Autore: Gabriele Serpe

  • Pinterest, bacheca digitale: ecco il social network delle immagini

    Pinterest, bacheca digitale: ecco il social network delle immagini

    PintarestCon dodici milioni di utenti a febbraio 2012, Pinterest.com è tra i 150 website più visitati al mondo e si tratta del sito che più velocemente ha superato la soglia dei 10 milioni di visitatori nella storia di Internet.

    In Italia non è ancora sulla cresta dell’onda (il dominio pintarest.it farà la fortuna di qualcuno…), ma il nuovo “social network” made in USA sta attirando l’attenzione, oltre che di milioni di persone, anche dei media statunitensi (Wall Street Journal in testa) e dei brand internazionali tra cui le aziende italiane Benetton, Einaudi e Telecom.

    Pinterest è una bacheca digitale su cui appuntare quotidianamente le immagini della propria giornata, foto scattate personalmente o prese da internet oppure dalle bacheche degli amici, attraverso le immagini si ci racconta e si condividono interessi e umori; ad una prima occhiata sembra un vastissimo catalogo dove sono moda, fitness e bellezza a farla da padrone. Un “social” per ora frequentato principalmente dalle donne, in America infatti l’82% degli utenti si stima essere di sesso femminile.

    Interessante, come accennato in precedenza, è l’utilizzo di Pinterest per fare marketing. Oltre alle bacheche delle grandi firme della moda, di testate giornalistiche e riviste di settore, di multinazionali e aziende di ogni tipo, anche i siti di e-commerce stanno puntando molto su questo nuovo mezzo di comunicazione digitale, trovando strade spesso molto originali per legare il proprio marchio a volti o immagini.

    Pinterest è nato solo un anno fa e gli stessi fondatori si trovano oggi spiazzati da un così rapido successo. I grandi guadagni non sono ancora arrivati, anche perchè non esiste una vera e propria strategia aziendale; in parole povere, i fondatori del sito stanno ancora cercando di capire come fare a diventare milionari. Di questo passo, non sarà troppo complicato.

  • Quarto, area ex Fischer: il progetto prevede un palazzo di 5 piani

    Quarto, area ex Fischer: il progetto prevede un palazzo di 5 piani

    Fabbrica ex Fischer in via Romana della Castagna a QuartoLa ex fabbrica di materiale plastico Georg Fischer s.p.a. è abbandonata da diversi anni, una costruzione di 2700 metri quadrati nel cuore antico di Quarto, precisamente al civico 20a di via Romana della Castagna, proprio sotto il cavalcavia di corso Europa per lo svincolo autostradale di Nervi.

    Si tratta di un’area che il PUC destinava a Servizi F – sottozona FF (servizi di quartiere di livello urbano o territoriale destinati a istruzione, interesse comune, verde, gioco e sport e attrezzature pubbliche di interesse generale) e che con delibera del Consiglio Comunale datata 27 settembre 2011 è diventata sottozona BB-CE (residenziale di conservazione).

    La SEI Immobiliare, società proprietaria della struttura, ha presentato nel dicembre 2010 un progetto per la realizzazione di un edificio residenziale di tipologia tradizionale sviluppato in altezza su 5 piani, suddiviso in 31 appartamenti per una superficie agibile complessiva di 3020 metri quadrati oltre ad un piano interrato che ospiterà 32 box.

    L’edificio, come espressamente richiesto dal Comune, non dovrà superare in altezza corso Europa (sarà di un metro più basso rispetto al cavalcavia) e avrà una proiezione a terra inferiore rispetto all’attuale costruzione tanto da permettere la realizzazione di un’area verde condominiale.

    Ma c’è un particolare non da poco: l’attuale costruzione confina a nord e ad est con il rio Castagna. Il rio costeggia il muraglione del cavalcavia e scende sino agli antichi truogoli di via Romana della Castagna per proseguire il suo corso sino al mare. In pratica, passerebbe proprio dietro al nuovo edificio cosa che, dopo le polemiche post alluvione, ha fatto storcere il naso a molti abitanti della zona.

    A onor del vero chi costruirà sarà obbligato a realizzare interventi di messa in sicurezza del rio come ad esempio la rimozione dei manufatti esistenti e non compatibili con il corretto regime idraulico del corso d’acqua, la sistemazione dei muri d’argine e del ponte di via Romana della Castagna dove nel Piano di Bacino erano state individuate alcune criticità. Lo stesso Piano di Bacino, però, classifica il rischio idrogeologico della zona come  “lieve” o “moderato”, definizione che ha rassicurato il Consiglio Comunale nel dare il via libera all’edificio residenziale.

    La Civica Amministrazione ha inoltre deciso di monetizzare parte degli oneri di urbanizzazione richiedendo a chi realizzerà il progetto specifiche opere di riqualificazione degli spazi pubblici siti nei pressi del lotto, come ad esempio la pavimentazione di quel tratto dell’antica via Romana e il rifacimento dell’illuminazione pubblica. Su questo punto, in data 6 maggio 2011, il Municipio Levante aveva dato parere contrario, chiedendo che tutti gli oneri di urbanizzazione fossero destinati ad opere sul territorio.

  • Marzo 2012, congiunzione astrale: Giove, Venere e la Luna risplendono nel cielo

    Marzo 2012, congiunzione astrale: Giove, Venere e la Luna risplendono nel cielo

    E’ in itinere una grandiosa maratona ma è inutile cercarla ad altezza suolo, non è una corsa per comuni mortali ma, solo, per vere e certificate “stelle”. Una competizione in atto, o meglio una caccia al tesoro, aperta a tutti e che viene indicata come “Maratona di Messier”.

    La gara consiste nel trovare nel cielo stellato, in una sola notte, quanti più “oggetti” possibili (nebulose, pianeti, galassie etc.) tra quelli elencati nel catalogo da cui prende il nome. Questa “galoppata“ celeste, inventata da diversi astrofili nord-americani, negli anni ’70, e il cui capostipite fu Gerry Rattley di Dugas (Arizona), prende ispirazione dall’astronomo francese Charles Messier (1730–1817,) il quale compilò un elenco di 110 oggetti che possono essere visibili contemporaneamente in un cielo stellato.

    Questo gioco, che non ha altro premio se non la gioia del traguardo finale, si arricchisce di fascino in concomitanza di particolari congiunzioni astrali. Anche per i meno esperti e poco vogliosi di cimentarsi in competizioni impossibili, in questi ultimi giorni di febbraio e per il restante mese di marzo, il cielo notturno ci offre un’opportunità affascinante che, per particolare luminosità, non necessità di angoli bui, lontano dalle luci della città, ma solo di uno sguardo curioso verso l’alto.

    I 5 pianeti più brillanti del nostro sistema solare si sono infatti dati appuntamento ad est, subito dopo il tramonto. Un convegno esteso anche alla signora della notte ovvero la dea Luna che giocherà con alcuni di loro per disegnare un triangolo magico (già è visibile in questi giorni)… Prime luminose luci ad accendersi sono Venere e Giove che, in avvicinamento progressivo, formano, con la luna crescente, una figura geometrica ben riconoscibile da qualsiasi punto della terra. Questo fenomeno si protrarrà fino alla fine del mese quando i due pianeti, tra il 12-13 marzo, si troveranno in congiunzione, cioè accostati a meno di due gradi di distanza.

    Se le condizioni sono favorevoli, si può vedere, anche, il piccolo Mercurio, alto appena pochi gradi sull’orizzonte, al crepuscolo, tra le luci di un sole calante che seguirà, nel tramonto, dopo circa un‘ora e mezza. Una vera cascata di pianeti a cui si aggiunge, verso est, nella costellazione del Leone, un Marte che, pur raggiungendo, nei primi giorni di marzo, la distanza minima dalla terra, si troverà nel punto più lontano dal sole e quindi meno luminoso.

