Autore: Gabriele Serpe

  • Paolo Putti – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A PAOLO PUTTI

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Investire nella ricerca in particolare puntando sulle energie rinnovabili con la concreta possibilità di sviluppare occupazione nel settore della Green economy, l’unico comparto che ha un futuro assicurato.

    Trasporto Pubblico:

    Realizzare una vera metropolitana di superficie in grado di percorrere tutte le direttrici della città e costruire parcheggi di interscambio nelle periferie. Aumentare le corsie riservate per gli autobus ed installare semafori intelligenti in grado di dare prioritariamente il via libera ai mezzi pubblici. Premiare le aziende che invitano i propri dipendenti ad un uso consapevole dei mezzi privati ad esempio condividendo il viaggio con i colleghi di lavoro in maniera tale da utilizzarne il minor numero possibile.

    Grandi opere:

    Gronda e Terzo Valico dei Giovi sono inutili, devastanti per l’ambiente e dannose per la salute dei cittadini.  Spesso cercano di vendere le grandi opere come soluzioni miracolose, in realtà i problemi vanno affrontati con opere – a volte anche onerose – però di altra portata e che non hanno l’obiettivo di far girare parecchio denaro nelle tasche di pochi individui.

    Servizi:

    No all’Inceneritore a Scarpino perchè produce diossina e polveri sottili, quindi morte. Sì alla raccolta differenziata porta a porta che potrebbe anche permettere nuove opportunità occupazionali.

    I servizi sociali non possono subire un taglio del 50%, come prospetta il Comune e come da anni sta facendo il Governo, perché questo comporterà un’enorme ricaduta, anche economica, sulla società, per non parlare della ricaduta sulle persone.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Genovese, cresciuto in Val Polcevera, si diploma al Liceo Scientifico “Fermi” di Sampierdarena nel 1988, si iscrive alla Facoltà di Fisica dell’Università di Genova, abbandonando gli studi a due esami dalla fine del corso con una tesi già pronta in “Analisi delle polveri emesse dagli impianti siderurgici di Ge-Cornigliano mediante fluorescenza X indotta da protoni”. Dal 2000 lavora come educatore presso il Consorzio Sociale Agorà Cooperativa Cosset. Da diversi anni sperimenta esperienze nel campo della fotografia fine art soprattutto nel campo del reportage di paesaggio  sociale.

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  • Pierluigi Vinai – Elezioni Comunali Genova

    – L’INTERVISTA A PIERLUIGI VINAI

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Il porto ha una potenzialità di sviluppo pari ancora a 2/3. Tutte le aree portuali vanno qualificate ed ottimizzate al meglio compresa l’area di Voltri che può dare risposta ad alcune esigenze particolari. I bacini di carenaggio devono essere sistemati una volta per tutte.

    Trasporto Pubblico:
    Innanzitutto bisogna portare avanti quella che è diventata «una vera e propria barzelletta», ovvero la metropolitana. Mentre il tpl va ripensato ma non solo in ambito cittadino. La Regione deve fare la sua parte, non può abbandonare i comuni della cintura. I cittadini di Valle Stura, Val Trebbia, Valle Scrivia, Val Fontanabuona, devono essere serviti adeguatamente dal trasporto pubblico.

    Grandi opere:
    Le grandi opere vanno realizzate, in caso contrario «continuiamo a praticare soltanto una prosecuzione del declino della città». Per quanto riguarda la moltiplicazione dei costi occorre essere particolarmente attenti. Il pericolo di infiltrazioni criminali è un pericolo concreto in Liguria ma anche a Genova e su questo punto «garantisco la massima vigilanza».

    Servizi:

    Oggi le famiglie italiane, dal punto di vista fiscale, sono tartassate. Le politiche familiari devono essere incentivate con un quoziente familiare autentico. «I figli sono un patrimonio pubblico, un vero e proprio investimento che le istituzioni devono tutelare». Inoltre è necessario un maggiore sostegno a favore delle madri lavoratrici.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Pierluigi Vinai è genovese, ha 44 anni, è sposato con quattro figli. Due lauree conseguite presso l’Università di Genova in Pedagogia e Storia moderna e contemporanea, oltre al Diploma Universitario in Dottrina sociale della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense. Ragioniere, iscritto all’Albo dei Consulenti del Lavoro dal 1996 al 2008 (è stato consulente per i comuni Portofino e Santa Margherita Ligure,  Ceriale,  Bogliasco e Carasco), ha ricoperto il ruolo di Commissario Straordinario della Regione Liguria per l’I.P.A.B. (Istituto pubblico di Assistenza e Beneficenza), coordinatore della riforma del Sistema Formativo della Regione Liguria e, dal 2001, prima Consigliere d’Indirizzo e Membro della Commissione Arte, Cultura e Ambiente, poi Consigliere di Amministrazione e a seguire Vicepresidente e Presidente della Commissione Istruttoria della Fondazione Carige. Dal 2009 è anche Segretario Generale di Anci Liguria (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Presidente dell’ associazione Iter Agentes per la diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa.

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  • Marco Doria – Elezioni Comunali Genova

    – L’INTERVISTA A MARCO DORIA

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Genova dovrebbe avere una vocazione mista ed accanto ai tradizionali assi dell’economia cittadina, ovvero porto ed industria, bisogna svilupparne degli altri. Le opportunità sono numerose: il settore della ricerca scientifica grazie al ruolo dell’Università, dell’IIT, del nuovo polo tecnologico degli Erzelli, la ricerca in campo medico-sanitario, quindi l’ex Ist e l’ospedale Gaslini. Inoltre Genova ha tutte le potenzialità per diventare una capitale italiana del turismo culturale.

    Trasporto Pubblico:

    Valorizzare il tpl è un obiettivo obbligato. Amt deve essere in grado di erogare un servizio funzionale. È necessario aumentare le corsie preferenziali per gli autobus. La metropolitana deve essere completata. Il tram in Val Bisagno è l’unica soluzione percorribile. Ma per realizzare tutti gli interventi occorrono risorse economiche sia locali che nazionali. Ci vuole un’integrazione intelligente tra le linee cittadine e quelle provinciali e partendo da questo presupposto si può immaginare una riorganizzazione a livello regionale.

    Grandi opere:

    Alcune grandi opere devono essere realizzate. È importante modernizzare il sistema di collegamenti ferroviari tra Genova e la pianura padana e tra Genova ed il resto d’Europa. Quindi sì ai lavori di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie che potrebbero garantire uno spostamento significativo del trasporto dalla gomma alla rotaia. Il pericolo di infiltrazioni criminali e la certezza costi/tempi, sono sfide che le istituzioni devono assumersi. Occorre prestare la massima attenzione ma gli interventi vanno realizzati.

    Servizi:

    L’attività amministrativa deve porsi come obiettivo la riduzione delle diseguaglianze, sostenendo concretamente i servizi sociali, a partire dall’assistenza agli “ultimi”. Il Comune deve recuperare appieno un ruolo di regolazione consapevole: decisiva è l’interazione virtuosa con il terzo settore, ricco di competenze e idealità. Creare, innanzitutto nelle zone della città più a rischio di degrado, spazi pubblici per i cittadini, presidi di socialità e legalità, luoghi di incontro e confronto indispensabili per affrontare e risolvere positivamente le emergenze.

     

    – LA BIOGRAFIA

    E’ discendente dall’antica casata dei Doria e figlio di Giorgio Doria che negli anni sessanta venne diseredato dalla famiglia dopo essersi iscritto al Partito Comunista Italiano. Sposato, con tre figli, vive a Genova a un centinaio di metri da Palazzo Tursi. Diplomato presso il liceo Andrea D’Oria nel 1976, si laurea nel 1981 in Lettere e Filosofia e lavora come borsista dell’archivio storico dell’Ansaldo. Insegna lettere alle scuole superiori fino al 1995, anno in cui diventa ricercatore universitario in storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova. Nel 2010 ottiene l’idoneità a professore ordinario. É membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Ansaldo dal 2000 al 2007 e, successivamente, membro della Commissione scientifica a partire dal 2008.

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  • Enrico Musso – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A ENRICO MUSSO

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    In primis le scelte d’uso del territorio: le aree dismesse devono essere destinate ad attività economiche ed industriali che aumentino la ricchezza della città anche in termini di occupazione. Quindi non centri commerciali o speculazioni edilizie che forniscono lavoro per qualche tempo e poi lasciano il territorio privo di eccellenze produttive. Un altro fattore cruciale è la sicurezza delle scelte pubbliche: se l’amministrazione comunale dà il via libera ad un progetto questo si deve portare a termine.
    Rilanciare il polo di eccellenze culturali, quali l’Università, i centri di ricerca, le realtà legate all’economia e alle scienze del mare, che Genova già possiede e che devono continuare a svolgere il loro ruolo.

