Autore: Gabriele Serpe

  • Movimento Indipendentista Ligure: targhe per conoscere i quartieri di Genova

    Movimento Indipendentista Ligure: targhe per conoscere i quartieri di Genova

    Il M.I.L. – Movimento Indipendentista Ligure – si presenterà alle Elezioni Comunali e Municipali di Genova con la Lista Civica “Gente Comune”) e ha già pronta la lista dei 40 candidati per il Consiglio Comunale e sta terminando la compilazione dei candidati per i 9 Municipi.

    Da tempo il M.I.L. si è fatto portavoce di numerose iniziative, tra cui la battaglia per il recupero dei 98 miliardi di euro  del “contenzioso” tra lo Stato e i concessionari dei giochi (slot machine). Per le imminenti elezioni amministrative, M.I.L. presenta una nuova crociata con l’obiettivo di salvaguardare le identità storiche della città di Genova.

    «Vogliamo rendere note le “comunità” degli attuali “municipi” – si legge in una nota diffusa dal Movimento – con l’applicazione di targhe ben visibili che, nel numero di almeno dieci, dovranno essere poste nel territorio “interessato”. Per esempio nel ponente, nelle sue strade o piazze principali, dovranno essere messe delle targhe con scritto : VII Municipio PONENTE – circa 62.000 abitanti – Crevari, Voltri, Ca’ Nuova, Palmaro, Prà, Castelluccio, Pegli, Multedo».

    «Vogliamo inoltre che tutti i numerosissimi torrenti (piccoli e grandi), che da Voltri a Nervi e nella Val Polcevera e Val Bisagno, scorrono in tutto il territorio della città di Genova, abbiano sul loro percorso, almeno cinque “postazioni-targhe” che riportino il nome del torrente. Oggi pochissimi cittadini conoscono i nomi dei “loro” torrenti (ad eccezione dei due principali: Polcevera e Bisagno!)».

    «Tutto questo favorirà la conoscenza di Genova da parte dei suoi abitanti ed anche dei turisti che sempre più numerosi ci auguriamo vadano a scoprire e visitare le storiche Comunità della nostra meravigliosa città che aspetta solamente di essere veramente “scoperta” nella sua “interezza” e non solamente nel “Centro Storico”».

  • Storia di Genova: i carbunè del Porto, Pietro Chiesa e le cooperative

    Storia di Genova: i carbunè del Porto, Pietro Chiesa e le cooperative

    Gru del porto

    Il Porto di Genova, la storia in un documentario – GuidadiGenova.it

    Sulla Calata Giaccone, ancor oggi, si imbarca e si sbarca una fonte, ahimè, molto inquinante, di energia, il carbone, cuore “calorico” della città, tonnellate di ciottoli neri che hanno accompagnato la vita del porto di Genova, groviglio di uomini, macchine, lingue, sudore e fatica. Da oltre 100 anni, opera qui l’antica Compagnia Portuale Pietro Chiesa che impiega per la movimentazione, oggi, uomini che possono usufruire delle più moderne tecnologie ma una volta…

    …Le immagini si sfuocano, il rumore del traffico cittadino si perde lontano e, con un salto dimensionale, si materializza un’immagine color seppia, brulicante di mille attività frenetiche, speculare realtà in cui si muovevano maestri d’ascia, velai, camalli, pescatori di arselle (a loro era affidato il compito di pulizia delle acque portuali), e a cui faceva eco la vita della città che giungeva da  poco distante, portando gli odori speziati di oscure drogherie, l’oleoso odore di piccole friggitorie o salumerie, il vociare stridente delle pescivendole che, come dice il Maggiani, fendevano l’aria di “comprèee ma no tocché!!”.

    All’orizzonte, tozzi piroscafi, si addensavano, stretti gli uni agli altri con le loro prore capienti, ricolme di preziose “perle” nere, in attesa paziente di elargire il loro tesoro.  Nelle loro oscure pance, uomini, invisibili all’osservatore, sulla cui pelle, resa nera dalla fuliggine, stillavano rivoli di sudore, alacremente spalavano, scavavano, zappavano  e colmavano grandi ceste che poi, attraverso argani a vapore, raggiungevano lentamente la luce, per essere raccolti sulla coperta. Dopo la “pesa”, robusti caricatori li ponevano sulle spalle di una folla di uomini seminudi che sembravano cedere, per un attimo, sotto il peso delle coffe ricolme di antracite. Iniziava, poi, in un via vai incessante che saliva e scendeva, quello che sembrava una pericolosa danza di giocolieri. Su strette assi, posizionate orizzontalmente o inclinate in maniera ripidissima, vere lame di spada  che si flettevano paurosamente al passaggio, i facchini si muovevano in fretta, in un precario equilibrio che sembrava, in ogni attimo, venir meno, per portare il loro carico su vagoni merci di lunghi treni che, immobili, in partenza o in manovra,  occupavano il “par terre” di questo mondo.

    Alla sera, i carbunè o carbunin, prima della costruzione di 180 docce, volute dalla “Compagnia Filippo Corridoni”, tornavano a casa con la loro “coltre” nera che nessun sapone riusciva ad allontanare completamente.

    Seguendo l’antica propensione alle consorterie, sembra che, anche i carbonai, si siano riuniti in cooperativa già dal XII secolo, ma se ne hanno notizie certe solo grazie ad uno statuto di tre secoli dopo.  E’ soltanto nel 1892 che, però, viene fondata la prima “Lega di miglioramento fra i lavoratori del carbone”, nata con l’intento di battersi per salari più equi, per turni meno faticosi ma, soprattutto, per affrancarsi dal potere dei Confidenti, un moderno caporalato, gestito solitamente da un ex facchino, che curava prevalentemente gli interessi dei commercianti e faceva da tramite tra questi e la manovalanza.

    Unico “padrone” dell’ingaggio alle banchine, la cosiddetta “chiamata”, stabiliva orari e tariffe e non teneva conto delle regole del bagon (il tradizionale turno), agendo in totale arbitrarietà. Da queste prime rivendicazioni, si dipana una lunga storia che, oggi chiameremo lotta di classe, di cui Pietro Chiesa fu uno strenuo sostenitore. Di origini piemontesi (Casale Monferrato 1858), si stabili a Sampierdarena dove si impiegò come operaio verniciatore. A causa del suo impegno politico, subì molte vessazioni che lo costrinsero ad un esilio di due anni dal quale ritornò, nel 1900, per dar vita alla prima Camera del Lavoro sul modello della Chambre du Travail Marseillaise (1896) e per essere eletto deputato, primo operaio italiano a sedersi in Parlamento.

