Categoria: Interviste

Interviste ed incontri con i personaggi più in vista dal mondo dello spettacolo, della cultura dell’economia e della politica

  • Incontro con Simonetta Saveri, candidato sindaco di Primavera Politica

    Incontro con Simonetta Saveri, candidato sindaco di Primavera Politica

    Saveri Primavera PoliticaQuest’anno, in corsa per Palazzo Tursi, troviamo un discreto numero di liste civiche, diretta espressione della società civile, intenzionate a dire la loro in maniera autonoma, ritagliandosi uno spazio nel dibattito politico odierno.

    “Primavera Politica” è una di queste. Il candidato sindaco della neonata associazione è Simonetta Saveri, giovane avvocato di formazione cattolica. Lo slogan della lista è “Una città in cui si vive bene perché ci si vuole bene!” , per sottolineare il nuovo stile di fare politica che il candidato sindaco di “Primavera Politica” intende portare avanti.

    Noi proponiamo una politica “normale”, fatta di persone che comprendono i bisogni della gente perché sono persone che vivono gli stessi bisogni – spiega Simonetta Saveri – Persone che prendono l’autobus, lavorano, vanno a fare la spesa, fanno la coda in banca, in posta, ovunque … e a volte faticano a sostenere le spese, a pagare l’affitto o il mutuo, attendono una visita medica da tempo e pagano il parcheggio perché non hanno un posto auto o perché non hanno l’auto blu.

    In quale maniera una lista civica come la vostra, di persone “normali”, può mettere in difficoltà i grandi apparati politici che vi troverete di fronte nella competizione elettorale? in altri termini come farete ad evidenziare la vostra differenza ?

    Vogliamo essere una voce che in mezzo a tante altre si distingue per l’obiettivo che si pone, ovvero costruire una città in cui si vive bene. La differenza è in parte generazionale, ma anche di linguaggio e di stile.

    Ritenete che in un momento storico come questo, in cui c’è un forte sentimento di antipolitica, un movimento come il vostro possa essere in qualche modo favorito?

    Noi non vogliamo essere inclusi nella cosiddetta anti politica. Al contrario vogliamo fare politica intesa come l’arte più nobile a servizio dei cittadini. D’altra parte è evidente la stanchezza dei cittadini nei confronti di un certo modo di fare politica. Noi speriamo di poter dare un segno di speranza.

    Per quanto riguarda il vostro programma, in merito al tema Lavoro, proponete di semplificare la burocrazia ed agevolare gli investimenti provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero. Ci può fare qualche esempio di semplificazione burocratica in questo ambito? ed invece quali strumenti può mettere in campo un sindaco per agevolare investimenti ed insediamenti produttivi nella nostra città?

    Faccio solo un esempio. Per installare una piccola insegna nella nostra sede in via di Sottoripa abbiamo dovuto consegnare molta documentazione e ci sono voluti circa 50 giorni per ottenere i permessi necessari. Io non posso credere che le piccole imprese ed i commercianti debbano sottostare a questa tempistica.
    Per quanto riguarda il Porto permane un sistema fin troppo rigido di regole burocratiche che devono affrontare tutte le navi che attraccano nello scalo genovese. Negli altri Paesi d’Europa esistono norme più elastiche.
    Il primo strumento ovviamente è non ostacolare gli investimenti. Poi si possono concedere aree a basso costo ed ipotizzare misure di defiscalizzazione. E ancora un minor costo per l’energia visto che il Comune in questo ambito ha un forte potere contrattuale e può agire di conseguenza.

    Sempre per il sostegno alle imprese, parlate anche dell’importanza della creazione di infrastrutture. Per quanto concerne le grandi opere, gronda autostradale e terzo valico, qual è la vostra posizione?

    Genova deve aprirsi all’Italia e all’Europa nel rispetto della persona umana. La Gronda è sicuramente un’opera imponente che sarà conclusa tra molti anni ed inevitabilmente creerà disagio ai cittadini. Io credo sia opportuno iniziare dalle piccole opere come il nodo di San benigno, il raddoppio della ferrovia Voltri-Genova ed aumentare i treni metropolitani. Occorre valutare quali effetti avranno sulla viabilità questi interventi ed in seguito si potrà pensare se continuare il progetto Gronda.

    In merito ai servizi pubblici gestiti dal Comune, cosa intendete fare delle società municipalizzate?

    Queste aziende devono essere efficienti, produttive e fornire davvero un servizio ai cittadini. Faccio un esempio: Comuni e Regioni, per Amt mettono in campo 100 milioni di euro in conto esercizio all’anno, questo non è più sostenibile. Noi pensiamo ad una collaborazione tra l’ente pubblico e soggetti privati. All’interno di primavera politica abbiamo istituito una commissione di studio sul bilancio, quindi anche sulle società municipalizzate e pubblicheremo i risultati a marzo.

    Al centro del vostro programma è sempre presente la famiglia. Proponete un sistema di riduzione delle tariffe dei servizi pubblici ed agevolazioni fiscali, ma considerando i tagli agli enti locali, dove pensate di recuperare le risorse necessarie per attuare questi interventi?

    I soldi per quello in cui si crede in un modo o nell’altro bisogna trovarli. Il quoziente familiare che vogliamo introdurre è semplicemente una modifica dei parametri del modello Isee con cui attuare una riduzione delle tariffe dei servizi in base al reddito, al numero dei figli e alla presenza in famiglia di persone non autosufficiente. Si tratta di un’operazione a costo zero immediatamente realizzabile.

    In tema di formazione volete un maggiore collegamento tra scuola, Università ed operatori professionali. Per i giovani quale modello di formazione avete in mente?

    Io ritengo fondamentale sviluppare un processo educativo e culturale già a partire dalla scuola primaria per ridare valore ai lavori tecnici e manuali. Penso che la formazione debba puntare su qualifiche professionali che davvero sono utili per il territorio. Inoltre è importante incentivare le aziende a fare formazione al loro interno.

    Il problema della casa è molto grave, voi proponete interventi di edilizia residenziale pubblica a favore di giovani sposi. Ma intendete fornire un aiuto esclusivamente a questa categoria o vi rivolgete anche alle giovani coppie ed ai giovani in generale?

    La nostra Regione ha il tasso di natalità più basso d’Italia. Il calo demografico può portare al collasso economico e sociale della città. Occorre fare scelte precise ed aiutare quelle giovani coppie che intendono assumersi una responsabilità, che vogliono sposarsi e creare una famiglia aperta alla vita.

     

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento

  • “I musicisti hanno gli occhi belli”: incontro con Maria Grazia Tirasso e i Theatralis

    “I musicisti hanno gli occhi belli”: incontro con Maria Grazia Tirasso e i Theatralis

    Intervista a Maria Grazia Tirasso e al gruppo TheatralisUna scenografia semplice: da una parte una poltrona, un tavolino con alcuni libri, fogli sparsi per terra su un tappeto; dall’altra, sedie e leggii a evocare la sala prove di un gruppo musicale. Sul palco idealmente diviso in due, entra in scena la Musica: cinque amici che si riuniscono per provare. Chi ha portato da mangiare, chi è in ritardo, chi comincia ad accordare il proprio strumento. Si lanciano battute e scherzano in un’atmosfera completamente rilassata. A breve distanza, entra in scena la Parola: sprofondata nella poltrona una figura femminile, avvolta in un vaporoso scialle bianco e turchino, osserva il gruppo provare.

    I musicisti hanno gli occhi belli: il loro sguardo sembra che veda la forma della musica. I loro occhi incontrano gli occhi degli altri ed è come se l’armonia che esprimono fosse un abbraccio”. Comincia così lo scontro Parola-Musica, che poi è il cuore dello spettacolo portato in scena il 25 e 26 febbraio al Teatro Garage per la regia di Maria Grazia Tirasso con i Theatralis (Francesco Nardi – piano, Barbara Ludovico – violoncello, Eleonora Pacifico – flauto, Alessandra Poggi – canto, Andrea Poggi – chitarra).

    Abbiamo seguito la prova generale e chiacchierato con la regista e con Francesco Nardi, autore delle musiche insieme ad Andrea Poggi. Proprio Francesco racconta come è nata casualmente l’idea dello spettacolo: «Invito Maria Grazia ad una delle nostre prove e dopo un po’ che ci ascolta comincia ad estraniarsi e a scrivere. Alla fine della prova chiude gli appunti e ci chiede se vogliamo fare uno spettacolo con lei». Aggiunge Maria Grazia: «Assistere alle prove, siano esse teatrali o musicali, non è cosa per tutti, è riservata più che altro agli addetti ai lavori, così mi sono detta, perché non allargare al pubblico questa possibilità? Di lì l’idea di uno spettacolo in cui la musica si alternasse alla parola, in un avvicendarsi di momenti ironici ad altri più seri. Ai musicisti ho chiesto la massima naturalezza e il massimo relax come se fossero realmente nella loro sala prove, cosa assolutamente non facile».