    Trasporto Pubblico:

    Incentivare (incentivi a punti, minori tariffe sosta) la mobilità a zero o basso impatto ambientale: veicoli elettrici o ibridi, biciclette, pedoni.  Amt: attivare un sistema di pagamenti elettronici con forte recupero dell’evasione (stima: 5 milioni all’anno) e risparmio sulla produzione cartacea e la distribuzione;  sperimentare una rete ad “alta qualità” (solo posti a sedere, servizi aggiuntivi agli utenti) per recuperare traffico dal trasporto privato e aumentare l’occupazione;  valutare il subappalto, anche a taxi, dei servizi a domanda debole; realizzare (anche in project financing) parcheggi d’interscambio.

    Grandi opere:

    Sono prioritarie e decisive per la città le grandi infrastrutture da tempo individuate, innanzitutto quelle ferroviarie (terzo valico appenninico, nodo di Genova, bretella Voltri-Ovada), senza rinunciare a quelle stradali (nuovo nodo autostradale, raccordo di Ponente – con il declassamento dell’autostrada Voltri-Sampierdarena a tangenziale urbana – raccordo di Levante, autoparco).

    Servizi:

    Con la diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione, occorre far leva su: valorizzazione delle famiglie e delle associazioni di volontariato; incentivi a comportamenti virtuosi (quozienti famigliari, incentivi a punti). I risultati non saranno più misurati, come oggi, sulla quantità di risorse spese, ma sul reale soddisfacimento dei bisogni; occorre quindi un controllo indipendente sulla qualità dei servizi resi.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Genovese, professore ordinario di economia urbana ed economia dei trasporti presso l’Università di Genova. Nel 1990 è professore ospite presso il Department of Land Economy dell’Università di Cambridge, e dal 1992 professore associato in Politica Economica. Autore di vari volumi e pubblicazioni internazionali è presidente della Società Italiana di Economia dei Trasporti. Nel 2007 è stato sconfitto alle elezioni amministrative di Genova da Marta Vincenzi, sostenuto dal Pdl. Nel 2008 è eletto in Parlamento Senatore della Repubblica per il Pdl. Due anni dopo abbandona il Pdl e si iscrive al Gruppo Misto per poi essere eletto vicesegretario nazionale del Partito Liberale Italiano. Appassionato di musica antica, è organista e nel 1997 ha pubblicato un disco. Nel 2009 ha anche pubblicato un romanzo dal titolo Amaurosi.

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  • Cultura e sviluppo, la proposta genovese dopo il manifesto del Sole 24 Ore

    Cultura e sviluppo, la proposta genovese dopo il manifesto del Sole 24 Ore

    teatro palcoscenicoLa mancata approvazione del bilancio del Comune avrà come diretta conseguenza la cancellazione di gran parte delle manifestazioni culturali previste a Genova nel 2012. Nei giorni scorsi una lettera aperta firmata dalla maggior parte dei teatri e degli operatori genovesi ha voluto sensibilizzare la cittadinanza sui tagli alle manifestazioni culturali. In parole povere, i tanti discorsi sviluppati in questi anni sui tagli alla cultura giungono ora a un punto di svolta più o meno concreto: si chiudono i rubinetti, si salvi chi può. Ma sarà davvero così?

    Un dibattito acceso già un mese fa in seguito alla pubblicazione sulle pagine del Sole 24Ore del manifesto “Niente Cultura, Niente Sviluppo”, propone l’istituzione di una costituente della cultura (dove per cultura si intende “concezione allargata che implichi educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza”):  “La cultura e la ricerca innescano l’innovazione – si legge sul Sole 24 Ore – e dunque creano occupazione, producono progresso e sviluppo. La cultura, in una parola, deve tornare al centro dell’azione di governo. Dell’intero Governo, e non di un solo ministero che di solito ne è la Cenerentola. È una condizione per il futuro dei giovani. Chi pensa alla crescita senza ricerca, senza cultura, senza innovazione, ipotizza per loro un futuro da consumatori disoccupati, e inasprisce uno scontro generazionale senza vie d’uscita.

    Da ormai diversi giorni gli interventi in tema di cultura legata allo sviluppo si moltiplicano sui quotidiani locali e nazionali, la direttrice del Teatro dell’Archivolto Pina Rando ha elaborato, in un contributo pubblicato da Repubblica, il concetto di “cultura spalmata su tutta la città”.

    Un concetto ripreso da Sandro Baldacci, neo candidato al Consiglio Comunale per Idv (sostiene Marco Doria), il quale ha proposto un programma per rilanciare la cultura a Genova: «È opportuno innanzitutto creare una piattaforma istituzionale – propone il candidato – che diverrà organismo ufficiale tecnico (e non politico) di ascolto delle istanze territoriali, progettazione e coordinamento delle iniziative e organo di monitoraggio e di verifica dei risultati, al cui tavolo saranno chiamati le Rappresentanze delle municipalità, degli operatori commerciali, culturali e teatrali (non dimentichiamo che Genova è la città italiana con il maggior numero di teatri in rapporto al numero degli abitanti), in modo da individuare i punti di maggior criticità territoriale, attuando una sorta di censimento dei beni architettonici, museali, paesaggistici, enogastronomici e ambientali che possano divenire, a seguito di interventi mirati di riqualificazione, pregiati elementi di attrattiva turistica. Stesso identico discorso anche per quanto riguarda le iniziative commerciali (fiere, sagre e quant’altro), artistiche (festival, rassegne, ecc.) e culturali (apertura di spazi museali, architettonici), individuando quartiere per quartiere le iniziative più idonee alla promozione turistica del territorio circostante.»

    «In questo modo si procederà all’elaborazione di un programma sperimentale, di durata limitata e programmata, che concentrerà le risorse alternativamente in diversi quartieri mediante la realizzazione di eventi culturali, spettacolari ed enogastronomici in base alle diverse caratteristiche urbanistiche e socio ambientali. Nei periodi di promozione programmati gli operatori economici si impegneranno a mantenere aperti gli esercizi commerciali e le strutture turistico alberghiere in maniera tale da poter dar vita a veri e propri “pacchetti preconfezionati” rivendibili dagli operatori turistici. Al termine del periodo sperimentale si procederà alla fase di raccolta e verifica dei dati per orientare al meglio le successive iniziative e ottimizzare i profitti».

    «L’Italia, e quindi anche Genova, ha il più importante patrimonio culturale e artistico al mondo ma la cultura contribuisce per poco più del 2% al PIL. Il potenziale di crescita è enorme. In particolare il turismo legato al patrimonio culturale è il settore che sta crescendo più rapidamente modificando la struttura delle economie regionali e comportando vantaggi, ma anche significativi impatti, sui siti e sulle comunità locali. Promuovere l’offerta di cultura significa riattivare il circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela e occupazione».

  • Esame di maturità 2012, si apre al digitale: online le tracce delle prove scritte

    Esame di maturità 2012, si apre al digitale: online le tracce delle prove scritte

    A partire dai prossimi esami di maturità delle scuole secondarie di II grado, le tracce delle prove scritte saranno inviate telematicamente, sancendo così il lento tramonto dei fascicoli cartacei. L’iniziativa si chiama “Plico telematico“, rientra nel progetto di semplificazione e modernizzazione della Scuola promosso dal ministro Profumo.

    Oltre alle tracce delle prove scritte, la scuola negli ultimi mesi ha compiuto qualche passo avanti nel campo delle moderne tecnologie: la rassegna stampa digitale, inviata agli studenti e a tutti i presidi, la cabina di regia sull’Agenda digitale, il lancio della consultazione pubblica sul valore legale del titolo di studio, l’iscrizione online a scuola per gli studenti e, infine, il primo progetto di open data del Ministero con i dati della “Scuola in chiaro“.

    In una lettera inviata nei giorni scorsi alle scuole, il ministro ha confermato che i testi delle tracce d’esame rimarranno segreti – e adeguatamente protetti da ogni tentativo di accesso – fino all’inizio delle prime due prove scritte, che quest’anno si svolgeranno rispettivamente il 20 e il 21 giugno. Ogni scuola dovrà garantire per ciascuna sede in cui si svolgeranno le prove la presenza della dotazione tecnica indispensabile e di almeno un referente che segua la nuova procedura e assista i componenti della commissione d’esame nella riproduzione cartacea dei testi.

  • Incontro con Simohamed Kaabour, candidato sindaco di “Fratelli e Fratellastri”

    Incontro con Simohamed Kaabour, candidato sindaco di “Fratelli e Fratellastri”

    Fratelli e FratellastriSiamo con Simohamed Kaabour, giovane cittadino italiano di origine marocchina, operatore sociale del Ce.Sto, storica associazione che da oltre trent’anni opera nel complesso contesto del centro storico, candidato sindaco delle lista civica “Fratelli e Fratellastri”. Simohamed qual è l’esigenza che ha portato alla nascita di Fratelli e Fratellastri e alla vostra partecipazione alla competizione elettorale?