    In questi anni turbolenti, i lavoratori in banchina erano circa 7000, divisi tra facchini, pesatori, caricatori e scaricatori, tutti operanti in condizioni durissime, causa di continui malcontenti che sfociarono, nel 1902, in una “serrata (sciopero) del porto” di ben 20 giorni. La comunione di intenti portò quegli antichi contestatori ad unirsi nella Cooperativa caricatori del Carbone con lo scopo di promuovere iniziative solidali.

    Per dar voce ai dissidenti,  la fondazione sostenne la nascita di un nuovo quotidiano, Il Lavoro, grazie ad un’autotassazione che raccolse le 6000 lire necessarie, oltre a promuovere la costruzione di una sede provvista di mensa, mensa aperta, anche, a tutti i poveri della città. Come si legge tra le pagine di una vecchia coppia del Secolo XIX, è il 9 aprile dell’anno 1903, sul molo Lucedio, presso il ponte Paleocapa, là dove sorge il Lazzaretto e si concentrano le silhouette delle gru, l’avvocato Gino Murialdi e lo scultore D’Albertis si avviano, per concordare le ultime rifiniture, verso una struttura a due piani provvista di un’ampia cucina, di dispense, di cantine, di bagni, di  lavatoi, di un’ampia sala per  riunioni e di un presidio per l’assistenza medica. I due professionisti, poi, vista l’ora di pranzo, chiedono di fare la stessa “merenda” dei lavoratori e si vedono presentare ”un salame squisito, una minestra in brodo casalinga ma saporitissima, non so quante fette di rosbif degne del più rinomato rosticciere, un paio d’ova toste, il tutto largamente innaffiato d’un vinetto  eccellente delle colline del Monferrato”, un pranzo dal costo di 3-4 lire in una normale trattoria, erogato a tutti  al prezzo “sociale” di 80 centesimi.

    Nel 1909, dissidi interni porteranno allo scioglimento della cooperativa e alla sua divisione in tre distinte congregazioni. Solo nel 1927 con la nascita della Compagnia portuale Filippo Corridoni si riparlerà di unità, obiettivo che si raggiungerà l’anno successivo  in cui le sei compagnie, esistenti all’epoca, si consorzieranno nell’unica associazione, la Compagnia Portuale.

    Sarà questa che procederà, nel 1931, alla costruzione di un nuovo massiccio fabbricato di 5 piani, a pianta rettangolare, con un ampio cortile interno (235 mq),  su un’area di 1575 mq, la Casa dei lavoratori del Porto di Genova, su progetto dell’ingegnere Vittorio Giannini che, successivamente, passerà alla Compagnia Portuale Pietro Chiesa, ancor oggi presente con una sede nel palazzo. Ricordi di sacrifici, sudore, sofferenza, in questa remota storia i cui veri protagonisti sono quegli oscuri eroi che, muovendosi in un’atmosfera resa opaca dalle particelle di un nero veleno, hanno offerto la loro salute all’antracosi o alla tubercolosi affinché  la “superba” città, che ritroviamo tornando alla realtà, potesse continuare a crescere incastonata tra l’azzurro del mare e il verde aspro dei suoi monti.

     

    Adriana Morando

  • Gian Piero Alloisio, Roberta Alloisio e Federico Sirianni: dietro le quinte di “Malavitaeterna”

    Gian Piero Alloisio, Roberta Alloisio e Federico Sirianni: dietro le quinte di “Malavitaeterna”

    Malavitaeterna, Gian Piero Alloisio«Una storia di emarginati– racconta Gian Piero Alloisiouna storia di sola droga, a dir la verità, e poco altro! Parlare della droga dal punto di vista soggettivo di chi paga e alimenta i traffici della mafia, e non come condanna esterna, fa capire innanzitutto che l’umanità riguarda tutti gli umani e che in tutte le storie tragiche c’è anche tanta comicità… d’altronde uno non farebbe il tossico per vent’anni se piangesse tutti i giorni. E proprio per questo ho voluto un linguaggio vero, il linguaggio doc dei primi anni 90 nei vicoli di Genova… Ora non so che lingua si parli, allora era così!»

    Malavitaeterna” è la quinta edizione dello spettacolo di Gian Piero Alloisio che fotografa i vicoli genovesi dei primi anni 90, la storia di un tossicodipendente e spacciatore interpretato dal cantautore Federico Sirianni: «…il mio ruolo più che l’attore è quello del raccontatore… un ruolo che già ho, in fin dei conti, nei miei concerti. Questo spettacolo ovviamente è stato più impegnativo perché si tratta di un lavoro collettivo, un lavoro per me bellissimo e arricchente…».

    Il protagonista è King (personaggio non di fantasia che ha ispirato ad Alloisio l’omonima canzone scelta anni fa come traccia conclusiva della compilation “Faber Amico Fragile” con gli omaggi dei grandi interpreti della musica italiana a Fabrizio De André), uno spacciatore dei vicoli finito in carcere e ora giunto all’ultimo giorno di comunità, pronto a fare ritorno nella vita dei “normali”

    Una normalità che in questo spettacolo emerge nel suo aspetto forse più vero e naturale, ovvero quello della parola sostanzialmente priva di senso o, ancora meglio, caratterizzata da interpretazioni e significati diversi e, perché no, talvolta anche distanti fra loro.

    Che cos’è la normalità per Roberta Alloisio? «E’ la vita che a un certo punto prende il sopravvento rispetto a tutte le esperienze e le difficoltà, rispetto al vissuto, la vita che va avanti con le sue ombre e le sue luci, con i difetti e gli errori… Noi nello spettacolo ne abbiamo un’idea un po’ comica se vuoi… fra un disprezzo di casta e una voglia, un obiettivo da raggiungere…»

    «Poi basta che la racconti la normalità e diventa anormale… – dice Gian Piero – le vite delle persone normali sono vite normali? Non penso proprio. Dovessi fermare una persona qualunque  per strada per farmi raccontare veramente quello che gli succede quotidianamente probabilmente rimarrei a bocca aperta…  “Ogni vita è grande” è la canzone che chiude lo spettacolo e che sottolinea proprio questo aspetto della vita; la normalità, a parer mio, dovrebbe essere  riconoscere la grandezza di ogni singola esistenza.»