    Bisogna armarsi, dunque, di buona vista o di un cannocchiale e non aver premura perché sarà visibile per l’intera notte. Manca all’appello Saturno che si farà attendere fino a poco prima delle 23 e brillerà ad est, non lontano da Spica, stella più luminosa della costellazione della Vergine.

    Per chi, non pago, cercasse tra gli astri qualche altra curiosità potrà andare alla scoperta di Arturo, astro più lucente dell’emisfero boreale. Sito a nord-est, appena sopra l’orizzonte, è individuabile seguendo la curvatura, verso sud, suggerita dal timone del Grande Carro. Questo corpo celeste fa parte di una Costellazione chiamata Boote (o Guardiano Dell’Orsa) il cui etimo si presume derivi dal greco «rumoroso» o «clamoroso», intendendo il vociare di un guardiano preposto alla cura del gregge (in questo caso l’orsa).

    La mitologia narra che Arcas, figlio di Zeus e di Callisto, fosse stato fatto a pezzi e cucinato da Licaone, consuocero del dio. Quest’ultimo riconosciuto il misfatto, punì severamente l’infame e, ricomposto il corpo del giovanetto, lo affidò alla Pleiade Maia che lo accudisse nella crescita. Nel contempo, la vendicativa Era, moglie di Zeus, irata per il tradimento compiuto dal consorte, aveva trasformato Callisto in un’orsa. Per evitare che l’incontro tra Arcas e l’orsa, in una battuta di caccia, si trasformasse in un matricidio, il padre degli dei trasportò i due tra le stelle.

    Anche la Luna che, nel suo percorso celeste, si troverà il 27 marzo tra due splendidi ammassi stellari, le Pleiadi e le Iadi, avrebbe da raccontare molte storie. La più curiosa è quella che la identifica con Artemide (luna nuova): un incontro galante, tra il solito Zeus e Latona, scatenò la rabbia di Era che scagliò una maledizione per colpa della quale la poveretta non poteva partorire in presenza della luce del sole. Fu necessario far emergere dal mare l’isola di Delo, nei cui bui meandri la luna (Artemide) potesse venisse al mondo e, dopo la nascita, inseguita dall’antico sortilegio, continua a comparire nel cielo solo dopo il tramonto.

    Le Pleiadi, che si ritrovano lassù per sfuggire ad Orione, con le sorelle Iadi (Piovose), ninfe dei boschi, fanno parte della costellazione del Toro. Luminose e facilmente distinguibili, erano conosciute fin dall’antichità come lo dimostra il fatto che le troviamo già menzionate da Omero, nella descrizione dello scudo di Achille. Per la mitologia sotto le sembianze di questo animale si nascose Giove per rapire e sedurre Europa: che sia il ricordo vanesio di una disdicevole bravata ad averlo collocato così in alto? Secondo altri, sono le spoglie di una mucca bianca sotto cui il dio celò la ninfa Io per sottrarla alle ire della moglie Giunone. Si narra che la sospettosa consorte, non credendo all’inganno, avesse affidato la giovenca ad Argo, mostro dai cento occhi, da cui fu liberata per intervento di Mercurio che uccise la deforme creatura, incantandolo col suo flauto magico. Più indispettita che mai, l’oltraggiata dea mando un terribile tafano a tormentare la povera Io, alla quale non rimase che gettarsi nel Mar Ionio (da cui il nome) per liberarsi dal supplizio. Fu solo in Egitto, dopo che Giove giurò di non perpetrare altri futuri tradimenti, che poté essere liberata dal malefico travestimento che fini in quel firmamento dove, ancor oggi, aleggiano fantastiche storie di miti ed eroi.

     

    Adriana Morando

  • Incontro con Simonetta Saveri, candidato sindaco di Primavera Politica

    Incontro con Simonetta Saveri, candidato sindaco di Primavera Politica

    Saveri Primavera PoliticaQuest’anno, in corsa per Palazzo Tursi, troviamo un discreto numero di liste civiche, diretta espressione della società civile, intenzionate a dire la loro in maniera autonoma, ritagliandosi uno spazio nel dibattito politico odierno.

    “Primavera Politica” è una di queste. Il candidato sindaco della neonata associazione è Simonetta Saveri, giovane avvocato di formazione cattolica. Lo slogan della lista è “Una città in cui si vive bene perché ci si vuole bene!” , per sottolineare il nuovo stile di fare politica che il candidato sindaco di “Primavera Politica” intende portare avanti.

    Noi proponiamo una politica “normale”, fatta di persone che comprendono i bisogni della gente perché sono persone che vivono gli stessi bisogni – spiega Simonetta Saveri – Persone che prendono l’autobus, lavorano, vanno a fare la spesa, fanno la coda in banca, in posta, ovunque … e a volte faticano a sostenere le spese, a pagare l’affitto o il mutuo, attendono una visita medica da tempo e pagano il parcheggio perché non hanno un posto auto o perché non hanno l’auto blu.

    In quale maniera una lista civica come la vostra, di persone “normali”, può mettere in difficoltà i grandi apparati politici che vi troverete di fronte nella competizione elettorale? in altri termini come farete ad evidenziare la vostra differenza ?

    Vogliamo essere una voce che in mezzo a tante altre si distingue per l’obiettivo che si pone, ovvero costruire una città in cui si vive bene. La differenza è in parte generazionale, ma anche di linguaggio e di stile.

    Ritenete che in un momento storico come questo, in cui c’è un forte sentimento di antipolitica, un movimento come il vostro possa essere in qualche modo favorito?

    Noi non vogliamo essere inclusi nella cosiddetta anti politica. Al contrario vogliamo fare politica intesa come l’arte più nobile a servizio dei cittadini. D’altra parte è evidente la stanchezza dei cittadini nei confronti di un certo modo di fare politica. Noi speriamo di poter dare un segno di speranza.

    Per quanto riguarda il vostro programma, in merito al tema Lavoro, proponete di semplificare la burocrazia ed agevolare gli investimenti provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero. Ci può fare qualche esempio di semplificazione burocratica in questo ambito? ed invece quali strumenti può mettere in campo un sindaco per agevolare investimenti ed insediamenti produttivi nella nostra città?

    Faccio solo un esempio. Per installare una piccola insegna nella nostra sede in via di Sottoripa abbiamo dovuto consegnare molta documentazione e ci sono voluti circa 50 giorni per ottenere i permessi necessari. Io non posso credere che le piccole imprese ed i commercianti debbano sottostare a questa tempistica.
    Per quanto riguarda il Porto permane un sistema fin troppo rigido di regole burocratiche che devono affrontare tutte le navi che attraccano nello scalo genovese. Negli altri Paesi d’Europa esistono norme più elastiche.
    Il primo strumento ovviamente è non ostacolare gli investimenti. Poi si possono concedere aree a basso costo ed ipotizzare misure di defiscalizzazione. E ancora un minor costo per l’energia visto che il Comune in questo ambito ha un forte potere contrattuale e può agire di conseguenza.

    Sempre per il sostegno alle imprese, parlate anche dell’importanza della creazione di infrastrutture. Per quanto concerne le grandi opere, gronda autostradale e terzo valico, qual è la vostra posizione?

    Genova deve aprirsi all’Italia e all’Europa nel rispetto della persona umana. La Gronda è sicuramente un’opera imponente che sarà conclusa tra molti anni ed inevitabilmente creerà disagio ai cittadini. Io credo sia opportuno iniziare dalle piccole opere come il nodo di San benigno, il raddoppio della ferrovia Voltri-Genova ed aumentare i treni metropolitani. Occorre valutare quali effetti avranno sulla viabilità questi interventi ed in seguito si potrà pensare se continuare il progetto Gronda.

    In merito ai servizi pubblici gestiti dal Comune, cosa intendete fare delle società municipalizzate?