    Fratelli e Fratellastri nasce come movimento culturale che in seguito ha deciso di connotarsi politicamente. L’idea è partita da un gruppo di persone, soprattutto giovani, ragazzi e ragazze che si sentivano esclusi dalla partecipazione politica. Abbiamo pensato di partecipare alla tornata elettorale per dire la nostra e proporre qualcosa di nuovo. Negli ultimi anni anche a livello nazionale è cresciuta sempre di più la distanza tra cittadini e politica. Secondo noi è il caso di rilanciare una politica che sia davvero strumento di partecipazione del cittadino comune e non, come è stato finora, una politica solo subita passivamente.

    La questione del diritto di cittadinanza è uno dei punti che caratterizza il vostro movimento…

    Sì certamente, questo è uno dei punti fondamentali. Il fatto che io sia il candidato di Fratelli e Fratellastri non è una provocazione bensì una sorta di sfida culturale per vedere come reagisce la città e se davvero è pronta al cambiamento. Questa parola, cambiamento, la si usa spesso. Poi però, quando le proposte si concretizzano, si verifica sempre un passo indietro. I cittadini immigrati presenti a Genova che contribuiscono economicamente, culturalmente e socialmente alla crescita della città, oggi non sono rappresentati. Inoltre ci sono numerosi ragazzi di origine straniera ma italiani, genovesi che non hanno la possibilità di esprimersi in quanto italiani. Sappiamo bene infatti che a livello nazionale vige ancora la legge legata al diritto di sangue. Noi rivendichiamo il diritto ad essere riconosciuti come cittadini italiani partecipando alle prossime elezioni amministrative e nazionali.

    L’immigrazione è stata spesso trattata – in particolare dal centro destra ma anche dal centro sinistra – soprattutto come una questione di sicurezza. Quando forse sarebbe il caso di affrontare l’argomento sul piano dei diritti/doveri di queste persone. Come si affronta a livello locale la questione immigrazione?

    Spesso si parla di immigrazione e sicurezza sociale. Il punto è che non bisogna più parlare di immigrazione come fosse un problema. Non dovrebbe più esserlo perchè parliamo di immigrazione ormai da almeno trent’anni. Non è un fenomeno nuovo come qualcuno continua ad affermare. Io credo che la nostra città, ma anche l’intero Paese, debbano trovare il percorso giusto per giungere ad una situazione di equilibrio. Non si deve più intervenire solo con provvedimenti temporanei. Diventa necessario trovare una strada che conduca a dei risultati duraturi. Certamente la questione sicurezza è spesso associata al fenomeno dell’immigrazione perchè ciò fa comodo a coloro i quali vogliono raccogliere i voti delle persone frustrate a causa delle non risposte, da parte delle istituzioni, a queste tematiche. 

    Noi del Ce.Sto ci occupiamo di bambini immigrati e bambini italiani, questo è un esempio di vero lavoro sociale che porta ad una reale coesione sociale e culturale. Secondo me bisognerebbe valorizzare il lavoro sul territorio di tante associazioni come la nostra. Perchè le realtà associative danno risposta a quelle esigenze a cui le istituzioni non riescono a rispondere.

    Tu sei un operatore sociale e conosci bene le difficoltà del terzo settore alle prese con l tagli a livello nazionale e locale. Ma come fare per continuare a garantire i servizi sociali?

    Noi pensiamo che sia necessario assicurare a tutti i servizi sociali. Si tratta di servizi che producono un effetto di serenità nella persona stessa. Attualmente si parla di riduzione delle risorse. Allora bisogna pensare a come convogliare in maniera chirurgica i fondi a disposizione in maniera tale da mantenere un determinato servizio. Alcune risorse potrebbero essere recuparate grazie all’Imu su seconde e terze case. Se davvero siamo una comunità ognuno di noi deve sacrificare qualcosa cercando di partecipare alla creazione di un benessere sociale generale. Oggi per salvare alcuni servizi ci vuole la collaborazione di tutti.

    Sul tema lavoro, grave problema di Genova ma in generale di tutto il Paese, come può un sindaco cercare di favorire la crescita dell’occupazione nella sua città?

    A livello comunale è difficile favorire la crescita dell’occupazione. Si può parlare dei comparti dove il Comune dà lavoro alle persone. In particolare sono i settori più legati al sociale. Innanzitutto è necessario far proseguire questi progetti locali. Su un altro piano invece, una giunta comunale potrebbe farsi garante dei diritti dei lavoratori. Questo lo ritengo un aspetto fondamentale. Dare l’esempio a livello nazionale di quello che è l’impegno di un sindaco per quanto riguarda la difesa dei diritti dei lavoratori. Oggi ad esempio si parla di articolo 18 e sarebbe interessante sapere un sindaco da che parte sta, se da quella dei lavoratori oppure da quella di chi intende continuare a comprimere i diritti.

    Il centro storico è un territorio complesso: alcune zone, nelle ore notturne, subiscono l’invasione dei giovani in cerca di locali e divertimento con i conseguenti problemi per i residenti, mentre durante il giorno, le medesime zone appaiono abbandonate a se stesse e poco frequentate da genovesi e turisti. Partendo dal presupposto che parliamo di un patrimonio che potrebbe rilanciare la città a fini turistici, secondo te è possibile coniugare le esigenze di tre attori così diversi ovvero i residenti, i giovani, i turisti?

    Si possono coniugare se c’è la disponibilità di tutti. Spesso si sente parlare di Genova come una sorta di città che a 360 gradi è pronta ad accogliere eventi culturali e ricreativi, soprattutto a favore dei giovani. Ma in molti casi la maggior parte della manifestazioni vengono concentrate nel centro storico. Questo è un limite che non consente ai giovani ma neppure ai turisti, di conoscere davvero tutta la città. Esistono delle zone periferiche con ampi spazi disponibili per l’organizzazione di eventi. Bisogna pensare a Genova nel suo complesso. Queste zone, oggi non conosciute, potrebbero diventare sede di manifestazioni in grado di crescere con il passare del tempo e diventare dei punti di riferimento. In questo modo, invece di far vivere solo una parte di Genova, potremmo rivitalizzare l’intera città.

     

    Matteo Quadrone

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • Mario Monti: il bilancio dopo quattro mesi di governo

    Mario Monti: il bilancio dopo quattro mesi di governo

    Mario MontiA più di quattro mesi di distanza dall’insediamento, possiamo tentare un primo bilancio dell’operato del governo Monti, cogliendo l’occasione anche per tirare le fila di una serie di  considerazioni fatte in precedenti articoli.

    La Genesi: perché Monti?

    Tra ottobre e novembre del 2011 la tensione dei mercati sulla sostenibilità del debito pubblico italiano sale ai massimi e il governo Berlusconi, tra scandali di tutti i tipi, una risicata maggioranza parlamentare in cui si mercanteggiano voti e la manifesta incapacità di operare scelte risolutive, è in crisi irreversibile di credibilità. Quando l’8 novembre il governo approva il rendiconto senza raggiungere la maggioranza, la crisi politica è certificata. Il 16 novembre, a tempo di record, c’è già il passaggio di consegne e inizia il governo Monti, fortissimamente voluto dal Presidente della Repubblica. Non c’è dubbio, infatti, che la responsabilità di questa nomina sia stata assunta in pieno da Giorgio Napolitano, che ha spinto al limite tutte le prerogative che gli attribuisce la Costituzione per costruire l’accordo tra le forze politiche necessario a sostenere il nuovo governo tecnico. Se puntare sulla figura di Monti sia stata una scelta azzeccata o meno, ce lo dirà solo la Storia.

    Tuttavia resto del parere che un governo politico non fosse un’opzione praticabile. Le opposizioni in parlamento non avevano numeri sufficientemente ampi per governare, e pure l’ipotesi del voto anticipato non dava sufficienti garanzie che si potesse insediare una maggioranza forte e stabile: la destra era (e resta) in fortissima crisi di consensi e la sinistra, dal canto suo, nonostante la lunga agonia del governo Berlusconi, si era presentata all’appuntamento ancora in fase di costruzione, senza un’alleanza precisa e senza un programma, a causa del tafazzismo cronico del PD e dell’incapacità di IDV e SEL di guidare il processo di aggregazione di una coalizione di governo. Che si potessero ipotizzare scenari alternativi al governo tecnico mi sembra quindi poco credibile; e dunque, se questo governo prende decisioni che non piacciono, o peggio se davvero, come ipotizzano alcuni, Monti è un emissario di Goldman Sachs che fa gli interessi della finanza internazionale, resta comunque il fatto che i partiti non sono in cabina di regia solo per la loro inadeguatezza, certificata dai sondaggi che fissano il tasso di fiducia nei loro confronti al 4 %.  Insomma, condividono tutte le responsabilità del caso.