    Gabriele Serpe

    Video di Daniele Orlandi

  • Sestri Ponente: Villa Rossi-Martini è abbandonata al degrado

    Sestri Ponente: Villa Rossi-Martini è abbandonata al degrado

    Villa Rossi a Sestri PonenteUna villa seicentesca, circondata da un ampio parco di 40.000 mq, polmone verde indispensabile per una città, come la nostra, in continuo conflitto con gli spazi, area di svago per anziani e bambini e, perché no, per animali; Villa Rossi-Martini si sta lentamente consumando in un incancrenito degrado, da cui avrebbe dovuto essere salvata con un progetto, proposto dell’Assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini, deliberato dal Comune nel dicembre 2009.

    Dopo 30 mesi di lavori la situazione è desolante, con poche opere portate a compimento, aggravata dalla decisione di rinunciare alla realizzazione di parti essenziali , quale la zona riservata ai cani e alla pista da ballo/pattinaggio.

    Un triste stato per una dimora che ha visto i natali ai tempi dei discendenti di “Bonvassallus de Lumello” (Lomellini), che ha ospitato la nobile famiglia dei Centurione-Spinola, che vi potrebbe parlare del terribile colonnello austriaco Radetzky e del suo quartier generale, che passò di “mano” persa al tavolo da gioco, in una notte, dalla marchesa Ginevra Grimaldi Spinola (1855), che ospitò l’imperatrice Sissi, moglie di Francesco Giuseppe, che dopo alterne vicende fu acquistata dal Comune di Genova (10 marzo 1931), che, dall’ottobre dello stesso anno, fu sede della scuola pubblica Anita Garibaldi e che, infine, è stata abbandonata alle incurie del tempo.

    Ubicata a Sestri Ponente, si raggiunge percorrendo la via pedonale principale fino all’altezza di Piazza B. Poch: qui si aprono i cancelli del parco da cui, con una salita di 150 metri, si approda ad uno spazio riservato ai giochi per i bambini e da dove, attraverso sentieri che si perdono tra gli alberi, si può arrivare fino allo storico edificio.

    Durante il percorso il degrado è facilmente riscontrabile nelle tante buche che rendono accidentati i viali, nelle panchine dissestate, nei tavolini in legno da picnic turpemente imbrattati, nei lampioni senza più luce, nelle fontanelle da cui non esce più una goccia di acqua, nei bagni pubblici inagibili, nelle vandaliche scritte che campeggiano su muri, balauste, ringhiere. Solo il belvedere e il roseto, che per altro ha dovuto essere rifatto, dopo i danni causati dall’alluvione, mostrano un look, rinnovato.

    Troppo poco a fronte di quello che rimane da fare e alla rinuncia di quell’encomiabile idea di attrezzare un “paradiso” riservato agli amici a quattro zampe, con un sorriso, chiamata “la sgambatura”, analoga alla “piazzetta bau bau” di Villa Imperiale, un meeting perfetto per quadrupedi, sotto lo sguardo tenero dei loro padroni, per fiutare, raspare, correre, senza invadere gli spazi di piccoli bipedi umani che, con altrettanta gioia, condividono questa area verde.

    Più emblematica l’idea di sistemare li vicino un’area per i gatti, non perché siano meno amati, ma perché si sa, tra cani e gatti, c’è una certa “incomprensione” abitativa. Poco felice, anche, la rinuncia a realizzare una nuova pista da ballo/pattinaggio che avrebbe offerto l’occasione di praticare un po’ di sano movimento, sia sportivo che ludico, e che, in quest’ultimo caso, avrebbe potuto favorire incontri e riempiere momenti di solitudine, specialmente, per persone della terza età.

    Intollerabile la carenza di servizi igienici, sui quali incombe la minaccia di un mancato ripristino, a causa degli atti vandalici di cui sono oggetto, e che per questo, risultano, spesso, inutili i lavori di bonifica. A fronte di una carenza così basilare ed irrinunciabile, necessaria, in particolar modo, ai frequentatori più anziani, non sarebbe più auspicabile una maggiore sorveglianza, magari, attraverso il posizionamento strategico di una delle 15 telecamere, costosissime, appena acquistate dal Comune?

    Una risoluzione di parte dei problemi si avrebbe, inoltre, dal recupero solerte dello stabile della villa, rifugio di vagabondi e senzatetto. Anche qui l’incuria è tangibile ed interessa tutti gli ampi locali che si estendono per una superficie di 1586 mq, distribuiti sui 4 piani dell’edificio, per cui è importante intervenire in fretta; ma è difficile essere ottimisti con la chiusura dei lavori previsti per la fine dell’anno e lo stato di avanzamento delle opere che non prelude a nulla di buono.

     

    Adriana Morando

  • Edoardo Rixi, candidato sindaco di Genova per la Lega Nord

    Edoardo Rixi, candidato sindaco di Genova per la Lega Nord

    Edoardo RixiSiamo con Edoardo Rixi, consigliere regionale, candidato sindaco della Lega nord che correrà da sola alle prossime elezioni amministrative. Nato nel 1974 a Genova, laureato in Economia e commercio, già consigliere comunale, eletto deputato alla Camera nel 2010, nello stesso anno lascia l’incarico a Roma per occuparsi di Genova e della Liguria.

    Lei ha dichiarato di rappresentare l’unica novità in questa competizione elettorale: oggi i cittadini sembrano lontani dalla politica “tradizionale” però anche la Lega ormai è una presenza consolidata, pensate davvero di incarnare il desiderio di una nuova concezione del modo di fare politica?

    Io credo che non si tratti tanto del movimento politico, quanto della mia figura a rappresentare una novità: un giovane, unico candidato del ponente, che ha deciso di rimanere a Genova per provare a dare un futuro alla città. La mia vuole essere una candidatura che unisce e non divide, sarò sostenuto da una lista civica per dare la possibilità anche a chi finora non ha mai votato Lega di poter esprimere le sue idee.

    Ha affermato di voler mettere al centro del suo programma lavoro e sviluppo economico. Il porto in quale modo va rilanciato? Cosa ne pensa della realizzazione del nuovo terminal di Voltri, un progetto osteggiato dai cittadini del ponente?

