Autore: Gabriele Serpe

  • Orlando Portento, intervista con il candidato sindaco di “Portento per Genova”

    Orlando Portento, intervista con il candidato sindaco di “Portento per Genova”

    Orlando PortentoAbbiamo incontrato Orlando Portento, personaggio televisivo che ha lavorato per emittenti locali e nazionali, noto per la sua verve polemica, ha deciso di partecipare in prima persona alla competizione elettorale come candidato sindaco della lista “Portento per Genova”.

    Qual è l’esigenza che ti ha spinto a compiere questo passo?

    Io a dir la verità ho sempre fatto politica combattendo le ingiustizie nei mondi che ho frequentato, ovvero quello calcistico e quello televisivo. La decisione di candidarmi a sindaco all’inizio è stata una provocazione: vedere lo sfacelo provocato da ladri e corrotti e ascoltare le falsità del Robin Hood di Sant’Ilario (Beppe Grillo, ndr) mi hanno spronato a partecipare in prima persona per dire e fare cose di una semplicità estrema che però i politici non dicono e soprattutto non fanno. Io parlo di sicurezza, manutenzione, decoro della città, la gente ha bisogno di interventi in questo senso. Ho detto ai miei potenziali elettori che se entrerò in Consiglio a Palazzo Tursi ci sarà il terremoto ogni giorno. In caso contrario dovranno prendermi a calci nel culo. Entrare lì dentro deve essere un’esperienza allucinante. Gente di qualunque colore politico che non si fa il minimo scrupolo a partecipare per 1 minuto ad una commissione e rubare 100 euro. Per quale motivo queste persone devono avere dei privilegi: entrare gratis allo stadio, al cinema, andare a fare la spesa con l’auto blu? Se non partiamo da una pulizia generale non abbiamo nessuna speranza di cambiare la situazione.

    Cosa ne pensi della proliferazione di liste civiche in questa competizione elettorale?

    Marco Doria ha chiesto ai cittadini di non votare le piccole liste. Il loro obiettivo è fagocitarci. Io ho risposto che vorrei 500 liste di cittadini e, se ognuna di queste prendesse 500 voti, i grandi partiti sarebbero rovinati. Però ci sono alcuni movimenti senza senso mentre altri sono finti perchè si appoggiano ai grandi partiti politici.

    La mancanza di lavoro è un problema nazionale ed il sindaco non ha un ampio raggio d’azione in questo senso, ma secondo te quale potrebbe essere la vocazione futura, in termini di sviluppo e crescita economica, della nostra città?

    Il sindaco può fare tutto, se vuole. Ma le risorse dove si prendono? Innanzitutto tagliando il 50% degli stipendi di alcuni “papponi” che lavorano in Comune. Parliamo di gente, direttori generali e altre figure dirigenziali che guadagna 200-300 mila euro all’anno. Se noi diamo una bella sforbiciata alle buste paga di questi signori, recuperiamo 1 milione e mezzo di euro all’anno. Con questo denaro possiamo rilanciare lo sport che per me è un elemento fondamentale. Lo sport è l’unico baluardo che può salvare i ragazzi più disagiati. Bisogna realizzare palestre, piscine, campi da tenns, in ogni quartiere. Perchè solo ad Albaro possono giocare a tennis? Anche i giovani di Begato o del Cep hanno il diritto di giocare a tennis. Inoltre le attività sportive creano un notevole indotto e quindi nuovi posti di lavoro.

    Invece in merito alle Grandi opere, qual è la tua opinione?

    Occorre partire dai piccoli interventi che si possono e si devono realizzare subito. Per il momento le grandi opere possono aspettare. Oggi ad esempio la polizia municipale di cosa si occupa? solo di fare multe agli automobilisti. Al contrario è necessario una presenza costante degli agenti municipali sul territorio per garantire la sicurezza dei cittadini. È importante poter passeggiare tranquilli per le strade anche a mezzanotte, queste sono le cose che la gente chiede ai politici.

    Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, come si può fare per migliorare l’efficienza del servizio?

    Il sindaco in primis può recuperare risorse eliminando gli sprechi. Oggi il 70% degli utenti non paga il biglietto. Io propongo di reintrodurre la figura del vecchio bigliettaio. Una presenza fisica in grado di dare un senso di sicurezza a cittadini ed autisti. Inoltre in questo modo, finalmente, tutti pagherebbero il biglietto. Senza dimenticare la creazione di nuovi posti di lavoro.

    Il Comune gestisce diversi servizi essenziali per i cittadini, secondo te quali sono le priorità che devono essere mantenute in mano pubblica?

    La priorità del Comune deve essere la manutenzione di strade, scuole, campi sportivi. L’amministrazione comunale deve assumersi le sue responsabilità. Oggi i giardini e le aiule della città sono un vero e proprio schifo. Perchè queste aree verdi sono curate solo dove vivono i miliardari? Inoltre mi piacerebbe che il sindaco non trascorresse otto ore chiuso nel suo ufficio. Il sindaco deve uscire e girare per le strade incontrando la gente. Infine 5 anni di mandato sono troppi. La giusta misura potrebbe essere 2 anni e mezzo, non di più, in caso contrario si verifica un inevitabile attaccamento alla poltrona…

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • La Mezza Maratona di Genova: 4000 corridori nel cuore della città

    La Mezza Maratona di Genova: 4000 corridori nel cuore della città

    Sopraelevata di GenovaDomenica 22 Aprile andrà in scena l’ottava edizione della Mezza Maratona di Genova, gara agonistica internazionale su strada organizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Podistica Peralto Genova con l’approvazione della Federazione Italiana di Atletica Leggera e il patrocinio del Comune di Genova.

    Un evento la cui organizzazione, ogni anno, richiede nove mesi di lavoro… «Ogni edizione facciamo un passo avanti per quanto riguarda i numeri. L’ anno scorso abbiamo raggiunto i 3000 iscritti – racconta il presidente dell’associazione Peralto Mauro Semonella – quest’anno raggiungeremo i 4000 corridori, un risultato che ci rende orgogliosi. Il mio entusiasmo è invariato rispetto a quando anni fa decidemmo di intraprendere l’avventura, la Mezza Maratona di Genova la sento un po’ come la mia creatura..L’obiettivo è quello di riuscire il prossimo anno a far entrare la gara nel Campionato Nazionale Master di mezza maratona.»

    Anche quest’anno in programma tre gare; oltre alla Mezza, ecco i percorsi ridotti di “Corri Genova” (11,5 km) e “Family Run” (3,5 km), quest’ultimo interamente dedicato al centro storico. La Mezza Maratona avrà un percorso di 21 chilometri con partenza dal Porto Antico e un tracciato che attraversa il centro storico (da Caricamento sino a via Cairoli, via Garibaldi e piazza De Ferrari), via XX Settembre sino alla Foce (corso Buenos Aires, via Casaregis) e tutta corso Italia sino a Boccadasse per poi svoltare e raggiungere Sampierdarena (Lungomare Canepa) passando per la sopraelevata, andata e ritorno.

    «La Mezza Maratona offre l’opportunità praticamente irripetibile di percorrere la sopraelevata a piedi – continua Mauro Semonella – un po’ come i trenini speciali nei grandi parchi divertimento… da lassù è possibile ammirare la bellezza della città, che spesso percorrendo la strada in auto non riusciamo a cogliere in tutti i suoi particolari… Sarà sicuramente una sensazione meravigliosa per tanti genovesi. Mi piace anche ricordare che quella di Genova è una delle pochissime Mezze Maratone cittadine che rimangono in centro; solitamente si parte dal centro e si finisce nelle più lontane periferie; noi pensiamo che sia molto più bello vivere la corsa nel cuore della città.»

    Tutti gli atleti devono essere pronti alla partenza fissata alle ore 09.30. Alle 09.25, invece, partirà la corsa handbike per i diversamente abili con le carrozzelle spinte a mano e capaci di raggiungere una velocità di punta di 30 km/h.

    Alle corse potranno partecipare atleti italiani e stranieri tesserati per Società affiliate alla Fidal e a Federazioni straniere affiliate alla IAAF, atleti italiani (di pari fascia d’età Master Fidal) tesserati per gli Enti di Promozione Sportiva (Sez. Atletica) e cittadini italiani e stranieri provvisti del “cartellino di partecipazione gara”, nel rispetto di quanto previsto all’art. 12/4, limitatamente alle fasce d’età corrispondenti alle categorie Amatori e Master (da 23 anni in poi).