     

    Dal Vangelo secondo Mario: tecnica Vs politica.

    Anche se sui partiti possiamo dire tutto il male possibile, ciò non significa incensare Monti a prescindere. Occorre invece valutare il suo operato nel merito di quanto fatto, evitando di farsi fuorviare da classificazioni che non hanno alcun senso, ad esempio laddove si pretende di distinguere tra “tecnici” e “politici”. Secondo questa distinzione, infatti, il governo “politico”, in quanto eletto dal popolo, dovrebbe avere l’autorità e la forza per prendere grandi scelte; mentre un governo “tecnico”, in quanto chiamato a svolgere un compito ristretto e poi a dimettersi, dovrebbe preoccuparsi solo di quello, senza urtare la normale dialettica politica e mettendo a capo dei vari ministeri figure di riconosciuto valore professionale che si occupino semplicemente dell’ordinaria amministrazione.  Tuttavia un governo tecnico a cui si chiede nientepopodimeno che di salvare il paese dalla bancarotta in un anno e mezzo difficilmente potrà permettersi di adottare un basso profilo. A ciò si aggiunga che ormai, a causa del discredito di cui gode la classe politica e degli equivoci che si generano dalla terminologia, l’aggettivo “politico” ha acquisito per tanti una valenza negativa, mentre l’aggettivo “tecnico” ispira, al contrario, un senso di rassicurazione e competenza. Cioè il “tecnico” farà bene per forza, perché è competente. Ora, è ovvio che le cose non siano così semplici. Anzi, non esiste praticamente area dello scibile umano in cui gli esperti, per quanto esperti essi siano, non si dividano aspramente; e questa è la dimostrazione più tangibile del fatto che avere una preparazione tecnica non sempre permette di poter distinguere con sicurezza una verità univoca.

    Ma soprattutto la politica non è questione di verità, ma di accordi e consensi. Il politico media e cerca compromessi fra le parti, mentre il tecnico dovrebbe essere interpellato quando c’è bisogno di pareri tecnici. Un tecnico può dire quanto potrebbe costare realizzare un’opera e a cosa potrebbe servire: ma la decisione se costruirla o meno è politica, perché dipende dalle priorità che una società si da. Ecco perché il governo Monti non si può definire “tecnico”: perché si è segnalato per il decisionismo fortissimo con cui ha intrapreso le scelte più smaccatamente politiche degli ultimi vent’anni, scelte per nulla neutre e su cui si può tranquillamente dissentire. Piuttosto la differenza tra un governo politico e un governo tecnico dovrebbe essere aggiornata a partire da un’altra costatazione: vale a dire che il governo politico deve stare attento al fatto che renderà conto agli elettori, ed è quindi disincentivato dal prendere decisioni impopolari per la gente; ma dall’altra parte il governo tecnico deve rendere conto al parlamento, ed è quindi disincentivato dal prendere decisioni impopolari per la maggioranza che lo sostiene. Una ragione in più per non cadere nell’equivoco che la competenza e la serietà di Monti (che non è in discussione) sia di per sé garanzia sufficiente che quello che fa è buono e giusto.

     

    Opere: cosa è stato fatto e pubblicizzato…

    Il governo Monti, che formalmente è sempre impegnato a portarci fuori dalla crisi, si è segnalato soprattutto per nuove tasse, per la riforma delle pensioni e per quella, in dirittura di arrivo, sul mercato del lavoro. Le liberalizzazioni non si sa bene che fine abbiano fatto. Gli sgravi alle imprese sbandierati dal ministro Passera hanno impressionato poco. Ancora meno effetto ha avuto il minimo aumento dell’aliquota sui capitali rimpatriati con l’ultimo scudo fiscale, che avrebbero dovuto portare nelle casse dello Stato quasi 3 miliardi di euro, ma che nella pratica, come ha spiegato Radio 24, probabilmente non si intascheranno mai. Verrà ricordata, invece, la storica riforma delle pensioni, un provvedimento ambizioso e salutare per i conti pubblici, che però deve essere inserito nel quadro economico complessivo per poterne valutare l’utilità e, soprattutto, l’equità. Ci si chiede, ad esempio, cosa si possa fare per quei tanti giovani che oggi, avendo un reddito troppo basso o essendo precari, si trovano in condizioni pensionistiche molto svantaggiose. Ci si chiede cosa ne sarà dei 350.000 “esodati” e “mobilitati” che, pur avendo raggiunto un accordo di pensionamento, da oggi, proprio a causa dell’aumento dell’età pensionabile, si trovano improvvisamente senza pensione e senza lavoro. Ci si chiede anche come verrà gestito il mercato del lavoro, visto che da adesso i normali lavoratori dovranno passarci 40 anni e più. I giornali della buona borghesia e dei circoli industriali non fanno che parlare dei pregiudizi ideologici della CGIL, ma la realtà è che i lavoratori cominciano a sentirsi presi di mira. E hanno anche paura, perché non è affatto chiaro cosa succederà, se davvero per i licenziamenti cosiddetti “economici”  rimarrà escluso il reintegro. Eppure il “modello tedesco“, caldeggiato dalla CISL e probabilmente anche dalla CGIL, prevede il reintegro in tutti i casi. E in Germania i sindacati partecipano direttamente alle decisioni, dato che siedono addirittura nei consigli di amministrazione delle aziende. In Italia, invece, se si continua ad escludere la possibilità di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato, basta che l’azienda riesca a dimostrare di non aver licenziato per motivi discriminatori di razza o religione – cosa molto rara, vista la tendenza a delocalizzare nel terzo mondo… – oppure di natura disciplinare, e il gioco è fatto: l’azienda adduce motivazioni economiche ed ecco che, anche se non sono giustificate, il lavoratore resterà comunque a casa. Si tratterebbe pertanto di un’arma di ricatto potentissima per le grandi aziende, che si potranno così permettere di “comprare” il diritto di licenziare un lavoratore semplicemente pagando, mal che vada, due anni di mensilità. Non si capisce per quale motivo Monti e la Fornero non vogliano rivedere questa formulazione. A meno che, ovviamente, non sia tutto un pretesto (questo si, ideologico) per spaccare il PD e isolare la CGIL. In ogni caso, se persino il neo presidente di Confindustria Squinzi ammette che l’articolo 18 non è una priorità, è evidente che, qualunque sia la formulazione finale, i benefici per l’economia italiana non saranno decisivi.

    Molto più grave, invece, dal punto di vista dell’impatto sull’economia reale, è stato l’aumento dell’IVA e quello sulle accise, con i prezzi della benzina alle stelle. Detto questo bisogna anche ammettere che il governo qualcosa di indubitabilmente buono ha fatto. Se, ad esempio, davvero la Chiesa pagherà l’IMU sui beni immobili ad uso commerciale, Monti avrà concluso una grande impresa. Di sicuro è stato saggio rinunciare alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020, che sarebbe stata con ogni probabilità una voragine di spesa senza fondo. Con lo stesso principio, però, vale a dire evitare grosse spese in tempo di crisi, si sarebbe dovuto rinunciare anche alla Torino – Lione. Questa tratta, infatti, ci costerà ben di più dei 3 miliardi scarsi che ha preventivato il governo, a fronte di benefici incerti a dir poco. Basterebbe andarsi a rivedere su internet quei (rarissimi) dibattiti dove i “tecnici” a favore confrontano le loro ragioni con quelle dei “tecnici” che sono contro, per capire che i finanziamenti europei probabilmente saranno meno di quelli preventivati (e la differenza la mettiamo noi), che i preventivi non sono mai rispettati (nemmeno in Europa, figuriamoci in Italia) e che l’obiettivo dell’opera, cioè spostare le merci dalla gomma alla rotaia, in casi analoghi non è mai stato raggiunto, se non a prezzo di realizzare non una, ma una pluralità di infrastrutture (per cui i soldi mancano) e di tassare drasticamente il trasporto su camion (settore che già oggi è allo stremo e opera blocchi e scioperi un po’ in tutta Italia). Davvero ci conviene tutto questo? Eppure la fiducia di cui gode Monti sembra metterlo al riparo da qualsiasi obiezione. Il ricordo di quello che c’era prima gioca la sua buona parte; ma soprattutto sembra innegabile che Monti abbia già ottenuto il risultato dei risultati: abbassare lo spread.