    Se l’avessero chiamato terminal d’Europa invece che porto d’Africa avrebbe dato un’immagine diversa ai cittadini di Voltri. Ma il vero problema è che noi dobbiamo creare reddito e posti di lavoro duraturi ed in loco. Nelle aree portuali ci sono grandi spazi che non sono utilizzati in maniera appropriata. Prima di pensare a nuovi terminal occorre sfruttare a dovere quelli attuali. Su questo punto ci deve essere l’impegno di tutte le forze politiche. E poi bisogna fare pressioni a livello nazionale  affinchè, attraverso una legge ad hoc, una parte delle entrate economiche generate dal porto rimangano effettivamente sul territorio.

    A proposito della gestione dei rifiuti cosa ne pensa del progetto inceneritore a Borzoli, è una priorità?

    La priorità è la discarica di Scarpino, una delle più grandi in Italia. I cittadini di Borzoli e Sestri ponente non possono essere trattati in questa maniera. Rispetto al gassificatore esistono dei progetti alternativi che occorre valutare con attenzione. Ad esempio la torcia al plasma in piattaforma, un’idea che potrebbe portare a delle sinergie interessanti tra l’Università e lo stabilimento Fincantieri. Sicuramente non possiamo immaginare di sostituire la discarica di Scarpino con un maxi impianto che comunque non risolverebbe il problema rifiuti ma non sarebbe neppure in grado di alleggerire il traffico di mezzi pesanti nel quartiere. Al contrario è necessario proporre una seria politica di potenziamento della raccolta differenziata.

    Per quanto riguarda il terzo valico, aldilà delle considerazioni economiche, sull’effettiva utilità e relative all’impatto ambientale, secondo lei, oggi, le istituzioni pubbliche – a livello nazionale e locale – sono in grado di gestire la realizzazione di un’opera simile? Oppure vista la moltiplicazione dei costi, che si registra solo nel nostro paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente Stato ed enti locali non sono all’altezza?

    Io sono favorevole al terzo valico perchè, considerando anche la situazione dei pendolari, una nuova arteria ferroviaria che colleghi Genova e Milano è necessaria. Mi domando però se queste risorse sono recuperabili a livello nazionale e soprattutto come saranno gestite. Inoltre occorre rivedere la legge nazionale sugli appalti: finchè continueremo a fare grandi appalti, di dimensioni tali da agevolare sempre e solo determinate aziende, il problema legato alle infiltrazioni criminali, non lo risolveremo mai. In altri termini se un appalto non produce ricchezza sul territorio non possiamo immaginare che i cittadini siano cornuti e mazziati. Da una parte l’ambiente subisce un inevitabile deterioramento e dall’altra rischiamo di non ottenere nessun beneficio economico concreto e diretto.

    Io credo sia necessario aprire Genova ai grandi corridoi del Nord Europa. Ma detto questo, vorrei che in Italia si procedesse con una mentalità più francese e tedesca pittuosto che romana. La gestione degli appalti, insomma, deve smettere di essere una contrattazione di carattere politico.

    Le campagne elettorali condotte dalla Lega nord spesso hanno puntato sulla necessità di migliorare la sicurezza dei cittadini. Secondo voi la questione immigrazione va trattata esclusivamente come una questione di sicurezza? Oppure visti i processi di integrazione in atto nella società – penso ai bambini stranieri nati in Italia e che frequentano le nostre scuole – è necessario affrontarla dal punto di vista dei diritti/doveri di queste persone?

    Io credo che l’integrazione sia un elemento fondamentale. Ma sono altrettanto convinto che – in un periodo di grave crisi economicaesista il rischio concreto, soprattutto nei quartieri popolari dove vivono i ceti più deboli, di arrivare allo scontro. Non per motivazioni di carattere razziale che sinceramente non vedo proprio, quanto piuttosto per motivi di soppravivenza. Quando ai livelli di povertà della città si somma la massa di persone disperate provenienti da altri paesi, purtroppo diventa impossibile, per i servizi sociali del comune, fornire un aiuto a tutti. E così si scatena una corsa a chi riesce ad aggiudicarsi di più, una vera e propria guerra tra poveri che abbiamo il dovere di scongiurare.

    Sicurezza ed Integrazione, per me, devono viaggiare di pari passo. Ma tutto ciò è legato al problema principale della città, ovvero la mancanza di lavoro. Se noi creiamo occupazione, quindi ricchezza ed opportunità per le nuove generazioni (italiani e stranieri, senza distinzioni), il processo d’integrazione sarà facilitato.

     

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

  • Storia di Genova: la Lanterna, il simbolo della città

    Storia di Genova: la Lanterna, il simbolo della città

    Sono tanti anni che la guardo da lontano, rassicurante presenza protettiva, dando per scontato che la “Signora” mi avrebbe, comunque, aspettato, torreggiando superba nello scorrere del tempo. Con una comoda passeggiata di pochi minuti, che, alta, aggetta sull’intero porto, partendo da Via Milano, tra il parcheggio dello Shopping Center del Terminal Traghetti e l’hotel Columbus Sea, si giunge sulla piccola rocca, ultimo residuo della collina di “Promontorio”, chiamata anche capo di Faro (popolarmente detto Codefà) o di San Benigno, in onore dell’antico convento, dove solenne e maestosa risiede, dal 1543, La Lanterna.

    Genova e dintorni, la guida online

     

    La storia della Lanterna – vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

     

     

     

  • Smart City, l’accordo fra Siemens e Comune di Genova

    Smart City, l’accordo fra Siemens e Comune di Genova

    Il Comune di Genova, nella persona del sindaco Marta Vincenzi e l’amministratore delegato di Siemens Italia Federico Golla hanno firmato oggi un protocollo d’intesa nell’ambito del progetto “Genova Smart City“.

    Ancora un passo in avanti compiuto dalla nostra città per  un progetto che attualmente coinvolge non meno di 24 mila persone tra ricercatori, studiosi, intellettuali, politici e altre figure di rilievo – ha detto Marta Vincenzi – Per il suo impegno Genova è la principale città europea che aderisce a questa iniziativa comunitaria”.

    Al momento di concreto non c’è nulla, se non il consolidarsi di un’intesa. Comune e Siemens, in pratica, collaboreranno su obiettivi specifici in termini di attività di studio, analisi e progettazione di fattibilità. Il tutto allo scopo di una possibile partecipazione congiunta ai progetti europei di Smart City. Gli obiettivi specifici individuati nell’accordo siglato a Tursi sono:

    1. Edifici intelligenti (smart buildings) ovvero risparmi e diminuzione delle emissioni con il supporto della tecnologia e delle energie rinnovabili (non solo sulle nuove costruzioni, ma anche per quanto riguarda gli edifici storici). Grazie alle risorse ottenute da Smart City, Genova sta già portando avanti un progetto ambizioso in termini di edilizia responsabile, si tratta della riqualificazione energetica della diga di Begato con il rifacimento dell’impianto energetico dell’edificio, la riqualificazione dei percorsi e la modifica dei sistemi di consumo.