    Il tempo verrà rilevato tramite appositi chip che verranno consegnati ai partecipanti e la classifica completa sarà disponibile la sera stessa della gara sul sito internet www.lamezzadigenova.it. Premi in denaro per i migliori piazzamenti. Per ulteriori informazioni contattare info@lamezzadigenova.it, per iscriversi scrivere direttamente iscrizioni@lamezzadigenova.it.

  • Storia di Genova: i Truogoli di Santa Brigida e l’antico monastero

    Storia di Genova: i Truogoli di Santa Brigida e l’antico monastero

    Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

    La Storia di Genova, articoli e video su GuidadiGenova.it – Vai all’approfondimento sul Sestiere di Pré

    “Superba ardeva di lumi…Genova…  dal suo  arco marmoreo di palazzi” (Giosuè Carducci), edifici, come dice l’ode citata, eburnei, imponenti, che incombono granitici su quell’antica “via Nuova” (via Balbi)  che i nobili Durazzo e Balbi, insediatisi nel quartiere nel XVII secolo, vollero a monte dell’angusta via di Pré, per dotare le loro ricche dimore di un agevole sbocco viario verso  il ponente.

    Tra queste solenni residenze s’incuneano angusti viottoli che scendono ripidi e tortuosi verso il porto o s’inerpicano,  in salita, verso il monte tra un affastellarsi di case sovrapposte. L’attuale aspetto è il risultato di quel rimaneggiamento edilizio ottocentesco che intrappolò,  nei loro intricati meandri, piccole creuze nella cui toponomastica riecheggia il glorioso passato della Repubblica Marinara e dei suoi domini:  via di Famagosta, di Montegalletto, salita di Balaclava, di Montebello, tutte nate da un unico sentiero: salita Santa Brigida.

    Lasciata, dunque, l’ampia piazza del Vastato (l’attuale piazza della Nunziata) e  procedendo in direzione della Stazione Principe, percorrendo  quella  “Strada delli Signori Balbi”, ricchi banchieri genovesi,  si giunge in quel tratto di via dove un dimesso “stendardo”, che ben poco ha di storico, ci annuncia di essere giunti nel luogo dove, il 24 marzo 1403, l’arcivescovo di Genova, Pileo de Marinis, pose la prima pietra di quel monastero che dalla santa prese il nome. Sulla destra, un sottopasso, seguito da una scalinata, da accesso ad una piccola piazzetta dove il tempo sembra essersi fermato: le facciate, completamente rinnovate, di tipiche case medievali,  che sembrano gioire dei loro nuovi  vestiti gialli e rossi, fanno da cornice ai vecchi truogoli (gli antichi lavatoi di Santa Brigida), approvvigionati , da una fonte detta Bocca di Bove, un angolo di silenzio dove tendendo l’orecchio pare ancora  di percepire il garrulo chiacchiericcio delle allegre lavandaie.

    Sulla vetusta tettoia, brillante di restauro, si specchia una preziosa edicola, unico ornamento di spicco nell’essenzialità della piazza. A sinistra, un solido arco, antico ingresso del monastero,  continua in un dedalo di vicoli, ricchi di storia,  che s’inerpicano in alto, scalando la collina, fino in Corso Dogali.

    Sono questi i luoghi dove giunsero, provenienti dalle turbolente alture di Sarzano, le monachelle agostiniane con l’intento di costruire una chiesa e di dedicarla alla santa, Brigida, di cui seguivano la regola (la regola dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida  è un’integrazione, in 27 capitoni,  di quella di Sant’Agostino).

    Appartenente alla famiglia reale svedese, Brigida (1303-1373), sposa giovanissima del nobile Ulf Gudmarsson e madre di 8 figli, alla morte del marito  si spogliò dei suoi beni  per darsi a una vita di fede. In uno dei tanti pellegrinaggi, fatto a piedi o a dorso di un mulo, giunse a Genova dove trovò ospitalità, per qualche mese, nell’abbazia di San Gerolamo di Quarto, in attesa di imbarcarsi per Roma, ospitalità che certo non ricambiò se, come narra la leggenda, dall’alto del Peralto, volgendo gli occhi verso la città ne abbia vaticinato la completa rovina.

    Truogoli di Santa BrigidaIl monastero brigidino di Genova aveva una caratteristica peculiare:  era pensato per una “coabitazione”, seppur rigorosamente separata, tra  frati e suore, entrambi di clausura, il che impose la costruzione di passaggi labirintici che ci danno conto delle  future creuze. Oltre alla chiesa  vi erano stanze, dormitori, mense, biblioteche per i religiosi, laboratori ed officine per gli operai, nonché ampi spazi esterni  come campi ed orti: una costruzione enorme, che occupavano quasi l’intero poggio. Era inevitabile che una così prossima contiguità fosse fonte di tentazioni e che, nel tempo, desse adito a malevoli sospetti, cui cercò di porre rimedio, nel 1600, Papa Clemente VIII, il cui  intervento, atto a porre fine all’ “onta” rappresentata dal convento “misto”,  si concretizzò, nel 1606, con la dipartita  dei poveri fraticelli. Rimaste sole in tanto spazio, le suore misero in vendita i loro terreni, la cui cessione permise, due secoli dopo, la costruzione di via Balbi.

    Ma i guai non erano finiti: alla fine del settecento, in linea con le idee giacobine che giungevano dalla vicina Francia, molti ordini religiosi furono soppressi e molti possedimenti confiscati tra cui quello conventuale di santa Brigida: tutti gli edifici furono riadattati ad uso abitativo, stessa sorte che  toccò alla chiesa, demolita per fare posto a tre palazzotti  conosciuti come “palazzi Dufour”, dal nome del casato del compratore. Prima di questa triste fine subì  la “vergogna” di essere  adibita, prima, ad officina di un fabbro e, successivamente, trasformata in filanda.  Dell’antica abbazia rimane solo l’arco d’ingresso, una colonna, una finestra, un muro, un residuo di affresco sotto un’arcata, tracce nascoste che potete trovare, dopo un’attenta ricerca, tra le ombre dell’intreccio dei vicoli.

     

    Adriana Morando

  • Etsy, il sito dedicato agli amanti del fai da te

    Etsy, il sito dedicato agli amanti del fai da te

    Etsy14 milioni di visitatori al mese da 150 paesi nel mondo, oltre 13 milioni di prodotti venduti e una crescita che non conosce crisi: tutto questo è Etsy, il sito on line nato nel 2005 che ospita i venditori di qualsiasi oggetto fai da te.

    Qui si possono trovare vestiti, scarpe, cinture, piatti, vasi, oggetti in legno, ceramiche e così via tutti rigorosamente fatti a mano dagli artigiani del tempo libero.

    Il sito Etsy nasce il 18 giugno 2005 da un’idea di Robert Kalin Chris Maguire e Haim Schoppik, cui si aggiunse successivamente Jared Tarbell; dopo due anni passa da 170.000 dollari a 1,7 milioni di fatturato, con 325.000 utenti registrati e 50.000 venditori: una crescita esponenziale che da quel momento non ha conosciuto flessioni.

    Nel corso del 2008 il valore delle merci vendute attraverso Etsy si attesta tra i 10 e i 13 milioni di dollari al mese mentre nel 2010 la community si aggira sui 5 milioni di utenti, con 724 milioni di visite mensili al sito fino a raggiungere i dati attuali, che contano come già accennato oltre 14 milioni di visitatori e13 milioni di prodotti venduti. Una crescita che ha del sorprendente, che è stata raccontata nel 2012 in “Handmade Nation“, nazione fatta a mano, il documentario di Faythe Levine che descrive nei loro atelier “una generazione di nuovi creatori .

    Aprire un negozio Etsy è più facile a farsi che a dirsi, e costa veramente poco. Il sito poi è stato pensato per tutti, anche per chi con i computer non ha grande dimestichezza; ogni produttore ha un proprio profilo e sfrutta il meccanismo della community per farsi votare e seguire dagli utenti. Gli introiti del sito derivano dai 20 centesimi per ogni annuncio pubblicato, e dal 3,5 % sul prezzo finale della compravendita.

    Una valida alternativa per gli amanti del fai da te e per gli artigiani, che in questo momento storico di crisi possono vendere agevolmente i propri prodotti on line dando libero sfogo alla propria creatività. A guadagnarci è anche l’ambiente, perché spesso vengono utilizzati materiali da riciclo e vengono preferite materie naturali.

    Anche per i compratori i vantaggi sono intuibili: i prezzi sono spesso concorrenziali e svincolati dai costi che solitamente gravano sui prodotti venduti dalle grandi aziende. In più chi compra è in contatto diretto con chi ha realizzato l’oggetto e lo scambio diventa meno virtuale.