     

    … e omissioni: cosa è stato fatto e taciuto

    In effetti non si può negare che a Monti vada il merito di una drastica riduzione dello spread, l’indice che esprime la differenza tra quanto costa indebitarci rispetto a quanto costa ai Tedeschi. Il 9 novembre 2011 lo spread correva fino a quota 575 punti base: nel momento in cui scrivo siamo a 310 tondi, meglio della Spagna che oggi è percepita più a rischio di noi. Quindi dobbiamo concludere che pensioni, liberalizzazioni, riforma delle regole sul lavoro e persino l’aumento della tassazione siano stati gli ingredienti decisivi della ricetta che ci ha salvato dalla bancarotta? Assolutamente no. O meglio: un contributo rilevante queste misure l’hanno pur dato. Non si può escludere, ad esempio, che se Monti incasserà una riforma sul lavoro contro il parere della CGIL, al di là del merito della riforma, ciò non sia letto dai mercati come un segnale simbolico indicativo del fatto che in Italia è possibile fare scelte coraggiose contro le resistenze sociali: e quindi che non ci sia una reazione positiva delle borse e una diminuzione ulteriore dello spread. Può darsi che il carisma di Monti e il valore che gli investitori attribuiscano alla sua opera abbia davvero contribuito a sciogliere le tensioni sull’Italia. Ma il punto è che, in termini sostanziali, tutto questo non ha alcun senso. Per anni si è pensato esattamente il contrario, ma oggi pochi economisti si azzarderebbero a sostenere che i mercati abbiano andamenti razionali e sensati. In realtà sono irrazionali, in preda alle ansie e alle paure, magari ingiustificate, che fanno parte della vita di tutti. Nei mercati non si sa tutto, molte informazioni sono nascoste, l’investitore della strada è suggestionabile, insomma: il rischio di valutazioni errate è sempre presente. A volte ci sono esplosioni di fiducia ingiustificate che determinano bolle speculative o timori inesistenti che paralizzano gli scambi. C’è addirittura un ramo, l’economia comportamentale, che si occupa proprio di questo. Ma non basta.

    Nel dibattito pubblico italiano c’è la tendenza, per dire così, a “tirare lo spread per la giacca”, a voler dimostrare che i mercati reagiscono in base a quello che facciamo in politica. Ma in realtà c’è un motivo ben più sostanziale che spiega come mai lo spread è sceso. Si tratta della “bolla della liquidità“. L’altro Mario, Draghi, quello che guida la BCE, ha prestato soldi alle banche europee al tasso dell’1 %. Le banche hanno reinvestito in titoli di Stato, facendo abbassare lo spread e assicurandosi a costo zero tassi di rendimento molto alti. Il nostro governo, poi, ha messo la garanzia dello Stato sui debiti delle banche italiane, alzando così la posta in gioco e scoraggiando la speculazione. Eppure le banche, preoccupate soprattutto di ricapitalizzarsi, non hanno allentato i cordoni del credito e di conseguenza i benefici per l’economia reale non si sono sentiti. Non c’è dubbio che l’effetto di guadagnare tempo, allentando la tensione e spostando le tensioni dei mercati altrove (leggi Spagna), sia stato ottenuto. Ma al di là di questo, al di là della psicologia dei mercati, rimane il fatto che il quadro complessivo dell’economia non è per niente roseo: il debito pubblico rimane elevatissimo, l’obiettivo di ridurre il deficit annuo (vale a dire le spese non coperte) non è ancora stato raggiunto e soprattutto siamo in piena recessione. Monti ha fatto qualche passettino avanti che, se vogliamo, è significativo in termini simbolici e ha anche il pregio di essere strutturale. Ma ha scaricato tutto il peso sui lavoratori e sulla pressione fiscale, che minaccia di uccidere sul nascere un’eventuale ripresa. E soprattutto, siccome i problemi ci sono sempre e il mercato è stato inondato solo temporaneamente da una liquidità limitata che non è il frutto della produzione di ricchezza, la bolla potrebbe scoppiare presto e le nuvole potrebbero tornare a raddensarsi.

    E poi c’è sempre la “bomba derivati” in agguato. Recentemente, per contratti stipulati nel lontano 1994 da Mario Draghi, quando era al ministero del Tesoro, abbiamo pagato a Morgan Stanley 2,5 miliardi di euro (attenzione: parliamo di miliardi! – E’ lo 0,15 % del PIL e metà di quanto lo Stato prevede d’incassare quest’anno grazie all’aumento IVA!). Quanti di questi strumenti finanziari a orologeria sono pronti a scoppiare nelle casse pubbliche? E’ un segreto. O meglio, si sa che il debito dello Stato in titoli derivati ammonta a 160 miliardi e il governo assicura che le condizioni capestro che hanno permesso a Morgan & Stanley di guadagnarci non sono state più sottoscritte. Ma se sia vero o no, è impossibile verificarlo, perché lo Stato non ci da le informazioni. Il New York Times è convinto che l’Italia si sia esposta moltissimo in questo senso quando negli anni ’90 riuscì miracolosamente ad entrare nei rigidi parametri di Maastricht. Bloomberg invece stima per i nostri derivati una perdita secca di 23,5 miliardi di euro. Non sarà che tutti i sacrifici che stiamo facendo servano anche a coprire questi buchi che sono pronti ad aprirsi in un prossimo futuro?

    Capisco che sarebbe molto più confortante pensare che la crisi sia finita e che noi ne siamo fuori. Capisco che un primo ministro come Monti fa tutto un altro effetto rispetto a Berlusconi e che ci farebbe piacere dormire sonni tranquilli confidando nella sua competenze e nel suo carisma. Ma è proprio così facendo che succedono i peggiori disastri. In democrazia non ci si può permettere di dormire, ma si è obbligati a vigilare costantemente, perché, come scrisse Goya, «il sonno della ragione genera mostri». E non ci possiamo fidare completamente, purtroppo, nemmeno dei moniti dell’OCSE e dell’Unione Europea. Non perché sia gente cattiva, ma perché hanno le loro idee e potrebbero essere impreparati sulle dinamiche profonde della società italiana. E forse non sempre ne condividono gli obiettivi. “OCSE” sta per “Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico“.

    Il Trattato di Lisbona, considerato la Costituzione dell’Europa, cioè un atto normativo che, da che mondo è mondo, dovrebbe servire a garantire diritti, all’art. 119 garantisce anche il “principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”. Che di per sé è una buona cosa, ma inedita in una carta costituzionale. Questi organismi, insomma, sono mossi dall’esigenza di tutelare l’economia europea: che è un obiettivo anche condivisibile, ma che talvolta potrebbe non coincidere con quello della nostra Costituzione, che invece fonda la Repubblica Italiana sul lavoro come fattore positivo di aggregazione sociale (non per salvare i fannulloni, come vuole sottintendere qualche “spiritoso”). E che soprattutto tutela i nostri diritti, prima di e come requisito fondamentale per lo sviluppo economico.

    P.S. – A quelli a che hanno pronta la classica e noiosissima obiezione: «Sono tutti bravi a criticare, ma bisognerebbe proporre qualcosa», do appuntamento alla settimana prossima.

     

    Andrea Giannini

  • Chirurgia estetica, lipostruttura: togliere grasso dai fianchi per rifarsi il seno

    Chirurgia estetica, lipostruttura: togliere grasso dai fianchi per rifarsi il seno

    Seno, DecolleteTogliere un po’ di grasso da pancia e fianchi e spostarlo nel décolléte per avere un seno più prosperoso: l’intervento si chiama lipofilling del seno o lipostruttura e sta prendendo sempre più piede nel mondo della chirurgia estetica, anche in Italia. L’ultimo segnale positivo nei confronti di questa tecnica arriva dalla Società francese di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica che ha sdoganato l’intervento esprimendo un parere favorevole: “la tecnica di trasferimento di grasso nelle mammelle è attualmente una tecnica cui va riconosciuta grande efficacia” ed è stata indicata come “eventuale alternativa all’utilizzo delle tradizionali protesi”, pur suggerendo un attento monitoraggio dei casi trattati.

    «Lo scandalo Pip, quello delle protesi riempite con silicone industriale dalla francese Poly Implant Prothése, afferma Giovanni Botti, presidente dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica – ha spinto i medici a riconsiderare le soluzioni esistenti e a orientarsi anche verso tecniche alternative per aumentare il volume del seno o correggere eventuali asimmetrie: fra queste la più convincente si è rivelata il trasferimento di grasso».

    Se i francesi hanno sostanzialmente dato il via libera al trattamento, la posizione espressa dall’associazione italiana è più prudente: «La lipostruttura al seno oggi è un intervento piuttosto diffuso in Italia e i riscontri che abbiamo sono molti positivi – continua il presidente – esistono studi che confermano la bontà di questo tipo di intervento in casi di ricostruzione: sono stati monitorati i risultati dei trattamenti di mastoplastica ricostruttiva con lipofilling dopo asportazione del seno per tumore per più di dieci anni e i risultati sono confortanti. In campo puramente estetico però, stiamo attendendo studi clinici che sono ancora in corso. Ci vuole tempo per conclusioni definitive

    «Parliamo di un tipo di intervento che non ha fornito finora elementi di pericolosità. E, se questo dovesse essere definitivamente confermato, ci troveremmo davanti ad una possibilità nuova, da considerare in molti casi alternativa alla più tradizionale mastoplastica additiva».