    Ma come si è arrivati al titolo “I musicisti hanno gli occhi belli”? «Io non so perché i musicisti hanno gli occhi belli – risponde Maria Grazia- so che una delle cose che ho scritto quella fatidica sera era questa. Mi è uscita così. Credo che esprima l’idea dell’armonia che ho visto nel loro gruppo. Mi è capitato di vederla anche in gruppi di attori: non è indispensabile, ma davvero se c’è fa la differenza».

    Francesco: «Per noi Theatralis l’armonia è fondamentale, l’abbiamo assunta a nostro valore fin dalla costituzione del gruppo, intendendola non solo come armonia del suono, ma anche e soprattutto come armonia tra le persone che producono questo suono. Le musiche che portiamo sul palco sono musiche originali scritte da noi e individuano un’altra caratteristica, che si evince anche dal nostro nome, che è la nostra affinità con l’esperienza teatrale: abbiamo scritto per vari spettacoli brani che qui riproponiamo riadattati o rivisti con l’aggiunta delle parole al canto».

    E ancora Maria Grazia sull’evolversi, in scena, dell’opposizione Parola-Musica: «Il mio personaggio a un certo punto vacilla, si rende conto che è sbagliato creare una contrapposizione tra linguaggi che sono diversi in partenza, sebbene entrambi parlino ai sentimenti».

    Intervista ai Theatralis

    Riguardo poi al personaggio-Parola che lei stessa interpreta: «All’inizio avevo pensato a semplici interventi miei, quasi una chiacchierata; poi andando avanti questo ruolo si è definito, diventando un personaggio, che all’inizio si contrappone alla Musica, per poi avvicinarsi sempre di più, andando verso la pacificazione. Ci sono alcuni momenti in cui compie delle incursioni nel mondo della Musica, come quando racconta una favola usando gli strumenti musicali come personaggi, sfruttandoli a proprio vantaggio per mettere avanti la Parola. Non a caso dopo questa parte c’è la prima canzone con le parole, ed ecco che le due cominciano a compenetrarsi».

    Nello spettacolo il contrapporsi delle due “sfidanti” è supportato, oltre che dalla divisione ideale del palco, dall’alternarsi tra i pezzi recitati dalla Parola e quelli suonati dalla Musica. Provando e riprovando sono scaturite le idee migliori a proposito. Racconta Francesco: «Mentre stavamo provando, Andrea (Poggi, chitarra) ha avuto un’intuizione straordinaria: rimanere fermi immobili quando la musica si interrompe». E si va avanti così, tra pezzi strumentali, brani cantati e passaggi parlati, mentre l’iniziale antitesi si tramuta via via in una crescente armonia.

    A fine spettacolo, un meraviglioso assolo di piano chiude la diatriba: «Il mio personaggio fa un’estrema arringa -conclude Maria Grazia- utilizzando le ultime parole da “Confesso che ho vissuto” di Neruda, poi si avvicina allo strumento e lo fa suonare, con quattro note che sanciscono di fatto la pace, perché Francesco si siede e sviluppa tutto un tema su quelle note».

    Altre collaborazioni in vista nel futuro? «Idee ce ne sono tante –dice Francesco- specialmente grazie al fatto che noi lavoriamo a stretto contatto con il teatro. Intanto il prossimo appuntamento dei Theatralis è a maggio con “Canto alla luna” (uno spettacolo della compagnia teatrale Le Fusa, regia di Giovanna Vallebona), che debutterà proprio qui al Teatro Garage».

     

    Claudia Baghino

  • Arte Genova, la mostra mercato dell’arte moderna e contemporanea

    Arte Genova, la mostra mercato dell’arte moderna e contemporanea

    Nicola Rossi Presidente NEFDal 24 al 27 febbraio 2012 la Fiera di Genova ospita la rassegna Arte Genova, mostra mercato dedicata all’arte moderna e contemporanea. Patrocinato dal Comune di Genova, l’evento è organizzato dalla NEF (Nord Est Fair, che cura anche l’appuntamento gemello, a Padova) e presenta ai visitatori una panoramica su più di ottanta gallerie italiane.

    Nei quattro giorni di permanenza a Genova, la rassegna prevede altrettante conferenze su diversi temi legati al mondo dell’arte: “Arte e Ambiente: valore individuale e valore sociale”, 24 febbraio ore 15; “I racconti dell’anima nel viaggio dell’artista verso la luce”, 25 febbraio ore 15; “Performance di Nikolinka Nikolova e Ivan Cuvato”, 25 febbraio ore 15; “Dress less to impress – 2989 imago”, 25 febbraio ore 17.

    Venerdì, sabato e domenica la rassegna è aperta dalle 10 alle 20, mentre lunedì apre solo tra le 10 e le 13 per permettere la conclusione delle vendite.

    Abbiamo curiosato tra gli stand in fase di allestimento poco prima della vernice di presentazione e parlato dell’evento con Nicola Rossi, presidente della NEF.

    Arte Genova è giunta all’ottava edizione. Perché scegliere Genova per questa manifestazione?
    Abbiamo scelto Genova ormai otto anni fa, ha le giuste dimensioni, i requisiti e la cultura necessaria per ospitare e capire una fiera d’arte. La fase di recessione che sta attraversando il nostro paese rende le cose difficili, ma è proprio in questi momenti che si tende a investire in beni rifugio: l’arte è uno di essi. Paradossalmente, mentre nel campo immobiliare si sono registrate ultimamente delle flessioni, il mercato dell’arte ha evidenziato delle plusvalenze, specie quando si tratta di grandi nomi d’arte moderna e contemporanea.

    Arte Padova 2011 registra un afflusso di visitatori che supera le 20mila unità. Quali sono i numeri di Genova?
    Padova ormai tocca i 27-28mila visitatori. Qui a Genova ci aspettiamo sui 15mila visitatori. Arte Padova si è svolta lo scorso novembre e ha visto un incremento importante dei flussi economici, con vendite relative anche ad artisti non ancora affermati, che sono poi quegli artisti che possono costituire un delta di crescita degli investimenti.

    A quale pubblico vi rivolgete con questa manifestazione? È una realtà aperta anche al grande pubblico che magari viene per semplice curiosità?
    Senz’altro una fiera come questa, con le caratteristiche espositive che presenta, è diretta a un pubblico di collezionisti e appassionati, un po’ più selezionato, ma anche a un pubblico museale, composto di visitatori che non comprano ma hanno il piacere di fruire di una serie di opere d’arte: qui hanno occasione di vedere esposte tra le cinque e le seimila opere, difficili da trovare tutte concentrate in un museo. Accanto ai maestri del Novecento vengono presentate giovani promesse che però hanno già un curriculum e una buona attività, e sulle quali è economicamente conveniente investire. Abbiamo allestito un’apposita sezione, “Under 5000”, che raggruppa opere di giovani artisti acquistabili al di sotto dei cinquemila euro.

    Nel catalogo 2012 si leggono nomi come Modigliani, Picasso, Warhol, Fontana, Kounellis -per dirne solo alcuni- che sono chiaramente delle istituzioni. Il gallerista, il mercante d’arte, è una figura che può, attraverso la scelta degli artisti da esporre, produrre cultura. Fare scelte di rottura richiede coraggio, in questo momento storico anche di più. Lei ha parlato di giovani promesse: c’è qualche galleria quindi che si muove in questo senso…
    Certo è più facile vendere Boetti quando è già diventato Boetti, ma per fortuna c’è sempre il gallerista che fa ricerca, e in questo momento di crisi economica tale lavoro di ricerca aiuta moltissimo perché propone giovani che ovviamente, rappresentando delle novità, hanno quotazioni accessibili.

     

    Claudia Baghino

    Video di Daniele Orlandi

  • Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Il loro blog è al nono posto della classifica ebuzzing dei blog a tema Salute. Hanno un canale di vendita e-commerce, oltre 400 amici su Facebook, quasi mille follower su Twitter, un profilo su Foursquare e sul loro canale YouTube spiegano ai genitori come usare un termometro wireless o un biberon autoriscaldante. Non solo: hanno da poco aperto una zona Wifi in cui chiunque navigare gratuitamente, e che a poche settimane dalla sua inaugurazione conta una media di 20/30 accessi giornalieri.

    Tutto questo appare molto più interessante se si pensa che stiamo parlando di una farmacia di Voltri. Abbiamo incontrato Edoardo e Maddalena Schenardi, titolari della Farmacia Serra.

    Cosa porta una farmacia apparentemente “di periferia” a diventare un punto di riferimento della comunicazione web?

    Tutto è nato per divertimento, il nostro interesse al web non è strettamente collegato al nostro lavoro, è qualcosa che si è evoluto man mano nel tempo. Senza dubbio essere presenti sul web porta via molto tempo e risorse, è un impegno costante perché se qualcuno ci chiede un consiglio o ci fa un’ordinazione dobbiamo essere tempestivi nel rispondere, il web non conosce sabati, domeniche né periodi di ferie. La ragione per cui ad esempio non ci siamo ancora iscritti a Pinterest è proprio il rischio di non avere il tempo sufficiente per gestirlo.