    Non a caso Etsy è diventato negli ultimi anni uno dei principali fornitori mondiali di prodotti per arredare e abbellire la casa, anche perchè consente ai compratori di ricevere oggettti unici, originali e mai standardizzati.

  • Incontro con Irene Pacini, dal pianoforte all’arte visiva

    Incontro con Irene Pacini, dal pianoforte all’arte visiva

    Irene PaciniSino a domenica 15 aprile è possibile visitare in Sala Dogana, Palazzo Ducale, la mostra di Irene Pacini. Diplomata in pianoforte e con studi di composizione e musica elettronica alle spalle (sta inoltre per laurearsi in Musica e Nuove Tecnologie), Irene presenta tre video-installazioni dai titoli So Long Ago, Ventre, Swings, che ci portano in un viaggio attraverso il corpo e la creazione.

    Raccontaci qualcosa di te: diplomata in pianoforte, sei giunta all’arte visiva. Come si è svolto questo percorso?
    Mi sono diplomata in pianoforte, poi ho studiato composizione e infine, sempre nell’ambito del conservatorio, sono passata allo studio della musica elettronica, che mi ha fornito mezzi espressivi diversi rispetto a quelli della musica classica insegnandomi cose che mi sono poi state utilissime nella realizzazione delle opere.

    In cosa consiste il lavoro che presenti? Ce lo puoi descrivere?
    Sostanzialmente è un percorso, prima di tutto dal punto di vista temporale, dentro il corpo umano, condotto per mezzo di tre video, di cui due accompagnati dal suono. I filmati, che rappresentano inizialmente la pelle, conducono gradualmente a immagini viste attraverso un caleidoscopio, che io ho utilizzato per dare una mia visione poetica del corpo umano.

    Cosa vuoi trasmettere agli altri? Cosa speri che sentano guardando le tue opere?
    Chiaramente il mio lavoro ha un motivo conduttore, che poi è questa riflessione sul corpo, non concettuale ma emotiva, perché io parto sempre da elementi emotivi che desidero esprimere attraverso suoni e immagini. Credo che questo si senta, che arrivi alle persone. Detto questo, io credo – e ne ho avuto conferma parlando in questi giorni con i visitatori – che in queste installazioni ognuno veda qualcosa che già ha dentro di sé e che affiora, in qualche modo, guardando e ascoltando le mie opere.

    Hai scelto il mezzo dell’installazione video. Perché? Trovi forse che, essendo il video un mezzo dinamico, l’opera risulti più coinvolgente, più adatta alla fruizione istantanea tipica dello spettatore odierno, poco incline alla contemplazione?
    La scelta del video è arrivata, nel tempo, in quanto per me fusione ideale di due mezzi espressivi in cui mi sono sempre mossa: la musica e il disegno. La possibilità che dà il mezzo video di creare immagini e contemporaneamente accompagnarle con musica (che io stessa scrivo appositamente) è stata per me affascinante e mi ha permesso di dire cose che non riuscivo a esprimere con la semplice pittura. Per quanto riguarda la risposta alla tua domanda, in realtà ho notato che le persone che sono venute a vedere la mostra in questi giorni si sono soffermate a lungo – e non me l’aspettavo – su queste opere, guardandole e vivendole con attenzione. Questo mi ha colpito molto. Penso dipenda dal fatto che, come ho detto, non uso i concetti per creare, ma le emozioni, e forse proprio per questo le persone si sentono più coinvolte. Ho anche cercato di creare un’atmosfera accogliente, con le sale buie e le panche per sedersi, per agevolare la fruizione e l’immedesimazione di chi guarda.

     

     

     

     

     

    Il tema della creazione, in tutte le sue accezioni, è praticamente un topos dell’arte. Come mai hai scelto di affrontare un percorso così battuto e nello stesso tempo così difficile proprio per la quantità di esempi con cui confrontarsi?
    Non è stata una scelta fatta a priori, il tema si è sviluppato strada facendo, anche a causa del mio modo di lavorare: io ho delle idee, ma poi mi lascio molto ispirare e trasportare dal mondo esterno, da ciò che vedo, quasi sempre sperimento. Per come concepisco io la mia arte, tutto ciò che è fuori è già dentro di me, non c’è una cesura netta tra dentro e fuori. Il caleidoscopio, che io ho utilizzato nei video, non ha di per sé niente a che fare con il concetto di creazione, ma per come l’ho concepito ha assunto invece quel significato: nel liquido che contiene si muovono dei piccoli pallini rossi che io ho interpretato come globuli rossi.

    Per quanto riguarda la parte tecnica invece, il lavoro di gestazione di queste opere è stato molto lungo: in due anni ho realizzato tutte le riprese video e la parte musicale, ma mi sono occupata personalmente anche del montaggio video e audio e delle riprese audio. Il secondo video per esempio, quello senza audio, è stato davvero difficile da girare, l’ho ripetuto più volte prima di ottenere quello che volevo. Molti guardandolo pensano che abbia utilizzato immagini virtuali, ma sono tutte immagini vere, reali, di oggetti fisici, realizzate da me e molto poco rielaborate. Lo stesso vale per i suoni, che sono stati messi insieme senza quasi ritoccarli; nel primo video sono tre voci femminili, nel terzo sono i suoni prodotti da corde di altalene, che assumono un timbro che ricorda la voce umana. Stavo cercando suoni che ricordassero il mondo dell’infanzia e casualmente mi sono imbattuta in queste altalene: ho sentito subito che era il suono che stavo cercando…

    Claudia Baghino

     

  • Settimana della Cultura a Genova: musei gratuiti e tanti eventi in programma

    Settimana della Cultura a Genova: musei gratuiti e tanti eventi in programma

    Museo GalataA partire da sabato 14 aprile sino a domenica 22 aprile, in occasione della XIV edizione della Settimana della Cultura, Genova apre le porte dei musei alla città: mostre temporanee e collezioni permanenti, visite guidate e tantissimi eventi in programma. I Musei civici saranno aperti gratuitamente (ad eccezione di Strada Nuova, Castello D’Albertis, Gam e Wolfsoniana che avranno il biglietto ridotto e Galata Museo del Mare che applicherà uno sconto di € 2 nei giorni feriali).

    Sabato 14 aprile, alle ore 15 e alle ore 16, è in programma una visita guidata fra le bellezze del Parco di Villa Durazzo Pallavicini firmate da Michele Canzio, un vero e proprio percorso scenografico a tappe che l’eclettico artista/architetto genovese, sua la prima statua della città di Genova, quella dedicata a Colombo in piazza Acquaverde,  realizzò negli anni 40 del 1800. Il Comune sta restaurando alcuni degli edifici che costituiscono questa splendida scenografia: la Tribuna Gotica (giù ultimata) e il Tempio di Flora. Durante la visita guidata, condotta dai professionisti incaricati della progettazione, saranno descritti gli edifici oggetto di intervento e le tecniche di restauro applicate.

    Due weekend di visite guidate a ingresso speciale ridotto (8 euro) nei Musei di Nervi: Raccolte Frugone e Wolfsoniana “Tranquillo Marangoni. Arte sotto torchio” (sabato 14 e domenica 22) e La Collezione permanente della GAM (domenica 15 e sabato 21). Costo: € 8,00 comprensivo di ingresso speciale ridotto e visita guidata.

    Sabato 21 e domenica 22 aprile, alle ore 10, visita guidata gratuita “Un incontro al Galata Open Air Museum” per presentare l’attività della Soprintendenza BSAEL per la tutela dell’archeologia industriale (prenotazione obbligatoria). In occasione dell’incontro sarà possibile per i partecipanti visitare il Galata Museo del Mare a pagamento o proseguire la passeggiata nel Porto Antico per visitare altre attrezzature portuali conservate.