    L’intervento di lipostruttura delle mammelle non comporta cicatrici, in quanto il grasso, opportunamente trattato dopo il suo prelievo da altre parti del corpo, viene iniettato con delle punture e i fori scompaiono in breve tempo senza lasciare traccia. Anche il decorso è molto più soft rispetto all’inserimento di una protesi. «Occorre però – conclude Botti – che il trattamento sia praticato in modo conforme ai dati e ai protocolli verificati della scienza e che sia realizzato in ambiente chirurgico, da un chirurgo plastico o da un chirurgo formato specificamente per eseguire questa procedura. La pratica di questa tecnica al di fuori di questo quadro chirurgico deve essere considerata pericolosa per le pazienti».

  • Incontro con Giuliana Sanguineti, candidato sindaco di Genova per il Pcl

    Incontro con Giuliana Sanguineti, candidato sindaco di Genova per il Pcl

    SanguinetiSiamo con Giuliana Sanguineti, medico in pensione, volontaria dell’Associazione Ambulatorio Internazionale “Città Aperta” in prima linea per garantire a tutti il diritto alla salute, candidato sindaco del Partito comunista dei lavoratori( Pcl), movimento politico nato nel 2006 dalla scissione con Rifondazione comunista in aperta polemica con le scelte della dirigenza del partito e la partecipazione al governo Prodi.
    La sinistra italiana, nonostante siano mutati completamente gli scenari, ancora oggi continua a frammentarsi in mille parti, riuscirà mai a trovare una sintesi?

    Le sinistre radicali in realtà sono sinistre riformiste ed infatti, non a caso, sono sempre sedute sulle poltrone del potere. E come tali hanno approvato una serie di provvedimenti che sono incompatibili con il dichiararsi comunisti. Il comunismo, nella sua vera espressione, non c’è mai stato. Neppure il vecchio Pci è stato in grado di rappresentarlo perchè era un partito stalinista. Oggi i partiti riformisti hanno fallito. Parlare di unità con queste forze politiche per noi non ha senso. Loro hanno accettato le logiche del padronato ed hanno sempre ostacolato tutte le lotte.

    In questa competizione c’è un proliferare di liste civiche, lei come giudica questa tendenza, i cittadini vogliono riappropriarsi della politica, hanno voglia di partecipare in prima persona?

    La gente è stufa dei partiti che usano strumentalmente la politica per trasformarla in qualcos’altro e per rispondere solo ai propri interessi. I cittadini non credendo più nei partiti vogliono riappropriarsi della politica nel senso autentico della parola. Questo è un fatto positivo, d’altra parte non dimentichiamo che i Soviet sono nati così. Però bisogna fare molta attenzione perchè alcune liste nascondono o provano a mascherare dietro mentite spoglie, personaggi politici ben conosciuti.

    C’è chi dice che oggi non esistono più le classi sociali come siamo abituati a conoscerle e non è più il tempo della lotta di classe… Ma il conflitto nella società è sempre presente. Secondo lei si può ancora parlare di lotta di classe?

    Premessa: le classi sono sempre e comunque due: la classe lavoratrice nel suo insieme e la classe borghese e proprietaria. La diminuzione della classe operaia è una bugia storica. Oggi, è sufficiente guardare alla Cina, la classe operaia è numericamente aumentata. Nel nostro Paese è indubbiamente diminuita ma l’Italia rappresenta solo una piccola parte del mondo con cui dobbiamo confrontarci. A livello mondiale le lotte sono aumentate: guardiamo agli Stati Uniti o all’Inghilterra. La lotta di classe si sta esprimendo in altri modi perhè è cambiato il sistema in cui viviamo ma sotto la cenere è sempre presente ed è pronta ad esplodere.

    A Genova il lavoro è uno dei problemi più sentiti. Non siamo più una città industriale, il porto probabilmente deve essere rilanciato, secondo lei qual è la vocazione futura della nostra città?

    Genova è nata come città industriale poi in seguito c’è stato un tentativo di trasformarla in città turistica. Ma secondo me l’operazione è stata gestita male. Oggi il polo industriale si sta sgretolando giorno dopo giorno perchè gli investitori, per ragioni di convenienza, hanno preferito trasferirsi altrove. Per invertire lo stato delle cose è necessario modificare il sistema di produzione. Ad esempio la Fincantieri continua a costruire navi da crociera ma forse ci vorrebbe una spinta a cambiare il tipo di produzione. A livello locale non si può fare granché con il sistema capitalistico vigente, ci vuole un impegno ed un ripensamento delle politiche a livello nazionale.

    E sulle grandi opere, ad esempio il Terzo Valico, ovvero la nostra Tav, lei cosa ne pensa, è un intervento necessario?

    Il Terzo valico non si deve assolutamente fare. La Tav è chiaramente un’opera per far ingrassare le mafie, punto e basta.

    Un Sindaco, una giunta comunale cosa può fare per diminuire il trasporto privato e di conseguenza incentivare il tpl?

    Certo è difficile pensare di cambiare la situazione se si continua a pubblicizzare la vendita di automobili… Tra l’altro occorre ricordare che l’iperproduzione è stata una delle cause primarie della crisi economica.

    Secondo me l’unica soluzione è fare un’ordinanza che vieti il transito delle macchine e lo consenta solo in caso di necessità. Le persone che si recano al lavoro devono poter usufruire di un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome. Le risorse economiche necessarie per rendere il tpl efficiente si possono prendere dalla fiscalità generale. Innanzitutto facciamo pagare l’Imu alla chiesa. Inoltre basterebbe evitare lo spreco di denaro per lavori pubblici inutili ed anzi dannosi. Perchè non ripristinare la tranvia? questo sarebbe un lavoro pubblico veramente utile per i cittadini. Se si combatte seriamente l’evasione fiscale e la corruzione, la disponibilità economica per interventi a favore dei lavoratori che pagano le tasse, si trova.

     

    Matteo Quadrone

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

  • Salute 2.0: ecco Nuto.it, il social network dei medici italiani

    Salute 2.0: ecco Nuto.it, il social network dei medici italiani

    SanitàIn occasione della 4a Giornata di formazione dedicata al settore della comunicazione in materia di sanità, venerdì a Bologna è in programma “Comunicazione sociale per la salute. Salute 2.0: fra domanda e offerta di informazione“, iniziativa nazionale promossa dall’Agenzia Informazione e Comunicazione della Giunta Regionale Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Università di Bologna e la Fondazione Pubblicità Progresso.

    Il convegno raccoglierà le testimonianze dei più innovativi operatori attivi nel settore della comunicazione in campo sanitario e medico-scientifico, con un’attenzione particolare alle nuove realtà in ambito social media.

    Proprio in quest’ottica, la relazione che aprirà il meeting sarà incentrata sul progetto “Nuto“, un social network medico nato in Italia nell’ottobre 2011 e che già conta oltre 1.000 utenti.

    Tutti i dibattiti interni a Nuto sono liberi, in quanto avvengono su uno spazio di comunicazione indipendente da logiche di mercato e di lobbying. I medici iscritti si scambiano domande diagnostiche o terapeutiche, opinioni sull’attualità, segnalazioni di corsi e congressi, opportunità di lavoro e notizie, dando vita a gruppi tematici di discussione come ad esempio “Medicina generale”, “Psichiatri”, “Scienza e Fede”, “Medicina legale” e “Medicina estetica”.

    Ma Nuto.it è anche biblioteca digitale con le linee guida nazionali e internazionali per la diagnosi o il trattamento di varie patologie, servizio utile per una professione che impone una formazione continua e aggiornamenti costanti.

  • Via Shelley, venticinque anni di battaglie fra residenti e Comune

    Via Shelley, venticinque anni di battaglie fra residenti e Comune

    Via ShelleyL’anno scorso sono stati pubblicati gli atti, sono partite le ingiunzioni per gli espropri ai terreni dei privati, e il progetto della nuova strada in via Shelley a Genova Quarto sembrava essere giunto nella fase ultima dell’iter, a un passo dalla realizzazione: invece è arrivato puntuale il settimo ricorso al Tar presentato dai residenti riuniti in comitato.

    Ora si attende la data della discussione del ricorso, se il Tar darà ragione ai residenti il Comune si affiderà ancora una volta al Consiglio di Stato, in caso contrario l’appalto potrebbe partire. Un progetto da 8 milioni di euro, che prevede la tombinatura del rio Penego e la costruzione della strada di collegamento, di cui 2,2 milioni sarebbero pagati dai privati come oneri di urbanizzazione in cambio del permesso di costruire 5 palazzi di 4 piani nella valletta dei rio Penego, ovvero in quel versante denominato “collina degli ulivi” di fronte alle abitazioni di via Shelley.