    2. Green Airport e green Harbour, ovvero  idee innovative e progetti sostenibili  per quanto riguarda aeroporto, porti e baie. Siemens potrebbe avere particolare interesse ad investire sull’aeroporto di Genova ma, prima che ciò possa diventare un’ipotesi concreta, dovrebbe concludersi la telenovela della vendita a privati dello scalo genovese.

    3. Mobilità urbana, con particolare riferimento alla gestione del traffico e alla mobilità elettrica.

    Questo accordo non ha nulla a che vedere con le trattative per l’insediamento di Siemens agli Erzelli, ma guardando la situazione più a livello generale è ovvio che proprio gli Erzelli potrebbero diventare il fulcro strategico e politico di questa collaborazione.

    Intanto, sugli obiettivi individuati nel protocollo, verranno realizzati uno studio di fattibilità e un piano di progetto, con divisione dei costi e del personale fra i due soggetti.

  • Trasporto Pubblico Locale: l’obiettivo è un’unica azienda ferro-gomma

    Trasporto Pubblico Locale: l’obiettivo è un’unica azienda ferro-gomma

    L’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco questa mattina alla stazione della Spezia a margine della presentazione della mostra “Operazione treni puliti” è tornato sul Trasporto Pubblico Locale anticipando le linee guida del progetto su cui stanno lavorando le istituzioni: «La nuova legge sul trasporto pubblico locale, in dirittura di arrivo, è quanto di più innovativo si possa mettere a disposizione del nostro territorio».

    «La legge definirà un bacino unico di trasporto pubblico rispetto agli attuali cinque bacini. Dal bacino unico si potrà poi predisporre tutte le azioni per consentire alle aziende di aggregarsi perché il vero obiettivo è l’azienda unica di trasporto su gomma per consentire un risparmio, una maggiore efficienza, oltre ad un miglioramento qualitativo del servizio offerto a tutti i cittadini. Un percorso –ha ricordato Vesco – in un cui è inserito anche il trasporto ferroviario perché l’obiettivo che ci poniamo è quello di arrivare ad un’azienda unica ferro- gomma che potrà essere realizzata dopo il 2014, quando scadrà l’attuale contratto di servizio con Trenitalia».

    Nell’imminenza della presentazione del Disegno di Legge di riorganizzazione del Tpl ligure, le associazioni di pendolari e consumatori hanno scritto una lettera al presidente della Regione e si sono dati appuntamento domani pomeriggio alla stazione di Brignole alle ore 17,30 e, nell’occasione, verranno raccolte le firme per poter avanzare richieste ufficiali alle istituzioni competenti.

  • Pale eoliche in porto: Enel presenterà un piano da 20 milioni

    Pale eoliche in porto: Enel presenterà un piano da 20 milioni

    Pale Eoliche in PortoBen 39 pale eoliche sulla diga foranea alte circa 30 metri per una potenza massima di 199kW. Se il progetto dovesse andare a buon fine, Genova sarà il primo porto italiano e uno dei primi al mondo a sviluppare un simile impianto in un’area portuale. I lavori di progettazione da parte di Enel Green Power sono nella fase conclusiva ed entro giugno 2012 verrà ufficialmente presentato alle istituzioni un piano di investimento da 20 milioni di euro. Insomma, l’ambizioso progetto delle pale eoliche in porto entra nel vivo.

    Una volta presentato il piano, la palla passerà alla Via (valutazione di impatto ambientale), un importante, e tutt’altro che scontato, lasciapassare. Se dovesse arrivare l’ok verrà allora il momento in cui Enel e Autorità Portuale dovranno nuovamente sedersi ad un tavolo per rivedere la disponibilità di spazi all’interno del porto e la compatibilità con il traffico portuale.

    Enel, attraverso le pagine del Secolo XIX, ha già fornito i primi numeri: secondo le stime l’energia prodotta dalle 39 pale sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno di 6.680 famiglie genovesi, riducendo le emissioni di anidride carbonica di 5.966 tonnellate l’anno, l’ossido di azoto di 6,98 tonnellate, l’ossido di solfuro di 11,2 tonnellate e le polveri sottili di 0,35 tonnellate l’anno. L’energia prodotta  raggiungerà terra attraverso un sistema di cavi sotterranei sui fondali del porto e, da lì, sarà immessa direttamente nella rete.

     

  • Voli Ryanair da Genova: cancellata la tratta per Roma, si vola in Spagna

    Voli Ryanair da Genova: cancellata la tratta per Roma, si vola in Spagna

    RyanairDall’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova partiranno tre nuovi voli Ryanair per Ibiza, Madrid e Valencia, che andranno ad aggiungersi agli altri cinque già attivi (Londra, Bruxelles, Bari, Cagliari e Trapani) portando a 8 i collegamenti totali della compagnia dall’aeroporto genovese.

    I collegamenti per le nuove destinazioni spagnole partiranno dal prossimo 2 giugno. I voli per Madrid avranno cadenza bisettimanale, con partenza da Genova alle 19.30 il mercoledì e alle 12.15 la domenica. Per Ibizia si partirà martedì e sabato, alle 14.55, mentre sono tre i voli settimanali per Valencia, con partenza alle 19.25 il martedì e sabato e alle 14.55 il giovedì.

    Grazie a questi collegamenti Ryanair conta di trasportare nel 2012 oltre 350 mila passeggeri da e per l’aeroporto Cristoforo Colombo. «Si tratta di un segnale di fiducia da parte di un importante vettore – ha sottolineato Marco Arato, presidente dell’aeroporto di Genova – e pensiamo che, grazie a questi nuovi voli, potremo avere un incremento anche del 15% dei traffici, superando cosi’ quota un milione e 660 mila passeggeri».

    Una buona notizia dunque dopo la doccia fredda di qualche settimana fa, quando Ryanair decise di sopprimere tutti i voli in programma Genova-Roma sino a ottobre 2012. Lo aveva fatto inviando un’email a tutti i passeggeri che avevano prenotato il volo, senza nessuna comunicazione ufficiale. Il volo, infatti, sarebbe stato poco frequentato e quindi troppo costoso per la compagnia irlandese. «Ci dispiace – continua Arato – perché per quanto riguarda Roma avavamo puntato molto sulla concorrenza tra vettori. Forse l’orario del volo non era quello giusto, ma speriamo che se ci sarà una base Ryanair anche questo volo possa essere ripristinato, magari con orari anticipati in partenza da Genova e quindi con una maggior attrattiva».