    La nostra presenza sul web non ci porta necessariamente ritorni sul lavoro: se una persona che vive dall’altra parte di Genova ci invia tramite Facebook le foto del figlio con i pidocchi – esempio di un fatto realmente avvenuto – e noi gli consigliamo quale prodotto usare, poi magari va a comprarlo nella farmacia sotto casa.

    Quello che però conta di più, e che ci spinge a farlo, è che Internet è un modo come un altro per parlare con la gente, esattamente come facciamo con i nostri clienti qui in farmacia. È un modo come un altro di lavorare. La cosa che più conta sul web è avere qualcosa da dire: se non ci divertissimo, non lo faremmo.

    Quali sono gli aspetti più interessanti della vostra presenza online?

    Noi abbiamo quattro figli, e attraverso la Rete abbiamo scoperto moltissimi prodotti che da ogni parte del mondo vengono ideati per agevolare i genitori. Spesso sono oggetti che le famiglie inventano in modo “casalingo”, sperimentano sui propri figli e poi brevettano e mettono in commercio: grazie a Internet possono venderli in ogni parte del mondo. Qui abbiamo prodotti importati da Stati Uniti, Nord Europa e così via, realizzati non da grandi aziende ma da genitori-designer, che noi stessi abbiamo testato sui nostri figli e poi messo in vendita. Il canale YouTube è nato proprio per questo scopo, perché mostrare in video come si usa un prodotto è molto più facile che spiegarlo.

    Non solo: proprio grazie a Internet abbiamo scoperto che non bisogna andare troppo lontano per trovare realtà interessanti. Sul web abbiamo scoperto LaitBaby, azienda genovese che commercializza prodotti per bambini: qui in negozio abbiamo in esposizione una culla trasparente, che consente ai genitori di avere sempre sotto gli occhi i movimenti del bambino. Senza Internet non avremo mai saputo della loro esistenza.

    È curioso che aziende genovesi che lavorano nello stesso ambito e potrebbero attuare dei progetti insieme non abbiano gli strumenti per sapere una dell’esistenza dell’altra: come mai secondo voi?

    È uno dei difetti di Genova: questa città ospita alcune delle personalità più interessanti del web, solo che a Genova nessuno lo sa. Noi stessi abbiamo avuto dei contatti da parte di molte persone provenienti da tutta Italia, abbiamo partecipato a numerosi eventi e blogger di fama nazionale hanno parlato di noi, ma un’analoga attenzione da parte dei genovesi è arrivata in un secondo tempo.

    Sarebbe bello che qualcuno organizzasse in modo stabile degli appuntamenti informali, tipo cene o aperitivi, perché ad esempio tutti i blogger genovesi possano incontrarsi anche di persona.

    Marta Traverso

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Temple of Deimos

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Temple of Deimos

    Deimos è uno dei figli di Marte e Venere, ed è anche un satellite di Marte.

    Ed è Temple of Deimos che hanno deciso di chiamarsi Fabio, Matteo e Riccardo nel creare il loro progetto musicale, che parte nel 2006 e vede un primo EP nel 2007. I

    Temple of Deimos pubblicano poi l’album omonimo nel 2010, dopo averlo registrato nel 2009 sotto la direzione artistica del produttore indipendente David Lenci (che inoltre canta insieme a Fabio in una delle tracce).

    Di lì parte un lungo tour di 46 date (terminerà a giugno 2012), che porta i ragazzi a suonare lungo tutta la penisola.

    Nella sua storia la band ha fatto da supporter a nomi come Meganoidi, Giorgio Canali e Pete Doherty. “Suonare fuori è sempre una scommessa –dice Matteo- ma quando la serata va bene dà ovviamente una grande soddisfazione”. Fabio: “Non tutte le serate sono perfette, a volte ci si mettono tanti fattori tra cui magari nove ore di viaggio, ma siamo orgogliosi di poter dire che la maggior parte delle esibizioni è andata bene.

    La cosa più importante comunque è l’umiltà: testa bassa e rispetto per tutti, specie per il pubblico. Suonare tanto, impegnandosi sempre. Alla fine a forza di suonare il gruppo diventa un tutt’uno e tante cose vengono naturali. Certo, c’è sempre l’elemento agitazione… invece di sfumare con l’esperienza, più invecchio e più ne soffro!”

    Prossimi progetti: un nuovo disco, nato praticamente on the road e che sarà registrato a Genova.

    Temple of DemoisGenere: Rock
    Fabio Speranza – voce e chitarra
    Matteo Pinna – batteria
    Riccardo Eggenhöffner – voce e basso
    (David Lenci – tecnico del suono e guest vocal in Gulp Me Down)

     

     

     

  • Teatro della Gioventù: incontro con il direttore artistico Massimo Chiesa

    Teatro della Gioventù: incontro con il direttore artistico Massimo Chiesa

    Intervista a Massimo ChiesaUn incontro piacevole quello avvenuto nel nuovo foyer del Teatro della Gioventù. Massimo Chiesa, direttore artistico del teatro, produttore teatrale e figlio di Ivo Chiesa storico fondatore del Teatro Stabile di Genova, ci racconta quelli che sono i primi passi della sua creatura dopo il tanto discusso bando di gara dello scorso anno per l’assegnazione del teatro che lo ha visto unico partecipante. Lui che ha lavorato con i più grandi attori e registi, italiani e non, ha fondato la “The Kitchen Company”, una compagnia formata da quasi 50 attori under 30 diplomati nelle migliori Accademie italiane. Il Teatro della Gioventù diventa quindi la sede ufficiale della compagnia, uno spazio che nelle ambizioni di Chiesa dovrà essere vivo anche al di fuori degli spettacoli: aperitivi musicali, tea reading, letture, dj set, concerti e Free Wi-Fi Zone.

    Un piccolo passo indietro. Prima del tuo insediamento ci sono state polemiche, soprattutto riguardanti la presenza nel contratto con la Regione Liguria dell’obbligo da parte tua di inserire rappresentazioni di teatro dialettale nel tuo cartellone, opere attualmente assenti…
    Nel bando di gara c’è l’obbligo da parte mia di fare teatro dialettale, ma non solo, c’è l’obbligo di fare anche altre cose che, mi viene da dire, saranno fatte. E’ difficile poter sostenere che noi al Teatro della Gioventù “non faremo”… perché ad oggi ho presentato solo il cartellone di prosa. E non amo i minestroni…

    Cosa offre questo primo cartellone del Teatro della Gioventù? Il comune denominatore è la commedia, ho cercato testi che facciano ridere in modo intelligente. Basta aprire una certa tv e la volgarità impera, io amo invece la comicità dei grandi autori, prevalentemente inglesi, dove è più difficile ridere, ma quando si ride lo si fa “con gusto”, “con qualità”…

    Prima delle rappresentazioni di “Rumori Fuori Scena” (più di 50 dal 14 gennaio fino al 4 marzo) fai tu stesso un invito particolare a chi viene a vedere, ma in un certo senso anche alla città, quasi volessi spronarla… Così tante rappresentazioni per un solo spettacolo si tratta di un record per Genova, ma lo sarebbe anche per Roma o Milano. Ho fatto questa scelta perché vorrei che tutti i genovesi venissero a vedere lo spettacolo e proprio per questo ho tenuto i prezzi molto bassi, ma non voglio che vengano qui a scapito degli altri teatri cittadini… tutt’altro! Ed è proprio questo l’invito che faccio al pubblico prima dello spettacolo. Abbonatevi, andate allo Stabile, alla Tosse, al Garage come all’Archivolto… e poi venite anche qui! Ad oggi con “Rumori Fuori Scena” siamo a metà del percorso e lo hanno visto più di 4000 persone… Risultato impossibile se io avessi tenuto in scena lo spettacolo due o tre giorni, al massimo una settimana, come è abitudine fare in Italia. Un’abitudine pericolosa, prima o poi si finirà con il mettere in scena solo il primo tempo di uno spettacolo!

    Tra l’altro so che ti piacerebbe promuovere all’interno del Teatro della Gioventù gli spettacoli degli altri teatri cittadini… Esatto! A Londra o a Parigi è così e non vedo perché in Italia no. A me piacerebbe nel mio discorso a inizio spettacolo consigliare al pubblico spettacoli di altri teatri cittadini. Sarebbe fantastico … certo poi dall’altra parte vorrei che il “favore” fosse ricambiato, a seconda del loro gusto ovviamente. E’ un peccato far passare inosservati alcuni spettacoli…

    A Genova come in Italia si dice ci siano pochi ragazzi che scrivono opere teatrali, ma a me viene da dire: un giovane autore dove può andare a proporre i suoi testi originali se si tende sempre a mettere in scena opere straniere o di un’altra epoca? Il contemporaneo sembra sempre “da rivedere”… Tocchi un tasto delicato. Guarda io faccio il produttore teatrale da tanti anni. Il punto è che un giovane autore contemporaneo ha come colleghi/rivali tutti gli autori del mondo… è dura! Un giorno un ragazzo è venuto da me a propormi una commedia, scritta molto bene, divertente…. ma non abbastanza. Voglio dire, ma perché devo mettere in scena il testo di questo ragazzo quando posso mettere in scena un testo ad esempio di Michael Frayn…?! Questo ragazzo non era all’altezza di Frayn e io sono un produttore privato, per cui ovviamente scelgo il più bravo. Forse i teatri pubblici potrebbero aprirsi di più alle giovani proposte, questo magari si… ma per un privato è difficile. Poi, a dire la verità, in Italia non abbiamo neanche tutta questa tradizione di autori teatrali…

    Di cosa pensi di avere “tanta voglia”, Massimo? Oddio… Sicuramente vorrei il teatro sempre pieno e, come ti ho detto, vorrei che questo diventasse un teatro in pieno stile londinese. Per quanto riguarda la mia vita, invece, vorrei tanto trovare la tranquillità che non ho mai avuto. Sempre a rincorrere le cose, invidio la calma… e vorrei un giorno riuscire a vivere con i “tempi giusti”.