    I residenti bocciano con forza la realizzazione delle abitazioni definendo l’intera operazione una speculazione edilizia e chiedono che la strada venga costruita fuori dal terreno di loro proprietà. Allo stato attuale del progetto la parte di tracciato che coincide con la via privata è quella iniziale per chi giunge da corso Europa, e questa sarebbe una delle argomentazioni del loro ultimo ricorso.

    Ma cerchiamo di capire meglio. Il nucleo di via Shelley venne realizzato negli anni 60/70 da un gruppo di cooperative, si tratta di una decina di condomini lungo il corso dei rio. Il progetto della strada di collegamento fra corso Europa e Apparizione è una storia “vecchia come il cucco”, risale addirittura all’epoca di Cesare Campart sindaco di Genova, venne infatti deliberata nel 1986 con un piano particolareggiato. Da quel momento una battaglia fatta di tribunali, ricorsi, giudici, Consiglio di Stato, commissario ad acta e chi più ne ha più ne metta ha fatto sì che venissero progettate sette diverse ipotesi di tracciato che oggi, dopo ventisei anni, non hanno portato a nulla di concreto. Negli anni il Comune è riuscito solo a completare il primo lotto di lavori, ovvero la parte a monte del tracciato stradale da via Monaco Simone (tre miliardi di vecchie lire gettati dalla finestra) che non è mai stato aperto perché scatenerebbe una guerra locale fra i residenti di via Shelley, le cooperative a valle chiuderebbero la strada e le auto da via Monaco Simone si ritroverebbero una sbarra a metà del tragitto prima di raggiungere corso Europa.

    In sostanza un centinaio di persone riunite in comitato tengono in scacco il Comune di Genova da ventisei anni, forti dei ricorsi vinti al Tar e di una sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il progetto comunale a causa, soprattutto, di errori procedurali per quanto riguarda la lottizzazione.

    il Traffico in via Tanini
    Via Tanini a Borgoratti

    Dall’altra parte della valle, invece, il tracciato è considerato un’opera fondamentale. Parliamo del quartiere di Borgoratti, via Posalungavia Tanini budello di automobili da almeno trentanni, una strada, quest’ultima, che dovrebbe essere a senso unico vista la ridotta larghezza della corsia e che invece è l’unica possibilità di percorso per i mezzi diretti ad Apparizione e da Apparizione verso il centro, costretta a sopportare ad ogni ora del giorno autobus incastrati fra muro e macchine parcheggiate, code interminabili, smog e inquinamento alle stelle… scene di ordinaria amministrazione.

    Ma per il Comune di Genova non è solo una questione legata al traffico. A Tursi sostengono che via Shelley sia allo stato attuale una delle zone di Genova maggiormente esposte al rischio idrogeologico, l’ultimo tratto del rio Penego verserebbe in condizioni definite disastrose a causa di tombinatura abusiva realizzata in occasione della costruzione da parte delle cooperative (Comune e Provincia avevano emesso due ordinanze perché le cooperative effettuassero verifiche alla tombinatura del rio, cosa che non è mai stata fatta). La tombinatura non ricalcherebbe fedelmente l’alveo demaniale cadendo anche in terreni privati e la sezione del rio a valle sarebbe troppo stretta e danneggiata, generando una situazione che gli esperti definiscono di “pericolo assoluto”.

    Ma non tutti gli esperti sembrano essere dello stesso parere. Se infatti il progetto del Comune ha come priorità la messa in sicurezza idrogeologica, Andrea Agostini di Legambiente sostiene che l’area in questione non sarebbe soggetta a nessun tipo di rischio e che si tratterebbe soltanto di un pretesto per ottenere il via libera al progetto.

    «Se andiamo a vedere i documenti della Provincia, la zona di via Shelley è indicata come Zona Azzurra, ovvero non soggetta a particolari rischi idrogeologici. Siamo davanti ad un pretesto per poter realizzare la strada utilizzando parte dei fondi privati di Coopsette che procederà con la costruzione delle palazzine. Per carità, è vero che l’ultimo tratto del rio Penego nella confluenza con il torrente Sturla ha qualche problema da risolvere, ma si tratterebbe di un intervento singolo, su 50/60 metri di corso, non di più. Un intervento che non giustificherebbe certamente la copertura dell’intero rio.»

    «Noi non siamo contrari alla costruzione di una strada di collegamento, siamo contrari alla speculazione edilizia – continua Agostini -e appoggiamo la proposta del comitato che è quella di un percorso alternativo, un progetto che costerebbe al Comune molto meno di quello per cui si sta combattendo da anni e anni. Si potrebbe passare più alti, collegare via Monaco Simone alla strada già esistente di Quarto Alta grazie ad una brevissima galleria, nemmeno 50 metri. Le auto sfocerebbero così nel cavalcavia di Quarto potendo poi procedere sia in direzione Nervi che in direzione centro. E’ bene sottolineare che nel progetto del Comune le auto, una volta scese in corso Europa, potrebbero esclusivamente svoltare verso il centro città.»

    «Infine – conclude Agostini – l’assessore Mario Margini durante un incontro pubblico ha dichiarato che ci sono i soldi per la tombinatura e per fare la strada sopra la tombinatura… ma solo sino a metà di via Shelley, ovvero sino al termine delle palazzine costruite da Coopsette».

    E per quanto riguarda gli abitanti di via Tanini, il quartiere di Borgoratti non è la prima vittima in questa storia? «Negli anni passati via Tanini è stato il teatro di una speculazione edilizia senza precedenti – afferma Agostini –  i cittadini hanno venduto i terreni al Comune perché venissero costruiti palazzi su palazzi, portando così la portata abitativa a livelli incontrollabili e decisamente superiori alle reali e concrete possibilità della zona. Quello che vive via Tanini ogni giorno, purtroppo, è il risultato di un errore del passato, un errore la cui responsabilità è anche degli stessi abitanti, magari non direttamente di chi ci vive ora, ma dei padri o dei nonni…”

     

    Gabriele Serpe

    Via Shelley a GenovaVia Shelley a QuartoRio Penego a Genova Quarto

    Via Shelley, Quarto

  • Turismo in Liguria: in crescita il mercato degli immobili di pregio

    Turismo in Liguria: in crescita il mercato degli immobili di pregio

    Sant'Ilario a GenovaIIN (Italian International Network, società italiana di servizi e consulenza immobiliare) pubblica un’analisi del mercato immobiliare ligure e genovese dalla quale emerge un dato significativo: in questo inizio di 2012 l’investimento che acquirenti stranieri sono disposti a compiere in operazioni immobiliari in Liguria ammonta a oltre 100 milioni di euro.

    Si tratta di investitori, in particolar modo russi e inglesi, che dispongono di mezzi economici importanti alla ricerca di residenze di pregio, soprattutto nell’area del Tigullio, dove si concentra circa l’80% degli investimenti potenziali.

    Parliamo di una clientela molto esigente, alla ricerca di soluzioni “off market”,  ovvero case fuori dal mercato (né ufficialmente né ufficiosamente in vendita, ma che, con un’ottima offerta al proprietario, potrebbero essere acquistate ndr), e che per questo si affidano a società come IIN, che si muovono come veri e propri “cacciatori di ville” per soddisfare le esigenze dei facoltosi clienti.

    «Una grande opportunità per l’economia della nostra regione  – afferma Chiara Lagomarsino Picasso  Head of International Department di IIN – una cifra considerevole che potrebbe dare una boccata di ossigeno importante all’economia della regione anche in termini di ricaduta economica».

    «La Liguria, a differenza di territori come ad esempio la Toscana, resta ancora una terra tutta da scoprire, che ha i requisiti giusti per poter attrarre il mercato internazionale. Dai nostri dati rileviamo una crescita d’interesse verso residenze e, in particolare, “seconde case” di pregio in Liguria. Tale incremento di richieste, nell’ordine del 15% annuo, ci conferma che questo mercato non teme la crisi ed è in grado di aprire allo scenario internazionale anche regioni meno conosciute, come la nostra. Il recente accordo siglato con Knight Frank, il maggior operatore mondiale nel segmento di mercato degli immobili di pregio, conferma l’assoluto interesse che il golfo ligure ha per gli investitori di tutto il mondo».

  • Martedì 27 marzo 2012: sciopero regionale dei mezzi Amt e Atp

    Martedì 27 marzo 2012: sciopero regionale dei mezzi Amt e Atp

    Autobus GenovaPer domani martedì 27 marzo è stato proclamato lo sciopero regionale di 24 ore per tutto il personale delle Aziende di Trasporto Pubblico Locale della Liguria, «contro l’inerzia dimostrata dalla Regione nell’apportare modifiche alla Legge Regionale n. 31/98», una decisione – come si apprende dalla nota diffusa dai sindacati – che ha come fine quello di sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sulle seguenti problematiche:

    Individuazione di un bacino unico regionale per l’affidamento dei servizi di TPL; introduzione di efficaci sistemi economici premianti per favorire la costituzione di un’Azienda Unica Regionale di TPL; garanzia delle risorse necessarie alla sopravvivenza delle cinque Aziende di TPL, alla salvaguardia degli attuali livelli di servizio, alla garanzia della continuità occupazionale dei quasi 5000 lavoratori, al mantenimento dei trattamenti economici e normativi acquisiti contrattualmente.