    Queste aziende devono essere efficienti, produttive e fornire davvero un servizio ai cittadini. Faccio un esempio: Comuni e Regioni, per Amt mettono in campo 100 milioni di euro in conto esercizio all’anno, questo non è più sostenibile. Noi pensiamo ad una collaborazione tra l’ente pubblico e soggetti privati. All’interno di primavera politica abbiamo istituito una commissione di studio sul bilancio, quindi anche sulle società municipalizzate e pubblicheremo i risultati a marzo.

    Al centro del vostro programma è sempre presente la famiglia. Proponete un sistema di riduzione delle tariffe dei servizi pubblici ed agevolazioni fiscali, ma considerando i tagli agli enti locali, dove pensate di recuperare le risorse necessarie per attuare questi interventi?

    I soldi per quello in cui si crede in un modo o nell’altro bisogna trovarli. Il quoziente familiare che vogliamo introdurre è semplicemente una modifica dei parametri del modello Isee con cui attuare una riduzione delle tariffe dei servizi in base al reddito, al numero dei figli e alla presenza in famiglia di persone non autosufficiente. Si tratta di un’operazione a costo zero immediatamente realizzabile.

    In tema di formazione volete un maggiore collegamento tra scuola, Università ed operatori professionali. Per i giovani quale modello di formazione avete in mente?

    Io ritengo fondamentale sviluppare un processo educativo e culturale già a partire dalla scuola primaria per ridare valore ai lavori tecnici e manuali. Penso che la formazione debba puntare su qualifiche professionali che davvero sono utili per il territorio. Inoltre è importante incentivare le aziende a fare formazione al loro interno.

    Il problema della casa è molto grave, voi proponete interventi di edilizia residenziale pubblica a favore di giovani sposi. Ma intendete fornire un aiuto esclusivamente a questa categoria o vi rivolgete anche alle giovani coppie ed ai giovani in generale?

    La nostra Regione ha il tasso di natalità più basso d’Italia. Il calo demografico può portare al collasso economico e sociale della città. Occorre fare scelte precise ed aiutare quelle giovani coppie che intendono assumersi una responsabilità, che vogliono sposarsi e creare una famiglia aperta alla vita.

     

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento

  • Quarto, belvedere Capo San Rocco: una terrazza in cemento sulla scogliera

    Quarto, belvedere Capo San Rocco: una terrazza in cemento sulla scogliera

    Capo San Rocco a Genova QuartoQuesta sera presso la US Quarto di via V Maggio viene presentato alla cittadinanza il progetto del belvedere di Capo San Rocco che prevede la realizzazione di una terrazza panoramica sul mare in uno degli angoli più affascinanti di Genova, il promontorio naturale che separa la spiaggia di Priaruggia dai bagni Europa di Quarto.

    Un’opera di cui si parla già da diversi anni, promossa dal Municipio Levante e dai cittadini di Priaruggia per riqualificare quella parte di scogliera oggi utilizzata come deposito/cimitero di barche e, purtroppo, anche come bagno pubblico per animali domestici.

    Così si legge sul sito di Massimo Alfieri, dal 2009 assessore del Municipio Levante con deleghe all’assetto del territorio, allo sviluppo economico ed al turismo: “[…] una cosa molto semplice, in pietra, in modo da non essere troppo aggredita dal salino e dai marosi che in quel punto sanno essere particolarmente potenti. Qualche panchina, una fontanella, una rampa per far accedere al terrazzamento anche da coloro che non hanno la nostra fortuna di poter camminare con le proprie gambe o per le mamme che portano in giro i loro frugoletti. Stop. Al resto ci penserà la natura, straordinaria, comprendendo alla vista dal Monte di Portofino a Boccadasse. Sono certo diventerà uno dei punti panoramici più belli di Genova.

    Il progetto prevede la realizzazione di una terrazza in cemento rivestita in pietre di Luserna, profonda 12 metri e lunga 17, un progetto interno al Comune datato 2003 che in extremis ha sostituito quello dell’architetto Francesco Salvagno a cui il Municipio Levante aveva chiesto una consulenza: “Mi era stato chiesto un progetto e gratuitamente avevo presentato delle proposte che fossero in linea con la guida programmatica del Comune – dichiara l’architetto Salvagno – poi all’improvviso è tornata in auge la vecchia proposta elaborata dai tecnici del Comune nel 2003, proposta che a mio avviso presenta non pochi punti oscuri. Non vorrei, però, che si pensasse che io abbia il dente avvelenato dopo il rifiuto del progetto, non è così. Parlo come cittadino di Quarto e, quindi, come persona direttamente interessata al belvedere di Capo San Rocco.

    L’idea di Salvagno era quella di evitare l’utilizzo del cemento preferendo un terrazzamento composto da doghe in legno per evitare un impatto eccessivo con l’ambiente circostante. Il Comune, soprattutto Aster che è chiamata a dare un parere a Tursi prima dell’approvazione dei progetti, ha preferito fare marcia indietro per gli eccessivi costi di manutenzione legati all’utilizzo del legno: “In pietra la manutenzione costa meno? Eppure l’esempio di via Montani poche curve più avanti dice il contrario, l’elemento in cemento è stato divelto dalla forza del mare e in quel caso i costi sono molto elevati, sicuramente una spesa maggiore rispetto ad una manutenzione annuale che avrebbe richiesto al massimo la sostituzione di qualche doga. E poi – prosegue l’architetto – rimanendo in tema di manutenzione… non comprendo la scelta del posizionamento dei lampioni sul margine dello sperone roccioso, proprio dove l’onda sale e ricade: saranno da rimuovere e sostituire alla prima mareggiata!

    A proposito di danni da mareggiata, viene subito da pensare alla passeggiata di Voltri, in quel caso le doghe in legno hanno immediatamente ceduto alla violenza delle onde e non sono certo mancate le polemiche… “Si è vero, però a Voltri le onde arrivano dirette, a Priaruggia invece la terrazza sorgerà su un promontorio roccioso e le onde non avrebbero impattato direttamente sulle terrazze.

    La realizzazione della terrazza costerà alle casse di Tursi circa 150.000 euro e, una volta iniziati i lavori, i tempi per l’ultimazione saranno relativamente brevi. I beati viandanti potranno godere dello spettacolo naturale posando su 4 panchine con vista a ponente e a levante e rinfrescarsi nei mesi più caldi grazie ad una fontana di acqua potabile a ridosso della strada.

    Di una cosa possiamo esser certi, capo San Rocco diventerà uno dei luoghi più frequentati della zona perchè, come ha scritto Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera, per i genovesi il paradiso è sempre da qualche parte nella loro città.

     

    Gabriele Serpe

  • Bed and Breakfast Day, sabato 3 marzo soggiorno gratis per tutti

    Bed and Breakfast Day, sabato 3 marzo soggiorno gratis per tutti

    Bed and Breakfast a Genova
    B&B "A Magiun" in via Montecucco

    A Genova come nel resto dell’Italia sabato 3 marzo è la giornata dedicata ai Bed&Breakfast, alloggi due e paghi uno… Eh si, perché chi prenoterà per il weekend avrà la notte di sabato gratis nelle 13 strutture genovesi che hanno aderito all’iniziativa “B&B Day” promossa dal portale italiano bed-and-breakfast.it.