    La trattativa fra Ryanair e il Cristoforo Colombo per l’organizzazione di una base della compagnia di volo a Genova esistono, ma nessuna delle due parti si sbilancia su una possibile fumata bianca.

     

  • Inflazione, prezzi in aumento: + 3,5% rispetto a febbraio 2011

    Inflazione, prezzi in aumento: + 3,5% rispetto a febbraio 2011

    InflazioneLa direzione statistica del Comune di Genova ha diffuso i dati relativi a febbraio 2012 per quanto riguarda l’indice dei prezzi al consumo con il quale viene misurata l’inflazione. Considerando anche i tabacchi (7,2% in più rispetto a febbraio 2011), l’indice complessivo  registra un aumento dei prezzi del 3,5% (febbraio 2011) e del 0,4% (gennaio 2012).

    Gasolio e benzina oggi costano quasi il 20% in più rispetto a un anno fa. Soprattutto il gasolio ha registrato aumenti vertiginosi. Sale il prezzo delle forniture di gas e acqua che fanno registrare un aumento percentuale che supera il 13%, così come l’energia elettrica, che costa alla collettività il 9,7% in più. Anche gli affitti sono aumentati, un anno fa il costo medio era del 2,1% inferiore.

    Scorrendo i dati salta all’occhio l’aumento percentuale del 6,3 del prezzo dei vegetali da gennaio a febbraio di quest’anno e la diminuzione, invece, del prezzo della frutta del 6,8% rispetto a un anno fa. Alle stelle i prezzi di caffè, te, cacao e simili che costano ad oggi alla collettività il 13,3% in più dell’anno scorso.

    Ecco i dati per quanto riguarda i prodotti alimentari e le bevande analcoliche:

    Pane e cereali +4,1% (feb 2011) +0,3% (gen 2012)
    Carni 3,1 0,0
    Pesci e prodotti ittici 2,0 0,1
    Latte, formaggi, uova 5,5 0,2
    Oli e grassi 2,2 0,1
    Frutta -6,8 3,0
    Vegetali 3,3 6,3
    Zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi 4,4 0,2

    Dati relativi al prezzo dei costi di abitazione (acqua, gas, energia ecc…)

    Affitti reali per l’abitazione principale +2,1% (feb 2011) +0,1% (gen 2012)
    Prodotti per la riparazione e la manutenzione della casa 7,0 1,0
    Servizi per la riparazione e manutenzione della casa 4,3 1,4
    Fornitura acqua 13,4 0,0
    Raccolta rifiuti 2,9 0,0
    Raccolta acque di scarico 13,4 0,0
    Energia elettrica    9,7 0,0
    Gas 13,9 0,0
    Gasolio per riscaldamento 11,9 0,7
    Combustibili solidi -7,6 0,0

    Dati relativi al prezzo dei servizi di trasporto:

    Trasporto passeggeri su rotaia +6,2% (feb 2011) +0,5% (gen 2012)
    Trasporto passeggeri su strada   0,8 0,2
    Trasporto  aereo passeggeri 11,4 6,2
    Trasporto marittimo e per vie d’acqua interne    19,9 -1,5
    Trasporto multimodale passeggeri 1,3 0,2
    Acquisto di altri servizi di trasporto -2,1 0,0

     

  • Concorso esterno in associazione mafiosa: il caso Dell’Utri

    Concorso esterno in associazione mafiosa: il caso Dell’Utri

    Dell'UtriVenerdì poteva andare in scena l’atto finale del processo Dell’Utri. Dopo una prima condanna a 9 anni, e una seconda in appello a 7, il senatore del PDL, fondatore di Forza Italia e braccio destro storico del Cavalier Silvio Berlusconi al terzo e ultimo grado di giudizio rischiava davvero di finire in carcere per lungo tempo. Per sua fortuna così non è stato. La Corte di Cassazione ha annullato il processo d’appello (le motivazioni si sapranno più avanti), che dovrà quindi essere ripetuto; sempre che a chiudere definitivamente il sipario non intervenga prima il termine di prescrizione del reato, che scade nel 2014. Il rischio di un ennesimo processo sfumato nel nulla è concreto. Pertanto si può ben dire che Dell’Utri si è conquistato buone chances di scamparla.

    E a confortarlo ha contribuito anche il mutato clima generale, che in poche ore si è fatto particolarmente favorevole alla sua causa. Il sostituto procuratore Iacoviello, infatti, proprio nella requisitoria finale, dove era chiamato a esprimere il suo parere circa l’accoglimento o il rigetto dei ricorsi, ha proposto di respingere il ricorso dell’accusa e di accogliere quello della difesa; ed è poi andato ben al di là, sostenendo addirittura che «al concorso esterno ormai non crede più nessuno» e spiazzando così persino gli avvocati di Dell’Utri, che non si sarebbero potuti augurare di meglio. L’opinione pubblica e la politica si sono subito accodate, con dichiarazioni contro il concorso esterno provenienti in modo trasversale sia da ambienti di destra che da ambienti di sinistra.

    Ora, che il braccio destro di Berlusconi si salvi o vada in carcere, è un fatto certamente rilevante per la vita politica italiana. Eppure, in fin dei conti, il comune cittadino potrebbe anche disinteressarsi tranquillamente della vicenda e vivere tranquillo. Invece sarebbe molto grave ed inquietante, se questo processo diventasse l’occasione per mettere in discussione il concorso esterno in associazione mafiosa. Si tratterebbe un campanello d’allarme di degenerazione contro cui la società civile dovrebbe reagire compatta. Di questo reato è stato detto di tutto e di più: che è vago e ambiguo, che non esiste nel codice penale, che siamo l’unico paese del mondo ad averlo, e via dicendo.

    Non mi interessa qui entrare nel merito di queste accuse, che sono state già smontate ripetutamente da persone ben più preparate di me. Basti dire che il concorso esterno in associazione mafiosa ha già portato in carcere molte persone e che è stato definito per la prima volta nel processo maxi-ter a Cosa Nostra da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: due che forse di reati di mafia ne sapevano di più del PG Iacoviello, che lavora a Ravenna. Ma soprattutto è stato bene specificato e circoscritto dalla Cassazione.