    ECCO TUTTI GLI EVENTI IN PROGRAMMA PER LA SETTIMANA DELLA CULTURA

    MU.Ma – Museoteatro della Commenda di Prè
    sabato 14 aprile, ore 16
    “Viaggio alle sorgenti della reale Felicità – In uno scambio tra culture d’oriente e d’occidente ”
    Conferenza di Marco Ferrini, presidente e fondatore del Centro Studi Bhaktivedanta.
    Ingresso libero

    Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria”
    dal 14 al 22 aprile, ore 11 – 13 – 15 – 17 (salvo conferenze)
    “Mediterraneo attivo” Proiezione documentario sull’evoluzione geologica del Mediterraneo.
    Ingresso libero

    Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria”
    sabato 14 aprile, ore 17.30
    “Big Bang: la coperta cosmologica troppo corta”
    Conferenza di Pietro Planezio (Polaris) sulle modificazioni della teoria del Big Bang.
    Ingresso libero

    Auditorium dei Musei di Strada Nuova
    mercoledì 18 aprile, ore 17
    “Andrea Ansaldo” Conferenza di Margherita Priarone su questo pittore riconosciuto, dalla critica moderna, come primo esponente della grande decorazione barocca a Genova.
    Ingresso libero

    Archivio Storico del Comune di Genova
    mercoledì 18 aprile, ore 17.30
    “Archivi pubblici e archivi privati: problematiche di conservazione, valorizzazione, studio”
    Tavola rotonda nell’ambito dell’iniziativa “Tramandare Cultura conservando la materia- II edizione”.
    Ingresso libero

    Casa della Beata Chiara, Via San Bonaventura – Pontedecimo
    giovedì 19 aprile, ore 16
    “Tavola di Polcevera in 3D”
    Presentazione della ricostruzione in 3D della Tavola di Polcevera , una tra le più importanti testimonianze della romanizzazione della Liguria.
    Ingresso libero

    Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco, Sala Didattica
    giovedì 19 aprile, ore 17
    “Tavolo Girox e vasi tattili a Palazzo Bianco”
    Presentazione del tavolo girevole Girox, realizzato in più legni pregiati per inserirsi e divenire, a sua volta, una opera d’arte.
    Ingresso libero

    Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria”
    giovedì 19 aprile, ore 17.30
    “Il livello del Mar Mediterraneo: previsioni future”
    Conferenza di Marco Anzidei, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sulla storia geologica del Mediterraneo.
    Ingresso libero

    Museo del Risorgimento
    venerdì 20 aprile, ore 17
    “Il primo salotto genovese di Stefano e Nina Giustiniani. Una premessa all´Unità d´Italia e alla formazione di Camillo Benso di Cavour”
    Conferenza di Alfredo Ansaloni Giustiniani.
    Ingresso libero

    Museo di Sant’Agostino
    sabato 21 aprile, ore 10.30 – domenica 22 aprile 2012, ore 9
    “Sugar Art al Museo”
    Corso di Modelling a Cake Design a cura di Francesco Gagliardi.
    Costo: € 180 per le due giornate. Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 16 aprile.

    Museo del Risorgimento
    sabato 21 aprile, ore 17
    “Il Canto degli Italiani”
    Proiezione del cortometraggio di Maurizio Benedetti (Progetto Scriptorium Onlus di Torino – Fondazione Bersezio).
    Ingresso libero

    Museo d’Arte Orientale “E. Chiossone”
    domenica 22 aprile, ore 11
    “Concerto di primavera”
    Concerto di GIOVANNI ALVINO – pianista, a cura dell´Associazione Amici del Carlo Felice e del Conservatorio N. Paganini.
    Ingresso libero

     

    LABORATORI

    MU.Ma – Galata Museo del Mare e Viadelcampo29rosso
    sabato 14, domenica 15, sabato 21 e domenica 22 aprile, ore 10.30
    “…si canta, si racconta, si rema…” Laboratorio a tema musicale-marinaresco per riscoprire la cultura genovese, tra mare e musica.
    Attività rivolta a bambini dai 5 agli 11 anni.
    Costo: € 6 a partecipante. Prenotazione obbligatoria al numero 0102345655.

    Castello D’Albertis
    domenica 15 aprile, ore 11
    “Giochi all´aperto” Una giornata di festa all´aria aperta e in Museo con i giochi di strada della tradizione e la musica di EchoArt.
    A cura dei Servizi Educativi e Didattici del Settore Musei, in collaborazione con l’Associazione Culturale Echo Art e con l’Associazione Culturale Apres la nuit. Info e prenotazione al numero 0102723820

    Musei di Nervi – Raccolte Frugone
    Laboratori nell’ambito della mostra “Tranquillo Marangoni. Arte sotto torchio”
    sabato 14 aprile, ore 16 “Ex Libris”
    domenica 22 aprile, ore 16 “Paesaggi stampati”
    A cura di: Servizi Educativi e Didattici Settore Musei e Associazione Culturale Après la Nuit. Progetto e conduzione: Barbara Barbantini e Francesca Traverso. Ingresso al museo e laboratorio gratuito per i bambini.
    Gli accompagnatori possono visitare il museo con biglietto ridotto.

     

    MOSTRE

    Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
    inaugurazione: 21 aprile, ore 18
    “cartabianca_firenze” Dopo Bologna e Milano è di scena Firenze. Mostra curata da Lorenzo Bruni, Daria Filardo e Pietro Gaglianò
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito

    Museo di Sant’Agostino
    Inaugurazione: 19 aprile, ore 17.30 – fino al 6 maggio 2012
    “L’albero della vita: la tradizione della lavorazione delle croci lituane e la simbologia delle croci”
    Mostra organizzata dall´Ambasciara della repubblica di Lituania in Italia e dalla Commissione Nazionale Lituana per l´UNESCO.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito

    Archivio Storico del Comune di Genova
    Inaugurazione con conferenza: 18 aprile, ore 17 – fino al 4 maggio 2012
    “La memoria nel fango. L´alluvione in Liguria e gli archivi ”
    Mostra sul lavoro di recupero nei luoghi colpiti dalle alluvioni. A cura della Soprintendenza Archivistica per la Liguria e dall’Archivio Storico dela Comune di Genova.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

    Museo di Sant’Agostino
    Inaugurazione: 14 aprile, ore 17.30 – fino al 6 maggio 2012
    “Maria Rosa Vendola: dalla materia allo spirito”
    Mostra di sculture in materiali tecnologici inconsueti a commento di opere del Museo.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

    MU.Ma – Galata Museo del Mare
    Inaugurazione: 12 aprile, ore 17.30 – fino al 13 maggio 2012
    “Le Cinque Terre ritrovate”
    Opere di Antonio Barrani.
    L’universo fantastico delle Cinque Terre, sconvolto dall’alluvione dell’ottobre scorso e in via di ripristino grazie all’impegno fattivo della popolazione, della solidarietà e delle istituzioni, rappresenta il pozzo creativo di Antonio Barrani.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso scontato nei giorni feriali.

    Castello D’Albertis
    6 aprile – 3 giugno 2012
    “Esistenze. La vita e la morte nell’arte messicana contemporanea”
    In mostra uno spaccato della cultura messicana attraverso lo sguardo di due pittori di origini indigene – Nicolás de Jesús e Gabriel Trinidad. La mostra presenterà inoltre le opere di Mario Rodríguez, Castulo Marcelino, Cesar Antonio e Nami Yuvi Sánchez.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso ridotto.

    Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
    24 marzo – 21 aprile 2012
    “Cartabianca_milano”
    Per il suo secondo appuntamento cartabianca si sposta a Milano, con i curatori Francesca Guerisoli, Cecilia Guida e Gabi Scardi coinvolgendo quattordici tra artisti e gruppi.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

    Museo di Sant’Agostino
    22 marzo – 22 aprile 2012
    “Zena”
    L´opera “Zena” di Mario Puppo celebra su grande formato (ca 3 metri per 1,5) la città di Genova rifacendosi alle vedute quattrocentesche.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

    Museo di Storia Naturale “G. Doria”
    24 febbraio – 24 giugno 2012
    “Come è profondo il mare”
    Un percorso alla scoperta dei segreti dei terremoti, delle eruzioni vulcaniche e dei maremoti, per capire le loro cause e l’importanza della prevenzione. A cura dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

    Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
    5 febbraio – 4 maggio 2012
    “La terra vista dal mare/The land seen from the sea”
    Nell’ambito del progetto Little Constellation dedicato alla ricerca artistica contemporanea che si concentra principalmente sui Piccoli Stati e le micro aree geoculturali d’Europa.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

    Museo d’Arte Orientale “E. Chiossone”
    24 gennaio 2012 – 24 febbraio 2013
    “Porcellane Cinesi e Giapponesi nelle Civiche Collezioni Genovesi”
    Circa 120 opere che offrono l’occasione di osservare e apprezzare molte varietà di porcellana cinese e giapponese prodotte durante i secoli XVI-XIX.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

    Musei di Nervi: “Raccolte Frugone” e “Wolfsoniana”
    21 gennaio – 6 maggio 2012
    “Tranquillo Marangoni. Arte sotto torchio – La carriera di uno xilografo scultore del Novecento”
    Xilografie, disegni, matrici e cartoni, fotografie d’epoca e pannelli lignei di Tranquillo Marangoni, in occasione del centenario dalla nascita.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso ridotto.

    Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco
    30 giugno 2011 – 22 aprile 2012
    “Un secolo di moda nelle civiche collezioni tessili”
    Nuovo percorso espositivo delle Collezioni Tessili dedicato alla moda del periodo compreso tra l’epoca dell´Unità italiana e gli anni Sessanta del Novecento.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso ridotto.

    Museo d’Arte Orientale “E. Chiossone”
    23 giugno 2010 – 30 dicembre 2012
    “Zuiganji. La vita dei monaci Zen”
    Fotografie di Fabio Massimo Fioravanti che documentano la vita e i rituali dei monaci Zen della scuola Rinzai nel monastero Zuiganji.
    Durante la XIV Settimana della Cultura: ingresso gratuito.

  • Mediazione obbligatoria: istruzioni per l’uso (parte prima)

    Mediazione obbligatoria: istruzioni per l’uso (parte prima)

    Dal 21 marzo scorso sono diventate obbligatorie le mediazioni in materia di circolazione stradale e di condominio. Il tutto in attuazione del decr. leg. 28 / 2010… In altre parole, chi adesso vuole intraprendere un giudizio (una causa, n.d.a.) contro qualcuno, deve prima passare attraverso il tentativo di conciliazione obbligatorio.

    Niente conciliazione? No causa. Lo scopo è quello di alleggerire il carico di lavoro dei tribunali e dei giudici di pace. Ma partiamo all’inizio: da circa tre anni in Italia si sono costituiti organismi ad hoc per gestire le mediazioni, tanto che ad oggi sono circa ottocento quelli accreditati presso il competente ministero. E quindi grandi investimenti di soggetti che nelle mediazioni hanno fiutato il business; maree di costosi corsi per diventare mediatori civili nella speranza di costruirsi una speranza lavorativa…

    Ognuno degli organismi ha i propri mediatori; ogni mediatore può essere iscritto presso più organismi fino ad un massimo di cinque. L’anno scorso lo stato publicizzava la mediazione attraverso la televisione dicendo che era gratuita… Invece costa € 40,00 oltre IVA per colui che la richiede… questa cifra è identica a prescindere dall’organismo presso cui vi rechiate per chiedere una
    mediazione.

    Poi ci sono le vere e proprie tariffe: ciascun organismo ha un proprio tariffario che è regolato in base a degli scaglioni: più alto è il
    valore della controversia, più alto è il costo che andrete a sostenere. Ma attenzione: la tariffa la sborserete soltanto se la vostra
    controparte accetta di venire a conciliare e, pertanto, di sostenere anch’ella l’onere economico della mediazione.

    Facendo un esempio: Mario Rossi si ritiene creditore di Giuseppe Verdi (non il musicista…) per una somma pari a € 3.000. Si reca presso un istituto di mediazione, compila il modulo apposito, sborsa € 40 oltre iva. L’organismo riceve l’istanza, avvisa uno dei propri mediatori il quale fissa una data ed un luogo ove deve avvenire il tentativo obbligatorio di conciliazione.
    Nel momento in cui Giuseppe Verdi accetta, così come Mario Rossi, deve sborsare una somma stabilita dall’organismo in base allo scaglione in cui si “trova” la controversia di valore di € 3.000. Qualora la mediazione abbia successo, viene stilato un verbale che,
    una volta omologato presso il tribunale, ha i medesimi effetti di una sentenza.

    A chi giova dunque la mediazione? Di sicuto agli organismi accreditati ed ai mediatori. Alle parti litiganti giova solo in alcuni casi, ovvero quando il valore della vertenza è piuttosto alto. Agli organi giudiziari? Dipende. Dipende dalla volontà delle parti di raggiungere accordi insperati, dipende dalla volontà degli avvocati di fare addivenire i loro clienti a miti consigli. E dipende dagli ineterssi in gioco, come sempre…

    I tempi di un procedimento di conciliazione sono molto brevi rispetto a quelli di un tribunale; i costi possono essere notevolmente inferiori, ma anche superiori: si pensi al fatto che non esiste un luogo individuato per le mediazioni, al contrario dei tribunali che hanno precisi Fori di competenza…. In altre parole, Mario Rossi, residente a Genova, può chiamare a conciliare Giuseppe Verdi residente a Pescara. Dove? A Catanzaro, per esempio!!!
    Quindi, cari lettori, meditate, mediate e, se è il caso, rimediate…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppureredazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

     

  • Storia di Genova: Garaventa, la famigerata nave scuola

    Storia di Genova: Garaventa, la famigerata nave scuola

    Nicolò Ggaraventa

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Garaventa, toponimo sconosciuto nella memoria delle giovani generazioni, ma che padri e nonni ricordano ancora con  disagio, quello che seguiva la minaccia di essere mandati a sperimentare la rigida educazione della famigerata nave-scuola, se non si tenevano comportamenti corretti. Questa istituzione prende il nome dal suo fondatore, Nicolò Garaventa (Uscio 1848-Genova 1917), insegnante di matematica del Liceo Andrea Doria, appartenete ad  una famiglia di filantropi che annoverava, tra gli avi, don Lorenzo, ispiratore delle prime “Scuole della carità”, opere pie che si facevano carico dell’istruzione dei ragazzi abbandonati alla mercé della strada. Memore del motto del suo antico congiunto “ubi caritas, ibi Deus” (dove c’è la carità, c’è Dio), decise di offrire una chance di vita migliore a tanti poveri orfanelli,  a fanciulli di famiglie indigenti, ad adolescenti problematici figli di prostitute o di detenuti: li raccoglieva sulla spianata dell’Acquasola e, parlando loro in dialetto per farsi ben intendere, li convinceva ad aderire alla sua iniziativa ed a frequentare quella primitiva “officina” che aveva sede poco distante, in una specie di catapecchia, fatta di semplici assi di legno.

    Qui, dal 1° dicembre 1883, i ragazzi si riunivano per fare piccoli lavori ma, soprattutto, si impegnavano nell’apprendere un mestiere che avrebbe costituito il passaporto per il reinserimento nella vita sociale. Fu solo nel 1892, in occasione dell’esposizione colombiana, che gli venne offerta una vecchia nave a vela, quale sede per la sua scuola, sede trasferitasi, l’anno successivo, sul brigantino Daino, ribattezzato” Redenzione”, ancorato al Molo Giano, una vecchia nave dismessa dalla Marina Militare Sarda (varato 1844-demolito 1900). Fu qui che l’istituzione assunse la vera veste di collegio galleggiante, una “fucina di salvezza”, basata sui principi disciplinari e morali della marineria.

    Contraddistinti da una divisa militare, i giovani garaventini, impegnandosi nello studio e nel lavoro, passavano le loro giornate a bordo, giornate  che iniziavano, all’alba, adempiendo al rito dell’alzabandiera con tanto di picchetto e di musica e, alla sera, si concludevano con  quello  dell’ammaina. Il progetto, inizialmente, suscitò molte perplessità  in merito alla validità delle regole educative, ma la tenacia del suo ideatore, che continuava, instancabilmente, a girare nei quartieri più poveri in cerca di nuovi adepti, sempre fedele alla sua filosofia  di “prevenire e redimere”, divenne, in seguito, un modello imitato da altri in Italia e all’estero.

    Si stima che siano passati, per i ponti della nave-scuola, dal momento della sua fondazione fino alla sua definitiva chiusura nel 1977, più di dodicimila ragazzi, in un’età compresa tra i 6 e i 17 anni.

    Nel suo lungo cammino, altre imbarcazioni divennero la casa-rifugio  dei giovani. Nel 1904, infatti,  i ragazzi vennero trasferiti su una cannoniera in disarmo, il Sebastiano Veniero, che, però, venne affondato sotto il bombardamento inglese del  1941  e i garaventini vennero ridistribuiti nei vari collegi cittadini. Solo nel 1951, fu messo a disposizione un nuovo natante, l’ex posamine Crotone, ormeggiata a Calata Gadda. Da quell’anno la direzione passò a Carlo Peirano, dopo essere passata ai figli di Garaventa, Giovanni e Domingo, che la mantenne fino al 1975, quando la scuola venne commissariata e dopo due anni chiusa definitivamente.

    Chissà quante storie vi potrebbero raccontare quei fanciulli di ieri, oggi ingrigiti dal tempo, o lo stesso don Andrea Gallo, figura nota nella nostra città, per l’impegno che profonde nella lotta alla tossico-dipendenza, che visse, in questa struttura, una breve esperienza, quale Cappellano,  storie che potrebbero incominciare con “c’era una volta una nave un po’ speciale…” e concludersi con “La Garaventa è ferma nel porto, ferma da anni, immobile nel tempo, fissata alla terra da forti gomene e al fango del fondo da grosse catene..” (Anton Virgilio Savona).