    Per i turisti in visita a Genova (non si escludono eventuali genovesi intenzionati a scappare dalla propria abitazione per un weekend con la scusa “amore, scendo un attimo a comprare le sigarette”) ecco l’elenco con indirizzo e contatto dei B&B che aderiscono al B&B Day genovese:

    Bed&breakfast Benôit in piazza di Fossatello 1/11 (per info: 392 2375742)

    Creuza De Maa in via Francesco Sivori 2B-int. 7 (010 211489 – 328 7119587)

    B&B Sextum in via Fabio Da Persico 2/2 (340 4213274)

    A Magiun via Montecucco 13 (010 6975484 – 328 4654422)

    Il Ciottolo in passo dell’Acquidotto 4 (339 4793645)

    Bed & Breakfast Del Centro in via di San Lorenzo 4 (010 2472906 – 329 0621106)

    La Rosa Dei Venti in via Cesare Dattilo 10 (333 3942827)

    La Funicolare in via Marco Polo 12/9 B (010 2724635 – 349 5470958)

    L’Oasi in via Loano 23 b (010 665358 – 392 7457383)

    Columbus Village Bed & Breakfast in Via XX Settembre 26 (010 8692029)

    Sopra I Tetti in via San Luca 11/8 (010 2477191 – 335 266094)

    Genua Domus in salita santa maria della sanità 42 (010 8310052 – 349 4167224)

    À L’Opéra in via XXV Aprile 8 (010 8933759 – 389 4805805)

    A livello nazionale sono più di 2 mila i bed and breakfast che sabato offrono una notte gratuita, un’occasione per scoprire un modello di ricettività alternativo che ormai da qualche anno registra un seguito sempre crescente.

     

  • Sopraelevata: da martedì 6 marzo entrano in funzione i tutor

    Sopraelevata: da martedì 6 marzo entrano in funzione i tutor

    Tutor in SopraelevataFonte di polemiche, brutta, insicura, ma utile. Si torna a parlare di Sopraelevata, quel mostro di acciaio e cemento che si snoda  come un lungo serpentone per 6 km, incuneandosi, come un elemento avulso, tra le vecchie facciate storiche della Ripa Maris e le immagini fugaci del porto nelle sue molteplici attività. Un mostro sospeso a mezz’aria  con le sue 73 mila tonnellate di calcestruzzo  e le 15 mila  di  materiale ferroso che 120 pilastri  sostengono per dare respiro al traffico caotico della nostra città.

    Dopo un restyling parziale su una pavimentazione che, specie in caso di pioggia, risultava essere un vero agguato alla sicurezza dei mezzi in transito, in nome di quella stessa sicurezza sono stati installati dei controllori di velocità che, dopo un lungo monitoraggio, entreranno ufficialmente in funzione a partire dal prossimo 6 marzo. L’annuncio dato in una conferenza stampa dall’Assessore Comunale al Traffico Simone Farello, congiuntamente al Comandante della Polizia Municipale Roberto Mangiardi, ha scatenato immediate polemiche sia per la velocità imposta sia per l’entità delle sanzioni previste in caso di non osservanza dei limiti.

    Etichettata come strada urbana a scorrimento rapido, non sarà possibile superare i 60km/h,  andatura che poco si sposa col l’aggettivo “rapido” e che con più proprietà andrebbe attribuito alla proverbiale lentezza delle lumache. Tale sbarramento, infatti, risulta inutile in concomitanza delle interminabili code che, ogni giorno, affollano le 4 careggiate da Levante a Ponente (e viceversa) nei momenti cruciali della giornata ed è altrettanto aleatorio quando, traffico permettendo, un limite superiore sarebbe utile a snellire la circolazione come si richiede alle vere arterie di deflusso veloce, caratterizzate come la Sopraelevata da mancanza di semafori, incroci, attraversamenti pedonali, limitazione ai mezzi pesanti, elementi critici di pericolo. Se, poi, si punta l’attenzione sulla struttura stradale si può facilmente rilevare come la sua insicurezza sia principalmente da imputare a guardrail poco rassicuranti e mancanza di spazi per sosta di emergenza.

    In relazione alle sanzioni si parte da un minimo di 39 euro, per piccoli sforamenti per poi a salire fino a 750 euro per improvvisati piloti di formula uno. L’ennesimo modo per fare cassa, questa la protesta che dilaga sul web e che parrebbe essere fondata alla luce del periodo di monitoraggio in cui si sono rilevate una media di 25-30 mila infrazioni al mese che avrebbero fatto affluire nelle casse del Comune un vero tesoretto: basta fare i conti.

    Sorge anche spontaneo il dubbio sulla certezza della rilevazione ma è stato assicurato che le apparecchiature del Celeritas, questo il loro nome, sono di ultima generazione, resistenti alla salsedine e risultano essere state ampiamente testate.

    Rimango dell’idea che non sarà certo l’occhio puntato al contachilometri che aumenterà l’attenzione del conducente impegnato a scansare motocicli che zizzagano a destra e a manca né l’acuirsi  dell’esasperazione per un traffico ulteriormente rallentato a dare la serenità necessaria per una guida tranquilla. Il problema è biblico: sarebbe stata necessaria una programmazione, risultata inesistente, per rendere efficiente il trasporto pubblico con treni locali e reti metropolitane degne di questo nome… Ma questo ormai lo si e’ detto un migliaio di volte. Si era addiritura progettato di demolirla per lasciare spazio ad un tunnel subacqueo sotto il porto, una strada invisibile a tre corsie da San Benigno alla Foce, progetto faraonico che dopo dieci anni di studi e’ stato definitivamente accantonato poco tempo fa.

    Teniamoci, dunque, la sopraelevata che andrà percorsa con l’andatura della gita domenicale, gettando fugaci sguardi sul Porto nuovo, sulla Lanterna  aggrappate agli scogli, sulle grandi navi in partenza per mete lontane, sugli affreschi di Palazzo S. Giorgio, sull’antico quartiere Madre di Dio, grigio nelle sue colate di cemento, sulle fugaci propaggini di Villa Croce  e quando spunteranno i contorni circolari del Palazzetto dello Sport, con un sospiro di sollievo, sapremo di essere giunti alla fine del viaggio, sperando nella clemenza del Tutor.

    Adriana Morando

  • Stipendi italiani tra i più bassi d’Europa: proviamo a capire perché…

    Stipendi italiani tra i più bassi d’Europa: proviamo a capire perché…

    Soldi e MoneteQuasi tutti i giornali lunedì hanno aperto con la notizia del rapporto Eurostat sul mercato del lavoro. L’Eurostat è una Direzione Generale della Commissione Europea che si occupa di fornire statistiche; e la statistiche in questione ci interessano molto da vicino, anche se sanciscono quello che già si sapeva: vale a dire, che siamo tra i meno pagati di Europa.

    La retribuzione media lorda in Italia è pari a 23.406 euro, mentre in Germania, ad esempio, è praticamente il doppio (41.100 euro). Questa notizia fa il paio con quella di qualche giorno fa relativa alla pubblicazione delle retribuzioni dei ministri e degli alti dirigenti pubblici, voluta dal governo Monti per ragioni di trasparenza della pubblica amministrazione. Di qui sono emerse cifre stratosferiche. Era prevedibile che il ministro Passera e il ministro Severino si rivelassero due “paperoni”, viste le professioni che svolgevano in precedenza (rispettivamente avvocato di successo e AD del gruppo Intesa San Paolo).

    Forse stupisce un po’ di più leggere che il capo della polizia Manganelli ha guadagnato in un anno 621.253,75 euro. La somma appare ancora più spropositata, se confrontata con la retribuzione del capo di Scotland Yard, che prende circa la metà (meno di 300.000 euro), o con quella del capo dell’FBI, che ne prende “solo” circa 116.000.

    Questi dati sanciscono un quadro già ampiamente noto. Nel nostro paese il mercato del lavoro non è omogeneo: una parte minoritaria può accedere a guadagni molto elevati, ma la maggioranza delle persone si deve confrontare con un tenore di vita in netta diminuzione. A tutti i livelli, il semplice fatto di “essere dentro”, cioè di avere già un contratto, competenze, amicizie, parentele o liquidità garantisce il perpetuarsi dello status quo; mentre il fatto di “essere fuori”, cioè di doversi conquistare tutto dall’inizio, esclude dall’accesso a un tenore di vita migliore.

    La mobilità della scala sociale è bloccata e questo spiega la differenza dei massimi e dei minimi di retribuzione che c’è tra noi e la Germania: da noi i poveri restano poveri, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi. Come mai? E’ ovvio che, quali che siano gli strumenti per scardinare l’immobilismo sociale, da noi non funzionano. Questi strumenti, che in Italia si rivelano inefficaci, classicamente sono tre.