    Molto semplicemente è il reato commesso da chi aiuta e favorisce un’organizzazione criminale di stampo mafioso pur non facendone parte. Quando l’aiuto è episodico, il pubblico ministero contesta il reato di “favoreggiamento”; quando è continuativo si contesta il “concorso esterno”. E’ quindi facilissimo capire per quali categorie sia stato disegnato questo reato: i colletti bianchi.

    Tutti i magistrati, da Castelli ad Ingroia, che si sono occupati di combattere le associazioni criminali sanno benissimo che senza un’arma giudiziaria per punire chi si mette “a disposizione”, le possibilità di estirpare il fenomeno mafioso sono prossime allo zero. Catturato un boss, se ne fa un altro: ma Falcone e Borsellino hanno insegnato che la mafia non può sopravvivere senza imprenditori insospettabili che ne riciclino il denaro sporco, senza medici che ne curino i feriti, senza avvocati che li difendano, senza funzionari pubblici che olino la macchina burocratica e senza politici che garantiscano gli appalti. Il fine della mafia non è uccidere. Uccidere è il mezzo che la mafia usa, di tanto in tanto, per il vero scopo della sua esistenza: accumulare denaro e potere. Senza chi aiuta la mafia dall’esterno, questo fine non è raggiungibile. Per questo Falcone era diventato il simbolo da colpire.

    Giusto la settimana scorsa la procura di Caltanissetta ha messo nero su bianco che anche Borsellino fece la fine del suo migliore amico perché aveva scoperto che lo Stato stava trattando con i Corleonesi e si era opposto. Ieri la procura di Firenze, nelle motivazioni della sentenza di condanna del boss Tagliavia, ha scritto che nel ’92-’93 una trattativa tra mafia e istituzioni «indubbiamente ci fu».

    Per questo proprio oggi il fatto che quasi tutta la politica trasversalmente metta in discussione il concorso esterno deve suonarci come una minaccia. Una grossa parte della crisi economica che viviamo si deve anche alle mafie, che nel loro complesso, secondo le stime raccolte da Nunzia Penelope, pesano per il 10% del PIL nazionale. Perché mai dovremmo sbarazzarci di un reato che serve proprio a colpire il cuore dell’economia illegale mafiosa?

    E’ vero che la politica è un’arte difficile, perché non basta fare la cosa giusta, ma comporta trovare accordi su interessi spesso divergenti. E in democrazia è normale e legittimo che ci siano interessi opposti. Ma diciamo le cose come stanno: quali possono essere gli interessi di chi non vuole il concorso esterno in associazione mafiosa? Un sostituto PG può anche prendersi la libertà di fare fini disquisizioni di diritto: in fin dei conti la giurisprudenza è il suo mestiere. Ma a noi, e ai politici che ci rappresentano, dovrebbe interessare solo che si colpisca la mafia duramente.

    L’unico motivo accettabile per modificare o abolire il concorso esterno sarebbe quello di sostituirlo con una fattispecie di reato ancora più dura e penalizzante degli interessi mafiosi. E invece le dichiarazioni che ha rilasciato, ad esempio, un ex-presidente della Commissione Antimafia come Violante (PD) sembrano andare nella direzione di un ammorbidimento. Che senso può avere questo tipo di propaganda politica? Se a pensare male spesso ci si azzecca, l’unica spiegazione è che i nostri attuali politici sappiano benissimo che nei loro partiti ci sono colleghi e amministratori che fanno accordi con le mafie; e piuttosto che fare i conti con questa verità, che rivolterebbe il paese, preferiscono azzoppare gli strumenti di indagine della magistratura per impedirle di indagare nella zona grigia dei rapporti tra mafia, società civile e Stato.

    Tutto questo nel silenzio tombale del governo Monti, che preferisce non addentrarsi in questi spinosissimi terreni. Eppure ci sono scarse alternative: se la terra è tonda, se le guardie sono i buoni e i ladri sono i cattivi, se non voteremo mai per chi vorrebbe abolire il reato di omicidio, perché penseremmo che difende gli assassini, per quale motivo qualcuno dovrebbe voler indebolire un reato che colpisce chi presta aiuto alla mafia? O è disinformato, oppure è compromesso.
    Andrea Giannini

  • Valle Scrivia: i cittadini chiedono una struttura sanitaria adeguata

    Valle Scrivia: i cittadini chiedono una struttura sanitaria adeguata

    Savignone, Valle ScriviaEcco il testo integrale della lettera inviata dall’associazione culturale “Giovani Liberi” indirizzata alle istituzioni provinciali e regionali e a tutti i sindaci della Valle Scrivia. “Giovani Liberi” chiede a gran voce una struttura sanitaria adeguata alle esigenze del territorio.

    «Una drammatica storia quella della sanità in Valle Scrivia. Lasciati al nostro destino, nessuno ci considera se non per tagliare, eliminare o diminuire servizi. Sicuramente siete già a conoscenza dei numeri che rappresentano il nostro territorio: circa
    22.000 abitanti, in un area particolarmente difficile, numero che nei mesi estivi quasi raddoppia; una grande valle che sotto alcuni punti di vista può assomigliare ad una città. I mezzi di trasporto non mancano, le aziende ci sono così come i negozi e quant’altro. Quello che manca, purtroppo e da troppo tempo, è una struttura sanitaria adeguata alle esigenze del territorio.

    Siamo stati abbandonati a noi stessi. In quest’ultimo periodo non abbiamo avuto niente. Non solo: ci è stato portato via qualsiasi cosa avessimo faticosamente ottenuto nel corso degli anni. Non abbiamo anche noi diritto ad una struttura sanitaria adeguata? Questa è la domanda che tutti ci poniamo da sempre; la scusa migliore è ogni volta la stessa: mancano i soldi.

    Ma qualcuno pensa ad una soluzione? A quanto pare no: i nostri sindaci fanno fatica a mettersi d’accordo; questo disastro
    costituisce per loro un’ottima opportunità di litigio. I vari colori politici, le diversità di carattere o vecchi attriti? Non sappiamo quali siano le cause di questi eterni dibattiti. Fatto sta che non si riesce a trovare un’unica linea di pensiero per contrastare un male che,
    invece, riguarda indistintamente tutta la valle. Ciò è molto grave perché ci impedisce di far fronte comune e di avanzare proposte efficaci e richieste univoche alla Regione.