     

    Intervista di Gabriele Serpe

    Video di Daniele Orlandi

  • Incontro con Susy De Martini candidato sindaco del partito “La Destra”

    Incontro con Susy De Martini candidato sindaco del partito “La Destra”

    Susy De MartiniE’ partita la campagna elettorale del movimento politico “La Destra”, con la presentazione del candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative genovesi.

    Si tratta di Isabella Susanna De Martini, docente di ruolo in Psicologia Medica e Psicologia del Lavoro presso l’Università di Genova, con alcune esperienze politiche alle spalle da indipendente (ma nel 2009 candidata del Popolo delle Libertà al Parlamento Europeo)  – «è l’unica donna rimasta in campo», non rinuncia a provocare il Partito Democratico, il leader nazionale de “La Destra” Francesco Storace (a onor del vero occorre ricordare la candidatura di Giuliana Sanguineti per il Pcl, partito comunista dei lavori e non è escluso che emergano altre candidature femminili) –  dal 2003 collabora con il preside della facoltà di Ingegneria di Genova per i progetti speciali ed internazionali e dal 2008 è membro della commissione relazioni internazionali dell’ateneo genovese.

    «Offriamo questa candidatura ai cittadini di Genova – dichiara Storace– ma diamo la possibilità al centrodestra, qualora questa coalizione volesse fare, per una volta, il bene del capoluogo ligure, la possibilità di aggregarsi sotto il nome di una persona seria, la nostra candidata Susy De Martini».
    Al contrario nel caso in cui il Pdl dovesse trovare un nome capace di unire le sue varie anime «Se ne riparlerà quando De Martini arriverà al ballottaggio – afferma spavaldo, Storace – ed il centrodestra dovrà confrontarsi con noi e decidere come comportarsi».

    «Sono 15 anni che l’alleanza fra i due “Claudio”, Burlando e Scajola, sta conducendo alla morte la cittàesordisce così Susy De Martini – Genova è nelle mani di un clan politico trasversale che lavora sempre e solo per i suoi interessi, quello che io chiamo Pdp, il partito del potere».
    «I genovesi quando si stancheranno di veder buttati via un sacco di soldi pubblici? – è la domanda retorica che si pone De Martini – Basta ricordare la scellerata gestione del G8, 8 miliardi spesi per rendere quadrata Piazza De Ferrari, oppure il denaro gettato al vento nella fallimentare società per la realizzazione del tunnel sotto il porto. Con queste risorse si sarebbe potuto realizzare il famoso scolmatore del Bisagno e forse evitare il disastro del novembre scorso».
    «I cittadini non possono essere continuamente ingannati, come nel caso del famoso progetto Erzelli – continua De Martini – L’università non deve essere utilizzata come foglia di fico per mascherare una vera e propria speculazione edilizia che prosciugherà tutte le risorse finanziarie disponibili per i prossimi anni. La sede di Ingegneria avrebbe dovuto trasferirsi presso il silos Hennebique, accanto alla facoltà di Economia. Questa sarebbe stata una soluzione consona ed in grado di rilanciare il vicino centro storico».

     

    Matteo Quadrone

    Video di Daniele Orlandi

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Bricklane

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Bricklane

    Attualmente al lavoro su nuovi pezzi da registrare in studio, i Bricklane si formano a Genova nel giugno del 2009 con lo scopo preciso di creare un’onda di british pop-rock nella scena musicale genovese.

    Sono in cinque e ciascuno porta con sé una precedente esperienza maturata in altre band genovesi. Nato in prima battuta come cover band, il gruppo comincia presto ad aggiungere al repertorio canzoni originali realizzate anche “a distanza” attraverso Skype quando, per un periodo, due dei membri si sono trasferiti in successione in Scandinavia e Islanda per motivi di studio.

    Il gruppo pubblica il suo primo EP nell’aprile 2011, contenente sette tracce che vanno dal rock’n’roll puro al britpop, fino alla ballata romantica. Come loro stessi dicono…. “made in Italy, ma da ragazzi con l’Inghilterra nel cuore!”.

    BricklaneGenere: Brit Pop / Alternative Rock
    Francesco – voce
    Matteo – voce, chitarra
    Alfredo – chitarra
    Stefano – basso
    Eugenio – batteria

     

     

  • Professione sceneggiatore: a scuola di fumetto con Sergio Badino

    Professione sceneggiatore: a scuola di fumetto con Sergio Badino

    Sergio BadinoPer diventare fumettista non è indispensabile saper disegnare. Sono due le figure professionali che collaborano per realizzare Topolino, Tex Willer e tutte le storie che ciascuno di noi, da piccoli o adulti, almeno una volta abbiamo letto: da un lato il disegnatore, dall’altro lo sceneggiatore.

    Quest’ultima è la professione del genovese Sergio Badino, autore per Disney e Bonelli che da quattro anni organizza il corso Professione Sceneggiatore all’Accademia Ligustica di Belle Arti.

    Sta per partire la quarta edizione di Professione Sceneggiatore, corso tenuto da Sergio Badino che inizierà a marzo. Quando inizia il corso e cosa si farà in questa quarta edizione?

    La data d’inizio del corso è martedì 6 marzo e il corso si terrà il martedì e giovedì dalle 16 alle 18. In totale sono 48 ore di corso in cui affrontiamo argomenti legati al raccontare storie: l’ideazione, la scrittura, la narrazione, come si struttura una storia, e ovviamente la sceneggiatura.

    Cosa sarà offerto agli allievi di questo corso, quali opportunità concrete saranno offerte a chi frequenterà le tue lezioni?

    Tutti gli anni cerchiamo di inserire nel corso una bella iniziativa pratica: In questa edizione sarà legata al cinema d’animazione: grazie a Matteo Valenti, che sta coordinando un progetto su un film animato su Creuza de mà – l’album di Fabrizio De Andrè che tra due anni compirà trent’anni – i ragazzi del mio corso di sceneggiatura e quelli che frequentano il corso di Grafica all’Accademia contribuiranno a realizzare un “pezzettino” di questo film d’animazione. Alcuni istituti d’arte liguri realizzeranno ciascuno una parte del film, ispirata a una canzone dell’album: per scoprire quale sarà la canzone che abbiamo scelto noi dovrete necessariamente iscrivervi al corso. Durante le lezioni scriveremo la sceneggiatura di questo spezzone, mentre i ragazzi di Grafica si occuperanno di disegni e animazione.

    Se un ragazzo ti dicesse: “Voglio diventare sceneggiatore di fumetti“. Cosa gli risponderesti?

    Innanzitutto che non ci possiamo fermare al discorso “fumetti”, perché oggi la crisi – ma non solo – ci impone di essere molto più “onnivori” a livello narrativo e culturale, di non focalizzarci solo su un settore, anche se è quello che ci piace di più. Se non altro perché è importante, proprio per arricchire questo settore e la nostra professionalità, assorbire dall’esterno quanto più altro materiale possibile. Pertanto gli direi di non concentrarsi solo sul fumetto, ma di capire come funzionano tutti gli altri tipi di storia. In secondo luogo gli direi di studiare, di intraprendere un percorso di studi – magari la facoltà di Lettere – e al tempo stesso di non perdere di vista la sua vocazione narrativa, se veramente ce l’ha.

    (Tra gli ex allievi di Badino ci sono infatti artisti come Rudy Dore e Gianluca Sturmann, che hanno inaugurato sabato scorso la mostra La mia maglia blu e i miei calzini bianchi alla galleria d’arte Violabox, ndr).

    Questo corso si tiene all’interno dell’Accademia di Belle Arti: da un po’ di tempo girano voci sulle difficoltà che sta attraversando la scuola in questo periodo. Da artista e da genovese, che opinioni hai sulla questione e cosa secondo te ciascuno di noi potrebbe fare per sostenere il patrimonio culturale della nostra città?

    In maniera forse un po’ campanilistica, per dare una mano all’Accademia ci si può iscrivere ai corsi liberi, di cui fa parte anche il mio. Questi corsi sono aperti anche ai non iscritti all’Accademia: il mio corso costa 300 € e permette di frequentare l’Accademia e sovvenzionarla, perché i fondi percepiti attraverso i corsi liberi consentono di aiutare l’istituto stesso e pagare le attrezzature, i docenti e così via.