    Il primo è il sindacato. La redistribuzione della ricchezza parte dalle iniziative sindacali per trattare migliori condizioni e migliori retribuzioni. Ma se abbiamo un costo del lavoro molto alto, che è un peso per le aziende, e un adeguamento salariale bloccato, è evidente che i sindacati funzionino male o che abbiano sbagliato strategia. Ad esempio, salta subito all’occhio che i sindacati italiani sono divisi e si fanno dividere facilmente. Ma è probabile anche che abbiano sbagliato tante volte obiettivo, difendendo chi non andava difeso o lasciando andare chi meritava maggiori tutele.

    Il secondo strumento sono i controlli. Chi occupa posizioni di privilegio o di potere può abusarne per consolidare e prolungare lo status quo. Se esistono enti terzi ed indipendenti con adeguatati strumenti di controllo e poteri di sanzione, il rischio di abusi è limitato e il ricircolo assicurato. Purtroppo in Italia il conflitto di interessi è la costituzione non scritta: controllato e controllore si danno del tu e si nominano a vicenda, garantendosi le poltrone e vanificando intromissioni esterne.

    Il terzo strumento è l’istruzione. Niente più della preparazione culturale e della qualificazione professionale garantiscono l’ascensione sociale. L’impegno e le qualità personali, in un sistema che garantisce a tutti l’accesso all’insegnamento, sono la migliore arma a disposizione del singolo per migliorare il proprio tenore di vita. Ma in Italia l’istruzione poche volte garantisce una qualifica utile da spendere nell’attività lavorativa; e di solito, gli istituti che garantiscono una buona preparazione, sono frequentati per lo più dai figli dei ricchi. L’insegnamento pubblico è stato per anni uno sfogo per assunzioni di massa clientelari; e oggi gli insegnanti sono precari, demotivati e malpagati. Secondo un rapporto dell’Istat del 2009 i giovani laureati italiani sono il 19% contro il 30% della media europea. Inoltre siamo scarsi anche nella formazione di chi già lavora. E’ ovvio che una buona politica industriale e fiscale è una componente essenziale per l’economia; ma una buona riforma del lavoro, per essere presa sul serio, dovrebbe partire da una seria riforma dell’istruzione, che nessun governo ha finora davvero affrontato. Se questi tre strumenti continuano ad essere inefficaci, tutti i discorsi su modernità, flessibilità e articolo 18 resteranno sempre accademia.

     

    Andrea Giannini

  • Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Commissione speciale sull’alluvione: Genova è a rischio esondazione

    Il Bisagno in pienaL’assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini invia un preoccupante grido di allarme in seguito al rapporto redatto dalla Commissione speciale che il Comune ha deputato a far luce sulle cause e responsabilità dell’alluvione di Genova del 4 novembre 2011.

    Se ritorneranno piogge superiori al 30-40% di quelle previste dall’allerta 2, rischiamo una nuova esondazione: questa in sintesi la sua dichiarazione dopo la disamina del documento conclusivo dell’inchiesta in cui, da una parte, emerge il disastroso degrado dei greti e degli argini dei torrenti, dall’altra si evidenzia l’insufficiente capacità di deflusso delle acque.

    Discariche a cielo aperto e abusi edilizi di tutti i generi da semplici orti o campetti bocciofili a box e capannoni in lamiera, fatiscenti pollai, muretti contenitivi, ponticelli improvvisati, sbarramenti per piccole dighe, frane mai sanate, vegetazione incolta, questo è lo sconsolato panorama rilevato da un team, composto da un geologo, un ispettore dell’edilizia privata e un rappresentante per ogni municipio comunale interessato, insieme a tecnici della Provincia, dell’A.S.ter e della Mediterranea acque.

    Lungo l’alveo dello Sturla sono stati individuati ben 169 illeciti a cui si accompagnano i 569 del Bisagno e i 262 del bacino del Fereggiano. A tutto ciò va aggiunto il non meno drammatico problema legato all’afflusso di improvvise e abnormi quantità d’acqua di rii secondari in corsi più grandi. Tale è la condizione del Bisagno che, già oberato da annosi problemi di cementificazione, in caso di forti piogge, non riesce a ricevere ed a smaltire le acque del confluente Ferreggiano che lo raggiunge a pochi metri della Stadio, all’altezza di via Monticelli, punto nodale responsabile degli allagamenti di Brignole e della Foce.

    Dal 2008 si è arenato in qualche cassetto polveroso, il progetto per uno scolmatore lungo 6 km e dal costo iniziale di 50 miliardi di lire, stimato oggi superiore ai 250 milioni di euro, il cui fine era proprio quello di stornare le acque del Fereggiano, del Noce e del Casaregis, e, tramite questo bypass, veicolarle direttamente verso il mare.

    La pianificazione partita nei primi anni 90, a cantiere già avviato, fu bloccata per una tangentopoli tutta genovese e che l’unico tunnel che partorì fu quello, senza sbocco, di un affare giudiziario e politico che travolse due assessori della giunta Campart, Roberto Timossi e Giuseppe Saitta, e che, solo di penali, costò al Comune di Genova 9 miliardi di lire.

    E’ pur vero che si stanno alzando e rinforzando gli argini nel tratto di Borgo Incrociati, che è in corso la copertura allargata del fiume da Brignole alla Foce, che il Rio Noce è stato completamente ripulito, che si sono completati i lavori di ampliamento dell’alveo dello Sturla nel suo tratto terminale il cui restringimento, oggi risolto, era costato, in passato, la vita di una nonna e della sua nipotina, che si è intervenuti sulle emergenze di via Donghi e del Fereggiano ma poco si può sull’urbanizzazione selvaggia che ha il suo miglior modello esemplificativo nella casetta costruita, con tanto di regolari permessi, praticamente in mezzo al torrente e che per procedere alla sua demolizione è stato necessario comprarla.

    Oltre a una periodica manutenzione e ad una attenta vigilanza sul territorio per prevenire pratiche incivili, dunque, l’unica alternativa possibile è individuare nuove vie di fuga quali quella dello scolmatore anche se qualcuno non è convinto della sua efficacia e punta di più nel miglioramento del deflusso del corso principale (lavori in corso zona Foce).

    Saranno questi gli argomenti di cui si dovrà discutere in consiglio Comunale insieme alle note dolenti dell’esborso economico che vede il Comune con le casse vuote e un governo sordo ad ogni richiesta. Tempi più lunghi, invece, per l’inchiesta coordinata dal procuratore Vincenzo Scolastico affiancato dal pm Luca Scorza Azzarà, con cui si tenterà di chiarire tutte le responsabilità passate e presenti delle tristi vicende del 4 novembre.

    Una ricostruzione storica a partire dalla prima copertura del Bisagno nel lontano 1928, per proseguire con permessi edilizi irresponsabili, mancati interventi per la messa in sicurezza delle situazioni a rischio e, non ultimo, l’individuazione di coloro che con pratiche illecite hanno peggiorato una situazione già gravemente compromessa. Come al solito si cerca di correre ai ripari solo a tragedie avvenute: ci rimane la speranza che, almeno questa volta, il sacrificio di persone innocenti serva a far partire, in tempi certi, un programma di seria ristrutturazione e che il denaro occorrente arrivi, magari, recuperato da sprechi, comportamenti “disinvolti” ed abrogazione di privilegi piuttosto che dalle tasche dei cittadini.