    Lo sciopero si svolgerà con le seguenti modalità:

    AMT Spa – Genova

    Personale Viaggiante e Graduato da inizio servizio alle ore 5.30

    dalle ore 9.30 alle ore 17.00

    dalle ore 21.00 a fine turno

    Restante personale tutto il turno

    Personale esentato come da accordi aziendali vigenti

    Ferrovia Genova Casella – Genova

    Personale Viaggiante e Graduato da inizio servizio alle ore 6.30

    dalle ore 9.30 alle ore 17.30

    dalle ore 20.30 a fine servizio

    Restante personale tutto il turno

    Personale esentato come da accordi aziendali vigenti

    ATP Spa – Carasco (GE)

    Personale Viaggiante e Graduato da inizio servizio alle ore 6.00

    dalle ore 9.00 alle ore 17.00 dalle ore 20.00 a fine servizio

    Personale addetto alla biglietterie dalle ore 9.00 alle ore 16.30

    Restante personale tutto il turno

    Personale esentato come da accordi aziendali vigenti

  • Incontro con Marco Doria, candidato sindaco di Genova per il centro sinistra

    Incontro con Marco Doria, candidato sindaco di Genova per il centro sinistra

    Marco DoriaSiamo con Marco Doria, docente universitario di Storia economica presso la facoltà di Economia dell’ateneo genovese, vincitore delle primarie, candidato sindaco del centro sinistra. Marco Doria è stato per sette anni, dal 1978 al 1985, consigliere di circoscrizione di Albaro per il Pci e per tre, 1990-1993, consigliere comunale. Dopo quasi vent’anni da attivo spettatore nell’autunno 2011, grazie ad un  appello di alcuni intellettuali genovesi, Doria ha deciso di tornare ad occuparsi di politica in prima persona.

    Sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà, ha vinto con largo consenso le primarie ed oggi ci sono molte aspettative intorno alla sua candidatura. Lei è indubbiamente una figura libera ed indipendente ma la prima domanda che voglio porle è: pensa davvero di riuscire – nel caso diventasse sindaco – ad attuare le politiche che ha in mente, insomma ad avere testa e mani libere di agire, considerando che dovrà confrontarsi con interessi e logiche che muovono i partiti che l’appoggeranno?

    La testa libera sicuramente sì. Io penso che la coalizione di centro sinistra sia una coalizione di cittadini. Mi auguro di ottenere tanti consensi e spero che anche la lista che mi appoggia, espressione della società civile, raggiunga un buon risultato. Ovviamente io dovrò confrontarmi, come già sto facendo, con tutti i componenti della coalizione, singole persone ed organizzazioni politiche, per trovare una linea comune. Oggi sono il candidato di tutta la coalizione del centro sinistra e per essa ho il massimo rispetto. Questo però non significa affatto che io debba piegarmi a delle logiche di spartizione del potere.

    Vorrei affrontare con lei il tema del centro storico, una perla della città che andrebbe adeguatamente valorizzata a fini turistici e commerciali. Attualmente alcune zone, penso a via della Maddalena e al Ghetto, stanno provando a rialzarsi soprattutto grazie all’impegno di residenti, realtà associative ed al sostegno delle istituzioni; altre porzioni di città vecchia, ad esempio via di San Bernardo, sono frequentate solo nelle ore notturne a causa della cosiddetta “movida”, mentre durante il giorno sono abbandonate a se stesse. Come si possono coniugare le diverse esigenze degli abitanti, che chiedono di tutelare il loro sacrosanto diritto al riposo e dei giovani alla ricerca di luoghi per il divertimento, con la necessità di rilanciare il centro storico?

    Il centro storico è un gioiello, un patrimonio di Genova ma anche una porzione di città che vive problemi complessi e seri. Quindi richiede politiche di intervento articolate. Innanzitutto occorre valorizzare sempre più l’insieme di bellezze storico-artistiche della città vecchia. E promuovere flussi di turisti non solo nei percorsi tradizionali, ovvero Palazzo Ducale, via San Lorenzo, via Garibaldi, area del Porto antico, ma anche in percorsi oggi meno frequentati. Penso ad esempio a Sarzano, S. Maria di Castello, le Vigne, la Commenda di Prè. Inoltre il centro storico deve diventare un’area dove favorire, con adeguate politiche di sostegno, l’insediamento di nuove attività economiche, in particolare piccole attività commerciali ed artigianali. Per quanto riguarda la questione della cosiddetta “movida” è necessario ricordare a tutti l’importanza del rispetto delle regole affinché il legittimo bisogno di svago dei giovani non entri in conflitto con le rispettabili esigenze dei residenti. Occorre una politica capace di distribuire in maniera più intelligente sul territorio cittadino i luoghi del divertimento giovanile, in modo tale da risolvere il problema della tutela dei diritti degli abitanti del centro storico.

    Al di là delle considerazioni sull’utilità economica e sull’impatto ambientale di alcune grandi opere infrastrutturali, secondo lei un’opera come il Terzo valico, oggi in liguria e più in generale in Italia, le istituzioni sono in grado di gestirla? Oppure vista la moltiplicazione dei costi che spesso si registra nel nostro Paese ed il concreto pericolo di infiltrazioni criminali, attualmente lo Stato italiano non è all’altezza?

    Io ritengo che alcune grandi opere debbano essere realizzate. I temi che lei solleva, pericolo di infiltrazioni criminali e certezze costi/tempi, sono sfide ed impegni che dobbiamo assumerci. In altri termini voglio dire che questi rischi non devono bloccarci. Si tratta infatti di pericoli che riguardano anche altre opere, non necessariamente le cosiddette grandi opere. Penso ad esempio ai lavori pubblici per la messa in sicurezza del territorio. In tutti i casi bisogna prestare la massima attenzione ma gli interventi vanno realizzati.

    Per quanto riguarda il Terzo Valico lei ha detto di essere favorevole, si tratta di un intervento che insiste su una vallata, la Val Polcevera, che già presenta diverse criticità e nel passato è stata ampiamente vessata…

    Per me è importante modernizzare il sistema di collegamenti ferroviari tra Genova e la pianura padana e tra Genova ed il resto d’Europa. Quindi sono favorevole ai lavori di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie che potrebbero garantire uno spostamento significativo del trasporto dalla gomma alla rotaia. Ovviamente sono consapevole dei disagi che questi interventi comportano nella popolazione residente. Per la realizzazione di qualsiasi opera, grande o piccola, bisogna fare in modo di controllare la certezza dei tempi/costi ed attenuare, per quanto possibile, le criticità sul territorio.

    Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, l’inceneritore a Borzoli è una priorità?

    La soluzione è aumentare la raccolta differenziata e soprattutto l’effettivo riciclo dei materiali recuperati, ovvero la via al riciclo spinto ai livelli indicati dalle normative europee e nazionali. Questo sistema riduce la quota residua di rifiuti che dovrà essere trattata. Una parte di questi sarà trattata in un impianto a freddo di prossima realizzazione. Quindi il problema va affrontato, da un lato stimolando la raccolta differenziata e dall’altro con l’impianto di trattamento a freddo. In questo modo, secondo me, potremmo ottenere risultati significativi ed in seguito valutare se saranno necessari ulteriori investimenti anche per sistemi diversi. 

    Secondo lei qual è la vocazione di Genova per il prossimo futuro, soprattutto per quanto riguarda la crescita economica e la creazione di nuove opportunità di lavoro?

    Genova dovrebbe avere una vocazione mista ed accanto ai tradizionali assi dell’economia cittadina, ovvero porto ed industria, bisogna svilupparne degli altri. Il porto deve continuare ad essere una colonna dell’economia genovese. Il settore industriale è stato pesantemente ridimensionato ed il Comune farà la sua parte per cercare di difenderlo.

    E poi ci sono altre numerose opportunità: penso ad esempio al settore della ricerca, la ricerca scientifica, quindi l’importanza del ruolo dell’Università, dell’IIT, del nuovo polo tecnologico degli Erzelli, la ricerca in campo medico-sanitario, quindi l’ex Ist e l’ospedale Gaslini. E ancora l’ambito del turismo e della cultura: Genova ha tutte le potenzialità per diventare una capitale italiana del turismo culturale.

     

    Matteo Quadrone

    Video di Daniele Orlandi

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu