo partito prende campo nei consigli regionali e provinciali, e un domani – verosimilmente – anche nel Parlamento della Repubblica, comincerà a muoversi in senso autonomo. E’ già successo che i ragazzi del movimento su qualche punto si siano ritrovati in disaccordo con il fondatore: a che titolo Grillo può richiamarli all’ordine? Il protagonismo del comico si dovrà adattare, prima o poi, a farsi da parte e a lasciare andare la sua creatura al proprio destino: altrimenti il M5S come partito non avrà futuro.

    Un partito ha bisogno di militanti, elettori e di leader politici: se questi leader emergono, si confrontano con i militanti e con gli elettori, non con la volontà di una sola persona che sta all’esterno (a meno che non sia un potente lobbista o un facoltosissimo finanziatore, ma questa è un’altra storia e non è certo il caso di Grillo). L’atipicità del M5S, quindi, non è nulla di cui preoccuparsi: si risolverà in un verso o nell’altro, decretando la maturazione del movimento o la sua fine. Il rischio eversivo e anti-democratico è solo una barzelletta raccontata dai detrattori di Grillo che vogliono spaventare l’elettorato moderato. In realtà, mentre la Lega Nord è un movimento dichiaratamente separatista – e quindi realmente eversivo – e appare per di più sempre a rischio di inquietanti cadute a sfondo razzista, il M5S si pone l’obiettivo di realizzare l’ideale democratico attraverso l’attuazione della Costituzione e la partecipazione effettiva del cittadino alla vita politica. Le 15 paginette che costituiscono il programma del movimento si possono anche non condividere (io stesso non le condivido tutte), ma non si può non riconoscere che portino un contributo finalmente diverso al dibattito politico.

    A mio giudizio manca ancora una proposta economica e industriale, che risponda direttamente alla domanda centrale, in un periodo di crisi dell’occupazione, di come si creano posti di lavoro. Ma di sicuro il programma non è fatto di proposte inapplicabili e utopistiche, come ha detto una volta su Radio 24 Giuseppe Cruciani: al contrario, sono state messe insieme esigenze di rinnovamento della classe politica, tematiche ambientali ed energetiche, la “definanziarizzazione” dell’economia, contributi di esperti e soluzioni moderne che sono già realtà nei paesi più avanzati.

    Ma soprattutto Grillo ci ha ricordato alcune piccole verità che ci stavamo dimenticando: che in Italia ci siamo ridotti male perché i primi a trasgredire le regole e i principi democratici, nel disinteresse generale, sono quegli stessi che le regole dovrebbero scriverle; che il nostro dibattito pubblico è povero e che passiamo il tempo a guardarci l’ombelico, invece che interrogare chi è esperto e vedere cosa fanno nei paesi più evoluti; che è possibile cambiare le cose, che dalle altre parti succede e che potrebbe succedere anche da noi; e infine che, se vogliamo questo cambiamento, non solo dobbiamo impegnarci in prima persona, ma dobbiamo anche rischiare e rimetterci del nostro. La democrazia non è un gioco a costo zero: «non si può solo mettere la croce su un simbolo e stare a guardare  […]. Sono 50 anni che votiamo e stiamo a guardare. Siamo i guardoni di tutto. Ci tappiamo il naso e votiamo il meno peggio. Non funziona più con questo movimento.  […] Alzate il culo, perchè non è possibile: “tengo famiglia, tengo il mutuo, non c’ho il lavoro…”. Qualcosa bisogna rischiare tutti».

    Andrea Giannini

     

  • Assefa, un pezzo di India nel cuore di Genova: incontro con Itala Ricaldone

    Assefa, un pezzo di India nel cuore di Genova: incontro con Itala Ricaldone

    India, SivakasiLa vicenda, tuttora in corso, dei due marò imprigionati nel Kerala. Il rapimento e il successivo rilascio dei due turisti nello stato dell’Orissa.  L’India ultimamente sembra al centro dell’attualità italiana, continuamente presente in vicende che riguardano nostri connazionali. L’interesse generale nei confronti dell’immenso paese asiatico è forte da decenni ormai, specialmente in virtù degli alti tassi di crescita, spesso vicini al 10%, che collocano l’India nei cosiddetti paesi BRICS (acronimo di Brasile-Russia-India-Cina-SudAfrica), i nuovi paesi, ormai non più emergenti, ma centri alternativi del potere politico ed economico mondiale.

    La “più grande democrazia del mondo” tuttavia, nonostante dati del Pil che in Europa appartengono ad un passato lontano e atti politici da neopotenza globale, presenta ancora disuguaglianze sociali fortissime, sebbene molti sembrano essersene improvvisamente dimenticati. Assefa Genova Onlus (Association of Sarva SEva FArms – Associazione delle Fattorie al Servizio di Tutti) , associazione di volontariato iscritta al registro regionale nel 2008 ma attiva ufficialmente già dal 1993, opera da un ventennio per alleviare questi forti divari nel Tamil Nadu,  grande stato meridionale affacciato sull’Oceano Indiano. Ne abbiamo parlato con Itala Ricaldone, presidente di Assefa Genova Onlus.

    Assefa in Liguria inizia la sua attività a metà degli anni ’80. L’India e la Liguria sono da anni ormai legate da una cooperazione che ha come obiettivo ultimo l’autosviluppo economico e sociale di piccole comunità rurali del Tamil Nadu. Quali idee sono alla base delle attività di Assefa e come si mettono in pratica nei progetti realizzati?
    «Assefa nasce in India alla fine degli anni ’70, in seguito all’incontro tra un professore sanremese in pensione, Giovanni Ermiglia, e un seguace di Gandhi, Loganathan, che attuarono una forma di prestito agevolato, quello che oggi chiameremo microcredito, a 25 contadini nullatenenti del Tamil Nadu. Alla base dell’azione di Assefa ci sono i principi gandhiani di condivisione, aiuto reciproco, approccio basato sulla partecipazione della gente e auto-sviluppo per assicurare il benessere di tutti partendo dai più poveri. Assefa ha intrapreso un modello di autosviluppo che integra lo sviluppo economico a quello spirituale e sociale: fine ultimo è l’autonomia delle comunità d’intervento attraverso una responsabilizzazione di tutte le componenti sociali. Dopo più di 40 anni, Assefa India è una delle ONG più importanti del Paese, con attività in più di 8 stati indiani, 900.000 famiglie e più di 4.000.000 di persone coinvolte.»

    «I progetti di Assefa sono particolarmente attenti alla promozione della condizione femminile per ridurre l’emarginazione delle donne in ambito rurale: nascere donna nelle campagne significa infatti essere già condannata a rimanere analfabeta e per di più ad essere considerata un peso per la famiglia, a causa della ricca dote da consegnare allo sposo al momento del matrimonio. Attraverso la creazione di Gruppi femminili autogestiti (Self Help Groups – SHGs) le donne lavorano su progetti specifici (specialmente di tipo caseario e artigianale) e ciò permette loro di rompere l’isolamento in cui vivono, di mettersi alla prova diventando piccole imprenditrici autonome economicamente e di affermare la propria dignità di fronte a tutta la comunità.»

    «L’altro asse d’intervento prioritario è l’educazione scolastica e la realizzazione di programmi che permettano ai beneficiari di avere una formazione globale e soprattutto permetta loro di diventare cittadini responsabili. Nei villaggi dove Assefa opera la scolarizzazione obbligatoria di bambine e bambine – senza distinzione di casta e religione – dall’asilo fino alle scuole post-diploma, permette alle nuove generazioni di affrancarsi dalla miseria e dallo sfruttamento, inserendosi a pieno titolo nel mondo del lavoro.»