     

    Adriana Morando

  • “I musicisti hanno gli occhi belli”: incontro con Maria Grazia Tirasso e i Theatralis

    “I musicisti hanno gli occhi belli”: incontro con Maria Grazia Tirasso e i Theatralis

    Intervista a Maria Grazia Tirasso e al gruppo TheatralisUna scenografia semplice: da una parte una poltrona, un tavolino con alcuni libri, fogli sparsi per terra su un tappeto; dall’altra, sedie e leggii a evocare la sala prove di un gruppo musicale. Sul palco idealmente diviso in due, entra in scena la Musica: cinque amici che si riuniscono per provare. Chi ha portato da mangiare, chi è in ritardo, chi comincia ad accordare il proprio strumento. Si lanciano battute e scherzano in un’atmosfera completamente rilassata. A breve distanza, entra in scena la Parola: sprofondata nella poltrona una figura femminile, avvolta in un vaporoso scialle bianco e turchino, osserva il gruppo provare.

    I musicisti hanno gli occhi belli: il loro sguardo sembra che veda la forma della musica. I loro occhi incontrano gli occhi degli altri ed è come se l’armonia che esprimono fosse un abbraccio”. Comincia così lo scontro Parola-Musica, che poi è il cuore dello spettacolo portato in scena il 25 e 26 febbraio al Teatro Garage per la regia di Maria Grazia Tirasso con i Theatralis (Francesco Nardi – piano, Barbara Ludovico – violoncello, Eleonora Pacifico – flauto, Alessandra Poggi – canto, Andrea Poggi – chitarra).

    Abbiamo seguito la prova generale e chiacchierato con la regista e con Francesco Nardi, autore delle musiche insieme ad Andrea Poggi. Proprio Francesco racconta come è nata casualmente l’idea dello spettacolo: «Invito Maria Grazia ad una delle nostre prove e dopo un po’ che ci ascolta comincia ad estraniarsi e a scrivere. Alla fine della prova chiude gli appunti e ci chiede se vogliamo fare uno spettacolo con lei». Aggiunge Maria Grazia: «Assistere alle prove, siano esse teatrali o musicali, non è cosa per tutti, è riservata più che altro agli addetti ai lavori, così mi sono detta, perché non allargare al pubblico questa possibilità? Di lì l’idea di uno spettacolo in cui la musica si alternasse alla parola, in un avvicendarsi di momenti ironici ad altri più seri. Ai musicisti ho chiesto la massima naturalezza e il massimo relax come se fossero realmente nella loro sala prove, cosa assolutamente non facile».

    Ma come si è arrivati al titolo “I musicisti hanno gli occhi belli”? «Io non so perché i musicisti hanno gli occhi belli – risponde Maria Grazia- so che una delle cose che ho scritto quella fatidica sera era questa. Mi è uscita così. Credo che esprima l’idea dell’armonia che ho visto nel loro gruppo. Mi è capitato di vederla anche in gruppi di attori: non è indispensabile, ma davvero se c’è fa la differenza».

    Francesco: «Per noi Theatralis l’armonia è fondamentale, l’abbiamo assunta a nostro valore fin dalla costituzione del gruppo, intendendola non solo come armonia del suono, ma anche e soprattutto come armonia tra le persone che producono questo suono. Le musiche che portiamo sul palco sono musiche originali scritte da noi e individuano un’altra caratteristica, che si evince anche dal nostro nome, che è la nostra affinità con l’esperienza teatrale: abbiamo scritto per vari spettacoli brani che qui riproponiamo riadattati o rivisti con l’aggiunta delle parole al canto».

    E ancora Maria Grazia sull’evolversi, in scena, dell’opposizione Parola-Musica: «Il mio personaggio a un certo punto vacilla, si rende conto che è sbagliato creare una contrapposizione tra linguaggi che sono diversi in partenza, sebbene entrambi parlino ai sentimenti».

    Intervista ai Theatralis

    Riguardo poi al personaggio-Parola che lei stessa interpreta: «All’inizio avevo pensato a semplici interventi miei, quasi una chiacchierata; poi andando avanti questo ruolo si è definito, diventando un personaggio, che all’inizio si contrappone alla Musica, per poi avvicinarsi sempre di più, andando verso la pacificazione. Ci sono alcuni momenti in cui compie delle incursioni nel mondo della Musica, come quando racconta una favola usando gli strumenti musicali come personaggi, sfruttandoli a proprio vantaggio per mettere avanti la Parola. Non a caso dopo questa parte c’è la prima canzone con le parole, ed ecco che le due cominciano a compenetrarsi».

    Nello spettacolo il contrapporsi delle due “sfidanti” è supportato, oltre che dalla divisione ideale del palco, dall’alternarsi tra i pezzi recitati dalla Parola e quelli suonati dalla Musica. Provando e riprovando sono scaturite le idee migliori a proposito. Racconta Francesco: «Mentre stavamo provando, Andrea (Poggi, chitarra) ha avuto un’intuizione straordinaria: rimanere fermi immobili quando la musica si interrompe». E si va avanti così, tra pezzi strumentali, brani cantati e passaggi parlati, mentre l’iniziale antitesi si tramuta via via in una crescente armonia.

    A fine spettacolo, un meraviglioso assolo di piano chiude la diatriba: «Il mio personaggio fa un’estrema arringa -conclude Maria Grazia- utilizzando le ultime parole da “Confesso che ho vissuto” di Neruda, poi si avvicina allo strumento e lo fa suonare, con quattro note che sanciscono di fatto la pace, perché Francesco si siede e sviluppa tutto un tema su quelle note».

    Altre collaborazioni in vista nel futuro? «Idee ce ne sono tante –dice Francesco- specialmente grazie al fatto che noi lavoriamo a stretto contatto con il teatro. Intanto il prossimo appuntamento dei Theatralis è a maggio con “Canto alla luna” (uno spettacolo della compagnia teatrale Le Fusa, regia di Giovanna Vallebona), che debutterà proprio qui al Teatro Garage».

     

    Claudia Baghino

  • Grandi Stazioni, cantieri di Genova: gli operai della Dec in sciopero

    Grandi Stazioni, cantieri di Genova: gli operai della Dec in sciopero

    Avevamo anticipato nelle scorse settimane la difficile situazione dei cantieri di Principe e Brignole, con le prime aziende che avevano deciso di abbandonare il cantiere dopo aver imposto le ferie forzate ai lavoratori.

    Oggi una ventina di dipendenti dell’impresa edile Dec sono scesi in sciopero, dal dicembre 2011 i lavoratori non percepiscono lo stipendio e il tanto atteso incontro richiesto dai sindacati con la committenza (Ferrovie) non è ancora stato concesso.

    Questo pomeriggio a partire dalle ore 14.00 in via De Amicis davanti al cantiere edile situato nelle adiacenze della stazione di Genova Brignole, i lavoratori effettuano un presidio di protesta.

  • Pagare le tasse con opere d’arte e beni culturali: si può fare

    Pagare le tasse con opere d’arte e beni culturali: si può fare

    Lo sapete che è possibile pagare le tasse cedendo allo Stato opere d’arte e beni culturali di interesse pubblico? Lo ha “ricordato” direttamente l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 17/E del 20 febbraio 2012, si tratta infatti di una legge dell’agosto 1982 che permette ai cittadini italiani di adottare una soluzione alternativa per il pagamento delle proprie pendenze fiscali, ovvero la cessione di opere di autori viventi o la cui esecuzione risalga ad epoca inferiore al cinquantennio, ma anche beni culturali in genere come ad esempio gli archivi o singoli documenti dichiarati di notevole interesse storico (a norma dell’art. 36 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409).

    Tali disposizioni si applicano esclusivamente alle entrate tributarie dello Stato e il pagameto delle imposte attraverso le opere d’arte è consentito solo tramite il modello F24 che dovrà essere presentato esclusivamente presso l’agente della riscossione competente in base al domicilio fiscale del proponente la cessione, che, sulla base delle informazioni trasmesse dall’Agenzia delle entrate, verifica l’effettiva spettanza del credito.