    In questo caso non crediamo sia il caso di porci la domanda se abbiamo eletto le persone giuste ma piuttosto, sicuri di aver fatto la scelta corretta riponendo in voi la nostra fiducia, Vi chiediamo di non guardare alle simpatie di partito, in particolar modo in questo
    momento delicato. Passate sopra agli inopportuni campanilismi, fate qualcosa per il bene del nostro territorio, qualcosa per cui sarete ricordati e di cui andrete fieri perché la salute e il benessere degli individui sono diritti fondamentali che riguardano tutti e che vanno
    ottenuti con l’impegno e la solidarietà.

    La Regione Liguria è tenuta ad aiutarci, ha l’obbligo morale di intervenire, non può e non deve lasciarci in questa situazione preistorica. Bisogna che chiarisca la sua posizione in merito e che si mostri propositiva nei nostri confronti: offra argomenti ed alternative validi e fattibili atti alla risoluzione della nostra piaga. Basta proclami politici senza una chiara ed
    efficace conclusione: vorremmo avere la possibilità di vederla impegnata in un progetto comprovante il fatto che si sta davvero facendo qualcosa!

    Riteniamo che attualmente il problema della sanità sia di primaria importanza per la nostra valle e che i cittadini debbano essere correttamente informati e sensibilizzati. Non abbiamo la soluzione pronta e impacchettata, ma siamo sicuri che con l’impegno comune, il dialogo ed il buon senso si possano raggiungere ottimi risultati. Non vogliamo le prime pagine dei giornali, non vogliamo assolutamente fare politica (soprattutto quella che va di moda in questo periodo). Desideriamo uscire dagli schemi, da inutili atteggiamenti faziosi e spronare chi ci amministra: ecco lo spirito che ci spinge a scrivere questa lettera.

    Esigiamo che le nostre amministrazioni comunali, dopo aver scelto una strategia comune, si incontrino con la Regione Liguria per poter finalmente presentare alla cittadinanza un progetto concreto che ci elevi ad un quantomeno sufficiente livello sanitario. Questa è la prima lettera che scriviamo, ne seguiranno altre fino a quando non otterremo risposte positive e concrete. A Voi cittadini chiediamo solo l’appoggio e la volontà di difendere qualcosa che ci appartiene.»

    Firmato:
    Un gruppo di “Giovani Liberi: liberi di sognare”

  • Erg chiude il 2011 con un passivo di 49 milioni

    Erg chiude il 2011 con un passivo di 49 milioni

    Una Raffineria di PetrolioErg, il colosso petrolifero genovese della famiglia Garrone, ha comunicato la chiusura dell’esercizio 2011 con un passivo di 49 milioni di euro, una perdita che aumenta rispetto ai 20 milioni del 2010, e con un valore di Borsa di poco inferiore a quanto registrato a inizio anno e in calo di circa il 15 per cento nel confronto anno su anno.

    Ma in casa Erg non si vuole sentir parlare di crisi, anzi. «Prevediamo per l’anno in corso risultati di gruppo in miglioramento – ha comunicato l’amministratore delegato Alessandro Garroneinoltre la struttura finanziaria del gruppo si rafforzerà ulteriormente grazie al corrispettivo della vendita del 20% della Isab, che ci attendiamo verrà finalizzata entro la fine del secondo trimestre.»

    Insomma, Erg si difende. Nonostante il periodo nero che sta attraversando l’industria della raffinazione, gli investitori credono nella ripresa del colosso genovese, il management del gruppo non ha perso nome e reputazione e c’è un moderato ottimismo anche in merito all’ingresso di Erg nel business delle energie rinnovabili insieme a Lukoil. Le due superpotenze del petrolio si sono unite in una joint-venture (Lukerg Renew) per investire nel business dell’eolico in Europa Orientale acquistando un parco eolico in Bulgaria.

    Erg non è certo l’unica compagnia a dare segni di difficoltà nell’ambito della raffinazione del petrolio, un business che, a livello generale, non paga più come nei decenni scorsi. La Saras di Massimo Moratti (unico competitor italiano di Erg nel comparto raffinazione), ad esempio,  a Piazza Affari ha ceduto in un anno oltre il 44%, addirittura il 15,5% solo nell’ultimo mese. Una situazione ben più delicata rispetto a quella della famiglia Garrone, che con maggiore lungimiranza è corsa ai ripari in anticipo stringendo una forte alleanza con la compagnia Lukoil (ora proprietaria all’80% dell’impianto di raffineria di Priolo in Sicilia). E anche a livello europeo il comparto raffinazione non se la passa tanto meglio, stretto fra le potenze americane e quelle asiatiche.

     

  • Un fondo per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare la bolletta dell’acqua

    Un fondo per aiutare le famiglie in difficoltà a pagare la bolletta dell’acqua

    Oltre seicentomila euro (616.456) per le bollette dell’’acqua. Li ha stanziati l’’Ato (Ambito Territoriale Ottimale), su impulso della Conferenza dei Comuni, con provvedimento adottato dalla Provincia che coordina l’’Ambito, attraverso il Fondo sociale idrico per il 2011. Un aiuto per tutte le famiglie che in provincia di Genova hanno difficoltà a saldare le bollette per il pagamento del servizio di fornitura idrica.

    Il fondo assistenziale è aumentato, oltre il 40% in più rispetto allo scorso anno, uno stanziamento che viene ripartito fra i Comuni a favore dei cittadini con le maggiori difficoltà economiche, sulla base delle indicazioni dei servizi sociali e dei regolamenti di ogni ente locale.”

    Le risorse stanno per essere distribuite da Iren, gestore del servizio idrico per conto dell’’Ato, ai Comuni capofila di ogni ambito sociale del territorio e successivamente verranno suddivise tra i Comuni appartenenti ai rispettivi ambiti.

    Ecco la tabella dei Comuni capofila e delle risorse stanziate:

    Genova 334.347
    Arenzano 8.973
    Busalla 21.183
    Campomorone 15.723
    Cogoleto 11.087
    Davagna 10.530
    Masone 13.126
    Savignone 9.386
    Serra Riccò 14.889
    Comunità Montana Alta Valtrebbia 11.824
    Bogliasco 8.994
    Borzonasca 10.064
    Chiavari 32.612
    Cicagna 12.338
    Lavagna 18.615
    Rapallo 26.509
    Recco 19.877
    Santa Margherita Ligure 10.090
    Sestri Levante 26.286