    Assefa Italia è composta da 9 gruppi territoriali sparsi in tutta la Penisola, svolge una funzione di coordinamento e collaborazione con i dirigenti indiani. La sezione genovese è attiva dal 1993. Quali attività promuove Assefa Genova Onlus a sostegno delle iniziative realizzate in India?
    «Ogni anno Assefa Genova Onlus si fa carico, su indicazione di Assefa India, di contribuire al finanziamento di un nuovo progetto da realizzare nel Tamil Nadu; la nostra filosofia è aiutare amici, non fare beneficienza, e ogni progetto realizzato è calibrato sulle esigenze del posto. L’attuale progetto che sosteniamo, per il 2012-2013, consiste nella realizzazione di un impianto di lavorazione e trasformazione della frutta fresca in succhi conservati, destinato ad aiutare i contadini e le donne della zona di Vembarali, che saranno occupate nella fabbrica. L’anno scorso invece abbiamo contribuito alla costruzione di una nuova scuola elementare per la scolarizzazione di almeno 250 bambini a rischio di lavoro minorile, altamente pericoloso, nelle fabbriche di fiammiferi e fuochi artificiali, prodotti a mano del distretto di Sivakasi; anche la Provincia di Genova ha provveduto a finanziare parte del progetto. Assefa Genova inoltre propone il sostegno a distanza di bambini svantaggiati individuati all’interno delle comunità d’intervento, per permettere a tutti i potenziali studenti di poter frequentare la scuola. Sono oltre 2.000 i sostegni realizzati ad oggi.»

    L’associazione ha all’attivo diverse iniziative realizzate o tuttora in corso anche a Genova. Quali sono state le più significative?
    «Abbiamo organizzato diversi convegni, in collaborazione con l’Università di Genova, di cui uno dei più importanti lo scorso autunno in occasione dei 150° dell’Unità d’Italia sulle figure di Gandhi e Mazzini. Questa primavera invece abbiamo organizzato un concerto di musica gospel, del Millelire Gospel Choir, allo scopo di finanziare il progetto di Vambarali. Con lo stesso obiettivo a fine aprile abbiamo invitato la cittadinanza a prendere parte ad un pranzo in cui abbiamo condiviso con tutti il nostro ultimo viaggio in India. Assefa Genova ospita inoltre tirocinanti universitari, per lo più di Scienze della Formazione e Scienze per la pace di Pisa; l’ultima stagista Rebecca, che ha partecipato anche alla nostra missione in India, era una ragazza irlandese. Attualmente infine è attivo un corso di lingua tamil tenuto da una ragazza dello Sri Lanka così da facilitare le comunicazione tra soci, specie se genitori adottivi, e i nostri beneficiari indiani.»

    Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate a livello cittadino nella promozione della vostra associazione?
    «Attualmente abbiamo una certa difficoltà ad entrare nelle scuole genovesi dove vorremmo raccontare la nostra esperienza e soprattutto mostrare ai bambini e ai ragazzi della città cosa significa essere persone consapevoli e attente, come i loro coetanei indiani educati all’interno delle scuole Assefa. Il nostro corpo volontari manca di insegnanti ed educatori che si possano prendere carico, con competenza e maggior cura, di percorsi didattici legati all’educazione alla non-violenza: lancio quindi un appello a persone che operano nel settore a venire a trovarci! Un’altra difficoltà è legata infine all’atteggiamento dei cittadini indiani in Italia che spesso, per vergogna o disinteresse, non mostrano alcuna volontà a cooperare o scambiare idee con l’organizzazione. L’India certo è cresciuta molto negli ultimi anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora tanto e questo non lo diciamo noi ma Assefa India che, di anno in anno, elabora e ci propone un nuovo progetto da finanziare.»

    Prossime iniziative?
    Abbiamo intenzione di organizzare la presentazione di un libro di grande attualità, “Economia della condivisione. Come uscire dalla crisi mondiale” di Jospeh Kumarappa. Un libro che parla di attivismo civile, di iniziativa personale, di energie locali: un libro insomma con alcune proposte per affrontare gli enormi problemi degli ultimi anni.

     

    Antonino Ferrara

    Contatti: ASSEFA GENOVA ONLUS Galleria Mazzini 7/5 A TEL. 010 591 767 – 334 304 0290 info@assefagenova.org, www.assefagenova.org

     

     

  • L’Atlante delle migrazioni, una lettura oggettiva dei fenomeni migratori internazionali

    L’Atlante delle migrazioni, una lettura oggettiva dei fenomeni migratori internazionali

    Occhi sul mondoE’ uscito il 26 aprile l’ “Atlante delle migrazioni“, un’opera completa di ricerca sulle migrazioni del nostro tempo, a cura di Cathreine Wihtol de Wenden, direttrice di ricerca al CNRS – Centre National de Recherche Scientifique di Francia –  ed una delle più grandi esperte mondiali sul tema. Una competenza così riconosciuta che le ha permesso di collaborare con le massime istituzioni internazionali, dalla Commissione Europea al OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa), passando per il Consiglio d’Europa e l’UNHCR (Agenzia delle Nazione Unite per i Rifugiati).

    Genova ha avuto il piacere di ospitare Mme de Wenden in occasione dell’ultima edizione de La Storia in Piazza dove la ricercatrice ha illustrato i risultati dei suoi anni di ricerca sul tema delle migrazioni, sfatando facili pregiudizi e convinzioni e offrendo agli uditori nuove chiavi di lettura sulle mobilità umane che si verificano ovunque sul pianeta.

    In primo luogo, Mme de Wenden ha sottolineato come, a livello puramente statistico, le migrazioni internazionali non possono essere considerate un fenomeno maggioritario: attualmente infatti sono circa 220 milioni gli esseri umani interessati da spostamenti interstatali o intercontinentali, circa il 3% della popolazione totale del pianeta.

    Molti di più sono invece i migranti interni, che si spostano all’interno della loro nazione di appartenenza: circa 740 milioni di persone. La Cina è senza dubbio uno dei paesi che negli ultimi decenni è stata caratterizzata da imponenti spostamenti, specialmente dalle campagne verso le città. Spesso i flussi migratori hanno subito un processo di regionalizzazione, interessando aree specifiche e creando sistemi quasi “binari”: è il caso delle migrazioni dall’America Latina verso Stati Uniti e Canada, dai paesi della sponda sud del Mediterraneo verso l’Europa e dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale verso la Federazione russa.

    Negli ultimi decenni si è inoltre assistito alla nascita di una nuova categoria di migranti, i cosiddetti “rifugiati ambientali”: circa 40 milioni di persone in fuga da eventi climatici catastrofici sempre più frequenti. Non si possono non ricordare le terribili siccità che colpiscono ormai ciclicamente  il Corno d’Africa (il caso della Somalia, molto recente, ha causato  135.000 nuovi sfollati) e la nuova crisi, ancora non del tutto esplosa nella sua gravità, del Sahel (Mauritania, Mali, Ciad, Niger e Burkina Faso sono i paesi maggiormente a rischio, con un numero tra 8 e 14 milioni di persone potenzialmente vittime della carestia). Ma anche la potenza statunitense ha contato i suoi sfollati climatici in occasione dell’uragano Katrina che ha colpito nel 2005 la città di New Orleans e gli stati meridionali, causando una diaspora e una redistribuzione di circa un milione di persone. La natura non fa sconti geografici anche se, e la tragedia americana l’ha sottolineato nella sua crudeltà, i poveri ne fanno le spese molto più facilmente.

    Nonostante questi numeri importanti, la legittimità della tematica della migrazione nei grandi centri decisionali mondiali è ancora debole e a livello di politiche internazionali concertate vige una situazione da “far west”. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, all’articolo 13 comma 2, sancisce il diritto di uscita ma non quello di entrata: “Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese”. Una mancanza consapevole del legislatore internazionale?

    La Convenzione ONU sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti, tra cui gli irregolari, del 1990 è stata ratificata soltanto da 44 paesi, per lo più del Sud del mondo, a sottolineare la perpetua ipocrisia di nazioni che si ergono a faro dell’umanesimo globale (ad oggi nessuno dei 27 stati dell’Unione ha ratificato la Convenzione). L’Europa sprofonda invece in una serie di accordi bilaterali frutto di una teatralizzazione del fenomeno migratorio, volta a garantirsi il consenso popolare, da parte dei governi nazionali.

    In quest’ottica Mme de Wenden ha concluso il suo intervento sottolineando come il diritto alla mobilità sia un fattore essenziale di sviluppo umano, in primo luogo a livello economico: il flusso monetario delle rimesse annuali ammonta a 350 miliardi di dollari, una cifra tre volte superiore agli aiuti allo sviluppo. La mobilità inoltre incentiva e promuove l’educazione a livello planetario, soprattutto quando ragazzi e studenti si spostano per accrescere le proprie competenze da reinvestire poi nelle nazioni d’origine.