    Oltre a rappresentare un’opportunità per i contribuenti, la norma in questione merita di essere sottolineata in un periodo storico come questo dove le risorse a disposizione dello Stato per l’investimento e l’acquisto di opere di grande valore storico, artistico e culturale sono esigue. Anzi, spesso per i beni non vincolati si assiste al procedimento contrario, dove è il pubblico che per ottenere liquidità ricorre a dolorose privazioni (con annesse svalutazioni) a favore del privato.

    Ovviamente lo Stato dovrà essere interessato all’acquisizione, mentre le condizioni ed il valore della cessione di beni culturali sono stabiliti con decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali di concerto con il Ministro delle finanze. Due rappresentanti dei Ministeri compongono infatti la commissione che ha il compito di valutare le richieste dei contribuenti e costituisce dunque il presupposto operativo necessario alla fattiva applicazione della legge.

    Ma perché dal 1982 ad oggi sono stati pochissimi i casi in cui questo procedimento ha avuto luogo? Innanzitutto perché poco pubblicizzato, ma non è da trascurare la responsabilità politica, ovvero l’incapacità di valutare eventuali proposte dei contribuenti: la commissione è rimasta inattiva fino al decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali dello scorso 30 marzo 2010.

    Ciò nonostante dal giorno del decreto a tutto il 2011 l’unica opera accettata dallo Stato è stata una tela di Alberto Burri, altre 4 richieste sono state respinte, alcune sono ancora in corso di valutazione. Molto poco se si pensa a tutto il patrimonio artistico privato del nostro Paese. Sarà sufficiente la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate per far conoscere agli italiani questa possibilità?

  • Storia di Genova: villetta Di Negro e il Museo di Arte Orientale

    Storia di Genova: villetta Di Negro e il Museo di Arte Orientale

    Villetta Di Negro

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Guardo con occhi sognanti le offerte esposte nella vetrina, tentatrice, di un agenzia di viaggi: parlano di mete lontane e paradisi esotici, forse gli stessi che Colombo immaginava cercando la Cina e finendo in America ma, lungi da imbarcarmi su traballanti caravelle, preferisco cercare un angolo di Oriente che, con poca fatica e altrettanto poca spesa, posso trovare in un cantuccio verde della nostra città. Nel quartiere di Portoria guardando a monte, lasciata alle spalle l’elegante Piazza Corvetto, si può scorgere il parco di Villetta Di Negro, al cui interno, celato da una flora rigogliosa, è ubicato il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone.

    Varcati i cancelli del parco, voluto agli inizi dell’Ottocento da Gian Carlo Di Negro, tortuose salite si snodano lungo un percorso su cui si incontrano, in un chiaro- scuro disegnato dalla vegetazione, sassose grotte, cascatelle artificiali, intimi pergolati e aerei ponticelli che aggettano su pozze colorate da pesci rossi. Su, in alto, dove la collina spiana, da un belvedere corredato da panchine, lo sguardo spazia sui tetti della città fino alla Lanterna che si erge, solitaria, sul molo.

    Qui, tra la quiete rotta solo da un’eco lontana del traffico, non troviamo fantasmi errabondi ma tenere coppiette in cerca di discrezione o scanzonati scolari, “bigiatori” per un giorno, che godono di un luogo dove fino al 1802, anno in cui fu acquistato dall’omonimo marchese, si ergeva il bastione cinquecentesco di Luccoli, ormai smilitarizzato.

    Sulla vendita della collina, fissata in 22 mila lire, gravava l’impegno di fondare e sovvenzionare un centro botanico che vi avesse sede per almeno 6 anni. Smantellata l’antica roccaforte, dunque, su progetto dell’architetto Carlo Barabino, fu costruita una palazzina neoclassica, in posizione panoramica, che venne circondata da un grande giardino all’inglese.

    Dopo il decesso del nobile (1857), la proprietà passò nuovamente nelle mani del Comune con varie destinazione d’uso, fino al 1942, quando l’edificio abitativo venne distrutto nel corso di un bombardamento.

    Mentre il Marchese Di Negro passeggiava lungo i viali della sua nuova dimora, nasceva ad Arenzano Edoardo Chiossone (21 gennaio 1832), pittore ed incisore: cugino del più noto David, medico, filantropo e autore di numerose commedie di successo, giovanetto, approdò all’Accademia Ligustica delle Belle Arti dove si distinse per le sue pregevoli incisioni su rame, conservate, oggi, nel Museo Nazionale di Roma.

    La litografia, la nascente fotografia e, argomento non trascurabile per un genovese, l’amore per il “denaro” lo portarono ad operare presso la Banca Nazionale del Regno d’Italia, a cui seguì una specializzazione a Francoforte e un soggiorno in Inghilterra. Il suo interesse, a dispetto dei malpensanti, era rivolto alla creazione di banconote “perfette” e quindi non falsificabili: questo suo lavoro non sfuggì ai giapponesi che erano impazienti di allinearsi sugli standard occidentali, dopo i venti di innovazione portati dalla rivoluzione del 1868, per cui, al fine di diffondere una moderna immagine della finanza giapponese di Stato, fu chiamato a fondare e a dirigere, a Tokio, l’Officina Imperiale di carte-valori.

    Profondo cultore dell’arte giapponese, divenne un importante raccoglitore di opere d’arte grazie al fatto che l’impoverimento di molte famiglie aristocratiche, dovuto alla guerra, aveva messo sul mercato opere di inestimabile valore. Alla sua morte (Yokohama, 11 aprile 1898), pur lontano, si ricordò della sua patria e dell’Accademia Ligustica, “mia madre in arte”, a cui lasciò la sua collezione. Fu così che 96 grandi casse, con all’interno 15 mila reperti preziosi, giunsero al porto di Genova, senza spese di trasporto e di dogana, per essere accolti nei locali del Palazzo dell’Accademia in Piazza De Ferrari, dove venne allestito un primo museo, inaugurato il 30 Ottobre 1905 alla presenza di Vittorio Emanuele III, Re d’Italia.

    Smantellato, durante la guerra, riprese a “vivere” nel luogo dove abbiamo lasciato le macerie dell’antico palazzo Di Negro. Grazie ad un progetto di Mario Labò, infatti, al loro posto venne costruito un sobrio e razionale edificio che ricorda l’essenzialità delle case nipponiche e nel quale questi inestimabili manufatti trovarono la loro sede definitiva (1971).

    Statue bronzee cinesi e giapponesi insieme ad elmi, maschere, campane, accolgono il visitatore all’inizio di un percorso circolare che si snoda lungo le cinque gallerie a sbalzo, poste ai lati del salone. In questo cammino armi e armature di samurai, smalti cloisonné, ceramiche, lacche, specchi, porcellane, piccoli stupa (tabernacoli a forma di pagoda), bodhisattva dorati (essere vivente, sattva, che aspira all’Illuminazione, bodhi), stampe policrome, strumenti musicali, costumi, tessuti, inrô a scomparti (astuccio), paraventi decorati, strumenti musicali, tessuti, monete, bronzistica, dipinti su carta e seta (dal XI al XIX sec.) etc, si susseguono in un rincorrersi di stupore e di ammirazione.

    Un mondo di arte che si rinnova, di volta in volta, per le esposizioni cicliche a cui sono sottoposte le opere per una migliore conservazione e che si arricchisce, a marzo, maggio, giugno, di celebrazioni particolari in analogia alle feste che si svolgono in Giappone, rispettivamente la “Festa delle bambine, delle bambole e dei fiori di pesco”, “la Festa dei maschietti, delle carpe volanti e dei fiori di Iris”, “la Festa delle stelle e dei desideri”.

    Questo autentico salto nel tempo del periodo Meiji (periodo del regno illuminato) ci dona una pausa di autentico relax Orientale prima di riaffrontare il frenetico e caotico andirivieni del mondo Occidentale.