    Marta Traverso

    Foto e video Daniele Orlandi


  • Bruchi Art Design, alla scoperta dello studio artistico di Vico del Ferro

    Bruchi Art Design, alla scoperta dello studio artistico di Vico del Ferro

    Bruchi Design ExperimentsLo studio artistico Bruchi Art+Design+Experiments ha aperto di recente nel centro storico cittadino, in Vico Superiore del Ferro. Abbiamo intervistato la titolare Bruna Chiarle: formata presso l’Accademia Ligustica e specializzata in Francia, a Chartres, nello studio delle vetrate e delle relative tecniche di realizzazione e restauro, Bruna svolge il suo lavoro principalmente nell’ambito della lavorazione del vetro, ma crea anche tele e oggetti d’arredo.

    Bruchi Design ha inaugurato di recente, l’11 novembre scorso. Qual è il percorso che l’ha portata fino qui, a questa apertura?
    Nel 1995 ho aperto uno studio qui nel centro storico, poi studi ed esperienze professionali mi hanno portata fuori Genova; ultimamente però ho sentito il bisogno di tornare sul territorio per un confronto diretto con la gente attraverso uno spazio che fosse non soltanto il mio spazio espositivo ma anche un luogo di scambio con le persone.

    Il centro storico. Di certo luogo che offre un contesto suggestivo che ben si sposa col fare artistico: è vero anche che molte gallerie genovesi si trovano proprio qui; ha seguito la tendenza più diffusa o esiste un motivo in particolare?
    Di certo il fatto di trovarsi vicino ad altri spazi artistici e laboratori artigiani coi quali si può collaborare direttamente ha soddisfatto l’esigenza di entrare nel territorio -accanto agli altri luoghi creativi- come portatori di arte nell’ambiente, comunicando quindi amore per l’arte.

    Cominciare un’esperienza come questa in un periodo storico tanto ostico non è da tutti: grande fiducia nel futuro o dichiarazione di guerra alla crisi?
    Entrambe le cose: in effetti in questo momento è difficile riuscire ad avere un aiuto dalle istituzioni e dal mondo esterno, e noi abbiamo contato solo sulle nostre forze. Credo comunque che puntare sul “saper fare” italiano, sul made in Italy insomma, sia una sfida vincente, perché è una nostra risorsa caratteristica e anche su questo si dovrebbe investire per affrontare la crisi.

    Principalmente vetro, ma anche lavori realizzati con materiale di recupero. Può illustrarci meglio le tipologie di opere che Bruchi presenta?
    La mia passione più grande è il vetro, materiale principale delle mie creazioni, però mi piace pensare che ogni oggetto possa avere una seconda vita, dopo essere stato studiato e adeguatamente rinnovato. Ultimamente sto lavorando col cachemire, che inserisco nelle vetrate d’arredo oltre a utilizzarlo per le mie tele. Sto preparando inoltre una mostra sul tema dell’importanza del cibo nella società, sia dal punto di vista del sostentamento sia da quello del condizionamento sociale.

    Arte per pochi o arte per tutti? A che pubblico si rivolge?
    Arte per tutti: una definizione che amo dare è proprio che Bruchi si propone di “diffondere l’arte nell’ambiente”. Il nostro nome, Bruchi Art+Design+Experiments, cerca di guardare a tutte le facce dell’arte, portando l’oggetto artistico negli spazi privati attraverso collaborazioni con designers e architetti per esempio, ma anche coinvolgendo i ragazzi delle scuole, perché è dai ragazzi che viene il futuro. Questo è l’aspetto “experiment” di Bruchi: mi interessa molto la possibilità di collaborare specialmente coi licei artistici, e continuerò anche quest’anno la collaborazione col Liceo Artistico di Savona, che prevede studi sulle peculiarità delle vetrate e sulle loro tecniche di realizzazione.

    Con cadenza bisettimanale organizzate “Il Giorno del Bruco”. Di cosa si tratta?
    Proprio nell’ottica di apertura al mondo esterno, in queste giornate lo studio è aperto a nuove collaborazioni e progetti. Ad esempio il primo Giorno del Bruco ha visto una collaborazione col gruppo musicale Nanaue, per il cui album abbiamo scattato delle foto: questa occasione ha visto una sinergia tra arti diverse come pittura e musica. Il nostro calendario prevede prossimamente un appuntamento col design industriale degli anni sessanta e settanta, e il pubblico può sia partecipare a queste giornate, sia fornire suggerimenti e spunti per ulteriori incontri di approfondimento o di progettazione.

     

    Claudia Baghino

    Foto e video di Daniele Orlandi

    Bruchi Design ExperimentsBruchi Design Experiments

  • Scaricare video e musica non è reato: incontro con l’avv. Elena Bassoli

    Scaricare video e musica non è reato: incontro con l’avv. Elena Bassoli

    È recente la notizia della chiusura da parte dell’FBI di Megaupload (Megavideo), un evento che ha spiazzato il popolo del web e che ha nuovamente gettato ombre sulla legge per il diritto d’autore per quanto riguarda i files multimediali condivisi in rete. In quell’occasione ci eravamo promessi di tornare sull’argomento per approfondire con un esperto quella che è l’attuale legislazione in materia. Abbiamo contattato l’avvocato Elena Bassoli, specializzata in diritto dell’informatica e nuove tecnologie, docente presso l’Università di Genova, l’Università del Piemonte Orientale e l’Università Statale di Milano e presso il Ministero dell’Interno e il Ministero di Giustizia in Computer Crimes e Privacy. Partendo dall’abc, proviamo a capire meglio le leggi attualmente in vigore.

    Condividere e scaricare musica e video in rete è illegale? Partendo da questo presupposto sarebbero da considerarsi illegali miliardi di video su youtube (tranne quelli pubblicati dalle etichette discografiche) e di conseguenza si compierebbe reato anche postando uno di questi video su facebook ai propri “amici”?

    In realtà diverse sentenze della Cassazione hanno decretato che quando l’utilizzo di file multimediali in rete sia per uso personale, non costituisce reato. E ciò sulla base della lettera della legge 633/1941 sul diritto d’autore che a seguito di diverse modifiche succedutesi nel corso degli ultimi anni l’hanno resa la norma cardine in materia di diritti su opere multimediali.
    È vero che le recenti vicende della chiusura, ad opera dell’FBI, di Megaupload (Megavideo) da cui era possibile vedere film sul proprio divano di casa, hanno inficiato questa visione, ma occorre considerare che ciò è avvenuto sulla base della legislazione americana, e non europea, con problemi di giurisdizione ancora non del tutto risolti.

    In definitiva, per ora, in Italia, non è reato scaricare da Internet musica, film o programmi tutelati dal diritto d’autore. Purché non venga fatto «per scopo di lucro», cioè le opere non siano destinate alla rivendita, ma solo per fruizione personale. È anche vero tuttavia che sempre la Corte di Cassazione ha stabilito che è illegale diffondere online link per vedere partite di calcio trasmesse da Sky anche se su emittenti straniere che hanno pagato i diritti alla stessa società televisiva e hanno, poi, anche senza volerlo, resa disponibili la diretta di tali incontri di calcio sul web. Il discorso di Facebook si pone un po’ a metà strada, perché lo scopo sarebbe di mera condivisione per scopo personale. Basti pensare che in Svizzera si è notato che la condivisione di link favorisce e incrementa la vendita di dischi (e non solo in Svizzera).

    Esistono programmi in rete facilmente scaricabili con cui è possibile estrarre la traccia mp3 dai video youtube. Sono programmi illegali? Se io estraggo la traccia mp3 dal video pubblicato su youtube dall’etichetta discografica (che quindi ha il diritto di farlo), ma poi questa traccia non la condivido limitandomi ad ascoltarla privatamente sono punibile dalla legge?

    Teoricamente, sulla base della sentenza della Suprema Corte sopra richiamata, no. È un po’ come quando trent’anni fa si registravano su nastro magnetico le canzoni dalla radio, per poi riascoltarsele sul walkman.

    La maggior parte delle persone che caricano e scaricano contenuti multimediali sul web ignorano i contenuti della legge… Ad oggi quali sono stati i provvedimenti messi in atto dallo Stato italiano per regolamentare la condivisione sul web di files coperti dal diritto d’autore?

    Sicuramente la sottoscrizione di l’ACTA da parte dell’Italia (come già fatto da molit Paesi europei per compiacere le major americane) non mi sembra personalmente una via percorribile senza rischiare di mettere in crisi lo stesso spirito di condivisione connaturato a Internet.

    In conclusione, quali sono secondo lei i principali vuoti legislativi in materia sui quali sarebbe urgente intervenire?

    A mio avviso la rete non andrebbe regolamentata perché è un immenso oceano di informazioni ai quali chiunque dovrebbe avere il diritto di attingere, per la libera circolazione e fruizione di idee e cultura. Ma il diritto d’autore esiste, comunque e va rispettato quando via sia uno scopo di lucro. È tuttavia molto pericoloso prevedere disposizioni normative che prevedano, in nome della tutela degli interessi delle major discografiche e cinematografiche (soprattutto d’oltreoceano), la possibilità di oscurare (o censurare) interi siti web o portali, come avvenuto per Megavideo, ove assieme al materiale che violava diritto d’autore sono stati cancellati anche dati del tutto legittimi inseriti da utenti che utilizzavano la piattaforma con funzione di data recovery.