    La migrazione dovrebbe essere dunque riconosciuta come un bene pubblico mondiale da cui traggono giovamento non solo i soggetti migranti ma molto spesso anche le società d’arrivo. Le quali continuano a rinnovarsi, crescere e cambiare anche grazie alla continua ibridazione che si verifica grazie all’apporto degli immigrati. Non si tratta solo di scambi monetari o di capitale umano ma di incontri, e scontri anche, tra umanità che hanno sempre caratterizzato la storia dell’uomo. E mai come oggi ci sono strumenti potenzialmente ottimali per affrontare questi processi.

    Questo e molto, molto altro è spiegato nell’Atlante delle Migrazioni: uno strumento importante per non lasciarsi trasportare dalle facili dicerie che tanto male hanno fatto, e continuano a fare, alle nostre società.

    Antonino Ferrara

     

  • Consulenza online: assicurazioni auto, mercato libero o prigione?

    Consulenza online: assicurazioni auto, mercato libero o prigione?

    Parlare di libero mercato potrebbe sembrare banale, eppure non lo è affatto. Una carrellata di contraddizioni… per noi che tutti i giorni dobbiamo fare i conti col carrello della spesa. Mercato libero vorrebbe dire libertà di scegliere, non libertà di farsi imprigionare; prendiamo l’esempio dalle assicurazioni auto che per prime furono oggetto di libero mercato.

    Siamo nel 1995: ogni impresa assicurattrice poteva applicare la tariffa RC Auto ritenuta più idonea. Prima di allora, la tariffa era monitorata dallo stato, ovvero ovunque ci si recasse, il prezzo da pagare era quello. E non si discuteva.

    Poi il libero mercato, ovvero la nuova frontiera del risparmio. Era proprio il caso di dirlo: risparmio assicurato. Ma qualcosa non ha funzionato, evidentemente, dal momento che i prezzi delle assicurazioni auto sono sempre aumentati. Anzi, dal 1995 gli aumenti sono stati più consistenti, grazie al mercato libero.

    Qualcuno diceva: così sei libero di andare da chi ti offre la tariffa più vantaggiosa; ma allora non c’era internet e trovare l’assicurazione più conveniente non era roba di due minuti, anzi, il tempo perso in telefonate e ricerche disperate non giustificava il risparmio eventualmente ottenuto.

    Allora si è detto. Meglio rimanere dove si è, se ci si trova bene… Poi sono comparse le compagnie telefoniche: prezzi eccezionali in virtù della mancanza di agenzie assicurative vere e proprie, cosa che abbatteva parecchio i costi; però non sapevi mai con chi parlavi ed il rapporto interpersonale andava a farsi friggere.

    Questa volta si è detto: meglio guardare in faccia il tuo interlocutore e rimanere dove si è, se ci si trova bene… Poi sono arrivate le banche a proporre prezzi stracciati, a condizione che uno apra un nuovo conto corrente, sennò non vale. E’ come se un giorno la Michelin decidesse di fabbricare automobili super economiche, a condizione che siano equipaggiate con i loro pneumatici, sennò niente auto!

    In questo caso s’è detto: meglio guardare negli occhi un interlocutore o guardare in faccia la realtà e andare da chi ci prende in giro, però ci fa risparmiare?

    Alla fine sono arrivati i grandi riformisti: Bersani prima e Monti poi. E che cosa hanno portato le rifrome? Una gran confusione sulle classi di merito (un neopatentato può acquisire la classe bonus/malus del padre guidatore virtuoso), il paradosso dell’indennizzo diretto (in caso di incidente paga la tua assicurazione, ma ti devi accontentare…), le carrozzerie convenzionate (non puoi più decidere dove fare ripararare la tua auto) e, dulcis in fundo, la mediazione obbligatoria in caso di sinistro (prima di fare causa all’assicurazione devi fare obbligatoriamente il tentativo di conciliazione).

    E adesso che si dice? Che il futuro non lo assicura più nessuno.

     

    Alberto Burrometo

    Foto di Diego Arbore

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppureredazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

     

  • Codacons offre gratuitamente i servizi di assistenza fiscale del CAF

    Codacons offre gratuitamente i servizi di assistenza fiscale del CAF

    Modello 730Troppe tasse e nuovi balzelli a carico delle famiglie. Partendo da questo presupposto il Codacons ha deciso così di lanciare anche in Liguria il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) dell’associazione a costo zero per la compilazione del 730 e per altri servizi fiscali.

    «Ogni utente – spiega l’associazione in una nota – prima ancora che consumatore è un contribuente, e in quanto tale sempre più spesso ha bisogno di un centro servizi che lo aiuti materialmente a districarsi tra le numerose incombenze burocratiche: presentazione del Modello Unico, Modello730, Isee, Iseu e simili, cui si aggiunge una nuova incognita: il calcolo dell’IMU. Dopo anni al fianco dei cittadini, nelle piccole battaglie quotidiane contro gli abusi e nelle rivoluzionarie azioni giudiziarie collettive, il Codacons ha deciso di fornire in prima persona ai contribuenti della Liguria una serie di servizi essenziali di assistenza fiscale gratuita in favore degli utenti già alle prese con rincari della benzina, nuove tasse e inasprimenti della pressione fiscale».

    Nello specifico:
    MODELLO 730: Assistenza alla compilazione e trasferimento gratuiti;
    ISEE, ISEEU, RED, DETRAZIONI: Compilazione, assistenza e trasferimento tutto rigorosamente gratuito;
    F24 E MODELLO UNICO: Assistenza alla compilazione e trasferimento sottoscrivendo la tessera da socio aggregato dell’Associazione al costo di 10 euro. Non solo: il CAF Codacons aiuterà anche i cittadini alle prese con il calcolo dell’IMU.

    E per chi devolverà il 5×1000 all’associazione, il Codacons regalerà un anno di iscrizione gratuita. Per usufruire del Caf Codacons è sufficiente seguire le istruzioni riportate sul sito www.codacons.it

     

     

  • Polemica: Secolo XIX e Primocanale ignorano 7 dei 13 candidati sindaco

    Polemica: Secolo XIX e Primocanale ignorano 7 dei 13 candidati sindaco

    Troppi candidati sindaco a Genova per organizzare incontri pubblici democratici? Avevamo pubblicato tempo fa alcune riflessioni sull’argomento, in particolare dopo il vespaio di polemiche che aveva accompagnato l’incontro organizzato dal Forum del Terzo settore; in quell’occasione vennero invitati soltanto alcuni candidati e gli esclusi, preso posto fra il pubblico, chiesero di poter intervenire incassando il no degli organizzatori.

    Con il passare delle settimane la situazione “poco democratica” si è ripetuta puntualmente ad ogni incontro pubblico. Ultimo quello organizzato dal Secolo XIX e da Primocanale, in programma il 2 maggio a Palazzo Ducale; anche in questo caso invito recapitato solo ad alcuni candidati (Doria, Musso, Vinai, Putti, Rixi e De Martini). Gli esclusi (non compaiono fra i firmatari soltanto Sanguineti e Portento) hanno così deciso di pubblicare un comunicato per esprimere il proprio dissenso:

    «Ad una sola settimana dalle Elezioni Amministrative che decideranno chi sarà il nuovo Sindaco di Genova, i cittadini del capoluogo ligure saranno obbligati a subire ancora una volta una grande ferita alla democrazia. Nonostante i ripetuti appelli circa l’auspicio di egual trattamento di tutti i Candidati Sindaco e medesimo accesso ai dibattiti e tribune politiche, alcuni mass media locali sembrano non aver compreso tali richieste, formulate anzitutto in difesa della libertà di scelta dei cittadini alle prossime elezioni del 6 e 7 Maggio 2012.

    I firmatari di questo comunicato sono venuti a conoscenza del fatto che il “Secolo XIX” e l’emittente “Primocanale” organizzeranno il giorno 2 Maggio 2012 un incontro pubblico in diretta televisiva, intitolato “Intervista pubblica ai candidati Sindaco”; a tale evento sono stati invitati solo i candidati Doria, Musso, Vinai, Putti, Rixi e De Martini.

    Fratelli e Fratellastri, Gente Comune, Movimento Indipendentista Ligure, Partito Comunista, Partito Italia Nuova, Primavera Politica, dopo un incontro proficuo, hanno quindi deciso, in maniera congiunta, attraverso i rispettivi Uffici Stampa, di respingere con forza la distinzione, già manifestatasi in altre occasioni, tra Candidati Sindaco di Seria A e Candidati Sindaco di Serie B.