     

    Adriana Morando

  • Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna: entro l’estate al via i lavori di messa in sicurezza

    Sottopasso Cadorna a GenovaBuone notizie per il sottopasso Cadorna, devastato dalla recente alluvione del 4 novembre: secondo un accordo che si sta definendo in questi giorni, tra il Comune e gli affittuari dei locali commerciali esistenti prima del tragico evento, entro tre mesi dovrebbero incominciare i lavori di bonifica dell’area e di messa in sicurezza per eventuali futuri allagamenti.

    Secondo il progetto la prevenzione dovrebbe essere assicurata dal rialzo dell’accesso di 40 cm e da una perimetrazione del tunnel che funga da barriera contro l’acqua. A questi vanno aggiunti il puntellamento dei soffitti pericolanti nonché il rifacimento di muri e pavimenti. Lavori estremamente costosi che avevano indirizzato il Comune al solo ripristino del passaggio pedonale.

    <<Non si possono buttare via 40 anni di lavoro>>, afferma Mauro Brancaleoni, proprietario di Europarfums e promotore del comitato negozianti, che si sono opposti fermamente a questa risoluzione. L’attuale, provvisoria ricollocazione degli esercizi commerciali nella struttura a fianco di viale Caviglia, pur avendoli salvati da un fallimento certo, non ha aiutato il fatturato che è sceso di un 50-60%. La conciliazione si è raggiunta grazie ad una riduzione del canone di locazione da parte del Comune e alla promessa che un eventuale risparmio sul budget di spesa sarà devoluto agli affittuari per sostenerli nel ripristino interno dei negozi.

    Restano a carico dei conduttori, invece, oltre che alla rinuncia di un concreto indennizzo per i danni subiti, due pesanti clausole: manlevare il Comune da qualsiasi responsabilità in caso che la nefasta circostanza si ripeta e la chiusura immediata degli esercizi in presenza di un’allerta meteo. Condizioni sottoscritte dai commercianti in cambio della certezza di poter riprendere l’attività che non sarà esente da problemi, il primo dei quali è trovare un minimo di tutela attraverso un’assicurazione, data la defezione delle precedenti compagnie e il gentile rifiuto di quelle interpellate.

    Meno felice è la dichiarazione di “impotenza”, annunciata dalle autorità preposte, per quel che riguarda i giardini di Brignole. Non verranno allestiti i pannelli lungo via Fiume per salvaguardare i giardini e né questi si trasformeranno in un parco chiuso: i conti del Comune, sprofondati in un allarmante rosso, non permettono la realizzazione del progetto. Qualche miglioria è stata, in verità, già apportata con il rifacimento della pavimentazione dei percorsi pedonali, con la collocazione di nuovi punti luce, con il ripristino delle panchine, con la recinzione delle fontane e il rinverdimento dei giardini.

    Ma il degrado perdura, microcriminalità, spazzatura e atti vandalici sono all’ordine del giorno. Nonostante siano state messe in funzione telecamere di sorveglianza, le fontane continuano ad essere usate come cestini della spazzatura o sfregiate da ogni tipo di graffito; avanzi di cibo abbandonati, lattine, bottiglie, sacchetti di plastica uniti ai bisogni fisiologici espletati sui prati da questi poco graditi abitanti del luogo, richiamano frotte di ratti che lasciano gli oscuri meandri delle fogne per unirsi al banchetto.

    Per completare questo poco edificante panorama della nostra città ricordiamo i costanti furti a cui sono sottoposti i gazebi dei commercianti del sottopasso che, già danneggiati dall’alluvione, devono fare i conti anche con questa realtà. Il Comune dichiara che sta facendo il possibile sia in termini di un’assidua pulizia sia facendo pattugliare la zona da vigili ed altre forze pubbliche ma, se permane tale situazione, c’è da chiedersi che cosa non funzioni.

     

    Adriana Morando

  • Arte Genova, la mostra mercato dell’arte moderna e contemporanea

    Arte Genova, la mostra mercato dell’arte moderna e contemporanea

    Nicola Rossi Presidente NEFDal 24 al 27 febbraio 2012 la Fiera di Genova ospita la rassegna Arte Genova, mostra mercato dedicata all’arte moderna e contemporanea. Patrocinato dal Comune di Genova, l’evento è organizzato dalla NEF (Nord Est Fair, che cura anche l’appuntamento gemello, a Padova) e presenta ai visitatori una panoramica su più di ottanta gallerie italiane.

    Nei quattro giorni di permanenza a Genova, la rassegna prevede altrettante conferenze su diversi temi legati al mondo dell’arte: “Arte e Ambiente: valore individuale e valore sociale”, 24 febbraio ore 15; “I racconti dell’anima nel viaggio dell’artista verso la luce”, 25 febbraio ore 15; “Performance di Nikolinka Nikolova e Ivan Cuvato”, 25 febbraio ore 15; “Dress less to impress – 2989 imago”, 25 febbraio ore 17.

    Venerdì, sabato e domenica la rassegna è aperta dalle 10 alle 20, mentre lunedì apre solo tra le 10 e le 13 per permettere la conclusione delle vendite.

    Abbiamo curiosato tra gli stand in fase di allestimento poco prima della vernice di presentazione e parlato dell’evento con Nicola Rossi, presidente della NEF.

    Arte Genova è giunta all’ottava edizione. Perché scegliere Genova per questa manifestazione?
    Abbiamo scelto Genova ormai otto anni fa, ha le giuste dimensioni, i requisiti e la cultura necessaria per ospitare e capire una fiera d’arte. La fase di recessione che sta attraversando il nostro paese rende le cose difficili, ma è proprio in questi momenti che si tende a investire in beni rifugio: l’arte è uno di essi. Paradossalmente, mentre nel campo immobiliare si sono registrate ultimamente delle flessioni, il mercato dell’arte ha evidenziato delle plusvalenze, specie quando si tratta di grandi nomi d’arte moderna e contemporanea.

    Arte Padova 2011 registra un afflusso di visitatori che supera le 20mila unità. Quali sono i numeri di Genova?
    Padova ormai tocca i 27-28mila visitatori. Qui a Genova ci aspettiamo sui 15mila visitatori. Arte Padova si è svolta lo scorso novembre e ha visto un incremento importante dei flussi economici, con vendite relative anche ad artisti non ancora affermati, che sono poi quegli artisti che possono costituire un delta di crescita degli investimenti.

    A quale pubblico vi rivolgete con questa manifestazione? È una realtà aperta anche al grande pubblico che magari viene per semplice curiosità?
    Senz’altro una fiera come questa, con le caratteristiche espositive che presenta, è diretta a un pubblico di collezionisti e appassionati, un po’ più selezionato, ma anche a un pubblico museale, composto di visitatori che non comprano ma hanno il piacere di fruire di una serie di opere d’arte: qui hanno occasione di vedere esposte tra le cinque e le seimila opere, difficili da trovare tutte concentrate in un museo. Accanto ai maestri del Novecento vengono presentate giovani promesse che però hanno già un curriculum e una buona attività, e sulle quali è economicamente conveniente investire. Abbiamo allestito un’apposita sezione, “Under 5000”, che raggruppa opere di giovani artisti acquistabili al di sotto dei cinquemila euro.

    Nel catalogo 2012 si leggono nomi come Modigliani, Picasso, Warhol, Fontana, Kounellis -per dirne solo alcuni- che sono chiaramente delle istituzioni. Il gallerista, il mercante d’arte, è una figura che può, attraverso la scelta degli artisti da esporre, produrre cultura. Fare scelte di rottura richiede coraggio, in questo momento storico anche di più. Lei ha parlato di giovani promesse: c’è qualche galleria quindi che si muove in questo senso…
    Certo è più facile vendere Boetti quando è già diventato Boetti, ma per fortuna c’è sempre il gallerista che fa ricerca, e in questo momento di crisi economica tale lavoro di ricerca aiuta moltissimo perché propone giovani che ovviamente, rappresentando delle novità, hanno quotazioni accessibili.

     

    Claudia Baghino

    Video di Daniele Orlandi