     

    Gabriele Serpe

  • Incontro con Enrico Musso candidato sindaco di Genova

    Incontro con Enrico Musso candidato sindaco di Genova

    Enrico MussoAbbiamo intervistato il Senatore Enrico Musso, ex Pdl, oggi nel gruppo misto, vice segretario del Partito liberale italiano, candidato a sindaco di Genova con la propria lista civica, nata dalla società civile.

    Al primo punto del suo programma elettorale c’è il lavoro. Lei parla di definire politiche di attrazione di investimenti ed imprese per creare nuove occasioni di lavoro. Ma con quali strumenti il sindaco può favorire l’utilizzo del territorio a scopi produttivi e promuovere Genova come luogo per questo tipo di insediamenti, considerando che oggi accade il contrario e spesso le imprese appena possono scappano dalla nostra città?

    Un sindaco può innanzitutto creare tutte le condizioni necessarie affinché un investimento privato in attività d’impresa sia maggiormente redditizio e soprattutto più sicuro. In primis le scelte d’uso del territorio: le aree dismesse devono essere destinate ad attività economiche ed industriali esportabili e che aumentino la ricchezza della città anche in termini di occupazione. Quindi non centri commerciali o speculazioni edilizie che forniscono lavoro per qualche tempo e poi lasciano il territorio privo di eccellenze produttive. Questa è la scelta strategica di fondo da cui poi discendono tutte le altre. Un territorio per essere efficiente e sviluppare la produzione necessita di buone infrastrutture: servizi alle imprese ma anche alle persone. Se vogliamo attirare le imprese attive nel settore dell’high tech, dove lavorano persone con redditi medio alti, provenienti da contesti internazionali, occorre creare una città con una buona qualità di vita e dotata di servizi degni degli standard europei. In questo senso gli enti locali in questi anni sono stati assai carenti. Infine un altro fattore cruciale è la sicurezza delle scelte pubbliche. Se l’amministrazione comunale dà il via libera ad un progetto questo si deve portare a termine. Non è più concepibile rimanere in balia di un singolo comitato di cittadini che manifesta la propria contrarietà rispetto ad una decisione del Comune.

    In secondo luogo lei afferma che è necessario puntare sull’economia della cultura e della conoscenza. Visto che Genova ha enormi potenzialità che oggi non sono adeguatamente valorizzate. Tra le quali cita l’importante patrimonio culturale ed il centro storico più vasto d’Europa. In che maniera il sindaco può far sì che siano valorizzate queste risorse ?

    Se pensiamo dove Genova può essere ancora eccellente, competitiva, attrattiva dobbiamo guardare ai settori dell’innovazione. Non penso esclusivamente all’high tech o alle nanotecnologie. Mi riferisco anche alla cantieristica navale. Rispetto ad una situazione drammatica come quello di Fincantieri non sono più sufficienti delle continue mediazioni al ribasso per tentare di salvare il salvabile. Occorre invece rilanciare il polo di eccellenze culturali, quali l’Università, i centri di ricerca, le realtà legate all’economia e alle scienze del mare, che Genova già possiede e che devono continuare a svolgere il loro ruolo. Per quanto riguarda il patrimonio storico – artistico – architettonico, la nostra città non teme confronti. Questa incredibile risorsa deve esser resa fruibile il più possibile, puntando sul turismo. Il centro storico è una concentrazione senza eguali di siti di interesse, ma è assente una regia capace di promuovere l’intero patrimonio e dunque tutta la città. Molti visitatori si recano all’Acquario e poi non compiono quei 300 metri che li separano dai vicoli. Mancano le indicazioni necessarie, le strade sono insicure, non c’è la necessaria manutenzione dei luoghi. Ci vuole uno sforzo coordinato, anche nel campo della promozione di eventi. I turisti devono trovare un’offerta turistico commerciale degna di questo nome e non una città chiusa, come accade spesso.

    Inoltre lei sostiene che per trattenere i giovani e addirittura attirarli, occorre attuare una sistematica collaborazione con l’Università. Mi può fare un esempio di collaborazione fattibile ?

    Sono numerosi i temi in cui il Comune – un ente che rispetto ai propri compiti gode di sempre minori risorse finanziarie – potrebbe puntare sulle competenze che in seno all’Università si sviluppano naturalmente. Io credo che andrebbe concluso un accordo con l’ateneo genovese per trovare le risposte ai problemi dell’amministrazione comunale. Ad esempio partendo dal proprio patrimonio immobiliare, il Comune potrebbe diventare l’apripista di buone pratiche in campo di energie rinnovabili, sfruttando il supporto scientifico/tecnologico dell’Università. L’Ateneo possiede delle eccellenze che il Comune deve essere in grado di utilizzare. Risparmiando denaro pubblico destinato finora a costose consulenze esterne.

    Per quanto riguarda invece la questione della gestione della “macchina comunale”, oggi stretta nella morsa tra tagli e debiti, quali strumenti si potrebbero utilizzare per razionalizzare la spesa ? In altri termini è possibile spendere meno a parità di servizi erogati ?

    I maggiori difetti si trovano a livello organizzativo. Spesso si tende ad addossare la colpa sui dipendenti. Magari sono in numero eccessivo ma le colpe non sono mai delle singole persone. Il problema sta nell’organizzazione di questa grande forza lavoro – 6000 dipendenti comunali e 5000 nelle aziende partecipate – che dovrebbe essere una risorsa al servizio della città, ma purtroppo non è così. Molti lavoratori sono frustrati, non sono valorizzati e neppure formati adeguatamente. Manca una capacità di indirizzo. Abbiamo un sovradimensionamento ? Cerchiamo almeno di sfruttarlo attraverso una sua valorizzazione.

    E il candidato sindaco Musso cosa intende fare delle società partecipate del Comune ?

    Bisogna porre un freno alla moltiplicazione di queste aziende. È necessaria un’opera di razionalizzazione. Invece abbiamo assistito ad una moltiplicazione dei costi del personale, alla duplicazione di funzioni, senza considerare gli stipendi di consiglieri d’amministrazione nominati secondo i soliti metodi della politica. E poi occorre focalizzare l’attenzione sui compiti che nel prossimo futuro il Comune dovrà mantenere. La manovra Monti infatti imporrà di mettere a gara tutti i servizi pubblici locali. Non è pensabile continuare ad assegnare tramite affidamento diretto, quindi non a condizioni di mercato e per periodi di tempo molto lunghi, alcuni servizi essenziali ad aziende di proprietà del Comune. In questo modo non si verifica un puntuale controllo di qualità e l’affidamento non si basa su criteri che favoriscano la competitività. Con l’assegnazione tramite gara sarà invece possibile ottenere servizi di maggiore qualità ad un costo minore rispetto ad oggi.

    Matteo Quadrone

     

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Comunisti Sinistra Popolare Roberto Delogu

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento

  • Emma Dante, intervista esclusiva alla regista siciliana

    Emma Dante, intervista esclusiva alla regista siciliana

    Emma DanteIl Teatro dell’Archivolto ospita, venerdì 20 gennaio e sabato 21, uno spettacolo della regista e drammaturga Emma Dante. Palermitana, classe 1967, è tra i più affermati registi nel teatro di ricerca contemporaneo. Forte di un linguaggio personalissimo e intenso, ha collezionato negli anni diversi premi, come regista emergente e migliore novità italiana tra il 2001 e il 2003, come migliore regista e drammaturga con il Premio Gassman e il Premio della Critica nel 2004, fino al Premio Vittorini del 2009 per il suo romanzo “Via Castellana Bandiera”. I suoi spettacoli sono stati rappresentati anche all’estero in diversi paesi europei tra cui Francia e Spagna. All’Archivolto va in scena con “Gli alti e bassi di Biancaneve”.

    Può spiegare brevemente il significato del titolo e in che modo ha approcciato una fiaba tradizionale come questa? In sostanza, di cosa tratta lo spettacolo?

    È la riscrittura di Biancaneve dei fratelli Grimm. La ragazzina chiamata Biancaneve viene cacciata di casa per invidia della matrigna e trova rifugio nel bosco a casa dei sette nani. Biancaneve fa esperienza del mondo uscendo di casa e diventa grande attorniata da esseri imperfetti come i minatori bassi e la matrigna che grazie a un sortilegio si trasforma in una vecchia strega alta e secca.

    Nella sinossi si legge che i nani sono senza gambe, mutilati da un incidente in miniera, e la regina rappresenta, più che il male vero e proprio, il pericolo dell’esaltazione dell’io. Tema doloroso il primo, che rimanda agli incidenti sul lavoro, tema altrettanto di attualità il secondo, nel mondo iperindividualistico di oggi. Nel sottotitolo si legge inoltre “favola per bambini e adulti”: come ha reso accessibili ai bambini temi così complessi?