    A tal proposito i firmatari del Comunicato desiderano sottolineare, oltre l’irrispettosa espressione con la quale il Secolo XIX Web definisce i candidati invitati al dibattito come “i piu forti”, la totale disapprovazione nel voler orientare l’opinione pubblica verso un ristretto numero di candidati alla poltrona di Sindaco, generando così, oltre ad una non completa informazione anche un forte strappo alla democrazia.

    I firmatari confidano nella possibilità di poter ottenere un trattamento paritario, almeno in questa ultima settimana di campagna elettorale, nonché nella possibilità di ottenere un’intervista pubblica a tutti i candidati Sindaco.

    Si precisa inoltre che Simohamed Kaabour Roberto Delogu, Giuseppe Viscardi e Armando Siri hanno deciso di disertare, per dare più voce alla contrarietà in oggetto, la puntata di Primocanale del 30.04.2012. Simonetta Saveri aveva già comunicato la sua assenza alla trasmissione per altri motivi ma esprime comunque la sua solidarietà agli altri candidati».

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    “Strade sempre pulite” è un progetto ideato da un privato cittadino, un pensionato genovese che con passione e dedizione dal 1993 si dedica alla realizzazione di un sogno che, volenti o nolenti, riguarda ognuno di noi: l‘impegno della cittadinanza tutta per la tutela dell’ambiente.

    In questi 19 anni di attività, Piero Carini, questo il suo nome, si è battuto per diffondere l’educazione ambientale fondata innanzitutto sulla partecipazione attiva dei cittadini. Ha promosso lezioni nelle scuole coinvolgendo rappresentanti di diverse religioni (buddista, ebraica, cristiana e musulmana) con lo scopo di illustrare gli insegnamenti delle religioni sulla tutela dell’ambiente e ha dato vita ad un corposo “vademecum” contenente non solo regole comportamentali da rispettare, ma anche idee e proposte, interventi di esperti interpellati dallo stesso Carini e persino citazioni da testi sacri.

    Il suo progetto prevede innanzitutto l’ufficializzazione di un principio-norma: “Ognuno ha il dovere di salvaguardare l’ambiente e il diritto – dovere di chiedere cortesemente ai trasgressori l’azione correttiva”.

    In particolare al Comune di Genova, nella persona del futuro sindaco, il vulcanico 74enne genovese chiede la collaborazione nella redazione, in accordo con Amiu, del definitivo vademecum suddiviso per tipo di utenza (età, capacità, tempo a disposizione ecc…) da consegnare alla cittadinanza e il sostegno nella ricerca di pensionati volontari  per il ruolo di “Educatori Ambientali”, ovvero cittadini che operano sul territorio con compiti precisi quali  l’insegnamento nelle scuole e, soprattutto, il monitoraggio del proprio quartiere con attività di supporto quotidiano ai cittadini volta a controllare e, quando è il caso, correggere educatamente il comportamento per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dalla rimozione delle deiezioni canine sino alla raccolta differenziata.

    In cambio, i volontari dovranno ricevere dal Comune un “pacchetto sconti/agevolazioni” per alcuni servizi da concordare, come ad esempio la tassa stessa sui rifiuti.

    In occasione delle imminenti elezioni amministrative, Carini sta proponendo all’attenzione dei candidati sindaco il progetto chiedendo ad ognuno di firmare un impegno scritto per la realizzazione di “Strade sempre pulite” in caso di insediamento a Tursi. Ad oggi è arrivata la firma di Enrico MussoGiuseppe Viscardi, Roberto Delogu, Armando SiriSimohamed Kaabour, Giuliana Sanguineti, Susy De Martini ed Edoardo Rixi.

     

    Foto di Diego Arbore

  • Regione Liguria: una proposta di legge contro video poker e slot machine

    Regione Liguria: una proposta di legge contro video poker e slot machine

    La Regione Liguria è in prima linea contro il proliferare di sale gioco sul territorio. Negli ultimi mesi il numero di locali destinati al gioco d’azzardo è triplicato e ora inizia a serpeggiare la preoccupazione fra i banchi del Consiglio. “Ludopatia”… questo il termine con cui si intende fotografare una situazione al limite.

    E’ stato approvato all’unanimità un progetto di legge rivolto alle Camere “Norme contro la pubblicità dei giochi con corresponsione di premi in denaro e per la prevenzione del gioco patologico” firmato dai consiglieri Lorenzo Basso (Pd) e Massimo Donzella (Noi per Claudio Burlando). Massimo Donzella ha dichiarato: «L’ampliamento che ha avuto questo fenomeno incide in modo devastante nel campo sociale dei costi e delle dipendenze. Oggi quasi un milione di persone sono dipendenti dal gioco, parliamo di giocatori compulsivi che non riescono a contenere istinti con conseguenze negative verso se stessi e la propria famiglia. Con questa legge vogliamo che sia vietata in tutti i modi la pubblicità. Ci sono espressioni dle tipo “gioca in modo responsabile” che sono palliativi che non si possono accettare. Inoltre, rispetto a quanto trattato dal Parlamento, vogliamo che il divieto per i minori sia rigoroso».

    La legge regionale stabilisce il divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi e ogni forma di pubblicità sulla rete Internet, al di fuori dei siti che offrono direttamente il servizio di gioco online. Chiunque trasgredisca al divieto previsto dal comma 1 è soggetto ad una sanzione amministrativa da euro 10.000 a euro 100.000. La proposta prevede inoltre, dal 1º giugno 2012l’obbligo di avvisi informativi come in passato si decise di fare per le sigarette: su ciascun lato dei tagliandi relativi a giochi posti in vendita al pubblico deve essere riportata a stampa e in modo da coprire almeno il 20 per cento della superficie totale, una delle seguenti avvertenze: l’abuso di gioco provoca dipendenza; il gioco eccessivo può ridurti in povertà; questo gioco può nuocere alla tua salute; proteggi la tua famiglia: non rovinarti giocando; il tuo medico può aiutarti a smettere di giocare.

    I gestori, inoltre devono esporre nei locali in cui vengono posti in vendita giochi, in maniera chiara e visibile, cartelli recanti uno degli avvisi suddetti. Le stesse avvertenze devono essere esposte su ogni apparecchio del tipo “newslot”. È prevista, in caso di violazione, la chiusura dell’esercizio commerciale o del punto di offerta del gioco da dieci a trenta giorni. In caso di reiterazione per almeno tre volte in tre anni della violazione sono revocate licenze ed ogni autorizzazione amministrativa.

    La proposta di legge stabilisce, infine, che una quota non inferiore al 3% degli introiti derivanti all’Erario dal comparto giochi sia devoluta ad uno speciale Fondo contro la dipendenza da gioco da istituirsi attraverso un decreto del Ministero della Salute; che una quota non inferiore al 3% degli introiti derivanti all’Erario dal comparto giochi sia devoluta al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura e una quota pari al 30% delle somme derivanti dalle sanzioni amministrative comminate per violazione della presente legge e di ogni altra normativa relativa ai giochi è devoluta in egual misura al Fondo contro la dipendenza da gioco e al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura.

    La proposta adesso sarà presentata in Parlamento. La Regione Emilia-Romagna ha chiesto una copia della legge per valutarla e, dopo eventuali modifiche, votarla e presentarla in Parlamento. Se anche altre Regioni decidessero di seguire l’esempio, l’iniziativa potrebbe allargarsi a macchia d’olio sull’intera penisola.

    A conferma dell’attenzione tutta ligure sul delicatissimo argomento, è già esecutiva la legge presentata dall’ex sindaco di Rapallo, ora consigliere regionale, Armando Ezio Capurro: è vietata l’apertura di sale gioco a meno di 300 metri da scuole, luoghi di culto, impianti sportivi e luoghi frequentati da giovani.

    Lo stesso Capurro ha presentato anche una proposta di legge (anche questa approvata all’unanimità dal Consiglio) ancora più drastica che prevede il divieto di installazione di video poker e slot machine nei locali pubblici (ad esempio bar e tabaccherie…). Adesso la palla passa al Parlamento.