     

    Adriana Morando

     

  • Via Bocciardo: le famiglie sfollate a dicembre sono ancora fuori casa

    Via Bocciardo: le famiglie sfollate a dicembre sono ancora fuori casa

    box via bocciardoLa speranza era che dopo l’udienza del 5 aprile gli sfollati di via Bocciardo 1 a Borgoratti potessero fare ritorno a casa. Ma l’udienza è stata rinviata e le famiglie sono ancora a spasso, a loro spese (leggi l’articolo di EraSuperba del 30 gennaio su questo argomento).

    Il 4 dicembre scorso il cantiere per la costruzione di box interrati in via Tanini viene colpito da una frana, il palazzo di via Bocciardo si trova proprio sopra gli scavi e la Pubblica Incolumità ordina lo sgombero del palazzo. Inizialmente le famiglie vengono rassicurate circa un rapido rientro a casa, ma oggi a distanza di 5 mesi gli appartamenti continuano ad essere inagibili e le famiglie stanno pagando di tasca propria una nuova sistemazione, i più fortunati hanno trovato asilo da amici e parenti.

    Spiega Rosella Ricca, sfollata dal suo appartamento: «Non entro nel dettaglio, ma posso dire che dopo quasi tre anni di scavi e trivellazioni selvagge, essendo stati eseguiti lavori in parte difformi dai progetti presentati (come da perizia tecnica e non per nostra fantasia), il 4 dicembre 2011 c’è stato un crollo dei piloni del cantiere sotto la nostra casa e la Pubblica Incolumità ci ha fatto sgomberare lasciandoci poi al nostro destino».

    «Perché dovete sapere – continua Rosella – che il Comune ha il potere di concedere permessi di devastare una zona dove c’è il vincolo idrogeologico per l’interesse economico di poche persone, per poi buttarti fuori di casa quando vede che le cose si mettono male, ma non si assume più l’onere tecnico ed economico per ripristinare i danni al caseggiato e pagare un tecnico che dichiari la messa in sicurezza. Rimane tutto a nostro onere.»

    Dopo l’evacuazione gli abitanti hanno deciso di intentare una causa contro la ditta esecutrice dell’opera per far valere i propri diritti, forti delle tante telefonate effettuate agli organi competenti durante i lavori di cantiere per segnalare crepe e anomalie, segnalazioni che non sono mai state prese in considerazione: «Il caseggiato è lesionato da crepe passanti ai muri portanti, finestre e porte non si chiudono più – afferma Rosella Riccavia Bocciardo 1 sta scivolando sullo strato di terra (non di roccia) su cui poggiava felicemente da 100 anni a questa parte. I rilevamenti lo affermano. E se noi siamo fuori di casa a spese nostre dal 4 dicembre la controparte nega tutto: non c’è nessun danno, nessun pericolo, nessun responsabile… dicono. Ci siamo visti costretti a rivolgerci (sempre a nostre spese) al Tribunale che sta trascinando di rinvio in rinvio una sentenza. Che cosa stanno aspettando? Ormai è tutto chiaro, le perizie sono state fatte. Dov’è la giustizia? Chi pagherà? Grazie a tutti coloro, politici, amministratori, pseudo professionisti, imprenditori ed affaristi che hanno causato tutto questo.»

     

    Foto e video Daniele Orlandi

  • Lega Nord: la resa dei conti dopo lo scandalo Belsito – Mauro

    Lega Nord: la resa dei conti dopo lo scandalo Belsito – Mauro

    Francesco BelsitoLega Nord dalle stalle alle stelle. Fino all’altro giorno sembrava che il movimento avesse subito un colpo durissimo, dopo che era venuto fuori ciò su cui stavano lavorando i magistrati: vale a dire, come ormai tutti sanno, che il tesoriere del partito, Francesco Belsito, concedesse a amici e colleghi di partito, per uso privato, il denaro ricevuto grazie al finanziamento pubblico (cioè i soldi delle nostre tasse che i partiti si intascano con il pretesto dei rimborsi elettorali).

    Bossi si sarebbe ritrovato parte della casa ristrutturata (ma a sua insaputa); al suo degno erede, il “Trota”, sarebbe stato pagato un diploma, varie multe e altre spese grandi e piccole; e la vicepresidente al senato Rosi Mauro avrebbe comprato una laurea e regalato una ricca consulenza (proprio presso la vicepresidenza del senato) al fantomatico Pier Moscagiuro, ex-poliziotto, body-guard e presunto amante della Mauro, con alle spalle una gloriosa carriera canora sigillata dal successo discografico “Kooly Noody”, incisa in coppia con Enzo Iacchetti.

    Poi, come per incanto, la Lega stupisce tutti: Bossi annuncia il ritiro, il Trota si dimette dal consiglio regionale e parte un processo di rinnovamento interno. Il 10 aprile scorso, a Bergamo, si tiene una grande manifestazione di militanti: tra cori e scope padane, Maroni è incoronato virtualmente nuovo leader e promette subito di “dimettere” la Mauro, fischiata dai partecipanti e additata da tutti come mela marcia assieme all’ormai ex-tesoriere Belsito.

    E’ a questo punto che i giornali cominciano a sperticarsi in elogi. Il Corriere della Sera non aveva lesinato panegirici all’Umbèrt dimissionario, spacciato da Pierluigi Battista come il grande statista che impose la “questione settentrionale”. Persino due giornalisti che non avrebbero alcun motivo per essere teneri con la Lega, Maurizio Belpietro e Marco Travaglio, riconoscono pubblicamente la capacità di mobilitazione del popolo leghista, la correttezza della scelta delle dimissioni dei coinvolti e il giusto istinto di pulizia e rinnovamento. Insomma, la Lega travolta dallo scandalo riesce a dare lezioni di moralità.

    Ora, con il precedente di un personaggio che non si è mai dimesso da presidente del consiglio pur con una ventina di processi alle spalle e con accuse a carico di rapporti mafiosi, riciclaggio, corruzione e abuso d’ufficio, è indubbio che colpisca favorevolmente il fatto che si dimetta spontaneamente un Trota qualsiasi, benché non indagato e accusato al più di aver speso soldi del partito per motivi personali. Detto questo, però, bisogna dare alle cose il loro giusto peso.

    Lo scandalo che ha travolto la Lega è in realtà ordinaria amministrazione. Infatti, era piuttosto ovvio che il combinato di bilanci poco trasparenti e massicci finanziamenti pubblici e privati fosse finalizzato al mantenimento occulto di un blocco di potere: per quale motivo la politica si sarebbe costruita un sistema così munifico e opaco, se non ci fossero affari da nascondere?

    Al contrario molta liquidità a disposizione e scarsissimi controlli sulla spesa vanno a costruire la classica occasione che fa l’uomo ladro, laddove per lo meno non ci sia una saldissima integrità morale (ma su questo punto credo davvero che nessuno si facesse molte illusioni). Quindi era già tutto scritto. Per questo l’improvvisa indignazione dei grandi giornali fa un po’ sorridere (io stesso avevo toccato l’argomento mesi fa; ma è da anni che i radicali battono inascoltati su questo tasto).

    E stupisce anche la sorpresa dei dirigenti del Carroccio, Maroni in primis, come se fino a ieri avessero vissuto sulla luna. Il fatto poi che Belsito, Mauro e Renzo Bossi abbiano dovuto fare i conti all’interno del partito non con fantomatici “probi viri” o improbabili “commissioni di garanzia”, ma con una base di militanti organizzati – merce rara di questi tempi – può anche fare notizia, ma non sposta il punto della faccenda: la Lega rimane quello che è e nonostante gli sforzi non si trasformerà in un partito migliore.

    Innanzitutto perché i princìpi che ispirano il movimento erano e restano patacche clamorose, come ho già avuto occasione di dire in precedenza; poi perché quella che abbiamo visto andare in scena a Bergamo non è stata tanto un’opera di pulizia interna, quanto piuttosto la resa dei conti tra Maroni e i suoi avversari politici; infine perché i militanti saranno anche ben organizzati e fedeli, ma sono tutto sommato pochi e continuano a dimostrarsi ubriachi di folklore leghista e succubi dei loro leader. E se gli elettori “moderati”, come sembrano confermare i recenti sondaggi, sono in fuga, il partito non si rialzerà mai solo grazie ai militanti, che nel corso degli anni si sono bevuti tutto e il contrario di tutto: prima la Lega moralizzatrice, poi la condanna di Bossi e le “toghe rosse”; prima la secessione, poi il federalismo; prima al governo con Berlusconi, poi mai più con Berlusconi; prima Berlusconi mafioso, poi non più mafioso; prima Roma ladrona, poi a Roma seduti in poltrona.

    E dopo aver digerito tutto questo, nel momento estremo della ricostruzione e del rinnovamento, quando persino a Bossi viene chiesto un passo indietro, il popolo leghista è riuscito ad assistere senza scoppiare a ridere alla favoletta del senatùr sull’arrivo di Belsito in Via Bellerio: un ex-autista ed ex-buttafuori, infatti, sarebbe finito a gestire i soldi della Lega per esplicita richiesta, fatta sul letto di morte, dell’allora tesoriere Maurizio Balocchi. Che è un po’ come credere alla storia di Berlusconi che da soldi a Ruby Rubacuori non perché è una procace e disinibita frequentatrice delle sue “feste”, ma perché è una piccola fiammiferaia spaurita. Ecco, magari domani stesso i leghisti mi smentiranno dando vita al movimento più coerente di questa terra. Ma se s’illudono che il vento del cambiamento possa passare attraverso le puerili scuse di leader che ormai hanno fatto il loro tempo, è più che probabile che la storia della Lega finirà presto.

     

    Andrea Giannini

  • La Pasqua fra usanze e tradizioni antiche: l’uovo, l’agnello e la colomba

    La Pasqua fra usanze e tradizioni antiche: l’uovo, l’agnello e la colomba

    Le Uova di PasquaSiamo in pieno periodo primaverile quello, che in antiche comunità ancestrali, iniziava con grandi feste nelle quali si celebravano riti propiziatori e si consumavano roghi di simulacri, bene augurali per la fecondità della terra. La purificazione attraverso il fuoco era un gesto simbolico, di origine contadina, che incarnava idealmente il passaggio dalla vita alla morte e da quest’ultima ad una nuova rinascita,  seguendo il ciclo fisiologico della natura.

    L’ideologia cristiana ha assorbito queste usanze idolatre trasformandole in una solennità religiosa di resurrezione e di speranza per una nuova vita oltre la morte: la Pasqua.

    Sull’origine del nome che  deriva dall’ebraico Pesàh, dal latino Pascha e dal greco πἄσχα e che possiamo tradurre con il termine “transitare oltre”, “saltare”, vi sono molte versioni. Quella giudaica la collega allo scampato pericolo dalla morte dei primogeniti egiziani, quando l’angelo vendicatore  “transitò oltre” le case  degli ebrei “segnate” col sangue degli agnelli. In pratica, però, il suo ricordo storico è da identificarsi con la liberazione di questo popolo che iniziò precisamente  in quella notte e che viene fissata il 14 del primo mese (nisan) dell’anno, che nell’antico calendario lunare, cadeva nel primo plenilunio, dopo l’equinozio di marzo.

    La variante pagana la lega  alle consuetudini pastorali giudaiche  e alle feste che si celebravano, sempre nel plenilunio di primavera, nei giorni antecedenti la partenza per i pascoli estivi, in cui si sacrificavano i primi nati del gregge, col cui sangue si marcavano le abitazioni e gli animali al fine di preservarli dalle sventure. Per loro, il Pesàh , nel significato di “saltare”, era riferito ai balzi rituali delle danze che accompagnavano la festa.

    La prima documentazione certa della Pasqua cristiana si ha  intorno al II-III secolo d .C. Anch’essa si celebra la domenica dopo il plenilunio di primavera ma, in un calendario solare, è necessariamente mobile e cade in un intervallo che ha come estremi il 22marzo e il 25 aprile. Anche l’antica simbologia, seppur mutata di significato,  rimane. Un esempio ci è dato dal rito delle ceneri in cui vengono bruciati gli ulivi consacrati  dell’anno precedente  e la polvere “sacra” viene imposta sulla fronte dei fedeli a monito di quel “transito” finale che porterà alla resurrezione nella comunione degli spiriti. Questa tradizione non risulta molto dissimile dall’avita usanza di seppellire le braci dei falò pagani, quasi a ridare alla terra un concime di “passate energie”, per il rinnovarsi di nuovi frutti.  L’olocausto dell’antico agnello, poi, nell’immaginario religioso, è trasmutato nella figura del figlio di Dio, offerta sacrificale di salvezza ma, poiché, non siamo fatti solo di spirito, nel menù pasquale dei nostri giorni, non può mancare questo tenero “ovino”, variamente cucinato secondo le ricette culinarie tipiche di ogni regione.

     

    LE UOVA DI PASQUA

    A proposito di “ovini”, o meglio, di uova… come si inserisce in queste storie  la consuetudine di regalarle? La prima testimonianza, in Italia, pare  risalga al 1865, quando a distribuirle sarebbe stata, a Torino, la maschera carnevalesca di Gianduja. Ma perché proprio l’uovo? Dobbiamo scavare nella memoria storica: la primavera, col rifiorire della vegetazione  e le temperature più miti, risulta essere un periodo ideale per la fecondazione degli animali e in particolare degli uccelli.  Le “cocche” appena deposte rappresentavano per l’uomo “cacciatore” una provvida fonte di cibo dopo le ristrettezze invernali e il donarle, per estrapolazione, diventava un messaggio di speranza per una vita di serena prosperità.

    Decorate, dipinte, rifasciate, scolpite o “nature”, di cioccolata, di legno, di ceramica, le uova hanno, da sempre, accompagnato il cammino dell’uomo, con mille tradizioni che, per brevità, trascriviamo solo le più curiose: venivano interrate nelle fondamenta degli edifici per tenere lontano il malocchio, erano “covate” in grembo dalle donne in stato interessante per riuscire ad indovinare il sesso del nascituro, le novelle spose le scavalcavano prima di entrare nella nuova dimora e, ancora oggi, in Val Badia, una delle valli più belle delle dolomiti, le ragazze sono solite regalarne due ai ragazzi che conoscono, quattro ai seccatori, sei al fidanzato, numero che sale a 12 se è quello che intendono sposare entro l’anno. Anche questo prodotto della natura vanta una casta nobile: le famose uova di Peter Carl Fabergè, valente orafo russo che, nel 1883, su commissione dello zar Alessandro, creò per la zarina Maria, un piccolo uovo dal guscio in  platino smaltato, con all’interno “un tuorlo” d’oro che nascondeva, a sua volta, un pulcino anch’esso d’oro.

     

    LA COLOMBA

    Altra tradizionale delizia del palato, immancabile sul desco pasquale, è la colomba. L’origine di consumare questo dolce pare abbia natali longobardi. Si narra che il re Alboino ne ricevette uno similare, durante l’assedio di Pavia, in segno di pace. Più suggestiva è la versione secondo la quale San Colombano, invitato ad un banchetto dai reali, si rifiutò di consumare la carne, perché in periodo quaresimale, ma, per non offendere la regina Teodolinda, affermò che se ne sarebbe nutrito solo dopo aver benedetto il cibo. Espletato il sacro gesto, miracolosamente, le pietanze si tramutarono in colombe di pane, bianco come le tuniche monacali.  Quale ne sia l’origine presupposta, la certezza ci viene dalla ditta Motta che, nel 1900, grazie ad un’idea di Dino Villani, direttore della pubblicità, diede il via alla sua produzione, ricetta poi ripresa da altre industrie dolciarie, prima fra tutte quella fondata da Angelo Vergani (1944) e che si arricchisce , oggi, di versioni variamente modificate con l’aggiunta di creme o coccolato.

    Per concludere con un po’ di magia e per coloro che ci credono, sappiate che l’acqua della notte di Pasqua sembra essere miracolosa contro l’insorgere di malanni per cui, quando si sciolgono le campane, in Sicilia, gli ammalati si immergono in mare mentre i contadini romagnoli si bagnano gli occhi. Più originali gli abitanti di Slesia e Sassonia: attribuendo all’acqua pasquale il potere di rendere belle le ragazze, si nascondono presso la riva del fiume o nei pressi di una fontana per aspergere le fanciulle al loro passaggio. Se qualcuno confida nei miracoli non rimane che provarci.

     

    Adriana Morando

  • Banche e finanziamenti: nuove regole a tutela del cittadino

    Banche e finanziamenti: nuove regole a tutela del cittadino

    Spese e debito pubblicoLa legge del 24 marzo 2012 con la quale è stato convertito in legge il decreto Monti sulle liberalizzazioni, ha introdotto alcune norme importanti in materia di assicurazioni, banche, clausole abusive nei contratti, class action ecc.