    Ho cercato di usare la fantasia per raccontare qualcosa di reale come un incidente in miniera o l’egocentrismo che dilaga sempre di più in una società individualistica. Lo spettacolo non vuole far denunce o lanciare messaggi sociopolitici, semplicemente cerca di mostrare al bambino un’altra versione dei fatti, partendo dal basso, dalle piccole cose come un cappello e un paio di ginocchiere o una mela e un paio di trampoli. Mi piacerebbe responsabilizzare il bambino che davanti a un certo tipo di esperienza diventa adulto e fare in modo che l’adulto, tornando bambino, possa lasciarsi andare a regole nuove.

    In una quotidianità dominata da una comunicazione-lampo, soprattutto visiva, in cui la fruizione è istantanea, usa e getta, come si può proporre, soprattutto ai più giovani, la comprensione del “tempo” del teatro, che è scandito in maniera totalmente diversa?

    È difficile effettivamente far spegnere in sala gli iphone, praticamente impossibile. Ma io tengo duro, insisto e secondo me a forza di insistere la gente si stanca di distrarsi continuamente e va a finire che casca nella mia trappola. La mia trappola è il teatro, come riflesso dell’umanità, lo specchio della regina viene interpellato anche da noi, è l’unico modo per non essere passivi.

    Com’è fare teatro in un momento di difficoltà come questo, in cui molti chiudono o rischiano la chiusura e altri, come il Teatro Valle a Roma, vengono occupati per protesta? Si può dire a questo punto che continuare a fare cultura è una forma di resistenza?

    Assolutamente sì. Diciamolo forte: fare cultura oggi è una forma di resistenza, una condizione straordinaria in un paese assuefatto e stanco.

    Scrivere e mettere in scena opere teatrali originali può ancora essere un lavoro e Lei ne è la dimostrazione; quale pensa possa essere la strada da seguire per i giovani autori? Mandare presentazione della propria opera a tutti i teatri possibili e immaginabili che nell’ipotesi di un sì chiedono comunque affitti di centinaia di euro, o esistono altri modi per perseguire l’ambizione di vivere di teatro?

    Fare il teatro nell’entroterra del proprio io, questo è il mio consiglio, gridare forte la propria voce dal basso, da uno scantinato, da un vicolo buio… farlo con tutta la forza di cui si è capaci.

    Claudia Baghino

  • Un fatto umano: la storia a fumetti del pool antimafia

    Un fatto umano: la storia a fumetti del pool antimafia

    Un libro a fumetti ambizioso, un lavoro di rigorosa ricerca documentale, realizzato a 6 mani dal torinese Manfredi Giffone, autore del testo e da due disegnatori genovesi, Alessandro Parodi e Fabrizio Longo. Parliamo del volume “Un fatto umano”, edito da Einaudi, uscito il 22 novembre scorso, sarà presentato presso la libreria Feltrinelli il prossimo 17 gennaio.

    Al centro del racconto, nel ventennale della morte di Falcone e Borsellino, la storia del pool antimafia e della lotta che un gruppo di uomini coraggiosi intraprese per contrastare quella che fra gli anni Settanta e l’inizio dei Novanta, è diventata l’organizzazione criminale più potente al mondo.
    “La mafia non è invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà una fine”, questo il celebre auspicio di Giovanni Falcone, da cui prende le mosse un’opera che vuole essere una testimonianza preziosa perché è partendo dalla conoscenza di quegli anni che possiamo comprendere l’Italia in cui viviamo oggi.

    Abbiamo deciso di raccontare questa storia perché ci siamo resi conto che esisteva un buco narrativo e di memoria relativo a quegli eventi – spiegano i due autori, Alessandro Parodi e Fabrizio Longo – C’è stato un lungo periodo, dopo il 1992, in cui è scemata l’attenzione verso questi fatti. All’epoca delle stragi noi eravamo poco più che bambini, sprovvisti di una coscienza sociale abbiamo vissuto quei tragici episodi come di riflesso, senza comprenderli fino in fondo. È questa l’esigenza che ci ha spinto a provare a ricostruirli”. Ma non solo. “Anche gli anni antecedenti alle stragi erano finiti in un cono d’ombra – continuano gli autori – Siamo partiti dal caso Moro perché la storia delle organizzazioni mafiose finisce inevitabilmente per intrecciarsi con la storia d’Italia”.

    In appena 14 anni trame oscure, inchieste giudiziarie e scandali, dal caso Moro, alla vicenda Sindona alla Loggia P2, fino alle stragi di Capaci e via d’Amelio, stravolgono gli assetti politici del paese.
    E nel bel mezzo degli anni più bui della Prima Repubblica anche il fenomeno mafioso si trasformaDa movimento circoscritto si espande e sconfina”, spiegano Parodi e Longo. Palermo vive l’ascesa dei Corleonesi di Totò Riina che scatena una guerra intestina e nello stesso tempo lancia un assalto frontale allo Stato.
    Corleone rappresenta la fase di svezzamento della mafia. Fino ad allora c’era chi riteneva che finché si fossero ammazzati fra di loro la mafia sarebbe rimasta un fenomeno locale. Ma da lì in poi nulla sarà più come prima”.

    Tra l’altro quando i tre autori si misero al lavoro, circa 7 anni fa, esisteva ancora poco materiale sul tema. Durante la stesura dell’opera però – come ricordano i due disegnatori – iniziò il periodo delle fiction tv e poi recentemente affiorarono nuove rivelazioni sui rapporti Stato – mafia. “Tutto ciò ci creò un certo imbarazzo perché noi eravamo lì con la nostra idea fra le mani, avremmo voluto gridarlo al mondo intero, ma prima occorreva portare a termine il libro!”.

    Le immagini prendono vita grazie alla voce di un narratore d’eccezione, il puparo e cuntista Mimmo Cuticchio.
    Il narratore esterno è fondamentale perché c’era la necessità di una figura che tenesse le fila di una storia così complessa. E quale scelta migliore se non quella di affidarsi a colui che muove i pupi? L’idea era raccontare la storia come un cunto. E abbiamo avuto la fortuna di poter utilizzare il volto del più importante erede della tradizione dei cuntisti e dell’arte dei pupi siciliani. Inoltre dal punto di vista stilistico questa scelta ci ha dato la possibilità di inserire un tocco di irrealtà, vale a dire i pupi dalle sembianza di animali umanizzati”.

    Come mai, in un racconto che vuole essere una ricostruzione di eventi storici, avete assegnato ad ogni personaggio il volto di un animale?
    È stata una scelta ponderata. I motivi sono molteplici. Abbiamo cercato una chiave innovativa per mostrare con accuratezza la realtà delle cose. Paradossalmente questo elemento di irrealtà ci ha permesso di raccontare come si sono svolti davvero i fatti. E poi c’è anche un’esigenza più pratica: i personaggi sono tantissimi, aumentati in corso d’opera e questa soluzione permette un forte riconoscimento. Ci sono animali che sembrano essere cuciti addosso ai personaggi. La nostra è stata una ricerca di somiglianza fisica. Non si tratta di giudizi morali sui personaggi. Ad esempio per Giulio Andreotti siamo partiti da una foto in cui appare seduto nel suo scranno parlamentare. Ebbene in quell’immagine è evidente la sua somiglianza, forse consapevolmente voluta, con un pipistrello. Invece per Sandro Pertini, in maniera del tutto naturale, abbiamo immaginato il volto di una tartaruga, in questo caso anche per la sua aurea di saggezza”.

    Come si è svolto il vostro lungo lavoro di documentazione, durato ben 7 anni?
    La parte di documentazione è stata curata dallo sceneggiatore, Manfredi Giffone. Ha consultato le sentenze di numerosi processi di mafia tra cui il primo maxi processo di Palermo. Nel libro non è presente nessun fatto che non sia rintracciabile in atti giudiziari, processi, articoli di giornale, libri. Abbiamo potuto contare sul prezioso contributo di testimoni e giornalisti esperti sul tema. In particolare per il nostro lavoro di disegnatori abbiamo esaminato nel dettaglio centinaia di fotografie, reperti della polizia scientifica, ore ed ore di filmati, documenti originali. Siamo davvero orgogliosi di aver ottenuto il patrocinio della Fondazione Progetto Legalità, un’associazione di magistrati, di cui fa parte anche il Pm Antonio Ingroia, che porta avanti una serie di iniziative educative rivolte alle scuole”.

     

    Matteo Quadrone

  • Dio e i giovani: intervista a Andrea Gallo, Prospero Bonzani, Alberto Reimondini

    Dio e i giovani: intervista a Andrea Gallo, Prospero Bonzani, Alberto Reimondini

    Don GalloQuando un credente e uno scettico si confrontano sul tema della fede, le risposte sono vaghe e, spesso, poco convincenti, da ambo i lati. Abbiamo pensato di rivolgere alcune domande sulla religione a tre preti “di confine”, Prospero Bonzani (parroco del Lagaccio, già più volte agli onori della cronaca la sua posizione favorevole in merito alla costruzione della moschea), Alberto Reimondini (responsabile della comunità S.Marcellino e dei Gesuiti di Genova) e Andrea Gallo, (sacerdote genovese conosciuto in tutta Italia, responsabile della comunità di San Benedetto), sperando che ci potessero spiegare quali risposte un ragazzo, oggi, possa trovare nella fede. Ve le proponiamo.