  • Storia di Genova: la cittadina di Arenzano

    Storia di Genova: la cittadina di Arenzano

    Arenzano

    GuidadiGenova.it – Arenzano e Cogoleto, luoghi da visitare

    Se una domenica non sapete cosa fare e volete lasciare la città ma non avete voglia di farvi inscatolare, per troppo tempo, in quella quattro ruote che già vi accompagna, quotidianamente, nel traffico caotico di Genova, imboccate l’autostrada che porta verso il ponente ed uscite ad Arenzano, una piccola e ridente cittadina marinara, sita in un’insenatura naturale chiusa da Capo San Martino.

    Un nome antico come le sue origini che, pare, risalgano ai tempi dei romani come testimonierebbe “ Arentianis” (possedimenti della famiglia di Aurentius), toponimo di chiara derivazione latina. Un’altra fonte ipotizza  che il nome  tragga origine dalla presenza di “un’ara di Giano”, divinità bifronte che viene chiamata in causa anche per la denominazione  della nostra metropoli.

    Aensèn o Rensèn, in ligure, stretta tra il mare e i monti, col suo territorio interamente compreso nel Parco Naturale del Beigua, offre un’immagine di serena tranquillità che stride con i suoi trascorsi storici, tempi lontani che la videro preda delle incursioni dei saraceni che qui crearono una delle più importanti basi per la pirateria del Mar Ligure. A questi scomodi ospiti è legata un’antica leggenda, quella del “pozzo sparito”. Si narra che, nel luglio 1260, le vele  dei predatori mussulmani apparvero all’orizzonte incutendo, negli arenzanesi, un ben motivato terrore. A difesa dei beni più preziosi, decisero di nascondere le fanciulle e gli oggetti pregiati in un pozzo che si era inaridito per l’estrema siccità, sito nel centro della città. Ricopertolo accuratamente e cancellate tutte le tracce, attesero che la scorribanda avesse termine e poi corsero a recuperare i loro tesori ma non furono in grado di ritrovare il luogo di quel nascondiglio così ben celato. Può sembrare incredibile ma, ancora nell’ottocento, nei contratti di compra-vendita di terreni,  veniva inserita una clausola che imponeva, nel caso del rinvenimento del pozzo, di cederne il contenuto al primitivo proprietario.

    Cacciati i saraceni, nel medioevo, Arenzano venne a far parte della Marca Obertenga, ampio territorio sotto il dominio di una dinastia longobarda, il cui capostipite era Oberto, marchese di Milano e conte di Luni. Fu questo un periodo di grande crescita per il piccolo borgo che si trasformò in un fiorente centro commerciale, sede  di importanti cantieri navali  e che raggiunse il massimo sviluppo, nel XIII secolo, quando la cittadina poteva vantare oltre 50 barche a vela che svolgevano i loro traffici nel Mediterraneo.

    Con l’avvento delle navi a vapore, l’attività portuale si ridusse gradualmente per lasciare il posto ad un’altra ricca fonte di introiti, il turismo, di cui ne è testimone il famoso Grand Hotel, inaugurato nel 1915 e tuttora esistente, situato a pochi passi dal Parco Comunale (di proprietà del marchese Cambiaso).

    Per chi è in cerca di relax “dinamico”, si può raggiungere Cogoleto percorrendo la pista ciclabile che collega i due centri rivieraschi, uno splendido lungomare dedicato al cantautore genovese Fabrizio De André, o avventurarsi a “Cü du Mundu”, località conosciuta per i suoi percorsi torrentizi e alpinistici. Se, al contrario, preferite qualcosa di più tranquillo vi aspetta la Villa Negrotto Cambiaso (XVI secolo), oggi sede del municipio, e il suo verde prato all’inglese. Non mancate di fare una visita alla chiesa parrocchiale, costruita su progetto dell’architetto Giovanni Antonio Ricca tra il 1703 e il 1717 che vi accoglierà con la sua facciata barocca, cui fanno da cornice due campanili e il vicino oratorio quattrocentesco di Santa Chiara.

    L’edificio ecclesiale, una ricostruzione fedele operata sulle macerie del bombardamento aereo del 1944, mostra un interno, di forma ellittica, impreziosito dagli affreschi di Andrea Semino e da ampie vetrate colorate, ritraenti san Giovanni Battista e i santi Nazario e Celso, a cui è dedicata. In alto, affacciato sul mare, si erge il Santuario del Bambino di Praga, fondato dai Carmelitani scalzi nel 1905. Il culto del piccolo ”re” vede la luce in questo luogo con il dono di una statua in cera da parte della principessa Polissena Lobkowitz, nel 1628, che fu sostituita con l’attuale, nel 1902, offerta dalla marchesa Delfina Gavotti,  ed incoronata ufficialmente nel 1924.

    Naturalmente non si può lasciare Arenzano senza visitare il bellissimo museo dedicato alle tecnologie per l’ambiente. Il suo nome è “Muvita” ed è nato 11 anni dopo il più grande disastro navale del Mediterraneo che vide disperdersi in mare le 144.000 tonnellate di petrolio contenute nelle stive della “Haven”, relitto che ancora giace sui fondali a 70 m di profondità. L’edificio, il Casone, in cui è sito il “science center”,  è una vecchia cartiera del seicento con un caratteristico tetto a nave rovesciata che  ricopre una struttura  di quattro livelli: i primi due sono divisi in sette aree di percorsi interattivi, il terzo è dedicato alla biblioteca e ad un laboratorio di biochimica, il quarto ospita un auditorium da 300 posti, il tutto per un totale di 2600mq di superficie. Unico nel suo genere in Italia, si propone di educare al rispetto dell’ambiente attraverso la conoscenza del clima, delle varie forme di energia, dello sfruttamento delle biomasse, dei modelli di crescita sostenibile.

    Per partecipare alla festa patronale in onore dei santi Nazario e Celso, che non manca di processioni, bancarelle di tutti i generi e di fuochi d’artificio, dovrete, però, aspettare il 28 luglio e, soprattutto, non potete mancare alla festa di San Bartolomeo il 24 agosto, in località Terralba, occasione irrinunciabile per poter gustare le melanzane ripiene, specialità del luogo.

     

    Adriana Morando

  • Pre-visioni al Teatro della Tosse: in scena le compagnie emergenti liguri

    Pre-visioni al Teatro della Tosse: in scena le compagnie emergenti liguri

    Ingresso Teatro della TosseRitorna Pre-visioni, la rassegna al Teatro della Tosse dedicata alle compagnie emergenti liguri. Da giovedì 3 a sabato 5 maggio si alterneranno sul palco le compagnie e gli artisti vincitori del bando di concorso lanciato a inizio stagione.

    «La rassegna  ospita compagnie non dotate di sede propria e non finanziate regolarmente dalle istituzioni – si legge in una nota diffusa dall’organizzazione – offrendo loro visibilità e favorendo  la nascita di un circuito regionale. La Commissione ha ritenuto di selezionare i progetti di singoli artisti, compagnie o altre formazioni artistiche che non fossero già inseriti in cartellone nei teatri cittadini e privilegiare lavori drammaturgici originali».

    La rassegna si aprirà ospitando lo spettacolo fuori concorso BLU, monologo in siciliano scritto da Laura Forti, diretto da Giampiero Judica e interpretato da Linda Caridi giovane attrice diplomata nel 2011 presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.

    Sono sei i lavori selezionati dalla commissione, composta da Sandro Avanzo (critico teatrale – Radio Popolare, Vanity Fair, Film TV, Ciak, Urban),  Fabrizio Arcuri (regista e consulente direzione artistica Teatro della Tosse) e Emanuele Marenco (studioso di teatro in rappresentanza del pubblico e abbonato storico del Teatro della Tosse).  Gli artisti, che compongono il cartellone di Pre-visioni sono:

    Alice Ferranti con Amori morti o quasi
    Andrea Piotto con Le Città Invisibili
    Arbanella Centro Artistico e Culturale con Cavalli Pallidi in un diario teatrale
    Compagnia Barone Chieli Ferrari con La salute degli infermi
    Igor Chierici con Richiamo per Fagiani
    Matreska con Martin

    Il programam degli spettacoli prevede: 3 maggio: ore 20.30 Blu / ore 20.45 La salute degli  infermi – 4 maggio: ore 20.30 Cavalli pallidi  un diario/ ore 20.45 Martin – 5 maggio: ore 20.30 Amori morti o  quasi / ore 20.45 Richiamo per  fagiani / Le città invisibili

    Il biglietto ha validità giornaliera e viene venduto al prezzo unico di 12 euro (con cui sarà possibile assistere a tutti gli appuntamenti in programma nella giornata). Ma è possibile acquistare anche il biglietto per l’intera rassegna a 18 euro. Saranno validi gli abbonamenti “Liberi Tutti” e “Tosse in Due”.

    Ecco, per ogni spettacolo in programma, una breve scheda di presentazione:

    BLU (di Laura Forti, regia di Giampiero Judica, con Linda Caridi)
    Maria Concetta detta Conci è una ragazza di diciannove anni che vive in un paesino della Sicilia. Vive facendo la parrucchiera nel negozio della madre depressa e accompagnando a passeggio la cugina Dolores, “minorata psichica” (cosi’ ha scritto sul certificato l’assistente sociale). Conci ascolta i Tokyo Hotel e tiene nel cassetto la foto di un tuareg, un uomo blu, che un amico ha strappato per lei da un libro della biblioteca a scuola (l’ha lasciata senza diplomarsi) e sogna di un mondo dove le donne possano decidere per la loro vita. Finchè un giorno, dopo una notte brava in discoteca e una sbronza, Conci si ritrova incinta e ingabbiata in un fidanzamento combinato e deve scegliere, per la prima volta, che cosa vuol fare “da grande”. Il testo parla della crescita, del coraggio di fare scelte dolorose e impopolari per rispettare se stessi, del bisogno di rompere muri di silenzio. Della speranza di un cambiamento, anche quando tutto sembra restare immobile e incompiuto, come una casa eternamente in costruzione.

    AMORI MORTI O QUASI (di Alice Ferranti)
    Amori morti o quasi è un progetto drammaturgico sui racconti di Dorothy Parker. Nasce dalla scoperta casuale del racconto La telefonata in una vecchia libreria ai piedi della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, nell’edizione del 1930 della raccolta Laments for the living. Questo incontro come un colpo di fulmine dà l’avvio a una ricerca che si protrae negli anni spostandosi ora in Italia, ora in Inghilterra, alla ricerca di edizioni sempre più complete dell’opera della scrittrice americana. L’elaborazione del testo è partita dalla traduzione dall’originale dei racconti brevi scelti. I racconti che vanno a formare il testo di questa prima versione di Amori morti o quasi, sono infatti solo una parte di quelli presi in esame; sono stati selezionati nella volontà di portare in scena tre attrici, ognuna con un monologo, legate tra loro dal comune denominatore di relazioni con uomini che sono, appunto, “morte o quasi”. Sarà presentato uno dei tre monologhi, La Crocerossina (Lady with a lamp – 1932), che ci racconta la visita di una “amica” a un’altra, apparentemente ammalata, che si scoprirà poi essere in crisi di nervi per la sua storia d’amore ormai agli sgoccioli. La protagonista sembra voler portare conforto all’amica costrettasi a letto cercando di accudirla e di stimolarla a reagire comportandosi però in modo da aumentare la crisi della malata  snocciolando alla poverina, durante tutto l’episodio, una serie di informazioni che svelano l’inganno e il tradimento dell’uomo in questione, tutto ciò in nome di un’apparente “buona e sincera amicizia di vecchia data”.

    LE CITTA’ INVISIBILI (di Andrea Piotto)
    Nei dispacci di Marco Polo vengono descritte le città toccate nel viaggio attraverso lo sterminato Impero: parla degli uomini che le hanno costruite, del loro aspetto, delle relazioni tra la gente che le popola e della forma architettonica delle stesse. Queste città però esistono solo nella mente del viaggiatore veneziano: Marco Polo infatti le descrive ora nei più minuziosi dettagli, ora valutando l’insieme, ma sempre guardando dove tutti gli altri non guardano, verso dettagli che ad altri paiono invisibili. Fiaba o gioco di ombre, voci fuori campo che animano il profilo di due attori, Marco Polo e il Gran Kan; la conversazione tocca vari punti, spunti di attualità condita d’oriente nell’atmosfera da sogno che ammanta la narrazione.

    CAVALLI PALLIDI – Un diario teatrale (di Francesca Picci e Massimo Milella)
    Un gruppo di attori, diversi per formazione e personalità, ma ugualmente precari, cerca di mettere in scena le imprese di un manipolo di terroristi russi del primo Novecento. Il punto di partenza è il diario del terrorista Boris Savinkov, “Cavallo pallido”, realizzato nel 1909, che è il racconto, quasi giorno per giorno, dei preparativi di un gruppo di cospiratori, capeggiati dal freddo e crudele George (pseudonimo dello stesso Boris), per un attentato contro il Governatore locale. I terroristi vivono nell’ombra, nei continui travestimenti, si mimetizzano svolgendo i lavori più umili, più anonimi, più faticosi, covano odio ed amore in un silenzio che non deve creare turbamento sociale, sono costretti ad essere umani solo nel proprio intimo. Ognuno di loro ha un’idea diversa del terrorismo, della morte. Ognuno di loro sente che la propria azione è decisiva, che la vita deve essere vissuta per perseguire questa azione decisiva. Ognuno di loro sa che è la cosa giusta, anche se a volte non se lo sa spiegare. Ognuno di loro crede a suo modo nella bomba che esploderà.

    LA SALUTE DEGLI INFERMI (a cura della Compagnie Barone Chieli Ferrari)
    Il punto di partenza di questo lavoro è il racconto dello scrittore argentino Julio Cortázar “La salute degli infermi”: una famiglia numerosa decide di nascondere un lutto, dunque inizia e porta avanti un meccanismo fatto di parole non dette, sotterfugi, bugie, false telefonate, false lettere, con l’unico scopo di non far preoccupare la madre costretta a letto da una malattia. Fino a che punto possono arrivare l’affetto e il prendersi cura dei propri cari all’interno dell’ambiente familiare? Quanto è sano preservare gli infermi dall’orrore del reale? Spesso e magari involontariamente, perché a fin di bene, i rapporti familiari possono diventare delle vere e proprie
    macchinazioni dove per tutelare il debole, in questo caso la madre malata, gli altri, i sani, costruiscono una realtà parallela in cui tutto va per il meglio diventando vittime del loro folle gioco. Partendo da questa situazione la Compagnia Barone Chieli Ferrari ha riscritto una drammaturgia originale per tre attori fatta principalmente di azioni cercando di mantenere inalterata l’atmosfera.

    MARTIN (a cura del gruppo “Matreska”, con Daniel Nevoso e Federica Lùgaro, musiche del Collettivo musicale Victor Ward)
    Martin è uno spettacolo realizzato per due attori e un coro musicale. Lo spettacolo nasce dall’interesse  di sviscerare  l’antica correlazione tra Teatro e Sogno, il mutamento che entrambi i termini hanno avuto durante il corso del tempo e il significato dei nostri sogni quando ci sforziamo di modificarli ai nostri capricci. Nella formazione del sogno, tutto è possibile e tutto può accadere, i personaggi possono avere un corpo astrale o spirituale, mutare il loro stato d’animo da un momento all’altro in base alle emozioni che il soggetto principale, ossia il sognatore in carne e ossa mai presente fisicamente sul palcoscenico. Nel sogno la realtà ha la possibilità di comporsi e si scomporsi, si sdoppia, si divide. Sopra ogni cosa c’è la coscienza e la realtà vissuta durante il giorno del sognatore.
    Martin rappresenta l’irrazionalità dell’essere umano del quale stiamo assistendo alla sua esperienza onirica, è la parte che vive il sogno da primo attore, parte che può essere reclusa nel profondo dell’animo del sognatore, unico protagonista che non appare mai in scena. Sophie rappresenta la mente pensante, il cogito razionale. Lo spettacolo fa si che lo spettatore possa riuscire a conoscere e configurare l’individuo sognante a partire dalla conoscenza del suo sogno surreale. Suddiviso in 5 parti, quante sono le fasi del sogno, in un connubio tra la visionarietà e i tentativi di razionalizzazione della mente umana, lo spettacolo si conduce in uno scenario simbolico, dove  i pochi oggetti in scena assumono un significato particolare sia all’interno del sogno che della storia, in un accompagnamento musicale che mira a scandire il tempo del fantasia e delle fasi enfatiche del sogno. Cosa è allora il sogno ai nostri tempi? Nel sogno vengono i nostri desideri e le nostre paure custodite o rimosse? Quale realtà vediamo proietta nel muro della grotta del nostro risveglio?

    RICHIAMO PER FAGIANI (di Igor Chierici, con Emanuele Aita, Virginia Ruspini e Federico Pittaluga)
    Il  tema dello spettacolo è il traffico illegale di organi. Il titolo “Richiamo per fagiani” riporta appunto il verso di questo animale usato per identificare più precisamente la tipologia di bambino che deve essere rapito. La vicenda si svolge all’interno di un bar svizzero nel paese di Burn. L’azione si svoge negli anni 80 e David è alla ricerca di quello che crede essere il rapitore di sua figlia Elena.

     Foto di Daniele Orlandi

  • Primo Maggio: le aperture straordinarie dei Musei di Genova

    Primo Maggio: le aperture straordinarie dei Musei di Genova

    Via GaribaldiIl primo Maggio Genova apre le porte di alcuni dei suoi musei.  Rimarranno chiusi il Museo Navale e il Museo di Archeologia Ligure di Pegli, il Museo di Storia e Cultura Contadina in via del Garbo sulle alture di Rivarolo, il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, il Museo di Sant’Agostino e il Museo del Risorgimento Mazziniano.

    Ecco l’elenco e gli orari dei Musei che in occasione della Festa dei Lavoratori hanno comunicato l’apertura straordinaria:

    Musei di Strada Nuova: dalle ore 10 alle 19
    Museo di Storia Naturale “G. Doria”: dalle ore 10 alle 19
    Museo d’Arte Orientale “E. Chiossone”: dalle ore 10 alle 19
    Castello D’Albertis: dalle ore 10 alle 19
    Musei di Nervi – Raccolte Frugone: dalle ore 10 alle 19
    Musei di Nervi – Galleria d’Arte Moderna: dalle ore 10 alle 19
    Musei di Nervi – Wolfsoniana: dalle ore 10 alle 19
    MU.Ma – Galata Museo del Mare: dalle ore 10 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18)
    MU.Ma – Museoteatro della Commenda di Prè: dalle ore 10 alle 19
    Museo del Tesoro e Museo Diocesano: dalle ore 15 alle 18
    Palazzo Verde: dalle ore 10 alle 18
    Emporio-museo Viadelcampo29rosso: dalle ore 10 alle 19

    N.B. : Il MU.Ma – Galata Museo del Mare sarà aperto anche il 30 aprile con orario 10-19.30 (ultimo ingresso ore 18)

    Foto di Daniele Orlandi

  • Imane Kabbour, quando la boxe diventa un progetto educativo

    Imane Kabbour, quando la boxe diventa un progetto educativo

    Imane Kabbour, pugileLo sguardo è deciso, convinto, come il tono di voce. Gesticola e con i movimenti delle mani sembra quasi sottolineare la sicurezza delle sue parole. Parole che non risparmia, Imane. Una “pugilessa” – come lei si definisce –  me la immaginavo proprio così: ma probabilmente è solo un mio personale cliché.

    Imane Kabbour, 29 anni, italiana di origini marocchine, genovese. Educatrice, mediatrice culturale, atleta e allenatrice, cittadina attiva. Arriva in Italia a 7 anni, con un ricongiungimento familiare: da allora Genova è l’unica città che sente sua, nel bene e nel male.

    Imane indossa i guantoni da più di dieci anni. Ha fatto della boxe la sua attività, il suo lavoro e il suo futuro, nella speranza di coinvolgere i ragazzi di Genova e dell’Africa, in un progetto educativo che possa unire bambini di diversi Paesi e realtà. Non è stato facile per Imane iniziare a praticare pugilato, specialmente a livello agonistico, come ci spiega lei stessa: «Ho iniziato a  frequentare le palestre nel  2001, mi allenavo costantemente e continuamente ma le resistenze dei miei allenatori affinché io prendessi parte alle gare erano forti. Quando vuoi fare agonismo e non te lo permettono ti senti come un leone in gabbia; se sei un pugile donna poi, sei tenuta ancor meno in considerazione, alla stregua di una mascotte. Un ragazzo, o una ragazza, che pugila si sente così “castrato” e alla fine abbandona la palestra. Io ho iniziato a gareggiare solo nel 2008 e da allora tutte le gare che ho fatto, le ho vinte.» Partecipando, tra l’altro, al torneo internazionale Golden Gloves 2010 a New York dove si è qualificata come semi-finalista.

    «Il pugilato, per chi lo ama, è quasi come una droga: una volta che ci sei dentro, è davvero difficile abbandonarlo. In Italia tuttavia – continua Imane – la boxe spesso non è compresa nella sua vera natura di pratica sportiva intrinsecamente non violenta. Il pugilato è uno sport che ancora subisce un forte stigma da parte della società:  ne sento spesso parlare come di un’attività violenta in cui l’obiettivo primario è annientare l’avversario. Niente di più lontano da ciò che il pugilato in realtà è: forza certo, ma usata con intelligenza; aggressività, non gratuita e incontrollata, ma  dosata  strategicamente per  vincere. Vincere non è il frutto di una cazzottata a destra e un’altra a sinistra: è necessaria grande conoscenza di sé, del proprio potenziale e dei propri limiti  per sviluppare al massimo la  propria forza fisica e psichica e battere il compagno sul ring».

    Sono i punti di forza di questo sport che hanno spinto Imane a coniugarli in un progetto educativo rivolto ai bambini genovesi ed africani, iniziativa che possa fare del Pugilato Educativo uno strumento di crescita personale e collettivo: «Sono una ragazza normale, fortunata per le possibilità educative, professionali e personali che ho vissuto. Questo sport sicuramente mi ha dato tanto, mi ha aiutato a crescere e ad essere la persona che  sono e ora vorrei condividere con gli altri i benefici e i successi di questi anni. Per questo ho fondato ESFA, Education and Sport for Africa, un’associazione di volontariato che si prefigge di dare maggiori possibilità educative ai giovani coniugando sport e attività di sensibilizzazione e formazione legate all’educazione, allo sviluppo, ai diritti umani e alla società. Sono fortemente convinta, perché l’ho provato in prima persona, che il pugilato sia uno sport che possa trasmettere ai ragazzi disciplina, dedizione, autostima e rispetto per l’altro: affiancando all’attività sportiva un intervento educativo basato sul sostegno scolastico e sul supporto alla crescita nei vari contesti di cui il bambino/ragazzo è parte, l’impatto sulla vita del singolo in primis e della comunità in generale poi è estremamente positivo. Per questo motivo, con un team professionalmente valido di educatori e psicologi, vorrei creare dei centri polifunzionali, educativi e sportivi, dove i ragazzi siano liberi di esprimersi, attraverso la boxe, e possano ricevere un aiuto valido per accrescere il loro potenziale intellettivo e critico

    A settembre 2012 si prevede l’apertura del primo centro sperimentale a Genova che possa accogliere 30 bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni, con la prospettiva, nel prossimo futuro, di sperimentare la stessa formula a Kampala, in Uganda, paese dove la boxe ha un forte seguito e l’associazione ha già dei contatti. Le difficoltà a far partire progetti innovativi come quello di ESFA sono tante, come sottolinea Imane: «Il primo problema reale è di tipo economico, soprattutto in questo periodo di crisi: trovare fondi istituzionali o privati non è affatto semplice. La burocrazia inoltre e l’indifferenza o il falso interesse delle istituzioni rende la vita di persone che, come me, iniziano da zero ancora più difficile. Sono molto contenta però dell’appoggio che ho trovato da parte del presidente del CONI e dal presidente regionale della Federazione Pugilistica, due persone molto attente alle questioni sociali. Ancora più importante è poi il lavoro di sensibilizzazione, che sto portando avanti con gli adulti, volto a migliorare, attraverso la pratica della disciplina, l’immagine negativa della boxe».

    A maggio Imane inizierà a visitare le scuole di Genova per illustrare il suo progetto alle istituzioni scolastiche e al corpo docente, iniziando così a porre le basi per una collaborazione continua e fattiva con diversi soggetti sociali della città. Sarà l’occasione per incominciare ad individuare i bambini e ragazzi che potrebbero partecipare alla prima sperimentazione autunnale di ESFA. Sempre a maggio poi, in concomitanza con la Festa dello Sport (25-27 maggio), sarà possibile conoscere l’associazione presso lo stand allestito al Porto Antico.

    Imane sa cosa vuole, sa dove vuole arrivare. Con quella determinazione e passione che probabilmente il pugilato le ha insegnato. In fondo una “pugilessa” me la immaginavo proprio così…

    Antonino Ferrara

     

    Per ulteriori informazioni sull’attività dell’associazione:

    educationsportforafrica@gmail.com – TEL: 0039 345 380 50 86 – www.esfa-world.org

    Facebook: Imane Kabbour / ESFA Education and Sport for Africa

     

     

  • Partecipazione e democrazia: se do moneta voglio vedere cammello

    Partecipazione e democrazia: se do moneta voglio vedere cammello

    Soldi e MoneteNello scorso articolo ho parlato di tasse e ho concluso auspicando che la questione fiscale possa diventare anche nell’Italia di oggi, come sempre è stato nella storia, il fulcro per lo sviluppo democratico del paese. Il cancro del malaffare, degli interessi particolari, della crisi della rappresentanza politica e del disinteresse verso la cosa pubblica può essere curato a partire proprio da qui, dall’esigenza di una politica di tassazione più equa e intelligente.

    Capisco che molti tendano a disgiungere il tema della democrazia e dei diritti da quello della gestione delle risorse dello Stato, essendo il primo un argomento con una sua validità teorica a priori e il secondo un argomento decisamente più pratico che si valuta empiricamente caso per caso. Eppure, nonostante ciò, i due aspetti sono fortemente collegati. E lo si vede bene proprio nella situazione attuale. A causa della crisi del debito sovrano, il governo Monti, che non è riuscito finora a convincere la Merkel a cambiare le regole dell’UE, non ha trovato niente di meglio da fare che alzare le tasse e inasprire la lotta all’evasione, che è un serbatoio di risorse sottratte allo Stato potenzialmente enorme. Non c’è dubbio che se tutti pagassero le tasse, le casse pubbliche non sarebbero più a rischio e quindi chi specula contro di noi avrebbe vita difficile.

    Ma resta il problema di come fare, in concreto, per combattere l’evasione. Milena Gabanelli a Report ha suggerito un’idea che, se si potesse effettivamente mettere in pratica, sarebbe l’arma definitiva: l’abolizione del contante.

    Molti non sono d’accordo: pensano che si tratti di una proposta utopistica, che metta a rischio la privacy e che verrebbe piegata, alla fine, agli interessi del sistema bancario, ben contento di poter costringere tutti i cittadini a pagare le commissioni di un conto corrente. Comunque stiano le cose, per spirito di discussione, proviamo ad immaginare cosa succederebbe se questa idea venisse effettivamente attuata e se sortisse l’effetto desiderato: proviamo ad immaginare un’Italia in cui l’imprenditore non possa più falsificare i bilanci e l’operaio non possa più arrotondare lo stipendio facendo lavoretti extra nel week-end. Cosa succederebbe?

    Succederebbe che i consumi, nel primo periodo, sprofonderebbero e l’economia ne risentirebbe in negativo. Personalmente ho pochi dubbi a riguardo. Se tutti gli Italiani si ritrovassero a pagare più tasse, cioè a dare più soldi allo Stato, è ovvio che potrebbero spendere di meno, cioè avrebbero meno soldi da dare ad altri cittadini in cambio di beni e servizi. Quindi avremmo un forte ribasso dei consumi, ingigantito dalla percezione psicologica di una minore disponibilità di liquidi che accentuerebbe la propensione delle famiglie al risparmio. Insomma l’economia sprofonderebbe in una recessione ancora maggiore.

    Certo la speculazione internazionale allenterebbe significativamente la morsa, e questo sarebbe un enorme risultato, perché ci porterebbe probabilmente fuori dal rischio bancarotta. Ma resterebbe il problema di un’economia più povera che non saprebbe più come ripartire. Lo Stato non si potrebbe rimettere a spendere come prima: adesso c’è anche il pareggio di bilancio in Costituzione. Gli investimenti stranieri rimarrebbero comunque scoraggiati da una tassazione elevata. Il cittadino, infine, non potrebbe più alleggerire la pressione fiscale con la piccola evasione, che sarebbe impossibile senza più contante in circolazione. A questo punto c’è poca scelta: alla gente non resterebbe che prendersela con la politica e sarebbe una rivoluzione enorme. Saremmo costretti cioè a rivolgere la nostra attenzione contro gli sprechi, i costi della corruzione, il malaffare e la cattiva gestione della cosa pubblica e non sarebbe facile per la classe dirigente uscire indenne anche dal più piccolo scandalo: perché il cittadino, non avendo più altra strada, difficilmente accetterebbe di continuare a foraggiare una spesa pubblica fuori controllo.

    Si ricostituirebbe insomma il legame virtuoso di controllo dell’opinione pubblica tra i soldi che vanno via con le tasse e i servizi che si pretende di avere in cambio. Aumenterebbe l’attenzione verso la gestione del denaro pubblico e di conseguenza la partecipazione democratica. Gli onesti verrebbero premiati e la meritocrazia sarebbe un fattore di impulso economico. Gli sprechi calerebbero vistosamente, la spesa pubblica dimagrirebbe e sarebbe più equilibrata. Si sposterebbe la tassazione in modo da renderla più equa e da ultimo avremmo una sua riduzione.

    Fino a ieri non ci preoccupavamo veramente della differenza che c’è tra pagare tributi di guerra, pagare il pizzo alla mafia e pagare le tasse: sono sempre soldi che ci escono dal portafoglio. Eppure solo nell’ultimo caso c’è una motivazione sociale, la possibilità di esercitare un controllo e un servizio che ci viene dato in cambio. Senza più scorciatoie, saremmo costretti a rendercene conto e a pretendere da coloro ai quali affidiamo la gestione che le cose vadano davvero così. In fin dei conti, se diamo moneta, si tratta solo di pretendere di vedere cammello.

     

    Andrea Giannini

  • Consulenza online: via Canepari, strisce gialle a tradimento

    Consulenza online: via Canepari, strisce gialle a tradimento

    AutobusNei giorni scorsi abbiamo ricevuto decine di segnalazioni relative a due nuove situazioni legate alle famose strisce gialle, ovvero le corsie riservate ai bus. In realtà, va detto, le situazioni non sono propriamente nuove, sono nuove le multe che vengono recapitate agli ignari automobilisti. In particolare, stiamo parlando di via Canepari e di via di Francia, laddove le telecamere sono posizionate da mesi, ma non tutti lo sanno, a quanto pare.

    Mario di Certosa, uno tra i tanti, ci segnala un’assurdità: «Abito in via Mansueto e per tornare a casa debbo percorrere via Canepari e, ad un certo punto, giro a destra; mi è stata notificata una multa perchè la telecamera mi ha immortalato mentre invadevo la corsia riservata ai bus…»

    Abbiamo voluto indagare e, un po’ come la Pantera Rosa, ci siamo recati in loco… Cosia gialla tratteggiata in quanto ci si trova in prossimità di un incorcio (con via Mansueto, appunto) e telecamera posizionata qualche decina di metri prima: impossibile dirigersi verso via Mansueto senza incorrere nell’infrazione.

    Dalla fotografia emerge chiaramente l’auto con la freccia inserita per svoltare in via Mansueto… Ricorso vinto in partenza, voi direte. Certo, ma quanto tempo deve perdere un cittadino a seguito della superficialità del Comune?

    Alcune segnalazioni arrivano anche per via di Francia… E nuovamente Pantera Rosa in azione… In particolare, chi proviene dalla sopraelevata ed esce in via di Francia si trova di fronte una rotonda; per dirigersi a ponente senza passare sotto l’occhio vigile della telecamera è necessario tagliare la strada a tutti, virare di prepotenza a sinistra per incanalarsi nella corsia giusta… che brivido! Però quella telecamera è segnalata, in mezzo ad altri tremila cartelli ce n’è uno che ci avvisa: per vederlo bisogna fermarsi o tamponare chi ci sta davanti.

    In Inghilterra hanno più senso civico: la prima volta che commetti un’infrazione ti avvisano che dalla prossima volta riceverai una multa. Qui il silenzio regna sovrano per farci cadere in trappola: ci fanno commettere tante infrazioni finchè non veniamo a conoscenza di commetterle… E io vado a piedi.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.