    È stato previsto che, qualora il cittadino richieda la surrogazione del proprio contratto di finanziamento, vale a dire la sostituzione dell’Istituto di credito originario con uno nuovo, il procedimento deve perfezionarsi entro 10 giorni dalla data della richiesta. Qualora la surrogazione non si perfezioni entro il detto termine per cause dovute alla banca e/o al finanziatore originario, quest’ultimo è tenuto a risarcire il cliente in misura pari all’1% del valore del finanziamento per ciascun mese o frazione di mese di ritardo.

    Sempre nel settore bancario, in particolare per quanto riguarda i contratti di mutuo immobiliare e di credito al consumo, le banche e le finanziarie non potranno più fare sottoscrivere al consumatore una polizza assicurativa a loro, direttamente o indirettamente, riconducibile. Gli Istituti di credito, infatti, se condizionano l’erogazione del mutuo o del credito al consumo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi, agli Istituti stessi non riconducibili.

  • Liguria Style: in attesa della nuova sede partirà un sito di e-commerce

    Liguria Style: in attesa della nuova sede partirà un sito di e-commerce

    Liguria StyleL’esposizione di Liguria Style  nella sede di Palazzo Imperiale è chiusa al pubblico dall’ormai lontano 31 luglio 2011, una lunga attesa in vista di un trasferimento che avverrà non prima di settembre 2012. L’attività di promozione dell’eccellenza artigiana ligure si prende quindi un anno di stop, ma anticiperà la nuova apertura con l’inaugurazione di un sito di e-commerce dedicato all’artigianato made in Liguria.

    La nuova sede sarà in centro, la parte amministrativa si è già trasferita ma al momento è ancora in piedi la trattativa per il trasferimento dell’esposizione.

    Una questione, quella dell’apertura di Liguria Style, che nei giorni scorsi ha animato i banchi del Consiglio regionale. Raffaella Della Bianca ha infatti aperto una polemica dichiarando che «forse, visti i tempi, sarebbe meglio dare un contributo concreto agli artigiani piuttosto che mettere in campo iniziative così costose e impegnative. Meglio spendere di più in promozione che in contenitori per la promozione».

    «Vorrei sapere – continua Della Bianca – quali risultati sono stati raggiunti in termini di produzione ed in termini di visitatori nell’ultimo anno di apertura di tale struttura e come intenda procedere la Regione Liguria che partecipa a tale progetto tramite FILSE e Liguria International con e insieme a Confartaginato e Cnr.»

    Durante la seduta del consiglio ha risposto Renzo Guccinelli , assessore allo Sviluppo economico: «L’esperienza di Ligura Style presenta luci e ombre, parte dal lontano 2003 con un investimento di 500 mila euro cui si sono aggiunti altri finanziamenti annuali. Non sono stati soldi sprecati perché l’obiettivo di valorizzare l’artigianato ligure è stato parzialmente ottenuto: ci sono stati 40 mila visitatori per ogni anno fino alla chiusura del 2011 frutto di difficoltà oggettive come la contrazione dei consumi e dei finanziamenti, l’incertezza dei fondi disponibili che per il 2012 saranno sicuramente molto inferiori a quelli degli anni scorsi. Per noi resta valida l’idea, e voglio sottolineare che le associazioni artigiane non hanno percepito un euro di compensi.»

     

  • Distributori Gpl, Genova è la città in Italia con meno stazioni di servizio

    Distributori Gpl, Genova è la città in Italia con meno stazioni di servizio

    Recenti stime indicano che sono circa 1.800.000 i veicoli attualmente alimentati a Gpl in Italia, un numero in crescita. La media in percentuale delle auto a Gpl nelle città italiane supera di poco il 5%, a Genova si aggira intorno al 2%. E mentre in Italia sono stati recentemente raggiunti i 3000 distributori Gpl, Genova con i suoi 8 distributori è la provincia meno fornita d’Italia. Di queste stazioni di servizio solo 4 sono in città, situate peraltro in zone periferiche: Via Struppa, Via G. Gastaldi (San Quirico), Via Trensasco, Via Borzoli.

    Il Gpl (Gas Petrolio Liquefatto) viene prodotto principalmente come sottoprodotto della raffinazione del greggio e altro non è che il liquido contenuto ad esempio nei comuni accendini. Da non confondersi con il metano (gas naturale ad alta pressione ad oggi la soluzione più conveniente nel rapporto spesa/consumo), il Gpl è vantaggioso per l’alimentazione dei motori delle auto sia per quanto riguarda il costo al litro che per le emissioni a basso impatto ambientale. Rispetto al gasolio, infatti, Gpl e metano non emettono polveri. E fatto 100 il livello di emissioni di anidride carbonica di un motore a benzina,  in caso di Gpl si scende a 90 (75 nei veicoli a metano), ed è pressoché zero l’inquinamento di suolo, acqua e falde acquifere.

    Sapete quale è una delle principali controindicazioni per chi decide di passare all’auto Gpl? I veicoli non possono essere parcheggiati oltre il primo piano interrato delle autorimesse per prevenire il rischio di pericolose fuoriscite che potrebbero causare incendi. E visto il proliferare a Genova di parcheggi interrati in ogni angolo della città come funghi dopo un violento temporale… Sarà per questo che i genovesi (già di loro mai troppo inclini ad abbandonare il vecchio in favore del nuovo) se ne infischiano di risparmio ed emissioni e rimangono affezionati a benzina e gasolio?

     

  • Migrazioni, il lungo viaggio: le foto di Uliano Lucas a Palazzo Ducale

    Migrazioni, il lungo viaggio: le foto di Uliano Lucas a Palazzo Ducale

    Sarà la suggestione delle immagini in bianco e nero che congelano il tempo in una dimensione universale. Sarà il coinvolgimento emotivo personale nel pensare a parte della mia famiglia che ha intrapreso stessi viaggi, stesse delusioni, stesse fatiche. La mostra di Uliano Lucas a Palazzo Ducale, è più di un lungo viaggio di foto scattate in 60 anni di carriera da fotoreporter in Italia e nel mondo.

    Con una certa commiserazione gli occhi si soffermano sui nostri vecchi che vivevano in tuguri, li chiameremo oggi, con figlioli e animali. I lunghi treni che portavano a Milano, Torino, in Svizzera dove era necessario effettuare il trasbordo dei pacchi e delle valigie per poter passare il confine. Transatlantici, più rassicuranti delle carrette mediterranee moderne, che salpavano alla volta della Merica carichi di chissà quali fantasie. La città era pronta ad accogliere e martirizzare ognuno di loro, il Pirellone incombeva sul povero sardo che faticava a trasportare gli oggetti custoditi in quattro pezzi di cartone.

    “Quando sono arrivato, viaggio sbadato, non sapere dove poggiare perché andavo così senza nessuno appoggio, senza niente perché ho venuto qui e arrivai con le valigie in mano”. Giuseppe C.

    Il passato sembra l’oggi, almeno in superficie: mezzadri, piccoli contadini, che attendono in capannelli un ingaggio per la raccolta delle olive nei paesini trapanesi degli anni ’70. Saranno stati trattati allo stesso modo degli africani che la mattina presto affollano i marciapiedi della Via Domiziana, in Campania, e che aspettano di essere prelevati per un’altra giornata di italico sfruttamento?

    Si scoprono nuove prospettive, mano a mano che i volti si succedono e che gli immigrati non sono più solo i calabresi, i siciliani, ma anche i tunisini, i marocchini. E così, nella Torino dei primi anni ’70 capita di veder un’anziana matriarca meridionale, velata a lutto dalla testa ai piedi, passeggiare di fianco ad un ambulante maghrebino. I nostri cugini della riva sud arrivano più di quarant’anni fa nel nostro accogliente Paese, per lavorare nell’agricoltura e nella pesca. I leghisti, per loro fortuna, non erano nemmeno in cantiere.

    Immigrati italiani in Italia, immigrati di origine straniera in Italia, immigranti italiani all’estero, immigranti di origine straniera all’estero. Gli uni accanto agli altri, gli uni in situazioni simili a quelle vissute dagli altri. La mostra fa di un grande, composito processo un solo popolo. Fino ad arrivare ai nostri giorni, ai nuovi italiani, se non de iure sicuramente de facto, del Ghana, della Cina, delle Filippine.

    Guardando le foto dell’ultimo decennio si ritrova, quasi con sollievo, la quotidianità dei nostri giorni. Perché in fondo, un neonato figlio di un immigrato filippino, un cittadino di origine indiana seduto in un cybercafé, una famiglia dell’Africa subsahariana, sono persone che fanno parte della normalità delle nostre vite, della normalità dell’Italia. Certo, mille e ancora mille sono i problemi da affrontare, ancora una volta gli uni accanto agli altri, come altrettante sono le foto che restano da scattare.

     

    Si ringrazia per il contributo Antonino Ferrara