    In questo momento storicamente complesso di rivalutazione dei valori quale può essere il  senso di una proposta della fede ai giovani? Cosa può trovare in Dio un giovane oggi?

    Prospero Bonzani: Io credo che oggi sia, oggettivamente, molto difficile e quasi respingente cercare il senso della vita in una religione istituzionale così come essa viene presentata; soltanto l’incontro personale con realtà alternative potrebbe suggerire ad un giovane di cercare risposte anche in una fede. Vedo più facili le fedi orientali, anche se, a mio avviso, meno ricche, perché più che religioni sono filosofie, per quanto anche la filosofia si pone di cercare il senso della vita. D’impatto, vedrei repellente l’incontro di un giovane con “l’istituzione Chiesa”. Un giovane un po’ sveglio però! Perché se un giovane vive solo di pallone, può vivere tranquillamente di pallone e di fede mescolati insieme. Un giovane un po’ intelligente si troverebbe di fronte a delle difficoltà.

    Alberto Reimondini: Sicuramente questo è un tempo di grande trasformazione, non so se di altrettanta riflessione. La paura del nostro tempo, come in tutti i tempi, è la paura della morte. Tendiamo ad esorcizzare ed allontanare la diversità, la sofferenza, le persone che ci ricordano che ci sono interrogativi nella storia dell’uomo e del mondo. Per questo ci costruiamo un sistema di idoli indotto, nel quale speriamo di trovare la risposta alle nostre domande di fondo. Tutto fuori. Il punto chiave è avere il coraggio e la voglia di guardare dentro di sé, all’interno anziché all’esterno. Il rischio è che la quantità di proposte che ci spingono all’esterno, che di per sé rappresentano una ricchezza, ci faccia perdere il senso profondo che è dentro di noi. Qualunque senso che possiamo dare, lo possiamo dare partendo dal nostro interno. Guardare dentro significa andare in controtendenza, e questo ci spaventa.

    Andrea Gallo: La grande Madre Natura concede, dona a tutti gli esseri umani questa energia, il dono dell’intelligenza, della creatività e della spiritualità. Partirei di qui prima di parlare di fede; la spiritualità in partenza non ha nessun riferimento alla religione, che viene dopo. Questa ci richiama ad entrare nelle nostre profondità dell’anima. Sono le religioni poi che non rispettano la spiritualità di ciascuno. Cosa può proporre oggi la Chiesa cattolica, che amo e di cui mi sento parte, se non rispetta questa spiritualità personale? Una religione soprattutto, fedele all’ispirazione della  propria fede, quindi per quanto riguarda la Chiesa cattolica la fede in Gesù (come incontro, come dono, come persona), dovrebbe riuscire a proporre ma sempre senza arroganza né intolleranza. Le religioni devono riconoscere che chiunque incontrano ha già un’etica personale, credente o non credente.

    Qual è il passaggio dalla spiritualità alla fede in Dio?

    Prospero Bonzani: Prima c’è il passo di un dio, cioè un essere trascendente ed eterno rispetto al temporaneo di tutto ciò che esiste e che noi vediamo; vuol dire credere che c’è qualcuno che ha dato un senso al cosmo, dal Big Bang all’atomo. Credere in un dio coincide con il credere in un senso della vita dato da un altro che non è la vita stessa. Se io penso che qualcuno abbia creato, penso che abbia creato per un fine positivo, definitivo attraverso tanti capitoli della storia dell’umanità. Penso che la fede in Dio non sia necessaria, ma sia equivalente a chi crede che la vita abbia un senso e non sia un casino completo. E questo per me è già moltissimo; sarebbe già moltissimo che un giovane credesse in questo, perché io ho l’impressione che la maggior parte dei giovani creda che l’importante sia mangiare, bere, dormire e scopare, in generale, poi trovare un lavoro, per qualcuno trovare una casa, un po’ meno trovare un partner fisso, e divertirsi finché si può, poi mettere un po’ la testa a posto e tirare avanti; direi che è un po’ questa la media. Non ci rimane altro che scommettere! Se scommettessi per il “sì”…il mondo ha un senso e potrebbe anche esserci una vita dopo la morte. Se scommettessi per il “no”…cerchi di vivere come puoi. Se alla fine della mia vita, dopo aver scommesso per il “sì”, scoprissi che sto sprofondando nell’abisso del nulla, in un attimo penserei: “Cara vita, ti sputo in faccia perché sono contento di poter dire che ho pensato che tu fossi meglio di quello che eri, e mi vanto di me che mi sono illuso di te.”

    Alberto Reimondini: Guardare all’interno è la chiave: la fede poi è vicina. Siamo stati pensati per essere felici, parlando in termini evangelici. Scoprire quindi la bellezza che c’è in noi, la profondità, la delicatezza. Domandarsi, o percepire, se sono dati di fatto o se qualcuno le ha pensate per noi. Questa è la traccia della fede, dare un valore aggiunto a qualcosa che ha già valore di per sé. Niente di più.

    Andrea Gallo: E’ chiaro che il passaggio è il Vangelo. Come immagine ti proporrei quella di un Gesù che cammina su un manto di neve, lasciando delle impronte. La fede è proprio mettere il piede dove Gesù ha lasciato l’impronta; con una propria originalità, quindi ciascuno a modo suo. Gesù infatti non crea una religione, una cultura, un’organizzazione, ma parla all’uomo amando l’uomo.

    Don Andrea Gallo, di Luca Marcenaro

    Manca una proposta valida per un cammino di fede o i giovani non la colgono?

    Prospero Bonzani: I giovani non peccano di superficialità ma sono vittime della pressione mediatica, attraverso la quale passa il messaggio della facile felicità; a questo si aggiunge la difficoltà creata dall’immagine che la Chiesa ufficiale vuole veramente dare di sé.

    Alberto Reimondini: Sì, manca una proposta in grado di intervenire nel mondo di oggi, che è più complesso, ad esempio, di quello di cinquant’anni fa. Ma è anche vero che i giovani sono sovraoccupati, e fanno fatica a trovare mezz’ora libera durante la settimana; questo è un dato che va tenuto in considerazione.

    Andrea Gallo: A chi vuole proporre una fede io dico questo: non è vero che i giovani non hanno valori, ma il punto è che i giovani di oggi hanno una forte esigenza di autenticità. Chi vuole diffondere la buona novella deve mettere l’altro in condizione di accettare questo dono di fede. Quando la religione è una scelta imposta diventa un totalitarismo religioso; invece, per annunciare la fede, la prima cosa è rispettare la libertà di tutti, poi ascoltare, accogliere e non giudicare, usare quindi un linguaggio mai discriminatorio né dispregiativo. La grande domanda dei giovani davanti a chi annuncia loro la fede è “sei un testimone autentico?”. E’ responsabilità degli adulti, ormai da parecchi anni i giovani hanno una percezione di assenza di futuro. Proprio perché ricercano ed esigono autenticità percepiscono che i testimoni, gli annunciatori, gli educatori non sono credibili. Tant’è vero che si accorgono di essere in un mare dal quale emerge – altro che la fede! – la proposta delle tre A: Avere, Apparire, Appropriarsi.

    Ma in concreto, come viene percepita la presenza di un dio nella vita?

    Alberto Reimondini: Ognuno ha il suo personale rapporto, cioè la possibilità di confronto ma non di insegnamento, si può insegnare la religione ma certo non la fede. E’ un’esperienza interiore, un abito su misura che ciascuno deve indossare. Sant’Ignazio ci ha lasciato lo strumento degli esercizi spirituali; non delineiamo un obiettivo a priori a coloro che ci chiedono di accompagnarli in questa ricerca, ma lo scopo è guidarli verso una decisione autonoma e matura. Spesso non ci si arriva, spesso non ci si prova neanche; quante vite vissute ma mai sentite proprie? Certo l’esperienza forte di altri aiuta. Questo è il senso della comunità. La comunità cristiana nasce dalla comunicazione della fede e della non fede, senza imporre proprie idee o sicurezze.

    Andrea Gallo: Qui arriviamo, e bisogna ammetterlo con sincerità, arriviamo di fronte agli enigmi. Non è un enigma la morte? Enigma vuol dire che non si capirà mai fino in fondo.

     

    Servizio a cura di Marco Topini e Sara Ottolenghi

    Prospero Bonzani, parroco chiesa Ns. Signora della Provvidenza; ha preso una forte posizione a favore della costruzione della moschea nella zona del Lagaccio.

    Alberto Reimondini, responsabile della comunità dei Gesuiti di Genova – è responsabile della comunità “S. Marcellino”, a servizio dei senza fissa dimora.

    Andrea Gallo, della parrocchia di s. Benedetto al Porto – responsabile della comunità di s. Benedetto.